Archivio for ottobre, 2009

Stefano che muore senza un perché

di Marco Sferini

su Lanterne rosse.it del 30/10/2009

Stefano è stato picchiato. Stefano è stato lasciato senza cure. Stefano è stato lasciato solo. Non gli hanno permesso di vedere i suoi genitori, sua sorella nemmeno un minuto. Sono passati giorni e giorni e lui muore completamente sfigurato, dimagrito da 43 a 37 chili. Aveva 31 anni, lavorava col padre come geometra nello studio di famiglia. La sera del 16 Ottobre scorso si imbatte nei carabinieri che lo arrestano perché ha in tasca 20 grammi di marijuana.
Lo portano a casa sua per una perquisizione: sta ancora bene. Saluta suo padre all’udienza per direttissima del giorno dopo e già qui cominciano a vedersi dei segni sul suo volto. Ha il volto così tumefatto che viene visitato dal presidio medico del tribunale. Poi fa il giro del Fatebenefratelli per delle radiografie dove gli riscontrano delle vertebre fratturate.
Ma poi tutto diventa ancora più nebuloso, impercettibile e l’ultima immagine di Stefano è quella diffusa dai giornali oggi: un viso irriconoscibile, un corpo dove palesemente la violenza di qualcuno ha agito fino a renderlo esanime.
E ancora una volta tocca scrivere di storie di brutalità, di pestaggi e di chissà cosa d’altro non provocati da risse tra bande rivali come le “gangs of New York”, ma avvenuti nel mentre il giovane arrestato è appunto in potere dello Stato, nelle sue mani, nella sua – così dovrebbe essere – “custodia”.
E un detenuto, per diritto, è sacro, inviolabile, a cominciare dalla fase degli interrogatori: la Costituzione, quella stupenda carta che diventa sempre più “straccia” a causa delle politiche delle destre e del ritorno di fiamma conservatore e xenofobo di tanta parte del popolo italiano, non consente non solo atti di violenza, ma neppure atti moralmente offensivi, ossia insulti e schernimenti che ledano la dignità del presunto reo.
Sappiamo benissimo che questa parte della Costituzione è nei record di violazioni quotidiane. E sappiamo benissimo che è nel triste DNA del cameratismo poliziesco, in quella beffarda definizione di “forze dell’ordine”, una costante propensione all’utilizzo di mezzi e parole che sono violenti, che sono intimidatori, che sono tutto tranne che i termini di garanzia previsti per un arrestato.
Stefano muore, dunque. E questo è il fatto. E muore senza un perché, visto che non è ammissibile finire in una bara per la detenzione di 20 grammi di “Maria” e che neppure la peggiore delle leggi proibizioniste avrebbe come pena la morte per un fatto simile.
Eppure Stefano muore. Come Federico Aldrovandi, come Aldo Bianzino. Muore non di morte naturale, ma di morte violenta. E allora, la domanda dei genitori e di sua sorella è un dito puntato davanti agli occhi dello Stato: “Chi ha ridotto così il nostro Stefano?”.
Qualcuno, per favore, risponda. Lo faccia lei Signor Presidente della Repubblica, perché noi, come vede, scriviamo questi articoli come epigrafi sulle tombe di giovani ragazzi che non possono essere uccisi dalla Repubblica, dalle sue Istituzioni, dai suoi Enti che devono invece prendersi cura dei cittadini tutti, delle cittadine tutte.
Dove nasce la violenza che uccide Stefano, che ha ucciso Federico e che ha messo a termine la vita di Aldo e, tanti e tanti anni fa, anche quella di Franco Serantini, di Giorgiana Masi…
Certo, erano tempi difficili quelli, gli anni ‘70 “nati dal fracasso”, quelli dove lo scontro politico era acceso. Non era e non dovrebbe essere stato mai un alibi per picchiare a morte Franco e lasciarlo morire in un coma solitario nella cella quel 7 Maggio 1972…
Ora parliamo di un ragazzo fermato perché i carabinieri trovano su di lui un po’ di “erba”. E’ possibile che da un arresto ne derivi una morte? E’ inaccettabile, impossibile da concepire, e per questo muove al ribollire del sangue e all’indignazione di ogni poro della nostra pelle il fatto che Stefano non ci sia più.
Che tipo di gestione dell’ordine pubblico si è venuta formando in questi anni in Italia? Quale linea è stata oltrepassata? Di sicuro una linea legale se si guarda alla Costituzione, non se si mette lo sguardo alla repressione sulle droghe leggere equiparate a quelle pesanti, e se si tratta come un pericoloso spacciatore un giovane di 31 anni che rientra a casa all’1.30 del mattino e che, a vista d’occhio, non sta facendo nulla contro persone o cose.
E, comunque, dopo averlo fermato, il potere non è ancora contento e si accanisce su di lui, lo fa diventare un mostro o qualcosa di simile. Forse così lo vedono i suoi aguzzini. Forse così lo vedrebbero anche molti ignoranti e bigotti sostenitori dell’ordine, della sicurezza e della disciplina.
Bell’ordine, bella sicurezza, bella disciplina! Che uccidono un ragazzo, che negano una giovane vita, che violano quella Legge (con la “elle” maiuscola!) che tanto esaltano come principio assoluto di giustizia.
Ed invece Legge e Giustizia molto spesso sono compagne separate, che si incontrano incatenate dalla volontà di un codice, ma non da quella della verità.
I genitori e la sorella di Stefano, ma pure noi tutti, abbiamo bisogno di sapere, di conoscere chi lo ha ucciso, come questo sia avvenuto e cosa abbia mosso alla violenza efferata che ha reso il sorriso di un trentunenne una mesta, triste apertura di labbra che sembrano chiedere un ultimo disperato tentativo di aiuto.

Per aderire all’appello invia una mail a
enricopistoia@yahoo.it specificando “Verità e giustizia per Stefano Cucchi

COMUNICATO STAMPA 2 Gruppo Consiliare prov.le R.C.

COMUNICATO STAMPA
Sul “caso Gariboldi” e la nostra richiesta di dimissioni del Presidente della Provincia
Di fronte agli sviluppi del “caso Gariboldi” che, al di là delle decisioni della Magistratura, ha comunque messo in luce, con le stesse dichiarazioni dell’Assessore e di Abelli, comportamenti che, in qualunque normale democrazia, non sarebbero minimamente accettati; di fronte all’assunzione di “responsabilità” del Presidente Poma che, nel Consiglio provinciale del 25 Settembre 2009 (dove si discuteva della nostra mozione per il ritiro della delega) dichiarava il pieno sostegno alla Gariboldi e anzi rivendicava testualmente “non chiedete le sue dimissioni, ma le mie”; di fronte ad una deriva dell’Amministrazione provinciale grave sulla questione morale aperta e tale da suscitare sfiducia tra i cittadini verso le stesse Istituzioni, non ci rimaneva, naturalmente, che proseguire la nostra azione con una mozione dove, doverosamente, si chiedevano le dimissioni di Poma.

Ora, nella Conferenza dei Capigruppo, il Presidente del Consiglio provinciale, Bassanese, invocando una norma dello Statuto della Provincia, ha impedito l’inserimento all’ordine del giorno del Consiglio provinciale del 18 Novembre prossimo della nostra mozione.
Riteniamo questo un fatto gravissimo, in quanto, di fronte all’aprirsi di una questione morale di tale portata, l’Amministrazione provinciale doveva confrontarsi in Consiglio provinciale sulla precisa richiesta di dimissioni.
D’altronde, su altre questioni (per es. la politica generale della Provincia) il nostro Gruppo aveva già presentato, a suo tempo, una mozione di sfiducia che fu dibattuta dal Consiglio provinciale.
Ovviamente, non ci aspettiamo che il centro-destra voti la sfiducia, anche perché, al di là di qualche mal di pancia della Lega Nord, questo è ben attaccato al suo potere, ma riteniamo che il ruolo fondamentale dell’opposizione sia quello di sollevare nelle sedi opportune e con gli strumenti possibili questioni che riguardano tutti i cittadini.

Quindi l’Amministrazione provinciale abbia il coraggio di andare al voto nel Consiglio provinciale su una mozione come la nostra. O forse costoro vogliono evitare lo spettacolo di una loro vergognosa mozione contrapposta come quella del 25 Settembre scorso, dove tutto il centro-destra (Lega Nord compresa) riaffermava la piena fiducia alla Gariboldi?

E’ chiaro che questi espedienti non hanno nessuna efficacia, perché il nostro Gruppo consiliare non tralascerà tutti gli strumenti per dibattere la questione morale apertasi.
Parimenti ci sembra incomprensibile che il P.D., ad espressa richiesta del nostro Capogruppo di firmare la richiesta di dimissioni, abbia preferito rispondere che “imboccheranno un’altra via” che è quella della semplice discussione in Consiglio, accompagnata da una loro richiesta, francamente debole nei confronti di Poma.
Rifondazione Comunista continuerà a battersi in Consiglio provinciale e fuori, tra i cittadini, perché sia combattuto il malcostume e perché, soprattutto di fronte ad una crisi sociale devastante, le Istituzioni democratiche facciano il loro dovere di garanti della vita democratica e di sostegno ai cittadini colpiti dalla situazione economica.

Teresio Forti Consigliere provinciale del Partito della Rifondazione Comunista
Giuseppe Invernizzi Consigliere provinciale del Partito della Rifondazione Comunista
Giuseppe Abbà Segretario provinciale del Partito della Rifondazione Comunista

Pavia, lì 28 Ottobre 2009

VOGLIAMO SAPERE! il calvario di Stefano Cucchi.

I familiari di Stefano Cucchi vogliono sapere la verità. In una toccante conferenza stampa al Senato alla presenza di numerosi parlamentari dei due opposti schieramenti, parlano la sorella e il padre di stefano, il quale chiedono, con estrema dignità del perchè della morte assurda del loro caro. un’altra pagina nera delle forze dell’ordine. video integrale:http://www.radioradicale.it/scheda/290037/come-e-morto-stefano-cucchi Stefano Cucchi – Venier: “Ma Alfano crede a ciò che dice?” “Quante persone ‘cadono’ nelle caserme e nelle carceri italiane? Ciò che ha detto il Ministro Alfano è del tutto insuficiente a fare chiarezza su una vicenda che rischia di minare la credibilità delle Istituzioni come è già successo in altri casi terribili. Speriamo di non dover assistere alle stesse sofferenze che hanno dovuto affrontare i familiari di Federico Aldovrandi e Aldo Bianzino per ottenere un minimo di giustizia per la morte dei loro cari”. E’ quanto afferma Jacopo Venier dell’ufficio politico del PdCI – Federazione della Sinistra.

Carovane Antimafia 2009

Carovane Antimafia 2009

Sabato 14 Novembre
Cooperativa Portalupi
Carovane Antimafia 2009
In viaggio per i diritti, la democrazia, la giustizia sociale.
Nella pagina “Materiali” potrete scaricare il volantino in pdf.

No Berlusconi Day

No Berlusconi Day

Il 5 Dicembre a Roma il No Berlusconi Day, una manifestazione nazionale pacifica, per chiedere le dimissioni del premier.

Comunicato stampa Gruppo Consiliare prov.le R.C

Sul “caso Gariboldi” e la nostra richiesta di dimissioni del Presidente della Provincia
Di fronte agli sviluppi del “caso Gariboldi” che, al di là delle decisioni della Magistratura, ha comunque messo in luce, con le stesse dichiarazioni dell’Assessore e di Abelli, comportamenti che, in qualunque normale democrazia, non sarebbero minimamente accettati; di fronte all’assunzione di “responsabilità” del Presidente Poma che, nel Consiglio provinciale del 25 Settembre 2009 (dove si discuteva della nostra mozione per il ritiro della delega) dichiarava il pieno sostegno alla Gariboldi e anzi rivendicava testualmente “non chiedete le sue dimissioni, ma le mie”; di fronte ad una deriva dell’Amministrazione provinciale grave sulla questione morale aperta e tale da suscitare sfiducia tra i cittadini verso le stesse Istituzioni, non ci rimaneva, naturalmente, che proseguire la nostra azione con una mozione dove, doverosamente, si chiedevano le dimissioni di Poma.

Ora, nella Conferenza dei Capigruppo, il Presidente del Consiglio provinciale, Bassanese, invocando una norma dello Statuto della Provincia, ha impedito l’inserimento all’ordine del giorno del Consiglio provinciale del 18 Novembre prossimo della nostra mozione.
Riteniamo questo un fatto gravissimo, in quanto, di fronte all’aprirsi di una questione morale di tale portata, l’Amministrazione provinciale doveva confrontarsi in Consiglio provinciale sulla precisa richiesta di dimissioni.
D’altronde, su altre questioni (per es. la politica generale della Provincia) il nostro Gruppo aveva già presentato, a suo tempo, una mozione di sfiducia che fu dibattuta dal Consiglio provinciale.
Ovviamente, non ci aspettiamo che il centro-destra voti la sfiducia, anche perché, al di là di qualche mal di pancia della Lega Nord, questo è ben attaccato al suo potere, ma riteniamo che il ruolo fondamentale dell’opposizione sia quello di sollevare nelle sedi opportune e con gli strumenti possibili questioni che riguardano tutti i cittadini.

Quindi l’Amministrazione provinciale abbia il coraggio di andare al voto nel Consiglio provinciale su una mozione come la nostra. O forse costoro vogliono evitare lo spettacolo di una loro vergognosa mozione contrapposta come quella del 25 Settembre scorso, dove tutto il centro-destra (Lega Nord compresa) riaffermava la piena fiducia alla Gariboldi?

E’ chiaro che questi espedienti non hanno nessuna efficacia, perché il nostro Gruppo consiliare non tralascerà tutti gli strumenti per dibattere la questione morale apertasi.
Parimenti ci sembra incomprensibile che il P.D., ad espressa richiesta del nostro Capogruppo di firmare la richiesta di dimissioni, abbia preferito rispondere che “imboccheranno un’altra via” che è quella della semplice discussione in Consiglio, accompagnata da una loro richiesta, francamente debole nei confronti di Poma.
Rifondazione Comunista continuerà a battersi in Consiglio provinciale e fuori, tra i cittadini, perché sia combattuto il malcostume e perché, soprattutto di fronte ad una crisi sociale devastante, le Istituzioni democratiche facciano il loro dovere di garanti della vita democratica e di sostegno ai cittadini colpiti dalla situazione economica.

Teresio Forti Consigliere provinciale del Partito della Rifondazione Comunista
Giuseppe Invernizzi Consigliere provinciale del Partito della Rifondazione Comunista
Giuseppe Abbà Segretario provinciale del Partito della Rifondazione Comunista

Pavia, lì 28 Ottobre 2009

Solidarietà al ferroviere Dante De Angelis

Caro Dante De Angelis,

il Circolo “Lucio Libertini” di Rifondazione Comunista di Vigevano, composto anche da ex pendolari e parecchi lavoratori che utilizzano tutti i giorni i treni sulla tratta ferroviaria disastrata Milano Mortara per recarsi sul posto di lavoro, Ti esprimono calorosa solidarietà, stima ed ammirazione per l’ottimo risultato ottenuto dal tribunale.

Una sentenza che annulla il licenziamento con immediato ordine di reintegrazione e risarcimento di tutte le retribuzioni perdute.Una bellissima vittoria ottenuta con la tenace lotta che hai intrapreso sostenuta da molti cittadini in difesa della sicurezza dei treni su cui viaggiamo tutti i giorni.

La linea ferroviaria Milano Mortara, è per noi un calvario tutti i giorni con: ritardi, incidenti, guasti ai passaggi a livello, sporcizia, porte che si aprono con gravi pericoli per i passeggeri, treni vecchi che si rompono continuamente, pendolari esasperati per gli innumerevoli disagi.

Con la tua lotta hai dimostrato di essere coraggioso e determinante, come hanno fatto gli operai della Innse.

Ora i dirigenti delle Fs ed i politici di destra non hanno più scuse per tenere i treni in queste condizioni. E’ ora che con la sicurezza non si giochi più con il ricatto e l’intimidazione di chi denuncia lo stato inefficiente dei nostri treni.

Ti ringraziamo moltissimo per il tuo impegno personale nell’aver assegnato un duro colpo alla demagogia dei dirigenti Fs ed ottenuto questo importante risultato giudiziario.

La lotta paga.

Ancora infiniti ringraziamenti e un forte abbraccio dai compagni e le compagne pendolari e non del circolo Prc di Vigevano.

Inquinamento in Cina

Inquinamento in Cina

Pollution in China è un progetto di Lu Guang fotografo free lance cinese, un documentario per immagini su quello che è oggi l’inquinamento in Cina. Gli scatti si sono aggiudicati il primo premio alla XXX edizione del W. Eugene Smith Memorial Fund.

Tra le immagini anche foto dedicate alle conseguenze dell’inquinamento sui più piccoli e sulla gente, per cui consiglio di visionarle solo se non si è facilmente impressionabili, anche se gli scatti di Lu Guang restituiscono ai soggetti grande dignità e rispetto e non sono mai morbosi.

La Gallery completa è su ChinaHush

Fonte: ecoblog.it

Bene se rompe il bipolarismo

di Andrea Fabozzi
su il manifesto del 27/10/2009

«Al governo insieme? Sarebbe un inganno»

Anche Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, ha fatto gli auguri a Bersani «ci mancherebbe, abbiamo un ottimo rapporto personale» ma più in là non va. Da questa parte della sinistra «extraparlamentare» non ci si aspettano grandi novità nel rapporto con il Pd. Opposizione comune al governo sì – ma proprio oggi Ferrero presenta una manifestazione di Prc e Comunisti italiani con Di Pietro – alleanza per il governo no.

Segretario Ferrero, cosa cambia per voi con l’elezione di Bersani?
La cosa principale è l’uscita dal veltronismo, inteso come autosufficienza del partito democratico. Un’idea che si teneva insieme con il tentativo di cancellare della sinistra attraverso le soglie di sbarramento e il voto utile. In secondo luogo da parte di Bersani mi pare che ci sia un’attenzione maggiore al quadro sociale.

Lo dice per il riferimento che ha fatto all’«alternativa»?
Al momento è solo uno slogan diverso, vedremo cosa c’è dentro e se qualcosa cambierà sul serio. Io me lo auguro, ma il fatto che Bersani non eluda la questione sociale non vuol necessariamente dire che saprà proporre risposte di sinistra. Perché si tratta non solo di andare contro le politiche di Berlusconi ma anche quelle di Confindustria. Su questioni come la redistribuzione del reddito e l’intervento dello stato nell’economia. Ci confronteremo ma resto prudente. La vera novità è quella sul sistema politico, la fine della «vocazione maggioritaria».

Che però faceva il paio con la vostra scelta, da sinistra, di rompere con il Pd. È tempo di rivedere anche questa posizione?
No, io penso che il problema più urgente sia superare il bipolarismo così com’è. Altrimenti l’alternativa che ci viene posta è sempre quella tra il voto utile e l’andare al governo con Mastella. Bersani mi sembra disponibile ad andare oltre questo bipolarismo chiuso che è poi il terreno di crescita del berlusconismo e insieme l’arma di distruzione della sinistra. Col bipolarismo non si sposta niente, le lotte sociali non incidono. La Cgil ha fatto i suoi scioperi ma nulla si è mosso.

Al momento Bersani si limita a riaprire le porte a un’alleanza a sinistra, nel quadro dell’alternanza centrosinistra-centrodestra.
E noi confermiamo che non ci sono le condizioni per fare un accordo di governo con questo centrosinistra. E che siamo ovviamente interessati a costruire un’alleanza per battere Berlusconi, ma non per riprodurre lo schema bipolare.

Non teme l’isolamento nel momento in cui Sinistra e Libertà è più disponibile a cercare un accordo?
Non si possono fare pasticci. Non si può firmare un accordo di governo e poi scoprire che sulle liberalizzazioni la pensiamo in modo opposto, che sulla guerra in Afghanistan non siamo d’accordo per niente. Vedo lo spazio di un discorso comune per battere Berlusconi, ma in questo contesto gli elementi di unità sono tutti da cercare.

Va a finire che proprio l’elezione di Bersani scaverà un solco tra voi e Sinistra e Libertà. Vi eravate mandati messaggi concilianti negli ultimi tempi, il rapporto col Pd può far crollare tutto?
Chi oggi vede lo spazio per alleanze di governo non si capisce perché non si sia alleato con il Pd già nel 2008. È sbagliato immaginare adesso tranquillamente un accordo con il Pd senza valutare cosa è successo col governo Prodi. Chi lo fa ha un’altra linea politica: si pone come una corrente esterna del Pd. È legittimo ma è un’altra cosa. Il discorso è però prematuro, questo è il momento di mandare a casa Berlusconi con un’opposizione comune.

Anche con l’Udc?
Più larga meglio è, ma sempre sui contenuti. Bisogna passare da una discussione tutta sulla moralità del premier alle questioni economiche e sociali.

Non vi sarà indifferente la possibilità che dal Pd si scindano teodem e rutelliani.
Il fatto che se ne vada qualcuno non sposta automaticamente a sinistra quelli che restano. Io nei due anni di governo Prodi non ho litigato solo con Mastella ma con tutto il resto del governo sulle politiche economiche, sulla guerra e le grandi opere. Per questo considero poco serio fare finta di non vedere quei nodi politici che abbiamo già incontrato soltanto perché Bersani viene da una storia più di sinistra di Franceschini. Altrimenti riproduciamo lo stesso schema: ogni dieci anni facciamo un governo che alla prova dei fatti non reggiamo.

Il caso Garigoldi

Torniamo sul “caso Garigoldi”, perché ci pare gravissimo che la maggioranza di centro-destra nel Consiglio Provinciale abbia respinto la nostra mozione che chiedeva il ritiro della delega assessorile.
Noi non siamo “giustizialisti”, ma quando appaiono notizie di una gravità estrema sul piano della moralità politica crediamo sia buon uso da parte di un amministratore pubblico farsi da parte.

Un conto cifrato a Montecarlo, uno dei paradisi fiscali, di ben 500.000 (cinquecentomila) euro (un miliardo delle vecchie lire) a cui si sono aggiunti più di 100.000 (centomila euro) di “guadagni” in un “affare” non meglio precisato condotto con l’imprenditore ed amico di famiglia Giuseppe Grossi (fra l’altro in rapporti economici con la Regione Lombardia e altre Amministrazioni Locali) non è una bazzecola.

Gravissime sono poi state le dichiarazioni della Sig.ra Gariboldi e del marito Giancarlo Abelli (noto “capo” del P.D.L.) dove si affermava “al massimo pagherò una multa per evasione fiscale” e anche che il Grossi, amico di famiglia con cui si va a caccia in Argentina (affermazione di Abelli) ha la “grande capacità di fare affari”, per cui gli si danno soldi che ritornano sul conto cifrato di Montecarlo aumentati di molto.

Solo l’arroganza del potere può permettere di fare dichiarazioni simili, oltretutto alla faccia di milioni di lavoratori e pensionati che faticano ad arrivare alla fine del mese e che le tasse le pagano, soprattutto in questo periodo di grave crisi economica, lavoratori e pensionati che non hanno conti cifrati nei paradisi fiscali, né vanno a caccia in Argentina…..
In Paesi con una borghesia un po’ più attenta all’etica, tali dichiarazioni sarebbero state sufficienti ad allontanare dalla gestione della “cosa pubblica” chi le avesse fatte.
Già, ma noi siamo in Italia, dove il Governo Berlusconi approva lo “scudo fiscale”, per i capitali all’estero, depennando scandalosamente anche i reati commessi.
Fino a quando l’opinione pubblica sopporterà tali comportamenti?
Per quanto riguarda il Presidente della Provincia di Pavia, che si erge a difensore della Signora Gariboldi sfidando a chiedere le sue dimissioni, in quanto è lui che sceglie gli Assessori, gli ricordiamo che a suo tempo il Gruppo consiliare del Partito della Rifondazione Comunista ha presentato una mozione di sfiducia nei suoi confronti e dell’intera Amministrazione provinciale, mozione naturalmente respinta con il voto del centro-destra.

Teresio Forti
Giuseppe Invernizzi

Consiglieri provinciali del
Partito della Rifondazione Comunista

NOI IL BAVAGLIO NON LO VOGLIAMO. DA NESSUNO!

Silvio Berlusconi e la maggioranza di destra stanno tentando l’assalto finale alla libertà di informazione, con l’obiettivo di eliminare nel paese ogni spazio di critica all’operato del governo.
La critica secondo la destra è elemento da eliminare, da zittire.
Sta partendo l’epurazione di RaiTre. Gli attuali direttori di Tg3 e RaiTre, Antonio Di Bella e Paolo Ruffini, sono ritenuti da tutti ottimi professionisti, fra i migliori della Rai.
Hanno ottenuto sia in qualità che in quantità d’ascolti eccellenti risultati.
Danno però fastidio. Devono perciò essere sostituiti per arrivare ad eliminare dalla rete un gruppo di programmi amati e, per Berlusconi, pericolosi. Si tratta anzitutto di “Che tempo che fa” di Fabio Fazio e di “Report” di Milena Gabanelli, quindi dei salotti di Serena Dandini e di Daria Bignardi, “Parla con me” e “L’era glaciale”.
Si aggiunge poi la querela e il tentativo di zittire il quotidiano La Repubblica. Silvio Berlusconi ha deciso di portare in tribunale le dieci domande di Repubblica, per chiedere
ai giudici di fermarle, in modo che non sia più possibile chiedergli conto di vicende che non ha mai saputo chiarire.
Si vuole insabbiare così – almeno in Italia – la pubblica vergogna di comportamenti privati che sono al centro di uno scandalo internazionale e lo perseguitano politicamente.
Stupisce che in un paese libero, un uomo politico fa causa alle domande che gli vengono rivolte.
Stupisce ancora di più l’indegno attacco al direttore di Avvenire, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, reo anch’esso di aver criticato il nostro presidente
del consiglio. L’intimidazione arriva da Il Giornale, quotidiano di proprietà di Silvio Berlusconi e diretto dal neo direttore, da lui voluto, Vittorio Feltri.
Attacco che segue di poco le parole della Padania di Bossi che suggerivano alla Chiesa Cattolica di non insistere con le critiche al governo pena la revisione del concordato tra stato e chiesa.
Siamo vicini ad un punto di non ritorno per la democrazia italiana.

MOBILITIAMOCI
PER LA LIBERA INFORMAZIONE!

Il volantino in pdf da scaricare:
volantino_informazione09

I “COLPEVOLI” PER GENOVA 2001

I “COLPEVOLI” PER GENOVA 2001

Fonte: Indymedia Italia

C’hanno messo 8 anni per ribaltare la storia, la nostra storia, riscrivendola a modo loro. A 48 ore dall’ambigua assoluzione del gran capo bipartisan della polizia, lo stato si vendica e condanna a 100 anni di carcere 11 attivist* facendo leva strumentalmente sul reato di “devastazione e saccheggio” e su un all’argato concetto di concorso morale, ignorato nei processi alla forze dell’ordine. Sono loro che hanno messo a ferro e fuoco Genova, attraverso cariche, pestaggi, violenze, le torture della Bolzaneto come la mattanza della Diaz, fino all’omicidio di Carlo Giuliani. E’ una vendetta nei confronti di quel movimento che nel luglio del 2001 espresse radicalità diffusa e rispose in maniera determinata alla sospensione dei diritti perpetrata da PS, CC, GOM e GDF. Ora è rimasta solo la Cassazione, se il verdetto verrà confermato, per 10 di noi si apriranno le porte del carcere: non lasciamoli soli, la memoria è un ingranaggio collettivo.

War on democracy

War on Democracy è il primo film per il cinema realizzato da John Pilger, giornalista pluripremiato, autore e realizzatore di documentari, che ha cominciato la sua carriera nel 1958 nella sua terra natale, l’Australia, prima di trasferirsi a Londra negli anni 60. E’ stato corrispondente e reporter di guerra in prima linea, a partire dalla guerra del Vietman nel 1967. E’ un critico spassionato delle avventure militari ed economiche all’estero dei governi occidentali.
“E’ troppo facile per i giornalisti occidentali – dice Pilger – valutare l’umanità in termini di utilità ai ‘nostri’ interessi e seguire le agende dei governi che definiscono tiranni buoni e cattivi, vittime degne di nota e non, e presentano le ‘nostre’ politiche come sempre benevole, quando di solito è vero il contrario. Il lavoro del giornalista, prima di tutto, è guardare la propria società nel suo stesso specchio”.
Pilger crede anche che un gornalista dovrebbe essere guardiano della memoria pubblica e spesso cita Milan Kundera: “La lotta della gente contro il potere è la lotta della memoria contro l’oblio”. Pilger ha passato diverse settimane a girare in Venezuela e la pellicola contiene un’intervista esclusiva al presidente venezuelano Hugo Chavez.
In questa pagina la prima parte del documentario, e al seguente link troverete gli altri contributi.

LA ROSA D’INVERNO. L’ATTUALITA’ DI ROSA LUXEMBURG

LA ROSA D’INVERNO. L’ATTUALITA’ DI ROSA LUXEMBURG

“Là dove ci sono grandi cose, là dove il vento soffia sul volto, voglio stare nel pieno del temporale…della routine quotidiana ne ho abbastanza…” Rosa Luxemburg a Klara Zetkin, Wronke, 1 luglio 1917, contro ogni burocratismo.

convegno

LA ROSA D’INVERNO
L’attualità di Rosa Luxemburg

“Là dove ci sono grandi cose, là dove il vento soffia sul volto, voglio stare nel pieno del

Milano – sabato 24 ottobre 2009 Sala degli Affreschi della Provincia – Corso Monforte 35

ore 9.30-13
seminario di approfondimento
coordina Giorgio Riolo
interventi di
Lidia Menapace – Chi ha paura di Rosa Luxemburg?
Rosangela Pesenti – Da Rosa a noi: il personale è politico
Luisa Zanotelli e Maria Grazia Francescati – La lettera come comunicazione politica
Imma Barbarossa – “Il socialismo non si fa per decreto”
Giovanna Capelli – Rosa Luxemburg e la rivoluzione
Jörn Schütrumpf (direttore Dietz Verlag Berlin) – Rosa Luxemburg in Germania
Sonia Previato – Rosa Luxemburg e la vitalità del conflitto
Pasquale Voza – Tra spontaneità e direzione consapevole: la presenza di Rosa in
Gramsci

ore 13-14 pausa

ore 14-16 Tavola Rotonda
Rosa Luxemburg e i problemi del nostro tempo

coordina Imma Barbarossa
partecipano
Paolo Ferrero, Jörn Schütrumpf, Lidia Menapace
segue dibattito

organizzano
Forum delle Donne Prc-Se, Area della conoscenza del Prc-Se, Associazione Culturale Punto Rosso,

Fondazione Rosa Luxemburg – Berlino

in collaborazione con Gruppo Consigliare Lista Civica Un’Altra Provincia-Prc-Pdci

Gli organizzatori invitano tutti a partecipare alla marcia per il lavoro della Cgil che si terrà a Milano nel pomeriggio di sabato 24 ottobre.

Sciopero generale del sindacalismo di base

Sciopero generale del sindacalismo di base
Adesione alla manifestazione nazionale del sindacalismo di base del 23 ottobre 2009.

Care compagne, cari compagni,
Lo sciopero generale del sindacalismo di base del 23 ottobre è un passaggio importante nella costruzione dell’opposizione al governo Berlusconi, che con la controriforma della contrattazione, con i tagli a scuola, sanità, enti locali, sta portando avanti un attacco senza precedenti al lavoro, allo stato sociale, alla democrazia. Un disegno tanto regressivo sul piano sociale, quanto autoritario sul terreno della democrazia.

Blocco dei licenziamenti e generalizzazione delle tutele per tutti i lavoratori, contrasto alla precarietà e riduzione dell’orario di lavoro, aumento di salari e pensioni, intervento pubblico in economia per salvaguardare le produzioni e avviarne la riconversione nel segno della sostenibilità ecologica, sono gli obiettivi che condividiamo della giornata di mobilitazione del 23.
Il Partito della Rifondazione Comunista aderisce perciò allo sciopero del 23 ottobre e invita i propri iscritti e simpatizzanti a partecipare alla piena riuscita dello sciopero e della manifestazione.

Fraterni saluti,

Paolo Ferrero

Lavoro – Domani a Milano le proposte di legge

Nota stampa a cura dell’ufficio stampa del Prc.

Domani, sabato 24 ottobre, alle ore 11.30, presso la Sala “Tavolo Rotondo” di Palazzo Isimbardi (via Vivaio 1), a Milano, Rifondazione Comunista presenterà alla stampa le sue proposte di legge che mirano a garantire e tutelare il lavoro e l’occupazione.

In particolare, verranno presentate:

• Proposte di legge regionali che prevedono: la continuità produttiva per le piccole e medie imprese e per la riqualificazione tecnologica ed ecologica, il contrasto alla delocalizzazione e l’istituzione del reddito sociale.

• Proposte alla Regione da presentare al Parlamento e al Governo che prevedono: il blocco dei licenziamenti, l’estensione e il rafforzamento degli ammortizzatori sociali per tutte le lavoratrici e i lavoratori e l’abolizione della precarietà.

La presentazione delle proposte di legge fa parte della campagna di Rifondazione Comunista “Primo il lavoro!” che prevede iniziative e banchetti in tutto il nord Italia per sensibilizzare i cittadini sul tema del lavoro e raccogliere le firme in calce alle proposte di legge stesse.

Alla conferenza stampa di domani mattina 24 ottobre a Milano parteciperanno:

Ugo Boghetta, Segretario regionale del Prc;
Matteo Gaddi, Responsabile Dipartimento Nord del Prc;
Antonello Patta, Segretario Provinciale di Milano del Prc;
Paolo Ferrero, Segretario Nazionale del Prc.

Per ogni informazione, chiarimento e contatto si può fare riferimento a:
Federico Gamberini Prc – Federazione di Milano – Ufficio stampa: cell. 333.40.14.517 – e-mail: ufficiostampaprcmilano@gmail.comIndirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo

Niente da archiviare

Genova, 20 luglio 2001. Documentario sul G8 e sulla morte di Giuliano, avvenuta insieme alle repressioni e alle violenze su innocenti della scuola Diaz, sotto il governo Berlusconi. “Nel Luglio del 2001 a Genova si è verificata la più vasta e cruenta repressione di massa, una violazione dei diritti umani di proporzioni mai viste in Europa nella storia più recente” Amnesty International

Un patto insalubre per la sanità

Un patto insalubre per la sanità

E’ entrato in una fase di acceso confronto, tra Regioni e Governo, il cosiddetto “patto per la salute”, in cui dovrebbero essere scritte regole e modalità per l’erogazione dei servizi sanitari dentro un quadro di finanziamenti certi. Le Regioni, con un durissimo documento, hanno già bocciato il patto proposto dal Governo e non solo perché mancano 7 miliardi di euro sul biennio 2010-2011 ma perché i contenuti regressivi sono pesantissimi.

E’ entrato in una fase di acceso confronto, tra Regioni e Governo, il cosiddetto “patto per la salute”, in cui dovrebbero essere scritte regole e modalità per l’erogazione dei servizi sanitari dentro un quadro di finanziamenti certi. Le Regioni, con un durissimo documento, hanno già bocciato il patto proposto dal Governo e non solo perché mancano 7 miliardi di euro sul biennio 2010-2011 ma perché i contenuti regressivi sono pesantissimi.

La proposta del patto contiene finanziamenti nel biennio di 104 e 106 miliardi a fronte di una necessità stimata dalle Regioni di 108 e 110. Il governo vuole ridurre i posti letto per acuti dal 3,8 al 3,3 per mille (7-10 mila posti letto in meno), arrivando ad ipotizzare persino accordi interregionali sulla mobilità per cui ad ogni cura eseguita in un’altra regione dovrà corrispondere analoga riduzione di posti letto nella regione di appartenenza.

Pesante intervento anche sul personale attraverso ipotesi di organico standard con ridimensionamento dei fondi per i contratti integrativi e conseguente riduzione degli organici nelle strutture semplici e complesse.

Introduzione di ticket: in caso di squilibrio già definito nel secondo trimestre dell’anno in corso, scatto obbligatorio di ticket sulla farmaceutica e sulle cure specialistiche con superamento e cancellazione di ogni tutela sociale attraverso l’annullamento di tutte le esenzioni.

Obbligo di introdurre il ticket sulla parte alberghiera per le prestazioni medico-chirurgiche in day hospital o in ricovero ospedaliero, introduzione di un incremento della tariffa a carico dei cittadini per le prestazioni in intramoenia. Per la riabilitazione nelle strutture accreditate, scatto della totale o parziale compartecipazione a partire dal 45° giorno anziché dal 60° come attualmente in vigore.

Piani di rientro: scatteranno inderogabilmente con massimo della tassazione per i cittadini a partire da uno scostamento del 7% rispetto alla spesa per il finanziamento ordinario, il cui calcolo sarà prodotto dal meccanismo dei costi standard, probabilmente della regione migliore in termini di bilancio.

Tutte queste misure contenute nella proposta del patto sono inaccettabili nella sostanza e nel metodo.

Nella sostanza perché piegate ad una logica di esasperato economicismo in cui si comprimono i servizi e si cancellano i diritti, anziché colpire privilegi, sprechi e connessioni malavitose insite nel sistema, con appalti e gestioni esternalizzate a vantaggio di amici degli amici. Nel metodo perché il sistema amministrativo nonché la programmazione e la progettazione del funzionamento dei sistemi sanitari regionali sono costituzionalmente affidati alla competenza delle Regioni, le quali – in virtù di accordi di questo tipo – non potranno più operare per garantire qualità e quantità delle prestazioni sanitarie ai propri cittadini, e dovranno anche cancellare ogni ipotesi di prevenzione.

E’ di decisiva importanza dunque che le Regioni mantengano la posizione di netta contrarietà al “patto per la salute”.

E’ altrettanto necessario che su questi temi si riattivi iniziativa, riflessione, mobilitazione.

Il dibattito pubblico, anche a sinistra, coglie giustamente tutta la centralità del diritto alla salute quando si parla di quanto avviene oltreoceano, nell’America di Obama.

Ci pare necessario che il livello di attenzione su quanto sta avvenendo da noi si alzi significativamente, provando a rompere meccanismi di delega, specialismi, a cui troppo spesso viene consegnata la riflessione e l’iniziativa su questi temi.

Il governo non sta solo compiendo l’ennesimo intervento pro-crisi, riducendo l’occupazione e peggiorando la condizione delle fasce sociali più deboli. Sta attaccando pesantissimamente la sanità pubblica con un progetto preciso e dichiarato.

Sviluppare il “terzo pilastro” cioè consegnare al sistema a capitalizzazione e ai privati la sanità. Sanità che dovrebbe diventare uno dei perni di sviluppo della “bilateralità”, l’affidamento di intere parti di stato sociale alla gestione congiunta di imprese e sindacati secondo un modello esplicito tanto nella riforma della contrattazione quanto nei vari Libri Verdi e Bianchi sul futuro del modello sociale.

Ce n’è abbastanza per provare a rimettere in piedi iniziativa e mobilitazione con tutti coloro che ritengono che l’universalità del diritto alla salute sia decisiva per i livelli di civiltà di un paese.

Roberta Fantozzi e Marco Nesci
Segreteria nazionale PRC Responsabile Sanità PRC