(davanti a un palazzo lesionato dal sisma si incontrano un funzionario e l’amministratore del condominio)
Funzionario (F): Buongiorno, sono il dottor Neutri, il funzionario governativo incaricato degli indennizzi per i danni del terremoto, è lei l’amministratore del palazzo?
Amministratore (A). Sì sono io, prego mi segua, l’accompagno a veder tutti gli appartamenti.
F. Non c’è pericolo?
A. No, le autorità ci hanno detto di stare tranquilli, niente panico.
F. Però gli inquilini non sono ancora rientrati…
A. Sì ma è solo per una misura precauzionale, sa come sono diventati adesso i funzionari, non vogliono rischiare con quello che è successo… sono tutti più cauti, fin troppo.
F. Guardi che sono anch’io un funzionario, anche se economico.
A. Beh allora lei può rischiare qualcosa… meglio un indennizzo in più che uno in meno, no?
F. No, io devo essere giusto, poi a me tocca solo la relazione, spetterà ad altri decidere.
A. Sì, d’accordo dottore, ma dipenderà da quello che scriverà lei.
F. Allora mi illustri bene tutto nei dettagli.
A. Prego, qui al pian terreno ci sono… c’erano questi bei negozi d’alta moda.
F. A me non sembrano particolarmente di lusso. Qui non siamo in centro…
A. Che vuol dire, ma siamo vicini alla stazione, ai parcheggi, è una zona di benestanti.
F. Siamo sicuri? E la roba dov’è, la merce?
A. Gli sciacalli, dottore! Gli sciacalli tutto hanno rubato, roba firmata, pezzi unici.
F. E ci sono le bolle, un inventario per ogni negozio?
A. Ma dottore, cosa chiede, con quello che è successo?
F. Sì, ma il terremoto è venuto dopo, le carte andavano fatte prima.
A. Sono andate perse… forse gli sciacalli.
F. Gli sciacalli hanno rubato le bolle, i registri? Che razza di sciacallaggio! Beh io senza documentazione non posso dichiarare nulla.
A. Come? E poi i danni strutturali, mi segua, venga a vedere le crepe, chissà quanto ci vorrà per i restauri, per avere l’abitabilità, poter riaprire.
F. Ma non mi ha detto che è una questione di poco tempo?
A. Se non ci fossero certi funzionari, scusi, se non ci fosse la burocrazia… comunque i danni ci sono, li può vedere da sé.
F. Adesso entriamo nel portone, vedo che c’è una scala che va negli scantinati.
A. No ma lì non c’è nulla di importante, ci sono le cantine, le biciclette, qualche roba vecchia, bottiglie di vino.
F. Io devo vedere tutto.
A. Può essere pericoloso.
F. Allora c’è ancora pericolo o no?
A. Dipende dal piano…
F. (scendendo apre un portoncino e scopre) Ma questo è un saloncino, ci sono ancora delle macchine, che cos’è?
A. Non lo so, è una scoperta anche per me.
F. Come, lei che è amministratore, non lo sa?
A. Mica venivo mai qua sotto.
F. Sì ma ci sarà un proprietario di questo locale e poi gli inquilini di sopra si saranno sicuramente lamentati per il rumore delle macchine.
A. Adesso che me lo dice, ricordo: ci stavano dei cinesi che fabbricavano borse.
F. Regolari?
A. Non so se erano borse regolari o con il marchio contraffatto, non spetta a me.
F. No dicevo i cinesi, avevano il permesso di soggiorno, non avrà mica dei clandestini nel condominio? Adesso noi funzionari dobbiamo denunciarli, non ha sentito le ultime disposizione di legge?
A. Ah io non lo so, so solo che il locale è stato acquistato da uno di loro e che sono stati sempre i primi a pagare le spese condominiali, non come certi altri.
F. Ma se prima non si ricordava di loro… e poi qui c’era l’agibilità per un laboratorio, le norme di sicurezza?
A. Cosa va a cercare dottore, tanto c’è stato il terremoto. Se c’erano sono andate distrutte.
F. Anche l’agibilità?
A. Penso di sì.
F. Come si è distrutta anche l’agibilità?
A. Beh adesso di sicuro.
F. Non scherzi, io dicevo prima.
A. Cosa andiamo a rivangare, al posto di ringraziare che non c’è morto nessuno, stiamo a cavillare se prima… preferisce un morto in regola o un clandestino vivo?
F. Se la mette così. Io comunque devo scriverlo nella relazione. E ci sono altri laboratori qua sotto?
A. No, che sappia io, no.
F. Come lei non lo sa?
A. No mi sono espresso male, ci sono altri laboratori ma al pian terreno nel cortile interno.
F. Andiamo a vederli. (salgono nel cortile interno)
A. Ecco qui è il negozietto di un ciabattino egiziano, che aggiusta anche le borse, qui c’è il laboratorio di un elettricista albanese. Ah da questo può portare di tutto: dal telefonino alla lavatrice lui gliel’aggiusta. Qui invece ci stava una sarta moldava, ma brava, anche lei oltre a confezionarli li aggiusta i vestiti: orli, asole, bottoni, colletti, tutto mette a posto. E qui in questo garage ci stava un meccanico tunisino, anche lui ti metteva a posto tutto, dalla bici al camion e a che prezzi. Ma non le dico le lamentele.
F. E adesso dove sono, dai parenti?
A. No, sono tornati a casa, erano tutti extracomunitari, e senza poter rientrare nel negozio come facevano a vivere?
F. E allora non tornano più?
A. Beh quelli col permesso di soggiorno credo di sì, continuano a telefonarmi per sapere se si può rientrare.
F. E non chiedono l’indennizzo?
A. Loro non lo sanno. Sono quelli del secondo, terzo, quarto e quinto piano che mi assillano con i rimborsi.
F. E lì su chi ci abita?
A. Ah loro tutti italiani, tutti incarogniti contro questi artigiani stranieri. Ma sa quante assemblee mi hanno fatto fare per mandarli via.
F. E lei cosa ha fatto?
A. E cosa potevo fare? Sono regolari e hanno comperato, non posso fare niente.
F. Adesso saliamo anche a questi piani “italiani”, ma prima mi faccia vedere… c’è anche un deposito, che cos’è?
A. Anche per quello mi hanno fatto un sacco di problemi, e dire che è di italiani.
F. E che cos’è?
A. E’ un deposito dei gas.
F. Come qui in cortile, in mezzo alle abitazioni?
A. Che cosa ha capito? G.a.s: gruppo d’acquisto solidale. Sono delle persone, qualcuno anche del condominio, che comprano direttamente dai produttori, carne, frutta, olio. E visto che siamo vicini alla stazione hanno attrezzato quel deposito per raccogliere gli acquisti.
F. E che male c’è, se hanno i permessi?
A. E’ che danno fastidio ai negozi degli alimentari qui del quartiere, e perciò cercano di metterli in difficoltà, magari di farli smettere, hanno mandato anche l’ispettorato d’igiene.
F. E cosa ha trovato?
A. Niente, tutto in regola, però dato che gli ispettori erano qui in zona, hanno fatto una capatina alla macelleria qui all’angolo e al fruttivendolo di fronte e lì sì che sono fioccate le multe.
F. Chissà loro?
A. Non parliamone. Hanno fatto un comitato, si trovano proprio qui al secondo piano, nella sede della Lega Nord che li ospita, tanto quelli vengono solo quando ci sono le elezioni.
F. Lega Nord? Ma qui non siamo in Padania.
A. Che le devo dire? Spereranno di raccogliere voti anche qui.
F. Certo che sono un quartiere e un condomino molto attivi, anche se non molto solidali.
A. E non le ho ancora fatto vedere i piani alti.
F. Prima però ispezioniamo i piani di mezzo.
A. Ah lì chiedono tutti il massimo di indennizzo.
F. Ma non mi ha detto che hanno fretta di rientrare? Allora gli appartamenti non sono così danneggiati.
A. Vuol mettere il disagio di vivere fuori casa?
F. Dove sono, ancora in tenda?
A. No per fortuna, a parte una minoranza… dipendenti statali, tutti gli altri dei piani medi hanno una seconda casa e sono andati là, ma sa il disagio? Magari senza la parabolica, lo schermo al plasma… Una vita difficile!
F. Quasi impossibile… Allora facciamo veloce. (dopo qualche minuto) Qui niente di grave, per fortuna.
A. Per fortuna? Non ha visto le crepe? I danni sono incalcolabili.
F. E allora non calcoliamoli. E poi le crepe sono minime e mi sembrano anche un po’ vecchie: ci sono sopra le ragnatele.
A. Lei mi scusi, ma si vede che non è delle nostri parti. Qui c’è una specie di ragno velocissimo a tessere la sua tela. Dal terremoto ad oggi c’è stato tutto il tempo per il formarsi delle ragnatele.
F. Non parliamo di certe ragnatele, che quelle le vedo anche in ufficio e non sa come le odio.
A. Perché non avete il personale di pulizia?
F. Ci vorrebbe quello di polizia per le ragnatele che dico io.
A. Ah capisco. Ah fa bene, è uno schifo in certi ambienti… se l’esempio viene dall’alto… Oh mi scusi ma dobbiamo salire ancora all’ultimo piano più la mansarda, o preferisce scendere un attimo per un cafferino?
F. No saliamo pure. (salgono)
A. Questo, dottore, era l’ufficio più grande e più bello. Ma è stato il primo a svuotarsi già alle prime scosse che hanno preceduto il vero terremoto, era di una finanziaria americana.
F. E hanno portato via tutto?
A. Sì e sembra che si siano trasferiti a Hong Kong.
F. Allora niente richiesta di indennizzo?
A. Sì la più alta di tutti, ma dottore non mi prenda per un anti-americano, questi sono furbi vogliono i soldi da noi e dal loro governo, con i disastri che hanno fatto…
F. Perché cosa hanno combinato?
A. Ah non parliamone, mi hanno dato più problemi loro di tutti gli altri stranieri messi assieme. E la piscina sul terrazzo che perdeva e ha allagato il piano di sotto, e i maxicondizionatori che hanno mandato in tilt il sistema elettrico del palazzo, e l’antenna per le trasmissioni satellitari che copriva la ricezione delle altre paraboliche…
F. Una guerra… satellitare.
A. Non scherzi dottore. Sa quanto sono stato messo in croce per loro? Tutti volevano mandarli via ma io cosa potevo fare? Hanno comperato e avevano le spese condominiali più alte, anche se erano sempre in ritardo coi pagamenti. L’ultima non me l’hanno ancora pagata… e chissà… Non vorrei che vendessero e lasciassero i debiti ai nuovi inquilini, ma non voglio pensarci.
F. E quest’altro ufficio?
A. Ah no questi sono italiani: è la sede di una assicurazione famosa.
F. Allora saranno assicurati.
A. No, e vogliono fior di quattrini, chi poteva prevederlo il terremoto?
F. Qualche segnale c’era stato… e i vicini americani…
A. Se anche fosse stato prevedibile non sarebbe stato prevenibile. Secondo lei alle prime scosse dovevamo andar a stare tutti via e poi magari il terremoto avveniva tra un anno o in un’altra regione?
F. Scusi, a che cosa servono le assicurazioni, se non a valutare i rischi?
A. Sì però tutto sembrava andare liscio: qualche piccola vibrazione, ma niente di più. Lei si allarmerebbe per una bolla di sapone che scoppia?
F. Io cosa c’entro? Io sto con i piedi per terra, appunto qui ai piani altri dovevano accorgersene prima delle vibrazioni, come le chiama lei.
A. Si pensava alle solite scosse di assestamento… al normale movimento oscillatorio…
F. A me non sembra troppo normale ondeggiare… comunque possiamo vedere la mansarda?
A. Ah non sa quanti problemi mi ha procurato anche questa, e dire che è un solo appartamento.
F. Come mai?
A. Prima non c’era, l’hanno costruita dopo. Il comune voleva farla abbattere, ma si rende conto dell’assurdità? Per fortuna poi è cambiata l’amministrazione e la procedura è stata sospesa finché è venuto il condono edilizio e tutto è andato a posto, a parte i costi che la proprietà voleva dividere con i condomini. Non le dico il contenzioso… non è ancora finito, speriamo nel terremoto.
F. Come ha detto?
A. No, volevo dire nella nuova legge in discussione al parlamento.
F. Abbiamo finito il giro?
A. Sì non vede? Siamo al sesto piano, il settimo… cielo non c’è ancora.
F. E mai ci sarà, se le cose vanno così in questo palazzo.
A. Guardi che è tutta gente per bene, che fa gli affari suoi.
F. Che fa affari l’ho capito, ma non solo i suoi, mi sembra… E scusi non ho ancora scritto il nome del condominio e la via.
A. Condominio Italia, corso Europa 9.






