Archivio for dicembre, 2009

I regali “divertenti” della Fiat e Governo

La Fiat chiude Termini Imerese e ridimensiona  Pomigliano.

Marchionne, amministratore delegato della Fiat, all’incontro con Governo e Sindacati, ha esordito con lingua biforcuta dicendo che: “noi dobbiamo conciliare la responsabilità sociale coi costi industriali”. Tradotto terra, terra. Chiusura di Termini Imerese (stabilimento con 1.500 operai più indotto). Per Pomigliano (qui si parla di 5.000 dipendenti) la fiat ha intenzione di spostare la produzione della nuova Panda.

Le prime reazioni a caldo.

Epifani, segretario della Cgil: “Non ci può essere disparità con le politiche degli altri paesi europei che sostengono molto di più le produzioni nazionali”.

Cremaschi, segretario della Fiom: “Non si apre nessuna trattativa con chi vuole chiudere Termini Imerese”.

Le tute blu in piazza al sit-in a Roma davanti a Montecitorio.

Gli operai, molto arrabbiati  commentano così: … ”a Termini Imerese rischiamo la chiusura. Ma si tratta di scelte che metterebbero in ginocchio un intero territorio. Ho due figli. Una è laureata ma disoccupata. L’unico che porta a casa lo stipendio sono solo io. Ed ora? Lavoriamo di nuovo prima del 31 poi tre settimane di cassa integrazione. E’ davvero durissima. Io da 33 anni che sono in Fiat. Alla mia età che posso fare?”.

Altro operaio: “Sono stato assunto alla Fiat di Pomigliano nel 1989: E’ stato il mio primo lavoro. Ho 45 anni e 4 figli. Mia moglie è disoccupata. Come pensano che possiamo andare avanti? A questa età siamo completamente fuori dal mercato. Troppo giovani per non lavorare, troppo vecchi per trovare un altro impiego”.

Questi sono i regali della Fiat e del Governo. I difensori delle famiglie e del popolo!!

Il Governo cerca di mettere qualche toppa senza proporre uno straccio di piano industriale, in alcuni casi risponde con dure repressioni manganellando con la polizia le numerose proteste che si sviluppano nel paese.

Ai licenziamenti e cassa integrazione, aggiungono le gabbie salariali, i respingimenti dei profughi, la privatizzazione dell’acqua che farà aumentare le tariffe, finanziamenti per la guerra in Afganistan, il raddoppio della base Usa a Vicenza, il ponte sullo stretto di Messina, l’alta velocità, mentre lasciano andare allo sfascio le linee dei pendolari, nuove centrali nucleari senza specificare i siti prima delle elezioni regionali, i blocco dei salari e delle pensioni e l’oscuramento mediatico delle forze della sinistra fuori dal Parlamento.

Di fronte a questa drammatica realtà delle condizioni del paese, il Pd non partecipa al no b day del 5 dicembre scorso, fa una finta opposizione e ripropone un bell’inciucio per salvare Berlusconi dalle sue beghe con la giustizia, mentre continua uno strisciante golpe a tutti livelli, facendo carta straccia della Costituzione.

Con questi “regali” ci sarà molta serenità e gioia nelle categorie sociali a reddito basso. Sarà assicurato il divertimento ai bambini di queste famiglie,

il relax e la tranquillità!

Grazie Fiat e Governo della vostra illimitata generosità.

Ora Israele ammette gli orrori: «Rubati organi ai palestinesi»

Organi da cadaveri senza il consenso dei familiari delle vittime. Canale 2 ha riaperto la questione degli espianti illegali effettuati negli anni ‘90 nell’Istituto di medicina legale di Abu Kabir (Tel Aviv), mandando in onda un’intervista finora sconosciuta con il suo direttore, dottor Yehuda Hiss.Tra le vittime anche palestinesi morti nella seconda intifada, divampata nel settembre 2000.
Alla fine anche le autorità israeliane hanno dovuto ammettere quello che nessuno pensava potesse accadere. E cioè che negli anni ‘90 venivano espiantati organi da cadaveri, anche di palestinesi, senza il permesso delle loro famiglie. Lo scandalo è esploso questo settembre dopo una inchiesta del quotidiano svedese Aftonbladet in cui si denunciava come soldati dell’esercito israeliano avrebbero sequestrato, ucciso e smembrato giovani palestinesi per rivenderne gli organi, a partire dal 1992. La storia, basata su testimonianze di parenti delle vittime e corredata da un reportage fotografico che sembra tratto dalla Terra dei Morti Viventi, aveva scatenato una vera bufera diplomatica tra i due paesi. Il premier Netanyahu si spinse a chiedere al premier svedese una ferma condanna, che quest’ultimo si rifiutò di fare citando la libertà di stampa sancita dalla Costituzione svedese, mentre in Israele scattava il boicottaggio dell’IKEA.
Ora una conferma di quanto veniva denunciato in Svezia arriva grazie ad una intervista al responsabile dell’Istituto di medicina legale Abu Kabir, il dottor Jehuda Hiss. E anche l’esercito israeliano ha confermato con un comunicato questa pratica. Con una postilla che dice: “Ma questa attività si è conclusa una decina di anni fa”.
L’intervista al dottor Hiss venne fatta nel 2000, allora a capo dell’isituto di medicina legale Abu Kabir, a fare le domande una accademica americana Nancy Scheper-Hughes che insegna antropologia all’Università di Berkley in California e che aveva svolto una sua richerca su quanto accadeva in quell’istituto. La professoressa Sheper-Hughes ha deciso di divulgare l’intervista con il dottor Hiss dopo la pubblicazione in Svezia dell’ articolo che accusava l’esercito israeliano di aver prelevato arbitrariamente organi di palestinesi morti nella seconda intifada, divampata nel settembre 2000.
L’intervista al dottor Hiss è stata trasmessa in Israele questo ultimo fine settimana dal canale televisivo Channel 2 e quanto dichiara il medico è sconvolgente. «Abbiamo incominciato a raccogliere le cornea…Quello che facevamo era totalmente non ufficiale. Nessun permesso veniva chiesto ai parenti delle vittime». Il dott. Hiss ammette di aver prelevato dai cadaveri cornee, ossa, organi e pelle. Gli organi prelevati venivano poi consegnati per trapianti a importanti centri medici israeliani e anche alle forze armate, che in particolare avevano bisogno della pelle umana per soccorrere militari ustionati. In particolare la pelle veniva inviata all’ospedale Hadasah di Gerusalemme gestita dai militari.
Nell’intervista Hiss racconta di come i medici mascheravano i prelievi. Ad esempio dopo un prelievo della cornea «incollavamo le palpebre dei cadaveri» e specifica «Non prelevevamo gli occhi da quei corpi che sapevamo che le famiglie avrebbero aperto le palpebre della vittima».
L’intervistatrice ha dichiarato che gli organi venivano prelevati non solo da vittime palestinesi, ma anche da persone indigenti, che non avrebbero potuto protestare. Recentemente sulla stampa era esploso lo scandalo di prelievo di organi da due soldati.
Il ministro della Sanità israeliano interpellato da Channel 2 continua a dichiarare che questo avveniva con il permesso dei parenti, ma dice anche che a quei tempi le direttive sui trapianti «non erano molto chiare» e che negli ultimi 10 anni «l’istituto Abu Kabir ha operato secondo le norme etiche e le leggi israeliane».
Donald Bostrom il giornalista che ha scritto l’inchiesta per il quotidiano svedese, ha raccolto il racconto delle madri di Gaza che vedevano tornare i cadaveri dei loro figli sfigurati e con enormi ciccatrici. Secondo Bostrom Hiss era la chiave per capire cosa stava accadendo. E che all’Istituto Abu Kabir le cose non andassero come dovevano lo si sapeva dal 2004 quando Hiss vene rimosso dall’incarico a causa di irregolarità nelle autopsie su denuncia di familiari di soldati israeliani e palestinesi. Il Procuratore generale di Israele fece cadere le accuse contro Hiss che tornò al suo posto e lavora ancora oggi come capo patologo dell’Istituto.

Simonetta Cossu

Liberazione 22/12/2009

Il Massimo stratega

Ecco di nuovo D’Alema, il “solo” politico che ha la stoffa dello statista di rango, l’uomo che anticipa di tre mosse quelle di amici e avversari, tornare prepotentemente alla ribalta con una nuova, sensazionale trovata, una sorta di «mossa del cavallo», capace di scompaginare le carte, depurare il clima avvelenato in cui si è avvitato lo scontro politico, rimettere in moto una situazione che pareva irrimediabilmente ingessata. E in cosa consisterebbe questa geniale escogitazione partorita dall’eccellentissima mente di Massimo D’Alema? Nulla di più semplice. Basta dare a Berlusconi quello che egli brama: la certezza dell’impunità tramite immunità. Un artifizio che renda certo il premier di non avere più nulla da temere, che lo sottragga all’incubo della «persecuzione giudiziaria», del «complotto» contro di lui ordito da una perfida macchinazione. Una volta recuperata questa personale serenità, Berlusconi abbandonerebbe ogni propensione paragolpista (anzi: vi è mai stata in lui una simile tentazione?), ogni velleità da caudillo, per disporsi ad un dialogo serio, ad una riabilitazione della politica come confronto democratico di idee e di programmi. Di più: alla costruzione condivisa – e non più di parte – di nuove riforme istituzionali.
D’Alema, dunque, suppone che una volta offerto, in qualsivoglia modo («non ha importanza di che colore è il gatto pur che prenda i topi») il salvacondotto a Berlusconi, la compulsiva, distruttiva crociata che questi ha scatenato, nell’ordine, contro l’impianto egualitario della Costituzione, contro lo stato di diritto, contro l’indipendenza della magistratura, contro la libertà dell’informazione, contro tutti gli organi di garanzia, si dissolva come neve al sole. Improvvisamente, il caudillo diventerebbe un agnello mansueto e – una volta convertito alle regole della democrazia – darebbe il suo consenso a metter mano al colossale conflitto di interessi che si incarna nella sua persona, inaugurerebbe una nuova primavera parlamentare, togliendo i sigilli alle Camere oggi ridotte a simulacri del potere legislativo.
A quel punto, magicamente, prenderebbe l’abbrivio il confronto sulle riforme, quelle sociali in particolare. Giulio Tremonti smetterebbe di flirtare con gli evasori, rinuncerebbe alla proroga dello scudo fiscale e aprirebbe i cordoni della borsa, non più per regalare prebende agli industriali, ma per rilanciare l’esangue sistema degli ammortizzatori sociali; Roberto Maroni inaugurerebbe una stagione di accoglienza, relegando nel dimenticatoio le misure da pogrom razzista e mettendo mano ad una seria modifica della legislazione in materia di immigrazione e di sicurezza; (…)

(…) Maria Stella Gelmini riaprirebbe il confronto con studenti, insegnanti, genitori per tentare un rilancio della scuola pubblica, dell’università e della ricerca. Con analogo spirito costruttivo, Angelino Alfano riafferrerebbe il filo del dialogo con la magistratura e proverebbe ad occuparsi davvero del diritto di ogni cittadino ad una giustizia rapida e garantista; Maurizio Sacconi abbandonerebbe la forsennata vis demolitoria contro ciò che rimane del welfare e contro il sindacato per ricostruire qualcosa che somigli ad un sistema di protezione sociale; Ignazio La Russa, da par suo, istruirebbe una discussione sino ad ora mai fatta sulla presenza dei soldati italiani nei vari teatri di guerra, per ragionare su una possibile exit-strategy e restituire un senso all’art. 11 della Costituzione. Questo ed altro ancora D’Alema immagina potersi verificare una volta baipassata la singolar tenzone con Berlusconi? E se, invece, non si tratta di questo, in cosa davvero consiste il compromesso (diciamolo in modo elegante) di cui parla l’immarcescibile «baffino»?

Dino Greco

Liberazione 22/12/2009

Blob – Il Film Viola

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E’ Natale, suggerimenti per un menù vegano

E’ Natale, suggerimenti per un menù vegano

Massimo Filippi

Antipasto.
Nonostante mangiamo in media tre volte al giorno, l’alimentazione è comunemente considerata un aspetto extra-morale della nostra vita. Ma le cose stanno davvero così?

Primi.
C’è stato un tempo in cui non pensavamo di essere i primi, ma in cui vivevamo, da raccoglitori, in armonia con il resto del vivente. Di questo è inconfutabile testimonianza il nostro organismo che, dalle dimensioni dell’intestino alla morfologia dei denti, dagli enzimi della saliva all’anatomia della mandibola, ci parla della nostra origine non-carnivora. Oggi, al contrario, nessuna specie animale sfugge al nostro palato. Questo, unitamente all’abnorme crescita demografica umana, fa sì che nel mondo ogni anno siano uccisi circa 50 miliardi di animali a scopi alimentari. Ma la tragedia inizia ben prima dell’arrivo al mattatoio con le galline ovaiole e i vitelli da carne bianca costretti per i pochi mesi della loro misera vita alla più assoluta immobilità, con i pulcini maschi stritolati vivi appena nati perché inservibili alla produzione delle uova, con i maiali bloccati in minuscole gabbie di contenzione per allattare i loro piccoli, con le mucche da latte continuamente ingravidate e private della loro prole, con tutti quegli esseri a cui vengono strappati denti, becchi, code, testicoli per far sì che non si amputino da soli nell’inferno della loro desolazione. Fermarsi a riflettere per qualche secondo su questo incubo dovrebbe convincerci che, in effetti, sedersi a tavola non è affatto una questione extra-morale.

Secondi di carne.
Il mangiar carne è l’emblema dell’epoca del consumatore onnivoro che divora insieme agli altri animali il pianeta (di cui la dieta carnea favorisce la desertificazione e l’inquinamento), lo strato di ozono (gli allevamenti contribuiscono significativamente alla produzione di gas serra), le riserve idriche ed energetiche (che vengono dissipate in notevole quantità nella filiera della carne) e gli abitanti del cosiddetto Terzo Mondo (che coltivano le loro terre per alimentare gli animali d’allevamento del Primo Mondo). In altre parole, esistono i secondi di carne perché esiste un’élite che, per le caratteristiche dissipatorie del sistema, non può che essere sempre più esclusiva ed escludente.

Secondi di pesce.
«Pesce grande mangia pesce piccolo» è uno dei modi in cui spesso si presume di mostrare che la dieta vegana sia qualcosa di irragionevole. Il che significa che partendo da una assunzione sbagliata – è sempre stato così – si arriva a giustificare la peggiore delle leggi che abbiamo potuto partorire: la legge del più forte.

Contorni.
«Ma anche i vegetali soffrono!» è un’altra delle obiezioni mosse alla dieta vegana, obiezione che non considera che chi mangia animali ingrassati con vegetali di fatto si ciba di entrambi e che la natura sarebbe insensata se avesse previsto organismi capaci di provare dolore ma incapaci di muoversi per poterlo evitare.

Frutta.
Storicamente, abbiamo sempre risposto alle crisi ecologiche con un’intensificazione della produzione, grazie al fatto che si potevano “esportare” altrove gli “effetti collaterali” della crescita. Nel villaggio globale odierno, è impossibile pensare di rispondere all’immane crisi ecologica attuale – di cui il consumo di alimenti di origine animale è una componente di tutto riguardo – seguendo l’approccio tradizionale e sarebbe antidemocratico se volessimo continuare a limitare la dieta onnivora ad una esigua minoranza degli abitanti umani del pianeta. Ovvero: siamo alla frutta.

Dolce.
Conosciamo il salato – il conto che stiamo per pagare per l’indecoroso pranzo che da millenni portiamo avanti ai danni del vivente -, conosciamo l’amaro – della morte e del dolore che abbiamo incrementato a dismisura -, ma abbiamo poca dimestichezza con il dolce. La dieta vegana è parte della dolcezza a venire perché introduce l’etica in prima persona – «Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo» (Gandhi). Un’etica in prima persona che, naturalmente e immediatamente, passa dall’io ad un nuovo “noi”: il veganesimo è un altro modo di dire quanto sostenuto da Camus: «Mi rivolto, dunque siamo».

liberazione animale 17/12/2009

Messaggio di Giorgio Riolo

Punto Rosso

Care, cari,
mi permetto di inviare a tutti voi questo messaggio, approfittando del messaggio di Vladimiro. Ancora una volta debbo (e voglio) sottolineare il sentirmi onorato di condividere con voi un impegno, una scelta di vita, un lavoro indispensabile.
Grazie ancora per la vostra abnegazione e il vostro aiuto.
Credo che, tra le tante amarezze e smentite che ci vengono dal contesto generale, il far parte di una comunità di esseri umani che ricercano qualcosa di più alto e di più vasto oltre la propria sfera personale costituisca un pezzo della felicità. E che cos’è la militanza culturale e politica, il socialismo, il comunismo ecc. se non l’individuale e collettiva ricerca della felicità?
Un abbraccio e tanti auguri a tutte le compagne e tutti i compagni del
Punto Rosso e del Prc di Vigevano.

Giorgio Riolo

Pranzo per autofinaziamento Punto rosso

IMG_0376La sezione Punto Rosso “Rosa Luxemburg” di Vigevano,

ringrazia i compagni e le compagne che si sono impegnati e che hanno partecipato al pranzo di domenica 20 dicembre per finanziare il Punto Rosso Nazionale.

Possiamo considerare ben riuscita l’iniziativa per la numerosa partecipazione e sottoscrizione ricevuta.

Grazie in particolare a Carla e Antonio.

Grazie al nostro  musicista Alessandro.

E grazie a Giorgio Riolo, sempre molto apprezzato e condiviso il suo appassionato intervento. Bravo Giorgio!!

Sez. “Rosa Luxemburg”

Punto rosso

Vigevano

Numeri vincenti della lotteria Punto rosso

palline_per_lotteria

Al termine del pranzo in rosso alla coop Portalupi

(Fraz. Sforzesca – Vigevano)

di domenica 20 dicembre, sono stati estratti i seguenti numeri vincenti dei 5 premi in palio:

 Primo premio n° 88

Secondo premio n° 18

Terzo premio n° 9

Quarto premio n° 12

Quinto premio n° 73

L’associazione culturale  Punto Rosso “Rosa Luxemburg” sez. di Vigevano, ringrazia calorosamente tutti i partecipanti e augura buone feste.

Nucleare: “Golpe” in piena regole del governo

Nucleare: “Golpe” in piena regole del governo

“La lista delle centrali nucleari c’è e chi lo nega è in malafede. Può non essere al 100% quella resa nota ma il fatto che, nel più pieno segreto delle stanze del potere, il Governo abbia già individuato i siti è una cosa assodata.

Il Governo, ‘manu militari’, con un ‘golpe’ in piena regola, quindi, si prepara ad imporre il nucleare, su cui i cittadini italiani si sono già espressi, con tanto di Referendum. Invitiamo tutte le istituzioni locali ad approvare immeditatamente ordini del giorno e provvedimenti ad hoc che esprimino totale contrarietà all’installazione di centrali nucleari sul loro territorio, in linea con il comune sentire delle popolazioni”. E’ quanto afferma Claudio Saroufim, responsabile ambiente del PdCI – Federazione della sinistra.

Scritto da Da Ufficiostampa PdCI

Al Pirellone esplode la questione morale.

 Formigoni ritiri la delega a  Prosperini.

Pier Gianni Prosperini

Dichiarazione di Luciano Muhlbauer, capogruppo regionale Prc.

Milano, 17 dicembre 2009

Al di là di quello che accerterà la magistratura, risulta evidente che l’arresto dell’Assessore Prosperini riapre in Lombardia una questione morale grande come una casa, figlia di 15 anni di occupazione continua del potere da parte di Formigoni e del centrodestra, con una crescente commistione tra affari pubblici e privati. 

Proprio per questo e per la gravità delle accuse e dei riscontri mostrati dal Gip, vi è una improrogabile necessità di parole e atti inequivocabili da parte del Presidente della Regione. E i primi atti urgenti e doverosi sono la revoca della delega Giovani, Sport, Turismo e Sicurezza a Pier Gianni Prosperini, nonché la sospensione in via cautelare del direttore generale e l’apertura di un’indagine interna.

Ci aspettiamo pertanto che domani il Presidente Formigoni si presenti in Aula consiliare per annunciare questi provvedimenti.

Non vogliamo nemmeno immaginare che si voglia ripetere l’atteggiamento indecoroso e irresponsabile tenuto questa mattina: il Presidente era assente dall’Aula, ufficialmente perché doveva inaugurare il nuovo reparto di un ospedale, in realtà perché stava tenendo una conferenza stampa qualche piano più su, criticando la magistratura per l’arresto “non sufficientemente motivato”.

Ma se il centrodestra vorrà replicare l’atteggiamento di oggi, limitandosi ad esprimere solidarietà a Prosperini, ebbene, lo diciamo chiaro e forte, che nessuno ci chieda più di abbassare i toni.

Riteniamo infatti determinante l’atteggiamento che si vorrà assumere sulla vicenda Prosperini, poiché è il fedele specchio della confusione tra interesse generale e interesse privato che regna al Pirellone.

Intervenire, sul piano politico, culturale ed amministrativo, per ristabilire moralità e, dunque, separazione tra pubblico e privato, è oggi in Regione Lombardia una priorità assoluta. Non sappiamo se Formigoni abbia la volontà o la possibilità di farlo, visto che siede sulla stessa poltrona da 15 anni e si candida ora per il ventennio. Ma sappiamo che non c’è alternativa, a meno che non si voglia che l’istituzione venga sommersa dagli avvisi di garanzia e dalla perdita di credibilità.

17 dicembre 2009