(Un’anziana signora si prepara ad uscire, si veste a strati, sta per aprire la porta e ritorna a cercare la sciarpa, poi una volta uscita rientra a prendere l’ombrello. Quando esce la seconda volta trova una donna che sta suonando il campanello).
Anziana. Chi cerca?
Giovane. La signora Lombardi.
Anziana. Sono io, perché mi cerca?
Giovane. Mi manda suo figlio, posso entrare?
Anziana. Non vede che sto uscendo? Sono già in ritardo. Torni un’altra volta, anzi non torni più e se vede mio figlio gli dica di venire lui, che non viene mai a trovarmi.
Giovane. Ma se mi ha detto che è stato qui appena ieri…
Anziana. Vuole saperne più di me? Che cos’è l’amante di mio figlio?
Giovane. Cosa dice? Lavoro per lui, come domestica e adesso…
Anziana. Adesso lasciami andare, non vedi che sono vestita per uscire e non ti ho già detto che sono in ritardo?
Giovane. Ma dove va? Guardi che nevica, può essere pericoloso.
Anziana. E a te che cosa te ne frega?
Giovane. Sono venuta per aiutarla.
Anziana. Guarda che io non ho bisogno del tuo aiuto e dell’aiuto di nessuno. E poi te non è che per caso sei straniera?
Giovane. Sì perché è un problema per lei?
Anziana. Io l’avevo capito subito dall’accento, e di dove sei, non sarai mica una mussulmana araba?
Giovane. No sono una cristiana ucraina.
Anziana. Cristiana, ma non sono tutti atei lì da voi?
Giovane. Non tutti, la mia famiglia no e adesso dopo la fine dell’Unione Sovietica c’è stato un ritorno nelle chiese.
Anziana. Qui invece… negli ultimi anni siamo diventati tutti miscredenti. Tra un po’ diventiamo tutti mussulmani, sai che vogliono costruire una moschea qui nel quartiere?
Giovane. Ma non c’è la libertà religiosa in Italia?
Anziana. Scusa ma te sei cristiana o no? Ah ho capito sei ortodossa.
Giovane. Sì perché non va bene? Siamo sempre cristiani.
Anziana. E allora perché non fate niente contro questa ondata di miscredenti?
Giovane. Perché io sono abituata a vivere con atei, e persone di altre religioni. Pensi che nella mia città vivevo nel quartiere ebraico.
Anziana. Perché ci sono ancora gli ebrei in Russia, non sono stati massacrati dai tedeschi e i pochi rimasti non sono andati in Israele?
Giovane. Sì, vedo che lei signora conosce la storia, ma non tutti sono partiti, anzi alcuni sono tornati, non riuscivano a vivere in un paese sempre in guerra.
Anziana. E te perché non torni, cosa ci fai qui in Italia?
Giovane.(avvicinandosi alla porta) Se mi fa entrare glielo spiego.
Anziana. (chiudendo a chiave la porta dall’esterno) No, no lasciami andare, ho già capito che di te non c’è mica troppo da fidarsi.
Giovane. Gliel’ho già detto mi manda suo figlio. Ah, dimenticavo aveva detto di chiamarlo al telefono per… come si dice in italiano… sicurarla.
Anziana. Rassicurarla, si dice, impara a parlare italiano se vuoi fermarti in Italia. Io vi farei a tutti un esame prima di darvi il permesso di… com’è che si dice… il permesso di fermata.
Giovane. Si dice permesso di soggiorno, signora…
Anziana. (riaprendo la porta) Adesso lo chiamo, guarda quanto tempo mi fai perdere!
(entra in casa, chiude la porta a chiave, vicino alla soglia c’è il telefono, compone un numero e chiama il figlio)
Alfio, sei tu? Cos’è questa storia della straniera? Mi mandi gli stranieri in casa, ma sei matto di questi tempi. E poi se mi rubavano…
…(dopo qualche istante)
no non l’ho mandata via, è qui fuori
…
fuori della porta. Volevi mica che la facevo entrare, una sconosciuta.
…
no io non ho bisogno di nessuno, me la cavo benissimo da sola.
…
e allora fammi venire a casa tua, con tutte quelle stanze che hai.
…
i bambini li metti a dormire assieme.
…
lo so anch’io che sono già grandi e uno è un maschio e uno una femmina, ma possono stare anche assieme per far posto alla nonna.
…
di’ la verità è quella perfida di tua moglie che ti ha messo in testa questa cosa.
…
ah la paghi tu? Ma non va bene lo stesso. Io voglio la mia indipendenza.
…
ma deve dormire qui da me? Una sconosciuta?
…
se non vieni te, io non la faccio entrare, altrochè dormire!
(riapre la porta)
Ma sei ancora qui? Torna dopo, quando viene mio figlio, adesso devo uscire.
Giovane. Va bene, lo aspetto qui. Dove deve andare?
Anziana. Ma a fare la spesa no? Oh ho dimenticata la borsa, sai io uso quella di tela non voglio riempire la casa di plastica (riapre la porta e rientra accostando la porta, dopo un attimo esce)
Giovane. Brava! Vuole che l’accompagni, così l’aiuto a portare la borsa.
Anziana. Non è che poi ti fai comperare qualcosa per te. Sei sposata, hai figli?
Giovane. Sì sono sposata e ho due ragazzi grandi come i suoi nipoti, la femmina ha 16 anni e il maschio 14.
Anziana. Così giovane dei figli così vecchi, ma quando ti sei sposata?
Giovane. A 18 anni. Per fortuna, così i miei figli sono già grandi e possono cavarsela da soli.
Anziana. Perché lì hai lasciati di là? E tuo marito è qui o hai divorziato?
Giovane. No non ho divorziato, lui sta con i ragazzi, ma ha un lavoro precario e allora li aiuto io dall’Italia.
Anziana. Anche qui ci sono un mucchio di precari e mica vanno all’estero a rubare il lavoro.
Giovane. Allora vuole una badante italiana, in regola con i contributi e tutto?
Anziana. Ecco che l’hai detta la parolina. Una badante. L’avevo capito, non sono mica scema. Mio figlio mi vuole mettere in casa una badante. Una badante straniera, una badante che ha abbandonato la famiglia.
Giovane. Non ho abbandonato la famiglia, l’aiuto da lontano. Quando mio marito trova un lavoro fisso ritorno. Adesso entriamo, non lo dico per me, ma per lei: vuole aspettare suo figlio qui in piedi al freddo?
Anziana. Io non ho mica problemi, non sono vecchia. L’ho detto anche a mio figlio, non ho bisogno della badante, al massimo qualcuno che mi faccia i mestieri e la spesa.
Giovane. Io sono qui per questo.
Anziana. Guarda che io me la sono sempre cavata da sola. Mi è morto il marito in guerra, io avevo il figlio piccolo e l’ho tirato su da sola, lavorando e tutto.
Giovane. Anche mio nonno è morto in guerra e suo marito dove che è stato ucciso?
Anziana. In Russia, magari me l’avete ammazzato voi.
Giovane. Allora vede che anche voi italiani siete venuti nel mio paese? A portare la guerra! E noi non possiamo venire in Italia in pace?
Anziana. Di che zona della Russia sei?
Giovane. Le ho già detto che sono ucraina non russa, vengo da Kharkov.
Anziana. Carcov?! È proprio vero che il mondo è piccolo: ci è stato anche mio marito, è proprio da lì che mi ha scritto l’ultima lettera. Aspetta la vado a prendere e te la leggo. (entra in casa lasciando però la porta aperta, la giovane sbircia in casa e poi in fretta ritorna sul pianerottolo quando vede la anziana ritornare)
Eccola, la tengo sempre a portata di mano, ogni tanto la rileggo e mi viene da piangere. Ora te la leggo e vedrai che ti commuovi anche te:
“8-12-42. Carissima Nives, rispondo alla tua del 21-11. Sono felice che il nostro Alfio cresca forte e in salute. Penso sempre a te che devi arrangiarti da sola col bambino piccolo. Ti chiedo ancora una volta di andare ad abitare da mia mamma, che sarebbe ben contenta. Ma so che tu sei risoluta…”
Giovane. Che cosa vuol dire questa parola, non la capisco.
Anziana. Un po’ tosta, come dicono i miei nipoti. Io volevo essere indipendente, come sempre nella vita. Ma anche te mi sembra che sei un po’… tosta. Vado avanti?
(la straniera fa cenno di sì)
“… risoluta e vorrai arrangiarti da sola. Quanto vorrei che questa guerra finisse domani! Mi chiedi come passo le giornate e dove sono alloggiato. Per ora non mi posso lamentare sono nelle retrovie e nella città di Carcov. Una bella città, almeno fino alla guerra, ora è quasi tutta distrutta. La gente è scomparsa, e se c’è non esce dalle case, si vedono solo poche russe andare a un povero mercato tra le macerie. Ieri ci sono andato anch’io, da mangiare ce ne abbiamo – non mandare più pacchi – ma per il freddo non bastano mai i vestiti. Qui si trovano pelli di pecora e di capra ancora da conciare. Roba fine no. Al mercato ho comperato una piccola pelle nera di agnello e la tengo addosso come pettorina. Pensa che la donna anziana da cui l’ho presa si è accontentata di un po’ di roba da mangiare e continuava a ringraziarmi, con tutto che combattiamo magari contro suo marito e i suoi figli. Che miseria!! Domani torno al mercato e se c’è ancora compero qualche cosetta da mandarti a casa. Il freddo, la neve e il ghiaccio di qui non te li immagini neanche. Ma non mandare più il grasso anticongelante, l’abbiamo e tutti l’adoperano. Siamo qui: ma la finiremo presto. Se passa l’inverno se ne accorgerà Stalin che legnate…”
Scusi, neh!
Giovane. Di che cosa?
Anziana. Per il vostro Stalin.
Giovane. No, anzi, ma anche voi in Italia non è che eravate più liberi.
Anziana. Noi non ci lamentavamo, se non c’era la guerra… Adesso ti leggo il finale della lettera, sentirai che bella: “Io sto bene, ho da mangiare, da bere, da stare al caldo. Mentre ti scrivo sai che faccio? Sgranocchio semi di girasole arrostiti: è un vizio preso qui, ma non ne ho altri. Non mi manca niente, e per ora non mi fanno combattere. No mi mancate voi due e tanto, troppo. Nives parla ad Alfio del suo papà, adesso dovrebbe incominciare a capire. Quasi non l’ho conosciuto, è già più lunga la sua vita senza di me che quella che ha fatto con me. E con te, amore mio, quanto abbiamo potuto godere del nostro matrimonio? Ma non facciamoci prendere dalla tristezza, questi brutti giorni saranno presto solo un ricordo. Bacioni grossi grossi il tuo, il vostro Claudio”.
Mi viene ancora da piangere quando la leggo, bella no?
Giovane. Sì, molto bella e commovente, e poi non ne ha mandate più?
Anziana. No, è stata proprio l’ultima, poi non ho saputo più niente per un pezzo. Dopo la guerra è venuto uno della sua compagnia a trovarmi e mi ha raccontato che è morto il primo giorno che l’hanno mandato in trincea. Così, poverino, almeno non ha sofferto, sai che tragedia nella ritirata!
Giovane. Anche nella avanzata!
Anziana. E quel suo amico lì mi ha portato anche una foto che avevano fatto assieme proprio a Carcov, entra, entra che te la faccio vedere.
(la giovane entra, l’anziana le mostra una foto)
Magari conosci il posto.
Giovane. Sì, qui sono davanti alla sinagoga, e qui è dove abito io, vede quelle macerie? Hanno costruito un condominio, i miei stanno ancora lì.
Anziana. Siediti, raccontami un po’ di Carcov…