Archivio for gennaio, 2010

Spettacoli di Cantosociale per la giornata della MEMORIA

Piero Carcano
Piero Carcano

I  CANTOSOCIALE

27 gennaio ore 10.30  MORTARA ( PV)  auditorim istituto “A.OMODEO”

29 GENNAIO ORE 21.00  BUSSERO (MI0) AUDITORIUM BIBLIOTECA  VIA GODFREDO

30 GENNAIO ORE 21.00  CERANO (NO)  SALA -TEATRO  CRESPI  P.LE DEI LAVORATORI

4 GENNAIO   ORE  21.00    BERNAREGGIO(MI)  TEATRO COMUNALE

6 GENNAIO  ORE  21.00  PREGNANA MILANESE(MI)  AUDITORIUM

GIORNATA DELLA MEMORIA 2010

I C A N T O S O C I A L E
P r e s e n t a n o
DAI CAMPI DEL DOLORE

Storie, Canti, Musiche, Memorie di Deportazione
————————–
” Poiché grazie a Dio abbiamo avuto a Dachau alcune giornate di gelo ,
abbiamo finalmente potuto risolvere il problema degli esperimenti di sopravvivenza di soggetti esposti
all’aria aperta a temperature bassissime. I soggetti immersi in acqua a temperatura da 2° a 10° sono stati poi
lasciati all’aperto a temperature di diversi gradi sotto lo zero….Per più di 260 esperimenti ho registrato 98 casi mortali… in alcuni casi i soggetti, per lo più prigionieri russi o di razza zingara, sono sopravvissuti contro ogni ragionevole previsione”
..dal Rapporto provvisorio concernente gli esperimenti di ipotermia nel campo
di Dachau”
inviata dal resp Dr Rascher ad Himmler 4 Aprile 1943.
———————————

CARCANO Piero

voce recitante, canto, animazione, percussioni, kazoo…

GRISOLIA Vittorio

violino, mandolino, flauti etnici, ocarine, baghèt, armonica a bocca …

ROTA Gianni

chitarra acustica, flauto traverso, voce, percussioni…

BURATTI Davide

contrabbasso, basso elettrico, voce

ANZALDI Cristian

chitarra classica, elettrica, fisarmonica, banjo, percussioni,voce …

pierocarcano3@tiscali.it. tel 3335740348 www.cantosociale.it
————————————————————————–
Collaborazione di Ass Cult. ALAMBRADO -Archivio di Storia Orale “Fiorella
Scaglioli”

IL gruppo dei CANTOSOCIALE in collaborazione con l’associazione culturale
ALAMBRADO e l’ archivio di storia Orale e Popolare “Fiorella Scaglioli” presenta DAI CAMPI DEL
DOLORE un concerto-

testimonianza in memoria e per tener viva la memoria dell’Olocausto e le
vittime dei Lager Lo
spettacolo che è al secondo anno di repliche dopo essere stato rappresentato
in numerosi centri
del
nord Italia è costituito da un percorso narrativo musicale attarverso la
cattura, il viaggio,
la
vita nei campi di concentramento caratterizzato dall’orrore e talvolta dalla
speranza. Il
lavoro
massacrante , la fame , la paura, la morte. Emergono dalle storie dalle
testimonianze che sono
l’
essenza dei monologhi che insieme alle brevi letture di poesie danno l’incipit
a canti e
canzoni
.
Le testimonianze sono frutto di ricerche sul filo della memoria e del
racconto orale in linea
con
il lavoro che accompagna da sempre i Cantosociale. I canti provengono in
gran parte dai lager e
sono spesso frutto di rifacimenti di canzoni d’epoca,popolari e militari, di
melodie che
venivano
cantate addirittura dagli stessi aguzzini delle SS e venivano poi riproposte
dai deportati con
nuovi testi dissacranti. forti da testimonianze, poesie che entrano nei
monologhi e soprattutto
da
canti e canzoni.. Canti divenuti in gran parte simbolo in diverse
nazioni,dell’opposizione all’
occupazione nazista;capaci di aggregare persino accompagnare talvolta atti
di ribellione.
Alcuni
canti sono in forma di preghiera corale, per infondere speranza e forza
morale a dispetto delle
condizioni tragiche in cui si era costretti vivere. Versi di incredibile
forza riescono a
parlare
d’amore a dispetto dell’orrore, come la “Ninnananna del crematorio” scritta da
un deportato
costretto
a portare il cadavere del proprio figlio e della moglie dalla camera a gas
all’inceneritore.
altri addirittura riescono ad ironizzare anche sulle camere a gas. Non
mancheranno musiche
della
tradizione popolare yddish e zingara .In particolare alcuni brani
riguarderanno
specificatamente
il
popolo dei Rom e le altre vittime della follia nazista : disabili, malati di
mente, e
perseguitati
politico sindacali e religiosi.Per questo sono state appositamente
recuperate dall’oblio alcune
canzoni d’autore appositamente riarrangiate ,come del resto gli altri brani
di repertorio. Tra
queste “Se il cielo fosse bianco di carta” di Ivan Della Mea, un omaggio all’autore
recentemente
scomparso tratto dalla lettera del ragazzo galiziano Chaim lanciata oltre il
filo spinato del
lager
di Pustkow e straniera come “Yellow Triangle”del cantautore irlandese
Christy Moore sui diversi
triangoli cuciti sui cappotti che contraddistinguevano le diverse categorie
di deportati e
“Tredici
milioni di uomini ” dei Cantacronache sul pesante fardello che hanno
sopportato e sopportano i
sopravvissuti al genocidio del popolo ebraico.

Musiche e canzoni originali dei Cantosociale infine riporteranno alla giusta
attenzione anche
le
vicende degli I. M. I., gli internati militari italiani catturati e
costretti al lavoro coatto
nei
campi dai nazifascismi, il loro rifiuto ad aderire al nazifascismo dopo l’8
settembre li
obbligherà
a umiliazioni, lavoro duro e soprattutto la fame e per molti oltre 60.000 su
600.000 li porterà
alla morte.

Taglio del 30% del Fondo Ricerca.

 
 
Istituto Nazionale di Tumori - Milano

Istituto Nazionale dei Tumori - Milano

 
 

COMUNICATO STAMPA

  

ISTITUTO TUMORI DI MILANO, TAGLIO DEI FONDI PREOCCUPANTE.

PRC LOMBARDIA A FIANCO DEI LAVORATORI IN STATO DI AGITAZIONE.

  

Dichiarazione di Pippo Torri, commissione Sanità del Prc Lombardia

  

 

Milano, 22 gennaio 2010

 

Rifondazione comunista è a fianco dei lavoratori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, che hanno dichiarato lo stato di agitazione di fronte ai gravi pericoli inerenti il futuro di questa importante struttura e del suo personale di ricerca.

 

Il drastico taglio di oltre il 30% del Fondo della Ricerca corrente deciso dal Ministero della salute è oggi insufficiente a coprire i costi del personale di ruolo e rende quindi impossibile coprire il fabbisogno dell’attività di ricerca.

 

Inoltre, a breve termine, prima del trasferimento definitivo all’ospedale Sacco di Vialba,  è previsto lo spostamento dei laboratori di ricerca alla ex Siemens di via Amadeo, con conseguenze pesanti anche sulla qualità della ricerca, che viene separata dall’attività di ricovero.

 

Da parte nostra, ci impegniamo a porre con urgenza il problema della prospettiva dell’Istituto, per salvaguardare e sviluppare questa importante esperienza della sanità lombarda.

 

 

*******************

Ufficio Stampa Prc Lombardia

Cell.: 338.1306932 – Tel.: 02.67482070

www.prclombardia.it

 

40.000 gatti

Liberazione 24 - 01 - 2010
Liberazione 24 – 01 – 2010

40.000 gatti

di Maurizio Pagliassotti

su Liberazione del 24/01/2010

Imponente manifestazione No-Tav in Val di Susa. Moltissimi fra la
popolazione valligiana, centinaia fra sindaci e amministratori. Ferrero, in
corteo con tutto il Prc piemontese: «E’ la migliore risposta a chi si
aspettava quattro gatti». Slogan contro il sindaco di Torino, Sergio
Chiamparino, promotore dell’appuntamento Pro-Tav di oggi al Lingotto.
Nicoletta Dosio (leader del movimento): «Quando i cittadini decidono di
essere protagonisti delle loro vite nessuna scelta pu essere imposta»

L’ultimo chiodo sulla bara della Tav è stato piantato ieri pomeriggio a
Susa. La vicenda ormai è chiusa, chi deve farsene una ragione cerchi di
superare il lutto in fretta. Quarantamila persone hanno marciato per oltre
quattro chilometri dal presidio posizionato lungo la statale 25 fino a Susa.
La questura sostiene che i partecipanti erano ventimila. Con la media del
pollo vengono trentamila, e con trentamila persone incazzate non si apre
Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero: «è la migliore risposta a chi
diceva che sarebbero stati quattro gatti» nemmeno il buco di un tombino. Un
fiume umano che non si vedeva dall’otto dicembre 2005, giorno rimasto famoso
come la riconquista di Venaus. Oggi come allora la vai Susa ha dato prova di
una compattezza, addirittura sorprendente. Giovani, anziani, carrozzine,
muli, cani, 11 portavoce della Val di Susa docenti universitari, trattori,
operai, sindacalisti, sindaci, intellettuali, innamorati-amanti,
innamorati-sposati, cattolici, atei, omosessuali, professori, commercianti,
convinti, dubbiosi che sono diventati convinti… In poche parole un popolo.
Una massa critica che ha sfilato allegramente, tutti dietro lo striscione
recante la scritta: La valle che resiste. NoTav . In prima fila tutto il Prc
piemontese ed il segretario nazionale Paolo Ferrero. Una scelta di coerenza
che incontra il favore dei manifestanti ma ovviamente scatenerà gli
isterismi del partito trasversale del tondino. E’ un problema loro. «Il
messaggio che esce da questo corteo non è di per sé una novità ha detto il
portavoce della Federazione della sinistra Ferrero perché è noto da anni che
questo territorio ha sviluppato nel tempo competenza e compattezza. Da
questo punto di vista non c’è differenza ti- spetto al 2005. I val susini
erano convinti al tempo della totale inutilità dell’opera e ancor pi io sono
ora. Qpesta è la migliore risposta – ha concluso Ferrero – a chi diceva che
saremmo stati quattro gatti». Per tutto il percorso Nicoletta. Dosio, leader
del movimento e cuore del Prc in VaI Su- sa, ha portato lo striscione:
«Opesta è la vera marcia dei quarantamila. La Val Susa non affetta di un
passo e dimostra che quando i cittadini decidono di essere protagonisti
delle loro vi- te nessuna scelta pu essere imposta. Il no alla Tav è sempre
pi forte e radicato e nessuna assemblea di condominio bipartisan riuscirà a
convincere questa valle . Noi oggi ci rivolgiamo con una sola voce a tutto
il paese e diciamo: il Tav non è un problema della Val Susa, bensì è una
peste per tutto il paese, perché ruba risorse ai treni per i pendolari, alla
sanità e alla scuola che crolla a pezzi». Il corteo è partito alle due del
pomeriggio ed al primo colpo d’occhio appariva già imponente. Sia da sud,
Bussoleno, che da nord, Susa città, proveniva gente a piedi che aveva
parcheggiato le auto a quattro-cinque chilometri di distanza dal luogo di
partenza. Nella folla pi le presenze che le assenze. Praticamente al
completo tutta la Comunità Montana e anche il suo presidente Sandro Piano:
«Una manifestazione democratica ben riuscita nella tradizione delle grandi
manifestazioni del mondo No Tav. Se dopo quattro anni si registra la
presenza di tutte queste persone e la necessità di procedere ai sondaggi
schierando le forze dell’ordine vuoI dire che qualche criticità c’è ancora.
Noi stiamo riproponendo un metodo diverso – ha concluso – la presenza
nell’osservatorio di politici, non solo di tecnici perché le scelte da fare
sono anche politiche». Presente anche Giorgio Airaudo, responsabile
provinciale della Fiom: «Queste grandi opere non rispondono alla richiesta
del mondo dei lavoro di investimenti in settori innovativi. E’ una logica
vecchia che non crea sviluppo e spreca risorse. La crisi economica chiede
risposte che il progetto Alta velocità non pu dare perché manifestamente
inutile». Il clima generale è stato sempre allegro ed una forte euforia ha
attraversato il corteo per tutto il tempo della manifestazione, circa
quattro ore. Il serpentone si è allungato per dmeno cinque chilometri e
quando la testa entrava in Susa la coda si trovava ancora al presidio di
partenza. E’ chiaro quindi che dietro lo zoccolo duro, tremila-cinquemila
irriducibili, esiste una massa che mal sopporta i mezzucci messi in pratica
in questi giomi: blitz nottumi, militarizzazione dei cantieri e della valle,
silenzio imposto ai rappresentanti politici e tecnici critici rispetto
l’opera. Assente, purtroppo, Antonio Ferrentino. Ora, l’ex leader Notav,
rischia politicamente perché non ha dimostrato nei fatti di aver portato con
sé i valsusini lungo la linea del dialogo. E’ un leader sì, ma se senza
popolo perché la val Susa, come ha detto Vittorio Agnoletto, «dimostra che
la Tav non si farà mai». Chiusa la partita in val Susa si apre quella
torinese odierna dell’incontro pro opera. Una grande novità che in realtà è
l’ennesima riproposizione mediatica di una schema consolidato, quello del
siamo tutti d’accordo. La prima volta fu nel 1999 e anche allora i
protagonisti favorevoli all’opera erano quelli di oggi. Anzi, al tempo erano
ancora pi forti perché seduti in platea c’erano anche Umberto Agnelli,
Pininfarima. Altri tempi, tempi in cui la Tav era ancora un rischio serio. I
cani da guardia che vogliono a tutti i costi il megatunnel si incontrano
quindi oggi blindatissimi al Lingotto di Torino. Ai questi cani da guardia
del partito degli affari ieri il popolo Notav ha detto a cuccia.

No tav. 40mila.

(clicca sul link per vedere il video): 40mila no tav

L’Est alla porta

2guerr27(Un’anziana signora si prepara ad uscire, si veste a strati, sta per aprire la porta e ritorna a cercare la sciarpa, poi una volta uscita rientra a prendere l’ombrello. Quando esce la seconda volta trova una donna che sta suonando il campanello).

Anziana. Chi cerca?

Giovane. La signora Lombardi.

Anziana. Sono io, perché mi cerca?

Giovane. Mi manda suo figlio, posso entrare?

Anziana. Non vede che sto uscendo? Sono già in ritardo. Torni un’altra volta, anzi non torni più e se vede mio figlio gli dica di venire lui, che non viene mai a trovarmi.

Giovane. Ma se mi ha detto che è stato qui appena ieri…

Anziana. Vuole saperne più di me? Che cos’è l’amante di mio figlio?

Giovane. Cosa dice? Lavoro per lui, come domestica e adesso…

Anziana. Adesso lasciami andare, non vedi che sono vestita per uscire e non ti ho già detto che sono in ritardo?

Giovane. Ma dove va? Guardi che nevica, può essere pericoloso.

Anziana. E a te che cosa te ne frega?

Giovane. Sono venuta per aiutarla.

Anziana. Guarda che io non ho bisogno del tuo aiuto e dell’aiuto di nessuno. E poi te non è che per caso sei straniera?

Giovane. Sì perché è un problema per lei?

Anziana. Io l’avevo capito subito dall’accento, e di dove sei, non sarai mica una mussulmana araba?

Giovane. No sono una cristiana ucraina.

Anziana. Cristiana, ma non sono tutti atei lì da voi?

Giovane. Non tutti, la mia famiglia no e adesso dopo la fine dell’Unione Sovietica c’è stato un ritorno nelle chiese.

Anziana. Qui invece… negli ultimi anni siamo diventati tutti miscredenti. Tra un po’ diventiamo tutti mussulmani, sai che vogliono costruire una moschea qui nel quartiere?

Giovane. Ma non c’è la libertà religiosa in Italia?

Anziana. Scusa ma te sei cristiana o no? Ah ho capito sei ortodossa.

Giovane. Sì perché non va bene? Siamo sempre cristiani.

Anziana. E allora perché non fate niente contro questa ondata di miscredenti?

Giovane. Perché io sono abituata a vivere con atei, e persone di altre religioni. Pensi che nella mia città vivevo nel quartiere ebraico.

Anziana. Perché ci sono ancora gli ebrei in Russia, non sono stati massacrati dai tedeschi e i pochi rimasti non sono andati in Israele?

Giovane. Sì, vedo che lei signora conosce la storia, ma non tutti sono partiti, anzi alcuni sono tornati, non riuscivano a vivere in un paese sempre in guerra.

Anziana. E te perché non torni, cosa ci fai qui in Italia?

Giovane.(avvicinandosi alla porta) Se mi fa entrare glielo spiego.

Anziana. (chiudendo a chiave la porta dall’esterno) No, no lasciami andare, ho già capito che di te non c’è mica troppo da fidarsi.

Giovane. Gliel’ho già detto mi manda suo figlio. Ah, dimenticavo aveva detto di chiamarlo al telefono per… come si dice in italiano… sicurarla.

Anziana. Rassicurarla, si dice, impara a parlare italiano se vuoi fermarti in Italia. Io vi farei a tutti un esame prima di darvi il permesso di… com’è che si dice… il permesso di fermata.

Giovane. Si dice permesso di soggiorno, signora…

Anziana. (riaprendo la porta) Adesso lo chiamo, guarda quanto tempo mi fai perdere!

(entra in casa, chiude la porta a chiave, vicino alla soglia c’è il telefono, compone un numero e chiama il figlio)

Alfio, sei tu? Cos’è questa storia della straniera? Mi mandi gli stranieri in casa, ma sei matto di questi tempi. E poi se mi rubavano…

…(dopo qualche istante)

no non l’ho mandata via, è qui fuori

fuori della porta. Volevi mica che la facevo entrare, una sconosciuta.

no io non ho bisogno di nessuno, me la cavo benissimo da sola.

e allora fammi venire a casa tua, con tutte quelle stanze che hai.

i bambini li metti a dormire assieme.

lo so anch’io che sono già grandi e uno è un maschio e uno una femmina, ma possono stare anche assieme per far posto alla nonna.

di’ la verità è quella perfida di tua moglie che ti ha messo in testa questa cosa.

ah la paghi tu? Ma non va bene lo stesso. Io voglio la mia indipendenza.

ma deve dormire qui da me? Una sconosciuta?

se non vieni te, io non la faccio entrare, altrochè dormire!

(riapre la porta)

Ma sei ancora qui? Torna dopo, quando viene mio figlio, adesso devo uscire.

Giovane. Va bene, lo aspetto qui. Dove deve andare?

Anziana. Ma a fare la spesa no? Oh ho dimenticata la borsa, sai io uso quella di tela non voglio riempire la casa di plastica (riapre la porta e rientra accostando la porta, dopo un attimo esce)

Giovane. Brava! Vuole che l’accompagni, così l’aiuto a portare la borsa.

Anziana. Non è che poi ti fai comperare qualcosa per te. Sei sposata, hai figli?

Giovane. Sì sono sposata e ho due ragazzi grandi come i suoi nipoti, la femmina ha 16 anni e il maschio 14.

Anziana. Così giovane dei figli così vecchi, ma quando ti sei sposata?

Giovane. A 18 anni. Per fortuna, così i miei figli sono già grandi e possono cavarsela da soli.

Anziana. Perché lì hai lasciati di là? E tuo marito è qui o hai divorziato?

Giovane. No non ho divorziato, lui sta con i ragazzi, ma ha un lavoro precario e allora li aiuto io dall’Italia.

Anziana. Anche qui ci sono un mucchio di precari e mica vanno all’estero a rubare il lavoro.

Giovane. Allora vuole una badante italiana, in regola con i contributi e tutto?

Anziana. Ecco che l’hai detta la parolina. Una badante. L’avevo capito, non sono mica scema. Mio figlio mi vuole mettere in casa una badante. Una badante straniera, una badante che ha abbandonato la famiglia.

Giovane. Non ho abbandonato la famiglia, l’aiuto da lontano. Quando mio marito trova un lavoro fisso ritorno. Adesso entriamo, non lo dico per me, ma per lei: vuole aspettare suo figlio qui in piedi al freddo?

Anziana. Io non ho mica problemi, non sono vecchia. L’ho detto anche a mio figlio, non ho bisogno della badante, al massimo qualcuno che mi faccia i mestieri e la spesa.

Giovane. Io sono qui per questo.

Anziana. Guarda che io me la sono sempre cavata da sola. Mi è morto il marito in guerra, io avevo il figlio piccolo e l’ho tirato su da sola, lavorando e tutto.

Giovane. Anche mio nonno è morto in guerra e suo marito dove che è stato ucciso?

Anziana. In Russia, magari me l’avete ammazzato voi.

Giovane. Allora vede che anche voi italiani siete venuti nel mio paese? A portare la guerra! E noi non possiamo venire in Italia in pace?

Anziana. Di che zona della Russia sei?

Giovane. Le ho già detto che sono ucraina non russa, vengo da Kharkov.

Anziana. Carcov?! È proprio vero che il mondo è piccolo: ci è stato anche mio marito, è proprio da lì che mi ha scritto l’ultima lettera. Aspetta la vado a prendere e te la leggo. (entra in casa lasciando però la porta aperta, la giovane sbircia in casa e poi in fretta ritorna sul pianerottolo quando vede la anziana ritornare)

Eccola, la tengo sempre a portata di mano, ogni tanto la rileggo e mi viene da piangere. Ora te la leggo e vedrai che ti commuovi anche te:

“8-12-42. Carissima Nives, rispondo alla tua del 21-11. Sono felice che il nostro Alfio cresca forte e in salute. Penso sempre a te che devi arrangiarti da sola col bambino piccolo. Ti chiedo ancora una volta di andare ad abitare da mia mamma, che sarebbe ben contenta. Ma so che tu sei risoluta…”

Giovane. Che cosa vuol dire questa parola, non la capisco.

Anziana. Un po’ tosta, come dicono i miei nipoti. Io volevo essere indipendente, come sempre nella vita. Ma anche te mi sembra che sei un po’… tosta. Vado avanti?

(la straniera fa cenno di sì)

“… risoluta e vorrai arrangiarti da sola. Quanto vorrei che questa guerra finisse domani! Mi chiedi come passo le giornate e dove sono alloggiato. Per ora non mi posso lamentare sono nelle retrovie e nella città di Carcov. Una bella città, almeno fino alla guerra, ora è quasi tutta distrutta. La gente è scomparsa, e se c’è non esce dalle case, si vedono solo poche russe andare a un povero mercato tra le macerie. Ieri ci sono andato anch’io, da mangiare ce ne abbiamo – non mandare più pacchi – ma per il freddo non bastano mai i vestiti. Qui si trovano pelli di pecora e di capra ancora da conciare. Roba fine no. Al mercato ho comperato una piccola pelle nera di agnello e la tengo addosso come pettorina. Pensa che la donna anziana da cui l’ho presa si è accontentata di un po’ di roba da mangiare e continuava a ringraziarmi, con tutto che combattiamo magari contro suo marito e i suoi figli.  Che miseria!! Domani torno al mercato e se c’è ancora compero qualche cosetta da mandarti a casa. Il freddo, la neve e il ghiaccio di qui non te li immagini neanche. Ma non mandare più il grasso anticongelante, l’abbiamo e tutti l’adoperano. Siamo qui: ma la finiremo presto. Se passa l’inverno se ne accorgerà Stalin che legnate…”

Scusi, neh!

Giovane. Di che cosa?

Anziana. Per il vostro Stalin.

Giovane. No, anzi, ma anche voi in Italia non è che eravate più liberi.

Anziana. Noi non ci lamentavamo, se non c’era la guerra… Adesso ti leggo il finale della lettera, sentirai che bella: “Io sto bene, ho da mangiare, da bere, da stare al caldo. Mentre ti scrivo sai che faccio? Sgranocchio semi di girasole arrostiti: è un vizio preso qui, ma non ne ho altri. Non mi manca niente, e per ora non mi fanno combattere. No mi mancate voi due e tanto, troppo. Nives parla ad Alfio del suo papà, adesso dovrebbe incominciare a capire. Quasi non l’ho conosciuto, è già più lunga la sua vita senza di me che quella che ha fatto con me. E con te, amore mio, quanto abbiamo potuto godere del nostro matrimonio? Ma non facciamoci prendere dalla tristezza, questi brutti giorni saranno presto solo un ricordo. Bacioni grossi grossi il tuo, il vostro Claudio”.

Mi viene ancora da piangere quando la leggo, bella no?

Giovane. Sì, molto bella e commovente, e poi non ne ha mandate più?

Anziana. No, è stata proprio l’ultima, poi non ho saputo più niente per un pezzo. Dopo la guerra è venuto uno della sua compagnia a trovarmi e mi ha raccontato che è morto il primo giorno che l’hanno mandato in trincea. Così, poverino, almeno non ha sofferto, sai che tragedia nella ritirata!

Giovane. Anche nella avanzata!

Anziana. E quel suo amico lì mi ha portato anche una foto che avevano fatto assieme proprio a Carcov, entra, entra che te la faccio vedere.

(la giovane entra, l’anziana le mostra una foto)

Magari conosci il posto.

Giovane. Sì, qui sono davanti alla sinagoga, e qui è dove abito io, vede quelle macerie? Hanno costruito un condominio, i miei stanno ancora lì.

Anziana. Siediti, raccontami un po’ di Carcov…

Mortara, l’acqua e le regole Europee

portale_r4_c1In relazione alla bocciatura da parte del consiglio comunale di Mortara della mozione sull’acqua presentata dai consiglieri Forti e Guzzi teniamo a precisare quanto segue.
Ci risulta che la mozione presentata è il testo redatto dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua che si ispira alle linee guida dettate del Forum Mondiale dell’Acqua, non è, come qualche consigliere comunale ha detto, un testo di mera propaganda. La stessa mozione è stata presentata e approvata in moltissimi comuni italiani.
Ci teniamo anche a sottolineare che a Mortara è stata sottoscritta da molti concittadini che durante la raccolta firme da noi promossa hanno espresso in questo modo quanto il problema dell’acqua sia sentito, ritenendolo un bene pubblico inalienabile da tutelare per le future generazioni.
Ci fa piacere che il consiglio comunale di Mortara ritenga l’acqua un bene comune, ma ci rincresce che si rimandi “sine die” una decisione importante per approvare in futuro una non ben definita mozione che verrà presentata da alcuni consiglieri di maggioranza.
Riguardo all’affermazione riportata dalla stampa in cui si dichiara che è l’Europa che impone la privatizzazione, è meglio sgombrare il campo da illazioni prive di fondamento.
La risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2006 dichiara “l’acqua bene comune dell’umanità” e insiste affinché “la gestione delle risorse idriche si basi su un’impostazione partecipativa e integrata che coinvolga gli utenti ed i responsabili decisionali nella definizione delle politiche in materia di acqua a livello locale e in modo democratico”.
Ricordiamo anche che la risoluzione del Parlamento europeo dell’11 marzo 2004 sulla strategia per il mercato interno – priorità 2003-2006 – al paragrafo 5 afferma: “Essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno”.
Ciononostante, in Italia, si sta cercando di procedere all’assoggettamento dell’acqua alle regole del mercato, facendo rientrare il servizio idrico nel novero dei servizi pubblici locali per i quali si debba procedere alla privatizzazione.

Comitato per un futuro sostenibile in Lomellina
 

 

 

 

 

 

Il ricordo. Giuseppino Castoldi, impegno e umanità

Giuseppino Castoldi

Giuseppino Castoldi

Sono trascorsi quindici anni dalla tragica scomparsa di Giuseppino Castoldi, avvenuta il 19 gennaio 1995, ed ancora una volta vogliamo ricordare con commozione il suo costante impegno a fianco dei lavoratori all’interno della Cgil, e la sua militanza politica prima nel Pdup, poi nel Pci e infine in Rifondazione Comunista. Un impegno ed una militanza davvero genuini, che rappresentano – oggi come ieri – un significativo esempio per quanti vogliono costruire una società libera dalle ingiustizie e dallo sfruttamento.
Così come ricordiamo con grande affetto tutto ciò che Giuseppino ha lasciato in termini di umanità e di amicizia e per questo il suo ricordo resterà sempre vivo in chi lo ha conosciuto ed apprezzato per il rigore morale e politico che ha caratterizzato tutta la sua esistenza.
Le compagne e i compagni del Circolo del Partito della Rifondazione Comunista “Lucio Libertini” di Vigevano

“Quelle aree modificate. Indaghi la Procura”

Inquinamento atmosferico

Inquinamento atmosferico

Esposto del Comitato VIGEVANO SOSTENIBILE alla Procura

(tratto dall’Informatore - giovedì 21 gennaio 2010)

VIGEVANO – Indaghi la Procura della Repubblica. Faccia luce, il magistrato, rispetto a quelle «numerose aree agricole che, inopinatamente, sono divenute edificabili senza che nessuno assumesse la paternità di tali iniziative». Vigevano Sostenibile, l’associazione nata quasi due anni fa per combattere la realizzazione della centrale a biomasse della frazione Morsella, ha presentato lunedì mattina un esposto alla Procura di Vigevano «al fine di valutare la sussistenza o meno di elementi di reato e, in caso affermativo, identificare i responsabili e procedere nei loro confronti».
Dopo l’indagine avviata dalla Guardia di Finanza, toccherà ora al magistrato occuparsi del piano di governo del territorio licenziato nell’ottobre scorso dal consiglio comunale di Vigevano tra le polemiche delle forze di opposizione.
E proprio gli interventi degli esponenti di minoranza, unitamente al nutrito dossier stampa che ha riportato quelle settimane burrascose a Palazzo e le code di veleni dopo l’adozione del documento urbanistico, sono stati consegnati dal presidente di Vigevano Sostenibile, Plinio Chiesa, lunedì mattina a Palazzo di Giustizia. Unitamente all’osservazione al piano presentata dall’associazione relativa alla realizzazione della centrale alla Morsella.
E proprio da questa osservazione parte l’analisi di Chiesa, poche ore dopo la presentazione dell’esposto sul Pgt in Procura. «Un’osservazione – sostiene – che forse non ha avuto il risalto che meritava a causa dell’accesissimo dibattito rispetto ai problemi del Pgt. Non c’è solo la centrale, ma anche una scelta, incomprensibile, da parte del Comune che individua alla Morsella mezzo milione di metri quadri di sviluppo industriale. E non su terreni di proprietà dell’ente, che sono solo una piccola parte, ma su aree private che in questo modo vedono quintuplicare il loro valore sul mercato. E poi dove si decide di collocare le imprese? In una zona di notevole pregio ambientale, vicino ad un sito di interesse comunitario e soprattutto in una zona priva di ogni tipo di servizi. Una scelta che non ci convince».
Così come non convincono le altre scelte che sono state al centro di un dibattito al veleno nei mesi scorsi, chiuso con la “estromissione” dell’assessore dalla gestione del Pgt. «Ci sono i verbali del consiglio comunale, le notizie riportate dagli organi di stampa locale. Evidentemente – continua Chiesa – c’è qualcosa che non quadra, ed occorre fare luce. Indagare per accertare quanto avvenuto. Zone che hanno cambiato destinazione e non si sa chi ha deciso e per quale motivo, se si tratta di errori oppure no. Riteniamo doveroso che la Procura della Repubblica attui un approfondimento rispetto a quanto avvenuto».
m.p.

Aiutateci pure ma sia chiaro: noi non siamo i vostri schiavi.

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Dalla rivista “Haiti libertè”

Barthony Dupont

Ora è importante organizzarci, impegnarci con determinazione in un’impresa storica, un’impresa che parta dalla tragedia quotidiana per cambiare l’avvenire del nostro paese. Quello di Haiti non è un “popolo oggetto”, incapace di pensare, di unirsi, di orientare il proprio destino.

La prospettiva del cambiamento non è stata mai come oggi all’ordine del giorno. Noi, che attraverso le nostre azioni abbiamo dimostrato che non vogliamo più essere gli schiavi dei nuovi colonizzatori, dobbiamo riunirci attorno alle forze progressiste e rivoluzionarie del Paese, anche se si tratta di movimenti ancora embrionali.

Haiti può vantare 206 anni di indipendenza, eppure la sua popolazione continua ancora a patire le conseguenze del colonialismo e della schiavitù.

A subire il dominio brutale e insidioso delle potenze imperiali. Va da sè che la presenza della MINUSTAH (la missione Onu incaricata di sorvegliare la stabilità politica di Haiti) serve esplicitamente a rassicurare le forze capitaliste, in particolare gli Stati Uniti, bastione principale delle nazioni neocoloniali. Lo stesso presidente Prèval si è impegnato in lungo ed in largo in questa intensa attivtà di propaganda alienante. In tal senso le manifestazioni del 28 luglio 2009 contro l’occupazione del Paese, quella del primo gennaio 2010 e l’assemblea popolare del 10 gennaio indetta dall’organizzazione Plonbavil, una coalizione di diverse associazioni politiche di lavoratori vittime dei piani economici neoliberisti, rappresentano la prova che il popolo haitiano è ancora vivo e non è un popolo di sudditi.

L’orrore della distruzione sismica è certo insopportabile e ripugnante. I cittadini, che negli ultimi sei anni hanno tanto sofferto dell’incoscienza e dell’avidità dei propri dirigenti, non meritava un simile cataclisma. Poichè fino a oggi è stato impossibile costruire un fronte sociale e politico che si opponesse all’ingiustizia, ora siamo costretti a ricostruire fisicamente, con le nostre mani, gran parte delle infrastrutture di Haiti.

Ci vorrà molto coraggio e una volontà di ferro per superare questa crudele avversità. Intanto molte nazioni straniere che per anni hanno sfruttato le nostre ricchezze, ora vengono ipocritamente in nostro soccorso. Naturalmente gli haitiani non rifiutano affatto queste offerte di aiuto, ma vorremmo che fossero delle azioni fraterne e disinteressate.

Ci auguriamo che non forniscano l’ennesima occasione per tenerci sotto ricatto e sotto il loro dominio, poichè non abbiamo altro che le nostre mani nude e la nostra dignità per rimettere in piedi un Paese completamente devastato.

Noi speriamo che la comunità internazionale, anche quando vuole aiutarci in buona fede, sia consapevole che solo il popolo di Haiti potrà far uscire la nazione del disastro morale ed economico in cui l’hanno condotta negli anni i suoi falsi amici.

Haiti Libertè

(articolo tratto da Liberazione del 19 gennaio 2010)

Licenziato da Poste Italiane, reintegrato dal tribunale.

Poste Italiane

Poste Italiane

 
 
 
 

Patrizia Granchelli*
Dalle pagine di Liberazione , ad ottobre, denunciammo il licenziamento politico da parte di Poste Italiane di Maurizio Stabile e tramite il nostro giornale oggi vogliamo far sapere che Maurizio ha vinto. Il tribunale di Milano, pur nella fase d’urgenza, ha comunque già dichiarato illegittimo il provvedimento.
Dal giorno del licenziamento il postino di Como, che con le sue denunzie tanto «danno all’immagine» aveva procurato alla più grande azienda pubblica italiana, ha messo a disposizione della lotta per la riqualificazione del servizio pubblico universale e per la sicurezza sul posto di lavoro, il suo corpo e la sua storia. Nelle tante assemblee, fatte un po’ ovunque, ha raccontato le condizioni di vita e di lavoro degli operatori postali. Ha parlato degli infiniti accordi tra azienda e sindacato che hanno portato pian piano alla riduzione delle zone di recapito, al conseguente taglio di posti di lavoro, agli aumenti dei carichi e dei ritmi, ai disservizi causati da una politica aziendale che punta al maggior profitto col minor costo e che sempre più si allontana dalla sua missione storica: consentire al cittadino il diritto alla comunicazione, attraverso il servizio pubblico universale, che abbia i requisiti di accessibilità, fruibilità ed efficienza. Ha fatto conoscere cosa significa guidare uno scooter, reso pesante all’inverosimile, quando a terra c’è la neve e cosa significa guidare lo stesso mezzo quando non hai le caratteristiche “antropometriche” che un atto simile richiederebbe (cioè quando hai le gambe troppo corte o sei troppo grasso). Maurizio nelle tante assemblee non ha parlato di sé, ma di Roberto, Simonetta, Marina, Angelo e altri undici colleghi che sono morti mentre guidavano proprio quei mezzi, per distribuire la corrispondenza. Ha reso noto ciò che i più ignorano: di Posta si muore ed è una morte che non fa rumore; perché si muore per strada e quindi l’infortunio è archiviato come incidente stradale. Ma se il carico col quale si viaggia è eccessivo, i tempi di consegna sempre più ridotti, i motomezzi non godono di ottima manutenzione e se la strada è il tuo posto di lavoro… come si fa a parlare di incidente e non di omicidio bianco? Il dramma è che i “massimi dirigenti” di Poste Italiane tutto questo lo sanno e la tragedia è che quasi tutti i sindacati tacciono: il silenzio complice dei Ponzio Pilato. Tutto questo Maurizio lo ha gridato prima del licenziamento, durante il licenziamento e continuerà a gridarlo ora che ha vinto.
Maurizio Stabile ha vinto: tutti noi abbiamo vinto. Questa vittoria è una promessa di lotta.
Il prossimo appuntamento è il 10 Marzo a Como per ricordare Roberto Scavo, giovane collega precario, morto a soli 19 anni mentre distribuiva la corrispondenza.
*comitato politico nazionale, coordinamento nazionale Poste

19/01/2010 Liberazione