Archivio for febbraio, 2010
Elezioni Regione Lombardia. Agnoletto for president!
Dario Fo e Franca Rame, Moni Ovadia, Margherita Hack, Paolo Rossi e lavoratori, ambientalisti, intellettuali per una alternativa vera: ecco il listino di Agnoletto candidato Presidente
Ecco i nomi del listino di Vittorio Agnoletto, candidato presidente della Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra:
DARIO FO, premio Nobel per la letteratura,
FRANCA RAME, attrice,
MONI OVADIA, attore, compositore, musicista, scrittore,
MARGHERITA HACK, astrofisica,
PAOLO ROSSI, attore, comico,
OTTAVIA ALBANESE, docente di Scienze dell’Educazione Università Bicocca di Milano,
EMILIO MOLINARI, presidente del Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull’Acqua,
CELESTINA VILLA, impiegata all’Archivio di Stato di Cremona,
LUCA MANGONI detto SUPERGIOVANE, architetto, guest star di Elio e le Storie tese,
LUCA FAZIO, giornalista de Il manifesto,
MARUSKA CONSOLATI, studentessa universitaria di Brescia, classe 1987,
SERGIO SERAFINI, amministratore delegato di Radio Popolare,
MORGAN CORTINOVIS, operaio in lotta alla Frattini, azienda in crisi di Seriate (Bg),
MATTEO GADDI, esperto in politiche industriali, animatore delle lotte ambientaliste a Mantova,
GIUSEPPE ERIANO, medico chirurgo ospedale Vimercate.
«Il sostegno che ricevo da alcune tra le personalità più significative del mondo della cultura e del lavoro della nostra regione – dichiara Vittorio Agnoletto – contiene un messaggio preciso: non possiamo rassegnarci alla situazione presente, è possibile cambiare e per cambiare è necessaria la presenza della sinistra con suoi valori di giustizia sociale e di rispetto dei diritti di ogni essere umano. La mia candidatura vuole offrire una speranza a tutti coloro che credono nella possibilità di costruire una vera opposizione al sistema di potere costruito in quindici anni da Formigoni e non contrastato da un’opposizione di pura facciata. Ringrazio tutti i componenti del mio listino per la disponibilità e la generosità con la quale hanno messo a disposizione il loro impegno e la loro credibilità per questa difficile ma necessaria impresa. Sono fiducioso che otterremo un risultato importante non solo per noi, ma per il futuro di tutti coloro che vivono in questa nostra regione».
Per DARIO FO «È un’occasione, bisogna assolutamente dare una mano, un sostegno e soprattutto convincere altri ad esser attivi e a non dire – come potrebbe accadere di primo istinto – “chi se ne frega, che responsabilità ho io, basta, ne ho piene le scatole della politica”». Mentre c’è chi «continua a ubriacare la gente di idee false, bisogna sperare nelle persone migliori, soprattutto che un movimento che ha una coscienza civile venga avanti. Anche se non si vince, d’accordo, ma è un segno, dare il segno che ci siamo, che partecipiamo e non ci siamo addormentati».
Secondo MONI OVADIA «È ora di avere il coraggio di rompere questo cerchio stantio di una destra aggressiva, autoreferenziale e intollerante e di una opposizione che da troppo tempo si limita a guardare senza opporsi sostanzialmente». La Lombardia «ha bisogno di un’autentica alternativa, non ha bisogno di candidati che si dichiarano democratici e poi scimmiottano le tecniche repressive del peggior centro destra».
EMILIO MOLINARI spiega così il suo sostegno ad Agnoletto: «In questa mia scelta c’è il rispetto per Vittorio ma c’è soprattutto l’indignazione per la continua riduzione della democrazia, c’è il dire basta al cinismo con il quale il PD tenta di sopravvivere alla propria crisi e alla deriva delle idee e dei contenuti, cancellando sistematicamente a sinistra la rappresentanza di storie politiche ed umane che riguardano milione di persone».
Mentre il SUPERGIOVANE dichiara: «Vittorio Agnoletto è bello dentro (nonostante le apparenze è uno figo) ma soprattutto è…giovane dentro! Come si fa a non amare uno che le prende sempre!».
Su http://www.youtube.com/vittorioagnoletto i video con i messaggi di supporto di Dario Fo, Moni Ovadia e altri….
Certi treni non passano più.
Venerdì 5 marzo alle ore 18 il Consiglio Provinciale di Pavia si riunisce per discutere una mozione sulle annose problematiche dei pendolari.
I presentatori della mozione, i consiglieri di Rifondazione comunista – Federazione della Sinistra, con il preziozo ausilio dei dati forniti dal Coordinamento dei Comitati Pendolari, hanno fotografato una realtà quotidiana di ritardi, disagi, disservizi che appare tanto più inaccettabile quanto più si pensa ai milioni di euro buttati nelle faraoniche “grandi opere” come la TAV.
Non perdere questa occasione per far sentire anche la tua voce, per raccontare i tuoi disagi, per chiedere un servizio più degno di un paese civile!
Esprimi il tuo dissenso scrivendo a: vittorio.poma@provincia.pv.it
Faremo la nostra parte per sostenere le tue istanze e pretendere l’istituzione di un tavolo di confronto fra pendolari, consumatori, Trenitalia e Regione Lombardia per migliorare la viabilità ferroviaria sul nostro territorio.
FEDERAZIONE DELLA SINISTRA – PROVINCIA DI PAVIA.
Dibattito con prc, pd e moVimento 5 stelle alla coop Portalupi.
Viaggio verso il Guatemala.
Sabato 6/3/2010 presso la Biblioteca Comunale di Cilavegna ore 21 Il Circolo Il Colibri di Legambiente organizza:Viaggio verso il Guatemala,una serata all’insegna della solidarietà per parlare di donne ,ambiente, povertà, riscatto.-Sono nostri amici , persone a nostro avviso eccezionali, testimoni di questo tempo dal futuro incerto e precario. Persone che hanno avuto il coraggio di mettere una parentesi nella loro vita e utilizzare permessi, aspettative e ferie per andare- a sporcarsi le mani – nei luoghi più tristi e terribili dei vari sud del mondo. Rischiando di persona, con nello zaino solo un po’ della loro professionalità medica e paramedica. A un certo punto, e questo per noi rimane un mistero, hanno deciso che non si poteva più rimanere a guardare. Cosi Claudia, Lorenza , Letizia, tutti figli di questa terra lomellina , fatta spesso di mediocrità’ , ma anche di scelte forti. Esageriamo?.Noi non lo crediamo affatto. A Claudia Mossi medese abbiamo chiestoCosa ti porti a casa di questa esperienza?”Ammirazione,commozione,pietà sono i sentimenti più comuni al ritorno. Nostalgia,si certo ma come negarla quando si è ricevuto dai poveri preziose lezioni sul mondo? Sono ritornata di nuovo in Uganda pronta ad affrontare situazioni vecchie e nuove,nuovi ritmi, avversità´ climatiche, difficoltà´ di lingua,crollo di certezze. Eppure è lo spettacolo della vita, volontari, medici, infermieri, addetti alla logistica ,maestri,ingegneri o muratori che hanno deciso di rimanere a lungo per qualcosa. Intanto si continua a morire e a dannarsi l´anima per capire come fare perché la morte non vinca. Ho guardato la distesa di bimbi denutriti del centro intensivo di nutrizione:sono una ventina,molti ce la faranno,alcuni ne usciranno con invalidità permanente e altri non ne usciranno affatto .L´ospedale è l´unico nel raggio di chilometri e da lavoro a tante persone in questa sconsolata regione ugandese della Karamoja ,la più povera in assoluto. La leggerezza africana a volte mi turba,la gente muore e il personale non si affanna per niente.Vent´anni, trent´anni o cinque che differenza fa,il diritto o il desiderio di vita non sembra abitare, ne bussare alle porte di queste parti. Bisogna accettarlo. Mi chiedo molto spesso,cercando parole non banali ,cosa cambia tra il mio essere qui e il vivere là ,ogni giorno trascorso lungo questa frontiera netta che congiunge la vita e la morte. Vorrei avere più tempo per cercare delle risposte.” Questa e’ dunque l’Africa , il popolo africano che pur nella tragicità della sua condizione come dice il missionario comboniano Alex Zanotelli ” ha comunque tanta voglia di danzare la vita”.Ruggero Rizzini, responsabile Ains di Pavia ,invece, racconta della serata a cui vi invitiamo e in cui presentera’ un documentario dal titolo “Historia de Guatemala” che racconta la storia di un viaggio realizzato da due giovani registi Anna Miranda Recalde e Nicola Grignani , un viaggio alla ricerca dei veri volti del Guatemala. Volti e testimonianze di abuso dei diritti umani e della resistenza pacifica degli indios.”Una resistenza che ha sopportato la guerra interna, iniziata nel 1954 con un colpo di stato in cui la multinazionale United Fruit Company ha avuto un ruolo importante, e terminata nel 1996 con gli accordi di pace. Una guerra che ha prodotto 200.000 morti, 400 villaggi scomparsi, cioè villaggi letteralmente rasi al suolo dai militari che hanno ucciso uomini, donne, bambini, anche animali, 40.000 desaparecidos, 1.000.000 sfollati fuggiti sulle montagne, 500.000 rifugianti in Messico. In un contesto di questo tipo Ains ha portato in questi anni materiale ma soprattutto speranza. Dando man forte anche al movimento ecologista locale, molto forte, che si oppone alla devastazione del paese. Come la recente campagna per salvare il lago di Atitlan dall’inquinamento prodotto dagli scarichi degli alberghi”..L’appuntamento e’ fissato per sabato 6/3/2010 presso la Biblioteca Comunale di Cilavegna per le ore 21 di sabato 6/3/2010. La serata sarà l’occasione anche per far partire un gruppo di lavoro sul filone Legambiente versus solidarieta’ sui tanti sud del mondo, per dare voce e futuro a chi per colpa non sua e’ nato in un triste luogo della nostra Terra.
Per la festa della donna un inno alla prima donna “mitica” del mondo.
(riduzione e adattamento dai Diari di Adamo e di Eva di Mark Twain)
Eva e Adamo
(dietro a un lenzuolo come ombre cinesi due figure, una maschile l’altra femminile, vestite con una calzamaglia, per sembrare nude)
Adamo (fra sé) Questa nuova creatura dai lunghi capelli comincia a darmi fastidio. Mi è sempre tra i piedi e mi segue dappertutto. Non mi va; non sono abituato a stare in compagnia. Almeno se ne restasse con gli altri animali. Dice che è nata da una mia costola e per questo deve stare al mio fianco, ma ciò non è assolutamente vero; a me non manca nessuna costola!
Eva. Ho un giorno di vita. Sono arrivata ieri. O almeno così mi sembra, perché se c’è stato un altroieri non ero presente quando c’è stato o me ne ricorderei. Stanotte la luna si è staccata, è scivolata giù ed è scomparsa dal quadro – è stata una grande perdita. Mi si spezza il cuore a pensarci. Tra gli ornamenti del cielo nulla è paragonabile alla luna. Avrebbero dovuta fissarla meglio. Chissà dov’è finita? Naturalmente chi l’ha trovata la nasconde, lo so perché lo farei anch’io. Peccato che sia una sola luna. È così dolce e romantica la notte quando c’è lei. Se ce ne fossero cinque o sei non andrei mai a dormire, starei sdraiata sul muschio a guardarle, su in alto.
Anche le stelle sono belle. Vorrei averne qualcuna da mettere nei capelli. Vi stupireste nel sapere come sono lontane. Quando ieri sera sono comparse ho cercato di prenderne qualcuna con un bastone lunghissimo, ma non ci arrivava. Allora ho cercato di tirarle giù lanciando delle zolle. Ho provato fino a sfinirmi ma le ho sempre mancate. Allora ho preso la mia cesta e mi sono diretta verso l’estremità del cerchio dove le stelle sono vicinissime a terra e pensavo di prenderle con le mani. Ma continuavano ad allontanarsi e ho dovuto lasciar perdere.
Adamo. Ho esaminato dove la grande acqua cade dalla montagna. Penso che sia la cosa più bella della proprietà. Lei la chiama cascata, perché poi non lo so. Dice che ha l’aria di una cascata. Io non riesco a dare un nome alle cose, invece lei ne dà uno a tutto quello che incontra ancora prima che io abbia il tempo di protestare. Ieri, per la prima volta, come una cascata ma molto più fine e più grande, l’acqua è caduta dal cielo su di noi. Noi? Dove ho pescato questa parola? Ora ricordo la usa la nuova creatura. Mi sono costruito un riparo per la pioggia, ma non sono riuscito a godermelo in pace. La nuova creatura è subito entrata, naturalmente senza chiedere permesso. Quando ho cercato di mandarla fuori ha versato acqua dai buchi con cui guarda e ho dovuto tenerla con me. Se almeno non parlasse, parla sempre, sempre. Era così bello e tranquillo una volta.
Eva. Ieri pomeriggio ho provato a seguire l’altro per capire a cosa serviva. Intanto gli ho dato un nome: uomo, non so perché, ma suonava bene così. Mi accorgo di avere più curiosità per lui che per gli altri rettili. All’inizio mi faceva paura e mi mettevo a correre tutte le volte che si girava, ma a poco a poco ho visto che cercava di allontanarsi e così non mi sono più sentita intimidita e gli sono andata dietro, per ore e ore. Ho dovuto parlare sempre io perché lui è timido. L’ho anche liberato dall’impegno di dare un nome alle varie cose, e questo è stato per lui un gran sollievo, perché non è molto dotato. Non riesce a trovare un solo nome, ma io non do da vedere di accorgermi del suo difetto. Io non ce l’ho questo difetto. Appena vedo un animale, una pianta, non devo riflettere neppure un istante: il nome viene fuori da sé. Anche alle cose che costruisce lui, trovo subito il nome. Sta mattina è scesa acqua dal cielo, e io l’ho subito chiamata pioggia, per evitargli l’imbarazzo di pensare a un nome. Lui, che devo ammettere è molto industrioso, ha costruito un riparo perché dopo un po’ la pioggia risulta fastidiosa. Io l’ho chiamata casa e al posto di essermi riconoscente mi ha dato il primo dolore. Ho cercato di entrare nel suo nuovo rifugio e lui mi ha messa fuori, sotto la pioggia. Mi sono messa subito a piangere, ecco una nuova parola, e lui si è intenerito. Mi ha fatto entrare e mi ha tenuto vicino a lui per scaldarmi e consolarmi. È stato molto bello. Credo che ripeterò altre volte l’esperimento di piangere.
Adamo. Nonostante tutti i miei sforzi la sua mania di dare nomi non ha sosta. Io avevo un bellissimo nome per la proprietà, musicale e grazioso: GIARDINO DELL’EDEN. Continuo a chiamarlo così in privato ma in pubblico non lo faccio più. Il nuovo animale dice che è tutto boschi, rocce e vedute panoramiche e perciò non assomiglia affatto a un giardino. Dice che ha l’aria di essere un parco. Ma non basta: dice che bisogna proteggerlo, non so da chi. Dice che potrebbero devastarlo, appiccargli il fuoco, riempirlo di case e portarci l’inquinamento, parola che non so quale significato abbia, almeno per il momento. Non so in futuro. Perciò ha cominciato a mettere cartelli dappertutto con scritto: SI PREGA DI NON CALPESTARE L’ERBA.
La mia vita non è più facile come una volta.
Eva. Stamattina gli ho detto come mi chiamo, nella speranza che la cosa lo interessasse. È strano. Se lui mi dicesse il suo nome, a me interesserebbe. Penso che al mio orecchio sarebbe il più dolce dei suoni.
Non parla. Forse perché non è brillante, se ne vergogna e desidera nasconderlo. È un vero peccato che la pensi così, perché uno spirito brillante non conta nulla: è il cuore che conta.
No, il mio nome non gli importa proprio. Ho cercato di nascondere il mio disappunto, ma credo di non esserci riuscita. Mi sono allontanata e mi sono seduta sulla riva del laghetto con i piedi nell’acqua. È lì che vado quando sento il desiderio di un po’ di compagnia, qualcuno da guardare, qualcuno con cui parlare. Certo – quella graziosa creatura dipinta sulla superficie non basta – ma è sempre qualcosa, e qualcosa è meglio della solitudine completa. Quando rido, lei ride; quando sono triste, anche lei è triste; mi conforta con la sua simpatia. E, per me, è veramente una buona amica, la sola che abbia: è mia sorella. La prima volta che mi ha abbandonato, ah, non lo dimenticherò mai. Mai, mai! Il mio cuore è diventato come di ghiaccio. Mi sono coperta il viso con le mani, disperata. Ma, quando le ho scostate, lei era di nuovo là, ancora una volta, splendente e bellissima. Mi sono gettata fra le sue braccia.
Adamo. Ieri mentre si specchiava nello stagno – come fa sempre – c’è caduta dentro. Per poco non è rimasta soffocata, ma, al posto di preoccuparsi per lei, si è preoccupata per gli animali che vivono dentro nell’acqua e che lei chiama pesci. Perché continua a dar nome a cose che non ne hanno bisogno? Tanto, anche se li chiami, non vengono. Ma lei continua; è una tale testa dura! Così ha tirato fuori un bel po’ di pesci dallo stagno e li ha messi nel mio letto per tenerli caldi. Li ho guardati per un momento e non mi è sembrato che, lì sul letto, fossero più felici di prima, ma solo più tranquilli. Appena si è fatto buio li ho ributtati in acqua: sono viscidi e dormirci in mezzo è piuttosto disgustoso.
Eva. Lui ha ributtato i miei pesciolini multicolori nel laghetto, col rischio di farli annegare. Ho dovuto tirargli delle zolle per farlo smettere. Non ha cuore? Non ha compassione per quelle povere creature? È stato forse progettato per compiere atti così crudeli? Per far del male alle altre creature? Ne ha tutta l’aria. Una delle zolle lo ha colpito dietro l’orecchio, e allora ha parlato. Mi ha dato un brivido perché era la prima volta che sentivo qualcuno parlare, me esclusa. Non ho capito le parole, ma sembravano molto espressive.
Adesso che ho scoperto che sa parlare, ho per lui un nuovo interesse; perché a me piace parlare; se avessi qualcuno con cui parlare non smetterei mai.
Adamo. Adesso sta col serpente. Gli altri animali sono contenti perché continuava a seccarli con i suoi esperimenti. Anch’io sono contento perché il serpente parla e così posso starmene un po’ in pace anch’io. Dice che il serpente le suggerisce di cogliere i frutti di quell’albero: secondo lei porterebbero un po’ di sapere nel mondo, e questo sarebbe bello e istruttivo. Io le ho detto che ci sarebbe un altro risultato: quello di portarci la morte. L’ho avvertita di stare lontana da quell’albero. Ha detto di no. Ha detto che lei vuole conoscere tutto. Prevedo guai. Voglio emigrare.
Eva Ieri gli ho cercato qualcosa di buono da mangiare. Ho trovato dei frutti rotondi caduti da un albero, che ho subito chiamato mele, e gliele ho portate. Lui ha detto che sono proibite, non ha voluto che neppure le assaggiassi e mi ha vietato di coglierle dalla pianta. Dice che andrò incontro a dei guai, ma, se riesco a fargli piacere, che m’importa dei guai cui vado incontro.
Adamo. Però, forse, dovrei tener conto che è molto giovane, che è solo una ragazza. È piena di interessi, di vivacità; per lei il mondo è un incantesimo, un mistero, una gioia. Quando scopre un nuovo fiore non riesce neppure a parlare per la felicità. È l’unico momento che sta un po’ zitta. Per me i fiori sono roba che non vale niente, inutile, ma per lei no. Appena ne vede uno deve annusarlo, carezzarlo, coccolarlo, coprirlo di nomi affettuosi. Ieri ne ha trovato uno con le spine. Si è punta ed uscita dell’acqua rossa dal suo dito. Lei l’ha chiamata sangue e ha detto che era molto doloroso, ma al posto di piangere, come fa sempre con me, è stata tutta felice. Sapete perché? Perché ha detto che quell’esperimento le ha fatto inventare il primo proverbio del mondo: “chi si punge evita le spine”. Dice che vuole trovare un proverbio per ogni esperimento che farà. A chi serviranno, io non lo so.
Eva. Dovevo avere un po’ di compagnia; sono stata creata per questo credo, e così ho fatto amicizia con gli animali. Sono affascinanti, con un carattere affettuosissimo e modi più che cortesi; non sono mai di malumore, come invece spesso è l’uomo, e non ti danno mai la sensazione di essere importuna, come invece fa lui. Ti sorridono e scodinzolano, se hanno la coda, e sono sempre pronti a giocare o a partire per una gita. Loro sì che sono dei veri gentiluomini. Con loro non mi sento mai sola, mai. Abbiamo fatto delle lunghe escursioni e ho visto una buona parte del mondo: credo quasi tutto. Sono la più grande viaggiatrice della Terra, anzi l’unica. Quando siamo in marcia è uno spettacolo imponente. Per comodità cavalco una tigre o un leopardo, che sono morbidi con una bella schiena curva, e sono tanto carini. Quando invece affronto lunghe distanze e voglio godermi il panorama, salgo in groppa all’elefante. Mi solleva con la proboscide, ma so scendere da sola: quando stiamo per accamparci, si mette a sedere e io scivolo giù.
Tutti gli animali sono amici tra di loro e non ci sono mai litigi di alcun genere. Parlano tutti e tutti parlano con me, ma dev’essere una lingua straniera, perché non riesco a capire una parola di quello che dicono; loro però mi capiscono quando parlo. Questo mi fa provare un senso di vergogna. Dimostra che loro sono più intelligenti di me e perciò mi sono superiori.
Adamo. Se solo potesse calmarsi e tacere per un attimo, sarebbe uno spettacolo riposante. Allora sarebbe piacevole guardarla. Ho cambiato idea rispetto ai primi tempi, quando mi sembrava una rompiscatole e avrei preferito essere rimasto da solo. Adesso non saprei rinunciare a lei. Col tempo mi sono reso conto che è una creatura decisamente gradevole: flessuosa, elegante, formosa, agile, aggraziata. Sono alcuni giorni che manco da casa e ne ho nostalgia. Allo stesso tempo sono preoccupato, è ancora così sventata, con tutta quella sua voglia di fare esperimenti e di voler imparare ogni giorno qualcosa di nuovo. Non vorrei che, nonostante le mie raccomandazioni, si facesse tentare dal serpente a cogliere le mele dall’albero proibito!
(Lampi e tuoni, frastuono, luci che si spengono e si riaccendono. Adamo ed Eva escono da dietro le lenzuola. Eva coperta con foglie e fiori e con in mano delle mele, Adamo solo in calzamaglia).
Adamo (ad Eva) Ma cos’hai fatto? Hai colto le mele? Ti avevo proibito… Una maledizione eterna cadrà su di noi!
Eva. Per qualche mela… sono buone, quelle colte dall’albero sono ancora più gustose. Assaggiale.
Adamo. Ma non ti rendi conto di quello che hai provocato? Ero a cavallo in una radura fiorita, dove pascolavano tranquilli migliaia di animali. All’improvviso è scoppiata una tempesta e in attimo ogni bestia ha cercato di sgozzare chi le stava vicino. Le tigri si sono mangiate il mio cavallo, senza badare a me che ordinavo loro di smettere. Anzi avrebbero mangiato anche me se fossi rimasto. Hai portato la morte nel mondo.
Eva. Non importa. Sono felice che tu sia tornato. Mangia una mela, sarai affamato!
Adamo. E perché ti sei tutta agghindata con foglie e fiori, non ti ho mai vista così?
Eva. Mi vergognavo delle mie nudità.
Adamo. E che cosa sono le nudità? Con la tua mania di inventare parole per cose che ancora non ci sono. Beh, su dammi una mela. Sono sempre stato tentato di mangiarne una e oramai…
(Morsica una mela, cerca di coprirsi con le mani)
Non guardarmi che sono nudo. Devo andare a cercare qualcosa per coprirmi (Escono)
(Rientra Adamo vestito con pellicce)
Adamo. Eva… Eva… Eva… Ma dove è andata? Eva… Eva… Non so cosa mi è successo, ma non riesco più a stare senza di lei. E adesso che siamo fuggiti dal Giardino devo proteggerla: è così fragile, imprudente e… imprevedibile. Non sai mai cosa aspettarti da lei. (Entra Eva con due bambolotti in braccio). Dove sei stata tutto questo tempo? Non ti trovavo più.
Eva. Sono stata nel bosco e guarda che cosa ti ho portato (gli mostra due bambini).
Adamo. E che animali sono? Non ne ho mai visti. Sono io il cacciatore della famiglia e guarda che fortuna hai avuto tu: hai scoperto una specie nuova. Secondo me sono dei pesci, vedi con non hanno né peli, né piume. Proviamo a metterli nell’acqua.
Eva. Non te lo permetto. Sono miei e non li devi toccare. Poi vedi che uno di loro, quello che ho chiamato Caino, ha una piccola pelliccia sulla testa. L’altro, Abele, invece ha ancora la testolina liscia.
Adamo. Allora, quello che tu chiami Caino, dev’essere una scimmia. Una scimmietta spelacchiata. Fammi guardare quanti denti ha. (Guarda) Non ne ha neppure uno. Allora non è una scimmia. E poi scimmie nude e senza coda… Non riesco a capire con precisione che cosa sono. (I bambini fanno dei versi) Ma fanno dei versi bestiali. Non sono come noi, perché non parlano, ma urlano. Non sono uccelli perché non volano. Non sono serpenti, perché non strisciano. Io resto dell’idea che siano pesci. Dovresti solo lasciarmi provare se sanno nuotare.
Eva. Con loro non permetto nessun esperimento. Vedi che li hai fatti piangere devo andare a coccolarli un po’ per farli dormire.
Adamo. E a me non pensi? Non mi hai dato ancora un bacio da quando sono tornato. Ti preoccupi solo di loro.
Eva. Loro hanno bisogno di me. Ora la nostra vita è cambiata. Non siamo più nel Giardino. Era meraviglioso, un incantesimo, ma ora è perduto. Però tu sei sempre in cima ai miei pensieri. Io ti amo con la mia natura appassionata e tu amami come puoi. E adesso che è arrivata tra noi la morte, la mia preghiera, il mio più ardente desiderio è che possiamo abbandonare questa vita insieme. Ma se poi uno deve andarsene per primo, prego di essere io. Senza di te la vita non sarebbe vita; come potrei sopportarla? È un desiderio che non scomparirà mai dalla terra, ma sarà vivo in ogni moglie innamorata, sino alla fine dei tempi; e sarà chiamato con il mio nome.
Io, la prima moglie, mi ripeterò nell’ultima moglie.
(Si chiude il sipario. Dopo un attimo ricompare Adamo, vestito modernamente)
Adamo. (al pubblico) Scusate, prima che andiate via, devo aggiungere un paio di cose, per chi vuol sapere come è andata avanti la storia.
A meno che vi siate anche meravigliati del fatto che noi siamo neri: ma siete un po’ razzisti allora. Non avete sentito le ultime scoperte scientifiche? Informatevi: Eva era nera e quindi anch’io sono un po’ abbronzato… Ma, a parte questo, devo dirvi una prima cosa: quei due erano ragazzi, piccoli uomini. Quel loro modo di presentarsi così piccoli e immaturi ci aveva ingannati, non ci eravamo abituati. Adesso ci sono anche delle ragazze, delle piccole donne. Abele è un bravo figliolo, ma Caino se fosse rimasto una scimmia sarebbe stato meglio per tutti.
Seconda cosa, la più importante: dopo tutti questi anni mi rendo conto che mi ero sbagliato sul conto di Eva. Era meglio vivere fuori del Giardino con lei che nel Giardino senza di lei. Dapprima pensavo che parlasse troppo, ma ora… (si commuove) ora mi dispiace che quella voce si sia fatta muta e sia sparita dalla mia vita.
Perché dovunque lei fosse, là era l’Eden!
Marco Visita
Conferenza stampa con Vittorio Agnoletto
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REGIONALI, COMUNISTI AVANTI CON AGNOLETTO |
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Pavia. l candidato alla Presidenza della Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra Vittorio Agnoletto ai nostri microfoni in occasione della presentazione della lista dei candidati alle consultazioni: Martina Sollazzi, Giuseppe Invernizzi, Giuseppe Abbà e Michele Barosselli
La Provincia Pavese, 25-02-2010 pag. 15 FEDERAZIONE DELLA SINISTRA Vittorio Agnoletto, candidato presidente della Lombardia per la |
La scuola d’infanzia confessionale di Goito, frutto velenoso della politica di Formigoni.
Dichiarazione di Giovanna Capelli, Resp. Regionale Scuola Università e Ricerca del Prc Lombardia
Milano, 24 febbraio 2010
Gravissima e giustamente già criticata da più parti la decisione del Comune di Goito (MN), guidato dal centro destra, di trasformare la scuola d’infanzia comunale – quindi pubblica e aperta a tutti i bambini e le bambine di ogni ceto sociale, di ogni credo religioso,di ogni provenienza regionale e nazionale, secondo il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione) – in una scuola confessionale e di parte tramite il regolamento che nella premessa recita di perseguire finalità educative “in una visione cristiana della vita.”
Sono evidenti la ferita alla Costituzione e il pericoloso affermarsi dell’idea di uno spazio pubblico, in questo caso quello della scuola, che impone visioni del mondo e stili di vita, costituendo di fatto muri e divisioni e reciproche diffidenze nella società, anziché riconoscere il valore della molteplicità e adottare la pratica della solidarietà, del dialogo e della democrazia.
Anche questo è un risultato di quindici anni di governo Formigoni, ottenuto attraverso il finanziamento delle scuole private a scapito di quelle pubbliche.
Formigoni, l’Arcidiocesi del vescovo Giuseppe Molinari e le speculazioni sul terremoto all’Aquila.
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