Archivio for febbraio, 2010

La sicurezza del territorio è una delle priorità di questo Paese.

Maria Campese

Maria Campese

_

Maria Campese*
L’Italia è un paese che ha bellezze naturali spesso incomparabili con quelle di altre aree del mondo. Un patrimonio che però si va via via sempre più depauperando a causa di scelte ignobili fatte dalla cattiva politica e dalle commistioni con i comitati d’affari, la lobbies del cemento e le mafie sempre pronte a fare scempio del territorio pur di lucrare. Un intreccio perverso in cui sguazza e si pasce la borghesia mafiosa. L’Italia è infatti anche il paese dove il 70 per cento dei comuni è a rischio idrogeologico, come conferma il rapporto Ambiente Italia 2010 recentemente presentato da Legambiente.
I dissesti idrogeologici, e le catastrofi naturali, anche in considerazione dei cambiamenti climatici in atto rappresentano una delle principali priorità della agenda politica non solo a livello nazionale e locale. E purtroppo suscitano anche appetiti da sciacalli, come si è visto anche col caso del terremoto dell’Aquila.
In Italia da decenni i dissesti idrogeologici, in particolare frane e inondazioni, determinano ingenti perdite di vite umane e frequenti distruzioni di insediamenti, infrastrutture, attività sul territorio e beni culturali. La loro prevenzione e gestione dovrebbero quindi avere una priorità nell’agenda politica. Le notevoli risorse finanziarie pubbliche spese negli ultimi anni non sono di fatto riuscite a ridurre i rischi. Questo dimostra le gravi carenze strutturali della gestione dei territori e soprattutto l’insufficienza dell’agire in stato di emergenza ed è forse dovuto in particolare, come stiamo vedendo con chiarezza oggi, alla precisa volontà politica di operare in emergenza, così da aggirare le norme e poter utilizzare metodi più sbrigativi per gestire affari evitando pastoie burocratiche. Tutto ciò anche a costo di maggiori esborsi e di minori controlli sulla qualità degli interventi e sulla legittimità delle decisioni. E tutto soprattutto senza la ben più lungimirante politica di programmazione del risanamento e di prevenzione del dissesto idrogeologico in atto.
Tocca alla politica mettere fine alle cattive urbanizzazioni, al malgoverno dei bacini fluviali, alla debolezza della lotta contro la deforestazione e l’inquinamento industriale.
Come Federazione della Sinistra nelle regioni in cui andremo a governare e anche in quelle in cui saremo all’opposizione, dobbiamo essere quindi in grado di mettere in atto proposte sulle politiche regionali in materia di dissesto idrogeologico e di mantenere alta l’attenzione dei governi locali sul problema, cercando così di evitare di agire dopo l’ennesimo dramma.
Ricordiamo che si parla di 5581 comuni, pari al 70 per cento del totale, a potenziale rischio elevato. Sempre come Federazione della Sinistra e come Rifondazione Comunista, con i nostri circoli e i nostri militanti, dobbiamo essere dunque delle sentinelle, delle antenne pronte a captare i segnali di guasto, a monitorare il territorio, a segnalare, denunciare, proporre soluzioni anche in termini di cifre da stanziare.
Dal 1998 al 2007 la spesa per il ripristino delle aree colpite dai principali eventi alluvionali è stata di oltre 10 miliardi di euro. Una stima del 2003 fatta dal Ministero dell’Ambiente quantificava in 43 miliardi di euro i fondi necessari per mettere in sicurezza i territori individuati a rischio frane e alluvioni. Il sottosegretario Guido Bertolaso dopo la tragedia che ha colpito il messinese ha parlato di 25 miliardi, mentre il suo collega di governo Altero Matteoli li quantificava a 35. Insomma dalle parti dell’esecutivo nemmeno su questo grave tema hanno le idee chiare.
Resta il fatto che per affrontare il problema servono enormi risorse che non si trovano con i proclami o con la spettacolarizzazione. Si potrebbe però ad esempio pensare di toglierle dalle tante opere inutili e disastrose per il territorio che l’attuale governo cerca di portare avanti.
E’ ora di dire basta alle tragedie annunciate. Sarno, Soverato, la Versilia, e più recentemente Giampilieri e Scaletta Zanclea, nelle menti degli italiani appaiono come sinonimi di tragedie evitabili. Questi eventi luttuosi sono la dimostrazione che la messa in sicurezza del territorio è una delle priorità di questo paese, la vera grande opera pubblica verso cui convogliare risorse, competenze, progetti, investimenti.
Le tragedie servano almeno da monito per il futuro. Non si dovranno più ripetere simili disastri ambientali. Si punti quindi con forza su un intervento pubblico che metta al centro un impegno deciso sul versante del rischio idrogeologico e della difesa del suolo.
*responsabile nazionale Ambiente, Territorio e Beni comuni

26/02/2010 Liberazione


http://www.youtube.com/watch?v=LwD3WK1GmnY

Elezioni Regione Lombardia. Agnoletto for president!

Dario Fo e Franca Rame, Moni Ovadia, Margherita Hack, Paolo Rossi e lavoratori, ambientalisti, intellettuali per una alternativa vera: ecco il listino di Agnoletto candidato Presidente

Milano, 25 febbraio 2010

Ecco i nomi del listino di Vittorio Agnoletto, candidato presidente della Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra:

DARIO FO, premio Nobel per la letteratura,
FRANCA RAME, attrice,
MONI OVADIA, attore, compositore, musicista, scrittore,
MARGHERITA HACK, astrofisica,
PAOLO ROSSI, attore, comico,
OTTAVIA ALBANESE, docente di Scienze dell’Educazione Università Bicocca di Milano,
EMILIO MOLINARI, presidente del Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull’Acqua,
CELESTINA VILLA, impiegata all’Archivio di Stato di Cremona,
LUCA MANGONI detto SUPERGIOVANE, architetto, guest star di Elio e le Storie tese,
LUCA FAZIO, giornalista de Il manifesto,
MARUSKA CONSOLATI, studentessa universitaria di Brescia, classe 1987,
SERGIO SERAFINI, amministratore delegato di Radio Popolare,
MORGAN CORTINOVIS, operaio in lotta alla Frattini, azienda in crisi di Seriate (Bg),
MATTEO GADDI, esperto in politiche industriali, animatore delle lotte ambientaliste a Mantova,
GIUSEPPE ERIANO, medico chirurgo ospedale Vimercate.

«Il sostegno che ricevo da alcune tra le personalità più significative del mondo della cultura e del lavoro della nostra regione – dichiara Vittorio Agnoletto – contiene un messaggio preciso: non possiamo rassegnarci alla situazione presente, è possibile cambiare e per cambiare è necessaria la presenza della sinistra con suoi valori di giustizia sociale e di rispetto dei diritti di ogni essere umano. La mia candidatura vuole offrire una speranza a tutti coloro che credono nella possibilità di costruire una vera opposizione al sistema di potere costruito in quindici anni da Formigoni e non contrastato da un’opposizione di pura facciata. Ringrazio tutti i componenti del mio listino per la disponibilità e la generosità con la quale hanno messo a disposizione il loro impegno e la loro credibilità per questa difficile ma necessaria impresa. Sono fiducioso che otterremo un risultato importante non solo per noi, ma per il futuro di tutti coloro che vivono in questa nostra regione».

Per DARIO FO «È un’occasione, bisogna assolutamente dare una mano, un sostegno e soprattutto convincere altri ad esser attivi e a non dire – come potrebbe accadere di primo istinto – “chi se ne frega, che responsabilità ho io, basta, ne ho piene le scatole della politica”». Mentre c’è chi «continua a ubriacare la gente di idee false, bisogna sperare nelle persone migliori, soprattutto che un movimento che ha una coscienza civile venga avanti. Anche se non si vince, d’accordo, ma è un segno, dare il segno che ci siamo, che partecipiamo e non ci siamo addormentati».

Secondo MONI OVADIA «È ora di avere il coraggio di rompere questo cerchio stantio di una destra aggressiva, autoreferenziale e intollerante e di una opposizione che da troppo tempo si limita a guardare senza opporsi sostanzialmente». La Lombardia «ha bisogno di un’autentica alternativa, non ha bisogno di candidati che si dichiarano democratici e poi scimmiottano le tecniche repressive del peggior centro destra».

EMILIO MOLINARI spiega così il suo sostegno ad Agnoletto: «In questa mia scelta c’è il rispetto per Vittorio ma c’è soprattutto l’indignazione per la continua riduzione della democrazia, c’è il dire basta al cinismo con il quale il PD tenta di sopravvivere alla propria crisi e alla deriva delle idee e dei contenuti, cancellando sistematicamente a sinistra la rappresentanza di storie politiche ed umane che riguardano milione di persone».

Mentre il SUPERGIOVANE dichiara: «Vittorio Agnoletto è bello dentro (nonostante le apparenze è uno figo) ma soprattutto è…giovane dentro! Come si fa a non amare uno che le prende sempre!».

Su http://www.youtube.com/vittorioagnoletto i video con i messaggi di supporto di Dario Fo, Moni Ovadia e altri….

Certi treni non passano più.

Certi treni non passano più.

Venerdì 5 marzo alle ore 18 il Consiglio Provinciale di Pavia si riunisce per discutere una mozione sulle annose problematiche dei pendolari.

I presentatori della mozione, i consiglieri di Rifondazione comunista – Federazione della Sinistra, con il preziozo ausilio dei dati forniti dal Coordinamento dei Comitati Pendolari, hanno fotografato una realtà quotidiana di ritardi, disagi, disservizi che appare tanto più inaccettabile quanto più si pensa ai milioni di euro buttati nelle faraoniche “grandi opere” come la TAV.

Non perdere questa occasione per far sentire anche la tua voce, per raccontare i tuoi disagi, per chiedere un servizio più degno di un paese civile!

Esprimi il tuo dissenso scrivendo a: vittorio.poma@provincia.pv.it

Faremo la nostra parte per sostenere le tue istanze e pretendere l’istituzione di un tavolo di confronto fra pendolari, consumatori, Trenitalia e Regione Lombardia per migliorare la viabilità ferroviaria sul nostro territorio.

FEDERAZIONE DELLA SINISTRA – PROVINCIA DI PAVIA.

Dibattito con prc, pd e moVimento 5 stelle alla coop Portalupi.

Dibattito con prc, pd e moVimento 5 stelle alla coop Portalupi.

!cid_A4194AF597C641CE968ACD9096E8BA23@antonio129baf0

Viaggio verso il Guatemala.

Viaggio verso il Guatemala.

Sabato  6/3/2010 presso la Biblioteca Comunale di Cilavegna  ore 21 Il Circolo Il Colibri di Legambiente organizza:Viaggio verso il Guatemala,una serata all’insegna della solidarietà per parlare di donne ,ambiente, povertà, riscatto.-Sono nostri amici , persone  a nostro avviso eccezionali, testimoni  di questo tempo  dal futuro incerto e precario. Persone   che hanno avuto il coraggio di mettere una parentesi nella loro vita e utilizzare permessi, aspettative e ferie per  andare- a sporcarsi le mani – nei luoghi più tristi e terribili dei  vari sud del mondo. Rischiando  di persona,  con nello zaino  solo  un po’ della loro professionalità medica e paramedica. A un certo punto, e questo per noi rimane un mistero,  hanno  deciso che non si poteva più rimanere a guardare. Cosi Claudia, Lorenza , Letizia,  tutti figli di questa terra lomellina , fatta spesso di mediocrità’ , ma anche di scelte forti. Esageriamo?.Noi non lo crediamo affatto. A Claudia Mossi medese abbiamo chiestoCosa ti porti a casa di questa esperienza?”Ammirazione,commozione,pietà sono i sentimenti più comuni al ritorno. Nostalgia,si certo  ma come negarla quando si è ricevuto dai poveri preziose lezioni sul mondo? Sono ritornata di nuovo in Uganda pronta ad affrontare situazioni vecchie e nuove,nuovi ritmi, avversità´ climatiche, difficoltà´ di lingua,crollo di certezze. Eppure è lo spettacolo della vita,  volontari, medici, infermieri, addetti alla logistica ,maestri,ingegneri o muratori che hanno deciso di rimanere a lungo per qualcosa. Intanto si continua a morire e a dannarsi l´anima per capire come fare perché la morte non vinca. Ho guardato la distesa di bimbi denutriti del centro intensivo di nutrizione:sono una ventina,molti ce la faranno,alcuni ne usciranno con invalidità permanente e altri non ne usciranno affatto .L´ospedale è l´unico nel raggio di chilometri e da lavoro a tante persone in questa sconsolata regione ugandese della Karamoja  ,la più povera in assoluto. La leggerezza africana a volte mi turba,la gente muore e il personale non si affanna per niente.Vent´anni, trent´anni o cinque che differenza fa,il diritto o il desiderio di vita non sembra abitare, ne bussare alle porte di queste parti. Bisogna accettarlo. Mi chiedo molto spesso,cercando parole non banali ,cosa cambia tra il mio essere qui e il vivere là ,ogni giorno trascorso lungo questa frontiera netta che congiunge la vita e la morte. Vorrei avere più tempo per cercare delle risposte.” Questa e’ dunque l’Africa , il popolo africano  che  pur nella tragicità della sua condizione   come dice il missionario comboniano Alex   Zanotelli  ” ha comunque tanta voglia di danzare la vita”.Ruggero Rizzini, responsabile Ains  di Pavia ,invece, racconta della serata a cui vi invitiamo e in cui presentera’ un documentario dal titolo “Historia de Guatemala” che racconta la storia di un viaggio realizzato da due  giovani registi Anna Miranda Recalde e Nicola Grignani ,  un viaggio alla ricerca dei veri volti del Guatemala. Volti e testimonianze di abuso dei diritti umani e della resistenza pacifica degli indios.”Una resistenza che ha sopportato la guerra interna, iniziata nel 1954 con un colpo di stato in cui la multinazionale United Fruit Company ha avuto un ruolo importante, e terminata nel 1996 con gli accordi di pace. Una guerra che ha prodotto 200.000 morti, 400 villaggi scomparsi, cioè villaggi letteralmente rasi al suolo dai militari che hanno ucciso uomini, donne, bambini, anche animali, 40.000 desaparecidos, 1.000.000 sfollati fuggiti sulle montagne, 500.000 rifugianti in Messico. In un contesto  di questo tipo Ains ha portato in questi anni materiale ma soprattutto speranza. Dando man forte anche al movimento ecologista  locale, molto forte,  che si oppone alla devastazione del paese. Come la recente  campagna per salvare il lago di Atitlan dall’inquinamento prodotto dagli scarichi degli alberghi”..L’appuntamento e’ fissato per sabato  6/3/2010 presso la Biblioteca Comunale di Cilavegna per le ore 21 di sabato 6/3/2010. La serata  sarà l’occasione  anche per far partire un gruppo di lavoro sul filone Legambiente versus solidarieta’ sui tanti sud del mondo, per dare voce e  futuro a chi per colpa non sua e’ nato in un triste luogo della nostra Terra.

Per la festa della donna un inno alla prima donna “mitica” del mondo.

Eva e Adamo_neri

Adamo ed Eva neri

(riduzione e adattamento dai Diari di Adamo e di Eva di Mark Twain)

Eva e Adamo

(dietro a un lenzuolo come ombre cinesi due figure, una maschile l’altra femminile, vestite con una calzamaglia, per sembrare nude)

Adamo (fra sé) Questa nuova creatura dai lunghi capelli comincia a darmi fastidio. Mi è sempre tra i piedi e mi segue dappertutto. Non mi va; non sono abituato a stare in compagnia. Almeno se ne restasse con gli altri animali. Dice che è nata da una mia costola e per questo deve stare al mio fianco, ma ciò non è assolutamente vero; a me non manca nessuna costola!

Eva. Ho un giorno di vita. Sono arrivata ieri. O almeno così mi sembra, perché se c’è stato un altroieri non ero presente quando c’è stato o me ne ricorderei. Stanotte la luna si è staccata, è scivolata giù ed è scomparsa dal quadro – è stata una grande perdita. Mi si spezza il cuore a pensarci. Tra gli ornamenti del cielo nulla è paragonabile alla luna. Avrebbero dovuta fissarla meglio. Chissà dov’è finita? Naturalmente chi l’ha trovata la nasconde, lo so perché lo farei anch’io. Peccato che sia una sola luna. È così dolce e romantica la notte quando c’è lei. Se ce ne fossero cinque o sei non andrei mai a dormire, starei sdraiata sul muschio a guardarle, su in alto.

Anche le stelle sono belle. Vorrei averne qualcuna da mettere nei capelli. Vi stupireste nel sapere come sono lontane. Quando ieri sera sono comparse ho cercato di prenderne qualcuna con un bastone lunghissimo, ma non ci arrivava. Allora ho cercato di tirarle giù lanciando delle zolle. Ho provato fino a sfinirmi ma le ho sempre mancate. Allora ho preso la mia cesta e mi sono diretta verso l’estremità del cerchio dove le stelle sono vicinissime a terra e pensavo di prenderle con le mani. Ma continuavano ad allontanarsi e ho dovuto lasciar perdere.

Adamo. Ho esaminato dove la grande acqua cade dalla montagna. Penso che sia la cosa più bella della proprietà. Lei la chiama cascata, perché poi non lo so. Dice che ha l’aria di una cascata. Io non riesco a dare un nome alle cose, invece lei ne dà uno a tutto quello che incontra ancora prima che io abbia il tempo di protestare. Ieri, per la prima volta, come una cascata ma molto più fine e più grande, l’acqua è caduta dal cielo su di noi. Noi? Dove ho pescato questa parola? Ora ricordo la usa la nuova creatura. Mi sono costruito un riparo per la pioggia, ma non sono riuscito a godermelo in pace. La nuova creatura è subito entrata, naturalmente senza chiedere permesso. Quando ho cercato di mandarla fuori ha versato acqua dai buchi con cui guarda e ho dovuto tenerla con me. Se almeno non parlasse, parla sempre, sempre. Era così bello e tranquillo una volta.

Eva. Ieri pomeriggio ho provato a seguire l’altro per capire a cosa serviva. Intanto gli ho dato un nome: uomo, non so perché, ma suonava bene così. Mi accorgo di avere più curiosità per lui che per gli altri rettili. All’inizio mi faceva paura e mi mettevo a correre tutte le volte che si girava, ma a poco a poco ho visto che cercava di allontanarsi e così non mi sono più sentita intimidita e gli sono andata dietro, per ore e ore. Ho dovuto parlare sempre io perché lui è timido. L’ho anche liberato dall’impegno di dare un nome alle varie cose, e questo è stato per lui un gran sollievo, perché non è molto dotato. Non riesce a trovare un solo nome, ma io non do da vedere di accorgermi del suo difetto. Io non ce l’ho questo difetto. Appena vedo un animale, una pianta, non devo riflettere neppure un istante: il nome viene fuori da sé. Anche alle cose che costruisce lui, trovo subito il nome. Sta mattina è scesa acqua dal cielo, e io l’ho subito chiamata pioggia, per evitargli l’imbarazzo di pensare a un nome. Lui, che devo ammettere è molto industrioso, ha costruito un riparo perché dopo un po’ la pioggia risulta fastidiosa. Io l’ho chiamata casa e al posto di essermi riconoscente mi ha dato il primo dolore. Ho cercato di entrare nel suo nuovo rifugio e lui mi ha messa fuori, sotto la pioggia. Mi sono messa subito a piangere, ecco una nuova parola, e lui si è intenerito. Mi ha fatto entrare e mi ha tenuto vicino a lui per scaldarmi e consolarmi. È stato molto bello. Credo che ripeterò altre volte l’esperimento di piangere.

Adamo. Nonostante tutti i miei sforzi la sua mania di dare nomi non ha sosta. Io avevo un bellissimo nome per la proprietà, musicale e grazioso: GIARDINO DELL’EDEN. Continuo a chiamarlo così in privato ma in pubblico non lo faccio più. Il nuovo animale dice che è tutto boschi, rocce e vedute panoramiche e perciò non assomiglia affatto a un giardino. Dice che ha l’aria di essere un parco. Ma non basta: dice che bisogna proteggerlo, non so da chi. Dice che potrebbero devastarlo, appiccargli il fuoco, riempirlo di case e portarci l’inquinamento, parola che non so quale significato abbia, almeno per il momento. Non so in futuro. Perciò ha cominciato a mettere cartelli dappertutto con scritto: SI PREGA DI NON CALPESTARE L’ERBA.

La mia vita non è più facile come una volta.

Eva. Stamattina gli ho detto come mi chiamo, nella speranza che la cosa lo interessasse. È strano. Se lui mi dicesse il suo nome, a me interesserebbe. Penso che al mio orecchio sarebbe il più dolce dei suoni.

Non parla. Forse perché non è brillante, se ne vergogna e desidera nasconderlo. È un vero peccato che la pensi così, perché uno spirito brillante non conta nulla: è il cuore che conta.

No, il mio nome non gli importa proprio. Ho cercato di nascondere il mio disappunto, ma credo di non esserci riuscita. Mi sono allontanata e mi sono seduta sulla riva del laghetto con i piedi nell’acqua. È lì che vado quando sento il desiderio di un po’ di compagnia, qualcuno da guardare, qualcuno con cui parlare. Certo – quella graziosa creatura dipinta sulla superficie non basta – ma è sempre qualcosa, e qualcosa è meglio della solitudine completa. Quando rido, lei ride; quando sono triste, anche lei è triste; mi conforta con la sua simpatia. E, per me, è veramente una buona amica, la sola che abbia: è mia sorella. La prima volta che mi ha abbandonato, ah, non lo dimenticherò mai. Mai, mai! Il mio cuore è diventato come di ghiaccio. Mi sono coperta il viso con le mani, disperata. Ma, quando le ho scostate, lei era di nuovo là, ancora una volta, splendente e bellissima. Mi sono gettata fra le sue braccia.

Adamo. Ieri mentre si specchiava nello stagno – come fa sempre – c’è caduta dentro. Per poco non è rimasta soffocata, ma, al posto di preoccuparsi per lei, si è preoccupata per gli animali che vivono dentro nell’acqua e che lei chiama pesci. Perché continua a dar nome a cose che non ne hanno bisogno? Tanto, anche se li chiami, non vengono. Ma lei continua; è una tale testa dura! Così ha tirato fuori un bel po’ di pesci dallo stagno e li ha messi nel mio letto per tenerli caldi. Li ho guardati per un momento e non mi è sembrato che, lì sul letto, fossero più felici di prima, ma solo più tranquilli. Appena si è fatto buio li ho ributtati in acqua: sono viscidi e dormirci in mezzo è piuttosto disgustoso.

Eva. Lui ha ributtato i miei pesciolini multicolori nel laghetto, col rischio di farli annegare. Ho dovuto tirargli delle zolle per farlo smettere. Non ha cuore? Non ha compassione per quelle povere creature? È stato forse progettato per compiere atti così crudeli? Per far del male alle altre creature? Ne ha tutta l’aria. Una delle zolle lo ha colpito dietro l’orecchio, e allora ha parlato. Mi ha dato un brivido perché era la prima volta che sentivo qualcuno parlare, me esclusa. Non ho capito le parole, ma sembravano molto espressive.

Adesso che ho scoperto che sa parlare, ho per lui un nuovo interesse; perché a me piace parlare; se avessi qualcuno con cui parlare non smetterei mai.

Adamo. Adesso sta col serpente. Gli altri animali sono contenti perché continuava a seccarli con i suoi esperimenti. Anch’io sono contento perché il serpente parla e così posso starmene un po’ in pace anch’io. Dice che il serpente le suggerisce di cogliere i frutti di quell’albero: secondo lei porterebbero un po’ di sapere nel mondo, e questo sarebbe bello e istruttivo. Io le ho detto che ci sarebbe un altro risultato: quello di portarci la morte. L’ho avvertita di stare lontana da quell’albero. Ha detto di no. Ha detto che lei vuole conoscere tutto. Prevedo guai. Voglio emigrare.

Eva Ieri gli ho cercato qualcosa di buono da mangiare. Ho trovato dei frutti rotondi caduti da un albero, che ho subito chiamato mele, e gliele ho portate. Lui ha detto che sono proibite, non ha voluto che neppure le assaggiassi e mi ha vietato di coglierle dalla pianta. Dice che andrò incontro a dei guai, ma, se riesco a fargli piacere, che m’importa dei guai cui vado incontro.

Adamo. Però, forse, dovrei tener conto che è molto giovane, che è solo una ragazza. È piena di interessi, di vivacità; per lei il mondo è un incantesimo, un mistero, una gioia. Quando scopre un nuovo fiore non riesce neppure a parlare per la felicità. È l’unico momento che sta un po’ zitta. Per me i fiori sono roba che non vale niente, inutile, ma per lei no. Appena ne vede uno deve annusarlo, carezzarlo, coccolarlo, coprirlo di nomi affettuosi. Ieri ne ha trovato uno con le spine. Si è punta ed uscita dell’acqua rossa dal suo dito. Lei l’ha chiamata sangue e ha detto che era molto doloroso, ma al posto di piangere, come fa sempre con me, è stata tutta felice. Sapete perché? Perché ha detto che quell’esperimento le ha fatto inventare il primo proverbio del mondo: “chi si punge evita le spine”. Dice che vuole trovare un proverbio per ogni esperimento che farà. A chi serviranno, io non lo so.

Eva. Dovevo avere un po’ di compagnia; sono stata creata per questo credo, e così ho fatto amicizia con gli animali. Sono affascinanti, con un carattere affettuosissimo e modi più che cortesi; non sono mai di malumore, come invece spesso è l’uomo, e non ti danno mai la sensazione di essere importuna, come invece fa lui. Ti sorridono e scodinzolano, se hanno la coda, e sono sempre pronti a giocare o a partire per una gita. Loro sì che sono dei veri gentiluomini. Con loro non mi sento mai sola, mai. Abbiamo fatto delle lunghe escursioni e ho visto una buona parte del mondo: credo quasi tutto. Sono la più grande viaggiatrice della Terra, anzi l’unica. Quando siamo in marcia è uno spettacolo imponente. Per comodità cavalco una tigre o un leopardo, che sono morbidi con una bella schiena curva, e sono tanto carini. Quando invece affronto lunghe distanze e voglio godermi il panorama, salgo in groppa all’elefante. Mi solleva con la proboscide, ma so scendere da sola: quando stiamo per accamparci, si mette a sedere e io scivolo giù.

Tutti gli animali sono amici tra di loro e non ci sono mai litigi di alcun genere. Parlano tutti e tutti parlano con me, ma dev’essere una lingua straniera, perché non riesco a capire una parola di quello che dicono; loro però mi capiscono quando parlo. Questo mi fa provare un senso di vergogna. Dimostra che loro sono più intelligenti di me e perciò mi sono superiori.

Adamo. Se solo potesse calmarsi e tacere per un attimo, sarebbe uno spettacolo riposante. Allora sarebbe piacevole guardarla. Ho cambiato idea rispetto ai primi tempi, quando mi sembrava una rompiscatole e avrei preferito essere rimasto da solo. Adesso non saprei rinunciare a lei. Col tempo mi sono reso conto che è una creatura decisamente gradevole: flessuosa, elegante, formosa, agile, aggraziata. Sono alcuni giorni che manco da casa e ne ho nostalgia. Allo stesso tempo sono preoccupato, è ancora così sventata, con tutta quella sua voglia di fare esperimenti e di voler imparare ogni giorno qualcosa di nuovo. Non vorrei che, nonostante le mie raccomandazioni, si facesse tentare dal serpente a cogliere le mele dall’albero proibito!

(Lampi e tuoni, frastuono, luci che si spengono e si riaccendono. Adamo ed Eva escono da dietro le lenzuola. Eva coperta con foglie e fiori e con in mano delle mele, Adamo solo in calzamaglia).

Adamo (ad Eva) Ma cos’hai fatto? Hai colto le mele? Ti avevo proibito… Una maledizione eterna cadrà su di noi!

Eva. Per qualche mela… sono buone, quelle colte dall’albero sono ancora più gustose. Assaggiale.

Adamo. Ma non ti rendi conto di quello che hai provocato? Ero a cavallo in una radura fiorita, dove pascolavano tranquilli migliaia di animali. All’improvviso è scoppiata una tempesta e in attimo ogni bestia ha cercato di sgozzare chi le stava vicino. Le tigri si sono mangiate il mio cavallo, senza badare a me che ordinavo loro di smettere. Anzi avrebbero mangiato anche me se fossi rimasto. Hai portato la morte nel mondo.

Eva. Non importa. Sono felice che tu sia tornato. Mangia una mela, sarai affamato!

Adamo. E perché ti sei tutta agghindata con foglie e fiori, non ti ho mai vista così?

Eva. Mi vergognavo delle mie nudità.

Adamo. E che cosa sono le nudità? Con la tua mania di inventare parole per cose che ancora non ci sono. Beh, su dammi una mela. Sono sempre stato tentato di mangiarne una e oramai…

(Morsica una mela, cerca di coprirsi con le mani)

Non guardarmi che sono nudo. Devo andare a cercare qualcosa per coprirmi (Escono)

(Rientra Adamo vestito con pellicce)

Adamo. Eva… Eva… Eva… Ma dove è andata? Eva… Eva… Non so cosa mi è successo, ma non riesco più a stare senza di lei. E adesso che siamo fuggiti dal Giardino devo proteggerla: è così fragile, imprudente e… imprevedibile. Non sai mai cosa aspettarti da lei. (Entra Eva con due bambolotti in braccio). Dove sei stata tutto questo tempo? Non ti trovavo più.

Eva. Sono stata nel bosco e guarda che cosa ti ho portato (gli mostra due bambini).

Adamo. E che animali sono? Non ne ho mai visti. Sono io il cacciatore della famiglia e guarda che fortuna hai avuto tu: hai scoperto una specie nuova. Secondo me sono dei pesci, vedi con non hanno né peli, né piume. Proviamo a metterli nell’acqua.

Eva. Non te lo permetto. Sono miei e non li devi toccare. Poi vedi che uno di loro, quello che ho chiamato Caino, ha una piccola pelliccia sulla testa. L’altro, Abele, invece ha ancora la testolina liscia.

Adamo. Allora, quello che tu chiami Caino, dev’essere una scimmia. Una scimmietta spelacchiata. Fammi guardare quanti denti ha. (Guarda) Non ne ha neppure uno. Allora non è una scimmia. E poi scimmie nude e senza coda… Non riesco a capire con precisione che cosa sono. (I bambini fanno dei versi) Ma fanno dei versi bestiali. Non sono come noi, perché non parlano, ma urlano. Non sono uccelli perché non volano. Non sono serpenti, perché non strisciano. Io resto dell’idea che siano pesci. Dovresti solo lasciarmi provare se sanno nuotare.

Eva. Con loro non permetto nessun esperimento. Vedi che li hai fatti piangere devo andare a coccolarli un po’ per farli dormire.

Adamo. E a me non pensi? Non mi hai dato ancora un bacio da quando sono tornato. Ti preoccupi solo di loro.

Eva. Loro hanno bisogno di me. Ora la nostra vita è cambiata. Non siamo più nel Giardino. Era meraviglioso, un incantesimo, ma ora è perduto. Però tu sei sempre in cima ai miei pensieri. Io ti amo con la mia natura appassionata e tu amami come puoi. E adesso che è arrivata tra noi la morte, la mia preghiera, il mio più ardente desiderio è che possiamo abbandonare questa vita insieme. Ma se poi uno deve andarsene per primo, prego di essere io. Senza di te la vita non sarebbe vita; come potrei sopportarla? È un desiderio che non scomparirà mai dalla terra, ma sarà vivo in ogni moglie innamorata, sino alla fine dei tempi; e sarà chiamato con il mio nome.

Io, la prima moglie, mi ripeterò nell’ultima moglie.

(Si chiude il sipario. Dopo un attimo ricompare Adamo, vestito modernamente)

Adamo. (al pubblico) Scusate, prima che andiate via, devo aggiungere un paio di cose, per chi vuol sapere come è andata avanti la storia.

A meno che vi siate anche meravigliati del fatto che noi siamo neri: ma siete un po’ razzisti allora. Non avete sentito le ultime scoperte scientifiche? Informatevi: Eva era nera e quindi anch’io sono un po’ abbronzato… Ma, a parte questo, devo dirvi una prima cosa: quei due erano ragazzi, piccoli uomini. Quel loro modo di presentarsi così piccoli e immaturi ci aveva ingannati, non ci eravamo abituati. Adesso ci sono anche delle ragazze, delle piccole donne. Abele è un bravo figliolo, ma Caino se fosse rimasto una scimmia sarebbe stato meglio per tutti.

Seconda cosa, la più importante: dopo tutti questi anni mi rendo conto che mi ero sbagliato sul conto di Eva. Era meglio vivere fuori del Giardino con lei che nel Giardino senza di lei. Dapprima pensavo che parlasse troppo, ma ora… (si commuove) ora mi dispiace che quella voce si sia fatta muta e sia sparita dalla mia vita.

Perché dovunque lei fosse, là era l’Eden!

Marco Visita

Incontro a Casorate Primo

Proposte2

Conferenza stampa con Vittorio Agnoletto

Conferenza stampa con Vittorio Agnoletto

Agnoletto e i candidati della Provincia di Pavia

Agnoletto e i candidati della Provincia di Pavia

REGIONALI, COMUNISTI AVANTI CON AGNOLETTO

Pavia. l candidato alla Presidenza della Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra Vittorio Agnoletto ai nostri microfoni in occasione della presentazione della lista dei candidati alle consultazioni: Martina Sollazzi, Giuseppe Invernizzi, Giuseppe Abbà e Michele Barosselli

La Provincia Pavese, 25-02-2010 pag. 15

FEDERAZIONE DELLA SINISTRA
Agnoletto con i candidati pavesi

Vittorio Agnoletto, candidato presidente della Lombardia per la
Federazione della sinistra, ha presentato ieri i candidati pavesi al
consiglio regionale. Si tratta di Giuseppe Invernizzi, Michele
Barosselli, Giuseppe Abbà e Martina Sollazzi. Una rosa di nomi che
rappresenta i partiti e le sigle che si riconoscono nella formazione
che sipresenta alle elezioni regionali con un unico simbolo. Il
portavoce della Federazione della sinistra pavese, Alessandro
Caliandro, ha introdotto i candidati che a loro volta hanno esposto i
temi su cui verterà la campagna elettorale per il voto di fine marzo.
Lavoro, ambiente e lotta al nucleare, sanità, trasporti e acqua da
mantenere in ambito pubblico sono i punti cardine degli interventi.
«Il nostro obiettivo è creare un polo di opposizione all’interno
dell’amministrazione regionale all’insegna della trasparenza», ha
spiegato Vittorio Agnoletto presentando i candidati della Federazione.

La scuola d’infanzia confessionale di Goito, frutto velenoso della politica di Formigoni.

Giovanna Capelli

Giovanna Capelli


Dichiarazione di Giovanna Capelli, Resp. Regionale Scuola Università e Ricerca del Prc Lombardia

Milano, 24 febbraio 2010

Gravissima e giustamente già criticata da più parti la decisione del Comune di Goito (MN), guidato dal centro destra, di trasformare la scuola d’infanzia comunale – quindi pubblica e aperta a tutti i bambini e le bambine di ogni ceto sociale, di ogni credo religioso,di ogni provenienza regionale e nazionale, secondo il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione) – in una scuola confessionale e di parte tramite il regolamento che nella premessa recita di perseguire finalità educative “in una visione cristiana della vita.”

Sono evidenti la ferita alla Costituzione e il pericoloso affermarsi dell’idea di uno spazio pubblico, in questo caso quello della scuola, che impone visioni del mondo e stili di vita, costituendo di fatto muri e divisioni e reciproche diffidenze nella società, anziché riconoscere il valore della molteplicità e adottare la pratica della solidarietà, del dialogo e della democrazia.

Anche questo è un risultato di quindici anni di governo Formigoni, ottenuto attraverso il finanziamento delle scuole private a scapito di quelle pubbliche.

Formigoni, l’Arcidiocesi del vescovo Giuseppe Molinari e le speculazioni sul terremoto all’Aquila.

Formigoni, l’Arcidiocesi del vescovo Giuseppe Molinari e le speculazioni sul terremoto all’Aquila.

La giunta Chiodi e le promesse all’Arcidiocesi del vescovo Giuseppe Molinari

L’Aquila, giù le mani
dalla Casa dello studente

Daniele Nalbone
Excusatio non petita, accusatio manifesta. Le ultime parole del presidente della regione Abruzzo, nonché commissario per la ricostruzione post sisma, Gianni Chiodi, hanno il sapore delle scuse non richieste. Domenica, infatti, Chiodi ha fatto una battuta, che ha definito “ironica”, rivolgendosi al presidente della regione Lombardia, Formigoni: «Probabilmente prenderemo un avviso di garanzia perché abbiamo voluto fare presto e bene». Il tutto in riferimento alla realizzazione, mediante accordo di programma, della nuova casa dello studente.
«Chiodi mette le mani avanti ironizzando sui magistrati – commenta Maurizio Acerbo, consigliere regionale Prc – forse perché sa che ci sono guai in arrivo». Dubbio lecito, visti gli ultimi fatti di cronaca giudiziaria e visto, (anche) in questo caso, il trattamento di favore che la giunta Chiodi ha avuto nei confronti dell’Arcidiocesi aquilana e del vescovo Giuseppe Molinari che, non a caso, troviamo sempre più spesso intento a spezzare lance in favore dell’operato di Bertolaso e del “suo” governo. I fatti dicono che la Regione Lombardia ha finanziato per 7,6 milioni di euro la realizzazione di una nuova casa dello studente, «casualmente» commenta Acerbo, «in un’area individuata proprio dall’Arcidiocesi». Ma anziché procedere all’esproprio dell’area, zona agricola di poco pregio, si è deciso di promuovere un accordo di programma tra Protezione Civile, Comune de L’Aquila, Provincia e Regione in cui si prevede dall’Arcidiocesi la concessione del diritto di superficie dell’area di intervento per un periodo di trenta anni e dalla Regione Lombardia la realizzazione della residenza universitaria per la cifra di oltre sette milioni di euro. E, alla fine dei trenta anni previsti, la struttura diventerà di proprietà dell’Arcidiocesi. In pratica «mentre un qualsiasi cittadino» commenta laconicamente Fausto Corti, legale di Italia Nostra, sul sito controaliseo.it «si sarebbe ritrovato senza terra e con al più quarantamila euro di indennizzo, la Curia, grazie alla Giunta Chiodi, conserva il terreno, ne incassa la variazione della destinazione d’uso, il che aumenta il valore del terreno di una ventina di volte, e tra trenta anni diventerà proprietaria di un edificio pagato con denaro pubblico». Non solo. Con delibera regionale n.624 del 2 novembre 2009 la Giunta ha pensato bene di non affidare la gestione, come regolamento, all’Azienda per il diritto allo studio ma di concederla, per cinque anni, alla stessa Curia. La motivazione? “Impossibilità tecnica, anche per la devastazione provocata dal Terremoto, di procedere con celerità all’individuazione degli aventi diritto in base alle ordinarie procedure regionali”. «In sintesi» sottolinea il consigliere Acerbo «con la scusa dell’emergenza non solo si passa col rosso per quanto concerne gli appalti, ma anche per l’assegnazione dei posti letto per la casa dello studente non si ricorre alle graduatorie di legge». Inevitabile la prima, discriminatoria (per gli studenti) conseguenza: ben 120 posti letto su 211 sono infatti stati assegnati senza alcuna procedura di evidenza pubblica e con criteri del tutto discrezionali.
E’ per questo che Chiara, Benedetta, Azzurra, Luca, Mirco, Erika, Valeria, Marco, Marco e Valeria hanno presentato ricorso al Tar de L’Aquila contro la Regione Abruzzo e l’Arcidiocesi del capoluogo per l’annullamento della delibera regionale 624, della convenzione tra Regione ed Arcidiocesi, della procedura di assegnazione dei posti letto e dell’accordo di programma del 16 giugno 2009. In quella data, infatti, Gianni Chiodi e Giuseppe Molinari hanno stipulato una scrittura aggiuntiva con cui la Regione Abruzzo si è impegnata a concedere all’Arcidiocesi la gestione della casa dello studente «in ragione della circostanza che l’Arcidiocesi ha posto a disposizione in diritti di superficie, e per anni trenta a titolo gratuito, l’area». In pratica, ed ecco spiegato l’outing di domenica del presidente regionale al cospetto del suo collega lombardo, Chiodi ha ceduto la struttura alla Curia ancor prima che il Comune gliela mettesse a disposizione. Quindi, di fatto, «l’Arcivescovo de L’Aquila sta occupando abusivamente un bene comunale» commenta l’avvocato Corti. «Ma se fossi in Chiodi mi preoccuperei» conclude il legale di Italia Nostra: «il sindaco Cialente, infatti, ha promesso pugno di ferro contro chiunque utilizzi senza diritto le strutture realizzate per l’emergenza territorio. Quindi siamo certi che il nostro primo cittadino non esiterà a mettersi alla testa del commando dei vigili urbani che caccerà parroci, vescovi, novizie e converse dalla Casa dello Studente per restituirla alla collettività aquilana».

23/02/2010 Liberazione


// <![CDATA[// // <![CDATA[//

I razzi “intelligenti” della Nato in Afghanistan.

MONDO

Afghanistan, “errore” Nato: civili scambiati per ribelli, 33 morti per un attacco aereo

pubblicata alle ore:12.56

MONDO

Afghanistan, “errore” Nato: civili scambiati per ribelli, 33 morti per un attacco aereo

La Nato ha ucciso, con un attacco aereo nel sud dell’Afghanistan, 33 civili scambiandoli per per ribelli. L’ennesimo massacro di innocenti, che in gergo militare vengono definiti “danni collaterali” è stato reso noto dal governo afghano, che ha condannato l’episodio, avvenuto vicino ai confini delle province di Uruzgan e Dai Kondi, definendolo “ingiustificabile”. Il bilancio di ieri è il più alto, dal punto di vista delle morti civili, degli ultimi mesi. Il nuovo massacro non è avvenuto all’interno dell’Operazione Mushtarak, la più imponente offensiva delle forze Nato volta a liberare la provincia meridionale di Helmand dalla presenza dei talebani. Questo episodio, però, potrebbe complicare gli sforzi del governo e della Nato per garantirsi l’appoggio della popolazione locale, prima del graduale ritiro delle truppe Usa previsto per il 2011. «Secondo le prime stime la Nato ha aperto il fuoco ieri contro un convoglio di tre veicoli…uccidendo almeno 33 civili, tra i quali quattro donne e un bambino, e ferendone altri 12», si legge in un comunicato diffuso dal governo. Le morti civili hanno rappresentato il principale motivo di frizione tra il governo afghano e le forze straniere, che hanno lanciato due imponenti offensive negli ultimi otto mesi nel tentativo di respingere la sempre crescente insorgenza dei ribelli talebani.
L’Isaf, missione di supporto al governo dell’Afghanistan guidata dalla Nato, ha fatto sapere che i civili sono stati uccisi quando si sono avvicinati ad un’unità delle forze Nato e afghane nella provincia di Uruzgan, ma non ha specificato il numero delle vittime, confermando comunque l’apertura di un’inchiesta. Da parte della Nato le solite parole: «Siamo profondamente dispiaciuti per la tragica morte di persone innocenti», ha commentato, tramite un comunicato Isaf, il generale Stanley McChrystal, capo delle forze straniere in Afghanistan. «Ho chiarito alle nostre forze che noi siamo qui per proteggere il popolo afghano, e uccidere o ferire inavvertitamente civili mina la fiducia nella nostra missione».

Il commento del ministro della difesa La Russa
Gino Strada replica a La Russa

Manifestazione a difesa del Barattolo a Pavia

Manifestazione a difesa del Barattolo a Pavia
(Articolo tratto dalla Provincia Pavese)
Pavia, il sindaco: dialogo difficile senza regole

Corteo per il Barattolo
“Non chiudete il centro sociale”

Pavia, il sindaco: dialogo difficile senza regole

In 250 sfilano per il Barattolo

Corteo pacifico contro la chiusura del centro sociale

PAVIA. Hanno sfilato oltre 250 ragazzi ed esponenti di partiti ed associazioni contro la chiusura del centro sociale autogestito Barattolo, decisa dalla giunta Cattaneo dopo il concerto «vietato» e ugualmente svolto. Imponente lo schieramento delle forze dell’ordine: polizia, carabinieri, polizia locale. Evitati per un soffio gli scontri con alcuni militanti di Forza Nuova in piazza. La maggioranza erano studenti medi e universitari, ma c’erano anche la Federazione della Sinistra, Insieme per Pavia, Cgil, Giovani Comunisti, Giovani del Pd. E ancora il Sottovento, Udu e Radio Aut, tra gli altri. «Non siamo 100 privilegiati – gridavano i ragazzi – siamo molti di più. Ma ci limitiamo a sfilare per i nostri diritti in maniera pacifica, perché tutto questo denaro pubblico speso per mobilitare tutta questa polizia?». Tra gli striscioni tanta ironia: «Meglio uno di noi che un Centinaio di voi», e ancora in dialetto: «Sindic, muchela lì, al Baratul resta chì». Ma non si dimentica l’ex sindaco: «Capitelli decaduta, non assolta». «Ricordiamo al sindaco cos’è la legalità», hanno scandito i giovani davanti ai cinema chiusi, dove hanno appeso uno striscione “Noi cinema popolare, voi speculazione edilizia» per ricordare che dove c’era il cinema Corso sorgeranno appartamenti. «Ricordiamo che la moglie del suo “padrino politico”, Lady Abelli, ha patteggiato per il reato di riciclaggio», hanno urlato dal megafono. In piazza il corteo si è fermato e ha formato un cordone di sicurezza rivolto alla decina di militanti di Forza Nuova, fermate anche davanti in corso Mazzini in prossimità dell’Università dove è stato affisso uno striscione contro l’aumento delle tasse deliberato dal consiglio d’amministrazione, davanti al Mezzabarba e poi il corteo si è mosso verso il Barattolo, dove ieri sera c’è stato un altro concerto dopo quello che ha provocato la rescissione della convenzione. Pablo Genova (Federazione della Sinistra) spiega: «Solidarietà per la grave minaccia verso il Barattolo e quelle associazioni che hanno fatto e fanno tanto in una città dove mancano gli spazi per attività fuori dalle logiche di mercato».

// <![CDATA[//

Paolo Ferloni aggiunge: «Il Barattolo non entra e non può entrare in una logica fatta di bianco e nero: ha molti grigi, ospita associazioni, in città servirebbero altri spazi così». E Walter Veltri: «Dopo la chiusura dei quartieri, quella del Barattolo: che spazi restano di discussione?». Mauro vanetti dei Giovani Comunisti riflette: «Cattaneo ha tolto la maschera di sindaco giovane e sta dimostrando una continuità con la giunta Capitelli in merito alle politiche giovanili, con attacchi agli spazi di socialità: questa è la prima manifestazione in cui la sinistra va allo scontro con la giunta». E la Cgil: «Una città che non sa mantenere gli equilibri rischia di far esplodere le contraddizioni: il barattolo è come le sedi di associazioni e sindacati un tassello del tessuto sociale». Intanto il Barattolo va avanti: «Alcuni ragazzi del Borgo che frequentano il Csa stanno raccogliendo le firme dei borghigiani per dimostrare che il problema lì non è il Barattolo e che la maggior parte del Borgo non è contro di noi», spiega Lorenzo Spairani.

(21 febbraio 2010)

Intervista a Vittorio Agnoletto

Intervista a Vittorio Agnoletto

IMG_0538

Milano, 14 novembre 2008 – Vittorio Agnoletto commenta l’epilogo del processo per le violenze subite dagli ospiti della scuola Diaz di Genova durante il g8 del 2001.

http://www.vittorioagnoletto.it

La verità è che la nostra spesa pensionistica è la più bassa in Europa.

La verità è che la nostra spesa pensionistica è la più bassa in Europa.

Sante Moretti
Da un anno a questa parte ogni qual volta che un commentatore politico, un economista, un parlamentare chiedeva di approfittare della crisi per ridimensionare il “generoso” sistema pensionistico veniva messo a tacere dal ministro del Lavoro che dichiarava «i conti pensionistici sono in ordine per l’oggi e per il domani» e gelato dal ministro del Tesoro con la frase «se non ci fosse l’Inps» che insieme all’Inail, con i loro avanzi rappresentano una enorme riserva per lo Stato.
Il Presidente del Consiglio, riunito con altri capi di Stato al capezzale della Grecia in profonda crisi finanziaria, ha posto l’esigenza di un aumento dell’età per il diritto alla pensione in quanto le pensioni peserebbero eccessivamente sul bilancio degli Stati.
Il ministro Sacconi ha tranquillizzato i sindacati ribadendo che gli interventi (tagli) già operati sono più che sufficienti. Invece ha accolto l’esternazione del premier, quasi fosse il verbo di Dio, il solito Cazzola che ha fatto della guerra al sistema pensionistico pubblico la sua ragione di vita.
Ripetiamo e ribadiamo senza tema di smentita che le pensioni non pesano sul bilancio dello Stato, chi lo afferma mente sapendo di mentire.
L’insieme dei contributi versati dai lavoratori e dalle lavoratrici agli Enti previdenziali sono più che sufficienti per pagare gli assegni pensionistici, non solo, l’Inps registra un attivo (anno 2009) di sei miliardi dopo aver coperto con l’attivo del fondo lavoratori dipendenti e di quello dei lavoratori parasubordinati il deficit dei fondi dei lavoratori autonomi (9 miliardi), dei dirigenti di azienda (3,5 miliardi), del clero (120 milioni). L’Inpdap (pubblico impiego) è in deficit e lo sarà ancora di più se lo Stato continua a incentivare l’esodo, se si affidano i servizi all’esterno, se si riduce l’organico. Non solo, sulle pensioni il fisco italiano (unico caso al mondo) ha prelevato decine di miliardi, nel 2009 circa 28.
Come è scandaloso che si considerano pensioni i 58 miliardi che l’Inps eroga per conto dello Stato per prestazioni assistenziali ed è considerata spesa pensionistica anche il Tfr. Se depurata da questi oneri impropri la nostra spesa pensionistica è la più bassa d’Europa come inferiore alla media europea è la spesa sociale.
Per quanto riguarda l’età media di pensionamento si sappia che ha superato i 60 anni e arriverà entro 10 anni a 65 sulla base di norme già in vigore. La pensione di anzianità è ormai limitata a chi raggiunge i 40 anni di contributi, tant’è che nel 2009 le domande sono diminuite del 50%, l’età per le lavoratrici del pubblico impiego è già stata portata a 61 anni ed arriverà a 65, come pure i 65 anni per le pensioni di vecchiaia dei lavoratori sono già aumentati di qualche mese con norme varie.
Ma l’esternazione di Berlusconi ha riaperto la discussione in quasi tutti i Paesi della Comunità Europea e, quasi certamente, dopo le elezioni, il tema dell’età per il diritto alla pensione verrà riproposto anche in Italia: dobbiamo allinearci all’Europa.
Invece sono altre le questioni da porre, ben oltre la richiesta della Cgil di un bonus fiscale di 500 euro su salario e pensioni.
E’ necessario un aumento generalizzato delle pensioni logorate dal costo della vita, il ripristino del minimo di pensione, un sistema di calcolo che con 35/40 anni di contributi garantisca almeno l’80% del salario percepito negli ultimi 3/5 anni di lavoro.
Si aumentino le pensioni, si garantisca a tutte e tutti una pensione dignitosa poi si discuta di età per la pensione, partendo dalla tipologia del lavoro svolto (manuale, intellettuale, impiegatizio, pesante, usurante, intermittente) compreso il tempo per recarvisi, la condizione soggettiva che a parità di lavoro è diversa da persona a persona, la libertà di scelta del singolo entro una fascia di età.

19/02/2010 Liberazione


Eternit: Casale Monferrato

Eternit: Casale Monferrato
http://www.youtube.com/watch?v=S3_tbMPeRi4

Via Padova Milano: l’abbandono delle periferie e i responsabili di un disastro annunciato.

Rivolta dopo l’omicidio di un giovane egiziano.

Dichiarazione di Luciano Muhlbauer, capogruppo regionale Prc.

Milano, 14 febbraio 2010

Come milanese e residente di via Padova, prima ancora che come rappresentante istituzionale, mi sento disgustato di fronte al comportamento ipocrita e vergognoso di Salvini e De Corato, che fanno finta di essere appena sbarcati da Marte, mentre in realtà sono quelli che in città comandano da una vita e sono tra i principali responsabili della situazione di abbandono delle periferie urbane.

Lasciamo stare la Regione, governata da 15 anni dallo stesso Presidente e da 10 in alleanza con la Lega. E evitiamo anche di ricordare che le politiche sull’immigrazione sono regolate sin dal 2002, cioè da ormai 8 anni, da una legge che si chiama “Bossi-Fini”.

Ma che dire del fatto che la Lega siede al governo della città da 17 anni e che lo stesso Matteo Salvini siede in Consiglio Comunale dal medesimo numero di anni, cioè dal 1993? O che dire del prode De Corato, che siede in Consiglio Comunale addirittura dal 1985 e che da ben 13 anni, cioè dal secolo scorso, occupa ininterrottamente la carica di Vicesindaco. Insomma, non facciano le verginelle!

La situazione di via Padova -o meglio di quella parte tra viale Monza e via Padova, delimitata da piazzale Loreto, da una parte, e dai ponti ferroviari, dall’altra- è il frutto del progressivo abbandono delle periferie da parte delle istituzioni e della loro trasformazione in un mero problema di sicurezza. Non a caso, nella seconda giunta Albertini, ci fu addirittura un assessorato denominato significativamente “alle Periferie, Sicurezza e Protezione Civile”.

In cambio, in via Padova è arduo trovare una presenza civile e civica delle istituzioni. Le scuole e gli insegnanti, già messi in ginocchio dai tagli draconiani all’istruzione pubblica di Tremonti e Gelmini, vengono lasciati soli di fronte a delle classi sempre più multietniche, salvo poi inventarsi l’ennesimo provvedimento a negativo, cioè le quote. Di spazi sociali o culturali, per giovani o anziani, non c’è quasi traccia, anzi, una delle poche presenze civiche, quelle delle associazioni dell’ex-municipio di Crescenzago, è finita nel mirino del Comune.

Un quartiere multietnico cresciuto senza accompagnamento, senza politica pubblica, senza strategia, senza investimenti per l’inclusione. E come meravigliarsi che in questa situazione i furbi e i profittatori abbiano trovato il loro piccolo paradiso, a danno sia degli italiani, che degli stranieri?

Quando poi succede un fatto grave, come l’omicidio del giovane pizzaiolo Ahmed, ed esplode la rabbia dei suoi coetanei, allora la prolungata assenza delle istituzioni e di un politica degna di questo nome, fa sì che ognuno e ognuna cerchi riparo nell’unico fortino che la solitudine gli abbia lasciato: quello dell’appartenenza su base etnica o culturale. Magrebino contro sudamericano, italiano contro straniero eccetera.
Il disastro costruito da anni di abbandono delle periferie urbane e di criminalizzazione degli immigrati tout court è tutto qui, nella formazione di tante piccole patrie etniche.

Ora coloro i quali governano da quasi vent’anni questa città cercano di vendere la favola che la colpa sia di qualcun altro e, da codardi quali sono, alzano il tiro all’inverosimile, chiedendo rastrellamenti ed “espulsioni casa per casa, piano per piano” ed annunciano cortei xenofobi in via Padova.

L’unica espulsione di cui invece ci sarebbe bisogno è quella di De Corato e Salvini dal governo della città.

L’innse che c’é

ImageFetch

Nevica, governo ladro! I cambiamenti climatici spiegati da mia nonna.

rovagnasco1cruu7

 

 

 (Al telefono)

Nipote. Pronto nonna, hai visto quanta neve?

Nonna. Sì ho visto, nevica governo ladro!

Nipote. Ecco che ricominci, ma sei incorreggibile, cosa c’entra il governo con il maltempo?

Nonna. No, niente scherzavo. Speriamo solo che… i governi cittadini questa volta si muovano in tempo a pulire le strade, che non si facciano trovare impreparati come l’ultima volta.

Nipote. No ‘sta volta sono già passati i mezzi spargisale e spazzaneve, tu però non uscire, mi raccomando, è pericoloso.

Nonna. No, sta’ tranquillo, sto in casa, non mi muovo, tanto ho la scorta alimentare per le emergenze…

Nipote. Certo che come emergenza climatica e riscaldamento globale mi pare proprio che non ci siamo. Voi ambientalisti avete preso una bella cantonata, avete fatto, come al solito, solo dell’allarmismo.

Nonna. Aspetta a dirlo. Una rondine non fa primavera…

Nipote. Ma qui chissà quando la vedremo la primavera…

Nonna. Lasciami finire, dicevo che come non basta una rondine, così non è che per una nevicata o anche per un inverno più rigido del solito, cambi la tendenza…

Nipote. Ma qui mi sembra che ci sia proprio una svolta, sembra quasi una piccola glaciazione!

Nonna. Oh non esagerare, adesso lo fai tu l’allarmismo. Il tempo è una cosa che gira: due anni è bello e un anno è brutto. Poi quest’anno c’è stato il novilunio a Natale e sai che cosa dice il proverbio: “Natale senza luna, sette nevi sopra una”.

Nipote. Tu credi ancora a questa cose? Sono tutte superstizioni, nonna.

Nonna. Ma va là, è l’esperienza dei nostri vecchi, loro sapevano cosa dicevano e il tempo loro lo… “studiavano”, perché lavorando in campagna dovevano saper decidere quando fare i lavori: seminare e raccogliere. Non era mica come adesso che lavorano tutti al chiuso, in fabbrica o negli uffici e si preoccupano del tempo solo per il fine settimana o, come oggi, per la circolazione nelle strade.

Nipote. Va bene nonna, ma non so se ai tuoi tempi c’erano degli inverni così.

Nonna. Ma cosa dici? Non sai che l’inverno tra il ’44 e il ’45 è venuta giù tanta di quella neve da far paura. Poveri partigiani lassù in montagna, non so come hanno fatto. Mi ricordo ancora che la mattina del primo maggio del ’45, che ci siamo alzati contenti perché dovevamo andare a festeggiare la festa dei lavoratori dopo tanti anni… e la Liberazione, che il 25 aprile c’erano ancora i tedeschi, beh la mattina ci siamo trovati una bella spruzzata di neve. Che nel mio orto avevamo un ciliegio: c’erano già su le ciliege che stavano diventando rosse e c’erano tutte le foglie bianche. Un contrasto incredibile.

Nipote. Bianco e rosso, un contrasto come avete avuto nel dopoguerra, se non sbaglio.

Nonna. Sì, proprio. Bravo, vedi che quando vuoi sai ragionare. Dovevamo pensarci, capirlo. Il tempo ci aveva dato un segno.

Nipote. Adesso sei tu che non ragioni nonna. Figurati se una nevicata, seppure fuori tempo, significa qualcosa.

Nonna. E allora, anche quella di oggi.

Nipote. Va bene, ma non dire più che è colpa del governo.

Nonna. D’accordo, lo so bene che non sono i nostri ministri, nonostante le maledizioni che si tirano dietro, che fanno nevicare. Ci mancherebbe. Però se ci pensi bene, un po’ di colpa ce l’hanno anche loro…

Nipote. In che senso? Non ti capisco, nonna.

Nonna. Nel senso che se ci sono i cambiamenti climatici, è colpa dell’inquinamento.

Nipote. Sì, ma voi non dicevate che doveva diventare più caldo il pianeta, o sbaglio?

Nonna. Tutte le cose hanno degli alti e bassi. Scusa se ti dico questa cosa, sai sono una povera vecchia: anch’io che sono stitica a volte ho la diarrea. Una volta, un anno, non cambiano l’andamento di una vita, la storia di una terra. E ricordati il proverbio dei nostri vecchi: “Al temp e ‘l cü al fa cul che gh’à vöia lü”

Nipote. Che cosa hai detto? Lo sai che non lo capisco il dialetto.

Nonna. Adesso te lo traduco… e te lo abbellisco, che voi giovani cittadini siete raffinati, non siete ‘sgrezzi’ come noi vecchi contadini: “Il tempo e l’intestino sono imprevedibili come il destino”.

 

Lombardia s.o.s. sanità

Lombardia s.o.s. sanità

I consultori familiari pubblici istituiti nel 1973 e inseriti nella legge di riforma sanitaria 933/1978 sono una conquista importante delle lotte del movimento delle donne.

I consultori pubblici sono centri multifunzionali operanti a tutto campo per la prevenzione e per l’assistenza sanitaria psicologica e sociale alla persona, alla coppia e alla famiglia nelle diverse fasi della vita.

La Regione Lombardia ha trascurato i consultori pubblici (dovrebbero essere uno ogni 20.000 abitanti) per  anni con la restrizione dei finanziamenti e del personale,privilegiando quelli privati per contrastare l’attuazione della legge 194/78 sull’interruzione di gravidanza.

Le norme di legge sono chiare (art. 2 c. 6 d.L. 130/2000), le rette dei ricoverati nelle strutture per anziani e disabili (RSA-RSD-CSS) non possono essere caricate sui familiari, ma solo sui redditi dell’utente e, per la parte non coperta, sui comuni.

I comuni non intervengono per mancanza di risorse. Presso la Regione Lombardia ora si è costituito un “Fondo per le non autosufficienze” nel quale confluiscono i fondi nazionali

La Regione deve distribuire questi soldi ai comuni per poter intervenire sulle rette.

I ticket costituiscono un intervento iniquo e discriminante perché gravano più pesantemente sui cittadini che hanno redditi più bassi.

  • Se ai ticket sommiamo le spese per le cure dentarie, quelle per sostenere le persone anziane malate croniche a domicilio e ancor più nelle R.S.A., abbiamo il risultato che decine di migliaia di famiglie a causa di queste spese sono scese sotto la soglia di povertà.
  • La Regione ha vergognosamente bocciato la proposta di legge di iniziativa popolare,firmata da 22.000 cittadini per la riduzione dei ticket.

Un forte rilancio della politica dei consultori pubblici di qualità ricreando anche i comitati di gestione degli utenti così come è stato nella fase iniziale della loro attuazione.

  • una proposta di legge regionale d’iniziativa comunale per l’intervento pubblico sulle rette degli anziani e dei disabili.
  • Il prossimo Consiglio Regionale deve mettere con urgenza all’ordine del giorno questa proposta di legge.
  • La progressiva eliminazione di tutti i ticket che deve essere perseguito anche attraverso una iniziativa coordinata delle Regioni verso il governo centrale.

Pendolari: la faccia tosta di Formigoni e la falsa alternativa di Penati.

Pendolari: la faccia tosta di Formigoni e la falsa alternativa di Penati.
Dichiarazione di Ugo Boghetta, segretario regionale Prc Lombardia

Ogni volta che le elezioni si avvicinano, Formigoni ha la faccia tosta di presentarsi come l’uomo che sta migliorando i trasporti in Lombardia. Ma invece di spendere fiato e milioni in propaganda, perché le sue storielle non va a raccontarle direttamente ai pendolari?

Nei quindici anni del regno incontrastato di Formigoni la mobilità regionale è stata letteralmente massacrata, in quantità e qualità. Le indegne condizioni in cui sono costretti a spostarsi quotidianamente migliaia di lavoratori e studenti in Lombardia sono ben note. E certo, ogni inverno non saremmo alle prese con un problema di inquinamento atmosferico così grave, se Formigoni avesse investito sul sistema ferroviario, anziché su nuove autostrade.

Ma in linea di principio l’unificazione di Ferrovie nord e Fs Spa è stata una scelta giusta. Penati – che con Formigoni condivide la politica stradista e a favore dell’Alta velocità – sbaglia quando critica la decisione in sé.

La compresenza di due distinte società pubbliche su un vasto territorio non aveva molto senso. E ci sia almeno risparmiata la retorica del pentito che contrappone la via liberista a quella sovietica!
Resta un dato di esperienza: le liberalizzazioni e le privatizzazioni non hanno mai prodotto miglioramenti nei servizi. Per quanto riguarda le ferrovie, in particolare, basterebbe ricordare l’esemplare vicenda della ultraliberale e liberista Inghilterra, dove negli anni scorsi il pubblico si è dovuto riprendere la rete svenduta da Tatcher e soci, resa inefficiente e pericolosa dai nuovi padroni privati.

Una mobilità efficiente sotto ogni profilo, funzionale, economico, ambientale, può essere costruita solo dalla politica in collaborazione con i pendolari. E se non c’è un aumento dei finanziamenti per i contratti di servizio si parla di nulla. In Francia il contributo pubblico pro capite per pendolare è doppio rispetto a quello italiano.

Read the rest of this entry »