Archivio for febbraio, 2010

I razzi “intelligenti” della Nato in Afghanistan.

MONDO

Afghanistan, “errore” Nato: civili scambiati per ribelli, 33 morti per un attacco aereo

pubblicata alle ore:12.56

MONDO

Afghanistan, “errore” Nato: civili scambiati per ribelli, 33 morti per un attacco aereo

La Nato ha ucciso, con un attacco aereo nel sud dell’Afghanistan, 33 civili scambiandoli per per ribelli. L’ennesimo massacro di innocenti, che in gergo militare vengono definiti “danni collaterali” è stato reso noto dal governo afghano, che ha condannato l’episodio, avvenuto vicino ai confini delle province di Uruzgan e Dai Kondi, definendolo “ingiustificabile”. Il bilancio di ieri è il più alto, dal punto di vista delle morti civili, degli ultimi mesi. Il nuovo massacro non è avvenuto all’interno dell’Operazione Mushtarak, la più imponente offensiva delle forze Nato volta a liberare la provincia meridionale di Helmand dalla presenza dei talebani. Questo episodio, però, potrebbe complicare gli sforzi del governo e della Nato per garantirsi l’appoggio della popolazione locale, prima del graduale ritiro delle truppe Usa previsto per il 2011. «Secondo le prime stime la Nato ha aperto il fuoco ieri contro un convoglio di tre veicoli…uccidendo almeno 33 civili, tra i quali quattro donne e un bambino, e ferendone altri 12», si legge in un comunicato diffuso dal governo. Le morti civili hanno rappresentato il principale motivo di frizione tra il governo afghano e le forze straniere, che hanno lanciato due imponenti offensive negli ultimi otto mesi nel tentativo di respingere la sempre crescente insorgenza dei ribelli talebani.
L’Isaf, missione di supporto al governo dell’Afghanistan guidata dalla Nato, ha fatto sapere che i civili sono stati uccisi quando si sono avvicinati ad un’unità delle forze Nato e afghane nella provincia di Uruzgan, ma non ha specificato il numero delle vittime, confermando comunque l’apertura di un’inchiesta. Da parte della Nato le solite parole: «Siamo profondamente dispiaciuti per la tragica morte di persone innocenti», ha commentato, tramite un comunicato Isaf, il generale Stanley McChrystal, capo delle forze straniere in Afghanistan. «Ho chiarito alle nostre forze che noi siamo qui per proteggere il popolo afghano, e uccidere o ferire inavvertitamente civili mina la fiducia nella nostra missione».

Il commento del ministro della difesa La Russa
Gino Strada replica a La Russa

Manifestazione a difesa del Barattolo a Pavia

Manifestazione a difesa del Barattolo a Pavia
(Articolo tratto dalla Provincia Pavese)
Pavia, il sindaco: dialogo difficile senza regole

Corteo per il Barattolo
“Non chiudete il centro sociale”

Pavia, il sindaco: dialogo difficile senza regole

In 250 sfilano per il Barattolo

Corteo pacifico contro la chiusura del centro sociale

PAVIA. Hanno sfilato oltre 250 ragazzi ed esponenti di partiti ed associazioni contro la chiusura del centro sociale autogestito Barattolo, decisa dalla giunta Cattaneo dopo il concerto «vietato» e ugualmente svolto. Imponente lo schieramento delle forze dell’ordine: polizia, carabinieri, polizia locale. Evitati per un soffio gli scontri con alcuni militanti di Forza Nuova in piazza. La maggioranza erano studenti medi e universitari, ma c’erano anche la Federazione della Sinistra, Insieme per Pavia, Cgil, Giovani Comunisti, Giovani del Pd. E ancora il Sottovento, Udu e Radio Aut, tra gli altri. «Non siamo 100 privilegiati – gridavano i ragazzi – siamo molti di più. Ma ci limitiamo a sfilare per i nostri diritti in maniera pacifica, perché tutto questo denaro pubblico speso per mobilitare tutta questa polizia?». Tra gli striscioni tanta ironia: «Meglio uno di noi che un Centinaio di voi», e ancora in dialetto: «Sindic, muchela lì, al Baratul resta chì». Ma non si dimentica l’ex sindaco: «Capitelli decaduta, non assolta». «Ricordiamo al sindaco cos’è la legalità», hanno scandito i giovani davanti ai cinema chiusi, dove hanno appeso uno striscione “Noi cinema popolare, voi speculazione edilizia» per ricordare che dove c’era il cinema Corso sorgeranno appartamenti. «Ricordiamo che la moglie del suo “padrino politico”, Lady Abelli, ha patteggiato per il reato di riciclaggio», hanno urlato dal megafono. In piazza il corteo si è fermato e ha formato un cordone di sicurezza rivolto alla decina di militanti di Forza Nuova, fermate anche davanti in corso Mazzini in prossimità dell’Università dove è stato affisso uno striscione contro l’aumento delle tasse deliberato dal consiglio d’amministrazione, davanti al Mezzabarba e poi il corteo si è mosso verso il Barattolo, dove ieri sera c’è stato un altro concerto dopo quello che ha provocato la rescissione della convenzione. Pablo Genova (Federazione della Sinistra) spiega: «Solidarietà per la grave minaccia verso il Barattolo e quelle associazioni che hanno fatto e fanno tanto in una città dove mancano gli spazi per attività fuori dalle logiche di mercato».

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Paolo Ferloni aggiunge: «Il Barattolo non entra e non può entrare in una logica fatta di bianco e nero: ha molti grigi, ospita associazioni, in città servirebbero altri spazi così». E Walter Veltri: «Dopo la chiusura dei quartieri, quella del Barattolo: che spazi restano di discussione?». Mauro vanetti dei Giovani Comunisti riflette: «Cattaneo ha tolto la maschera di sindaco giovane e sta dimostrando una continuità con la giunta Capitelli in merito alle politiche giovanili, con attacchi agli spazi di socialità: questa è la prima manifestazione in cui la sinistra va allo scontro con la giunta». E la Cgil: «Una città che non sa mantenere gli equilibri rischia di far esplodere le contraddizioni: il barattolo è come le sedi di associazioni e sindacati un tassello del tessuto sociale». Intanto il Barattolo va avanti: «Alcuni ragazzi del Borgo che frequentano il Csa stanno raccogliendo le firme dei borghigiani per dimostrare che il problema lì non è il Barattolo e che la maggior parte del Borgo non è contro di noi», spiega Lorenzo Spairani.

(21 febbraio 2010)

Intervista a Vittorio Agnoletto

Intervista a Vittorio Agnoletto

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Milano, 14 novembre 2008 – Vittorio Agnoletto commenta l’epilogo del processo per le violenze subite dagli ospiti della scuola Diaz di Genova durante il g8 del 2001.

http://www.vittorioagnoletto.it

La verità è che la nostra spesa pensionistica è la più bassa in Europa.

La verità è che la nostra spesa pensionistica è la più bassa in Europa.

Sante Moretti
Da un anno a questa parte ogni qual volta che un commentatore politico, un economista, un parlamentare chiedeva di approfittare della crisi per ridimensionare il “generoso” sistema pensionistico veniva messo a tacere dal ministro del Lavoro che dichiarava «i conti pensionistici sono in ordine per l’oggi e per il domani» e gelato dal ministro del Tesoro con la frase «se non ci fosse l’Inps» che insieme all’Inail, con i loro avanzi rappresentano una enorme riserva per lo Stato.
Il Presidente del Consiglio, riunito con altri capi di Stato al capezzale della Grecia in profonda crisi finanziaria, ha posto l’esigenza di un aumento dell’età per il diritto alla pensione in quanto le pensioni peserebbero eccessivamente sul bilancio degli Stati.
Il ministro Sacconi ha tranquillizzato i sindacati ribadendo che gli interventi (tagli) già operati sono più che sufficienti. Invece ha accolto l’esternazione del premier, quasi fosse il verbo di Dio, il solito Cazzola che ha fatto della guerra al sistema pensionistico pubblico la sua ragione di vita.
Ripetiamo e ribadiamo senza tema di smentita che le pensioni non pesano sul bilancio dello Stato, chi lo afferma mente sapendo di mentire.
L’insieme dei contributi versati dai lavoratori e dalle lavoratrici agli Enti previdenziali sono più che sufficienti per pagare gli assegni pensionistici, non solo, l’Inps registra un attivo (anno 2009) di sei miliardi dopo aver coperto con l’attivo del fondo lavoratori dipendenti e di quello dei lavoratori parasubordinati il deficit dei fondi dei lavoratori autonomi (9 miliardi), dei dirigenti di azienda (3,5 miliardi), del clero (120 milioni). L’Inpdap (pubblico impiego) è in deficit e lo sarà ancora di più se lo Stato continua a incentivare l’esodo, se si affidano i servizi all’esterno, se si riduce l’organico. Non solo, sulle pensioni il fisco italiano (unico caso al mondo) ha prelevato decine di miliardi, nel 2009 circa 28.
Come è scandaloso che si considerano pensioni i 58 miliardi che l’Inps eroga per conto dello Stato per prestazioni assistenziali ed è considerata spesa pensionistica anche il Tfr. Se depurata da questi oneri impropri la nostra spesa pensionistica è la più bassa d’Europa come inferiore alla media europea è la spesa sociale.
Per quanto riguarda l’età media di pensionamento si sappia che ha superato i 60 anni e arriverà entro 10 anni a 65 sulla base di norme già in vigore. La pensione di anzianità è ormai limitata a chi raggiunge i 40 anni di contributi, tant’è che nel 2009 le domande sono diminuite del 50%, l’età per le lavoratrici del pubblico impiego è già stata portata a 61 anni ed arriverà a 65, come pure i 65 anni per le pensioni di vecchiaia dei lavoratori sono già aumentati di qualche mese con norme varie.
Ma l’esternazione di Berlusconi ha riaperto la discussione in quasi tutti i Paesi della Comunità Europea e, quasi certamente, dopo le elezioni, il tema dell’età per il diritto alla pensione verrà riproposto anche in Italia: dobbiamo allinearci all’Europa.
Invece sono altre le questioni da porre, ben oltre la richiesta della Cgil di un bonus fiscale di 500 euro su salario e pensioni.
E’ necessario un aumento generalizzato delle pensioni logorate dal costo della vita, il ripristino del minimo di pensione, un sistema di calcolo che con 35/40 anni di contributi garantisca almeno l’80% del salario percepito negli ultimi 3/5 anni di lavoro.
Si aumentino le pensioni, si garantisca a tutte e tutti una pensione dignitosa poi si discuta di età per la pensione, partendo dalla tipologia del lavoro svolto (manuale, intellettuale, impiegatizio, pesante, usurante, intermittente) compreso il tempo per recarvisi, la condizione soggettiva che a parità di lavoro è diversa da persona a persona, la libertà di scelta del singolo entro una fascia di età.

19/02/2010 Liberazione


Eternit: Casale Monferrato

Eternit: Casale Monferrato
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Via Padova Milano: l’abbandono delle periferie e i responsabili di un disastro annunciato.

Rivolta dopo l’omicidio di un giovane egiziano.

Dichiarazione di Luciano Muhlbauer, capogruppo regionale Prc.

Milano, 14 febbraio 2010

Come milanese e residente di via Padova, prima ancora che come rappresentante istituzionale, mi sento disgustato di fronte al comportamento ipocrita e vergognoso di Salvini e De Corato, che fanno finta di essere appena sbarcati da Marte, mentre in realtà sono quelli che in città comandano da una vita e sono tra i principali responsabili della situazione di abbandono delle periferie urbane.

Lasciamo stare la Regione, governata da 15 anni dallo stesso Presidente e da 10 in alleanza con la Lega. E evitiamo anche di ricordare che le politiche sull’immigrazione sono regolate sin dal 2002, cioè da ormai 8 anni, da una legge che si chiama “Bossi-Fini”.

Ma che dire del fatto che la Lega siede al governo della città da 17 anni e che lo stesso Matteo Salvini siede in Consiglio Comunale dal medesimo numero di anni, cioè dal 1993? O che dire del prode De Corato, che siede in Consiglio Comunale addirittura dal 1985 e che da ben 13 anni, cioè dal secolo scorso, occupa ininterrottamente la carica di Vicesindaco. Insomma, non facciano le verginelle!

La situazione di via Padova -o meglio di quella parte tra viale Monza e via Padova, delimitata da piazzale Loreto, da una parte, e dai ponti ferroviari, dall’altra- è il frutto del progressivo abbandono delle periferie da parte delle istituzioni e della loro trasformazione in un mero problema di sicurezza. Non a caso, nella seconda giunta Albertini, ci fu addirittura un assessorato denominato significativamente “alle Periferie, Sicurezza e Protezione Civile”.

In cambio, in via Padova è arduo trovare una presenza civile e civica delle istituzioni. Le scuole e gli insegnanti, già messi in ginocchio dai tagli draconiani all’istruzione pubblica di Tremonti e Gelmini, vengono lasciati soli di fronte a delle classi sempre più multietniche, salvo poi inventarsi l’ennesimo provvedimento a negativo, cioè le quote. Di spazi sociali o culturali, per giovani o anziani, non c’è quasi traccia, anzi, una delle poche presenze civiche, quelle delle associazioni dell’ex-municipio di Crescenzago, è finita nel mirino del Comune.

Un quartiere multietnico cresciuto senza accompagnamento, senza politica pubblica, senza strategia, senza investimenti per l’inclusione. E come meravigliarsi che in questa situazione i furbi e i profittatori abbiano trovato il loro piccolo paradiso, a danno sia degli italiani, che degli stranieri?

Quando poi succede un fatto grave, come l’omicidio del giovane pizzaiolo Ahmed, ed esplode la rabbia dei suoi coetanei, allora la prolungata assenza delle istituzioni e di un politica degna di questo nome, fa sì che ognuno e ognuna cerchi riparo nell’unico fortino che la solitudine gli abbia lasciato: quello dell’appartenenza su base etnica o culturale. Magrebino contro sudamericano, italiano contro straniero eccetera.
Il disastro costruito da anni di abbandono delle periferie urbane e di criminalizzazione degli immigrati tout court è tutto qui, nella formazione di tante piccole patrie etniche.

Ora coloro i quali governano da quasi vent’anni questa città cercano di vendere la favola che la colpa sia di qualcun altro e, da codardi quali sono, alzano il tiro all’inverosimile, chiedendo rastrellamenti ed “espulsioni casa per casa, piano per piano” ed annunciano cortei xenofobi in via Padova.

L’unica espulsione di cui invece ci sarebbe bisogno è quella di De Corato e Salvini dal governo della città.

L’innse che c’é

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Nevica, governo ladro! I cambiamenti climatici spiegati da mia nonna.

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 (Al telefono)

Nipote. Pronto nonna, hai visto quanta neve?

Nonna. Sì ho visto, nevica governo ladro!

Nipote. Ecco che ricominci, ma sei incorreggibile, cosa c’entra il governo con il maltempo?

Nonna. No, niente scherzavo. Speriamo solo che… i governi cittadini questa volta si muovano in tempo a pulire le strade, che non si facciano trovare impreparati come l’ultima volta.

Nipote. No ‘sta volta sono già passati i mezzi spargisale e spazzaneve, tu però non uscire, mi raccomando, è pericoloso.

Nonna. No, sta’ tranquillo, sto in casa, non mi muovo, tanto ho la scorta alimentare per le emergenze…

Nipote. Certo che come emergenza climatica e riscaldamento globale mi pare proprio che non ci siamo. Voi ambientalisti avete preso una bella cantonata, avete fatto, come al solito, solo dell’allarmismo.

Nonna. Aspetta a dirlo. Una rondine non fa primavera…

Nipote. Ma qui chissà quando la vedremo la primavera…

Nonna. Lasciami finire, dicevo che come non basta una rondine, così non è che per una nevicata o anche per un inverno più rigido del solito, cambi la tendenza…

Nipote. Ma qui mi sembra che ci sia proprio una svolta, sembra quasi una piccola glaciazione!

Nonna. Oh non esagerare, adesso lo fai tu l’allarmismo. Il tempo è una cosa che gira: due anni è bello e un anno è brutto. Poi quest’anno c’è stato il novilunio a Natale e sai che cosa dice il proverbio: “Natale senza luna, sette nevi sopra una”.

Nipote. Tu credi ancora a questa cose? Sono tutte superstizioni, nonna.

Nonna. Ma va là, è l’esperienza dei nostri vecchi, loro sapevano cosa dicevano e il tempo loro lo… “studiavano”, perché lavorando in campagna dovevano saper decidere quando fare i lavori: seminare e raccogliere. Non era mica come adesso che lavorano tutti al chiuso, in fabbrica o negli uffici e si preoccupano del tempo solo per il fine settimana o, come oggi, per la circolazione nelle strade.

Nipote. Va bene nonna, ma non so se ai tuoi tempi c’erano degli inverni così.

Nonna. Ma cosa dici? Non sai che l’inverno tra il ’44 e il ’45 è venuta giù tanta di quella neve da far paura. Poveri partigiani lassù in montagna, non so come hanno fatto. Mi ricordo ancora che la mattina del primo maggio del ’45, che ci siamo alzati contenti perché dovevamo andare a festeggiare la festa dei lavoratori dopo tanti anni… e la Liberazione, che il 25 aprile c’erano ancora i tedeschi, beh la mattina ci siamo trovati una bella spruzzata di neve. Che nel mio orto avevamo un ciliegio: c’erano già su le ciliege che stavano diventando rosse e c’erano tutte le foglie bianche. Un contrasto incredibile.

Nipote. Bianco e rosso, un contrasto come avete avuto nel dopoguerra, se non sbaglio.

Nonna. Sì, proprio. Bravo, vedi che quando vuoi sai ragionare. Dovevamo pensarci, capirlo. Il tempo ci aveva dato un segno.

Nipote. Adesso sei tu che non ragioni nonna. Figurati se una nevicata, seppure fuori tempo, significa qualcosa.

Nonna. E allora, anche quella di oggi.

Nipote. Va bene, ma non dire più che è colpa del governo.

Nonna. D’accordo, lo so bene che non sono i nostri ministri, nonostante le maledizioni che si tirano dietro, che fanno nevicare. Ci mancherebbe. Però se ci pensi bene, un po’ di colpa ce l’hanno anche loro…

Nipote. In che senso? Non ti capisco, nonna.

Nonna. Nel senso che se ci sono i cambiamenti climatici, è colpa dell’inquinamento.

Nipote. Sì, ma voi non dicevate che doveva diventare più caldo il pianeta, o sbaglio?

Nonna. Tutte le cose hanno degli alti e bassi. Scusa se ti dico questa cosa, sai sono una povera vecchia: anch’io che sono stitica a volte ho la diarrea. Una volta, un anno, non cambiano l’andamento di una vita, la storia di una terra. E ricordati il proverbio dei nostri vecchi: “Al temp e ‘l cü al fa cul che gh’à vöia lü”

Nipote. Che cosa hai detto? Lo sai che non lo capisco il dialetto.

Nonna. Adesso te lo traduco… e te lo abbellisco, che voi giovani cittadini siete raffinati, non siete ‘sgrezzi’ come noi vecchi contadini: “Il tempo e l’intestino sono imprevedibili come il destino”.

 

Lombardia s.o.s. sanità

Lombardia s.o.s. sanità

I consultori familiari pubblici istituiti nel 1973 e inseriti nella legge di riforma sanitaria 933/1978 sono una conquista importante delle lotte del movimento delle donne.

I consultori pubblici sono centri multifunzionali operanti a tutto campo per la prevenzione e per l’assistenza sanitaria psicologica e sociale alla persona, alla coppia e alla famiglia nelle diverse fasi della vita.

La Regione Lombardia ha trascurato i consultori pubblici (dovrebbero essere uno ogni 20.000 abitanti) per  anni con la restrizione dei finanziamenti e del personale,privilegiando quelli privati per contrastare l’attuazione della legge 194/78 sull’interruzione di gravidanza.

Le norme di legge sono chiare (art. 2 c. 6 d.L. 130/2000), le rette dei ricoverati nelle strutture per anziani e disabili (RSA-RSD-CSS) non possono essere caricate sui familiari, ma solo sui redditi dell’utente e, per la parte non coperta, sui comuni.

I comuni non intervengono per mancanza di risorse. Presso la Regione Lombardia ora si è costituito un “Fondo per le non autosufficienze” nel quale confluiscono i fondi nazionali

La Regione deve distribuire questi soldi ai comuni per poter intervenire sulle rette.

I ticket costituiscono un intervento iniquo e discriminante perché gravano più pesantemente sui cittadini che hanno redditi più bassi.

  • Se ai ticket sommiamo le spese per le cure dentarie, quelle per sostenere le persone anziane malate croniche a domicilio e ancor più nelle R.S.A., abbiamo il risultato che decine di migliaia di famiglie a causa di queste spese sono scese sotto la soglia di povertà.
  • La Regione ha vergognosamente bocciato la proposta di legge di iniziativa popolare,firmata da 22.000 cittadini per la riduzione dei ticket.

Un forte rilancio della politica dei consultori pubblici di qualità ricreando anche i comitati di gestione degli utenti così come è stato nella fase iniziale della loro attuazione.

  • una proposta di legge regionale d’iniziativa comunale per l’intervento pubblico sulle rette degli anziani e dei disabili.
  • Il prossimo Consiglio Regionale deve mettere con urgenza all’ordine del giorno questa proposta di legge.
  • La progressiva eliminazione di tutti i ticket che deve essere perseguito anche attraverso una iniziativa coordinata delle Regioni verso il governo centrale.

Pendolari: la faccia tosta di Formigoni e la falsa alternativa di Penati.

Pendolari: la faccia tosta di Formigoni e la falsa alternativa di Penati.
Dichiarazione di Ugo Boghetta, segretario regionale Prc Lombardia

Ogni volta che le elezioni si avvicinano, Formigoni ha la faccia tosta di presentarsi come l’uomo che sta migliorando i trasporti in Lombardia. Ma invece di spendere fiato e milioni in propaganda, perché le sue storielle non va a raccontarle direttamente ai pendolari?

Nei quindici anni del regno incontrastato di Formigoni la mobilità regionale è stata letteralmente massacrata, in quantità e qualità. Le indegne condizioni in cui sono costretti a spostarsi quotidianamente migliaia di lavoratori e studenti in Lombardia sono ben note. E certo, ogni inverno non saremmo alle prese con un problema di inquinamento atmosferico così grave, se Formigoni avesse investito sul sistema ferroviario, anziché su nuove autostrade.

Ma in linea di principio l’unificazione di Ferrovie nord e Fs Spa è stata una scelta giusta. Penati – che con Formigoni condivide la politica stradista e a favore dell’Alta velocità – sbaglia quando critica la decisione in sé.

La compresenza di due distinte società pubbliche su un vasto territorio non aveva molto senso. E ci sia almeno risparmiata la retorica del pentito che contrappone la via liberista a quella sovietica!
Resta un dato di esperienza: le liberalizzazioni e le privatizzazioni non hanno mai prodotto miglioramenti nei servizi. Per quanto riguarda le ferrovie, in particolare, basterebbe ricordare l’esemplare vicenda della ultraliberale e liberista Inghilterra, dove negli anni scorsi il pubblico si è dovuto riprendere la rete svenduta da Tatcher e soci, resa inefficiente e pericolosa dai nuovi padroni privati.

Una mobilità efficiente sotto ogni profilo, funzionale, economico, ambientale, può essere costruita solo dalla politica in collaborazione con i pendolari. E se non c’è un aumento dei finanziamenti per i contratti di servizio si parla di nulla. In Francia il contributo pubblico pro capite per pendolare è doppio rispetto a quello italiano.

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