Archivio for aprile, 2010

Primo maggio di lotta! Uscire dalla crisi, riprendersi il futuro.

Primo maggio di lotta! Uscire dalla crisi, riprendersi il futuro.

PROGRAMMA MANIFESTAZIONE 1° MAGGIO A VIGEVANO

Alle ore 10 di sabato 1 maggio il concentramento dei partecipanti in piazza Calzolaio d’Italia. Quindi corteo in corso Repubblica, via del Popolo e poi in Piazza Ducale. Seguirà il saluto dell’amministrazione comunale cittadina, dopo l’esibizione della Banda Musicale Santa Cecilia. Alle 11.15 intervento ufficiale di Renato Losio segretario Generale CGIL Pavia.

(testo del volantino del circolo di Rifondazione di Vigevano)

Con le lavoratrici

e i lavoratori

Primo Maggio di lotta!

Contro le politiche antisociali
del Governo Berlusconi e di Confindustria
costruiamo un movimento duraturo per:
La difesa dell’articolo 18 e dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Il contrasto alla precarietà ed alla legge 30.
Il blocco dei licenziamenti e nuove politiche industriali pubbliche.
La generalizzazione degli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori,
il raddoppio della cassa integrazione, il salario sociale per i disoccupati.
Una riforma fiscale, contro lo scandalo di un sistema in cui l’80%
del gettito fiscale complessivo è a carico dei lavoratori e dei pensionati.
Il voto referendario vincolante delle lavoratrici e dei lavoratori sui contratti.
La difesa della scuola e dell’università pubbliche.
I diritti di donne e uomini migranti.

Contro la crisi economica e sociale
che sta colpendo anche la Lomellina
chiediamo al Comune di Vigevano di:
Creare un fondo di solidarietà per aiutare chi si trova in difficoltà
per la perdita del posto di lavoro, gli artigiani e le piccole imprese.
Introdurre un salario di cittadinanza per i cittadini in cerca di occupazione.
Costituire un “Osservatorio del lavoro” con rappresentanti dei lavoratori
e degli imprenditori, per promuovere politiche di sostegno allo sviluppo.
Potenziare gli strumenti amministrativi e di controllo per impedire
- soprattutto nel campo delle attività edili – il ricorso al lavoro nero.

Non ricorrere agli strumenti previsti dalla legge 30 e, in ogni caso, garantire maggiori tutele e diritti ai lavoratori occupati per conto del Comune.

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

CIRCOLO “LUCIO LIBERTINI” – VIA BOLDRINI, 1 – VIGEVANO

Una cascata di firme. 100mila in 48 ore.

vol acqua A4-testo grande

primepagine

120 firme per il referendum in 2 giorni a Vigevano

120 firme per il referendum in 2 giorni a Vigevano

In soli due banchetti di raccolta firme per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua, uno al mercato sabato 24 e uno vicino alla Piazza Ducale in via G. Silva il 25 aprile sono state raccolte 120 firme. Un risultato molto soddisfacente e siamo solo all’inizio. Abbiamo esaurito i moduli. Altre persone firmeranno nei prossimi giorni. Di particolare importanza il 1° maggio.

Ai politici privatizzatori vorremmo donare le parole magiche

di ERRI DE LUCA

“L’acqua è stato il romanzo della terra.

Chi scava una sorgente trova la felicità.

L’acqua da lui trovata si va ad aggiungere alla famiglia delle fonti,

si sparge, diventa neve, nuvola, fiume,

lago, stagno, ghiaccio,

diventerà marea e ubbedirà alla luna,

diventerà vapore in ubbidienza al sole,

poi sarà pioggia in ubbidienza al vento”.

Anna Botto, una lezione di libertà

Anna Botto, una lezione di libertà

(Articolo tratto dall’Informatore 26 aprile 2010)

Anna Botto, una lezione di libertà
Un lavoro di due liceali dedicato alla maestra elementare deportata nei lager
si aggiudica il concorso comunale “Il 25 Aprile e la Resistenza”. Ieri la premiazione

VIGEVANO – Un racconto che «non è opera di fantasia», ma la storia di Anna Botto, maestra elementare che il 6 luglio del 1944 venne arrestata dai fascisti e morì nel campo nazista di Ravensbruck. È questo il lavoro vincitore del concorso “Il 25 Aprile e la Resistenza”, bandito dal Comune e la cui premiazione si è svolta ieri mattina, durante le celebrazioni dell’anniversario della Liberazione. Gli autori del racconto, che hanno anche confezionato un cd, sono i liceali della IIIª C Scientifico Francesco Motta e Emanuele Fabbiani. “Una lezione di libertà” è il titolo del racconto, narrato in prima persona da una allieva di Anna Botto. Ma è una bambina che esiste davvero ed è la nonna di Francesco Motta. La piccola racconta di come la maestra Botto l’abbia portata con sè a recare conforto alla madre di un «bravo ragazzo morto per la sua patria». La bambina andrà poi a bussare al portone della maestra, ma troverà un cartello: “Torno subito”. Due mesi dopo il cartello al portone non c’è più, ma la bambina ha ormai capito che la maestra non tornerà più.
Erano otto, più uno fuori graduatoria, i lavori presentati al concorso. Marino Cividati, presidente uscente del consiglio comunale, ha avuto il compito di presentarli, durante la manifestazione per il 25 Aprile. Tutti hanno ricevuto un attestato per la partecipazione. Si tratta di Paolo Vella, Miriana Cardano e Camilla Preda, anche loro della IIIª C dello Scientifico Cairoli: “25 Aprile 1945” il titolo di scritti, immagini e cd; lo stesso terzetto ha presentato anche uno scritto, immagini e un dvd a supporto di un secondo lavoro: “In fuga verso la libertà”, ispirato al coraggio di un gruppo di vigevanesi che aiutarono alcuni prigionieri inglesi a fuggire (storia ripresa anche dal nostro giornale nell’edizione di giovedì 22 scorso); Alessandro Motta, Virginia Figgiaconi, Alberto Simoni e Felice Li Calzi, della IIª e IIIª A del Classico: “Una famiglia di gente comune: i Mastronardi” il titolo che hanno presentato con immagini, documenti e un dvd; Guido Omodeo Zorini, della IIª A del Classico: “Maria De Paoli – La guerra vista da una bambina” (filmato e un cd); Sara Tacchino, Giulia Mangiarotti e Gabriele Becciolini, della IIIª B del Classico: “Interviste a Noemi Tognaga e Dino Martinelli ”, filmati e un cd; ancora Sara Tacchino, Gabriele Becciolini e con William Bollini: “Intervista a monsignor Carlo Ornati”, filmati e un cd; Walter Montani, della 5ª AM dell’Itis Caramuel: “Un pensiero estraneo alla massa”, scritto più un cd. Infine il disegno fuori concorso (poichè presentato oltre i termini fissati), realizzato da Giacomo Rognoni, della Vª B dello Scientifico e intitolato “Il 25 Aprile”.  Tutti gli elaborati saranno pubblicati o saranno scaricabili dal sito http://www.vigevanoeresistenza.it. Il Comitato scientifico del concorso era formato da Marco Savini, storico e ricercatore, Caterina Cotta Ramusino, docente del Liceo Cairoli, Paolo Caruso, docente dell’Itis Caramuel, Flavio Gatti, docente dell’istituto Leonardo Da Vinci, Mariarosa Beltrami, docente dell’Itc Casale, Mario Cantella, Armando Ferrari e Brunetta Santi, del Servizio relazioni esterne del Comune, infine dai consiglieri comunali uscenti Salvatore Poleo, Roberto Guarchi e Lucia Rossi. L’idea del concorso era nata in seguito ad alcuni atti vandalici compiuti nel settembre 2005 ai danni della sala pubblica intitolata al martire Giovanni Leoni: la sezione locale dell’Anpi invitò infatti il Comune ad avviare iniziative in direzione della difesa della memoria della Resistenza. I capigruppo consiliari avevano deciso di realizzare una pubblicazione rivolta ai giovani, scelta che poi è stata rivista in favore di un linguaggio più accessibile ed immediato: quello di un sito web dedicato alla Resistenza a Vigevano e Lomellina. L’iniziativa doveva servire a «informare i giovani sui fati di quegli anni e, in particolar modo, sull’azione di coloro che diedero la vita per donarci la libertà – si legge nel sito -  Infatti solo l’ignoranza su ciò che accadde allora può spiegare la comparsa sui muri di scritte inneggianti alla dittatura”.
Con il coinvolgimento degli istituti scolastici superiori è nato poi il progetto del concorso “Il 25 Aprile e la Resistenza”, il cui percorso è giunto ieri mattina a compimento.
b.a.

Immagini del 25 aprile 2010 a Vigevano

Immagini del 25 aprile 2010 a Vigevano

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Banchetto raccolta firme referendum acqua

Banchetto raccolta firme referendum acqua

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Posa di corona a Giovanni Leoni

Posa di corona a Giovanni Leoni

Noemi Tognaga con compagni/e di Vigevano

Noemi Tognaga con compagni/e di Vigevano

Studenti premiati dall'Anpi di Vigevano e dall' Amministrazione Comunale

Studenti premiati dall'Anpi di Vigevano e dall' Amministrazione Comunale

E’ stata una bella giornata di festa, di commemorazione e di lotta!

ORA E SEMPRE RESISTENZA!

Benedetto XVI e la pedofilia.

_4miniprete”Benedetto XVI non riesce a smettere di essere un professore e non ha iniziato ad essere un  pastore” (traduzione di Antonio Lupo)

Intervista  di José Maria Mayrink pubblicata dal giornale  O Estado de S. Paulo, 20-04-2010.

Noto critico dell’attuale papa, l’ex-frate e teologo brasiliano Leonardo Boff considera Benedetto XVI una figura “di tensioni e perfino di disunione”.

Ecco l’intervista.

Come analizza il pontificato di Benedetto XVI?

Caratterizzato da gesti di conflitto e disunione: con i musulmani, con gli ebrei, con le Chiese non cattoliche, con i seguaci di  Lefebvre, con l’introduzione della messa in latino, con le donne, con gli omosessuali e attualmente con il problema dei pedofili.

Voglio dire che ha commesso diversi errori di governo.

Un professore come lui, di teologia accademica, in una università Statale tedesca, dove io l’ho ascoltato, non è tagliato per dirigere, coordinare e  animare una comunità di oltre un miliardo di persone . Non riesce a smettere di essere un professore e non inizia ad essere pienamente un  pastore’

Gli manca quasi tutto, specialmente il carisma.

Le denuncie di pedofilia causano un danno irreparabile per l’immagine della Chiesa?

La  pedofilia è sempre esistita nel clero. Ma era diventata invisibile. La Chiesa la vedeva solo come un peccato e non come un delitto. In questa visione si vede solo il peccatore. Nel delitto si vede la vittima.

Il Delitto é un crimine che deve esser portato davanti i tribunali. Questo la Chiesa non lo ha voluto fare, nella  falsa idea di preservare il suo buon nome. Questo è un atteggiamento  farisaico e carente di misericordia e giustizia per le vittime. L’opinione pubblica mondiale e i vari processi negli Stati Uniti , che hanno evidenziato questa mancanza, hanno portato la Chiesa ad accettare, molto a malincuore, la criminalizzazione della pedofilia. Questo ha demoralizzato enormemente l’istituzione. Poco vale la richiesta di perdono e l’offerta di preghiere. Sono necessarie profonde trasformazioni nella disciplina e nella formazione dei candidati al sacerdozio.

E’ corretto il modo della Chiesa , e particolarmente del papa, di affrontare questo problema?

Il Vaticano e i vescovi in generale cercano di dissociare il celibato dalla pedofilia. Il problema di fondo é la sessualità come è affrontata nei seminari e nella vita concreta dei preti.

La sessualità, come hanno dimostrato Freud, Foucault e Ricoeur, ha una natura vulcanica.

Non basta la ragione per integrarla nel tutto della vita umana. Ora, la pedofilia é un comportamento anomalo, pertanto, collegata a una sessualità male integrata. Questo è quello che il Vaticano non vede, ma sarà obbligato a vedere. Persiste nel mantenere il celibato fuori da ogni discussione. La Chiesa ha i suoi motivi: il celibato é un fattore decisivo per l’attuale tipo di struttura della Chiesa, che è una società religiosa totale, autoritaria, centralizzata e monosessuale (solo gli uomini contano nel servizio ecclesiale). Per la chiesa è comodo avere persone totalmente disponibili che le consegnano tutto, vita, affetti, famiglia, per servire i suoi voleri, non sempre i più adatti per la maggior parte dell’umanità su questioni importanti come i contraccettivi, aids e altri.

L’onda degli scandali porterà la Chiesa a cambiare la sua posizione su queste questioni?

Per quanti scandali avvengano, difficilmente la gerarchia della chiesa cambierà.

Essa è ostaggio di una dottrina che ha formulato senza alcun dialogo con la comunità cristiana e senza maggiori discussioni con la comunità scientífica.

Il fatto che la Chiesa istituzionale abbia collocato al centro della sua struttura il potere sacro (sacra potestas), è la conseguenza di una logica di potere, e questo chiude porte e finestre all’amore, alla solidarietà, alla comprensione cordiale e alla compassione. Non senza ragione, il papa attuale scrive una enciclica sull’amore senza dimostrare un qualche amore.

Fascisti “brava gente”.

disegno casati

disegno casati

La storia della Sicherheits

La Sicherheits Abteilung (S.A.) era un reparto speciale di polizia, che passò alle dipendenze della 162a divisione germanica (quella composta da disertori sovietici noti come “mongoli”) comandata dal generale Ralph von Heygendorff. Nonostante il suo nome era costituita da italiani e agiva abbastanza autonomamente. Affiancava le truppe tedesche nei rastrellamenti e si rese responsabile di numerosissime azioni di rappresaglia, spionaggio, arresto.

Si era costituita a Voghera, alla fine del ’43; le sue file si erano ingrossate col passare dei mesi, passando dai 40 effettivi alla fine del ’44 ai circa 250 dell’aprile ’45. Agli inizi di giugno del ’44 si era trasferita da Voghera a Varzi, in Val Staffora, a più diretto contatto con i territori in cui erano insediati i partigiani, e il comando è stato assunto a fine mese, dopo la morte del fondatore il colonnello Alberto Alfieri, da Felice Fiorentini, ex ufficiale dell’aeronautica. Lasciata Varzi ancora prima del periodo della “repubblica partigiana”, si era stanziata a Broni, al limite tra la pianura e la zona collinare, nell’albergo Savoia dove, nei solai e nei sotterranei, aveva costituito una sua prigione, attraverso la quale passarono decine di partigiani, renitenti e antifascisti.

Eccone un sintetica descrizione da parte dell’ex-prigioniero Ambrogio Casati, un professore di disegno: “Questi miseri prigionieri di Villa Savoia a Broni tra il Novembre 1944 ed il mese di Aprile 1945 toccarono il numero di: 82 uomini e 40 donne con oscillazioni quotidiane, con repentine liquidazioni, ed apparizione di nuove tristi comitive con il loro destino e la loro speranza”.

Una delle sezioni distaccate della S.A. posta nel castello di Cigognola divenne tristemente famosa. Nel paese avviene uno dei più vasti eccidi della nostra provincia: il 19 dicembre del ‘44 furono uccisi in piazza sette partigiani catturati qualche giorno prima, a cui si aggiunsero un mendicante e il giorno dopo un altro partigiano; i cadaveri restarono esposti per due giorni.

L’efferatezza di questo come di altri episodi offrì il pretesto alle autorità provinciali della Repubblica di Salò per tentare di porre un freno a questa banda autonoma, o meglio per ricondurre la violenza al monopolio dello Stato. Il sottosegretario agli Interni Giorgio Pini, in visita a Pavia, scrisse a Mussolini che le autorità fasciste locali sono “unanimi nel deplorare l’esistenza e i metodi adottati dal reparto [che] agisce con lo stile di un banditismo e di un ribellismo alla rovescia senza riguardi a leggi e procedure”, per di più “provocando la defezione di elementi della Brigata Nera e Guardia Nazionale Repubblicana con l’allettamento di migliori paghe”. Ma questa presa di posizione, pur autorevole, non ebbe esito anche per la contromossa del comandante Fiorentini che si concretizzò in una lettera in suo appoggio inviata da diversi iscritti al Partito Fascista Repubblicano al generale comandante della 162a Turkestan.

Colpisce in questa polizia, e anche tra i più feroci torturatori, la presenza di un numero considerevole di giovani, molti dei quali esenti da obblighi di leva. Dai dati raccolti durante i processi del dopoguerra si riesce a ricostruire un quadro, seppur incompleto della banda: i nativi nell’Oltrepò sarebbero stati pari al 60%, l’età media complessiva risulterebbe di circa 23 anni e il 1928 l’anno di nascita più rappresentato con venti effettivi.

Conflitto generazionale e spirito di indipendenza dalla famiglia sembravano unirsi all’urgenza di una vita avventurosa ed “eroica”, ma anche al bisogno di figure autoritarie e più banalmente di paghe e generi di conforto quasi impossibili da trovare in quei mesi. Infatti ai processi della Corte d’Assise Straordinaria di Voghera celebrati nell’estate del ‘45 più di un ragazzo dichiarò di essersi arruolato o di essere passato da altri corpi alla S.A. per motivi venali. Almo Albini, nato a Voghera nel 1930, dichiarò di essere entrato nella S.A. “spinto dal fratello Luigi diciassettenne, …che riscuoteva la paga di 125 lire al giorno oltre il vitto e l’alloggio”; Valentino Tortini, nato a Pavia nel 1930, affermò: “Lasciai le Fiamme Bianche nel gennaio ’45 per arruolarmi a Broni, facendo servizi di pattugliamento notturno per mille e più lire ogni decade”; Giancarlo Mazza, nato a Voghera nel 1930: “Nelle FF. BB. percepivo dieci lire al giorno; passai alla S.A. avendo avuto notizia dai miei compagni, che ne facevano già parte, che mi sarebbe stato pagato oltre mille lire alla decade e avrei avuto anche le sigarette.”

Quello che colpisce è l’accondiscendenza dei tedeschi, che non sembravano temere la reazione della popolazione al terrorismo di queste bande. Il generale Heygendorff non permise il trasferimento di Fiorentini, neppure di fronte a un ennesimo tentativo dell’ultimo capo della polizia salodina il pavese Renzo Montagna. D’altra parte non sono documentati casi di giustizia interna alle forze fasciste e questa sorta di impunità più o meno dichiarata è da mettere in conto nella valutazione anche degli episodi più gratuiti di violenza.

Come scrive Claudio Pavone, citando Primo Levi: “Il modo migliore di legare i collaborazionisti stava nel «caricarli di colpe, insanguinarli, comprometterli quanto più possibile»”.

Si può concludere che tale reparto di polizia fascista preferiva fucilare che consegnare ai tedeschi e procedeva a così numerose ed efferate esecuzioni per accreditarsi e legittimare il loro potere.

Uccidevano subito i partigiani, perché li ritenevano di competenza loro, avendo ingaggiato una guerra privata, a volte con gli stessi compaesani. Quando erano respinti si scatenavano provocando morti, incendi, distruzioni. Infliggevano punizioni collettive e indiscriminate alle popolazioni che sospettavano di aiutare le formazioni nelle “zone franche”.

Schematizzando si potrebbe affermare che in certe situazioni i nazisti deportavano, i fascisti uccidevano.

Per cui in ambito locale, ma non solo, è fortemente forviante e sostanzialmente revisionista la tesi che vuole attribuire tutte le responsabilità ai soli tedeschi e relegare il ruolo dei fascisti in quello di subalterni o addirittura di moderatori del “furor teutonicus”.

25 APRILE: L’ANTIFASCISMO IN PIAZZA

25 APRILE: L’ANTIFASCISMO IN PIAZZA

(nella foto: partigiano Milazzo ucciso a Pavia)

Il 25 aprile 2010 ricorre il 65° anniversario della Liberazione dal nazifascismo.

Alle donne e agli uomini della Resistenza che, con il loro sacrificio, hanno conquistato la democrazia e la bella Costituzione va il nostro perenne ringraziamento.

Respingiamo ogni tentativo di falsificazione della storia con cui da più parti – nel centro destra come nel centro sinistra – si tenta di equiparare partigiani e nazifascisti, chi lottava per la libertà e il riscatto sociale con chi, asservito agli occupanti nazisti, massacrava e deportava le popolazioni (come, coerentemente dal suo punto di vista, ha fatto il ministro dell’istruzione Gelmini cancellando dai programmi di storia lo studio della Resistenza).

La difesa della Costituzione e dei suoi valori fondati sull’antifascismo, la libertà, l’uguaglianza ed il lavoro sono i cardini della nostra ferma opposizione alle leggi liberticide ed antidemocratiche del Governo Berlusconi.

I diritti per cui i partigiani hanno lottato sono i diritti di tutti, perchè “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (articolo 3 della Costituzione Italiana).

Essere antifascisti significa lottare:

  • Contro il razzismo ed essere al fianco di chi subisce i soprusi del potere e dell’ignoranza, contro il nuovo schiavismo e le nuove persecuzioni razziali come il “pacchetto sicurezza” con internamenti e deportazioni per i migranti, le ronde che legittimano la caccia ai “diversi” che vengono anche bruciati nelle abitazioni o per strada, il “mettere a pane e acqua” nelle mense scolastiche bambini delle famiglia meno abbienti (cioè escludendole da un servizio che dovrebbe essere gratuito), per i diritti di cittadinanza universali.
  • Contro gli squadristi di sempre, scagnozzi dei poteri forti e dei servizi segreti, che tornano ad aggredire impunemente in Italia.
  • Contro il sessismo e l’omofobia, contro tutti i fondamentalismi e gli integralismi (come l’ultima crociata clerico-leghista contro la pillola abortiva RU486), per l’autodeterminazione delle donne e dei generi per il riconoscimento degli stessi diritti anche alle coppie di fatto – omo/eterosessuali – che scelgono di vivere insieme.
  • Per la pace, per il disarmo, per il ritiro immediato delle truppe di occupazione dall’Afghanistan (”L’Italia ripudia la guerra”, articolo 11 della Costituzione Italiana).

Scendiamo in piazza per riprenderci i nostri diritti e la nostra storia

Il 25 aprile non è una festa di riappacificazione nazionale!

Non permettiamo che venga calpestata dai revisionisti!

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25 APRILE 2010 – ORE 21

COOPERATIVA PORTALUPI

VIA RONCHI 7 – FRAZIONE SFORZESCA – VIGEVANO

CONCERTO ANTIFASCISTA

CANZONI RESISTENTI

DELLA BAND “CORTE DEI MIRACOLI”

Partito della Rifondazione Comunista – Giovani Comunisti/e – Circolo “Lucio Libertini” Via Boldrini, 1 Vigevano – Punto Rosso sezione “Rosa Luxemburg”

L’acqua è un diritto, non una merce! Il servizio idrico deve essere pubblico!

L’acqua è un diritto, non una merce! Il servizio idrico deve essere pubblico!

Come Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano abbiamo iniziato la battaglia contro la privatizzazione del servizio idrico nel 2006 con interventi sulla stampa locale ed in consiglio comunale, presentando anche nell’agosto del 2006 una mozione contro la legge regionale che apriva la strada ai soggetti privati.

Nel giugno del 2007 il consiglio comunale di Vigevano ha approvato all’unanimità la nostra mozione per la gestione dell’acqua pubblica.

In tutto questo tempo abbiamo sempre sollecitato pubblicamente la mobilitazione dei cittadini e degli enti locali per far capire a Governo e Regione Lombardia che l’acqua è un bene non privatizzabile.

Il nostro impegno per garantire la partecipazione dei cittadini è stato sempre molto deciso. Al contrario, la maggioranza di centro destra che ha governato il Comune di Vigevano ha sempre evitato di aprire un vero e puntuale tavolo di confronto, sottovalutando di fatto il problema.

Rifondazione Comunista ha votato, da sola, contro il conferimento del patrimonio idrico all’Ambito Territoriale Ottimale (Ato) avvenuto nel maggio del 2008, definendolo un “grave errore politico”.

Il Prc ha sostenuto in Consiglio Comunale che “Vigevano doveva opporsi alla privatizzazione dell’acqua e soprattutto corcertare con la comunità ogni decisione perchè non si tratta di una semplice scelta tecnica, ma sociale”.

Il dato di fondo è che il Comune di Vigevano ha svenduto il nostro patrimonio!

Purtroppo la volontà perseguita con protervia dalla Regione Lombardia e dal Governo Berlusconi è quella di privatizzare il servizio idrico così come è già avvenuto per il metano.

E una delle conseguenze di questa scelta scellerata sarà che i futuri investimenti non verranno più decisi dalle comunità locali ma da una sovrastruttura provinciale che non è rappresentativa dal punto di vista sociale e politico.

Vogliamo togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua. Vogliamo restituire questo bene comune alla gestione condivisa dei territori. Per garantire l’accesso a tutte e a tutti. Per tutelarlo come bene collettivo. Per conservarlo per le future generazioni.

FIRMA I TRE REFERENDUM PER L’ACQUA BENE COMUNE.

I TRE QUESITI VOGLIONO ABROGARE LA VERGOGNOSA LEGGE APPROVATA DALL’ATTUALE GOVERNO NEL NOVEMBRE 2009 E LE NORME APPROVATE DA ALTRI GOVERNI IN PASSATO CHE ANDAVANO NELLA STESSA DIREZIONE, QUELLA DI CONSIDERARE L’ACQUA UNA MERCE E LA SUA GESTIONE FINALIZZATA A PRODURRE PROFITTI.

Partito della Rifondazione Comunista – giovani comunisti – Circolo “Lucio Libertini” Via Boldrini, 1 – Vigevano

punto rosso associazione culturale – Sezione “Rosa Luxemburg” – Vigevano.

Banchetti raccolta firme per referendum contro la privatizzazione dell’acqua.

Banchetti raccolta firme per referendum contro la privatizzazione dell’acqua.

VIGEVANO – Parte nel prossimo fine settimana la raccolta di firme per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua.

I banchetti, organizzati dai circoli vigevanesi di Pd e Rifondazione Comunista saranno allestiti sabato mattina

(24 aprile) al mercato (dalle 9 alle 13 ) e domenica (25 aprile), negli stessi orari, in via Silva.

Promotore dei referendum, a livello nazionale, è il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, costituito da centinaia di comitati territoriali che si oppongono alla privatizzazione, insieme a numerose realtà sociali e culturali.

Tre i quesiti referendari, depositati presso la Corte di Cassazione di Roma, tesi a cancellare quelle parti del decreto Ronchi, approvato a inizio anno, che prevedono la cessione di almeno il 40 per cento delle società pubbliche che gestiscono le reti idriche a partner privati.
Sempre sulla questione acqua, si svolgerà domani (venerdì) a Pavia un convegno: “Acqua: bene pubblico o business?” Il dibattito, organizzato da Asm e Comune di Pavia si terrà a partire dalle 9.30 nell’aula magna del collegio Volta, in via Ferrata 17.

visitate il seguente sito:

http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/

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