Archivio for luglio, 2010
Lombardia: mafia e malaffare
Comunicato Prc Lombardia
La pulizia deve cominciare dalle dimissioni di Formigoni e nuove elezioni.
Quello che emerge in questi giorni è la montagna della presenza mafiosa in Lombardia, a cui si aggiunge quella della P3. Una montagna che nessuno ha voluto vedere e che noi abbiamo già denunciato dal lontano 2007 nel convegno: “Mafie del nord”. Com’è stato possibile tutto ciò?
Il primo motivo è la presenza a Milano di Berlusconi e del suo braccio destro Dell’Utri già condannato per collusione con la mafia. Il secondo è il sistema opaco messo in opera da Formigoni dove il pubblico è asservito agli interessi privati che, come vediamo, va ben oltre la Compagnia delle Opere. Il pubblico asservito ai privati amplifica la corruzione. In terzo luogo le leggi maggioritarie diminuiscono i controlli democratici ed amministrativi spostando di tutto il potere ai Presidenti ed alle giunte. Attacchi che proseguono con la manovra che elimina delle minoranze con la scusa dei costi della politica. Ci si deve chiedere, inoltre, come sia possibile che una piccola setta possa gestire tanto potere e che il Presidente venga prorogato per quattro mandati?! Ed infine, ciò avviene attraverso una Lega Nord sempre più democristiana: il salvataggio ambiguo della Bancaeuronord, l’espulsione dell’assessore Cè, reo di aver contrastato Formigoni nella sanità, ed ora il consigliere di Pavia eletto con 18.000 preferenze sospette.
La situazione è chiara. Ora bisogna fare pulizia.
Formigoni deve dimettersi. È necessario andare a nuove elezioni. In tutti gli enti locali devono costituirsi commissioni antimafia per sorvegliare sul piano amministrativo e sociale l’attività delle istituzioni: gli appalti in particolare. È necessario ripristinare la gestione pubblica dei servizi sociali per evitare una corruzione che prolifera nella frammentazione delle privatizzazioni, esternalizzazioni e appalti. Sempre che l’Expò debba proprio farsi, va eliminato ciò che interessa alle mafie: la questione immobiliare, concentrandosi sui temi positivi delle energie e la questione alimentare.
Sabri Ben Asri, simbolo di libertà
| Lettera tratta da “Liberazione” del 23 luglio2010 | |
|
Una sola voce: no Cie! In tutto il Paese, in tutta la Fortezza Europa deve levarsi lo stesso grido solidale: no Cie! Daniela Pantaloni una degli antirazzisti torinesi |
Io Rom, sostengo Liberazione
di Alexian Santino Spinelli*
Ci sono mille motivi per cui, soprattutto in questo periodo, un giornale come Liberazione dovrebbe essere sostenuto. Innanzitutto occorre, in una società civile e moderna, salvaguardare la pluralità di opinioni, di vedute e di informazioni che sono il fondamento stesso della democrazia. E’ inoltre necessario e impellente tutelare posti di lavoro in un periodo di crisi economica che cela anche una crisi di valori. Oggi, infatti, imperano i disvalori incarnati da personaggi che si affermano senza meriti e senza particolari qualità, espressioni di un qualunquismo esasperato e di una mediocrità abusata, a loro volta sottoprodotti di un becero berlusconismo.
Liberazione da sempre si occupa delle problematiche legate alle fasce sociali meno abbienti o dimenticate come immigrati e Rom, pubblicando notizie spesso scomode e in controtendenza. In Italia troppo spesso la comunicazione non è seria informazione ma servile propaganda. Questo è evidente in maniera particolare per ciò che concerne i Rom, spogliati di qualsiasi diritto civile, senza alcuna tutela e relegati in ghetti ripugnanti espressione autentica di segregazione razziale, apartheid di casa nostra, retaggio della cultura nazi-fascista che ha sterminato 500mila Rom e Sinti senza che questo venisse impresso nella memoria collettiva. Solo gli addetti sanno cos’è il Porrajmos! Discriminati anche nel genocidio!
I Rom sono vessati, umiliati, repressi, ricattati e discriminati quotidianamente. Sono chiamati dispregiativamente zingari, che è come chiamare gli italiani mafiosi e far finta che tutto sia normale e necessario. Addirittura gli effetti di tale stortura si ritorcono sugli stessi Rom perché non hanno voce e non sono politicamente tutelati. La comunicazione fa credere all’opinione pubblica ignara ed inerme non solo della necessità dei campi nomadi ma anche che sono gli stessi Rom che vogliono vivere segregati perché sono nomadi; si fa credere che i Rom non vogliono integrarsi. In realtà i Rom non sono nomadi per cultura e la loro mobilità è sempre stata coatta e figlia di politiche persecutorie, altro che nomadismo! La realtà dei Rom è ampiamente mistificata con tutte le inevitabili conseguenze.
La fallimentare politica dei campi nomadi è esattamente il contrario di quella che dovrebbe essere una seria politica d’integrazione da attuarsi a partire dal rispetto dei diritti umani e civili, oggi negati nonostante le convenzioni internazionali e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Occorre valorizzare la cultura romanì uscendo dalle logiche assistenzialistiche e paternalistiche oggi imperanti. La cultura dei Rom è presentata in maniera assolutamente distorta e la dignità di un popolo intero è calpestata sistematicamente. Nei media, i Rom sono rappresentati da roulottes sgangherate e bimbi col muco al naso. Immagini terrificanti che non rendono giustizia ad un popolo che ha mille sfaccettature. L’arte, la cultura, la letteratura, il teatro, la lingua romanes rappresentano un patrimonio di cui l’opinione pubblica viene privata. Centinaia di eventi culturali legati al mondo Rom sono ignorati dalla comunicazione: concerti, festivals, rassegne cinematografiche, presentazioni di libri o documentari, convegni, seminari, corsi universitari, mostre, esposizioni e quant’altro e si dà spazio demagogicamente ai fatti di cronaca. Certo che chi sbaglia deve pagare ma non si può condannare un popolo intero. E’ genocidio culturale!
La cultura romani e Liberazione rischiano di scomparire; bisogna sostenere entrambi perché rappresentano un bene inestimabile e fonte di ricchezza per tutti. But Baxt ta Sastipè!
*Musicista e docente universitario
Mortara, sul Cortellona. “Manca l’aria condizionata”: la dura critica di Rifondazione.
MORTARA – Il partito della Rifondazione Comunista critica ancora duramente la gestione della casa di riposo Cortellona. I disagi, oggi, arrivano dall’ondata di caldo e dalla mancanza di aria condizionata. “I ventilatori a pala – dicono Teresio Forti, consigliere comunale e provinciale del partito, Gianni De Paoli, segretario cittadino e Giuseppe Abbà, segretario provinciale – sono una misura del tutto inadeguata a far fronte all’emergenza”. I tre esponenti del Prc hanno sollevato in un recente passato dure critiche alla gestione della casa di riposo presieduta da Marco Facchinotti (Lega) riferendosi in particolare “all’atteggiamento autoritario della direttrice”. Chiedono che il disagio del caldo sia risolto “che gli amministratori dell’ente e la direttrice se ne vadano e che, al loro posto, siano nominate persone davvero all’altezza della situazione degli anziani ricoverati”.
LA PASTASCIUTTA ANTIFASCISTA
(Nella foto la Famiglia Cervi)
Andiamo alla genesi degli eventi che rovinarono nell’occupazione tedesca e nella Repubblica Sociale, e rievochiamo uno dei tanti e primi episodi che si sentono ancora raccontare sulla caduta del fascismo, racconti anche ironici e comici di atti di ribellione fatti di gesti piccoli quanto significativi, che dimostrano come il popolo italiano desiderasse ricominciare lasciando dietro di sé un ventennio di ingiustizie, desiderasse la pace senza vendetta.
Gli eventi successivi, determinati dallo scacchiere politico, invece portarono guerra e violenze. 25 luglio1943, il Gran Consiglio del fascismo vota la sfiducia a Benito Mussolini e il re lo fa arrestare. Cade il regime. A Campegine, in provincia di Reggio Emilia, si fa festa. Una famiglia di contadini un po’ particolari per l’ingegno e la passione che mettono nel lavorare la terra e nell’opporsi alla dittatura, fa il più bel funerale del fascismo.
Decide di offrire al paese un piatto di pastasciutta. Sono i sette fratelli Cervi con il padre Alcide, la madre Genoeffa e tante altre famiglie della zona.
Tempi di fame e povertà, anche nella bassa reggiana, c’è la guerra combattuta e c’è la voglia di sperare. I Cervi ricrearono la piazza, dopo anni di adunate pilotate, offrendo pastasciutta a tutti i compaesani, una pasta frutto del duro lavoro dei campi e delle braccia di più persone che non avevano molto. Al massimo potevano fare una pasta in bianco e quella fecero.
Del 25 luglio troppo spesso si è tralasciato di raccontare la gioia che investì la popolazione, e soprattutto il carattere pacifico delle manifestazione spontanee che si ebbero, espressione di un antifascismo diffuso, spesso nemmeno conscio, che voleva la fine della fame e della paura.
Dopo vennero i tedeschi, la guerra in casa, le rappresaglie… ma il primo istinto del popolo fu di festeggiare, a tavola luogo d’incontro per eccellenza.
Quello spirito, quell’ottimismo, rivive ancora nella casa che fu dei Fratelli Cervi, oggi Museo, ogni 25 luglio.
L’Istituto Alcide Cervi da anni ha organizzato una rassegna teatrale, il Festival di Resistenza, che ha nella serata della Storica Pastasciutta il suo evento conclusivo.
In quella data viene offerta a chiunque si presenti, mentre sul palco si alternano ospiti e performance.
Quest’anno sarà Ascanio Celestini a raccontare storie di ieri e di oggi al sempre più numeroso pubblico antifascista e, in quell’occasione, verrà assegnato il Premio Museo Cervi per il Teatro allo spettacolo vincitore del festival.
In Via Fratelli Cervi 9 a GATTATICO (Re).
Ingresso in libertà
Consegnate in Cassazione un milione e 400mila firme. E’ record
Un risultato che segna un passo importante nella storia della democrazia e della partecipazione in questo Paese. Nessun referendum nella storia repubblicana ha raccolto tante firme.
La sfida che il comitato promotore ha davanti è quella di portare almeno 25 milioni di italiani a votare tre “sì” la prossima primavera, quando si terrà il referendum contro la privatizzazione dei servizi idrici. Un risultato che oggi, alla luce del “risveglio democratico” a cui si è assistito nei mesi della raccolta firme, sembra assolutamente raggiungibile.
Adesso chiediamo al Governo di emanare un provvedimento legislativo che disponga la moratoria degli affidamenti dei servizi idrici previsti dal Decreto Ronchi almeno fino alla data di svolgimento del referendum. Chiediamo inoltre alle amministrazioni locali di non dare corso alle scadenze previste dal Decreto Ronchi. Un milione e quattrocentomila firme rappresentano una delegittimazione di qualunque scelta tesa ad applicare il Decreto, a maggior ragione per quelle amministrazioni che vogliono addirittura anticiparne le scadenze.
Il prossimo appuntamento del popolo dell’acqua è il prossimo 18 e 19 di settembre, quando, probabilmente a Firenze, si terrà l’assemblea dei movimenti per l’acqua.
Roma, 19 luglio 2010
Il 20 luglio di nuovo in Piazza Alimonda
Stiamo diventando tutti lunatici?
Riscrittura un po’ più politica del racconto di Ennio Flaiano “Per una Luna migliore”
Ennio. Buonasera professore, come va? Da quante Lune non ci vediamo? Come se la passa?
Prof. Ciao Ennio, insomma per la mia età, se non fosse per certi capogiri. Sai che a volte, così all’improvviso, mi gira tutto attorno e mi sembra di veder le stelle.
Ennio. Tutto il mondo, l’universo gira. Secondo me la sua è nostalgia della Luna. Lei, se non ricordo male, era stato tra i primi ad andarci.
Prof. Bravo, come fai a ricordarti? E’ stato nel ’12. Ero un ragazzo, avevo vinto una borsa di studio.
Ennio. Quindi della Luna ha un ricordo… un po’ da pioniere, un po’ superato dagli avvenimenti.
Prof. Do questa impressione?
Ennio. Prof, lei, scusi se sono franco, sembra uno di quei sentimentali che rimpiangono il passato. Non pensa che sia meglio oggi di quanto non fosse ai suoi tempi?
Prof. C’era del buono anche allora.
Ennio. Che cosa aveva di migliore?
Prof. Non ho detto migliore. Ho detto che c’era del buono anche allora. La Luna era più selvaggia. Ma per anni ci ho passato le vacanze. La ricordo volentieri anche se era … come dire… disorganizzata, con poche baracche e una grande speranza in un mondo migliore. Era piena di una strana pace e di silenzio. Chissà com’è diventata adesso? Saranno trent’anni che non salgo più lassù.
Ennio. Adesso il silenzio se lo scorda. Ma lei non sa che progressi…
Prof. E tu che cosa fai lassù? Lavori là? Sei appena tornato se non sbaglio.
Ennio. E chi lavora ancora qui? Solo i terrestri che hanno paura di volare. Noi extra-terrestri scendiamo giù da voi solo per i nostri vecchi, ma presto ci sarà una generazione senza più vincoli con la Terra, una razza purificata da legami, ricordi e sentimentalismi.
Prof. Ennio, mi sorprendi, non ti riconosco, mi sembravi così sensibile a scuola.
Ennio. (sottovoce) Abbassi la voce prof, quell’uomo laggiù, è un ingegnere, ho fatto il volo con lui. Ma è uno dei nuovi, non sa come sono intransigenti. Potrebbe registrare la nostra conversazione…
(Si avvicina l’ingegnere e Ennio riprende a voce normale) Dunque cosa le piace di quella preistoria? Forse l’esistenza assurda degli uomini prima dell’Evo lunare? L’eterna incertezza sul clima con cui erano costretti a vivere. E le lotte politiche? Lei è per un ritorno alla democrazia, prof? (fa cenno di dire di no)
Prof. No, io sono per la Centralizzazione!
Ennio. Bravo! E rimpiange le tremende istituzioni di un tempo? Le elezioni con tutti quei partiti? E la famiglia, il matrimonio con tutti i suoi problemi, gli amanti da allevare… (fa cenno di dire di no)
Prof. I figli vuoi dire?
Ennio. Già i figli. E rimpiange quella tortura psicologica che veniva dall’istinto di riproduzione. Com’è che si chiamava quella cosa che riempiva i libri dell’Evo inferiore, oggi illeggibili?
Prof. Scusa non ti seguo, sai alla mia età non sono più molto aperto ed elastico, ci sono stati così tanti cambiamenti, mi sento come se mi mancasse la terra sotto i piedi.
Ennio. E sì a furia di stare coi piedi per Terra e non volare più sulla Luna lei è un po’ regredito, scusi la franchezza, prof. Ma non sta più ai tempi: è ancora al tempo di quella cosa che stavo dicendo prima, non mi ricordo più come si chiama.
Prof. Amicizia?
Ennio. No di più, su prof mi aiuti.
Prof. Solidarietà?
Ennio. (sottovoce) Ma è matto prof a dire ancora queste parole proibite, speriamo non l’abbia sentito l’ingegnere.
Prof. Parlerò sottovoce allora. Non so cosa mi chiedi, anche qui sulla Terra non si usano quasi più queste parole, chissà da voi lunatici. Ma forse ci sono: è fratellanza?
Ennio. Ma prof, mi delude… (sottovoce) e mi fa andare nelle grane. Non sa che sono vent’anni che non ci sono più fratelli e sorelle. I giovani sono tutti cloni unici.
Prof. Figli unici, vorrai dire
Ennio. Cloni non figli! Ma non lo sa che adesso la generazione è controllata? Si clonano solo gli esseri superiori, selezionati.
Prof. Scusa è l’abitudine, mi escono le parole di una volta, anche quelle che non si usano più.
Ennio. Ecco stia attento come parla. Ma si rende conto che in un minuto avrà detto 3 o 4 parole vietate dal Codice Centrale. La smetta se no sono costretto a salutarla e ringrazi che non la denuncio.
Prof. Non saresti capace Ennio, se ti conosco ancora un pochino. Eri così solare e amorevole da bambino…
Ennio. Ecco la parola che non mi veniva più in mente, che avevo cancellato…
Prof. O ti hanno fatto cancellare: amore non è vero?
Ennio. Sottovoce, vuol proprio rischiare la vita? E lo rimpiange?
Prof. No, me ne guardo bene, poi alla mia età ancora scapolo, anzi ormai scapolo definitivo!
(si avvicina ancora di più l’ingegnere, Ennio comincia a parlare ad alta voce)
Ennio. Ma ormai lo siamo tutti. Non le piace la Riproduzione Controllata? E la Sistemazione Definitiva? Chiara, facile che anche un giovane trova la sua strada? Non le piace il Pieno Impiego del tempo libero? Parli sono tutt’orecchi. E’ contro anche l’Informazione Totale?
Prof. Il cielo me ne liberi.
Ingegnere. Cos’è questa libertà? Non sa che non si dice più? (a Ennio) E tu dimmi chi è questo troglodita?
Ennio. Lo scusi è un vecchio professore di lingue, è tanti anni che non viene sulla Luna, è rimasto … terra terra.
Prof. Perché cosa ho detto? Non si può più dire “liberi” per dar forza al discorso?
Ennio. Come può un concetto tramontato dare forza a un discorso?
Prof. (turbato) Giusto non può. Scusate ma adesso vi prego di scusarmi, sono un po’ stanco.
Ingegnere. Stanco un corno. Cos’è che non le va? Sia Chiaro!
Prof. Niente. Tutto bene: sulla Luna e per quanto possibile sulla Terra. Colpa mia che sono nato ancora imperfetto, da due genitori, sa com’era una volta. La felicità piena mi turba, la pace piena, la Luna piena…
Ingegnere. Ma non si ricorda che anche la Terra può essere piena o a fette? Dove vive?
Prof. Sulla Terra appunto; mettetevi dal mio punto di vista, dato che oggi, anche se per poco, siete qui anche voi. Quaggiù le cose vanno diversamente; la Terra per voi è… un paese straniero.
Ingegnere. Storie! Pardon, sto usando anch’io una parola scartata…
Prof. Pure storia…. anche quella non si può più dire?
Ingegnere. Ma non sa che si deve usare solo il presente? E’ abolito il passato. Lei ha bisogno di una bella rieducazione.
Ennio (cerimonioso) Lo lasci perdere ingegnere, questi vecchi intellettuali sono irrecuperabili. Mi dica piuttosto come ha trovato la Terra dopo anni che non ci veniva?
Ingegnere. Una delusione. Mi sembra tutto vecchio qui e polveroso. Appena arrivato non riuscivo neppure a respirate senza l’aria depurata delle nostre cupole spaziali. Siete sporchi e pieni di microbi. Ho dovuto fare 15 vaccinazioni per atterrare. E poi troppe lingue, troppe idee, troppi residui di filosofia. E guardatevi! Un guazzabuglio di razze, di popoli, una confusione, bianchi, gialli, neri e… siete troppi, troppi. E continuate in quel vizio assurdo del sesso tra uomo e donna? Come siete antiquati! Lassù siamo tutti uguali, sani, evoluti e condizionati, e i giovani, clonati. Io sono stato uno dei primi, sono senza quel peso dei vecchi genitori. Sapete che sollievo senza quei vecchi anacronistici, che ti viziano, ti consigliano, si preoccupano, ti fanno continuamente le raccomandazioni. Io non lo so direttamente, me lo raccontano. Pensate che non ho rapporti neppure con la persona da cui mi hanno clonato. Così siamo più liberi.
Prof. Liberi? Ma lo dice anche lei?
Ennio. Liberi nel Sistema Condizionato, prof, certo che lo sa.
Prof. Sì, era quello che volevo dire. E cosa vi insegnano a scuola? Ci sono ancora le scuole, vero? Non sono più aggiornato.
Ingegnere. Solo un anno. Noi nasciamo già grandi, abbiamo già le capacità innate, quelle acquisite dal nostro clone.
Prof. Per cui se uno è laureato potreste anche non mandarlo affatto a scuola?
Ingegnere. No un anno è obbligatorio, per disintossicarci dalle idee malsane dei vecchi nati da due genitori, come lei, poverino.
Prof. Io vi invidio, penso che lassù avete raggiunto la Piena Felicità
Ingegnere. Abbiamo abolito anche questo concetto. Noi “siamo” e basta. Certe volte a guardare dalle nostre capsule la Terra illuminata…
Prof. Uno spettacolo fantastico, non è vero? Un’arancia blu, mi ricordo benissimo.
Ingegnere. No adesso non è più blu, è grigia, non vedete quanta polvere! Io quando guardo la Terra mi viene quasi da… svenire. Poi se penso che voi volete ancora scegliere, giudicare, amare…
Prof. Oh no, ingegnere, lei esagera.
Ingegnere. Non esagero. Voi amate! I vostri centri sensori vi spingono continuamente a una scelta. E scegliere è un atto di amore. Voi avete ancora la vostra maledetta libertà.
Prof. Adesso lei ci offende, ingegnere.
Ingegnere. Mi lasci finire. Voi avete ancora la vostra liberta: libertà di muovervi, di oziare, di ridere, di piangere, di amare. Quel che vi manca è un minimo di ordine. Ma state attenti, ho paura che lassù, dove sta venendo fuori una generazione dura e pura, ho paura che qualcuno pensi già di espandersi…
Ennio. Come? A colonizzare la Terra, ingegnere? Ma se è la nostra patria d’origine, non dimentichiamolo.
Prof. E poi, ingegnere, la Terra come potrebbe essere degna di interesse? Così povera, inquinata, imperfetta…
Ingegnere. (sottovoce) Ma viva!
Prof. Come? Non ho capito. E perché allora è ritornato, siete ritornati?
Ennio. Io per curarmi da un grosso esaurimento. Mi hanno licenziato, scartato dal Programma Lunare.
Prof. Anche lei ingegnere? È venuto anche lei a ricaricarsi?
Ingegnere. No io… sono ancora incerto… ma io forse… sono venuto per restare!
(si sentono cani che abbaiano alla Luna)
Un nano sulle spalle di un gigante
“Le nostre denunce mai ascoltate”
la Provincia Pavese — 17 luglio 2010 pagina 15 sezione: CRONACA
PAVIA. Schierati intorno a un tavolo nella sala gruppi del Comune, la Federazione della sinistra, il Barattolo, la lista civica 5 stelle insieme al comitato Città&legalità, Circolo Pasolini e Insieme per Pavia, ieri mattina hanno chiesto le dimissioni del sindaco e della giunta, della commissione antimafia e del suo presidente e il rinvio del Piano di Governo del territorio. «E’ marcio il sistema – spiega Alessandro Caliandro della Federazione della Sinistra, rappresentata anche dal segretario provinciale di Rifondazione Comunista Giuseppe Abbà e Teresio Forti, consigliere provinciale -. O il sindaco è connivente, e le dimissioni sono sacrosante, o non è a conoscenza di quanto avviene intorno a lui, e fa ancora più paura». Se la giunta non si dimetterà chiederanno al prefetto di sciogliere il consiglio comunale per infiltrazione mafiosa e le dimissioni del direttore generale dell’Asl. «Non è iniziato tutto nel 2009 – precisa Giovanni Giovannetti (Circolo Pasolini) riferendosi alle indagini sulla “locale” di Pavia -. Anche se bisogna distinguere tra operazioni criminali e legali. A essere coinvolti con la ’ndrangheta sono i soliti noti, l’ex vicesindaco Ettore Filippi che diceva che “A Pavia la mafia non esiste” e che chi la denunciava infangava il nome della città. Eppure lui e suo figlio Luca sono tra le persone più citate nell’ordinanza per le pericolose relazioni con Chiriaco». L’ex direttore sanitario Asl in carcere a Torino. Walter Veltri (Cantiere per Pavia) ha attaccato chi, «nonostante i segnali, non ha fatto nulla», «dalle istituzioni locali e di governo alla procura di Pavia, a cui abbiamo consegnato decine di segnalazioni senza che mai partisse un’indagine». E afferma: «Chiediamo le dimissioni della giunta perché dai dialoghi, al di là degli aspetti penali, Pavia emerge come una cloaca, e del sindaco perché alla sua elezione hanno concorso voti delle cosche: la partecipazione alla fiaccolata è un affronto alla città». Spiega il consigliere Paolo Ferloni: «chiediamo lo scioglimento della commissione antimafia, il cui presidente Bruni invece di plaudere ai giudici ha dato solidarietà all’indagato Pietro Trivi. Il Pgt va bloccato per gli evidenti interessi della ’ndrangheta: occorrerà monitorare le proprietà delle aree e le concessioni edilizie». Alessandro Cajani (Barattolo) ha rivendicato lo slogan «Noi illegali, voi delinquenti»: «Non è infiltrazione ma radicamento mafioso – spiega -, cui ricondurre il turn over dei negozi, la ricchezza, l’economia di policlinico, videopoker: combattere noi, i migranti, i rom è stato un tentativo di distogliere l’attenzione sui loschi affari». Da Cesare Del Frate (5 stelle) arriva il disgusto per «il sistema di favori tra amici degli amici»: «La solidarietà va ai cittadini, non agli indagati, a chi viene derubato di un lavoro, un’opportunità, di denaro per favorire “l’amico di”».







