Archivio for settembre, 2010

Uomini, mezz’uomini…

Uomini, mezz’uomini…

Massimo Calearo, l’ex falco di Federmeccanica, approdò nelle liste del Pd nel 2008 portatovi da Walter Veltroni, quello che «non sono mai stato comunista». Folgorato da un così autorevole sponsor aggiunse: «Scelgo il Pd perché non è di sinistra». Ma poi cambiò idea, perché la sopravvenuta leadership di Bersani – disse – «sta portando il partito oltre Cuba». Il nostro espresse a quel punto simpatie per la Lega «che è l’unica vicina alla gente», ma a seguito dello strappo di Rutelli, fu conquistato dall’Alleanza per l’Italia (Api), agognando la nascita di un polo centrista con Fini, Montezemolo e Casini. Per l’occasione il plastico Calearo cambiò opinione anche sulla Lega, chiosando: «non vedo come Fini possa reggere a lungo in una coalizione dove Bossi veste i panni del direttore d’orchestra». E siamo al presente, all’ultima (ultima?) capriola di quest’uomo che dichiara di sentirsi libero di «andare dove si fa il bene del Paese». Dove? Dal Pdl, of course.«Sentirò (oggi, ndr) cosa avrà da dire il premier – sbotta sicuro – e se ci sono cose convincenti sull’economia lo voto». Ma l’uomo dalle idee più veloci del baleno è già oltre, se l’Api risponde caustica all’ennesima giravolta: «Auguriamo buona fortuna a Massimo Calearo che ha confermato nella riunione del gruppo la sua speranza di diventare ministro con Berlusconi».

Come si vede, il trasformismo, la compravendita di voti e parlamentari, in questa Italietta sderenata ed immorale, ha non solo i suoi campioni, ma anche le sue macchiette, mobili come piume al vento.

29/09/2010 Liberazione

A Bruxelles domani pensando a Genova

Bruxelles| Rocco Di Michele (tratto dal Manifesto del 28 settembre 2010)

A Bruxelles domani pensando a Genova

Il manifesto della Ces

Treni e aerei per Bruxelles, in questi giorni, sono affollati come non mai. Ma stavolta non si tratta soltanto dei ministri dell’Ecofin e dei loro staff (ci sono anche loro, comunque), ma dei partecipanti alla manifestazione europea in programma domani. Temi ufficiali: «sviluppo, crescita, politiche industriali, occupazione, welfare».

Organismo promotore la Ces (Confederazione sindacale europea), che che ci stava meditando su da almeno un paio d’anni e magari avrebbe continuato così ancora a lungo, nonostante il percorso di «riforma del patto di stabilità» sia già arrivato al capolinea (vedi il pezzo qui di fianco). Ma il continente è ormai in aurorale fermento. Non solo in Grecia, dove gli scioperi generali si susseguono più veloci dei mesi; ma anche in Francia (la riforma delle pensioni è contestatissima), Spagna, Portogallo. E persino nell’assai più placido e benestante nord Europa le cose non vanno più tanto serenamente.

C’è un tratto comune a tutti i paesi: le «ricette» per «uscire dalla crisi» sono dappertutto le stesse, decise dalla Commissione Ue di concerto con Ecofin (il consiglio dei ministri finanziari) e Banca centrale. Un misto poco variabile di tagli alla spesa pubblica, minori investimenti, tagli ai salari e all’impiego nella pubblica amministrazione, pensioni ritardate e con assegni ridotti, maggiore flessibilità e minor costo del lavoro (a partire dai salari; congelati a qualche anno fa, nel migliore dei casi). E non serve essere fini economisti per capire che questa politica «di rigore», mirata a rimettere in ordine i conti pubblici, avrà come conseguenza un congelamento della «ripresa» (peraltro fin qui molto stentata). Riassumendo in cifre: «una serie di manovre economiche e finanziarie che complessivamente costeranno 750 miliardi».

Di fatto, il risultato reale sarà l’esatto contrario di quello dichiarato: quindi un aggravamento della crisi occupazionale e dei consumi. Il secondo versante è però socialmente anche più lacerante: i conti pubblici – dopo 30 anni di costante arretramento dei salari continentali – non sono «in disordine» per un eccesso di spesa sociale, ma per la recente necessità di «salvare le banche» impelagate nella crisi finanziaria globale. Essere chiamati a «fare sacrifici» per pagare i costi dell’irresponsabilità dei finanzieri non è tema popolarissimo. Quindi viene nascosto sotto una folta e inestricabile coltre di «problemi di bilancio» incomprensibili ai più.

Ma se la «cura» è unica, le capacità di risposta sono assai differenziate, visto che rispondono a storie, culture, prassi sindacali nazionali differenti. La manifestazione di domani, quindi, è vista da tutti come «la prima occasione di aggregazione» per iniziare a trovare le contromisure comuni a un avversario sicuramente «unito», assai poco decifrabile, «protetto» da ogni possibile controllo democratico. In Spagna la scadenza verrà accompagnata da uno sciopero generale indetto dalle Comisiones Obreras; in Francia sfrutteranno l’effetto della mobilitazione unitaria del 7 settembre; i belgi si muoveranno in massa, preoccupati anche dalla paralisi politica di un paese spaccato in due. Delegazioni rabbiose sono previste persino dalla Cechia e dalla Romania (dove il locale social forumdenuncia la «collusione delle Ong», che «dipendono totalmente da fondi europei attualmente garantiti da agenzie governative»)

In Italia, lo schieramento che si va mobilitando oltrepassa di gran lunga la sola Cgil (Cisl e Uil saranno della partita, ma in tono molto minore). Ed anche l’orizzonte va al di là del 29 settembre. Per il 16 ottobre, infatti, è prevista una partecipazione eccezionale alla manifestazione nazionale indetta dalla Fiom e fatta propria da una valanga di associazioni, organismi grandi e piccoli, comitati di lotta, ecc. In questo spazio sociale la consapevolezza della posta in gioco appare assai più chiara: «la crisi che il mondo sta attraversando» è tale («strutturale») da «stravolgere la democrazia e la libertà», ed è una crisi in cui «è sempre il momento delle decisioni». Perché «se non comprendiamo che la lotta contro la privatizzazione dell’acqua e per i beni comuni ci parla direttamente di un’idea di società, ivi compresa la produzione, non si riuscirà mai a cogliere la profondità di ciò che è in atto, e che non è scomponibile in settori». Da Bruxelles si parte (ed è un appuntamento che si presenta denso di problemi: ogni tipo di «movimento» sarà presente), da Roma – il 16 ottobre – si comicia a costruire un nuovo «spirito di Genova». Quello del 2001. Lo stesso del 1960.

Genset, licenziamenti in massa: “Da marzo 110 esuberi”

Genset, licenziamenti in massa: “Da marzo 110 esuberi”

L’ingresso dello stabilimento Genset a Villanova d’Ardenghi

(Tratto dalla Provincia Pavese del 28 settembre 2010)

L’annuncio-choc della proprietà: «Da marzo 110 esuberi». Cassa integrazione, non avranno più il loro posto. E’ la quinta azienda del settore meccanico in provincia. Resteranno in 72 nella fabbrica. Le storie drammatiche degli operai
di Stefano Romano

PAVIA. La cassa integrazione non basta più: da marzo alla Genset di Villanova d’Ardenghi saranno licenziati 110 operai su 182. Una mobilità di massa che rischia di portare alla chiusura della quinta industria meccanica della provincia.

«L’annuncio dell’azienda è stato uno choc – taglia corto il segretario della Fiom pavese Carlo Bossi -. Un esubero dichiarato di 110 dipendenti su 182 significa voler licenziare due dipendenti su tre: un licenziamento di massa che mette a rischio anche i 70 operai che resterebbero in azienda visto che non si capisce come potrebbe sopravvivere un’azienda che passa dalle dimensione di media industria a quelle di realtà trascurabile sui mercati nazionale ed internazionale».

Fondata nel 1974, la Genset produce generatori e saldatrici industriali: l’azienda è titolare del brevetto di un particolare tipo di saldatore autoalimentato che di fatto viene utizzato da tutte le oil companies per le saldature degli oleodotti in aree non raggiunte da reti elettriche adeguate. Nel 2006 l’azienda è stata acquisita da un gruppo marchigiano che fa capo alla Mase Generators di Cesena. «I guai a Villanova sono iniziati nel marzo del 2009 quando l’azienda ha chiesto la cassa integrazione ordinaria per 180 dipendenti – spiega Bossi -.

Esaurite le 52 settimane di cassa ordinaria, Genset è passata alla cassa straordinaria nel marzo scorso e ora annuncia che nemmeno questo è servito: dal marzo del 2011 aprirà la procedura di mobilità per due terzi dei dipendenti».

Colpa della crisi internazionale. «Non solo della crisi internazionale – corregge il segretario della Fiom -. I problemi dell’azienda hanno origine in una importante crisi finanziaria che ha investito molte aziende della stessa proprietà: la condizione dei mercati negli ultimi due anni è ben nota e le due circostanze unite hanno prodotto come risultato l’annuncio di 110 licenziamenti».

Un colpo devastante per il tessuto industriale ed economico di una provincia che da almeno tre anni vede susseguirsi crisi aziendali e licenziamenti.

«Seguiamo con apprensione e attenzione quotidiana una situazione drammatica – commenta il responsabile della linea sindacale dell’Unione industriali Andrea Viola -. Il prefetto è già stato allertato e nei prossimi giorni proseguiranno gli incontri per verificare ogni possibile soluzione alternativa ai licenziamenti».

La Fiom chiede in tempi rapidi un piano industriale che consenta di trovare capitali freschi che permettano all’azienda di continuare a restare sul mercato. «Siamo anche disposti a discutere con altri imprenditori che vogliano rilevare spazi e dipendenti – conclude il segretario della Fiom Bossi -. Certo è necessaria la collaborazione di enti e istituzioni a partire dai Comuni coninvolti e, soprattutto, dall’amministrazione provinciale».

(28 settembre 2010)

Rifiuti, notte di blocchi. Intimidazione al sindaco (Liberazione fuori dal coro)

Rifiuti, notte di blocchi.  Intimidazione al sindaco (Liberazione fuori dal coro)

Ancora proteste e presidi, ma la Regione propone due nuovi inceneritori

Rifiuti, notte di blocchi

Intimidazione al sindaco

Daniele Nalbone

Guido Bertolaso è lì, al fianco del premier Berlusconi. La fanfara dei Bersaglieri suona “O sole mio”. Tutto è pronto. Silvio schiaccia il pulsante rosso. L’inceneritore di Acerra, ovviamente ribattezzato “termovalorizzatore”, viene attivato. Era il 26 marzo 2009: fine dell’emergenza. O almeno così dissero. Oggi che quell’inceneritore è praticamente fermo, oggi che migliaia di cittadini dell’hinterland napoletano continuano a dormire tra l’aula comunale di Boscoreale, in occupazione permanente, e le strade nei pressi della discarica di Terzigno; oggi che la puzza proveniente dalle discariche rende impossibile respirare, quel “fine emergenza” fa solo rabbia. Ma a far ancora più rabbia sono le “soluzioni” prospettate da chi ha contribuito alla favola del miracolo napoletano. Dal governatore della Campania, Stefano Caldoro, arriva infatti la ricetta “berlusconiana” per uscire da questa nuova emergenza che, per il governo, emergenza non è: altri due inceneritori, ovviamente chiamati ancora “termovalorizzatori”. Stavolta, vittime del miracolo saranno i cittadini di Napoli Est e quelli di Salerno. Discariche e incenerimento continuano, quindi, ad essere le uniche soluzioni, perché le più redditizie economicamente.

Certo, le immagini provenienti dal napoletano e, soprattutto, l’odore mefitico che si respira in zone come Terzigno e Boscoreale ti fanno capire come, di quel miracolo, oggi, è rimasta solo la puzza. E a nulla conta il fatto che l’impianto dei miracoli di Acerra sia per due terzi inutilizzabile: ieri, ad ammetterlo suo malgrado, è stato direttamente l’ad di Partenope ambiente (società che gestisce l’inceneritore), Antonio Bonomo, che ha spiegato come «il termovalorizzatore sta funzionando su una linea, sulle altre due sono in corso interventi di manutenzione». Certo, «tutto nella norma» secondo la Partenope ambiente. Peccato però che mentre per la linea due, che si conta di aprire entro fine ottobre, «si è registrata un’anticipazione di usura che ha comportato interventi di manutenzione», per la linea tre ci sono stati una serie di guasti che non ne permetteranno la riapertura prima del 20 dicembre. Altro che “miglior impianto del mondo”: «Siamo al cospetto di un catorcio costato milioni di euro» commenta Tommaso Sodano, capogruppo della Federazione della Sinistra alla Provincia di Napoli e responsabile ambiente Prc. Un catorcio che, qualcuno, ora vorrebbe moltiplicare per tre dietro la “scusa” dell’emergenza rifiuti.

Peccato, però, che i cittadini non si faranno fregare di nuovo: da Chiaiano a Terzigno, passando per Marano, Boscoreale, Boscotrecase e Trecase, migliaia di persone sono in presidio permanente. Dopo gli scontri della notte tra sabato e domenica, infatti, anche in quella tra domenica e lunedì, e per tutta la giornata di lunedì, sono continuate le azioni di protesta contro la volontà di aprire un’altra discarica nel Parco Nazionale del Vesuvio e per chiedere la chiusura e la bonifica delle discariche attualmente aperte e in via di saturazione. A Terzigno, per esempio, l’altra notte oltre duemila persone hanno ricoperto la strada di uno strato di olio per macchine e pneumatici usati per impedire il transito dei camion mentre a Chiaiano, in pieno giorno, circa 250 persone sono scese in piazza per bloccare un conferimento diurno nella discarica.

Intanto il sindaco di Boscoreale, Gennaro Langella, accampato in una tenda in Piazza della Pace, è giunto al quarto giorno di sciopero della fame. Quarto giorno caratterizzato, però, da un avvertimento: una bomba carta, ieri mattina, è stata fatta esplodere a pochi passi dalla tenda. «Un episodio – ha commentato il sindaco – che la dice lunga sul clima di tensione che si sta vivendo in questo territorio». Tensione che continua ad aumentare soprattutto a causa delle pressioni: «Dalle istituzioni – racconta – hanno addirittura paventato lo scioglimento del consiglio comunale qualora non cessassi la protesta in tempi brevi». Ma anziché demordere, ieri Gennaro Langella è stato rinfrancato dalla decisione di altri tre sindaci, Domenico Auricchio di Terzigno, Agnese Borrelli di Boscotrecase e Gennaro Cirillo di Trecase, di dar vita a un presidio istituzionale stabile: una seconda tenda, con loghi dei quattro comuni, verrà montata di fianco a quella che ospita il sindaco Langella. Oggi, quindi, alla riunione dei sindaci dei diciotto comuni del Parco nazionale del Vesuvio, sarà proposto lo spegnimento, per tre minuti a partire dalle 21, delle luci di tutti i paesi del vesuviano, in segno di lutto, per decretare la definitiva morte del parco del Vesuvio.

28/09/2010 Liberazione

Senza perdere la tenerezza con il “Che” nel cuore

Senza perdere la tenerezza con il “Che” nel cuore

SABATO 2 OTTOBRE 2010

VIGEVANO – FRAZIONE SFORZESCA

COOPERATIVA PORTALUPI – VIA RONCHI 7

SENZA PERDERE LA TENEREZZA

CON IL “CHE”

NEL CUORE

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“Preferisco morire in piedi piuttosto che vivere in ginocchio”

(Ernesto “Che” Guevara)

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Una serata in compagnia

per ritrovarsi, mangiare,

ricordare e parlare di

Ernesto “Che” Guevara e

di come sia attuale il suo

esempio e il suo pensiero.

Ore 18,30   APERITIVO

Ore 19,30   CENA ARGENTINA

(antipasto, primo, secondo, contorno, dolce, 1/4 di vino, acqua pubblica, caffè)  Menù anche vegetariano.

Prezzo politico e solidale 15,00 euro

Ore 21,30 Intervento di Roberto Mapelli di Punto Rosso di Milano

Ore 22,00 Set musicale acustico con

“La corte dei miracoli”

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Per la cena è gradita la prenotazione al numero di telefono 0381-346333

dalle ore 21 alle ore 24 dal lunedì al venerdì (escluso il martedì)

e dalle ore 11 alle ore 24 sabato e domenica

Negli altri orari al numero 339-6465858

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PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

GIOVANI COMUNISTI/E

Circolo “Lucio Libertini” Via Boldrini, 1 – Vigevano

punto rosso logo

punto rosso (associazione culturale)

sezione “Rosa Luxemburg” – Vigevano

http://www.youtube.com/watch?v=kQPwufdsadE

Chavez, vittoria!

Chavez, vittoria!

MONDO

Chavez, vittoria!

Il PSUV, il Partito Socialista del presidente Hugo Chavez, ha ottenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento, ma non e’ riuscito a conquistare la maggioranza dei due/terzi (110 deputati) necessaria per far passare le leggi piu’ importanti nell’Assemblea Nazionale. Questo il primo risultato parziale dell’importante test elettorale, svoltosi domenica in Venezuela. L’opposizione a Chavez ha conquistato oltre un terzo dei seggi, il che rendera’ piu’ difficile il cammino delle riforme socialiste cui punta Chavez prima della sua rielezione nel 2012. Secondo questi primi risultati, quando ancora devono essere assegnati 14 seggi, il Partito Socialista ha conquistato 95 seggi. Hugo Chavez ha definito il risultato del suo partito (il Partido Socialista Unido de Venezuela, PSUV) nelle elezioni di domenica “una nuova vittoria del popolo”. Il presidente venezuelano – che da aprile usa e gestisce personalmente Twitter, seguito da 850mila utenti- ha scelto il popolare social network per il suo primo commento dopo il risultato elettorale. “Bene, miei cari compatrioti. E’ stata una grande giornata e abbiamo ottenuto una solida vittoria. Sufficiente per continuare il consolidamento del Socialismo Bolivariano e Democratico”, ha scritto dal suo
account personale chavezcandanga. “Abbiamo bisogno di continuare a rafforzare la Rivoluzione! Una nuova vittoria
popolare, mi congratulo con tutti”. Prima dell’annuncio del Consiglio Nazionale Elettorale, il Capo dello Stato aveva chiesto ai suoi sostenitori, sempre attraverso Twitter, di “accettare i risultati”. Lungo tutta la campagna elettorale, il presidente venezuelano aveva chiesto ai suoi proseliti di lavorare per ottenere almeno i due terzi del parlamento unicamerale, una quota di deputati che gli avrebbe garantito -secondo quanto aveva spiegato – di proseguire nel
processo di riforme socialiste che conduce in Venezuela dal 1999. Aristobulo Isturiz, il capo della campagna di Chavez, ha ammesso pubblicamente che il PSUV non ha raggiunto l’obiettivo dei 110 deputati, che avrebbe garantito la maggioranza qualificata. “La meta era di 110 deputati; non e’ stato possibile raggiungerla, tuttavia abbiamo ottenuto 95 deputati. Una maggioranza importante, una vittoria notevole”, ha detto Isturiz, parlando all’esterno del palazzo presidenziale di Miraflores.
‘«Festeggiamo la vittoria elettorale del Partito Socialista Unido di Chavez in Venezuela». E’ quanto afferma in una nota il segretario nazionale del Prc/Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero. «In America Latina continua cosi’ la rivoluzione democratica e antiliberista che in questi anni ha cambiato il volto di quel continente – osserva Ferrero – La rottura con le politiche neoliberiste attuate quasi in tutto il continente ha portato grandi vantaggi agli strati popolari piu’ poveri, combattendo l’analfabetismo, con l’assistenza sanitaria di base, con la redistribuzione del reddito. La sinistra latinoamericana ha democraticamente e con il consenso popolare impedito lo sfruttamento delle materie prime a solo vantaggio delle multinazionali e ha ricostruito una prospettiva di cambiamento
sociale che viene giustamente chiamata Socialismo del XXI secolo».

in data:27/09/2010 Liberazione

Diritti, democrazia, legalità, lavoro e contratto

16 ottobre 2

16 ottobre tutti a Roma

16 ottobre

Coriandoli della festa di Voghera

La seconda volta in memoria di Peppino Impastato Ponteranica in piazza contro le mafie e la Lega

La seconda volta in memoria di Peppino Impastato  Ponteranica in piazza  contro le mafie e la Lega

Un anno dopo, “Ancora 100 passi” a Ponteranica. Per la seconda volta, a dodici mesi di distanza, il paesino in provincia di Bergamo, che di tanto in tanto balza agli onori della cronaca per le trovate del suo sindaco leghista, Cristiano Aldegani, è stato scenario della manifestazione in memoria di Peppino Impastato.

Un anno fa oltre settemila persone protestarono contro la decisione del primo cittadino del paese di togliere dalla biblioteca comunale la targa in suo ricordo. Ieri, quelle stesse persone, almeno tremila stando ai numeri forniti dalla questura, hanno ripercorso le stesse strade, da via Matteotti a via 8 Marzo, «per dare continuità alla grande battaglia di civiltà e democrazia» ha spiegato Giovanni Impastato, fratello di Peppino, «per sconfiggere l’arroganza e la prepotenza di un sistema politico che in tutti i modi tenta di bloccare il percorso di rinnovamento proposto dal basso». Eccolo il motivo che ha spinto tante persone a tornare a Ponteranica: «cercare di salvare la memoria storica di questa nazione e dare una scossa a un clima di sempre più profonda omertà». In tanti hanno risposto presente alla mobilitazione lanciata dal neonato Forum Sociale Antimafia del Nord. Lo hanno fatto partecipando in massa alla tre giorni iniziata giovedì scorso con un concerto in omaggio a Fabrizio De Andrè, proseguita venerdì con un convegno su Peppino Impastato “Tra storie di mafia e antimafia” al quale hanno preso parte Umberto Santino del centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato di Palermo, il sostituto procuratore della Commissione antimafia Franca Imbergamo e l’ex componente della Commissione antimafia, nonché responsabile Giustizia del PRC, Giovanni Russo Spena. Quindi, la giornata conclusiva di ieri, iniziata con un dibattito su “La Mafia in Lombardia” e culminata nella manifestazione di piazza. «Con questa manifestazione» ci ha spiegato Marina Montuori della Casa della Memoria di Cinisi «abbiamo salutato la nascita di una rete di associazioni, il Forum Sociale Antimafia del Nord, che combatterà in maniera unitaria la mafia al Nord, dove sono prevalenti le logiche del Sistema che tende, troppo spesso, a confondere l’economia criminale con quella lecita e legale». Non solo. «Tornare a Ponteranica» ha spiegato Giovanni Russo Spena «è stato fondamentale per dimostrare come in questo territorio amministrato dalla Lega Nord si sia riusciti a passare dalla passione e dall’indignazione dello scorso anno dopo la folle decisione del sindaco Aldegani di togliere la targa in memoria di Peppino dalla biblioteca comunale alla costruzione di una rete che lavori, studi e analizzi le penetrazioni della mafia in questo territorio». Per il responsabile nazionale Giustizia del Prc , infatti, «le ultime operazioni antimafia hanno dimostrato che il Nord non è immune al problema della criminalità organizzata come vorrebbe far credere la Lega: il caso Expo o quello della Pedemontana dimostrano come il Nord, i grandi eventi e le grandi opere siano i luoghi perfetti in cui riciclare i soldi provenienti da traffici illeciti».

Tra i tanti elementi che hanno caratterizzato la manifestazione di ieri ce ne sono alcuni che spiccano particolarmente: in primis, secondo Marina Montuori, «la forte presenza di cittadini e realtà del territorio e i molti abitanti del paese in piazza o affacciati alle finestre mentre, lo scorso anno, più che in Val Brembana sembrava di stare a Cinisi con finestre chiuse e cittadini rintanati in casa al passaggio del corteo». Quindi, secondo Russo Spena, «la forte connotazione politica di questa manifestazione contro la Lega Nord». Concetto, questo, sottolineato anche dall’ex consigliere regionale Prc della Lombardia Luciano Mulhbauer: «ieri circa 4mila persone hanno mandato un messaggio molto forte nel cuore del potere leghista collegando idealmente Ponteranica con la non distante Adro. Da una parte, infatti, un sindaco leghista, Aldegani, ha rimosso una targa che commemorava un attivista ucciso per il suo impegno contro la mafia sostenendo che un luogo pubblico come una biblioteca non fosse il posto adatto ad ospitare un tale simbolo; dall’altro un altro sindaco, sempre leghista, Lancini, ha invece pensato bene di addobbare una scuola pubblica con settecento simboli del suo partito. Questa è la gente al governo di questi territori e che, proprio per questo, non può chiamarsi fuori dal coro e continuare a contribuire alla favola che la mafia al nord non esiste». Per questo, oltre a ricordare Peppino Impastato, «la grande importanza del corteo di ieri» conclude Marina Montuori della Casa della Memoria di Cinisi «consiste nell’aver squarciato quel velo di ipocrisia con il quale cerca di nascondersi un partito come la Lega Nord».

D.N.

26/09/2010 Liberazione

UNA TARGA NON PUO’ RISCRIVERE LA STORIA

UNA TARGA NON PUO’ RISCRIVERE LA STORIA

voghera

ASSOCIAZIONE NAZIONALE

PARTIGIANI D’ITALIA – sezione di Voghera

Via Bellocchio n. 19

tel/fax 0383/49289

voghera@anpi.it – http://.lombardia.anpi.it/voghera

UNA TARGA NON PUO’ RISCRIVERE LA STORIA

L’apposizione di una targa con i nomi di fascisti della RSI a lato di un muro perimetrale del Castello cittadino lascia amareggiati e indignati.

L’iscrizione suona ipocrita e confusa, così come strumentali e insostenibili sono le dichiarazioni rilasciate in questi giorni alla stampa locale dall’ex Sindaco, firmatario dell’autorizzazione alla posa. Un atteggiamento, questo di Torriani, che l’ANPI di Voghera ben conosce; non a caso l’ex primo cittadino negli anni si è distinto per la costante assenza alle riunioni del Comitato Unitario Antifascista, nonostante toccasse a lui presiederlo proprio in quanto sindaco.

Altri dovranno entrare nel merito e sulla regolarità dell’iter adottato per l’autorizzazione e chiedere conto del “perché” la decisione sia stata tenuta nascosta all’opinione pubblica, mettendo la cittadinanza di fronte al fatto compiuto.

Di certo suscita sdegno la dimenticanza che le carceri fasciste erano ospitate nei locali del Castello. Lì furono rinchiusi decine di partigiani e antifascisti; da quelle celle passarono, tra i molti altri, Giovanni Mercurio, il medico vogherese morto a Mauthausen ed esponenti del CLN come Pietro Denari (liberato con altri da una temeraria azione partigiana il 26 settembre ’44) e Bianca Ceva.

Per sottolineare invece la gravità e la strumentalità della targa – che cita militi della GNR e della famigerata Sichereits – basta fermare l’attenzione su uno dei nomi elencati: quello di Arnaldo Romanzi, comandante della Brigata nera di Voghera. Romanzi, oltre alle responsabilità politiche e militari di un reparto fascista, partecipa attivamente nel gennaio ’45 con i suoi uomini alle azioni di rastrellamento che portano all’uccisione di Ermanno Gabetta (Medaglia d’oro al Valor Militare) e di tre suoi compagni. Non solo, durante la fuga del 25 aprile, è la colonna di brigatisti da lui guidata che si scontra con i partigiani entrati in Voghera, provocando la morte di Franco Quarleri (anch’egli Medaglia d’oro al Valor Militare) e di un cittadino.

Giriamo dunque queste semplici osservazioni alle forze politiche democratiche che siedono in Consiglio Comunale chiedendo loro, oltre alle dichiarazioni, di sviluppare in tutte le sedi un’iniziativa che difenda e confermi le radici antifasciste della nostra storia repubblicana.

Al nuovo Sindaco Carlo Barbieri, che in occasione dell’organizzazione delle celebrazioni per il 25 aprile di quest’anno, benché appena insediato alla guida di Palazzo Gounela, ha dato prova di una condotta istituzionale nettamente più rispettosa e adeguata rispetto a quella del suo predecessore, rivolgiamo una pubblica richiesta affinché provveda all’immediata convocazione del CUA e dia avvio a tutti gli atti necessari alla rimozione della targa.

Voghera 25/09/2010 Comitato Iscritti ANPI

Il presidente

Antonio Corbeletti

Tutti uguali? Solo davanti alla vendetta

Tutti uguali?  Solo davanti  alla vendetta

Raniero La Valle

Non sono tempi buoni per i disabili. Con una iniezione letale (tre veleni in uno) e “senza complicazioni”, è stata uccisa in America Teresa Lewis, condannata alla pena capitale per omicidio. Non importa che le fosse stato accertato un deficit mentale prossimo all’irresponsabilità. L’handicap non è un’esimente, la vendetta deve fare il suo corso, anzi trattandosi di una persona disabile la perdita è minore; qui non funziona la pietosa bugia del “diversamente abile”, tutti sono eguali davanti alla vendetta come, per evitare un’altra pietosa bugia, si deve chiamare una giustizia che dà morte per morte.

In Italia, dove grazie a Dio non è questione di dare la morte ma la vita, un assessore alla Cultura e alla Pubblica Istruzione ristabilisce la disuguaglianza dei disabili. Accade a Chieri, comune del torinese, amministrato dalla destra con un sindaco eletto dal Popolo della Libertà sotto il simbolo “Berlusconi per Lancione”. L’assessore nominato da questo Sindaco ha dichiarato in Consiglio l’intenzione di escludere i bambini con handicap dalle scuole di tutti. Eppure le “linee programmatiche” dell’Amministrazione del Comune per il quinquennio 2009-2014 promettevano “una Chieri più bella e vivibile, più attiva e partecipe, più solidale e sicura”. Ciò evidentemente doveva intendersi per i dotati: quanto agli handicappati, l’assessore dice che disturbano, che invece di studiare passano la mattina a prendere a calci e a pugni il muro, insomma sono una turbativa scolastica e bisogna metterli in ghetti specializzati “per il loro bene”.

Non importa che in Italia si siano combattute epiche battaglie per l’integrazione scolastica, le quali hanno criticato e rovesciato culture secolari, sono riuscite a vincere regione dopo regione e infine si sono imposte in tutto il Paese con la legge nazionale del 1977; non importa che ciò abbia messo l’Italia all’avanguardia del pensiero pedagogico e delle istituzioni scolastiche rispetto al resto dell’Europa, e della stessa Francia nonostante la sua égalité e fraternité; non importa che una esperienza pluridecennale abbia dimostrato che l’integrazione scolastica non è solo nell’interesse dei bambini disabili, ma anche e soprattutto di quelli “sani”, che si fanno essi stessi sostegno e maestri di quegli altri, e sforzandosi di comprenderli li fanno crescere crescendo essi stessi; tutto questo viene ignorato e cancellato da una cultura regressiva che ha preso il potere e che pensa di promuovere delle “eccellenze”, ognuna in competizione e in lotta con le altre, e produce invece scolarizzazione senza scuola, classi senza maestri e una folla gregaria di alunni in via di analfabetizzazione.

Questa emergenza investe oggi tutta la scuola italiana; ed ecco che da Chieri, in soprappiù, giunge l’appello per una scuola dei “sani”. Per fortuna il sindaco si è dissociato; ma bisogna stare attenti, perché oggi si smentisce, domani si riafferma, e assaggio dopo assaggio le culture reazionarie di ritorno risvegliano i vecchi spiriti selvaggi non veramente domati, e rischiano di diventare cultura comune. E non solo in “Padania”.

26/09/2010

Liberazione

Un progetto di scuola alternativo

Giovanna CapelliGiovanna Capelli*

Una settimana di appelli indignati, di mobilitazioni hanno ottenuto di fare mettere per iscritto alla riottosa Ministra che i simboli della Lega vanno tolti dalla scuola di Adro. Il risultato è il minimo della decenza. Rimane la scuola intitolata a Miglio, la evidente connivenza precedente della Lega, del Provveditore di Brescia e del Sovrintendente regionale, della Ministra. Non ci può essere dunque respiro di sollievo anche perché la partita non è finita e vi si gioca il futuro della scuola pubblica.

Va denunciata una duplice connessione: quella tra il tentativo di Marchionne nelle fabbriche di ridurre il rapporto di lavoro a una relazione privata fra lavoratore e azienda fuori dalla contrattazione collettiva e fuori della Costituzione e la politica della Gelmini, che prepara le generazioni future a uno scenario di semischiavitù, poca alfabetizzazione, disponibilità ai lavori precari e dequalificati, in contesti di massima competizione, disincentivazione agli studi sostenuta da una serie di meccanismi a catena, a partire dai costi dello studio, selezione e autoritarismo Anche la scuola obbligatoria (scandalosamente ritornata di fatto a otto anni) è sempre più incapace di assicurare una formazione culturale, scientifica e storico-sociale forte, che renda ragazze e ragazzi capaci di essere soggetti in grado di prendere in mano il proprio destino.

La seconda connessione ha la Lombardia come contesto anticipatore: i tagli della Gelmini, la conseguente diminuzione delle ore di scuola a partire dalle elementari, l’affollamento delle classi, l’aumento della selezione,insomma lo smantellamento violento del sistema scolastico, producono un senso di degrado e di abbandono e per la prima volta un aumento sensibile di iscrizioni alle scuole private.

Il finanziamento alle scuola di Cl di Cremona o a quella Bosina di Varese aprono ora la contesa sul terreno culturale ed ideologico .La provocazione del sindaco di Adro è un tentativo di rendere la scuola pubblica subalterna alla ideologia della Lega. Su questo fronte è necessario un salto di qualità: manca un progetto alternativo di scuola. La somma delle centinaia di buone pratiche non lo costruiscono in sé.

Grande è la competenza dei movimenti, la capacità di collocare l’attacco alla scuola all’interno del processo di globalizzazione, nel quadro europeo e ora di collegarlo alla battaglia della Fiom e di proporre all’opposizione di assumere la difesa della scuola pubblica come asse di mobilitazioni generali .La crisi del centro-destra rimette all’ordine del giorno il ritiro di tutti i provvedimenti Gelmini.

Nell’agosto 2006 fu consegnata al Parlamento, con 100mila firme, la legge di inziativa popolare “Per una buona scuola per la Repubblica”. Si dovrebbe ripartire lì, da quella cornice ordinamentale, dal tempo scuola, dal numero degli alunni per classe, dalle relazioni democratiche nel governo della scuola, si dovrebbe riprendere il dibattito pedagogico, la riflessione sulle sperimentazioni, insomma i punti più alti delle esperienze della scuola militante per rispondere alle domande inevase dell’oggi. Come insegnare, cosa insegnare. Ciò chiarirebbe la profonda differenza fra le forze politiche fra il Prc, la FdS e l’IdV, il Pd che sfumano nella comune lotta contro la Gelmini

Differenze antiche e nuove: Luigi Berlinguer che inaugurò aziendalismo e logica privatistica, il libro bianco di Fioroni (Pd), la Garavaglia (Pd) che definisce i tagli “eccessivi”, e Michele Boldrin, docente della Washington University in St. Louis, su il Fatto che giudica la protesta contro la Gelmini tutta interna a una casta, esalta la meritocrazia nella scuola e propone la formazione di cooperative di docenti per gestire le scuole, dal basso, senza più provveditorati e ministero. (11 settembre 2010).

Rifondazione Comunista dovrebbe con chi è disponibile iniziare a mettere a punto un progetto alternativo. Che cosa significa mantenere la scuola media attuale, le sue discipline, la sua scansione oraria? Non sarebbe auspicabile una scuola di base di otto anni sul modello del tempo pieno vero (due docenti per classe e compresenze) da estendere a tutto il territorio nazionale? La scuola superiore non dovrebbe essere obbligatoria fino a diciotto anni, con vari indirizzi scelti dagli studenti, ma con un forte nucleo formativo comune? E in che cosa consiste questo sapere bene comune che la Repubblica ha l’obbligo di garantire? Quale storia in una società meticcia? Quale approccio scientifico, quale valorizzazione del fare? Quali discipline?

Nella Prima Repubblica su questi temi attinenti alla riforma della scuola superiore sono caduti dei governi; oggi il riprenderli rafforza il movimento contro la Gelmini e delinea nel concreto l’utilità e lo spessore della sinistra anticapitalista, femminista ed ecologista che vogliamo costruire. Uscire dall’indistinto è faticoso, ma anche affascinante.

*responsabile regionale Lombardia Scuola, cultura, ricerca

24/09/2010

Sodano: «Quella discarica è da sempre fuorilegge»

Sodano: «Quella discarica è da sempre fuorilegge»

CRONACHE

Sodano: «Quella discarica è da sempre fuorilegge»

di Castalda Musacchio

«Tutta la legislazione emergenziale per la Campania è stata fatta in deroga alle direttive europee. La zona intorno al Vesuvio è un’area protetta. Bertolaso lo sa e, con lui, il Governo. Questa? Contro Terzigno e il suo territorio somiglia tanto ad una dichiarazione di guerra». Tommaso Sodano, ex senatore Prc, da sempre in prima linea in difesa del territorio e dell’ambiente in Campania, ora consigliere Fds in Provincia, è netto. «In una zona, come quella di Terzigno, che è una riserva naturale, ci sono tutti i presupposti ed il diritto, riconosciuto dall’Unione europea, di dire ”No” all’apertura di una discarica. E’ da qui che nasce la rabbia della popolazione».

A Napoli sono in corso una serie di situazioni «sospette» finalizzate «a destabilizzare una realtà che funziona». Queste sono le ultime dichiarazioni di Bertolaso. Lei cosa replica?

La situazione che c’è a Terzigno è di una grande protesta popolare che va avanti da mesi e che, oggi, sta avendo risalto solo, esclusivamente, per fatti di cronaca nera che non hanno nulla a che vedere con la mobilitazione. Lì c’è un’unica grande preoccupazione: un cambio di decisioni da parte delle amministrazioni locali sulla discarica da realizzare. Il 24 maggio scorso si era votato contro quell’apertura. Lo stesso assessore all’ambiente, tornando da Strasburgo, aveva assicurato che non si sarebbe mai fatta. A nessun costo. Ed ora? Bertolaso si appella di nuovo all’emergenza solo per derogare alle direttive europee come, del resto, ha sempre fatto.

Vuol dire che l’Europa è contraria alla discarica e Bertolaso la vuole, invece, a tutti i costi?

Tutta la legislazione per la gestione dei rifiuti in Campania è stata dettata dall’emergenza, ed è stata emanata in deroga alle direttive Ue. Bertolaso, anche per il ruolo che riveste, è sempre riuscito a far approvare leggi emergenziali anche quando, appunto, l’Europa diceva no. E questo è quello che, oggi, sta accadendo anche a Terzigno. Vorrebbe far aprire lì, ripeto in un’area protetta, la più grande discarica d’Europa: praticamente 7 milioni di tonnellate di rifiuti andrebbero a finire in un parco nazionale. Da qui nasce la rabbia della popolazione. Rabbia che non ha nulla a che vedere con gli episodi di Napoli.

Bertolaso insiste: continua a citare quel ”gioiello” dell’inceneritore di Acerra…

Ma quale gioiello? Il famoso inceneritore non funziona ed oggi due delle tre linee sono ferme. Noi abbiamo fatto per primi una lunghissima polemica su quell’impianto, per come era stato gestito. Quell’inceneritore è vecchio. Un ”catorcio” per dirla in altri termini. Si è rotta la prima caldaia perché non era abilitata a bruciare i rifiuti. Su 2.000 tonnellate da smaltire ne riesce a malapena a far fuori 500. Ci rendiamo conto di cosa si sta parlando?

E la gente protesta. Anche se, in verità, si sono assistiti anche ad episodi di violenza in questi ultimi giorni…

Non ci sto a dare questa versione dei fatti. Ripeto i fatti di Terzigno non hanno nulla a che vedere con quelli di Napoli. Se lì la camorra decide di bruciare i camion magari per poter procurarsi l’appalto del Ciclo dei rifiuti, questo non ha niente a che vedere con la protesta civile, giusta, sana di centinaia di cittadini che difendono solo la loro salute ed il loro territorio. Quella zona è una zona di grande pregio turistico. Nel movimento si ritrovano fianco a fianco imprenditori, agricoltori, commercianti, una protesta generale condivisa e diffusa. Anche perché il turismo dà lavoro a parecchie centinaia di cittadini. E comunque Bertolaso ora non ha alcun diritto di parlare.

Perché?

Le competenze per la gestione dei rifiuti sono state trasferite a Regione e Provincia.
Il Governo comunque parla di chi protesta come di anarco-insurrezionalisti…

Non è la prima volta. Questo argomento della presenza della criminalità è ricorrente ogni volta che si vuole attuare un nuovo intervento. Si aprì con la forza l’inceneritore di Acerra, e non possiamo dimenticarlo. Ora? Vogliono fare lo stesso a Terzigno. Vorrei essere molto chiaro comunque.
Prego…

La camorra c’è, e gestisce pezzi importanti del ciclo dei rifiuti. Ma non la si può tirare fuori in modo strumentale quando c’è un’intera popolazione che si ribella al sacrosanto diritto di vivere in un territorio salubre. A Terzigno c’è un movimento che è nato solo per dire ”No” ai rifiuti.

in data:25/09/2010  Liberazione

Non cancelleranno la memoria di Peppino Impastato

Non cancelleranno la memoria di Peppino  Impastato
1968. Comizio di Peppino nel cortile del palazzo comunale di Cinisi, nel corso delle manifestazioni contro gli espropri per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Punta Raisi.

Non cancelleranno la memoria di Peppino  Impastato

Ezio Locatelli*Segretario Federazione Bergamo
La Lega Nord non riuscirà a cancellare la memoria di Peppino Impastato, simbolo della lotta contro la mafia, per la legalità, la libertà, la giustizia sociale. Per questo il 25 settembre, ad un anno esatto dalla incredibile decisione del sindaco leghista di rimuovere dalla biblioteca comunale la targa commemorativa dedicata ad Impastato, ritorneremo a manifestare a Ponteranica.
Saremo a Ponteranica non solo per difendere la memoria, ma per affermare la piena attualità degli ideali e delle battaglie di Impastato ancor più oggi tenuto conto di una situazione di deterioramento democratico, di crescente illegalità, di radicamento mafioso al Nord.
Proprio di recente Roberto Saviano ha parlato d’inerzia politica suscitando le ire della Lega Nord secondo cui il fenomeno mafioso va ricondotto alle “infiltrazioni” a suo tempo favorite dalla «sciagurata legge sul confino obbligatorio che tanti guai ha portato al Nord». E per quanto riguarda i fenomeni di connivenza, di collusione, di espansione del fenomeno? Silenzio assoluto. In altri termini, facendo leva sulla retorica primordiale del bene contro il male, ci troveremmo di fronte ad un Nord operoso e produttivo esposto, suo malgrado, a movimenti malavitosi che sono e rimangono avulsi dalla realtà. Una visione di questo genere non solo avvalora l’idea di una cecità politica, il dubbio è che si voglia fare opera di depistaggio.
Come si fa a non vedere una situazione che in buona parte trae alimento da una gestione affaristica e parassitaria del potere politico e da una rete di connivenze presenti in ambito economico-finanziario? Ed ancora, come si fa a non vedere la metamorfosi involutiva dei meccanismi dell’economia e del profitto che si è prodotta in anni di politiche iperliberistiche, di scardinamento di regole, di rimozione di vincoli sociali, di perdita di controllo pubblico?
Il risultato che si è prodotto non è solo nei termini di una maggiore invasività degli interessi privati ma di un’apertura di opportunità agli interessi più sordidi nel campo della cementificazione del territorio, delle grandi opere infrastrutturali, della rete degli appalti, dello smaltimento illegale dei rifiuti industriali, dell’intermediazione di manodopera destinata ala lavoro nero, del riciclaggio e della finanza speculativa, della sanità privatizzata. Settori di grande appetibilità – l’Expo 2015 è il nuovo grande business all’orizzonte – dove la compiacenza e la complicità sono fondamentali per spiegare quello che il Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) indica essere la «grande capacità espansiva e il radicamento nelle regioni del Nord» di organizzazioni criminali e mafiose che si sono fatte largo «mutuando tecniche e metodi del capitalismo più avanzato». Organizzazioni in «cerca di relazioni col mondo politico». Impensabile, dunque, ignorare fenomeni che sono via via diventati costitutivi di spregiudicate forme di accumulazione e di arricchimento.
Attenzione anche ai risvolti connessi alla grandiosa parabola economica in atto al Nord. A fronte di una crisi di prospettiva di espansione del mercato e della produzione una quota parte di capitali tende ad abbandonare scelte impegnative di investimento e di sviluppo a favore di affari più remunerativi, poco importa se poco puliti.
Tutto questo, giova ripeterlo, accade anche e soprattutto qui al Nord dove la Lega è al governo pressoché ovunque unitamente al Pdl di Berlusconi, partito pieno zeppo di faccendieri, inquisiti o passati in giudicato per reati vari. Un sodalizio connaturato da una mancanza di senso delle istituzioni e di progetto sociale il cui risultato è di aver prodotto danni incommensurabili all’idea di amministrazione pubblica e di legalità, di aver spianato la strada alle peggiori operazioni di deregolamentazione, di smantellamento di ogni forma di controllo e di trasparenza dei meccanismi economici e di accumulazione, come mai era successo prima.
In tutto ciò ci sono le responsabilità colossali delle destre al governo, ma il problema è anche il vuoto di denuncia e d’iniziativa da troppo tempo presente a livello territoriale. Stando così le cose l’offensiva antimafia, oltre al tema della legalità, deve avere come punto decisivo di risposta la ricostruzione degli anticorpi sociali e politici, la ricostruzione di una sinistra d’alternativa che si batte contro un’idea di società e di economia diretta e regolata solo dai mercati, idea malsana destinata a liberare i peggiori istinti animali.
La testimonianza che Peppino Impastato ci ha lasciato è in questo senso. Una testimonianza a molti scomoda, ma attualissima che non può essere né cancellata né oscurata. La Lega e le destre in generale vanno smascherate come forze che nell’assoluta incapacità di rispondere ai problemi di vita e di lavoro delle persone non trovano di meglio che calpestare valori e simboli fondanti della nostra comunità civile e della nostra Costituzione per la quale ci sono persone che hanno sacrificato la loro vita.

Napoli, attacco all’Unione Inquilini Distrutta sede della periferia Nord

Napoli, attacco all’Unione Inquilini  Distrutta sede della periferia Nord

Walter De Cesaris*

Quattro individui sono entrati nella sede dell’Unione Inquilini nella periferia nord di Napoli, mentre la sede era aperta come sempre per la consulenza agli inquilini delle case popolari, agli sfrattati, ai migranti che chiedono informazioni. Armati di spranghe hanno distrutto la sede, colpito e ferito Mimmo Lopresto. Le conseguenze sarebbero state più drammatiche senza la reazione di Mimmo e degli altri compagni che, come ogni sera, gremivano la sede.

Mimmo Lopresto non è solo il segretario e animatore dell’Unione Inquilini di Napoli e componente della segreteria nazionale, è un compagno storico della città, protagonista di tante battaglie per il diritto alla casa e la dignità delle persone.

Assieme agli altri compagni dell’Unione Inquilini di Napoli è stato in prima linea nella contestazione dell’impero Romeo nelle case popolari, molto prima che uscisse pubblicamente lo scandalo.

Un video autoprodotto (può essere scaricato dal sito della Cub e da quello dell’Unione Inquilini) disvela tutti i meccanismi del rapporto perverso tra politica e affari nel mattone napoletano.

Non basta, Mimmo e l’Unione Inquilini denunciano il racket della camorra sulle case popolari, spesso sopportato e non contrastato da chi dovrebbe vigilare e controllare.

Tutto questo, però, non dice abbastanza. C’è di più, molto di più. E’ quel di più che i camorristi non sopportano e vogliono colpire.

Questo di più si chiama controllo del territorio.

La denuncia la si può pure sopportare, in fin dei conti si può perdere tra le tante che si affastellano nelle cronache di tutti i giorni. Che c’è la penetrazione della camorra o lo spaccio della droga lo sanno tutti.

Quello che non può essere sopportata è la presenza sul territorio e l’organizzazione del conflitto sociale.

Il salto di Mimmo e dell’Unione Inquilini napoletana è il radicamento nei quartieri dell’estrema periferia, dove, dice con un certo orgoglio Mimmo «non ci sono più le sedi dei partiti e hanno paura ad entrare anche i carabinieri».

E’ qui che si dà fastidio.

La presenza delle sedi, la consulenza popolare, l’organizzazione del conflitto sociale confliggono con gli interessi camorristici nel cuore del problema: la presenza sul territorio. E’ un corpo a corpo dentro le viscere della società.

L’attacco squadristico di ieri ha questo scopo, uno scopo dichiarato esplicitamente più volte, prima a voce, poi, con le spranghe: “te ne devi andare, devi chiudere la sede perché il territorio è il nostro e la gente deve rivolgersi a noi e non a te che organizzi il conflitto sociale e democratico”!

Per questo motivo, la risposta più importante, ieri, è stata che la sede dell’Unione Inquilini di Napoli Nord ha riaperto la sera stessa e oggi sarà ancora aperta. Ciò è stato possibile per la solidarietà popolare che si è manifestata, per i legami sociali che ci sono.

L’Unione Inquilini di Napoli, quindi, non è Fort Apache, un avamposto isolato, accerchiato e sotto assedio.

E’ un punto da cui si organizza la resistenza civile e la lotta sociale per il riscatto dalla propria condizione di abbandono, come i preti di frontiera, le associazioni di strada.

Affinché non divenga un Fort Apache è necessario un sussulto democratico, che la politica e la società organizzata alzino la propria voce e facciano sentire la propria presenza.

La rinascita della politica, in particolare vale per la sinistra di alternativa, riparte da questa sfida dentro i conflitti e le contraddizioni della condizione sociale più disagiata, ulteriormente colpita a morte dalla politica economica del governo.

Il messaggio che da più fastidio, anche ai camorristi, è il seguente: c’è una alternativa alla guerra tra poveri, il falso obiettivo cui vogliono trascinarci. Questa alternativa è la lotta degli sfruttati contro gli sfruttatori, compresa la borghesia criminale che è ampiamente compenetrata con il sistema di potere che tiene in ostaggio non solo una città ma un Paese intero.

Noi possiamo essere i protagonisti di questo riscatto.

*segretario nazionale

dell’Unione Inquilini

23/09/2010 Liberazione

Una morte bianca senza giustizia

Una morte bianca senza giustizia

Patrizia Guolo con Il più piccolo dei suoi due figli Il 18 dicembre scorso all’inaugurazione dei cippo che il comune ha dedicato alla memoria di Roberto Molon nei punto in cui l’uomo ha perso la vita durante i lavori di asfaltatura della nuova circonvallazione dei Piccolini

(Tratto dall’Informatore del 23 settembre 2010)

Travolto dal rullo compressore
Roberto Molon, 44 anni, di Cilavegna, rimase vittima di un incidente sul lavoro
il 25 settembre 2009, nel cantiere della nuova
circonvallazione dei Piccolini:
un rullo compressore manovrato da un collega lo travolse, causandogli lesioni
gravissime che non gli lasciarono scampo ;1

UNA MORTE BIANCA SENZA GIUSTIZIA

«Per mio marito neanche un euro»
Aspetta il risarcimento a un anno dall’infortunio sul lavoro che l’ha lasciata vedova «Spero in una soluzione per i nostri figli, che hanno il diritto di crescere e studiare»

CILAVEGNA – Tra due giorni sarà passato un anno da quel 25 settembre 2009, quando un terribile incidente sul lavoro a lei portò via il marito e ai suoi due figli il padre. Roberto Molon, 44 anni, dipendente della Vicos, stava asfaltando la nuova circonvallazione dei Piccolini: rimase schiacciato sotto un rullo in manovra, condotto da un collega. Le gravissime lesioni alle gambe in poche ore ne determinarono la morte. La moglie, Patrizia Guolo, 43 anni, è rimasta vedova con due ragazzi da crescere: il più grande, Mattia, ha quasi 16 anni e frequenta il Pollini di Mortara, il piccolo, Luca, ne ha 8 e fa la terza elementare.

L’unico imputato ha patteggiato
Le indagini della Procura hanno fatto emergere responsabilità solo per il collega
che manovrava il mezzo, che venerdì ha patteggiato
6 mesi con la condizionale. Alla vedova, ai due figli minori e agli altri famigliari non è stato ancora versato alcun risarcimento per i danni morali

In dodici mesi non ha mai ricevuto neppure un’offerta di risarcimento da parte della Milano Assicurazioni, la compagnia con la quale era stata stipulata la polizza per quello schiacciasassi. Venerdì scorso il collega che lo guidava, Patrizio Ferro, 43 anni, di Tromello, individuato dalle indagini della Procura come l’unico responsabile del sinistro, ha patteggiato davanti al gup la pena di 6 mesi con la condizionale per l’accusa di omicidio colposo La scelta del rito ha precluso alla donna e agli altri famigliari, almeno per il momento, la possibilità di ottenere un risarcimento: adesso toccherà loro promuove- re una causa civile.
«In un anno — dice Patrizia Guolo — non abbiamo ancora ricevuto alcuna offerta da parte dell’assicurazione neanche una telefonata. Percepiamo sì la pensione di reversibilità dall’Inail e un assegno mensile per l’infortunio, che andrà a ridursi man mano che i figli cresceranno. In ogni caso si tratta di una somma decisamente inferiore allo stipendio che portava a casa mio marito. Per i danni morali, invece, non abbiamo visto ancora un centesimo. Spero che questa situazione si sblocchi al più presto. Non tanto per me, che in un modo o nell’altro ne- sco a tirare avanti, quanto per i ragazzi. Con tutto quello che hanno passato, restando senza più il papà, almeno che abbia- no la possibilità di crescere e di studiare senza che manchi loro nulla». Per Patrizia Guolo non è stato un anno facile: «Il calzaturificio dove lavoro sta attraversando, come tanti altri, una fase di difficoltà, sono stata per molti mesi in cassa integrazione. Ho dovuto anche bloccare il mutuo della casa, che stavamo pagando da quattro anni e mezzo, perché non ce la facevo più a sostenere le rate». E poi c’è il peso di una famiglia da man dar avanti giorno dopo giorno, due figli da gestire da sola, che hanno le loro esigenze, i loro orari «Occuparmi di tutto è dura», dice la vedova.

L’azienda, per la quale suo marito lavorava da più di dieci anni, le è sta- ta vicina? «I primi giorni. Tante belle parole di cordoglio. Poi sono spariti. I colleghi invece no, loro hanno cercato di fare il possibile per aiutarci. Piuttosto mi dispiace per quel ragazzo che s’è preso sei mesi e che, oltre ad essere un collega, era un amico di Roberto, era venuto anche a casa nostra. Hanno ritenuto che fosse l’unico responsabile… forse è solo un povero cristo che c’è andato di mezzo».
Al processo erano sei le parti civili costituite: la signora Guolo, anche per conto dei due figli minori, con l’avvocato Mari- nella Bracci; la madre e le due sorelle di Roberto Molon con l’avvocato Giuseppe Colli. Ora, chiuso il capitolo pena- le, l’unica strada percorribile è portare avanti la richiesta di risarcimento promuovendo un’azione davanti al giudice civile.
Claudio Bressani

No alla discarica di amianto a Ferrera Erbognone. Mozione gruppo Prc Provincia di Pavia

No alla discarica di amianto a Ferrera Erbognone. Mozione gruppo Prc Provincia di Pavia

Pavia, lì 23/09/2010

PROVINCIA DI PAVIA

____________________

Gruppo Consiliare

P.R.C.

Al Presidente

della Provincia di Pavia

Vittorio POMA

S E D E

Al Presidente del

Consiglio provinciale

Bassanese Luigi

S E D E

OGGETTO: Mozione contro la discarica dell’amianto a Ferrera Erbognone proposta dal C.L.I.R.

I sottoscritti  Forti Teresio e Invernizzi Giuseppe Consiglieri provinciali del Partito della Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra:

appreso che il C.L.I.R. intende (assieme ai gruppi privati che tra l’altro, come dichiarato dal Presidente dello stesso Consorzio, la maggioranza nella Società da costituire allo scopo) allestire una discarica per lo smaltimento dell’amianto a Ferrera Erbognone;

considerato che, geologicamente il terreno dell’intera zona della Lomellina è inadatto ad insediamenti di questo tipo in quanto di origine alluvionale con la falda molto vicina alla superficie;

rilevato che questo progetto, oltre ad essere al di fuori di ogni corretta programmazione provinciale, viene realizzato senza alcun coinvolgimento delle popolazioni interessate;

ritenuto profondamente sbagliata l’accettazione nel nostro territorio, già così duramente provato da interventi di ogni tipo (centrali elettriche, rifiuti, cave, fanghi) di un ulteriore impianto oltretutto in una zona come Ferrera Erbognone che già ospita un impianto ad alto impatto ambientale come la Raffineria.

chiedono

che nel prossimo Consiglio provinciale sia discussa la seguente

mozione

“Il Consiglio provinciale della Provincia di Pavia si esprime in senso contrario alla progettata discarica per lo smaltimento dell’amianto a Ferrera Erbognone e impegna questa  Amministrazione a predisporre un Piano adeguato per lo smaltimento dell’amianto presente nella nostra provincia attraverso una corretta programmazione pubblica che tenga conto della natura geologica dei terreni, nonché dell’accumulo pregresso di impianti ad alto impatto ambientale”.

I Consiglieri di P.R.C.

Forti Teresio

________________________

Invernizzi Giuseppe

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Ghè pensum num. Il 16 ottobre tutti a Roma con la Fiom

Ghè pensum num. Il 16 ottobre tutti a Roma con la Fiom

logo_rifaGhé pensum num

Il 16 ottobre tutti a Roma con la Fiom

A Pomigliano, Marchionne, prima impone con  il ricatto il non rispetto del contratto nazionale e della Costituzione, poi chiede di cancellarlo. La Marcegaglia accetta. Altre disdette di contratti nazionali seguiranno. Vogliono comandare senza discutere con i lavoratori: l’obiettivo è il rapporto individuale per ricattare chiunque. E accettano solo sindacati finti. Ormai le deroghe stanno diventando le regole per tutti. Già il Pubblico Impiego è su questa china. Affermano che la lotta di classe è finita mentre la combattono nel modo più aspro e viscerale..

Il Governo, inoltre, cerca di approvare una legge, già contestata da Napolitano, con l’obbiettivo di arrivare al contratto individuale. Toglie, inoltre, qualsiasi vincolo all’impresa mentre la Costituzione parla di finalità sociale della medesima.

Intanto i giovani o sono precari o non hanno lavoro. Migliaia sono i posti di lavoro persi per sempre. Larga parte dei lavoratori già ora non ha diritto ad avere un orario, un salario equo, la giusta causa per il licenziamento o il diritto di sciopero. Partite Iva e piccoli artigiani conteterzisti, in realtà dipendenti, sono sprovvisti di tutto. Per molti la pensione è un miraggio.

Diminuiscono risparmi e consumi delle famiglie. Aumentano, invece, in modo vergognoso Mafie, Corruzione, Evasione fiscale: sono come tasse pagate da lavoratori e cittadini onesti. Ultima arrivata è la casta della Lega Nord che usa beni pubblici per sé e fa assumere parenti: come la vecchia DC.

CAMBIARE LE CAUSE DI FONDO

Dalla crisi non si esce senza cambiare radicalmente: l’instabilità è la normalità di questo modello finanziario e produttivo. Altrimenti tutti i lavoratori dovranno solo adeguarsi ai vari Marchionne.

1) E’ NECESSARIO RIPUBBLICIZZARE LE BANCHE:  l’introduzione della tobin tax è un passo per controllare i capitali. Il credito deve diventare un bene comune. Le banche devono raccogliere i risparmi, gestirli, investirli secondo fini collettivi.

2) SONO NECESSARIE NUOVE POLITICHE INDUSTRIALI PUBBLICHE ambientalmente pulite e con l’obiettivo della piena occupazione. Vanno contrastate le delocalizzazione di chi ha avuto soldi pubblici.

3) UNITA’ DEI LAVORATORI: diritti uguali per tutti, abolizione della legge 30.

4) TASSAZIONE REDDITI E RENDITE uguali per tutti; LOTTA ALL’EVASIONE, ALLE MAFIE ED ALLE CRICCHE (l’ultima è quella della Lega Nord)  PER RIDURRE LE TASSE SU SALARI E PENSIONI e per FINANZIARE LA SCUOLA PUBBLICA E GLI ALTRI BENI COMUNI (acqua in testa) da togliere dal mercato.

PER FARE CIO’ PERO’ BISOGNA CAMBIARE ANCHE LA POLITICA

  • COSTRUIRE L’ALLEANZA DEMOCRATICA PER BATTERE BELUSCONI-BOSSI
  • NUOVA LEGGE ELETTORALE proporzionale per poter scegliere programmi e parlamentari; LEGGE per garantire la democrazia nei luoghi di lavoro;
  • RIUNIFICARE LA SINISTRA PERCOSTRUIRE ALTERNATIVA E CAMBIARE L’ITALIA

PARTITO della RIFONDAZIONE COMUNISTA  della LOMBARDIA

Aderente alla FEDERAZIONE della SINISTRA

CICL.IN PROPRIO  21/09/10

LEGA LADRONA N°1: IL VIZIO DI BOSSI DI SISTEMARE LA FAMIGGHIA HA FATTO SCUOLA FRA I LEGHISTI. ECCO LE PROVE!

LEGA LADRONA N°1: IL VIZIO DI BOSSI DI SISTEMARE LA FAMIGGHIA HA FATTO SCUOLA FRA I LEGHISTI. ECCO LE PROVE!

Otto posti in palio alla provincia di Brescia come impiegati, al concorso si presentano in 240, alla fine solo otto ottengono il posto e tra questi ci sono cinque ragazze “vicine” alla Lega. Tutte figlie di, amiche di, parenti di. Non solo. Secondo quanto raccontata il gruppo di cittadini ‘Tempo Moderno’ (il cui referente è l’avvocato Lorenzo Cinquepalmi, dirigente del Psi di Brescia) tra i primi 14 classificati, ben 7 candidate sono riconducibili a fede o frequentazione leghista e nella classifica finale sarebbero stati “depennati” i candidati “non leghisti”. C’è già chi urla allo scandalo e parla di “Carrocciopoli”, il resto è cronaca. Cronaca di un concorsone indetto nel 2008 dall’Amministrazione provinciale di Brescia per l’assunzione di otto istruttori amministrativi (qualcosa di simile all’impiegato di concetto, per capirsi). Poco dopo la pubblicazione del bando di concorso arrivano le candidature: oltre settecento. Poi ci sono le prove scritte e si presentano in 240. Una prima scrematura di polso viene fatta proprio qui e a contendersi quegli otto posti alla provincia rimangono in 38. Si passa dunque agli esami orali e poi esce la classifica finale. Siamo al 4 febbraio 2010 e la classifica viene pubblicata sul sito della Provincia di Brescia, dove nel frattempo è arrivato il nuovo presidente, leghista, Daniele Molgora.

Salta subito all’occhio che tra quegli otto fortunati che otterranno il posto, ci sono ben cinque ragazze col marchio “padania” stampato in fronte. A raccontarlo è ancora il gruppo ‘Tempo Moderno’ e sull’argomento arriva anche, sul sito BresciaPoint la denuncia, in un commento a un articolo, di una ragazza che dice di essere Margherita Febbrari, decima classificata e quindi esclusa dal lavoro. La ragazza, nei commenti sul sito BresciaPoint, lamenta di non aver avuto abbastanza “spinte” per poter accedere tra i primi otto posti.

Ma vediamo chi sono le “fortunate” vincitrici stranamente tutte vicine al Carroccio. Come racconta “Il Riformista” all’ottavo posto si classifica Sara Grumi, figlia di Guido Grumi, assessore di Gavardo candidato della Lega Nord alle recenti elezioni regionali, e già assegnataria di un incarico a termine di collaborazione con l’Amministrazione provinciale bresciana.

Al sesto posto (il settimo è occupato da un candidato non in quota Lega) c’è Katia Peli, nipote dell’assessore leghista provinciale Aristide Peli, assunta fin dal 2004 dall’Amministrazione provinciale bresciana come portaborse dello zio. Al quinto posto poi troviamo Silvia Raineri, capogruppo della Lega nel Consiglio Comunale di Concesio, ma anche capogruppo leghista alla circoscrizione Nord del Comune di Brescia e coordinatrice della commissione sicurezza civica e bilancio nonché moglie di Fabio Rolfi, vicesindaco e assessore leghista del Comune di Brescia.

Si arriva così alla vetta della graduatoria. Al primo e terzo posto ci sono rispettivamente Cristina Vitali e Anna Ponzoni, entrambe impiegate con un contratto ad personam presso l’assessorato provinciale alle attività produttive, retto dal leghista Giorgio Bontempi. Una strana coincidenza.