Archivio for settembre, 2010

Uomini, mezz’uomini…

Uomini, mezz’uomini…

Massimo Calearo, l’ex falco di Federmeccanica, approdò nelle liste del Pd nel 2008 portatovi da Walter Veltroni, quello che «non sono mai stato comunista». Folgorato da un così autorevole sponsor aggiunse: «Scelgo il Pd perché non è di sinistra». Ma poi cambiò idea, perché la sopravvenuta leadership di Bersani – disse – «sta portando il partito oltre Cuba». Il nostro espresse a quel punto simpatie per la Lega «che è l’unica vicina alla gente», ma a seguito dello strappo di Rutelli, fu conquistato dall’Alleanza per l’Italia (Api), agognando la nascita di un polo centrista con Fini, Montezemolo e Casini. Per l’occasione il plastico Calearo cambiò opinione anche sulla Lega, chiosando: «non vedo come Fini possa reggere a lungo in una coalizione dove Bossi veste i panni del direttore d’orchestra». E siamo al presente, all’ultima (ultima?) capriola di quest’uomo che dichiara di sentirsi libero di «andare dove si fa il bene del Paese». Dove? Dal Pdl, of course.«Sentirò (oggi, ndr) cosa avrà da dire il premier – sbotta sicuro – e se ci sono cose convincenti sull’economia lo voto». Ma l’uomo dalle idee più veloci del baleno è già oltre, se l’Api risponde caustica all’ennesima giravolta: «Auguriamo buona fortuna a Massimo Calearo che ha confermato nella riunione del gruppo la sua speranza di diventare ministro con Berlusconi».

Come si vede, il trasformismo, la compravendita di voti e parlamentari, in questa Italietta sderenata ed immorale, ha non solo i suoi campioni, ma anche le sue macchiette, mobili come piume al vento.

29/09/2010 Liberazione

A Bruxelles domani pensando a Genova

Bruxelles| Rocco Di Michele (tratto dal Manifesto del 28 settembre 2010)

A Bruxelles domani pensando a Genova

Il manifesto della Ces

Treni e aerei per Bruxelles, in questi giorni, sono affollati come non mai. Ma stavolta non si tratta soltanto dei ministri dell’Ecofin e dei loro staff (ci sono anche loro, comunque), ma dei partecipanti alla manifestazione europea in programma domani. Temi ufficiali: «sviluppo, crescita, politiche industriali, occupazione, welfare».

Organismo promotore la Ces (Confederazione sindacale europea), che che ci stava meditando su da almeno un paio d’anni e magari avrebbe continuato così ancora a lungo, nonostante il percorso di «riforma del patto di stabilità» sia già arrivato al capolinea (vedi il pezzo qui di fianco). Ma il continente è ormai in aurorale fermento. Non solo in Grecia, dove gli scioperi generali si susseguono più veloci dei mesi; ma anche in Francia (la riforma delle pensioni è contestatissima), Spagna, Portogallo. E persino nell’assai più placido e benestante nord Europa le cose non vanno più tanto serenamente.

C’è un tratto comune a tutti i paesi: le «ricette» per «uscire dalla crisi» sono dappertutto le stesse, decise dalla Commissione Ue di concerto con Ecofin (il consiglio dei ministri finanziari) e Banca centrale. Un misto poco variabile di tagli alla spesa pubblica, minori investimenti, tagli ai salari e all’impiego nella pubblica amministrazione, pensioni ritardate e con assegni ridotti, maggiore flessibilità e minor costo del lavoro (a partire dai salari; congelati a qualche anno fa, nel migliore dei casi). E non serve essere fini economisti per capire che questa politica «di rigore», mirata a rimettere in ordine i conti pubblici, avrà come conseguenza un congelamento della «ripresa» (peraltro fin qui molto stentata). Riassumendo in cifre: «una serie di manovre economiche e finanziarie che complessivamente costeranno 750 miliardi».

Di fatto, il risultato reale sarà l’esatto contrario di quello dichiarato: quindi un aggravamento della crisi occupazionale e dei consumi. Il secondo versante è però socialmente anche più lacerante: i conti pubblici – dopo 30 anni di costante arretramento dei salari continentali – non sono «in disordine» per un eccesso di spesa sociale, ma per la recente necessità di «salvare le banche» impelagate nella crisi finanziaria globale. Essere chiamati a «fare sacrifici» per pagare i costi dell’irresponsabilità dei finanzieri non è tema popolarissimo. Quindi viene nascosto sotto una folta e inestricabile coltre di «problemi di bilancio» incomprensibili ai più.

Ma se la «cura» è unica, le capacità di risposta sono assai differenziate, visto che rispondono a storie, culture, prassi sindacali nazionali differenti. La manifestazione di domani, quindi, è vista da tutti come «la prima occasione di aggregazione» per iniziare a trovare le contromisure comuni a un avversario sicuramente «unito», assai poco decifrabile, «protetto» da ogni possibile controllo democratico. In Spagna la scadenza verrà accompagnata da uno sciopero generale indetto dalle Comisiones Obreras; in Francia sfrutteranno l’effetto della mobilitazione unitaria del 7 settembre; i belgi si muoveranno in massa, preoccupati anche dalla paralisi politica di un paese spaccato in due. Delegazioni rabbiose sono previste persino dalla Cechia e dalla Romania (dove il locale social forumdenuncia la «collusione delle Ong», che «dipendono totalmente da fondi europei attualmente garantiti da agenzie governative»)

In Italia, lo schieramento che si va mobilitando oltrepassa di gran lunga la sola Cgil (Cisl e Uil saranno della partita, ma in tono molto minore). Ed anche l’orizzonte va al di là del 29 settembre. Per il 16 ottobre, infatti, è prevista una partecipazione eccezionale alla manifestazione nazionale indetta dalla Fiom e fatta propria da una valanga di associazioni, organismi grandi e piccoli, comitati di lotta, ecc. In questo spazio sociale la consapevolezza della posta in gioco appare assai più chiara: «la crisi che il mondo sta attraversando» è tale («strutturale») da «stravolgere la democrazia e la libertà», ed è una crisi in cui «è sempre il momento delle decisioni». Perché «se non comprendiamo che la lotta contro la privatizzazione dell’acqua e per i beni comuni ci parla direttamente di un’idea di società, ivi compresa la produzione, non si riuscirà mai a cogliere la profondità di ciò che è in atto, e che non è scomponibile in settori». Da Bruxelles si parte (ed è un appuntamento che si presenta denso di problemi: ogni tipo di «movimento» sarà presente), da Roma – il 16 ottobre – si comicia a costruire un nuovo «spirito di Genova». Quello del 2001. Lo stesso del 1960.

Genset, licenziamenti in massa: “Da marzo 110 esuberi”

Genset, licenziamenti in massa: “Da marzo 110 esuberi”

L’ingresso dello stabilimento Genset a Villanova d’Ardenghi

(Tratto dalla Provincia Pavese del 28 settembre 2010)

L’annuncio-choc della proprietà: «Da marzo 110 esuberi». Cassa integrazione, non avranno più il loro posto. E’ la quinta azienda del settore meccanico in provincia. Resteranno in 72 nella fabbrica. Le storie drammatiche degli operai
di Stefano Romano

PAVIA. La cassa integrazione non basta più: da marzo alla Genset di Villanova d’Ardenghi saranno licenziati 110 operai su 182. Una mobilità di massa che rischia di portare alla chiusura della quinta industria meccanica della provincia.

«L’annuncio dell’azienda è stato uno choc – taglia corto il segretario della Fiom pavese Carlo Bossi -. Un esubero dichiarato di 110 dipendenti su 182 significa voler licenziare due dipendenti su tre: un licenziamento di massa che mette a rischio anche i 70 operai che resterebbero in azienda visto che non si capisce come potrebbe sopravvivere un’azienda che passa dalle dimensione di media industria a quelle di realtà trascurabile sui mercati nazionale ed internazionale».

Fondata nel 1974, la Genset produce generatori e saldatrici industriali: l’azienda è titolare del brevetto di un particolare tipo di saldatore autoalimentato che di fatto viene utizzato da tutte le oil companies per le saldature degli oleodotti in aree non raggiunte da reti elettriche adeguate. Nel 2006 l’azienda è stata acquisita da un gruppo marchigiano che fa capo alla Mase Generators di Cesena. «I guai a Villanova sono iniziati nel marzo del 2009 quando l’azienda ha chiesto la cassa integrazione ordinaria per 180 dipendenti – spiega Bossi -.

Esaurite le 52 settimane di cassa ordinaria, Genset è passata alla cassa straordinaria nel marzo scorso e ora annuncia che nemmeno questo è servito: dal marzo del 2011 aprirà la procedura di mobilità per due terzi dei dipendenti».

Colpa della crisi internazionale. «Non solo della crisi internazionale – corregge il segretario della Fiom -. I problemi dell’azienda hanno origine in una importante crisi finanziaria che ha investito molte aziende della stessa proprietà: la condizione dei mercati negli ultimi due anni è ben nota e le due circostanze unite hanno prodotto come risultato l’annuncio di 110 licenziamenti».

Un colpo devastante per il tessuto industriale ed economico di una provincia che da almeno tre anni vede susseguirsi crisi aziendali e licenziamenti.

«Seguiamo con apprensione e attenzione quotidiana una situazione drammatica – commenta il responsabile della linea sindacale dell’Unione industriali Andrea Viola -. Il prefetto è già stato allertato e nei prossimi giorni proseguiranno gli incontri per verificare ogni possibile soluzione alternativa ai licenziamenti».

La Fiom chiede in tempi rapidi un piano industriale che consenta di trovare capitali freschi che permettano all’azienda di continuare a restare sul mercato. «Siamo anche disposti a discutere con altri imprenditori che vogliano rilevare spazi e dipendenti – conclude il segretario della Fiom Bossi -. Certo è necessaria la collaborazione di enti e istituzioni a partire dai Comuni coninvolti e, soprattutto, dall’amministrazione provinciale».

(28 settembre 2010)

Rifiuti, notte di blocchi. Intimidazione al sindaco (Liberazione fuori dal coro)

Rifiuti, notte di blocchi.  Intimidazione al sindaco (Liberazione fuori dal coro)

Ancora proteste e presidi, ma la Regione propone due nuovi inceneritori

Rifiuti, notte di blocchi

Intimidazione al sindaco

Daniele Nalbone

Guido Bertolaso è lì, al fianco del premier Berlusconi. La fanfara dei Bersaglieri suona “O sole mio”. Tutto è pronto. Silvio schiaccia il pulsante rosso. L’inceneritore di Acerra, ovviamente ribattezzato “termovalorizzatore”, viene attivato. Era il 26 marzo 2009: fine dell’emergenza. O almeno così dissero. Oggi che quell’inceneritore è praticamente fermo, oggi che migliaia di cittadini dell’hinterland napoletano continuano a dormire tra l’aula comunale di Boscoreale, in occupazione permanente, e le strade nei pressi della discarica di Terzigno; oggi che la puzza proveniente dalle discariche rende impossibile respirare, quel “fine emergenza” fa solo rabbia. Ma a far ancora più rabbia sono le “soluzioni” prospettate da chi ha contribuito alla favola del miracolo napoletano. Dal governatore della Campania, Stefano Caldoro, arriva infatti la ricetta “berlusconiana” per uscire da questa nuova emergenza che, per il governo, emergenza non è: altri due inceneritori, ovviamente chiamati ancora “termovalorizzatori”. Stavolta, vittime del miracolo saranno i cittadini di Napoli Est e quelli di Salerno. Discariche e incenerimento continuano, quindi, ad essere le uniche soluzioni, perché le più redditizie economicamente.

Certo, le immagini provenienti dal napoletano e, soprattutto, l’odore mefitico che si respira in zone come Terzigno e Boscoreale ti fanno capire come, di quel miracolo, oggi, è rimasta solo la puzza. E a nulla conta il fatto che l’impianto dei miracoli di Acerra sia per due terzi inutilizzabile: ieri, ad ammetterlo suo malgrado, è stato direttamente l’ad di Partenope ambiente (società che gestisce l’inceneritore), Antonio Bonomo, che ha spiegato come «il termovalorizzatore sta funzionando su una linea, sulle altre due sono in corso interventi di manutenzione». Certo, «tutto nella norma» secondo la Partenope ambiente. Peccato però che mentre per la linea due, che si conta di aprire entro fine ottobre, «si è registrata un’anticipazione di usura che ha comportato interventi di manutenzione», per la linea tre ci sono stati una serie di guasti che non ne permetteranno la riapertura prima del 20 dicembre. Altro che “miglior impianto del mondo”: «Siamo al cospetto di un catorcio costato milioni di euro» commenta Tommaso Sodano, capogruppo della Federazione della Sinistra alla Provincia di Napoli e responsabile ambiente Prc. Un catorcio che, qualcuno, ora vorrebbe moltiplicare per tre dietro la “scusa” dell’emergenza rifiuti.

Peccato, però, che i cittadini non si faranno fregare di nuovo: da Chiaiano a Terzigno, passando per Marano, Boscoreale, Boscotrecase e Trecase, migliaia di persone sono in presidio permanente. Dopo gli scontri della notte tra sabato e domenica, infatti, anche in quella tra domenica e lunedì, e per tutta la giornata di lunedì, sono continuate le azioni di protesta contro la volontà di aprire un’altra discarica nel Parco Nazionale del Vesuvio e per chiedere la chiusura e la bonifica delle discariche attualmente aperte e in via di saturazione. A Terzigno, per esempio, l’altra notte oltre duemila persone hanno ricoperto la strada di uno strato di olio per macchine e pneumatici usati per impedire il transito dei camion mentre a Chiaiano, in pieno giorno, circa 250 persone sono scese in piazza per bloccare un conferimento diurno nella discarica.

Intanto il sindaco di Boscoreale, Gennaro Langella, accampato in una tenda in Piazza della Pace, è giunto al quarto giorno di sciopero della fame. Quarto giorno caratterizzato, però, da un avvertimento: una bomba carta, ieri mattina, è stata fatta esplodere a pochi passi dalla tenda. «Un episodio – ha commentato il sindaco – che la dice lunga sul clima di tensione che si sta vivendo in questo territorio». Tensione che continua ad aumentare soprattutto a causa delle pressioni: «Dalle istituzioni – racconta – hanno addirittura paventato lo scioglimento del consiglio comunale qualora non cessassi la protesta in tempi brevi». Ma anziché demordere, ieri Gennaro Langella è stato rinfrancato dalla decisione di altri tre sindaci, Domenico Auricchio di Terzigno, Agnese Borrelli di Boscotrecase e Gennaro Cirillo di Trecase, di dar vita a un presidio istituzionale stabile: una seconda tenda, con loghi dei quattro comuni, verrà montata di fianco a quella che ospita il sindaco Langella. Oggi, quindi, alla riunione dei sindaci dei diciotto comuni del Parco nazionale del Vesuvio, sarà proposto lo spegnimento, per tre minuti a partire dalle 21, delle luci di tutti i paesi del vesuviano, in segno di lutto, per decretare la definitiva morte del parco del Vesuvio.

28/09/2010 Liberazione

Senza perdere la tenerezza con il “Che” nel cuore

Senza perdere la tenerezza con il “Che” nel cuore

SABATO 2 OTTOBRE 2010

VIGEVANO – FRAZIONE SFORZESCA

COOPERATIVA PORTALUPI – VIA RONCHI 7

SENZA PERDERE LA TENEREZZA

CON IL “CHE”

NEL CUORE

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“Preferisco morire in piedi piuttosto che vivere in ginocchio”

(Ernesto “Che” Guevara)

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che-guevara-2

Una serata in compagnia

per ritrovarsi, mangiare,

ricordare e parlare di

Ernesto “Che” Guevara e

di come sia attuale il suo

esempio e il suo pensiero.

Ore 18,30   APERITIVO

Ore 19,30   CENA ARGENTINA

(antipasto, primo, secondo, contorno, dolce, 1/4 di vino, acqua pubblica, caffè)  Menù anche vegetariano.

Prezzo politico e solidale 15,00 euro

Ore 21,30 Intervento di Roberto Mapelli di Punto Rosso di Milano

Ore 22,00 Set musicale acustico con

“La corte dei miracoli”

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Per la cena è gradita la prenotazione al numero di telefono 0381-346333

dalle ore 21 alle ore 24 dal lunedì al venerdì (escluso il martedì)

e dalle ore 11 alle ore 24 sabato e domenica

Negli altri orari al numero 339-6465858

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PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

GIOVANI COMUNISTI/E

Circolo “Lucio Libertini” Via Boldrini, 1 – Vigevano

punto rosso logo

punto rosso (associazione culturale)

sezione “Rosa Luxemburg” – Vigevano

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Chavez, vittoria!

Chavez, vittoria!

MONDO

Chavez, vittoria!

Il PSUV, il Partito Socialista del presidente Hugo Chavez, ha ottenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento, ma non e’ riuscito a conquistare la maggioranza dei due/terzi (110 deputati) necessaria per far passare le leggi piu’ importanti nell’Assemblea Nazionale. Questo il primo risultato parziale dell’importante test elettorale, svoltosi domenica in Venezuela. L’opposizione a Chavez ha conquistato oltre un terzo dei seggi, il che rendera’ piu’ difficile il cammino delle riforme socialiste cui punta Chavez prima della sua rielezione nel 2012. Secondo questi primi risultati, quando ancora devono essere assegnati 14 seggi, il Partito Socialista ha conquistato 95 seggi. Hugo Chavez ha definito il risultato del suo partito (il Partido Socialista Unido de Venezuela, PSUV) nelle elezioni di domenica “una nuova vittoria del popolo”. Il presidente venezuelano – che da aprile usa e gestisce personalmente Twitter, seguito da 850mila utenti- ha scelto il popolare social network per il suo primo commento dopo il risultato elettorale. “Bene, miei cari compatrioti. E’ stata una grande giornata e abbiamo ottenuto una solida vittoria. Sufficiente per continuare il consolidamento del Socialismo Bolivariano e Democratico”, ha scritto dal suo
account personale chavezcandanga. “Abbiamo bisogno di continuare a rafforzare la Rivoluzione! Una nuova vittoria
popolare, mi congratulo con tutti”. Prima dell’annuncio del Consiglio Nazionale Elettorale, il Capo dello Stato aveva chiesto ai suoi sostenitori, sempre attraverso Twitter, di “accettare i risultati”. Lungo tutta la campagna elettorale, il presidente venezuelano aveva chiesto ai suoi proseliti di lavorare per ottenere almeno i due terzi del parlamento unicamerale, una quota di deputati che gli avrebbe garantito -secondo quanto aveva spiegato – di proseguire nel
processo di riforme socialiste che conduce in Venezuela dal 1999. Aristobulo Isturiz, il capo della campagna di Chavez, ha ammesso pubblicamente che il PSUV non ha raggiunto l’obiettivo dei 110 deputati, che avrebbe garantito la maggioranza qualificata. “La meta era di 110 deputati; non e’ stato possibile raggiungerla, tuttavia abbiamo ottenuto 95 deputati. Una maggioranza importante, una vittoria notevole”, ha detto Isturiz, parlando all’esterno del palazzo presidenziale di Miraflores.
‘«Festeggiamo la vittoria elettorale del Partito Socialista Unido di Chavez in Venezuela». E’ quanto afferma in una nota il segretario nazionale del Prc/Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero. «In America Latina continua cosi’ la rivoluzione democratica e antiliberista che in questi anni ha cambiato il volto di quel continente – osserva Ferrero – La rottura con le politiche neoliberiste attuate quasi in tutto il continente ha portato grandi vantaggi agli strati popolari piu’ poveri, combattendo l’analfabetismo, con l’assistenza sanitaria di base, con la redistribuzione del reddito. La sinistra latinoamericana ha democraticamente e con il consenso popolare impedito lo sfruttamento delle materie prime a solo vantaggio delle multinazionali e ha ricostruito una prospettiva di cambiamento
sociale che viene giustamente chiamata Socialismo del XXI secolo».

in data:27/09/2010 Liberazione

Diritti, democrazia, legalità, lavoro e contratto

16 ottobre 2

16 ottobre tutti a Roma

16 ottobre

Coriandoli della festa di Voghera

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La seconda volta in memoria di Peppino Impastato Ponteranica in piazza contro le mafie e la Lega

La seconda volta in memoria di Peppino Impastato  Ponteranica in piazza  contro le mafie e la Lega

Un anno dopo, “Ancora 100 passi” a Ponteranica. Per la seconda volta, a dodici mesi di distanza, il paesino in provincia di Bergamo, che di tanto in tanto balza agli onori della cronaca per le trovate del suo sindaco leghista, Cristiano Aldegani, è stato scenario della manifestazione in memoria di Peppino Impastato.

Un anno fa oltre settemila persone protestarono contro la decisione del primo cittadino del paese di togliere dalla biblioteca comunale la targa in suo ricordo. Ieri, quelle stesse persone, almeno tremila stando ai numeri forniti dalla questura, hanno ripercorso le stesse strade, da via Matteotti a via 8 Marzo, «per dare continuità alla grande battaglia di civiltà e democrazia» ha spiegato Giovanni Impastato, fratello di Peppino, «per sconfiggere l’arroganza e la prepotenza di un sistema politico che in tutti i modi tenta di bloccare il percorso di rinnovamento proposto dal basso». Eccolo il motivo che ha spinto tante persone a tornare a Ponteranica: «cercare di salvare la memoria storica di questa nazione e dare una scossa a un clima di sempre più profonda omertà». In tanti hanno risposto presente alla mobilitazione lanciata dal neonato Forum Sociale Antimafia del Nord. Lo hanno fatto partecipando in massa alla tre giorni iniziata giovedì scorso con un concerto in omaggio a Fabrizio De Andrè, proseguita venerdì con un convegno su Peppino Impastato “Tra storie di mafia e antimafia” al quale hanno preso parte Umberto Santino del centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato di Palermo, il sostituto procuratore della Commissione antimafia Franca Imbergamo e l’ex componente della Commissione antimafia, nonché responsabile Giustizia del PRC, Giovanni Russo Spena. Quindi, la giornata conclusiva di ieri, iniziata con un dibattito su “La Mafia in Lombardia” e culminata nella manifestazione di piazza. «Con questa manifestazione» ci ha spiegato Marina Montuori della Casa della Memoria di Cinisi «abbiamo salutato la nascita di una rete di associazioni, il Forum Sociale Antimafia del Nord, che combatterà in maniera unitaria la mafia al Nord, dove sono prevalenti le logiche del Sistema che tende, troppo spesso, a confondere l’economia criminale con quella lecita e legale». Non solo. «Tornare a Ponteranica» ha spiegato Giovanni Russo Spena «è stato fondamentale per dimostrare come in questo territorio amministrato dalla Lega Nord si sia riusciti a passare dalla passione e dall’indignazione dello scorso anno dopo la folle decisione del sindaco Aldegani di togliere la targa in memoria di Peppino dalla biblioteca comunale alla costruzione di una rete che lavori, studi e analizzi le penetrazioni della mafia in questo territorio». Per il responsabile nazionale Giustizia del Prc , infatti, «le ultime operazioni antimafia hanno dimostrato che il Nord non è immune al problema della criminalità organizzata come vorrebbe far credere la Lega: il caso Expo o quello della Pedemontana dimostrano come il Nord, i grandi eventi e le grandi opere siano i luoghi perfetti in cui riciclare i soldi provenienti da traffici illeciti».

Tra i tanti elementi che hanno caratterizzato la manifestazione di ieri ce ne sono alcuni che spiccano particolarmente: in primis, secondo Marina Montuori, «la forte presenza di cittadini e realtà del territorio e i molti abitanti del paese in piazza o affacciati alle finestre mentre, lo scorso anno, più che in Val Brembana sembrava di stare a Cinisi con finestre chiuse e cittadini rintanati in casa al passaggio del corteo». Quindi, secondo Russo Spena, «la forte connotazione politica di questa manifestazione contro la Lega Nord». Concetto, questo, sottolineato anche dall’ex consigliere regionale Prc della Lombardia Luciano Mulhbauer: «ieri circa 4mila persone hanno mandato un messaggio molto forte nel cuore del potere leghista collegando idealmente Ponteranica con la non distante Adro. Da una parte, infatti, un sindaco leghista, Aldegani, ha rimosso una targa che commemorava un attivista ucciso per il suo impegno contro la mafia sostenendo che un luogo pubblico come una biblioteca non fosse il posto adatto ad ospitare un tale simbolo; dall’altro un altro sindaco, sempre leghista, Lancini, ha invece pensato bene di addobbare una scuola pubblica con settecento simboli del suo partito. Questa è la gente al governo di questi territori e che, proprio per questo, non può chiamarsi fuori dal coro e continuare a contribuire alla favola che la mafia al nord non esiste». Per questo, oltre a ricordare Peppino Impastato, «la grande importanza del corteo di ieri» conclude Marina Montuori della Casa della Memoria di Cinisi «consiste nell’aver squarciato quel velo di ipocrisia con il quale cerca di nascondersi un partito come la Lega Nord».

D.N.

26/09/2010 Liberazione

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