Archivio for ottobre, 2010

A VOGHERA RESTA LA TARGA DELLA VERGOGNA! PDL E LEGA SCHIERATI A FAVORE DELL’OMAGGIO AI REPUBBLICHINI DELLE BRIGATE NERE E DELLA SICHERHEITS!

A VOGHERA RESTA LA TARGA DELLA VERGOGNA! PDL E LEGA SCHIERATI A FAVORE DELL’OMAGGIO AI REPUBBLICHINI DELLE BRIGATE NERE E DELLA SICHERHEITS!

(Nella foto: partigiani sfilano tra due ali di folla)

E’ con grande dolore e rabbia che siamo costretti ad informarvi che a Voghera il Consiglio Comunale, al termine della seduta tenutasi mercoledì 27 ottobre, ha confermato la permanenza della targa ai sei repubblichini installata a lato del Castello Visconteo, situato – ad aggravare l’onta – in Piazza della Liberazione.

La mozione che chiedeva la revoca dell’autorizzazione alla posa della targa, presentata unitariamente dai gruppi consigliari d’opposizione (Movimento Voghera 5 Stelle, Pd, Federazione della Sinistra), è stata respinta con 15 voti contrari, 9 a favore e 7 astenuti.

Il PDL ha rivendicato, con toni davvero volgari, il diritto “a fare quel che gli pareva”.

Non abbiamo sentito risuonare il “me ne frego”, ma la sostanza del loro argomentare è stata del tutto equivalente.

Il dibattito si è svolto in una sala gremita; i cittadini hanno cominciato ad affluire fin dalle 17,00 benché il punto all’ordine del giorno relativo alla targa della vergogna fosse stato inserito quale settimo (ed ultimo!) dell’Odg. La minoranza aveva invece chiesto la convocazione di un Consiglio straordinario ad hoc.

Tra il pubblico una presenza organizzata di attivisti di estrema destra, per la precisione militanti di Fiamma tricolore e naziskin, tra i quali, ci è parso, anche alcuni di coloro che hanno ricevuto provvedimento di diffida dalle Autorità ad entrare in Pavia.

Il presidente onorario della sezione ANPI di Broni, un partigiano combattente della Brigata Tundra, che fu catturato ed internato a Bolzano, e un altro iscritto che giovanissimo finì nelle mani della Sicherheits a Villa Nuova Italia in quanto figlio del comandante “Gennaro” della Brigata Matteotti, hanno abbandonato l’aula per il timore di non riuscire più a contenere lo sdegno e la giusta ira di fronte a chi non ha avuto alcun pudore ad equiparli a quelli che furono i loro aguzzini.

Quella che oggi si è scritta a Voghera è una pagina avvilente per tutta l’Italia; vedere appesa nella Sala consigliare la Medaglia d’oro al V.M. assegnata alla memoria di Ermanno Gabetta e assistere alla rivendicazione di una pacificazione che dovrebbe passare con il commemorare con una pubblica targa, tra gli altri sgherri, anche coloro che ebbero un ruolo diretto nella sua uccisione è un’offesa troppo grande.

Di più: è un sovvertimento pericoloso dei principi e dei valori che non possono venir meno se ancora pensiamo di voler definire le nostre Istituzioni “democratiche”.

Non lasciateci soli. Questa battaglia non riguarda Voghera. Questa lotta ci riguarda. Tutti.

Venerdì sera, 29 ottobre, ore 21.00 saremo ancora davanti alla lapide e poi raggiungeremo in corteo Palazzo Gounela, sede del Comune.

Vi invitiamo a partecipare e ad inviare delegazioni.

Da domani cominceremo anche a lavorare per una mobilitazione nazionale.

Comitato Unitario “per dignità non per odio”

Festa dei giovani di sinistra a Voghera

festa voghera

Abbiategrasso will burning/stanotte diamo fuoco al Folletto

folletto

Nella notte tra sabato 23 e domenica 24 Ottobre 2010 qualcuno ha cercato

di dar fuoco al Folletto25603. Il danno è stato pesante e consistente ma

non irrimediabile, ci siamo messi al lavoro, le macerie sono state

rimosse e ora rimane “solo” da ricostruire.

L’amarezza e la rabbia sono indigeste invece. Di più da quando le cose

ci sono chiare.

Per gli occhi e il cuore, domenica, il panorama è doloroso, nella testa

domande e ipotesi, necessario darsi col corpo al rimedio per riuscire a

ragionare. Nell’atto del rimediare le cose si sono fatte chiare, senza

sforzi, spostando travi bruciate, plastica sciolta, cumuli di cenere.

Era solo necessario guardare bene o ascoltare per incominciare a capire.

Osservare e ascoltare nei bar, nelle piazze e nei parchi della provincia

metropolitana che abitiamo, che nel vuoto grandissimo e profondo, nel

deserto, nella paura, nel continuo negarsi e negare comincia a partorire

i suoi piccoli mostri.

Osservare e ascoltare.

“Stanotte diamo fuoco al Folletto25603”. Capita qui, ora di sentirsi

raccontare di adolescenti o poco più che, in preda a visioni di spiriti

e madonne, improvvisano pseudo riti satanici e bruciano il Folletto.

“Stanotte diamo fuoco al Folletto25603, perché lì ho visto spiriti e

madonne”.

Avremmo preferito fare altro e invece oggi dobbiamo interrogarci sul

senso esatto di queste parole.

Ma a questo punto, allora, vorremmo che l’insieme del corpo sociale che

fa il territorio, donne e uomini, istituzioni facesse la stessa cosa.

Il gioco idiota della “doom generation” comincia a farsi serio e

pericoloso, questa provincia astrusa e polimorfica comincia ad assumere

i connotati delle più alienate cittadine americane.

Non è un problema del Folletto, ma ci siamo capitati in mezzo e allora

preferiamo lanciare il sasso, ci auguriamo che nessuno faccia finta di

non aver sentito.

Sabato 30 Ottobre apriremo le porte ormai scardinate del Folletto25603.

Festeggeremo per ricominciare a costruire, per ringraziare, per

incontrare in un abbraccio chi ci ha aiutato a spazzare via macerie e

cenere, chi ha scritto, chiamato per cercare di capire.

Sabato 30 Ottobre il Folletto25603 chiama a raccolta fratelli e sorelle,

cittadine e cittadini, spiriti e madonne dalle 16 fino a notte.

Le coeur et la reconnaissance aux Sainte Sara. Merci Sara. Proteggici.

Folletto 25603

La Terra Trema

ai ragazzi conigli

www.inventati.org/folletto25603

Il futuro dell’Italia secondo Marchionne

Pomigliano non si piegaNicola Melloni

Le parole di Marchionne alla trasmissione di Fazio non sono sorprendenti. Seguono la stessa logica della guerra senza quartiere che la Fiat ha lanciato non solo contro il contratto nazionale ma contro il sistema di regole esistenti nel nostro paese, per sovvertire il sistema di relazioni industriali e nello stesso tempo quello delle relazioni sociali: non solo attaccando il sindacato, ma la democrazia tutta. Non è un caso che nel mirino di Marchionne, domenica, non ci fosse la Fiom bensì l’intero paese che sarebbe solo una palla al piede per gli interessi dell’azienda e dunque, seguendo una logica puramente commerciale, andrebbe senza dubbio abbandonato.

Nell’intervista, l’AD della Fiat ha prospettato scenari paurosi (la deindustrializzazione del paese) nel caso i suoi consigli (che assomigliano ad ordini) non venissero seguiti, e prospettive rosee future (salari a livelli tedeschi) se invece, finalmente, il paese decidesse di imboccare la via delle riforme. Quali sarebbero dunque queste riforme? Marchionne non lo dice, ma il programma di fabbrica-italia parla chiaro: sfruttamento della manodopera, sindacato trasformato in erogatore di servizi sul modello americano, “libertà d’impresa” nel suo significato più retrivo – organizzazione aziendale decisa solo sulle basi dei presunti bisogni dell’impresa. Marchionne in realtà indica una terza via, la trasformazione dell’Italia in una economia da terzo mondo che sappia competere con la Serbia e la Polonia, non con la Francia e la Germania. In realtà Marchionne ha ragione: l’Italia attuale non è in grado di competere con paesi tecnologicamente più avanzati, non è in grado di aumentare la produttività dell’impresa a livelli tedeschi, non è in grado di attirare investimenti stranieri. Perché? La Fiat, invece di accusare, avrebbe qualcosa da spiegare. Come mai il tasso d’innovazione è così basso? Come mai Fiat si concentra nel settore auto a minor valore aggiunto, quello delle utilitarie, dove i margini di profitto sono più bassi? Estendiamo pure il discorso. Come mai la spesa in ricerca e sviluppo nel nostro paese è tra le più basse d’Europa (statistica che Marchionne, chissà perchè, si è dimenticato di citare nella sua orazione domenicale)? Queste sono le vere differenze tra Germania ed Italia, altro che l’intralcio rappresentato dai sindacati!

Marchionne rappresenta solo l’ultimo esempio del capitalismo straccione all’italiana, quel capitalismo che non ha mai avuto nessuna delle caratteristiche del grande capitale egemonico dei paesi avanzati.

Marchionne nega che la Fiat chieda i soldi ai contribuenti, fingendo non solo di dimenticare il passato, ma anche di ignorare quello che succede in Usa ed in Serbia dove il moderno “liberale” pensa solo a succhiare la mammella dei governi. Non è un caso che in Germania l’abbiano messo in fretta alla porta. Non solo per difendere i lavoratori, ma per non infettare il capitalismo renano che ha un altro ethos rispetto a quello barbone di Marchionne e che rappresenta una parte integrante della democrazia tedesca.

Naturalmente, mentre i veri capitalisti sbattevano le porte in faccia al mendicante di Torino, dalle nostre parti si levavano gli alti lai della varia umanità che affolla la corte del potente di turno. L’immancabile Ichino, sconfitto dalla storia ma eroicamente mai arresosi all’evidenza dei fatti, ha offerto il suo contributo, prendendosela ancora una volta con il sindacato che ostacola lo sviluppo e ci condanna alla povertà. E pure Feltri si è preso un sabbatico da Montecarlo per imputare a Fiom e Cgil (ovviamente con la responsabilità di Fini…) i disastri dell’economia italiana. Il refrain è sempre lo stersso: non siamo più negli anni 70, bisogna guardare avanti e smetterla di rimanere attaccati al passato. Sfortunatamente questi cantori del progresso hanno l’occhio fisso sullo specchietto retrovisore, dicono di guardare al futuro ma il modello che ci propongono è ben più vecchio di quello degli anni 70. La loro visione preferita è quella dei lavoratori zitti e piegati in fabbrica: lavorare di più (altro che pause!), smetterla con le inutili pretese tipiche di chi ha la pancia piena (anche la pensione vogliono, questi lavativi, manco avessero lavorato tutta la vita!) e soprattutto non disturbare il manovratore (limitiamo il diritto di sciopero, altra scoria radioattiva della Costituzione Sovietica). Più che modernità è modernariato di inizio secolo, quello scorso però.

Nonostante le parole vuote ed ideologiche del meeting di Rimini, Marchionne non propone la fine della lotta di classe, anzi, la rilancia. Sfruttamento del lavoro, limitazione dei suoi diritti ed una società autoritaria tipica del capitalismo da primo Novecento è quello che ci propongono. Una volta di più la borghesia italiana, incapace di competere col resto del mondo, incapace di creare un modello di sviluppo economico e sociale stabile, incapace, come diceva Gramsci, di produrre egemonia, sceglie la via dell’eversione. Sfruttando la crisi economica, generata dal capitale e non certo dal lavoro, si vogliono riportare indietro le lancette della storia e lo si fa cancellando i diritti e tentando di riorganizzare il paese come già aveva indicato Gelli trent’anni orsono. In un paese in cui la sinistra non siede neppure più in parlamento, il sindacato è rimasto l’unico baluardo contro questa deriva eversiva. La sua sconfitta non sarebbe solo la resa dei lavoratori ma la rovina della nostra democrazia.

27/10/2010

Liberazione

“Continuo imbullonare e martellare per ore e ore, senza avere neanche il tempo per pisciare.”

“Continuo imbullonare e martellare per ore e ore, senza avere neanche il tempo per pisciare.”

Roberto Farneti

«Quando ti trovi alla catena di montaggio, dieci minuti di pausa in più o in meno significano tantissimo: la possibilità di sedersi per un attimo, di sgranchire le gambe e le braccia, di distrarsi con la testa. In una parola, significano salute». Ad Antonio Di Luca, operaio della Fiat di Pomigliano d’Arco, non sono andate giù le affermazioni televisive di Sergio Marchionne sulla scarsa efficienza del lavoro in Italia.

Anche perché Antonio, a differenza dell’amministratore delegato della Fiat, sa bene quanto sia duro lavorare in fabbrica, quel continuo imbullonare e martellare per ore e ore, senza avere neanche il tempo per pisciare. «Abbiamo a disposizione tre pause di dieci minuti nell’ambito del turno di lavoro, che è di otto ore. Nelle grandi fabbriche, i bagni non sono sempre vicini a dove ti trovi e quindi capita che per raggiungerli a piedi a volte ci metti anche sei-sette minuti», spiega l’operaio, il quale, oltre a far parte del direttivo della Fiom di Napoli, a Pomigliano è anche membro del circolo Fiat del Prc.

L’aspetto più alienante del famigerato sistema ergonomico Ergo-Uas, il nuovo metodo di produzione che Marchionne vorrebbe imporre non solo a Pomigliano ma anche a Melfi, è però la saturazione al 100% del tempo a disposizione di ciascun lavoratore per eseguire l’operazione relativa alla postazione in cui si trova. «Prima non era così. Con l’accordistica del 1971 – spiega Antonio – il tempo con una cadenza inferiore al minuto non poteva essere saturato oltre l’86%, perché il 14% rimanente era destinato al riposo». Al fine di tagliare i tempi morti, il nuovo metodo prevede che la produzione si avvalga dell’ausilio di carrellini, contenenti tutti i componenti necessari, che accompagnano la vettura durante il montaggio. In questo modo il lavoratore non è più costretto ad allontanarsi dalla postazione per andare a prendere il pezzo che gli serve. Il tempo così risparmiato non si traduce però in secondi di riposo aggiuntivi per l’essere umano ma in una accelerazione dei ritmi di produzione.

Insomma, si rischia concretamente di rivedere in fabbrica scene di sfruttamento intensivo paragonabili a quelle illustrate 75 anni fa nel famoso film “Tempi moderni” di Charlie Chaplin. «Arrivi al punto – conferma Antonio – che non ti puoi permettere di mollare la postazione nemmeno per raggiungere la fontanella dell’acqua a un metro e mezzo di distanza».

Tutto questo non può non avere conseguenze per la salute. «Stai parlando con una persona – risponde l’operaio – che, dopo 18 anni fissi di catena passati maneggiando avvitatori pneumatici da trenta newton a ritmi tra le 250 e le 330 vetture a turno, si ritrova con sette discopatie gravi, tra la cervicale, la lombare e la dorsale. E ciò pur avendo lavorato in condizioni migliori rispetto a quelle che Marchionne oggi ci propone».

Per chiarire meglio il concetto, Antonio fa un esempio: «Immagina l’officina di un meccanico o di un elettrauto. Durante la giornata il negozio è aperto dieci ore, ma se vai a misurare il tempo effettivo di lavoro, probabilmente – ipotizza l’operaio – questo non supera le cinque-sei ore nette. Quello che Marchionne vuole da noi è otto ore nette di lavoro continuo». Altro esempio: «Per il montaggio di una guarnizione di un’Alfa 147 con un martello di gomma da duecento grammi occorrono – calcola Antonio – dalle cinquanta alle sessanta martellate. Moltiplicato per trecento vetture, una operazione del genere richiede 18mila colpi di martello al giorno. Ecco perché dieci minuti di riposo, in un contesto del genere, significano tantissimo».

La Fiat però sostiene che è questa la cura di cui le fabbriche italiane hanno bisogno per diventare competitive. Antonio scuote la testa: «Noi già adesso – ribatte l’operaio – siamo in grado di produrre le 1045 vetture al giorno che vuole Marchionne, basti ricordare che nel 2003 e nel 2004 ne facevamo anche 1200 al giorno. Vetture di qualità, capaci di vincere premi come l’”auto dell’anno” o il “volante d’oro”, prodotti eccellenti che sono stati sul mercato per decenni. La verità è che Marchionne vuole altro, il nodo è politico».

26/10/2010 Liberazione

LO STATO DELL’ARTE SULL’ENERGIA DAL SOLE

LO STATO DELL’ARTE SULL’ENERGIA DAL SOLE

DOMENICA 7 NOVEMBRE 2010

ALLE ORE 10.00

PRESSO LA COOPERATIVA RINASCITA – VIALE PIEMONTE 10 – MAGENTA

Dibattito su:

:lol: LO STATO DELL’ARTE SULL’ENERGIA DAL SOLE :roll:

Contribuire alla sostenibilità ambientale e anche conveniente: prosegue l’incentivazione per gli impianti Fotovoltaici. Ciò permette di azzerare il costo della bolletta e di ripagare fino a tre volte l’investimento.

Relatore:

Dott. MAURIZIO COLLEONI

ORE 11,30 APERITIVO

ORE 12,00 PRANZO

Il menù avrà la caratterizzazione della Filiera corta

PASTA E FAGIOLI

O

MEDAGLIONI DI POLENTA CON SUGO DI POMODORO

PATATE AL FORNO CON ROSMARINO E GORGONZOLA

TORTA DI MELE CON UVA PASSA

¼ DI VINO

ACQUA PUBBLICA

Euro 15,00

Per le prenotazioni e la scelta del primo: telefonare ai numeri: 02 9790929 e 3398574159 –

Le prenotazioni si chiuderanno giovedì 04.11.2010

Circolo “TINA MODOTTI”

Partito della Rifondazione Comunista di Magenta

Iniziativa mamme dell’Associazione Scarpanò, per una rete sociale di sostegno alla maternità

Iniziativa mamme dell’Associazione Scarpanò, per una rete sociale di sostegno alla maternità

Ogni giovedì mattina dalle ore 9.30 alle ore 11.30 presso la sede dell’Associazione Scarpanò, via Verdi 39 a Vigevano, è attivo un gruppo mamma bambino.

Possono parteciparvi le donne in gravidanza e le mamme con i loro bambini di età compresa fra gli 0 e i 3 anni.

La finalità del progetto è quella di ricostruire una rete sociale di sostegno alla maternità. Fin dall’antichità le donne, le famiglie, condividevano l’esperienza della genitorialità sia da un punto di vista pratico che da un punto di vista emotivo. La donna era inserita nel più ampio contesto famigliare e nella comunità locale di cui faceva parte. Non era sola.

La sua maternità poteva essere ampiamente condivisa e poteva trarre le risorse di cui necessitava anche dall’esperienza delle altre donne.

Oggi, invece, spesso la donna approda alla maternità senza aver avuto potuto osservare altre donne in maternità, con la sensazione di non poter contare su un bagaglio di esperienze tramandatole dalle altre donne della famiglia. Anche da un punto di vista pratico, spesso, oggi la donna si trova a vivere in solitudine l’accudimento del proprio bambino, perché il compagno lavora, i suoi genitori spesso ancora lavorano o sono geograficamente lontani.

La solitudine amplifica le difficoltà e le paure, si accompagna spesso alla malinconia e alla depressione.

Ecco perché oggi è importante ricostruire quel “cortile” in cui un tempo le donne sostavano a chiacchierare, a confrontarsi, a scambiarsi saperi…

Il gruppo mamma bambino vuol ricostruire una rete sociale di sostegno. E’ un luogo protetto in cui raccontare, raccontarsi, stare insieme, stringere amicizie, legami, trovare nuove risorse, nuove soluzioni, è anche un luogo dove i bambini possono sperimentare il gioco insieme ad altri bambini…

Per dirla con le parole della C. Northrup “ è necessario costruire una placenta sociale con cui nutrire la neomadre, affinché la madre possa nutrire il suo bambino”

L’attività è gestita da Francesca Bianchetti, counselor.

Per comunicazioni o contatti, e-mail:

francesca.bianchetti@tiscali.it

“I NONNI NON POSSONO ESSERE DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI”

nonna

(Tratto dallo “Spi insieme)

“I NONNI NON POSSONO ESSERE DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI”

“Sono tre gli interventi urgenti per salvare questo paese: una seria manovra fiscale dove si abbia il coraggio di tassare le rendite e i grandi patrimoni, con un serio progetto contro l’evasione fiscale; utilizzare le risorse così recuperate per una politica a favore dei redditi e delle pensioni; avere un’idea nuova sia di politica industriale che di contrattazione sociale, perché di certo non possono essere i nonni gli ammortizzatori sociali di questo paese in crisi”. Così Carla Cantone, segretario generale Spi nazionale, durante l’attivo dei delegati Spi che si è tenuto a Bormio in occasione dei Giochi di Liberetà. Con lei erano presenti Nino Baseotto e Anna Bonanomi, rispettivamente segretario generale Cgil e Spi Lombardia.

Cantone ha ricordato come l’Italia detenga una serie di record negativi in Europa: è, infatti, il paese con i più bassi salari e pensioni ma con più lavoro nero ed evasione fiscale; con più morti sul lavoro e più aziende che portano all’estero la produzione. Un paese dove si avanza la proposta di assicurazioni private per i non autosufficienti: “potremmo parlare di fondi integrativi, ma prima – ha sottolineato la leader nazionale – tutti devono essere messi in grado di avere l’assistenza di cui necessitano, così come garantisce la Costituzione”.

Allo Spi e alla Cgil tocca far la loro parte per favorire un cambiamento, una parte che inizia all’interno della confederazione stessa che, dopo il Congresso, deve mostrare di aver ritrovato l’unità, che passa poi attraverso la ricostruzione del rapporto unitario con Cisl e Uil per arrivare a un rafforzamento della contrattazione che Spi, spesso con Fnp e Uilp, fa sul territorio e che deve trovare il pieno appoggio della Cgil.

“Dobbiamo essere sempre di più fra le gente che ormai è stufa di questo governo che non sa fare il suo mestiere. E ci saremo nelle prossime settimane in tutta Italia e poi a Roma con la Cgil per una grande manifestazione”. ■

Pensionati alla vendemmia

Pensionati alla vendemmia

(Tratto da “Spi insieme” mensile Cgil Spi n°5 Ottobre 2010)

Pensionati alla vendemmia

Una piccola integrazione per aiutare le magre pensioni

Giuseppe, 69 anni, in pensione da otto sta vendemmiando. Lo incontriamo e ci dice che il guadagno di questi giorni di vendemmia gli sarà di aiuto per pagare le varie bollette, che continuano ad aumentare. “Sempre più la pensione non è sufficiente per affrontare le varie situazioni della vita di oggi – continua – e ci vuole molto di più per restare al passo con tutto quello che ti propinano, ma, anche, per mantenere una condizione di assoluta normalità.

Dice, che l’accordo per vendemmiare qualche giorno, l’ha fatto insieme ad un suo amico con il proprietario di una piccola cantina che si trova nello stesso loro comune dove abitano. Un amico, quest’ultimo, ma non gli stanno facendo un favore, come spesso capitava decenni orsono, lo stanno facendo per necessità. In questo caso di poetico non c’è niente. “Lavoriamo– ci dice – in regola con le ultime disposizioni Inps”. Tutti e due lavorano in regola. Non vogliono trovarsi in spiacevoli situazioni. Loro sono convinti che tutto deve essere fatto in assoluta regola. “Noi – precisa – paghiamo quello che c’è da pagare ma così stiamo tranquilli”.

Giuseppe ci suggerisce che anche altri stanno facendo quello che fanno loro, confermando che la crisi e la perdita di valore della pensione sono una realtà che toccano tutti i giorni con mano. ■

DRAMMATICA SITUAZIONE SANITARIA IN LOMELLINA E LE ASSURDE AUTORIZZAZIONI PER NUOVE CENTRALI.

DRAMMATICA SITUAZIONE SANITARIA IN LOMELLINA E LE ASSURDE AUTORIZZAZIONI PER NUOVE CENTRALI.

(tratto dal sito: nuova stagione – clicca sul link)

http://www.nuovastagione.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=205&Itemid=262

ASSOCIAZIONE FUTURO SOSTENIBILE IN LOMELLINA

COMITATO SALUTE E AMBIENTE PARONA

ASSOCIAZIONE COORDINAMENTO VIGEVANO SOSTENIBILE

Conferenza Stampa del 19 Ottobre 2010

DRAMMATICA SITUAZIONE SANITARIA IN LOMELLINA E LE ASSURDE AUTORIZZAZIONI PER NUOVE CENTRALI.

I tre Comitati Lomellini per la Salute e per l’Ambiente: Comitato Parona S.A., Futuro Sostenibile in Lomellina e Vigevano Sostenibile ritengono che le autorizzazioni per nuove centrali inquinanti e per le nuove discariche per rifiuti pericolosi in Lomellina, siano in aperto contrasto con la già drammatica situazione sanitaria causata dall’inquinamento atmosferico in Provincia di Pavia e in Lomellina.

Con un lavoro sinergico e proficuo, i tre Comitati hanno effettuato uno studio sul nostro territorio che riguarda gli insediamenti inquinanti e soggetti a IPPC – Impianti potenzialmente pericolosi (che sono ben 31) presenti e di quelli autorizzati e in costruzione in Lomellina (6 discariche e 7 centrali). La mappa (PDF 823 KB) che indica tutti questi impianti è sarà esposta in tutti i paesi e città della Lomellina..

Purtroppo questa già congestionata mappa, dovrà essere modificata per aggiungere un altra centrale di cui avremmo volentieri fatto a meno di parlare Nemmeno il tempo di gioire e festeggiare per la notizia positiva che la Centrale ad olio di palma della Morsella non sarà più costruita, che subito l’egoismo e l’avidità di qualcuno ci ha riportato in trincea per questo nuovo mostro che imprenditori senza scrupoli, vogliono costruire tra Parona e Vigevano. Fa veramente pensare perché quasi incredibile una decisione da Roma contro il parere di tutte le autorità locali..

Questi insediamenti di cui tanti inquinanti e pericolosi, provocano purtroppo ovviamente un livello di inquinamento atmosferico in Lomellina ben più alto dei limiti fissati dalle normative vigenti per il PM10 (POLVERI SOTTILI) a Parona di 90 giorni (Excel 756 KB) e a Vigevano di 38 giorni (Excel 51 KB).

A Mortara la centralina (Excel 48 KB) non misura i PM10 ma solo i PM2,5 che sono comunque abbondantemente più alti rispetto alle indicazioni della Comunità Europea.

Le conseguenze sulla salute (PDF 445 KB) dei cittadini della nostra provincia e in particolare nei comuni di Mortara, Parona e Vigevano sono crudelmente riportati nel “Documento di Programmazione ASL della Provincia di Pavia – Anno 2010” (PDF 4.00 MB).

Da questo resoconto della situazione sanitaria, si evince che per le malattie logicamente riconducibili all’inquinamento atmosferico, in provincia di Pavia siamo colpiti molto di più della media lombarda ed enormemente di più del resto d’Italia. Un triste esempio i tumori all’apparato respiratorio per gli uomini è maggiore del 10,8% della media lombarda e del 19,7% della media nazionale.

Oggi, coscienti di questa triste situazione per la terra in cui abitiamo e per le persone con cui viviamo e per noi stessi, ci troviamo costretti a interpellare le autorità sanitarie e di controllo competenti (ASL e ARPA), per conoscere le cause di questa stato di cose e richiedere agli Enti responsabili di questa situazione (Comuni, Provincia e Regione) come intendono intervenire per risolverla.

In particolare chiediamo…

  • Che il monitoraggio in via telematica delle sostanze rilasciate nell’aria dagli impianti non si limiti all’inceneritore di Parona, ma sia esteso a tutti gli impianti che per legge rientrano negli IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) e che quindi sono soggetti a AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Nel Comune di Parona vi sono altre quattro industrie IPPC, a Mortara vi sono cinque IPPC e a Vigevano due.
  • Che sia triplicato il numero delle centraline per il rilevamento del PM10 e del PM2,5 su tutto il territorio.
  • Che via sia il monitoraggio delle diossine e che sia fatto con uno studio mirato sugli allevamenti della zona.
  • Che vi sia il controllo dei metalli pesanti, degli NOX, SOX, CO2, NH3, O3, NO2, HCL, HF e di tutte quelle emissioni nocive, tipo formaldeide.
  • Che il personale ARPA Regionale attualmente composto solo da due tecnici per una provincia composta da 195 comuni con 89 industrie IPPC sia numericamente adeguato.

Perché la situazione non si aggravi ulteriormente con l’insediamento di altre centrali o industrie inquinanti.

Inoltre chiediamo

  • Che vi sia concertazione tra i comuni della zona sullo sviluppo industriale della zona. Non è più accettabile che qualsiasi comune anche di soli 200 abitanti decida autonomamente. Le conferenze di servizi sono svuotate di alcun significato. Ogni comune in quella sede cerca di portare a casa benefici economici. Ma adesso non possiamo più parlare di benefici economici ma nella situazione attuale dobbiamo parlare di benefici ambientali.

Che l’effetto sommatorio delle emissioni inquinanti venga certificato da una VAS (Valutazione Ambientale Strategica) su tutto il territorio interessato.

  • Che Provincia e Regione non si limitino a controllare le procedure autorizzative, ma che diano il loro benestare a ogni singolo impianto solo se questo non aggrava una situazione preesistente.
  • Che Comuni, Provincia e Regione convochino nelle proprie conferenze di servizi i cittadini e le loro associazioni, perché l’approvazione di qualsiasi impianto deve essere prima di tutto assoggettato al parere di chi sul territorio vive.
  • Che la Provincia di Pavia mandi un segnale chiaro alla Regione Lombardia chiedendo la moratoria per tutti i nuovi impianti autorizzati, come ad esempio la SIT di Mortara autorizzata, non solo a triplicare la massa legnosa ma anche a bruciare CDR (combustibile derivato da rifiuti) o la Centrale di Olevano autorizzata a bruciare 180000 T/A di massa legnosa con il passaggio di 120 camion al giorno per rifornirla.
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