Archivio for novembre, 2010

Noi non esistiamo. Neanche per Mentana

Noi non esistiamo. Neanche per Mentana

Noi non esistiamo. Neanche per Mentana molto democratico … e servile al regime del capitale  👿

(lettera tratta da Liberazione)

Il Tg La7 ci oscura

Caro direttore, ti invio il testo della mail che ieri sera ho lasciato sul sito del TG La 7 dopo che per l’ennesima volta Mentana e la sua redazione ci hanno oscurati…

«Egregio sig. Mentana, quando lo scorso anno venne ad Ameglia (La Spezia) per presentare il suo libro nella sala del Consiglio Comunale la ascoltai molto favorevolmente su tutto quello che aveva da dire dopo tutto ciò che era successo nei suoi rapporti di lavoro con la tv del Cavaliere. Alla nascita del suo nuovo TgLa 7 l’ho seguita fin dal primo minuto con piacere. Ora però, più i giorni passano e più mi devo ricredere, il suo tg non è per niente pluralista, e anche questa sera ne ho avuto l’ennesima riprova. Anche questa sera, come già parecchie volte negli ultimi tempi, parlando della manifestazione della Cgil a Roma, Lei ha parlato di sinistra e, coadiuvato dalle immagini, l’ha ridotta alle sole figure di Bersani e di Vendola, dimenticando volutamente l’altra realtà che esiste a sinistra e che è presente in massa nelle piazze come quella di oggi come in tutte le lotte in corso in Italia: la Federazione della Sinistra. Vedo con mio rammarico che Lei è un sostenitore di Sel e del suo capo e snobba anche con le parole un’altra importante realtà, e pertanto, mio malgrado, tornerò a seguire i telegiornali di regime di questo paese disastrato. Me ne dispiaccio per me stesso (chi è causa del suo mal pianga se stesso) e le porgo distinti saluti».

Marco Vanello Ameglia (Sp)

“Zerbolò, il paese delle cicogne vuole diventare… il paese della balera?”

“Zerbolò, il paese delle cicogne vuole diventare… il paese della balera?”

(Riceviamo da Cristina Nera, questo scritto che volenteri condividiamo e pubblichiamo)

Esiste un luogo nel Parco del Ticino, si chiama Cascina Venara ed è a Zerbolò, in cui da 10 anni si fa educazione ambientale, si riproducono le cicogne bianche, si salvano animali selvatici in difficoltà, si realizzano orti botanici dove giungono farfalle ormai quasi estinte.

Il Comune ha deciso di interrompere tutto questo, sfrattando Legambiente, Parco del Ticino e soprattutto l’eccezionale biodiversità tutelata in quel luogo...per farne che???? Un ostello (perso nei boschi…chi ci arriverà???) e udite udite un luogo per ballare!

Tutto questo nonostante la Cascina Venara si trovi in zona B3 del Parco del Ticino, sia in ZPS (Zona di Protezione Speciale).

VERGOGNA! doppia vergogna che tutto ciò avvenga nell’anno dedicato alla biodiversità!
Zerbolò, il paese delle cicogne vuole diventare…il paese della balera???

NON SIAMO D’ACCORDO, FERMIAMOLI ORA!!!!!!!!!!!!!

Per questo nasce questa iniziativa di Storks-mailing dedicata alle cicogne bianche presenti nell’area di Zerbolò.

Mandiamo una protesta gentile, garbata ma decisa al comune di Zerbolò, al suo sindaco:

protocollo@comune.zerbolo.pv.it
sindaco@comune.zerbolo.pv.it

e per conoscenza a:

presidente@legambiente.org
direzione@parcoticino.it

o meglio ancora, come farò io, consegnare a mano all’ufficio protocollo una lettera di protesta indirizzata al sindaco Renato Fiocchi.

Non vogliamo vedere le cicogne morire!!!!!!!!!!!!

Le vogliamo fotografare mentre volano sulle nostre teste, non per terra MORTE!!!

Presentazione del libro “SALVARE L’ACQUA”. Incontro con Molinari

Presentazione del libro “SALVARE L’ACQUA”. Incontro con Molinari

LUNEDÌ 13 DICEMBRE 2010 – ORE 21

VIGEVANO – FRAZIONE SFORZESCA

COOPERATIVA PORTALUPI – VIA RONCHI 7

PRESENTAZIONE del libro

“SALVARE L’ACQUA”

di CLAUDIO JAMPAGLIA

e EMILIO MOLINARI

Edizioni Feltrinelli

Interverrà EMILIO MOLINARI

consigliere del

“Comitato Italiano del Contratto Mondiale dell’Acqua”

Il libro, scritto a due mani, affronta il senso politico e culturale della battaglia per l’acqua nel nostro Paese e vuole essere un contributo al movimento referendario che si è messo in moto e che ha raccolto 1,4 milioni di firme. Un risultato straordinario non solo per il Forum dei movimenti che l’ha promosso e per molte delle realtà che si sono impegnate nella raccolta, ma anche per tutti i cittadini e per la democrazia in Italia.

«Abbiamo provato a raccontare il senso di questo movimento attraverso inchieste e racconti di territori e storie più o meno virtuose, attraverso una ricostruzione del funzionamento politico e legislativo della gestione dell’acqua e, infine, provando a rilanciare proposte e soluzioni che suonano come monito ed un appello: alla politica tutta per rivoluzionarsi culturalmente, a ritrovare attraverso l’acqua e il suo ancestrale valore la strada persa della propria “missione” di gestire l’interesse generale; e a noi tutti per ritrovare un linguaggio capace di ricostruire l’altrettanto perso senso della comunità e del bene comune».

Il referendum per l’acqua rappresenterà nei prossimi mesi in Italia una sfida importante alla politica e noi crediamo che insieme potremo vincerla.

Il governo Berlusconi vuole smantellare il settore pubblico e regalare l’Italia pezzo a pezzo ai privati. Con l’articolo 15 del decreto Ronchi si consegna l’acqua alle grandi multinazionali, se ne fa l’oggetto del profitto di pochi ai danni di tutti noi cittadini.

Punto Rosso, Rifondazione Comunista e la Federazione della Sinistra sono per una gestione pubblica dell’acqua:

  • una gestione pubblica, efficiente, contro le politiche di rapina dei territori e a tutela del paesaggio e del sistema idrogeologico
  • una gestione che garantisca acqua potabile di qualità a tutti, investendo nel servizio idrico senza aumenti di tariffe
  • una gestione non inquinata da logiche di profitto, che sia definita dagli Statuti Comunali come servizio pubblico locale privo di rilevanza economica.

Partito della Rifondazione Comunista

Giovani Comunisti/e

Circolo “Lucio Libertini” Via Boldrini, 1 – Vigevano

Punto Rosso Associazione culturale

Sezione “Rosa Luxemburg” – Vigevano

www.rifondazionevigevano.it

Apologo digitale

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Apologo digitale

Indice. Sorelle…

Medio. Guarda che siamo tutti maschi

Indice. Però tutti assieme ci declinano al femminile

Anulare. Eh sì, possiamo appartenere a tutti e due i sessi, senza differenze

Medio. Vuoi mettere la cura che ci dedicano le donne, rispetto alla mancanza di rispetto, scusate il gioco di parole, che ci riservano gli uomini.

Indice. Ma mi lasciate parlare?! Voi divagate sempre, con la vostra voglia di muovervi e di comunicare, non siete precisi come me. State un attimo calme… calmi che vi devo dire una cosa. (Sottovoce) Parlo piano perché lui, il tappo, non senta.

Mignolo. Ce l’hai con noi piccoli? Guarda che senza di noi…

Medio. Taci microbo, lascia parlare l’Indice

Indice. Oh finalmente! Lo vedete che è tutto fasciato (indicando il pollice). Voi non ve ne siete accorti ma io l’ho visto bene: è diventato tutto nero.

Anulare. Si è pitturato, si è intinto nella cioccolata?

Indice. Magari, ma quello, se permettete, lo so fare meglio io. No, si è lasciato prendere in mezzo da una porta e si è fatto schiacciare.

Medio. Certo non è agile come noi, con la sua mole…

Indice. Guarda che è stato per poco, se no eravamo presi anche noi. Tra l’altro, poverino, io ho fatto in tempo a vederlo, è nero anche nell’unghia.

Anulare. E adesso come facciamo che dobbiamo scrivere al computer un sacco di roba?

Medio. Ma lui mica digita, al massimo schiaccia la barra spaziatrice, ma non è indispensabile.

Anulare. Hai ragione, siamo diventati una squadra: non lasciamo più tutto il lavoro agli indici, ma di lui proprio possiamo fare a meno per digitare.

Medio. Solo per digitare e per il resto? Se c’è da insultare basto io: mi alzo mentre voi state giù ed è fatta!

Mignolo. Oppure ci solleviamo solo io e l’Indice, e quello è un bel cornuto!

Anulare. Per infilare gli anelli e, scusate, per dare un po’ di charme alla mano basto io, anche se adesso vorrebbe metterseli anche lui, che tempi!

Indice. E io? Mi dimenticate? Oltre a sobbarcarmi ancora la maggior parte del lavoro alla tastiera, assieme a mio cugino, là dall’altra parte, diciamocelo, chi vi indica la strada?

Mignolo. E per grattarsi? Specie in certe parti. E pulire le orecchie? Se non mi infilassi io… A volte piccolo è bello, e utile.

Medio. Te lo concedo, ma lui, il Pollicione, a cosa serve?

Mignolo. Per l’autostop!

Medio. Sì, bella roba. Ma a parte questo uso rarissimo e non insostituibile, diciamocelo vale di più una bella gamba, cosa sa fare? Mi sembra imbranato come i nostri cugini.

Mignolo. Quali, quelli dall’altra parte? Guarda che se Lui era mancino, ci bagnavano il naso.

Medio. No, dico quelli di giù, i lontani cugini, quelli meridionali.

Indice. Però fratelli, ci pensate se veniva pestata la sua controfigura giù nel piede? Non andavamo più da nessuna parte.

Mignolo. Per quello anche se fosse diventato nero uno dei ditini.

Medio. Non fatela lunga, io non sono razzista, però diciamocelo, la nostra famiglia è superiore. E anche tra di noi c’è qualcuno che non è… all’altezza.

Pollice. Brutti fedifraghi irriconoscenti! È così che mi considerate? E siete anche un bel po’ ignoranti. Io rappresento uno dei più grossi progressi della mano e quindi dell’uomo!

Medio. Proprio tu? Che sei così… ottuso. Noi siamo molto più acuti di te!

Pollice. Senti mediano da strapazzo vai a ficcarti dove dico io e te ti metto all’indice, in quanto a te ti raccordo io sai, e tu in fondo… no ho sentito che fanno il mobbing pure a te, si credono superiori.

Medio. Guarda che noi abbiamo tre falangi e tu solo due.

Pollice. Allora sei proprio un mediocre: ti dai importanza perché sei il più alto, ma i più alti non sono i migliori, quasi mai, e poi ognuno ha il suo ruolo, vorresti che fossimo tutti uguali a te? Staremmo freschi.

Medio. Fossi almeno come loro… piccoli ma snelli… non tozzo come sei!

Pollice. Non hai capito che io sono così perché sono opponibile?

Medio. Sì, adesso hai detto bene, sei proprio l’opposto di noi.

Pollice. Perché sei contro l’opposizione? Sei per il partito unico?

Medio. No, cosa vai a dire, ma ognuno resti al suo posto.

Pollice. E il mio posto è all’opposizione. Guai se non ci fosse…

Medio. Lo so: la democrazia, una testa un voto, bla bla…

Mignolo. Però sono razzisti anche ‘sti democratici: dovevano dire una mano un voto…

Indice. Così votavamo due volte! Cresci prima di parlare.

Pollice. Il pluralismo voi proprio non lo capite, o tutti uguali o quasi: uno un po’ più alto, gli altri un po’ più piccoli, ma tutti omologati. Se uno è un po’ troppo diverso, lo disprezzate. E non capite che senza di me non riuscireste ad afferrare niente? Sareste come i piedi, con tutto il rispetto, specie per il mio corrispondente… assonante, che tra l’altro è il più importante della sua famiglia.

Medio. Io continuo a non afferrare, a non capire.

Pollice. Provate voi, esseri superiori, a girare una chiave, a pigiare un telecomando, a digitare un messaggino sul cellulare, se siete capaci da soli.

Indice. Figurati se abbiamo bisogno di te!

Pollice. Allora voglio mettere subito alla prova proprio te. Prendi una penna e scrivi qualcosa.

Indice. Cosa ci vuole? È il mio mestiere…

Pollice. Da solo?

Indice. (provando) Beh, forse non proprio.

Pollice. E voi fratelli superiori perché non brindate alla vostra grandez… altezza, prendete un bicchiere senza di me.

Medio. (provando) Beh, in effetti… Però adesso tu sei handicappato, sei tutto nero!

Pollice. Nero o rosa, sono fatto della tua stessa carne. Senza di me anche tu sei un handicappato! Tutti uguali serviremmo a poco, è la varietà che ci arricchisce, imbecilli!

Mignolo. Sante parole! Ma non prendertela che ti sale la pressione!

Pollice. Scusate, sono un po’ irritato!

Anulare. Scusaci tu. E adesso vieni qui sotto di noi che ti coccoliamo un po’, che così conciato non puoi neppure infilarti nella bocca per farti consolare!

Marco Visita

Fiat Pomigliano, da 28 mesi alla fame

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(Lettera tratta da Liberazione)

Fiat Pomigliano,
da 28 mesi alla fame
Caro direttore, sono 28 mesi che io ed altri 5mila colleghi della Fiat di Pomigliano subiamo l’umiliazione di vivere con 750 euro mensili, sono 28 mesi che ci indebitiamo sempre di più, sono 28 mesi che chiediamo di uscire da questa palude, sono 28 mesi che non ci sentiamo più parte attiva della società, sono 28 mesi e se tutto va bene ne dovranno passare altri 8 per ricominciare a sopravvivere. Tante volte abbiamo denunciato il dramma di chi aveva un lavoro stabile con uno stipendio minimo, ma sicuro. Fino al 2007 tutti noi ci ponevamo il problema di arrivare a fine mese da settembre 2008 il problema è come finire la prima settimana. La Fiat, la grande multinazionale italiana, nei suoi progetti non aveva previsto (o peggio aveva messo in conto) 3 anni di cassa integrazione per lo stabilimento di Pomigliano, cioè dal non assegnare una nuova missione produttiva ad un sito perché era conflittuale e non affidabile siamo passati a non produrre per la crisi globale. Ad oggi dopo 28 mesi di cassa integrazione siamo riusciti ad ottenere sulla carta ed in via di realizzazione nello stabilimento la futura missione produttiva, la nuova Panda. Per ottenere lavoro abbiamo girato l’Italia in lungo e in largo, siamo stati forti nel chiedere e decisi nell’ottenere, attenti nella discussione e caparbi nel vincere un referendum che non era scontato. Purtroppo, seppur siamo stati bravi nel costringere la Fiat ad investire 750 milioni di euro a Pomigliano e a garantire l’occupazione, non siamo stati così bravi da costruire un sistema di tutele a difesa di chi aveva assunto degli impegni con un determinato reddito ed oggi, da 28 mesi, si trova ad affrontarli con il 33% in meno. Mi chiedo spesso, dov’è che abbiamo sbagliato? Come abbiamo fatto a non capire che minor reddito significa maggior impoverimento delle famiglie operaie e allungamento della ripresa sociale ed economica del paese? La verità, come sempre avviene in questi casi, non e mai una sola. Tutti i soggetti sociali ed istituzionali hanno fatto qualcosa per tutelare il popolo lavoratore, ma, nei fatti, si registrano storie di sfratti, pignoramenti, segnalazioni di cattivo pagatore, ganasce fiscali, more, e tutto quello che può succedere ad una famiglia che da 1.300 euro al mese e passata a 750 euro. La cosa che mi fa più rabbia è che non riesco, anzi, non riusciamo ad interloquire con l’assessore regionale al welfare… Assistiamo, giorno per giorno, alla disfatta della classe operaia napoletana, senza che chi di dovere si ponga la domanda di cosa fare per bloccare tutto ciò. A una famiglia composta da 2 figli ed entrambi i genitori quanto ci vuole per vivere? Ogni mese una famiglia fa i conti con le entrate e le uscite, e facendo calcoli semplici senza demagogia e senza vittimismo possiamo affermare che si spendono:500 euro per l’affitto o il mutuo; 30 di condominio; 40 per l’elettricità; 30 per il telefono; 20 per i telefonini; 120 per l’abbonamento del treno per i figli a scuola; 180 come paghetta per i figli (giorni di scuola, sabato e domenica); 80 per l’assicurazione dell’auto…; 10 per la cartolibreria; 40 di libri per la scuola; 10 euro per assorbenti femminili;10 euro per schiuma da barba e rasoi; 15 euro mensili per abbonamento alla Rai; 80 euro per il carburante dell’auto; 10 euro per la manutenzione dell’auto; 15 euro per la tassa di possesso dell’auto; 50 euro mensili per il Gas; 10 euro di medicinali; 19) 250 euro per alimenti. Ovviamente in questa piccola nota non metto le sigarette i giornali e tanta altra roba non necessaria per la vita comune di un individuo e senza contare eventuali imprevisti. Andando a fare i conti ci ritroviamo a spendere circa: 1500 euro mensili. Ora il Governo sia nazionale sia regionale ci spieghi a noi cassintegrati come tagliare del 50% le uscite per combaciarle con le entrate, cioè, 750 euro mensili…
Gerardo Giannone operaio ed Rsu in cassa integrazione da 28 mesi presso la Fiat di Pomigliano

Medi e universitari nel corteo Cgil: «Per un futuro libero da precarietà»

Medi e universitari nel corteo Cgil: «Per un futuro libero da precarietà»

http://www.liberazione.it/news-file/Medi-e-universitari-nel-corteo-Cgil—Per-un-futuro-libero-da-precariet—–LIBERAZIONE-IT.htm#article-photo-gallery

http://www.liberazione.it/news-file/Le-immagini-della-manifestazione—LIBERAZIONE-IT.htm

LAVORO

Medi e universitari nel corteo Cgil: «Per un futuro libero da precarietà»

di Daniele Nalbone

Roma 27/11/2010. Manifestazione nazionale della Cgil per il lavoro, i diritti e la democrazia.  Foto Impronte

«Per un futuro dignitoso, libero da precarietà e sfruttamento». Parte da queste rivendicazioni la partecipazione degli studenti medi e universitari della Rete della Conoscenza e della Rete degli Studenti al corteo della Cgil. Sono arrivati da tutta Italia per prendere parte a una grande giornata di mobilitazione inserita proprio in mezzo alla discussione alla Camera sul ddl Gelmini. Contemporaneamente, gli studenti autorganizzati delle scuole di Roma, al grido di «noi non siamo la Cgil» ma senza alcuna volontà di rompere un movimento che confermano essere «più unito che mai» hanno manifestato, in corteo non autorizzato, da piazza Trilussa, quartiere Trastevere, fino al Campidoglio oltrepassando cordoni di polizia che non sono riusciti a fermare la rabbia studentesca. Quindi Lecce con la contestazione a Gianfranco Fini. Palermo con un corteo di oltre tremila studenti appartenenti a oltre trenta scuola in agitazione. E ancora, Napoli e Perugia. Con Bologna e Milano pronte a scattare all’inizio della settimana. Anche ieri la mobilitazione di scuole e università non si è placata. Ma veniamo alla cronaca.
Sono le 8,30. Manca più di mezz’ora alla partenza del corteo che da piazza della Repubblica raggiungerà piazza San Giovanni. Gli studenti sono già lì, «a fianco dei lavoratori e delle lavoratrici» ci spiegano i portavoce della Rete della Conoscenza. Insieme a loro, insieme alla Flc Cgil, i ricercatori precari. «Siamo scesi per qualche ora dai tetti per essere qui in piazza» scherzano. Le politiche di questo governo non hanno tolto il sorriso a questa che si definisce una «generazione ribelle». Sono in piazza «per reagire, con i lavoratori, alla più grande riforma dello stato sociale degli ultimi trent’anni che questo governo sta mettendo in campo». Una riforma «fatta di piccole e costanti martellate all’apparato di diritti»: dalla privatizzazione della conoscenza al “modello Pomigliano”, «non si vogliono più masse consapevoli ma persone mansuete, servi e ricattabili». Sono studenti, ma parlano di Collegato Lavoro, un provvedimento «che cambierà la nostra vita e quella dei lavoratori in maniera indifferenziata». Il corteo si muove. I ragazzi sono sparsi per tutte le vie di Roma. La Rete degli Studenti sottolinea come la loro scelta di partecipare a un corteo “sindacale” è dovuta al fatto che «questo Governo ha scelto la strada della divisione sociale. Noi, invece, vogliamo andare in direzione opposta e lavorare per l’unità delle lotte». Un’unità che, però, non può “appiattirsi” sulla piattaforma di mobilitazione messa in campo dalla Cgil. Per questo gli studenti hanno deciso di non confluire a Piazza San Giovanni ma di fermarsi prima, all’altezza di via Emanuele Filiberto, e di dar luogo a una sorta di assemblea “di piazza”. Contemporaneamente da piazza Trilussa, cuore della Roma trasteverina, oltre cinquemila studenti autorganizzati delle scuole occupate e in mobilitazione ha dato vita a un corteo non autorizzato che ha paralizzato ulteriormente il traffico della Capitale. Percorso il Lungotevere, il corteo ha superato, all’altezza della Bocca della Verità, un ingente schieramento di forze dell’ordine in tenuta antisommossa avanzando con le braccia alzate. Quindi, ha raggiunto il Campidoglio e ha “occupato” la scalinata che porta al Palazzo Comunale. Contemporaneamente a Lecce, come già accaduto due settimane fa a Bari, l’oggetto della rabbia studentesca è stato Gianfranco Fini. L’occasione è stata la partecipazione del presidente della Camera alla riunione allargata del Senato accademico dell’Università del Salento. Così, mentre fuori dall’ateneo, occupato da venerdì pomeriggio, centinaia di persone erano riunite in presidio, all’interno gli studenti hanno prima letto un documento contestando le dichiarazioni di un Fini che si è detto pro-riforma e ha annunciato il voto favorevole del gruppo di parlamentari di Futuro e Libertà per l’Italia, quindi abbandonando l’aula in segno di protesta non appena il presidente ha preso parola. A Palermo, invece, oltre tremila studenti hanno manifestato ieri mattina per le vie della città dopo l’annullamento del corteo in programma per il pomeriggio a causa dell’incontro saltato con il provveditore al quale avrebbero consegnato le proposte di cambiamento della scuola pubblica. Così davanti al teatro Politeama è stato celebrato il funerale della scuola pubblica. Quindi, nel pomeriggio, assemblea-fiume cittadina all’istituto Pareto per organizzare le mobilitazioni della settimana che sta per aprirsi. Una settimana che si preannuncia calda. A Napoli, dove ieri è stato occupato simbolicamente il tetto della facoltà di Giurisprudenza della Federico II, per tutta la giornata odierna si terrà un’assemblea sui temi della riforma Gelmini. Quindi, lunedì e martedì, assemblee e riunioni in attesa delle votazione finale sulla riforma dell’università. A Perugia, invece, la giornata di ieri è stata caratterizzata dall’occupazione del Palazzo dei Priori, sede del Comune, da dove è stato calato uno striscione: «No Gelmini, ricostruiamo il futuro». E se Bologna si sta preparando alla grande assemblea del 29 (ore 19, via Zamboni 38) per dar vita a una grande manifestazione martedì 30 novembre (ore 11, piazza Verdi) alla quale è chiamata a scendere in piazza tutta la città, Milano risponderà martedì con un nuovo, grande corteo per una nuova, grande giornata di protesta. Una protesta che avrà il suo centro a Roma: martedì prossimo, infatti, Montecitorio sarà invaso per l’ennesima volta. «La Gelmini e Tremonti hanno un’unica possibilità per salvarsi» avvertono gli studenti: «dimettersi».

in data:27/11/2010 Liberazione

A Milano Pdl e Lega finanziano gruppi di estrema destra

A Milano Pdl e Lega finanziano gruppi di estrema destra

POLITICA

A Milano Pdl e Lega finanziano gruppi di estrema destra

di Saverio Ferrari

Nel maggio scorso, a seguito delle continue manifestazioni promosse dell’estrema destra a Milano, il quotidiano israeliano Haaretz pubblicò un lungo e preoccupato dossier sottolineando come nel Nord d’Italia «il fascismo» tornasse «di moda». Nell’indagine di Haaretz il fenomeno venne messo in relazione alla forte crescita della Lega nord. «Nel clima politico attuale – scrissero le due giornaliste autrici dell’inchiesta – i sostenitori della destra non si vergognano più di esprimere posizioni razziste», rilevando come il successo della Lega consentiva anche al neofascismo di tornare alla ribalta. In quegli stessi giorni anche il Corriere della Sera titolò Milano “capitale” dei naziskin.
In effetti, Milano, tra aprile e maggio, era stata teatro di diversi avvenimenti. Si era iniziato con una fiaccolata, il 29 aprile, per le vie di Città studi «in ricordo di Sergio Ramelli, Enrico Pedenovi e Carlo Borsani, caduti per mano dell’odio comunista». Più che un corteo, da Forza nuova a Azione giovani, sfilò una vera e propria parata stile Germania anni Trenta: file da cinque, tamburi a scandire il passo, decine di fiaccole e molte bandiere con la croce celtica. Circa ottocento i presenti. Il tutto tra saluti romani ritmati e camicie nere. Mai prima a Milano si era visto qualcosa di simile. La domenica successiva, il 2 maggio, si tennero, invece, prima un concerto nazirock in zona Porta Venezia con l’esibizione di Skoll, nome di battesimo Federico Goglio, un cantautore il cui nome d’arte, per sua stessa ammissione, si ispirerebbe a un «lupo feroce» della mitologia germanica, dedito «alla violenta cancellazione della vita sulla terra azzannando il pianeta e riempiendo l’universo di spruzzi di sangue» (il tutto con il patrocinio e il sostegno economico del consiglio di zona 3), quindi un torneo di calcetto al Lido, in memoria di Sergio Ramelli, con la partecipazione di squadre tipo Forza nuova, Azione giovani, Hammerskins, patrocinato dal Comune e sponsorizzato dalla Provincia.
Ma non era finita. Sabato 22 un corteo nazionale di Forza nuova «contro banche e finanza», con la presenza di una delegazione del partito di estrema destra ungherese Jobbik (estimatore delle Croci frecciate, collaborazioniste dei nazisti durante l’occupazione tedesca), fu vietato e trasformato in un comizio in piazza Aspromonte, mentre il 29 maggio successivo, circa 400 teste rasate, provenienti da Spagna, Francia, Germania, Svezia e Svizzera, si erano ritrovate a Cinisello Balsamo, sotto un tendone, per celebrare il ventesimo anniversario del circuito europeo degli Hammer. Da allora la situazione è andata ulteriormente peggiorando. In settembre ha aperto in viale Brianza, a poche centinaia di metri dalla stazione Centrale, una nuova sede degli Hammer, una sorta di “avamposto”, così è stato definito, per «contrastare l’invasione di immigrati e zingari». Nei locali messi a disposizione dall’Aler, con tanto di vetrina sulla strada, la prima iniziativa, tenutasi il 3 novembre, ha riguardato una conferenza in onore di Lèon Degrelle, un tempo generale delle Waffen-SS, poi condannato come criminale di guerra. Tra i partecipanti anche Roberta Capotosti, consigliera provinciale del Pdl. Il 25 ottobre è invece emerso che per la mostra fotografica in ricordo della battaglia di El Alamein, allestita allo Spazio Oberdan, promossa dall’assessorato alla Cultura della Provincia in collaborazione con le associazioni d’Arma e con il patrocinio del Ministro della Difesa e dell’Esercito, gli spazi espositivi erano stati appaltati alla Ritter, una delle principali case editrici di riferimento della destra neonazista.
Per il 3 dicembre, sempre l’assessorato alla Cultura della provincia, guidato da Umberto Maerna (sorpreso da alcuni giornalisti nel 2007 mentre salutava romanamente davanti alle tombe dei repubblichini al Campo X del cimitero Maggiore), ha pensato bene di sostenere, con il proprio patrocinio, un convegno in ricordo dei 174 bambini del quartiere Gorla, periti il 20 ottobre 1944 in un bombardamento, sotto le macerie di una scuola. Nel convegno: nessuna menzione delle responsabilità del fascismo per l’entrata in guerra dell’Italia, un esplicito omaggio alla “grande tradizione” dell’Asso di bastoni e dei suoi “intrepidi aviatori”, un reparto dell’aeronautica della Rsi (loro sì che potevano mitragliare e bombardare i bambini degli altri paesi), nel logo, infine, la riproduzione del manifesto della Rsi stampato dopo la tragedia, disegnato da Gino Boccasile, tenente delle SS italiane.
Ciò che sta accadendo è il prodotto di più fatti. Da un lato, dopo le elezioni politiche del 2008, con la sconfitta del cartello de La Destra con la Fiamma tricolore, si è assistito al rifluire nel partito di Berlusconi di molte realtà del neofascismo milanese: Area identitaria, proveniente da Cuore nero, Comunità in movimento di Lino Guaglianone, Destra per Milano di Jonghi Lavarini. Dall’altro, al radicalizzarsi stesso di Pdl e Lega.
A Milano il Popolo della libertà è in mano alla famiglia La Russa: Romano ne è il coordinatore provinciale, mentre il cognato, Marco Osnato (guarda caso dirigente Aler, a proposito di sedi date all’estrema destra), svolge le funzioni di vice coordinatore cittadino. Dietro di loro Fare occidente e Destrafuturo, le due correnti entro cui sono confluiti i militanti provenienti dall’estrema destra.
Attorno al Pdl, sponda Comunione e liberazione, ormai ruota anche gran parte della destra cattolica oscurantista, in primis Alleanza cattolica. La Lega, a sua volta, tramite la componente di Borghezio, svolge un ruolo di copertura e sostegno dei gruppi neofascisti. Casa Pound Milano, in attesa di una sistemazione migliore (sembrerebbe ci stia pensando l’assessore regionale alle politiche giovanili Massimo Buscemi), è ospitata nella sede dei Volontari verdi di via Bassano del Grappa, a tutti gli effetti ormai una sede fascista. Sarà proprio lì, infatti, che l’11 dicembre, si terrà il prossimo “raduno” dell’Associazione degli ex combattenti della X Flottiglia Mas, presente Mario Bordogna, uno dei più stretti collaboratori di Junio Valerio Borghese.
Nel capoluogo lombardo si voterà in primavera per il nuovo Sindaco. Intanto Letizia Moratti, il 21 novembre, ha fatto visita a un convegno de La Destra, suo prossimo alleato nella corsa alla riconferma, presenti Adriano Tilgher, condannato per ricostituzione del partito fascista, e Francesco Cappuccio, l’ex capo di Cuore nero, mentre Forza nuova in un suo comunicato nazionale ha annunciato che il 18 dicembre «si impossesserà per un giorno intero del centro cittadino» con l’apertura di una nuova sede in Corso Buenos Aires, messa loro a disposizione dal Comune. A Milano, è vero, il fascismo sta tornando di moda.

in data:27/11/2010 Liberazione

Discarica Cava Manara

PROBLEMA AMIANTO A CAVA MANARA

Pavia. Il consigliere d’opposizione Teresio Forti, di Rifondazione Comunista, ha presentato al Consiglio un istant question sulla discarica di amianto di Cava Manara.

Per vedere l’intervista clicca sul link sotto:

http://www.telepaviaweb.tv/portale/component/option,com_wrapper/Itemid,88/idnumero,14199

LIBERAZIONE – DOMENICA INSERTO SULLA SATIRA DI SINISTRA DELL’ITALIA UNITA

LIBERAZIONE – DOMENICA INSERTO SULLA SATIRA DI SINISTRA DELL’ITALIA UNITA

COMUNICATO STAMPA

LIBERAZIONE – DOMENICA INSERTO SULLA SATIRA DI SINISTRA DELL’ITALIA UNITA

A 25 EURO 50 righe a cura di Cosimo Rossi (Ufficio Stampa Prc) CON GENTILE PREGHIERA DI PUBBLICAZIONE

Roma, 26 nov. 2010 – “Compagna satira”. Questo il titolo dello speciale (la cui copertina è in allegato) realizzato da Liberazione sulla storia della satira di sinistra dalle guerre di indipendenza a oggi che sarà in edicola domenica 28 e lunedì 29 novembre al prezzo straordinario di sottoscrizione di 25 euro.
In un contesto in cui le iniziative per i 150 anni dell’Unità d’Italia si smarriscono tra squilli retorici e sperperi agiografici, Liberazione si è trovata a combinare in modo originale la ricorrenza nazionale con la più stringente urgenza di sottoscrizione per la sopravvivenza del giornale. Cade così, un po’ per caso, nel novero delle iniziative del centocinquantenario l’inserto a colori di 28 pagine con 70 vignette selezionate in ordine cronologico e per testata e un ricco corredo di documentazione storico editoriale.
“Abbiamo inteso realizzare un’antologia che, pur nella sua parzialità, fino a oggi non ci pare sia stata realizzata con una latitudine così ampia che va dall’Ottocento fino ai giorni nostri – spiega il direttore di Liberazione Dino Greco – Ci pare perciò un prodotto con una sua originalità, anche rispetto alla messe di materiali che circolano in concomitanza con la ricorrenza risorgimentale, tra l’altro non privo di una sana dose di autoironia sempre troppo lesinata a sinistra”. L’obiettivo principale, aggiunge ovviamente Greco, “è quello di aiutare economicamente un giornale sempre in lotta per la sopravvivenza propria e delle proprie idee”. Perciò: “Carpe diem”, invita il direttore di Liberazione. In quanto lo speciale sarà in edicola solo domenica 28 e lunedì 29 (anche se, rivolgendosi all’ufficio diffusione di Liberazione, 06/441831, i circoli del Prc possono prenotarne per la vendita militante, di cui 20 euro vano al giornale e 5 al circolo).
Il criterio adottato per la realizzazione dello speciale è stato naturalmente quello di privilegiare la satira di sinistra come filo conduttore. Ne è risultato un compendio storico stringato ma senza omissioni, riletto attraverso la lente dell’invettiva umoristica: dalla prima metà dell’Ottocento ai giorni nostri.
L’introduzione-presentazione porta la firma di Giuseppe Caliceti. Le testate prese in considerazione sono: L’Asino (Podrecca e Galantara); Il Becco Giallo (1924-31); L’Avanti! (cioé Giuseppe Scalarini); Chiappori e Fortebraccio (vignette  e testi tratti dal volume “Il belpaese”, 1973); Il Male; Tango; Cuore (tre pagine e 10 vignette, con intervento di Michele Serra); Frigidaire. Disegni di Vauro, Enzo Apicella e Mauro Biani presentano invece la satira di Liberazione, dai suoi esordi fino ad oggi. Ad Ellekappa è dedicata un’intera pagina e per Altan un paginone, con annesso “colloquio con Cipputi” (a cura di Checchino Antonini).
Con il titolo “Marxismo-umorismo” sono riportati anche due rari pezzi satirici che portano rispettivamente la firma di Karl Marx e di Antonio Gramsci (con introduzione di Raul Mordenti). Un’ampia intervista a Dario Fo di Tonino Bucci e una serie di schede sulle singole testate prese in considerazione completano il fascicolo.

Ufficio stampa Prc/Federazione della Sinistra
Cosimo Rossi

Finanziaria 2011: fine delle politiche sociali

Finanziaria 2011: fine delle politiche sociali

Finanziaria 2011: fine delle politiche sociali

Il drastico ridimensionamento deciso con la manovra finanziaria per il 2011 (legge di stabilità) dei fondi statali di carattere sociale potrebbe segnare la fine di importanti politiche socio assistenziali. E’ uno dei dati più eclatanti che emerge dai numeri del Disegno di legge di stabilità 2011 e del Bilancio di previsione 2011 dello Stato.

FONDI STATALI DI CARATTERE SOCIALE

(Bilancio di previsione dello Stato – milioni di euro)

Fondo

2008

2009

2010

2011

2012

2013

politiche della famiglia 346,5 186,6 185,3 52,5 52,5 31,4
pari opportunità 64,4 30,0 3,3 2,2 2,2 2,2
politiche giovanili 137,4 79,8 94,1 32,9 32,9 26,1
infanzia e adolescenza 43,9 43,9 40,0 40,0 40,0 40,0
politiche sociali 929,3 583,9 435,3 75,3 70,0 44,6
non autosufficienza 300,0 400,0 400,0
affitto 205,6 161,8 143,8 33,5 33,9 14,3
inclusione immigrati 100,0
servizi infanzia 100,0 100,0
servizio civile 299,6 171,4 170,3 113,0 113,0 113,0
totale 2.520,0 1.750,6 1.472,0 349,4 344,5 271,6
(variazione % sull’anno precedente)

-30,50%

-15,90%

-76,30%

-1,40%

-21,20%

Il taglio più significativo riguarda il Fondo nazionale per le politiche sociali (FNPS),  Le risorse del FNPS, che rappresenta la principale fonte di finanziamento statale degli interventi di assistenza alle persone e alle famiglie, contribuiscono in misura decisiva al finanziamento della rete integrata dei servizi sociali territoriali attraverso la quota del fondo ripartita tra le regioni (che a loro volta attribuiscono le risorse ai comuni, che erogano i servizi ai cittadini in conformità ai Piani sociali di zona). Dal 2011 le risorse destinate alle regioni verranno azzerate, compromettendo dieci anni di lavoro di costruzione della rete territoriale dei servizi sociali.

La manovra di bilancio per il 2011 cancella ogni stanziamento per il Fondo per la non autosufficienza.

Il Fondo per le politiche della famiglia verrà ridotto del 71,3%.  Con buona pace di tanta retorica sulla necessità di un welfare più orientato verso le famiglie.

Il  Fondo per le politiche giovanili finalizzato al finanziamento di progetti per la promozione del diritto dei giovani alla formazione culturale, professionale e all’inserimento nella vita   verrà  ridotto a 32,9 milioni (-65% rispetto all’anno precedente).

Molto significativo è il pesante ridimensionamento del Fondo nazionale per il sostegno all’accesso alle abitazioni in locazione, verrà ridotto del 76,7% rispetto al 2010).

Sono stati azzerati negli anni scorsi il Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati, istituito nella finanziaria 2007, e i fondi destinati al Piano straordinario di intervento per lo sviluppo del sistema territo-riale dei servizi socio educativi per la prima infanzia Quasi del tutto smantellato è anche il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità.

Il Fondo nazionale per l’infanzia e l’adolescenza è invece rimasto sostanzialmente invariato: 43,9 milioni nel 2008 e 2009 e 40 milioni nel 2010 e seguenti.

Sono stati drasticamente tagliati, infine, gli stanziamenti destinati al Fondo nazionale per il servizio civile degli obiettori di coscienza (-33,6% rispetto al 2010).

Conclusioni

I dieci fondi a carattere sociale presi in esame (quattro dei quali istituiti nel 1997-1998 e sei nel 2006-2007) potevano contare, nel 2008, su stanziamenti complessivamente pari a 2 miliardi e 520 milioni nel bilancio di previsione dello Stato. La diversa scala di priorità del nuovo governo di centrodestra, insieme alla crisi dei conti pubblici, ha dato luogo ad un netto calo delle risorse statali destinate alle politiche sociali, scese ad 1 miliardo e 851 milioni nel 2009 (-30,5%) e 1 miliardo e 472 milioni nel 2010 (-15,9%). La manovra di bilancio per il 2011 ha segnato un ulteriore, drastico taglio, abbassando gli stanziamenti di bilancio a poco più di 349 milioni. Una riduzione di tali proporzioni (-86,1% tra il 2008 e il 2011) avrà come inevitabile conseguenza la cancellazione o il ridimensionamento di una moltitudine di iniziative e servizi, molti dei quali gestiti da enti territoriali a loro volta colpiti duramente dalla manovra di finanza pubblica. E’ una prospettiva decisamente negativa per un Paese colpito dalla crisi occupazionale e sociale peggiore del dopoguerra.

Queste misure colpiscono direttamente le persone più deboli, più’ in generale
le loro famiglie.
Non solo, la crisi può portare brutte sorprese anche  a quelle famiglie che fino ad oggi hanno avuto sufficienti mezzi per una vita  dignitosa, se, ad esempio, un suo componente   perde il lavoro,  se un famigliare che viene colpito da una malattia grave e invalidante, se si deve corrispondere una retta ad una Casa di Riposo (RSA) per un anziano ricoverato. Stesso discorso per i bambini che vanno all’asilo nido o alla scuola materna.

IL Governo ti impoverisce!
E scarica la responsabilità sui comuni

1. CHE COSA CHIEDIAMO AI COMUNI:

– I Sindaci devono organizzare forme di mobilitazione:
per cominciare devono  tenere costantemente -quotidianamente- informati tutti i cittadini delle

misure che  Il Governo vuole prendere anche
PROMUOVENDO  CONSIGLI COMUNALI APERTI ALLA POPOLAZIONE

–         i Sindaci   devono manifestare a Roma durante la discussione della legge
finanziaria (o di stabilità);

–         devono rivendicare alla Regione i finanziamenti per i servizi sociali che il governo toglie! Quindi organizzare anche una manifestazione regionale  davanti alla Regione con tutti i
soggetti che per primi soffriranno delle odiose misure prese dal governo, che di fatto
sono confermate dalla regione;

–         I Comuni inoltre devono rivendicare la totale attribuzione del Fondo per la non autosufficienza,   che è attribuito alla Regione Lombardia  nella misura di  56 milioni di euro (e che dall’anno prossimo verrà abrogato) e che nei precedenti riparti era stato diviso fra i comuni e le ASL;

Tutti i Comuni devono sottoscrivere la proposta di legge regionale di iniziativa comunale” Norme   per il sostegno alle persone malate croniche non autosufficienti e alle persone con gravi disabilità” già approvata da 18 consigli comunali e depositata in regione .

  1. COSA CHIEDIAMO AI SINDACATI

– i sindacati hanno il dovere di informare i lavoratori delle misure della  legge finanziaria (o di stabilità)   che in modo diretto o indiretto li colpiscono, costituendo di fatto una riduzione del loro salario;
– i sindacati devono chiedere ai comuni, per ambito distrettuale di
non assumere in linea di principio i tagli che derivano dalle misure governative se
dovessero passare;

– i sindacati devono proclamare lo sciopero generale anche contro la pratica abolizione dei

servizi sociali previsti  dalla legge finanziaria;
– i sindacati devono muoversi insieme agli operatori sociali e alle  associazioni che difendono

i diritti dei cittadini utenti dei servizi.

3. COSA POSSONO FARE I CITTADINI E LE LORO ASSOCIAZIONI

I cittadini non devono accettare che i comuni taglino o tolgano i servizi e gli interventi in campo sociale. Devono fare sapere ai comuni che li richiederanno, anche   se dovessero passare  le misure di impoverimento generale prese dal governo.
Nello specifico:

–         Nei confronti delle persone e  delle famiglie povere, esposte al rischio di emarginazione: in linea di continuità, devono essere assicurati  gli interventi a sostegno delle loro gravi condizioni socio- economiche; ciò, sulla base dei bisogni espressi dai singoli casi e con l’individuazione di un Piano di Assistenza Individuale – P.A.I.; cosicchè, le persone siano aiutate ad uscire dalla condizione di bisogno.

–         Nei confronti dei minori: in linea di continuità, i Comuni devono svolgere le loro funzioni fondamentali, concernenti i servizi sociali ed educativi per la prima infanzia , in particolare l’asilo nido e la scuola dell’infanzia; gli interventi formativi e socializzanti per gli adolescenti e i giovani; il sostegno educativo e sociale dei minori, nei momenti di fragilità;  gli affidi e la tutela giudiziaria per gli allontanamenti dalle situazioni di abuso, maltrattamento, trascuratezza, conflittualità familiari.

–         Nei confronti delle persone con disabilità: in linea di continuità, non deve mancare l’assistenza sociale e sanitaria a domicilio; il sostegno per il diritto allo studio; deve essere garantita la frequenza diurna ai centri formativi, socio-educativi e di riabilitazione, nonché il trasporto sociale verso tali unità d’offerta; la possibilità di esprimere la propria potenzialità di vita indipendente,  di inclusione sociale e lavorativa;  deve essere previsto il ricovero nelle strutture residenziali a ciclo continuativo, le comunità alloggio, sostitutive  della famiglia.

–         Nei confronti delle persone anziane: in linea di continuità, i Comuni devono assicurare una rete di interventi e servizi sul territorio, che sono indispensabili per le persone malate croniche, che hanno perso l’autosufficienza; non deve essere trascurata  l’assistenza e i pasti a domicilio, il telesoccorso, la fruizione dei centri diurni e la messa a disposizione di un servizio speciale di trasporto, il ricovero nelle Residenze Sanitarie Assistenziali.

Inoltre:

–         nei confronti delle persone immigrate,

–         nei confronti delle persone con sofferenza psichica

–         nei confronti delle personecon vissuto di tossicodipendenza,

–         nei confronti delle persone  con esperienza  di costrizione carceraria:

i Comuni sono chiamati ad intervenire con progetti e servizi,  per facilitarne l’inclusione sociale, con interventi di orientamento o di accompagnamento, affinchè siano adeguatamente affrontate le problematiche della  casa, della formazione professionale, del lavoro e della socialità.

Partito della Rifondazione Comunista
Milano, 25 novembre 2010

27 novembre manifestazione nazionale della Cgil a Roma

Eleonora FORENZA (25.11.10) – UNIVERSITARI: SUI TETTI E NELLE PIAZZE LA LOTTA CONTINUA

Eleonora FORENZA (25.11.10) – UNIVERSITARI: SUI TETTI E NELLE PIAZZE LA LOTTA CONTINUA

http://www.youtube.com/watch?v=AdSdLHYAUF4&feature=player_embedded

Benemerenza provinciale dell’anno 2010 la candidatura del Partigiano Ermanno Gabetta “Sandri”-Medaglia d’Oro al Valore Militare.

Ermanno Gabetta

Ermanno Gabetta

Pavia, lì 24/11/2010

PROVINCIA DI PAVIA

____________________

Gruppo Consiliare

P.R.C.

Al Presidente del

Consiglio provinciale

Bassanese Luigi

S E D E

Oggetto: Benemerenza provinciale 2011-Proposta.

I sottoscritti Consiglieri, propongono per la benemerenza provinciale dell’anno 2010 la candidatura del Partigiano Ermanno Gabetta “Sandri”-Medaglia d’Oro al Valore Militare.

Nato a Castelletto di Branduzzo nel 1912 e morto nelle vicinanze di Verretto il 2 Gennaio 1945.

– Impiegato, richiamato alla leva nel 1940 nella Sanità Militare, partecipa alle operazioni belliche sul fronte alpino e dal dicembre sul fronte greco-albanese; torna in Italia nell’Agosto del 1943 e, dopo l’8 Settembre entra in clandestinità svolgendo un ruolo di collegamento tra C.L.N. e il Comitato Militare.

– Militante del Partito Comunista Italiano, protagonista di numerose azioni gappiste, diventa Vice Comandante della Brigata “Gramigna”, appartenente alla Divisione Garibaldina “Aliotta”.

– Nel corso di un rastrellamento fascista viene bloccato con altri partigiani e, durante questo scontro viene ucciso.

– La Medaglia d’Oro al Valore Militare è deposta presso la Sala Consiliare del Comune di Voghera.

La proposta è motivata dal fatto che, con Delibera del Consiglio comunale di Voghera il 28 Ottobre 2010, si è deciso di mantenere (a fianco del Castello Visconteo-Piazza della Liberazione-Voghera) l’installazione di una targa in memoria di sei “vittime dei tragici eventi della II^ Guerra Mondiale” fucilate “a conflitto concluso” e “senza alcun processo” il 13 Maggio 1945.

Da parte nostra vogliamo ricordare che Ermanno Gabetta è morto assassinato; ha combattuto ed è morto “per la vita”, dalla parte della libertà, della democrazia e della pace, per assicurare un avvenire più giusto al Paese.

Teresio Forti

Giuseppe Invernizzi

Elogio al condom

Elogio al condom

(nella foto il super dotato)

In inglese si dice condom, in francese capote anglaise, in tedesco ummeltute (borsetta biricchina), in Australia lo chiamano love glove (guanto d’amore), in Spagna globo (pallone), in Nigeria okpuamu (cappello del pene), in Usa jimmy bath (cappello di jimmy); in Italia anche guanto, palloncino.

I nomi del preservativo sono infatti innumerevoli, essendo che lui, il preservativo – o come vogliate chiamarlo – è universalmente noto, in qualsivoglia angolo del pianeta e molto molto molto prima che papa Ratzinger lo scoprisse e sdoganasse (solo poco poco, beninteso). Una love story dell’encomiabile aggeggio ci dice infatti che risulta conosciuto fin dai tempi dei tempi. Pare che lo usasse già Minosse (il re di Creta, figlio di Zeus, mitologia greca), mediante una vescica di pesce; nell’antico Egitto usavano, ci informano, una tela di lino, (…)

(…) i cinesi sottili fogli di carta imbevuti d’olio, i giapponesi pelle di tartaruga, i romani vescica di capra.

Nel 500, poi, sotto forma di guaina di lino bagnata in soluzione di erbe e sale, il bravo preservativo fu un valido scudo contro il “morbo francese” (la sifilide); un secolo dopo compare non solo come protezione contro le malattie, ma anche nella sua utile (e ben più piacevole) veste di contraccettivo (esattamente nel 1766 un ardimentoso volantino ne fa addirittura peccaminosa pubblicità). Nel 1839 è grazie al lungimirante Charles Goodyear e al suo processo di vulcanizzazione che la gomma diventa elastica: evviva, già dai primi anni del Novecento la strada per la produzione di massa è aperta e non si fermerà più, dai pneumatici ai condom senza soluzione di continuità, le vie della provvidenza sono davvero infinite (e anche imperscrutabili).

Beh, a ognuno il suo, oggi (all’insaputa del Papa…) ce n’è di ogni tipo, forma, misura e anche colore; le farmacie ci campano con quelle belle scatolette allineate in primo piano, multicolori e attraenti, a portata di mano, popolari (neanche troppo costose, via): a piacere, ritardante, stimolante, anatomico, aromatizzato, classico (!), colorato, normale, resistente, special, sottile, extra small (!), extra large (!), anche lollipop, ce n’è anche uno «che si mette a suonare nel momento clou» (!!).

Insomma, un buon diavolo di preservativo, buono per prevenire il male, buono per lasciare tutti felici e contenti anche dopo averlo fatto. Insomma un “benefattore” per milioni e milioni da un milione d’anni (sempre all’insaputa del Papa…)

mrc

24/11/2010

La mamma di Federico: «Gli elenchi che non ho letto a “Vieni via con me”»

La mamma di Federico: «Gli elenchi che non ho letto a “Vieni via con me”»

SOCIETÀ

fonte: blog Federico Aldrovandi

Scrive sul blog il 18 novembre la mamma di Federico, Patrizia Moretti: «Purtroppo il prossimo 22 novembre non parteciperò a “Vieni via con me”. I primi contatti precedono la prima trasmissione, si erano già definiti quasi completamente poi, oggi, è cambiata l’impostazione della prossima puntata e quindi non sono più in scaletta. Certo mi dispiace, era una grande occasione, ma non cala di una virgola la mia ammirazione sconfinata per Saviano, la stima per Fazio e la redazione». Come tutti sanno l’impostazione della puntata è cambiata perché l’elenco del ministro Maroni ha “scalzato” quello di Patrizia Moretti.

La mamma di Federico  avrebbe dovuto leggere due elenchi. Eccoli:

ELENCO DELLE OFFESE RICEVUTE PER IL SOLO FATTO CHE FEDERICO E’ MORTO PER MANO DI QUATTRO POLIZIOTTI

– 54 lesioni. Ciascuna di queste avrebbe dato luogo ad un processo (Giudice F.M.Caruso)
– 3 invocazioni di aiuto rivolte da Federico agli stessi poliziotti, prima dei rantoli mortali.
– “Federico è morto perchè drogato” : dichiarazione dell’allora questore Elio Graziano
– la pm che non si è degnata di andare sul posto e noi siamo stati avvisati solo dopo 5 ore
– il fatto che a me e mio marito è stato impedito con la menzogna di vedere il corpo di mio figlio abbandonato sul selciato a poca distanza da casa
– le parole “io so sempre dov’è mio figlio” pronunciate dalla prima pm per farci sentire in colpa dopo che il blog aveva scatenato la polemica e l’urgenza di chiarezza
– “calunniatori”, “sciacalli” sono le offese e le umiliazioni dichiarate da alcuni sindacati di polizia ai media su di noi e chi ci aiutava
– il rifiuto di riceverci da parte del vescovo di Ferrara
– l’indagine per calunnia subita dagli avvocati Fabio e Riccardo che si ribellavano alle dichiarazioni ufficiali rilasciate dai vertici di Procura e Questura
– le offese rivolte alla memoria di Federico dai difensori degli imputati durante il processo nell’impossibilità per lui di difendersi
– le offese rivolte alla memoria di Federico definito “povero disgraziato” dal procuratore Minna intervenuto nel processo bis a difesa della dott.ssa Guerra
– la querela della dott.ssa Guerra nei miei confronti, nonostante lei non sia andata sul posto, non abbia sequestrato i
manganelli, le auto, non abbia raccolto testimonianze se non quella spontanea di Anne Marie Tsegueu e non abbia indagato i poliziotti che 6 mesi dopo, poco prima di lasciare il caso. Non ha avuto conseguenze disciplinari eppure ha querelato me e Lanuovaferrara che ha riportato la notizia della condanna in primo grado di suo figlio per spaccio di droga

ELENCO DEGLI ANGELI INCONTRATI DOPO CHE MIO FIGLIO E’ MORTO PER MANO DI QUATTRO POLIZIOTTI

è un elenco qui molto parziale perchè la realtà include una moltitudine di persone che ci hanno sostenuto manifestando il loro senso civico, l’esigenza umana e sociale di trasparenza e di giustizia.

– FabioAnselmo, avvocato. A lui si sono affiancati Venturi, Gamberini e DelMercato. E’ diventato la voce di Federico in Tribunale e fuori dalle aule. E non solo per Federico, anche per Stefano Cucchi, e Giuseppe Uva, e diversi altri. Assume un ruolo politico perchè non ha paura di schierarsi contro chi commette abusi di potere. Riceve minacce, richiami e querele.

-il popolo del blog costantemente presente

– il cardinal Ersilio Tonini, Arcivescovo di Ravenna. Insieme a don Domenico Bedin ci ha trasmesso il calore della fede e il calore umano della condivisione e della solidarietà

– Anne Marie Tesgueu, la cittadina di via Ippodromo. Ha dato a tutti una lezione di civiltà.
– Nicola Proto, il magistrato che ha avuto il coraggio di fare il suo dovere senza condizionamenti e lavorando in un clima difficilissimo perchè fosse fatta giustizia
-Gaetano Sateriale, sindaco di Ferrara, che si è ribellato all’ipocrisia delle versioni ufficiali in una città che aveva paura di conoscere la verità, rompendo il nostro isolamento
-Dean Buletti, Checchino Antonini, Cinzia Gubbini e tutta la stampa che ha impedito che venisse calato un velo sulle circostanze della morte di mio figlio, e Filippo Vendemmiati che ha salvato la memoria di ciò che è successo con il suo prezioso film “E’ stato morto un ragazzo”
– Francesca Boari, che ha messo nel libro “Aldro” i sentimenti miei e di Federico togliendoli dall’oblio della morte
– gli amici di Federico, a cui voglio un gran bene, e che per me sono ciascuno una parte di lui.

in data:23/11/2010 Liberazione

Sul tetto di architettura insieme agli studenti contro il Ddl Gelmini

Sul tetto di architettura insieme agli studenti contro il Ddl Gelmini

Sul tetto di architettura insieme agli studenti contro il Ddl Gelmini

”Sono salito sul tetto della facoltà di architettura di Roma per esprimere il pieno appoggio di Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra ai ricercatori e agli studenti che lo hanno occupato come forma eclatante di protesta contro il disegno di legge della ministra Gelmini”. Ne informa in una nota il segretario nazionale del Prc/Federazione della Sinistra, Paolo Ferrero. “Chiediamo al parlamento di bocciare questa legge che opera per la distruzione dell’università pubblica – conclude Ferrero – Da parte nostra esprimiamo dunque il pieno sostegno a questa lotta contro il governo dell’ignoranza e della miseria”.

http://www.youtube.com/watch?v=6AgrwnEnTeo&feature=player_embedded

Traffico rifiuti:arrestati vertici Riso Scotti Energia

Traffico rifiuti:arrestati vertici Riso Scotti Energia

di Giovanni Giovannetti

Dal nuovo stabilimento della Riso Scotti al Bivio Vela vanno e vengono gli autoarticolati. Passano davanti alla ruota del mulino e alle bandiere dell’Europa dell’Italia e della Romania. Portano il risone da lavorare (200.000 tonnellate l’anno, il 18% della produzione nazionale; in Italia, il 95% del risone è coltivato nelle provincie di Novara, Vercelli e Pavia): pulitura, sbramatura, sbiancatura per 15 tonnellate di materia prima ogni ora.
All’alba di martedì 17 novembre, insieme al primo camion, alla Riso Scotti Energia sono arrivati gli agenti del Corpo Forestale. Sequestrato l’impianto di co-incenerimento; arresti domiciliari per il presidente Giorgio Radice e per il consigliere delegato e responsabile dell’inceneritore Giorgio Francescone, accusati di traffico illecito di rifiuti, truffa e falso. Truffa perché la Riso Scotti Energia, oltre a percepire sovvenzioni per la produzione di energia pulita, avrebbe venduto a termovalorizzatori e aziende agricole la lolla miscelata a quei rifiuti nocivi che non avrebbero dovuto nemmeno passare di lì; un business calcolabile in 30 milioni di euro. Falso per via della contraffazione dei certificati di analisi.
Oltre alle biomasse vegetali come la lolla, il cippato di legno vergine e altri rifiuti speciali non pericolosi e trattati, per quel camino sarebbero invece passati anche rifiuti di varia natura, quali legno, plastiche, imballaggi, fanghi di depurazione di acque reflue urbane ed industriali, ed altri materiali misti. L’elenco delle schifezze comprende anche le «terre nere dalla pulitura delle strade», roba tossica. Interrogato nel giugno scorso, un dipendente di Scotti Energia avrebbe «visto due volte il camion di Asm scaricare nella lolla del riso i rifiuti provenienti dallo spazzamento stradale».
Tra il 2005 e il 2009 la Riso Scotti Energia ha ottenuto dal Gse (Gestione dei Servizi Elettrici) sovvenzioni statali per 21 milioni di euro, destinati all’energia proveniente da fonti rinnovabili, per un totale di 60 milioni, dal 2002 a oggi. Un terzo di questi soldi sarebbero stati incassati senza che il gruppo agroalimentare pavese ne avesse diritto, perché le fonti non erano “rinnovabili”. Infatti nell’inceneritore finiva una miscela composta solo per il 10 per cento da lolla: il resto erano plastiche (70 per cento) e legnami (20 per cento). Insomma, se l’accusa fosse confermata saremmo di fronte a una truffa ai danni dello Stato e dei contribuenti. Peggio: cadmio, cromo, mercurio, piombo, nichel e altri metalli pesanti nocivi ce li ritroveremo nelle falde acquifere, nel ciclo alimentare, nell’aria e nei polmoni. Controlli? Dal 2007 il rilevatore interno registra l’assoluta assenza di sostanze nocive, con valori prossimi allo zero: «Un risultato semplicemente impossibile per impianti di questo tipo», osserva il capo della Forestale lombarda Ugo Mereu.
Oltre ai due dirigenti, sono agli arresti domiciliari l’ex direttore tecnico dell’inceneritore Massimo Magnani, il direttore del laboratorio Analytica di Genzone Marco Baldi (incaricato delle analisi sui rifiuti), il tecnico del laboratorio Silvia Canevari, l’impiegata Cinzia Bevilacqua, e Alessandro Mancini amministratore della Mancini Vasco Ecology di Montopoli in Valdarno (Pisa), uno dei fornitori dei rifiuti irregolari.
L’indagine “Dirty Energy” della Procura pavese è tuttora in corso. Le bocche sono cucite. Qualche altra informazione la si può ricavare scorrendo i quotidiani toscani. Ad esempio, il “Corriere di Maremma” collega l’operazione “Dirty Energy” all’indagine toscana “Golden Rubbish”, che a sua volta «ha preso spunto da uno stralcio della Procura della Repubblica di Napoli – scrive il giornale – in merito al traffico di rifiuti prodotti dalla bonifica dell’area dell’ex Italsider di Bagnoli, che ha individuato in Toscana la loro ultima destinazione». Secondo i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (Noe) di Grosseto, l’organizzazione ruotava attorno alla Agrideco di Scarlino, società che «oltre ad avvalersi di una rete di produttori, trasportatori, laboratori di analisi, impianti di trattamento, siti di ripristino ambientale e discariche, regolava, gestiva e smaltiva nel suo impianto il flusso di rifiuti».
Il 26 giugno 2008 all’Agrideco un’esplosione uccide Doru Martin, un operaio rumeno dì 47 anni. Nella fabbrica c’erano grandi quantitativi di bombolette spray a gas propano liquido, altamente infiammabile, prodotti da un’importante multinazionale del settore cosmetici, arrivati dalla Lombardia senza alcuna analisi preventiva, a cui erano stati attribuiti i codici – manifestamente falsi – dei rifiuti non pericolosi.
L’indagine del Noe porta ben presto in diverse parti d’Italia, soprattutto al nord: vengono denunciate 61 persone, con l’accusa di associazione per delinquere, omicidio colposo, lesioni personali colpose, incendio, traffico illecito di rifiuti, gestione non autorizzata di rifiuti, falsificazione dei registri e notificazioni e falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico (tra gli indagati anche l’imprenditore mantovano Steno Marcegaglia, padre del presidente di Confindustria Emma e presidente dell’omonimo gruppo).
Disastro ambientale? Presto sapremo. Ma è lecito domandare quale danno hanno potuto arrecare i metalli pesanti usciti dal camino della Scotti Energia e dispersi nell’aria: in due anni, figurano bruciate circa 40mila tonnellate di rifiuti pericolosi. Dove li potremmo ritrovare? Nei campi? Nel ciclo alimentare? Nei polmoni? L’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpa) nega il pericolo; Legambiente minimizza; il sindaco Cattaneo rinnova «la sua stima per la Riso Scotti…». Ma se tutto era a norma, per quale motivo il giudice Erminio Rizzi – la cui prudenza è leggendaria – dopo un’indagine durata anni, ha firmato sette ordinanze d’arresto e ha sequestrato l’impianto? E l’Asl? Ecomafie? Perché dell’inceneritore si occuperà anche il Dda? Sulla centralina di controllo dei fumi corrono strane voci: era funzionante? Un bruciatore progettato per la lolla e destinato alla produzione di energia da biomassa non è compatibile con rifiuti che richiedono temperature molto elevate (secondo una recente verifica tecnica, l’impianto differisce «in maniera sostanziale»). Quando si bruciano metalli a bassa temperatura si possono sprigionare diossine, estremamente tossiche e cancerogene. I fumi venivano filtrati? Oltre al traffico illecito, è lecito temere danni per la salute dei cittadini? Attendiamo risposte dall’Arpa, dall’Asl, da Legambiente, dal sindaco Cattaneo e dalla locale Procura.
E Dario Scotti? Al momento il «dottor Scotti» preferisce il silenzio, dichiarandosi pronto a costituirsi parte civile «se sarà necessario, per difendere la sua azienda», precisando che Scotti Energia e Riso Scotti sono disgiunte. E chi intascava i fondi pubblici? (un business nel business, come se il riso fosse un sottoprodotto della lolla, e non il contrario). E i proventi della vendita dei veleni? Quelli usati come lettiere per maiali e pollai da alcuni grandi allevamenti zootecnici del Piemonte, della Lombardia e del Veneto. Evabbè…

in data:23/11/2010 Liberazione

Giovanni Impastato, fratello di Peppino, si iscrive alla Federazione della Sinistra

Giovanni Impastato, fratello di Peppino, si iscrive alla Federazione della Sinistra

Giovanni Impastato, il fratello di Peppino Impastato, comunista ucciso brutalmente dalla mafia nel ’78, dopo essere intervenuto oggi al primo congresso nazionale della Federazione della Sinistra, ha annunciato di aver deciso di iscriversi all’organizzazione che aggrega Prc, Pdci, Socialismo 2000 e Lavoro e Solidarietà perché politicamente e culturalmente rappresenta una delle realtà più attive contro le mafie in Italia.

http://www.youtube.com/watch?v=NWGDs5n5LQ8

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Il gruppo consiliare di Rifondazione Comunista di Pavia, contro il progetto di discarica per lo smaltimento di cemento-amianto/inerti sul sito di “Cava Villa”

Pavia, lì 18/11/2010

PROVINCIA DI PAVIA

Gruppo Consiliare

P.R.C.

Al Presidente

della Provincia di Pavia

Vittorio POMA

S E D E

Al Presidente del

Consiglio provinciale

Bassanese Luigi

S E D E

OGGETTO: Mozione sul progetto di recupero di “Cava Villa” come deposito controllato di rifiuti inerti e speciali non pericolosi.

I sottoscritti Forti Teresio ed Invernizzi Giuseppe, Consiglieri provinciali del Partito della Rifondazione Comunista –Federazione della Sinistra:

consapevoli che, la presenza di cemento-amianto nella nostra provincia è un problema cha va assolutamente affrontato;

convinti che, il modo più adeguato per affrontarlo sia una corretta programmazione in ambito provinciale che parta da dati certi risultanti da un serio censimento del quantitativo realmente presente nella nostra provincia;

ritenuto che, tali dati siano indispensabili per determinare le congrue dimensioni dei siti necessari allo smaltimento per le sole esigenze provinciali;

consci che gli stessi siti debbano essere individuati anche attraverso approfonditi studi idrogeologici del territorio;

appreso che la Società “Risorse Future srl” ha già presentato un progetto di recupero sul sito “Cava Villa” (Cava Manara-San Martino Siccomario) per lo smaltimento dei rifiuti in oggetto;

-tenuto conto che, è già stata convocata per il 02/12/2010, presso la Regione Lombardia, la “Conferenza dei Servizi” per il S.I.A. (Studio Impatto Ambientale), dalla quale sono stati inspiegabilmente esclusi i Comuni limitrofi;

chiedono che nel prossimo Consiglio Provinciale sia discussa la seguente mozione

“Il Consiglio Provinciale della Provincia di Pavia si esprime in senso contrario al progetto di discarica per lo smaltimento di cemento-amianto/inerti sul sito di “Cava Villa” e impegna questa Provincia a promuovere in tutti i Comuni, il censimento della quantità di cemento-amianto, al fine di predisporre un piano adeguato per il suo smaltimento attraverso una corretta programmazione pubblica che tenga conto, nell’individuazione dei siti, anche delle indicazioni risultanti dagli studi idrogeologici”.

I Consiglieri di P.R.C.

Forti Teresio

Invernizzi Giuseppe