Archivio for gennaio, 2011

Bologna: migliaia di metalmeccanici in piazza con la Fiom

Metalmeccanici in sciopero contro il modello Marchionne, sfilano anche gli studenti medi e universitari. Landini: “La confederazione vada allo sciopero generale”. Camusso: “Difenderemo sempre il contratto nazionale”. Venerdì si replica nel resto d’Italia.

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http://www.rassegna.it/articoli/2011/01/27/70758/bologna-30mila-in-piazza-con-fiom-e-cgil

Mandiamoli a casa

28_gennaio_3

Programma serata per la Memoria del giorno 27 gennaio, presso la Coop. Portalupi

Programma serata per la Memoria del giorno 27 gennaio, presso la Coop. Portalupi

Nella serata del 27 gennaio, presso la cooperativa Portalupi la sez. vigevanese di Punto Rosso proporrà alcuni filmati per ricordare la Giornata della memoria.

Dopo una breve sequenza di un’intervista al mortarese Aldo Mascherpa, recentemente scomparso,  deportato al lager di Bolzano, verranno proiettati brani dal documentario “Shoah” di Claude Lanzmann. L’autore, attraverso ricerche durate 11 anni con 350 ore di ripresa, è riuscito a ricostruire l’indicibile. Con interviste a sopravvissuti, a storici, ai contadini e ai ferrovieri polacchi che furono indiretti testimoni della deportazione, e agli stessi nazisti, è riuscito a ricostruire il dramma dei deportati ebrei mandati nei campi di Auschwitz e Treblinka. Una grande preoccupazione dei nazisti è stata cancellare tutte le tracce, ma non hanno abolito tutte le memorie e, sotto mimetizzazioni, ricordi spezzati dal pianto, fredde ricostruzioni, Lanzmann ha saputo rivelare e farci rivivere quelle orribili realtà.

I nazisti fecero di tutto per disumanizzare le proprie vittime: foto in 3 pose come per i criminali, un numero al posto del nome, tute a strisce, falsi certificati di morte, è questa l’immagine delle persone internate e uccise dietro il filo spinato. Stuchen, pezzi, venivano chiamati

Ma ognuno di loro era una entità umana, unica, irripetibile, parte di una comunità religiosa, o nazionale, di una cerchia di amici, parte di una famiglia.

Per completare il quadro della storia della deportazione, e far luce anche sugli aspetti di lotta contro la disumanizzazione che avvennero anche nei campi, alla fine della serata verranno proposti brani di interviste filmate a tre deportati politici. Sono piccoli esempi, ma significativi di resistenza morale, avvenuti in 3 diversi campi: Mauthausen, Dachau, Flossenburg, testimoniati evidentemente da sopravvissuti, che possano però incarnare i pensieri di tutte quelle vittime dei lager, cui non fu possibile lasciare dopo di sé qualche espressione del proprio umano sconforto e del proprio amore per ogni cosa e ogni persona che era stata loro cara e amata.

Complessa è la vicenda delle vittime, che pur nella degradazione in cui furono spinte, cercarono spesso di salvaguardare la loro umanità con pericolosissime azioni di sabotaggio sul lavoro, con la costituzione di gruppi clandestini di resistenza, fino a evasioni dagli stessi campi di concentramento.

La deportazione fu anche un momento importante di resistenza. Vi fu un’opposizione al nazismo anche nei campi, che si esplicò non tanto nei pochi episodi di rivolta aperta o di sabotaggio dichiarato quanto nella difficile, quotidiana difesa contro la spersonalizzazione. Il comportamento nei lager, il rifiuto dell’abbrutimento, dell’essere ridotto a numero fu un grande esempio prima di tutto di strenua affermazione d’una dignità umana calpestata e negata, d’una solidarietà che veniva praticata anche in situazioni estreme.

Anche una voce spezzata può dar senso a una storia “di tutti”, proprio perché è storia di gente normale (resistenti ed ebrei, giovani e anziani, donne e bambini), e può ancora dimostrarsi viva e vitale, con le sue scelte, i suoi drammi, le sue passioni, ma, soprattutto, con i suoi interrogativi sulle radici individuali e collettive del razzismo e dell’antisemitismo, del conformismo e della xenofobia, dell’ossequio passivo e amorale alle gerarchie.

La Shoah è figlia del nostro tempo e della nostra civiltà: è questa la sconvolgente verità che ogni giorno Auschwitz ci rammenta sinistramente.  L’insegnamento di Auschwitz non può prescindere dalla discesa in quei “gironi della responsabilità” in cui possono essere collocati tutti coloro che, a vario titolo, si macchiarono di correità con il regime nazista, dagli esecutori materiali ai burocrati, dai persecutori convinti ai conformisti, dai testimoni più o meno prossimi a quegli spettatori distaccati, su cui hanno pesato non pochi silenzi e titubanze.

Auschwitz non può essere confinato in un passato lontano e irripetibile, ma irrompe con veemenza nella contemporaneità, venendo a turbare le nostre coscienze. Se è vero che i tempi sono radicalmente mutati, resta il fatto che gli “ingredienti” alla base del micidiale innesco: l’apparato tecnico-industriale, l’efficienza burocratica, l’ideologia, la manipolazione mediatica del consenso delle masse sono tutt’altro che scomparsi. Nuove congiunture storiche potrebbero riavviare il processo deflagrante. Su di noi, abitatori del XXI sec, ancora incombe l’ombra di Auschwitz.

Berlusconi, specchio del paese peggiore

Berlusconi, specchio del paese peggiore

di Annamaria Rivera

Non vedo la tv da molti anni. Ma, grazie al video pubblicato in rete, ho potuto valutare la portata enorme dell’irruzione del Caimano nella trasmissione di ieri di Gad Lerner. Al quale rivolgo solidarietà e ammirazione per la lezione di signorilità, tanto indignata quanto composta, che ha dato al volgare parvenu che si crede dio. Solo se si è ciechi, sordi e insensati si può non comprendere che in quella incursione è concentrato tutto il senso del berlusconismo, la sua patologia psicologica e comportamentale, ancor prima che politica. Ormai Papi ha perso la testa: è in preda a un delirio di onnipotenza che confligge con l’ancor vaga percezione della decadenza e della fine. E’ questa percezione indistinta che lo induce alla furia compulsiva con cui, feticisticamente, consuma corpi e immagini femminili nelle notti di Arcore allietate da ospiti prezzolate, nel tentativo vano di esorcizzare la vecchiaia, l’impotenza, la perdita di potere. Ma, quanto più questa percezione va facendosi strada nel subconscio, tanto più egli reagisce con gesti degni di un despota mediocre e grossolano: da Repubblica delle Banane, come troppe volte si è detto con una metafora inappropriata. Perfino il grezzo Ben Ali -costretto dalla rivolta popolare a una fuga precipitosa e disonorevole, nondimeno incapace di resistere alla tentazione di portarsi dietro la cassa come un qualsiasi furfante- ci appare più composto del Caimano. Il quale svillaneggia e minaccia, strepita e ricatta con stile degno del venditore di spazzole qual è stato. L’irruzione ne “L’Infedele”, dicevo, contiene per intero il senso del fenomeno Berlusconi. Anzitutto, la concezione proprietaria non solo della politica, bensì di qualsiasi entità, materiale o immateriale, egli pensa sia alla sua portata: le istituzioni repubblicane, gli alleati, la magistratura, le forze dell’ordine, la comunicazione, l’elettorato, i corpi e le menti femminili…Esemplare è l’ingiunzione rivolta all’eurodeputata Iva Zanicchi ad abbandonare “l’incredibile postribolo televisivo”. L’inventore della tv postribolare e dei postriboli imperiali, il corruttore di minorenni e di magistrati, è persuaso che anche i parlamentari della sua maggioranza, soprattutto se donne, siano cose di sua proprietà. Tutto gli appartiene, tutto deve essere posto al suo servizio. E quando qualcosa o qualcuno sfuggono al suo dominio, si mette a strillare come un bambino al quale sia stata sottratta la marmellata che ha cercato di rubare. Questo impasto di dispotismo, sovversivismo, sessismo maniacale, qualunquismo, ignoranza dei fondamenti della storia, della democrazia, delle istituzioni repubblicane (avrà mai letto la Costituzione?) non è – come ho detto – un fenomeno esotico da Repubblica delle Banane, né regge la metafora abusata del “sultanato”. Che piaccia o no, Berlusconi è lo specchio del Paese. E’ il precipitato perverso, tradotto nel linguaggio moderno della società dello spettacolo e del neoliberismo, dell’italietta che non ha mai fatto i conti per davvero con l’eredità del fascismo e con la cultura del qualunquismo; che s’illude di dominare i processi di modernizzazione e di globalizzazione con i vecchi espedienti dell’individualismo e del cinismo, dell’arrangiarsi e del delegare i propri interessi a un capo o capetto. E’ questo, insieme alla debolezza suicida dell’opposizione, che spiega come mai il crepuscolo grottesco non solo del despota ma dell’Italia intera non susciti ancora moti di piazza. D’altronde, non siamo mica in Tunisia…

in data:26/01/2011 Liberazione

Jazz alla Cooperativa Portalupi. Divertimento assicurato!!

venerdì 4 febbraio alle ore 22.30 -

05 febbraio alle ore 0.30

Maggiori informazioni :lol:

Stefano Sernagiotto (ten. sax)
Angelo Bifezzi (piano)
Roby Perissin (d.bass)
Paolo Traino (drums)

jazz alla Portalupi

I nipoti di Mubarak

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1991 – 2011: vent’anni di attività dell’associazione culturale Punto Rosso

1991 – 2011: vent’anni di attività dell’associazione culturale Punto Rosso

1991-2011: VENT’ANNI DI ATTIVITA’ DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE PUNTO ROSSO, DI CULTURA E DI POLITICA A SINISTRA, DALLA PARTE DEL PENSIERO CRITICO E DELLA GIUSTIZIA SOCIALE E AMBIENTALE GLOBALE.
NON DISPERDIAMO QUESTO PATRIMONIO E AIUTIAMO IL PUNTO ROSSO A CONTINUARE

Alla fine del novembre 1991 veniva costituita e iniziava le sue attività l’Associazione Culturale Punto Rosso. Con il convegno
“Intellettuali e rinnovamento della prospettiva comunista in Italia”, tenutosi al Teatro Franco Parenti di Milano e con la partecipazione di molti studiosi ed esponenti politici.
Da allora molto si è realizzato: numerose iniziative e convegni, moltissimi corsi di formazione della Lup, molti libri e molta
aggregazione di persone, compagne e compagni di tutte le età, sia come associati/e sia come partecipanti alle iniziative, al lavoro del Punto Rosso ecc. Numerosi Punto Rosso locali, primo fra tutti il Punto Rosso Carrara e poi via via gli altri, nel frattempo sono sorti e hanno svolto, spesso con enormi difficoltà economiche e tuttavia con grande generosità e intelligenza, il lavoro prezioso di proporre aggregazione, cultura e politica nei vari luoghi dell’Italia.
Dopo l’estate 2011, tra settembre e novembre, celebreremo l’anniversario con iniziative e dibattiti di cui vi informeremo nel
corso della primavera.
Ora, giunti a questo punto, facciamo appello a chi ancora non ha sottoscritto per la campagna di sopravvivenza 2010-2011 di muoversi, di superare l’inerzia e la pigrizia, e di procedere. Siamo ancora ben lontani dall’obiettivo posto. Facciamo in modo che il Punto Rosso possa continuare a svolgere le proprie attività, a superare questo difficile momento, nel ventennale della propria esistenza. Invitiamo chi si è associato direttamente al proprio Punto Rosso locale di riferimento di sostenerlo e di sottoscrivere per farlo sopravvivere.
Grazie.

Associazione Culturale Punto Rosso

http://www.puntorosso.it/

Mappa degli scioperi del 28 gennaio della Fiom

Clicca sul Link sotto:

http://maps.google.it/maps/ms?hl=it&gl=it&ie=UTF8&msa=0&msid=208459861660532272403.00049a33de10fdb03523b&z=6

“In direzione ostinata e contraria”

“In direzione ostinata e contraria”

Il circolo di Rifondazione Comunista di Mortara, vara l’iniziativa di incontri mensili “In direzione ostinata e contraria”. Primo appuntamento sulla non violenza il 28/01/2010 con la mortarese Veronica Trevisan

Oggi nel mondo aumentano sempre piu’ conflitti tra nazioni ma anche conflitti sociali. Nei nostri paesi , nella nostra vita quotidiana sempre più assistiamo a fenomeni di razzismo , a violenze “civili”, ad un aumento di -criminalità organizzata, a disintegrazione sociale e anche alla diffusione nelle nostre scuole, di fenomeni di «bullismo», o di «mobbismo» nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro. Tutti questi fenomeni ci portano a riflettere su come nascono e si sviluppano i conflitti , ai modi per trasformarli e risolverli in positivo, al ruolo della nonviolenza cosi poco considerata ma cosi anche oggi attuale?

Quali autori , quali metodi quali studi , quali esperienze personali possiamo mettere in campo per creare situazioni migliori di vita e di conseguenza creare la percezione di un futuro meno spaventoso?

Venerdi 28/01/2011 nella sede di Rifondazione Comunista a Mortara in Via Cadorna 5 alle ore 21.

Ne parleremo con la Dott. Veronica Trevisan laureata in Cooperazione e Sviluppo a Pavia e con alle spalle studi sulla mediazione e trasformazioni dei conflitti conseguiti presso l’università di Pisa.

L’iniziativa sarà la prima di una serie di incontri mensili che rubando le parole a Fabrizio De Andre’ abbiamo chiamato “ In direzione ostinata e contraria” , nei quali inviteremo persone che hanno la capacità di approfondire i meccanismi della modernità e che sono capaci di prefigurare narrazioni diverse dell’esistente non più assediate dal consumo, dall’esclusione sociale, dal profitto.

Tutta la cittadinanza è invitata

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Il turbocapitalismo di Veltroni senza l’ossessione per la gnocca

Il turbocapitalismo di Veltroni senza l’ossessione per la gnocca

Riunita al Lingotto la corrente dell’ex sindaco di Roma. Con Bersani che cerca di cancellare le differenze

Veltroni: «Basta con il Novecento, viva Marchionne e il federalismo»

Maurizio Pagliassotti

Torino

«Sono grato a Veltroni, faremo tesoro della sua disponibilità, abbiamo già avviato contatti con l’opposizione e il confronto inizierà già dalla fine di questa settimana». Silvio Berlusconi, aprile 2008. «Per primi abbiamo fatto scelte coraggiose e innovative». Walter Veltroni, stesso periodo. Il risultato della rivoluzione veltroniana che distrusse la sinistra e legittimò Berlusconi come mai prima lo possiamo leggere nelle cronache scollacciate di questi giorni. Una persona normale di fronte ad una cantonata così sarebbe fuggito lontano, magari a fare volontariato in Africa. Veltroni e il suo pezzo di partito no. Si chiamano Modem: i democratici moderati e si sono incontrati ieri a Torino al Lingotto. Differiscono dai pericolosi estremisti di Bersani perché odiano la sinistra. Perché i mesi passano, gli anni passano ma il problema di Veltroni rimane sempre la sinistra. Perché non è sufficiente demolirla politicamente, è necessario abbattere anche quanto costruito in cinquant’anni. Soprattutto a Torino dove lo spauracchio di Airaudo, candidato sindaco alternativo a Fassino, diventa un pericoloso passaggio da contrastare. Certo oggi Berlusconi è un uomo politicamente morto e quindi anche Veltroni e suoi possono coraggiosamente sparargli addosso. Ma nuovi padroni da inseguire sono all’orizzonte: la Lega con il federalismo, Marchionne e la demolizione del contratto nazionale, Fini, Casini…

Così Veltroni al Lingotto di Torino rilancia il suo rivoluzionario progetto alternativo: superare ciò che rimane del Novecento. Lo dice anche lo slogan che sovrasta le teste dei relatori: “Fuori dal novecento.” Uno slogan che in questa città, dove la Fiat demolisce la contrattazione sindacale figlia della Costituzione (anch’essa da buttare perché fatta nello scorso secolo?) fa paura. Ecco, è questa la grande differenza tra il Pd che ieri ha mostrato i muscoli al Lingotto e quello di due anni fa. Oggi Veltroni e compagni incutono timore perché vogliono spingersi dove nemmeno Berlusconi ha osato.

Così ieri a due passi dagli uffici di Marchionne si sono celebrati due revival di clamorose sconfitte. Quella del 2008 quando l’idea del partito interclassista ebbe come unico effetto distruggere la sinistra e regalare il paese al compulsivo presidente del consiglio attuale, e la convention pro Tav, che solo nove mesi fa riuscì a far perdere alla Bresso trentamila voti che poi hanno fatto vincere il leghista Cota. E’ uno schema classico così composto: venire a Torino, dilagare nel terreno della destra, perdere. Al Partito Democratico piace così, piace infangare la sinistra per fare vincere la destra.

Ieri la sala gialla del Lingotto era gremita di uomini di partito incravattati, circa un migliaio. In quella blu il popolo dei capelli bianchi, quelli che rimangono fedeli alla linea del partito dei tempi che furono. Nella sala bella il trionfo di Veltroni è stato evidente. In quella blu, disadorna e fredda, gli applausi maggiori sono andati al dimenticato Soru e ad altri personaggi minori.

Nel partito che non è mai chiaro nei contenuti, come dice Rita, docente di inglese, capitata un po’ per caso al Lingotto («dobbiamo cambiare!» Che cosa? come? «Dobbiamo stare vicino!» A chi? Come?), non tutti hanno il coraggio di dire cosa significhi “fuori dal novecento.” Ci pensa panzer Chiamparino che ha il grande pregio di non essere vago e fumoso. Dice il sindaco nella chiosa del suo discorso: «E’ necessario guardare a chi non crede più in Berlusconi.» E poi due esempi di nuove cose di “sinistra” post novecento: «Non è più tempo di beni comuni intoccabili. Ad esempio: è la gestione di risorse come l’acqua ad essere un bene comune, non il bene comune in sé.» E’ chiaro dove sta andando questo partito? Traduzione: l’acqua si può privatizzare. E per non lasciare spazio a dubbi oltre all’acqua il sindaco di Torino, cita, in maniera meno netta però, gli asili. Il tutto perché, come al solito, ci sono intrallazzatori nelle partecipate che rendono inefficace la gestione dei famosi beni comuni. Applausi nella sala gialla e profusione. E’ il turbocapitalismo senza l’ossessione per la gnocca.

E poi ovviamente al Lingotto è tutto un sì al federalismo della Lega, a Marchionne, al bipolarismo. Rispetto la Fiat Veltroni dice in sostanza che la politica non può fare nulla se non stare dietro al più forte. Ma ha fatto la voce grossa chiedendo nuove relazioni sindacali, dimenticando che i sindacati in Italia con l’assenso del Pd vengono aboliti con referendum fatti vergognosamente sulla pelle di 5500 uomini e donne sotto ricatto. Perché per Veltroni non c’è nulla da difendere ma tutto da cambiare: «Dobbiamo avere il coraggio dell’innovazione, il motto dei democratici non può essere difendere ma cambiare. Questo non è nuovismo, è realismo. In un mondo nel quale tutto cambia velocemente se i democratici si chiudono in difesa non potranno impedire il cambiamento.» Il povero Bersani ha commentato: «L’intervento di Walter è stato molto bello, non vedo lontananze, sul piano programmatico è possibile una sintesi di Torino.» Oliviero Diliberto, ieri a Torino per un incontro organizzato dalla Fds, ha commentato: «Uscire dal Novecento? E’ una sciocchezza pericolosa, un suicidio. L’operazione di Marchionne indebolisce in maniera drammatica la contrattazione e quindi i diritti dei lavoratori.

E’ questo uscire dal Novecento?»

23/01/2011 Liberazione

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