Checchino Antonini
Contro la guerra per sostenere le lotte per la libertà dei popoli mediterranei, per l’accoglienza dei profughi, contro le occupazioni militari, per il disarmo e un’economia più giusta, per fermare i bombardamenti sulla Libia e aprire la strada a una soluzione politica coerentemente democratica. Per tutto questo ci sarà una mobilitazione diffusa sabato prossimo, a Roma e in tantissime altre piazze d’Italia. Per tutto questo si sta già manifestando e si farà ancora dopo il 2 aprile. L’elenco delle adesioni alla giornata di mobilitazione è lunghissimo: dai partiti della sinistra alle reti di centri sociali e sindacati di base, dai collettivi studenteschi alla Fiom fino alle grandi associazioni Libera, Arci, Emergency. Ieri, a Trapani e Roma si sono tenute due manifestazioni no war.
Al grido di “Trapani non é in guerra. Riaprite l’aeroporto civile di Birgi”, un corteo è partito da Marsala per la piena riattivazione dello scalo civile chiuso dal 21 marzo per consentirne l’uso al 37mo Stormo dell’Aeronautica militare per i bombardamenti in Libia e di fronte al quale, nei giorni scorsi, c’è stato un presidio promosso da Rifondazione. Riferisce Marco Santopadre, direttore di Radio Città Aperta di Roma, che la protesta di ieri è stata organizzata da un comitato spontaneo composto da «operatori turistici e dipendenti aeroportuali. Massiccia la partecipazione di esponenti politici, amministratori locali, di rappresentanti della Camera di commercio e della Confcommercio. A manifestare anche studenti, tassisti, albergatori e lavoratori penalizzati dalla chiusura al traffico civile come i dipendenti dell’Airgest in presidio permanente». I No War romani si sono incontrati nel pomeriggio di fronte alla Bocca della Verità: «La vera protezione da garantire è quella per gli immigrati in fuga da guerre e miseria», spiegano i promotori del Coordinamento Romano “Niente sangue per il petrolio” che si prepara, insieme alle altre forze mobilitate nel resto d’Italia, sia alle piazze di sabato, sia ad un’altra giornata di lotta prevista per il prossimo 9 aprile.
Sul fronte della diplomazia dal basso, Carlo Petrini, fondatore di Slow food, immagina di mettere a un tavolo pescatori tunisini, egiziani, libici, marocchini e algerini a fare la pace con quelli italiani dopo tanti anni di competizione. Ieri Petrini ha sollecitato Genova a ospitare a fine maggio almeno 50 pescatori nordafricani in occasione di Slow fish. Non è un caso che Slow food faccia parte del percorso per il decennale delle giornate del Genoa social forum. Restando sotto la Lanterna bisogna ricordare le pacifiste e i pacifisti che da undici anni, da 461 mercoledì, contestano la guerra “umanitaria” in Afghanistan sui gradini del palazzo Ducale di Genova. Succederà anche oggi quando i pacifisti genovesi riproporranno dieci domande che smontano il senso comune bellicista e che volentieri riproduciamo:
Perché solo ora la comunità internazionale si accorge che Gheddafi è a capo di un regime autoritario?
Chi sono gli insorti libici, e chi rappresentano?
Perchè il Parlamento italiano non ha disdetto il Trattato economico e militare con la Libia?
Perchè l’Italia ha venduto le armi alla Libia?
Quali sono stati gli effetti dei più recenti interventi militari “umanitari”?
Perchè il Consiglio di Sicurezza ha votato un documento generico che consente a chiunque di bombardare la Libia anzichè inviare osservatori e forze di interposizione a difesa dei civili?
Perché l’Onu schiera a difesa degli insorti i paesi ex coloniali con grossi interessi economici in Libia;
e perchè coinvolge la Nato e non paesi veramente “terzi”?
Perché gli insorti libici provocano l’indignazione internazionale mentre altri massacri (Palestina, Bahrein, Sudan) sono di serie B?
Perché l’Arabia Saudita si è schierata a fianco degli insorti libici ma reprime ogni tentativo interno di democratizzazione e ha spedito soldati a reprimere le proteste in Bahrein
(45 morti)?
Perché l’Italia respinge i barconi con i profughi, se ha a cuore le sorti delle vittime della guerra?
Perché i sinceri difensori della nostra Costituzione non scendono in piazza a difendere l’articolo 11?
Chi ha proposto Barack Obama per il Nobel per la pace?
30/03/2011 Liberazione