Archivio for giugno, 2011

Programma festa di Rifondazione Comunista di Bubbiano

Festa Bubbiano

Corte dei miracoli: “MINI-TOUR RESISTENTE”

CORTE DEI MIRACOLI: La Banda del Folk
.: Dall’Irish alle pizziche pugliesi, dalle Mondine ai Partigiani…la musica della Resistenza, della Memoria, della Lotta :.

Il “MINI-TOUR RESISTENTE” dopo il mese di giugno ricco di belle emozioni, prosegue senza sosta… ecco tutti i LIVE di LUGLIO!
Vi aspettiamo…

1 luglio @ Festa di Rifondazione – Bubbiano (MI) c/o Campo Sportivo “Andrea Medici” – ore 21:30

2 luglio @ “la Corte a nozze” – Festa Privata (Turano Lodigiano)

16 luglio @ Casa Circondariale di Pavia

16 luglio @ Carpiano Music Fest – Carpiano (PV) c/o Parco Aironi – ore 21:30

22 luglio @ Festa dell’Unità – Brembio (LO) – ore 22:00

Come sempre…
FOOOOOOOLK!!!


Maggiori info, video Live e tutti i concerti su:
Sito: http://www.cortedeimiracoli.net
Gruppo Facebook: http://www.facebook.com/home.php?sk=group_208963645806178
Youtube: http://www.youtube.com/cortefolk
MINI_TOUR_RESISTENTE_luglio2011_small

Immagini della terza festa di Rifondazione Comunista di Vigevano

Immagini della terza festa di Rifondazione Comunista di Vigevano

Fateci spazio in stato di agitazione contro la Giunta Leghista di Vigevano

Ciao,

subito una domandina da 1 milione di euro: lasciare che il Fateci Spazio venga fatto a pezzi è un costo sociale che possiamo permetterci?!

Prima buona notizia: Sabato scorso al FS si è tenuta una partecipata Assemblea Pubblica alla presenza dell’Assessore alle politiche giovanili Brunella Avalle. Presto giudicherai tu le sue affermazioni su You Tube.

Seconda buona (?) notizia: Lunedì 4 il Sindaco ci riceverà. Le mamme del Comitato porteranno ad Andrea Sala i saluti dell’Assemblea e la mozione votata Sabato scorso a maggioranza.

Con la mozione le mamme chiedono che:

venga sospesa in Consiglio Comunale l’approvazione della variante al piano regolatore comunale. Tale variante( in votazione a luglio) adibirà l’area del FS a edilizia residenziale. Trasformando così un prezioso bene comune in bene privato a vantaggio di pochi abbienti,

venga aperto ufficialmente un tavolo di confronto con la società civile – e in primis con i genitori e utenti del FS – per trovare una soluzione il più largamente condivisa.

ATTENZIONE!

Se la variante passa, passa la linea della sconsideratezza. Si ufficializza infatti il rischio che tutto il patrimonio di conoscenze e saper_fare accumulatosi per anni nei locali del FS venga fatto a pezzi, letteralmente disperso. Un ennesimo costo sociale che non possiamo permetterci!

Se la variante passa, quindi, dovremo ancora mobilitarci per rivendicare i nostri diritti, e il tuo sostegno e la tua partecipazione diverranno risorse sempre più preziose.

Per favore, se anche Tu ritieni che lasciar chiudere il FS sia un costo sociale che non possiamo permetterci:

  1. firma e fai firmare la mozione votata Sabato che abbiamo messo on line e presenteremo al Sindaco per sospendere l’approvazione della variante. Fallo entro il 3 luglio: è come se anche Tu avessi partecipato all’Assemblea!

http://www.ipetitions.com/petition/nonfateciapezzimozione1/

Inoltra questa mail alla tua list.

Firmiamo e facciamo firmare, più siamo e più contiamo!

Grazie!

Non ci faranno a pezzi!

Non fateci a pezzi!

Comitato Genitori e Utenti del FS

Per contatti:

nonfateciapezzi.jimdo.com

nonfateciapezzi@libero.it

338 9974621

“Sull’acqua il Pd da che parte sta?”

“Sull’acqua il Pd da che parte sta?”

COMUNICATO STAMPA

Su l’acqua i cittadini italiani hanno già deciso. Il Terzo polo vuole andare in tutt’altra direzione. E il PD da che parte sta?

Con il referendum dello scorso 12 e 13 giugno i cittadini italiani hanno preso una posizione chiara sulla gestione del servizio idrico: deve essere pubblico e fuori dalle logiche di mercato e di profitto.

Ieri l’emendamento alla Legge Comunitaria presentato dal Terzo Polo anche con rappresentanti del Comitato per il No ai referendum, che riprende la proposta di legge del PD, va in un’altra direzione, costituendo una cortina fumogena dietro la quale far rientrare dalla finestra quello che era stato fatto uscire dalla porta. I movimenti dell’acqua, che hanno promosso i referendum, si oppongono a questa proposta che prevede ancora i privati come soggetti gestori e ripropone i profitti garantiti nelle tariffe .

Abbiamo già detto che c’è una legge d’iniziativa popolare sepolta nei cassetti del Parlamento dove ci sono le risposte alle volontà della cittadinanza. Continuare ad ignorarla e, perdipiù, sostenere una legge che ripropone l’attuale status quo cavalcando la vittoria referendaria è decisamente inaccettabile.

A partire proprio dal Partito Democartico al quale chiediamo di prendere una posizione chiara come ha dichiarato durante la campagna referendaria.

Sia rispettata la volontà popolare e non ci siano strumentalizzazioni, è ora che si avvii un serio percorso di ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato.

Roma, 28 giugno 2011

Ufficio Stampa Comitato Referendario 2 Sì per l’Acqua Bene Comune

ufficiostampa@acquabenecomune.org

www.acquabenecomune.org

www.referendumacqua.it

Fatecispazio: i genitori chiedono al Comune di sospendere il progetto di chiusura

(tratto da Inforete)

Fatecispazio: i genitori chiedono al Comune di sospendere il progetto di chiusura

L’asssemblea di oggi (sabato, ore 18) si è conclusa con una richiesta approvata all’unanimità dai genitori presenti: niente variante urbanistica e apertura di un tavolo di confronto

Il genitore che ha aperto l’assemblea al Centro “Fatecispazio” del quartiere Cascame è Riccardo Maria Rossi. Ha promosso un movimento che è stato chiamato “Non fateci a pezzi”. All’assemblea ha partecipato anche l’assessore Brunella Avalle (Lega) che è stata contestata per il progetto di trasferimento e chiusura del centro di aggregazione giovanile e del centro giochi per l’infanzia “Magigatto”. I motivi nascono dall’amianto presente all’interno delle pareti del centro. Amianto da bonificare? In molti hanno asserito che mantenendo le precauzioni necessarie potrebbe rimanere dov’è. Hanno preso la parola anche alcuni politici: Davide Salluzzo (Civiltà vigevanese) e Roberto Guarchi (Rifondazione comunista). Presenti anche Barbara Verza e Valter Ricci del Pd. Alla fine la mozione approvata da tutti i genitori, da presentare al sindaco di Vigevano Andrea Sala, recitava: «Presentiamo formale richiesta di sospendere l’approvazione della variante urbanistica e di subordinarla all’apertura di un tavolo di confronto».

Menu terza festa di Rifondazione Comunista di Vigevano

menuVENERDì  24 GIUGNO SERA

PRIMI PIATTI

Risotto funghi e salsiccia

Rotolo spinacci e ricotta

Tagliatelle al ragù

SECONDI

Roast-beef

Pollo alla mediterranea

Mozzarella in carrozza

CONTORNI

Patate al forno

Insalata

DOLCI

Tiramisù

Macedonia

SABATO MEZZOGIORNO

PRIMI

Pennette alla puttanesca

Insalata di riso

Fettuccine al sugo di noci

SECONDI

Lonza alla birra

Scaloppine al vino bianco

Goulash di legumi

CONTORNI

Peperoni in agro dolce

Insalata di patate

Insalata

DOLCI

Strudel di pesche

Macedonia anguria e wodka

SABATO SERA

PRIMI

Pasta al forno

Trofie al pesto

Pappardelle funghi e pomodoro

SECONDI

Vitello tonnato

Rotolini di roast-beef e caprino

Sandiwich melanzane provola e pomodori

CONTORNI

Patate al forno

Insalata mista

DOLCI

Torta pere e cioccolato

Pastiera del Giò

Macedonia

DOMENICA PRANZO LIGURE

PRIMI

Pasta al forno alla ligure

Gnocchi ai 4 formaggi

Riso venere zucchine e gamberetti

SECONDI

Costate ai ferri

Fritto misto

Tortino ligure fagiolini e patate

CONTORNI

Insalata fagiolini e cipolle

Patatine

Insalata

DOLCI

Carpaccio d’ananas con gelato

Pesche ripiene

Cannoli

DOMENICA SERA

PIATTO UNICO + DOLCE €. 10,00

COUS COUS VEGETARIANO O PAELLA

PERE GLASSATE AL CIOCCOLATO

E’ gradita la prenotazione: cell. 3396465858

BUON APPETITO E BUON DIVERTIMENTO

DAL CIRCOLO “LUCIO LIBERTINI”

DEL PARTITO DELLA

RIFONDAZIONE COMUNISTA

FEDERAZIONE DELLA SINISTRA

DI VIGEVANO

ELEZIONE DI POMA A PRESIDENTE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE: UN SEGNALE NEGATIVO

ELEZIONE DI POMA A PRESIDENTE DEL CONSIGLIO PROVINCIALE: UN SEGNALE NEGATIVO

Pavia, 22 – 6- 2011

Apprendiamo che il primo passo del Consiglio Provinciale eletto recentemente è stato l’elezione del Presidente di detto consiglio nella persona del precedente presidente della Provincia Poma. Ora che il centro-sinistra elegga a presidente del Consiglio Provinciale Vittorio Poma, presidente uscente del centro-destra, è non solo incoerente, ma, purtroppo, illuminante dell’operazione che ha portato all’elezione di Daniele Bosone. La vittoria del centro-sinistra ha poco a che vedere con i risultati positivi ottenuti in altre realtà (ad esempio Milano e Napoli) con candidati (in varia misura) alternativi alle politiche precedenti.

In provincia di Pavia abbiamo visto realizzarsi, invece di un’alternativa, una tipica operazione trasformistica di stampo democristiano. La lotta di fazioni all’interno del centro – destra ha portato Poma a fare una lista propria e, al ballottaggio, Poma ha appoggiato apertamente Bosone. Difatti i maggiori risultati a favore di Bosone si sono visti in quella fascia della provincia dove, appunto, la classica politica democristiana ha maggiore presa. E adesso Poma, pur dichiarandosi sempre uomo di centro – destra, viene nominato Presidente del Consiglio Provinciale. Ma Poma non è il medesimo uomo che, da presidente della Provincia di centro – destra, è stato responsabile, assieme alle forze politiche che lo avevano sostenuto (Pdl – Lega Nord – Udc) di quelle scelte provinciali contestate da larga parte dei cittadini, dall’autostrada Broni-Mortara, al piano cave, alla proliferazione delle centrali e degli inceneritori, ecc. ecc?

Ma Poma non è il medesimo che, in occasione del dibattito sulla Gariboldi, dopo averla difesa a spada tratta, dichiarò, in un gesto di sfida quanto mai inopportuno in una questione morale e giudiziaria di tale portata “NON CHIEDETE LE DIMISSIONI ALLA GARIBOLDI, CHIEDETELE A ME…?”

Ci si risponderà che la carica di Presidente del Consiglio Provinciale è solo istituzionale, ma a noi appare quanto mai inopportuno nominare Poma, proprio per il negativo segnale politico che viene dato, di continuità con la politica precedente. Per quanto riguarda il nostro partito ricordiamo che con il suo gruppo consigliare è stato quello che si è più battuto contro l’amministrazione Poma. Il nostro partito ha ottenuto alle provinciali quasi nove mila voti, con un aumento rispetto alle regionali del 2010, di mille centoquarantadue voti e il 3,5%, quando i vari sondaggi nazionali ci davano per scomparsi. Abbiamo mancato l’elezione di un nostro consigliere solo per la riduzione da 30 a 24 dei consiglieri provinciali, con conseguente rialzo “dell’asticella” per essere eletti. Saremo anche un piccolo partito, ma assicuriamo a chi ha avuto fiducia in noi che continueremo a batterci nel territorio sulle varie problematiche provinciali e prima di tutto contro l’autostrada Broni-Mortara.

In ultimo: il nostro gruppo consigliare precedente si è sempre espresso contro lo spostamento della sede del consiglio provinciale all’Annunciata in quanto si sostenevano spese inutili e la sala era meglio lasciarla nella completa disponibilità di altri eventi, perciò ci dispiace che la prima seduta del nuovo consiglio provinciale non si sia tenuta nella sede di Piazza Italia, dove il mosaico dietro il banco della presidenza ricorda la Resistenza.

Giuseppe Abbà

Segretario provinciale del Partito della Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra

Teresio Forti

Ex capogruppo provinciale del Partito della Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra

Giuseppe Invernizzi

Ex consigliere provinciale del Partito della Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra.

RIFONDAZIONE COMUNISTA: IL “FATECI SPAZIO” NON VA SMANTELLATO, VA RILANCIATO

RIFONDAZIONE COMUNISTA: IL “FATECI SPAZIO” NON VA SMANTELLATO, VA RILANCIATO

RIFONDAZIONE COMUNISTA: IL “FATECI SPAZIO” NON VA SMANTELLATO, VA RILANCIATO

Lo scorso 26 aprile il consiglio comunale di Vigevano, a maggioranza leghista, ha ufficializzato la “disgregazione” del centro di aggregazione giovanile “Fateci Spazio” di via Benedetto Croce. Inaugurato nel 1999 dalla giunta di centrosinistra come struttura dedicata alla socializzazione, all’espressione artistico-culturale ed all’educazione dei nostri giovani concittadini, nel corso degli anni il “Fateci Spazio” ha subito dalle successive amministrazioni di centrodestra una lenta e progressiva opera di smantellamento che ha portato al disfacimento attuale: il centro gioco per l’infanzia “Magigatto” verrà spostato alla scuola materna Cocconi Cervi, i centri estivi alla scuola primaria di Santa Maria delle Vigne, mentre il centro di aggregazione dovrebbe essere dislocato presso il “Circolab” di via Pietrasana, un luogo attualmente non agibile ed inoltre non di proprietà comunale.

Come ciliegina su una torta avvelenata dai soliti interessi economici, il “Fateci Spazio” potrebbe essere inserito nell’elenco dei beni alienabili e l’area destinata ad edilizia residenziale, ovvero disponibile per l’ennesima operazione di speculazione immobiliare volta a fare cassa.

La motivazione ufficiale? I materiali edilizi della struttura contengono amianto ed i furti al “Fateci Spazio” sono “all’ordine del giorno”. In merito all’amianto, ci spieghino allora i nostri “paladini della sicurezza” come mai altre strutture pubbliche sono rimaste per anni agibili pur con gli stessi problemi e, nel giro di una chiusura estiva, risanate senza interferire affatto sulla continuità didattica (come ad esempio la scuola materna statale di Santa Maria delle Vigne, messa in sicurezza soltanto nell’estate del 2010, dopo anni di reclami e petizioni). In merito ai furti, si tratta dell’ennesima leggenda metropolitana per creare allarme ed insicurezza sociale, senza alcuna reale “pezza giustificativa”.

La verità è che ci troviamo di fronte ad un altro passo compiuto dalla giunta guidata dal sindaco Andrea Sala sullo scellerato percorso di “smantellamento” delle politiche sociali ed educative. Sguarnendo, perdipiù, di un prezioso presidio territoriale una zona come il Cascame che reclama da anni una profonda riqualificazione.

Chiediamo: operazioni quali la chiusura dello “Sportello stranieri”, l’aumento delle rette della scuola musicale Costa senza alcun suo rilancio e lo smantellamento del “Fateci Spazio” corrispondono all’obiettivo del “perseguimento del bene pubblico” e della “salvaguardia del territorio”, sbandierati dall’attuale partito di maggioranza per racimolare voti in campagna elettorale? Non è proprio grazie a realtà progettuali come il “Fateci Spazio”, con i suoi laboratori e percorsi educativi, che si rafforza la coesione sociale e si contrastano devianza e marginalità sul territorio?

Il “Fateci Spazio” non deve essere “smantellato”, ma al contrario occorre che il Comune torni a valorizzarne il ruolo come era nei progetti iniziali, investendo in questo senso risorse e professionalità. Così come è necessario sviluppare un ampio dibattito pubblico per valutare l’utilizzo a scopi collettivi di terreni ed immobili oggi di proprietà comunale, a partire dall’area dell’ex macello, dando vita a spazi di aggregazione sociale e culturale in punti diversi della città.

Il circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista sostiene le ragioni del Comitato dei genitori ed utenti del “Fateci Spazio” denominato “Non fateci a pezzi!” (per informazioni è possibile consultare il sito internet nonfateciapezzi.jimdo.com, dove si trova anche il testo di protesta da inviare alla e-mail del sindaco) ed invita quindi tutti i cittadini e le cittadine a partecipare all’assemblea pubblica indetta dal Comitato per sabato 25 giugno alle ore 18 presso la sede del “Fateci Spazio” in via Benedetto Croce 18.

Alessio Galli

Roberto Guarchi

Circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista

http://nonfateciapezzi.jimdo.com/

Commenti vittoria referendum in Piazza Ducale di Vigevano

In ricordo del sindacalista Vanzati

vanzatiI compagni ti ricordano così.

Ciao Franco

VIGEVANO (PAVIA): DAL 24 AL 26 GIUGNO LA TERZA EDIZIONE DELLA FESTA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA E DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA

raccolta firme per referendum acqua festa 2010

raccolta firme per referendum acqua festa 2010

Comunicato stampa

VIGEVANO (PAVIA): DAL 24 AL 26 GIUGNO LA TERZA EDIZIONE DELLA FESTA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA E DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA

Si avvicina l’appuntamento con la terza edizione della Festa di Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra di Vigevano, che quest’anno apre sotto lo slogan “Il capitalismo non funziona. Vivere è un’altra cosa”, una frase “ripresa” da uno striscione esposto nelle scorse settimane in una delle piazze in rivolta della Spagna

L’evento si terrà infatti da venerdì 24 giugno a domenica 26 giugno presso la cooperativa Portalupi, in via Ronchi 7 alla frazione Sforzesca di Vigevano, con il sostegno della sezione di Vigevano dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi) e della gruppo locale dell’associazione culturale Punto Rosso.

Come è ormai diventata tradizione, saranno politica, cultura, musica, teatro, arte e buona cucina gli “ingredienti” di questo appuntamento organizzato dal circolo cittadino del Prc.

Si comincia venerdì 24 giugno alle ore 18,30 con l’apertura della festa sancita dall'”aperitivo musicale” di Alessandro Di Maio al pianoforte. Alle ore 22 sarà la volta dello spettacolo teatrale di Maledirezioni che presenterà “Countdown – Il pessimista è uno che si è informato”, un progetto di Martina De Santis, Carlotta Origoni e Sara Urban, con la regia di Carlotta Origoni e, sul palco, Martina De Santis e Sara Urban. Sarà uno spettacolo sull’Italia e sui fatti dell’attualità italiana degli ultimi due anni. “Entro una cornice cronologica, che dal 31 dicembre 2008 arriva sino a oggi, all’oggi della replica dello spettacolo, – spiegano a Rifondazione Comunista – seguiamo gli accadimenti avvenuti nel nostro Paese e apriamo alcuni sipari sul nostro presente. Parlare dell’Italia oggi significa riflettere sui grandi temi della politica, della corruzione, del precariato, della cultura. Significa parlare di chi sta al potere, di chi governa, ma anche di noi cittadini, di noi italiani. Lo spettacolo vuole anche essere un “ritratto per frammenti” dell’Italia che è nelle strade, l’Italia che ognuno di noi vive tutti i giorni: un ritratto del paese reale, ovvero quello degli italiani”.

Sabato 25 giugno, alle ore 17,30, è in programma un “aperitivo letterario” con la presentazione del libro “Il pane bianco” di Onorina Brambilla Pesce, partigiana e presidente onoraria dell’Associazione degli ex-combattenti volontari antifascisti nella guerra di Spagna. Il volume sarà presentato da Giovanna Capelli, della Segreteria regionale del Prc. Onorina Brambilla Pesce (nome di battaglia “Sandra”) racconta con semplicità e quasi distacco, ma con un linguaggio crudo ed essenziale, avvenimenti della sua vita di partigiana come l’arresto a Milano, la vita nel campo di Bolzano, le torture, la richiesta alla madre di quel pane bianco, che era la cosa che più desiderava. “Questo libro – sottolinea l’autrice – l’ho scritto per i giovani, sono loro la speranza per il futuro del nostro Paese”. Sempre sabato 25 giugno alle ore 21,30 inizierà una serata dedicata alla punk music con i gruppi “Sick dogs” (genere punk rock) ed “Ashpipe” (genere antifascist ska-punk), I vigevanesi “Sick dogs” si definiscono una band musicalmente minimale, con sonorità démodé e sporche e rimandi al punk 77 ed al garage rock. Gli “Ashpipe”, che hanno suonato in Italia, Germania e Svizzera con molte band, hanno pubblicato nel 2008 l’album “Waiting for wave” per l’etichetta tedesca “Diffidati Records” ed hanno appena finito di registrare il loro secondo album che uscirà per la fine di quest’anno.

Altro momento significativo della festa sarà domenica 26 giugno, alle ore 12, quando ci sarà l’appuntamento con il “Pranzo in rosso ricordando Genova 2001” insieme a Vittorio Agnoletto, che alle 15 presenterà il libro “L’eclisse della democrazia – Le verità nascoste sul G8 2001 a Genova” scritto a quattro mani con Lorenzo Guadagnucci. “Genova, luglio 2001: un ragazzo di 23 anni ucciso dai carabinieri, 93 persone pestate e arrestate sulla base di prove false alla scuola Diaz, decine di fermati torturati nella caserma di Bolzaneto… – ricordano a Rifondazione Comunista – Dieci anni dopo, tutte le verità sul G8 di Genova, teatro della più violenta repressione di massa degli ultimi decenni, secondo la definizione di Amnesty International”.

Alle ore 18 di domenica 26 giugno è in programma un “aperitivo musicale resistente” con Marco Villani, mentre alle ore 21 porterà il suo saluto alla festa Basilio Rizzo, capolista della lista “Sinistra per Pisapia” a Milano. Dal 1983 consigliere comunale di Milano, esponente storico della sinistra ed ambientalista, si è sempre impegnato dalla parte dell’altra Milano contro il malgoverno e la corruzione. Con inizio alle ore 22 di domenica, infine, si terrà il concerto del gruppo “Augustico Folk”, una band che si ispira all’esperienza musicale di Augusto Daolio, leader storico dei Nomadi, ed alle sonorità del folki.

La festa ospiterà anche una mostra di pittura intitolata “Vibrazioni”, con l’esposizione dei dipinti dell’artista vigevanese Giampaolo Spedicato, opere “condizionate” soprattutto dal suo interesse per le forme ed i colori di un’immagine più che dal significato intrinseco della stessa.

Come per ogni festa di partito che si rispetti, sarà attivo il servizio cucina con menù tradizionali e vegetariani, aperto nei seguenti orari: dalle ore 12 alle 14,30 per il pranzo (escluso venerdì 24 giugno) e dalle ore 20 alle 22 per la cena. Gli organizzatori della festa ricordano che è gradita la prenotazione telefonica al numero 0381-346333 dal lunedì al venerdì (escluso martedì) dalle ore 21, nonché sabato e domenica dalle ore 10.

Per ulteriori informazioni sull’iniziativa è possibile visitare il sito internet www.rifondazionevigevano.it. L’evento è presente anche su Facebook cercando “Festa di Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra”.

E’ gradita la prenotazione: cell. 3396465858

Grazie di QUORUM!

Grazie di QUORUM!
Paolo Ferrero

Una grande vittoria non solo contro Berlusconi ma contro Il neoliberismo e le privatizzazioni praticate in questi vent’anni dal centro destra e dal centro sinistra. Dal referendum nasce una domanda di alternativa fondata sul protagonismo dei comitati, delle associazioni e della partecipazione popolare. Proponiamo di consolidare questo risultato dando vita a una Costituente dei beni comuni che raggruppi comitati, movimenti, associazioni e partiti che vogliono uscire dal neoliberismo e costruire il futuro mettendo al centro i beni comuni.

Per una Costituente dei beni comuni

Il risultato dei referendum di domenica  e lunedì scorso è la conferma di un profondo cambiamento che sta avvenendo nel paese e che già si era annunciato nelle elezioni amministrative. In questi giorni è stato sottolineato come i referendum segnalino la crisi organica delle destre, il declino di Berlusconi e l’attenzione sul nucleare suscitata dal disastro di Fukuscima. Il dato di fondo del referendum è però che il voto sull’acqua pubblica ci parla di una decisa inversione di tendenza dell’opinione pubblica del paese sulla questione delle privatizzazioni. Il tema dei beni comuni – a partire dall’acqua – è diventato la forma innovativa in cui si può parlare di pubblico. Un pubblico qualificato dalla dimensione democratica e comunitaria e per questo non riconducibile in alcun modo alla stagione politica del clientelismo democristiano. Da questi referendum emerge inoltre una soggettività dei comitati e delle associazioni che ha costituito – insieme a pochissimi partiti, tra cui in primo luogo Rifondazione Comunista – il tessuto connettivo della raccolta delle firme prima e della campagna referendaria poi. All’interno di questo tessuto di partecipazione occorre poi sottolineare una straordinaria soggettività giovanile che riecheggia le forme di aggregazione e di partecipazione che abbiamo visto all’opera nel movimento altermondialista. Indubbiamente il risultato del referendum – come la straordinaria partecipazione giovanile verificatasi nella tornata amministrativa in alcune città – è il figlio legittimo della stagione di Genova e, proprio nel decennale, ne testimonia la natura tutt’altro che minoritaria.

Per tutti questi motivi ieri abbiamo giustamente festeggiato un risultato straordinario che è destinato a incidere nel profondo sul paese. Non solo sul terreno governativo e del rapporto tra le forze politiche, ma sul complesso delle culture politiche e delle forme della partecipazione politica.

Occorre però, parimenti, avere la consapevolezza politica che il risultato dei referendum sull’acqua è tutt’altro che acquisito.

Mentre per quanto riguarda nucleare e legittimo impedimento il referendum è – per così dire – immediatamente esecutivo, non è così per l’acqua. Non a caso da parte del governo stanno già emergendo spinte ad aggirare il risultato della consultazione attraverso le realizzazione di Autority, proposte di regionalizzazione, discorsi stravaganti sulla necessità comunque di remunerare il capitale. Sull’acqua esistono enormi interessi materiali in gioco e i loro interpreti stanno già mettendo le mani avanti per cercare di salvare il salvabile. Peraltro questa  spinta non arriva solo da destra visto che il Pd ha avuto la faccia tosta di riproporre, pari pari, la propria legge sull’acqua che è ispirata ad un indirizzo politico del tutto contrastante con i referendum.

Il primo problema che abbiamo è quindi quello di bloccare le manovre che cercano di aggirare gli effetti del referendum sull’acqua e di imporre l’unica soluzione coerente con la volontà espressa dagli elettori e cioè quella di approvare rapidamente in Parlamento la legge di Iniziativa popolare promossa dai Comitati per l’acqua pubblica.

Per fronteggiare questa offensiva tesa a riproporre in modo strisciante la privatizzazione occorre sviluppare subito una battaglia politica e culturale nel paese, così come si tratta di lanciare, a partire dai referendum, una campagna generale sui beni comuni che allarghi il dibattito e l’iniziativa dall’acqua al complesso dei “commons” che vogliamo demercificare e sottrarre alla logica della privazzazione e del profitto. E’ infatti evidente che i beni comuni ci parlano di una trasformazione sociale radicale, in cui il soddisfacimento dei bisogni primari del genere umano sia sottratto alla logica del mercato. In cui i valori d’uso non debbano trasformarsi in merci, per dirla con Marx. I beni comuni ci parlano della possibile uscita dalla crisi attraverso la costruzione di una sfera pubblica partecipata e democraticamente gestita, sottratta tanto alla rendita quanto al profitto.

Per queste ragioni, di battaglia politica immediata e di prospettiva, avanziamo la proposta di dar vita ad una Costituente dei beni comuni. Proponiamo di consolidare le relazioni costruite in questi anni e di costruirne di nuove per dar vita ad una rete tra tutti i soggetti – comitati, associazioni, partiti – che sono interessati a condurre questa battaglia politica e culturale. Lucarelli ha parlato di Manifesto dei beni comuni, noi parliamo di Costituente dei beni comuni. Il problema non sta nella parola ma nella volontà politica di dare un seguito a questa straordinaria mobilitazione sociale, a questo senso civico diffuso, a questo senso comune anticapitalista, vivificando attraverso la partecipazione dal basso la possibilità di costruire un’alternativa degna di questo nome. Per noi infatti, la lotta allo sfruttamento e l’allargamento dei beni comuni sono le due facce della stessa medaglia che vogliamo mettere al centro dell’azione politica. Lo faremo come parte di un movimento più ampio, quello che in questi mesi ha saputo coagulare intorno a sé energie, individuali e collettive, che parevano consegnate all’oblio, suscitando passione e mobilitazione. Dal dialogo aperto e disinteressato fra queste forze vitali che hanno saputo riformulare l’agenda della politica italiana, può venire la spinta decisiva ad un cambiamento profondo e la ripresa del cammino della democrazia.

Paolo Ferrero

Liberazione 15/06/2011

Programma terza festa di Rifondazione Comunista di Vigevano

Programma terza festa di Rifondazione Comunista di Vigevano

programmafronte

programmaretro

E’ GRADITA LA PRENOTAZIONE: CELL. 3396465858

Uso legittimo della memoria

libro Agnoletto

Checchino Antonini

«Roma, settembre 2010, “Io al suo posto mi preoccuperei”.

Un’ombra d’angoscia appare sul suo viso. Prima di separarci.

Sono passati quasi dieci anni, ma lui ha paura, e pensa che anche noi dovremmo averne.

Due ore, uno di fronte all’altro, seduti in un bar.

“Quante volte mi ha cercato per propormi questo appuntamento?” mi chiede appena ci sediamo.

“Una sola volta, martedì, quando ci siamo parlati”.

Mi mostra il suo cellulare, risultano sei, sette telefonate ricevute da casa mia. Una sarebbe durata sei minuti. La prima risalirebbe al 12 agosto. Ma io quel giorno non ero nemmeno a Milano.

Mi sento raggelare. Glielo dico.

Trent’anni in ruoli di grande responsabilità negli apparati dello stato non gli sono sufficienti per nascondere la preoccupazione.

E’ un istante; la professionalità riprende il sopravvento: “Ci sarà qualcosa che non funziona nel mio cellulare, lo farò controllare”.

Non ci credo. E so che anche lui non crede alle sue stesse parole.

Sa bene come interpretare certi messaggi.

Hanno voluto fargli sapere che “loro” sanno del nostro incontro. Non ha cancellato l’appuntamento, ma ha voluto informarmi subito che ci stanno controllando. E ha scelto di rendere esplicito il nostro incontro. Ora ho capito perché siamo in un bar tutto a vetrate.

Alzo lo sguardo, a un tavolino all’aperto è seduto un giovane uomo, avrà sui trent’anni, è vestito in modo trasandato, indossa un paio di Jeans e ha i capelli lunghi. Armeggia attorno a un computer. Mi pare che stia orientando un microfono verso di noi.

Mi tornano in mente quegli uomini vestiti da Black Bloc fotografati mentre discorrevano tranquillamente con i loro colleghi poliziotti. Era il luglio 2001.

“La ringrazio per aver accettato d’incontrarmi. Con Lorenzo Guadagnucci stiamo scrivendo un libro per il decennale di Genova. Ci interesserebbe molto sentire anche il suo punto di vista”.

Ma le mie domande resteranno senza risposta.

Ha già sfidato una volta il codice d’onore della banda. E il prezzo è stato alto.

Mi guarda dritto negli occhi.

“Ma questo libro dovete proprio farlo? State molto attenti”».

Maggio 2011. Quel libro, alla fine, è uscito. E’ un libro su Genova scritto, dieci anni dopo, dal medico della Lila e dei metalmeccanici scelto come portavoce del social forum, e dal giornalista che venne a Genova per seguire le questioni dell’economia solidale ma si trovò a dormire alla Diaz la notte del 21 luglio. “L’eclisse della democrazia. Le verità nascoste sul G8 2001 a Genova” di Vittorio Agnoletto e Lorenzo Guadagnucci (Feltrinelli, pag. 288, 15 euro).

Il tono noir del prologo (qui accanto in corsivo) rende conto di altri dieci anni vissuti in mezzo ai misteri italiani che viziano un bel po’ l’aria che respirano i movimenti sociali in questo Paese. Ma non è la sola aria possibile e il libro ha il merito di mettere in fila, in ordine per tempi e per luoghi, una gran quantità di materiali e di ragioni. Legge le risultanze processuali con la lente delle controinchieste, spulcia tra le migliaia di pagine di sentenze, verifica i dati emersi dalla blanda indagine conoscitiva svoltasi all’indomani dei fatti ma da cui sono filtrati pezzi di un mosaico che va composto senza mai dimenticare le ragioni che spinsero centinaia di migliaia di persone a manifestare e i modi con cui trovarono la strada da Porto Alegre a Seattle fino ai giorni nostri.

Solo questo intreccio potrà fornire risposte adeguate non solo a capire ma a consentire una ripresa di parola alle reti del Nord e del Sud del mondo che contrastano questo neoliberismo inferocito dalla sua stessa crisi.

Un libro su Genova, circola da quasi un mese, non ha l’onore del piccolo schermo. Nemmeno in quelle trasmissioni che hanno preteso di cucirsi addosso l’aura di paladine della libertà d’informazione. Perché quell’aura è possibile solo dentro il teatro mediatico, che il movimento mandò a gambe per aria, del bipolarismo. Fuori dai suoi canevacci non avrebbe più senso, rischierebbe di non saper spiegare – solo per fare un esempio – perché mai se da una parte ci sono i buoni di centrosinistra e dall’altra i cattivi di centrodestra, alla guida del Wto, dieci anni dopo Genova, ci sia un ex parlamentare francese: un socialista come Pascal Lamy.

Un libro su Genova fa paura. Specialmente questo. Perché sul mainstream tira più il gossip. E qui di pettegolezzi non ce n’è ombra. Fa paura perché oggi e domani milioni e milioni di italiani chiederanno che l’acqua resti pubblica e l’energia sia pulita, rompendo in massa per la prima volta alcuni dei tabù della globalizzazione liberista. E questo desiderio di liberazione e le competenze che ne sono scaturite vengono da lì, da quelle giornate di macaia in cui si solidificò, rendendosi visibile, per un attimo, la galassia fluida dei movimenti.

Il punto di partenza è l’inchiesta impossibile, quella sui vertici di polizia implicati nella “macelleria messicana” alla Diaz, condotta da due pm coraggiosi, Zucca e Cardona Albini che qui riferiscono la «proposta indecente»: «Arriva dalla polizia una richiesta esplicita, una sorta di patto: voi rinunciate ad andare a fondo delle inchieste sulla polizia, noi facciamo altrettanto sui manifestanti». Era il settembre del 2001. La ricostruzione che ne esce è senza precedenti per la molteplicità di prospettive seguite e per i frammenti inediti che gli autori sono stati capaci di trovare. Perché per nascondere la verità non sempre la censura è lo strumento più efficace. A volte è sufficiente evitare di fare collegamenti, enfatizzare dei fatti a scapito di altri, alzare il volume del rumore di fondo per coprire voci altrimenti nitide. Che è proprio la gamma delle possibilità esplorate prima, durante e dopo quel maledetto G8 del 2001. A metterle in fila riemergono dall’oblio le veline che avrebbero dovuto riorientare l’immaginario collettivo sui no global, fin dalla primavera precedente, modulandolo su un cliché deformato per dirottare un’opinione pubblica già allora in evidente sofferenza per le contrazioni continue dell’area dei diritti sociali a causa dei diktat neoliberali. Al fuoco di fila di indiscrezioni su fionde, sangue infetto, alianti e catapulte che i no global sarebbero stati in procinto di usare vanno senz’altro aggiunti alcuni episodi misteriosi che avrebbero alzato la temperatura mentre il Gsf tesseva una delle reti di relazioni più ampie che si fosse vista fino ad allora.

Tra questi c’è senz’altro il rinvenimento di un documento anonimo, a Roma, in via della Vite, il 5 giugno del 2001. Stile, notizie e modalità di rinvenimento fanno pensare ai servizi. E la previsione che un operatore delle forze dell’ordine, inesperto e stressato, possa uccidere un manifestante apparirà, il pomeriggio del 20 luglio, la più fosca delle profezie che si autoavvera.

La memoria di Vittorio e Lorenzo non tralascia nulla e la loro ostinazione riesce a illuminare più di una zona d’ombra. Riescono a svelare i retroscena di quell’impresa, le pressioni di chi minacciava reazioni incontrollabili della polizia, gli ostacoli di ogni tipo all’inchiesta, lo scenario di una polizia che – dal Viminale fino alla disastrata questura genovese, teatro in questi anni di molti altri scandali (l’inchiesta su un uomo d’affari siriano nella black list dell’Onu per armi e riciclaggio farà spuntare sorprendenti relazioni tra questi e pezzi di quella questura) – proverà a occultare quella che fu – dentro al più massiccio attacco ai diritti umani del dopoguerra italiano – un’operazione che doveva servire a De Gennaro, nominato da Amato (e Amato lo chiamerà a sé quando lascia il Viminale), per saltare il fosso, accreditarsi col nuovo governo Berlusconi dopo aver vendicato le figuracce in strada dei giorni precedenti.

E’ un testo utile per capire cosa ci facevano tre parlamentari (due di An e uno della Lega) nella sala operativa dei carabinieri proprio mentre un capitano “disobbediva” agli ordini e attaccava il corteo delle tute bianche. Serve a capire, in generale, la strategia complessiva e l’impatto che ebbe su un organismo fragile come quello disegnato dal patto di lavoro del Gsf. Tra le righe si troverà che la risposta sull’inchiesta mai fatta dal Parlamento sul G8 non è quella semplice che accolla la responsabilità a un dipetrista ma risiede nel fatto che la sinistra non ha saputo “isolare i Violanti”.

E’ uso legittimo della memoria, tutto ciò, perché parla all’oggi. Non soltanto a chi sta per tornare a Genova.

12/06/2011

Acqua pubblica: il “no” peloso del Corriere (e dei poteri forti)

giornali«I due referendum sull’acqua affrontano in modo sbagliato e demagogico due problemi veri, aperti dal decreto Ronchi sulla privatizzazione dei servizi idrici e da un altro decreto del 2006». Così, su Il Corriere della Sera del 9 giugno, esordiva l’editoriale di Massimo Mucchetti, col quale si sanciva la discesa in campo a favore del “No” del quotidiano dei poteri forti.
Proviamo a smentirne le motivazioni, con obbligatoria schematicità.
a) «Non vero che si privatizza l’acqua – sostiene Mucchetti – acqua e reti rimangono di proprietà pubblica». Nessuno ha mai detto il contrario. Peccato che, come si impara su un qualunque dizionario di economia, tutti sanno che chi gestisce direttamente è chi ha il vero controllo, sia perché detiene le informazioni, sia perché è in grado di determinare l’accesso o meno al bene in oggetto: che se ne fa della mera proprietà pubblica formale il cittadino a cui, non potendo pagare l’acqua, viene interrotta la fornitura?
b) Il servizio idrico è un monopolio naturale; di conseguenza -contrariamente a quanto sostiene Mucchetti – non è possibile alcuna liberalizzazione dello stesso. In ogni territorio passa un solo acquedotto, pertanto le uniche alternative disponibili sono fra la gestione pubblica e quella privata dello stesso. Ed è altresì falso che la messa a gara dello stesso produca la tanto decantata concorrenza: la gara serve solo ad individuare il futuro monopolista.
c) Il primo quesito, che chiede l’abrogazione del decreto Ronchi, vuole fermare la definitiva ed obbligatoria consegna delle gestioni del servizio idrico al mercato, in favore di una nuova normativa che rimetta in campo la gestione pubblica, attraverso aziende speciali consortili che, in quanto enti di diritto pubblico, non sono orientate al profitto, bensì all’efficacia sociale del servizio. Per ottenere la quale è necessaria una gestione partecipativa dei cittadini, dei lavoratori e delle comunità locali, come ben sancisce l’articolo 43 della Costituzione.
d) Il secondo quesito, che chiede l’abrogazione della «adeguata remunerazione del capitale investito», ovvero dei profitti garantiti in tariffa -almeno il 7% annuo – ben lungi dall’impedire gli investimenti – come paventato da Mucchetti- sancirebbe il definitivo superamento dell’attuale fallimentare modello del full cost ricovery, ovvero del ricarico in tariffa di tutti i costi – profitti compresi – del servizio.
L’empasse di tale modello è stata riconosciuta perfino da Federutility – l’associazione di imprese schierata per il “no” – perché innesca un classico circolo vizioso: per effettuare investimenti pari a 40 miliardi in 20 anni occorrerebbero aumenti esponenziali delle tariffe, l’impossibilità dei quali renderebbe inattuabile l’effettuazione degli stessi. Occorre invece un diverso modello di finanziamento del servizio idrico pubblico, come i movimenti dell’acqua hanno ufficialmente proposto: un modello basato sulla leva tariffaria, sulla fiscalità generale senza costi aggiuntivi e su strumenti di finanza pubblica (il prestito irredimibile) capaci di reperire risorse senza aumento del debito pubblico.
Come si può vedere, un servizio idrico pubblico, capace di effettuare gli investimenti necessari – 200.000 posti di lavoro! – per garantire accesso universale, qualità del servizio e gestione democraticamente controllata e socialmente orientata, non solo è possibile, ma è più che mai necessario. La straordinaria campagna di sensibilizzazione di massa, portata avanti in questi anni in tutti i territori dai movimenti per l’acqua, ha reso la gente consapevole ed attiva in prima persona.
Proprio per questo – contrariamente alle conclusioni di Mucchetti – non vi è alcun dubbio sul voto di domenica e lunedì: 2 Sì per l’acqua e per la democrazia.
Marco Bersaniin data:11/06/2011 Liberazione

Nucleare? Sì grazie?

alunniNucleare? Sì grazie?

Prof. Insegnante di scienze.

Piero. Furbo che non vuole fare la lezione

Giacomo. Nuclearista

Ragazzocinese. (o altro) studente straniero in classe

Michela. Astenuta, o meglio, non votante

Raffaella. Antinucleare

Mario. Indeciso, ma interessato

(entra in una classe di 26 studenti l’insegnante di scienze)

Prof. Ragazzi oggi dobbiamo finire la lezione sull’evoluzione, poi devo interrogare.

Piero. (sottovoce) No… ancora quella menata…

Mario. Ma prof cosa pensa del nucleare? Le andrà a votare per il referendum?

Giacomo. E’ favorevole o contrario?

Prof. Una volta gli italiani erano contrari: al referendum dell’87 più dell’80% aveva votato contro le leggi che permettevano la costruzione di centrali nucleari.

Mario. Noi non eravamo ancora nati, ci racconta com’è andata?

Piero. (sottovoce) Bravo! Così non fa lezione e non interroga. Facciamolo chiacchierare…

Prof. Ma la lezione sull’evoluzione? Beh, veniamo all’attualità, in fondo si evolve anche l’opinione pubblica. Chissà, davvero, quanti italiani sono a favore del nucleare adesso?

Piero. E lei prof è contro o a favore?

Prof. Volete proprio saperlo? Ve lo dico ma non voglio influenzarvi. Voi dovete avere sempre un atteggiamento critico anche verso gli insegnanti.

Piero. Ah! Contro di loro l’abbiamo sempre!

Prof. Beh, io, ai tempi, facevo parte di un comitato antinucleare, quindi…

Giacomo. E non ha cambiato idea negli anni? Non ha avuto anche lei un’evoluzione?

Prof. No, nessuna evoluzione. Sono rimasto fedele alle mie idee. Non ho cambiato il mio quadro di riferimento anche se è cambiata la cornice esterna.

Piero. Ma non dicono che si è rivoluzionari da giovani e conservatori da vecchi?

Prof. E io sarei vecchio? Comunque quello che hai detto mi sembra una cavolata, scusate il termine. Quello che ti segna da giovane ti rimane, anche se, ovviamente, viene metabolizzato e riaggiornato.

Piero. Ma a me non mi interessa niente, non mi segna niente!

Prof. Beh, le cose bisogna… parteciparle. Se le fai ti segnano, se ne senti solo parlare ti scivolano addosso. Forse è per questo, lo dico anche a me stesso, che quello che vi insegniamo non vi tocca.

Piero. Prof perché non facciamo un referendum tra di noi?

Altri ragazzi. Sì, dai, proviamo.

Prof. Sì, vediamo. Alzino la mano quanti sono a favore del nucleare: 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6- 7 – 8 – 9 – 10. Perbacco radioattivo! Vediamo quanti sono contro: 1, uno solo! Grazie Raffaella. Ti sono grato, mi hai salvato dalla depressione.

Piero. Ma Raffaella non conta, ha un debole per lei, prof.

Prof. Non scherziamo, per favore. Per cui la maggioranza, ahimé o per fortuna, si astiene. Facciamo la controprova. Alzi la mano chi si astiene: 1 – 2 – 3 – 4 – 5 – 6 – 7 – 8 – 9 – 10 – 11 – 12 – 13 – 14 … manca uno. Chi non ha votato?

Giacomo. É stata Michela.

Michela. No io non voto, non mi interessa.

Prof. E al referendum non vai a votare?

Michela. No io mi faccio i fatti miei!

Raffaella. Ma allora sono gli altri che decidono per te.

Michela. A me non mi tocca nessuno.

Prof. Ti tocca, ti tocca, vivi in una società mica isolata. Comunque ti consideriamo astenuta, va bene?

Michela. No, io sono una non votante, non mi riconosco in nessuna delle posizioni del referendum: non si può semplificare tutto in un sì o in un no!

Prof. Bene, sono contento se hai una posizione chiara…

Raffaella. Sì, chiara?

Prof. Beh, consapevole, meditata, come volete. E forse è vero non si può semplificare un tema così complesso.

Piero. Ma se hanno anche istituito un ministero della semplificazione…

Prof. Sì, ma per la semplificazione delle leggi, non per gli altri problemi, mi pare, o no? Comunque torniamo al tema. Visto che mi avete messo in minoranza…

Piero. Estrema minoranza!

Mario. Se fossero state elezioni politiche non sarebbe neppure entrato in parlamento!

Prof. E sì, sarei un extraparlamentare:

Ragazzocinese. Sempre meglio che extracomunitario.

Prof. E tu Ping cosa hai votato?

Ragazzocinese. Ma non ha visto prof? Ho votato a favore, ma non come gli altri per provocazione… noi in Cina abbiamo bisogno di energia.

Prof. Bene, allora se mi permettete vorrei esprimervi le mie convinzioni, ma con uno sguardo anche al di là dei confini dell’Italia.

Raffaella. E dei fini di questo governo. Tra l’altro ci avete pensato, le radiazioni non hanno confini, non hanno bisogno di passaporto.

Giacomo. Ecco che comincia con la paura. Guarda che gli incidenti vanno calcolati con le statistiche, niente è a rischio zero, hai mille volte più probabilità di morire in un incidente stradale che di radiazioni.

Raffaella. Tiè (fa le corna)

Giacomo. Sì fa le corna, che sono una bella prevenzione scientifica.

Raffaella. Ma facevo così per scaramanzia… guarda che so ragionare scientificamente meglio di te. Anche per gli incidenti bisogna completare il discorso: non basta calcolare la probabilità che accadano, e qui ti do ragione: è molto più frequente un incidente stradale che uno nucleare.

Piero. Meno male…

Raffaella. Ma anche il suo impatto: se ho…. se hai un incidente stradale puoi morire tu e al massimo pochi altri, invece sai Cernobyl quanti morti ha fatto… cinquecentomila!

Mario. Così tanti, possibile?

Raffaella. Sì, questa è una stima, e non tutti sono morti subito, ma si sono succeduti negli anni.

Giacomo. Io non ci credo.

Raffaello. Visto che tu hai una mentalità scientifica, leggiti i dati. Naturalmente si calcolano anche i tumori e le malformazioni genetiche.

Giacomo. Guarda che io le leggo le riviste scientifiche e parlare di incidenti e sicurezza non permette di discutere razionalmente.

Raffaella. Dillo agli elettori italiani.

Prof. Sì lasciamo questo argomento, magari lo tratteremo un’altra volta. Sono contento di vedervi discutere così animatamente, ma se posso, vorrei comunicarvi quello che ho imparato sulla questione energetica.

Mario. All’università?

Prof. No, noi all’università… purtroppo, ai miei tempi, non se ne parlava. Come ho cercato di dirvi mi sono formato nella battaglia politica, seguendo dibattiti, esperti.

Ragazzocinese. Ecco gli esperti… io quando li sento in TV… non ci capisco niente. Poi mi sembra che si contraddicano uno con l’altro, non so se è perché sono straniero.

Mario. No anch’io che sono italiano non li capisco. Come si fa prof a sapere chi ha ragione?

Prof. Devi riconoscerlo tu in base al tuo sistema di valori: se sei per la crescita, per nessuna limitazione del benessere o modifica dell’attuale modello di produzione darai ragione ai nuclearisti. Se invece sei per una riduzione dei consumi e sei attento all’ambiente darai ragione ai contrari al nucleare.

Giacomo. Ma è sbagliato affermare che il nucleare è contro l’ambiente, sono le solite semplificazioni ecologiste, le centrali riducono l’effetto serra.

Raffaella. Ma ha sentito prof? Adesso il nucleare non solo è sicuro ma anche pulito! Gli dica qualcosa.

Prof. No, su questo ha ragione: la combustione, tra virgolette, nucleare non produce anidride carbonica. A parte tutta l’energia per produrre le centrali e cercare di smaltire le scorie radioattive.

Raffaella. Sì, bravo, e le scorie dove le mettete?

Giacomo. Primo o poi una soluzione la troveranno, come l’hanno trovata per altre cose. Io ho fiducia nella scienza, non sono mica oscurantista come voi che cercate di convincerci con la paura della radioattività.

Prof. Bene. Tralasciamo i problemi di sicurezza che pure ci sono e non riguardano solo gli incidenti ma anche il normale ciclo di funzionamento di una centrale.

Giacomo. Ma anche quando facciamo le lastre prendiamo radiazioni, allora se uno si rompe una gamba non deve più fare i raggi?

Prof. Avevo deciso di non parlare più dei pericoli per la salute e tu invece mi costringi a ritornarci.

Giacomo. Su risponda alla mia domanda.

Prof. Non mi sottraggo. Anzitutto non bisogna abusare dei raggi X, specie voi giovani, che siete in età riproduttiva, e poi bisogna distinguere tra radiazione esterna e contaminazione esterna.

Mario. Che differenza c’è?

Prof. A parità di dose, la radiazione esterna è pericolosa solo per un attimo, mentre se inserisci un elemento radioattivo nel tuo corpo, come lo iodio radioattivo nella scintigrafia, le tue cellule sono continuamente bombardate finché l’elemento rimane dentro di te.

Giacomo. Ma cosa c’entra con le centrali?

Prof. Beh in caso d’incidente è chiaro, non rischia solo chi ci lavora vicino, ma anche chi è colpito dagli effetti della nube radioattiva.

Mario. Cioè?

Prof. Cioè gli atomi radioattivi che trasportati dal vento, cadono anche a migliaia di chilometri possono entrare nella catena alimentare e prima o poi arrivare all’uomo: non so in una certa regione un isotopo cade sull’erba, questa viene mangiata dalle mucche e poi la gente beve il latte e si contamina. Ecco perché dopo l’incidente di Cernobyl ci proibirono di bere il latte fresco per qualche settimana.

Mario. E la gente aveva capito il motivo?

Prof. No, molti no, ma secondo me è stato un provvedimento giusto, anche se evidentemente insufficiente. E vi voglio anche raccontare che nelle zone più vicine alla centrale, oltre all’evacuazione, diedero ai bambini dose massicce di iodio, sapete perché?

Mario. No, questo non lo so, non lo usano nelle scintigrafie per la tiroide?

Prof. Sì, ma quello è un isotopo radioattivo dello iodio, che serve appunto valutare il funzionamento della tiroide, ma quest’ultima fa il pieno di iodio, solo quando ne ha bisogno, quindi somministrandole una dose massiccia di iodio “buono” non ne assorbe più per un pezzo. Capito?

Mario. Io sì, prima invece questo argomento mi era oscuro. Uno a zero per il prof!

Giacomo. Ma avevamo detto che non parlavamo di salute. É un argomento troppo emotivo.

Prof. Per fortuna abbiamo anche un’intelligenza emotiva, forse dovremmo darle retta un po’ più spesso.

Raffaella. Io l’ascolto sempre.

Piero. Voi donne, avete solo quella…

Prof. Per favore, sono tollerante, mi conoscete, ma queste battute non le sopporto. Se volete che continui risparmiatemi certe battute.

Piero. Non si può neanche scherzare?

Raffaella. A volte si dice per scherzo quello che si pensa in verità. Dietro l’ironia si nasconde l’antipatia.

Piero. L’hai inventato tu adesso o è un proverbio che hai sentito?

Prof. Allora che facciamo: continuiamo o riprendiamo la lezione normale?

Ragazzi (in coro) Continuiamo!!

Giacomo. No per me, possiamo pure smettere, tanto ognuno rimane della sua idea.

Prof. Come vuoi, ma mi pare che adesso sei tu in minoranza. Comunque ogni discussione ha due pregi: quello di metterti in gioco cercando di trovare argomenti a favore della tua opinione e quello di accettare che qualcun’altro la possa pensare diversamente da te. Anzi c’è un altro punto positivo: quello eventualmente di poterti far convincere.

Mario. E un quarto: dimostrare a te stesso e agli altri che sai cambiare idea.

Prof. Bravo, ora mi sento legittimato a continuare. Senz’altro sapete e che le centrali nucleari producono solo elettricità.

Giacomo. Sì, ma noi adesso la dobbiamo importare e ci costa.

Prof. Spesso meno di quello che ci costerebbe per produrla noi stessi, visto che altri paesi come la Francia ne hanno in eccesso e hanno la necessità di venderla specie di notte quando c’è meno fabbisogno. Mica si può spegnere una centrale nucleare la sera e riaccenderla al mattino, come si apre o si chiude una condotta forzata di una diga idroelettrica…

Giacomo. Ma a me sembra ipocrita non volere le centrali e poi comperare quella prodotta all’estero.

Prof. Fino a un certo punto. Come vi avrà detto l’insegnante di fisica…

Piero. No lei non ci dice mai niente, non possiamo divagare come con lei prof.

Prof. Ma io divago volentieri se può servire. Stavo dicendo che l’elettricità non è una fonte primaria ma una sua trasformazione.

Mario. Che cosa vuol dire?

Prof. Vuol dire che tu l’elettricità la puoi produrre col carbone, il petrolio, il nucleare oppure con l’acqua, il vento, il sole…

Piero. Cosa c’entra con comperarla all’estero?

Prof. C’entra sì, perché? Provate a ragionare con me. Immaginiamo che l’elettricità che consumiamo adesso in quest’aula sia prodotta da una centrale a carbone molto inquinante. Beh, qui vediamo del fumo o respiriamo gas tossico?

Ragazzi. No.

Prof. Allora vedete che l’elettricità inquina, eventualmente, dove si produce e non dove si consuma.

Mario. Ecco perché le auto elettriche possono sempre circolare in città.

Prof. Bravo ti stai convincendo anche tu. Quindi egoisticamente finché si produce elettricità con fonti inquinanti è meglio che la facciamo fare all’estero. Anche se ci costasse 5 centesimi di euro in più al kwh risparmieremmo tutti i costi ambientali, salute inclusa, che non vengono mai calcolati, ma pesano sulla società.

Mario. A proposito ho sentito in TV che l’elettricità prodotta col nucleare costa proprio 5 centesimi in meno…

Prof. Ma sai che adesso stiamo pagando, dopo anni dalla chiusura delle centrali italiane, ancora 5 centesimi in più al kwh per lo stoccaggio e il trattamento delle loro scorie?

Giacomo. E l’energia per le fabbriche, le macchine, i motori, dove la prendiamo? Il petrolio prima o poi finirà, senza parlare del continuo aumento del prezzo del barile.

Raffaella. Guarda che anche l’uranio finirà: ha tempi di esaurimento simili a quelli del petrolio, quindi anche il suo prezzo è destinato a salire. Giusto prof?

Prof. Sì, brava Raffaella, sei veramente d’aiuto. Aggiungo solo che per le fabbriche, le auto, il riscaldamento non si potrà usare solo elettricità, che, come via avrà detto la prof. di fisica (sbuffi da parte dei ragazzi), ha un basso rendimento, potete verificarlo voi stessi…

Michela. Sì io in cucina ho una piastra elettrica e ci mette il triplo a scaldare l’acqua per la pasta asciutta rispetto al gas.

Giacomo. Ma adesso ti fai convincere, anche tu?

Michela. Guarda che io non ho votato perché onestamente non ero informata, ma adesso comincio a capire qualcosa, tu no?

Giacomo. No, io resto della mia idea, qualsiasi cosa diciate, tanto lo so voi siete ideologici e siete nemici della scienza, volete il ritorno alla candela.

Prof. No, qui ti sbagli! Va bene che anche un insegnante di scienze… un medico, un ingegnere può non avere una mentalità scientifica, ma per accettare la sfida delle fonti rinnovabili e pulite ci vuole più scienza non meno. Pensate al solare…

Giacomo. Sì il solare?! Sa che fornire di energia elettrica l’Italia bisognerebbe coprire di pannelli solari una superficie pari a tutta la nostra provincia…

Prof. Meritereste un brutto voto. Ma l’energia solare è diffusa dappertutto, che senso ha concentrarla in un’enorme centrale e poi portare l’elettricità a centinaia di chilometri? Dovremmo produrre l’energia che ci serve ognuno a casa propria.

Giacomo. Ma io l’ho letto in un libro, non mi ricordo il titolo.

Prof. Adesso sei convinto che è un’idea assurda e che bisogna essere critici anche verso i cosiddetti esperti?

Piero. Prof posso uscire, non resisto più!

Prof. Alla discussione? Ormai manca poco all’intervallo, faccio giusto tempo a interrogare uno di voi.

Piero. No, prof resisto, ma continui, sono molto interessato alla discussione.

Prof. Interessato? E hai cambiato opinione, mi pare che tu avevi votato a favore, se non sbaglio.

Piero. Sì, ma non se la prenda con me, io ho votato così… per sport.

Prof. Ma qui non è mica come per il calcio. Io tifo Inter, tu Milan, tu Juve e ci divertiamo sostenere la nostra squadra anche se all’improvviso cambiasse tutti i giocatori, li prendesse tutti in blocco dalla squadra rivale.

Piero. Io tiferei ancora Milan, anche se avesse tutti i giocatori che adesso ha l’Inter.

Ragazzocinese. Forse potresti sperare di vincere qualcosa finalmente.

Piero. No, non m’importa, il Milan è un’idea!

Prof. Ecco, vieni nel mio ragionamento. Ma sul tema energetico non si può fare il tifo per una parte o per l’altra emotivamente, se no ha ragione Giacomo, diventiamo ideologici. E poi non è in gioco… solo un campionato o una coppa.

Giacomo. Ma torniamo ai problemi concreti: abbiamo di fronte un’impennata dei prezzi del petrolio: quindi dobbiamo differenziare le fonti per evitare una crisi energetica; c’è la minaccia dell’effetto serra, che fa già sentire i suoi effetti anche se molti pensano siano cambiamenti climatici naturali, quindi bisogna passare al nucleare!

Prof. O meglio alle fonti rinnovabili.

Giacomo. Sì ai mulini a vento!? Mi sembra un don Chisciotte prof!

Mario. Oltretutto sono antiestetici, rovinano il paesaggio.

Raffaella. Perché i tralicci e i ponti autostradali lo abbelliscono?

Prof. Tu scherzi sull’energia eolica, Giacomo, ma guarda che è già ora la più economica e l’Italia, con tutte le coste e le montagne che ha, si presterebbe ottimamente.

Giacomo. Allora vuole passare ai biocarburanti, che non solo inquinano ma possono affamare il Terzo Mondo?

Raffaella. Addirittura?

Prof. No in quello ha ragione Giacomo. Sono sì una fonte rinnovabile, derivando da vegetali, quindi l’anidride carbonica prodotta dalla combustione verrebbe poi recuperata dalla crescita di nuove piante, ma è vero che sono inquinanti e che poi hanno, già ora, fatto aumentare i prezzi dei cereali in tutto il mondo e abbassato i livelli alimentari dei paesi poveri.

Giacomo. Quindi mi dà ragione!?

Prof. Sì, sui biocarburanti sì. Ma ci sono anche le biomasse.

Ragazzocinese. E non sono la stessa cosa?

Prof. No, sono sempre derivati da esseri viventi, quindi rinnovabili, ma non è necessario sostituire coltivazioni alimentari. Li produciamo continuamente: pensate ai rifiuti: se riuscissimo finalmente a separare quelli organici… e poi le deiezioni…

Ragazzocinese. Che cosa?

Piero. La merda!

Prof. Un po’ di finezza, non hai una parola un po’ meno… Va beh, non siamo più ai tempi in cui andavo a scuola io. Stavo parlando delle deiezioni, dello sterco prodotto negli allevamenti. Oltre a essere un ottimo concime, che ci farebbe risparmiare fertilizzanti chimici, si può produrre biogas.

Ragazzocinese. Scusi, ma anche questo non so che cos’è.

Piero. È quello che fai anche tu, quando hai dei disturbi intestinali.

Prof. Piero insisti, o non parli o… Comunque la fermentazione anaerobica…, scusate, senza contatto con l’aria, dello sterco produce questo biogas che ha un alto contenuto di metano.

Giacomo. Ma non le sembra un po’ poco rispetto al fabbisogno di energia della nostra società?

Prof. Sì, se le cose stanno così, ma come sai la principale fonte energetica, la più immediata, è il risparmio, come dice uno slogan: il kwh più ecologico è quello che non consumi. Poi c’è l’autoproduzione: se ogni casa, ogni fabbrica, ogni azienda agricola si rendesse autosufficiente o addirittura riuscisse vendere energia…

Giacomo. Sì chi mi compra l’energia che produco a casa mia?

Prof. Ma mi meraviglio: un amante della scienza come te, Giacomo. Si fa già adesso: con i pannelli fotovoltaici: tu accumuli energia di giorno e la vendi all’Enel e di notte la ricompri, alla fine del mese fai il conguaglio e sicuramente ci guadagni. È il concetto di rete: va bene per Internet, perché non dovrebbe funzionare per l’energia? Certo che, sempre parlando di energia elettrica, se restiamo legati al modello di grandi centrali e lunghe condotte ad alta tensione, non solo abbiamo degli sprechi, ma siamo anche a rischio di black-out.

Raffaella. Come è già successo.

Giacomo. Il dibattito sull’energia è aperto ma le scelte devono guardare avanti.

Raffaella. E allora abbandoniamo quelle senza futuro.

Prof. In effetti la domanda è questa: in Italia abbiamo le risorse sufficienti da investire nella tecnologia nucleare, considerato che la prima centrale non potrebbe funzionare prima di 12 o 15 anni, proprio quando le fonti rinnovabili saranno competitive perché avranno rendimenti migliori e i loro costi, diversamente da quelli del petrolio… e dell’uranio, saranno drasticamente ridotti.

Giacomo. Ma resteranno sempre fonti di nicchia. Insufficienti. Al massimo posso ammettere un mix nucleare-solare.

Piero. Il diavolo e l’acqua santa…

Raffaella. Ma ti rendi conto che il solare e il nucleare sono incompatibili, a meno di lasciare il solare in una nicchia, come dici tu.

Giacomo. Ma io parlo di ricerca. A quella voi non ci pensate mai, volete che restiamo indietro rispetto agli altri paesi. E poi vuoi mettere con il nucleare quanta occupazione ci sarebbe, quanti capitali, investimenti…

Prof. Il nucleare non è certo un settore che garantisce alti livelli di profitto: ha costi enormi, sia di progettazione che di costruzione, oltre che di mantenimento… e di smantellamento, ha bisogno di misure di sicurezza straordinarie. Certo, se si procederà alla costruzione di nuove centrali, i soldi, tanti soldi, circoleranno. Gli investitori, che tu dici, tenderanno ad attingere a piene mani dalle casse dello Stato, ovvero dalle tasche dei cittadini. Senza parlare delle possibili collusioni mafiose o speculative.

Giacomo. Questo è da provare. E poi basterebbero controlli severi. Comunque mettetela come volete… cosa farete quando resteremo senza energia?
Prof. Tu fai un ragionamento solo di tipo “contabile”: cioè quanta energia ci serve. Ma bisogna riflettere anche sul modello di sviluppo che si vuole seguire: che cosa produrre, quanto e come produrlo, quanto e come consumare.

Giacomo. Sì ma la nostra società è questa e non quella che piacerebbe a voi. E consuma energia in un certo modo e funziona in un certo modo. Allo stesso tempo non può dipendere sempre dall’estero.

Raffaella. Guarda che il sole ce l’abbiamo anche noi, e non poco.

Giacomo. Sì bisogna investire anche su quello.

Prof. In questo ti do ragione. Oggi in Italia non pochi imprenditori hanno il coraggio di investire sul serio nel campo delle energie alternative, cioè rinnovabili. Hanno capito la portata del problema, come in Germania.

Raffaella. Ma prof dà ancora ragione a lui?.

Prof. No la mia è solo una constatazione. Ma sono d’accordo con te che il nucleare succhierebbe risorse colossali, bloccando indirettamente ricerca e investimenti sulle energie rinnovabili.
Giacomo. Io invece su questo non sono d’accordo. Se vogliamo la crescita, che vuol dire benessere e occupazione, non bisogna precludersi nessuna opzione.

Prof. E pensare che fino a pochi mesi fa c’era il dibattito sulla decrescita…

Ragazzocinese. Di che cosa si tratta, prof?

Prof. Vedi tu sei già alto e forse crescerai ancora però a un certo punto ti fermerai. Così l’economia mondiale non può avere una crescita infinita in un pianeta con le risorse limitate. Per te sarà un po’ difficile da accettare, ma per noi paesi occidentali vuol dire rallentare i consumi e la produzione che significa risparmiare energia, risorse…

Raffaella. E rifiuti!

Prof. Vuol dire non essere schiavi dell’aumento del PIL, la produzione interna lorda, cioè la quantità di scambi monetari, solo quelli, che avvengono in un paese. I beni e non il benessere si misurano con il PIL!

Ragazzocinese. Ma il progresso… e il lavoro per tutti?

Prof. Beh l’aumento del PIL non te lo garantisce, perché la ricchezza mica è ripartita in modo uguale, anzi negli ultimi anni in Italia…

Giacomo. Comunque, nell’Italia attuale, le previsioni danno un aumento del consumo di energia del 3% all’anno.

Raffaella. Esagerato! Ma non hai visto che gli italiani hanno imparato a viaggiare meno in auto o addirittura a lasciarla a casa, da quando è cresciuto il prezzo della benzina?

Prof. E pare che, con il caro-petrolio, si stia riducendo il commercio mondiale su lunghi percorsi. Sapete quelle cose assurde che vediamo anche nei supermercati: il vino dell’Australia, le ciliege del Cile, le noci della California. Ma avete mai pensato quanti km deve fare un cibo prima di arrivare sulla nostra tavola. Senza parlare di tutto il resto…

Ragazzocinese. Allora tra un po’ non vedremo più tutti quei prodotti con scritto “Made in China”, ma che so… “Made in Albania”.

Prof. Sarebbe già un risparmio. Ma meglio ancora sarebbe produrre il massimo possibile a casa nostra.

Giacomo. Sì torniamo all’autarchia! Prof mi meraviglio di lei.

Prof. Non dico l’autarchia, ma consumare i prodotti locali, specie alimentari… quelli a “km zero”

Ragazzocinese. Che cosa sono: le auto aziendali?

Raffaella. Ma no, svegliati un po’, sono quelli che richiedono zero o pochissimi chilometri per passare dal produttore al consumatore. Vero prof?

Prof. Sei bravissima, ma devi essere più tollerante con chi non ha ancora capito… ma vuole capire.

Michela. Oh ma è diventato un dibattito solo fra di voi, e noi ci escludete?

Prof. Michela, ma tu non sei quasi mai intervenuta, eppure mi sembravi attenta. Ti sei fatta un’opinione anche tu?

Michela. Sì, ora sì, e penso che adesso andrei a votare, ma non le dico per cosa.

Prof. Sì è un tuo diritto: il voto è segreto.

Mario. Ma i sondaggi no! Proviamo a rifare il referendum tra di noi, prof, magari la discussione ha fatto cambiare idea a qualcuno, grazie ai suoi argomenti.

Prof. E ai tuoi (rivolto a Raffaella)… o a quelli di Giacomo…

Michela. Ma noi il referendum l’abbiamo già fatto….

Prof. Ha paura del risultato? Possiamo riprovare. Certo ci sarebbe ancora molto da dire e da approfondire, noi abbiamo appena toccato l’argomento. Ma sentiamo voi. Tu Giacomo, come riassumeresti la tua posizione con una battuta, con uno slogan? Sai che ai miei tempi si diceva: Nucleare? No grazie!

Giacomo. Io invece direi: “Nucleare, yes we can!

Prof. E tu Raffaella?

Raffaella. E io direi: “Nucleare: week end (scandito bene)… della ragione”.

Prof. Bene adesso tocca a voi (lettori). Procediamo al sondaggio. Chi è a favore delle centrali nucleari…

Chi è contro…

Astenuti…

Festa di Rifondazione Comunista di Torrevecchia Pia

torrevecchiapia festa

Odio gli indifferenti

Odio gli indifferenti

IL 12 E 13 GIUGNO RIPRENDI LA PAROLA! AI REFERENDUM VOTA SÌ

Odio gli indifferenti […]
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. […]
Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.
Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente.
[…] pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? […]

ANTONIO GRAMSCI

I volti del Sacro

spiritualitàComunicato Stampa

Ultimo appuntamento prima dell’estate per la rassegna “In  direzione ostinata e contraria”

I volti del Sacro, sarà il tema dell’incontro che si svolgerà  presso la sede di Rifondazione Comunista a Mortara in Via  Cadorna, 5  il giorno venerdi  24/6/2011 alle ore 21,15. Relatore il lomellino Daniele Camana.

Una serata sulla fenomenologia religiosa, su quella ricerca del sacro che ad ogni latitudine si configura come la ricerca  di una dimensione spirituale della vita dell’uomo capace di dare  un senso alla vita. Ma anche un desiderio profondo di saggezza, di giustizia, di etica.

Oltre i simboli,  i riti, le liturgie la ricerca del divino  sta nel silenzio, nella meditazione, nella preghiera, nella ricerca ,nella compassione  in quel respiro di Dio che  sa parlare ancora  al cuore dell’uomo, anche nel mondo secolarizzato  e liquido di oggi.

Sarà un  percorso attraverso le fedi  di ogni tempo,  dai veda dell’Induismo, al Corano islamista, al buddismo e molto altro ancora sino alla tradizione cattolica europea .

Per terminare raccontando  passi di autori che  scrissero di cose sacre dopo averle sperimentate direttamente, e dunque parole che brillano di saggezza umana e di bellezza spirituale.

Ed anche il bisogno di un sacro non paludato, liturgico , colto. Che ci ricorda lo scrittore francese  Saint Esupery  che nel Piccolo Principe faceva  dire ad uno dei suoi personaggi “ Solo con il cuore si può vedere il mondo  in modo più giusto, l’essenziale è invisibile agli occhi”.

Cordiali saluti

Per Rifondazione  Comunista Mortara

Adriano Arlenghi

0384/92896