Archivio for luglio, 2011

Osteria alla Cooperativa Portalupi da sabato 30 luglio e per tutto agosto. Buon appetito!

Osteria alla Cooperativa Portalupi da sabato 30 luglio e per tutto agosto. Buon appetito!

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Richiesta prenotazione

indirizzo: strada dei Ronchi 7 fraz. Sforzesca – Vigevano

numero prenotazioni: 333-2679812    0381-346333

e-mail: osteriaallacoope@gmail.com

http://www.facebook.com/pages/Osteria-Alla-Coope/223180437725657?sk=info

Programma festa del Prc di Voghera

Festa Voghera

http://www.rifondazione-voghera.it/DesktopDefault.aspx?tabid=8

Genova: “Loro la crisi, noi la speranza”

Genova: “Loro la crisi, noi la speranza”
http://www.youtube.com/watch?v=k4IMUMwXED8

I veri creditori siamo noi!

Dieci anni fa a Genova chiedevamo la cancellazione del debito estero dei paesi impoveriti e la fine degli aggiustamenti strutturali imposti su quei popoli dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale con insostenibili costi sociali ed ambientali. (…) Da quegli anni però qualcosa è cambiato: oggi siamo noi cittadini e cittadine d’Europa a dover chiedere conto del nostro debito pubblico e degli effetti delle manovre finanziarie imposte dal patto per l’euro e dalla Banca centrale europea sui nostri diritti.

Oggi la stragrande maggioranza degli aiuti del Fmi sono diretti ai paesi europei, mentre altri paesi quali l’Egitto hanno rifiutato gli aiuti delle istituzioni di Bretton Woods, perché le condizioni macroeconomiche annesse sono contrarie al pubblico interesse. Oggi i nostri diritti fondamentali ed i beni comuni subiscono un attacco senza precedenti, in nome del pareggio di bilancio e dell’uscita dalla crisi prodotta dallo strapotere dei mercati finanziari (…). Ci dicono che non c’è alternativa. I movimenti del Sud del mondo ci mostrano invece che un’alternativa esiste.

Abbiamo il diritto di sapere e rivendichiamo il nostro diritto di non pagare i debiti odiosi e illegittimi prodotti da chi ha costruito la propria ricchezza con la corruzione e la gestione del potere economico e finanziario con l’unico scopo di soddisfare ragioni private. Se per pagare il debito pubblico si accumula un debito sociale ed ecologico per queste generazioni e quelle a venire, questo debito non va pagato.

Abbiamo pertanto anzitutto il diritto di sapere come questo debito si è accumulato e quali sono le responsabilità politiche; di conoscere quale parte di questo debito non va pagata perché legata a corruzione, fughe di capitali, speculazioni finanziarie, investimenti fallimentari in infrastrutture inutili alla collettività, spese militari; quale può essere rinegoziata; e quale andrà pagata, facendo tesoro delle proposte alternative formulate da campagne quali quella di Sbilanciamoci.

Sia in Grecia che in Irlanda, come in Spagna e Francia, movimenti sociali e cittadini chiedono la convocazione di una commissione pubblica di “auditing” del debito, sulla scorta delle esperienze fatte in paesi quali l’Ecuador e il Brasile (…). Un “auditing” del debito italiano è il primo passo per costruire una soluzione politica alla crisi, (…) che deve necessariamente essere affrontata con maggior democrazia e partecipazione e dovrà essere improntata su principi di giustizia sociale, economica ed ambientale.

Per questo ci opporremo all’introduzione del vincolo di pareggio di bilancio nella Costituzione italiana, giacché quella Costituzione è alla base dei nostri diritti fondamentali che non potranno mai essere messi allo stesso livello degli interessi dei mercati finanziari. A questo sarà necessario aggiungere altre proposte a livello europeo, quali l’adozione di un’imposta sulle transazioni finanziarie, l’abolizione dei paradisi fiscali, la creazione di un’agenzia europea di rating, modalità di indirizzo e controllo politico sulla Banca centrale europea, un’agenzia fiscale europea, l’emissione di Eurobonds ed il sostegno a programmi virtuosi di spesa per il rilancio della piena e buona occupazione, una riconversione ecologica dell’economia, un welfare europeo fondato sul reddito di cittadinanza.

Crediamo che la soluzione al problema della crisi debba passare attraverso (…) un rilancio del progetto politico dell’Unione europea, un progetto incompiuto, mentre procede a gran forza l’altra Europa, quella del patto di stabilità, del patto dell’euro. Un rilancio che passa necessariamente attraverso maggior partecipazione e coinvolgimento diretto dei cittadini e cittadine d’Europa (…).

Per questo oggi crediamo che debba partire proprio da Genova un messaggio chiaro. Questa crisi provocata dalle speculazioni finanziarie noi non la vogliamo pagare né farla pagare alle generazioni a venire.

Primi firmatari:

Francesco Martone, Raffaella Chiodo, Nicola Vallinoto, Maurizio Gubbiotti, Luca Basile, Vittorio Agnoletto

27/07/2011

Risposta di Giuseppe Abbà all’articolo apparso su “Il Lunedì” riguardante Carlo Giuliani

Pavia 25 Luglio 2011

Su “Il Lunedì” del 25 Luglio 2011 è apparso uno scritto ignobile. A firma di Gianni Cerutti questo scritto definisce Carlo Giuliani, ucciso da un carabiniere durante il G8 del 2001 a Genova, un “delinquente” e si spinge fino a definire “giusta” la sua uccisione. Queste affermazioni ci riempiono di una profonda indignazione. Tutti sanno, o dovrebbero sapere, la storia delle giornate di Genova di 10 anni fa. Il vertice del G8 fu contestato da un amplissimo movimento formato da centinaia di associazioni, dalla Fiom, dalla rete Lilliput, da Rifondazione Comunista, da ambientalisti e da molti altri che sostenevano le idee, come si disse allora di “Un Altro Mondo Possibile”. Di fronte al predominio delle multinazionali e del capitale finanziario, di governi succubi e complici ad essi con le gravi conseguenze di rapina delle risorse, di guerre, di impoverimento dei lavoratori, di restrizione della democrazia si era levato un movimento (partito da Seattle nel 1999 e sviluppatosi nel resto del mondo) che cercava di mandare avanti idee e soluzioni diverse da quelle delle classi dominanti.

Ebbene, a Genova, il governo di allora, uguale a quello di oggi, decise di passare alla repressione violenta. Sono a tutti note le cariche ingiustificate di polizia e carabinieri e di altre cosiddette forze dell’ordine, la vicenda della scuola Diaz, i pestaggi indiscriminati contro persone inermi, le gravi violenze perpetrate a Bolzaneto contro gli arrestati, i lacrimogeni con gas proibiti dalle convenzioni internazionali, tutti episodi che hanno visto anche alcune condanne della Magistratura. Negli avvenimenti del 2001 a piazza Alimonda ci fu una carica ingiustificata dei carabinieri contro un corteo autorizzato e, negli scontri che ne seguirono, fu ucciso da un carabiniere Carlo Giuliani.

Ora, naturalmente, si più essere o meno d’accordo sul movimento altermondialista, sulla necessità o meno di opporsi ai potenti, ma definire un ragazzo ucciso da un colpo di arma da fuoco un “delinquente” e addirittura definire “giusta” la sua uccisione dimostra l’assoluta disumanità di chi ha scritto queste parole, nonché il riemergere di quel concetto fascista per cui, alle proteste, si risponde con il manganello o con il piombo.

Giuseppe Abbà

Segretario Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra

La manovra Tremonti e i “pianti” del Sindaco Sala di Vigevano per la “scarsità delle risorse”

La manovra Tremonti e i “pianti” del Sindaco Sala di Vigevano per la “scarsità delle risorse”

Benvenuto nella realtà, signor Sindaco! Come si fa a non condividere lo scenario “apocalittico” presentato giovedì 21 luglio sull’Informatore dal sindaco di Vigevano Andrea Sala alla luce della recente manovra finanziaria? In effetti ci troviamo davanti ad obiettive e innegabili verità quando il sindaco parla di «ripercussioni pesanti sulle fasce più deboli», «scarsità delle risorse» e di una «realtà come la nostra già in tremenda sofferenza». Evviva l’obiettività!

In tutto ciò, però, qualcosa stona e viene proprio da domandarsi se Sala sia consapevole che il suo partito, la Lega, da sempre vicina alle posizioni del ministro Tremonti, ha votato la recente manovra senza troppe esitazioni. Beh, indubbiamente sì! E quindi da una parte abbiamo il tentativo di mettere le mani avanti, davanti alla cittadinanza, per anticipare e giustificare le politiche da “macelleria sociale” a cui assisteremo e che proveremo sulla nostra pelle nei prossimi anni, e dall’altra emerge la mancanza di una chiara posizione di condanna verso chi questa situazione l’ha creata, Lega in prima fila, non solo con la manovra ma attraverso vent’anni di politiche liberiste incontrollate e selvagge, politiche che di anno in anno hanno tagliato sempre di più lo stato sociale facendo crescere di pari passo la miseria, il malessere e la guerra tra poveri, e di cui l’ultima manovra “lacrime e sangue” rappresenta il colpo di grazia. Un po’ come il boia che prima di tagliarti la testa chiede scusa per quello che sta per fare, giusto per intenderci…

Lo scenario che si prospetta per gli anni futuri è davvero devastante e la famosa affermazione “socialismo o barbarie” è più che mai attuale. Non si può pensare che la politica comunale sia qualcosa di scindibile dalla politica a livello nazionale, in quanto i Comuni rappresentano i terminali del nostro sistema politico ed amministrativo, e tutto ciò che viene deciso a livello nazionale si ripercuote su di essi. Diventa quindi abbastanza inutile e falso piangere la mancanza di risorse quando poi a livello nazionale si eleggono “mestieranti” della politica che a loro volta votano scelte scellerate che sono sotto gli occhi di tutti.

L’unica cosa che ormai si può e si deve fare è spazzare via questo modo “osceno” di fare politica, per passare ad una politica che sia la voce dei cittadini e del bene comune e non dei mercati, della logica del profitto e del fare cassa a tutti i costi.

Ovviamente la realtà comunale risente di tutti i limiti amministrativi derivati del fatto di essere l’ultimo “anello” della politica sviluppata a livello nazionale, e risulta quindi abbastanza impensabile che Vigevano possa “rifiorire” senza che prima non ci sia un cambiamento netto e radicale all’origine della catena.

Ciò che si può comunque fare, e deve essere fatto, è aumentare la partecipazione dei cittadini alle scelte amministrative, come Rifondazione Comunista ha sempre sostenuto. A maggior ragione oggi: davanti ad un contesto di crisi e di povertà in esponenziale crescita anche a livello locale è infatti fondamentale che siano i cittadini ad avere voce in capitolo, e non semplicemente a subire le logiche di taglio e di discriminazione dell’attuale giunta. Progettualità partecipata, bilancio partecipativo e spazi di partecipazione in ogni quartiere cittadino potrebbero essere un buon punto di partenza.

Alessio Galli

Segretario cittadino

del Circolo di Vigevano

del Partito della Rifondazione Comunista

Video della presentazione del libro: “Il pane bianco”. Giovanna Capelli e Gregorio Giovanni.

Il pane bianco

Due importanti eventi di “Fateci spazio”. Festa e presenza a “Vigevano è”

Ciao,

Martedì 19 luglio abbiamo di nuovo incontrato il Sindaco Andrea Sala e la capogruppo Lega Barbara Robecchi per trovare una soluzione alla prevista chiusura, da settembre, del Fateci Spazio al quartiere Cascame.

La loro posizione è questa:

il Fateci Spazio è una “scatola di amianto” e va bonificato, non è possibile una semplice messa in sicurezza.

Il Sindaco e la Giunta non intendono far gravare sul bilancio comunale, e quindi sulle tasche dei cittadini, i costi della bonifica.

Meglio adibire l’area a edilizia residenziale, venderla ai privati e investire il ricavato dagli oneri di urbanizzazione in un progetto condiviso dagli abitanti del quartiere. Progetto da realizzarsi nell’area adiacente del Sedime (adiacente al Fateci e dietro l’asilo Giardino), area che rimane pubblica.

Il Fateci, come attività educative e laboratoriali – se l’Aler rispetta il suo impegno – da novembre sarà al Circolab, in zona Pietrasana.

Noi nutriamo seri dubbi:

sulla tempistica,

sull’impatto (economico, sociale e ambientale),

sulla stessa realizzabilità del disegno.

E paventiamo il rischio dell’ennesima rapina pubblica.

Siamo ragionevolmente sicuri, ci domandiamo, che il costo della bonifica sia superiore ai costi ambientali e sociali del “buco” provocato dalla chiusura?!

Il Fateci Spazio, la sua funzione progettuale, vale più del suo amianto o no?! Come possiamo accettare con questo ragionevole dubbio il bluff del Sindaco, che non garantisce nulla su realizzabilità e tempistica del suo disegno?

Noi intendiamo capire, con l’ausilio di esperti ed il sostegno della società civile, se esista la possibilità di una soluzione alternativa, che mantenga l’area interamente pubblica, a partire da una perizia sull’impatto ambientale dell’attuale struttura. Perizia – a parere del Sindaco – “inutile e costosa”.

Da settembre lanceremo a tutti la proposta di un tavolo di concertazione per valutare, fra le alternative sul destino di questo bene pubblico, la possibilità di un salvataggio integrale del Centro.

Per intanto ti invitiamo a partecipare a 2 eventi:

Sabato 23 a partire dalle 17, festa di arrivederci al Fateci Spazio, v. Croce 5.

Domenica 31 a partire dalle 18 saremo presenti in via del Popolo in occasione dell’evento “Vigevano è”. Seguirà dettagliato programma.

Per favore, inoltra questa mail alla tua list, informa anche i tuoi amici e conoscenti dell’esproprio in corso!

Partecipa!

Più siamo, più contiamo.

La nostra Democrazia sta nella Tua Partecipazione!

Grazie,

Non ci faranno a pezzi!

Non fateci a pezzi!

Comitato Genitori

e Utenti del Fateci Spazio

Per contatti:

nonfateciapezzi.jimdo.com

nonfateciapezzi@libero.it

338 9974621

Vigevano Sostenibile: CENTRALE CASCINA CAVALLI E BIODIGESTORE ANAEROBICO.

Vigevano Sostenibile: CENTRALE CASCINA CAVALLI E BIODIGESTORE ANAEROBICO.

(Riceviamo  da Vigevano Sostenibile e volentieri pubblichiamo)

CENTRALE CASCINA CAVALLI E BIODIGESTORE ANAEROBICO.

In riferimento all’articolo apparso sull’Informatore del 06 Luglio 2011, con la presente, l’Associazione Vigevano Sostenibile, dichiara il proprio gradimento alla decisione ASM di richiedere la sospensione dell’Autorizzazione Provinciale per la realizzazione della Centrale ad Olio di Palma nell’area della Cascina Cavalli.

Anche l’idea, che si evince dall’articolo di giornale, che il progetto alternativo alla Centrale possa essere un BIODIGESTORE ANAEROBICO viene considerata una valida alternativa “energetica rinnovabile”.

Chiaramente ci sentiamo di evidenziare da subito, che il BIODIGESTORE in progetto, non dovrà utilizzare produzioni agricole alimentari, ma la “digestione” dovrà essere alimentata esclusivamente con i rifiuti organici domestici, gli scarti della grande distribuzione, quelli agro-industriali fermentescibili, nonché i liquami degli allevamenti zootecnici e fognari.

Esistono già validissimi esempi (vedi Biodigestore SEA del Comune di Viareggio..) di produzioni energetiche ” a ciclo chiuso”, senza l’impiego, deplorevole e immorale, nella “digestione” di prodotti alimentari come il mais e senza la conseguente sottrazione di fertili terreni agricoli alla produzione di cibo.

La scelta di utilizzare nel BIODIGESTORE l’umido della spazzatura, offre anche il  vantaggio di promuovere “seriamente” la raccolta differenziata dei rifiuti, che attualmente a Vigevano e nei comuni serviti da ASM, è “vergognosamente” (ci scusiamo ma non abbiamo trovato un termine più appropriato..) al di sotto del 25%.

Cogliamo altresì l’occasione, per richiedere una maggiore attenzione, disponibilità e coinvolgimento, della Consulta Cittadina per l’Ambiente; che è l’ “organismo consultivo con competenza a formulare proposte” anche sul  Progetto ASM del Biodigestore.

Più in generale è auspicabile che la cittadinanza, attenta ai problemi ambientali e di salute e le Associazioni che la rappresentano, possano avere  maggior informazione su quanto li riguarda.

Per concludere, ci auguriamo che presto il Consiglio Comunale, anche in considerazione della richiesta di ASM e da quanto è sempre stato caldeggiato dalla stragrande maggioranza dei vigevanesi, decreti ufficialmente la rinuncia definitiva alla Centrale a olio di palma  di Cascina Cavalli, mettendo finalmente la “pietra tombale” su questo assurdo progetto.

Ringraziamo per l’attenzione e per le azioni che, in considerazione di quanto sopra descritto,  saranno intraprese sugli argomenti trattati, che ci stanno particolarmente a cuore.

Distintamente salutiamo.

Associazione Vigevano Sostenibile

Il Presidente

Plinio Chiesa

“Ciao Carlo” da Genova 20 luglio 2011

“Ciao Carlo” da Genova 20 luglio 2011

Eurotruffatori bugiardi. Ma la via d’uscita c’è

Eurotruffatori bugiardi. Ma la via d’uscita c’è

di Paolo Ferrero

In questi giorni stiamo vivendo sulla nostra pelle una campagna di disinformazione di massa di dimensioni mai viste. Nei giorni scorsi è stata approvata – con il beneplacito delle opposizioni parlamentari e la benedizione del Presidente della Repubblica – una stangata pazzesca sul popolo italiano. Questa stangata è stata giustificata con la necessità di bloccare la speculazione finanziaria e rilanciare la crescita. Nulla di più falso. La manovra è iniqua socialmente: non tocca i ricchi, non tocca la casta e mette i ticket. Si tratta cioè di una manovra che depreda i due terzi più poveri del paese e nulla toglie ai più ricchi. La manovra è recessiva perché i tagli della spesa sociale sommati all’aumento della tassazione diretta e indiretta produrranno una decisa riduzione del potere d’acquisto dei cittadini. Spendendo di meno i cittadini si venderanno meno merci e quindi l’economia scenderà. La manovra aggrava la crisi. La manovra non serve a nulla contro la speculazione per il semplice motivo che non attacca la speculazione. Ne abbiamo avuto la riprova nei giorni scorsi quando, dopo l’approvazione della manovra, la speculazione ha ricominciato tranquillamente ad attaccare i titoli di stato italiani. Nella manovra non è stata nemmeno presa una misura come la proibizione della vendita allo scoperto sul mercato azionario dei titoli di stato, che altri governi europei hanno già adottato – Germania in testa – e che costituirebbe un importante elemento di freno alla speculazione. La manovra appena approvata è identica a quelle imposte nell’ultimo anno alla Grecia, manovre che hanno impoverito la popolazione, arricchito gli speculatori e portato il paese alla bancarotta. Ci troviamo cioè di fronte ad una manica di truffatori che spacciano notizie false tutti i giorni e che ripetendo le falsità a reti unificate e su tutti i giornali, le fanno diventare vere. La menzogna viene ripetuta in continuazione da tutti e vengono regolarmente censurate le nostre posizioni che svelano la menzogna. Così tutti gli italiani, pur lamentandosi della manovra, pensano che è l’unica cosa che si poteva fare. Le politiche neoliberiste, che sono alla base della crisi e della filosofia della manovra, vengono presentate come neutrali e naturali e la gente se le beve non capendo cosa altro si potrebbe fare. Da parte del centrosinistra si dice che la speculazione continua perché il governo non è credibile. Certo, il governo non è credibile, ma si sottace che l’origine della speculazione sta nelle politiche europee e che il centrosinistra le condivide. In Grecia e in Spagna vi sono governi socialisti, eppure la speculazione li sta massacrando allegramente. Come mai? La risposta è che l’origine della speculazione risiede nelle politiche neoliberiste attuate a livello europeo e costituzionalizzate dai vari trattati a partire da quello di Maastricht.

Domani ci sarà il vertice straordinario dei capi di stato europei e assisteremo ad un’altra delinquenziale sceneggiata sulle spalle dei popoli. I telegiornali ci racconteranno che i capi di stato, tutti impegnati nelle guerra contro la speculazione, hanno discusso di fare gli euro bond per i paesi in difficoltà. Tutto questo non servirà a nulla, perché il problema sta nel manico.
La scelta fondamentale per bloccare la speculazione risiede nella possibilità della Banca Centrale Europea di acquistare direttamente i titoli di stato dei paesi membri. Se questo avvenisse, la Bce, in caso di minacce speculative, potrebbe comprare i titoli al tasso di interesse ufficiale da essa stessa fissato (1,5%) ed impedire così la speculazione dall’origine. Non si tratta di una misura bolscevica perché le banche centrali europee prima dell’ingresso nell’Euro mettevano in pratica regolarmente questa politica. Negli Stati Uniti d’America, che certo non sono un paese comunista, la Federal Reserve compra normalmente i titoli di debito pubblico, evitando così che la speculazione riesca a realizzare profitti speculando sul debito americano. In Europa gli idioti bipartisan imbevuti di ideologie neoliberiste che hanno fatto il trattato di Maastricht sono stati così esageratamente cretini da aver previsto che gli stati membri si debbano finanziare sul mercato e non lo possano fare tramite la Bce. Parlo – si badi bene – del complesso delle classi dirigenti europee, di centro destra e di centro sinistra.
Nelle ultime settimane è però successo un fatto nuovo. La Banca Centrale Europea compra sul mercato secondario i titoli degli stati sotto attacco della speculazione e per questa via ne limita parzialmente la distruttività. Acquistare titoli sul mercato secondario vuol dire comprarli alle condizioni di mercato, cioè già con il deprezzamento imposto dalla speculazione. In pratica l’acquisto dei titoli da parte della Bce limita ma non impedisce la speculazione. Questa pratica tuttavia – qui sta il punto – è già completamente al di fuori dello statuto della Bce che impedisce alla stessa pratiche di salvataggio degli stati. Allora, noi chiediamo, se la Bce opera già al di fuori del suo statuto per limitare i danni prodotti dalla speculazione agli stati membri, perché dopo aver fatto trenta non fa trentuno e non compra direttamente i titoli degli stati sotto attacco? Questa scelta permetterebbe non già di limitare i danni della speculazione bensì di azzerarla completamente. Perché i capi di stato europei permettono alla speculazione di guadagnare decine di miliardi euro quando con una sola semplice scelta politica potrebbero mettere la mordacchia agli speculatori (cioè alle banche private, alle finanziarie, etc.) evitando alle popolazioni europee il massacro sociale in corso?
Questa è la domanda che noi comunisti facciamo oggi e che dobbiamo far conoscere a tutte le cittadine e i cittadini italiani. Perché se la soluzione è semplicissima non viene adottata? Perché i governanti europei dicono di voler combattere la speculazione ma in realtà la proteggono contro gli interessi dei loro cittadini? Di questo occorre parlare ovunque: al bar, sui posti di lavoro e – di tanto in tanto – sotto l’ombrellone. Perché la censura e la disinformazione le dobbiamo far saltare dal basso.

in data:20/07/2011

Genova 2011, rieccoci oggi a ricucire le lotte

Genova 2011, rieccoci oggi a ricucire le lotte

Genova 2011, rieccoci oggi a ricucire le lotte

di Rita Lavaggi* e Walter Massa**

Non è semplice scrivere di Genova, oggi. Una città attraversata da tensioni, in costante diffidenza, quasi immune da quel vento nuovo che pare diffondersi in tutto il Paese all’indomani delle amministrative e, soprattutto dei referendum. Lo scriviamo con il limite degli “addetti ai lavori” e ci riferiamo in particolare a quel mondo, organizzato, che ha ruotato in questi mesi attorno al coordinamento Verso Genova 2011. Non è un amara constatazione però; è il dato di consapevolezza risaputo con cui abbiamo deciso di avviare il percorso che oggi ci ha riportato a Genova. Quanto è accaduto negli ultimi vent’anni – come rileva anche Curzio Maltese nel suo ultimo libro “La bolla” – parla di un Paese schizofrenico: da una parte i fatti hanno dato ragione alle idee della sinistra, dei movimenti pacifisti e no global, con i temi e le lotte che da Seattle in poi sono arrivati a Genova nel 2001; dall’altra, un paese ipnotizzato dalla propaganda di un regime in cui attorno a “Cesare” ha imperversato una rete clientelare che è arrivata fino ad alcuni settori del Vaticano. Nel frattempo dal G8 2001 sono passati dieci lunghi anni di sofferenza e di piccole, fragili soddisfazioni (“Lo Sbarco” degli italiani all’estero del giugno 2010 ne è un piccolo, preziosissimo esempio) ma, soprattutto, di incredulità di fronte a ciò che è potuto accadere in un paese un tempo democratico e civile. Profetiche ed inascoltate, almeno dai più, furono le parole di un grande uomo di cultura come Edoardo Sanguineti che oggi tanto ci manca: «Quando fu ucciso Carlo Giuliani, ci rendemmo conto che non poteva non accadere. Visto come si era svolta la questione. A mio parere era il primo esempio di guerra preventiva a livello di guerra civile». Le iniziative relative al decennale del G8 2001 sono in pieno svolgimento da fine giugno, con l’attivo coinvolgimento di realtà genovesi piccole e grandi che hanno saputo interpretarne in pieno le indicazioni emerse dalle discussioni preparatorie: recuperare, allargare ed aggiornare lo “spirito di Genova”, guardando avanti, al futuro che abbiamo, tutte e tutti, la responsabilità di costruire. Guardare avanti, ovviamente, senza dimenticare il passato, anzi. E un prezioso contributo in questo senso viene da Cassandra, una mostra su questi dieci anni di storia, dal primo forum sociale mondiale di Porto Alegre alla rivolta nel Maghreb. Una mostra il cui percorso comprende una sezione cronologica, una sezione sui fatti di Genova e quattro grandi aree tematiche: guerra-repressione, economia-lavoro, beni comuni, società. Una scelta riconducibile ad una delle parole d’ordine che ci siamo dati: «guardare l’oggi, pensare al domani, anche con gli occhi di ieri». Il percorso che ci ha portati a realizzare il fitto e ricco calendario di eventi è iniziato nel giugno 2010 in un clima politico ben diverso, con una consultazione regionale in cui non c’era stata quella netta affermazione del centro-sinistra che si sperava – 7 regioni su 13 – anche se non mancavano timidi segnali di risveglio politico del nostro paese. Il percorso è stato lungo e complesso, così come impegnativo è stato il confronto tra le diverse componenti – i soggetti che allora c’erano, altri che all’epoca non esistevano e altri ancora che hanno deciso di esserci oggi – tutti concordi nella scelta di contaminarci tra diversi. Elemento sicuramente di rilievo se pensiamo, ad esempio, al significato del coinvolgimento di realtà importanti come i movimenti per l’acqua e contro il nucleare, i variegati movimenti No Tav e anche pezzi più istituzionali come la Cgil. Come coordinamento Verso Genova 2011 abbiamo provato in primis a recuperare un quadro collettivo, unitario per certi versi: un ruolo di cucitura, come già avvenne nel 2001, non perché siamo nostalgici ma perché non conosciamo altro metodo per costruire insieme qualcosa. E’ stato fino ad oggi un ruolo attivo, voluto e condiviso da tutto il coordinamento per rispondere positivamente alla grande aspettativa che da molti settori è emersa in questi mesi. Ci pare proprio di poter dire che uno dei punti di eccellenza di questo percorso è stato aver voluto rendere il più possibile partecipe la città coinvolgendo tutte quelle realtà piccole e grandi che sono presenti nel tessuto sociale di Genova. Non solo nel centro cittadino abituale palcoscenico di tutto ma, in particolare con un lavoro nelle periferie. Va ringraziato per questo lavoro in particolare il Forum Cultura che ha svolto una preziosa tessitura a collegamento tra le iniziative del programma e la città. Ci è parso un “risarcimento”, si potrebbe dire, ad una città che si è vista infliggere ferite profonde che non sono ancora completamente cicatrizzate. Saremo in tanti quindi a Genova, per ricordare certamente ma, anche – e forse sopratutto – per ripartire e ritrovare una speranza e una voglia di futuro mai sopite. Questo è lo spirito di Genova per noi. *Coordinamento Verso Genova2011 **Presidente Arci Liguria

*Coordinamento Verso Genova2011 **Presidente Arci Liguriain data:19/07/2011

Rifondazione Comunista Mortara: organizza giovedì 21 luglio una serata sui 10 anni del G8 a Genova

Rifondazione Comunista Mortara: organizza giovedì 21 luglio una serata sui 10 anni del G8 a Genova

A Genova, esattamente 10 anni fa, vi è stato uno scontro. Da una parte, il movimento no global, un movimento politico e di opinione mondiale che poneva problemi che non potevano più essere ignorati: l’ambiente, e cioè come si può salvare un pianeta ancora per poco abitabile  e tramandarlo alle generazioni future; la cultura, cioè come si può garantire la sopravvivenza alle migliaia di etnie, lingue, tradizioni di popoli colonizzati dai Paesi economicamente dominanti;  l’economia, e dunque come si può arginare il crescente divario tra la ricchezza di pochi e la disperata povertà dei molti. Dall’altra parte, il G8: gli otto capi di stato più importanti del mondo. Chi è stato a Genova in quell’estate del 2001 non dimenticherà la città blindata, la sospensione della democrazia, l’odore dei lacrimogeni, la voglia di creare un altro mondo possibile.
Giovedì 21 luglio Rifondazione Comunista di Mortara organizza una serata sui 10 anni del G8 da Genova, con recitazione, filmati, testimonianze, musica. L’appuntamento è per le ore 21 presso la sede di Rifondazione Comunista, via Cadorna 5. La serata si svolgerà in una sala attrezzata a pochi chilometri da Mortara, trasporto garantito.
Per Rifondazione Comunista di Mortara, Adriano Arlenghi: 0384/92895, 340/0667971.
Mortara, 17 luglio 2011

La manovra di Tremonti

clicca sul link

http://web.rifondazione.it/home/images/bibi2011/110714manovra2011_1.pdf

La manovra di vendetta di chi ha perso il consenso

Se volessimo cercare un filo conduttore tra le misure draconiane messe in campo dal governo Berlusconi per fronteggiare la crisi finanziaria dentro la quale sta precipitando il nostro paese, oltre all’evidente elemento di classe – pagano sempre la fasce deboli – non sarebbe possibile evitare di pensare anche all’elemento della vendetta. Un mese fa, dopo una straordinaria campagna di sensibilizzazione sociale che ha attraversato ogni angolo dell’Italia, la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto ha inondato di SI le urne, chiedendo l’uscita dell’acqua e dei servizi pubblici dal mercato e l’uscita dei profitti dall’acqua.
Con quel voto si è registrata, per la prima volta dopo decenni, la prima vera sconfitta delle politiche liberiste in questo paese e si è aperta la strada per un nuovo progetto di società, basato sulla riappropriazione sociale dei beni comuni e la loro gestione partecipativa.
Con quel voto – e soprattutto per come è stato costruito – si è registrata una nuova e forte affermazione di democrazia reale, basata sul protagonismo diretto delle persone e sulla partecipazione sociale.
Ebbene, su cosa il Governo decide di puntare per quietare i grandi capitali finanziari? Sull’imposizione di una nuova e violenta stagione di privatizzazioni, che porterebbe alla fine di un qualsiasi ruolo dello Stato nella programmazione economica e al definitivo collasso di tutti gli enti locali.Si vuole spostare un eventuale default dello Stato sul certo default di centinaia di migliaia di famiglie.
Ad un paese che dopo decenni di ubriacatura del pensiero unico del mercato ha rialzato la testa chiedendo a gran voce di invertire la rotta, si risponde con la definitiva svendita di tutti i beni comuni e i servizi pubblici.
Ad un paese che dopo decenni di passivizzazione esprime un nuovo protagonismo sociale e una domanda di democrazia diretta, si risponde con l’imposizione autoritaria di misure che, in quanto emergenziali, non possono essere in alcun modo discusse.
E’ la vendetta di chi sa di avere perso il consenso sociale, è il sacro terrore di chi teme l’effetto contagio della straordinaria esperienza del movimento per l’acqua.
Con l’ulteriore aggravante di una nuova unità nazionale dei fatti, che segnala le opposizioni parlamentari come il vero gruppo dei responsabili e il Capo dello Stato come garante tutt’altro che super partes. Questa manovra, che verrà approvata senza colpo ferire da un Parlamento autistico, dovrà essere respinta nelle piazze e nei territori.
Perché il futuro ci appartiene e la democrazia ci attende.
* Attac Italia

Marco Bersani – Attac Italiain data:15/07/2011

Ecco l’Italia bipartisan che piace a lor signori

La manovra concordata sotto traccia da governo e opposizioni taglia oggi il traguardo. Una volta compreso che, sotto l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica, la bordata sarebbe andata a segno senza soverchi problemi, l’esecutivo ci ha dato dentro senza remore e ritegno. Le forbici hanno continuato a tagliare, compulsivamente, facendo lievitare, di ora in ora, l’entità dell’operazione giunta ormai a superare, sul filo di lana, i 70 miliardi di euro.
Proviamo ad elencare, scontando il rischio di perdere per strada qualche capitolo del salasso propinato.
Ricompaiono i tickets su visite diagnostiche e pronto soccorso; le pensioni – anche quelle di modesto e modestissimo importo – non saranno rivalutate che parzialmente; il pensionamento, già a far data dal 2013 slitterà in rapporto alla speranza di vita; è prorogata la moratoria sui contratti e sugli incrementi retributivi degli statali; d’ora in avanti, il lavoratore che adirà le vie legali in relazione a contenziosi in materia di lavoro, dovrà pagare una tassa che, palesemente, inibirà molti ricorsi; resta, malgrado i primi segni di ravvedimento, l’improvvido balzello sui titoli finanziari, anche per risibili pezzature; c’è il taglio lineare del 15 per cento su pressoché tutte le voci di spesa che incrociano col welfare, col sistema di protezione sociale: vengono così decurtate le agevolazioni fiscali su asili, spesa sanitaria, redditi da lavoro, figli a carico, studenti unversitari.  Insomma, una vera gelata, che si abbatte come un flagello sulla parte più debole della società, già provata da un altissimo livello di disoccupazione e di precarietà, soprattutto giovanile. Alla quale fa da infame contrappunto l’inesistenza di un pur labile provvedimento che chieda ai ricchi di concorrere al rientro dal debito o che provi a intaccare i privilegi di casta, a partire da coloro che in queste ore stanno adottando, senza batter ciglio, misure draconiane sulla pelle del proprio popolo. Si aggiunga a questo idilliaco quadretto – come documenta l’Istat – che l’aumento dei generi alimentari di prima necessità (3,5%), quello della benzina (11%) e quello dei trasporti ferroviari 8(%) hanno già mortificato i redditi più bassi.
Ma, come abbiamo sottolineato nell’edizione di ieri, il colpo più micidiale, quello che imprime il proprio marchio ad una più generale strategia economica e sociale è il colpo di scure con cui si penalizzano i comuni cosiddetti «non virtuosi», vale a dire quelli che non si acconciano ad alienare, a vendere, a privatizzare servizi essenziali (come i trasporti) e aziende pubbliche, come le municipalizzate, secondo una logica che impone l’ipoteca del profitto sul patrimonio della collettività, sui beni comuni, rovesciando diametralmente – come ci spiega più sotto Marco Bersani – l’orientamento popolare affermatosi con i referendum.
Non ha torto Liberal, che su questo genere di cose ha la vista lunga, e che titolava l’edizione di ieri con un eloquente «L’Italia bipartisan va meglio» e che si chiedeva, non meno esplicitamente, «perché non trasformare l’unità di questi giorni in un governo». Su quella strada sembra esserci solo l’ostacolo di un ormai stracotto Berlusconi. Ma il cerchio sta chiudendosi. A quali condizioni, a quale prezzo e per andare dove ora è sotto gli occhi di tutti. Insomma, una vera gelata, che si abbatte come un flagello sulla parte più debole della società, già provata da un altissimo livello di disoccupazione e di precarietà, soprattutto giovanile. Alla quale fa da infame contrappunto l’inesistenza di un pur labile provvedimento che chieda ai ricchi di concorrere al rientro dal debito o che provi a intaccare i privilegi di casta, a partire da coloro che in queste ore stanno adottando, senza batter ciglio, misure draconiane sulla pelle del proprio popolo. Si aggiunga a questo idilliaco quadretto – come documenta l’Istat – che l’aumento dei generi alimentari di prima necessità (3,5%), quello della benzina (11%) e quello dei trasporti ferroviari 8(%) hanno già mortificato i redditi più bassi.
Ma, come abbiamo sottolineato nell’edizione di ieri, il colpo più micidiale, quello che imprime il proprio marchio ad una più generale strategia economica e sociale è il colpo di scure con cui si penalizzano i comuni cosiddetti «non virtuosi», vale a dire quelli che non si acconciano ad alienare, a vendere, a privatizzare servizi essenziali (come i trasporti) e aziende pubbliche, come le municipalizzate, secondo una logica che impone l’ipoteca del profitto sul patrimonio della collettività, sui beni comuni, rovesciando diametralmente – come ci spiega più sotto Marco Bersani – l’orientamento popolare affermatosi con i referendum.
Non ha torto Liberal, che su questo genere di cose ha la vista lunga, e che titolava l’edizione di ieri con un eloquente «L’Italia bipartisan va meglio» e che si chiedeva, non meno esplicitamente, «perché non trasformare l’unità di questi giorni in un governo». Su quella strada sembra esserci solo l’ostacolo di un ormai stracotto Berlusconi. Ma il cerchio sta chiudendosi. A quali condizioni, a quale prezzo e per andare dove ora è sotto gli occhi di tutti.

Dino Grecoin data:15/07/2011

Invito di Haidi Giuliani: tutti a Genova per il decennale del G8

Invito di Haidi Giuliani: tutti a Genova per il decennale del G8
http://www.youtube.com/watch?v=15Yp6GtTVcc&feature=player_embedded

“Fateci spazio bene comune”

Ciao,

all’incontro di Lunedì scorso il Sindaco NON ha preso l’impegno, come auspichiamo, di sospendere l’approvazione entro luglio della variante al piano regolatore.

Tale variante, se approvata, di fatto adibisce l’area del Fateci Spazio da bene comune a bene per pochi.

Dobbiamo mobilitarci ancora, e il tuo sostegno operativo diventa prezioso.

Per favore, se: CREDI che il Fateci Spazio, con la sua storia, la sua funzione, e il suo patrimonio di esperienze e sinergie sia un bene comune prezioso per il Cascame e per la città, pertanto NON VUOI che venga smantellato e fatto a pezzi, VUOI dare una mano per trovare una soluzione il più largamente condivisa.

Allora VIENI e INVITA altre persone alla riunione di coordinamento per Sabato prossimo ore 18 presso i locali del FS di v. Croce, 5.

Faremo il punto sulla situazione e decideremo insieme le prossime mobilitazioni.

Partecipa, la nostra Democrazia sta nella tua Partecipazione (;-)) 😆

Più siamo, Più contiamo!

Grazie. Non ci faranno a pezzi!

“Non fateci a pezzi”

Comitato Genitori e Utenti del Fateci Spazio

Per contatti: nonfateciapezzi@libero.it

338 9974621