Archivio for settembre, 2011

Indignados a Pavia

indignados a Pavia

Bella notizia da Napoli!!!

Bella notizia da Napoli!!!

COMUNICATO STAMPA

Addio S.p.A., Napoli verso l’Acqua Bene Comune

Il 23 settembre la Giunta del Comune di Napoli ha deliberato per la trasformazione dell’Arin da Società per azioni in Azienda di diritto pubblico. Nasce quindi “Acqua Bene Comune Napoli”, il primo, importante passo verso la ripubblicizzazione del servizio idrico nella città partenopea.

Il Forum Italiano dei Movimenti per l’acqua, insieme al Comitato Acqua Pubblica Napoli, esprime soddisfazione e si augura che l’esempio napoletano venga al più presto seguito da tutte quelle amministrazioni che ad oggi non stanno dando seguito alla volontà degli italiani chiaramente espressa il 12 e 13 giugno scorso: no alle società di capitali, sì alla gestione pubblica del servizio idrico.

La delibera che sancisce la nascita della nuova azienda pubblica porta anche la firma di uno degli estensori dei quesiti referendari, oggi Assessore ai Beni Comuni, Alberto Lucarelli.

I prossimi passi sono la discussione in Consiglio Comunale ed il coinvolgimento della cittadinanza e dei lavoratori del servizio idrico, attraverso meccanismi di democrazia partecipativa che incidano nel percorso di approvazione ed eventuali modifiche della delibera, sempre nella direzione indicata dagli esiti referendari.

Se tutto ciò accadrà, e ci auguriamo avvenga quanto prima, Napoli sarà la prima delle tante città per l’acqua bene comune, traguardo per il quale sin dal 2004 il Comitato napoletano e il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua si sono battuti.


27 settembre 2011,
Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Comitato Acqua Pubblica Napoli


Luca Faenzi
Ufficio Stampa Forum Italiano Movimenti per l’Acqua
ufficiostampa@acquabenecomune.org
+39 338 83 64 299
Skype: lucafaenzi
Via di S. Ambrogio n.4 – 00186 Roma
Tel. 06 6832638; Fax. 06 68136225 Lun.-Ven. 10:00-19:00
www.acquabenecomune.org
www.referendumacqua.it

Manovra e crisi. Incontro pubblico con RAMON MANTOVANI (Prc) e GIANCARLO SACCOMAN (Cgil) il 6 ottobre a Vigevano

Manovra e crisi. Incontro pubblico con RAMON MANTOVANI (Prc) e GIANCARLO SACCOMAN (Cgil) il 6 ottobre a Vigevano

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La Coop. Portalupi promuove l’8 ottobre, un incontro dibattito sulla NO TAV

La Coop. Portalupi promuove l’8 ottobre, un incontro dibattito sulla NO TAV

NO TAV def.

Dibattito sull’esperienza di Nardo: Lavoro nero e caporalato. San Martino Siccomario, giovedì 29 settembre.

Dibattito sull’esperienza di Nardo: Lavoro nero e caporalato. San Martino Siccomario, giovedì 29 settembre.

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LE VARIE “MANOVRE” IMPOVERISCONO I LAVORATORI E LE MASSE POPOLARI E AGGRAVANO LA CRISI

LE VARIE “MANOVRE” IMPOVERISCONO I LAVORATORI E LE MASSE POPOLARI E AGGRAVANO LA CRISI

LE VARIE “MANOVRE” IMPOVERISCONO I LAVORATORI E LE MASSE POPOLARI E AGGRAVANO LA CRISI

Da anni, e particolarmente negli ultimi tempi, i lavoratori e le masse popolari sono chiamate a “pagare la crisi finanziaria”. La grande stampa, i mezzi di comunicazione di massa, quasi tutte le forze politiche presentano questa situazione come se fosse caduta dal cielo. I vari governi, tra i quali quello di Berlusconi-Lega, impongono manovre che fanno aumentare i prezzi (come l’aumento dell’IVA), colpiscono i poveri con i tagli agli Enti locali (alla faccia del federalismo, strombazzato dalla Lega Nord, sempre più un’impostura per ingannare i cittadini), colpiscono i diritti dei lavoratori (arti. 8), peggiorano la situazione pensionistica, demoliscono i beni pubblici con le privatizzazioni.

QUESTE MANOVRE NON RISOLVERANNO LA CRISI, ANZI LA PEGGIORERANNO SEMPRE DI PIU’, IN QUANTO, TOGLIENDO RISORSE, DIRITTI, REDDITO ALLE CLASSI PIU’ POVERE, L’ECONOMIA REALE SPROFONDERA’ SEMPRE DI PIU’.

Ma, a “lorsignori” nulla importa di questo perché, attraverso la speculazione finanziaria e lo strumento monetario hanno messo in piedi un dispositivo economico, politico e mediatico per attuare un ulteriore grande spostamento di ricchezza a vantaggio di pochi oligarchi.

Per uscire da questa situazione occorre proprio il contrario di quello che si fa adesso. Dalla cosiddetta crisi finanziaria, che non è che l’ennesimo capitolo della guerra del capitale contro il lavoro, si può uscire soltanto con una politica redistributiva della ricchezza che restituisca il ”maltolto” cominciando ad esempio con il colpire le grandi ricchezze ed i grandi patrimoni, nonché il meccanismo della speculazione finanziaria.

In tutto il mondo si cerca di mobilitarsi contro questa situazione, dal movimento degli “indignados” agli scioperi generali.

NEL QUADRO DI UNA GIORNATA EUROPEA DI LOTTA

SABATO 15 OTTOBRE 2011

Si terrà una grande

MANIFESTAZIONE A ROMA

Promossa da un vasto arco di forze, tra le quali la Federazione della Sinistra.

Dato che intendiamo partecipare anche dalla provincia di Pavia indichiamo alcuni riferimenti per le adesioni: email: invernizzi54@libero.it – 335.7284479 – 333.7476446 – 328.1028046

Federazione della Sinistra, provincia di Pavia

C.i.p. Co.so Garibaldi 38 Pavia, 22/09/2011

PERUGIA – ASSISI: 25 settembre 2011. Cammineremo in tanti insieme a voi

PERUGIA – ASSISI: 25 settembre 2011. Cammineremo in tanti insieme a voi

Le donne e gli uomini che aderiscono alla Federazione della Sinistra cammineranno insieme a voi domenica prossima da Perugia ad Assisi per rivendicare la pace e i diritti umani per tutti.

Cammineremo in tanti e grideremo forte la nostra indignazione contro i nuovi soprusi, le nuove guerre, i nuovi saccheggi di diritti e beni comuni con cui il liberismo sta gestendo in Italia e nel mondo la sua profonda e devastante crisi strutturale. Contro l’impresentabile Governo di questo Paese che nello squallore del sovrano incarna il primato del denaro e del potere sulla dignità della persona.

Cammineremo per rilanciare, nel 50° anniversario della Marcia e nel 150° dell’unità d’Italia, il progetto di società, civile democratico e solidale, scritto nelle pagine della Costituzione Repubblicana che nel ripudio della guerra, violato ancora una volta dal nostro Parlamento, ha una delle sue colonne portanti.

Cammineremo insieme per fare di questa splendida Marcia un tratto della strada verso l’alternativa al modello liberista, al suo “pensiero unico” che, accettato da larga parte dello schieramento politico italiano ed europeo, rappresenta la vera causa della barbarie imperante. Una strada che proseguirà per gli stessi fini, il prossimo 15 Ottobre diramandosi per le strade d’Europa piene di tanta rinnovata speranza e forte desiderio di cambiare il mondo.

Massimo Rossi

Portavoce Nazionale della Federazione della Sinistra

«Di cosa mi accusano? La Tav non serve a niente». Intervista a Luca Mercalli

«Di cosa mi accusano? La Tav non serve a niente». Intervista a Luca Mercalli

Poche battute sulla Tav durante la trasmissione di Fazio sono bastate a sollevare un’ondata di polemiche su Luca Mercalli. Il meteorologo – ospite abituale del programma di Fabio Fazio – è finito nel mirino di Pdl e Pd solo per essersi dichiarato «indignato» per l’arresto di due attiviste del movimento No-Tav, due donne incensurate, finite in carcere per porto abusivo di maschere antigas (in realtà comunissimi filtri da verniciatore usati per difendersi dai lacrimogeni). Abbiamo raggiunto Luca Mercalli al telefono.

Se l’aspettava tutte queste polemiche per un paio di osservazioni sulla Tav?

Una sorpresa, non direi. Sapevo che qualcuno se ne sarebbe risentito. Ma che si fosse arrivati a tanto, no, non me l’aspettavo. E’ bastato un minuto. Questa è la prova che c’è qualcosa di anomalo. In nessun’altra del mondo per una banale opera pubblica a base di cemento e tondini si arriverebbe a sferrare un attacco di questo genere. Tra l’altro, io non ho parlato neppure dell’opera in sé. Ho solo sollevato qualche dubbio sull’arresto delle due attiviste No-Tav. Mi hanno accusato di abusare della libertà d’informazione. In tutti i comunicati che sono usciti non c’è una parola sul merito dell’opera. Nessuno sa spiegare perché la Tav Torino-Lione sarebbe utile. Da più di quindici anni quest’opera viene imposta alla popolazione locale senza darne una motivazione tecnica. Abbiamo sentito solo discorsi retorici. Vogliamo numeri, argomenti. In questi anni i consulenti scientifici degli enti locali – dai Comuni alle comunità montane – che hanno esaminato il progetto, hanno spiegato che quest’opera non serve a nulla.

Dalle reazioni pare che non abbiano digerito la sua «indignazione» per l’arresto delle due attiviste, no?

In questo paese mi sembra che di reati ben più gravi ce ne siano parecchi. Il procuratore capo Caselli si è risentito per le mie dichiarazioni. Converrà che in Italia i politici si macchiano di reati palesi ma non si fanno un giorno di carcere. Due donne incensurate che non hanno ammazzato nessuno, invece, vengono arrestate senza tanti complimenti. Mi sembra che ci sia un accanimento, che si voglia dare una lezione esemplare.

Non la stupiscono gli attacchi dal Pd? L’accusa è la stessa che viene dagli esponenti dal Pdl. Dicono che lei sia fazioso…

L’accusa di politicizzazione arriva da tutte le parti, è bipartisan, Pd e Pdl. Che poi l’accusa sia rivolta a una tramissione di Raitre rende la situazione ancora più grottesca. C’è sotto qualcosa. Io non mi sento politicizzato, sono laico e non ho tessere di partito in tasca. Posso sentirmi vicino alle ragioni dei Verdi, ma nulla di più.

Possibile che sulla televisione pubblica non si possa parlare laicamente della Tav? Ha senso un’opera del genere in un paese che avrebbe bisogno di treni per pendolari e scuole sicure?

Questo è il problema. Ci sono tante altre priorità. Io non sono un nemico della tecnologia, ci mancherebbe, visto il lavoro che faccio. Se qualcuno mi dimostra, smentendo i numeri di cui ho parlato, che quest’opera è davvero utile, io vado a inaugurare il cantiere con la bottiglia di champagne. Ma non posso tollerare questo conflitto esasperato con la popolazione locale – di cui io, peraltro, faccio parte. La comunità valsusina è sotto stress e ciononostante è riuscita a costruire una forma di lotta civile. E’ successa solo qualche scaramuccia finora che è stata molto amplificata. Purtroppo, invece, ci sono ambiguità nel comportamento delle forze dell’ordine. Io rispetto le forze dell’ordine, ma credo che siano sotto ostaggio di qualcuno che gli dice cosa fare. Perché non ci mettiamo a discutere del merito dell’opera: quanto costa, perché farla, su quali modelli di simulazione si basa? Rischiamo la bancarotta e dovremmo buttare 17 miliardi di euro in un’opera che richiederebbe almeno dieci-quindici anni di lavori? Di questo i giornali dovrebbero parlare. Invece, qui sembra che la Tav sia un’opera calata dal cielo, voluta da Dio. Perché dovremmo credere che è tutto perfetto e sotto controllo? Abbiamo dimenticato che siamo in Italia? Il Ponte sullo Stretto fa ridere tutto il mondo.

Non le chiedo di Fazio. Ha ricevuto solidarietà?

Moltissimo, anche da parte della redazione. Lo scoppio d’ira per un minuto in televisione è davvero spropositato. Alla fine sarà un boomerang. La gente si sveglierà. Chi mi segue non può pensare che tutto a un tratto sono diventato un pericoloso sovversivo.

Tonino Bucci

in data:21/09/2011 Liberazione

Patrimoniale day. In 100 piazze l’iniziativa della FdS

Patrimoniale day. In 100 piazze l’iniziativa della FdS

Altro che “Patrimoniale day”, quella che si sta mettendo in piedi nella Federazione della Sinistra, a partire dai singoli territori, è una campagna iniziata già alla fine di agosto e che attraverserà l’intero autunno. E ha ragione Nando Mainardi, segretario regionale Prc dell’Emilia Romagna quando commenta : «Dal 1994 la stessa parola “patrimoniale” sembrava essere impronunciabile, quasi una iattura perché evocava l’idea di una tassazione indiscriminata. Oggi, in un momento acuto della crisi, dopo che è stata varata l’ennesima manovra che munge sempre le stesse tasche, sono in molti a considerare fondamentale che i grandi patrimoni, quelli sopra il milione di euro, subiscano un prelievo». E dal Piemonte alla Sicilia si susseguono iniziative, anche diversificate per raccogliere le firme sulla petizione in tal senso. La firma, dicono in molti, diviene un’occasione per parlare e per ritrovarsi a cercare una soluzione comune che salvaguardi le fasce più deboli del Paese.

«La manovra varata dal Governo Berlusconi su suggerimento della Bce – sottolineano Armando Petrini e Vincenzo Chieppa della Federazione della Sinistra del Piemonte – impoverisce il Paese e demolisce la democrazia; traduce in legge le richieste della Fiat di smantellare il contratto nazionale, taglia pesantemente i trasferimenti agli enti locali che non saranno più in grado di garantire i livelli di servizi sociali, essenziali, attacca i lavoratori pubblici (a cui “sequestra” il tfr per due anni) e la scuola, aumenta l’età pensionabile delle donne». Continua Petrini: «Ieri siamo stati in Piazza Castello a raccogliere le firme e abbiamo messo un banchetto anche alla festa della Fiom, per noi – e questo è un leit motiv che giunge da molti territori- si lavora meglio il sabato, infatti siamo stati a Alba e Cuneo, oltre che a Torino. La domenica ci sono poche persone in giro. Comunque continueremo la raccolta nei giorni feriali, almeno in tutti i capoluoghi». A Milano – racconta Nello Patta, segretario provinciale Prc – si sta lavorando in tutti i circoli anche della provincia. «Nel Veneto – ci dice Renato Cardazzo, segretario regionale dello stesso partito – ci sono almeno una cinquantina di tavoli attivi: siamo tra l’altro riusciti a far coincidere questa giornata con la raccolta delle tre leggi di iniziativa popolare regionale con cui chiediamo lo stop alle delocalizzazioni, il reddito sociale e il blocco dei licenziamenti. Tre proposte sottoscritte già da un centinaio di dirigenti sindacali. Faremo poi due giorni di mobilitazione in ottobre». «In Liguria siamo partiti da prima – dice Sergio Olivieri, segretario regionale Prc – e andremo avanti anche in ottobre. Fra le tante, una iniziativa che partirà la prossima settimana e che farà discutere la faremo a La Spezia». In Emilia Romagna la campagna è effervescente. Piacenza, Imola, Bologna, Cesena, Forlì, Ferrara e poi Comacchio, Reggio Emilia, Casalgrande e Correggio: pochi davvero i luoghi non raggiunti dal tam tam. «C’è un’attività intensa e che sta dando ottimi risultati – riprende Mainardi – io ho fatto il banchetto al mio circolo a Fiorenzuola e sono state tante le persone che si sono fermate. Molti i pensionati e, a voler firmare, soprattutto le donne. Vicino a noi c’era un banchetto dell’Idv per la loro proposta sulla riforma elettorale, ma le persone non vogliono solo la riforma e non vogliono solo cacciare Berlusconi, chiedono politiche diverse, a partire dal fatto che chi più ha più paghi. Noi lavoreremo molto durante la settimana, nei pressi dei mercati. Penso che serva andare nei posti dove le persone si recano tutti i giorni, intanto utilizzeremo anche le nostre feste come quella di Mirandola (Modena) e di Russi (Piacenza) anche perché l’idea sta entrando nella testa delle persone.

Discorso simile fa Stefano Cristiano, segretario regionale toscano del Prc: «Noi abbiamo la festa regionale in corso e qui si stanno raccogliendo molte firme, intanto però nelle altre federazioni ci si sta attivando con banchetti e volantinaggi, sapendo bene che non è la domenica che si raccolgono le firme». Nelle Marche si sono svolte numerose iniziative ieri, in almeno 4 federazioni su 5, a Pesaro c’è il banchetto nella centrale piazza del Popolo, conferma il segretario regionale Prc Sabelli, ad Ascoli si è svolta una iniziativa con il portavoce nazionale della FdS Massimo Rossi. Attive anche Umbria e Lazio, in particolare a Roma e Viterbo, racconta Loredana Fraleone, segretaria regionale del Lazio. Nella capitale si sono mobilitati quasi tutti i circoli raccogliendo ad ogni uscita fra le 150 e le 200 firme, conferma Fabio Alberti, segretario provinciale. A Napoli, a tenere i banchetti stanno provvedendo soprattutto i giovani comunisti, racconta il segretario provinciale Prc Antonio D’Alessandro: «Come altri abbiamo iniziato il 6 settembre con tavoli alla partenza e all’arrivo dei due cortei (Cgil e sindacati di base) e stiamo continuando. Un banchetto è a Piazza Garibaldi e poi stiamo utilizzando le feste a Marano e a Pozzuoli». «A livello regionale partiremo in maniera massiccia la prossima settimana – annuncia il segretario regionale di Rifondazione Francesco Nappo – la prossima domenica si apre la festa a Caserta, ma staremo anche sugli altri territori». In Puglia si confermano tavoli a Bari, (Piazza Ferrarese) Brindisi e Lecce, comunica il segretario regionale Nicola Cesaria; in Calabria a Catanzaro e Reggio, gli fa eco il suo omologo Rocco Tassone, ma si partirà anche a Cosenza. «Da noi c’è anche l’emergenza del taglio alle ferrovie e alle ditte di trasporto pubblico – racconta il segretario – lavoratori che protestano e che, come alla Lirosi, sono stati repressi brutalmente. Faremo coincidere la raccolta firme con le iniziative sul lavoro». Complesso il lavoro in Sicilia, dice Mimmo Cosentino, responsabile regionale d’organizzazione del Prc: «Si stanno facendo banchetti in alcuni circoli di Catania e di Palermo (Via Roma) a Messina, Vittoria, Milazzo, Favara. Ma c’è anche una discussione in corso fra di noi e alcuni sostengono che la patrimoniale sia inutile. Una posizione che la maggioranza di noi però non condivide». Paolo Ferrero chiosa in maniera netta: «Saremo oggi in almeno 100 piazze come Federazione della Sinistra, questa tassa può dare un gettito di 20 miliardi di euro ed è accompagnata dalla proposta di dimezzare le spese militari e gli stipendi dei parlamentari e di fermare le grandi opere come la Tav in Val di Susa e il Ponte sullo Stretto».

Stefano Galieni

in data:17/09/2011

Camila ha 23 anni e fa tremare il “Berlusconi del Cile”

Camila ha 23 anni e fa tremare il “Berlusconi del Cile”

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Un referendum a difesa degli assetti sociali e politici esistenti

Gaetano Azzariti

La crisi del sistema politico-istituzionale è giunta al suo apice. Morto il vecchio sistema dei poteri, non sembra si sia già conformato il nuovo assetto. In questa situazione di transizione si pone la proposta di referendum sul sistema elettorale. Una proposta ben più rilevante di quanto non possa apparire, poiché non propone solo la cancellazione della legge attualmente vigente (l’ignobile porcellum), ma prefigura anche il “nuovo” assetto che la rappresentanza politica dovrebbe assumere dopo la caduta di Berlusconi e del suo regime. In realtà il sistema che i referendari (ri)propongono sembra ispirarsi al nietzschiano «eterno ritorno del sempre eguale». Infatti, la proposta «innovativa» sarebbe quella di tornare alle origini per ripercorrere la strada che ci ha portato sin qui, facendo rivivere quella legge che ha reso sempre più asfittico il sistema politico italiano (il contestato mattarellum). La domanda decisiva sulla quale interrogarsi per valutare questa iniziativa allora diventa: il successo del referendum sarebbe un vero progresso rispetto all’oggi ovvero rappresenterebbe solo un’opera di conservazione degli equilibri esistenti in un ritrovato contesto istituzionale?

Secondo il mio punto di vista i referendari hanno una sola freccia nel loro arco, una sola ragione da poter validamente spendere: nulla può essere peggio dell’attuale legge elettorale. Per questo la sua cancellazione e la sostituzione con un diverso sistema elettorale dovrebbe rappresentare un imperativo categorico per tutti i democratici. Ma è anche certo che l’operazione politica che si vuole portare avanti mediante lo strumento del referendum ha un segno inequivocabilmente conservatore. A garanzia degli assetti sociali e politici esistenti.

Per chi ritiene che la fine annunciata del berlusconismo debba essere segnata da una soluzione di continuità con il passato rimarrà attonito nello scoprire che larga parte dell’attuale opposizione non ha nessuna voglia di cambiare passo, ma anzi si sta attrezzando per assicurarsi che nulla cambi quando tutto sarà cambiato.

Non è però detto che le forze della conservazione postberlusconiana debbano prevalere. Sia perché può sperarsi che l’indignazione della società civile alla fine riesca ad imporre una diversa tabella di marcia e a sostenere iniziative meno paludate e realmente innovative (com’era quella, ormai naufragata, del referendum Passigli), sia per quello che i referendari non dicono. L’operazione che si sta compiendo, le firme che si stanno chiedendo ai cittadini per far svolgere il referendum sul sistema elettorale, per quanto moderata e conservatrice sul piano politico, appare assolutamente spericolata su quello giuridico e costituzionale. Si vuol resuscitare una normativa espressamente soppressa dal Parlamento italiano (la disciplina vigente dal 1993 al 2005), sebbene la Corte costituzionale abbia più volte affermato che referendum i quali perseguono lo scopo di far rivivere una normativa abrogata sono da ritenersi inammissibili (da ultimo nella sentenza che ha dichiarato per questo motivo inammissibile uno dei tre quesiti sull’acqua). Sicché, dopo tanto parlare alla fine ci troveremmo con un referendum dichiarato inammissibile e la legge porcellum ancora in vigore. Chi ne risponderà?

16/09/2011 Liberazione

3 affermazioni “opinabili” dell’assessore Avalle della Giunta di Vigevano

http://www.youtube.com/watch?v=Ss51xJY4MaE&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=oAP_9RTZBFY&feature=related

Ciao,

se hai visto l’assessore Avalle su You tube (canale <non fateci a pezzi>), avrai forse individuato le sue 3 affermazioni “opinabili”. I primi 10 che hanno già risposto hanno vinto una cena su piatti in amianto a casa del Sindaco (;-))

1° affermazione: il Comitato “Non Fateci a pezzi!” è strumentalizzato dai partiti. FALSO, perché il Comitato è temporaneo e di scopo. L’adesione al Comitato è stata e sarà trasversale e apartitica (e fra i genitori ci sono ex elettori della Lega).

2° affermazione: il Fateci Spazio ha amianto sul tetto e nelle pareti. VERO, ma la soluzione non passa necessariamente per l’abbattimento integrale della struttura. L’amianto può essere bonificato e confinato (e bonificare il tetto impiantando pannelli fotovoltaici dà diritto, fra l’altro, a un incentivo fiscale superiore alla norma).

3° affermazione: il Fateci Spazio non chiude, viene solo spostato al Circolab, “pronto per ottobre”, cioè dopodomani. FALSO, perché il Circolab è ancora un rudere inagibile. Vai a vederlo! (ed il Sindaco si nasconde dietro il dito che i lavori di ristrutturazione sono a carico del proprietario, l’Aler).

Dunque attenzione!

Ti stanno facendo fesso/a: con il pretesto dell’amianto ti stanno scippando l’ennesimo bene pubblico.

Noi del Comitato “Non Fateci a pezzi!” stiamo alacremente lavorando ad un piano di salvataggio e rilancio che contiamo di presentare alla città e ai media nelle prossime settimane.

Per favore:

_inoltra questa mail ai tuoi contatti.

Non lasciamo che la Lega ceda in pasto ai privati l’ennesima fetta di suolo pubblico.

_partecipa in prima persona.

Viviamo un periodo storico in cui è rischioso continuare a delegare ai più volonterosi la difesa dei propri diritti.

_firma la petizione ai banchetti, se non l’hai già fatto.

Saremo presenti Sabato 17 dalle 16 alle 20 in P.za Ducale. Domenica 25 al “live voluntary” in Cavallerizza e – se ci dai una mano – in contemporanea a “Vigevano è” in v. del Popolo.

Aiutaci a mantenere pubblico un luogo gratuito di socializzazione, crescita e integrazione per Te e per i Tuoi figli.

Il Fateci Spazio è anche Tuo,

difendilo!

Grazie,

“Non fateci a pezzi!”

Comitato Genitori e Utenti del FS

Per contatti:

«Sciopero del debito contro la speculazione»

«Sciopero del debito contro la speculazione»

ANDREA FUMAGALLI docente di economia presso l’Università di Pavia

Paolo Persichetti
La camera non ha fatto in tempo a votare la fiducia sulla manovra correttiva che già si sono fatti avanti i sostenitori di una seconda manovra da varare durante la prossima sessione di bilancio tra un mese esatto. L’operazione, ha sostenuto sul Sole 24 ore Massimo Corsaro, dovrebbe aggirarsi intorno ai 400-500 miliardi di euro con l’obiettivo di portare il debito al 90% del pil. Nel mirino l’innalzamento immediato dell’età pensionabile, la privatizzazione del patrimonio pubblico, forse ma con moderazione una patrimoniale una tantum. «Non so quanto sia credibile una manovra di tale ampiezza», ci spiega il professor Andrea Fumagalli che il primo settembre sul manifesto ha dato voce ad un brusio di fondo: rivendicare il diritto all’insolvenza? Una proposta elaborata prima dell’estate nel corso degli stati generali della precarietà.

Professore perché ritiene impraticabile un intervento di queste dimensioni?


Negli anni scorsi è già stato raschiato il fondo del barile e poi la composizione dell’attuale compagine governativa impedirà il ricorso ad una patrimoniale che sarebbe la soluzione più corretta. Buona parte del patrimonio pubblico è stato già ceduto nelle finanziarie degli anni scorsi o delocalizzato. Sarebbero comuni e regioni a farsi carico della privatizzazione delle municipalizzate con benefici per le entrate una tantum, mentre le privatizzazioni produrrebbero rincari delle tariffe con effetti immediati sui redditi medio-bassi e inevitabili ripercussioni sul potere d’acquisto, il livello dei consumi e della domanda. Si potrebbe anche arrivare ad un avanzo primario ma si ridurrebbe anche il pil. Verrebbe meno l’obiettivo della riduzione del rapporto deficit/pil che al contrario potrebbe ulteriormente accrescersi. Per giunta tutto ciò avviene in un contesto in cui l’aumento dei tassi d’interesse è costante. Nelle ultime aste l’aumento è stato mediamente di due punti più alto dell’asta pre-estiva. Ciò comporta un aumento dell’onere degli interessi di circa 500 milioni di euro e quindi un aumento della spesa per interesse che va in maniera perversa a alimentare il debito nonostante sacrifici imposti agli italiani. La logica di queste manovre che riducono il potere d’acquisto e dall’altro aumentano la polarizzazione dei redditi è fallimentare. Basta vedere cosa è successo in Grecia.

Si parla ormai di un default inevitabile.


Quello che è accaduto mostra quale sia il reale obiettivo di queste manovre finanziarie. Nel 2010 la Grecia ha adottato una politica di manovra finanziaria che non è molto dissimile da quella italiana, è stata solo più pesante: aumento dell’iva, taglio della spesa corrente pubblica (taglio del 10% degli stipendi pubblici e licenziamenti nel settore), aumento dell’età pensionabile.

Con quale risultato?


Dopo un anno i dati Ocse ci dicono che nel primo semestre 2011 il pil è calato del 7,3% vanificando la politica di sacrifici al punto tale che oggi la Grecia si ritrova all’interno di un nuovo attacco speculativo. I rischi di default sono oggi maggiori rispetto al 2010 nonostante nel frattempo sia stata adottata una manovra finanziaria lacrime e sangue. Questo fa capire che l’obiettivo di queste manovre non è il risanamento ma dare linfa al solvibilità dei titoli pubblici in possesso degli speculatori, ed obbligare la Bce a fare iniezioni di liquidità per allargare la base dei mercati finanziari e della speculazione.

Lo sciopero del debito sarebbe la soluzione?


Occorre sottrarre linfa alla speculazione obbligandola a non intervenire sul segmento dei titoli pubblici. Questo si può fare non pagando gli interessi sui titoli oppure spingendo la Bce ad emettere titoli di Stato europeo, chiamiamoli pure eurobond, ma sostitutivi di quelli esistenti a livello nazionale non in aggiunta come sostiene Tremonti.

Quale è la differenza?


Se creo nuova moneta emettendo titoli aumento la liquidità finanziaria. Soluzione che rende felice la speculazione. Tutti gli acquisti fatti dalla Bce nell’ultimo mese col fine di sostenere la solvibilità del debito pubblico italiano, garantendo interessi anche crescenti ai possessori di titoli, hanno agevolato la speculazione finanziaria che si è rafforzata. Il rendimento dei Cds (i derivati che assicurano contro il rischio di default) hanno avuto un tale incremento di valore che le cinque Sim proprietarie del 95% dell’intero mercato di questi titoli hanno incassato plusvalenze finanziarie enormi. I grandi speculatori finanziari, come Goldman Sachs, tanto per fare un nome, impiegano una sorta di strategia della choc economy: gridano all’allarme per il rischio di default della Grecia o dell’Italia, provocando l’immediatamente aumento delle difficoltà di collocamento i titoli nei mercati internazionali. In questo modo i derivati che loro possiedono su questi titoli, cioè i cds, aumentano di valore. La Goldman Sachs ha attualmente una liquidità di cassa che è superiore a quella della Federal reserve. Questa strategia ha funzionato lo scorso anno sul mercato delle materie prime: grano, soia, petrolio. Con grossi guadagni sui Futures, prodotti finanziari legati alle materie prime. Passati al’incasso i grandi speculatori si sono spostati sul mercato dei titoli di Stato e i rischi di default e qui sono intervenuti con i derivati che assicurano contro i rischi di crac.

Il diritto all’insolvenza riguarderebbe soltanto il pagamento degli interessi?


Mentre tutte le altre componenti del debito tendono a ridursi a causa degli interventi draconiani, gli interessi maturati sono in costante aumento. Si può procedere in due modi: il primo è quello del dilazionamento del pagamento degli interessi o, nella versione più radicale, addirittura il non pagamento degli interessi. Questo avrebbe degli effetti di riduzione della spesa per interessi. La seconda modalità è il consolidamento di parte dei titoli di debito pubblico, al di là degli interessi che maturano, in modo da sottrarli dallo scambio sui mercati secondari. Quindi obbligando i possessori di questi titoli a mantenerli nel loro portafoglio. Dato che il debito pubblico italiano, secondo i dati di Bankitalia, è detenuto per l’87% da investitori istituzionali, cioè banche, società di intermediazione immobiliare (Sim), assicurazioni, e soltanto per il 15% dalle famiglie. Un intervento di questo del genere andrebbe a colpire i bilanci dei grandi speculatori internazionali innescando un meccanismo di contrattazione con le società finanziarie, garantendo invece solvibilità e rendimento solo a quel 15% di titoli familiari.

Cosa rispondi a chi obietta che si tratta di una posizione irrealistica perché mancano i rapporti di forza?


Un discorso radicale sul diritto alla banca rotta è chiaro che è una provocazione politica. Ma indica una direzione che per realizzarsi deve essere accompagnata da una serie di altre condizioni risolutive: la prima è il superamento della sovranità nazionale a livello fiscale come c’è stata a livello monetario. Solo una politica fiscale comune europea è in grado di frenare l’attività speculativa. La seconda condizione è che una politica del genere dovrebbe essere accompagnata da interventi di riequilibrio dei redditi con interventi fiscali più progressivi e meno repressivi. Creare le premesse perché ci sia uno stimolo alla domanda, non solo in termini di mera crescita ma di sviluppo ecocompatibile.

15/09/2011 Liberazione


RIFONDAZIONE: NO AL REFERENDUM TRUFFA, CONTRO LA LOGICA BIPOLARE RILANCIAMO IL PRINCIPIO “UNA TESTA, UN VOTO”

RIFONDAZIONE: NO AL REFERENDUM TRUFFA, CONTRO LA LOGICA BIPOLARE RILANCIAMO IL PRINCIPIO “UNA TESTA, UN VOTO”

Comunicato stampa
Penso sia diventato davvero necessario fare un po’ di chiarezza sul referendum elettorale a sostegno del quale si stanno raccogliendo in questi giorni le firme. Una chiarezza per rispetto verso tutti quei cittadini che, anche in buona fede, ormai da settimane si precipitano verso i banchetti di raccolta firme affascinati e attirati, anche giustamente aggiungerei, dallo slogan “abroghiamo il Porcellum”. Penso infatti che non sia difficile capire ed essere d’accordo sulla natura anti-democratica ed anti-rappresentativa dell’attuale legge elettorale. Una legge fondata su un premio di maggioranza attraverso cui, in modo assolutamente paradossale, un partito, o un qualunque schieramento, grazie ad un solo voto di scarto può accaparrarsi il 55% dei seggi parlamentari, andando così a ledere e stravolgere il reale peso elettorale dei diversi schieramenti politici. Tutti, o quasi tutti, d’accordo fin qua, quindi!
Il problema nasce dal fatto che la medicina che si vuole proporre è altrettanto dannosa quanto il male. E’ infatti evidente come i quesiti depositati mirino a mettere sì fine al “Porcellum”, ma per ritornare al “Mattarellum”, la precedente legge elettorale in vigore dal 1993 e fino al 2005, un sistema elettorale animato dagli stessi principi lesivi per la democrazia su cui si fonda quello in vigore, in quanto prevede che il 75% dei seggi venga assegnato attraverso maggioritario uninominale a turno unico, ripartendo il restante 25% secondo un criterio “proporzionale” tra le liste che avessero raccolto almeno il 4% dei voti. Alla porcheria maggioritaria si aggiunge quindi un’enfasi personalistica della politica, portando a creare schieramenti di larga intesa, e molte volte insensati, che ruoteranno non intorno a programmi ma a politicanti decisi dalle segreterie di partito che l’elettore sarà costretto a votare. Onestamente non vedo quella libertà di scelta dei candidati tanto sbandierata durante questa campagna referendaria… E che dire, poi, di quel 25% di proporzionale, oltretutto vincolato alla soglia del 4%? Giusto un contentino che addolcisce appena la durezza di un meccanismo che resta feroce nei confronti delle minoranze che non si accodano/accomodano ai principali schieramenti.
Come nel caso del “Porcellum”, il “Mattarellum” promuove quindi la trasformazione in senso bipolare del sistema politico istituzionale costringendo agli apparentamenti forzosi. In questo modo alimenta il trasformismo determinando alleanze innaturali senza per questo superare la frammentazione politica, che puntualmente si riproduce all’indomani del voto.
Senza stupirci più di tanto, come promotori di questo “vulnus” alla democrazia troviamo il Partito Democratico e l’Idv , sempre più orientati e convinti a superare il sistema partitico verso una logica marcatamente bipolare, a cui si aggiunge la new-entry Sinistra Ecologia e Libertà, che probabilmente spera in tal modo di ottenere definitivamente le primarie di coalizione, essenziali per giovarsi del ruolo trainante del suo “leader”. Operazione che dimostra una notevole disinvoltura sul piano politico, considerando il fatto che questa formazione politica ha sempre rivendicato (almeno a parole) la propria fedeltà al proporzionale. A quel proporzionale che costituisce l’unico modello sostenibile e non solo perché strettamente connesso all’ispirazione della nostra Costituzione, non solo perché più democratico, ma anche perché più credibile, alla luce dei fallimenti conclamati delle avventure maggioritarie che dagli inizi degli anni ’90 ad oggi si sono susseguite.
Per queste ragioni Rifondazione Comunista non ha dato la sua adesione a questa campagna referendaria, ed invitiamo i cittadini a non firmare per l’ennesimo suicidio della democrazia ed a boicottare la raccolta firme. Auspichiamo invece la nascita di un fronte politico che abbia come fine la conquista di un sistema elettorale completamente proporzionale, secondo il principio “una testa, un voto”, che porti a segregare definitivamente nel ripostiglio qualunque logica maggioritaria.
Alessio Galli
Segretario del Circolo di Vigevano
del Partito della Rifondazione Comunista

L’adesione alla Marcia della Pace dei Giovani Comunisti di Perugia e del circolo Prc di Vigevano

L’adesione alla Marcia della Pace dei Giovani Comunisti di Perugia e del circolo Prc di Vigevano

I Giovani Comunisti della provincia di Perugia aderiscono alla cinquantesima edizione della Marcia per la Pace Perugia-Assisi, prevista per il prossimo 25 settembre 2011. Saremo presenti con un nostro spezzone e con un sound system e diffonderemo durante tutto il percorso volantini contro la guerra imperialista. Parteciperemo inoltre al meeting nazionale organizzato dalla Tavola della Pace che si terrà il 24 e 25 settembre presso il centro Umbria-fiere di Bastia Umbra.
La guerra, strumento di cui il capitalismo si serve ai giorni nostri, continua a mietere vittime civili, a distruggere culture e a togliere sovranità ai popoli in tante parti del mondo. L’esportazione della democrazia non è altro che la scusa per cambiare gli assetti geopolitici ed economici in favore dei Paesi occidentali: una scusa che da decenni usano per coprire i loro reali interessi! Infatti le spese militari a livello mondiale hanno subito un drastico innalzamento, sottraendo risorse a tutto ciò che può essere usato per creare invece che per distruggere. Ne è un esempio l’Italia dove le ultime finanziarie hanno previsto l’aumento delle spese per la difesa, per le missioni militari all’estero e per l’acquisto di cacciabombardieri, tutto ciò a discapito dell’istruzione pubblica (scuola e università) e della ricerca che hanno subito tagli pesantissimi. Ne è un esempio l’Italia dove siamo costretti a vedere calpestato ogni giorno l’art.11 della Costituzione. Per questo aderiamo alla Marcia anche per manifestare la nostra contrarietà alle politiche economiche del governo Berlusconi, che hanno generato povertà, disoccupazione e differenze sociali. Chiediamo quindi il ritiro dell’esercito italiano ai teatri di guerra, per la piena attuazione dell’articolo 11 della Costituzione ed invitiamo tutti a prendere parte alla Marcia.

Andrea Ferroni Giovani Comunisti di Perugia

Circolo Rifondazione Comunista – Vigevano

Giro della Padania, Paolo Ferrero tra i manifestanti cuneesi del Prc

Giro della Padania, Paolo Ferrero tra i manifestanti cuneesi del Prc
SDRAIATI PER TERRA PER DIFENDERE L’UNITà DEL PAESE ANCHE DALLA CIALTRONERIA.

Maurizio Pagliassotti
Mondovì
Il Giro della Padania è arrivato ieri a Mondovì, provincia di Cuneo, all’una di pomeriggio, ed ha incrociato uno sbarramento di uomini e donne decisi a difendere l’unità del paese anche dalla cialtroneria


La manifestazione dei militanti del Prc al Giro della Padania

Maurizio Pagliassotti
Mondovì
Il Giro della Padania è arrivato ieri a Mondovì, provincia di Cuneo, all’una di pomeriggio, ed ha incrociato uno sbarramento di uomini e donne decisi a difendere l’unità del paese anche dalla cialtroneria. Circa cento militanti cuneesi di Rifondazione Comunista si sono sdraiati per terra pochi attimi prima che la carovana ciclistica arrivasse nel centro della cittadina, e per pochi istanti hanno bloccato la corsa.
Le forze dell’ordine, schierate con un imponente numero di uomini, hanno tentato di allontanare i manifestanti prima con le buone e poi con le cattive. E’ volato qualche spintone ma è stato evidente che, anche tra chi difende lo Stato, serpeggia malcontento verso questa manifestazione politica mascherata da evento sportivo. «Siamo d’accordo con voi – dicevano alcuni militari mentre tentavano di spostare alcune donne che si erano sdraiate per terra – però per cortesia spostatevi, devo fare il mio lavoro» Ovviamente, quando sono arrivate le ammiraglie che precedevano i corridori, i cortesi inviti a sloggiare sono stati sostituiti da mezzi decisamente più rozzi. Ne ha fatto le spese un’anziana signora: trenta giorni di prognosi. Vano tentativo di convincere chi era ben determinato a bloccare tutto.
Sdraiato per terra anche il segretario del Prc, Paolo Ferrero: «L’obiettivo di costituire la Padania è eversivo, uguale a ciò che volevano ottenere le Brigate Rosse: lo smembramento dello Stato Italiano. Noi di Rifondazione Comunista siamo qua in mezzo ad una strada perché siamo contro questo obiettivo e siamo contro lo sperpero di soldi pubblici a fini politici, a maggior ragione durante una crisi così dura. A noi piace lo sport, ed in particolare le corse ciclistiche, ma è bene sottolineare che nessuna forza politica ha mai organizzato con soldi pubblici la propria manifestazione sportiva a fini propagandistici».
I manifestanti, che al mattino avevano aderito al corteo della Cgil a Cuneo, si sono trovati davanti al comune di Mondovì verso mezzogiorno e lì hanno aspettato l’arrivo della corsa, all’ultimo momento deviata affinché non ci fosse contatto. Stratagemma inutile perché una rapida corsa ha permesso ai manifestanti di raggiungere un punto di passaggio obbligato, su un ponte distrutto dalle truppe di occupazione nazifasciste nel 1945.
Davanti ai corridori è stato srotolato uno striscione che riportava gli articoli cinque e dodici della Costituzione Italiana, ovvero l’indivisibilità della nazione, e il tricolore come simbolo unico per tutti. Fabio Panero, segretario provinciale del Prc di Cuneo, anch’egli tra coloro che si sono fatti portare via a braccia dai carabinieri, ha commentato: «Se i padani vogliono smaltire con il ciclismo i chili di troppo ammucchiati durante i vent’anni di potere romano lo possono fare, ma dovrebbero pagarsi autonomamente le manifestazioni di partito. In un momento in cui il governo di destra, di cui la Lega Nord fa parte a pieno titolo, partorisce una finanziaria antipopolare e classista, trovo allucinante che si sperperi denaro pubblico per una corsa di regime: la Padania non esiste né a Mondovì né altrove».
Un appesantito Renzo Bossi aveva dato il via ieri alla manifestazione di fronte a pochi militanti leghisti. Tutto verde: maglia del Trota, divise degli organizzatori, sponsor tra cui Alitalia e la regione Trentino Alto Adige.
Il cosiddetto Giro della Padania, dura cinque giorni e terminerà a Venezia. Visto il successo della protesta, Paolo Ferrero invita alla mobilitazione lungo tutto il percorso della gara. «Questo ennesimo colpo all’unità d’Italia deve essere ostacolato. Nei prossimi giorni vi saranno altri momenti come questo». Anche ad Alassio ci sono state contestazioni e sono stati esposti diversi striscioni di protesta da parte di giovani aderenti alla Sinistra Alassina, simpatizzanti di Rifondazione Comunista. Oggi seconda tappa da Loano, in Liguria a Vigevano. Si entra in territorio leghista duro, ma le contestazioni non mancheranno.

07/09/2011

Immagini del presidio Cgil di oggi a Pavia

Immagini del presidio Cgil di oggi a Pavia

Sciopero generale del 6-09-11 008Sciopero generale del 6-09-11 013

Sciopero generale del 6-09-11 039Sciopero generale del 6-09-11 040Sciopero generale del 6-09-11 022Sciopero generale del 6-09-11 036

Sciopero generale del 6-09-11 041

Sciopero generale del 6-09-11 047

Le parole sono pietre! Dichiarazione di Don Gallo

merda che hai creato!” (Don Andrea Gallo)

Don Gallo immagine

Basta sfruttamento!!! Basta sacrifici a senso unico solo da lavoratori e pensionati!

L’oro blu sotto la sabbia libica che fa gola alle multinazionali

progetto Gheddafi acquaL’oro blu sotto la sabbia libica
che fa gola alle multinazionali

Simonetta Cossu
Il Cnt, il Consiglio nazionale transitorio libico si appresta a trasferirsi a Tripoli. Nella capitale tutto scarseggia. Moltissimi non hanno cibo e nemmeno più un tetto, l’acqua è diventata più preziosa del petrolio tanto che ormai costa più della benzina. Ed è la sete in un paese dove la temperatura raggiunge i 40 gradi, l’emblema dell’emergenza umanitaria che tormenta la Libia dopo sette mesi di guerra. Ma parra strano in un paese ricoperto di sabbia, l’acqua non scarseggia, anzi sotto le dune del Sahara si trova la riserva più grande del mondo tanto da spingere qualcuno a suggerire che non solo petrolio, uranio e gas sono il “premio” che gli alleati occidentali cercano in Libia.
E’ passata quasi in secondo piano, ma il mare di acqua dolce esteso quanto la Germania a soli 100 metri di profondità in terra libica, equivale ad un tesoro, non solo materiale ma anche politico in una regione dove l’acqua significa vita e sviluppo sia per la produzione agricola locale sia per l’esportazione in altre nazioni africane.
Si tratta del progetto GMMR (Great Man made River) mirato a portare l’acqua fossile dalla profondità del Sahara alla costa del Mediterraneo. Gheddafi aveva cominciato a costruirlo con ingegneri cinesi finanziandolo di tasca propria, senza cioè servirsi degli onerosi prestiti della Banca Mondiale ma anzi investendo generosamente nella Banca Africana e dando così un pessimo esempio per l’intero globo.
Il tutto ha avuto inizio negli anni ’50, quando a caccia di petrolio, i libici scoprirono che nella parte meridionale del paese c’erano grandi quantità d’ acqua sotterranea. Si tratta del cosiddetto Nubian Sandstone Aquifer System, una riserva accumulatasi in milioni di anni che oggi si estende tra Libia, Egitto, Chad e Sudan per una superficie complessiva di 2 milioni di chilometri quadrati. Una volta preso il potere Gheddafi capì che quella era una risorsa molto più preziosa del petrolio e diede il via al grande progetto: costruire una grande rete di canali per portare l’acqua del Sahara, a Tripoli, Bengasi e nei centri lungo la costa Mediterranea dove vive il 70% della popolazione libica. Il progetto, venne definito da Gheddafi, ma non solo, “l’ottava meraviglia del mondo” ed è costato ad oggi 25 miliardi di dollari, prevede di scavare migliaia di pozzi a 500 metri di profondità e mettere insieme 5mila chilometri di condutture dal diametro di 4 metri, capaci di veicolare sino a 6 milioni di metri cubi d’acqua al giorno. Cosa di non poco conto se si considera che l’accesso all’acqua è stata per il governo libico fino a poco tempo fa considerato un diritto umano, per cui gratuito. Stando alle stime di consumo d’acqua calcolate nel 2007, la riserva dovrebbe bastare per dare da bere ai libici per altri 1000 anni.
Per realizzare tutto questo, i lavori di costruzione sono stati appaltati a molte aziende straniere. Stati Uniti, Corea, Turchia, Gran Bretagna, Giappone, Cina e Germania hanno dei contratti per ciascuna fase, e alcuni hanno lavorato per decenni in Libia. Dal momento che gli attacchi aerei della Nato sulla Libia hanno avuto inizio nel mese di marzo, la maggior parte dei cittadini stranieri sono tornati a casa, compresi quelli impiegati sul sistema idro.
Il progetto ha avuto riconoscimenti a livello internazionale tanto che l’Unesco nel 1999 ha accettato l’offerta della Libia di finanziare un premio che porta il suo nome, il Grande Man-Made River International Water Prize, il cui scopo è quello di premiare “il lavoro scientifico di ricerca sul consumo d’acqua nelle zone aride”. Gheddafi è stato spesso ridicolizzato in Occidente per sua la perseveranza nel perseguire un progetto così ambizioso. Termini come “un’utopia”, “progetto domestico e di vanità” sono spesso stati usati in Gran Bretagna e Usa dai media per descrivere gli sforzi nel portare a termine questa opera. Ma la verità è che si tratta di un sistema di condutture idriche di livello mondiale, e che spesso è stato visitato da ingegneri e progettisti stranieri che vogliono imparare dalla competenza libica dell’idro-ingegneria.
Il 22 luglio di quest’anno gli attacchi Nato che dovevano avere come scopo quello di proteggere i civili hanno colpito delle condutture d’acqua del GMMR. Per non sbagliare, sempre la Nato, ha pensato bene di colpire anche la fabbrica vicino Brega che produceva i tubi necessari a ripararle. Nel bombardamento sono rimaste uccise anche sei guardie. Inoltre gli attacchi aerei hanno colpito numerosi centri che fornivano energia elettrica, questo significa che le stazioni di pompaggio dell’acqua non operano più anche se le tubazioni sono integre. Questo spiega bene le ragioni della sete di Tripoli. (A proposito, attaccare essenziali infrastrutture civili è un crimine di guerra).
Oggi la fase finale del “Progetto Grande Fiume artificiale” è in stallo, ma siamo pronti a scommettere che ben presto qualche multinazionale, magari francese, si farà carico di portare a compimento l’opera.

04/09/2011 Liberazione