Archivio for ottobre, 2011

Bosone e Renzi da “rottamare”

Bosone e Renzi da “rottamare”

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Di solito non si usa intervenire nel dibattito interno di altri partiti, ma, leggendo che il presidente della Provincia Sen. Daniele Bosone ha partecipato all’iniziativa dei “rottamatori” di Renzi, sindaco di Firenze, vogliamo fare alcune considerazioni.

Lasciamo stare lo stucchevole giovanilismo, parliamo di quanto, in effetti, sostiene Renzi. In sostanza il sindaco di Firenze sostiene, in compagnia di altri, come Veltroni e Chiamparino, una linea che di sinistra non ha nulla.

Difatti Renzi sostiene l’attacco alle pensioni, l’attacco all’articolo 18 e cioè la libertà di licenziare (peraltro in compagnia della proposta Ichino che, non a caso, viene utilizzata dal governo Berlusconi per un ulteriore attacco ai diritti dei lavoratori), le privatizzazioni, in sostanza tutto l’armamentario di capitalismo neoliberista che tanti danni ha già fatto ai lavoratori e alla grande maggioranza dei cittadini.

Se questo è “il nuovo che avanza” è un “nuovo” che arretra verso epoche passate.

Ora che Bosone sostenga con la sua presenza questa linea politica è illuminante anche per quanto accaduto nelle ultime elezioni provinciali. L’abbiamo ricordato altre volte: in provincia di Pavia non è avvenuto un vero rinnovamento come a Napoli o in altri centri, ma solo una manovra neocentrista, dimostrata dall’appoggio dell’ex presidente della Provincia Poma (tuttora nel Pdl, ma eletto Presidente del Consiglio Provinciale dal centrosinistra), dalla lista Fiamberti (che peraltro vota contro il bilancio) e anche, purtroppo, da Sel e Idv che non hanno tenuto in considerazione la portata trasformistica delle “alleanze” bosoniane.

A proposito di “pionieri e non reduci” o di “rottamazioni”

(tutte frasi di Renzi) constatiamo che il buon esempio lo dà proprio Bosone

che mantiene il doppio incarico di senatore e di presidente della Provincia.

Teresio Forti

Giuseppe Invernizzi

Giuseppe Abbà

Partito della Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra di Pavia

Pavia, 31 ottobre 2011


Pietro Ichino, i licenziamenti e la linea (?) del Pd

di Dino Greco

La manifestazione dei pensionati, quanto mai tempestiva, ha nei fatti inaugurato la sequenza – che ci auguriamo intensa e crescente – delle mobilitazioni sociali contro la lettera del governo all’Ue. Che, come spero ognuno avrà capito, rappresenta un vincolo per l’oggi e per il domani, un solenne impegno di Stato, maturato sotto l’impulso e il sostanziale patrocinio del Presidente della Repubblica. Dunque, un lascito non facilmente esorcizzabile da parte di chi dovesse succedere a Berlusconi, qualunque sia la natura politica della coalizione in futuro abilitata a governare. E’ perciò di grande importanza conoscere ora – e nel dettaglio – cosa pensano le opposizioni. Tutte. A partire, ovviamente, dal Pd e a cominciare dal tema dei licenziamenti, primo discrimine di qualsiasi scelta politica. Come si è visto, Emma Marcegaglia si è affrettata a plaudire a quella che è una storica rivendicazione della borghesia industriale: unire alla flessibilità in entrata (già largamente acquisita attraverso un tripudio di lavori precari) quella in uscita. Del resto, non si poteva pretendere che i padroni (in ispecie quelli di casa nostra) rinunciassero ad un simile regalo, all’istituzionalizzazione cioè di un rapporto di potere, dentro i luoghi di lavoro, che consentirebbe loro di fare letteralmente quello che vogliono, nella più totale assenza di vincoli giuridici che ne limitino, anche labilmente, l’arbitrarietà. Quindi Confindustria incassa e ringrazia, seppellendo definitivamente (e questo non può che essere un bene) l’infelice connubio che aveva caratterizzato le relazioni sindacali con l’accordo del 28 giugno e la lettera congiunta di intenti sottoscritta il 4 agosto anche con le banche. Le stesse che qualche settimana dopo hanno chiesto al Paese, ai lavoratori e ai cittadini italiani di suicidarsi, pagando in solido un debito da loro non contratto. Berlusconi ha creduto di offrire ai lavoratori una spiegazione convincente, garantendo loro che il licenziamento, sebbene non più contestabile e dunque non annullabile per via giudiziaria, sarà tuttavia seguito dalla cassa integrazione. Così, la soppressione di un diritto sarà pagata (dallo Stato) con un pò di assistenza. Insomma, invece di promuovere le assunzioni si incentivano i licenziamenti: bizzarro modo per dare seguito e sostanza a quel passaggio della “Lettera” in cui con enfasi si dichiara l’impegno del governo a «trasformare le aree di crisi in aree di sviluppo». La cosa, naturalmente, non stupisce, essendo sin dall’inizio del tutto chiaro che il provvedimento ha una natura esclusivamente politica ed antisindacale, considerato che la disoccupazione non è mai stata un propellente per lo sviluppo e che la pratica indiscriminata dei licenziamenti, o anche la sola minaccia di ricorrervi, è sempre servita solo a trasformare i lavoratori in silenziosi muli da tiro. Ma il Pd cosa pensa a questo riguardo? E se pensa, cosa pensa di fare? Per ora conosciamo con certezza solo l’opinione di Pietro Ichino, che non è proprio così isolata se la proposta di legge in materia di licenziamenti che porta il suo nome ha raccolto il consenso di altri 54 sentatori: non proprio uno sparuto drappello. Ieri, su Il Sole 24 Ore Ichino ritorna sul suo argomento preferito, per dire che bisogna disfarsi dell’articolo 18, «soluzione troppo rigida» e discriminatoria nei confronti di quanti, lavorando in aziende con meno di 16 dipendenti, non ne possono beneficiare. La soluzione, per Ichino, è di una semplicità solare: i licenziamenti devono tornare prerogativa indiscutibile dell’impresa; essi saranno compensati «con la responsabilizzazione dell’impresa per la sicurezza economica e professionale del lavoratore licenziato». Detto in prosa: l’azienda monetizzerà il proprio diritto di tornare al licenziamento ad nutum (cioè “al cenno”). Il resto, comprese tutte le chiacchiere sulla flexsecurity (più un ossimoro che un virtuoso neologismo) servono a coprire, piuttosto maldestramente, l’idea di fondo secondo la quale l’impresa è e deve essere, nei rapporti sociali, il dominus assoluto, facendo essa, insieme al bene proprio, anche quello dei lavoratori, dell’economia e della patria. Ichino, però, non si ferma qui. E spiega che per addolcire la pillola e guadagnare il consenso necessario all’operazione si potrebbero applicare le nuove norme soltanto ai nuovi assunti, creando così un doppio regime: i lavoratori in forza rimarrebbero protetti dall’articolo 18, gli altri no. Una frattura, prima di tutto generazionale, davvero spaventosa, un mostro politico e giuridico che demolirebbe, insieme al sindacato, ogni vincolo solidale. Ichino ci informa infine che nel novembre dello scorso anno «il senato ha approvato quasi all’unanimità la mozione Rutelli, che impegna il governo a varare una riforma ispirata a quel progetto». Come si vede, tutto si tiene. Ecco perché lo sciopero, annunciato da tutti i sindacati, è cosa matura. Da farsi finché la partita è aperta. Non per celebrare il de profundis a cose fatte.

in data:29/10/2011 Liberazione

Aqua, fare come a Napoli

Aqua, fare come a Napoli

(clicca sul link per video Giunta di Napoli)

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Paolo Ferrero

L’approvazione della gestione pubblica del ciclo integrato dell’acqua a Napoli, votata pochi giorni fa quasi all’unanimità dal Consiglio comunale partenopeo, con l’istituzione dell’Abc (Azienda Bene comune Napoli) è un fatto politico di valore nazionale. È stato premiato l’impegno del movimento ambientalista che ha portato alla vittoria referendaria dello scorso giugno. Il provvedimento sottolinea inoltre il valore politico della svolta operata a Napoli con la vittoria di De Magistris e della coalizione che l’ha sostenuto. Si è decisa infatti la costituzione di un’azienda speciale integralmente pubblica che attua la ripubblicizzazione dell’intero ciclo, seguendo l’esperienza virtuosa di Parigi, con un soggetto pubblico che garantirà tra l’altro il diritto al minimo vitale di acqua – pari a 50 litri al giorno – per i cittadini in condizione di disagio sociale e la presenza di due esponenti del movimento ambientalista nel consiglio d’amministrazione. Il percorso per la totale ripubblicizzazione del ciclo integrato a Napoli ha visto la battaglia del Prc sin dal 2004.

All’epoca, sulla base della normativa vigente, per due volte l’Ato (Ambito territoriale ottimale) tentò di mettere a gara il servizio gestito dalla Arin (Azienda Risorse Idriche napoletane) Spa, e su iniziativa dei movimenti e di Rifondazione in giunta e nel consiglio, si riuscì a convincere il sindaco Jervolino a fermare la gara. Successivamente, nel 2009, si aprì una battaglia che puntava a realizzare un’azienda integralmente pubblica come ente di diritto pubblico. Tuttavia l’inconcludenza dell’amministrazione precedente non portò a nulla, al punto che nel settembre 2010 il rappresentante Prc nel consiglio dell’Arin si dimise per l’impossibilità di realizzare quanto concordato.

La delibera approvata negli scorsi giorni rappresenta dunque una grande innovazione giuridica e politica, perché, come si legge nello statuto, l’Abc è un ente di diritto pubblico, un’azienda speciale, che gestisce interamente il ciclo: dalla captazione alla depurazione, fino alla distribuzione, sciogliendo di fatto aziende preesistenti come l’Arin Spa e il consorzio della depurazione. È la prima volta in Italia che si attua pienamente lo spirito del referendum, in quanto l’abrogazione del famigerato articolo 23 bis del Decreto Ronchi rende possibile l’attuazione dell’azienda speciale proprio come ente di diritto pubblico. Questo è un punto fondamentale perché vuol dire che la battaglia fatta con il referendum – a cui il governo non vuol dare alcun seguito – può essere ripresa dai territori, dalle amministrazioni locali. Inoltre, nello statuto dell’Abc vi è il principio della democrazia partecipativa che prevede spazi per i movimenti per l’acqua pubblica sia nella fase di indirizzo (ovvero nel comitato di sorveglianza) che, come già spiegato, nella fase di gestione (con due membri nel Cda) e il principio della gratuità del minimo vitale quotidiano per i soggetti svantaggiati, come previsto dalla normativa europea.

La delibera di Napoli deve quindi essere solo un primo passo da estendere in tutta Italia. Occorre quindi rilanciare – a partire dalla manifestazione del 26 novembre prossimo – la battaglia per l’acqua pubblica, con una semplice parola d’ordine: fare come Napoli, che ha dimostrato che l’acqua pubblica non solo è necessaria ma è possibile. Utilizziamo l’esempio di Napoli per fare un passo in avanti e rompere quella sensazione di impotenza che rischia di anestetizzare la realtà sociale.

Liberazione 29 ottobre 2011



Edoardo Petrin si esibirà alla Coop. Portalupi il 5 novembre 2011

Edoardo Petrin si esibirà alla Coop. Portalupi il 5 novembre 2011

Jazz Petrini

(Articolo tratto da: “L’informatore” del 27 ottobre 2011)

Urgenza volontari della Brigata Solidarietà Attiva nelle zone alluvionate

Urgenza volontari della Brigata Solidarietà Attiva nelle zone alluvionate

AVVISO IMPORTANTE

In accordo con Jacopo della  Federazione del Prc di La Spezia, coordino l’invio di volontari nella zona alluvionata come Brigate di Solidarietà Attiva ed altri volontari che vogliono partecipare.

Per chi vuole darci una mano vi invito a chiamarmi:

Invernizzi Giuseppe,

Cell. 335 7284479

email: invernizzi54@libero.it

onde evitare di intasare di chiamate i compagni spezzini.

Domani Giovedì dopo le ore 11 ci sarà qualcosa di definitivo.

Bsabsa-nazionale-la-liguria-ha-bisogno-di.html

www.rifondazionelaspezia.it

Comunicato Stampa della Nuova Stagione sulle diossine di Parona

Comunicato Stampa della Nuova Stagione sulle diossine di Parona

Comunicato Stampa della Nuova Stagione sulle diossine di Parona

Non è un caso che sulle uova contaminate da diossina, ora indaga anche la Regione, non è nemmeno una coincidenza che gli esami sulle diossine siano stati fatti in pollai vicini ad aree industriali come la nostra. I casi di alimenti contaminati da diossina stanno diventando sempre più frequenti in zone dove sono attivi impianti industriali e in particolare dove sono in funzione impianti d’incenerimento. A parte le analisi autonome concordate tra il Comitato Salute e Ambiente di Parona e il comune, che si possono anche fare, rimane la perplessità sul modo di agire di questa amministrazione. Se leggiamo sotto le dichiarazioni del Sindaco di Castegnato e del direttore dell’Arpa di Brescia, dicono circa le stesse cose che ha sostenuto il capogruppo di minoranza Trovati nel Consiglio Comunale del 30 settembre 2011, che condivido. L’Asl continua a sostenere che in “questi allevamenti ci sono delle pratiche agronomiche scorrette”, ma noi iniziamo a sospettare che le stesse procedure adottate da allevamenti in zone non contaminate, possano dare esiti diversi dagli attuali. Riguardo all’inquinamento del nostro piccolo paese di campagna, vorremmo fare notare che il giorno 21 ottobre 2011, in coincidenza dei forti odori che si sentivano in paese, abbiamo rilevato che la nostra centralina ha misurato 147 µg/m3 e oggi 78 µg/m3 di PM10. Ho scaricato i dati di tutte le centraline delle province della nostra regione, dal sito dell’ARPA della Lombardia e li ho salvati nel documento:

Arpa-PM10-Lombardia-22-Ottobre2011 (PDF 495Kb)

Dati PM10 di Parona dal 13 al 22 ottobre 2011

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Visti i dati, chiedetevi se oggi (22 ottobre) è normale che un paese di Campagna di circa 2000 abitanti abbia l’aria più inquinata della Lombardia e i nostri amministratori non fanno niente e dicono di non preoccuparci perché è una situazione generalizzata un po’ ovunque. E non è ancora finita, continuano a edificare e a toglierci il verde anche in aperta campagna, qualcuno si chiede: “com’è possibile fare tutto questo”. Aspetto con ansia il nuovo censimento per vedere cosa hanno ancora sottratto. Inutile ripetersi aggiungendo altro sulle diossine, perché tutto è già stato pubblicato sul sito della Nuova Stagione ed è di facile consultazione. Siamo graziati in primavera e in estate perché rispetto alle città siamo in campagna, sempre che non ci tolgono anche il poco verde che ci rimane.

BresciaOggi.it – Provincia – 10 Giugno 2011

Uova contaminate da diossina ora indaga anche la Regione

CASTEGNATO. Il Pirellone dispone nuovi test anche a Ospitaletto, Casto, Sarezzo e Montirone

Il sindaco Orizio soddisfatto a metà «Imbarazzante il silenzio dell’Asl» L’Arpa avverte: «Servono risorse per arrivare alla verità scientifica»

A otto mesi dall’esplosione del caso, la Regione ha deciso di indagare sulle cause delle uova alla diossina scoperte in sei allevamenti domestici privati della provincia. Con la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione Lombardia è diventata dall’altro ieri operativa la mozione presentata dal leghista Alessandro Marelli e approvata dal consiglio del Pirellone che impegna l’ente a varare nuovi controlli e analisi.

Anche se non risparmia un altro affondo alla Asl, esprime soddisfazione il sindaco di Castegnato, il paese dove i rossi tuorli delle ovaiole ruspanti dell’azienda agricola Gottardi contenevano concentrazioni di diossina fino a 5 volte superiori i limiti di legge. «Apprezzo che ci siano nuovi controlli – osserva Giuseppe Orizio – ma devo esprime tutta la mia delusione perché da metà febbraio, dopo che siamo venuti a conoscenza del fenomeno da un quotidiano locale, non ho più avuto nessuna informazione da parte dell’Asl. Non so se sul mio territorio stanno mangiando ancora uova alla diossina».

A fare le analisi dei terreni ci penserà Arpa Brescia, che però dovrà avere anche i mezzi economici e gli strumenti per affrontare queste indagini suppletive. Quindi la volontà politica del consiglio dovrà in tempi brevi essere sostenuta economicamente dall’assessorato all’Ambiente. Ma i tempi a dire il vero restano un’incognita.

POLLAI E INDUSTRIE. Gli allevamenti privati di Castegnato, Ospitaletto, Montirone, Brescia, Sarezzo e Casto si trovano tutti nelle vicinanze di grandi siti industriali, soprattutto impianti siderurgici. Non è un caso che le indagini Asl fossero andate a cercare pollai così vicini alle industrie: glielo aveva imposto un anno fa la direzione regionale Sanità, per indagare le possibili ricadute inquinanti dell’industria sulla filiera agricola. Ora: le uova inquinate si sono trovate nella nostra provincia, come in quella di Mantova e Pavia (un pollaio sospetto è vicino all’inceneritore di Parona).

Ma sulle possibili cause la risposta dell’Asl di Brescia è stata quanto meno semplicistica: la colpa dell’inquinamento sarebbe da imputarsi «alle scorrette pratiche agronomiche» degli allevatori: piccoli roghi di sacchi di plastica e legno verniciato sui terreni dove razzolano le galline, dispersione di oli, plastiche, polistirolo, l’utilizzo di mangiatoie in plastica. Ora invece, grazie alla Regione verranno approfondite le potenziali ricadute delle industrie vicine ai pollai privati.

L’ARPA DI BRESCIA, per bocca del suo direttore Giulio Sesana si dice disponibile a mettersi subito al lavoro.

«L’Asl ha evidenziato che in molti di questi allevamenti ci sono delle pratiche agronomiche scorrette – osserva Sesana -, ma indubbiamente ci sono aspetti di carattere territoriale che vanno approfonditi, a partire appunto da quelle zone della provincia dove insistono determinate realtà industriali. Ricordo che da tempo stiamo indagando le ricadute in termini ambientali delle aziende siderurgiche bresciane. Abbiamo iniziato con Odolo, siamo passati all’Alfa Acciai e adesso proseguiamo su altre zone della provincia, senza paura di dover nascondere nulla». Vero è che tutte queste analisi suppletive richiedono risorse umane e strutturali che si traducono in maggior costi.

«Spero che la Regione provveda a fornire una copertura economica alle indagini suppletive richieste dalla mozione» conclude Sesana.

Pietro Gorlani

la Provincia Pavese – 22 ottobre 2011

Parona, nuove analisi per la diossina

PARONA Il Comune farà analizzare due uova deposte da galline di allevamenti avicoli locali per capire se contengono diossine e policlorobifenili. La decisione è stata presa di concerto con il Comitato dei cittadini per la salute e l’ambiente al termine dell’ultimo consiglio comunale. Gli amministratori vogliono integrare i campioni esaminati quasi un anno fa dalla Regione Lombardia e dal Servizio veterinario dell’Asl di Pavia, dopo che erano stati rinvenuti residui di diossine e di pcb in uova deposte da galline di allevamenti avicoli rurali. «Abbiamo ritenuto di dover incrementare le analisi utilizzando un laboratorio di Bologna, in modo da rassicurare maggiormente la popolazione di Parona», riassume l’assessore al’Ambiente, Mauro Sommi. Nell’aprile scorso il dipartimento di Prevenzione veterinaria dell’Asl di Pavia aveva comunicato gli esiti delle prime indagini, secondo cui i campioni di latte erano risultati conformi alla normativa, mentre in due dei tre campioni di uova analizzati erano risultate concentrazioni di diossine superiori al limite consentito. «Gli accertamenti condotti dal dipartimento Asl avevano evidenziato condizioni preoccupanti sotto il profilo igienico-sanitario a danno della sicurezza per la comunità e, in modo particolare, per gli eventuali consumatori di uova deposte da galline di un nostro allevamento avicolo – commenta il sindaco Silvano Colli – Da accordi con il Comitato dei cittadini, il Comune è intenzionata a effettuare, autonomamente e indipendentemente dal lavoro svolto dall’Asl, una verifica qualitativa e quantitativa su dei campioni di uova prelevati dall’allevamento avicolo rurale in cui era stata riscontrata la presenza di diossine, sia per verificare il rispetto delle ordinanze che avevo emanato in primavera sia per avere ulteriori riscontri da sottoporre all’Asl». Umberto De Agostino

Saluti

Soffritti Renato (cell:333-6025582)

vicolo Andrea Costa,3

27020 Parona Lomellina

Sito Web: www.nuovastagione.eu

Cantosociale: concerto tematico a Crescenzago con l’Anpi

Cantosociale: concerto tematico a Crescenzago con l’Anpi

Domenica 30 ottobre 2011 Festa/Festival dell’Unità d’Italia Milano Turro Piazza Governo Provvisorio

Anpi di Crescenzago presenta alle Ore 15.0 Il concerto tematico dei C A N T O S O C I A L E

Via Risorgimento Corso Resistenza Piazza della Libertà…

Canti, Musiche,Storie di Risorgimenti, Resistenze, Diritti e LibertA’ dall’1800 al 2011 passando dal 1945

Dopo i numerosi spettacoli presentati negli ultimi anni nella nostra penisola i CANTOSOCIALE in occasione della festa del 25 Aprile nell’anno della ricorrenza dei 150 anni dalla proclamazione dell’Unità d’Italia propongono un nuovo spettacolo, che raccoglie le storie , le canzoni soprattutto le passioni risorgimentali e resistenti in un percorso tra 800’ e 900’ che lega in un filo i temi comuni che hanno caratterizzato le esperienze più alte del popolo italiano: Il RISORGIMENTO e La RESISTENZA,presenti ancora oggi nonostante tutto, non solo nelle vie e nelle piazze della nostra città,come recita il titolo dello spettacolo.

Il concerto-testimonianza in forma di recital propone canti, musiche affiancate a monologhi brevi che raccontano storie (da fonti orali) legate tra loro dall’esigenza di TESTIMONIARE la continuità tra le due più alte esperienze della storia Italiana :la resistenza al nazifascismo e l’opposizione ai diversi “padroni”dell’Italia dagli Austriaci, ai Francesi, dai Borboni ai Savoia ai Papi. Musiche e Testi che ricordano i valori che hanno mosso la gente italica alle lotte sia nell’800’ che nel 900: la ricerca della pace, della giustizia, della libertà che ancora oggi sono la dote lasciata in eredità alla nostra Repubblica e alla sua Costituzione. Un doveroso tributo non solo a chi ha combattuto ma anche a chi ha vissuto patendo la fame, la povertà e ha sofferto per i morti delle lotte e delle guerre, per la lontananza dei propri cari, per il lavoro duro e sfiancante e non ha mai smesso di pensare che la propria Nazione dovesse essere libera e giusta .

Questi temi forti saranno le tappe di un percorso guidato da monologhi brevi che rifuggono la facile retorica guidando con toni popolari il racconto degli avvenimenti storici verso il naturale sbocco nei versi delle canzoni.

Il repertorio dello spettacolo infatti è frutto di una accurata ricerca di canti sociali e storici :, talvolta celebrativi talvolta i irriverenti ,talvolta costruiti intorno a strofette oppure da fogli di cantastorie e dall’altra da veri e propri poemetti epici con musiche e versi mutuati dal melodramma. A queste si affiancano canzoni d’autore appositamente recuperate e altre originali scritte dal gruppo; le musiche tradizionali sono secondo lo stile del gruppo, trattate con rispetto seppur riarrangiate con sonorità e ritmi qua e là punteggiati di folk, rock , blues persino rap.

Voci e suoni che ci parlano di gente e luoghi ,di modi diversi con i quali è avvenuta la costruzione la successiva riconquista dell’unità italiana, per dar voce da una parte ai mazziniani,ai garibaldini, ai piemunteis ma anche ai briganti a dall’altra a chi a combattuto in montagna e si è opposto con coraggio appoggiando la resistenza e a quelli che con sacrificio lo hanno fatto anche nella vita quotidiana in pianura, nei propri paesi e città. Un filo conduttore interrotto e poi riannodato che lega i vari fratelli Cairoli con diversi i fratelli Cervi. Non è un caso che certi nomi ritornino anche nei canti dall” Inno Garibaldino” a quello partigiano delle “le Brigate Garibaldi” dai “Briganti della Montagna” e “Briganti se more”che certe melodie e testi siano addirittura molto simili “Oh Venezia che sei la più bella” e Oh Germania che sei la più forte”…

Nello spettacolo tra brani famosi e altri meno non mancheranno oltre ai i classici(Bella Ciao ,Dalle belle città, Fischia il vento…)anche “Camicie Rosse ” di Massimo Bubola , la Strehleriana “Ma mì”, le drammatiche Canto dei Deportati (Fausto Amodei) .

VIA RISORGIMENTO,CORSO RESISTENZA, PIAZZA DELLA LIBERTA’ è in definitiva una sorta di recital, secondo lo stile dei CANTOSOCIALE , gruppo attivo dal 1998 sul territorio nazionale con concerti, lezioni, animazioni culturali in vari contesti; dai teatri alle biblioteche dalle piazze ai centri sociali alle strade. Il quintetto partecipa spesso a feste popolari, rassegne e festival musicali ed è ben conosciuto anche nelle scuole di diverso grado, dalle materne alle superiori oltre che per gli spettacoli specifici su argomenti storici, anche per i numerosi laboratori di animazione alla lettura, di ricerca e teatralizzazione della cultura orale e popolare. In particolare il lavoro in questi anni realizzato su diversi eventi storici e sociali dalle Guerre mondiali alla Civiltà contadina dalla Deportazione fino alla Resistenza, appositamente diversificato sulla base di ricerche orali in diversi territori, li ha fatti apprezzare in tutto il Nord Italia.

Dei CANTOSOCIALE, gruppo ormai consolidato fanno parte Vittorio Grisolia , violinista e pluristrumentista (ocarine, baghèt, flauti popolari, mandolino, armonica a bocca…) di valore assoluto nel panorama del folk italiano. Fondamentale anche l’apporto di Christian Anzaldi, trentenne novarese , stimato maestro di chitarra è noto per la sua vivace attività musicale in gruppi rock, pop ,blues dell’area novarese –milanese. La sua molteplice versatilità strumentale dalla fisarmonica alle diverse chitarre acustiche ed elettriche oltre a dobro, banjo ha arricchito di colori e timbri la musica del gruppo.Recentemente ha arruicchito l’organico Davide Buratti apprezzato contrabassista di estrazione jazzistica ben conosciuto anche in ambito cantautorale. Il nucleo storico è composto dall’istrionico Piero Carcano che oltre a scrivere i testi, cantare, suonare kazoo e percussioni, recita e anima (quando è il caso)conducendo “empaticamente” per mano il gruppo in simbiosi con il pubblico. A fianco a lui Gianni Rota, l’inseparabile “fratello”artistico, grintoso, ritmico e sensibile accompagnatore con la chitarra acustica, suadente ricamatore di melodie al flauto traverso nonché cantante dalla voce ruvida e “nera”. Il bresciano è un vero e proprio “rambler” di strada al servizio del gruppo, capace di districarsi in ogni situazione. I Cantosociale pur privilegiando l’aspetto emotivo e sociale del canto e della musica con gli anni hanno affinato le interpretazioni riuscendo gradualmente a caratterizzarsi di un suono distintivo : un ” corposo, appassionato e contagioso folk” capace di permeare di forza emotiva e sensibilità le diverse situazioni performant

pierocarcano3@gmail.com               tel 3335740348                    su Facebook: Cantosociale                   sito: www.cantosociale.it

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Foto manifestazione del 15 ottobre a Roma dei compagni/e della Federazione della Sinistra e Rifondazione Comunista Provincia di Pavia

Foto manifestazione del 15 ottobre a Roma dei compagni/e della Federazione della Sinistra e Rifondazione Comunista Provincia di Pavia

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Incontro-conferenza ” Droghe, le ragioni dell’antiproibizionismo”.

Incontro-conferenza ” Droghe, le ragioni dell’antiproibizionismo”.
Cari compagni siamo purtroppo costretti ad annullare la serata prevista per domani sera a Mortara sul tema della legalizzazione delle droghe in quanto la relatrice Dott. ssa Sterzi di Firenze a causa di un brutto malanno e’ impossibilitita a presenziare.
Ce ne scusiamo con gli interessati
Adriano
340/0667971

Venerdi 28/10/2011 nell’ambito delle serate culturali dal titolo “in Direzione ostinata e contraria” promosse

dal Circolo Mortarese di Rifondazione Comunista

proporremo presso la sala conferenze di

Palazzo Cambieri in Piazza del Teatro

l’incontro-conferenza ” Droghe, le ragioni dell’antiproibizionismo”.

Relatrice sara’ la Dott. Claudia Sterzi , sociologa,

a nome dell’ Associazione Radicale Antiproibizionista.

Si calcola che l’impatto annuale mondiale del commercio illegale della droga rappresenti il 10% del Prodotto interno lordo e che questo imponente trasferimento di ricchezza rappresenti l’80% degli introiti totali della malavita organizzata.

Noi pensiamo che il regime proibizionista oggi vigente contribuisca a creare danni sociali e personali ingenti:

un numero enorme di carcerati, famiglie divise, vagabondaggio, prostituzione, paura di uscire da soli la notte,

case sigillate per la paura.

La serata che proponiamo vuole essere una discussione franca e a tutto tondo delle motivazioni e della filosofia

aperta dalla proposta di legalizzazione delle droghe.

Ma sara’ anche l’occasione per entrare nella complessità del quotidiano e per analizzare le ragioni profonde che portano sempre più persone a estraniarsi dalla vita, approdando ai paradisi consolatori dell’eroina, della cocaina, dell’alcool, della nicotina, del gioco,del virtuale.

E quale sia l’uso e l’abuso di tutte queste sostanze o atteggiamenti anche nella nostra città.

Le nostre fonti parlano anche in Lomellina di un trend esponenziale in particolare nella fascia di età giovanile.

Cosa rischiano i nostri ragazzi dal punto di vista legale e da quello medico? L’incontro cercherà di fare emergere una realtà sotterranea molto sentita anche sul nostro territorio , realtà che molti fanno finta di non conoscere per tanti motivi: per convenienza, per favorire il controllo sociale per incapacità’ di molte istanze educative di tirare a galla temi decisamente scomodi.

Sono invitati medici e operatori sanitari. Ingresso libero

Fateci spazio e non fateci a pezzi!

Fateci spazio e non fateci a pezzi!

Mezzo milione di indignati, ostaggio dei teppisti

Mezzo milione di indignati, ostaggio dei teppisti

Sono arrivati a Roma in mezzo milione, almeno. La dispersione in tanti rivoli, dovuta all’esito del corteo, rivelava ancora di più la portata dei manifestanti. Non doveva essere una festa.
L’indignazione, di per sé, non rimanda a dinamiche ludiche ma alla crudezza della crisi e della polverizzazione sociale che produce. Ma le messe in scena di guerriglia, le colonne spettrali di fumo, le carcasse annerite di automobili, spesso non di lusso, restate impigliate al passaggio di pezzi di corteo lasciano una domanda inevasa: di chi è un corteo? Domanda che diventa ancora più urlata se sotto le colonne di fumo nero si sente la gente che strilla “fascisti, smettetela, via
dal corteo!” a giovanotti che si prendono molto sul serio mentre, avvolti dai cappucci d’ordinanza, danno fuoco a cassonetti di immondizia. Davvero è sufficiente etichettarli come infiltrati? Non doveva essere una festa ma doveva essere una presa di parola di massa tant’è che non s’era costruito un palco centrale per dare modo di attivare sei speak corner nella grande
S.Giovanni dove improvvisare assemblee all’aperto e, magari, mettere le tende – qui e là, lungo il percorso, per discutere di come rendere permanente una mobilitazione che altrimenti
sarebbe stata solo una passeggiata innocua tra i Fori o il grottesco carnevale del riot. Tra il nero del fumo sbuca un grappolo di palloncini colorati che regge una scritta “Il fine non giustifica i mezzi” e si “suicida” lontano, altissimo, nel faticoso tramonto romano.
Che fosse una babele di linguaggi s’era capito, già in fase di preparazione dall’articolazione del coordinamento nazionale – consapevole sia di non rappresentare l’intero corteo sia
di non potere e volere fare “sintesi” – e dalla pluralità di voci che si sono udite per le strade di Roma finché il rumore delle cariche non s’è fatto colonna sonora dell’indignazione. Ma
dentro la babele si riusciva a leggere che «finalmente – diceva Franco Russo – tutti conoscono il volto dei poteri forti: quello di Draghi e di Trichet, della Bce, oltre che del governo». Fino ad allora c’era chi marciava a ritmo di samba, chi urlava “vergogna”, chi “no alla violenza”, chi si acchittava il bavero nero come la felpa e il cappuccio, chi prometteva scioperi e chi rivendicava servizi e welfare per tutti e nessuna Tav. C’era, in strada, chi sogna “10, 100, 1000 Tahir”, chi lo ha scritto anche in arabo, chi portava la voce di territori martoriati o generazioni martoriate dalla macelleria sociale. C’erano precari di ogni tipo e di ogni età. «Ho 29 anni e sto in un call
center come tutti quelli della mia generazione», dice l’aquilano Paolo e, quando gli chiedo della sua città si limita a dire che sarebbe «la stessa intervista di due anni fa». «Noi siamo operatori sociali e cooperative – spiega Roberto Latella del Social pride romano – quel pezzo di lavoro precario che opera tra i soggetti più colpiti dalla crisi, il nostro settore è alle prese con tagli del 50%». «L’indignazione c’è perché il profitto viene prima delle persone – dice Simona Ricotti, No Coke di Civitavecchia – noi abbiamo deciso che non deleghiamo più il nostro futuro». Lo avrebbe detto anche da un camion di S.Giovanni, Simona, se solo avesse potuto e non fosse rimasta
incastrata tra il riot e la reazione delle polizie impazzite. Per la prima volta a
memoria di manifestante i blindati con gli idranti si sono messi a scorazzare a cinquanta all’ora per la storica piazza finale delle grandi manifestazioni. Solo il coraggio di un prete di
S.Giovanni, che apre i portoni ai fuggiaschi, riduce il rischio di un massacro “genovese”. Mentre i blocchi neri e quelli blu continuano a fronteggiarsi, il grosso del corteo riesce a svicolare verso il Circo Massimo, poi giù alla Piramide, poi verso il centro per tornare ai pullman. Gli studenti tornano verso la Sapienza da dove erano partiti in mattinata. Notizie di scaramucce si inseguono fino a sera, incerto il bilancio dei feriti mentre arrivano voci di rastrellamenti tra chi torna
a casa con l’aria losca. Tutto da scrivere quello politico.
«Sto marciando verso Piazza Re di Roma non so nemmeno perché – dice Raffaella Bolini dell’Arci che ha preso parte al comitato promotore – il punto è che era una giornata per riprendersi le piazze, potente e bellissima, ma è stata colpita da pratiche di segno opposto ma convergenti nel togliere spazio a mezzo milione di persone. Ciascuno avrebbe potuto esprimersi nei modi che riteneva opportuni, ma una minoranza ha negato questa possibilità a decine di migliaia di
manifestanti e anche la polizia ha perso la testa. Ma a casa non si torna». «Il punto è che mezzo milione di persone è sceso in piazza contro la Bce e il governo – dice anche Paolo Ferrero,
segretario del Prc – ma la manifestazione è stata vittima sacrificale di qualche incappucciato e di una gestione assurda dell’ordine pubblico». Anche i giuristi democratici parleranno in serata
di un corteo che «sembrava preso in ostaggio». «Servono questi gesti?» si domanda in piazza S.Giovanni, Paolo Beni presidente dell’Arci mentre i Cobas e il gruppo di contatto provano a stabilire un cordone per difendere il corteo dalle modalità da stadio.
«Non è che l’inizio – dice anche Alfio Nicotra, di Rifondazione comunista – ma dobbiamo capire insieme come possa davvero aprirsi lo spazio pubblico che tutta questa gente reclama».

Checchino Antonini in data:16/10/2011 Liberazione
Video degli infiltrati al corteo


Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario Prc sulla manifestazione di oggi a Roma

Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario Prc sulla manifestazione di oggi a Roma
La grande e pacifica manifestazione di massa che oggi ha riunito a Roma oltre mezzo milione di persone è stata la vittima sacrificale di qualche decina di imbecilli incappucciati – che il corteo ha contrastato come ha potuto – e di una gestione assurda dell’ordine pubblico che ha ricordato le peggiori pagine di Genova. Non riusciranno però a distruggere un movimento antiliberista che oggi è nato ed è nato a livello mondiale. Questa tenaglia tra incappucciati e gestione assurda dell’ordine pubblico ha impedito oggi la chiusura della manifestazione. Per questo occorre organizzare nei prossimi giorni dibattiti in tutte le città italiane su come proseguire questo grande movimento.

Fateci spazio: assemblea pubblica il 16 ottobre in Via Treves, 5 Vigevano

fateci spazio

Ciao,

forse lo sai: l’area dove sorge il Fateci Spazio è in vendita! Il bando di gara scade a fine mese. Noi ci stiamo opponendo. Vogliamo che il Fateci riapra e si moltiplichi. Se ben gestito e progettato, crediamo che il Fateci sia un modello vincente di coesione sociale.

Vogliamo che anche il tuo quartiere abbia il suo Fateci: un centro dove ritrovarsi con gli amici, fare feste, condividere informazioni, saperi e attività.

Fantascienza? No, salvare il Fateci (e moltiplicarlo) è possibile!

Abbiamo messo a punto un PIANO DI SALVATAGGIO E RILANCIO: una soluzione che crediamo ragionevole, finanziariamente ecosostenibile e partecipata, impedita solo dalla mancanza di volontà politica di questa Giunta.

Se hai a cuore questo BENE COMUNE, e vuoi salvarlo, dimostrando il Tuo BASTA!

L’all’arbitrio fazioso, sordo ad ogni ragionevole proposta, alla mancanza in città di un “progetto giovani” degno di questo nome, all’assenza istituzionale di una progettualità di medio-lungo periodo sui temi della solidarietà e dell’integrazione, partecipa all’Assemblea pubblica

Domenica prossima (16 ottobre), ore 17 davanti al Fateci Spazio (v. Treves, 5).

In caso di pioggia l’Assemblea si terrà presso l’Auser di v. Cararola, 66.

Per favore, limitarsi a far girare questa mail non basta più: partecipa e fai partecipare.

Dobbiamo ridurli al dialogo e alla ragione, e solo la pacifica e determinata forza del numero può farlo.

<<Non è perché le cose sono difficili che non osiamo; è perché non osiamo che sono difficili>> (Seneca)

Grazie,

“Non fateci a pezzi!”

Comitato Genitori e Utenti

del “Fateci Spazio”

V. Treves, 5 – Vigevano

Per contatti: nonfateciapezzi.jimdo.com

338 9974621

TAV Torino – Lione: opera inutile

TAV Torino – Lione: opera inutile

Sabato sera, 8 ottobre 2011,  presso la Cooperativa Portalupi si è tenuta un’iniziativa sulla TAV. L’occasione era buona per ascoltare Giulio Cavalli noto attore ed autore teatrale ed ora anche consigliere regionale di SEL, sia per vedere da vicino “due dei pericolosi black bloc” arrivati direttamente dalla Val Susa, Emanuele D’Amico giovane avvocato e consigliere comunale in un comune della valle, e Nicoletta Dosio insegnante e segretaria del circolo di Rifondazione Comunista di Bussoleno.

La serata oltre ad elencare le molteplici ragioni di chi si oppone a questa grande opera inutile ha reso evidente le molte analogie esistenti tra l’alta velocità e i vari progetti di grandi opere sparse su tutto il territorio, ed in particolare per quanto riguarda la nostra zona l’autostrada Broni-Mortara e l’autostrada per Malpensa.

Siamo quindi  in presenza dell’ennesima grande opera inutile per una serie di motivi:

esiste già una linea ferroviaria in grado di reggere il traffico richiesto;

la linea che si vorrebbe costruire è esclusivamente merci e nel tratto montano non sarebbe comunque ad alta velocità perché la conformazione dell’area non lo rende possibile;

l’amianto come ampiamente dimostrato è presente nel sottosuolo che si vorrebbe perforare, e nei progetti è previsto semplicemente uno stoccaggio a cielo libero;

il famoso corridoio 5  ( Lisbona- Kiev) di cui dovrebbe far parte non esiste, e da Trieste verso est l’opera e bloccata in tutti i suoi aspetti; il Portogallo ha bocciato la sua tratta;

Allora l’unico obiettivo di chi vuole la Tav  sembra sia solamente quello di intercettare i finanziamenti europei per le grandi opere.

Ma ad oggi il cantiere TAV si riduce solamente ad una recinzione con filo spinato intorno,  al cui interno ci sono solamente le forze dell’ordine.

La TAV sarà l’ennesima opera che peserà sulle casse dello Stato, in quanto i finanziamenti europei coprono sono una piccola percentuale del costo totale dell’opera andando ad arricchire le solite consorterie. Proprio oggi che ai lavoratori vengono chiesti continui sacrifici.

Qui risulta chiaro come tutti i livelli della politica siano stati impermeabilizzati dalle reali esigenze della società, ma senza il riconoscimento del valore progressivo del conflitto sociale, il patto sociale si trasforma in cooptazione della politica al sistema di potere.

Sono ormai diversi anni che è in corso in Val Susa una resistenza contro la linea ad alta velocità ferroviaria Torino-Lione (TAV), e nel tempo questo fronte è cresciuto numericamente grazie alla formazione e partecipazione con la  quale la cittadinanza è stata costantemente stimolata allargando lo sguardo ad altre tematiche.

Questo è avvenuto nonostante tutti i dispositivi di potere siano stati attivati per neutralizzare e delegittimare questa potenza di rifiuto, identificando come violenti coloro che protestano per separarli dalla gente normale, perché la Val Susa è una realtà che fa paura.

Ed è con questa realtà che chiunque si dichiara di sinistra e predica il cambiamento dovrà confrontarsi, perché non si può essere a favore della TAV e proporsi come alternativa.

La crescita e la promessa di alcuni posti di lavoro non possono essere un alibi per distruggere un territorio. Il progresso non può essere a discapito delle generazioni future perché un territorio quando viene devastato non può più essere recuperato, è perso per sempre.

L’ esempio della lotta del movimento NoTav  per seminare rivolta nei mille conflitti che attraversano la nostra società contro l’impotenza la rassegnazione dei cittadini.

GIUESEPPE QUERCIUOLA

Compravendita di asini

Compravendita di asini

Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio. In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto. I contadini erano effettivamente un po’ sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettarono tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua. L’uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali. Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio. Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio. Il giorno dopo, affidò al suo socio il gregge che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l’ordine di vendere le bestie 400 € l’una. Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la settimana successiva tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volte il prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, si indebitarono con la banca. Come era prevedibile, i due uomini d’affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli. Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il costo dell’asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere. Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune. Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore). Eppure quest’ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti. Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l’aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia. Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità … Venne innalzata l’età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate. Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini. Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insieme su un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte. Noi li chiamiamo fratelli Mercato. Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente. Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio. E voi, cosa fareste al posto loro? Che cosa farete? Se questa storia vi ricorda qualcosa, ritroviamoci tutti nelle strade delle nostre città e dei nostri villaggi Sabato 15 ottobre 2011 (Giornata internazionale degli indignati) … e fate circolare questa storiella…. —

Pullman da Vigevano per Roma 15 ottobre 2011

Pullman da Vigevano per Roma 15 ottobre 2011

15 OTTOBRE GIORNATA INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE CONTRO IL NEOLIBERISMO

Partenza per Roma da Vigevano, in pullman, sabato15 ore 3:30 dal piazzale della vecchia Coop (ora Conad), Corso Di Vittorio 31.

Il costo è di € 25,00.

La cassa della federazione di Pavia è intonata al colore delle nostre gloriose bandiere, per cui è ben accetto un contributo maggiore da chi può e non ci offendiamo! E chi non viene può contribuire con una sottoscrizione.

Per il ritorno si prevede di partire da Roma alle ore 19:00. L’arrivo a Vigevano solitamente avviene intorno alle ore 4 della domenica mattina.

I prenotati confermati da Vigevano sono 9.

Allarghiamo l’invito a partecipare ad altre/i compagne/i: ci sono ancora posti disponibili.

Grazie e ciao a tutti. Rino

Ciao Alfonso Lionello

Ciao Alfonso Lionello

Ti dedichiamo “L’internazionale” di Fortini.

I compagni e le compagne del Circolo Prc di Vigevano.

http://www.youtube.com/watch?v=y67YCa1c1F8&feature=youtu.be

Poesia scritta da Alfonso e tratta dal suo libro: “Poesie, Urli e Canti”

MOMENTI MAGICI

Notte stellata

di luna parlante

ti guardo rapito

quanto sei bella!

Volare vorrei lassù

e baciarti la bocca

quando lei

spalanca le braccia.

Lucenti tasselli

voi spiate parlando

e donate sorrisi

silenti nel canto.

Spazio infinito

vivere vorrei

albe tramonti

di ogni stagione.

Volta d’azzurro

immenso fiorito

chiudi gli occhi

e prendo sonno.

Nel tepore cullato

del vostro grembo

sprofondo e riposo

tenendomi stretto.

Vigevano 30-11-1991

Intervento di Gregorio Giovanni a nome dell’Anpi di Vigevano

ALFONSO, IN QUESTE MIE BREVI PAROLE, TROVERAI UN RINGRAZIAMENTO SINCERO A NOME DI TUTTI GLI ISCRITTI DELL’ANPI DI VIGEVANO PER L’ATTIVITA’ CHE HAI  SVOLTO IN TUTTI QUESTI ANNI.

IL TUO RIFIUTO DEL FASCISMO ERA NETTO, VISCERALE, NON AVEVA MEDIAZIONI.

ERA  IL FRUTTO DELLA TUA STORIA PERSONALE CHE SI E’ INTRECCIATA CON LA LOTTA DI CLASSE DEL “PROLETARIATO ROVIGOTTO” COME OGNI TANTO TI PIACEVA RICORDARE. E CHE NEL FASCISMO AVEVA IDENTIFICATO LA MANO ARMATA DEL PADRONE E LA RAGIONE DI TANTE SOFFERENZE.

DICEVI CON RAGIONE CHE I FASCISTI ERANO SERVI CONSAPEVOLI E COME TALI ANDAVANO CONSIDERATI E TRATTATI.

QUESTE AFFERMAZIONI LE FACEVI CON UN TONO CHE NON AMMETTEVA REPLICHE E CHE, PER UNA PERSONA CHE NON TI CONOSCEVA, POTEVA SEMBRARE INTIMIDATORIO.

L’ANTIFASCISMO TI PORTAVA A PRESENZIARE CON CONVINZIONE A TUTTE LE INIZIATIVE CHE L’ANPI HA  REALIZZATO IN QUESTO TERRITORIO, SPESSO CON IL TUO FATTIVO AIUTO.

GRAZIE ANCORA ALFONSO. DA ORA IN POI SAREMO PIU’ DEBOLI E DOVREMO LOTTARE CON MAGGIORE FORZA PER SOPPERIRE ALLA TUA ASSENZA.

TI RINGRAZIO TANTISSIMO POI PER AVER AVUTO IL PIACERE DELLA TUA COMPAGNIA ANCHE, DICIAMO COSI’, NEL PRIVATO.

COME NON RICORDARE LA TUA PRESENZA ASSIDUA A CASA DI MIA MADRE QUANDO, PER MOTIVI DI ETA’ E DI SALUTE NOEMI HA INIZIATO A DISERTARE LE INIZIATIVE PUBBLICHE.

IL SUO RECUPERO PSICO FISICO LO DEVE ANCHE A TE, ALLE DISCUSSIONI ANCHE ANIMATE, AI TUOI RACCONTI, ALLE TUE BARZELLETTE.

GRAZIE ANCORA ALFONSO ANCHE E SOPRATTUTTO A NOME DI NOEMI.

OGGI SIAMO TUTTI PIU’ POVERI E PIU’ SOLI