Archivio for marzo, 2012

ALLA SCOPERTA DI COMUNE E PROVINCIA

ALLA SCOPERTA DI COMUNE E PROVINCIA

Come funzionano il Comune e la Provincia?
Perché le scelte di bilancio di questi enti locali sono così importanti per i cittadini?
Cosa capiterà alle nostre tasche con l’aumento dell’addizionale Irpef e l’introduzione dell’Imu?
Perché i tagli del Governo nazionale e della Regione incidono così pesantemente sul Comune e sulla Provincia?
Gli enti locali possono essere uno strumento per costruire un altro mondo possibile?
Questi ed altri quesiti saranno al centro dell’ INCONTRO DI APPROFONDIMENTO organizzato per venerdì 6 aprile 2012 con inizio alle ore 21 presso la sede del Circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista in via Boldrini 1
Interverranno: TERESIO FORTI già capogruppo del Prc alla Provincia di Pavia e candidato sindaco della Sinistra alle prossime elezioni comunali di Mortara e ROBERTO GUARCHI ex consigliere comunale del Prc al Comune di Vigevano.

Siete tutt* inviat* a partecipare, per conoscere, discutere e… costruire la “buona politica alternativa”!

Circolo “Lucio Libertini” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano – Pv

Sport per tutti

Sport per tutti

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Clicca sull’articolo tratto dall’Informatore per ingrandire

GIORNATA DELLA TERRA PALESTINESE – Dalla Palestina alla Val Susa… I TERRITORI SONO DI CHI LI VIVE!!!

GIORNATA DELLA TERRA PALESTINESE – Dalla Palestina alla Val Susa… I TERRITORI SONO DI CHI LI VIVE!!!

“Il 30 marzo 1976 lo stato d’Israele soffocava nel sangue una protesta in Galilea uccidendo sette palestinesi e ferendone decine. Una protesta nata contro l’entrata in vigore di una legge israeliana che consentiva l’esproprio e l’occupazione delle terre palestinesi per la costruzione delle colonie e l’ampliamento dello stato di Israele. Da allora il 30 marzo di ogni anno il popolo palestinese celebra la “Giornata della Terra”, in onore della lotta eroica per la riappropriazione della terra rubatagli dallo stato sionista.”

La Giornata della Terra Palestinese, è una giornata che vuole raccontare e simboleggiare la resistenza all’occupazione e all’espropriazione dei territori palestinesi da parte dell’esercito e dei coloni israeliani. E’ una giornata che vuole sancire come, a prescindere dai muri tracciati e costruiti da chi vorrebbe essere l’unico padrone di quei luoghi, i territori sono di chi li vive, di chi investe su di essi la propria storia ed il proprio futuro. I territori sono di chi li percorre ogni giorno, anche se sotto le bombe e costretto a fermarsi ad ogni checkpoint, di chi si sente di chiamarli “casa” nonostante delle frontiere, sancite da qualcun altro, ne abbiano fatto un esule, un profugo. I territori non sono dei semplici appezzamenti di terra su cui speculare in nome di un Dio o del mercato. Sono i terreni dove si sperimenta la vita, la soliderietà, la resistenza. E questo la Palestina ed i palestinesi ce l’hanno insegnato ogni giorno negli ultimi decenni – così come in questi mesi, in questi anni, ce lo insegna la Val Susa – costruendo percorsi di solidarietà e resistenza nonostante l’assedio e la guerra, nonostante il tentativo da parte di Israele e dell’IOccidente di ridurre tutto a una mera questione di “civiltà” o di “terrorismo”. I palestinesi ce lo hanno insegnato parlando sempre di un territorio che rifiuta le logiche dell’esclusione e dell’egemonia etnica, ma che invece apre a un confronto quotidiano collettivo tra persone e comunità che hanno origini, lingue e fedi diverse.
I territori non possono essere ad uso e consumo di un’elite, che saccheggia, devasta, espropria in nome di un capitale e di un supposto “mercato” che non tiene conto dei territori così come delle popolazioni. Negli ultimi mesi in Palestina stiamo assistendo alla costruzione di un “TAV”, una linea ad alta velocità tra Gerusalemme e Tel Aviv che, per esistere, attraverserà i territori occupati della Cisgiordania, portando all’espropriazione, all’inquinamento ed alla devastazione di nuove terre, senza che alla popolazione ne torni niente, perché quella è una linea israeliana alla quale i palestinesi non possono accedere. Come non vedere lo specchio della Val di Susa anche in questa vicenda, come non vedere anche in questo caso un filo rosso che collega la Palestina a Chiomonte, due territori vivi e resistenti. E d’altra parte anche la mano di chi specula e saccheggia appare la stessa: la Pizzarotti, nota impresa emiliana, detentrice dell’appalto sia della TAV nostrana che di quella israeliana. Un’azienda che non sembra interessarsi dei beni comuni e del futuro delle regioni e delle popolazioni interessate dai suoi ingaggi, che adduce ragioni “contrattuali” come giustificazione davanti alla violazione sistematica dei diritti umani perpetrata in Palestina così come in Val di Susa.
Il 30 marzo vogliamo quindi tracciare una linea resistente che unisca il Mediterraneo, nella Giornata della Terra e in concomitanza con la Global March che da Kalandia raggiungerà Gerusalemme in solidarietà degli abitanti di Gerusalemme Est che stanno venendo scacciati dalle proprie terre, espropriate dall’esercito israeliano per completare così l’occupazione della città.

Rete di Solidarietà con la Palestina – BDS Milano
Comunità Palestinese di Lombardia

Le tante ragioni del 31 marzo

Le tante ragioni del 31 marzo

di Vittorio Agnoletto

Forse diminuisce lo spread tra i titoli tedeschi e quelli italiani ma quello che è certo è che in Italia aumenta lo spread tra i più ricchi e i più poveri, siamo il Paese dell’Europa occidentale nel quale questa forbice è aumentata maggiormente negli ultimi anni.

Ma questa verità non trova spazio nelle prime pagine dei giornali: è occultata in nome di un’ipotetica salvezza nazionale, ma se il nostro Paese continuerà su questo percorso saranno in pochi, e ben conosciuti, a trovare spazio sulla novella Arca di Noè.

Ieri, come tutti i 27 del mese, milioni di italiani hanno ricevuto la busta paga e hanno potuto verificare direttamente il risultato delle politiche del governo Monti. Una busta paga più leggera, ma che è solo l’annuncio di quello che accadrà nei mesi futuri. L’ ICI sulla prima casa è dietro l’angolo, l’aumento della benzina è ormai un’esperienza quotidiana e non bisogna essere laureati in matematica per comprendere che l’aumento delle tasse indirette, colpendo in modo eguale chi ha redditi totalmente differenti, costituisce un’enorme ingiustizia.

A chi si ostina a negare tale evidenza consiglio di rileggersi “Lettera ad una professoressa” di don Milani; ne regalerei volentieri una copia alla ministra Fornero ricordandogli anche che “L’obbedienza non è più una virtù”.

Penso infatti che nel prossimo futuro si moltiplicheranno le azioni di disobbedienza civile,

Monti sta all’Italia come Marchionne sta alla Fiat.

Anche questo non è difficile da capire, può essere anche tradotto in modo semplice: voi mi date i soldi – lo Stato alla Fiat, i cittadini al governo – ed io ne faccio quello che voglio, li esporto negli USA piuttosto che in Brasile, li ridistribuisco ai miei amici banchieri e speculatori.

L’unica cosa che Marchionne e Monti non fanno è quelli di reinvestirli per procurare lavoro.

Nel frattempo i soliti noti moltiplicano i loro affari nella finanza speculativa: gli scambi finanziari ammontano ogni giorno a 4 trilioni di dollari, in 15 giorno raggiungono il PIL mondiale annuo, il 90% di questi scambi sono speculativi; 24 sono i principali paradisi fiscali nel mondo, un terzo dei quali è in territorio europeo ed altri sono territori oltremare della Gran Bretagna; l’isola di Jersey è un territorio off-shore nel cuore dell’Europa, ma né la BCE, né il Consiglio e la Commissione Europea hanno nulla da dire: nessuno deve disturbare gli speculatori.

Intanto in terra elvetica la banche affittano le cassette di sicurezza degli alberghi perché non hanno più spazio per ospitare gli evasori: nel giugno scorso Tremonti aveva posto il veto italiano alla timida proposta UE di rivedere gli accordi con la Svizzera sul segreto bancario.

I prezzi degli alimentari aumentano ogni giorno, ma nessuna istituzione internazionale, di quelle che pretendono di dettare l’agenda ai nostri popoli, dal FMI all’OCSE, ha nulla da dire sul controllo che un pugno di multinazionali esercita sulla borsa dei prodotti agricoli a Chicago, producendo un forte aumento dei costi sui cerali trasformati in derivati finanziari oggetto di forti manovre speculative.

La manifestazione del 31 parla anche di questo.

E vuole parlare a tutti, senza chiudere le porte a coloro che per ora non hanno ritenuto di aderirvi ufficialmente, pur sapendo che molti dei loro iscritti non vedono l’ora di mandare a casa Monti. Ed infatti la giornata del 31 marzo è la prima mobilitazione esplicitamente contro il governo “tecnico”, se si fa eccezione delle mobilitazioni sindacali.

Il dissenso verso questo governo, per quello che valgono lo testimoniano anche i sondaggi, cresce ormai ogni giorno, ma stenta a trasformarsi in opposizione consapevole e capace di costruire momenti di grande unità.

Per questo, anche se il 31 sarà forse ancora una mobilitazione soprattutto di militanti, potrà essere comunque importante. Il messaggio è chiaro: è possibile costruire insieme un’opposizione capace di unire e di essere propositiva.

Deve essere una grande manifestazione pacifica ( e sottolineo questo termine, ritenendo impossibile che qualcuno, in buona fede, non ne capisca l’importanza) capace di interloquire ad esempio con il popolo della CGIL, con un sindacato in mezzo al guado, che se per ora ha trovato la forza di rifiutare il diktat di Monti sull’articolo 18, subito dopo ha accettato la compatibilità del quadro politico, del PD, spostando a dopo le amministrative, a fine maggio lo sciopero, rischiando così di sterilizzarne a priori l’impatto.

Il 31, se ci lavoriamo bene può essere una tappa importante verso una ricomposizione sociale delle mille facce del lavoro: occupati, precari, “affittati a giorni, o a ore” e disoccupati hanno gli stessi interessi; uno dei nostri compiti è facilitare la crescita di questa consapevolezza.

Condizione indispensabile per cambiare la società.

Mercoledì 28 Marzo 2012

Casorate Primo: dibattito pubblico “L’acqua non si vende”

Casorate Primo: dibattito pubblico “L’acqua non si vende”

Carissimi,
estendo a tutti l’invito per una piacevole serata con la proiezione di un
film sul tema acqua bene comune, è l’occasione per fare il punto del dopo
referendum, è previsto l’intervento di Antonietta Bottini nella veste di
responsabile del comitato pavese.
Un abbraccio Gianni Radici.

Gianni Radici Acqua

Sull'”Elogio dei riformisti” di Roberto Saviano

Sull'”Elogio dei riformisti” di Roberto Saviano

(Riceviamo da Salvatore Talia un commento su Saviano che volentieri pubblichiamo)

Sull'”Elogio dei riformisti” di Roberto Saviano

1. Affinità e divergenze fra Saviano e noi. Considero “Gomorra” uno fra i libri letterariamente più importanti di questi anni nonché fra i capolavori del giornalismo d’inchiesta italiano. Ammiro e rispetto Roberto Saviano, anche se a volte non sono stato d’accordo con lui su alcune delle sue prese di posizione (ad es. sulla politica dei governi israeliani, oppure sugli scontri di piazza che hanno contrassegnato l’ultima fase del governo Berlusconi).

Ho trovato molto superficiale e semplicistico l’articolo di Saviano uscito su “La Repubblica” del 28 febbraio 2012, dedicato all’elogio del riformismo.

Prendendo spunto da un recente libro di Alessandro Orsini sulla storia della sinistra italiana, libro che contrappone Turati a Gramsci, Saviano traccia una riga sulla lavagna, mettendo da una parte i riformisti e dall’altra i comunisti. I primi sarebbero pacati, realisti, tolleranti e liberali, i secondi sarebbero fanatici, violenti, malati di dogmatismo e d’ideologia.

Scrive Saviano: “i comunisti hanno educato generazioni di militanti a definire gli avversari politici dei pericolosi nemici, ad insultarli ed irriderli. Fa un certo effetto rileggere le parole con cui un intellettuale raffinato come Gramsci definiva un avversario, non importa quale: ‘La sua personalità ha per noi, in confronto della storia, la stessa importanza di uno straccio mestruato’. Invitava i suoi lettori a ricorrere alle parolacce e all’insulto personale contro gli avversari che si lamentavano delle offese ricevute […]. Arrivò persino a tessere l’elogio del ‘cazzotto in faccia’ contro i deputati liberali. I pugni, diceva, dovevano essere un ‘programma politico’ e non un episodio isolato”.

Viceversa, sempre secondo Saviano:

“in quegli stessi anni Filippo Turati, dimenticato pensatore e leader del partito socialista, conduceva una tenacissima battaglia per educare al rispetto degli avversari politici nel tentativo di coniugare socialismo e liberalismo”.

Questa contrapposizione fra estremisti e riformisti, dice Saviano, si protrae fino ad oggi:

“Naturalmente, oggi, nel Pd erede del Pci, non c’è più traccia di quel massimalismo verboso e violento, e anche il linguaggio della Sel di Vendola è molto meno acceso. Ma c’è invece, fuori dal Parlamento, una certa sinistra che vive di dogmi. Sono i sopravvissuti di un estremismo massimalista che sostiene di avere la verità unica tra le mani”, sono quei “pacifisti talmente violenti da usare la pace come strumento di aggressione per chiunque la pensi diversamente”. Eccetera.

Quindi tutto lineare, nello schema di Saviano. Tutto semplice. Riformisti, buoni, in parlamento; comunisti, fuori dal parlamento, cattivi. Chiaro, no?

E però, se si va a verificare nel dettaglio gli esempi storici addotti da Saviano, ecco che le cose si complicano.

2. Cosa c’era prima degli assorbenti. Vediamo ad esempio la prima frase “incriminata”. Di un suo avversario politico (“non importa quale”, dice Saviano), Gramsci scrisse: “La sua personalità ha per noi, in confronto della storia, la stessa importanza di uno straccio mestruato”.

La similitudine usata da Gramsci, al nostro orecchio di contemporanei, suona senza dubbio molto sgradevole. Intollerabilmente sessista, fra l’altro. Proviamo però a collocarla nel suo contesto. La frase è tratta da un articolo di Gramsci, allora venticinquenne, pubblicato sull’edizione torinese dell'”Avanti!” il 19 aprile 1916. In quel periodo la redazione di Torino dell'”Avanti!”, di cui Gramsci era giornalista, stava conducendo una campagna di stampa sugli sprechi e sulle ruberie di cui si erano resi responsabili i promotori dell’Esposizione Universale di Torino del 1911. Come spesso succede in Italia quando si tratta di “grandi opere”, anche questa era stata accompagnata da malversazioni, che Gramsci e i giornalisti dell’ “Avanti!” avevano puntualmente denunciato.

Fra i bersagli di questa campagna di stampa c’era il conte Delfino Orsi, che all’epoca faceva parte della direzione della “Gazzetta del Popolo”, un giornale monarchico, filogovernativo e interventista. L’articolo di Gramsci del 19 aprile 1916 è appunto una risposta ad un altro giornalista che aveva accusato l'”Avanti!” di aver attaccato Delfino Orsi non per il ruolo di quest’ultimo nello scandalo dell’Esposizione Universale, bensì invece perché Orsi era “una delle più influenti figure dell’interventismo subalpino”.

Teniamo sempre presente il contesto storico. In Italia, nel 1916, lo scontro politico fra governo e opposizione era polarizzato sul problema della guerra. Era soprattutto lo scontro fra interventisti e pacifisti. Era in corso la Prima guerra mondiale, un conflitto che oggi praticamente tutti gli storici valutano come un’orrenda ecatombe, una catastrofe che segnò l’inizio del declino della civiltà europea, e che, in Italia, aprì la via al fascismo. In Italia il bilancio della guerra fu di circa 680.000 morti e quasi 500.000 invalidi permanenti. Il Partito Socialista Italiano, nel quale all’epoca militavano sia Gramsci sia Turati, era su posizioni pacifiste, e si opponeva compattamente alla guerra. A favore della guerra erano invece i nazionalisti, i liberali e il Partito Socialista Riformista Italiano, composto perlopiù da riformisti, come Bonomi e Bissolati, che erano stati espulsi dal P.S.I. già nel 1912 per il loro appoggio alla guerra di Libia.

Tale era il contesto della polemica fra l'”Avanti!” di Gramsci da una parte, e la “Gazzetta del Popolo” di Delfino Orsi dall’altra.

Quando, nell’agosto 1917, a Torino la popolazione diede vita ad una rivolta spontanea contro la guerra e contro la mancanza di pane (rivolta che fu ovviamente repressa nel sangue, con circa 50 morti e 200 feriti fra gli operai e le loro famiglie), la “Gazzetta del Popolo” di Delfino Orsi fu tra gli organi di stampa che giustificarono la repressione. Più tardi, coerentemente, Delfino Orsi fu deputato nel Parlamento fascista, ed era ancora tale quando morì nel 1929 (mentre Gramsci era in carcere). Il gerarca Federzoni, nel suo elogio funebre pronunciato alla Camera dei Deputati l’11 dicembre 1929, disse di Orsi fra l’altro: “egli poté rinverdire i fasti patriottici della Gazzetta del Popolo, levando ancora la gloriosa bandiera del Risorgimento per le nuove battaglie dell’intervento nella grande guerra, della difesa delle aspirazioni nazionali, della rivoluzione fascista”.

Delfino Orsi era appunto l’uomo che Gramsci paragonò ad uno “straccio mestruato”. Un epiteto certamente poco gentile. Ma possiamo veramente dire, con Saviano, che “non importa quale” individuo egli fosse, né in quale periodo storico fosse situata la polemica fra lui e Gramsci?

Che diremmo di un giornalista il quale scrivesse, di alcuni suoi concittadini (non importa quali, direbbe Saviano), che essi sono “vigliacchi, in realtà”, un “manipolo di killer”, “abbrutiti e strafatti”, un “branco di assassini” che “vivono come bestie”? Sono insulti pesanti e hanno ben poco di mite e di liberale. Ma se collochiamo questi epiteti nel contesto dell’articolo da cui sono tratti, scopriamo che si riferiscono ad una banda di camorristi responsabili di svariati omicidi, e che l’autore del pezzo è Roberto Saviano (“la Repubblica”, 22 settembre 2008). Dobbiamo condannare il giornalista per la sua eccessiva violenza verbale? O non dobbiamo piuttosto ritenere che l’indignazione di Saviano, seppure si esprima in termini poco urbani, sia alquanto giustificata dalle circostanze?

3. La nobile arte. Vediamo, ancora, un altro passo gramsciano cui si riferisce Roberto Saviano. Si tratta dell’articolo intitolato “Elogio del cazzotto”, uscito sempre sull'”Avanti!” il 12 giugno 1916. L’episodio cui si riferiva Gramsci in questo articolo era il seguente. Dei deputati socialisti, come gesto dimostrativo, avevano lanciato nell’aula di Montecitorio alcune cartoline con l’effige di parlamentari russi che erano stati deportati in Siberia a causa della loro opposizione alla guerra (c’era ancora il regime assolutista dello zar, e la Russia era alleata in guerra con le potenze della Triplice Intesa, con l’Italia, e contro la Germania e l’Impero asburgico). Un deputato interventista, Giuseppe Bevione, in quell’occasione accusò i socialisti di essere al soldo del nemico. Ne nacque un tafferuglio, durante il quale il socialista Nino Mazzoni colpì Bevione con un pugno.

Questo, nello specifico, fu il “cazzotto” cui si riferisce Gramscì nel suo articolo, scrivendo fra l’altro:

“Non siamo entusiastici ammiratori del diritto del pugno; eppure quei pugni vibrati robustamente sul ceffo di Bevione ci riempiono di giubilo e di ammirazione”.

Anche qui: possiamo dire che sia davvero ininfluente collocare la citazione di Gramsci nel suo contesto?

4. Vota Antonio. Veniamo ora ad un’altra delle dicotomie che Roberto Saviano delinea nel suo pezzo: quella fra opposizione parlamentare Vs. opposizione extraparlamentare. La prima riformista e “buona”, la seconda estremista e “cattiva”. E confrontiamo questa dicotomia con un esempio storico.

Nel giugno 1924, dopo il rapimento di Giacomo Matteotti, i parlamentari dell’opposizione antifascista decisero di disertare le aule del Parlamento, dando così luogo a quella forma di protesta extraparlamentare che passò alla storia come “secessione dell’Aventino”. Fra loro c’era Filippo Turati, assieme a tutti i socialisti riformisti. C’era anche la piccola pattuglia dei deputati comunisti, che però, nel novembre 1924, verificata l’inefficacia della protesta aventiniana, decisero di rientrare in Parlamento, dove rimasero a contrastare la maggioranza fascista, praticamente da soli, per altri due anni, fino a quando il partito comunista non fu messo fuori legge. (A che tipo di pacifica dialettica parlamentare fossero avvezzi i deputati fascisti lo si può vedere consultando la voce di Wikipedia dedicata a Francesco Misiano).

Quindi, ricapitolando. Nel 1925 abbiamo il socialista riformista Turati fuori dal parlamento. In parlamento c’è una maggioranza parlamentare “estremista” fascista e una minoranza comunista (parimenti “estremista”, secondo Saviano) di cui Gramsci fa parte. Comunque si voglia giudicare la situazione, si tratta di un caso in cui la realtà storica si rivela più complessa dei rigidi schematismi delineati da Saviano.

5. Conclusione. Con tutto questo discorso non voglio dire, naturalmente, che la violenza verbale nella lotta politica va bene, che è sempre giustificata. Sono d’accordo con Saviano nel condannare  certe forme di settarismo inutile e controproducente (di cui è un esempio il giudizio su Turati espresso da un Togliatti al peggio del suo stalinismo, citato da Saviano nel suo articolo). Né intendo affrontare discorsi astratti sul punto se sia meglio la lotta extraparlamentare o quella parlamentare.

Dico che ogni situazione fa storia a sé, che occorre giudicare caso per caso, e che generalizzazioni astratte e astoriche, come quella proposta da Saviano nell’articolo in questione, non hanno alcun significato.

6. Link:

L’articolo di Saviano si trova qui:

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2012/02/28/news/elogio_dei_riformisti-30626737/

Una scheda biografica su Delfino Orsi:

http://notes9.senato.it/web/senregno.nsf/a0cb28c16d0da661c1257134004754fc/bda9d2963e61c1e74125646f005dfbf4?OpenDocument

Immagini banchetto informativo No Tav del comitato “Vigevano Sostenibile” Piazza Ducale Vigevano 25/03/2012

Immagini banchetto informativo No Tav del comitato “Vigevano Sostenibile” Piazza Ducale Vigevano 25/03/2012

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Volantino no tav

Lettera aperta a “San Precario”

Lettera aperta a “San Precario”

San Precario

Tra le tante iniziative di incontro e di studio realizzate  della  nostra Associazione abbiamo a lungo meditato e incontrato tanti giovani lomellini  con un lavoro“precario”. Da queste lunghe e sofferte serate e’ nata una lettera aperta  a “San Precario” che Le inviamo, chiedendo ospitalità.

Caro amico precario, ti raccontano che essere precario oggi e’una opportunità. un colpo di culo incredibile. Sarà vero? Il modello intanto ha trasformato in peggio la tua vita. Ti ha dato oltre al lavoro precario e intermittente , anche un mutuo precario, affetti precari, insomma ha scelto per te una  dimensione esistenziale incerta.

Che non è passeggera, questo tu lo sai bene, ti accompagnerà per la vita. Che tu sia migrante  con in più  la spada di Damocle di una espulsione se perdi il lavoro, per te che lavori nei call center e mi tartassi di offerte fulgide ogni sera alle 20,  per te che lavori nelle cooperative che si disfano e che rinascono  ad ogni levata del sole, per te che  non trovi lavoro o che l’hai perso da tempo e hai visto allontanarsi come un treno decisamente non di  Trenord  il tempo della pensione, a tutti voi amici  che avete in comune  bassi salari, incertezza , tanta fatica e sfruttamento, non vi rimane che alzare lo sguardo e pregare San Precario.

Il sistema economico dopo il tempo della produzione tayloristica , del fordismo e del post-fordismo ora ha scelto di  creare un mondo di precari, per  tornare a costruire,  ricchezza e superprofitti.

Da venti anni ti raccontano  la politica dei due tempi, nel primo tempo dicono  rendiamo competitivo il mercato del lavoro, avremo crescita, parola magica, poi con tutte le risorse generate dalla crescita miglioreremo la tua condizione economica. Pensa se tu fossi allo stadio da venti  anni ad aspettare il ritorno in campo della tua squadra! Poi c’è anche di peggio: stanno cercando di toglierti  quello scudo protettivo, il sindacato,  che  in passato nel bene e nel male, prendeva le tue difese. Così sei costretto  a lasciare libero il tuo comportamento egoistico assumendo il motto “ si salvi chi puo’!”

Ti dicono “ Se sarai più bravo degli altri, più buono, efficiente , paziente e in salute di tutti gli altri tuoi  colleghi di lavoro forse sarai premiato.  Dovrai scegliere un ansiosa  ed eterna competizione  con tutti, farai entrare  il razzismo, l’omofobia, l’egoismo nella tua vita. Puro darwinismo sociale.

Amico, non farti rubare la vita, chi racconta che essere precario è bello ha tuttavia rapporti di lavoro sicuri e super pagati, ed è facile predicare seduti su di una montagna di privilegi. Non farti fregare dal populismo a basso prezzo di cui è pieno  ogni anfratto anche di questa nostra città. Ti raccontano che il precariato sparirà’ con la legge Monti, non crederci: tutta la retorica della flexsicurity per salvare i giovani, dei sacrifici da far fare ai più garantiti per rompere il dualismo del mercato del lavoro, del togliere un pò di “privilegi” per estendere le tutele in maniera universale, tutto questo armamentario si rivelerà solo fuffa. Anzi ora avrai anche la precarieta’ in uscita!

Il datore di lavoro che ti vuole licenziare che farà? Semplicemente ti licenzierà motivandolo con ragioni organizzative, ad esempio che il tuo lavoro non c’è più, oppure che la tua professionalità non serve più all’azienda. Dopodiché, tu farai ricorso contro il licenziamento perché la motivazione è falsa in quanto l’azienda ha semplicemente messo un altro lavoratore a fare il lavoro che prima svolgevi tu.. Il tribunale verifica che hai ragione  e dichiara nullo il licenziamento ma a quel punto non può più ordinare la tua reintegrazione sul posto di lavoro ma solo condannare l’azienda a pagarti una indennità. In quel modo tu non hai più il posto di lavoro e l’azienda ti ha fatto fuori pagando una “multa”. Questo perché la motivazione adottata dall’azienda nel licenziarti non sarà ’più “coperta” dall’articolo 18 che è proprio la norma che permette al magistrato di ordinare la tua reintegrazione sul posto di lavoro.
In queste condizioni è evidente che qualsiasi datore di lavoro voglia licenziarti perché magari  fai rispettare la legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro o perché  ti lamenti che il capo non ti paga tutto lo stipendio, non dovrà far altro che licenziare questa persona per ragioni economiche o tecnico organizzative e il gioco è fatto. Quella persona non rientrerà mai più nel suo posto di lavoro.

Non ti diciamo: riprendi in mano il tuo coraggio, il tuo sogno, la tua voglia di andare oltre lo status quo dell’esistente. Costruisci ponti che si aprono a nuove narrazioni, sgretola i muri culturali della paura e dell’inganno. Nel nostro piccolo noi e san Precario siamo con te.

Associazione Culturale “ In direzione ostinata e contraria” Mortara

Mortara, 24/3/2012

Info: Adriano Arlenghi 3400667971


NO TAV – NO BRONI-MORTARA (Lettera del comitato “VIGEVANO SOSTENIBILE”)

NO TAV – NO BRONI-MORTARA (Lettera del comitato “VIGEVANO SOSTENIBILE”)

(Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di Vigevano Sostenibile del 20 marzo 2012)

NO TAV – NO BRONI-MORTARA

G.le Direttore,

con la presente lettera La informiamo che insieme ad un gruppo di cittadini provenienti da diverse realtà vigevanesi (partiti politici, movimenti e associazioni) stiamo organizzando una giornata di solidarietà verso la popolazione della Val di Susa e la lotta NO TAV, e di informazione riguardo l’autostrada Broni- Mortara in via di autorizzazione.

Siamo persone che credono si possa spendere meglio i soldi pubblici in forme di mobilità più sostenibili per l’ambiente e rivolte alle reali esigenze dei cittadini. Pensiamo ad esempio al collegamento con Milano e a tutti i treni pendolari locali sparsi per il paese ridotti in condizioni pessime.

Riteniamo entrambe le opere inutili, dannose per l’ambiente e anti-economiche e pensiamo che non porteranno ad alcun beneficio per i cittadini. Insomma, uno spreco di soldi pubblici che finirebbero in buona parte in mano alla criminalità organizzata e alle aziende “sane” ad essa collegate in modo più o meno diretto. Ricordiamo che 360 tra ricercatori e docenti universitari hanno scritto al Presidente Monti chiedendo di non fare la TAV Torino-Lione e motivando tecnicamente la loro richiesta.

Invitiamo quindi tutti coloro che ritengono irragionevole tagliare fondi alla scuola, alla ricerca, alla sanità e allungare l’età pensionabile di 4-5 anni per buttare i soldi pubblici in queste opere, a partecipare a questa iniziativa venendo DOMENICA 25 MARZO dalle ore 9.30 alle ore 19 in Piazza Ducale.

VIGEVANO SOSTENIBILE

WWF LOMELLINA

MEETUP AMICI DI GRILLO VIGEVANO / MOVIMENTO 5 STELLE

FEDERAZIONE DELLA SINISTRA VIGEVANO

CIVILTA’ VIGEVANESE

SINISTRA ECOLOGIA e LIBERTA’ VIGEVANO

Per maggiori opzioni, visita questo gruppo all’indirizzo

http://groups.google.it/group/vigevanosostenibile?hl=it

Il pericolo degli “ECO-MOSTRI”

Il pericolo degli “ECO-MOSTRI”

Volantino no tav

Immagini compleanno Noemi Tognaga

Immagini compleanno Noemi Tognaga

Buon compleanno Noemi!

Una donna.

Una maestra.

Una partigiana.

Una compagna sempre dalla parte giusta!

Campagna tesseramento 2012 Punto Rosso Vigevano

Campagna tesseramento 2012 Punto Rosso Vigevano

Car* compagn* di Vigevano e della Lomellina, è iniziata la campagna tesseramento 2012 al Punto Rosso locale.
In “Lavori in corso” allegato potete leggere una sintesi delle principali iniziative svolte dalla sezione “Rosa Luxemburg” in 16 anni di attività politico-culturale.
Se condividete i contenuti e se volete proporne di nuovi, Vi invitiamo a partecipare, ad iscrivervi o a rinnovare la tessera.
Saluti altermondialisti.

Punto Rosso 1

punto rosso 2

FIRMATE LA PETIZIONE POPOLARE DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA “PER LA DIFESA E L’ESTENSIONE DELL’ARTICOLO 18”

FIRMATE LA PETIZIONE POPOLARE DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA “PER LA DIFESA E L’ESTENSIONE DELL’ARTICOLO 18”

FIRMATE LA PETIZIONE POPOLARE DELLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA “PER LA DIFESA E L’ESTENSIONE DELL’ARTICOLO 18”
MARTEDì 20 MARZO ALLE 15 PRESIDIO DAVANTI A MONTECITORIO E CONSEGNA DELLE FIRME

La Federazione della Sinistra ha lanciato negli scorsi giorni una petizione popolare per la difesa e l’estensione dell’articolo 18, raccogliendo migliaia di firme. Martedì 20 marzo dalle 15, a Roma, si… terrà un presidio di fronte a Montecitorio per la consegna delle firme alle istituzioni. Di seguito il testo della petizione e l’elenco dei primi firmatari.
Per aderire www.federazionedellasinistra.com
Petizione Popolare Per la difesa e l’estensione dell’articolo 18
Noi sottoscritti/e consideriamo l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori una norma di civiltà.
L’obbligo della reintegra di chi viene ingiustamente licenziato è garanzia per ogni singolo lavoratore ed è al tempo stesso il fondamento per l’esercizio dei diritti collettivi delle lavoratrici e dei lavoratori, a partire dal diritto a contrattare salario e condizioni di lavoro dignitose.  Se l’articolo 18 fosse manomesso ogni lavoratrice e ogni lavoratore sarebbe posto in una condizione di precarietà e di ricatto permanente, essendo licenziabile arbitrariamente da parte del datore di lavoro. Se l’articolo 18 fosse manomesso verrebbero minate in radice le agibilità e libertà sindacali.  Per questo motivo va respinta ogni ipotesi di manomissione o aggiramento dell’articolo 18. L’articolo 18 va invece esteso a tutte le lavoratrici e i lavoratori nelle aziende di ogni dimensione.
Vittorio Agnoletto, Ciro Argentino, Giovanni Barozzino, Francesco Barra, Riccardo Bellofiore, Marco Bersani, Fausto Bertinotti, Emiliano Brancaccio, Alberto Burgio, Loris Campetti, Francesco Caruso, Luca Casarini, Adelmo Cervi, Paolo Ciofi, Giorgio Cremaschi, Alessandro Dal Lago, Don Vitaliano Della Sala, Luigi De Magistris, Rossana Dettori, Oliviero Diliberto, Piero Di Siena, Antonio Di Stasi, Mario Dondero, Angelo D’Orsi, Roberta Fantozzi, Gianni Ferrara, Paolo Ferrero, Luciano Gallino, Don Andrea Gallo, Fabrizio Gatti, Vladimiro Giacchè, Alfonso Gianni, Michele Giorgio, Alfiero Grandi, Dino Greco, Haidi Giuliani, Margherita Hack, Carlo Guglielmi, Wilma Labate, Antonio La Morte, Mimmo Locasciulli, Giorgio Lunghini, Giacomo Marramao, Citto Maselli, Maria Grazia Meriggi, Gianni Minà, Dino Miniscalchi, Roberto Musacchio, Giovanni Naccari, Nicola Nicolosi, Manuela Palermi, Fulvio Vassallo Paleologo, Mimmo Pantaleo, Ulderico Pesce, Valentino Parlato, Gianpaolo Patta, Francesco Piccioni, Marco Pignatielli, Felice Roberto Pizzuti, Franca Rame, Carla Ravaioli, Gianni Rinaldini, Roberto Romano, Anna Maria Rivera, Massimo Rossi, Franco Russo, Cesare Salvi, Giancarlo Saccoman, Pasquale Scimeca, Patrizia Sentinelli, Marino Severini, Tommaso Sodano, Antonella Stirati, Fabrizio Tomaselli, Nicola Tranfaglia.


Milano città mondiale dell’acqua?

Milano città mondiale dell’acqua?

Milano città mondiale dell’acqua????

A Milano è nato il Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull’acqua da cui  prese il via quel movimento che ha portato 27 milioni di italiani a votare un referendum per l’acqua pubblica, affermando così il valore della partecipazione.

Da Milano via Rembrant 9, sede del Contratto, partì l’idea di chiamare i movimenti per l’acqua di tutto il mondo ad un Forum Mondiale alternativo a quelli ufficiali che ogni 3 anni le Multinazionali SUEZ e VEOLIA , promuovono con la legittimazione di 150 governi, l’ONU, la Banca Mondiale, i sindacati e migliaia di enti locali

Una grande idea: l’acqua è un diritto umano, l’acqua è un bene comune. Contrapposta a quanto i Forum Mondiali “ufficiali” affermano, che l’acqua è solo un bisogno umano ( che si compera ) e un bene economico ( che si vende).

Beni Comuni  e Diritto Umano hanno rotto l’unanimità dei partiti, dei governi, degli enti locali, dei sindacati. Dopo anni di Forum alternativi, l’assemblea dell’ONU vota una risoluzione dove, per la prima volta, viene riconosciuto il diritto umano all’acqua. E quest’anno, a Marsiglia, all’appuntamento, molte isituzioni parteciperanno al nostro Forum Alternativo e daranno vita al Forum delle Autorità Locali, (dei sindaci e degli amministratori) per l’acqua pubblica, con il vicesindaco di Parigi, di Barcellona, di Napoli, di Sesto San Giovanni ecc…

I Beni Comuni, un paradigma al centro della contraddizione del XXIsecolo: quella tra l’intera umanità e le Multinazionali, hanno fatto cultura, hanno cambiato il volto dell’America Latina, riportato la gestione pubblica dell’acqua a Parigi, promosso e vinto un referendum in Italia e a Berlino.

I Beni Comuni erano sconosciuti, oggi ne parlano tutti e Milano è stata il laboratorio di questa cultura, qui nascono le campagne “imbrocchiamola” contro l’acqua minerale, le case dell’acqua, i progetti di educazione al risparmio

Triste perciò è sentire la lontananza della giunta da tutto ciò. Ho partecipato con i sindaci di grandi e piccole città, a centinaia di convegni, ma nella mia città il sindaco non ha mai partecipato ad una nostra iniziativa, né prima, né durante, né dopo la sua vittoria elettorale e quella dei referendum.

Una sola udienza, un mandato senza delega alla brava Tajani, che viene smentita nei fatti ogni giorno da Tabacci. Un indifferente silenzio sulla partecipazione alle scelte di un movimento che esprime la volontà della maggioranza assoluta dei cittadini milanesi. Abbiamo presentato una Carta dell’acqua per Milano, abbiamo chiesto che l’assessore Tajani  rappresentasse Milano a Aubagne e a Marsiglia, con il ruolo che le aspetta. Abbiamo fatto su questa presenza internazionale di Milano, un convegno dentro Palazzo Marino, con il Presidente del consiglio comunale, l’assessore e leader internazionali. Abbiamo chiesto che questa città, che ospiterà Expo, diventi una visibile protagonista mondiale di queste battaglie, ma… Nessuno andrà ad Aubagne, forse qualcuno andrà al Forum delle Multinazionali e non sappiamo cosa dirà.

La vocazione alla mondialità non è di questa giunta, la città resta nel suo provincialismo, nelle sue fiere campionarie.

Deve arrivare Prodi a richiamare “finalmente” Milano ad assumersi il ruolo di città internazionale dell’acqua, fonte di diritto, solidarietà e di Pace.

Ma nemmeno “il grido di Romano” sembra scuotere Palazzo Marino. L’assessore Tabacci e il direttore generale Corritore invece parlano ma di affari, della fusione tra A2A e Iren, di una multiutility del Nord. Acqua, energia, gas, rifiuti in una grande Holding finanziaria privata, partecipata dai comuni, quotata in borsa.

Uno schiaffo ai referendum, ai comuni, ridotti a cacciatori di dividendi e a predatori sul mercato (per dirla con l’ex presidente di A2A Zuccoli) Ma li abbiamo eletti per fare questo?. Una scelta mai discussa in giunta, nel consiglio, nella città. Ipocrita, perché nasconde il clamoroso fallimento delle privatizzazioni dei servizi pubblici locali: A2A con 4 miliardi di debito e Iren con 2,5 miliardi.

Che dire se non esternare la mia delusione.

Le istituzioni internazionali ci dicono che a metà del secolo il 70% della popolazione mondiale vivrà in grandi città e i problemi strategici saranno: acqua potabile, energia, rifiuti e trasporti. Drammatici scenari: chi governerà e garantirà questi diritti? Le municipalità e le comunità o il mercato speculativo?

Milano ha vissuto un Maggio e Giugno straordinari e oggi vorrei sentirmi orgoglioso della mia giunta e essere cittadino di una città che sta nel mondo e non sul mercato. Non lo sono. Che fare?

Emilio Molinari.

Comitato Acqua bene comune – Milano

4.3.2012

Per firmare l’appello clicca qui: http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_petitions&view=petition&id=184&Itemid=111

Cigognola: Rifondazione Comunista condanna il metodo usato dal supermercato Iperdì

Cigognola: Rifondazione Comunista condanna il metodo usato dal supermercato Iperdì

CIGOGNOLA – Ecco una lettera di Rifondazione comunista di Voghera sul caso del supermercato Iperdì di Cigognola (nella foto il segretaio di Voghera Michele Barosselli).

“Siamo molto dispiaciuti per l’articolo apparso su un giornale locale, relativo alla vicenda dei lavoratori dell’Iperdì di Cigognola “Firmate le dimissioni per mantenere il lavoro”, ma per nulla stupiti di questa situazione. Sono presenti sul nostro territorio, e anche nella nostra città, moltissime piccole realtà in cui operano lavoratori costantemente ricattati o anche peggio, che non hanno la possibilità o la forza di ribellarsi.

Comportamenti come questi, che infrangono la legge e non solo il rispetto delle più normali regole contrattuali da parte di un numero sempre maggiore di datori di lavoro, possono essere sintetizzati con i tempi che stiamo vivendo e con un sempre minore potere di tutela da parte delle organizzazioni sindacali.

Se un imprenditore come Marchionne può permettersi di non rispettare le sentenze della Magistratura che lo obbligano a reintegrare i suoi dipendenti ingiustamente licenziati, o ad uscire dalla sua organizzazione di categoria (Confindustria), pur di non rispettare le normali regole di convivenza e rispetto tra i cittadini, magari viene il desiderio anche ad altri di fare “i piccoli Marchionne”.

Ma, nel chiuso dei confini di alcune aziende, si stanno sviluppando anche nuove forme di discriminazione nei confronti dei lavoratori e tra gli stessi dipendenti. Un esempio per tutti: un noto imprenditore del nostro territorio, ha comunicato alle rappresentanze sindacale aziendali il proprio punto di vista in merito ai carichi di lavoro attualmente operanti ed all’interpretazione delle normative contrattuali che le governano, con il tentativo di mettere in competizione i lavoratori fra loro con forme di discriminazione razziale al contrario ” voi italiani non avete voglia di lavorare, per cui se gli stranieri che lavorano per me riescono a rispettare i carichi di lavoro, che in base alla mia interpretazione del contratto sono regolari, siete voi che non vi impegnate a sufficienza, per cui o vi adeguate, oppure io chiudo e mi trasferisco in un altro posto” e altre perle di questa natura.

Si potrebbe ravvisare il tentativo di dividere i lavoratori in buoni (quelli che rispettano i ritmi imposti dall’azienda, principalmente stranieri, dimenticando di aggiungere che forse sono i più ricattabili per molte ragioni) ed in cattivi, cioè quelli che chiedono il rispetto delle regole e che, se vengono attuate variazioni relative alla vita aziendale, vengano concordate con le rappresentanze dei lavoratori.

Pensavamo che certi comportamenti appartenessero al passato, o che perlomeno venissero utilizzati da chi ha come unico obiettivo il profitto, costi quel che costi, e non da chi magari poi sponsorizza eventi sociali, culturali, o di beneficenza. Noi siamo sempre disponibili a rendere pubbliche queste pratiche con nomi e cognomi, solo quando qualche lavoratore interessato lo chiederà. Nel frattempo l’invito è di considerare chi in questo momento particolare sta pagando i prezzi più alti di questa situazione di crisi, come persone e non come ” meri strumenti di profitto “”.

LO SPORT DEVE ESSERE PER TUTTI, GIU’ LE MANI DAL PALAZZETTO! RIFONDAZIONE COMUNISTA ADERISCE ALLA PETIZIONE DELL’INFORMATORE CONTRO LA DEMOLIZIONE DEL PALABASLETTA

LO SPORT DEVE ESSERE PER TUTTI, GIU’ LE MANI DAL PALAZZETTO! RIFONDAZIONE COMUNISTA ADERISCE ALLA PETIZIONE DELL’INFORMATORE CONTRO LA DEMOLIZIONE DEL PALABASLETTA
LO SPORT DEVE ESSERE PER TUTTI, GIU’ LE MANI DAL PALAZZETTO!
RIFONDAZIONE COMUNISTA ADERISCE ALLA PETIZIONE DELL’INFORMATORE CONTRO LA DEMOLIZIONE DEL PALABASLETTA
Il circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista aderisce alla petizione promossa dall’Informatore contro la demolizione del PalaBasletta. A riguardo, ci sembra fondamentale accompagnare questa nostra adesione con una illustrazione politica delle motivazioni per cui il palazzetto non dovrebbe essere toccato, o peggio… demolito.
Riteniamo scellerata la scelta del sindaco leghista di mettere fine ad una struttura sportiva che, in tutti questi decenni ed ancora oggi, rappresenta un importante punto di riferimento sportivo per tutta la cittadinanza, avendo anche una grande utilità sociale e didattica, in quanto utilizzata dalle scuole e luogo
in cui molti giovani hanno mosso i primi passi nel mondo sportivo cittadino. Noi siamo assolutamente favorevoli allo sviluppo della cultura dello “sport per tutti”. Sport che deve essere visto come un momento di crescita, di aggregazione e di partecipazione diffusa sul territorio, che possa insegnare fin da giovani il senso di collettività e di unione.
Diventa quindi compito degli Enti Locali garantire il funzionamento e la gestione delle strutture sportive, nonché la loro accessibilità sia fisica sia economica per tutta la cittadinanza.
Ancora più scellerata ed insensata è la scelta di demolirlo per far posto ad un parcheggio, ovviamente a pagamento, su più piani.
Ironizzando (per non piangere…) verrebbe da chiedersi se l’attuale giunta sia consapevole che il parcheggio sorgerà a ridosso di una scuola elementare e di un giardino pubblico frequentato quotidianamente da numerosi giovanissimi. In una situazione di già elevata criticità per quanto riguarda i livelli di smog, come si può pensare di “piazzare” una simile struttura in tale posizione, con l’intenso flusso viabilistico che inevitabilmente provocherà? Come è possibile non pensare ai forti disagi che tutto ciò comporterà in termini di sicurezza e traffico cittadino, tra l’altro in una zona in prossimità del centro storico con strade molto piccole e con un unico senso di marcia?
Qualunque giustificazione tecnica ed economica possa essere formulata, la consideriamo inopportuna e fuori luogo in quanto riteniamo che manchi in questa scelta un elemento fondamentale che dovrebbe essere ben presente nell’azione di un qualunque organo elettivo, in questo caso la giunta: il buon senso.
Il “fare cassa” a tutti costi sulle spalle dei cittadini, senza che vi sia nemmeno una loro consultazione, è una logica lontana anni luce da noi. E ricordiamo che tutto ciò deriva dai numerosi tagli agli Enti Locali che lo stesso partito del sindaco Sala ha approvato negli ultimi anni a livello nazionale.
Oltre a ciò, è palese la volontà del sindaco di prendere due piccioni con una fava: se da una parte c’è la logica del “fare cassa”, dall’altra c’è il tentativo di giustificare lo sperpero di denaro pubblico rappresentato dal nuovo palazzetto “bidet”, grande opera inutile e costosa, che ancora oggi non si dimostra per niente funzionale alle esigenze cittadine né in termini di posizione, né per quanto riguarda gli elevati costi di gestione, né tanto meno per l’accessibilità e l’utilizzo in quanto continua a mantenere numerosi problemi di costruzione.
Sono queste le argomentazioni che motivano la nostra adesione alla petizione ed a questa battaglia contro l’abbattimento del PalaBasletta. Lo sport deve essere per tutti, giù le mani dal palazzetto!

Circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista

Da Vasto a Piazza San Giovanni

Da Vasto a Piazza San Giovanni

Da Vasto a Piazza San Giovanni

La manifestazione della Fiom di venerdì è stata la prima grande manifestazione di opposizione sociale a Confindustria e al governo Monti. Colorata, allegra e combattiva è stata una gran bella manifestazione. Il suo significato non è però solo sindacale. Venerdì la politica si è divisa tra chi si è schierato con il governo Monti e chi si è schierato con i lavoratori metalmeccanici. La linea di divisione è passata esattamente dentro il centrosinistra, con il Pd che non ha partecipato.

A questo punto  le strade sono due: continuare ad inseguire il Pd che a sua volta insegue l’Udc, che a sua volta insegue il centrodestra. A me pare una strada senso e senza prospettive: il governo Monti è un governo costituente e non scomparirà con la fine della legislatura. In un modo o nell’altro il prossimo governo sarà la prosecuzione del centrismo di Monti, un po’ spostato da una parte o dall’altra, e il Pd vi sarà impegolato dentro.

Per questo propongo a Sel e Idv un’altra strada: quella di sostituire la foto di Vasto con la foto di Piazza San Giovanni. La gente che era in piazza non ha solo la necessità ma anche il diritto di avere una aggregazione politica di riferimento. E’ possibile oggi in Italia dare vita a una aggregazione a sinistra del Pd che costruisca l’opposizione al governo Monti e alla Confindustria, dia una sponda politica e un punto di riferimento politico alle persone che erano in piazza venerdì e costituisca una aggregazione elettorale unitaria? Io credo che oltre alla Federazione della Sinistra sarebbero disponibili a questo percorso molte realtà sociali, liste civiche, aggregazioni e comitati territoriali. Un polo della sinistra di questo tipo sarebbe significativo anche sul piano elettorale e costituirebbe la vera alternativa alla ristrutturazione neocentrista del sistema politico che il governo Monti sta producendo. Conosco bene le differenze che ci sono tra di noi e infatti non propongo di fare il “partito unico della sinistra”. Propongo di dar vita a una aggregazione stabile, che permetta di mettere in comune le cose che ci uniscono e lasciare fuori dalla porta le cose che ci dividono, in primo luogo la storica tendenza alla divisione che aleggia nella sinistra italiana.

Oggi in Italia abbiamo due destre, quella populista di Berlusconi e quella tecnocratica di Monti ma non abbiamo nessuna sinistra. Invece di continuare a lamentarsi di cosa fanno queste due destre forse sarebbe ora di costruire insieme una sinistra degna di questo nome!

Noi di Rifondazione Comunista e della Federazione della Sinistra ci siamo.

Paolo Ferrero

Bella e combattiva manifestazione della Fiom

Bella e combattiva manifestazione della Fiom

Stefano Galieni

Maurizio Landini, iniziando il suo intervento dal palco nella magnifica giornata di sciopero e di mobilitazione della Fiom, ha voluto subito precisare:«Non ci interessa contarci! Che sia chi vede questa piazza piena a farlo, qui c’è oggi il paese migliore». Una giornata iniziata presto, con i pulmann che arrivavano nei parcheggi predisposte nelle periferie, i manifestanti che arrivavano in metro in una P.zza della Repubblica assolata e accogliente. Volantinando si ascoltavano i dialetti di tutto il Paese, si incontravano gli occhi e i volti di persone non rassegnate, che non si sentono isolate e che nella Fiom trovano quel luogo di democrazia che altrimenti è negato.

Quando, prima delle 10 il corteo è partito si è subito intuito che si trattava di una mobilitazione riuscita oltre le aspettative, in piazza non solo i metalmeccanici ma precari, studenti, lavoratori e lavoratrici di altre categorie, le forze politiche della sinistra (tantissime le bandiere della Federazione della Sinistra) e poi attivisti e simpatizzanti del movimento No Tav, quello per cui il Pd ha negato ai propri iscritti di partecipare al corteo. Una manifestazione pacifica e combattiva, il solo fatto che ne ha turbato il clima si era consumato prima della partenza, quando una squadraccia fascista ha aggredito e ferito 3 ragazzi che volantinavano davanti al proprio liceo per invitare a scendere in piazza con la Fiom. Imponente la presenza della FdS che dalle prime ore della giornata ha attrezzato due gazebo alla partenza e all’arrivo, per distribuire bandiere e per raccogliere le firme di una petizione in difesa dell’articolo 18 (www.federazionedellasinistra.com) e la cui presenza si notava sparsa per tutto l’enorme serpentone. Quando alle 11.15 il corteo aveva appena fatto ingresso a P.zza S.Giovanni la coda era ancora bloccata alla partenza e si attendeva l’ingresso dello spezzone studentesco partito dall’università. Ad aprire gli interventi dal palco il presidente della Comunità Montana di Val Susa Sandro Piano che ha immediatamente scaldato la folla rimproverando l’assenza del suo partito, del Pd e connettendo le ragioni del movimento No Tav a quelle che avevano portato in piazza la Fiom. Tante poi le voci di precari e di precarie, di studenti, di lavoratori e lavoratrici di altre aziende che stanno pagando la crisi e le scelte del governo vecchio come del nuovo. Vibrante l’appello del dirigente del sindacato metalmeccanico greco (Poem) Yannis Stefanopoulos, nitido e breve quello di un sindacalista di Pomigliano D’Arco che ha voluto ricordare la vicenda dei 3 lavoratori di Melfi che hanno avuto il coraggio di denunciare il comportamento della Fiat e a cui la magistratura ha dato ragione. Nelle conclusioni Landini è stato incisivo ed ha toccato numerosi aspetti della fase politica su cui era costruita l’ossatura della mobilitazione. Diritto al lavoro e alla democrazia a partire dai luoghi di lavoro, unità sindacale per non far divenire il sindacato un gendarme dell’imprenditore, modello di sviluppo alternativo ed ecologicamente compatibile, no alle grandi opere perché non sono foriere di modernità ma eludono uno dei problemi principali del Paese, l’assenza di un piano nazionale trasporti. Ne ha per tutti il segretario generale della Fiom, per chi ha scelto di non partecipare (ebbene si qui ci sono pericolosi metalmeccanici) per chi china il capo di fronte a Marchionne o al governo, per chi utilizza l’autoritarismo come modalità relazionale, per chi rifiuta la necessità di combattere la precarietà, chi non vuole una equa redistribuzione delle risorse, chi si oppone ad un reddito minimo di cittadinanza. Chiede alla politica di fare alla sua parte e afferma con orgoglio che per la Fiom non si torna a casa, non si accetta di essere tenuti fuori dalla fabbrica, si è pronti al referendum per abolire l’articolo 8, quello che permette di agire contrattualmente in deroga anche dalle leggi e chiede, in caso di mancato accordo nelle trattative che si apriranno lunedì di prepararsi anche allo sciopero generale, una proposta che si rivolge innanzitutto all’intera Cgil. Il convitato di pietra in piazza oggi era il Pd, tanta la delusione, la rabbia e il fastidio dei manifestanti al solo sentirne pronunciare il nome, segno di una rottura che rischia di pesare nei rapporti con l’intero mondo del lavoro. Oltre alla Fds, presenti anche IdV e SEL, tanto da far dichiarare al segretario del Prc Paolo Ferrero:«Bisogna sostituire la “foto di Vasto” con quella di Piazza S. Giovanni di oggi, perché questa piazza ha bisogno di una sinistra unita». Una proposta che dovrebbe far riflettere chi ancora crede possibile modificare la linea del Pd.

Cementificazione selvaggia ad Abbiategrasso

Cementificazione selvaggia ad Abbiategrasso

Verso lo sciopero del 9 marzo dei metalmeccanici

Verso lo sciopero del 9 marzo dei metalmeccanici