Archivio for aprile, 2012

Corteo antifascista del 25 aprile a Pavia

Corteo antifascista del 25 aprile a Pavia

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La Liberazione a Vigevano

La Liberazione a Vigevano

Il bocciodromo ed altre strutture sportive di Vigevano in degrado.

Il bocciodromo ed altre strutture sportive di Vigevano in degrado.

Lettera inviata all’Informatore di Vigevano

Egregio signor Direttore, chiedo la sua cortese attenzione per esprimere la mia indignazione per come l’attuale amministrazione leghista di Vigevano non si preoccupi minimamente di mantenere in buone condizioni le strutture sportive pubbliche della nostra città.
Cominciamo dal bocciodromo, che frequento abitualmente nel pomeriggio delle domeniche con squisite persone per effettuare qualche partitina a bocce in perfetto spirito sportivo (“vinca il migliore”), mantenendo ben salda l’amicizia e l’ottimismo per un sano divertimento ed una piacevole aggregazione con tutti i partecipanti. Ebbene, al bocciodromo da molto tempo ci sono infiltrazioni d’acqua dai lucernari che rendono alcuni campi da gioco inagibili. Il presidente Pietro Simonelli ha affermato testualmente sull’Informatore: «è una situazione grave che si trascina da tempo senza che l’amministrazione comunale intervenga. Questi sono disagi che rendono difficile se non impossibile programmare eventi e hanno ripercussione anche sulle spese». Dal Comune per ora sono arrivate soltanto rassicurazioni verbali. Ma i lavori di manutenzione ordinaria del tetto non partono mai!
La palestra della nuova scuola Besozzi ha un problema. Nella lettera pubblicata sull’Informatore di giovedì 19 aprile e firmata dalla professoressa Isa Pallazzeschi e dal professor Maurizio Vecchione viene sottolineato che la struttura è nata come “palestra scolastica” e che quindi deve avere caratteristiche tali da garantire la salute degli alunni, mentre ciò non avviene a causa della pavimentazione non adatta e pericolosa. Anche in questo caso, sono tre anni che si attende l’adeguata pavimentazione!
E ancora: il campo da calcio del Gifra, vicino al centro sportivo Santa Maria, da anni annunciato, non è stato ancora realizzato, mentre altri campi da calcetto sono in attesa della posa del nuovo manto erboso ma i lavori non vengono ultimati.
Infine, stendiamo un velo pietoso sull’assurda idea di abbattere il PalaBasletta per realizzare un parcheggio a pagamento!
Si potrebbero citare altri casi, ma per non far aumentare la rabbia degli sportivi e dei cittadini vigevanesi mi fermo qui.
Gli attuali amministratori leghisti in passato hanno deciso insieme alla Provincia la costruzione del Palazzetto dello sport, a tutt’oggi non ancora perfettamente agibile, con infiltrazioni d’acqua, crepe e muretti traballanti. Un enorme spreco di denaro pubblico con risultati deludenti! L’attuale sindaco della Lega ha voluto la realizzazione di una pista ciclabile per raggiungere la frazione Sforzesca frequentata da pochissimi ciclisti, trascurando quelle interne alla città.
Oggi le risposte sono come un ritornello: “il patto di stabilità, non ci sono risorse economiche, dobbiamo vendere terreni, farmacie e tutto quanto è proprietà del Comune per far quadrare il bilancio”. Ma si dimenticano che il loro partito, insieme a Berlusconi, a livello nazionale per dieci anni ha sprecato enormi quantità di denaro pubblico per la progettazione del ponte sullo stretto di Messina, per l’acquisto di aerei da guerra, per le missioni di guerra in Afganistan, per la Tav, per autostrade e superstrade inutili. Ora con il governo Monti, sostenuto anche dal Pd e voluto dalla Banca Centrale Europea e non dagli elettori, arriverà un altro balzello, l’Imu, che colpirà sempre i redditi dei soliti noti.
A livello locale “lor signori” hanno aumentato le rette della casa di riposo e la tassa per lo smaltimento dei rifiuti urbani, hanno chiuso servizi importanti come il “Fateci Spazio” e stanno facendo di tutto per svendere il patrimonio comunale.
Per la manutenzione delle strutture sportive, degli edifici scolastici ed in generale per tutti gli immobili pubblici, soldi non ce ne sono mai. Ma per il bancomat del Trota, per la ristrutturazione della casa di Bossi o per investire fondi in un “posto al sole” in Tanzania ci sono, e nel percorso di andata e ritorno finiscono nelle mani di “strani” tesorieri di partito.
Egregi signori amministratori comunali e provinciali, è ora di cambiare politica e di avviare rapidamente la manutenzione delle strutture sportive pubbliche vigevanesi.

Servono fatti e non insopportabili prese in giro.

Rino Arrigoni
Partito della Rifondazione Comunista
Circolo di Vigevano

25 aprile sempre!

25 aprile sempre!

volantino 25 aprile

Mortara: “la buona politica alternativa” dedicata ai giovani

Mortara: “la buona politica alternativa” dedicata ai giovani

L’iniziativa che la lista ” La buona politica alternativa” organizzerà
domenica 29/4/2012 e’ dedicata ai giovani mortaresi, che vivono un periodo
storico difficile stretti dal lavoro che manca o che e’ spesso precario,
un periodo in cui la dimensione di futuro sembra perdere quella forza e
idealità che e’ tipica di chi oggi ha venti o trenta anni.

Noi vogliamo con questa iniziativa invitarli ad un meeting collettivo dove
a partire da una nuova politica amministrativa per i giovani parta di
nuovo anche il desiderio di costruire insieme il nuovo mondo possibile.

Partecipera’ il gruppo musica ” I Placca”, un gruppo lomellino la cui
musica si puo’ definire

prog-fusion, sebbene le loro canzoni ricreino anche molte atmosfere
post-rock o psichedeliche. Negli anni il gruppo ha suonato in tutto il Nord
Italia, ma ha all’attivo anche concerti in locali storici come il Thunder
Road e le Scimmie a Milano.

I Placca suoneranno domenica 29/4/2012 dalle ore ore 17 in Piazza del
Municipio, alternando le loro voci a momenti di poesia e di informazione
politica a sostegno della lista ” La buona politica alternativa” con
candidato sindaco Teresio Forti.

info Adriano Arlenghi

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Buon 25 aprile! Di festa e di lotta!

Buon 25 aprile! Di festa e di lotta!
C. Moscatelli e G. Pesce

C. Moscatelli e G. Pesce

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Abbasso Beppe Grillo, evviva la politica!

Abbasso Beppe Grillo, evviva la politica!

Confesso che questa guerra quotidiana contro la politica e i partiti mi fa tanta paura. Questo clima montante è insopportabile, e oramai non ha più argini né confini. Se ne nutrono televisioni, radio, giornali. Opinionisti senza opinione, comici che non fanno ridere, giornalisti al soldo di qualche potente, intellettuali troppo pigri per essere veri. Ne sono invasi la rete, i social network. È l’ideologia ufficiale del governo, composto da presunti tecnici salvatori della patria. Addirittura se ne serve, per sistemare qualche conto in sospeso, qua e là qualche Procura della Repubblica.

Ed è un circolo vizioso, perché più la spari grossa, più eccedi in populismo e demagogia e più hai consenso, incroci il sentire comune. Facendo correre alla democrazia un rischio gravissimo, come insegna tristemente la nostra storia nazionale.

Il caso limite di questo vento infame è Beppe Grillo, che i sondaggi danno – di nuovo – in rapidissima e clamorosa ascesa. Recentemente è arrivato a sostenere che se tutti pagassero le tasse non farebbero alcun servizio al Paese (e all’onestà) ma semplicemente consentirebbero ai politici di rubare il doppio. Di fronte a follie del genere, che differenza c’è tra lui e Berlusconi? Nessuna. Neppure nelle dichiarazioni programmatiche. L’importante è prendere i voti dei furbetti, degli evasori, di quel popolo qualunquista e menefreghista che non ha mai fatto la fatica di pensare. Che non pensa durante tutto l’anno e non pensa neppure quando va a votare. A questa Italia peggiore bisogna – secondo Beppe Grillo – semplicemente lisciare il pelo.

A questa Italia peggiore è necessario, invece, ribellarsi.

Non perdendo la lucidità, mettendo in luce le storture e gli orrori di questo sistema politico e dei suoi partiti, ma difendendo con le unghie e con i denti la Politica e i partiti, il concetto cioè che la politica si possa fare anche attraverso le strutture organizzate, i partiti.

Ho detto e scritto più volte, anche in questo blog, che la sinistra va profondamente rinnovata. L’ho detto e scritto in maniera autocritica, pensando in primo luogo a Rifondazione Comunista e a quanto siamo anni luce distanti da quello che dovremmo essere e dalle persone in carne ed ossa a cui vorremmo parlare. E ho detto e scritto che è un problema di linguaggi incomprensibili, autoreferenziali. Di luturgie stantìe, di modi di concepire le riunioni, le assemblee, le manifestazioni, le iniziative pubbliche. Ed è anche un problema generazionale: di una generazione, quella che ci precede, che – con poche eccezioni – ha ormai fatto il suo tempo, perché ha fatto tanti errori e noi quegli errori li stiamo pagando troppo pesantemente. E che quindi, anche per colpa dei suoi errori, non è credibile, non può più candidarsi a rappresentarci, a parlare e decidere in nostro nome.

E tuttavia nulla di questo ha a che fare con la vergognosa campagna di delegittimazione che sta subendo la politica e sta subendo anche chi, come noi, non ruba, non fa affari con la criminalità organizzata, non utilizza il denaro pubblico e quello del partito per pagare diplomi taroccati né per comprarsi ville, gioielli, macchine sportive.

Io vorrei dire ai ragazzi che leggono questo post di andare a vedere il film “Diaz” al cinema in questi giorni. Oltre a vedere la violenza bruta che le forze dell’ordine di questo Stato democratico utilizzarono contro di noi undici anni fa, forse potranno capire di noi (e, io spero, di sé) qualcosa in più, che in pochi vogliono che si sappia. Per esempio, che esistono in Italia decine di migliaia di giovani che ogni giorno dedicano un pezzo della propria vita ad un sogno collettivo. Che lottano, con tutto l’amore che possono, perché il nostro Paese sia migliore di come è oggi.

E vorrei invitare tutti, anche chi non lo fa più perché magari è stanco dopo troppe delusioni, a vivere una giornata in un circolo di Rifondazione Comunista o dei Giovani Comunisti. In questi giorni siamo tutti impegnati a raccogliere le firme per difendere l’articolo 18, e cioè il diritto a non essere licenziati arbitrariamente dai datori di lavoro. Un diritto che la nostra generazione, nata e cresciuta nella giungla della precarietà e dei mille contratti a tempo, conosce spesso soltanto da lontano. Eppure noi ci mobilitiamo, scendiamo per strada a raccogliere le firme, e difendiamo il più delle volte i diritti dei nostri genitori e dei nostri fratelli maggiori. Perché abbiamo ideali giusti, puliti, facciamo Politica, quella con la “p” maiuscola, e molti di noi hanno deciso di farlo militando in un partito comunista.

Per tutti noi io vorrei rispetto.

Simone Oggionni

Portavoce nazionale Giovani Comuniste/i

17 aprile 2012

Il vostro 5 x 1.000 a Fonti di Pace Onlus

Il vostro 5 x 1.000 a Fonti di Pace Onlus

fonti di paceFONTI DI PACE

VIA GUGLIELMO PEPE 14 – 20159 MILANO

C.F. 97409660152

IL VOSTRO 5X1000 A FONTI DI PACE ONLUS

Solo grazie alla vostra contribuzione del 5 per mille continuiamo la nostra attività.

Nel 2011 abbiamo aiutato i bambini di un villaggio di 600 abitanti in Eritrea. Questi bambini erano in mezzo alla polvere ora possono giocare e imparare in uno spazio tutto per loro, abbiamo realizzato un asilo per 56 bambini. Lo potete vedere nelle fotografie allegate .

Facciamo corsi rivolti agli immigrati per l’apprendimento della lingua italiana, che sono necessari per ottenere i rilasci del permesso di soggiorno.

Abbiamo inviato aiuti in denaro, medicinali e vestiti pesanti ai sopravvissuti dei due terremoti che hanno colpito Van, una città dell’est della Turchia, che hanno provocato più di 600 morti.

Abbiamo contribuito alla produzione di un documentario sulla vita di Leyla Zana, la deputata curda condannata a 15 anni di carcere solo per aver parlato in curdo alla prima seduta del Parlamento turco.

Tutto questo abbiamo fatto senza spendere un euro in stipendi o altro: ogni vostra contribuzione è andata in aiuti.

Codice fiscale per il vostro 5 per mille

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Fonti di Pace Onlus – Via Guglielmo Pepe, 14

20159 Milano

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Cineforum Punto Rosso Vigevano

Cineforum Punto Rosso Vigevano

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cine 3Un assaggio di: La bella utopia

I giovani del Punto Rosso candidati a Magenta

I giovani del Punto Rosso candidati a Magenta

Punto rosso Magenta

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La vecchina e la giovane donna nera

La vecchina e la giovane donna nera
C’e’ una vecchietta sul treno questa mattina. Parla e parla con una giovane donna nera. La nera ha occhiali metallici sul naso, la vecchina una grande borsa gialla e una di pelle come quelle dei medici di famiglia..
La vecchina racconta alla nera di una donna che stamattina si e’ buttata sotto il treno a Parona, bloccando la circolazione dei treni per parecchie ore.
La nera non riesce a capire cosa significa suicidio, penso io che forse questa e’ una pratica sconosciuta in Africa, la vecchina spiega che la donna aveva perso il lavoro, non aveva piu’ speranze di trovarne un altro , almeno cosi’ la gente le aveva detto stamattina, e cosi’ aveva scelto….
La nera è pensierosa, la vecchina si preoccupa , la guarda di sottecchi dai riflessi del finestrino, poi si gira e le dice . “Lo so, anche tu non hai lavoro, non farti venire brutte idee, hai capito?”
“No, certo che no” dice lei.
E ancora la vecchina “ Hai mangiato?”. Lo chiede con preventiva certezza , forse ha recuperato un frammento di un ragionamento precedente.
“Neanche ieri dice la nera.”
“ Ascolta, guarda ti do, vediamo , due euro!, un panino ci sta”
“Grazie. Grazie”
La nera non sa però che c’e’ una penale sulla moneta. Una specie di Tobin Tax . Deve ascoltare il racconto di tuta una vita della vecchina.
“Lavoravo in campagna, come tutti del resto a quel tempo li, poi c’era la guerra , e un giorno ho incontrato un uomo bello, l’ho sposato. Suo zio da Milano lo chiama un giorno, dai vieni su!, e cosi lui ci va e fa il tranviere per quaranta anni , sempre sul tram, giorno e notte e anche il sabato e la domenica. A quei tempi del resto si usava cosi’.
E cosi’ abbiamo fatto la casa a Mortara, era già vecchia quando l’abbiamo comprata , figurati adesso.” Ora c’e’ l’ici, pero’ le tasse bisogna pagarle comunque!…”

Si interrompe la vecchina, poi riprende inseguendo una altra sfumatura, un altro aquilone di pensiero , le guarda la bocca , esclama “mi piacciono i tuoi denti tutti bianchi, quelli dei bambini neri poi risaltano tantissimo, beata te che puoi masticare la cicca. Io con i miei denti non ci provo piu’. Si attacca e….”

La nera si alza, il treno rallenta.
“Non ti sei sposata? Cerca di trattenerla ancora un po’ la vecchietta’ “ hai fatto bene , prima di un uomo che ti picchia, meglio cosi’.
Da’ per scontato che tutti gli uomini picchino sempre tutte le donne . Chissà perché , penso io.
In ogni caso ammetto che si tratta di un buon consiglio generazionale e pure dispensato gratis.

Piove e ancor piove sulla lunga pensilina di Albairate dove il treno scivola leggero.
C’e’ vento e umido e tanta voglia in tutti i viaggiatori di un letto caldo, di un sogno colorato, di una estate già qui.
Io penso a quanto mi racconta l’amico Marco Savini di VIgevano a proposito di…

Lui dice “ la storia non la fanno gli eroi ma la gente comune, la piccola storia, quella che non compare mai sui testi di scuola che abbiamo studiato tanto tempo fa quando scaldavamo i banchi della Iosti e della Travelli.

Penso che oggi tredici aprile si e’ aperta su questo treno una pagina di storia minore.
Nella narrazione c’e’un po di tutto, il rapporto citta’-campagna, il nord e il sud del mondo, il lavoro e il non lavoro, la fatica dell’esistenza.

E anche solidarietà interetnica, buonsenso generazionale, e se proprio riesco a dirla bene anche una sorta di complicità tutta al femminile, che solo le donne conoscono e tengono grande e forte nel loro cuore e qualche volta la buttano li.

A Parona la vecchina aveva fatto sintesi filosofica alludendo alla nera.

“Siam tutti fratelli e sorelle, abbiamo niente e siamo felici lo stesso. Piu’ di quelli che hanno tutto.”
Nient’altro ha detto la vecchina . Non ha detto nord contro sud e neanche che voterà a sinistra.
Ho pensata questa e’ una compagna vecchina, vecchina ma sempre compagna. Ora le lascio sul sedile il programma di Teresio Forti per Mortara .

Non l’ho fatto , mi sono detto “ dai adri non fare il cretino”

Le ho lasciato un bubble gum giallo. Per il profumo, certo.
Lo so, lo so che non poteva mangiarselo, però e’ vero che oltre al pane sono importanti anche le rose!

Adriano

Cena per autofinanziamento Rifondazione Comunista Mortara

Cena per autofinanziamento Rifondazione Comunista Mortara

No Tav Israeliana e Italiana a Vigevano

No Tav Israeliana e Italiana a Vigevano

Concerti Corte dei Miracoli

Concerti Corte dei Miracoli
CORTE DEI MIRACOLI: La Banda del Folk
Dall’Irish alle pizziche pugliesi, dalle Mondine ai Partigiani…la musica della Resistenza, della Memoria, della Lotta!

Ci siamo! Sta per iniziare la 3 giorni pavese che ci vedrà impegnati in tre concerti, in tre eventi importanti… tutti differenti tra loro, carichi di significati diversi ma allo stesso tempo legati da valori, principi e ideali comuni.
Per questo, abbiamo deciso di preparare tre scalette ad hoc, per cantare, ballare, saltare… e pensare!
VI ASPETTIAMO!

25 APRILE @ FESTA DELLA LIBERAZIONE
A.N.P.I. Università di Pavia
P.zza Leonardo da Vinci (delle “Tre Torri”, di fronte Aula del ‘400) – PAVIA
inizio concerto ore 22:00

Questa data è per la Corte decisamente significativa perchè oltre a suonare e celebrare nella nostra città chi ha lottato per la nostra libertà, festeggeremo il concerto n.100! Oltretutto proprio nel luogo dove questo progetto musicale iniziò sei anni fa… insomma, una serata da non perdere!

Evento su Facebook –> http://www.facebook.com/events/204615306307742


29 APRILE @ FESTA DELLA CROCE ROSSA
NIRVANA CLUB
V.le Montegrappa, 18 – PAVIA
inizio concerto ore 22:30

Una serata per sostenere la Croce Rossa e diffondere i principi umanitari.
Tutto il ricavato sarà devoluto al Comitato Locale di Pavia della Croce Rossa Italiana.

Evento su Facebook –> http://www.facebook.com/events/177487675688164


1° MAGGIO @ FESTA DEI LAVORATORI
SPAZIO MUSICA
Via Faruffini, 5 – PAVIA
inizio concerto ore 22:00

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” (ART.1 Cost.)

Si torna allo storico Spazio Musica… ci si sente sempre a casa!


Maggiori info, video Live e tutti i concerti su:
Sito: http://www.cortedeimiracoli.net
Youtube: http://www.youtube.com/cortefolk

Iscriviti al
Gruppo Ufficiale su Facebook
: http://www.facebook.com/groups/cortedeimiracoliband


Mortara: assemblea pubblica con i cittadini per discutere il progetto dell’autostrada Broni – Mortara

Mortara: assemblea pubblica con i cittadini per discutere il progetto dell’autostrada Broni – Mortara

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Quello che «Diaz» non dice

Quello che «Diaz» non dice

di Vittorio Agnoletto

Un grande battage pubblicitario annuncia da mesi l’uscita del film “Diaz”. Molti critici e giornalisti hanno convalidato quanto più volte ripetuto sia dal produttore che dal regista: «I fatti narrati in questo film sono tratti dagli atti processuali e dalle sentenze della Corte di appello di Genova». Come dire: quello che si vede nel film è la verità oggi accertata. Non c’è dubbio che le lunghe sequenze che mostrano le gravissime violenze agite dalla polizia alla Diaz e le torture praticate a Bolzaneto rendono visibile per la prima volta quanto è avvenuto nella scuola e nella caserma; su questo ha ragione Angelo Mastrandrea (il manifesto, 7 aprile).
Questo è senza dubbio un merito che di per sé può motivare la visione del film. Il rischio dell’oblio è forte e non c’è dubbio che i nostri governanti siano impegnati, da quasi undici anni, a cancellare dalla memoria collettiva quei fatti. Chiunque uscirà dalla proiezione si sentirà fortemente coinvolto e indignato dalla ferocia delle violenze istituzionali alle quali avrà assistito. È l’efficacia del film, un pugno nello stomaco che non si dimentica. Ma tale riconoscimento non può esimerci dall’esercitare, anche in questo caso, un’analisi critica, tanto più rigorosa quanto più il film tende a essere presentato come aderente alla verità storica e processuale.
Ecco quindi le mie principali critiche:
1.Il film «sorvola sui nomi di chi allora quell’operazione condusse e giustificò», scrive sul Corriere della sera del 13 febbraio Giuseppina Manin dopo aver visto il film al festival di Berlino. E racconta che il produttore Domenico Procacci rispose: «In un primo tempo la sceneggiatura prevedeva l’elenco completo dei ragazzi e dei responsabili del massacro. Poi però la parte offesa ci ha chiesto di non citare i loro nomi. E a quel punto abbiamo deciso di togliere anche gli altri». Il rispetto per le vittime avrebbe spinto gli autori a non citare i nomi dei carnefici! Non si capisce quale sia la connessione. Eppure quei nomi sono scritti proprio negli atti giudiziari ai quali il film fa riferimento: si ritrovano nella lista dei condannati. Sono personaggi importanti, di potere, condannati in appello per gravi reati e che oggi ricoprono ruoli di primissimo piano nelle forze dell’ordine. Nemmeno nelle poche righe che precedono i titoli di coda compaiono i loro nomi e nemmeno si spiega che costoro sono stati tutti promossi.
Guardando il film mi è tornato in mente quanto scrive Luis Mario Borri, uno dei sopravvissuti alla dittatura argentina, quando commenta le ricostruzioni di quella tragedia storica: «Da tempo alcuni puntano ossessivamente i riflettori sulla verità con il subdolo proposito di cacciare nella penombra la giustizia».
Mi domando qual è il motivo di tanta cautela e mi chiedo se sia in relazione con la scelta pubblicizzata dal produttore di inviare, ancora prima di cominciare le riprese del film, una copia della sceneggiatura all’attuale capo della polizia Antonio Manganelli. Manganelli, all’epoca vicecapo della polizia, è colui che, stando a quanto affermato dall’ex questore Colucci, in una telefonata intercettata durante l’inchiesta, avrebbe detto: «Dobbiamo dargli una bella botta a ‘sto magistrato», riferendosi al pm Zucca. Difficile capire che titolo avesse Manganelli per leggere in anteprima la sceneggiatura.
2. La responsabilità di quanto è accaduto nella notte della Diaz sembra venir scaricata sul personaggio giunto da Roma, che poi sarebbe Arnaldo La Barbera, deceduto da tempo per malattia. È esattamente una delle tesi sostenute a suo tempo dagli imputati. Nulla emerge dal film sulla figura dell’allora capo della polizia, oggi potentissimo capo dei servizi segreti, Gianni De Gennaro.
Il Pubblico ministero del processo Diaz, Enrico Zucca, in un’intervista rilasciata ad Altreconomia dopo aver assistito al film, ricorda i filmati d’archivio con «la presenza dei funzionari che comandavano l’operazione, un direttorio spesso riunito sul campo che decide nelle svolte cruciali. Quel gruppo… scompare invece dal film». Uno dei dirigenti di polizia, la controfigura di Michelangelo Fournier, il funzionario che aveva il comando operativo del suo reparto durante l’assalto alla Diaz, viene persino dipinto come una persona logorata da dubbi amletici al punto di scusarsi con le vittime. Resta da capire quali siano in questo caso le fonti documentali.
Non si dice una parola invece sui due infermieri che per aver denunciato le torture di Bolzaneto hanno dovuto abbandonare l’amministrazione penitenziaria, sul poliziotto che per aver collaborato coi giudici si è trovato le quattro ruote dell’auto tagliate, sul vicecapo vicario della polizia Andreassi che, per aver scelto di non partecipare all’operazione della Diaz, ha avuto la carriera stroncata. Tutti fatti, questi, ampiamente documentati.
3. Non una parola è detta sul ruolo dei politici coinvolti nei fatti di Genova: nulla su Fini, niente su Scajola. Un solo passaggio di repertorio, alla fine, su Berlusconi. Viene taciuta persino la visita che Roberto Castelli, allora ministro della Giustizia, fece alla caserma di Bolzaneto nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001. La politica sembra non aver avuto alcuna responsabilità.
4. Enrico Zucca, nell’intervista citata, dopo aver ricordato la forte rimozione attuata dalla politica e dalle istituzioni sulle responsabilità, afferma: «Il film cautamente si adegua e non solo, in alcuni passi ricostruttivi sceglie la versione degli imputati (i poliziotti, nda) rispetto a quella contrastante delle vittime. Se vogliamo, l’unico messaggio netto che ha dato è che i black bloc erano – anche – alla Diaz». Non è un fatto di poco rilievo. La destra ha costruito tutta la sua campagna di criminalizzazione del movimento sostenendo la contiguità tra Genoa social forum e black bloc. Su argomenti di simile importanza non sono ammesse licenze da romanzo, specie se si afferma di fare un film basandosi sulle inchieste giudiziarie.
5. Il racconto è completamente decontestualizzato; non viene mai spiegato perché 300.000 persone quel luglio 2001 si siano recate a Genova. Cosa può capirne un giovane che oggi ha vent’anni? Per non parlare di chi lo vedrà tra qualche anno. C’è stata una forte repressione, ma perché? Cosa volevano quelle persone massacrate di botte? Mistero.
Gli autori replicano che il loro obiettivo non era raccontare la storia del movimento. Ma sarebbe stato sufficiente inserire qualche spezzone tratto da filmati di repertorio, ad esempio dall’intervento di Susan George in apertura del Forum il 16 luglio 2001, per dare un’idea delle nostre ragioni. Immagini facilmente recuperabili tra la documentazione video alla quale la produzione del film ha avuto pieno e illimitato accesso. Se non si spiegano le ragioni del movimento diventa impossibile spiegare le ragioni della repressione. Infatti.
Inutile anche cercare di capire cosa sia stato il Genoa social forum. Non se ne parla, anzi sono inserite alcune scene dove viene rappresentata una riunione piena di zombie totalmente inconsapevoli della realtà che li circonda. Eppure è stata una delle esperienze più interessanti di organizzazione dei movimenti negli ultimi decenni. La ricostruzione di quella riunione è semplicemente un’invenzione. Viene da domandarsi: perché, dopo non averne spiegate le ragioni, si ritiene di dover squalificare il Gsf?
In sintesi: lo spettatore resta sconvolto dalle violenze commesse dalla polizia, ma legittimato a pensare di trovarsi di fronte ad episodi isolati, appartenenti al passato e dovuti all’azione di alcune “mele marce”. Non ad azioni progettate e gestite da chi ancora oggi è ai vertici delle nostre istituzioni di sicurezza; e tutto ciò sta nella carte processuali, non nella fantasia di qualche estremista.
Certo se racconti le responsabilità, le documenti e fai nomi, se racconti tutti i tentativi, illegali, che sono stati fatti per impedire lo svolgimento dei processi, rischi la censura dei grandi media e un’ostilità politica generalizzata, come avvenuto per il libro “L’eclisse della democrazia. Le verità nascoste sul G8 2001 a Genova” che ho scritto insieme a Lorenzo Guadagnucci, una delle vittime della Diaz. Se invece si sceglie di non toccare i punti più delicati e impegnativi, allora non si può affermare di raccontare nel film quanto emerso dalle verità processuali. La verità è tale se, oltre a non raccontare falsità, la si racconta tutta, senza scegliere quale parte raccontare e quale tacere. Per questo concordo con Guadagnucci: un film così si poteva fare nel 2002, non nel 2012, ad inchieste concluse.
Siamo di fronte a un film commerciale, costruito con astuzia, che riesce ad essere molto attento e rispettoso delle compatibilità politiche e degli attuali rapporti di forza negli apparati, senza pestare i piedi a nessuno, e nello stesso tempo capace di presentarsi come paladino dei diritti e solidale con le vittime. Queste cose, almeno tra di noi, dobbiamo dircele.

il manifesto – 11 aprile 2012

Teresio Forti Video. “Io non ci sto”

Teresio Forti Video. “Io non ci sto”

Teresio Forti racconta in un video la visione di una citta’ diversa, non
piu’ schiacciata dalla demogogia leghista e della speculazione ambientale.
Una citta’ culla di un nuovo rinascimento sociale dove si situa al primo
posto chi combatte giorno dopo giorno contro la distruzione del welfare
comunale, la logica del si salvi chi puo’, la perdita del potere di avere
una casa un lavoro e una vita dignitosa.
La precarieta’ esistenziale e il darwinismo sociale come collanti di un
economia di privilegi e di corruttele.
A tutto questo Teresio contrappone nel video il suo ” Io non ci sto”.

L’IMU, il capolavoro dei “Tecnici”

L’IMU, il capolavoro dei “Tecnici”

(Tratto da “Lavoro e politica” n° 15 dell’11 aprile 2012)

di MICOL TUZI

Un atto di punizione storica contro gli Italiani che mettono i soldi nel mattone – specie in seconde case – invece che in Borsa (come insegna Goldman Sachs), e magari, chissà, un incentivo allo smobilizzo di quei capitali immobili per mobilizzarli a vantaggio del dinamismo economico: soltanto così possiamo spiegarci l’Imu, la nuova tassa voluta dal Governo Monti in sostituzione dell’Ici.

L’esecutivo è riuscito, nell’ordine:

  1. A stroncare definitivamente la domanda immobiliare, già in agonia per il crollo dei mutui concessi dalle banche (-44%), tassando dieci volte di più di prima valori immobiliari che sono caduti, stante la crisi, del 30%. Ed è inutile ricordare quanto l’immobiliare sia un volano trascinatore dell’economia reale per decine di settori, dall’industria dei mobili agli elettrodomestici agli attrezzi elettrici e idraulici.
  2. A stroncare l’agricoltura, applicando l’Imu sui fabbricati rurali vasti (perciò ipertassati) come fossero seconde case, colpite esosamente e punitivamente. Ciò che, secondo le associazioni di categoria, “rappresenta una doppia tassazione, essendo i fabbricati strumentali all’attività agricola già tassati quando vengono pagate l’Irpef e l’Ici sui terreni” Risultato: “Effetti devastanti; l’applicazione dell’Imu potrebbe accelerare la dismissione del settore agricolo”.
  3. Succhiare il sangue delle 41 mila famiglie che abitano in alloggi di cooperative a proprietà indivisa: gente che vive in case popolari, per lo più: Povera. E che ora deve pagare per l’alloggetto l’Imu punitiva come “seconda casa”, anzichè come prima casa. Deve pagare il doppio  circa dei normali proprietari di prima casa. Prima, con l’Ici, ognuna di queste famiglia, per 70 mq., pagava 45 euro l’anno. Adesso pagherà 665 euro: un aggravio fiscale di più del 1.350%, sulla fascia più debole della popolazione. Da cui il fisco estrarrà 500 mila euro l’anno. La nuova Imu confezionata dai tecnici è “paradossale e iniqua”, ha detto Luciano  Caffini, presidente di Legacoop Abitanti, “perchè non riconosce lo status di abitazione principale per questi alloggi, che vengono assegnati proprio in condizione di possedere un altro alloggio”.
  4. Far pagare anche gli anziani in casa di riposo. Se hanno un appartamento, è “seconda casa” per l’Imu. Giù tasse. I poveretti dovrebbero venderli, gli appartamenti. Ma come? Nessuno compra, perchè non si fanno mutui.
  5. Far pagare l’Imu solo in parte alla Chiesa (solo sugli stabili “for profit”), ma non alle fondazioni bancarie. Perchè sono, dicono i tecnici, “associazioni benefiche” gestite da banche.

Scrive Sechi su Il Tempo : “Possiedono quote determinanti delle grandi banche, e partecipano agli utili, di cui solo una quota viene ridistribuita in opere di bene. E possiedono un enorme patrimonio immobiliare su cui non pagheranno un euro”.

I tecnici hanno dimenticato ci coordinare le loro “riforme” non solo con il diritto, ma anche con la logica. Sembrano sorpresi dall’esistenza di edifici agricoli che non sono “seconde case”, e dall’esistenza di 41 mila famiglie che vivono in cooperative indivise.

Alla Bocconi, o a Harvard, non hanno imparato nulla sulle cooperative indivise, né degli spazi che servono all’agricoltura. Hanno imparato “case histories” di Wall Street, e tutto sui Cds ed altri derivati.

Hanno vissuto nell’illusione che la realtà esterna fosse lineare come le loro lezioni, e si potesse applicare l’Imu di loro invenzione in modo semplice e lineare.

Come ignoravano l’esistenza dei lavoratori che hanno fatto l’esodo dal lavoro, fidando nelle leggi dello Stato, oggi “esodati” senza posto e senza pensione.

I tecnici farfugliano: “Le aziende potrebbero riprenderseli…”. Non sanno di cosa parlano.

Favori alle banche, sì, i tecnici le sanno fare. E’ la loro specialità. In questo sono competenti.

Sui pagamenti in ritardo delle pubbliche amministrazioni ai fornitori, che stanno devastando le aziende e inducendo suicidi di imprenditori, non fanno nulla.

Sulla famosa “crescita”, nulla di nulla; nessuna idea, solo annunci.

Orazione civile per la Resistenza

Orazione civile per la Resistenza

GIOVEDI’12 APRILE , ORE 21,00 PRESSO LA

COOPERATIVA PORTALUPI

VIA DEI RONCHI, 7- FRAZ. SFORZESCA- VIGEVANO- INGRESSO LIBERO

PRESENTAZIONE DEL LIBRO CON L’AUTORE DANIELE BIACCHESSI

INTRODUCE GIOVANNI GREGORIO SEGRETARIO DELL’ ANPI ( Associazione Nazionale Partigiani Italiani)

Sez. di VIGEVANO

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Lo scopo di questo libro è rendere attuali i valori della Resistenza. Perché la memoria è come un film in bianco e nero.
A volte viene nascosta, chiusa a chiave nei cassetti della storia. Altre volte, quella memoria torna, ritorna, e lascia tracce.

Daniele Biacchessi, giornalista e scrittore, autore, regista, interprete di teatro civile

Vicecaporedattore di Radio24-Il Sole24ore.

Federazione della Sinistra: 12 Maggio tutti a Roma

Federazione della Sinistra: 12 Maggio tutti a Roma

«La Federazione della Sinistra ha indetto per sabato 12 maggio una manifestazione nazionale contro le politiche del governo Monti. Questa manifestazione vuole essere uno spazio pubblico aperto a tutti, a tutte le forze sociali e politiche, a partire da Sel e Idv, ovvero a tutti coloro che ritengono che questo governo vada fermato e mandato a casa.

È infatti evidente che il governo Monti – come si vede anche nell’ultima vicenda dell’articolo 18 –  sta aggravando la crisi con politiche recessive e nel contempo scarica sulla parte più debole della popolazione i costi della crisi. Gravissimo, in particolare dopo la controriforma sulle pensioni, è l’ultimo attacco all’articolo 18 che si configura, di fatto, come una vera e propria libertà di licenziamento che renderà precario ogni lavoratore italiano. Un attacco ai diritti e alle condizioni dei lavoratori che non era riuscito nemmeno al governo Berlusconi. Contro questo governo che sta violando l’articolo 1 della Costituzione, negando il principio secondo cui «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro», occorre costruire una vasta opposizione di sinistra: noi mettiamo a disposizione di questo obiettivo la manifestazione del 12 maggio».

Massimo Rossi, portavoce Federazione della Sinistra
Oliviero Diliberto
Paolo Ferrero
Gian Paolo Patta
Cesare Salvi