Archivio for agosto, 2012

Ciao, Antonella: con la tua voglia di vivere hai cercato di cambiare questo mondo

Ciao, Antonella: con la tua voglia di vivere hai cercato di cambiare questo mondo

Dall’Informatore di giovedì 30 agosto 2012

L’ultimo saluto alla nostra collega

Ciao, Antonella: con la tua voglia di vivere hai cercato di cambiare questo mondo

Pubblichiamo qui di seguito ampi stralci dell’ultimo saluto pronunciato dall’ex compagno della nostra collega Antonella Colombara, Roberto Guarchi, in occasione della cerimonia funebre che si è tenuta giovedì della scorsa settimana.

Con queste poche parole, rotte dalle lacrime, voglio ricordare Antonella come una donna, una persona, che ha cercato di cambiare questo mondo, che ha costruito qualcosa ed ha lasciato una traccia, che ha vissuto il suo tempo e non si è fatta “spezzare” dalle avversità.

Antonella ha cercato di cambiare questo mondo con il suo costante e concreto impegno contro ogni ingiustizia ed intolleranza. Sapeva indignarsi e sapeva trasmettere agli altri questo suo impegno e questa sua indignazione. Era una “partigiana”, era “di parte” ed era orgogliosa di essere così. E al tempo stesso era una buona giornalista, che sapeva comunicare in modo imparziale. Ma è sempre stata una compagna, anche nel senso politico del termine. E con un profondo amore verso il vivente non umano, gli animali. Anche in questo siamo cresciuti insieme, siamo “figli della stessa rabbia”.

Antonella ha davvero costruito qualcosa, ha davvero lasciato una traccia: la sua passione era il volontariato, il suo lavoro era scrivere. Così, con il volontariato prima e con il giornalismo poi, ha sempre cercato di costruire, di far conoscere, di far smuovere le coscienze e di far riflettere.

E infine, ma non meno importante, Antonella ha vissuto sino in fondo il suo tempo, questo difficile tempo che colpisce prima di tutto le persone più sensibili. E non si è fatta “spezzare”. Perché, anche nella malattia e nella sofferenza aveva addosso la voglia di vivere. Tutto si può dire, di lei, ma non che non volesse vivere.

Non tutti lo sanno, ma lei anche nelle strutture di cura in cui è stata – alcune molto “difficili”, per usare un eufemismo – aveva bisogno di poco tempo per diventare “leader”, un punto di riferimento per le altre persone che stavano condividendo la sua stessa esperienza. Certo, era una “leader” tranquilla, però anche così metteva in luce tutta la sua attenzione verso gli altri e verso la loro sofferenza. Era una persona fragile, ma al tempo stesso sapeva essere forte quando era necessario. E l’ha dimostrato in tante occasioni…

La mia gratitudine va a tutti coloro che hanno pianto insieme a me, insieme a noi, la sua morte improvvisa, ai compagni di Rifondazione Comunista che mi sono stati vicini, ai tanti che hanno pronunciato belle parole per lei.

Ricordatela per quello che vi ha dato, e per le cose che queste mie parole vi hanno fatto ricordare di lei.

Abbiamo perso una grande persona, a cui ho voluto tanto bene.

Che la terra ti sia lieve, Antonella.

Roberto Guarchi

“Il lavoro tradito. La guerra dei minatori.

“Il lavoro tradito. La guerra dei minatori.

di Luciano Gallino

La chiusura ventilata della Carbosulcis avrà forse delle ragioni economiche, ma per diversi aspetti ha un forte contenuto politico, e un non meno rilevante potenziale di innovazione del modello industriale. Se le ragioni economiche finissero per prevalere sulle altre, come rischiano di prevalere, sempre in Sardegna, nei casi dell’Alcoa, dell’Euroallumina, della Portovesme, le relazioni industriali in Italia farebbero un altro passo all’indietro, e le spinte a innovare qui e ora un modello industriale superato subirebbero un lungo rinvio.
Il contenuto politico deriva dal fatto che si tratta di minatori. La memoria non può non andare al durissimo attacco che venne sferrato dal governo Thatcher nel 1984-85 contro il sindacato nazionale dei minatori, il più forte del Paese. Ben più che ridurre i costi dell’industria mineraria o avviarla a qualche tipo di conversione, esso aveva lo scopo manifesto di spezzare le reni all’intero movimento sindacale. L’operazione ebbe successo.

I sindacati britannici non si sono mai più ripresi da quella sconfitta. Inflitta loro dal governo a carissimo prezzo per l’intero Paese. Tra perdite di produzione, riduzione degli introiti fiscali e sussidi che si dovettero pagare per un lungo periodo, la vittoria della signora Thatcher costò al Regno Unito circa 36 miliardi di sterline di allora, più di tre punti di Pil.
La Carbosulcis è ben più piccola dell’industria mineraria britannica di quei tempi, ma il nodo di fondo rimane. Si tratta di decidere se il primo obbiettivo da conseguire è ridurre alla sottomissione i diretti interessati, e con essi il numero assai maggiore di lavoratori che sono costretti a dirsi “se non accetto tutto ciò che mi chiedono domani toccherà a me”, oppure di convenire che i lavoratori hanno delle buone ragioni per opporsi alla chiusura. Al tempo stesso si tratta pure di decidere se una differenza del rendimento economico rilevabile tra un sito produttivo locale e un sito analogo che risiede chissà dove, giustifica la decisione di togliere il lavoro a qualche centinaio o migliaio di persone. Differenza di rendimento comparato, si noti, non di produzione in perdita: è la stessa situazione dell’Alcoa. I lavoratori italiani hanno pagato e stanno pagando un prezzo durissimo alla crisi, di cui peraltro non portano alcuna responsabilità, anche se qualcuno ha il coraggio di dirgli che hanno vissuto al disopra dei loro mezzi. I quattro milioni effettivi di disoccupati, il miliardo di ore di cassa integrazione previste per il 2014, i quattro milioni di precari, dovrebbero essere uno scenario sufficiente per stabilire che nessuna impresa piccola o grande dovrebbe chiudere, licenziando, ma va guidata e sorretta affinché trovi il modo di far transitare i lavoratori ad altre occupazioni.
Regione e governo sono quindi dinanzi alla sfida di non smantellare un altro pezzo del tessuto produttivo, del sistema occupazionale e delle relazioni industriali in Italia, dopo il degrado che essi hanno subito negli ultimi anni e mesi. C’è di più. Nel quadro deprimente che appare disegnato non soltanto dalla crisi, ma anche dalle politiche che ogni giorno vengono prospettate per superarla, la modernità appare stare proprio dalla parte dei minatori sardi. Non chiedono di continuare a estrarre carbone. Chiedono di convertire la miniera in un contenitore di anidride carbonica, quella che avvelena i nostri cieli e le nostre città. Sarebbe un passo significativo verso un modello produttivo che non si proponga di tornare presto a produrre esattamente quel che si produceva prima, in quantità ancora maggiori – una ricetta sicura per accelerare il disastro non solo ambientale ma pure economico e sociale che ci attende. Al contrario rientra in una idea di produrre condizioni e servizi e ambienti che migliorino la qualità della vita. Saremmo sconfitti tutti noi, cioè l’intero Paese, se ancora una volta vincesse lo spirito conservatore e revanscista che contraddistinse il governo britannico un quarto di secolo addietro.

“IL LAVORO TRADITO. LA GUERRA DEI MINATORI” di LUCIANO GALLINO da La Repubblica del 28 agosto 2012

I Comunisti sardi vicini ai lavoratori Alcoa e Carbosulcis in lotta e alle loro famiglie.

I Comunisti sardi vicini ai lavoratori Alcoa e Carbosulcis in lotta e alle loro famiglie.

La Federazione della Sinistra sarda si schiera a sostegno della lotta dei lavoratori dell’ ALCOA che rischiano, per colpe non loro, di subire i devastanti effetti della crisi del settore industriale della Sardegna.

La chiusura dello stabilimento di produzione di alluminio primario di Portovesme metterebbe infatti definitivamente in ginocchio il Sulcis Iglesiente, dove è già drammatica la situzione economico – sociale che i suoi abitanti stanno vivendo ormai da diversi anni.

Lanciamo un messaggio di solidarietà a questi lavoratori e a quelli della miniera di carbone della Carbosulcis che da ieri sera hanno occupato le gallerie di Nuraxi Figus, a -400 metri di profondità.

Siamo inoltre sconcertati dalla notizia che, all’interno della miniera, siano presenti personaggi che possono essere, a ragione, considerati i maggiori responsabili del disastro che colpisce la Sardegna e in particolare il Sulcis. E’ stata infatti la fallimentare e inconcludente politica nazionale degli ultimi 20 anni la causa principale di questa inaccettabile situazione. Qualcuno, che è stato (ed è tutt’ora) un’autorevole esponente del centro-destra e che attualmente appoggia il Governo Monti, dovrebbe vergognarsi persino di parlare dell’argomento. Alcuni personaggi si comportano come degli assassini impuniti che si presentano nella camera mortuaria per dare le condoglianze alla famiglia del morto, che loro stessi hanno assassinato.

Da Comunisti sardi, siamo pertanto convinti della validità delle rivendicazioni degli operai in lotta e chiediamo che il Governo italiano passi finalmente dalle parole ai fatti, con un serio programma di rilancio industriale dell’intero territorio.

Alessandro Serra – Segretario Regionale Prc Sardegna

Alessandro Corona – Segretario Regionale PdCI Sardegna

Boicotta Bennet

Boicotta Bennet

A tutte le associazioni antirazziste, ai movimenti, ai partiti, alle associazioni di consumatori, ai gruppi solidali d’acquisto, alle cooperative sociali:
Dal 10 agosto 2012, parte una Campagna di Boicottaggio dei Supermercati Bennet, azienda della grande distribuzione commerciale che continua a rifornirsi dei suoi prodotti orticoli dalla azienda agricola “Bruno Lazzaro” di Castelnuovo Scrivia, dove, da due mesi, quaranta lavoratori immigrati marocchini sono in lotta contro le condizioni di sfruttamento e di riduzione in schiavitù.
È una lotta bracciantile molto importante che attiene alle condizioni di lavoro, di salario e di sfruttamento comuni ad una vasta area della Bassa Valle Scrivia. È una lotta che dobbiamo vincere insieme a questi migranti – regolari e clandestini – che hanno avuto il coraggio di alzare la testa.
Chiediamo la solidarietà di tutti i cittadini e consumatori italiani.
Firmato:
Il Presidio permanente migranti in lotta di Castelnuovo Scrivia

“BOICOTTA BENNET”

Video festa di Voghera. Vi aspettiamo numerosi!

Video festa di Voghera. Vi aspettiamo numerosi!

Il promo della festa di liberazione 2012, con il programma completo degli eventi della tradizionale kermesse vogherese, tra politica e svago, 5 giorni dal 31 agosto al 4 settembre presso il centro auser di via famiglia cignoli.
Dibattiti, arte con Pietro Bisio e le sue opere pittoriche, musica con Jimmy Ragazzon, Gnola Gnelmo, “Billa” Brambilla, Rondoband, Ashpipe, Cubamania, e poi expo di ogni genere, mostra sulla resistenza. bar , birreria e ristorante… Vi aspettiamo.

Programma 22^ Festa del circolo “E. Gabetta” di Voghera

Programma 22^ Festa del circolo “E. Gabetta” di Voghera

Cattura

Video 1^ festa provinciale di Rifondazione Comunista e della Fds di Pavia

Video 1^ festa provinciale di Rifondazione Comunista e della Fds di Pavia

Angelo, cassintegrato Mirafiori “Ora vivo con 5 euro al giorno”

Angelo, cassintegrato Mirafiori “Ora vivo con 5 euro al giorno”

TORINO — E’ inciampato in quel pensiero quando è arrivato alla rotonda, la grande rotonda che fa da svincolo alla superstrada, vicino al Centro ricerche Fiat di Orbassano: «Perché — racconta Angelo — lì devi scavalcare il guard rail, attraversare senza che le macchine ti prendano sotto. Lì ti accorgi che non è previsto che uno ci passi a piedi. E invece, a 48 anni, io lo stavo facendo. Stavo camminando per venti chilometri per andare a trovare i miei figli. Ho 5 euro al giorno per vivere. Non ho i soldi per l’autobus. Mi sono chiesto: “Angelo, che fai alla tua età?”».

Se si mettesse all’angolo di una strada con un cappello in mano, forse Angelo Losito guadagnerebbe di più dei cinque euro quotidiani che oggi ha a disposizione. Vive sotto la soglia di povertà ma il suo non è un caso strano: molti dei 5.000 cassintegrati delle Carrozzerie di Mirafiori, suoi compagni di lavoro, si trovano in condizioni simili. Angelo ha due figli ed è divorziato. Sulla busta paga, nell’ultima riga in fondo, quella che conta, c’è scritto 631. Seicentotrentuno euro per vivere trenta giorni. E chi ci riesce? «Infatti io sono dovuto tornare a casa dai miei. A 48 anni. Mio padre ne ha 87 e mia madre 77. Mi danno i soldi per fare la spesa».

Come si arriva a guadagnare tanto poco? La cassa integrazione taglia la busta paga di 4-500 euro, ma non è l’unica voce che incide. Angelo ha l’automobile: «Pago l’assicurazione a rate, 140 euro al mese». Non si potrebbe eliminare quella voce? «Prova a vivere senza automobile con due genitori anziani. Come li porti in ospedale o a fare le visite? Come affronti un’emergenza? E poi la mia è una Punto vecchia di dieci anni, a venderla non guadagno niente. Meglio pagare 140 euro in cinque rate». Poi ci sono i figli. Un ragazzo e una ragazza: lei va al liceo lui è già all’università. Vivono con la madre in un paese dell’interland, 20 chilometri da Torino. Per gli alimenti Angelo versa 350 euro alla ex moglie, così ha stabilito il tribunale. Del resto, anche lei non naviga certo nell’oro: è cassintegrata Fiat come l’ex marito e i due figli vivono in casa sua. «Ma oltre agli alimenti — spiega Angelo — ci sono in media altri 120 euro per spese sanitarie dei ragazzi». Alla fine, dei 631 euro iniziali ne rimangono 160: «E io sono fortunato perché i miei genitori possono pagare le bollette e l’affitto. Ma tanti come fanno non lo so. Una volta se cercavi un appartamento in affitto e dicevi che lavoravi alla Fiat, vedevi che il padrone di casa si rassicurava.

Oggi si preoccupa». Così, alla fine dei conti, ad Angelo rimangono 160 euro al mese per vivere. Pochi, molto pochi: 5,3 euro al giorno. «Come vuoi che viva? Rimango a casa, leggo il giornale, guardo la tv. Vivo solo. Certe volte telefonano gli amici per andare a mangiare una pizza e io invento scuse. Sai che cosa faccio? Cammino. Cammino tanto. Il biglietto dell’autobus a Torino costa ormai un euro e mezzo: con un’andata e ritorno ho già speso più della metà dei soldi che ho a disposizione». Per questo Angelo cammina: non per salutismo ma per indigenza.

E spera che il lavoro torni: «Sigillo le lamiere in verniciatura, alle Carrozzerie di Mirafiori. Ma da un anno si lavora pochissimo. Vedi sulla busta di maggio? Ho lavorato due giorni. Questa settimana sono andato a lavorare martedì: sveglia alle 4, lavoro alle 6 del mattino, fine del turno alle due del pomeriggio. Poi di nuovo a casa ad aspettare la prossima chiamata. Chissà quando verrà». Nel frattempo Angelo, come tutti i cassintegrati, non può lavorare: «Aiuto gratuitamente gli anziani del quartiere. Vado a fare una commissione, porto una ricetta in farmacia. Così almeno mi tengo in attività. Certe mattine vado al sindacato, alla Quinta Lega di Mirafiori». Ferie e vacanze? Impossibile immaginarle. «L’unico momento di svago che mi sono concesso nell’ultimo periodo è stato quello di partecipare alle feste della domenica con i No Tav in val di Susa. Lì ho trovato gente che ha capito la mia situazione: abbiamo mangiato tutti insieme, nessuno mi ha chiesto soldi. E io sono d’accordo con loro: che senso ha spendere tutti quei miliardi per una galleria quando la gente come me che un lavoro ce lo dovrebbe avere è costretta a fare la mia vita?». Com’è finita quella volta del guard rail? «Sono arrivato a casa dei miei figli. Ci ho messo quasi tre ore. Tanto, mi ero detto, non avevo niente da fare. Ma al ritorno, devo confessare, ho fatto a piedi solo il primo tratto. Poi, a Orbassano, sono salito sul 5. Ho preso l’autobus senza pagare. Non ce la facevo più».