Archivio for settembre, 2012

La Federazione della Sinistra del Consiglio Regionale Lazio pronti a dimettersi

La Federazione della Sinistra del Consiglio Regionale Lazio pronti a dimettersi

“La Fds del Lazio è pronta a ritirare i propri rappresentanti dal Consiglio regionale, consapevole però, come le forze che hanno promosso l’iniziativa delle dimissioni, dell’estrema difficoltà di raggiungere il numero necessario per lo scioglimento del consiglio.

La Fds tiene a precisare di non essere presente nell’ufficio di presidenza, dove la minoranza è rappresentata solo da Pd e Idv, e che ha votato all’unanimità la delibera di aumento dei contributi per l’attività dei gruppi.

E’ ormai evidente a tutti come la pessima gestione della giunta Polverini, che ha messo “il carico da undici” alle politiche antipopolari dei governi Berlusconi e Monti, sia inquinata anche da un uso privatistico dei fondi destinati all’attività politica. La magistratura si occuperà di accertare le responsabilità in questo senso, per quanto ci riguarda tutti possono verificare sul nostro sito il bilancio del gruppo. I prossimi giorni sarà discussa la mozione di sfiducia, alla giunta Polverini, presentata da tutta l’opposizione, è necessaria una mobilitazione dal basso in tutto il territorio, per rafforzare la richiesta di dimissioni di un governo regionale che è una vergogna per tutti gli abitanti del Lazio”. E’ quanto affermano il capogruppo e il consigliere regionale della Federazione della Sinistra, Ivano Peduzzi e Fabio Nobile.

Anche in Brianza si lotta contro la devastazione del territorio con inutile autostrade

Anche in Brianza si lotta contro la devastazione del territorio con inutile autostrade
Federazione della Sinistra - Monza e Brianza

Domenica 30 settembre 2012 – Desio
NO Pedemontana
Per la Brianza e per il paese un’altra mobilità è possibile !!!

Manifesto No Pedemontana

Da quasi 70 anni è in corso un delirante progetto di cementificazione del nord della Brianza; oggi questo progetto si materializza con un’autostrada di circa 157 km. che dovrebbe collegare gli aeroporti di Malpensa e di Orio al Serio.

Sarà una striscia di cemento e asfalto che occuperà, consumandolo, circa 12 km2 del già cementificato territorio brianzolo.

  • Questa opera devasterà parte dei 5 parchi sovracomunali producendo ulteriore danno nel danno.
  • Il traffico generato sarà causa di ulteriore inquinamento vanificando gli sforzi, che molti comuni stanno facendo, per la viabilità leggerà e sostenibile.
  • Come tutte le grandi opere c’è il rischio concreto che siano portatrici di malaffare e di infiltrazioni mafiose.

OPPORSI NON E’ SOLO UN FATTO DI CIVILTA’ MA SIGNIFICA LOTTARE PER UN MODELLO SVILUPPO ALTERNATIVO CHE STIMOLI L’USO DEL MEZZO PUBBLICO E DELLA FERROVIA.

Bisogna cioè intensificare le opere di connessione della Brianza al nord Milano (MM1 – MM2 e MM5) e riprendere il cosiddetto “protocollo del ferro” e lì investire. Ad esempio, ripristinare la metrotramvia Milano-Limbiate e la Milano–Seregno e disporre per i pendolari materiale rotabile decente, con maggiori frequenze ed in orario.

La Federazione della Sinistra Monza e Brianza aderisce ed invita i cittadini a partecipare il 30 settembre a Desio dalle ore 15:00 alla grande manifestazione contro la Pedemontana.

Con lo stesso impegno e con la stessa determinazione siamo impegnati con i comitati che si oppongono ad un altro orrore viabilistico: la TANGENZIALE ESTERNA EST MILANO (TEEM). In coerenza con quanto stiamo facendo con il sostegno dal popolo della Val Susa in lotta da più di vent’anni contro la TAV.

Presidio a Mortara contro l’autostrada Broni – Mortara

Presidio a Mortara contro l’autostrada Broni – Mortara
Martedì 25 settembre nella sala consiliare del comune di Mortara alle 14,30 ha inizio la prima Conferenza di Servizi per il 2 tratto dell’Autostrada Broni-Stroppiana.
Per sostenere i sindaci Lomellini e la Provincia di Pavia che sono contrari all’autostrada il Coordinamento dei Comitati contro la Broni-Mortara ha indetto un presidio che chiede una presenza di circa 1 ora dalle 14 alle 15 davanti al comune di Mortara in piazza Martiri della Libertà. E’ la prima volta che una Conferenza di Servizi della Regione Lombardia si tiene non a Pavia ma a Mortara.

Come saprete in Lomellina i sindaci, tranne Castello d’Agogna, si sono dichiarati contrari a questo 2 tratto.

Per il 1 tratto risultano ancora favorevoli pochi comuni. A quest’ultimi chiediamo di analizzare a fondo i 3600 file del 1 tratto e i 5000 del 2 tratto per potere poi spiegare pubblicamente, ai propri concittadini, agli abitanti della Lomellina, le ragioni del loro sì al di là del solito ritornello <porta sviluppo>.

PER SOSTENERE IL NO DEI SINDACI E DELLA PROVINCIA DI PAVIA CI TROVIAMO MARTEDI’ 25 settembre alle 14 DAVANTI AL COMUNE DI MORTARA, PIAZZA MARTIRI DELLA LIBERTA’..

Fiat chiude ma Fabbrica Italia continuerà ad ammazzare i diritti

Fiat chiude ma Fabbrica Italia continuerà ad ammazzare i diritti

Autore: Fabio Sebastiani

Cinque ore di colloquio per non portare a casa niente. L’incontro di ieri tra il Governo e la coppia Sergio Marchionne e Lapo Elkann, vera e propria triste parodia di “Attenti a quei due”, è stato un autentico disastro. Un disastro per il Bel Paese, ma soprattutto per i lavoratori della Fiat. Bene che vada si andrà avanti a quote crescenti di cassa integrazione. In più, rottamazione di qualche linea di produzione e aiuti sui mercati stranieri.  Nessuno che abbia chiesto il conto a Marchionne, ovviamente. Di investimenti, poi, non c’è nemmeno l’ombra. Per Melfi e Pomigliano ci si attacca addirittura ai fondi europei. Così siamo rassegnati al declino. Solo che prima delle elezioni non si può dire. “Bisogna lavorare per l’export” ripete stancamente l’Ad di Fiat, rimettendo in campo un vecchio leit motiv il cui obiettivo è in realtà il costo del lavoro. Il Governo da parte sua non ha il becco di un quattrino. E non lo nasconde. Si chiude quindi? La prospettiva è quella del congelamento, per ora. Si tira a campare. A pagare saranno sempre i soliti, che non solo si ritroveranno senza una busta paga degna di questo nome e con la prospettiva del licenziamento, ma dovranno sopportare un regime normativo da “stato di polizia”. E intanto si pensa a come spolpare il cadavere. Non è proprio tutto da buttar via in fondo. Intanto, nessuno ha detto che Fabbrica Italia, ovvero tutto l’apparato di regole contrattuali e “relazioni sindacali” viene messo da parte. Anzi, a quanto sembra Mario Monti è pronto a farne la base per il cosiddetto “Patto per la produttività”. Alcuni passaggi raggiunti nel nuovo accordo dei chimici, per esempio, sono molto illuminanti: congelamento degli aumenti retributivi e part time imposto ai senior vicini alla pensione in cambio di una estensione della precarietà per chi verrà assunto; nonché, deroghe a non finire al contratto nazionale. La Cgil per il momento ha sospeso il giudizio e il segretario della Filctem-Cgil si è addirittura dimesso dopo la firma. Insomma, siamo all’applicazione dell’accordo del 28 giugno, articolo 8 (quello dettato dalla Fiat al ministro Sacconi) compreso.

Monti si frega le mani, ovviamente. Non gli pare vero poter “addottare” in pieno il modello Fabbrica Italia senza dover portare in giro l’odiatissima faccia di Sergio Marchionne. Ora si apre una partita interessante che vede al centro ancora una volta il sindacato, e la Cgil in particolare, da una parte; e dall’altra alcune grosse crepe che si stanno aprendo nel fronte imprenditoriale. Per il momento siamo alla rissa generale (come scrive Ettore Livini su Repubblica). Monti l’ha capito ed è pronto a fare il punto di riferimento per la ricerca di un nuovo equilibrio. La Cgil dovrà invece ancora fare i conti con un fronte unitario letteralmente a pezzi. A lei decidere se il quadro si può ricomporre inseguendo la Cisl sul suo terreno oppure se occorre cambiare passo. In fin dei conti l’occasione c’è. Nei lunghi mesi che ci separano dalle elezioni si potrebbero tornare ad agitare elementi di contenuto che farebbero impallidire il nulla pneumatico delle segreterie dei partiti. Quegli elementi concreti che riguardano la condizione materiale delle persone che nessuno ha mai voluto prendere seriamente in considerazione.


Vandalizzata la macchina di una compagna dei Giovani Comunisti di Pavia

Vandalizzata la macchina di una compagna dei Giovani Comunisti di Pavia
COMUNICATO NAZIONALE DI SOLIDARIETA’ ALLA COMPAGNA ALTRUI

“Durante la notte, la macchina di una compagna dei Giovani Comunisti di Pavia, Roberta Altrui, dirigente provinciale e regionale della giovanile e del Partito della Rifondazione Comunista, è stata trovata vandalizzata con delle spranghe. L’auto ha i vetri distrutti e la carrozzeria rigata.
La nostra compagna, impegnata da anni in prima linea nella lotta contro il neofascismo, insieme ad altri GC pavesi, è stata protagonista della manifestazione antifascista di massa, che è seguita ad una nuova ondata di aggressioni squadriste in città.
L’atto intimidatorio ai anni della nostra compagna, precede la venuta di Roberto Fiore a Spessa po prevista per sabato 22 settembre. Le autorità pubbliche consentono a forze eversive, che non si ric

onoscono nella Costituzione e nelle leggi dello Stato, di sfilare e compiere impunemente aggressioni ed initimidazioni ai danni delle forze giovanili, operaie ed antifasciste.
Con questa nota, l’intera organizzazione nazionale dei Giovani Comunisti solidarizza con la propria compagna e si impegna a costruire eventi locali ed una mobilitazione regionale in Lombardia per sostenere i GC e tutti gli antifascisti pavesi.
Le aggressioni e le botte dei fascisti, sono la risposta del capitalismo alla lotta di classe. Non dimentichiamo gli insegnamenti della Resistenza italiana.
Non daremo tregua al fascismo!”

Daniele Maffione – Responsabile Antifascismo, Direzione nazionale Giovani Comunisti

Castelnuovo Scrivia: Prima grande vittoria contro lo schiavismo

Castelnuovo Scrivia: Prima grande vittoria contro lo schiavismo

E’ solo un primo passo – ma davvero importante -nella lunga , infinita e complicatissima vertenza della lotta dei braccianti di Castelnuovo Scrivia che in questi mesi estivi ha riempito le pagine dei media nazionali e che ha consentito l’apertura delle indagini della Procura di Torino, affidate al Giudice Guariniello. Ieri la buona notizia: è arrivato il parere positivo alla richiesta di permesso di soggiorno per tutti i lavoratori irregolari ex dipendenti della ditta Lazzaro che hanno denunciato la riduzione in schiavitù ( azione portata avanti dalla Cgil e dall’Asgi in seguito alla lotta e alle testimonianze dei migranti). Ne siamo davvero felici e, pur non nascondendoci che restano molti problemi ancora da affrontare, dalla reale ricollocazione lavorativa (oggi per soli 3 mesi e a carico della Provincia), alla riscossione degli arretrati dovuti per tutti i lavoratori (procede il lavoro del sindacato con le vertenze individuali) e alla necessità di fare un’ampia ed approfondita riflessione sulle condizioni lavorative dei braccianti nelle nostre campagne, ci pare davvero un passo importante perché evidentemente riconosce la fondatezza della denuncia.
A seguito di questa vicenda nella nostra zona oggi si profilano meno nero, più assunzioni, controlli sulle condizioni lavorative e maggiore coscienza dei propri diritti. Occorre però tenere alta la guardia e l’attenzione sia sul caso Lazzaro (e sui suoi sviluppi) sia sulle condizioni lavorative del bracciantato nella provincia di Alessandria, come testimonia anche l’enorme afflusso di migranti clandestini che approdano ogni giovedì allo sportello legale del Presidio di Castelnuovo Scrivia.. molti chiedono informazioni sulla “sanatoria”, altri denunciano lavoro sommerso e condizioni lavorative pesanti..sono davvero tanti.
Come Prc Tortona auspichiamo che le indagini su questo caso facciano il loro corso e restino in mano alla Procura di Torino e che venga fatta piena luce sulle responsabilità di una vicenda così grave.
Speriamo che tutto ciò si concluda con la riappropriazione dei diritti per cui questi lavoratori hanno lottato e lottano con determinazione ; un primo importantissimo passo è stato fatto, ora vedremo il resto.
Se mettersi in gioco fino in fondo – con relativo carico di polemiche, denigrazioni e denunce- è servito anche solo in parte a sottrarre questi uomini e queste donne ai Cie e alle espulsioni, alla schiavitù, e a mantenere un po’ più di attenzione su quello che succede nel lavoro in campagna..bene, pensiamo ne sia valsa la pena. Ne vale la pena.
PRC TORTONA

Alla Lagor, si applica la riforma Fornero

Alla Lagor, si applica la riforma Fornero

di Nicolò Ollino

Alla Lagor di Cerro Tanaro, provincia di Asti, si applica la Riforma Fornero del lavoro. Deteniamo infatti il triste primato della prima città che licenzia, dopo lo scassinamento dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, per motivazioni economiche quindi oggettive ed incontrollabili quindi molto spesso false e discriminatorie. Come è successo per esempio nel caso di Vittorio Gaffodio, 45 anni, Rsu FIOM/CGIL (come un altro licenziato, il terzo ad ogni modo è un ex FIOM, insomma: dei rompicoglioni da far fuori). A Vittorio il medico prescrisse l’impossibilità di svolgere il turno di notte in azienda per problemi di salute ma Vittorio da quando lavorava li alla Lagor afferma di aver fatto al massimo una settimana complessiva nel giro di vari anni di turno di notte.

Fatto sta che qualche giorno dopo la trascrizione del referto medico arriva la convocazione del lavoratore e la comunicazione di pre-licenziamento, abbinata alla promessa di un indennizzo, di qualche mese di assegno di disoccupazione. Ora si è in attesa della comunicazione del licenziamento vero e proprio e intanto la FIOM di Asti grazie alla prontezza e tenacia dei compagni dirigenti locali Bonaudi e Morabito ha fatto partire la querelle legale e ha dato risonanza mediatica alla tragedia sociale di cui stiamo trattando, prendendo anche parte a trasmissioni nazionali come L’Ultima Parola e L’Infedele.
Queste cose Bonaudi (Segr. Prov. FIOM) e Gaffodio le hanno raccontate al PRC di Asti il 16 di Settembre al dibattito conclusivo di una splendida Festa Rossa Provinciale molto partecipata, dibattito seguitissimo cui prendemmo parte anche Paolo Ferrero ed io, analizzando la crisi e le false risposte che il governo da alla crisi, aggravandola giorno dopo giorno.
Stamattina, mercoledì 19 Settembre, la FIOM ha indetto un’assemblea a Cerro Tanaro con corteo di protesta davanti alla Lagor. Nella grande affluenza di lavoratori, curiosi, cittadini ed esponenti politici e sindacali, spiccava una folta e preparata delegazione di Rifondazione, FdS e Giovani Comunisti. Noi saremo con questi lavoratori nella loro e nostra lotta, non li lasceremo soli, continueremo più che mai l’opposizione contro il Governo dei banchieri e dei padroni che non fa altro che addossare il costo della crisi sulle spalle dei più deboli e quindi non fa altro che generare disagio sociale come quello che ora affligge le famiglie dei tre licenziati in tronco. Ribatteremo al tentativo di intimidazione e di instaurazione di un clima di terrore da servitù della gleba e quando la lotta si farà più dura ci ricorderemo le parole di Vittorio “mi hanno licenziato perché sono della FIOM e mi son sempre fatto valere, ma tornassi indietro farei tutto di nuovo come ho fatto”.

Segretario PRC Asti

Operai PRC Pomigliano: Oggi inizia l’autunno caldo! Alla larga i politicanti

Operai PRC Pomigliano: Oggi inizia l’autunno caldo! Alla larga i politicanti
Stamane è ripresa la mobilitazione a Pomigliano d’Arco. I cassintegrati FIAT dello stabilimento napoletano hanno deciso di sfilare in corteo per le vie della città di Pomigliano per raggiungere il comune cittadino – reo di aver appoggiato il piano Fabbrica Italia ed il “referendum” proposto da Marchionne – per poi proseguire la mobilitazione sotto la sede della UILM e successivamente organizzando un blocco stradale.
“E’ solo l’inizio di un autunno caldo” dichiara il segretario del circolo PRC di fabbrica Domenico Loffredo che prosegue: “oggi abbiamo avuto modo di vedere il livello di rabbia espresso dai lavoratori, con momenti di tensioni sotto il comune e il lancio di uova alla sede UILM, ma la mobilitazione è appena iniziata, proseguirà già a partire da domani”.
Sulle prospettive della lotta poi aggiunge: “Abbiamo bisogno di chiarezza sul piano di Marchionne, ci sorprendono le esternazioni di diversi esponenti politici che sembra siano caduti dalle nuvole. Eppure sono anni che noi appoggiamo le tesi della FIOM rispetto al fallimentare piano di FIAT per il rilancio del settore auto in Italia. Si vede che si avvicinano le elezioni, ed ora tutti si preoccupano dei lavoratori! Noi confidiamo sulla classe operaia, non ci faremo fregare da questi pseudo politicanti dell’ultima ora. Solo alcune forze politiche possono rivendicare insieme ai lavoratori una nuova fase e noi siamo tra questi per il nostro impegno costante in questa importante vertenza.
Il governo si assuma le sue responsabilità programmando una via d’uscita, che per noi è strettamente legata al lancio di nuovi modelli ecosostenibili. Se FIAT non ha soluzioni adeguate si proceda alla nazionalizzazione sotto controllo operaio di un’ azienda regalata anni fa alla famiglia Agnelli”.-Il circolo PRC FIAT AUTO Pomigliano D’arco-

Oltre le sbarre – progetto di adozione a distanza delle famiglie dei detenuti politici in Turchia

Oltre le sbarre – progetto di adozione a distanza delle famiglie dei detenuti politici in Turchia

Cari amici, care amiche che avete a cuore la causa kurda,

il progetto delle adozioni a distanza delle famiglie di detenuti politici  (progetto “Oltre le sbarre”, come da allegato) che portiamo avanti dal 1999
insieme alle organizzazioni della società civile kurda e turca (che ci forniscono i nominativi delle persone da affidare) e che riguarda 111  famiglie adottate da altrettante famiglie e/o associazioni italiane, oggi sta conoscendo un momento di particolare difficoltà per i rinnovi (scadono ogni anno),
dovuto forse a situazioni di crisi e difficoltà economiche.

Però ci sembra particolarmente importante mantenere in vita questo progetto, vista la situazione che si è prodotta nel Kurdistan turco: ad oggi sono ben
10.000 i prigionieri politici in Turchia e decine d’altri vengono arrestati quotidianamente. I nuovi detenuti dell’ “operazione KCK” sono in gran parte
sindaci, parlamentari, giornalisti, avvocati, studenti, attivisti dei diritti umani ed altri. In breve, sono detenuti 5 parlamentari kurdi, 34 sindaci, 104 giornalisti, oltre 700 studenti, più di 2.000 bambini e migliaia di attivisti all’interno delle sovraffollate carceri turche, molti di loro senza processo.

Il progetto “Oltre le sbarre” vuole andare avanti sostenendo tutte le famiglie in affido: il contributo di 31 euro mensili (372 annuali) serve come sostegno economico minimo alla famiglia, serve per affrontare i lunghi spostamenti dei famigliari per raggiungere i loro parenti in carcere e serve per pagare i legali.

Per questo vi chiediamo di attivare un’adozione a distanza (da soli, se potete, o in gruppo, basta volerlo!) o dare continuità agli affidi che avete già a Vs. carico.

Sarebbe un peccato rinunciare, noi che in Italia e in Europa siamo stati i primi, proprio nel momento in cui altri si stanno attivando in questo senso, seppur con solo lettere di solidarietà (progetto Nameyen Pistgiri).

Faccio un appello perchè questa mia mail susciti un dibattito e delle risposte.

Spas, un abbraccio,

p. l’associazione
Antonio Olivieri

Il corteo antifascista a Pavia

Il corteo antifascista a Pavia

Ecco dove Monti sta portando l’Italia

Ecco dove Monti sta portando l’Italia

di Dino Greco

Di fronte al tracollo dell’economia “reale” (che significa: aziende in disarmo, disoccupazione in caduta libera, crollo dei redditi popolari e dei consumi essenziali, fame, povertà e disperazione) Monti ci offre oggi una stupefacente affermazione che recita testualmente così: “Il rigore ha aggravato la crisi, ma era necessario per risanare”. Ma cosa pensava Monti di poter risanare se il taglio di ogni forma di spesa pubblica potenzialmente destinata ad alimentare la ripresa ha messo in ginocchio la produzione, se il blocco della contrattazione ha abbattuto il valore dei salari, se gli importi della cassa integrazione e le retribuzioni con cui si paga il lavoro precario sembrano mance per adolescenti, se la riforma del mercato del lavoro pretesa da Elsa Fornero ha cercato il solo risultato di indebolire i lavoratori, i loro diritti fondamentali, le tutele per ammortizzare gli effetti della disoccupazione involontaria che una legislazione pur deficitaria metteva a loro disposizione.

Cosa poteva mai sortire di positivo lo sbaraccamento violento delle pensioni di anzianità, con quel gravame di sei anni di lavoro in più imposti a coloro che sulle proprie spalle ne avevano già più di trentacinque, creando un ulteriore fuoco di sbarramento al lavoro dei giovani, un vero e proprio tappo che preclude per un’intera stagione l’avviamento al lavoro dei giovani. E su quali risorse Monti pensava di poter contare, se come un esperto slalomista ha scupolosamente evitato di assumere tutte le misure che avrebbero portato nelle casse dello stato i capitali necessari per promuovere un nuovo corso dell’economia: non una tassa patrimoniale; non un accordo col governo svizzero per tassare i 150 miliardi di euro esportati dagli strateghi dell’evasione nei forzieri delle banche di quel paese; non l’apposizione di un tetto ai vergognosi emolumenti e alle stratosferiche pensioni dei grand commis di stato, non una riforma dell’imposizione fiscale che riequilibrasse strutturalmente il prelievo, ripristinando la progressività dell’imposta in vigore negli anni’70 del secolo scorso; non una severissima legge contro la corruzione nella pubblica amministrazione che costa, ogni anno, 60 miliardi, in un paese che sconta un evasione fiscale che vale il 18% del prodotto nazionale lordo; non un taglio – questo sì, secco! – di spese militari talmente ingenti da apparire quelle di uno stato ingaggiato in una strategia guerrafondaia in ogni luogo del pianeta. E non una sola idea degna di questo nome in materia di politica economica capace, per esempio, di trasformare la Cassa Depositi e Prestiti in una banca pubblica che abbia per missione quella di sostenere un progetto di reinfrastrutturazione primaria, di bonifica dell’assetto idrogeologico dissestato da decenni di uso selvaggio del territorio e, ancora, una strategia organica di messa in sicurezza degli edifici nelle aree ad alto rischio sismico, con un annesso piano occupazionale che potrebbe creare centinaia di migliai di posti di lavoro.

Niente di tutto questo è stato neppure pensato: nessuna guida della mano pubblica e, per converso, tutti proni a servire la cosiddetta “mano invisibile”, quella di un mercato asservito alla speculazione e ai poteri forti che posseggono – appunto – il controllo di questo governo, l’anima dei tecnocrati messi a presidio degli interessi del finanz-capitalismo.

Ebbene, su queste sabbie mobili si avvia ora un surreale confronto sulla crescita fra governo e tramortitissimi sindacati, con il ministro Passera subito a chiarire che la volontà ci sarebbe, ma sono i denari che mancano… E con Monti, di rincalzo, a dire che “la Grecia sta facendo meglio di noi”. La Grecia, appunto, il cui popolo viene ridotto, giorno dopo giorno, ad una massa questuante di mendicanti, spremuti fino al midollo per consentire ai banchieri e agli speculatori di mungere ogni residua risorsa di quel paese.

Eppure dovrebbe essere chiaro che anche le misure anti-spread faticosamente varate dalla Banca centrale europea non serviranno a nulla se il paese si avvita in una spirale recessiva, se interi settori produttivi e il loro indotto cessano l’attività o delocalizzano, se migliaia di esercizi commerciali chiudono, se la disoccupazione dilaga senza freni, se il taglieggiamento di ogni branca del welfare mette alla frusta e riduce in povertà milioni di persone.

Da questo vicolo cieco, da questo pantano bisogna uscire. E lo si può fare solo a condizione di rovesciare come un guanto il paradigma culturale egemone che una battente (e largamente incontratata) promozione pubbliciataria spaccia come la sola ricetta praticabile.

A quanti sono convinti che un’altra strada sia possibile non è concesso traccheggiare nel limbo impotente delle chiacchiere.

Serve invece costruire – in un confronto pubblico con sindacati non embedded , movimenti, intellettuali, soggettività politica diffusa – un concreto progetto di governo, cioè una vera alternativa, sorretto da una radicale idea di cambiamento. Un progetto capace di ispirare e sostenere la più ampia mobilitazione sociale e l’aggregazione politica che ne invera le istanze, fuori dalle insopportabili alchimie della politica politicante, sempre più estranea alla vita reale dei lavoratori e dei cittadini di questo paese.

E’ fatta! Depositati i quesiti su riforma Fornero e Art. 18. Presenti Di Pietro, Ferrero, Vendola. Dal Pd ‘cartellini gialli’ a Sel.

E’ fatta! Depositati i quesiti su riforma Fornero e Art. 18. Presenti Di Pietro, Ferrero, Vendola. Dal Pd ‘cartellini gialli’ a Sel.
“Ripristinare l’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, abrogato dalla riforma Fornero, e i diritti minimi e universali previsti dal contratto nazionale di lavoro, cancellati dal governo Berlusconi con l’art.8 del decreto legge n.138 del 2011. Sono i due quesiti che questa mattina, alle 10.30, un comitato allargato, formato da Idv, Prc, Pdci, Sel, Verdi, rappresentanti delle forze sociali e giuristi ha depositato in Cassazione.
Oltre al presidente dell’IdV, Antonio Di Pietro, sono presenti, tra gli altri, il leader di Sel, Nichi Vendola, il segretario nazionale di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, il segretario nazionale del Pdci, Oliviero Diliberto, i giuristi Pier Giovanni Alleva e Umberto Romagnoli, Gianni Rinaldini (Fiom), Francesca Re David (Fiom-Cgil) e Gian Paolo Patta (Cgil). La raccolta delle firme partirà ad ottobre.

Ferrero (Prc): “È un’occasione importante di rilancio dell’unità della sinistra su una battaglia sociale essenziale, contro le politiche del governo Monti, per i diritti dei lavoratori che i ‘tecnici’ vanno demolendo”.

Diliberto (Pdci): “Oggi la sinistra politica e sociale si ritrova in Cassazione, per depositare i referendum per il ripristino dell’articolo 18 e per l’abolizione dell’articolo 8 della finanziaria di Berlusconi. Due battaglie di civiltà”.

Di Pietro (idv): “Bisogna uscire dall’ipocrisia delle alleanze sì e alleanze no, decise nelle segreterie di partito. Le alleanze si fanno sui programmi e questo referendum è un programma su cui allearsi per mettere di fronte alle proprie responsabilità anche chi appoggia il governo Monti. Casini ha detto che se va al governo mantiene la riforma Fornero. Il Pd deve decidersi: la appoggerebbe o la sostituirebbe?”.Vendola (Sel): “Non penso ci sia un’agenda di cambiamento se non si mette al centro delle priorità da affrontare il tema del lavoro e del precariato”.

Cofferati (Pd): “I referendum sono dal mio punto di vista condivisibili per ragioni di merito e di opportunita” ed e’ ‘giusto’ chiedere l’abrogazione di quelle norme che hanno cancellato ‘diritti nel lavoro e nella cittadinanza’ e ‘ridare protezione e dignita’ a chi lavora, ripristinare alcune elementare forme di democrazia nei luoghi di lavoro’.

Ma dal Pd, a parte la voce fuori dal coro di Cofferati, diversi ‘cartellini gialli’ a Vendola. Sereni (Pd): “La decisione di alcune forze politiche, tra cui Sel, di presentare un referendum abrogativo della riforma del lavoro è ovviamente legittima ma non aiuta un dibattito costruttivo nel centrosinistra”. Bindi (Pd): “Penso che fare in questo momento un referendum sull’articolo 18 sia un grave errore”.

FARMACIE COMUNALI: SULLA LORO SVENDITA UN “VALZER” VERGOGNOSO. GARANTIAMO IL DIRITTO ALLA SALUTE, FACCIAMO PAGARE CHI HA TANTO

FARMACIE COMUNALI: SULLA LORO SVENDITA UN “VALZER” VERGOGNOSO. GARANTIAMO IL DIRITTO ALLA SALUTE, FACCIAMO PAGARE CHI HA TANTO

Come Partito della Rifondazione Comunista non possiamo lasciar passare sotto silenzio il vergognoso “valzer” politico che si è aperto sulla questione della svendita delle tre farmacie comunali. E’ infatti davvero incredibile veder scoppiare polemiche tra le forze politiche vigevanesi, quando ognuna di loro – chi prima, chi dopo – non ha mai nascosto la volontà di vendere le farmacie.La prima profonda incoerenza è della Lega Nord, che a livello nazionale dice di voler contrastare il Governo Monti, grande fautore delle privatizzazioni, ma che a Vigevano ha da sempre sposato in blocco la stessa logica della svendita e dell’alienazione del patrimonio pubblico. In questo è in buona compagnia con il Pdl… Non a caso sostenevano insieme il Governo Berlusconi, altro implacabile fautore delle privatizzazioni, a partire dai beni comuni. e dall’acqua.

Dall’altra parte è “curioso” notare come il Partito Democratico di Vigevano si schieri oggi contro la privatizzazione di queste realtà. Un atteggiamento “schizofrenico”, considerato che lo stesso partito a livello nazionale ha votato il “decreto liberalizzazioni” ed ha ribadito recentemente la sua fedeltà al “montismo” con il voto sulla “spending review” che incentiverà le amministrazioni locali a svendere i “gioielli di famiglia” ed a perdere la gestione di servizi di importanza fondamentale per i cittadini.

Senza dimenticare Civiltà Vigevanese, che nel suo programma elettorale non esclude la possibilità di “prevedere la progressiva, ragionata e concordata dismissione” delle farmacie comunali nel caso non svolgano una funzione sociale…

Noi abbiamo sempre contrastato, a livello nazionale e locale, qualsiasi azione finalizzata alla vendita del patrimonio pubblico, a maggior ragione quando si parla di salute: un ambito che dovrebbe rimaner fuori da qualunque logica privatistica, e quindi di profitto. La distribuzione di farmaci secondo un principio concorrenziale ed affidata interamente alle “leggi di mercato” si rivelerà con il tempo estremamente deleteria per i cittadini: si andrà a fare profitto sul diritto alla salute, che smetterà di essere tale diventando un lusso, andando ad incidere sull’ormai scarso potere d’acquisto dei lavoratori e delle loro famiglie.

Ed è sbagliato ragionare sulle farmacie, così come su tutti i servizi per la collettività, con il criterio dei “conti” e dei “soldi”. E’ vero che le casse comunali sono vuote (ma chi ha governato questa città negli ultimi dieci anni?) ed i vincoli di bilancio (ricordiamoci sempre chi vota queste scelte in Parlamento!) mettono il cappio al collo dei Comuni. Ma è anche vero che un’amministrazione locale ha il dovere di tutelare gli interessi della collettività. E per far ciò le soluzioni sono l’introduzione del “bilancio partecipativo”, la messa in discussione del “patto di stabilità” creando un percorso congiunto con le altre realtà comunali della provincia ed una rimodulazione delle tariffe locali e dell’Imu che colpisca fortemente chi ha tanto. Affermare che “bisogna sbrigarsi a vendere prima che le farmacie perdano valore” è sintomo del fatto che Sala e colleghi non sanno proprio cosa sia il “bene comune”. E gridare allo “scandalo” dopo che per anni, a livello nazionale e locale, si è favorita la logica delle privatizzazioni diventa davvero poco credibile.

Alessio Galli

(segretario del Circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista)

Roberto Guarchi

(già consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista a Vigevano)


Manifestazione antifascista a Pavia, mercoledì 12 settembre.

Manifestazione antifascista a Pavia, mercoledì 12 settembre.

Il 28 agosto scorso un ragazzo è stato aggredito da un gruppo di fascisti in Strada Nuova, davanti al locale New Street, perché indossava una maglietta con la scritta “Antifascista”. Gli è stato anche intimato dalle teste rasate di non indossare a Pavia magliette di questo tipo, perché “qui le cose funzionano così”.

Questa aggressione viene dopo molti altri casi di violenza fascista avvenuti in città. Ad aprile lo stesso gruppo tentò di aprire un “covo neonazista” sulla Vigentina ma fu bloccato dall’intervento dell’Osservatorio Antifascista.

Anche qui a Pavia i fascisti non sono soli, ma hanno rapporti con la politica istituzionale, per esempio con il vicesindaco leghista Centinaio. L’inverno scorso l’assessore alla sicurezza Galandra partecipò addirittura a un incontro pubblico di Forza Nuova come rappresentante della giunta comunale.

Non si tratta solo di una questione locale: in un momento di crisi economica come questo, in cui i governi portano avanti politiche che affamano sempre più i lavoratori, come il pareggio di bilancio in Costituzione, l’attacco all’articolo 18, la spending review, il fiscal compact e molto altro, il fascismo diventa un’arma dei poteri forti per mantenere la paura fra le classi sociali più colpite dalla crisi, impedendo loro di reagire.

Questi tentativi però non troveranno strada libera. A Pavia funziona così: gli antifascisti non lasciano passare un’aggressione come questa. L’antifascismo pavese ha una storia lontana, che dagli anni ’20 del Novecento passa per la Resistenza e arriva a oggi. Fermiamo la violenza fascista.

Osservatorio Antifascista Pavese

12 settembre 2012, ore 21
Piazzale Ghinaglia
Manifestazione antifascista
con magliette antifasciste
Portate i vostri simboli antifascisti!

Valeria Porcheddu, internata in un Opg. La madre in sciopero della fame da 21 giorni.

Valeria Porcheddu, internata in un Opg. La madre in sciopero della fame da 21 giorni.
Valeria Porcheddu: internata in un Opg di Alghero dopo essere stata prelevata da casa nella notte del 14 agosto. Di lei non si hanno più notizie. La madre è in sciopero della fame da 21 giorni. La comunità di facebook è presente con un gruppo a sostegno di Valeria e della signora Adriana. Da giovedì è attivo un presidio fuori l’Opg, nonostante i membri dell’ospedale psichiatrico giudiziario abbiano tolto uno striscione. La madre e i suoi sostenitori sono riusciti a spostarlo di qualche metro e a rimetterlo. Disponibile la pay pall per una donazione a sostegno di Adriana.

Una vicenda che richiederebbel’attenzione dei media e di raggiungere l’opinione pubblica.
La protagonista è Valeria Porcheddu. Si tratta di una ragazza di 23 anni che nella notte del 14 agosto 2012 è stata imprigionata in un ospedale psichiatrico giudiziario e solo per essersi allontanata dalla comunità di recupero per tossicodipendenti di Alghero e in seguito alla scadenza dei termini della libertà vigilata.
La scadenza, occorre sottolineare, era superata da ben quattro mesi e durante il trascorrere di questi non è mai arrivata alcuna comunicazione di conferma della stessa.
Valeria era scomparsa il 4 agosto. Il 9, tuttavia, viene riconsegnata come persona libera alla madre, Adriana Zampedri, ma il 13 notte alle 3, 00 le forze dell’ordine la prelevano dalla sua abitazione.
Da allora nessuno ha più notizia di Valeria, persino la madre  perché non è in possesso di un autorizzazione del giudice di sorveglianza essendo in isolamento nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mantova).
Adriana è in sciopero della fame da 21 giorni: rivuole indietro la figlia e sostiene di avere con sé della documentazione che la scagionerebbe.
Valeria, infatti, nell’ultimo periodo aveva chiesto di essere trasferita nella comunità di don Carlo Follesa a Sestu – “L’Aquilone” – dove lavorano stabilmente 13 psichiatri. “Mia figlia – dichiara la signora Adriana – ha la fedina penale pulita, drogarsi non è un reato e ribadisco che non ha mai fatto male a nessuno”.
“Il vero scandalo di questa vicenda – commenta Roberto Loddo, del comitato Stop Opg – è che non si conoscono le motivazioni che hanno determinato il suo internamento. Nonostante la legge fissi tra il primo febbraio e il 31 marzo 2013 la chiusura definitiva di questi centri, dalla Sardegna continuano indisturbati gli internamenti. La Regione Sardegna e i dipartimenti di salute mentale dovrebbero attivare progetti individualizzati di cura e assistenza. Questa vicenda conferma che la legge 180 in Sardegna non è mai stata attuata realmente e la rivoluzione di pensiero dello psichiatrica Franco Basaglia non ha mai dato i suoi frutti”. A differenza di altri casi analoghi, come quello del cittadino senegalese Abdou Lahat Diop, il dipartimento di salute mentale di Oristano nega ogni genere di informazione ai rappresentanti del comitato sardo “Stop Opg” adducendo motivazioni legate a privacy e segreto professionale. Il dottor Ettore Straticò, direttore dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione, ha garantito ai rappresentanti il suo impegno per il rientro di Valeria nell’isola. “Non basta sapere che Valeria potrebbe tornare – continua Roberto Loddo – Vogliamo sapere la data certa del suo rientro e il perché di questo insensato internamento. Se davvero esistono, vogliamo sapere quali motivazioni hanno portato il tribunale di sorveglianza a decidere sulla misura di sicurezza e dichiarare Valeria socialmente pericolosa e incapace di intendere e di volere. Se mai siano state immaginate, vogliamo conoscere le alternative all’ospedale psichiatrico giudiziario che la Asl di Oristano e il dipartimento di salute mentale hanno messo in campo per assistere e prendersi cura di Valeria”.
Da giovedì è iniziato un presidio di fronte all’Opg. Non sono in molti e nessuno li ascoltano. L’Opg ha persino tolto uno striscione. Un gruppo su facebook che supera i duemila utenti è attivo QUI.

Info per le donazioni: NUMERO DI posta pay 4023 6005 9640 4725 – ADRIANA ZAMPEDRI – Codice fiscale ZMPDRN61C64L7360

La Chiesa non paga l’Imu, manca il decreto. Ferrero (Prc): Il governo Monti è un governo Vaticano, debole coi forti e forte coi deboli

La Chiesa non paga l’Imu, manca il decreto. Ferrero (Prc): Il governo Monti è un governo Vaticano, debole coi forti e forte coi deboli

Niente decreto. Secondo il quotidiano Milano Finanza, il tanto atteso decreto del Ministero dell’Economia che doveva estendere l’Imu alla Chiesa, ancora non c’è. E se non sarà promulgato entro il 31 dicembre 2012, il Vaticano continuerà a non m pagare l’Imu. In via Venti Settembre, sede del Ministero, assicurano che il decreto arriverà anche perché, dicono, «la scadenza della prima rata è il 16 giugno 2013». Eppure l’articolo 91 bis del Cresci-Italia dice invece che la dichiarazione va presentata entro il 2012 per pagare nel 2013, in base al modello disposto dal decreto del ministero, che però, appunto, ancora non esiste.

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista, attacca: «”Casualmente” il governo si è dimenticato, a quanto pare, proprio il decreto attuativo per l’Imu alla Chiesa: dimostra ancora una volta di essere un governo Vaticano, debole coi forti e forte coi deboli. I “tecnici” usano la regola dei due pesi due misure: coi lavoratori nessuno scrupolo, coi poteri forti invece…È necessario, a maggior ragione in un periodo di crisi come questo, che il Vaticano non abbia privilegi e che l’Italia, in linea tra l’altro coi dettami europei, faccia pagare le tasse dovute agli immobili di proprietà della Chiesa».

XXII^ Festa di Liberazione a Voghera: Lotteria – Biglietti vincenti

XXII^ Festa di Liberazione a Voghera:  Lotteria – Biglietti vincenti

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BRACCIANTI CASTELNUOVO SCRIVIA: GIUSTIZIA NON E’ ANCORA FATTA.

BRACCIANTI CASTELNUOVO SCRIVIA: GIUSTIZIA NON E’ ANCORA FATTA.

La vicenda che ha riguardato la rivolta dei 40 lavoratori marocchini presso l’azienda agricola “Bruno Lazzaro” di Castelnuovo Scrivia è arrivata ad un punto di svolta: la scelta della ricollocazione, ora di 14 lavoratori licenziati verbalmente il 31 luglio cui poi probabilmente seguiranno gli altri, rappresenta una prima soluzione, seppur temporanea, attuata con un provvedimento tampone (attraverso borse lavoro della durata di 3 mesi, a 20 ore settimanali, per 530 euro interamente pagati dalla Provincia, ma senza garanzie di continuità lavorativa). Va bene la ricollocazione (questi lavoratori hanno bisogno di lavorare e subito!) ma restano diversi problemi da risolvere.
Praticamente i Lazzaro, in questo modo, si tolgono di torno i 40 lavoratori marocchini che hanno osato alzare la testa e chiedere i loro diritti: al salario, agli orari e alle condizioni di lavoro giuste ed umane, alla dignità. Non saranno più loro dipendenti, ma andranno a lavorare in altre aziende del territorio alessandrino, alle condizioni sopradette.
Al loro posto, continua a lavorare la cooperativa bresciana “Work Service” composta da presunti cottimisti indiani, in una vera e propria logica di intermediazione di manodopera!
E in un futuro prossimo, i Lazzaro troveranno sicuramente il modo di “passare il testimone” ad un qualche prestanome. I modi per farlo si trovano!
Ad oggi, restano sul terreno ancora molti nodi irrisolti: il mancato rispetto dell’accordo sindacale del 6 luglio 2012 e la conseguente attività antisindacale; l’intermediazione di manodopera della “Work Service”; l’impugnazione dei licenziamenti verbali del 31 luglio; le attività e gli scritti riguardanti la discriminazione razziale; le firme falsificate sui contratti stagionali e sulle buste paga 2012 dei lavoratori; le vertenze per il recupero degli arretrati e dei contributi evasi dai Lazzaro (a tutt’oggi, i lavoratori marocchini hanno percepito 750 euro medi a testa, a titolo di arretrati); la regolarizzazione degli irregolari a seguito della denuncia di riduzione in schiavitù; la collocazione abitativa della lavoratrice attualmente ospitata presso una cooperativa di Solero; le varie denunce penali per le infrazioni delle leggi sull’immigrazione e tutto quanto il resto (ricordiamo che, come hanno più volte denunciato i lavoratori, gli stessi hanno pagato mediamente 2.500 euro ai Lazzaro per i rinnovi dei permessi di soggiorno! Dove sono finiti quei soldi?).
Sarà interessante anche sapere le scelte della Procura torinese che è stata coinvolta sulla vicenda, indagini affidate al Giudice Guariniello.
Intanto sono passati un po’ di mesi dal 22 giugno, giorno in cui è scoppiata la rivolta dei braccianti agricoli provenienti dal Marocco e possiamo dirlo a voce alta:
giustizia non è ancora fatta!
Per questo la nostra mobilitazione ed il nostro monitoraggio della situazione continuano..

PRESIDIO PERMANENTE CASTELNUOVO SCRIVIA (AL)

TERREMOTO: LA CAMPAGNA DEL PARMIGIANO PARTIGIANO DEI GAP E DEL PRC HA FUNZIONATO. PAROLA DI CASEIFICIO

TERREMOTO: LA CAMPAGNA DEL PARMIGIANO PARTIGIANO DEI GAP E DEL PRC HA FUNZIONATO. PAROLA DI CASEIFICIO
Ci sono lettere che la grande stampa non riporta perchè non fanno notizia, ci sono storie che molti dei nostri compagni e delle nostre compagne porteranno dentro raccontandole un domani ai loro figli o nipoti. Sono storie di pratiche sociali, di solidarietà attiva, valori scritti nella storia che nessun vento qualunquista cancellerà. Leggendo queste righe di ringraziamento al nostro partito per il progetto “parmigiano partigiano”, scritte da parte del Caseificio Novese colpito dal sisma, ho provato grande emozione, come l’hanno provata tutti i compagni e le compagne che si sono adoperati per questa iniziativa. Il PRC come è successo durante il terremoto aquilano è intervenuto nella bassa modenese, tirandosi su le maniche, lavorando con altre associazioni per costruire processi di autorganizzazione e dando una mano concreta a che ne aveva bisogno. L’abbiamo fatto con umiltà, lontano dalle passerelle dei media, mettendo a disposizione i pochi strumenti che abbiamo.  Questa lettera che ci ha inviato il Caseificio Razionale Novese ci dice che politica non è solo comunicati stampa, che la sinistra quando fa la sinistra dimostra ancora di essere la parte migliore del paese. Sentitevi orgogliosi compagni e compagne della comunità che abbiamo costruito e teniamo viva con il lavoro militante.

Il socialismo diceva Che Guevara, è la scienza dell’esempio, continuiamo così, con il popolo per il popolo contro la crisi.

Piobbichi Francesco – dipartimento organizzazione e pratiche sociali PRC

CASEIFICIO RAZIONALE NOVESE S.C.A.
Via Provinciale 73
41016 NOVI DI MODENA
TEL. 059-670094

AL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA
AI GRUPPI DI ACQUISTO POPOLARE

Cari amici,
al termine di questa lunga e difficile estate desideriamo rivolgervi un saluto ed un messaggio.
Il terremoto che ha colpito la nostra terra ha rappresentato un durissimo colpo per la nostra azienda, mettendo in discussione la sua sopravvivenza, con tutto ciò che questo poteva significare in termini di scomparsa di decine di posti di lavoro e di un sapere professionale che ha saputo negli anni produrre un Parmigiano di alta qualità.
La grande campagna di solidarietà da voi promossa nei nostri confronti e l’acquisto di cospicue quantità di Parmigiano da parte dei Gruppi di Acquisto Popolare e delle strutture territoriali del Partito della Rifondazione Comunista ci hanno permesso di superare un momento di enorme difficoltà e di metterci oggi nelle condizioni di potere affrontare il futuro.
Un’iniziativa, la vostra, che non si è rivolta solo a noi, ma che ha parlato il linguaggio della solidarietà e del mutuo soccorso, valori che hanno rappresentato per la nostra Emilia importanti e imprescindibili elementi per il progresso sociale e civile.
Per tutte queste ragioni desideriamo esprimervi la nostra gratitudine, sicuri che la nostra collaborazione continui anche nel futuro.

Un cordiale saluto.

Il legale Rappresentante
Tosi Germano

Castelnuovo Scrivia: solidarietà ai denunciati

Castelnuovo Scrivia: solidarietà ai denunciati

Nella serata di venerdì attraverso le pagine di un giornale locale, ( 7 giorni a Tortona), siamo venuti a conoscenza dell’ avvenuta denuncia da parte dei carabinieri nei confronti di alcuni braccianti, di alcuni sindacalisti e di alcuni attivisti politici e partecipanti ai presidi e alle attività di lotta svoltesi nei mesi scorsi in sostegno alla vertenza contro l’ azienda Lazzaro di Castelnuovo Scrivia, relativa al riconoscimento dei più elementari diritti dei lavoratori che vi prestavano opera.
Abbiamo ritenuto utile attendere almeno un giorno per scrivere questo comunicato per permettere ai diretti interessati di verificare l’ attendibilità di tale notizia, cosa poi rivelatasi impossibile nelle giornate di sabato e domenica.

Nell’ esprimere la più totale e sentita solidarietà ai lavoratori denunciati, ai sindacalisti e ai compagni del PRC di Tortona, ai compagni delle BSA di Pavia e ai cittadini coinvolti in questa denuncia, non possiamo esimerci dall’ esprimere fortissime perplessità su TEMPI e MODI che hanno dato vita a questa azione giudiziaria. Perplessità sui TEMPI perché nel ritenere che le prossime settimane siano decisive per verificare la applicabilità degli accordi fra le parti, e fatta salva la integrità delle autorità competenti e la buona fede del giornalista, non vorremmo che qualcuno, strumentalizzando denuncie e azioni giudiziarie,  cerchi di spostare il confronto su un altro terreno con strategie molto datate. Perplessità sui MODI, invece, perché riteniamo eticamente incomprensibile ,(non conosciamo ancora i particolari legali delle eventuali denuncie), che dei cittadini vengano a conoscenza di essere stati denunciati dagli organi di stampa in una specie di lista di proscrizione, e non dalle autorità competenti.
La segreteria provinciale del PRC di Alessandria si impegna da subito a sostenere, se sarà necessario, legalmente i braccianti denunciati, i compagni e attivisti e tutti quelli che lo richiederanno, ribadendo che continueremo la lotta a fianco dei lavoratori finchè non saranno riconosciuti le loro spettanze e i loro diritti e la loro dignità.

Per la segreteria prov. Alessandria PRC
Il segretario Simone Subrero
Massimo Orero
Giampiero Dorato
Filippo Orlando