Archivio for ottobre, 2012

Lo sfratto è violenza

Lo sfratto è violenza

sfratti a Pavia

Cooperativa Portalupi Live. Due interessanti eventi.

Cooperativa Portalupi Live. Due interessanti eventi.

Cooperativa Portalupi Live Music, Last Scream records e Niegazowana Records presentano una grande serata dedicata alla musica d’autore.
Due interessantissime novità vigevanesi:
IlVocifero + Il Mercante LIVE!

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IlVocifero
Aspetta il mio amore, vengo da molto lontano.
Vengo da te.
– canzoni di meraviglia e spavento –

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Il Mercante
“Storie quotidiane di uomini che vendono i propri sentimenti,
per ottenere ciò che più bramano: la realizzazione dei propri sogni.”
Storie di un mercante… Storie di un uomo stanco…

Strada Ronchi 7, 27029 Vigevano

Raccolta firme contro la discriminazione e l’umiliazione dei bambini

Raccolta firme contro la discriminazione e l’umiliazione dei bambini

Contro la discriminazione e l’umiliazione dei bambini
Creata il leri alle ore 15:48 da Michele Linsalata
Obiettivo firme:
4/1.000

Conosciamo oramai tutti la vergognosa vicenda che vede 150 bambini vigevanesi esclusi dalla mensa scolastica a causa dell’insolvenza dei genitori nel pagamento delle rette scolastiche.

Il nodo di questa questione, su cui si sono ampiamente diffusi mezzi di informazioni locali e nazionali, sta tutto in una parola che deve far vergognare una comunità civile: “esclusione”.

I bambini esclusi dal gruppo di appartenenza sono visti come diversi e, quindi, discriminati. Non possiamo sapere con certezza quanto l’esclusione dal rito conviviale del “mangiare insieme” peserà sul delicato processo di formazione di questi bambini, ma, è certo che, per un bambino, si tratta di una “emarginazione molto dura che ferisce la sua identità e lo fa sentire ostile verso la società che lo tratta con questa durezza”. A scriverlo è la psicologa Silvia Vegetti Finzi, sulla Provincia Pavese del 3 ottobre.

Esprimiamo la nostra adesione a questo punto di vista e ribadiamo che ogni Amministrazione, indipendentemente dal colore politico, deve tutelare i minori da ogni situazione che potrebbe minarne il fragile percorso educativo.

Aggiungiamo che sicuramente tra le famiglie insolventi ci saranno dei “furbi”, che devono essere individuati e colpiti, ma sicuramente ci sono anche famiglie italiane e straniere duramente impoverite dalla crisi del nostro Paese.

La cattiva situazione economica rende i poveri ancora più poveri ed estende i territori dell’esclusione, espone un numero crescente di persone alla fatica e alla improbabile scommessa di arrivare a fine mese. Rende drammatico lo sforzo di tante famiglie ad arrivare a coprire, anche con il solo assegno di cassa integrazione, le spese di una casa, di un figlio da far crescere o di un anziano da curare.

Un’Amministrazione Comunale, non offuscata da furori ideologici, deve essere in grado di leggere tutti i sintomi di possibili allarmi sociali della propria comunità senza ricorrere a misure repressive e senza “spezzare le gambe” a chicchessia e tanto meno se vi sono coinvolti dei minori.

Tutte le Forze politiche, economiche e sociali cittadine devono sentirsi impegnate ad affrontare la grave emergenza economica e sociale che la nostra città sta vivendo.

NO alla discriminazione e all’umiliazione dei bambini e NO alle speculazioni su di loro

NO ad un linguaggio inopportuno e violento da parte di chi rappresenta la città;

agli accertamenti per verificare la reale situazione patrimoniale e reddituale di tutte le famiglie interessate;

alla revisione delle fasce ISEE in modo da differenziare maggiormente le quote da pagare;

alla reintroduzione delle fasce esenti;

a un Comune attento ai bisogni dei più deboli.

C.G.I.L. Vigevano – U.I.L. Pavia – Civiltà Vigevanese – Italia dei Valori (IdV) – Partito Democratico (PD) – Popolo della Libertà (PDL) – Polo Laico – Partito della Rifondazione Comunista (RFC) – Partito Socialista Italiano (PSI) – Sinistra e Libertà (SeL) – Unione di Centro (UdC) – Tavolo Migranti Vigevano

L’uragano Sandy è passato prima da Cuba ma nessuno ne parla. Ecco cosa ha lasciato l’uragano ma la stampa tace, parla solo degli Usa.

L’uragano Sandy è passato prima da Cuba ma nessuno ne parla. Ecco cosa ha lasciato l’uragano ma la stampa tace, parla solo degli Usa.

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APPELLO ALLA CITTA’ – DIGNITA’ E DIRITTI PER I BAMBINI E LE LORO FAMIGLIE

APPELLO ALLA CITTA’ – DIGNITA’ E DIRITTI PER I BAMBINI E LE LORO FAMIGLIE

Conosciamo oramai tutti la vergognosa vicenda che vede 150 bambini vigevanesi esclusi dalla mensa scolastica a causa dell’insolvenza dei genitori nel pagamento delle rette scolastiche.

Il nodo di questa questione, su cui si sono ampiamente diffusi mezzi di informazioni locali e nazionali, sta tutto in una parola che deve far vergognare una comunità civile: “esclusione”.

I bambini esclusi dal gruppo di appartenenza sono visti come diversi e, quindi, discriminati. Non possiamo sapere con certezza quanto l’esclusione dal rito conviviale del “mangiare insieme” peserà sul delicato processo di formazione di questi bambini, ma, è certo che, per un bambino, si tratta di una “emarginazione molto dura che ferisce la sua identità e lo fa sentire ostile verso la società che lo tratta con questa durezza”. A scriverlo è la psicologa Silvia Vegetti Finzi, sulla Provincia Pavese del 3 ottobre.

Esprimiamo la nostra adesione a questo punto di vista e ribadiamo che ogni Amministrazione, indipendentemente dal colore politico, deve tutelare i minori da ogni situazione che potrebbe minarne il fragile percorso educativo.

Aggiungiamo che sicuramente tra le famiglie insolventi ci saranno dei “furbi”, che devono essere individuati e colpiti, ma sicuramente ci sono anche famiglie italiane e straniere duramente impoverite dalla crisi del nostro Paese.

La cattiva situazione economica rende i poveri ancora più poveri ed estende i territori dell’esclusione, espone un numero crescente di persone alla fatica e alla improbabile scommessa di arrivare a fine mese. Rende drammatico lo sforzo di tante famiglie ad arrivare a coprire, anche con il solo assegno di cassa integrazione, le spese di una casa, di un figlio da far crescere o di un anziano da curare.

Un’Amministrazione Comunale, non offuscata da furori ideologici, deve essere in grado di leggere tutti i sintomi di possibili allarmi sociali della propria comunità senza ricorrere a misure repressive e senza “spezzare le gambe” a chicchessia e tanto meno se vi sono coinvolti dei minori.

Tutte le Forze politiche, economiche e sociali cittadine devono sentirsi impegnate ad affrontare la grave emergenza economica e sociale che la nostra città sta vivendo.

NO alla discriminazione e all’umiliazione dei bambini e NO alle speculazioni su di loro

NO ad un linguaggio inopportuno e violento da parte di chi rappresenta la città;

agli accertamenti per verificare la reale situazione patrimoniale e reddituale di tutte le famiglie interessate;

alla revisione delle fasce ISEE in modo da differenziare maggiormente le quote da pagare;

alla reintroduzione delle fasce esenti;

SI’ a un Comune attento ai bisogni dei più deboli.

C.G.I.L. Vigevano

Civiltà Vigevanese

Italia dei Valori (IdV)

Partito Democratico (PD)

Popolo della Libertà (PDL)

Polo Laico

Partito della Rifondazione Comunista (PRC)

Partito Socialista Italiano (PSI)

Sinistra e Libertà (SeL)

Tavolo Migranti Vigevano

U.I.L. Pavia

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“Per la libertà di Ocalan e la pace in Kurdistan”

“Per la libertà di Ocalan e la pace in Kurdistan”

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MERCOLEDI’ 31 OTTOBRE in Alessandria sulla Campagna “FREE OCALAN, PACE IN KURDISTAN”.
Il pullman itinerante per l’Europa si fermerà anche davanti al Comune di Alessandria e una delegazione di kurdi sarà ricevuto dalla Sindaca, dott.ssa Rita Rossa

No Monti day. Video Fed. Rifondazione Comunista di Pavia

No Monti day. Video Fed. Rifondazione Comunista di Pavia

http://www.facebook.com/pages/FEDERICA-PEZZOLIS-CHANNEL/392685881056

In pensione a 70 anni? No, grazie!

In pensione a 70 anni? No, grazie!

In pensione a 70 anni? No, grazie!

La “riforma” delle pensioni di Monti e Fornero allunga di sei anni e più il tempo di lavoro, ed ha gettato nella disperazione centinaia di migliaia di persone, la cui prospettiva di vita è stata messa radicalmente in discussione dopo anni ed anni di duro lavoro.

Le prime vittime sono le lavoratrici e i lavoratori “esodati”, ma le conseguenze saranno devastanti per tutte e tutti:

  • la maggioranza delle lavoratrici e lavoratori oggi vicini ai 60 anni, dopo trentacinque e più anni di lavoro,  non ce la fa fisicamente  a continuare a lavorare fino a 67 / 70 anni.
  • chi  è espulso dai posti di lavoro a causa della  crisi e per le ristrutturazioni, ora che la pensione è diventata irraggiungibile, e  la mobilità ridotta a una anno, non saprà letteralmente come vivere.
  • le ragazze e i ragazzi saranno più a lungo disoccupati o inoccupati perché il permanere forzatamente sul lavoro dei più anziani, sarà una barriera insormontabile per l’ingresso delle nuove generazioni in un paese in cui la disoccupazione giovanile è già al 35%.
  • le donne sono colpite nuovamente: perché la possibilità di andare in pensione con un’età più bassa, rappresentava il riconoscimento del doppio lavoro che si scarica su di loro, in un paese in cui oltre il 70% del lavoro domestico e di cura, grava ancora sulle loro spalle. Invece di rimettere in discussione l’organizzazione sessista della società e potenziare il welfare, alle penalizzazioni che le donne subiscono nell’accesso al lavoro, nelle retribuzioni, nella precarietà dei contratti, ora si aggiunge un’altra ingiustizia.

NON E’ VERO CHE LA RIFORMA ERA INDISPENSABILE PERCHE’ L’INPS ERA VICINO ALLA BANCAROTTA E LE PENSIONI GRAVAVANO TROPPO SUL BILANCIO DELLO STATO!

Al contrario il nostro sistema pensionistico era in equilibrio finanziario  fino e oltre il 2060: lo provano  sia  gli studi del Ministero del Lavoro, che  degli organismi europei. Persino Monti lo dichiarò nel proprio discorso di insediamento!

La “ controriforma” è stata  voluta  per  fare “cassa subito” scippando i contributi versati per le pensioni e destinandoli a ripianare il bilancio dello Stato, il cui debito non è dipeso dalla spesa pensionisitica, ma  dalla speculazione finanziaria, dal buco nero dell’evasione, da anni di politiche economiche sbagliate.

E  l’obiettivo in prospettiva è quello di smantellare il sistema pubblico a favore dei fondi privati: incrementando così i processi di privatizzazione e speculazione finanziaria, che sono causa della crisi.

Contro una  riforma ingiusta e misogina che si accanisce contro i più deboli, la parola va restituita

alle donne a agli uomini, che questo paese abitano, vivono e fanno  progredire.

Riprendiamoci il futuro, abroghiamo la controriforma delle pensioni.

Io ci metto la firma!

Cosa vogliamo ottenere con i referendum

Abbiamo presentato due quesiti: un quesito abrogativo totale dell’ articolo 24 della L.214 del 2011, e un secondo quesito che, anche in relazione alla giurisprudenza della Corte Costituzionale, abroga parzialmente l’articolo 24 intervenendo sulle norme maggiormente inique introdotte dalle ultime controriforme Monti e Berlusconi.

Con l’abrogazione parziale:

-si limita a 62 anni l’aumento dell’età per la pensione di vecchiaia delle lavoratrici dipendenti, abrogando gli  ulteriori aumenti dell’età pensionabile, che la portano fino a 66 anni nel 2018 e 67 nel 2021. Analogamente per le lavoratrici autonome resta il solo aumento a 63 anni.

Il requisito contributivo minimo è portato a 5 anni dai 20 previsti dalla controriforma.

Le lavoratrici dipendenti, hanno la possibilità di accedere alla pensione di vecchiaia, alternativamente, con 60 anni di età e 20 di contributi.

-per quel che riguarda la pensione anticipata, con 41 anni di contributi tutte le lavoratrici e i lavoratori, dipendenti ed autonomi, possono andare in pensione. Questo – con la soppressione delle finestre mobili – riporta nella sostanza alla situazione precedente la controriforma. I 41 anni non sono soggetti ad ulteriori incrementi, cioè è abrogato l’innalzamento legato all’aspettativa di vita che avrebbe portato il requisito contributivo a oltre 44 anni nel 2027.

Vengono eliminate le penalizzazioni per chi con i 41 anni di contributi, va in pensione prima dei 62 anni di età (per un lavoratore di 57 anni si arrivava all’8% di decurtazione.)

Per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti con almeno 35 anni di contributi, vengono ripristinate le quote della legge 243/2004, la cui soppressione è una delle principali iniquità della “riforma”.

-per i lavori usuranti viene ripristinato uno sconto di due anni di età anagrafica e di due punti rispetto alle quote della legge 243/2004.

-per quel che riguarda l’importo degli assegni pensionistici, viene eliminato il blocco delle rivalutazioni al costo della vita per le pensioni superiori a tre volte il trattamento minimo (circa 1100 euro netti mensili).

In questo modo si ripristina nella sostanza il sistema previdenziale precedente alla riforma, eliminando le principali iniquità ed intervenendo alla radice sul dramma delle lavoratrici e dei lavoratori “esodati”.

Riprendiamoci le pensioni. Abroghiamo la controriforma.

Io ci metto la firma!

Report del viaggio in Kurdistan del Sud

Report del viaggio in Kurdistan del Sud

Verso il Kurdistan

Viaggio nel Kurdistan del sud

(Nord Iraq)

I partecipanti alla delegazione nel Kurdistan del Sud (Nord Iraq)

Antonio Olivieri – sindacalista – Alessandria

Lucia Giusti – sindacalista  – Alessandria

Giuseppina Coscia – sindacalista – Alessandria

Said Lukman – cuoco – Alessandria

Guido De Giorgis – autista – Alessandria

Mara Mayer Chiellini – imprenditrice/fotografa – Alessandria

Paolo Zammori – insegnante – Filattiera

Simonetta Crisci – avvocata – Roma

Rossella Santi – avvocata – Roma

Alfonso Augugliaro – medico – Messina

Donatella Perfetti – archeologa – Perugia

Enzo Macrì – giornalista – Alessandria

Emira Gandini – quadro aziendale – Alessandria

Lerzan Caner – interprete – Istanbul

Introduzione

L’associazione onlus Verso il Kurdistan di Alessandria ha organizzato nella settimana che va dal 29 settembre al 7 ottobre, una delegazione alla quale hanno partecipato medici, avvocati, imprenditori, sindacalisti, semplici cittadini, nel Kurdistan del Sud (Nord Iraq), con l’obiettivo di
conoscere quella realtà, l’evoluzione della regione autonoma del Kurdistan del Sud, incontrare parlamentari, partiti e associazioni della società
civile, vedere luoghi e siti che hanno fatto la storia dell’umanità e
stabilire rapporti di collaborazione e di cooperazione.
Il percorso e il tragitto del viaggio comprendono le città di ERBIL (HEWLER in kurdo), attuale capitale del Kurdistan iracheno, città che risale all’epoca assira e conta qualcosa come 4 mila anni di storia; HALABJA, la città martire, dove Saddam Hussein compì un vero e proprio genocidio della popolazione con i gas nervini; SULEIMANYA, seconda città del Kurdistan iracheno, centro commerciale, culturale e universitario di primaria importanza; il CAMPO PROFUGHI DI MAHMURA, dove vivono 13 mila persone fuggite, attraverso le montagne, dalla distruzione dei loro villaggi nel Kurdistan turco; il CONFINE SIRIANO-IRACHENO, popolato da una sterminata tendopoli di profughi siriani; il villaggio BARZAN, sulle montagne, dove, in una semplice tomba, riposa Mustafà Barzani, morto nel 1979, leader indiscusso della rivolta kurda e il cimitero dove sono sepolti i kurdi ritrovati in fosse comuni scavate nel deserto, vittime dell’operazione AL ANFAL, un vero e proprio genocidio voluto dal regime di Saddam Hussein.

30 settembre 2012 – Erbil, Hewler, capitale del Kurdistan iracheno

Hewler, capitale del Kurdistan iracheno, è una città di 1.200.000 abitanti, sede del Parlamento e del Governo centrale, dominata  da un’antica cittadella fortificata, con spesse mura lunghe centinaia di metri.  Oggi è quel che resta dell’antico insediamento risalente ad oltre 4.000 anni addietro.

Al centro della città, il bazar che si estende tutt’intorno, in un labirinto di viuzze e vicoli.

Hewler, oggi è la terza città dell’Iraq, dopo Baghdad e Mossul.

Incontro con il vice presidente del Parlamento del Kurdistan iracheno: Hassan Mohammad

Durante il nostro incontro al Parlamento siamo stati ricevuti dal vicepresidente della regione autonoma del Kurdistan, Hassan Mohammad, che ci ha  parlato dell’attuale situazione.

Ha esordito dicendo: “Oggi la realtà in Kurdistan è molto cambiata. Non è una favola, qui si può fare tutto liberamente, come in Europa; è la terza volta che si vota, l’ultima volta che si è votato si sono presentati 40 partiti, sono stati eletti 111 parlamentari con il sistema proporzionale, di cui 38 sono donne. I due partiti maggiori – il PDK di Barzani e il PUK di Talabani – hanno totalizzato 52 deputati; 23 sono i parlamentari del partito Gorran ( Cambiamento) che si colloca all’opposizione, con i due partiti musulmani che hanno un totale di 10 seggi; i rimanenti seggi sono suddivisi tra assiriani, caldani, armeni, comunisti e socialisti.

Il Governo deve affrontare una situazione molto difficile, soprattutto dal punto di vista delle risorse petrolifere, i cui proventi dovrebbero essere assegnati alla regione autonoma nella misura del 17%, ma in realtà qui ne arriva solo l’11%, perché il rimanente è trattenuto dal governo centrale di Bagdad.

Dopo il 1991, vi è stato uno sviluppo molto accelerato dal punto di vista democratico ed economico. Prima di allora c’era un solo capo ( Saddam Hussein), un unico partito, una sola rete televisiva; oggi ci sono 40 partiti, 600 giornalisti, nessun carcerato per motivi politici. I gruppi islamici fondamentalisti tentano di sradicare questa democrazia.

Centinaia di aziende si sono insediate in Kurdistan, molte sono italiane, perché oggi sentono questo Paese più sicuro”.

Alla domanda  sui rapporti con Baghdad, il vicepresidente ci riferisce che dopo il 2003 sono cessati i contrasti con il governo centrale di Baghdad ed oggi l’Iraq ha un sistema federalista riconosciuto.

Con la Turchia, ci sono buoni rapporti, sia con il  partito Kurdo Bdp,  che con i partiti turchi, tanto che ora in Kurdistan il 20% delle aziende sono turche.

Numerose sono state le proposte di negoziati per la soluzione dei problemi in quel Paese”.

Alla domanda se sia fattibile una futura riunificazione delle quattro regioni in cui è suddiviso il Kurdistan, la risposta è stata: “ Non è  facile, è un nostro diritto, ma noi ereditiamo un assetto di confini dettato dalle grandi potenze coloniali. In quel frangente, noi siamo stati gli unici perdenti”.

Ha concluso sulla questione siriana dicendo semplicemente  che la posizione del Kurdistan è quella di stare con il popolo siriano.

Al termine della visita, è stata consegnata dalla delegazione, una targa in argento del Comune di Alessandria, insieme ad un libro, dono della Provincia di Alessandria.

Sami Abdulrahman Park

Al centro di questo nuovo e bellissimo parco, che si trova di fronte al Parlamento, è stato eretto di recente un monumento commemorativo in ricordo delle vittime dell’attentato del 1^ febbraio 2004, quando  in moschea, durante la cerimonia di fine Ramadan, un attentatore fondamentalista si è fatto esplodere uccidendo 98 persone i cui nomi sono scolpiti su una grande stele, in lingua kurda sorani e in arabo.  Sotto, una grande scritta recita così: “Loro non muoiono mai, vivono sempre nei nostri cuori”.

Halabja, 1^ ottobre 2012 – visita al mausoleo della città martire

Halabja, cittadina di 60.000 abitanti, è considerata la città martire del Kurdistan iracheno, dove è stato compiuto un vero e proprio genocidio.

Il 16 ed il 17 marzo  del 1988 la città è stata bombardata a tappeto dall’aviazione irachena. Le bombe erano un composto chimico letale, un miscuglio di iprite, acido cianidrico e gas neurotossici.

Ci furono almeno 12.000 vittime, tutte civili, e i danni si trasmettono ancora oggi, di generazione in generazione.

Nella visita al mausoleo delle vittime di Halabja, siamo stati accolti dal sindaco della città e dai dirigenti del mausoleo. Durante la visita abbiamo potuto vedere le fotografie delle vittime colte dalla morte nella loro quotidianità: madri che tentavano di proteggere i loro bambini, famiglie decimate, corpi disseminati per le strade nel tentativo di fuggire, accanto agli animali ugualmente sterminati.

Impossibile descrivere lo sgomento e la commozione  di fronte a quelle immagini.

Erano presenti numerosi operatori televisivi che al termine della visita hanno intervistato la nostra delegazione.

Centro di riabilitazione delle vittime

Abbiamo visitato il centro di riabilitazione dei superstiti del bombardamento chimico, poco distante dal mausoleo.

Vi operano medici e psicologi in prevalenza di nazionalità tedesca; il centro è finanziato da varie Ong indipendenti dal governo del Kurdistan.

Il 90% degli assistiti è affetto da danni psicologici; altri hanno problemi polmonari, respiratori, oftalmici e dermatologici.

Gli operatori si recano presso le abitazioni dei pazienti ed in caso di necessità li inviano ai vicini ospedali per le analisi e le cure specialistiche. Tutti i pazienti sono assistiti gratuitamente grazie alle varie donazioni.

Il responsabile del Centro ci ha rappresentato la necessità di ricevere delle maschere respiratorie e degli aiuti in genere.

La visita è proseguita  al cimitero, ove sono sepolte molte delle vittime della strage, gran parte delle quali in fosse comuni.

Le stragi hanno colpito anche i numerosi villaggi vicini, abitati dal- l’antica popolazione auramani.

2 ottobre 2012 – città di Sulemanya

Sulemanya e’ la capitale della provincia che corre fino al confine con l’ Iran.

Seconda città del Kurdistan, dopo la capitale, è un importante centro culturale ed universitario, in piena espansione economica.

Ospita il secondo museo archeologico dell’Iraq, che abbiamo visitato.

Visita all’ Amna Suvaca, carcere “rosso” di Sulemanya

Qui venivano rinchiusi gli oppositori politici di Saddam Hussein.

Entriamo da un cancello presidiato da due guardie.

I grigi casermoni recano ancora i segni dei proiettili sparati dai peshmerga e dalla popolazione nel 1991 durante l’assalto al carcere per liberare i detenuti politici. La rivolta al carcere si è protratta per due giorni consecutivi.

I carcerieri, in quell’occasione, avevano scambiato i vestiti con i detenuti per poter fuggire, e molti dei carcerati, vestiti da carcerieri, sono stati uccisi per errore dalla folla.

Furono liberati 1500 detenuti politici, la media delle presenze giornaliere all’interno del carcere.

Oggi la prigione da luogo di grande sofferenza e privazione, e’ diventato un museo: luogo della memoria collettiva, affinché non succeda mai più!

Nel cortile una lunga fila di carri armati e mezzi antiaerei di produzione sovietica e svedese, ormai arrugginiti ed in disuso.

In un casermone a lato, è stata allestita una mostra fotografica dedicata all’esodo del popolo kurdo fine anni ‘80.

Le minuscole celle, di 3 metri quadri, ospitavano 4 o 5 detenuti destinati al patibolo; nelle altre celle sotterranee, prigionieri destinati ad una lunga detenzione. A lato, le camere di tortura insonorizzate per non far sentire le grida. Le donne venivano regolarmente stuprate; alcune rimanevano incinta e partorivano i figli in carcere.

Said Lukman, la nostra guida, ci racconta che durante la rivolta, mentre alcuni razziavano armi e oggetti vari nel carcere, lui e suo fratello, che avevano partecipato all’assalto della prigione, se ne erano venuti via con 50 chili di lenticchie.

La famiglia era povera e la fame era tanta!

4 ottobre 2012 – visita al campo profughi di Mahmura

A 55 chilometri da Hewler (Erbil), in pieno deserto iracheno, in una zona popolata da serpenti e scorpioni, c’è il campo profughi di Mahmura.

Qui vivono, dagli anni novanta, in stato di povertà economica, oltre 12.000 persone, fuggite, attraverso le montagne, dalla distruzione dei loro villaggi del Kurdistan turco, provenienti, in massima parte, da Sirnak e da Hakkari, dopo essere stati cacciati per ben sette volte da altrettanti campi profughi.

Il campo e’organizzato come una vera e propria città, con un Sindaco e 15 consiglieri, di cui  5 donne; un’ Assemblea generale, eletta dal popolo ogni 2 anni, si riunisce ogni 2 mesi per affrontare tutti problemi di carattere sanitario, economico ed educativo.
L’Assemblea è formata da 81 persone, che provengono dalle numerose associazioni del campo, i cui rappresentanti si riuniscono una volta la settimana.

Il campo ha diversi quartieri ed ognuno ha il suo rappresentante.

L’organismo di partecipazione popolare – l’Assemblea – ha compiti di controllo e di indirizzo dell’istituzione rappresentativa. Tutti svolgono la loro funzione senza compenso.

La regione autonoma kurda riconosce questo campo.

Le Nazioni Unite (UNHCR) vi hanno costruito una scuola e un ambulatorio  (operativo solo 4 ore al giorno) e forniscono derrate alimentari e medicinali. Ci sono circa 4.000 studenti: il campo è dotato di 4 nidi, 4 scuole elementari, 1 scuola media, 1 liceo con 300 studenti.

Il 90 % dei ragazzi frequenta la scuola ed il 98% della popolazione sa leggere e scrivere; molti ragazzi vanno all’università di Erbil alla quale si accede con un pre-esame che accerta, tra le altre competenze, la conoscenza della lingua kurda sorani.

Gli studenti del campo imparano il kurdo kurmangi e non più il turco; al liceo studiano il kurdo sorani in lingua araba e l’inglese.
I programmi di studio sono organizzati in funzione delle necessità della popolazione.

Gli insegnanti sono appartenenti al campo ed organizzano fra di loro corsi di aggiornamento.

La maggior parte degli uomini si reca tutti i giorni fuori dal campo per lavorare, soprattutto nel settore dell’edilizia.

Chiunque entri od usca dal campo deve possedere un permesso, che viene rinnovato annualmente e che reca i timbri del campo, dell’Unhcr e del governo kurdo.

Ci sono notevoli problemi di salute derivanti soprattutto dalla mancanza di acqua potabile, che viene fornita dalle autobotti, dalla mancanza di una rete fognaria e dalle falde acquifere inquinate per la presenza di soda caustica nel terreno.

Le malattie più frequenti sono il cancro al colon e problemi renali. Non mancano tuttavia anche altre tipologie di malattie, come l’artrosi, il diabete e l’ipertensione.

In caso di contrasti di tipo giudiziario si ricompone il conflitto attraverso la mediazione svolta dai componenti di una commissione dell’assemblea, la quale agisce secondo il principio “non punire, ma educare”.

Abbiamo visitato la Casa delle donne “Welefa Jinen Maxmur” e la Fondazione dei Martiri dove sono esposte le foto dei martiri del campo, molti uccisi altri “desaparecidos”.

Sotto la foto di Ocalan, una scritta: “Ogni martire è una filosofia di vita”.

Al termine dell’incontro, ci è stata richiesta la collaborazione per la costruzione di un ospedale, operativo 24 ore su 24, con una decina di posti letto, essendo del tutto insufficiente la struttura presente dell’UNHCR, aperta solo per quattro ore al giorno.

5.10.2012 – Visita al campo profughi UNHCR di Domiz, alla  periferia di  Duhok

Su un altopiano, a 1500 mt, troviamo la sterminata tendopoli dell’UNHCR dove sono accampati oltre tremila rifugiati kurdi siriani.

Qui incontriamo Faysal Ahmed, insegnante di Qamisli, profugo proveniente da Romada, ora responsabile del campo, che ci illustra la situazione, spiegandoci che le persone presenti sono tutti profughi kurdi siriani  provenienti per la maggior parte da Qamisli.

Oltre al campo di Domiz allestito nel marzo 2012, il Kurdistan iracheno dal 2004, ospita profughi siriani in un altro campo, a circa un’ora di strada da questo.

“La maggior parte dei kurdi siriani – ci dice – non aveva documenti e diritti ed e’ scappata dalla povertà, dall’incertezza di prospettive, con la speranza di trovare un futuro, molti sono fuggiti per motivi politici”.

Come il nostro interlocutore, alcuni sperano di tornare in Siria dopo la caduta del regime di Assad; i più poveri, che non hanno lasciato nulla alle spalle, cercheranno di trovare qui un futuro migliore.

In questo campo, ad un’ora di cammino dal confine siriano, ogni giorno arrivano circa sette-otto  famiglie,  in media  cento persone. Non è difficile passare la frontiera ed i peshmerga non pongono nessun ostacolo.

Quattro città kurde – Qamisli, Efrin, Dirich e Kobane – sono gestite direttamente dalla popolazione ed  in buona parte protette dal PKK.

A differenza dei campi profughi esistenti in Giordania ed in Turchia

(vere e proprie prigioni, con oltre 100.000 presenze l’una), quì i profughi, muniti di un documento di identità  rilasciato dall’Unhcr,  possono entrare ed uscire liberamente, tanto che molti hanno trovato lavoro fuori dal campo ed alcuni già vivono all’esterno, pur usufruendo, in caso di necessità, degli aiuti e dei servizi.

Tutti i profughi godono di un permesso rinnovabile di 6 mesi in 6 mesi, e  successivamente per un anno; in ogni caso, non vi sono limiti di tempo alla permanenza nel campo.

Nel campo, ci sono tutti i servizi essenziali. L’ambulatorio medico, oltre alle visite, distribuisce i medicinali; vengono assistite più di 200 persone al giorno. Le malattie più comuni sono: gastroenterite, dissenteria, problemi epidermici ed ipertensioni. I medici sono impegnati 24 ore al giorno, con turni di 8 ore e prestano la loro attività gratuitamente, sia quelli inviati dal Governo kurdo, sia quelli di Medici Senza Frontiere.

Il cibo viene distribuito nelle tende ed ivi cucinato.
In ogni tenda ci sono almeno quattro persone; alle famiglie con più di cinque componenti vengono assegnate due tende.

Al termine della visita, i bambini del campo hanno improvvisato un corteo al grido di: “libertà, libertà” e “Assad se ne deve andare”.

6 ottobre 2012 – visita alla tomba di Mustafa Barzani

Sui monti settentrionali del Kurdistan iracheno, nel suo villaggio natale di Barzan, riposano le spoglie di Mustafà Barzani, leader nazionalista kurdo, una delle figure più importanti della storia politica kurda contemporanea.

Nato a Barzan nel 1903, dette inizio alla lotta partigiana contro i regimi dittatoriali iracheni nel 1943.

Barzani rimase la guida pressoché indiscussa della rivoluzione kurda fino alla sua morte nel 1979.

Guidò campagne armate contro i governi iraniani ed iracheni e nei Paesi dov’era presente una forte minoranza kurda.

Sono quattro gli elementi che hanno caratterizzato la politica di Barzani: l’aspirazione alla libertà; la forte volontà di riunificare le varie entità kurde disperse in quattro Paesi; il desiderio di convivenza pacifica tra popoli, etnie diverse e religioni; l’amore per la natura.

Visita al cimitero delle vittime dell’operazione Al Anfal

Il cimitero delle vittime di Al Anfal si trova sopra una collina. Lunghe file di semplici lapidi tra l’erba gialla.

Finora sono state recuperate 8 mila salme, ma tante altre mancano all’appello.

Anfal era il nome di una serie di operazioni militari, otto in tutto, condotte in sei aree geografiche distinte, fra l’aprile e il settembre del 1988. Il comando delle operazioni era nelle mani del partito Baath, guidato da Ali Hassan Al Majid, cugino di Saddam Hussein, meglio conosciuto come “Alì il chimico” per il suo uso di armi chimiche contro città e villaggi kurdi.

Il fine generico della campagna era di sterminare, con qualsiasi mezzo, la popolazione kurda. Una pulizia etnica su grande scala.

I villaggi venivano svuotati e la destinazione degli abitanti era il Sud del Paese. Chi partiva veniva spesso separato dalle proprie famiglie, uomini da un lato, donne e bambini dall’altro.

Solo durante l’operazione Anfal sono stati distrutti 1.200 villaggi e a tutt’oggi mancano all’appello 182 mila persone, sepolte probabilmente in fosse comuni in mezzo al deserto, o chissà dove.

“LA CHIAMAVANO ITALIA”

“LA CHIAMAVANO ITALIA”

Esordio in Teatro
con un monologo scritto ed interpretato da ALEX DI MAIO.

“LA CHIAMAVANO ITALIA”
racconta con divertente leggerezza le pesanti verità del nostro paese, attraverso una storiella metaforica divertente estrapolata dalla canzone napoletana “Tmmuriata Nera”….

Al monologo recitato si alternano brani cantati e suonati al pianoforte tra i più famosi ed amati italiani degli ultimi 70 anni.

Lo spettacolo dovrebbe mettere il pubblico in una condizione di nostalgia e di fierezza di “una certa italianità perduta”, che tutti noi abbiamo quasi dimenticato e soffocato sotto il peso dei macigni che la politica, l’economia ed il sistema mediatico ci hanno inflitto in questi anni.

Allegria e Riflessione, Musica e Cultura, Informazione Sana:
tutto questo sarà al servizio di una buona causa, perché con il vostro biglietto tra l’altro sosterrete il Programma Internazionale di Oncologia Pediatrica dell’Associazione SOLETERRE !!! per garantire cure, farmaci e sostegno psicologico a bambini malati di cancro ed alle loro famiglie . Per saperne di più puoi visitare www.soleterre.org

Ti aspetto in Teatro!

Alex

“LA CHIAMAVANO ITALIA”

sarà il 30 novembre a Vigevano

il prezzo del biglietto è di E. 6 per lo spettacolo delle 21

mentre al mattino H. 10 per scuole ed associazioni
il prezzo del biglietto è di E. 3,50

se sei un insegnante o fai parte di un gruppo associazione o parrocchiale spero che vorrai aiutarci nella promozione.

PER PREVENDITA
0381091811
3890411524

O SCRIVI A
dimaio.alessandro@gmail.com

30 NOVEMBRE 2012
TEATRO ODEON
VIGEVANO

Contro le pensioni della Fornero, domani inizia la raccolta firme

Contro le pensioni della Fornero, domani inizia la raccolta firme

di Roberta Fantozzi e Barbara Pettine*

Monti e Fornero hanno gettato nella disperazione centinaia di migliaia di persone, che hanno visto, nel giro di poche settimane, la propria prospettiva di vita messa radicalmente in discussione, dopo anni ed anni di duro lavoro. La cosiddetta riforma delle pensioni del governo dei tecnici, che allunga di sei anni e più il tempo di lavoro, è stato il più violento provvedimento antipopolare, contro le condizioni di vita di uomini e donne, dal dopoguerra ad oggi. Una campagna lampo passata sulla testa della gente, offerta sull’altare del recupero di «credibilità» in Europa e nel mondo dalla neonata unità nazionale del «dopo la caduta di Berlusconi», senza che ci fosse neppure la consapevolezza del disastro sociale che questa sedicente riforma apparecchia.

Il disastro sociale per chi, espulso dai luoghi di lavoro, alla pensione non arriverà mai, tanto più dopo la drastica riduzione dei tempi di erogazione degli ammortizzatori sociali, cui ha provveduto l’altra «riforma» Monti-Fornero: un dramma di cui i lavoratori «esodati», secondo l’orrido neologismo, non rappresentano che la punta dell’iceberg. Uomini e donne che hanno di fronte come sola possibilità, quella di tentare un impossibile riciclaggio contendendo ai propri figli/e un posto precario.

Il disastro sociale per le ragazze e i ragazzi, privati non solo della pensione futura, ma del lavoro presente, giacché è palese come il permanere forzatamente sul lavoro dei più anziani, diventi una barriera insormontabile per le nuove generazioni, in un paese in cui la disoccupazione giovanile è ormai al 35 per cento e l’occupazione globale si restringe per le politiche recessive.

L’accanimento contro le donne, su cui continua a scaricarsi la doppia fatica del lavoro produttivo e riproduttivo, in un’organizzazione sociale in cui il perdurante sessismo si intreccia alle storiche carenze del nostro sistema di welfare, che certo non migliorerà per i tagli feroci prescritti dal pareggio di bilancio oggi, dal Fiscal Compact domani. Penalizzate nell’accesso al lavoro, nelle retribuzioni, nella precarietà dei contratti, nella maturazione dei requisiti per la pensione. Se un operaio potrà «sperare» di andare in pensione a 62 anni, dopo 42 anni e un mese di lavoro, l’operaia non riuscirà ad andare prima dei 67 perché la sua vita lavorativa, fra aspettative non retribuite, part time, periodi più lunghi di attesa per entrare nel lavoro stabile e rientrarvi dopo le gravidanze, non le permetterà di cumulare i 41 anni utili alla pensione cosiddetta anticipata ( oggi solo il 2% delle pensionate del settore privato ha più di 35 anni di versamenti).

La controriforma non è nata dai problemi di tenuta del nostro sistema pensionistico, la cui sostenibilità è stata attestata fino ed oltre il 2060 sia dagli organismi europei che dal nucleo di valutazione del ministero del Lavoro, e i cui saldi tra entrate contributive e uscite effettive al netto delle tasse, sono sempre stati in attivo dal 1998, attestandosi oggi intorno all’1,8% del Pil, come ci ricorda instancabilmente Roberto Pizzuti.

Le motivazioni sono state invece quelle di fare «cassa» nell’immediato e arrivare in prospettiva allo smantellamento del sistema pubblico a favore dei fondi privati: per dare nuova linfa ai processi di privatizzazione e speculazione finanziaria. La controriforma delle pensioni è il primo provvedimento «costituente» del governo Monti. Al pari della manomissione dell’articolo 18 e del via libera ai licenziamenti arbitrari, al pari dell’articolo 8 Sacconi-Berlusconi che svuota il contratto nazionale e cancella i diritti del lavoro, la controriforma delle pensioni ridisegna nel profondo i rapporti tra le classi, le relazioni sociali, persino le antropologie. Ed è emblematica della logica perversa dell’iperliberismo per cui la risposta alla crisi risiede nell’ipertrofia delle politiche che la crisi l’hanno causata: distruzione del welfare e incremento delle disuguaglianze di pari passo alla precarizzazione del lavoro e all’ aumento vertiginoso dell’orario di lavoro settimanale, annuo e nell’ arco dell’intera vita.

Per questo il referendum, per noi strettamente intrecciato a quelli sul lavoro. Crediamo sia ora che le persone si esprimano, che disperazione, rabbia, voglia di dignità e di rispetto per le proprie condizioni di vita, di lavoro e di reddito, si facciano sentire attraverso il protagonismo diretto dei soggetti. Contro chi ci ha sottratto il futuro, contro una riforma ingiusta e misogina che si accanisce contro i più deboli, la parola va restituita alle donne a agli uomini, che questo paese abitano, vivono e fanno progredire. Riprendiamoci il futuro. Abroghiamo la controriforma delle pensioni.

* comitato promotore del referendum abrogativo della riforma delle pensioni

tutte le informazioni: www.referendumpensioni.it

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Mortara: raccolta firme per abolire le leggi dei Governi Berlusconi e Monti

Mortara: raccolta firme per abolire le leggi dei Governi Berlusconi e Monti

Da  Il lavoro


Referendum per abolire le leggi dei governi Berlusconi e Monti contro i diritti dei lavoratori

Venerdì 26 ottobre in Piazza Silvabella a Mortara, dalle 9.00 alle 12.00, banchetto per la  raccolta delle firme per i referendum

Nel 2011 il governo Berlusconi, nell’ambito delle misure richieste dal capitale finanziario dell’Europa dei banchieri, ha approvato losidetto “art. 8”, in pratica un provvedimento per colpire i contratti nazionali di lavoro e favorire contratti aziendali che, come ha dimostrato Marchionne alla Fiat, sono serviti a ridurre i diritti dei lavoratori e a cercare di isolare i sindacati più combattivi come la FIOM.  Il governo Monti, ancor più organico di quello Berlusconi nel favorire gli interessi delle grandi banche italiane ed europee ha approvato la modifica del famoso art. 18 dello Statuto dei Lavoratori che, in sostanza, vietava nelle imprese con più di 15 addetti, i licenziamenti, se non per giusta causa. In pratica era stato messo un freno ai licenziamenti per motivi politici o sindacali. Questa modifica, portata avanti dalla Ministra Fornero, riduce grandemente la portata dell’art. 18.

Si sono già avuti, nei mesi scorsi, i primi licenziamenti di lavoratori impegnati in attività sindacali. Ora, contro queste leggi inique, si sta formando
un ampio schieramento ( il nostro Partito, la Federazione della Sinistra, S.E.L., L’Italia dei Valori, i Verdi, La Fiom e la sinistra della CGIL a cui si
stanno aggiungendo altri soggetti) per raccogliere le firme per un referendum che abolisca queste leggi di Berlusconi e Monti. Per di più il Partito
della Rifondazione Comunista cercherà di lanciare un quesito per l’abolizione della famigerata riforma Fornero che ha già provocato gravi danni (dal dramma degli “esodati”,all’innalzamento dell’età pensionabile che impedirà ai giovani l’accesso al lavoro). Dopo la metà di ottobre, quando saranno pronti i moduli anche a Mortara saranno indetti i banchetti per la raccolta delle firme.

Invitiamo tutti a partecipare per dare un colpo alle politiche di impoverimento dei lavoratori e delle masse popolari

ALTRO CHE PRIMARIE, IN PIAZZA CONTRO IL GOVERNO MONTI!

ALTRO CHE PRIMARIE, IN PIAZZA CONTRO IL GOVERNO MONTI!

ALTRO CHE PRIMARIE, IN PIAZZA CONTRO IL GOVERNO MONTI!

Se la situazione sociale ed economica dell’Italia non fosse così drammatica,
ci sarebbe da sorridere (amaramente…) davanti allo “spettacolo” offerto
ogni giorno dalla politica nazionale.

Risse verbali e non, personalizzazione sfrenata, povertà delle proposte
politiche, urlatori vari e tentativi di darsi una nuova immagine dopo
scandali e ruberie.

E le stesse primarie promosse dal centrosinistra appaiono per nulla
interessanti e del tutto fuorvianti: da una parte D’Alema, Veltroni, Renzi,
Bersani, Vendola, eccetera, dall’altra parte, rese passive e spettatrici, le
persone che quotidianamente cercano di risolvere i problemi del lavoro, del
non-lavoro, della precarietà, dei crescenti disagi del vivere in tempi di
grave crisi economica e di grave attacco ai diritti per opera del governo
Monti.
Davanti a tutto questo non si può di certo sorridere, perché i bisogni di
gruppi umani, le comunità e le culture politiche, i contenuti, i programmi
vanno nello sfondo, impallidiscono. O addirittura non ci sono. E, guardando
nel centrosinistra e tra chi si schiera nelle primarie, ciò avviene senza
che ci sia la purché minima volontà di mettere radicalmente in discussione
il progetto ideologico e pratico messo in atto dal governo Monti, che sta
svuotando lo stato sociale e le forme di tutela delle lavoratrici e dei
lavoratori a colpi di manovre dettate da Banca Centrale Europea, Fondo
Monetario Internazionale e Commissione Europea.

Già oggi, con l’accettazione del “Fiscal compact” sostenuto anche del
Partito Democratico l’Italia non può più decidere la propria politica
economica, e la cancelliera Merkel propone di chiudere il cerchio affidando
alle tecnocrazie europee tutte le decisioni di bilancio. In questo modo la
democrazia scompare ed aumenta la disoccupazione. Di fronte a questa strada
occorre riprendersi la sovranità nazionale e popolare, in primo luogo
disdettando il “Fiscal compact” e impedendo al governo Monti di tradire
ulteriormente la Costituzione Italiana.
Per tentare di battere queste politiche è necessario costruire anche in
Italia un movimento di massa.

Abbiamo avviato la raccolta di firme per i referendum sul ripristino
dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, eliminato dalla ministra
Fornero, sull’abrogazione dell’articolo 8 dell’ultima manovra del Governo
Berlusconi, che di fatto cancella il contratto collettivo nazionale di
lavoro in favore dei contratti aziendali, e per abolire la recente
controriforma sulle pensioni.

Siamo quella parte d’Italia che non vuole pagare un debito che non ha
creato.

Crediamo che la cancellazione dell’indebitamento verso le grandi banche, una
tassa sui grandi patrimoni, il taglio delle spese militari, la cancellazione
delle missioni di guerra, la soppressione dei privilegi delle caste
politiche e imprenditoriali farebbero rientrare nelle casse dello Stato più
soldi di quanti ne entrerebbero tagliando i salari da lavoro dipendente o
annullando il diritto all’istruzione e alla salute.

Insomma, bisogna iniziare a costruire dal basso
un radicale cambiamento sociale e politico.

Circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista

Perchè scendere in piazza il 27 ottobre a Roma

Perchè scendere in piazza il 27 ottobre a Roma
Perché scendere in piazza il 27 ottobre?
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Seguiremo l’esempio greco, portoghese, francese e spagnolo. Scenderemo in piazza anche noi, a mani nude e a volto scoperto, per ribadire il nostro No chiaro e netto a Monti e alla sua politica economica e sociale.
Un No chiaro e netto all’Europa del Fiscal Compact, dei patti di stabilità e delle misure che hanno distrutto la Grecia e stanno producendo gli stessi effetti devastanti anche in Italia.
Un No deciso e determinato ad una politica che produce precarietà, licenziamenti, disoccupazione e povertà.
Un No fermo e risoluto all’attacco autoritario alla democrazia, un No alla repressione contro i movimenti ed il dissenso, un No allo stato di polizia contro i migranti.

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Roma – No Monti Day – 27 ottobre
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Siamo quella parte di Italia che crede in una politica economica diversa, che privilegia lo stato sociale e che tutela i diritti dei lavoratori.
Siamo quella parte di Italia che non vuole pagare un debito che non ha creato; crediamo che il cancellamento dell’indebitamento verso le grandi banche, una tassa sui grandi patrimoni, il taglio delle spese militari, la cancellazione delle missioni di guerra, la soppressione dei privilegi delle caste politiche e imprenditoriali farebbero rientrare nelle casse dello Stato più soldi di quanti ne entrerebbero tagliando i salari da lavoro dipendente o cancellando il diritto all’istruzione e alla salute.

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LAVORO, DIGNITÀ, GIUSTIZIA SOCIALE
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Scenderemo in piazza il 27 ottobre per dire a questo governo e a chi lo sostiene che non accettiamo nessuna forma di ricatto, che le pensioni e i salari non si toccano, che l’art. 18 deve tornare ad essere una tutela per i lavoratori, che non ci sottometteremo alle politiche della BCE, che non obbediremo agli ordini della finanza internazionale.
Scenderemo in piazza il 27 ottobre per ribadire le nostre posizioni e il nostro appoggio a tutte quelle lotte che nell’ultimo anno sono state portate avanti in difesa della salute, del lavoro, dell’ambiente: la Val Susa, Pomigliano, Taranto, Sulcis, Isochimica, Castelnuovo Scrivia, Elnagh, e tante altre lotte che abbiamo appoggiato e sostenuto contro l’attacco sferrato di una crisi che ha colpito solo i lavoratori.
Scendi in piazza anche tu e partecipa al dissenso! Fai sentire la tua voce ed esprimi la tua disapprovazione!
Andiamo a Roma, riempiamo Piazza Repubblica e confluiamo in Piazza San Giovanni per la grande assemblea popolare che ci vedrà tutti protagonisti!

Rifondazione Comunista Pavia – Giovani Comunisti Pavia