Archivio for novembre, 2012

Sessantacinque anni dopo: E’ PALESTINA!

Sessantacinque anni dopo: E’ PALESTINA!

di Claudio Grassi
Sono passati ormai sessantacinque anni da quel fatidico 29 novembre del 1947, quando il voto sulla spartizione della Palestina storica in due stati, permise il riconoscimento dello Stato di Israele, che un anno dopo entrò poi a far parte dei paesi membri dell’ONU. Oggi, a distanza di tutto questo tempo, la Palestina è stata riconosciuta come stato osservatore dall’Assemblea generale della stessa Organizzazione. Non si tratta del riconoscimento di uno stato autonomo e indipendente, ma sicuramente è un viatico determinante in prospettiva del raggiungimento di quella condizione.

Appena un anno fa, fu fatto il primo tentativo dallo stesso presidente Abu Mazen, che ovviamente non andò a buon fine. Perché questa volta la Comunità internazionale si è rivelata più “compatta” votando a maggioranza la decisione dell’Assemblea che ha dato l’esito favorevole con 138 voti (su 193), 9 contrari e 41 astenuti? Probabilmente sono più di uno i fattori determinanti che sono entrati in gioco. Contrariamente a quanto si può pensare, gli ultimi eventi nella Striscia di Gaza non hanno certamente avuto una ricaduta positiva sullo stato d’Israele. Per molti la reazione di Hamas avrebbe fatto indebolire lo stesso Abu Mazen, ponendo una brusca frenata nei confronti del processo di riconoscimento della Palestina, ma alla fine così non è stato. Anzi, potremo forse pensare che sia stata la stessa preponderante (e prepotente) forza del piccolo quanto agguerrito stato d’Israele, a far riflettere la Comunità internazionale su quelle che potevano essere le conseguenze di un permissivismo che avrebbe lasciato troppa libertà d’azione nella regione Mediorientale. Insomma, puntare all’Iran senza pretendere che gli stati Arabi e Mussulmani non muovessero un dito, oltre che un possibile rischio, francamente sembrava eccessivo… Questa volta non c’è stata la solita posizione filo-americana neppure in ambito Europeo, dove Francia, Italia, e Spagna si sono espresse favorevolmente, lasciando alla sola Repubblica Ceca il voto di contrarietà ed alla Gran Bretagna ed alla Germania quello dell’astensione. Complessivamente sono stati nove i Paesi contrari e 41 gli astenuti. Hanno votato contro Stati Uniti, Israele, Panama, Palau, Canada, Isole Marshall, Narau, Repubblica Ceca e Micronesia. Non possiamo non riconoscere ad Abu Mazen il coraggio e l’orgoglio dell’Uomo di stato che sapeva di giocarsi una carta unica, forse addirittura fondamentale per la sopravvivenza del suo Popolo. Con piglio e determinazione il presidente dell’ANP si è così rivolto alla Platea dell’ONU chiedendogli “un certificato di nascita” come stato: “La Palestina viene all’Assemblea Generale oggi perché crede nella pace e la sua gente ne ha un disperato bisogno. Il popolo palestinese in questi giorni bui guarda all’Onu con grande speranza per la fine delle ingiustizie e per un futuro di giustizia e di pace. Il si alla risoluzione che ammette la Palestina all’Onu come stato osservatore non membro è l’ultima chance per salvare la soluzione dei due stati”. Scontata l’ira di Netanyahu che non manca ovviamente di marchiare come “velenoso” il discorso di Abu Mazen, aggiungendo che “non sono le parole di chi cerca la pace”. “Il mondo – secondo Netanyahu – ha visto un discorso sobillatore, di tono velenoso, pieno di propaganda menzognera verso le forze armate israeliane e i cittadini israeliani. Non è così che si esprime – ha rincarato – un uomo che anela alla pace. La risoluzione dell’Assemblea generale <è comunque priva di significato e non cambierà alcunché sul terreno>, ha affermato ancora Netanyahu, secondo il quale “i palestinesi hanno infranto gli accordi con Israele, e Israele agirà di conseguenza”. Non potevano essere di tenore diverso le dichiarazioni rilasciate da Hillary Clinton, “il riconoscimento della Palestina come stato non membro non aiuterà Gaza e Israele a trovare un accordo di pace”. Secondo il segretario di Stato americano, una “soluzione di lungo termine” nella regione si può trovare solo “attraverso trattative e negoziati”. E l’Italia? Ci resta difficile non rimanere sorpresi dalla pur positiva decisione di votare a favore della Palestina. Il Premier Monti, “falco” ed amico di Obama, come può aver maturato o favorito questo pronunciamento? Forse sarebbe ora di ricordare che nel Nostro paese conta molto l’influsso di un altro piccolo Stato, anch’esso da tempo riconosciuto quale Stato osservatore all’Assemblea dell’ONU, come Città del Vaticano… La cattolicissima Italia non poteva, almeno in questa fase storico-sociale non “proprio florida”, distaccarsi dalla “parola” della Santa Sede, che non ha mancato di far sapere “di aver seguito direttamente e con partecipazione i passi che hanno condotto a questa importante decisione, sforzandosi di rimanere al di sopra delle parti e di agire in linea con la propria natura religiosa e la missione universale che la caratterizza, nonché in considerazione della sua attenzione specifica alla dimensione etica delle problematiche internazionali”. Cerchiamo di essere chiari: in un paese che brucia, privato di una coesione sociale, e affossato dalle politiche liberiste degli ultimi governi, sarebbe stato ingenuo perdere l’occasione di ricompattare il centro cristiano attorno alla “proposta” (politica) della Chiesa di Roma. Tutt’altra “atmosfera” si respira invece nella Comunità ebraica di Roma, dove lo stesso presidente, Riccardo Pacifici, non ha mancato di definire “l’evento” di ieri (29 novembre, ndr) come una vera e propria “doccia fredda”, badando bene di aggiungere che in questo modo “E’ stata sovvertita una rotta di anni per sceglierne un’altra filo araba. Siamo dispiaciuti e amareggiati”.   Si apre dunque, un cammino nuovo per la Palestina e il suo Popolo, ed è lo stesso portavoce dell’Autorità palestinese Nour Odeh ad indicarne la direzione: “Ci sono diverse tappe e procedure a cui lavoreranno i nostri dirigenti politici. La priorità è consolidare lo spirito di unità tra tutte le fazioni palestinesi. Dobbiamo incarnare questo spirito, tradurlo in azioni concrete, in riunioni e dichiarazioni positive. Abbiamo constatato l’efficacia di questo modo di agire durante l’aggressione contro la Striscia di Gaza. Questo spirito di unità si concretizzerà in riunioni al Cairo e a Doha l’anno prossimo. Poi dovremo ricostruire le nostre istituzioni democratiche”.  Risulta evidente che le ricadute interne sul processo di riconciliazione palestinese non potranno che trarne vantaggio. “I principali dirigenti di Hamas, compresi Khaled Mechaal e Nasser al Shaer, hanno dato il loro chiaro appoggio per l’iniziativa di Abu Mazen all’ONU”. Ad affermarlo è ancora Nour Odeh, sottolineando che “Tutte le fazioni palestinesi, compreso il movimento di Hamas e la Jihad islamica, credono che questa decisione storica metta il nostro paese sul giusto cammino e che permetterà di rafforzare il diritto dei palestinesi all’autodeterminazione”.

Lo Stato Palestinese all’Onu

Lo Stato Palestinese all’Onu

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha accolto ieri sera la richiesta dell’Anp con 138 sì (tra i quali l’Italia), 9 no e 41 astenuti. La Palestina è stata riconusciuta come stato osservatore presso l’ONU. Un segnale importante per il processo di Pace in Medio-Oriente. Come però ha detto ieri Abu Mazen nello storico discorso al Palazzo di vetro, “l’occupazione della Palestina ora deve finire!”

Ilva di Taranto: giovedì 29 novembre 8 ore di sciopero con manifestazione nazionale a Roma

Ilva di Taranto: giovedì 29 novembre 8 ore di sciopero con manifestazione nazionale a Roma

fiom comunicato

2 banchetti raccolta firme sui referendum a Mortara

2 banchetti raccolta firme sui referendum a Mortara

Sabato 1 dicembre in Piazza Silvabella dalle 14.30 alle 18.30 e

Domenica 2 dicembre in Piazza Giovanni XXIII (Corso Torino) dalle 9.00 alle 12.00

Banchetto per la raccolta firme sui referendum abrogazione articolo 8 e 18, abrogazione normativa Fornero sulle pensioni

e proposta di legge per il reddito minimo garantito.

Primarie: “la sinistra non è lì”

Primarie: “la sinistra non è lì”

di Checchino Antonini

«La sinistra non è lì, va costruita», dice Paolo Ferrero a Popoff commentando l’esito delle primarie del centrosinistra. Fa i conti, Ferrero, con la tornata in cui venne incoronato Prodi alla guida della coalizione dell’Unione: «Nonostante il gran battage pubblicitario, manca all’appello un milione e mezzo di voti, il 25%, significa che quello schieramento ha rotto i suoi legami sociali. E che l’egemonia del Pd è piena».

Nichi Vendola porta a casa la stessa percentuale, oltre il 15%, che incassò Bertinotti nel 2005 e questo, secondo Ferrero, «fotografa i medesimi rapporti di forza di allora, prima ancora che si saldi l’accordo di governo con l’Udc che sposterà l’asse ancora più a destra». Va notato che allora c’erano anche verdi e dipietristi nella coalizione che sostituì temporaneamente Berlusconi a Palazzo Chigi. «In questo contesto Vendola non sfonda e il suo risultato conferma il carattere moderato di quell’aggregazione», osserva ancora il segretario del Prc. «Al contrario, per dare una risposta ai problemi del paese, è necessario oggi costruire una alternativa di sinistra».

Per Rifondazione comunista resta cruciale l’assemblea nazionale del primo dicembre convocata a Roma dall’appello dei 70, “Cambiare si può”, per una lista decisamente alternativa a Monti e al montismo, «fuori dal centrosinistra» a cui Ferrero invita tutti, anche i delusi dall’esito di queste primarie inseguite da tempo da chi immaginava possibile uno sfondamento a sinistra del Pd sull’onda di sondaggi costruiti ad arte da chi aveva capito che il populismo di Vendola poteva essere uno degli espedienti per salvare un bipolarismo in crisi di credibilità.

«Ve lo ricordate Nichi Vendola? – scrive Massimiliano Di Giorgio della Reuters – era quell’esponente politico che circa un anno fa, quando al governo c’era ancora Silvio Berlusconi (oggi pensionando della politica) era in testa ai sondaggi sulle eventuali primarie del centrosinistra come candidato premier. Lo intervistavano i media anglosassoni. All’estero sembrava, ai giovinotti che incontravi, un messia di una nuova era. Una persona fantasiosa, decisa, con un cuore. Poi le cose sono andate in un altro modo. Berlusconi si è dovuto dimettere. Al suo posto il Parlamento ha eletto Mario Monti, a capo di una coalizione nazionale con dentro Pdl, Pd e Udc (e rametti sparsi). Vendola ha perso lentamente consensi tra gli elettori, mentre nei sondaggi cresceva il favore per Beppe Grillo e parallelamente, nel centrosinistra, per Matteo Renzi».

«E’ andata a finire – scrive anche Matteo Pucciarelli su Micromega – che Vendola ha partecipato alle primarie perdendo per strada pezzi consistenti di Fiom, prima di aver scaricato Di Pietro dall’oggi al domani e umiliando gli ex compagni del Prc; è riuscito a perdere l’appoggio di Fausto Bertinotti, suo padre politico; non ha avuto il sostegno di Luigi De Magistris né di Alba, Giuliano Pisapia ha dichiarato il suo voto per lui solo il giorno prima. Perché Vendola e il suo gruppo dirigente hanno pensato – a torto – che bastasse la poesia dei comizi e un po’ di web-marketing per vincere, superando a pie’ pari tutte le relazioni e i rapporti necessari per mobilitare in primis il “proprio” popolo. Vendola è arrivato alle primarie con il fiatone, appannato, confidando solo e semplicemente sulla propria attrattiva personale e sul clan dei fedelissimi, molti dei quali con evidente e preoccupante tendenza culto della personalità. No, per vincere non basta. Per cambiare il Paese non basta».

Anche dentro Sel, così come dentro quel che resta del Pdci, il modesto risultato delle primarie potrebbe sprigionare energie finora compresse dallo slancio del leader verso il centro dello schieramento. Il commento a caldo di Alfonso Gianni, da tempo in odore di eresia in quel campo, potrebbe essere la punta di un iceberg di dissenso per le primarie più strane del mondo, a doppio turno con ballottaggio.

Resta cruciale la qualità che il quarto polo saprà condensare dalla galassia di soggetti che esiste a sinistra del centrosinistra ma che è piuttosto eterogenea e ancora segnata dalla coda disastrosa delle vicende dell’Arcobaleno. «Il punto – spiega Ferrero – è che dovrebbe essere un’operazione democratica, larga, partecipata». Sul manifesto di oggi, il sindaco di Napoli presentato come leader del movimento arancione, «i tempi sono maturi per un’intesa con il centrosinistra che eviti il Monti bis». E’ una forzatura del quotidiano (che non ha mai nascosto la propria simpatia per Vendola) oppure si profila una tensione tra chi vorrebbe una Syriza italiana e chi si accontenterebbe di rieditare la sinistra del centrosinistra?

Appello per vendita parmigiano terremotato

Appello per vendita parmigiano terremotato

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“La chiamavano Italia”

“La chiamavano Italia”

Ciao , sono Alex

ti scrivo per avvisarti che venerdì prossimo, 30 novembre alle ore 21 circa farò uno spettacolo sull’Italia degli ultimi ’70 anni..
E’ un monologo che si alterna a canzoni italiane ed ad informazioni che scorrono anno per anno dal 1946 ad oggi….
Trovo che sia divertente ed interessante ! quindi se ne avrete voglia sarei felice di vedervi tra il pubblico…
il costo del biglietto è di 6 euro, e una volta tolte le spese parte dell’incasso sosterrà il lavoro di alcuni miei amici dell’associazione SOLETERRE:
il programma internazionale di oncologia pedriatrica per garantire a migliaia di bambini malati di cancro cure mediche ed assistenza psicologica.
Vi aspetto al Teatro Odoeon
via berruti, n. 1 Vigevano

“El loeugh” : spettacolo teatrale alla Coop. Portalupi

“El loeugh” : spettacolo teatrale alla Coop. Portalupi

57570_558602567489404_1188723532_oEvento teatrale da non perdere.

Divertimento assicurato per tutti!

Grande discorso di studentessa che critica Clini per Taranto

Grande discorso di studentessa che critica Clini per Taranto

Il Circolo di Rifondazione Comunista di Mortara organizza un pranzo per autofinanziamento

Il Circolo di Rifondazione Comunista di Mortara organizza un pranzo per autofinanziamento

Il Circolo A. Mascherpa – Rifondazione Comunista di Mortara

organizza

Pranzo di autofinanziamento

Domenica 16 dicembre 2012

presso la sala attrezzata di Remondò

Via per Mortara 102 (S.S. 596)

VI INVITIAMO A PARTECIPARE

Menù (salvo variazioni)

Penne alla Lenin

Grigliata

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Quota a partire da € 15,00

Per prenotare

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Le cento primavere del Comandante “Maino”

Le cento primavere del Comandante  “Maino”

25 novembre 1912 – 25 novembre 2012
Luchino Dal Verme compie Cento anni.

Nato a Milano in una famiglia aristocratica lombarda, Luchino Dal Verme è stato uno dei principali protagonisti della Resistenza italiana.

Tornato in Italia dopo la campagna di Russia, l’8 settembre 1943, sentitosi tradito dai Savoia, attraversa a piedi l’Appennino da Forlì all’Oltrepò pavese e ripara a Torre degli Alberi (PV) nella residenza di campagna della famiglia. Dopo mesi d’incertezze sul da farsi, sceglie di diventare partigiano. È nominato prima comandante della Brigata “Casotti” e in seguito Comandante della Divisione garibaldina “Antonio Gramsci”.

“Maino” – sottomarca della famosa casa produttrice di biciclette “Legnano” – era il suo nome di battaglia.

Il 25 Aprile, chiamato da Cadorna, Maino raggiungerà Milano con la sua Divisione.

Dopo la guerra si è stabilito definitivamente a Torre degli Alberi impegnandosi per la difesa del territorio e in una continua e appassionata opera di testimonianza sulla guerra partigiana.

Nel 2005, in occasione del 60° anniversario della Liberazione, ha collaborato con Barabàn alla realizzazione del DVD “Venti5 d’Aprile” di cui è uno dei principali protagonisti.

Questo video è un omaggio di Barabàn ai Cento anni del Comandante “Maino”.

Hanno collaborato: Antonietta Arrigoni e Marco Savini.

Le Cento Primavere di Maino
Omaggio a Luchino Dal Verme

di Aurelio Citelli
© Associazione culturale Barabàn
Milano, 2012

http://www.youtube.com/watch?v=ewc9HB_VDi4

ELEZIONI IN VISTA A TEL AVVIV, PIOVONO BOMBE SU GAZA!!!

ELEZIONI IN VISTA A TEL AVVIV, PIOVONO BOMBE SU GAZA!!!

ELEZIONI IN VISTA A TEL AVVIV, PIOVONO BOMBE SU GAZA!!!

Con il silenzio imbarazzante della comunità internazionale, il popolo palestinese sta subendo l’ennesima aggressione israeliana portata avanti dai guerrafondai per antonomasia, il premier Netanyahu e il suo ministro degli esteri Lieberman. Missili e bombe piovano su Gaza da giorni e mietono vittime civili tra la popolazione, sopratutto donne, giovani e bambini, mettendo a dura prova la capacità di resistenza di un popolo stremato da anni del più disum

ano e vergognoso assedio della storia.

“I pilastri della Difesa”, con questo slogan i falchi della destra israeliana hanno lanciato la loro offensiva su Gaza con la scusa di difendersi dai razzi lanciati da Hamas contro le città frontaliere del sud. Ma i veri motivi, in realtà, sono le prossime elezioni politiche israeliane che la destra di Netanyahu vuole portare sul terreno della sicurezza, visto il suo fallimento sul piano sociale ed economico oltre al più becero obiettivo di provare le nuove tecnologie militari di offesa, perfezionate dai tecnici israeliani della morte con il contributo fondamentale dell’amministrazione americana di Obama.

Una vergognosa messa in scena che continua ormai da tanti anni: l’agnello palestinese che sta a valle è accusato dal lupo israeliano che sta a monte di aver sporcato le acque del fiume!! È esattamente questo che sta facendo il democratico e civile stato di Israele.

Negazione totale al popolo palestinese dei più elementari diritti ad una vita dignitosa. Colonizzazioni illegali in Cisgiordania e annessione illegittima di territori palestinesi con la costruzione del muro della vergogna che ha di fatto, spezzettato la continuità geografica del minuscolo stato palestinese.

E tutto questo passa sotto silenzio, se non addirittura con il beneplacito della cosiddetta comunità internazionale.

Rifondazione Comunista Pavia esprime piena solidarietà al popolo palestinese e chiede ai nostri governanti di attivare tutti gli strumenti e le pressioni possibili per chiedere ad Israele un immediato cessato il fuoco e di avviare le trattative diplomatiche per una soluzione pacifica del conflitto.

Mercoledì 21 Novembre, Piazza della Vittoria – Pavia alle 18:30 presidio di solidarietà con il popolo palestinesi contro il barbaro e disumano attacco israeliano.

Aderiscono; PRC Pavia, USB Pavia, Brigate di Solidarietà Attiva Pavia, Giovani Comunisti Pavia, Comunisti Italiani Pavia

Piazza della Vittoria, 27100 Pavia

Pensioni da fame, la metà sotto i 1000 euro. Ferrero: “Abolire quelle d’oro”

Pensioni da fame, la metà sotto i 1000 euro. Ferrero: “Abolire quelle d’oro”

Magre le pensioni secondo i dati forniti dall’Inps. Sono più della metà i pensionati, nello specifico il 52%, ovverosia 7,2 milioni di individui che incassano assegni pensionistici inferiori a 1.000 euro mensili.

Ed esattamente il 17,2% di questi invece riscuote pensioni addirittura inferiori ai 500 euro al mese.

Il 24%, si parla di 3,3 milioni di pensionati viaggia nella fascia tra 1.000 e 1.500 euro mensili.
Il 12,7% sale tra i 1.500 e i 2.000 eurom e il restante 11,2% gode di un reddito pensionistico mensile superiore a 2.000 euro.

Quelli che risutano come titolari per lo meno di un trattamento pensionistico Inps nel 2011 sono 13.941.802, e per il 54% sono donne.
Circa il 74%, parliamo di 10,3 milioni di individui riceve una sola pensione a carico dell’Istituto.
Solo poco più del 21% ne percepisce due, il 5% tre ed oltre.

Il reddito pensionistico medio lordo, che risulta dalla somma del reddito di pensione di natura previdenziale con quello assistenziale viene percepito nell’anno, viene erogato sia dall’Inps che da altri enti previdenziali e rilevati dal Casellario centrale dei pensionati gestito dall’Istituto, ed è di 1.131 euro mensili.
Se parliamo di donne scende a 930 euro medi mensili in cofnronto ai 1.366 euro per gli uomini.

Il 52% dei pensionati riceve una pensione che sia di vecchiaia o piuttosto di anzianità ma non gode di altri trattamenti pensionistici, percentuale che invece cala al 10% e al 5% rispettivamente per pensioni ai superstiti e di invalidità previdenziale.

Solo l’11% del totale riceve pensioni assistenziali in modo esclusivo.

Un ulteriore 10% e 12% invece viene distribuito tra coloro che ricevono sia un trattamento previdenziale associato ad una prestazione assistenziale.
Sotto il profilo dell’età, oltre il 75% dei titolari ha 65 anni e oltre, gli over 80 sono il 25%, il 22% circa si colloca in una fascia compresa tra i 40 e i 64 anni.

Quasi la metà dei percettori (6.915.733) si concentra nelle regioni del Nord, mentre nel Sud e al Centro risiedono il 31% (4.292.312) e il 19% (2.733.757) del totale. I loro redditi pensionistici medi variano da 920 euro mensili al meridione a 1.238 euro al settentrione.

“Dal bilancio sociale dell’INPS – dichiara Paolo Ferrero, Segretario Nazionale di rifondazione Comunista – si evince che il potere d’acquisto delle famiglie è in calo e che oltre la metà dei pensionati percepisce un assegno inferiore ai 1000 euro al mese. In queste condizioni – aggiunge Ferrero – è intollerabile che i pensionati d’oro guadagnino decine di migliaia di euro al mese. Per questo proponiamo che lo stato ponga un tetto di 5.000 euro al mese alle pensioni e al loro cumulo e che queste risorse vengano utilizzate per aumentare le pensioni più basse. Si tratta di una misura di giustizia sociale e contro la crisi. Parallelamente di fronte al crollo delle domande di pensionamento e al conseguente aggravamento della disoccupazione – conclude il Segretario – invitiamo tutti a firmare per il referendum che abolisce la riforma pensionistica della Fornero”.

Fermate l’aggressione contro Gaza. Per il riconoscimento della sovranità

Fermate l’aggressione contro Gaza. Per il riconoscimento della sovranità

Cari compagni, come tutti sapete, il 29 novembre 2012, la giornata internazionale di solidarietà per il popolo palestinese, ci sarà una votazione presso le Nazioni Unite per l’avanzamento dello status della Palestina, ora stato non membro dell’Onu.

Il nostro popolo si è visto negare per quasi un secolo i propri diritti umani e nazionali. Quindici giorni prima di quella data, il 14 novembre 2012, è iniziata una nuova aggressione israeliana alla striscia di Gaza. La tempistica di questa aggressione si è inserita nel quadro delle elezioni (politiche) israeliane previste per gennaio.
Quello che testimoniamo è un attacco criminale contro il nostro popolo assediato a Gaza. Non ha nulla a che vedere con la sicurezza e molto a che vedere con la negazione dell’inalienabile diritto di autodeterminazione del nostro popolo. Israele tenta di fermare la nostra proposta all’ONU e le sue politiche che deteriorano la situazione sul campo non fermeranno il nostro popolo sulla sua strada verso l’unità nazionale, la liberazione e la ricerca di una pace giusta, integrale e duratura. Abbiamo sopportato l’espropriazione e l’esilio forzato sin dal 1948.
Circa un milione di palestinesi sono stati espulsi con la forza dalle loro case in Palestina. Da allora, la nostra presenza nella nostra madrepatria è stata minacciata. L’occupazione israeliana nel giugno del 1967 di tutti i territori palestinesi ha portato ancor più sofferenza e dolore. Le politiche israeliane nel 45 anni di occupazione sono state improntate all’espropriazione delle terre, degli insediamenti, all’assedio intorno a Gaza e in Cisgiordania, alla demolizione delle case, alla creazione di zone militari, punti di controllo e un muro che soffoca la nostra terra.
La fine dell’occupazione israeliana è l’unica via per i palestinesi per poter godere una vita di prosperità e progresso. È anche la via per ottenere la nostra libertà e la nostra dignità.
Crediamo che l’iniziativa dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina per migliorare lo status della Palestina presso le Nazioni Unite sia un passo politico positivo, collettivo e importante che ci porterà più vicino alla libertà. Questo è un passo nella giusta direzione per la causa di una pace giusta e completa, basata sulle risoluzioni di legittimazione internazionale. Approviamo completamente questa richiesta, così come abbiamo sostenuto la domanda della Palestina per un pieno riconoscimento come Stato membro un anno fa. Il nostro partito ha giocato un importante ruolo nello stimolare l’iniziativa dell’ONU e chiede a tutti i partiti comunisti e di sinistra di approvare totalmente questa proposta.
Vi chiediamo di sostenere la nostra lotta e i nostri sforzi nel lanciare una nuova offensiva politica che aprirà la strada verso la reale indipendenza in uno Stato palestinese sovrano sui confini del 4 giugno 1967.
Vi chiediamo di consolidare le vostre posizioni, azioni e lotte nell’arena internazionale per fermare immediatamente l’aggressione israeliana per prevenire un’invasione contro Gaza, per sostenere il riconoscimento della richiesta dello Stato palestinese presso l’ONU.
Adesso, è il momento della Palestina. Siamo certi che la vostra solidarietà ci assisterà nell’esercizio dei nostri obiettivi legittimati così che il prossimo passo sarà una celebrazione in uno Stato che abbiamo e non un grido per una realtà che ci viene ingiustamente negata.

Se Israele non termina la propria occupazione che iniziò nel 1967, continua a contrastare l’istituzione di uno Stato palestinese libero e sovrano e prosegue nella sua aggressione a Gaza e in Cisgiordania, scene orripilanti come quelle testimoniate a Gaza saranno nuovamente ripetute.

(traduzione di S. Pilia)
Com. Centrale del Partito del Popolo Palestinese

Comitato politico nazionale del Prc: ordine del giorno su Gaza

Comitato politico nazionale del Prc: ordine del giorno su Gaza

Ordine del giorno su Gaza

Il Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione comunista esprime la propria assoluta condanna dell’aggressione israeliana  nella striscia di Gaza, ed esprime la propria solidarietà al popolo palestinese e alla popolazione di Gaza, vittima dell’ennesima campagna brutale di bombardamenti e di un embargo criminale che ha ridotto la striscia ad una prigione a cielo aperto.

Denuncia la vergognosa posizione degli Usa e dell’Europa, cosi come del governo italiano , di sostegno all’ennesima violazione del diritto internazionale da parte di Israele. Occorre respingere la campagna mediatica tesa a mistificare la realtà, rovesciando ruoli di vittime e carnefici, presentando questa nuova  aggressione come difesa. Questa guerra è frutto di un cinico calcolo da parte del governo reazionario di Tel Aviv in vista delle prossime elezioni e dell’imminente votazione dell’assemblea dell’ ONU sul riconoscimento della Palestina.

Chiediamo l’immediata fine dei bombardamenti , sosteniamo e partecipiamo alle mobilitazioni che in tutto il Paese si stanno organizzando, per la fine dell’occupazione e dell’apartheid, per il riconoscimento della Palestina alle Nazioni Unite, per il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, contro ogni ipotesi di nuove guerre.

18 novembre 2012

Comunicato della delegazione italiana sull’appello di Ocalan per la sospensione dello sciopero della fame dei detenuti politici

Comunicato della delegazione italiana sull’appello di Ocalan per la sospensione dello sciopero della fame dei detenuti politici

Comunicato della delegazione italiana sull’appello di Ocalan per la sospensione dello sciopero della fame dei detenuti politici

Dal 12 settembre 2012, 700 detenuti politici in 70 carceri, hanno dato il via al più grande sciopero della fame ad oltranza della storia della Turchia; dal 5 novembre, a loro si sono uniti circa 10 mila detenuti politici.

Questa lotta ha trovato una grande solidarietà nel Paese ed in Europa, dove sono state avviate iniziative simboliche di sciopero della fame, nel silenzio totale dei mass media e dei partitio politici.

Tutti i dirigenti e i militanti del partito filo-kurdo, BDP, hanno partecipato all’iniziativa aderendo allo sciopero della fame.

Alla base della lotta dei detenuti e delle loro famiglie stavano le seguenti rivendicazioni:

1) richiesta dell’insegnamento della lingua kurda;

2) diritto della difesa nella lingua kurda;

3) fine dell’isolamento carcerario di Abdullah Ocalan che durava da due anni circa.

Il 17 novembre è arrivata la notizia, attraverso il fratello di Ocalan che finalmente lo ha potuto incontrare, che il presidente ha chiesto agli scioperanti di interrompere il digiuno,

perchè l’obiettivo è stato raggiunto.

La cosa è stata confermata oggi nell’incontro che la delegazione italiana ha avuto presso l’associazione profughi, Goc Der, riunita per il proprio congresso.

Questa sera, nella manifestazione che si è tenuta in piazza Taksim, è stata reso pubblico l’appello di Ocalan di sospendere lo sciopero della fame, dando così, al di là dei risultati,

la prova del grande amore per il suo popolo.

“Lo sciopero della fame è interrotto, ma la lotta continua – è stata la conclusione della manifestazione.

Istanbul, 18 novembre 2012

La delegazione italiana

VENDITA DELLA BRUGHIERA: UNA PRATICA DA RECORD

VENDITA DELLA BRUGHIERA: UNA PRATICA DA RECORD

VENDITA DELLA BRUGHIERA: UNA PRATICA DA RECORD

Si fa presto a parlare male della burocrazia comunale e degli amministratori leghisti di Vigevano.

Ecco un bell’esempio di efficienza: la proposta d’acquisto dell’area della Brughiera-Piazzale Longo è stata protocollata in Comune giovedì 8 novembre 2012, e nel pomeriggio dello stesso giorno la giunta comunale ha deliberato di accoglierla. Più veloci di così…

Per un’operazione da 5 milioni e 915 mila euro non c’è che dire: il tempo è denaro. Si vede che la proposta depositata era molto convincente…

E non sia mai che una scelta così importante venga discussa con la città ed esaminata nei minimi dettagli, o almeno soppesata qualche giorno per valutare i pro ed i contro.

Come già detto, il tempo è denaro e chi chiede di non compiere passi avventati (quando un Comune vende una parte del suo patrimonio, ogni cittadino diventa più povero…) è soltanto un “bastian contrario”, o anche peggio, se è un comunista.

E pensare che noi comuni cittadini di Vigevano stiamo aspettando da anni per bazzecole come l’avvio di politiche serie a sostegno di chi perde il lavoro, la realizzazione di un piano per nuove case popolari, la sistemazione delle scuole, una battaglia decisa per avere una linea ferroviaria almeno decente verso Milano.

Beh, un fatto è certo: così come sono stati capaci di spendere in fretta i soldi pubblici per cose inutili come la pista ciclabile della Sforzesca ed il nuovo palazzetto dello sport, sono altrettanto capaci di vendere in fretta il patrimonio comunale.

E che importa se avremo un altro polo commerciale di cui proprio questa città non ha bisogno?

L’importante è che nelle casse comunali entrino tanti soldi, perché prima (quando li avevano…) li hanno buttati via!

Davvero, non se ne può proprio più di questo modo di amministrare la cosa pubblica.

Roberto Guarchi

già consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista a Vigevano

Il confronto

Il confronto

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“La lettera che non riceverete mai”

“La lettera che non riceverete mai”

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Appartamenti Aler sfitti a Mortara

Appartamenti Aler sfitti a Mortara

Appartamenti Aler sfitti a Mortara

La foto a lato ci racconta che l’ingresso dello stabile Aler di Via Cortellona 21 è stato murato.
Una scelta di questo tipo preclude l’utilizzo dei 4 appartamenti dello stabile, posto tra l’altro in un’ottima posizione. Altri appartamenti sfitti ci vengono segnalati in via Schinelli, piazza Trento e via Gorizia.
Con tanti sfrattati a Mortara e persone alla disperata ricerca di un alloggio è mai possibile che, magari tramite la segnalazione dell’assistente sociale del Comune, il Sindaco non esegua delle assegnazioni, risolvendo un grave problema che con la crisi ha coinvolto tanti cittadini.
Si tratta di una sua facoltà, alternativa all’iscrizione alle liste dell’Aler, rapida ed efficace.
Ricordiamo che trovare delle soluzioni abitative dovrebbe essere nell’interesse della municipalità, evitando di aumentare ulteriormente la tensione sociale di questo delicato momento. In fin dei conti anche questo dovrebbe essere uno compiti della giunta comunale, adottando una politica preventiva e non solo repressiva nei confronti delle difficoltà in cui si trovano tanti abitanti di Mortara.