Archivio for dicembre, 2012

APPOGGIO E SOLIDARIETA’ AI COMPAGNI DI “ INSIEME PER PAVIA” VITTIME DI INTIMIDAZIONI CRIMINALI

APPOGGIO E SOLIDARIETA’ AI COMPAGNI DI “ INSIEME PER PAVIA” VITTIME DI INTIMIDAZIONI CRIMINALI

Già il nostro Comitato Politico Federale , riunitosi a Pavia il 28 dicembre aveva deciso di esprimere vicinanza e solidarietà ai compagni Veltri, Maurici e Giovannetti per le intimidazioni subite nei giorni scorsi. Il consigliere comunale di Pavia Veltri ha avuto la macchina incendiata, l’Avvocato Maurici ha subito, sul portone dello studio, il disegni di croci minacciose. Giovannetti ha avuto l’abitazione messa a soqquadro. Ora si aggiunge il tentativo di incendio, chiaramente doloso, ancora nell’abitazione di Giovanni Giovannetti.

Queste tre persone hanno in comune il fatto di essersi spese in importanti battaglie sul terreno della lotta contro le infiltrazioni mafiose a Pavia, contro le speculazioni edilizie e per la salvaguardia del territorio. Queste battaglie, alle quali il Partito della Rifondazione Comunista ha cercato di dare il suo contributo, avevano portato ad alcuni importanti risultati. E’ chiaro che ci dovranno essere indagini accurate, ma riteniamo che la radice delle intimidazioni rivolte contro queste persone sia da ricercarsi proprio nella loro meritoria attività. Il Partito della Rifondazione Comunista che , ricordiamolo, ha avuto, come lista alleata, la lista di “insieme per Pavia” nelle elezioni provinciali del 2011, oltre a impegnarsi sempre più a fondo nella medesima lotta dei compagni colpiti dalle intimidazioni di stile mafioso, fa appello ai cittadini e a tutte le forze che hanno a cuore una città “che resiste”, perché siano stroncati tutti questi episodi.

Per la federazione Provinciale di Pavia

del Partito della Rifondazione Comunista

Il Segretario

Giuseppe Abbà

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Solidarietà e vicinanza con Giovannetti contro il vile attentato mafioso

Solidarietà e vicinanza con Giovannetti contro il vile attentato mafioso

Apprendiamo solo ora che, stanotte la casa di Giovanni Giovannetti è stata data alle fiamme e rimaniamo davvero sconvolti dalla villania tipicamente mafiosa di questo ennesimo atto intimidatorio nei suoi confronti e nei confronti dei suoi due sodali Maurici e Veltri. Dove il primo si è trovato dipinta la croce a morto sulla porta del suo studio per ben due volte non più di un mese fa e il secondo con la macchina ridotta ad un mucchio di cenere qualche giorno addietro. Ci pare di vivere in una “Zona Franca” dove le leggi vengono dettati dai criminali più violenti in barba al rispetto delle regole e della convivenza civile. Viviamo in una società dove i cittadini onesti si trovano quasi soli a doversi difendere da questa sorta di giungla urbana dove vige la legge del più violento. Rifondazione Comunista Pavia esprime la sua piena solidarietà e vicinanza a Giovannetti, Maurici e Veltri e chiede a questa città un sussulto d’orgoglio. Una risposta democratica e civile ma ferma e decisa. Se oggi lasciassimo Giovanni, Franco e Walter da soli, domani sarebbe troppo tardi anche per noi. Una risposta dalla città va data contro questi atti e le persone devono mettere la propria faccia per dire no a tutto questo. Si tratta della nostra città e del modo con cui la nostra comunità ha deciso di convivere, non possiamo lasciarla alla mercé di un branco di predoni senza scrupoli e in balia alle mafie.

Rifondazione Comunista Pavia

Gli auguri di fine anno di Rifondazione Comunista

Gli auguri di fine anno di Rifondazione Comunista

Buona fine d’anno compagne e compagni. Buon anno nuovo. Abbiamo bisogno di tutte e tutti voi, come sempre, per fare in modo che la sinistra comunista, che Rifondazione Comunista sia protagonista dell’azione politica e sociale dei prossimi mesi.
Saranno settimane durissime, in cui la nostra organizzazione dovrà fare del suo meglio per contribuire in modo fattivo all’affermazione di “Rivoluzione Civile”.
Siamo convinti che la lista otterrà un grande risultato perché è l’unica lista di sinistra che possa votare chi vuole dire di NO alle politiche di Monti per il futuro e a chi non si accontenta delle grada del primo populista di turno che non dice mai una parola sul lavoro e non si schiera mai con i lavoratori e le lavoratrici.
Avanti, dunque, compagne e compagni nel 2013 per fare della sinistra italiana nuovamente un luogo di partecipazione sociale, democratica, antifascista, laica e anticapitalista.
BUON ANNO DI CUORE!!!

Auguri di buon anno a Josè Mujica

Auguri di buon anno a Josè Mujica

Mentre i leader di altri paesi poveri vivono in lussuosi palazzi e i parlamentari risiedono in suite di hotel a 5 stelle, il presidente dell’ Uruguay, Josè Mujica, primo presidente al mondo ad aver donato il 90% del suo stipendio ai poveri, vive in un antico casale situato a pochi chilometri di distanza dalla capitale .
77 anni, vegetariano, vive con sua moglie e il suo cane a tre zam pe in una casa colonica semi fatiscente e il il bene più prezioso in possesso di questo contadino part-time è il suo vecchio “maggio lino”.
Il carismatico presidente uruguaiano José Mujica si è rifiutato di adattare il suo stile di vita alle “trappole della ricchezza “ che deri vano dall’essere la figura più potente del paese.
Non vi è alcuna possibilità che si verifichino a suo carico scandali per spese non giustificate o per evasione fiscale poiché trattiene per sé a malapena il 10% dello stipendio (circa 7.500, cioè molto meno di un insignificante consigliere regionale o di uno oscuro deputato italiano) mentre il 90% lo devolve ai bisognosi!
Senza scorta e cortei di auto blindate, l’unico segno del suo importante ruolo è rappresentato dalla coppia di agenti di polizia che fanno guardia fissa alla fine del suo viottolo di casa..
Josè Mijuca, ex della sinistra rivoluzionaria, in un’intervista alla BBC ha candidamente dichiarato: “Mi chiamano il presidente più povero del mondo, ma io non mi sento povero. I poveri sono coloro che lavorano solo per cercare di mantenere uno stile di vita costoso e vogliono sempre di più. E’ una questione di libertà. Se non si dispone di molti beni allora non c’è bisogno di lavorare per tutta la vita come uno schiavo per sostenerli, e si ha più tempo per se stessi”.

Cordoglio per la scomparsa di Rita Levi Montalcini

Cordoglio per la scomparsa di Rita Levi Montalcini

Video caricato il 26 aprile 2010

http://www.youtube.com/watch?v=fH-pywx_Vcg&feature=player_detailpage

Esprimo il mio più profondo cordoglio per la scomparsa di Rita Levi Montalcini, una grandissima scienziata e una grandissima donna, un esempio importante per il nostro paese, un esempio di profonda dignità e laicità.

Paolo Ferrero

Liberazione on line, dal 7 gennaio 2013

Liberazione on line, dal 7 gennaio 2013

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Ingroia, Gino strada: “Una persona onesta e degna della massima fiducia”

Ingroia, Gino strada: “Una persona onesta e degna della massima fiducia”

“Non voto da trent’anni. Mi piacerebbe tornare a farlo, questa volta. Ma devo ancora decidere”. Gino Strada, il fondatore di Emergency, in questi giorni è a Khartum, la capitale del Sudan, dove segue il centro di cardiochirurgia. Il suo nome è stato fatto da Antonio Ingroia, tra i possibili candidati della lista per il “Quarto Polo”. E lui non sembra voler rispedire al mittente la proposta. Alessandro Gilioli ha ospitato una sua intervista sul suo blog.

“Per quello che lo conosco, Ingroia mi sembra una persona onesta e degna della massima fiducia – dice Strada -. Sto seguendo questo movimento arancione con interesse. Mi interessa soprattutto che ci sia una forza politica che metta al centro del suo programma e delle sue pratiche concrete la pace e i diritti del cittadino. Comunque, vedremo”. Parole confortanti che non mancano però di mettere l’accento su una delle questioni più delicate, quella della formazione delle liste. “Se vedessi che questo movimento arancione diventa un centro di raccolta differenziata dei trombati delle ultime elezioni e dei loro apparati, diciamo che smetterebbe di interessarmi”. Il ragionamento è sulla ferita che nel governo Prodi/2006 ha prodotto la vicenda della partecipazione italiana alla guerra in Afghanistan. “All’indomani della grande manifestazione di Roma per la pace – dice nell’intervista a Gilioli – nel 2006, il centrosinistra è andato al governo e ha confermato la scelta della guerra. Inclusi alcuni dei politici che erano con noi a quel corteo”. “L’Italia è in guerra da più di dieci anni – aggiunge Strada – e nessuno dice niente. Una cosa inimmaginabile in nessun Paese civile. Ma lo sa lei che ogni anno spendiamo un miliardo di euro per tenere quattromila soldati in Afghanistan? Un miliardo di euro! Io non so come possano accettare questa cosa le persone che non hanno un lavoro o una casa, che non arrivano alla fine del mese”.

Bocca e Abitat, la lotta paga

Bocca e Abitat, la lotta paga

Bocca e AbitatTratto da: “L’Informatore” del 28/12/2012

(Clicca sull’articolo per ingrandire e facilitare la lettura))

La stampa zittita e minacciata: quando i giornalisti fanno il loro dovere

La stampa zittita e minacciata: quando i giornalisti fanno il loro dovere

Quarto giorno di lotta nel Sulcis

Quarto giorno di lotta nel Sulcis

Dalla politica per gli operai nel Sulcis nessun segnale, ma arriva con forza la solidarietà di Paolo Ferrero, Segretario Nazionale di Rifondazione Comunista: “La giornata di Natale i lavoratori della ex Rokwool l’hanno passata murati vivi dentro una miniera di Iglesias, nel Sulcis. Stanno lottando contro la regione che prima ha firmato un accordo per reinserirli nelle aziende di bonifica del sito minerario e poi gli ha proposto una assunzione di una azienda che non da alcuna garanzia di continuità produttiva. I lavoratori – continua il Segretario – hanno giustamente rifiutato e adesso la giunta regionale di destra sta facendo una campagna stampa contro i lavoratori dicendo che rifiutano il lavoro. Oltre al danno la beffa! Denunciamo questa situazione intollerabile in cui la giunta regionale vuole mantenere precari i lavoratori solo per poterli ricattare, anche sul piano elettorale”.

Tanta è anche la solidarietà da parte delle persone.
“Ma non è quella che cercavamo – spiega Ivano Sais, ventiduenne di Villamassargia, portavoce della protesta dei “Figli della Crisi. – La gente si ferma, ci porta di tutto, capisce il nostro messaggio e la nostra protesta pacifica. Qui ci alterniamo, siamo una cinquantina ma le adesioni stanno aumentando, non solo dal Sulcis. Per venerdì prossimo – aggiunge – si sta organizzando una iniziativa con operai, artigiani, commercianti del territorio. E poi – continua – siamo sempre in contatto con i lavoratori della Rockwool che stanno lottando come noi. A casa i nostri genitori ci seguono con preoccupazione, ma anche tanto orgoglio. Sono ovviamente giu’, avrebbero voluto passare con noi le feste, ma condividono la nostra decisione. Dobbiamo stare qui, lottare e far capire che questa e’ la nostra terra e da qui non vogliamo essere costretti ad andare via”.

Micro intervista a un batterio

Micro intervista a un batterio

Micro intervista a un batterio

Intervistatore. Gentile signor microbo la ringrazio di averci concesso un’intervista, anzi visto che lei è microscopico, una miscro-intervista.

Batterio. Piacere tutto mio, però la prego mi chiami almeno batterio, le piacerebbe se la chiamassi vertebrato?

Intervistatore. Va bene, ma per favore alzi la voce se no non rimane nulla nel nastro del registratore.

Batterio. Lo so per voi non solo siamo invisibili, ma anche inascotabili. Però se non ci fossimo noi, anzi se non ci fossimo stati nel passato voi dove sareste?

Intervistatore. Mi faccia capire.

Batterio. Prima della vostra Storia con la S maiuscola ci sono state un po’ di pre-istorie un poco più lunghe, non so se si rende conto? E prima delle vostre masse cellulari miliardarie c’è stato qualche povero essere solitario che si è dato da fare a mantenere in vita… la vita e magari organizzare qualcosa di utile per il futuro.

Intervistatore. Ma mi parli un po’ di lei, lasci stare il passato.

Batterio. Io sono un po’ dei miei antenati, ma non come voi, io sono esattamente come loro. Ogni loro metà è la mia metà, ogni mia metà è la loro metà.

Intervistatore. Veniamo a noi… agli ultimi sei mesi se non le dispiace, che io sono un giornalista non un filosofo e tantomeno uno storico.

Batterio. Allora sei mesi fa vagavo triste e sconsolato, perché ero solo. Non è che non facevo incontri, ma erano tutti, come dire… superficiali. Una volta per esempio ero finito sulla pelle di un signore molto pulito, e lì non c’era nessuno, sembrava un deserto. Cosa dico un deserto? Un giorno momenti annegavo, c’è stata un’alluvione pazzesca, stavo quasi per finire in una specie di buco nero, per fortuna sono rimasto aggrappato a un’unghia e poi sono atterrato su un panno umido e morbido. Ma appena dopo una signora che viveva con quel tipo di prima – penso io – ha preso il prato tenero dove ero atterrato e l’ha messo su dei capelli di un colore che non avevo mai visto, e strofinava, che a me veniva il mal di mare, e poi sono atterrato di nuovo, ma ‘sta volta in una foresta e mi sembrava ci fosse un terremoto. Non solo, dopo un po’ è venuto un vento caldo e asciutto e allora ho pensato che c’era davvero quell’effetto serra che avevo sentito nominare nei miei viaggi da una persona all’altra. Sopravvissuto allo tsunami, al terremoto, al ghibli, ai coloranti tossici, per qualche ora sono stato al buio tiepido sotto un cappello. Mancava quasi l’ossigeno, ma io ne posso fare anche a meno, non mi do mica tante arie come voi esseri evoluti. Sarò primitivo, come dite voi, ma mi so adattare molto meglio. Vediamo se viene una catastrofe ecologica chi sopravvive? Per tornare ai miei viaggi, o forse è meglio dire pellegrinaggi, perché poi sono arrivato alla méta, o si dice metà? non so mai dove mettere l’accento, non ho studiato e ho un quoziente d’intelligenza limitato, mi scusi. Dicevo che ero lì al caldo e al buio quando vengo scoperto, non dalla poli… pulizia, dalla signora, mi sta attento o no? e cado in un mare, anzi per me era come un oceano, tutto bianco e cremoso. Però lì stavo bene, anzi finalmente potevo mangiare qualcosa, che noi siamo abituati a digiunare, però fino a un certo punto, dopo un po’ dobbiamo entrare in letargo, se non arriva niente di alimentare, ma con lo spreco che fate oggi non c’è pericolo. Dicevo che ero in quell’oceano lattiginoso, e lì c’era anche un bel po’ di miei correligionari, stavo quasi per attaccare discorso, quando vengo sbattuto giù di nuovo in una gola profonda. Ma fin lì… noi siamo abituati a essere sbattuti, dovreste chiamarci sbattéri, però poi mi sono trovato in una caverna enorme, dove si sentivano rumori tremendi, come se ci abitasse un Orco affamato, e poi sono arrivati i nostri nemici, gli scissionisti, in elicottero, e ci volevano sterminare, tra l’altro distruggendo anche parti della caverna, finché un’ondata di acidi li ha sterminati, e stava sterminando anche me se non avessi avuto la fortuna e la prontezza di infilarmi in un semino. Lì dentro non ero solo, c’erano profughi di tante specie e, come in un’enorme Arca di Noè, abbiamo navigato per giorni, non so quanti, e si sentivano borbottii e tuoni. Si vede che fuori c’era una tempesta. Poi, dopo un boato come di una ca… cascata, siamo volati all’aperto. All’aperto? Solo un attimo, poi ancora sott’acqua e questa volta sembrava di essere sull’ottovolante, e gira a destra e gira a sinistra, e poi ancora a destra, insomma, per farla breve siamo finiti in un campo, ma non vi dico quanto su e giù, caldo e freddo, secco e umido, che volevo quasi mettermi la corazza e ibernarmi. Solo che alla fine, da quel campo è spuntato qualcosa, e pian piano mi ha portato su, ma era un movimento impercettibile, ti sembrava di non muoverti, invece ogni giorno vedevi il sole più in alto, ma forse era la stagione che andava avanti. Non solo, perché poco tempo dopo, non chiedetemi il giorno e il mese, che non sono ancora arrivato a studiarli, io vado a cicli di stagioni, dovreste ricominciare a farlo anche voi, sempre a guardare gli orologi non vi avanza mai il tempo. Allora ero in cima a una bella pianta di granoturco, se non l’aveva ancora capito, e mi prendevo il sole di giorno e la rugiada di notte, una meraviglia. Solo che, alé, un bel giorno, come dicevo, altro sbattimento e infilamento e abbuiamento e annegamento. Insomma sono finito dentro una grossa cupola, sembrava una discoteca, e in effetti c’era un certo fermento e anche della bella musica, se possiamo chiamare musica certi rumori moderni. Insomma mancava l’ossigeno, ma c’era un bel caldo e un bell’ambiente, si era creata anche una certa atmosfera, mi stavo facendo un sacco di amici e avevo adocchiato una bella batteriella. In effetti ero stufo di fare sesso da solo, a un certo punto bisogna dire basta alla clonazione e cercare di scambiare qualcosa con gli altri, specie se sono geni. In effetti la mia amichetta ne aveva di geni che mi interessava scambiare, e anche a lei non dispiaceva farlo con i miei. Ma proprio sul più bello cosa ti capita? arriva un’ondata di roba da mangiare, e fin lì… ma dentro, nascosti, mimetizzati, stavano le spie, i killer, non so come chiamarli, gli sterminatori, i nazisti, insomma avete capito: gli antibiotici. E qui sarebbe finita la mia storia, se non ci fosse stata un’evoluzione e si fosse sviluppata la Resistenza.

Intervistatore. La resistenza?

Batterio. Sì perché? non ne ha mai sentito parlare? Guardi che è sempre stato così nella Storia come nella preistoria, la morale è la stessa: resistere, resistere, resistere.

La Cooperativa Portalupi augura buone feste

La Cooperativa Portalupi augura buone feste

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Mortara nella storia: Il ventennio fascista. Un calendario di “revisionismo storico”.

Mortara nella storia: Il ventennio fascista. Un calendario di “revisionismo storico”.

Mortara nella storia: Il ventennio fascista
Un calendario di “revisionismo storico”.

L’Informatore Lomellino ha allegato in omaggio al numero del 19 dicembre 2012, curato dall’associazione “The Grup” un calendario 2013 intitolato “Mortara nella storia:Il ventennio fascista”.  Mi domando, con tutti gli argomenti che ci sono, come ha fatto L’informatore Lomellino a scegliere proprio questo, anche in considerazione dell’attuale momento politico.  Nulla da eccepire sulle foto, prese in gran parte dall’Archivio del Comune di Mortara, anche se bisogna rilevare che, essendo appunto foto ufficiali, non danno esattamente l’idea di cosa fu il ventennio fascista. Comunque anche le foto ufficiali fanno parte della storia  e si possono intravvedere alcuni aspetti della Mortara di un tempo. Quello che non condivido è il commento scritto. Ad esempio si legge “ il 28 ottobre 1922, data ricordata come la Marcia su Roma, Benito Mussolini ebbe la nomina a capo del governo del Regno d’Italia”.  Sembra quasi un normale avvicendamento costituzionale, mentre in realtà la nomina da parte del Re avvenne dopo due anni di terribili violenze squadriste. Si tace il fatto che, finanziate dagli agrari e dagli industriali, squadracce fasciste distrussero sedi politiche, sindacali e cooperative manganellarono e uccisero oppositori, costrinsero alle dimissioni amministrazioni comunali regolarmente elette.
Proprio Mortara fu l’epicentro della reazione degli agrari che si tassarono di un tanto alla pertica per finanziare squadre di delinquenti che stazionavano tutto il giorno al Caffé Santi e partivano la sera sui camion per distruggere le sedi proletarie dei paesi vicini. Su questi episodi il commento del “calendario” glissa, anzi, in tono compiaciuto, parlando del comizio di Mussolini a Mortara l’8 maggio del 1921, si dice “… i suoi seguaci (di Mussolini ) che erano riusciti a fascistizzare la frugifera Lomellina, sbaragliando in pochi mesi le leghe contadine socialiste …”.   Bella forza ! Sostenuti dal denaro del padronato, dalle armi da guerra, nonché dall’appoggio di carabinieri e polizia e delle autorità dello Stato (a Mortara il sottoprefetto David) è logico che i fascisti poterono avere il sopravvento.   Poi, sempre dai commenti del “calendario” si afferma “ in tempo di pace il consenso verso il regime fascista fu generale e sincero” per poi aggiungere che durante la guerra “ La situazione del fronte interno cambiò radicalmente”.

Ora, è controverso tra gli storici quanto sia stato ampio il consenso verso il regime. Una cosa è certa: quali erano gli strumenti per misurarlo? Forse i referendum farsa dove ci si poteva esprimere con un si o con un no, ma su schede separate, per cui il voto era palese e i seggi erano vigilati da squadristi con il manganello? O con le adunate obbligatorie di regime?  E’ certo che, come è dimostrato dagli scioperi delle mondine negli anni ’30 (nonostante gli scioperi fossero vietati e i sindacati precedenti distrutti e sostituiti con sindacati di regime), e da altri episodi, il consenso verso i fascisti, almeno tra i lavoratori, non era molto alto, anzi c’era un’avversione profonda. Si parla del “raduno delle campagnole per sentire Achille Starace (il segretario del Partito Nazionale Fascista che introdusse rituali farseschi, come il salto nel cerchio di fuoco, ecc.) a Mortara. Ho avuto già modo, in altra sede, di raccontare, dalla testimonianza di mia madre, come si svolse il “raduno”, con le mondine caricate sui camion, senza possibilità di opporsi, ecc. , quando poi, comunque, erano diffuse fra di loro, canzoni sull’uccisione di Matteotti e (altre contro il regime) gran parte di loro erano sicuramente antifasciste.    Si afferma “ gli italiani erano invitati a  donare volontariamente le fedi nuziali per donare “l’oro alla Patria”. In realtà le fedi furono tolte alle donne attraverso una pressione alla quale fu impossibile resistere. Infine, sempre sulla guerra: come ho detto più sopra, il “calendario” parla solo di cambiamento del fronte interno. Perché non si ricorda che l’Italia fascista partecipò a guerre di aggressione contro altri popoli a fianco dei nazisti, mandando a morire centinaia di migliaia di soldati con le scarpe di cartone, mentre i profittatori accumularono milioni? Non conosco i signori di the Grup, definiti “una compagnia di vecchi amici”, ma se il risultato è un calendario come questo, non possiamo che riaffermare i valori della Resistenza e della Costituzione.

Giuseppe Abbà

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I murati vivi nella miniera

I murati vivi nella miniera

di Costantino Cossu

Dietro un muro, separati dal mondo da un blocco di cemento per dire che il mondo così com’è fa schifo, è ingiusto, va cambiato. Dal 12 novembre gli operai in mobilità della Rockwool (una multinazionale danese che opera sul mercato mondiale dell’isolamento termo acustico con prodotti per l’edilizia) sono asserragliati nella galleria Villamarina della vecchia miniera abbandonata di Monteponi, nella zona di Iglesias, Sardegna sud occidentale. Chiedono con forza la ricollocazione promessa un anno fa, quando il gruppo danese ha chiuso il proprio stabilimento in Sardegna, con un accordo rimasto finora lettera morta.

Lo scorso venerdì , dopo un’assemblea convocata al termine di un vertice che si è svolto nel palazzo della Regione Sardegna, gli operai che presidiano il cunicolo hanno deciso di andare oltre: si sono murati all’interno innalzando due barriere, costruite con blocchetti di cemento, davanti ai due cancelli d’ingresso della miniera. La tensione è alta: «Murare gli ingressi vuol dire che se non si fa l’accordo da questa galleria non si esce vivi – dice uno di loro, Gianni Medda – Il segnale è molto chiaro: non c’è più tempo da perdere». «La politica deve rispettare la dignità delle persone che sono lì dentro – aggiunge Salvatore Corriga, delegato della Rsu Cgil – C’è un accordo che chiediamo venga rispettato. Vent’anni fa abbiamo lasciato le miniere con una promessa che non è stata mantenuta. Nel nostro caso è prevista la stabilizzazione nelle controllate della Regione Sardegna».
Nella tarda serata di venerdì, alla fine di un incontro con l’assessore regionale all’industria, Alessandra Zedda, la giunta di centro destra che amministra l’isola ha presentato una sua proposta: stabilizzazione degli operai, ma con contratti a tempo determinato, all’interno dell’Ati – Infras, una società pubblica gestita dalla Regione. Obiettivo, i lavori di bonifica nelle aree minerarie dismesse. Una proposta che non convince: gli operai, infatti, avevano dato ai sindacati chiare indicazioni per essere ricollocati, a tempo indeterminato, alla Carbosulcis. Occupazione della miniera, quindi, confermata. La decisione è stata presa ieri mattina nel corso di un’assemblea in cui gli operai hanno dato mandato ai rappresentanti sindacali territoriali e alla Rsu di avviare una trattativa con la Regione.
Ma anche in molte altre fabbriche sarde è un Natale di lotta. Nelle voci raccolte ieri dalle agenzie di stampa, il riflesso di una situazione drammatica. Renato Tocco da venticinque anni lavora nello stabilimento Alcoa di Portovesme. In fabbrica ci è entrato venticinquenne. «Io sono colatore in fonderia – racconta – per me è una tristezza vedere la fabbrica spenta. Il silenzio degli impianti è quasi una tortura. L’altro giorno ho fatto un giro nei reparti, mi è venuto un colpo al cuore, tutto spento, un silenzio tombale, e io ero abitato a vedere billette, anodi e impianti in funzione». Il suo pensiero va anche a quelli più sfortunati di lui, senza l’ombrello della cassa integrazione: «Bisogna fare un accordo quadro per chi lavorava nelle imprese d’appalto, ma soprattutto bisogna che ci sia una prospettiva».
Bruno Usai, quarantanove anni, in fabbrica ci è entrato ventiquattro anni fa. Delegato sindacale della Rsu Cgil, ha vissuto tutte le vertenze. «Primo sciopero dopo un mese – racconta – poi tutto il resto». Oggi la fase più nera, con la fabbrica ferma. «È il momento più triste – dice – Speriamo solo che si trovi al più presto la soluzione. Non è pensabile che per andare avanti ci si debba far aiutare dai genitori ».
Manolo Mureddu ha trentacinque anni, è un operaio degli appalti e fa parte della Rsu. È uno dei lavoratori che, in prima fila, partecipa alle diverse proteste. «La situazione è veramente difficile – spiega – anche perché questa incertezza e questa mancanza di prospettive alla fine si ripercuotono su tutto. Questo sarà un Natale tristissimo. L’unica speranza è che si chiuda anche per noi l’accordo sugli ammortizzatori sociali». Roberto Forresu, segretario della Fiom e dipendente di una delle imprese d’appalto, guarda oltre i rimedi immediati: «Più che gli ammortizzatori sociali ciò che preoccupa è la mancanza di futuro. Chiediamo il lavoro per chi l’ha perso, ma anche una soluzione complessiva della vertenza Sardegna».
Carla Usai, diciotto anni , è al quinto anno di ragioneria e fa parte del comitato «I figli della crisi». Figlia di Bruno, operaio simbolo delle proteste Alcoa, vive in prima persona gli effetti della crisi e sin dal primo momento ha aderito alla mobilitazione lanciata dai giovani del Sulcis. «Dal 23 dicembre al 2 gennaio saremo sotto il palazzo del consiglio regionale e pianteremo lì le nostre tende – dice Carla – Vogliamo dare un segnale forte con un presidio permanente durante tutte le festività».

da il manifesto

“Costruire una lista unitaria di alternativa di sinistra”

“Costruire una lista unitaria di alternativa di sinistra”

Documento approvato dal Comitato Politico nazionale di Rifondazione Comunista del 23/12/2012

Il Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista saluta positivamente la possibilità di costruire una lista unitaria di alternativa e di sinistra, portatrice di una proposta antiliberista in radicale alternativa all’agenda Monti, che abbia in Antonio Ingroia il candidato presidente.

La costruzione di questa lista unitaria, da definirsi in relazione ai soggetti sociali, culturali e politici disponibili a questa prospettiva, rappresenta il raggiungimento dell’obiettivo che ci siamo posti da mesi ed è per noi un punto politico irrinunciabile.

Solo la costruzione di un percorso unitario, di uno spazio pubblico, può infatti produrre una mobilitazione e un entusiasmo tale da determinare la presenza in parlamento di una rappresentanza politica delle istanze di cambiamento sociale: dalla difesa dei lavoratori e delle lavoratrici all’opposizione al Fiscal Compact e alle politiche europee, della difesa del welfare alla lotta per la pace e per la riconversione ambientale dell’economia. Infatti nessuna delle forze oggi presenti, dall’IdV a Rifondazione Comunista, dal movimento arancione a Cambiare si può, da sola, ha la possibilità di superare la soglia di sbarramento. Solo una lista che aggreghi l’insieme di forze politiche, sociali e culturali che si sono opposte al governo Monti, può rappresentare un punto di riferimento reale per quanti non si riconoscono né nell’alleanza dei democratici e progressisti, né in Grillo.

Il comitato Politico nazionale decide quindi di dare mandato alla segreteria nazionale di operare per la costruzione di questa lista e di riconvocare il CPN per validare questo percorso.

Questa scelta è finalizzata al pieno rilancio del nostro progetto politico, non vuole ripercorrere l’esperienza della sinistra arcobaleno e non ha nulla a che vedere con lo scioglimento del partito o con la sua fine. Come abbiamo detto mille volte, Rifondazione Comunista è necessaria ma non sufficiente, ed in questa linea ci muoviamo.
Necessaria, quindi Rifondazione deve esserci per l’oggi e per il domani.
Non sufficiente, quindi contribuiamo alla costruzione di una lista unitaria.

In questo quadro, ci presenteremo alle elezioni con un simbolo di coalizione, che non coinciderà con il nostro simbolo, così come accade in molti altri paesi europei: basti pensare al Izquierda Unida in Spagna, al Front de Gauche, in Francia, a Syriza in Grecia, dove i partiti comunisti o di sinistra radicale non si presentano alle elezioni con il loro simbolo ma con il simbolo della coalizione. E’ un passaggio necessario che dovremo gestire come partito, con una propaganda in cui Rifondazione Comunista dia indicazione di voto per la lista unitaria.

Il Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista ringrazia i compagni e le compagne che hanno raccolto le firme sui referendum del lavoro e sulle pensioni e ritiene gravissimo che il Presidente della Repubblica abbia deciso di sciogliere le Camere nel corso del 2012, rendendo così impossibile la regolare presentazione dei referendum stessi. Referendum che depositeremo comunque il 9 gennaio, attivando tutti i percorsi politici e legali per rivendicare che essi possano svolgersi, e per i quali è dunque necessario compiere tutte le ultime operazioni necessarie.

Il Comitato Politico Nazionale saluta positivamente che con il gennaio 2013 Liberazione riprenda le pubblicazioni quotidiane, sia pure on line. Invita quindi i compagni e le compagne ad abbonarsi a Liberazione on line, per garantire la riapertura e la continuazione di questa preziosa voce di opposizione.

Auguri dalla Corte dei miracoli

Auguri dalla Corte dei miracoli
CORTE DEI MIRACOLI: La Banda del Folk
.: Dall’Irish alle pizziche pugliesi, dalle Mondine ai Partigiani…la musica della Resistenza, della Memoria, della Lotta :.

Cari amici/amiche,
la Corte vi augura serene feste e buon anno! … ovviamente al ritmo del Folk!

Cogliamo l’occasione per ringraziarvi tutti per il continuo e bellissimo supporto che ci avete dato anche quest’anno.
Un anno per noi meraviglioso, decisamente indimenticabile!
Abbiamo conosciuto persone fantastiche e fatto esperienze che ricorderemo per sempre…

Per il 2013 abbiamo in cantiere tante novità: nuovi concerti, nuova scaletta, nuovi brani inediti, nuovi eventi con la nostra Associazione Musicale G.A.P. – Gruppo Armonie Popolari, in arrivo anche un restiling del nostro Website e, per concludere in bellezza il 2012, è arrivato anche un nuovo componente del gruppo!
A breve vi aggiorneremo su tutto e ci sarà anche una sorpresa che vi renderà partecipi in prima persona 🙂

Insomma, continuate a seguirci e sarete sempre aggiornati su quello che accade nella “piccola grande famiglia della Corte dei Miracoli”.

Vi ricordiamo tutti i nostri spazi web:

Sito: www.cortedeimiracoli.net
Qui trovate tutte le informazioni riguardo alla band, i concerti, chi siamo ed anche tutte le info tecniche.

Youtube: www.youtube.com/cortefolk
Ovviamente qui ci sono tutti i nostri video Live…

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CLAUDIO GRASSI: “GRAVE ATTO DI NAPOLITANO”

CLAUDIO GRASSI: “GRAVE ATTO DI NAPOLITANO”

CLAUDIO GRASSI: “GRAVE ATTO DI NAPOLITANO”
Il Presidente Napolitano ha concluso la legislatura con un altro grave atto contro la democrazia. Già era successo con la nomina a Senatore a vita di Monti il giorno prima di dargli l’incarico di capo di Governo. Oggi con la decisione di sciogliere le Camere e non attendere i primi giorni del 2013, come aveva chiesto il comitato promotore dei referendum, annulla il valore di oltre 500.000 firme che erano già state raccolte. Migliaia di banchetti, migliaia di persone che al freddo hanno dedicato il loro tempo libero e il loro impegno, annullati in un minuto. Il popolo italiano non potrà quindi pronunciarsi per abolire l’art 8 e ripristinare art 18. La responsabilità di tutto questo è di Napolitano e di tutti partiti che hanno sostenuto Monti che non hanno speso una parola per garantire questo diritto democratico.

Lettera alle compagne e ai compagni di Rifondazione Comunista

Lettera alle compagne e ai compagni di Rifondazione Comunista

di Paolo Ferrero
Care Compagne e Cari Compagni,
come deliberato in varie riunioni della Direzione nazionale e del Comitato Politico Nazionale, stiamo lavorando per la costruzione di una lista unitaria di sinistra che si presenti autonomamente alle prossime elezioni.
E’ questo un obiettivo necessario per evitare che proprio le forze che si sono opposte alle politiche del governo Monti siano escluse dal prossimo Parlamento, e con esse le ragioni dei diritti del lavoro, dell’opposizione al Fiscal Compact e alle politiche europee, della difesa del welfare. Sarebbe un fatto assai negativo per il nostro partito e per il nostro progetto politico.
Nessuna di queste forze, dall’IdV a Rifondazione Comunista, dal movimento di De Magistris ad Alba ha, da sola, la possibilità di eleggere. E’ invece evidente che una lista che tenga insieme l’arco di forze politiche, sociali e culturali che si sono opposte al governo Monti, può rappresentare un punto di riferimento reale per quanti non si riconoscono né nell’alleanza dei democratici e progressisti, né in Grillo.

Questa scelta non ha nulla a che vedere con lo scioglimento del partito o con la sua fine. Come abbiamo detto mille volte, Rifondazione Comunista è necessaria ma non sufficiente, ed in questa linea ci muoviamo.
Necessaria, quindi Rifondazione deve esserci per l’oggi e per il domani.
Non sufficiente, quindi contribuiamo alla costruzione di una lista unitaria.
Ovviamente in questo quadro, dovremo presentarci alle elezioni sotto un simbolo di coalizione, che per forza di cose non potrà coincidere con il nostro simbolo. Si tratta di una situazione presente anche in altri paesi europei – basti pensare al Izquierda Unida in Spagna, al Front de Gauche, in Francia, a Syriza in Grecia – dove i partiti comunisti o di sinistra radicale non si presentano alle elezioni con il loro simbolo ma con il simbolo della coalizione. E’ un passaggio necessario che dovremo gestire direttamente come partito, con una propaganda apposita che specifichi che Rifondazione Comunista invita a votare la lista unitaria.
Questo lavoro di costruzione della lista unitaria è tutt’ora in corso ed ha visto la nostra partecipazione attiva alle assemblee di Cambiare si può, così come abbiamo espresso una valutazione positiva sulla possibilità che sia Antonio Ingroia a svolgere la funzione di candidato presidente per il quarto polo.
Come ogni percorso unitario vi sono svariati problemi e stiamo lavorando affinché questo percorso trovi due primi momenti di sintesi nelle assemblee convocate per il 21 da Ingroia e per il 22 da “Cambiare si può”. In quel contesto si avrà una prima definizione della fisionomia del quarto polo e della lista che lo dovrà concretamente realizzare, alla quale intendiamo partecipare praticando il principio della reciprocità.
Ho ritenuto necessario rivolgervi questa lettera perché la fase è molto complicata ed in assenza del nostro giornale, vi è una seria difficoltà ad informare correttamente i compagni e le compagne su quanto sta avvenendo.
Nella convinzione di operare nella giusta direzione per la causa di tutti noi.

I lavoratori Abitat manifestano di fronte al Municipio di Vigevano

I lavoratori Abitat manifestano di fronte al Municipio di Vigevano

HabitatClicca sull’articolo per imgrandire.

Tratto dall‘Informatore del 20 dicembre 2012.

Presidio degli operai dell’impresa Bocca

Presidio degli operai dell’impresa Bocca