Archivio for gennaio, 2013

Nuovi concerti della Banda del Folk Corte dei Miracoli

Nuovi concerti della Banda del Folk Corte dei Miracoli
CORTE DEI MIRACOLI: La Banda del Folk
.: Dall’Irish alle pizziche pugliesi, dalle Mondine ai Partigiani…la musica della Resistenza, della Memoria, della Lotta :.

Dopo le bellissime serate di gennaio all’Arci Pessina ed all’Arci RadiAut, si ritorna sul palco per un febbraio ricco di concerti…

VENERDI’ 1 FEBBRAIO @ AMBROSOLI A PAVIA
Al termine dell’intervento di Ambrosoli che si terrà alle ore 20:30, chiuderemo la serata in un set super-acustico, sicuri però che Pavia ballerà comunque sulle note del Folk, come ci ha sempre dimostrato! 🙂
P.zza Ciceri (V.le Libertà, difronte ex Blockbuster)
EVENTO FACEBOOK

VENERDI’ 8 FEBBRAIO @ HANGAR 22 (L’osteria)
Via Bressana-Salice 22 (SP1 KM 18) – Retorbido (PV)
*SET-ACUSTICO
www.hangar22.it


SABATO 9 FEBBRAIO @ VINILMANIA
La più importante manifestazione italiana dedicata al collezionismo discografico
Parco Esposizioni di Novegro (MI) *vicino aeroporto di Linate
>> inizio concerto ore 14:30 <<
www.vinilmaniaitalia.com

Siamo in attesa di conferme per altre date a febbraio. Seguiteci sui nostri spazi web (Facebook, Twitter, Sito) e vi terremo aggiornati!

FOOOOOOOLK!!!


Rimani aggiornato sulla Corte! Maggiori info, video Live e tutti i concerti su:
Sito: www.cortedeimiracoli.net
Youtube: www.youtube.com/cortefolk
Twitter: @cortefolk

Iscriviti al
Gruppo Ufficiale su Facebook
: www.facebook.com/groups/cortedeimiracoliband

RIVOLUZIONE CIVILE – INCONTRO CON FALCONE, TORREALTA E CANDIDATI PAVESI

RIVOLUZIONE CIVILE – INCONTRO CON FALCONE, TORREALTA E CANDIDATI PAVESI

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Conferenza stampa a Pavia lista ETICO per le elezioni regionali

Conferenza stampa a Pavia lista ETICO per le elezioni regionali

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Diossina a Parona

Diossina a Parona

Tratto da Nuova Stagione: index.php?option=com_content&view=article&id=298&Itemid=330

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I giornalisti candidati in Rivoluzione Civile

I giornalisti candidati in Rivoluzione Civile

Rifondazione c’è. Con Rivoluzione Civile

Rifondazione c’è. Con Rivoluzione Civile

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Per non dimenticare Roberto Franceschi

Per non dimenticare Roberto Franceschi

23 gennaio 1973 – 23 gennaio 2013

<http://www.pernondimenticare.net/iniziative/481-23-gennaio-1973-23-gennaio-2013?format=pdf> PDF

<http://www.pernondimenticare.net/iniziative/481-23-gennaio-1973-23-gennaio-2013?tmpl=component&print=1&page=> Stampa

<http://www.pernondimenticare.net/component/mailto/?tmpl=component&link=930c43a925e284dfd2f9c26a6881b2bb2fd937d4> Email

Roberto Franceschi

“Era un compagno, era un combattente 
per il Socialismo e per la Libertà: 
per questo il governo un plotone mandò 
e un sicario alle spalle sparò.”

E’ la prima strofa della canzone che la commissione musicale del Movimento Studentesco scrisse nel 1973 per ricordare il sacrificio di Roberto Franceschi. Una canzone che negli anni ’70 a Milano era diventata un po’ quel che 10 anni prima era stata “Per i morti di Reggio Emilia” dedicata ai cinque operai uccisi dalla polizia il 7 luglio 1960: un’espressione popolare d’affetto e denuncia per un compagno di lotta assassinato e la trasmissione orale del ricordo del suo sacrificio.

Fu così che anche grazie a “Compagno Franceschi” nell’arco di quasi un decennio molte migliaia di giovani e meno giovani conobbero la figura di Roberto e le circostanze in cui perse la vita. 
Oggi però quella canzone non la canta più nessuno e anche il ricordo di Franceschi, nonostante la mole del monumento alla sua memoria – un mastodontico maglio posto davanti all’università Bocconi -, anno dopo anno rischia di affievolirsi nella coscienza collettiva della Milano democratica. Per questo oltre che invitare a leggere la storia di Roberto nelle pagine del sito Fondazione Roberto Franceschi, vogliamo ricordarla brevemente qui anche noi.

Roberto Franceschi nel 1973 aveva 21 anni, studiava economia politica all’università Bocconi ed era un militante del Movimento Studentesco.

La sera del 23 gennaio di quell’anno il collettivo M.S. Bocconi, di cui Roberto era un dirigente, aveva indetto un’assemblea tra lavoratori e studenti presso l’aula magna dell’università; il rettore Gaetano dell’Amore contrariamente ad una prassi ormai acquisita aveva vietato l’ingresso nell’ateneo ai non iscritti, cioè di fatto aveva vietato l’assemblea; per imporre quella decisione un reparto di polizia (che allora si chiamava “celere”) era schierato davanti all’ingresso dell’università. 
Non appena gli studenti e i lavoratori giunti per partecipare all’assemblea accennarono una protesta i “celerini” non esitarono a caricarli: ci fu un breve scontro e quando già i manifestanti si stavano allontanando agenti e funzionari di polizia aprirono ripetutamente il fuoco contro di loro con le rivoltelle d’ordinanza. 
Due giovani furono colpiti alle spalle: Roberto Franceschi al capo e Roberto Piacentini, un operaio della Cinemeccanica di Milano, alla clavicola. 
Piacentini nonostante la gravità della ferita si salvò, Franceschi morì il 30 gennaio dopo sette giorni d’agonia.

23 genn 1973 – 23 genn 2013: gli eventi per il 40° anniversario dell’uccisione di Roberto Franceschi

IL MONUMENTO A ROBERTO FRANCESCHI PATRIMONIO DELLA CITTÀ DI MILANO

<http://www.fondfranceschi.it/img/monumento.jpg/image_view_fullscreen> Manifesto monumento

Il 23 gennaio 2013 alle ore 11.00 il Maglio di acciaio alto sette metri posto nel 1977 nel luogo in cui Roberto cadde, in via Bocconi a Milano, di fronte alla sua Università, viene ufficializzato come Monumento Cittadino dal Sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Intervengono Lidia Franceschi, Presidente Onorario della Fondazione Roberto Franceschi Onlus, Enzo Mari, il cui contributo fu decisivo per la realizzazione dell’opera, e il Rettore dell’Università Bocconi Prof. Andrea Sironi.

Il Maglio fu scelto al termine di un lungo ed eccezionale processo di elaborazione collettiva da parte del mondo artistico milanese sia per le sue proporzioni architettoniche, sia in quanto simbolo primario del lavoro. Ai piedi dell’opera è posta una targa di bronzo che riporta la scritta:
“A Roberto Franceschi e a tutti coloro che nella Nuova Resistenza dal ’45 ad oggi caddero nella lotta per affermare che i mezzi di produzione devono appartenere al proletariato”.

La storia del monumento è stata magistralmente raccontata dai Professori Francesco Poli e Ezio Rovida nel libro “Che cos’è un monumento <http://www.fondfranceschi.it/pubblicazioni/book_monumento> “, disponibile gratuitamente come ebook sul sito www.fondfranceschi.it.

SERATA IN RICORDO DI ROBERTO FRANCESCHI

In apertura della serata del 23 gennaio 2013 – alle ore 20.00 – presso l’Aula Magna dell’Università Bocconi in via Gobbi 5 a Milano, Lidia Franceschi e Andrea Sironi, Rettore dell’Università, assegnano le Borse di Studio intitolate a Roberto Franceschi, destinate a finanziare progetti di ricerca su argomenti attinenti ai temi della povertà e della disuguaglianza. I vincitori entrano di diritto a far parte del Network Roberto Franceschi, la rete sovranazionale di studiosi premiati negli anni dalla Fondazione.
The History Boys

La serata prosegue con lo spettacolo “The History Boys” tratto da un testo di Alan Bennett (2004), a cura della Compagnia <http://www.elfo.org/stagioni/20122013/tournee/thehistoryboys.html> Teatro dell’Elfo con la partecipazione di Elio De Capitani, che ringraziamo per la collaborazione. Lo spettacolo, acclamatissimo nelle precedenti stagioni, non è attualmente in cartellone a Milano e viene rappresentato eccezionalmente in questa occasione.

Serata di raccolta fondi destinati all’attività della Fondazione Roberto Franceschi Onlus.
E’ gradita un’offerta libera a partire da 20,00 euro.

Poiché la sala ha un numero limitato di posti, l’ingresso prevede la prenotazione obbligatoria.
Per informazioni e prenotazioni scrivi a <mailto:eventi@fondfranceschi.it> eventi@fondfranceschi.it.

Puoi effettuare la tua donazione tramite:

* bonifico bancario IBAN IT51W0335901600100000013636

* <http://www.fondfranceschi.it/materiale-vari-portale/donazioni-1/> PayPal

Causale del versamento: oltre al tuo nome e cognome, indica “Donazione a favore della Fondazione R. Franceschi Onlus / 23 gennaio 2013”, poiché tutte le donazioni alla Fondazione Roberto Franceschi Onlus sono deducibili o detraibili <http://www.fondfranceschi.it/materiale-vari-portale/donazioni-1> .

Dopo aver fatto la donazione, invia un’email di conferma a eventi@fondfranceschi.it indicando nome, cognome, indirizzo email per ogni partecipante.

MOSTRA “1966-1976 MILANO E GLI ANNI DELLA GRANDE SPERANZA. ARTISTI, STUDENTI, LAVORATORI TRA IMPEGNO E UTOPIA”

<http://www.fondfranceschi.it/img/mostra.jpg/image_view_fullscreen> ._A3_mostra.jpg

La Fondazione Roberto Franceschi Onlus promuove dal 23 gennaio 2013 al 10 aprile 2013 presso gli spazi espositivi dell’Università Bocconi la Mostra “Milano e gli anni della grande speranza”.
L’iniziativa si propone di ricostruire il decennio 1966-1976 attraverso le spinte positive e le grandi speranze che lo caratterizzarono: giustizia sociale, progresso economico e civile, lavoro, diritto allo studio, libertà e diritti civili, liberazione della donna, ricerca della felicità.
La Mostra prende spunto dalla straordinaria mobilitazione degli artisti milanesi per la realizzazione del Monumento a Roberto Franceschi; per questa ragione si è scelto di invitare prioritariamente gli artisti che parteciparono allora con la presenza attiva o col contributo delle loro opere.

Sono state raccolte tra gli artisti o i loro eredi e collezionisti oltre 60 adesioni, grazie a cui sono disponibili opere di:
Gabriele Amadori, Enrico Baj, Iginio Balderi, Paolo Baratella, Vittorio Basaglia, Valentina Berardinone, Gustavo Bonora, Davide Boriani, Antonio Calderara, Ezio Campese, Giovanni Canu, Eugenio Carmi, Nicola Carrino, Pietro Cascella, Enrico Castellani, Alik Cavaliere, Mino Ceretti, Gianni Colombo, Florenzio Corona, Nino Crociani, Dadamaino, Fernando De Filippi, Bruno Di Bello, Agenore Fabbri, Attilio Forgioli, Alberto Fornai, Paolo Gallerani, Alberto Ghinzani, Emilio Isgrò, Enzo Mari, Elio Mariani, Umberto Mariani, Lino Marzulli, Fabio Mauri, Franco Mazzucchelli, Fabrizio Merisi, Paolo Modica, Gottardo Ortelli, Gianfranco Pardi, Lucia Pescador, Vitale Petrus, Pino Pinelli, Arnaldo Pomodoro, Giò Pomodoro, Carlo Ramous, Silverio Riva, Giovanni Rubino, Emilio Scanavino, Paolo Schiavocampo, Mario Schifano, Rino Sernaglia, Francesco Somaini, Guido Somarè, Sandro Somarè, Giangiacomo Spadari, Pino Spagnulo, Pippo Spinoccia, Mauro Staccioli, Emilio Tadini, Alberto Trazzi, Tino Vaglieri, Nanni Valentini, Grazia Varisco, Luigi Veronesi, Luigi Volpi.

Una sezione fotografica permetterà di tematizzare il periodo nei suoi aspetti storici, culturali, sociali attraverso opere di Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Carla Cerati, Uliano Lucas, Francesco Radino e altri. La parte documentaria sarà integrata da manifesti e opere grafiche.

La Mostra sarà inaugurata il 23 gennaio 2013 alle ore 17 presso lo spazio espositivo dell’Università Bocconi in via Roentgen 1 a Milano (M2 Porta Genova – M3 Porta Romana – Tram 9, 15, 29/30 – Bus 79, 90, 91) e rimarrà aperta fino al 10 aprile 2013, dal martedì al venerdì dalle ore 12 alle 20. Sarà inoltre possibile visitare la mostra accompagnati da una guida previa prenotazione all’indirizzo eventi@fondfranceschi.it.

Comitato Scientifico
Ezio Rovida (ideazione, coordinamento del progetto e consulenza storica)
Francesco Poli (curatore artistico)
Francesco Radino (curatore sezione fotografia)
Anna Maria Consadori, Gabriele Mazzotta, Angela Vettese, Alessandro Dalai

Collaborazioni
Studio Origoni-Steiner, Angelo Ghinzani, Angela Madesani, Tiziana Riva, Ranuccio Sodi, Giosanna Terrana, Sergio Vicario

Catalogo
Dalai editore

L’iniziativa è promossa da
Fondazione Roberto Franceschi Onlus

in collaborazione con
Università Bocconi

con il patrocinio di
Comune di Milano

grazie a
Abitare Società Cooperativa
Dalai Editore
Fondazione AEM
Fondazione Cariplo
Libraccio
Milano Energia Srl

FONDAZIONE ROBERTO FRANCESCHI ONLUS
Sede organizzativa: Via Val d’Ossola, 19 – 20162 Milano – Tel. 02 3669 5661 – Fax 02 3672 8471
eventi@fondfranceschi.it <mailto:fondazione@fondfranceschi.it> – www.fondfranceschi.it <http://www.fondfranceschi.it/homepage>

Azioni sul documento

* <http://www.fondfranceschi.it/notizie-varie/23-gennaio-1973-23-gennaio-2013-eventi/sendto_form>

Sabato 2 febbraio. Appuntamento con il grande jazz alla Coop. Portalupi con: SAMOA WEDDING TRIO

Sabato 2 febbraio. Appuntamento con il grande jazz alla Coop. Portalupi con: SAMOA WEDDING TRIO

SAMOA WEDDING TRIO_web2

Sforzesca Liva Jazz, Cooperativa Portalupi Live Music e Last Scream Records presentano:
Primo appuntamento col grande Jazz del 2013!!!

www.cooperativaportalupi.it/

Sul palco: SAMOA WEDDING TRIO

http://www.youtube.com/watch?v=uTMSDhAvN2A&feature=player_embedded

La chiamavano Italia. Auditorium Comunale di Mortara il 15 febbraio.

La chiamavano Italia. Auditorium Comunale di Mortara il 15 febbraio.

AUDITORIUM COMUNALE DI MORTARA

IL 15 FEBBRAIO H. 10 PER SCUOLE ED ASSOCIAZIONI
(e per over 80) big. 3,50

IL 16 FEBBRAIO H. 21 per PUBBLICO


se hai visto l’anteprima dello spettacolo del 30 novembre al Teatro Odeon e ti è piaciuto ! hai ora l’occasione di rivederlo e di segnalarlo a tutti i tuoi amici!!!! Perchè sabato 16 febbraio “LA CHIAMAVANO ITALIA” di e con Alex Di Maio sarà a MORTARA !!!!! non mancare!!!!!

Se invece ancora non lo hai visto…. non perdertelo un’altra volta!!!!

ANCHE A QUESTO APPUNTMENTO COLLABORERAI CON SOLETERRE AL PROGRAMMA INTERNAZIONALE DI ONCOLOGIA PEDIATRICA per garantire a migliaia di bambini malati di cancro cure mediche ed assistenza psicologica!!!!!!

“La chiamavano Italia” è uno spettacolo teatro-musicale che attraverso
un monologo teatrale colto ed ironico, alternato alle più amate
canzoni italiane ed alla proiezione di immagini storiche e di testate
giornalistiche, racconta con allegra nostalgia la storia del nostro
Paese e del Made in Italy, dal gennaio del 1946 ad agosto 2012.
Lo fa attraverso una storiella metaforica molto divertente che
racconta le avventure di una famiglia Italiana a cui nel 1946 nasce un
figlio stranamente di colore: la famiglia già raccontata dal brano
napoletano del dopoguerra “Tammuriata Nera”… Si creano quindi
situazioni divertenti, commoventi ed imbarazzanti che si intersiano ed
a volte simboleggiano i principali avvenimenti storico sociali della
prima e della seconda repubblica Italiana.

PERCHE’ E’ IMPORTANTE PER I RAGAZZI
Recentemente assistiamo ad una inesorabile fuga dei più giovani verso
altri paesi. Non solo dei cervelli ma anche di braccia: ormai non più
solo i giovani intellettuali decidono di andare all’estero per cercare
lavoro ma anche persone più semplici. Lavoratori che nel nostro paese
non riescono a ritagliarsi un’esistenza decente in cui poter costruire
una vita e magari una famiglia serenamente. Si sta sempre più creando
nei giovani un senso di sconfitta e di rassegnazione nei confronti
della vita in Italia e questo è certamente dettato dalla crisi
economica, dagli sconvolgimenti politici ma soprattutto dal fatto che
il popolo italiano ha perso di vista tutto ciò che rappresenta
l’enorme patrimonio culturale, artistico ed intellettuale di cui ogni
italiano dovrebbe sentirsi fiero custode, fruitore ed operatore.
La regola prima per riuscire in una qualunque impresa è prendere
coscienza di ciò in cui si è più forti e capaci per potenziarlo al
massimo!

“Quante volte ogni giorno sentiamo i nostri connazionali lamentarsi,
imprecare, e criticare il nostro Paese ! ” e ci ritroviamo ad
ascoltare passivamente pensando: “come dargli torto?” eppure dentro di
noi ogni volta di più sentiamo qualcosa che soffoca nel profondo: è
l’Amore per la Bellezza. l’Amore per il nostro Bel Paese. L’Italia è
una Terra sinestetica, capace di risvegliare e stimolare al meglio
tutti i nostri sensi: terra di arte, terra del bel canto, della buona
cucina e della moda. Una terra quasi completamente circondata dal mare
e dal sole. Di contro il nostro Paese è anche contraddittorio: a tanta
bellezza corrisponde purtroppo spesso altrettanta bruttura. Tutto ciò
che negli anni è riuscito a farci dimenticare il piacere di essere
Italiani e di vivere in uno dei paesi più belli del mondo.

“LA CHIAMAVANO ITALIA” racconta le due repubbliche in una maniera
nuova: la bellezza e l’amore per il paese vengoni accostati in maniera
divertente agli eventi, a volte drammatici e subdoli ma sempre
affrontati attraverso l’amara ironia dei personaggi della storia.
Tutto questo accompagnato da centinaia di immagini storiche
videoproiettate dei simboli del Made in Italy e dei personaggi sani e
vincenti della nostra attività culturale, imprenditoriale e sociale
italiana. Ogni immagine è commentata per iscritto da brevi
informazioni giornalistiche prese dalle testate dell’epoca.
Il pubblico uscirà da questo spettacolo divertito, commosso e
nostalgico ma soprattutto si fa auspicio che i ragazzi, alla fine di
questo spettacolo, possano ritrovare stimoli, fiducia ed ispirazione
per le proprie attività future in Italia: siano esse culturali,
artistiche, imprenditoriali o manovali. Riscoprendo quindi l’amore per
il Made in Italy e ritrovando la forza per ripartire e la serenità per
ricostruire i tessuti sociali e le dinamiche vincenti del nostro bel
Paese.
Inoltre i ragazzi studieranno qui la storia dell’Italia dal dopoguerra
ad oggi: parte del programma spesso trascurato per questioni di tempo.

LINK SPETTACOLO:
http://www.radioexpo2015.it/LACHIAMAVANOITALIA/HOME.html

ingresso E. 7

per info e prenotazioni 0381091811
dimaio.alessandro@gmail.com

E CON LA PARTECIPAZIONE DI STEFANIA BONOMI
alla presentazione.

Rivoluzione civile, il dentro e il fuori di noi

Rivoluzione civile, il dentro e il fuori di noi

Rivoluzione civile, il dentro e il fuori di noi

Livio Pepino ha ragione da vendere, nell’articolo di domenica su il Manifesto, a dire che “Rivoluzione civile” non è sfuggita ad una gestione verticistica del processo di formazione delle liste elettorali. Condivido pensando con rammarico, tra le altre cose, alla mancata assunzione delle candidature di Nicoletta Dosio e di Vittorio Agnoletto sostenute da larga parte del movimento e della società civile oltre che da Rifondazione Comunista. Ma quello che non bisogna perdere di vista, pure a fronte delle traversie nella definizione delle candidature, è il motivo fondamentale per cui abbiamo contribuito alla nascita della coalizione “Rivoluzione civile”, la necessità di tener aperto uno spazio politico a sinistra in un momento in cui tutti gli spazi rischiano di chiudersi, di rimettere in campo una resistenza ai meccanismi di assoggettamento al mercato, la necessità di far vivere una contraddizione e di ricostruire un’opposizione al liberismo.
Olli Rehn, commissario europeo all’economia, proprio in questi giorni ha ricordato che «chiunque vinca le elezioni in Italia ha la strada segnata» dalle riforme avviate dal governo Monti e dagli impegni europei. Riforme e impegni che non sono altra cosa da quelli precorsi dal governo Berlusconi. Pd e Sel, tanto per non smentire, hanno cominciato a dire che con il centro e Monti bisogna disporsi a un’intesa postelettorale. Che risposte diamo a una coazione a ripetere che non stiano sul piano del disimpegno o delle sortite di Grillo – tutt’altro che antisistema – aperturiste nei confronti dei fascisti di casa Pound, volte contemporaneamente a fare tabula rasa di partiti e sindacati?
Partiamo dal fatto di grande rilievo – richiamato dallo stesso Pepino – che «il programma di Rivoluzione civile è l’unico autenticamente antiliberista». Fuori di noi esiste una forte domanda di cambiamento che sta riponendo fiducia in uno schieramento unitario di opposizione e di sinistra cui è necessario dare delle risposte travalicando (non ignorando) discussioni meramente interne. Facciamo della lista “Rivoluzione civile” uno strumento per impedire che avanzi un processo di normalizzazione politica. Partiamo per l’appunto, con la convinzione che di là dalla campagna elettorale da parte nostra non può e non ci deve essere alcuna rinuncia a perseguire una “rivoluzione dal basso” e una “rifondazione profonda” dei processi di formazione delle decisioni e della rappresentanza in senso realmente democratico, processi per i quali nessuno si illuda di poter fare a meno, di volta in volta, del contributo dei movimenti o dei partiti.

Ezio Locatelli, segretario prov. Prc Torino in data:21/01/2013

Cantosociale: triangolo blu, triangolo rosa, triangolo rosso…

Cantosociale: triangolo blu, triangolo rosa, triangolo rosso…

Giovedì 31 gennaio 2013
MORTARA AUDITORIUM Istituto OMODEO ZORINI

MORTARA ISTITUTO “Omodeo Zorini”
AUDITORIUM ORE 9.30
GIORNATA DELLA MEMORIA 2013
lo spettacolo –testimonianza dei
CANTOSOCIALE
TRIANGOLO BLU, TRIANGOLO ROSA,
TRIANGOLO ROSSO…
LORO PORTAVANO
IL TRIANGOLO GIALLO

Storie, Canti, Musiche, Memorie di
DIVERSE Deportazioni
Concerto-Recital
————————–
” Prima vennero per i criminali e non parlai. Poi cominciarono a prendere gli ebrei e quando presero i sindacalisti io non parlai. Quando presero gli studenti di teologia, ammassarono gli omosessuali poi raccolsero gli immigrati e gli zingari, internarono i cattolici ,eliminarono i disabili, io non parlai. Poi vennero per me e… non c’era più nessuno che potesse parlare.”
Dai sermoni “Als die Nazis die die Kommunisten holten” di Martin Niemoller

C A N T O S O C I A L E
Piero Carcano : voce, canto, recitazione, kazoo….
Buratti Davide:contrabbasso
Gianni Rota: voce, chitarra, flauto, percussioni

IL gruppo dei CANTOSOCIALE in collaborazione con l’Archivio di storia Orale e Popolare “Fiorella Scaglioli” presenta questo concerto-testimonianza in memoria e per tener viva la memoria dell’Olocausto e le vittime dei Lager. Canti e musiche legano con le memorie della deportazione, racconti veri proposti in forma di monologhi che aiutano a capire quello che sembra impossibile spiegare: le crudeltà, gli orrori: dalle prime leggi razziali per finire ai campi di concentramento. Parole e versi dei canti e delle canzoni evocano sottili e feroci discriminazioni per arrivare all’ orrore , la disperazione, la speranza e nuovamente il lavoro massacrante , la fame , la paura, la morte dei campi di sterminio. Lo spettacolo è l’ideale seguito di DAI CAMPI DEL DOLORE, presentato in oltre 100 repliche negli ultimi anni in molte piazze italiane è , secondo lo stile del gruppo, frutto di ricerche oraliste in linea con il lavoro che accompagna da sempre i Cantosociale. Questo: TRIANGOLO BLU, TRIANGOLO ROSA, TRIANGOLO ROSSO… LORO PORTAVANO IL TRIANGOLO GIALLO prende spunto dai triangoli di stoffa che i prigionieri erano costretti a portare nei campi di concentramento,secondo la categioria cui appartenevano. Gli ebrei portavano un triangolo giallo sormontato dalla stella di David, gli internati politici(comunisti, anarchici, sindacalisti…)portavano un triangolo rosso, gli omosessuali un triangolo rosa e i testimoni di Geova un triangolo porpora .I Triangoli verdi erano riservati ai “delinquenti comuni”, quelli neri ai cosiddetti “asociali”, quelli marroni agli zingari, quelli bianchi agli scioperanti, e infine quelli blu ai prigionieri di guerra dei paesi occupati. Ogni triangolo costituisce per lo spettacolo un punto di partenza di storie e canti che si incrociano come le genti e le lingue diverse da cui provengono e che si sono coattamente ritrovate nei campi.
Alcuni canti riguardano il periodo di crescita del nazismo anche se la maggior parte provengono dai lager e sono spesso frutto di rifacimenti di canzoni d’epoca, popolari e militari, di melodie che venivano cantate addirittura dagli stessi aguzzini delle SS e venivano poi riproposte dai deportati con nuovi testi dissacranti. forti da testimonianze, poesie che entrano nei monologhi e soprattutto da canti e canzoni… A partire da quel YELLOW TRIANGLE ( Triangolo Giallo) del cantautore irlandese Christy Moore che trae spunto dalle parole dei sermoni del pastore protestante (deportato a Auschwitz) Martin Niemoller. Quelle parole:“ Sono venuti….” costituiscono un lucido e poetico atto d’accusa contro chi sapeva e non fece niente , contro GLI INDIFFERENTI, da qualsiasi provenienza fossero.
Canzoni d’autore che descrivono il periodo, musiche che accompagnano le storie e poi canti spesso divenuti simbolo in diverse nazioni, dell’opposizione all’occupazione nazista; capaci di aggregare e persino muovere alla ribellione. Alcuni canti sono in forma di preghiera corale, per infondere speranza e forza morale a dispetto delle condizioni tragiche in cui si era costretti vivere. Altri contengono versi di incredibile forza che riescono a parlare d’amore a dispetto dell’orrore, come la “Ninnananna del crematorio” scritta da un deportato costretto a portare il cadavere del proprio figlio e della moglie all’inceneritore. Altri come estrema forma di resistenza e dignità contro l’aguzzino, riescono persino ad ironizzare anche sulle camere a gas. Non mancheranno musiche della tradizione popolare yddish e zingara .In particolare alcuni brani riguarderanno specificatamente il popolo dei Rom e le altre vittime della follia nazista : disabili, malati di mente(il famigerato progetto AktionT4) e perseguitati politico-sindacali e religiosi. Per questo sono state appositamente recuperate dall’oblio alcune canzoni d’autore appositamente riarrangiate ,come del resto gli altri brani di repertorio. Tra queste “Se il cielo fosse bianco di carta” di Ivan Della Mea, un omaggio all’autore recentemente scomparso tratto dalla lettera del ragazzo galiziano Chaim lanciata oltre il filo spinato del lager di Pustkow e “Tredici milioni di uomini “ dei Cantacronache sull’assurdità del genocidio ebreo.
Musiche e brani originali dei Cantosociale infine riporteranno alla giusta attenzione anche le vicende degli I. M. I., gli INTERNATI MILITARI ITALIANI catturati e costretti al lavoro coatto nei campi dai nazifascismi, il loro rifiuto ad aderire al nazifascismo dopo l’8 settembre li obbligherà a umiliazioni, lavoro duro e soprattutto la fame e per molti oltre 60.000 su 600.000 li porterà alla morte.
I CANTOSOCIALE attivi da 16 anni sul territorio nazionale con concerti, lezioni, animazioni culturali in vari contesti; dai teatri alle biblioteche dalle piazze ai centri sociali alle strade; partecipano spesso a feste popolari, rassegne e festival musicali e sono ben conosciuti anche nelle scuole di diverso grado, dalle materne alle superiori oltre che per gli spettacoli specifici su argomenti storici, anche per i numerosi laboratori di animazione alla lettura, di ricerca e teatralizzazione della cultura orale e popolare. In particolare il lavoro in questi anni realizzato sulla Storia del nostro Paese con specifici spettacoli-tematici :dai Deportati nei Lager, alla Resistenza, dal Risorgimento alla 1^ Guerra Mondiale frutto di ricerche storiche oraliste differenziate per territorio, li ha fatti apprezzare in tutta Italia. Del gruppo ormai consolidato fanno parte Vittorio Grisolia , violinista e pluristrumentista (ocarine, baghèt, flauti popolari, mandolino, armonica a bocca…) di valore assoluto nel panorama del folk italiano. Fondamentale anche l’apporto di Christian Anzaldi, trentenne novarese , stimato maestro di chitarra è noto per la sua vivace attività musicale in gruppi rock, pop ,blues dell’area novarese –milanese. La sua molteplice versatilità strumentale dalla fisarmonica alle diverse chitarre acustiche ed elettriche oltre a dobro, banjo ha arricchito di colori e timbri la musica del gruppo.Recentemente ha arruicchito l’organico Davide Buratti apprezzato contrabbassista di estrazione jazzistica ben conosciuto anche in ambito cantautorale. Il nucleo storico è composto dall’istrionico Piero Carcano che oltre a scrivere i testi, cantare, suonare kazoo e percussioni, recita e anima (quando è il caso)conducendo “empaticamente” per mano il gruppo in simbiosi con il pubblico. A fianco a lui Gianni Rota, l’inseparabile “fratello”artistico, grintoso, ritmico e sensibile accompagnatore con la chitarra acustica, suadente ricamatore di melodie al flauto traverso nonché cantante dalla voce ruvida e “nera”. Il bresciano è un vero e proprio “rambler” di strada al servizio del gruppo, capace di districarsi in ogni situazione. I Cantosociale pur privilegiando l’aspetto emotivo e sociale del canto e della musica con gli anni hanno affinato le interpretazioni riuscendo gradualmente a caratterizzarsi di un suono distintivo : un ” corposo, appassionato e contagioso folk” capace di permeare di forza emotiva e sensibilità le diverse situazioni performanti.
C A N T O S O C I A L E
Piero Carcano : voce, canto, recitazione, kazoo….
Cristian Anzaldi: fisarmonica, chitarra acustica elettr., banjo
Grisolia Vittorio : violino, flauti etnici,baghèt,mandolino…
Buratti Davide:contrabbasso
Gianni Rota: voce, chitarra, flauto, percussioni

Info: pierocarcano3@tiscali.it tel 3335740348 www.cantosociale.it facebook: cantosociale

In anteprima le liste dei candidati di Rivoluzione Civile

In anteprima le liste dei candidati di Rivoluzione Civile

LISTE CANDIDATI “RIVOLUZIONE CIVILE”:

Clicca sui link:

CAMERA (PDF) – SENATO (PDF)

candidati_camera_rivoluzione_civile

candidati_senato_rivoluzione_civile_ingroia

Rivoluzione civile è portatrice di pace

Rivoluzione civile è portatrice di pace

Rivoluzione civile è portatrice di una cultura di pace fondata sulla giustizia e sui diritti umani. È questione di scelte: a partire dal taglio delle spese militari, compreso l’acquisto dei cacciabombardieri F35, per i quali l’Italia ha deciso di destinare 20 miliardi di euro. Il Parlamento che verrà fuori dalle elezioni del 24 e 25 febbraio potrà cambiare questa linea di investimenti, destinando tali risorse al lavoro, all’ambiente, alle politiche sociali e alla solidarietà internazionale.

In questi ultimi vent’anni si è parlato tanto di guerra cercando sempre di edulcorarne il significato: guerra giusta, guerra umanitaria, guerra preventiva, guerra al terrore, guerra senza confini, guerra infinita. La guerra che da evento eccezionale diventa fisiologica. La guerra, che vede sconfitti tutti, svuota la politica, fa carta straccia della legalità internazionale e della Costituzione italiana. Per la pace, va fatta una Rivoluzione civile. Non va perso di vista il dettato della nostra Carta che nell’articolo 11 ha fissato come principio fondamentale il ripudio della guerra.

Dopo aver conosciuto l’orrore e le barbarie del secondo conflitto mondiale, l’Italia ha fatto una scelta politica netta a favore della pace. È la stessa che fa Rivoluzione civile richiamandosi al dettato costituzionale e chiedendo, nel rispetto di quello spirito, il ritiro delle forze armate italiane impegnate nei teatri di guerra. Va ribadita inoltre la sovranità del Parlamento nelle scelte di politica internazionale, a partire dall’intervento militare in Mali in cui il governo uscente, a camere sciolte, sta trascinando il nostro Paese.

“Invece di mettere l’elmetto – ha spiegato Flavio Lotti Coordinatore nazionale del tavolo della pace e candidato alla Camera per Rivoluzione Civile – l’Italia deve agire per la pace nell’interesse primario della salvaguardia delle vite umane, nel solco della legalità e del diritto internazionale dei diritti umani”.

Nel rispetto dell’articolo 11, va promossa la cooperazione fra gli Stati che veda il nostro Paese protagonista di una politica di pace e giustizia, in particolare all’interno della cornice dell’Unione europea. Il dettato della Carta fondamentale è stato, infatti, il mezzo attraverso il quale si sono realizzate l’integrazione europea e l’adesione alle organizzazioni internazionali.

I conflitti in corso dimostrano tutta l’attualità delle scelte operate dai padri costituenti, che indicarono il confronto come unico mezzo per promuovere la risoluzione delle controversie internazionali. Ecco perché l’Italia deve incoraggiare all’interno dell’Europa un’azione di pace e disarmo, che muova i primi passi dall’area del Mediterraneo.

I candidati Pavesi alla Camera e al Senato per la lista Rivoluzione Civile Ingroia

I candidati Pavesi alla Camera e al Senato per la lista Rivoluzione Civile Ingroia

candidati ingroiaTratto da: “La Provincia Pavese” di lunedì 21/01/2013

Voto utile?

Voto utile?

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Il poeta è un operaio

Il poeta è un operaio
Il poeta è un operaio
Gridano al poeta:
“Davanti a un tornio ti vorremmo vedere!

Cosa sono i versi? Parole inutili!
Certo che per lavorare fai il sordo”.
A noi, forse, il lavoro
più d’ogni altra occupazione sta a cuore.
Sono anch’io una fabbrica.
E se mi mancano le ciminiere,
forse, senza di esse,
ci vuole ancor più coraggio.
Lo so: voi non amate le frasi oziose.
Quando tagliate del legno, è per farne dei ciocchi.
E noi, non siamo forse degli ebanisti?
Il legno delle teste dure noi intagliamo.
Certo, la pesca è cosa rispettabile.
Tirare le reti, e nelle reti storioni, forse!
Ma il lavoro del poeta non è da meno:
è pesca d’uomini, non di pesci.
Fatica enorme è bruciare agli altiforni,
temprare i metalli sibilanti.
Ma chi oserà chiamarci pigri?
Noi limiamo i cervelli
con la nostra lingua affilata.
Chi è superiore: il poeta o il tecnico
che porta gli uomini a vantaggi pratici?
Sono uguali. I cuori sono anche motori.
L’anima è un’abile forza motrice.
Siamo uguali. Compagni d’una massa operaia.
Proletari di corpo e di spirito.
Soltanto uniti abbelliremo l’universo,
l’avvieremo a tempo di marcia.
Contro la marea di parole innalziamo una diga.
All’opera! Al lavoro nuovo e vivo!
E gli oziosi oratori, al mulino!Ai mugnai!
Che l’acqua dei loro discorsi
faccia girare le macine.
Vladimir Majakovskij

RIVOLUZIONE CIVILE, L’ALTERNATIVA ANCHE AL GRILLO NERO

RIVOLUZIONE CIVILE, L’ALTERNATIVA ANCHE AL GRILLO NERO

RIVOLUZIONE CIVILE, L’ALTERNATIVA ANCHE AL GRILLO NERO
La dichiarazione di oggi di Beppe Grillo: “i sindacati vanno aboliti”, assieme a quella di pochi giorni fa di apertura ai fascisti di Casa Pound, ci dicono quanto sia pericoloso fare affidamento al M5S per cambiare il nostro Paese.
Detto questo non dobbiamo sottovalutare due elementi. In primo luogo molte cose che per noi sono ovvie come l’antifascismo e l’importanza del sindacato, non lo sono affatto per le giovani generazioni.
In secondo luogo se alle invettive di Beppe Grillo risponde Raffaele Bonanni, è molto probabile che il messaggio del comico genovese anziché perdere consensi li aumenterà.
A Grillo non si risponde difendendo l’esistente, ma riconoscendo che questo esistente va cambiato radicalmente. Da questo punto di vista la presenza della nostra lista – Rivoluzione Civile – può essere una presenza capace di raccogliere una parte dell’elettorato M5S che giustamente deluso dalle politiche del centrosinistra, non condivide però queste posizioni chiaramente di destra espresse da Grillo.


Ingroia: «Grave partecipare alla guerra in Mali»

Ingroia: «Grave partecipare alla guerra in Mali»

«Grave la decisione del Governo di appoggiare l’intervento militare francese in Mali. Rivoluzione Civile vuole che l’Italia si impegni per fermare la guerra e non per alimentarla, per portare soccorso alle popolazioni coinvolte e difendere i diritti umani. Nessun Governo e nessun parlamento possono autorizzare il coinvolgimento dell’Italia in una guerra a poche settimane dalle elezioni. Una simile decisione aprirebbe una grave ferita nella nostra democrazia» Lo dice il candidato leader della lista Rivoluzione civile Antonio Ingroia, in una nota appena diffusa alla stampa.

in data:18/01/2013

«Dal successo di Rivoluzione civile una speranza per il Paese»

«Dal successo di Rivoluzione civile una speranza per il Paese»

Un appello di Paolo Ferrero a tutto il partito

Cari compagni e care compagne,

vi scrivo per la seconda volta in poche settimane. Lo faccio ed alla vigilia di una importante campagna elettorale per cercare di riassumere il senso del nostro impegno in Rivoluzione civile con Ingroia candidato presidente.
Innanzitutto considero un successo politico essere riusciti a dar vita a questa lista autonoma dal PD. Erano anni che ci lavoravamo e ancora poche settimane a molti fa pareva una impresa impossibile. Non solo, il programma di questa lista, pur non raccogliendo completamente il nostro programma, è buono. Vi sono le cose fondamentali che vanno dette per disegnare una alternativa: dal no al fiscal compact e alla Tav in avanti. Inoltre riamo riusciti a far accantonare definitivamente l’idea di fare la desistenza al Senato nei confronti del centro sinistra. Si sarebbe trattato di una scelta suicida che avrebbe trasformato la lista ad una sorta di appendice minoritaria del PD, priva di prospettiva e progetto politico. Rivoluzione civile si presenta quindi agli elettori come polo politico autonomo dal centro sinistra, esattamente come noi volevamo.
Com’è noto questa lista è il frutto di un accordo tra 6 movimenti politici (Rifondazione Comunista, PdCI, IdV, Verdi, Movimento arancione di de Magistris, Rete 2018 di Orlando) e Antonio Ingroia che è il candidato presidente. Purtroppo le vicende di Cambiare si può hanno impedito che questo processo fornisse un contributo decisivo e positivo alla costruzione della lista. Così tutto il percorso di partecipazione democratica avviato con le assemblee di cambiare si può è rimasto privo di uno sbocco politico e le dinamiche di costruzione delle liste – anche a causa della totale mancanza di tempo – non hanno avuto passaggi di legittimazione democratica. La stessa drammatica mancanza di tempo per far conoscere la lista ci ha portato a scegliere di inserire il nome di Ingroia nel simbolo, cosa che certo non corrisponde alla nostra cultura politica ma che è indispensabile per rendere riconoscibile una lista appena nata. Frutto di questo accordo è stata così la costruzione di liste in cui la maggioranza degli eletti sarà espressione della società civile. In questo quadro abbiamo candidato 10 compagni e compagne indicate dalla Direzione Nazionale che hanno la possibilità di essere eletti a seconda della percentuale che prenderà la lista. Con il 4% ci saranno due eletti, con il 4,5 saranno 3 e così via aumentando. Oltre a questi vi è un centinaio di altri compagni e compagne presenti nelle liste in posizioni più arretrate.
La prima cosa da sottolineare è quindi che il voto che ognuno e ognuna di voi esprimerà, non servirà solo ad eleggere coloro che sono in lista nella vostra circoscrizione ma servirà ad eleggere compagni e compagne che sono nelle altre circoscrizioni. I voti infatti si sommano sul piano nazionale e solo un risultato positivo in termini complessivi permetterà l’elezione dei compagni e delle compagne indicati da Rifondazione. Questo è il punto fondamentale da tener presente: ogni mancata partecipazione alla campagna elettorale, in qualunque parte del paese, è un modo per impedire al nostro partito di rientrare in parlamento, è un atto contro rifondazione comunista e il suo progetto politico. La mancata partecipazione alla campagna elettorale è un suicidio politico, non un atto di protesta.
Lo dico perché la formazione delle liste ha prodotto grandi malumori, quasi tutti comprensibili ma mio parere quasi tutti esagerati. Se si fa una lista con altri partiti e movimenti – scelta decisa dal partito nella perfetta consapevolezza che questo fosse il solo modo possibile per garantire la presenza in Parlamento delle forze che si sono opposte a Monti e la nostra stessa rappresentanza – è poi inutile lamentarsi del fatto che nella maggioranza delle teste di lista non ci sono nostri compagni o che vi è il leader di un altro partito capolista nella nostra circoscrizione. Se Ferrero è nella testa di lista a Torino, di Pietro lo sarà a Milano. Non è pensabile che i nostri ci siano e gli altri debbano scomparire. La stessa cosa vale per liste: essendo liste a maggioranza di società civile e quindi per meno della metà composte da esponenti di partito, per forza di cose i nostri compagni e compagne sono una piccola minoranza della lista e non sempre saranno nella parte alta della lista. Così come è successo agli altri.
Il punto fondamentale allora non è di concentrare la discussione sul fatto che nella circoscrizione in cui votiamo il nostro sta al decimo o al ventesimo posto. Il punto fondamentale su cui discutere è che il nostro voto è decisivo per portare in parlamento un gruppo di deputati in opposizione alle destre e al governo Monti Bersani e per eleggere i compagni e le compagne di Rifondazione Comunista a prescindere da quale è la circoscrizione in cui è candidato o candidata.
In questo quadro, per il Senato – che ha collegi a base regionale – in 4 situazioni il capolista di Rivoluzione civile è un compagno o una compagna di Rifondazione e che quindi può essere eletto: Marino Andolini in Friuli Venezia Giulia, Giovanna Capelli in Lombardia, Roberta Fantozzi in Toscana e Marco Gelmini in Umbria.
In questa lista – messa in piedi in poche settimane – vi sono certo disomogeneità e un notevole pluralismo di culture e percorsi politici. Rivoluzione Civile non è Syriza o il Fronte de Gauche. Rivoluzione Civile è uno spazio politico che si colloca a sinistra del PD, in cui noi siamo, con ogni evidenza, il partito più a sinistra. Detto questo è bene evitare di gettare il bambino con l’acqua sporca: il progetto di Rivoluzione Civile non è solo utile ma necessario ed è il massimo che potevamo fare nelle condizioni date. Rivoluzione Civile è un passo in avanti anche se non è – perlomeno non è ancora – la costruzione di una forza unitaria della sinistra di alternativa. Dobbiamo lavorare affinché questo processo avanzi e il modo migliore per farlo oggi è quello di votare e far votare Rivoluzione Civile. Come abbiamo visto dopo il 2008, dopo le sconfitte si raccolgono i cocci. Dobbiamo far si che le elezioni del 24 febbraio 2013 con il successo elettorale di Rivoluzione Civile siano un punto di partenza. Per i comunisti e le comuniste , per la sinistra, per il movimento operaio.

Un caro saluto e buon lavoro
Paolo Ferrero

Paolo Ferrero in data:17/01/2013

Ambrosoli appoggiato dall’ex leghista Alessandro Cè

Ambrosoli appoggiato dall’ex leghista Alessandro Cè
Caro Ambrosoli,
Leggiamo che fra le persone chiamate ad appoggiare la sua candidatura a Presidente della Regione Lombardia c’è l’ex leghista Alessandro Cè.
Il suo nome è noto alle donne per aver sostenuto posizioni che minacciano la libertà di decidere se, quando e come diventare madri.
Con le sue dichiarazioni contro la legittimità dell’interruzione volontaria di gravidanza, e con:
• il suo emendamento dell’articolo 1 della legge sulla Procreazione Medicalmente Assistita, che vuole l’embrione soggetto di diritto;
• la legge regionale che prevede la sepoltura di quel che resta dell’aborto (a prescindere dal desiderio della donna)
• lo stop all’uso della Ru486 all’ospedale di Niguarda quando era Assessore alla Sanità, ostacolando così l’attuazione della legge 194 che auspica la ricerca e l’uso dei mezzi meno invasivi per interrompere la gravidanza,
ha contribuito a quella rappresentazione della maternità che vuole la donna passivo contenitore, non individuo libero e responsabile.
Cè ha cambiato idea? Lo dica allora. Noi rispettiamo la libertà di pensiero, ma non gli atti e le dichiarazioni contro la libertà delle donne.
Chiediamo chiarezza su un punto delicato: il diritto delle donne di accedere a un aborto sicuro, già minacciato da chi, abusando dell’obiezione di coscienza, rifiuta la cura delle persone e calpesta una Legge dello Stato.

16 gennaio 2013

UsciamodalSilenzio
Libera Università delle Donne
Consultori laic

per adesioni: usciamodalsilenziomilano@gmail.com