Archivio for aprile, 2013

Pedalando domandando

Pedalando domandando

Video biciclettata antifascista del giorno 28 aprile 2013 a Vigevano

Primo maggio di lotta!

Primo maggio di lotta!

1° maggio 1

1° maggio 2

OGGI 27 APRILE E’ L’ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI GRAMSCI.

OGGI 27 APRILE E’ L’ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI GRAMSCI.

OGGI 27 APRILE E’ L’ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI GRAMSCI. IL MODO MIGLIORE PER ONORARNE LA MEMORIA E’ QUELLO DI RAGIONARE E QUESTO FILM AIUTA A FARLO. Paolo Ferrero.

Concerto del 1° maggio alla Coop. Portalupi di Vigevano

Concerto del 1° maggio alla Coop. Portalupi di Vigevano

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1° maggio a Pavia. Concerto con la “Corte dei Miracoli”

1° maggio a Pavia. Concerto con la “Corte dei Miracoli”

CORTE DEI MIRACOLI: La Banda del Folk
.: Dall’Irish alle pizziche pugliesi, dalle Mondine ai Partigiani…la musica della Resistenza, della Memoria, della Lotta :.

Dal palco di ieri a Pavia è stato emozionante vedere P.zza Vittoria quasi piena e vedere tanta gente partecipare a questa bellissima giornata del 25 aprile!
Ora l’obiettivo è mercoledì prossimo, 1° maggio… riempiamo tutta tutta P.zza Vittoria!!!

1° maggio @ FESTA DEI LAVORATORI a Pavia con CGIL-CISL-UIL
Oggi come non mai la Festa dei Lavoratori deve essere un evento sentito e importante.
Facciamo vedere che Pavia c’è, che Pavia risponde!

Non è un semplice concerto… ma un momento di riflessione e di condivisione.
Vi aspettiamo sotto il palco!!!

…e iniziate a fare tutti i debiti scongiuri e le varie danze del sole! 🙂

INIZIO CONCERTO ore 21:30

La giornata inizia alle 16:00 con THE BAND, PEANUTS, DIRTY DUCK e UNO DUO

Evento su Facebook >>> https://www.facebook.com/events/320788224714649
Volantino ufficiale >>> https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10201134889160317&l=4c4f2e774f



1° maggio @ ARCI PESSINA

E per non farci mancare nulla, al pomeriggio saremo anche all’ARCI PESSINA di Chiaravalle (MI)
Inizio concerto ore 15:30

Facebook ARCI PESSINA: https://www.facebook.com/groups/481892238519652
Evento Facebook ARCI PESSINA: https://www.facebook.com/events/186791291471111



Sabato 11 maggio @ PEPERONCINO SUD FESTIVAL all’ARCI BITTE (Milano)
La festa più piccante della primavera milanese!

Arci Bitte
Via Pacinotti, 7 – Segrate (MI)

Facebook Ufficiale: https://www.facebook.com/peperoncinosudfestivalmilano
Programma: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=557112757666943



7-8-9 giugno @ FESTIVAL INTERNAZIONALE DELL’ORALITA POPOLARE (Torino)
Organizzato da RETE ITALIANA CULTURA POPOLARE

http://www.reteitalianaculturapopolare.org

Venerdì 7: Concerto Live
Sabato 8: Racconti e Laboratori… dalle mondine ai partigiani!
Domenica 9:
Racconti e Laboratori… dalle mondine ai partigiani!

A breve tutte le location…


Domenica 16 giugno @ FESTA DI RIFONDAZIONE (Torrevecchia Pia – PV)

Per noi è sempre un piacere tornare alla Festa di Rifondazione di Torrevecchia.
Un momento anche per noi diventato felice tradizione… un momento per incontrare vecchi amici, bere del buon vino in compagnia e passare una fantastica serata!



Come sempre il calendario concerti della CORTE è sempre in evoluzione…

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Quando il Pd diceva “mai con B.”

Quando il Pd diceva “mai con B.”

Quando il Pd diceva “mai con B.”

di Fabio Chiusi

Sarà anche stata «un’altra stagione», come dice la bersaniana Alessandra Moretti. Ma il cambiamento di linea politica che ha portato il Pd a passare da una strategia che avrebbe escluso ogni dialogo con Silvio Berlusconi all’accettare le ‘larghe intese è stato evidentissimo. Così se il 26 febbraio, appena dopo le elezioni, Pippo Civati poteva scrivere su Twitter che nel partito «sono tutti d’accordo» contro l’ipotesi di un esecutivo ottenuto tramite il placet dei democratici ai piani del Cavaliere, oggi l’incarico a Enrico Letta sembra fatto apposta per realizzare proprio ciò che, secondo la dirigenza Pd, non avrebbe mai potuto verificarsi: il «governissimo» con il Pdl, o qualcosa che molto ci somiglia. Perché certo, se «il governo non nascerà a tutti i costi», come dice Letta, Angelino Alfano fa già sapere che «se si tratta di un governicchio qualsiasi, semibalneare, lo faccia chi vuole, ma noi non ci stiamo». Ecco una rassegna di saldissimi propositi a non dialogare con i berluscones da parte dei democratici. Prontamente disattesa, dopo la rielezione di Giorgio Napolitano.

«Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile» (Enrico Letta, 8 aprile 2013).

«I contrasti aspri tra le forze politiche rendono non idoneo un governissimo con forze politiche tradizionali» (Enrico Letta, 29 marzo 2013).

«Non sono praticabili né credibili in nessuna forma accordi di governo fra noi e la destra berlusconiana» (Pier Luigi Bersani, 6 marzo 2013)

«Il governissimo non è la risposta ai problemi» (Pier Luigi Bersani, 13 aprile 2013).

«Il governissimo predisporrebbe il calendario di giorni peggiori» (Pierluigi Bersani, 8 aprile 2013).

«Se si pensa di ovviare con maggioranze dove io dovrei stare con Berlusconi, si sbagliano. Nel caso io, e penso anche il Pd, ci riposiamo» ( Pierluigi Bersani, 2 ottobre 2012).

«In Italia non è possibile che, neppure in una situazione d’emergenza, le maggiori forze politiche del centrosinistra e del centrodestra formino un governo insieme» (Massimo D’Alema, 8 marzo 2013).

«Il Pd è unito su una proposta chiara. Noi diciamo no a ipotesi di governissimi con la destra» (Anna Finocchiaro, 5 marzo 2013).

«Fare cose non comprensibili dagli elettori non sono utili né per l’Italia né per gli italiani. Non mi pare questa la strada». (Beppe Fioroni, 25 marzo 2013).

«Non si può riproporre qui una grande coalizione come in Germania. Non ci sono le condizioni per avere in uno stesso governo Bersani, Letta, Berlusconi e Alfano» (Dario Franceschini, 23 aprile 2013).

«Sono contrario a un governo Pd-Pdl» (Andrea Orlando, 22 aprile 2013).

«Abbiamo sempre escluso le larghe intese e le ipotesi di governissimo» (Rosy Bindi, 21 aprile 2013).

«Serve un governo del cambiamento che possa dare risposta ai grandi problemi dell’Italia. Nessun governissimo Pd-Pdl» (Roberto Speranza, 8 aprile 2013).

«Non dobbiamo avere paura di confrontarci con gli altri, ma non significa fare un governo con ministri del Pd e del Pdl. La prospettiva non è una formula politicista come il governissimo, è quel governo di cambiamento di cui l’Italia ha bisogno» (Roberto Speranza, 7 aprile 2013).

«L’alternativa non può essere o voto anticipato o alleanza stretta tra Pd e Pdl» (Roberto Speranza, 7 aprile 2013).

«Lo dico con anticipo, io un’alleanza con Berlusconi non la voto» (Emanuele Fiano, 28 febbraio 2013).

«I nostri elettori non capirebbero un accordo con Berlusconi» (Ivan Scalfarotto, 28 febbraio).

«Non c’è nessun inciucio: se questa elezione fosse il preludio per un governissimo io non ci sto e non ci starebbe neanche il Pd» (Cesare Damiano, 18 aprile 2013).

«Serve un governo di cambiamento vero ed è impensabile farlo con chi in questi anni ha sempre dimostrato di avere idee opposte alle nostre» (Fausto Raciti, 14 aprile 2013).

«Un governo Pd-Pdl è inimmaginabile» (Matteo Orfini, 27 marzo 2013).

da l’Espresso

Caccia al tesoro… della memoria a Vigevano

Caccia al tesoro… della memoria a Vigevano

Caccia al tesoro… della memoria

Soggetto: Un gruppo di studenti di una terza media accompagnano un nuovo compagno di classe venuto dal Sud a conoscere la città. In castello si imbattono nelle lapidi di partigiani uccisi. Da lì nasce una discussione sulla Resistenza, dove si intrecciano idee diverse e rivalità tra i ragazzi. La curiosità li spinge voler a cercare i luoghi che hanno ancora traccia di quel passato. Scoprono la sala Leoni imbrattata di svastiche e scatta l’indignazione e la volontà di conoscere meglio quel periodo storico, anche attraverso interviste, libri e i documenti. Tappe successive sono quindi l’Archivio Storico e la Biblioteca, con una scoperta illuminante.

(un gruppo di studenti all’interno del castello di Vigevano)

Stefano. Salvatore, adesso che hai visto la piazza e il castello, hai visto tutto. Qui a Vigevano non c’è più niente di bello.

Fabio. E il Ticino? Dobbiamo portarlo al Ticino. Anche se è un affluente del Po, tu al Sud non ne hai mai visti di fiumi grossi così, ci scommetto!

Stefano. Ma io parlavo di monumenti, di costruzioni dell’uomo.

Susy. E le chiese, con tutti i loro tesori?

Stefano. Sì?! Adesso gli facciamo fare anche il giro delle chiese, il pellegrinaggio, ma dai… andiamo a bere qualcosa piuttosto.

Matteo. Aspettate vedo qui una lapide, fatemela leggere: “Gazzo Carlo d’anni 20, Profili Giovanni d’anni 19, Frascona Salvatore d’anni 22, trucidati dai nazifascisti il 6.10.1944. I compagni di fede”.

Salvatore. Cavolo! Ma erano poco più vecchi di noi. Ma ci pensate, ragazzi come noi, che magari studiavano ancora… avevano la ragazza. Si può morire a 20 anni? Non riesco ad immaginarlo.

(Breve sequenza in bianco e nero con loro nei panni dei tre ragazzi uccisi mentre vengono messi al muro e fucilati)

E magari la loro unica colpa era di essere sbandati o renitenti.

Matteo. E cosa vuol dire renitenti?

Stefano. Ma dove vivi? Vuol dire che si sono rifiutati di partire per le armi, vero Salvatore?

Salvatore. Sì, è proprio così, pensate che nella Repubblica Sociale Italiana hanno chiamato anche i nati del ’26, che… facciamo due conti… nel ’44 avevano appunto 18 anni!

Matteo. Scusa ma tu come fai a sapere tutte queste cose? Sei mica ripetente? Hai già fatto la terza, hai già studiato il Novecento?

Salvatore. Non è necessario studiarle a scuola certe cose, basta cercarle nei libri. Io ho respirato la storia in famiglia: ho avuto un nonno partigiano prima e deportato poi.

Fabio. Ma era siciliano come te?

Salvatore. Sì, perché?

Fabio. Io credo nella tua buona fede, ma come fa un siciliano ad aver fatto il partigiano?

Salvatore. Chiaro, era qui al Nord a fare il militare. Dopo l’8 settembre è sbandato, non è riuscito a tornare a casa e si è unito ai partigiani.

Fabio. E come ha fatto ad essere deportato? Non li fucilavano i partigiani?

Salvatore. Sì, hai ragione, ma lui l’hanno preso senza armi, era in una casa malato. Ma è una storia lunga, ve la racconto un’altra volta. Piuttosto voi lo sapete perché li hanno uccisi questi tre giovani, sapete qualcosa?

Stefano. Veramente io no e voi?

Altri. No, no.

Fabio. Io non sapevo neanche che c’era una lapide qui nel cortile del castello, sarò passato mille volte e non me n’ero mai accorto.

Matteo. Ce n’è un’altra qui, ve la leggo: “Geometra Giovanni Leoni d’anni 40, trucidato dai nazifascisti il 21.10.1943”.

Salvatore. E, ci scommetto, anche di questo non sapete niente.

Susy. No di lui si sa… almeno io so che c’è una sala intitolata a lui. Gli ex-bagni pubblici, fanno dibattiti, conferenze mostre… se vuoi ti porto.

Salvatore. Sì mi piacerebbe, e non solo lì, vorrei conoscere un po’ di più anche la storia più recente della vostra e adesso anche mia, città. Mi avete parlato dei Visconti, degli Sforza, della Duse, ma nel Novecento? Nella seconda guerra mondiale cosa è successo qui? Mi sembra che più ci avviciniamo ai fatti accaduti meno ne sappiamo.

Matteo. Lì è colpa della scuola, dei prof, che non ci insegnano niente di locale.

Susy. Ma se quella di storia voleva portarci all’Archivio Comunale, per lavorare sui documenti.

Matteo. Io non mi ricordo, forse non c’ero.

Susy. O se c’eri dormivi.

Salvatore. Però di Ludovico il Moro sapete tutto.

Stefano. Beh non esageriamo, tutto… qualcosina, per i turisti.

Salvatore. Ma per chi non è turista e deve viverci in questa città…

Susy. Forse però ha un po’ ragione anche Matteo: è perché non abbiamo ancora fatto la storia del Novecento. Quest’anno, che siamo in terza, la faremo e vedrete che ci diranno tutto… qualcosina almeno.

Matteo. Magari non la sanno neanche i prof la storia locale.

Salvatore. E allora studiamola noi.

Fabio. Non voglio disilluderti ma non so se c’è qualcosa su cui studiare, se hanno già scritto qualcosa.

Salvatore. Beh, vediamo in biblioteca.

Susy. Poi qui a Vigevano, non te l’abbiamo ancora detto, abbiamo anche un ricchissimo archivio cittadino a Palazzo Merula, che oltretutto merita di essere visitato anche al di là di quello che contiene.

Salvatore. Sì facciamo un piano di lavoro: cerchiamo tutte le lapidi, poi vediamo se ci sono libri sulla Resistenza locale in biblioteca, infine cerchiamo documenti in archivio.

Stefano. Sì il giro delle lapidi, allora perché non andiamo al cimitero?

Susy. Guarda che la storia, come ce la fanno studiare sembra proprio un cimitero: sempre guerre, uccisioni, attentati, morti. Lasciamo perdere.

Salvatore. Ma no, a me piace, io sono innamorato della storia. Attraverso la vita degli altri…

Susy. Vuoi dire la morte.

Salvatore. Sì anche dal tipo di morte puoi capire molte cose: come era la società, come pensava la gente, in che cosa credeva, che cosa odiava.

Susy. I nemici, sempre le società hanno avuto nemici.

Salvatore. Sì ma quali e perché? Erano esterni o interni alla nazione? E poi erano veramente nemici per tutti?

Stefano. Ue, ue, ma non fate troppo gli intellettuali. È sabato pomeriggio non siamo mica a scuola. E tu Salvatore al posto di andare a cercare le lapidi perché non cerchi di conoscere qualche ragazza? Al posto di essere innamorato della storia perché non provi a cuccare qualche bella vigevanese. Guarda che qui ci sono delle ragazze super… non so se te ne sei già accorto? Guarda la Susy…

Salvatore. Sì me ne sono accorto eccome!

Stefano. Di chi? Della Susy?

Salvatore. (imbarazzato) Ma no, io parlavo in generale.

Stefano. Guarda che la Susy è già impegnata…

Susy. E da chi? Ma per favore… cosa ti salta in mente?

Salvatore. Comunque io non voglio fare l’intellettuale o addirittura il primo della classe, però mi piacerebbe unire l’utile al dilettevole. Quest’anno non dobbiamo portare una tesina all’esame? E facciamola sulla Resistenza locale.

Fabio. A parte che è una storia che non è più la nostra, ma poi com’è che facciamo? Una tesina collettiva così ci dividono il voto per quanti siamo? Ma va là.

Susy. E poi deve essere interdisciplinare, non puoi metterci solo la storia, devi parlare anche di arte, di scienze…

Salvatore. Se è per questo una soluzione ce la inventiamo. E poi io ho espresso il mio parere, se non volete farla la faccio da solo.

Susy. No la voglio fare anch’io.

Stefano. Ma tu non eri quella che diceva di lasciar perdere e che faceva un sacco di obiezioni. C’è del marcio…

Salvatore. Ma dove?

Stefano. Ma in Danimarca, naturalmente, eh Fabio? 1 a 0. Se fossi in te mi preoccuperei.

Fabio. Ma che cavolo vuoi, guarda che la faccio anch’io la tesina sulla Resistenza a Vigevano.

Stefano. Ci avrei scommesso. E a furia di ricercare… da cosa nasce cosa… Pareggio 1 a 1.

Salvatore. Ma cosa vuoi dire Stefano?

Stefano. Niente niente, tu non puoi capire… almeno per ora, poi col tempo magari capirai, eccome se capirai.

Salvatore. Allora andiamo a ‘sta sala Leone o Leoni o no?

(dissolvenza in nero. Arrivano davanti alla sala e vedono i muri imbrattati da svastiche)

Susy. Eccola qui. Non è un granché, te l’avevamo detto.

Salvatore. Non è di quello che mi preoccupo, ma delle svastiche.

Stefano. Ma ci sono un po’ dappertutto a Vigevano, come penso in altre città. Sono dei balordi, nessuno ci fa caso.

Salvatore. Ma questo non è un luogo dedicato a un vigevanese ucciso dai nazisti? Allora è grave, gravissimo. Ma c’erano anche prima?

Susy. No qui non le ho mai viste. Devono averle appena fatte.

Salvatore. E la gente non dice niente?

Fabio. Ormai nessuno ci fa caso, te l’ho detto.

Salvatore. Ma anche in questo posto che tutti i vigevanesi conoscono? Non ci credo. E la stampa lo saprà già? Andiamo noi dai giornali.

Fabio. Guarda che loro lo sapranno già di sicuro e lo metteranno in prima pagina, non vedono l’ora di avere qualcosa scandaloso da pubblicare.

Matteo. Sì c’era sull’Informatore di stamattina, non l’avete visto? Guardate ce l’ho qui in borsa, leggete.

Salvatore. Prima Fabio ha detto la parola giusta: scandaloso. Non si può offendere così la memoria. Ma capite che chi ha disegnato queste svastiche è come se l’avesse ucciso di nuovo, e come se volesse dire che è d’accordo che l’abbiano fucilato Giovanni Leoni. È pazzesco!

Fabio. Mi pare di sentire mia nonna. Ma tu vieni dal Sud o dal secolo scorso?

Susy. Non so come fai a essere così insensibile. Ha ragione Salvatore è una cosa non solo grave ma che chiede una risposta. Scriviamo una lettera al giornale.

Fabio. Per dire che cosa? Hanno già detto tutto loro.

Susy. Ma per dire che noi giovani… alcuni di noi giovani sono diversi. Non siamo tutti smemorati e chiusi in noi stessi. Sappiamo cosa è stato il nazismo e il fascismo…

Stefano. Io continuo a pensare che sono delle bravate di gente che non sa quello che fa.

Salvatore. Che non sa la storia…

Fabio. Ma allora entriamo o no? Oggi è aperto c’è una mostra.

Stefano. Comunque, Fabio: 2 a 1…

(all’interno della sala Leoni)

Susy. Ecco la foto di Leoni.

(breve stacco: dissolvenza sul dipinto di Galli sull’arresto di Leoni e figurano tre ragazzi nei panni dei 2 tedeschi e dell’antifascista)

Salvatore. Ma lui non era come quei giovani di prima, era già adulto. Non vi chiedo perché l’hanno fucilato, state tranquilli. E cosa sono tutte queste foto? Tutti questi vagoni sventrati, distrutti?

Susy. È la famosa battaglia del treno.

Salvatore. Cioè?

Susy. Ma qui si era fermato un treno tedesco e c’è stata una battaglia… ma non so bene. Mi cogli impreparata.

Salvatore. E voi cosa sapete?

Fabio. Come lei.

Matteo. Anch’io.

Stefano. Ah io non voglio certo far vedere che ne so più di loro.

Salvatore. Ma ci sarà ancora qualche testimone, qualcuno che ha vissuto questa battaglia. Sono passati tanti anni dalla guerra, ma forse facciamo ancora in tempo a sentire qualcuno. Perché non lo cerchiamo e lo intervistiamo.

Stefano. Tu fai le cose facili. Qui a Vigevano ognuno pensa ai fatti suoi, altrochè farsi intervistare poi su queste cose che c’entra la politica, il fascismo. E poi come facciamo a trovare proprio qualcuno che c’era, saranno tutti morti o quasi.

Matteo. No, io posso trovarne uno. È amico di mio nonno e ha fatto il partigiano.

Fabio. Scemo, i partigiani erano in montagna non qui in pianura.

Matteo. Scemo sarai te, avevano fatto delle formazioni anche qui, e più di una, secondo anche l’idea politica, me lo diceva mio nonno. Io non gli ho mai dato ascolto più di tanto, ma adesso voi me l’avete fatto venire in mente. Organizzo tutto io.

Susy. Bravo e io porto la mia nuova telecamera, così lo video-registriamo il vecchio partigiano.

Fabio. Sì mi fai ridere, facciamo “history channel”?

Susy. Tu invece non mi fai ridere neanche un po’, non venire se hai paura di annoiarti o di far delle figure.

Stefano. 3 a 1.

(per la strada, mentre stanno andando alla casa del partigiano)

Salvatore. E non avete qualche deportato nei lager nazisti a Vigevano?

Susy. Sì c’è una donna. Anna Botto, era una maestra.

Salvatore. E come mai l’hanno deportata e si è salvata?

Susy. No non è più tornata, mi sembra che l’abbiano presa perché ha portato le sue scolare al funerale di Leoni e di un partigiano di Vigevano. Forse era un po’ ingenua…

Salvatore. E l’hanno arrestata solo per quello?

Susy. No, era anche nella rete clandestina che aiutava gli ex-prigionieri inglesi a rifugiarsi in Svizzera.

Salvatore. Allora non mi sembra fosse così ingenua. E ce ne sono altri che sono finiti nei lager?

Fabio. Perché non cerchiamo chi è finito nei Gulag sovietici?

Stefano. 3 a 2!

Susy. Sì, se mi trovi un vigevanese che ci è finito, perché no.

Stefano. Comunque di altri deportati io non so.

Matteo. Ma ragazzi, abbiamo la lapide al Liceo.

Stefano. Ancora con ‘ste lapidi…! E di chi? Io non mi ricordo.

Matteo. Ma di Teresio Olivelli, era di Mortara ma aveva studiato al liceo di Vigevano.

Salvatore. Potremmo cercare se c’è ancora qualche carta che lo riguarda nell’archivio della scuola.

Susy. Ma si sa già tutto della sua vicenda. Ed è molto interessante, ho appena sentito una conferenza su di lui all’Azione Cattolica.

Salvatore. Raccontaci.

Susy. Dunque, in poche parole, lui ha studiato da noi, poi all’università ha partecipato e vinto i Littoriali della Cultura.

Fabio. Allora vedi che era fascista.

Stefano. 3 pari!

Susy. (a Stefano) Ma piantala con ‘sto calcio! (a tutti) Olivelli non so, ma lui vedeva tutto in una prospettiva cristiana ed era molto apprezzato, tant’è vero che appena laureato l’hanno fatto il rettore di un Collegio Universitario. Poi però l’hanno chiamato come ufficiale degli alpini per la campagna di Russia. E lì si è distinto per l’aiuto ai compagni feriti o congelati, specie durante la ritirata.

Matteo. Allora sarà diventato contrario alla guerra e a Mussolini che l’aveva mandato là nella steppa.

Susy. Sì, penso di sì, penso che allora un cristiano non poteva più essere fascista, se mai lo era stato. E sapete che Olivelli è scappato dai tedeschi che dopo l’8 settembre l’avevano catturato con tutta la sua compagnia?

Matteo. Come ha fatto a scappare?

Susy. Ah era un tipo speciale, ve l’ho detto che la sua vita è stata avventurosa purtroppo è finita tragicamente. Comunque non è scappato una volta sola ma tante. Due volte dalla Germania quando era internato militare.

Matteo. E poi?

Susy. Poi è entrato in clandestinità, aveva anche una carta d’identità contraffatta con un nome falso: Agostino Gracchi, se non mi ricordo male.

Salvatore. Scelta emblematica.

Matteo. E perché?

Salvatore. Non ti ricordi dei Gracchi?

Stefano. Storia romana, l’abbiamo già fatta, smemorato.

Salvatore. Beh i fratelli Gracchi, se non ricordo male anch’io, diventarono tribuni della plebe e si batterono sempre dalla parte dei più deboli, solo che furono tutti e due uccisi.

Susy. Com’è stato per lui.

Salvatore. Un nome profetico in tutto quindi, quello che aveva scelto, o no?

Susy. Purtroppo sì. Fondò anche un giornale antifascista, dove pubblicò anche la famosa Preghiera del ribelle. Però tradito da un italiano, fu rinchiuso al campo di Fossoli.

Matteo. E che cos’era Fossoli?
Salvatore. Era un campo di transito, come quello di Bolzano, dove i nazisti internavano ebrei e politici italiani in attesa di deportarli in Germania.

Susy. Beh lì fugge ancora… o meglio si nasconde nel campo e sfugge alla fucilazione di circa settanta internati. Poi lo deportano a Bolzano e a Flossenburg. E sempre nei vari campi si distingue per il suo altruismo e il suo eroismo finché un giorno è stato ucciso da un calcio di un kapò.

Salvatore. Ci sarebbe da girare un film sulla sua vita.

Susy. E che io ho raccontato tutto in fretta. Si sono conservate anche sue lettere bellissime.

Stefano. Fabio che ne dici?

Fabio. Sì su Olivelli, niente da dire. Sui lager, come si fa a non condannare, penso che siamo tutti d’accordo. Il nazismo è stato un male assoluto!

Salvatore. Il fascismo invece no? Cosa è stato, un male relativo? Una malattia dell’infanzia come il morbillo o la scarlattina, da cui si guarisce in fretta, anzi, serve per crescere?

Susy. Ma non avete vergogna, scontrarsi anche sulla Shoah?

Stefano. Su smettetela, che siamo arrivati dal partigiano e mi raccomando lasciamolo parlare non mettiamoci a litigare anche di fronte a lui.

(Uscendo dal partigiano)

Matteo. Visto che vi ho trovato la persona giusta!

Stefano. Però, l’avete sentito, anche se era partigiano, lui avrebbe preferito evitarla la battaglia col treno tedesco.

Fabio. Sì ha ragione Stefano, e poi con tutti quei morti, era meglio se lo lasciavano andare, era già il 27 aprile…

Matteo. Sì ma col senno di poi. Dovremmo cercare di ragionare come i contemporanei. Cosa avremmo fatto al loro posto? Com’è il titolo di quel film? “Il passato… è una terra straniera…”

Stefano. Sì: “La passata viene da un paese straniero…” che cavolo c’entra?

Salvatore. No è una frase celebre: “Il passato è un paese straniero, si fanno le cose in un modo diverso”. Ha ragione Matteo, voi lo prendete in giro, ma ha delle belle intuizioni.

Matteo. Grazie Salvatore, e tu che ne pensi della vicenda del treno?

Salvatore. È difficile da giudicare, non saprei. Certo è che noi spesso dimentichiamo che il 25 aprile è stata solo proclamata l’insurrezione, non è finita la guerra. La Liberazione è stata lunga. I nazisti si sono arresi solo il 9 maggio. E quelle armi, quei cannoni cercavano di portarli in Germania per continuare la guerra a oltranza. Certo che tutti quei lutti, una quindicina se ho inteso bene…

Fabio. Scusa ma, secondo me, i partigiani a volte facevano delle azioni avventate e mettevano a rischio la popolazione indifesa, così i tedeschi infierivano con le rappresaglie.

Salvatore. Sì questo è un problema, lo ammetto, bisognerebbe sempre saper prevedere le conseguenze delle proprie azioni. Ma c’è anche il rischio contrario, quello dell’impotenza. Ti faccio un solo esempio: a Sant’Anna di Stazzema, sapete l’eccidio reso famoso dal film di Spike Lee? Beh lì i partigiani non c’erano. Non è stata una rappresaglia per l’uccisone di qualche tedesco o per qualche azione di sabotaggio.

Fabio. Io non sono un cultore della storia come te, ma ti voglio credere, e allora secondo te perchè i tedeschi avrebbero fatto quei massacri? Tutto deve avere una logica.

Salvatore. E chi lo sa perché? Non lo so. Quello che ti volevo dire è che non sempre c’è una causa, ma spesso solo violenza nuda e cieca, anche verso i civili. Sulla scelta dei partigiani qui di Vigevano io non dare un giudizio e neanche mi sembra giusto fare l’arbitro. Mi sembra solo di avere capito che la maggior parte dei morti sono appunto stati partigiani.

Stefano. Basta con queste discussioni, e questa tristezza, andiamo in biblioteca a cercare qualche libro.

Salvatore. Ma non mi avevate detto che andavamo in un certo palazzo, adesso non mi ricordo il nome, dove c’è l’archivio.

Susy. Sì a Palazzo Merula.

Matteo. Io propongo, visto che siamo vicini, di passare dal ponte di Gambolò, dove ci ha raccontato l’ex-partigiano che hanno ammazzato il fascista e poi nello stesso posto quel partigiano. Andiamo a vedere se c’è la lapide.

(al ponte di Gambolò)

Matteo (legge) Nel… è scritto in numeri romani non riesco a leggere: ci sono tre X e una V

Stefano 35° , asino, va avanti!

Matteo. “Nel 35° anniversario dell’assassinio fascista di Raul Canuti partigiano brigata G. Leone, limpido esempio di sacrificio per la libertà, la città di Vigevano, memore lo ricorda, Rimini 1923, Vigevano 1944”. Quindi la lapide l’hanno messa, dunque 44 + 35… nel 1979. Giusto? Visto che non sono proprio un asino.

Fabio. E la lapide per il fascista? Vedete che non c’è. Non è stato ucciso qui anche lui? I morti non sono tutti uguali? Ci vuole una memoria condivisa, non solo di una parte!

Matteo. … Partigiana.

Susy. È vero i morti sono tutti da rispettare.

Fabio. L’antifascismo adesso deve essere superato.

Salvatore. Un momento, io ci andrei piano. I morti repubblichini sono uguali ai morti partigiani sul piano della pietà, ma non sul piano della storia. Quello che hanno fatto in vita non può essere messo alla pari.

Fabio. Guarda che credevano tutti di essere nel giusto. Avevano entrambi ideali. Credevano nella patria, nell’Italia.

Stefano. Su non litigate. Ma tu Salvatore, ami l’Italia?

Salvatore. Certo, anche se adesso mi sembra una vecchia signora piena di rughe e cicatrici, con i gioielli rovinati, e soprattutto senza più memoria.

Susy. Ma non tutti gli italiani sono smemorati.

Matteo. Io sì, mi dimentico tutto.

Susy. Ma io intendevo il passato.

Matteo. Appunto io vedo il mio futuro corto, figurati il passato!

Stefano. Su andiamo, che si fa tardi, e l’archivio è lontano.

(in archivio)

Salvatore. Peccato che l’archivio del CLN non sia ancora inventariato, magari potevamo trovare qualcosa di inedito.

Matteo. Io non so neanche che cos’è ‘sto CLN.

Stefano. Ma il Comitato di Liberazione Nazionale, vero Salvatore? Quello che ha amministrato i comuni alla fine della guerra.

Salvatore. Sì, ma per poco. È stato anche l’organismo che ha organizzato dopo l’8 settembre la Resistenza, e ha proclamato l’insurrezione il 25 aprile.

Matteo. Il 25 aprile lo so, ma l’8 settembre che cos’era successo, e poi di che anno?

Stefano. Ma del ’43, asino! Giusto, Salvatore? Adesso va avanti tu, che sei lo storico.

Salvatore. Magari lo fossi. L’8 settembre del ’43, come giustamente ha detto Stefano, c’è stato l’armistizio, cioè il re e il capo del governo che era succeduto a Mussolini, cioè il maresciallo Badoglio, hanno firmato la pace con gli Alleati, lasciando però l’esercito italiano senza direttive e gran parte dell’Italia in mano all’esercito tedesco.

Fabio. Finita la lezione? Guardate cosa ho trovato: qui in quest’inventario c’è scritto che in archivio c’è una raccolta di foto e manifesti di quel periodo, sia nazionali che locali.

Susy. Allora chiediamo di vederli!

(alla vista della foto aerea del ponte sul Ticino)

Stefano. Che figata, guarda quelli della RAF com’erano ganzi.

Susy. A uccidere! Guarda anche quest’altra foto dei funerali delle vittime del mitragliamento al treno. Se fosse per me inserirei tutti i bombardamenti tra i crimini di guerra, indipendentemente da chi li fa e dalla guerra che c’è: colpiscono alla cieca, donne, bambini vecchi.

Stefano. Ma adesso ci sono le bombe intelligenti, che colpiscono solo obiettivi militari, non come nelle guerre precedenti.

Susy. Io non ci credo. Per me se c’è una cosa non intelligente sono proprio le bombe

Stefano. Comunque per fiaccare il nemico bisogna pur colpirlo all’interno, non solo al fronte.

Salvatore. Sì questa è la logica delle guerre contemporanee. Però poi quali sono le conseguenze? Più morti tra i civili che tra i militari. E forse è avvenuto anche a Vigevano nell’ultima guerra.

Stefano. È inevitabile.

Susy. A voi interessano solo gli uomini: le azioni militari, gli eventi, e le donne, la vita quotidiana, i sentimenti? A me piacerebbe sapere come si viveva a Vigevano, cioè delle difficoltà… quello che hanno passato le donne, anche se erano lontane dal fronte.

Salvatore. Per queste cose dovremmo intervistare anche qualche signora anziana.

Matteo. Però guarda Susy questi manifesti. Parlano proprio di quello che volevi sapere tu: qui ce n’è uno sull’oscuramento, qui sugli allarmi, e più di uno, qui sul coprifuoco. Certo per noi è difficile immaginare come si viveva in quel periodo. To’, qui c’è anche il manifesto che commemora le vittime del mitragliamento al treno. (panoramica sui manifesti)

Susy. Mamma mia! 22 morti, più un sacco di feriti gravi, che magari sono morti nei giorni successivi. E tu che ti esaltavi per le foto aeree degli inglesi.

Stefano. Basta si è fatto tardi, andiamo in biblioteca prima che chiuda.

(in biblioteca)

Matteo. Sai che prestano anche i film? Cosa possiamo prendere sulla guerra in Italia? Ma che non sia una menata però.

Salvatore. Allora chiedi Tutti a casa di Comencini con Alberto Sordi. L’avete già visto?

Matteo. Io non lo so, fammi ricordare di che cosa parla.

Salvatore. Ma dell’8 settembre, dello sbandamento di un gruppo di soldati italiani e del loro difficile ritorno a casa, tentando di fuggire dalla guerra.

Matteo (al bibliotecario) Ce l’avete Tutti a casa di Comencini?

Bibliotecario. Sì ma in videocassetta non in DVD.

Matteo. Non importa riusciamo a vederlo lo stesso.

Bibliotecario. Vada nella sala video cerchi in ordine alfabetico COM

(Matteo va)

Susy. E qualcosa di più serio Salvatore? Conosci qualche titolo?

Salvatore. Ma guarda che Tutti a casa è serissimo anche se c’è Sordi. Comunque un film che conoscono tutti, in tutto il mondo, è Paisà di Rossellini

Susy. Chiediamolo in prestito, così ci viene qualche spunto per il nostro video. (Susy va)

Salvatore (al bibliotecario) E qualche libro sulla Resistenza? Qualcosa di locale.

Stefano. L’ho già preso io è La liberazione di Vigevano di Gino Zimonti. L’ho sfogliato è ho già visto che parla dettagliatamente della battaglia del treno, ci sono anche le foto che abbiamo visto alla sala Leoni.

Salvatore. E del vostro scrittore di Vigevano? Di Mastronardi? Non ha parlato della guerra?

Matteo. Salvatore vieni con me, so io dov’è lo scaffale con tutti i libri di Mastronardi, è nell’altra sala (escono).

Susy. Mi piace come parla Salvatore.

Stefano. Solo come parla?

Susy. Cosa vuoi dire?

Fabio. Invece, secondo me, sa tante cose, ma…

(ritornano Matteo e Salvatore)

Matteo. Guardate, io sfogliando nello scaffale che hanno riservato a Mastronardi, ho trovato questo libretto che contiene il racconto “Ricordi dei tempi andati”, e mi sembra che lui qui non romanzi, ma che ricordi, che racconti la sua testimonianza. Vero Salvatore?

(lo passa a Salvatore)

Fabio. Adesso Salvatore è diventato esperto anche di letteratura, non solo di storia?

Salvatore. No, che esperto? Dobbiamo tutti imparare prima di insegnare. Ma qui ha proprio ragione Matteo, bravo. Mi sembra un racconto bellissimo, in due pagine, racconta tutte le emozioni della guerra. La guerra vissuta qui, da chi era a casa non al fronte, come chiedeva Susy. C’è tutto: la vita quotidiana, la paura, l’eco delle notizie dal mondo, i lutti. Sembra scritto per immagini, come la sceneggiatura di un film. Se avete pazienza ve ne leggo un pezzo.

(gli altri accennano di sì, Salvatore legge. Durante la lettura vengono inseriti brani video e audio d’epoca)

Mi ricordo ancora quando è scoppiata la guerra… (Comunicato radio dichiarazione di guerra) Giornate di sole, belle giornate di giugno. La piazza piena zeppa di gente all’una e alle otto di sera. I tre altoparlanti davanti ai tre caffé, davano il segnale orario e il Giornale Radio e il bollettino. Mezz’ora scarsa e tutto tornava normale.

E le partenze dei soldati. Ragazzi, uomini, con il codazzo di parenti, andare alla stazione, le mani piene di pacchi, le orecchie piene di raccomandazioni.

E le sfilate dei balilla e i discorsi. Du-ce du-ce du-ce. E i canti: Giovinezza, Vincere (musica della canzone Vincere)

Poi iniziarono le incursioni e l’oscuramento.

Piccolo allarme grande allarme cessato allarme. (Suono allarme)

Bombardavano Milano. La gente che correva giù nei rifugi così come si trovava in casa in quei momenti. E la borsa dei valori stretta addosso. I bambini che dormivano in grembo alle madri.

Le bambine che piangevano. Gli uomini che fumavano contegnosi.

E le processioni, le donne che pregavano.

E la piazza piena all’una e alle otto e la voce alla radio e il silenzio con cui veniva ascoltata. Bollettino n. 112. Bollettino n. 216, Bollettino n. 320. Notte calma. Niente da segnalare su tutti i fronti. Avanzata. Ritirata strategica. Offensiva di primavera. Bombardamenti. Bollettino n. 420. Bollettino n. 540. Bollettino n. 612.

Piccolo allarme grande allarme cessato allarme. (Suono allarme)

Iniziarono il mercato nero, le tessere, le file nei negozi.

Lo sbarco in Sicilia. Vengono, vengono, vengono finalmente. Il 25 luglio Ba-do-glio, Ba-do-glio, Ba-do-glio. Viva il Re. Viva Badoglio, Ba-do-glio.

È finita, è finita, è finita. Basta guerra.

Il coprifuoco, il passo cadenzato della ronda, tac-pac tac-pac, che si avvicinava e si allontanava.

La guerra continua.

Viva Badoglio, viva il re.

Otto settembre. Uomini che correvano, che cercavano abiti civili, protezione. Tutto vien buono. L’assalto all’Impero, le strade piene di gente con gli scarponi al collo, alle braccia, sulla testa. E i tricicli e i camioncini tutti pieni di quella roba militare e la gente stravolta e stracciata e sanguinolenta.

E i tedeschi venuti all’improvviso… Alla larga che sono tedeschi.

E la fucilazione di Leone.

Piccolo allarme, grande allarme cessato allarme. (Suono allarme)

Arresti, deportazioni, terrore. Bollettino n. 1640. Bollettino n. 2000.

E i bombardamenti al ponte. E il mitragliamento quella sera di settembre.

Alla sera andai anch`io a vedere. La Croce Rossa andava e veniva. Tanti morti, tanti feriti, gente che era meglio che morisse.

Piccolo allarme, grande allarme cessato allarme. (Suono allarme)

Il morto al ponte di Gambolò, coperto da un sacco. L`ho visto, lo conoscevo da vivo. Morto come un cane.

Piccolo allarme, grande allarme cessato allarme. (Suono allarme)

I liberatori arrivano, anche i partigiani. Lo dice radio Londra.

Sta per finire il tragico bordello.

Evviva i partigiani. Viva viva viva. È finita la guerra.

Fuochi e falò, la piazza sempre piena. È finita.

Ha cambiato voce la radio. (voce di Pertini)

E la battaglia del treno, l`ultimo atto, il definitivo”.

Matteo. E sì, così mi piacerebbe studiare la storia, sembra di riviverla.

Immagini del 25 aprile 2013 a Vigevano

Immagini del 25 aprile 2013 a Vigevano

25 Aprile, oggi come allora

25 Aprile, oggi come allora

L’EDITORIALE

25 Aprile, oggi come allora

Domani ricorre il 68° anniversario della cacciata dal nostro paese del regime fascista e dell’occupazione nazista e in tutta Italia vecchi partigiani, reduci degli anni 60 e giovani e giovanissimi “nuovi partigiani”, quotidianamente impegnati nelle scuole, nei quartieri e negli stadi a respingere le provocazioni e le aggressioni neofasciste e neonaziste, si preparano a partire per Milano, dove si terrà la manifestazione nazionale, o allestiscono striscioni e bandiere per le iniziative organizzate nelle loro città o nei loro paesi. Saremo in tanti domani, ma non ci saranno feste, perché questo è un 25 aprile di rabbia, di rimpianto, di preoccupazione per un oggi sempre più difficile e per un domani che appare oscuro e privo di promesse e sembra ogni giorno più vicino ai vari allarmi lanciati da un anno a questa parte: “la democrazia è a rischio”, “c’è un colpo di Stato istituzionale”, “nostalgie fasciste e pulsioni autoritarie”.
Caduta la candidatura di un Presidente sicuro difensore della Costituzione (o di quel che ne resta) e antifascista senza se e senza ma, Napolitano, riconfermato al Quirinale, ribadisce la scelta di un governo di larghe intese e ha comunque chiesto “la pace fra la piazza e il Parlamento” riscuotendo il plauso e il sorriso soddisfatto di Berlusconi. Rischia di avverarsi la previsione del compagno Ferrero di sabato scorso a proposito di un «golpe bianco, un’operazione reazionaria a favore dei poteri forti, propedeutica a un nuovo governo di larghe intese contro il popolo italiano e contro la democrazia»?
Sì, saremo in tanti domani, siamo stati in tanti sabato a protestare sotto il Parlamento, ma quanti disoccupati, cassintegrati, a rischio di licenziamento, quanti giovani senza neppure un’occupazione precaria, quanti pensionati passati da una dignitosa povertà alla impossibilità di sopravvivere, colgono il nesso tra la loro disperazione e l’attacco ai valori della Resistenza e alle conquiste sancite dalla Costituzione che ci ha cambiati da sudditi in cittadini? Quanti cercheranno aiuto da un potente (vero o presunto) o si affideranno a promesse palesemente false? Quanti penseranno che la democrazia e la sua difesa sono “roba da politici” che non riguarda chi fa la fame?
Quest’anno ricorre anche un altro anniversario, il 70° di un episodio che ci parla di fame e di libertà strettamente intrecciate nella coscienza di decine di migliaia di operai e operaie da ricordare con riconoscenza. Il 5 marzo del 1943 alle 10 del mattino in 217 fabbriche, a partire da Torino, Milano e Sesto San Giovanni, 150.000 operai scioperano chiedendo un aumento di salario e la fine della guerra. Il fascismo era al potere e le sue leggi erano leggi dello Stato, applicate con una durezza che la guerra aggravava. Da più di 12 anni lo sciopero era reato penale, punito con la galera da 2 a 4 anni, c’era la guerra e ogni contestazione e critica rischiava l’accusa di tradimento e il tribunale militare. Molti di quegli operai erano donne che la guerra aveva fatto diventare lavoratrici e capi famiglia in sostituzione di padri e mariti chiamati alle armi, uomini e donne che soffrivano la loro fame e quella tormentosa dei bambini, una fame che non poteva essere soddisfatta dagli alimenti previsti dalle “tessere annonarie”, scarsi, di pessima qualità e distribuiti saltuariamente, mentre i salari operai non consentivano di ricorrere al già florido mercato nero. La guerra non era in lontane trincee ma nelle città, bombardate ormai quotidianamente, e costringeva la gente a lunghe permanenze in rifugi sotterranei o a sfollamenti in campagne lontane dal lavoro e dalla propria casa, seppure era ancora in piedi. “Pane e pace” gridavano operai e operaie consapevoli di quanto sarebbe stata labile la vittoria della sola rivendicazione salariale, anche se conoscevano tutti i rischi di una protesta che da puramente sindacale si era allargata alla politica, rischi che molti e molte di loro, bollati come “sovversivi e traditori della patria” dalle autorità fasciste, avrebbero subito di persona. Quello che alcuni speravano e molti non sapevano era il susseguirsi di scioperi, sempre più grandi, sempre più politici, sempre più pericolosi (e sempre più rovinosi per i fascisti nelle nuove vesti salodine e per gli invasori nazisti), che avrebbero seguito quel 5 marzo 1943 fino ai grandi scioperi insurrezionali del 1945.
Non avevano armi quei primi resistenti, anche se molte delle loro fabbriche le producevano, ma la loro determinazione e il loro coraggio erano uguali a quelli dei partigiani combattenti e delle loro “retrovie”, fatte di contadini, artigiani, donne e ragazzini che portavano ordini e esplosivi, sorvegliavano le mosse dei nazisti e repubblichini, nascondevano e sfamavano partigiani in difficoltà, curavano feriti, davano false informazioni al nemico sfidando consapevolmente gli stessi rischi di deportazione, di tortura e di morte dei combattenti.
Oggi non c’è la guerra nelle nostre città e sulle nostre montagne anche se paghiamo tutti i costi di una guerra lontana, non c’è il fascismo al potere ma alla cancellazione dei diritti di cittadini e lavoratori segue l’approvazione di leggi molto simili a quelle di Mussolini, ma la crisi che morde chiunque viva, abbia vissuto o voglia vivere del proprio lavoro è provocata e gestita da un capitalismo diverso ma anche uguale a quello che negli anni ’20 del ‘900 scelse come difensore e adottò come figlio prediletto il fascismo, mai rinnegato davvero anche se riproposto con nomi e uomini diversi.
Domani impegniamoci tutti a ricordare i partigiani che cacciarono fascisti e tedeschi 68 anni fa e quelli che 70 anni fa li sfidarono, agli sfiduciati, agli stanchi, ai rassegnati ma anche a tutti quelli impegnati nelle tante lotte in difesa del proprio territorio e del proprio lavoro. Tante lotte, tutte giuste, convinte, coraggiose, con obiettivi che si ritrovano nella aspirazione comune a un lavoro sicuro, a una vita serena e libera, al diritto di decidere sul proprio destino, a discuterne e verificarne ogni passaggio, sono già una sola grande battaglia in grado di risvegliare e trascinare anche chi ha smesso di credere che il futuro di tutti dipende anche da lui. Basta che gli uomini e le donne protagonisti di quelle lotte tornino a ricordare ciò che hanno sempre saputo: che non si può vincere da soli.

Bianca Bracci Torsi

in data:24/04/2013

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Grave atto di intimidazione politica contro il circolo del Partito della Rifondazione Comunista di Mortara

Grave atto di intimidazione politica contro il circolo del Partito della Rifondazione Comunista di Mortara

comunicato stampa 22.4.2013

Immagini per l’intitolazione del circolo Prc di Vigevano a HUGO CHAVEZ

Immagini per l’intitolazione del circolo Prc di Vigevano a HUGO CHAVEZ

Ciclicamente Resistenti

Ciclicamente Resistenti

25 aprile Voghera

25 aprile Voghera 2

Appello alla Sinistra, a chi straccia la tessera del Pd

Appello alla Sinistra, a chi straccia la tessera del Pd

Appello alla Sinistra, a chi straccia la tessera del Pd

Il centro sinistra si è suicidato negli inciuci di palazzo, nell’incapacità di ascoltare il paese, nell’incapacità a delineare una alternativa politica e sociale. L’immagine plastica di questo suicidio è data dalla scelta di votare scheda bianca dopo aver visto naufragare Marini, il candidato scelto da Berlusconi. E’ evidente che la via di uscita è una sola: votare Rodotà, cioè votare un Presidente che non sia identificato con il palazzo e i suoi intrighi ma con il volto migliore della società italiana. Questa via però non viene imboccata. Questo sancisce definitivamente il fallimento del centro sinistra, che non solo è inutile ma è un impedimento al cambiamento del paese, al rilancio della democrazia, ad una seria lotta contro le destre e le loro politiche.
A questo fallimento occorre dare una risposta: perché larga parte dei giovani non ha un lavoro o è destinato al precariato a vita, milioni di famiglie non arrivano alla fine del mese, la politica del governo Monti non ha fatto altro che aggravare la crisi e produrre licenziamenti. Perché le tessere del PD stracciate o bruciate in piazza rappresentano plasticamente la disperazione di un popolo di sinistra che vorrebbe cambiare ma che non sa più come fare.
Mentre il centro sinistra crolla insieme alla seconda repubblica, la sinistra deve battere un colpo, aprire una prospettiva. Per questo serve l’unità della sinistra e noi comunisti proponiamo a tutte le forze di sinistra, a tutti gli uomini e le donne di sinistra, a coloro che in queste ore stanno stracciando la tessera del PD, di dar vita ad un processo fondativo di un nuovo soggetto di sinistra, da costruirsi su basi democratiche e partecipate, chiaramente alternativo al neoliberismo, alle destre e a questo fallimentare centro sinistra. Facciamo questo appello perché lo smarrimento, la rabbia e la disperazione di milioni di persone di sinistra non può essere lasciato senza risposta: facciamo rinascere la speranza. Mi rivolgo agli uomini e alle donne di sinistra ma mi rivolgo anche ai gruppi dirigenti: diamo un segnale di disponibilità, tutti quanti, per aprire questo percorso unitario, diamo un segnale di responsabilità. Noi ci siamo.

Paolo Ferrero

in data:18/04/2013


Biciclettata Partigiana

Biciclettata Partigiana

Biciclettata partigiana 1

Biciclettata 2

Giovedì 18 aprile a Vigevano manifestazione con presidio dei metalmeccanici Pavesi

Giovedì 18 aprile a Vigevano manifestazione con presidio dei metalmeccanici Pavesi

Fiom Vigevano

Grande gioia e soddisfazione per vittoria Maduro

Grande gioia e soddisfazione per vittoria Maduro

Grande gioia e soddisfazione per vittoria Maduro

di Paolo Ferrero –
Voglio esprimere grande gioia e soddisfazione per la vittoria del compagno Maduro nelle elezioni venezuelane. La destra ovviamente contesta i dati – come sempre quando perde – ma non ce la farà a destabilizzare il paese. Noi facciamo gli auguri al compagno Maduro e al popolo venezuelano, che ha scelto di proseguire sulla strada del socialismo e dell’emancipazione e confidiamo che il Socialismo del XXI Secolo, oltre che nel continente latinoamericano, possa diventare una realtà anche in Europa.

Due anni senza Vittorio. Commemorazione a Bulciago (Lecco)

Due anni senza Vittorio. Commemorazione a Bulciago (Lecco)

Centinaia di persone hanno partecipato oggi a Bulciago (Lecco) alla commemorazione di Vittorio Arrigoni, sequestrato e ucciso due anni fa a Gaza.
La riunione, avvenuta in una palestra troppo piccola per contenere tutti gli intervenuti, e’ stata aperta dalla ”Ballata per Vik” composta dal gruppo ”I Luf” con Egidia Beretta, la mamma di Vittorio, sindaco di Bulciago. In sala era presente anche la delegazione dei giovani palestinesi che compongono il convoglio impegnato in numerose tappe in Italia per presentare un altro volto della Striscia: quello degli studenti e dei creativi impegnati in una resistenza non violenta contro l’oppressione israeliana e politica.
La mamma di Vittorio, che recentemente ha anche scritto un libro dal titolo ”Il viaggio di Vittorio” per ricordare il figlio, tra l’altro ha detto: ”Sappiamo chi e’ stato, non chi ha dato l’ordine che puo’ essere anche partito da Gaza. Ma sapere questa verita’ non e’ la mia ragione di vita. La ricerca mi sfinirebbe senza ridarmi mio figlio – ha aggiunto -. Preferisco andare avanti parlando di Vittorio com’era da vivo e di come puo’ restare vivo dentro di me e di tutti coloro ai quali ha saputo risvegliare la coscienza”.

La presenza e l’eredità del Presidente Comandante Hugo Chavez nel nuovo Venezuela

La presenza e l’eredità del Presidente Comandante Hugo Chavez nel nuovo Venezuela

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Spot che va in onda su RADIO POPOLARE

Clicca sul link

Punto Rosso Vigevano 20_04_13

Adesione del Circolo “A. Mascherpa” di Rifondazione Comunista di Mortara alla petizione lanciata dall’INFORMATORE VIGEVANESE contro la Tares

Adesione del Circolo “A. Mascherpa” di Rifondazione Comunista di Mortara alla petizione lanciata dall’INFORMATORE VIGEVANESE contro la Tares

Tares Mortara

Mense: spavalderia vergognosa

Mense: spavalderia vergognosa

Tratto da: L’INFORMATORE del 11 aprile 2013

Lettera aperta al Sindaco di Vigevano, Andrea Sala.

Egregio Signor Sindaco, in merito al caso mense le chiedo: come può sentirsi soddisfatto della brutta azione che lei sta compiendo (dichiarata da lei stesso nell’intervista alla trasmissione “Le Iene”) nei confronti di bambini che hanno solo la colpa di appartenere a una famiglia in difficoltà economica?

Risponda onestamente: perchè in una scuola di Vigevano chi ha i mezzi per pagare la mensa è servito con cibi caldi, mentre i bimbi con famiglie in povertà devono pranzare in un’aula a parte con un panino portato da casa?

Non si vergogna di umiliare anche i genitori che non hanno lavoro perchè le aziende e gli stabilimenti chiudono i battenti per fallimento, mentre l’assistenza sociale per andare incontro a loro non esiste?

Fra tutta la gente ci sarà anche chi ha dato il voto per eleggere lei come sindaco… Qui hanno sbagliato, perchè il sindaco dovrebbe essere una persona giusta, umana, sensibile verso i propri cittadini come un padre di una grande famiglia.

Dicono che nelle scuole c’è il bullismo, nella mia ignoranza vedo nella sua azione negativa un insegnamento al razzismo e al bullismo, infatti dall’inchiesta realizzata da “Le Iene” è risultato che i figli previlegiati prendono in giro e umiliano i bambini poveri.

I bambini non si umiliano ma si proteggono, non hanno colpa se in famiglia mancano i mezzi per tirare avanti!

Caro sindaco, provi lei a vivere con la cassa integrazione che non ti permette di arrivare a fine mese.

Io sono anziana, questi tempi mi ricordano quando ero bimba e ne ho paura per i giovani…

La sua spavalderia è vergognosa, specie in riferimento alle risposte date a “Le Iene”, convinto di essere nel giusto.

ANNA MARIA DE MICHELI

Ovada (Alessandria)