Archivio for maggio, 2013

Israele, l’orrore del lager per minorenni palestinesi. Le testimonianze dal “The Guardian”

Israele, l’orrore del lager per minorenni palestinesi. Le testimonianze dal “The Guardian”

Al Jalame è diventata famosa come la prigione israeliana per bambini con la sua infame “Cella 36”, di cui tanti bambini hanno testimoniato.

All’interno del carcere Al Jalame, in profondità a tre piani sotto la superficie è localizzata la cella per bambini piccoli, buchi neri, dove i bambini palestinesi, anche a soli 12 anni sono tenuti in isolamento, alcuni per 65 giorni.

In un’intervista del Guardian due bambini hanno descritto la cella 36:

“la cella è lunga 2m e larga 1m, grande come un materasso. Si mette giù il materasso e nella parte anteriore c’è un WC… Non non c’è nessuna finestra… manca l’aria, si soffoca”.

La stanza è appena più ampia rispetto al materasso sporco sottile che copre il pavimento. Il materasso è molto sottile, solo 5cm di spessore. Una luce gialla è tenuta accesa 24 ore al giorno per impedire di dormire, mentre le pareti presentano sporgenze taglienti impedendo al bambino di stare appoggiato.

La consegna del cibo avviene attraverso uno sportello ancorato alla porta, è l’unico modo per contare i giorni, dividendo il giorno dalla notte. La colazione è servita alle 4 del mattino attraverso lo sportello della porta situato a 30cm dal pavimento. Se il vassoio della colazione non è preso in tempo il cibo si rovescia sul pavimento, il bambino è punito se non riesce a mangiare tutto.

Dove finisce il materasso c’è un basso muro di cemento dietro c’è la toilette: un buco nel pavimento.

La puzza dal gabinetto invade la stanza senza finestre.

Per i bambini l’unica via di fuga da questa gabbia è la stanza degli interrogatori, dove, incatenati mani e piedi, sono maltrattati dalla polizia segreta israeliana per oltre 6 ore alla volta, fino a confessare, solitamente lanciare una pietra corrisponde ad una pena fino a 20 anni.

I bambini descrivono le le sei ore di interrogatorio: “sul terreno c’è un anello di ferro, dove sono agganciate le manette che bloccano entrambi le mani . le caviglie sono bloccate alle gambe della sedia… Non è possibile spostarsi… come una statua. Minacciano che potrebbero arrestare mio padre e mia madre e portarli qui se non confesso”.

I carcerieri ci dicono “Tu ci costringi a portarli qui, cerca di capire che noi abbiamo lo stato di Israele dietro di noi, dietro di te c’è il nulla”

I bambini hanno testimoniato di essere sessualmente abusati dagli interroganti e minacciati di sodomia con un oggetto al fine di costringerli ad una confessione, la prigione di Ofer è gestita da G4S. (G4S è una multinazionale security services fondata in Danimarca “per soddisfare le esigenze nel tempo della sicurezza globale” http://www.g4s.com/)

Durante l’interrogatorio in fase di arresto prima di entrare nella struttura, bambini hanno testimoniato che soldati israeliani utilizzano anche cani.

Un ragazzo ha raccontato come, dopo essere stato incatenato così da non potersi muovere, hanno versato sulla sua testa cibo per cani, il cane si è a scatenato per mangiargli la testa, ha descritto la paura, la saliva dei cani che colava sul suo viso.

Hanno poi messo cibo per cani vicino ai genitali dei ragazzi…

trad. it: Invictapalestina

Franca Rame, una lunga vita dalla parte dei giusti

Franca Rame, una lunga vita dalla parte dei giusti

Franca Rame, una lunga vita dalla parte dei giusti

Questa mattina è deceduta l’attrice milanese, già senatrice della Repubblica, e compagna di vita di Dario Fo

Mancherà a tanti, al suo compagno di una vita Dario Fo e a tutti quelli che l’hanno amata e hanno apprezzato il suo lungo impegno civile e culturale. Stiamo parlando di Franca Rame, deceduta questa mattina a Milano nella sua abitazione di Porta Romana. Nella prima mattinata si è sentita male ma a nulla sono serviti i soccorsi arrivati dopo la chiamata al 118. Il 19 aprile dello scorso anno l’attrice aveva avuto un ictus che l’aveva costretta ad un ricovero di diversi giorni. Alla Camera dei deputati la notizia, accompagnata da un lungo e commosso applauso, è stata data da Barbara Pollastrini: “Donna coltissima e di altrettanto grandissimo cuore” l’ha definita la deputata del Pd. Anche al Senato, mentre era in corso un dibattito sulle riforme costituzionali, è arrivato il triste annuncio che ha spinto il presidente Pietro Grasso ad interrompere i lavori, ricordando il suo impegno come senatrice nella Quindicesima legislatura. Franca Rame era nata a Villastanza (Parabiago, Mi) il 18 luglio del 1929 da una famiglia di attori. Il padre Domenico Rame era un attore da generazioni e la madre Emilia Baldini fu prima maestra poi attrice e anche il fratello Enrico (1916 -1986) intraprese la carriera di attore. Il suo debutto fu incredibile: era ancora in fasce nel ruolo di neonata nelle commedie allestite dalla famiglia. Nel ’50, in piena epoca di rivista, con la sorella debuttò in Ghe pensi mi di Marcello Marchesi. Proprio durante quegli anni conosce Dario Fo che sposa nel 1954 e da allora sarà l’interprete preferita del Premio Nobel e la sua collaboratrice ai testi. Un anno dopo nasce il loro unico figlio Jacopo. Vanno in scena grazie al loro lavoro commedie efficaci e paradossali come “Chi ruba un piede è fortunato in amore” e “Isabella, tre caravelle e un cacciaballe”. Nel 1958, insieme col marito, fonda la Compagnia Dario Fo-Franca Rame (Dario è il regista ed il drammaturgo del gruppo, Rame la prima attrice e l’amministratrice) che, negli anni seguenti, otterrà grandissimo successo commerciale nel circuito dei teatri cittadini istituzionali. Si fanno conoscere al grande pubblico nel 1962, quando a loro due affidano la popolare trasmissione televisiva del sabato sera “Canzonissima”. Ma la Rai targata Dc non sopporta le loro scenette di denuncia politica, impone la censura che Franca e Dario non sopportano, sbattendo così la porta dell’azienda televisiva statale. Torneranno in Rai soltanto nel 1977 quando Raidue trasmetterà le loro commedie. Durante quegli anni Franca Rame si contraddistingue per il suo impegno politico di sinistra, fortemente critico nei confronti del moderatismo del Pci, e per le battaglie femministe. Con Dario esce dal circuito dell’Eti per fondare il collettivo teatrale Nuova Scena e poi successivamente La Comune con cui interpreta dentro le fabbriche e nelle scuole spettacoli di satira e di controinformazione politica. Di quel periodo sono “Morte accidentale di un anarchico” e “Non si paga”. I due sostengono il Soccorso rosso, che appoggia i detenuti politici con tanto di fondi e avvocati. Paga a caro prezzo il suo impegno femminista nel 1973 quando viene sequestrata da un gruppo di estrema destra che la violenta. Il gravissimo crimine, ordinato da alcuni ufficiali dei carabinieri come disse Biagio Pitarresi al giudice istruttore Guido Salvini, non venne mai punito perché il procedimento penale venne portato a termine 25 dopo e dunque cadde in prescrizione. Questa drammatica esperienza viene portata in scena nel 1981 in uno spettacolo chiamato appunto “Lo stupro”. Nel 1974 Franca e Dario occupano e trasformano la Palazzina Liberty a Milano, dove l’artista cileno Sebastian Matta dipinge murales rivoluzionari. In solitario recita alcuni scritti di Fo sulla condizione femminile come “Tutta casa, letto e chiesa” e “Storia della tigre”. Nel 2006 sceglie di candidarsi con l’Idv diventando così Senatrice della Repubblica, e sempre nello stesso anno Antonio Di Pietro la propone come Presidente della Repubblica. Scelta politica della quale si pente, vista la deriva che prende il partito dell’ex magistrato, tanto da indurla alle dimissioni nel 2008, anche contro la scelta del governo Prodi di rifinanziare le missioni militari all’estero. L’anno dopo scrive insieme al marito la sua autobiografia “Una vita all’improvvisa”. Poi la malattia dello scorso anno e oggi la fine di una vita intensa e bellissima, contraddistinta sempre da una grande coerenza umana e politica.

Vittorio Bonanni

in data:29/05/2013

Liberazione – on -line

RIFONDAZIONE: IL MERCATO ANCHE AL SABATO POMERIGGIO E’ UNA RICHIESTA DI BUON SENSO, CHE DEVE ESSERE ACCOLTA

RIFONDAZIONE: IL MERCATO ANCHE AL SABATO POMERIGGIO E’ UNA RICHIESTA DI BUON SENSO, CHE DEVE ESSERE ACCOLTA
Una richiesta fondata sul buon senso, e che deve essere accolta. Come circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista valutiamo così la richiesta di molti ambulanti del mercato cittadino di poter lavorare anche nel pomeriggio del sabato, almeno nel periodo estivo.
E’ innegabile che alcuni venditori non abbiano interesse ad esporre per tutta la giornata in quanto specifiche tipologie di acquisto (come quelle legate ai generi alimentari) si svolgono quasi esclusivamente durante la mattina. Ma è altrettanto innegabile che la vendita di altri generi non può essere “classificata” in determinate fasce orarie e di conseguenza la possibilità di poter lavorare anche il pomeriggio può davvero fare la differenza in termini economici, a maggior ragione oggi in questa situazione di crisi sempre più diffusa.
E ciò riguarda anche tutte quelle persone (soprattutto anziani e giovani) che hanno pochi soldi in tasca e preferiscono rivolgersi al mercato cittadino per i loro acquisti, sia per i prezzi contenuti delle merci sia per il rapporto di fiducia consolidatosi con i venditori, piuttosto che andare nei vari centri commerciali, che di sicuro il bene della gente più povera non l’hanno mai fatto, contribuendo per di più ad espandere contratti atipici e forme di precarizzazione del lavoro, soprattutto tra i giovani.
Quando, nel novembre del 2011, il Comune aveva deciso di limitare l’esercizio dell’attività degli ambulanti alla sola mattinata del sabato eliminando la fascia pomeridiana, avevamo sottolineato che se un ambulante, facendo i suoi conti, riteneva che non gli convenisse lavorare durante il pomeriggio aveva tutto il diritto di andarsene, e la fascia oraria d’uscita gli garantiva già allora questa possibilità. Ma tra il dare la possibilità a chi lo desidera di andarsene prima e obbligare invece tutta la categoria a cessare le attività a metà giornata la differenza è molto evidente e significativa, caratterizzandosi come “discriminatoria”.
Alla luce della situazione preoccupante che si è determinata in questo ultimo anno e mezzo al mercato del sabato, con gli ambulanti che lamentano un grave danno a tante attività, riteniamo indispensabile che il Comune accolga la loro recente richiesta di consentire lo svolgimento del mercato anche nel pomeriggio del sabato, almeno nel periodo estivo.
Una richiesta che è “solo” di buon senso.
Roberto Guarchi

già consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista a Vigevano

Fascisti su Marte?

Fascisti su Marte?

fascisti su Marte

5^ Festa di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea di Vigevano

5^ Festa di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea di Vigevano

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IL PROGRAMMA COMPLETO E’ ANCORA IN FASE DI DEFINIZIONE,
SARA’ PUBBLICATO AL PIU’ PRESTO.

Ancora sugli autovelox a Mortara

Ancora sugli autovelox a Mortara

Mortara 23 maggio 2013

Ancora sugli autovelox a Mortara

Ho letto sull’ ” Informatore Lomellino” la risposta dell’assessore Pecchenino al comunicato con cui ho sollevato il problema dell’uso non corretto dell’ autovelox a Mortara.

Pecchenino in realtà non risponde sul merito delle problematiche sollevate e si limita ad esclamare che “non è possibile non apprezzare la prevenzione… della Polizia Locale, ecc … .

Ma di quale prevenzione va parlando? In realtà chiedevo proprio prevenzione e non “trappole” come quelle messe in atto con i vigili in borghese ed un’autocivetta .

Sulle modalità dei controlli Pecchenino si guarda bene dal rispondere. Inoltre dichiaravo che non intendevo affatto incoraggiare chi eccede in velocità ed avanzavo anche precise proposte, dall’uso di agenti visibili e che contestino l’infrazione in loco (anche per evitare l’aggiunta delle spese di notifica), fino all’eventualità di un “Rosso Stop”. Anche su questo Pecchenino non risponde.

Meno male che la Lega, da varie parti e a suo tempo, aveva condotto una campagna contro l’uso non corretto dell’autovelox, definito addirittura “rapina del Nord”. Si vede che quando si amministra ci si dimentica delle proprie parole d’ordine.

Infine ho avuto un incontro con il responsabile della Federconsumatori di Mortara, Salvatore Cirillo, che è disponibile a sollevare il problema nelle sedi competenti, come ha già fatto la Federconsumatori stessa in località della nostra provincia che presentavano casi simili.

Il responsabile della Federconsumatori è presente tutti i martedì alla camera del Lavoro di Mortara (Corso Piave 32) dalle 14.30 alle 17.00 ed è disponibile a ricevere dai cittadini interessati e colpiti dalle sanzioni la documentazione relativa per le opportune azioni.

Teresio Forti

Partito della Rifondazione Comunista

Circolo “A. Mascherpa” – Mortara

“Ciao, compagno Gallo”

“Ciao, compagno Gallo”

Paolo Ferrero: “Ciao, compagno Gallo”

«È morto don Gallo. Il vuoto che lascia nelle nostre vite è grande quanto la sua carica umana, la sua simpatia, il suo impegno. Ciao compagno Gallo, la terra ti sia lieve. Un abbraccio a tutti gli amici e le amiche della Comunità di S.Benedetto al Porto».

in data:22/05/2013

Intervento di Don Gallo in Piazza Duomo a Milano il giorno 28 gennaio 2011 mentre si svolgeva la manifestazione dei metalmeccanici della Fiom in sciopero generale.
Le immagini non sono ottime perchè la ripresa è stata fatta senza cavalletto e faceva molto freddo, ma l’audio è buono. Don Gallo sei un mito!

CANCELLARE LA “MULTISERVIZI”, TORNARE ALLA GESTIONE DIRETTA. NO ALL’AUMENTO DELLE RETTE E AL TAGLIO DEI SERVIZI

CANCELLARE LA “MULTISERVIZI”, TORNARE ALLA GESTIONE DIRETTA. NO ALL’AUMENTO DELLE RETTE E AL TAGLIO DEI SERVIZI
Chiudere l’esperienza della Multiservizi e tornare alla gestione diretta da parte del Comune di Vigevano di tutte le attività oggi affidate all’Asmv. A nostro parere, è questa l’unica soluzione per evitare che la vicenda del “buco di bilancio” della Multiservizi diventi il “grimaldello” per giustificare aumenti delle rette e delle tariffe dei servizi o per ridurre la qualità e la quantità delle attività sociali, sanitarie ed assistenziali offerte fino ad oggi dal Comune.
La progressiva esternalizzazione di tutte queste attività, con il loro conseguente affidamento ad un’azienda speciale svincolata dal controllo politico e democratico, si è dimostrata un totale fallimento, perché fondata unicamente sulla decisione di aggirare lo scellerato “Patto di stabilità interno” imposto dai Governi Berlusconi (che costringe a tagliare la spesa corrente) “portando fuori” dal bilancio comunale i costi per l’erogazione di servizi di alto valore sociale.
In mancanza di una progettualità politica complessiva, questa decisione ha prodotto solo un’ulteriore frattura tra le necessità dei cittadini e le risposte fornite dall’Amministrazione Comunale, finendo con il caricare proprio sulle spalle delle persone più deboli i costi dei servizi.
Non solo: la moltiplicazione delle strutture dirigenziali ed amministrative, la mancanza di una visione complessiva della gestione di tutti gli interventi sociali e alcune scelte quantomeno discutibili hanno contribuito a produrre l’attuale “buco di bilancio” della Multiservizi.
Ma la risposta a questo “buco” non può essere né la messa in discussione degli attuali livelli occupazionali (che devono invece essere garantiti), né – a maggior ragione – l’aumento delle rette e delle tariffe e il taglio dei servizi.
A livello politico occorre mettere al più presto in discussione il “Patto di stabilità”, creando un percorso congiunto con le altre realtà comunali della provincia.
Al tempo stesso, è indispensabile tornare alla gestione diretta da parte del Comune di Vigevano di tutte le attività oggi affidate all’Asmv. Si potrà così ottenere un risparmio nei costi amministrativi e restituire al consiglio comunale ed alla giunta la piena responsabilità politica della gestione di tutti i servizi sociali, sanitari ed assistenziali. In questo modo sarà possibile perseguire l’obiettivo di potenziare le attività di sostegno ed aiuto alla parte più debole della popolazione, che devono essere aumentate proprio per cercare di ridurre le difficoltà provocate dall’attuale crisi sociale ed economica.
Per raggiungere questo obiettivo, sarà anche necessario ricostruire rapporti e forme di collaborazione con il mondo del volontariato locale, che sicuramente potrà offrire il suo contributo (aggiuntivo, non sostitutivo del ruolo del Comune) per assicurare lo sviluppo della rete di protezione e sostegno sociale.
Non si pensi neppure per un momento di far pagare ai cittadini le scelte sbagliate compiute negli ultimi anni… Questa città non lo accetterà mai!
Roberto Guarchi
Alessio Galli

per il Circolo di Vigevano “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista

Quella golf nera che seguiva Checchino Antonini

Quella golf nera che seguiva Checchino Antonini

Quella golf nera che seguiva Checchino Antonini

Pedinato per un mese il redattore di Liberazione. La solidarietà immediata
di Paolo Ferrero

«Apprendiamo che il giornalista Checchino Antonini, già cronista di
Liberazione, sarebbe stato pedinato per un mese. Mi chiedo se quest’episodio
inquietante sia opera di personaggi fuori da ogni controllo. Se davvero il
pedinamento non rientra nelle normali attività giudiziarie allora si può
parlare di spionaggio o di intimidazione, nel caso in cui i pedinatori
abbiano voluto farsi scoprire. Antonini è uno dei giornalisti più attivi
nelle denunce di “mala polizia” e della repressione, ha scoperchiato su
Liberazione casi come quelli degli omicidi di Federico Aldrovandi, Aldo
Bianzino, Giuseppe Uva e Stefano Cucchi e ultimamente si è occupato di uno
strano suicidio, quello dell’agente dell’Aise Barba o anche di alcuni
episodi di spese indebite da parte di alcuni uffici dei servizi».
Così Paolo Ferrero comenta a caldo le rivelazioni del sito Globalist.it a
proposito del pedinamento subìto dal nostro redattore Checchino proprio
mentre era impegnato nella realizzazione dei primi numeri dell’edizione on
line di questo giornale.
«Qualcuno ha pedinato e probabilmente spiato il giornalista Checchino
Antonini per circa un mese. Più o meno da metà gennaio e metà febbraio –
scrive il sito – Chi? Perché? Su ordine di chi? Domande al momento senza
risposta sulle quali, prossimamente, dovrebbero essere presentate
interrogazioni parlamentari.
Checchino Antonini, attualmente candidato al Campidoglio con la Repubblica
Romana di Sandro Medici, è un giornalista di inchiesta che si è occupato in
questi anni di vicende scomode o dai contorni inquietanti. Lui, ad esempio,
è stato uno dei principali animatori della battaglia di verità che ha fatto
emergere i retroscena della morte di Federico Aldrovandi e tutti i tentativi
di insabbiare l’omicidio.
E’ capitato, così, che per un mese intero qualcuno, forse una squadra, gli
sia stato alle calcagna, seguendolo nei suoi spostamenti. Troppa insistenza
per non essere notati. Ed è emerso che i misteriosi spioni seguivano
Checchino Antonini utilizzando una Golf nera in cui primi numeri erano EN57.
Il giornalista usciva di casa e la macchina era parcheggiata nei dintorni.
Andava da qualche parte ed ecco comparire, nei dintorni, la misteriosa Golf
nera. Uno degli occupanti si chiamava François: almeno così un testimone ha
sentito qualcuno chiamarlo con quel nome francese.
Questi, più o meno i fatti. Magari qualcosa di più sarà raccontato nei
prossimi giorni.
Restano le domande iniziali. Chi, perché, su ordine di chi.
Prima ipotesi: Checchino Antonini è finito sotto inchiesta della
magistratura per qualche ignoto motivo e i pedinamenti sarebbero una
corretta attività della polizia giudiziaria. Ma si può escludere questa
ipotesi non solo perché Antonini non è un terrorista o persona dedita a
commettere reati o a far parte di associazioni a delinquere, ma per il fatto
che la Golf nera, a quanto pare, risulta di proprietà di un autonoleggio. La
polizia giudiziaria, però, non si avvale si autonoleggi. Questa è roba che
fanno i servizi segreti o gli investigatori privati. Al limite qualche
gruppo eversivo/criminale, ma non userebbero l’autonolo. E quindi pensare
che il giornalista sia stato illegittimamente seguito è molto più che
un’ipotesi ragionevole. Come è ragionevole pensare che all’origine di questa
attività di spionaggio interno ci sia qualcosa di scomodo che Checchino
Antonini ha scritto negli ultimi mesi. Che ha dato fastidio. Molto fastidio.
Visto che avere alle costole una squadretta per un tempo così lungo costa.
Costa molto. Roba da fondi riservati o da committenti danarosi.
Chi ha pedinato Checchino Antonini? La parola al Parlamento. O al Copasir.

Blasco (Red)

in data:16/05/2013

SOLIDARIETA’ DEL CIRCOLO HUGO CHAVEZ PRC VIGEVANO

Caro compagno, Checchino Antonini, Ti scrivo per esprimerti la più completa solidarietà dei compagni e compagne del Circolo “Hugo Chavez del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano” per il gravissimo atto intimidatorio di cui sei stato oggetto e che il compagno Ferrero ha denunciato pubblicamente. Ti rinnoviamo la nostra stima per il tuo importante impegno giornalistico e politico, assicurandoti il nostro sostegno.
Un fraterno saluto.
Arrigoni Rino
per il circolo Hugo Chavez del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano.

Checchino Antonini:
Grazie Rino, grazie a tutti voi, è importantissima la solidarietà fra noi, importante organizzarci per continuare il lavoro comune. Strapperemo le barbe finte dal mento di questi impostori!!! grazie

Asmv: per il “buco” risposta banale

Asmv: per il “buco” risposta banale

Tratto dalle lettere dell’INFORMATORE di Vigevano. 16 maggio 2013

Asmv: per il “buco” risposta banale

Spettabile redazione dell’Informatore, volevo fare una mia considerazione sulla questione del buco di bilancio di 660 mila euro della Asmv.
Personalmente non mi scandalizzo del fatto che una Multiservizi che opera principalmente nel sociale abbia a fine anno un bilancio in perdita, in quanto la sua missione è erogare servizi apprezzabili ai cittadini e non produrre utili. Quello che mi preoccupa, invece, è verificare l’uso corretto del denaro pubblico e quindi se l’entità delle perdite non sia l’effetto di una cattiva gestione dei nostri soldi. Ebbene in questa ipotesi le inserzioni pubblicitarie apparse sul vostro giornale e su altri giornali locali, a firma del Presidente e del Direttore della Asmv, mi sembra si configuri proprio in questa fattispecie.
Mi chiedo se dal punto di vista dell’efficacia e dell’efficienza economica e comunicativa abbia senso spendere denaro per un comunicato di 15 righe, tra l’altro abbastanza banali e superficiali. Non nego il diritto dei vertici della Multiservizi a difendersi dalle accuse che sono piovute da più parti nei loro confronti, anzi penso che fosse un dovere rispondere in merito a queste e fornire spiegazioni sul loro operato. Per fare ciò però potevano presentarsi in consiglio comunale e dibattere con i rappresentanti dei cittadini, oppure organizzare una conferenza stampa in cui esprimere le loro ragioni e sottoporsi alle domande dei giornalisti. Due possibilità ad un costo economico pari a zero e che, oltretutto, avrebbero sicuramente offerto maggiori informazioni rispetto alle 15 righe dell’inserzione. Perché anche qui, a parte dirci quanto sono belli e quanto sono bravi, i vertici dell’Asmv non hanno suffragato le loro affermazioni con uno straccio di dato o di riscontro oggettivo.
Ad esempio, esiste un report sul grado di soddisfazione dell’utenza rispetto ai servizi erogati dalla multiservizi? è stata effettuata un’analisi comparata dei costi e delle rette rispetto ad altre realtà simili? La nostra Asmv può vantare qualche certificazione di qualità?
Non parliamo poi dell’affermazione conclusiva sul fatto che “se la gestione fosse stata a carico del Comune i costi sarebbero stati ancor più gravosi”. Possono gentilmente spiegarmi il Signor Leone e la Signora Gallante da dove deriva questa loro presunzione di superiorità?
Io, se devo dire la verità, proprio dalla pubblicazione di quegli spazi pubblicitari mi sono fatto l’idea opposta, perché se per difendere il proprio operato i due invece di confrontarsi pubblicamente decidono di incrementare ulteriormente le perdite aziendali per compiere un’operazione di pura immagine o “fuffa” (cosa che la nostra città di questi tempi proprio non può più permettersi) proprio non ci siamo e se devo prendere questo episodio come esempio della loro gestione allora comincio a farmi qualche ipotesi sulle responsabilità di tale ammanco.
Un’ultima considerazione: giungono voci su possibili aumenti delle rette per coprire il buco. A questo proposito, prima di mettere le mani nelle tasche dei cittadini, gradirei fossero pubblicati, magari sul sito, i bilanci dell’azienda ed i compensi degli amministratori (un’operazione di trasparenza che l’Asm di viale Petrarca attua da anni), giusto per capire se qualcosa si può ottenere anche da quel lato lì.
Carmine Pinto

«In pensione prima ma con meno soldi»

«In pensione prima ma con meno soldi»

ECONOMIA

«In pensione prima ma con meno soldi»

È l’uovo di Colombo. O la scoperta dell’acqua calda. La riforma della riforma Fornero sulle pensioni che il ministro del Welfare Giovannini ha tirato fuori dal cappello prevede che si possa andare in pensione prima dell’età fissata dalla legge tutt’ora in vigore ma con meno soldi. La chiamano flessibilità, ma è solo l’ennesima beffa ai danni di tanti lavoratori e lavoratrici che potranno così scegliere tra lasciare il lavoro e morire di fame o restare per portare a casa comunque un assegno che sarà, se va bene, il 60 per cento della retribuzione. Per non dire che il drastico innalzamento dell’età pensionabile è stato sempre giustificato col fatto che si vive più a lungo e che dunque anche l’età lavorativa deve allungarsi di conseguenza. Hanno cambiato idea? Scherzavano? Insomma, continua la persecuzione dei pensionati e il governo Letta non fa eccezione.
La proposta di riforma trova apprezzamento nella Cisl e nello Spi Cgil. «Abbiamo sempre sostenuto – dice il segretario confederale Cisl Maurizio Petriccioli – la necessità di restituire ai lavoratori la possibilità di scegliere il momento in cui accedere al pensionamento, ferma restando la fissazione di una finestra rappresentata da un’età minima e massima in cui esercitare tale libertà». «E’ un bene – afferma il segretario generale Spi-Cgil Carla Cantone – che si riapra la discussione sulla riforma delle pensioni. Purché però ci sia un confronto con le organizzazioni sindacali perché le scelte unilaterali hanno sempre prodotto disastri». Di tutt’altro avviso Paolo Ferrero, segretario del Prc: «L’idea del ministro del Lavoro di scambiare flessibilità di accesso alla pensione in cambio di un taglio degli assegni è un’idea da matti. Prima la Fornero ha elevato in modo assurdo l’età per andare in pensione e adesso ci dicono che si può anche andare in pensione prima ma bisogna accettare di tagliarsi la pensione. E’ un comportamento criminale che mette i lavoratori di fronte alla scelta di avere pensioni da fame o di rischiare di morire prima di arrivarci».
Invece, il ministro Giovannini ha frenato sulle ipotesi di modifica dell’altra riforma Fornero, quella del lavoro, che tante critiche, da una parte e dall’altra, ha sollevato. Letta la considera troppo rigida e vorrebbe introdurre maggiore flessibilità nella possibilità di utilizzare i contratti a tempo determinato, ma Giovannini vuole andarci cauto. Bisogna stare «molto attenti» ha detto il ministro in una audizione al Senato, a toccare una riforma «che sta finalmente producendo una serie di effetti voluti». Le modifiche – ha precisato – dovranno essere «limitate e puntuali». Giovannini ha fatto riferimento al monitoraggio pubblicato dall’Isfol sugli effetti della riforma Fornero, secondo il quale nel quarto trimestre si sarebbe registrato un calo consistente delle collaborazioni (-25,1% tendenziale, -9,2% congiunturale) a fronte di un aumento dei contratti a termine (+0,7% tendenziale, +3,7% congiunturale). «La flessione degli avviamenti con contratto di collaborazioni – scrive l’Isfol – sembra riconducibile ai maggiori vincoli imposti dalla riforma, la quale esclude la possibilità di stipulare contratti di lavoro a progetto per lo svolgimento di mansioni esecutive o ripetitive, scoraggiando l’utilizzo del lavoro parasubordinato, laddove vi siano mansioni più consone al lavoro dipendente». Che è, appunto, la tesi di Letta, ma «abbiamo solo un colpo da sparare – ha detto Giovannini – dobbiamo centrare l’obiettivo».

in data:15/05/2013

Mario chiede aiuto!

Mario chiede aiuto!
Tratto da: “Liberazione on-line” 13 maggio 2013
SOCIETÀ
Mario chiede aiuto
Lettera in redazione

Ci arriva in redazione questa lettera. La leggiamo e la rileggiamo; non sappiamo niente di Mario, ma la sua lettera non riusciamo a collocarla lì insieme alle altre, tutte a noi molto care, nell’apposita rubrica. Con questa non ce la facciamo. Nella sua dignità, franchezza e semplicità la lettera di Mario è un grido di dolore e di accorata richiesta di aiuto; anche il drammatico frammento – di una vita, di una persona, di un giovane – che rispecchia la condizione di impotenza e frustrazione – molto vicina alla disperazione – in cui versano ormai milioni di persone in Italia. Milioni di ragazzi come Mario. Già, quel 40 per cento che risulta senza lavoro e senza speranza di trovarlo. Come Mario. Milioni di persone che vivono da 700 euro in giù. Milioni di persone che non sanno più come pagare il mutuo della prima (e ultima) casa da 50 mq e nemmeno più come saldare il conto della spesa (quella di prima necessità).
Lettere come questa di Mario ne dovrebbero arrivare a valanga sui tavoli dei sordi ciechi bugiardi e senzacuore che dicono di governarci.
Compagni, questa è la lettera di Mario. Se qualcuno di voi ha qualche lavoro da proporre, una mano da dare, un aiuto da offrire – Mario ha il diploma di ragioniere, parla inglese, esperto di informatica, ma è pronto per qualsiasi altro tipo di impiego, anche part time – telefoni a Liberazione, si faccia vivo. Grazie!

Gentilissimo Direttore Dino Greco,
sono Mario, un ragazzo di Roma, disperatamente in cerca di lavoro, la prego di leggere queste poche righe senza cestinare il tutto.
Ho perso il lavoro a dicembre 2012 e da quel momento la mia vita è precipitata.
Dopo tanti sacrifici per poter acquistare una piccola casa con mutuo di 30 anni, la banca procederà entro luglio al pignoramento, non sono più in grado di pagare la rata mensile del mutuo, circa 500 euro, non ho altre case o proprietà, mia madre vive con me dopo la morte di mio padre, e con la sua piccolissima pensione di reversibilità di 400 euro al mese non riusciamo più a sostenerci.
Se la banca ci porterà via la casa non ci rimane che la strada, neanche la macchina perché ho dovuto fermare l’assicurazione non potendola più pagare, ma la strada.
Non abbiamo alternative.
Non abbiamo neanche parenti che ci possano ospitare, tutta la famiglia di mia madre è a Napoli.
Siamo soli.
La prego Direttore, non mi sarei mai permesso di scriverle ma la disperazione ha preso ormai il sopravvento, sono un ragazzo che ha sempre affrontato la vita con energia e solarità superando anche prove durissime come un tumore che mi ha colpito nel 2011 e fortunatamente risolto con intervento, anche in quella circostanza ho lottato con tutto me stesso e non mi sono mai arreso, ma ora non so proprio come fare, non ho armi per combattere.
Il mutuo, le bollette, le spese di tutti i giorni, come si combattono senza stipendio? Passo tutto il giorno ad inviare curriculum alle aziende, per lettera, per mail, andando di persona e stando tutto il giorno per strada in cerca di lavoro…ma niente.
Nessuno risponde, nessuno. Il mercato del lavoro per noi giovani è completamente fermo; figuriamoci per mia madre, anche lei ha perso il lavoro due anni fa e non riesce a trovare niente, perché quando sentono che ha 56 anni le rispondono che è vecchia.
Non so più a chi rivolgermi per un lavoro e spesso mi passano per la testa idee non belle, ma solo il pensiero di finire per strada mi paralizza e penso che sarebbe meglio farla finita, non sarebbe più vita.
Le scrivo perché sono da anni un affezionato lettore del suo giornale, non c’era mattina che non lo comprassi, lo portavo con me in ufficio, e lo leggevo nella pausa pranzo, ora neanche questo posso fare, non ho i soldi per comprarlo, ma continuo ogni tanto a leggerlo su Internet.
Le chiedo di cuore di darmi una mano, non chiedo la luna, solo di lavorare, riprendermi la mia vita, i miei sogni, le mie speranze, i miei progetti…solo un lavoro.
Non cestini questa mia lettera, la prego.
Legga il mio curriculum, ho maturato una lunga esperienza in materia di segretariato, impiegato amministrativo, receptionist, ma va bene qualsiasi altro lavoro.
Nella seranza che prenda in considerazione questa mia disperata richiesta, attendo fiducioso un suo riscontro per un colloquio conoscitivo.
La prego mi aiuti.
Grazie infinitamente.
(Lettera firmata)

in data:13/05/2013

Ferrero, il Prc a fianco della Fiom il 18 maggio

Ferrero, il Prc a fianco della Fiom il 18 maggio

Ferrero, il Prc a fianco della Fiom il 18 maggio

«Contro il governo Letta-Alfano non bastano le parole, occorre la più larga mobilitazione: per questo aderisco convintamente alla manifestazione indetta dalla Fiom per sabato 18 maggio, alla quale parteciperò insieme ad una vasta rappresentanza di Rifondazione comunista. Colgo l’occasione per invitare tutti e tutte a partecipare. Il lavoro è la prima emergenza nazionale ma il governo con le sue politiche di austerità continua a produrre disoccupati oltre a voler aggravare la precarietà attraverso il peggioramento della riforma Fornero. Contro l’austerity e per il lavoro invitiamo tutti a scendere in piazza il 18 maggio».

in data:13/05/2013

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“Schiavi mai”

“Schiavi mai”

GIOVEDI’ 16 maggio

ad Alessandria – presso Casa di Quartiere

via Verona 116 – Borgo Rovereto

SERATA PER LA SOLIDARIETA’ MIGRANTE

con i braccianti di Castelnuovo Scrivia, Rosarno e Saluzzo

ore 21.00 – CONCERTO degli EGIM gruppo di musica popolare

Seguirà proiezione del video “SCHIAVI MAI” sulla lotta dei 74 giorni

dei braccianti marocchini dell’agricola agricola dei Lazzaro di Castelnuovo Scrivia

Alla serata parteciperà con un intervento DON PIERO MONTECUCCO della

Comunità del Carmine di Voghera, redattore della rivista Pretioperai

Durante il pomeriggio, avverrà lo sbarco delle arance biologiche e dei prodotti della

campagna di acquisto solidale organizzata da SOS Rosarno a sostegno della Cassa

di Resistenza dei braccianti di Castelnuovo Scrivia

La serata prevede l’entrata ad offerta

a cura del Presidio Permanente di Castelnuovo Scrivia

Info: Antonio (335/7564743) Daniela (347/1817312)

Il padrone, i cortigiani e gli utili idioti

Il padrone, i cortigiani e gli utili idioti

Ad ascoltare gli strilli della corte berlusconiana, infuriata dopo la conferma, in appello, della sentenza di condanna del proprio signore e padrone nel processo Mediaset, pare di vivere sospesi in un mondo irreale, stregato, in una “Macondo” in versione lugubremente reazionaria, popolata da personaggi che paiono fuggiti per incantesimo da un romanzo del “grottesco e dell’arabesco”.

E’ un vociare sgangherato, una sequenza di dichiarazioni in fotocopia, ad opera di una folla di capataz, di seconde linee e di gregari che cercano, ciascuno per sé, di guadagnarsi titoli di merito (leggi: pane e companatico) alzando il tono della polemica e facendo a gara a chi unge con più solerzia il capo e la spara più grossa. In testa al plotone c’è Maurizio Gasparri (“Siamo di fronte alla prosecuzione di un accanimento, alla tentazione di risolvere per via giudiziaria una sfida che per via politica la sinistra non è riuscita a chiudere”). Segue a ruota Brunetta (“Il pronunciamento della Corte d’appello distrugge la vita democratica”). Poi tale Gregorio Fontana (“Dai giudici di Milano è venuta la conferma che la mobilitazione contro l’uso politico e ‘personalizzato’ della giustizia non solo è legittima, ma necessaria, per cui bene facemmo a manifestare davanti al palazzo di Giustizia ed altre manifestazioni dovranno essere organizzate…”). Quindi il neo-segretario della commissione ambiente del Senato, Giuseppe (boh?) Marinello (“Le sentenze di rito ambrosiano sembrano prestampate, con il chiaro intento di condannare un uomo politico che da vent’anni è l’indiscusso leader dei moderati italiani”). Il senatore Giancarlo Serafini, invece, si imbarca in una ruffianata che neanche un famiglio (“Propongo di raccogliere dieci milioni di firme contro la sentenza, tanti quanti soni i voti che il presidente Berlusconi ha ottenuto nelle ultime elezioni”). Ma è lei, l’immarcescibile Daniela Crudelia Demon Santanchè che va al sodo e, come sempre, vince il palio. Sentite: “Una parte della magistratura – sentenzia – è ormai fuori controllo”. Eccolo qui, papale papale, il vero punto politico di tutta la faccenda: mettere, una buona volta e per sempre, la mordacchia ai giudici, vulnerarne l’indipendenza, archiviando la bizzarra pretesa secondo cui la giustizia dev’essere uguale per tutti.
Come la copia del Caimano di Nanni Moretti, quello autentico ha in testa una cosa ed una sola: che sono i suoi elettori ad averlo già giudicato, assolto, beatificato. E la legge? Ma che c’entra la legge!
Complimenti sentiti al Pd, che con luciferina abilità sta apparecchiando un altro capitolo di questo nostro patrio film dell’orrore.

Dino Greco

in data:09/05/2013

Mortara: “sicurezza del traffico o si vuole fare cassa?”.

Mortara: “sicurezza del traffico o si vuole fare cassa?”.

Sicurezza del traffico o si vuole fare cassa ?

In questi giorni a Mortara stanno arrivando molte notifiche di sanzioni da autovelox, provocando proteste da coloro che si vedono recapitare bollettini per somme rilevanti (ad esempio 168 euro più 13 euro di “spese di notifica”, oltre alla decurtazione di 3 punti alla patente per chi circolava alla velocità di 62 km/h), senza che siano stati a suo tempo fermati per constatare l’infrazione.

Ora, è chiaro che bisogna controllare il traffico ed impedire eccessi di velocità, ma sono le modalità con cui questo controllo viene effettuato che fanno pensare più ad una “trappola” per incassare le sanzioni che ad una vera e propria opera di prevenzione.

Il fatto che non si siano fermati i trasgressori adducendo che “ non si poteva compromettere la sicurezza propria e degli utenti della strada”, dove questo sarebbe stato del tutto possibile, (ad esempio mettendo una postazione di Polizia Locale anche più avanti dell’apparecchiatura di rilevamento), il fatto che si usino agenti in borghese e segnaletiche non facilmente visibili, con l’apparecchiatura su un’auto civetta, sembra più un’imboscata che un’opera di prevenzione.

Se si volesse davvero fare prevenzione si dovrebbe agire diversamente, prima di tutto assicurando la massima visibilità oppure adoperando il metodo del “Rosso stop”. E’ vero che esiste una segnaletica fissa, ma è altrettanto vero che quella mobile viene tenuta in modo poco visibile, immediatamente a ridosso dell’auto civetta dove, fra l’altro, copre la targa del veicolo. Inoltre il fatto che non viene subito elevata la contestazione fa sì che, oltre alla sanzione, vengono addebitati 13 euro di spese di notifica. Molti sanzionati non ricorrono al Prefetto o al Giudice di Pace per non pagare spese aggiuntive, ma è chiaro che , se qualcuno di essi lo facesse, si vedrebbe riconosciuta la ragione.

Sulla stampa si legge di Comuni che hanno risanato il loro bilancio con l’uso di questi espedienti.

Non vorremmo che, invece della sicurezza vera, ci si preoccupi di più, anche a Mortara, di fare cassa.

Naturalmente non intendo incoraggiare chi eccede in velocità, in quanto è chiaro che ci deve attenere ai limiti previsti, ma è altrettanto chiaro che ci si deve attenere a modalità di buon senso e non a”trappole”.

Teresio Forti

Partito della Rifondazione Comunista – Mortara

Mortara, 9 maggio 2013

Anpi: “Stop alle liste fasciste”. Nel Pd Ricci sotto accusa.

Anpi: “Stop alle liste fasciste”. Nel Pd Ricci sotto accusa.

Tratto da: “La provincia Pavese”

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La Celere alla Statale dopo quarant’anni. Sgomberata l’ex Cuem

La Celere alla Statale dopo quarant’anni. Sgomberata l’ex Cuem

Devastata la libreria occupata da un anno. Cariche violentissime sugli studenti

C’è ancora tensione ventiquatt’ore dopo alla Statale. Dopo un’assemblea molto partecipata, la libreria universitaria autogestita ex-CuEm dell’Università Statale di Milano dalla quale ieri gli studenti erano stati sgomberati a furia di botte è stata rioccupata oggi pomeriggio. Un folto corteo composto da parecchie centinaia di persone ha sfilato per le vie del centro di Milano toccando varie facoltà, e poi è di fatto entrato all’interno dello spazio sgomberato.
La polizia, presente in forze, ha bloccato gli accessi all’Università, impedendo ad alcuni studenti di entrare, mentre altri si trovavano già all’interno.
Il blocco è durato circa un’ora, finché i poliziotti hanno preferito lasciare campo libero ai manifestanti che ora si stanno dedicando a rimettere in sesto la struttura devastata.
Lo sgombero è avvenuto nel weekend quando l’università è chiusa. E’ lo sgombero della libreria Ex-Cuem, storica libreria dell’ateneo milanese chiusa per il fallimento della cooperativa che la gestiva da decenni e autogestita dagli studenti da ormai un anno. S’era festeggiato un anno di occupazione il 16 aprile con una tre giorni di dibattiti, presentazioni e incontri. Ma al Rettore dava fastidio al punto da chiamare la Celere nell’Accademia come solo quarant’anni fa era accaduto.
La libreria, di cui un collettivo di studenti aveva avuto una cura scrupolosa, è stato devastato dalla polizia, con un danno evidente ad uno spazio pubblico. Gli agenti hanno buttato giù i divisori in cartongesso, smembrato la scaffalatura, divelte le porte e persino il pavimento e i cavi sottostanti. Non fosse per le divise sembrerebbe l’irruzione di vandali, lo scenario che si vede quando il racket entra nei negozi che non pagano il pizzo.
Il giorno appresso, nel pomeriggio di ieri, la polizia in tenuta antisommossa ha fatto direttamente ingresso dentro l’università. In risposta allo sgombero e alla devastazione della Ex-Cuem, gli studenti e le studentesse avevano infatti manifestato la propria volontà di continuare a far vivere la libreria autogestita negli spazi universitari, prendendosi un’altra aula, a ridosso del cortile.
Il Rettore come risposta a una tale richiesta di servizi e di cultura, binomio di cui l’istituzione universitaria dovrebbe essere garante e promotrice, ha autorizzato invece il blitz.
«S’è trattato di un intervento durissimo e violento – racconta a Liberazione uno degli animatori della libreria – con prolungate cariche della celere e quattro studenti refertati al pronto soccorso più una quarantina, almeno, che hanno preferito medicarsi da soli per non essere identificati. Sembrava che la polizia non volesse fermarsi di fronte a nulla. I loro capi facevano fatica a trattenerli. La situazione è degenerata subito. Ci hanno prima assediati, poi hanno scoperto un lato per costringerci a esporci con nelle forche caudine in un passaggio obbligato. Manganellate alle spalle e alla testa per chi provava a scappare. Menavano per fare male non per ripristinare un ordine mai messo a repentaglio da chi voleva solo difendere uno spazio autogestito per la cultura».

Bilancio pesantissimo, soprattutto per il significato simbolico e storico dei fatti avvenuti.

Proprio gli studenti della libreria, in collaborazione con la casa editrice Alegre, avevano in programma dal 16 al 18 maggio il festival della rivista “Letteraria”, con Wu Ming 1, Walter Pozzi, Giuseppe Ciarallo e altri, come si può leggere dal programma qui sotto. Un articolo sulla loro esperienza sarà pubblicato anche sul nuovo numero della rivista, in uscita la prossima settimana.
Sono queste le pericolose iniziative che l’università e le forze di polizia devono impedire con la forza? Speriamo che qualcuno risponda, a partire dal sindaco di Milano.
Gli studenti e le studentesse della Ex-Cuem sono comunque determinati a tenere dentro l’università il Festival di “Letteraria”. Nel suo primo anno di vita l’ex Cuem ha venduto migliaia di libri a offerta libera, valorizzando l’editoria indipendente e ha promosso occasioni di formazione e autoformazione con autori venuti da mezzo mondo. Tra i visitatori più noti: Ascanio Celestini, Antonio Caronia, Gustavo Esteva dal Messico, Beppe Ciarallo, Bruno Arpaia e molti altri. Per gli studenti era possibile accedere a testi d’esame e alla fotocopiatrice. L’ex Cuem è anche un luogo ospitale per le esperienze di autorganizzazione milanesi.
L’eco delle cariche violentissime e lo sdegno per la decisione del rettore ha attraversato l’Italia. Napoli e Roma sono state teatro di azioni di solidarietà con l’ex Cuem da parte di studenti “complici” e solidali.
Un centinaio di studenti e ricercatori napoletani dei collettivi erano in presidio sotto la Prefettura in piazza Plebiscito per contestare la “passerella” del neo-ministro dell’istruzione Carrozza e per protestare per le violente cariche alla Statale di Milano. Per i movimenti napoletani è il biglietto da visita del ministro di Polizia di Letta, Angelino Alfano.
In piazza, in mezzo a una trentina di ex dipendenti dei consorzi di Bacino, si sono aggiunti, all’insaputa degli studenti, alcuni fascisti e soprattutto Salvatore Lezzi, noto squadrista, tra i fondatori a Napoli di Forza Nuova, a processo nel 2003 per aver chiesto tangenti ai disoccupati delle cooperative in combutta con camorristi. Sono seguiti saluti romani e un casco lanciato contro i manifestanti. A quel punto la tensione è salita. I fascisti hanno aggredito gli studenti e la polizia ha violentemente caricato una prima volta gli studenti che manifestavano ferendo un ragazzo a manganellate, poi una seconda ferendo e fermando alcuni studenti e dottorandi. In Prefettura ci saranno altre intimidazioni fisiche e verbali e finanche danneggiamenti agli effetti personali da parte delle forze dell’ordine. La stampa mainstream archivierà tutto alla insidiosa voce: “scontri tra lavoratori e studenti”.

A Roma è stato deciso di sanzionare la sede della CRUI, la conferenza dei rettori per denunciare la brutalità del “socio” milanese e della celere. Per i collettivi romani la Crui è un’istituzione da anni complice delle riforme devastatrici.
«Abbiamo bloccato l’entrata della sede per denunciare l’operato repressivo attuato dal rettore della statale di Milano, Gianluca Vago che per la terza volta ha ordinato lo sgombero dell’ex cuem, libreria autogestita all’interno della statale. Ancora una volta le istituzioni universitarie utilizzano la forza pubblica per spegnere il fuoco delle lotte, lotte che l’Ex Cuem ha costruito ogni giorno mettendo in evidenza le contraddizioni dell’università in crisi».

Checchino Antonini

in data:07/05/2013

ABBANDONATI E “SUONATI”? ALZIAMO LA VOCE, ANIMIAMO VIGEVANO CON TANTI EVENTI PER TUTTI

ABBANDONATI E “SUONATI”? ALZIAMO LA VOCE, ANIMIAMO VIGEVANO CON TANTI EVENTI PER TUTTI
La rassegna musicale “Dieci giorni suonati” lascia Vigevano…
E il Comune resta a guardare.
Per l’Amministrazione guidata da Andrea Sala è tanto facile alzare la voce e fare il muso duro quando si ha a che fare con famiglie che non arrivano a fine mese, migranti con la sola “colpa” di cercare un futuro e possibilità di vita migliori, bambini che invece andrebbero sempre e comunque tutelati, anziani con la pensione minima, disabili…
Facile, insomma, essere forti e spavaldi con tutti quei soggetti su cui più gravano i costi della crisi sociale ed economica che ci ha colpiti!
Un tale vigore sembra invece essere del tutto assente quando si tratta di far valere le proprie ragioni nei confronti della Barley Arts, società organizzatrice dell’evento.
Lo spostamento della prossima edizione di “Dieci giorni suonati” da Vigevano a Milano, causa risparmio facile sui costi, è un chiaro esempio di questo atteggiamento.
Un atteggiamento che, verso la Barley, sembra essere addirittura reverenziale, a quanto si legge nel comunicato stampa dell’Amministrazione comunale.
Come Circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista riteniamo invece necessario che il Comune alzi la voce e chieda alla Barley Arts di rimborsare al Comune i costi che sono stati sicuramente sostenuti per “attivare” la struttura pubblica municipale in vista di questo evento, sia in termini di impiego di personale a tale scopo sia per ogni altra iniziativa che è stata assunta in previsione dell’avvio della rassegna.
Inoltre, alla luce del fatto che nel bilancio comunale è stato previsto lo stanziamento di 30 mila euro per favorire lo svolgimento di “Dieci giorni suonati”, chiediamo che tale cifra sia utilizzata per promuovere ed organizzare nella prossima estate eventi artistici, culturali e musicali che coinvolgano l’intera cittadinanza, dai più giovani agli anziani.
Eventi diffusi sul territorio vigevanese, affinché l’intera città possa essere valorizzata e vissuta.
Perché la cultura, l’arte ed il divertimento non si possano limitare a… “dieci giorni suonati”!
Alessio Galli

Segretario del Circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista

Fiom. Roma 18 maggio 2013, manifestazione nazionale

Fiom. Roma 18 maggio 2013, manifestazione nazionale

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