Archivio for giugno, 2013

Attimi ed emozioni forti della 5^ festa di Rifondazione Comunista di Vigevano

Attimi ed emozioni forti della 5^ festa di Rifondazione Comunista di Vigevano

Il Sultano è nudo

Il Sultano è nudo

POLITICA

Dunque il Tribunale di Milano non ha ritenuto credibile che Berlusconi – telefonando nottetempo in una caserma del capoluogo lombardo – volesse semplicemente scansare all’Italia un incidente diplomatico con l’Egitto per avere mancato di riguardo a quella che l’ex premier spacciava per la nipote di Mubarak; non ha creduto altresì – a differenza della maggioranza parlamentare della scorsa legislatura – che lo stesso ex premier fosse convinto di questa colossale bufala; non si è bevuto le menzogne prezzolate di karima “Ruby” el Mahroug e delle “Olgettine” sfilate davanti ai giudici per contraddire tutto quanto le intercettazioni avevano registrato dei loro più che eloquenti colloqui privati . Concussione e prostituzione minorile conclamate, dunque, per sette anni di carcere e interdizione perpetua dai pubblici uffici. Sarà anche solo il primo grado di giudizio, ma è un colpo da fare stramazzare un cavallo, perchè si salda alla condanna a cinque anni confermata in appello  dai giudici del processo Mediaset e precede prossimi non meno rilevanti appuntamenti giudiziari, a partire da quello di Napoli per corruzione e compravendita di parlamentari.

Benché la cosa non stupisca neppure più, considerando quale verminaio sia diventata la Destra del nostro Paese, destano ugualmente raccapriccio le reazioni di compari, famigli, corifei allevati alla corte del Sultano che ora strepitano come ossessi cianciando di “democrazia oltraggiata” (Galan), di processo politico che “neppure avrebbe dovuto essere celebrato” (Santanché).  Ma la cosa più grave (e davvero intollerabile) l’ha vomitata il piduista Fabrizio Cicchitto (tessera 2232 della loggia del venerabile Maestro Licio Gelli) che ha commentato il giudizio dei magistrati come una “sentenza da Tribunale speciale”. Cicchitto sa cosa fu il Tribunale speciale, sa quale fosse il regime che ignobilmente serviva e sa chi e come e perché dovesse perseguitare. Paragonare il feudatario di Arcore agli uomini e alle donne caduti sotto i colpi del fascismo è una porcheria che bisognerebbe fargli ingoiare insieme ai denti. Ma lui non se ne cura, neppure per decenza, così la lingua va via sciolta. Il megafono del Capo parla oscuramente del “complotto editoriale-finanziario” che avrebbe guidato la mano dei giudici, “criminalizzando insieme a Berlusconi nove milioni di italiani”. Parla di “anomalia dell’italia rispetto al resto d’Europa”, non rendendosi conto che è proprio Berlusconi “l’anomalia” che fa del nostro paese un “unicum” in Europa.

Ora tutti si interrogano sulle conseguenze politiche della sentenza. Berlusconi farà saltare il governo oppure tirerà dritto sperando di convincere il Pd ad una soluzione (sempre meno immaginabile) che lo tiri fuori dai guai. Certo è che se la tesi dei “falchi ” dovesse prevalere e il Pdl aprisse la crisi, vorrebbe dire che il Pd è davvero baciato da una immeritata fortuna e che gli si offrirebbe una doppia chance: quella di chiudere l’alleanza con la destra e di riconsiderare la propria politica di alleanze, tornando a guardare verso il gruppone grillino per provare a tirar fuori qualcosa di decente. Ma per dare corpo a questa ipotesi, non del tutto peregrina, bisognerebbe avere in testa un’altra politica, un’altra linea, diverse da quelle a cui i Democrat hanno immolato la propria sorte.

Dino Greco

in data:24/06/2013

Il patto “faustiano” che il Sultano vuole fare col Pd

Il patto “faustiano” che il Sultano vuole fare col Pd

POLITICA

Il patto “faustiano” che il Sultano vuole fare col Pd

Ci risiamo. Dopo la sentenza della Consulta che dichiara insussistente il “legittimo impedimento” rivendicato da Berlusconi per ostacolare l’iter del processo Mediaset, toccherà alla Suprema Corte, presumibilmente entro l’inverno, chiudere il cerchio. Se – come pare probabile – le condanne di primo e secondo grado saranno confermate, diventerà operativa anche la sanzione accessoria che prevede l’interdizione perpetua del capo del Pdl dai pubblici uffici. L’articolo 66 della Costituzione prevede tuttavia che sia il Senato, cioè il ramo del parlamento ove siede il Caimano, a doverne confermare col voto la decadenza, spalancandogli contemporaneamente le porte del carcere.
L’uomo ora si indigna ed inveisce contro il “complotto persecutorio delle toghe rosse”, ma capisce che le urla e gli strepiti dei suoi “famigli” non lo porteranno lontano. E allora, da consumato piazzista (e da profondo conoscitore dei propri interlocutori e delle loro debolezze) tenta un baratto con il Pd. Che più o meno suona così: “Voi mi garantite che quando verrà l’ora vi opporrete alla mia decadenza; ed io – lealmente – garantirò la continuità del governo Letta-Alfano.
L’asimmetria della posta oggetto del possibile scambio è a dire il vero clamorosa: perché ognuno può capire come il sostegno all’esecutivo dovrebbe dipendere dalla realizzazione di un programma condiviso e non già dal salvacondotto eventualmente offerto all’ex premier per neutralizzare gli esiti delle sue disavventure giudiziarie. Ma che Berlusconi ponga il proprio interesse personale al di sopra di ogni altra cosa, ivi compresi i destini dell’Italia e degli italiani, è cosa nota sin dalla sua “discesa in campo” nel lontano 1994.
Dunque la strada è tracciata. E da qui in avanti, fra blandizie, minacce, ricatti, dovremo attenderci di tutto. Perché tutto sarà tentato.
Il 9 luglio andrà in scena un’anteprima, quando a palazzo Madama comincerà la discussione sull’ineleggibilità di Berlusconi. Ma su questo il Pd si è già pronunciato: voterà contro, malgrado il mastodontico conflitto di interessi che rende la posizione dell’ex premier un “unicum” nel mondo politico occidentale e benché il dissenso in casa democratica sia più forte di qualche semplice mal di pancia. In ogni caso, salvo sorprese, quello scoglio verrà superato. Ma altra e diversissima cosa sarà quando il Senato, con tre livelli di giudizio alle spalle e una sentenza passata definitivamente in giudicato, dovesse assumersi la responsabilità di vanificarne il responso, salvando di nuovo Berlusconi, sulla cui testa potrebbero nel frattempo cumularsi altre condanne, nel processo Rubi, per concussione e prostituzione minorile e in quello di Napoli, per corruzione e compravendita di parlamentari.
Come farebbe il Pd a reggere una prova simile senza scontare un contraccolpo nell’opinione pubblica di area progressista e una rivolta della propria base dalle conseguenze catastrofiche?
Se lo chiede anche un anonimo senatore democrat che confessa al cronista di Repubblica: “Se io voto per mandare al macero una sentenza definitiva contro Berlusconi, poi mi devo dare alla macchia. Con che faccia mi presento nel mio collegio? Non potrei nemmeno passeggiare per strada. Non esiste, il baratto che ci propone il Cavaliere non può essere accettato”.
Eppure ci sono altri, nel board di quel partito, che sarebbero pronti a qualsiasi acrobazia. E dal Colle stesso potrebbe venire qualche “consiglio” in termini di realpolitik. La vicenda politica italiana – come per un inestinguibile sortilegio – continua ad essere inchiodata alle sorti dell’uomo che volle farsi re. Ma il destino, in queste cose, non c’entra per nulla. Il Sultano di Arcore non ha fatto tutto da solo. Vi hanno concorso, in misura decisiva, la pulsione autodistruttiva della sinistra, la sconfitta “storica” del movimento operaio ridotto alla più desolante marginalità, la riduzione della democrazia al rito plebiscitario della scelta di capibastone a cui fideisticamente immolarsi.
Intanto le politiche di austerità si riproducono in automatico, con disarmante continuità, malgrado i rovesci economici e sociali di cui sono responsabili: soldi alle banche, tagli alla spesa sociale e ai salari, disoccupazione in crescita esponenziale, imposte indirette fuori controllo, tasse sul lavoro. E nessuna idea su come venire fuori dall’avvitamento recessivo cui ci condanna la sudditanza alla governance finanziaria europea che è alla radice del problema.
Servirebbe una rivoluzione. Ma chi la fa?

Dino Greco

in data:20/06/2013

Sabato 22 serata di musica jazz alla Coop. Portalupi

Sabato 22 serata di musica jazz alla Coop. Portalupi

Alle ore 22 alla Coop. Portalupi del giorno 22 (durante la 5^ festa di Rifondazione Comunista di Vigevano) si esibirà il quartetto:

THE GUILTY LAB

The Guilty Lab. è una band jazz.

La band è fondata dal bassista Daniele Cortese nel 2008 con Antonio Vivenzio al pianoforte, Massimo Pintori alla batteria. Con questo e differenti lineup The Guilty Lab si esibisce in Italia, Svizzera e Francia.

The Guilty lab. nasce con l’intento di creare un vero e proprio laboratorio jazz, un luogo dove i musicisti con diversa esperienza possano creare musica esplorando, tramite composizioni originali, aree diverse, incentrate sul jazz che comprende sia il “free” e “latin”, ma anche vari elementi di R & B, e funk.

Nell’ Aprile del 2013 The Guilty Lab pubblica il suo primo disco dal titolo omonimo,

per la quale realizzazione collaborano, Marco Fior alla tromba, Giusy Lupis alla Voce e Andrea Bruzzone alla batteria.

Line up:

Marco Fior Tromba

Daniele Cortese Fretless Bass

Antonio Vivenzio Piano

Massimo Pintori Drum


Ha da passà a nuttata

Ha da passà a nuttata

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Benvenuto “Companero presidente” Nicolas Maduro!!

Benvenuto “Companero presidente” Nicolas Maduro!!

Benvenuto “Companero presidente” Nicolas Maduro!!

Il Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea dà il benvenuto a
Nicolás Maduro, Presidente eletto democraticamente in un processo elettorale
riconosciuto dal mondo intero per la sua trasparenza e correttezza e che ha
dovuto affrontare la violenta reazione di alcuni settori dell’opposizione
che non accettano la sconfitta e non vogliono riconoscere la volontà
popolare che sceglie il cammino della Rivoluzione Bolivariana, tracciato
dallo scomparso Comandante Hugo Chávez Frías.
Un cammino di liberazione costruito insieme ai processi rivoluzionari che
realizzano i governi socialisti dell’Alba, basato sui principi di
cooperazione solidale, complementare, ed egualitaria, antimperialista ed
anticapitalista, che sta emancipando l‘intero continente dall’imperialismo e
dai diktat del Fondo Monetario Internazionale.

In questa occasione inviamo un abbraccio al processo che vive la República
Bolivariana del Venezuela e diciamo al suo popolo che in questa Italia
colpita dal capitalismo selvaggio, la sinistra anticapitalista mantiene alta
la sua bandiera di lotta per il socialismo.
Alziamo le nostre bandiere per salutare il compagno Presidente Nicolás
Maduro da tutti gli angoli della nostra terra ed appoggiare il processo
bolivariano, lottando per un’Italia ed un mondo con giustizia sociale.
Rifondazione Comunista, da sempre a fianco del processo rivoluzionario
bolivariano sarà presente a Roma lunedì 17, alle ore 19,30 presso la “Sala
delle carte geografiche” per portare il suo saluto al Presidente Maduro ed
alla delegazione del governo bolivariano.
Viva la Rivoluzione Bolivariana !

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

Progetto Kurdistan

Progetto Kurdistan

Kurdistan (2)

Acqua pubblica ma decide il mercato!

Acqua pubblica ma decide il mercato!

Acqua pubblica ma decide il mercato!!!

Nelle elezioni per il rinnovo del Consiglio Provinciale del 2011 la Provincia di Pavia ha cambiato colore, ma non è cambiato l’approccio alla gestione del Servizio Idrico Integrato già in essere al tempo della giunta di centrodestra. Il PD, che governa ora la Provincia con SEL e Poma, nella fase di costituzione dell’Ufficio d’Ambito ha confermato incarichi e fiducia piena al medesimo Presidente e al medesimo Direttore che furono nominati dal centrodestra con Poma presidente, ai tempi dell’AATO!!! Nel 2009 solo una sentenza della Corte Costituzionale aveva bloccato l’iter per l’appalto del servizio a soggetti privati. Ora, la Giunta Bosone ha definitivamente approvato un modello di gestione che prevede … l’affidamento del servizio a un soggetto privato! La differenza sta solo nel fatto che trattandosi di S.r.l. – società consortile – interamente a capitale pubblico, si intende procedere mediante affidamento diretto, evitando la gara. Ma non cambia la sostanza. Secondo il modello Bosone, la gestione dell’acqua deve produrre dividendi, con tanti saluti per la tutela della risorsa, per una tariffazione sociale e per investimenti a carico della fiscalità generale – come previsto nella proposta di legge di iniziativa popolare presentato dal Forum dei Comitati già dal 2007. La Giunta e il Consiglio Provinciale di Pavia, insieme alla Conferenza dei Comuni e al CdA dell’Ufficio d’Ambito, hanno inoltre approvato il nuovo modello di tariffa proposta dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (contro il quale pende il ricorso presentato dal Forum e da Federconsumatori avanti al TAR Lombardia). Vediamo che in altri territori, pur retti da amministrazioni di centro sinistra come l’ATO 3 della Toscana, i sindaci della provincia di Piacenza, e quelli della provincia di Reggio Emilia, la proposta AEEG è stata sonoramente bocciata; alla fine anche l’Agenzia Territoriale dell’Emilia Romagna ha deliberato la sospensione della decisione in merito alla tariffa. Ma, a quanto pare, il PD pavese e SEL, grandi sbandieratori di slogan, sono piuttosto diversi dai rossi toscani ed emiliani e non credono più ai “beni comuni” ma affidano tutto alla “generosità” del mercato, acqua pubblica compresa. La Federazione PRC di Pavia, chiede il ritiro delle delibere approvate e sollecita un ripensamento sul modello adottato dalla Amministrazione Provinciale in pieno contrasto con quanto richiesto con i Referendum da circa 209.000 (oltre il 93% dei votanti) elettori della provincia di Pavia.

Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Pavia

Menù della 5^ festa di Rifondazione Comunista di Vigevano

Menù della 5^ festa di Rifondazione Comunista di Vigevano

menù con ritaglio 1

m. ritaglio 2

M. ritaglio 3

Buon compleanno Comandante Che

Buon compleanno Comandante Che

14/06/1928 – 14/06/2013

Buon compleanno Compagno Che

«Il ritratto del Che fu, agli occhi di milioni di persone, il ritratto stesso della suprema dignità dell’essere umano. […] Che Guevara, se così si può dire, esisteva già prima di essere nato. Che Guevara, se così si può affermare, continuò ad esistere anche dopo morto. Perché Che Guevara è solamente l’altro nome di ciò che c’è di più giusto e degno nello spirito umano. Ciò che spesso vive addormentato dentro di noi. Ciò che dobbiamo risvegliare per conoscere e per conoscerci, per unire l’umile passo di ognuno di noi sulla strada di tutti»

Josè Saramago, Breve riflessione su una foto del Che.


Cantosociale: la nostra RePUBBLICA

Cantosociale: la nostra RePUBBLICA
  • VIGEVANO Frazione Sforzesca Cooperativa Portalupi Via Ronchi

  • Domenica 23 giugno ore 21.30
    spettacolo dei CANTOSOCIALE
    dopo l’intervento di Giorgio CREMASCHI (Fiom)

    LA NOSTRA RePUBBLICA

    La Storia dell’ ITALIA UNITA nei valori
    della Costituzione della nostra Repubblica
    Storie e Canzoni
    di Pace, Giustizia, Lavoro, Parità e Libertà.
    cantati e raccontati attraverso la gente nel concerto tematico dei

    C A N T O S O C I A L E

    CARCANO Piero voce recitante, canto, animazione, percussioni, kazoo…
    GRISOLIA Vittorio violino, mandolino, flauti etnici, ocarine, armonica a bocca …
    ROTA Gianni chitarra acustica, elettrica, flauto traverso, voce, percussioni…
    ANZALDI Cristian chitarra classica e acustica, fisarmonica, banjo, voce …
    BURATTI Davide contrabbasso, basso elettrico
    pierocarcano3@gmail.com tel 3335740348 www.cantosociale.it
    pagina Facebook: Cantosociale

    Uno spettacolo appositamente pensato per ricordare la nostra Repubblica Italiana raccontando qua e la storie della gente e soprattutto cantando di lavoro, Diritti, Pace e Libertà valori fondanti della nostra Costituzione. Una Storia raccontata e cantata dagli ultimi attraverso i movimenti civili, le lotte dei lavoratori, contro le ingiustizie, i razzismi, le mafie, i diritti alla salute all’istruzione. Storie e musiche di speranze e talvolta disillusioni. Poesie,Monologhi e Canzoni a risvegliare Memorie e collettive Passioni, Rabbie e Gioie da condividere nel comune sentimento popolare del nostro Paese. Naturalmente si fa anche festa con balli tradizionali:polche, mazurche… ma ad accompagnare i testi non mancano anche atmosfere dal sapore di rock e di blues,insomma la tradizione in transizione.
    Lo spettacolo è poi un omaggio al canto sociale, alla cultura e alla storia orale, infatti scorre tra monologhi che raccontano piccole grandi storie personali e introducono i canti,le canzoni le poesie e le musiche di un repertorio che proviene “dal basso”. Le passioni civili,le rivoluzioni le lotte,le guerre sono diretta espressione del punto di vista della gente comune, un filo rosso lega le storie personali a quelle collettive e in definitiva costituiscono la Storia di un Popolo. Sono canti talvolta drammatici,epici,talvolta ironici e dissacranti che hanno saputo marcare gli eventi storici più di molte pagine scritte.
    I valori della Nostra Repubblica Italiana :La Pace, il Lavoro, La Giustizia, la Libertà sono ben rappresentati nei canti del Risorgimento, della Resistenza, nelle canzoni della protesta da quella di fine ottocento a quelle degli anni delle guerre fino ad arrivare all’impegno sociale degli anni 60/70 e alle contraddizioni , alle problematiche della società dagli anni 80 ai nostri giorni con i problemi degli attacchi ai diritti, al lavoro e le tante storie di rabbie , disillusioni, disagi collettivi.
    Gli omaggi vanno a quei musicisti e cantori delle diverse epopee sociali : dal Nuovo Canzoniere Italiano ai Cantacronache,da Fausto Amodei a Ivan Della Mea a Enzo Jannacci…da sempre al centro degli interessi dei CANTOSOCIALE che ne hanno curato gli arrangiamenti senza far loro perdere l’originaria valenza espressiva e melodica.
    Tra le diverse canzoni, si inseriscono anche i versi di poeti particolarmente legati al mondo popolare per sottolinearne maggiormente gli spunti di riflessione sociale.( Fortini, Pasolini, Rodari, Calvino..)
    Di particolare rilevanza culturale e storica sono i brani inediti frutto di ricerche del gruppo e delle collaborazioni con gli amici storici oralisti dell’Istituto E.De Martino di Sesto Fiorentino:Bruno Cartosio,Cesare Bermani e i ricercatori lomellini Marco Savini e Maria Antonietta Arrigoni.
    Una nuova veste acustica senza stravolgimenti ha accompagnato il recupero di canti della tradizione contadina e operaia diretta espressione del duro quotidiano rapporto con la storia fatta spesso di fatica, fame, emigrazione, paura sopportata con forza così come forte era la ricerca della pace, della libertà, dei diritti sociali e di conseguenza la gioia collettiva per le conquiste ottenute.
    .
    A completare il repertorio dello spettacolo saranno le canzoni originali dei CANTOSOCIALE che spesso prendono spunto da storie di ieri e di oggi raccolte direttamente dalle testimonianze della gente. In definitiva uno spettacolo che parte dal passato per trasmettere ancora oggi valori fondanti del nostro Paese.

5^ festa di Rifondazione Comunista di Vigevano. Un mare di divertimento, cultura, buona cucina e politica

5^ festa di Rifondazione Comunista di Vigevano. Un mare di divertimento, cultura, buona cucina e politica

La Cooperativa Portalupi in via Ronchi 7 alla frazione Sforzesca di Vigevano
da venerdì 21 a domenica 23 giugno ospiterà la quinta edizione della Festa
del Partito della Rifondazione Comunista, organizzata dal Circolo “Hugo
Chavez Frias” di Vigevano. Saranno tre giorni di incontri tra musica,
teatro, arte, politica, cultura e buona cucina con menù tradizionali e
vegetariani.

Il via alle ore 18,30 di venerdì 21 giugno con l’aperitivo di apertura e la
musica acustica di Marco Villani. A seguire verrà inaugurata la mostra
intitolata “In arte figurativa e decori” che presenta le opere di Giovanna
Vezzoso, un’esposizione che rimarrà aperta per tutta la durata della festa
ed è dedicata alla donna, con risvolti anche autobiografici. Alle ore 21,30
gli “Augustici” e Mauro Eusti proporranno “Lui si chiama G”, omaggio a
Giorgio Gaber tra musica e teatro.

Sabato 22 giugno con inizio alle ore 17 è in programma un aperitivo
equo-solidale e un incontro sul tema “Dopo il Forum sociale mondiale 2013 di
Tunisi: sovranità alimentare, biodiversità, agricoltura sostenibile e
democrazia partecipativa”. Interverranno Gianni Tamino, docente di Biologia
all’Università degli studi di Padova, Vincenzo Vasciaveo, del Distretto di
Economia Solidale Rurale – Parco Agricolo Sud Milano, e Paolo Roberto
Graziano, docente presso il Dipartimento di Analisi delle Politiche e
Management Pubblico dell’Università Bocconi di Milano. Alle ore 21 porterà
il suo “saluto alla festa” Dino Greco, direttore editoriale di
“Liberazione”, quotidiano comunista on-line. La serata di sabato sarà
dedicata al jazz con il quartetto “The Guilty Lab”, che inizierà il suo
concerto live alle ore 22.

Un pranzo antifascista aprirà, alle ore 12, la giornata di domenica 23
giugno, mentre alle 14,30 Marco Savini presenterà il libro “Resistemmo a
lungo” che raccoglie testimonianze della deportazione pavese, scritto con la
moglie Maria Antonietta Arrigoni. L’aperitivo musicale con Marco Villani
precederà il “saluto alla festa” di Giorgio Cremaschi, portavoce del
comitato nazionale “No debito” ed ex presidente del comitato centrale Fiom
Cgil, previsto per le ore 21. A seguire il gruppo folk “Cantosociale” si
esibirà nel concerto dal titolo “Nostra RePubblica”.

Per tutta la durata della festa saranno presenti tavoli informativi di
Rifondazione Comunista e dell’Associazione Culturale “Punto Rosso”, nonché
stand di orticoltori e della filiera del grano, mentre nel salone interno
della cooperativa verranno proiettati video realizzati dal circolo di
Vigevano del Prc.

Il servizio cucina con menù tradizionali e vegetariani sarà aperto nei
seguenti orari: dalle ore 12 alle ore 14,30 per il pranzo (escluso venerdì
21), e dalle ore 20 alle ore 22 per la cena. E’ gradita la prenotazione
telefonica al numero 0381-346333 dal lunedì al venerdì (escluso martedì)
dalle ore 21, sabato e domenica dalle ore 10. Il programma completo può
essere consultato sul sito internet www.rifondazionevigevano.it

Corteo per il diritto alla casa a Pavia

Corteo per il diritto alla casa a Pavia

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La Camera voti lo stop agli F-35

La Camera voti lo stop agli F-35

Nei prossimi giorni la Camera dei Deputati discuterà una mozione di 158 parlamentari di Sel, Pd e M5S che chiede la cancellazione della partecipazione italiana al programma dei cacciabombardieri F-35 Joint Strike Fighter.
In linea con le richieste e indicazioni della campagna «Taglia le ali alle armi» (che dal 2009 si batte contro i caccia) sosteniamo questa nuova iniziativa parlamentare e tutte quelle che si renderanno necessarie per bloccare una scelta così sbagliata.
Spendere 14 miliardi di euro per comprare (e oltre 50 miliardi per l’intera vita del programma) un aereo con funzioni d’attacco, capace di trasportare ordigni nucleari, mentre non si trovano risorse per il lavoro, la scuola, la salute e la giustizia sociale è una scelta incomprensibile che il Governo deve rivedere.
Per questo chiediamo a tutti i Deputati di sostenere questa mozione e tutte le iniziative parlamentari tese a fermare il programma degli F35 e a ridurre le spese militari a favore del lavoro, dei giovani, del welfare e delle misure contro l’impoverimento dell’Italia e degli italiani.
Ascanio Celestini, Luigi Ciotti, Riccardo Iacona, Chiara Ingrao, Gad Lerner, Savino Pezzotta, Roberto Saviano, Cecilia Strada, Umberto Veronesi, Alex Zanotelli

E se la fabbrica la comprassimo noi?

E se la fabbrica la comprassimo noi?

La provinciaTratto da: La Provincia Pavese

A sarà dùra. Presentazione a Pavia del libro “storie di vita e militanza No Tav”

A sarà dùra. Presentazione a Pavia del libro “storie di vita e militanza No Tav”
  • Pavia, piazza Leonardo Da Vinci (piazza torri) Giovedì 20 giugno ore 21

  • Con l’intervento di Gianluca Pittavino del CSOA Askatasuna di Torino
    Un libro che prova a raccontare, dall’interno, le dinamiche, i processi e il “fare politica” della più grande e significativa lotta di massa in corso in Italia. Non si espongono qui le ragioni tecniche e ambientali che dovrebbero legittimare il movimento no tav agli occhi di una presunta opinione pubblica. Altri l’hanno già fatto, compiutamente, meglio di noi. Ci poniamo piuttosto un gradino oltre e addentro alla sua storia. Abbiamo tentato, con questa inchiesta preliminare, di indagare quegli aspetti solitamente confinati alla comunicazione via web, perlopiù nella forma del racconto/diario personale o nei siti di movimento: cosa spinge i singoli militanti, come si muovono le realtà (aut)organizzate, cosa cambia nei momenti in cui la lotta si fa più dura e intensa. Abbiamo scavato lì dentro, un po’ più selettivamente e in profondità. Per ricavarne una conoscenza accresciuta e indicazioni strategiche. Abbiamo cercato di far parlare il movimento attraverso alcuni dei suoi protagonisti. La scelta è necessariamente arbitraria, soggettive le interpretazioni, parziali le indicazioni che si avanzano. Non potrebbe essere altrimenti. Non si tratta ovviamente di una rappresentazione esaustiva, né era quella l’intenzione. C’interessava piuttosto avanzare alcune ipotesi sui caratteri che definiscono la politicità e l’incompatibilità dell’esperimento no tav con l’assetto sistemico esistente.


I referendum per l’acqua pubblica compiono 2 anni, i comitati tornano in piazza

I referendum per l’acqua pubblica compiono 2 anni, i comitati tornano in piazza

COMUNICATOSTAMPA

I referendum per l’acqua pubblica compiono 2 anni, i comitati tornano in piazza

Il coordinamento lombardo dei Comitati Acqua Bene Comune

ha fissato un presidio per Giovedì 13 giugno

a Milano largo Cairoli a partire dalle ore 18,00

A due anni dalla clamorosa vittoria dei Referendum contro la privatizzazione dell’acqua, la volontà espressa da 27 milioni di cittadine e cittadini è stata finora solo contraddetta dai poteri politici ed economici. Abbiamo assistito a maldestri tentativi di riproporre le norme abrogate, stoppati poi da una sentenza della Corte costituzionale; non è stata ancora presentata una nuova legge-quadro nazionale che recepisca le scelte referendarie; in compenso si è affidata la revisione delle tariffe per l’acqua all’Autorità per il gas e l’energia, cioè alle regole del mercato.

La mancanza di una nuova normativa ostacola i processi di ri-pubblicizzazione, mentre l’affidamento all’Autorità disconosce l’autonomia dei Comuni e nelle tariffe ricompare, sotto mentite spoglie, una quota di profitto per i gestori dei servizi idrici.

Anche la legge della Regione Lombardia n.21/2010 è stata dichiarata incostituzionale in alcune parti relative al servizio idrico. Va dunque sostituita con una nuova legge che imposti il governo idrico della Regione in base ai principi sanciti con i Referendum:

  • la concretizzazione del diritto universale all’accesso all’acqua, riconosciuto dalla legge regionale, garantendo a ogni cittadino/a la quota minima vitale a carico della fiscalità generale;
  • la tutela del patrimonio idrico come bene comune pubblico, gestito fuori dalle regole del mercato e organizzato sulla base dei bacini idrografici, restituendo ai Comuni autonomia decisionale;
  • la tutela della qualità e disponibilità di acqua per uso umano, che deve prevalere sull’uso agricolo, idroelettrico ed industriale;
  • la possibilità per i cittadini e i lavoratori del Servizio Idrico Integrato di partecipare alla gestione del servizio, sia a livello regionale che a livello territoriale;
  • la promozione di nuove forme di gestione pubblica dei servizi idrici attraverso Enti di Diritto Pubblico (Azienda speciale o Azienda speciale consortile);
  • una gestione dell’acqua (in relazione alla produzione di cibo, alla generazione di energia, alla salute) finalizzata al diritto alla sicurezza collettiva e alla salvaguardia di questa risorsa come bene comune indispensabile alla vita.

Chiediamo pertanto:

al Governo nazionale ed al Parlamento il rispetto del voto dei cittadini, il varo di una legge quadro che sottragga il servizio idrico alle regole della concorrenza e del mercato e la restituzione ai Comuni delle decisioni sulle tariffe;

alla Giunta ed al Consiglio regionale di rispettare la volontà espressa dai cittadini lombardi attraverso i Referendum, sostenendo le richieste di una nuova legge regionale per una gestione pubblica e partecipata dell’acqua che i Comitati lombardi si apprestano a presentare.

Coordinamento Lombardo dei Comitati Acqua Bene Comune

Comitato Pavese 2Si per l’Acqua Bene Comune

Programma della 5^ festa di Rifondazione Comunista di Vigevano

Programma della 5^ festa di Rifondazione Comunista di Vigevano

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Clicca sulle immagini per ingrandire.

Vi aspettiamo numerosi!

La Turchia si ribella ai diktat del dispotismo del partito di Erdogan.

La Turchia si ribella ai diktat del dispotismo del partito di Erdogan.

Colui che viene celebrato come emblema di un islam politico moderato e compatibile con i principi liberali e democratici è in queste ore il bersaglio di imponenti manifestazioni in tutto il paese. Soprattutto giovani, forze di sinistra e anche nazionalisti, scendono in piazza contro le crescenti e costanti restrizioni alle libertà che il governo islamico sta lentamente ma inesorabilmente applicando, chiedendone le dimissioni. La rivolta non nasce semplicemente a difesa degli alberi di un parco, ma è la contestazione di un modello sociale e politico che coniuga tradizionalismo islamico, mito ottomano e liberismo economico. Il centro commerciale è l’ennesimo emblema di una lunga serie di operazioni speculative, ed è l’elemento che ha scatenato una rabbia diffusa per le continue limitazioni alle libertà civili e alla strisciante islamizzazione della società portata avanti dal Partito di Erdogan, l’Akp. Limitazioni che colpiscono diritti civili come quello all’aborto, che intervengono pesantemente sui costumi e sulla morale, vietando baci in luoghi pubblici o limitando il consumo di alcolici. E’ uno scontro che unisce il malessere per la perdita del carattere laico della Turchia, eredità dei decenni kemalisti, alla crescente insoddisfazione di settori giovanili che vedono insieme alla crescita economica crescere disuguaglianze sociali e precarietà.

La vastità e diffusione delle proteste non ha precedenti. Tutte le maggiori realtà urbane della Turchia sono in queste ore teatro di manifestazioni e di repressione da parte della polizia. La composizione delle piazze è varia, dall’estrema sinistra fino alle forze nazionaliste e kemaliste, unite dal rifiuto dell’attuale leadership politica turca e dal suo progressivo allargamento a tutti i gangli della vita politica e sociale, stringendo sempre più gli spazi politici di opposizione.
La protesta è tanto inaspettata quanto massiccia. La risposta dura da parte della polizia ha prodotto l’effetto di moltiplicare le piazze e di amplificare la rivolta.
Si scontrano due turchie. Una laica ed un’altra tradizionalista. E’ su quest’ultima base che Erdogan e il suo partito hanno costruito negli anni la loro base di consenso e le loro ripetute vittorie elettorali ( oltre ad una legge elettorale liberticida con sbarramento del 10 %). Una Turchia che ha resistito alla modernizzazione, che ha mantenuto legami forti con la religione e con l’eredità ottomana, e che su di essa fonda speranze di rigenerazione dei fasti di un tempo. Dall’altra parte c’è la Turchia della sinistra marxista, sparpagliata in mille sigle ma attivissima, che prima era bersaglio del kemalismo ed oggi avversarsia dell’islam politico, che si trova in questo frangente insieme a chi l’ha aspramente e duramente repressa e combattuta nel passato. Ci sono i Kurdi, che stanno difficilmente dando vita ad un processo politico negoziale. E’ un mosaico complesso quello delle forze in campo contro Erdogan. Ma la novità è la rivolta dei ragazzi. La maggior parte di loro non ha sicuramente appartenenza politica. Reagisce ad un potere che in nome dell’ottomanesimo e dell’islam, giorno dopo giorno, interviene in modo sempre più invandente nelle loro vite, cercando di imporre stili di vita e costumi, allargando precarietà e lasciando via libera la mercato. In questo lo scontro in atto è uno scontro ideologico, sociale e politico. Fra due paesi che hanno convissuto, e che ora si scontrano , visto il tentativo di Erdogan di imporre il modello islamico come modello universale. In queste ore i sindacati stanno decidendo per la convocazione di uno sciopero generale. Sarebbe una svolta che darebbe la giusta dimensione del carattere sociale e di classe delle rivolte.
Contro il modello Erdogan, che ha nella repressione e nel liberismo gli stessi tratti di oppressione del finanzcapitalismo globale.

Fabio Amato

in data:03/06/2013

I circoli danno la carica: nessuna rassegnazione, ma più chiarezza strategica, più partito

I circoli danno la carica: nessuna rassegnazione, ma più chiarezza strategica, più partito

Milano.

Hanno risposto i 260, dalle federazioni e dai circoli del Nord, alla chiamata a confronto decisa dalla segreteria nazionale di Rifondazione per aprire, senza rete, una fase di ascolto della propria “base”, dio sa quanto necessaria, dopo il rovinoso capitombolo elettorale di febbraio e di fronte all’urgenza di mettere in moto uno sforzo eccezionale di ricostruzione del partito, di rinnovamento della sua strategia, delle sue politiche, dei suoi gruppi dirigenti ad ogni livello. Cimento che troverà il suo approdo conclusivo nel congresso, ma che deve fare i conti, qui ed ora, con la necessità di condurre un’opposizione forte e intelligente al governo Letta e alle forze che lo sostengono, determinate a proseguire nelle politiche di austerità inaugurate da Berlusconi e portate sino alle estreme conseguenze da Monti, con gravissime conseguenze per le condizioni di vita di milioni di lavoratori, di cittadini e per la stessa tenuta della democrazia.

La parola è stata offerta alla “base” e la “base” se l’è presa, con una determinazione e, in più di un caso, con un’asprezza che sono tuttavia l’opposto di una resa, di una rassegnazione a rifluire nella marginalità politica. E questo è il segno – merita sottolinearlo subito – di un primo elemento di valore politico: nessuno, ma proprio nessuno, intende gettare la spugna; tutti convengono sulla indispensabilità che Rifondazione, che un partito comunista moderno, debba essere parte decisiva di un processo di più ampia ricomposizione di una sinistra anticapitalista.

In nessuno dei 35 intervenuti in un serratissimo dibattito (altri 25 hanno dovuto rinunciare per consentire alle delegazioni di tornare a casa) si è avvertita quella sorta di cupio dissolvi, di abbandono del campo che qualcuno paventava. Al contrario, chi ha preso la parola, anche non nascondendo gli accenti più critici, lo ha fatto con l’animo di chi si sente già ingaggiato in una nuova battaglia, con fierezza e passione politica.

L’assemblea, svoltasi nel salone della Camera del Lavoro di Milano, è stata aperta da un’ampia relazione di Gianluigi Pegolo, che ha proposto i tratti di una linea economica e sociale alternativa, che deve avere come fulcro politico il recupero di un’autonomia nazionale cancellata dalla costruzione di un’Europa della moneta ostaggio del potere finanziario: una politica che si declina come spesa sociale, ruolo pubblico nello sviluppo, riappropriazione, da parte dello Stato, di asset fondamentali (dalle banche alla siderurgia), redistribuzione del reddito, ricostruzione di un sindacalismo capace di agire il conflitto di classe affrancandosi da sudditanze e subalternità politiche. Pegolo ha poi proposto che il partito divenga promotore di una grande mobilitazione che faccia leva su tre proposte di legge di iniziativa popolare: la possibilità di sottoporre a referendum l’adesione ai trattati internazionali, l’insieme dei temi connessi ai diritti del lavoro e alla disciplina del mercato del lavoro, le questioni che stanno compromettendo le condizioni di vita di milioni di persone (casa, sanità, precarietà). Pegolo ha poi molto insistito sulla necessità di una riforma politico-organizzativa del partito, tale da rinnovarlo in profondità nei metodi di lavoro, nelle politiche, nella qualità del rapporto fra centro e territori, nei suoi gruppi dirigenti.
La discussione è immediatamente decollata. Difficile darne conto nel dettaglio. Possibile, invece, raccoglierne gli stimoli più forti e ricorrenti. Un primo punto è emerso con forza quasi plebiscitaria: c’è uno scollamento grave fra il gruppo dirigente centrale e la realtà dei circoli che si sentono abbandonati a se stessi, che sentono il partito dilaniato da dinamiche correntizie che ne hanno frenato ogni spinta propulsiva ed agiscono come una cappa mortifera sulle istanze di rinnovamento.
Non vi è stato quasi intervento che non abbia chiesto con veemenza di liberare la dinamica politica interna da questa camicia di forza che impedisce di dispiegare l’iniziativa all’esterno e imprigiona le maggiori energie in lotte fratricide intestine. Ed è emerso il bisogno di contare, di un salto di qualità nella democrazia, latitante nel partito.
In molti hanno detto, senza peli sulla lingua: “Il partito siamo noi, ma contiamo assai poco”. E hanno rivendicato una sorta di rifondazione dal basso, di rovesciamento della piramide, tale da fare piazza pulita delle spartizioni di posti di direzione calati dall’alto sulla base di accordi fra capi corrente attenti alla riproduzione degli equilibri esistenti, ma disinteressati al lavoro reale, là dove con fatica lo si produce.
E’ la denuncia esplicita di un disaggio profondo a cui è indispensabile rispondere con un’autoriforma che eviti un’astratta contrapposizione fra “alto” e “basso”, fra un vertice autoconsegnato ad un solipsistico isolamento ed una base che mugugna priva di orientamento e di direzione.
Serve un netto cambio di marcia che restituisca ad ogni struttura il compito che le deve competere, senza surroghe e supplenze. Gli interventi più maturi lo hanno detto esplicitamente, chiedendo non soltanto di rendere “strutturali” le assemblee nazionali dei circoli, ma anche di restituire efficacia al ruolo delle strutture intermedie.
L’altro robusto elemento di critica ha riguardato il profilo della proposta politica di Rifondazione, ritenuta evanescente, poco chiara, strategicamente e a lungo oscillante intorno al nodo cruciale del rapporto con il Partito democratico e con il Centrosinistra: prima con la Federazione della sinistra, implosa dopo un’agonia che ha lasciato macerie sul campo, poi nell’infelicissima esperienza elettorale di Rivoluzione civile che ha visto sparire dall’agone politico, contemporaneamente, i nostri contenuti più peculiari e le nostre candidature più rappresentative.
Vive in ogni piega del partito, insomma, l’esigenza di ricostruire un’identità forte, non impastata di vecchi “imparaticci” ideologici, ma fatta di idee e progettualità. Lo hanno in particolare rivendicato i molti giovani intervenuti, del tutto affrancati da tossine depressive, pieni di voglia di fare: hanno chiesto meno retorica, più politica, più informazione sistematizzata. E tanta formazione. E non è un caso se proprio loro hanno reagito con più immediatezza e quasi con rabbia al rischio che per un’imperdonabile “distrazione” il partito possa perdere, con Liberazione, il solo strumento di controinformazione, di battaglia culturale e di orientamento politico quotidiano di cui può ancora disporre in uno scenario in cui la “fatwa” lanciata dai nostri avversari contro i comunisti ci ha consegnati ad un totale oscuramento mediatico.
Ogni circolo ha provato a raccontare cosa fa. E si è vista una ricchezza, una tessitura, un proliferare di relazioni che rappresentano un giacimento politico di primaria importanza su cui contare. Da chi, come a Bologna, ha raccontato quanto abbia contato l’impegno del partito nel successo referendario contro i finanziamenti pubblici alle scuole paritarie, alla mobilitazione dei circoli milanesi intorno al tema dei buoni scuola e dell’università, agli straordinari risultati dei circoli dell’area veneziana che si sono buttati nel lavoro verso le fabbriche con eccellenti risultati che si sono riflessi anche nel tesseramento, ai compagni del circolo della Vallesusa che dicono: “Nel No-Tav noi siamo generosamente nella militanza, ma non dirigiamo niente, la nostra è un’immersione senza identità “, ed ora si stanno ponendo il problema di non fare dei comunisti solo i portatori d’acqua, i militanti di un movimento prezioso, ma interlocutori capaci anche di un’autonoma proposta politica. E ancora: chi ha portato la propria esperienza sui temi dell’acqua pubblica, piuttosto che dei rifiuti e dei termoutilizzatori, oppure della lotta contro le servitù militari. Ciascuno, insomma, ha del grano da portare alla macina, ma tutti dicono una cosa: “Noi stiamo nelle lotte, ma non traduciamo l’essere agitatori in capacità di proporre un’alternativa complessiva, un progetto politico organico e credibile”. E’ la richiesta, che più chiara non potrebbe essere, della direzione politica. E di una struttura organizzativa capace di sorreggerla con la continuità necessaria. Chi ha orecchie per capire intenda!
Vi è stato anche chi si è chiesto come il partito non riesca a darsi un think tank, un laboratorio intellettuale stabile, che lo aiuti nella ricerca e nell’elaborazione, non episodica, dei materiali, dei dati, che possono nutrire l’elaborazione della proposta politica, scansando il vizio letale dell’improvvisazione e degli eccessi di tatticismo, sempre sintomo di incertezza e di debolezza e che fatalmente sconfinano nell’opportunismo.
Con eguale insistenza diversi compagni e compagne hanno posto il tema della concretezza, dell’efficacia della nostra azione politica, considerato che i comunisti non possono chiudersi in una predicazione millenaristica, ma le risposte le devono dare qui e subito, connettendole e non separandole da una prospettiva più generale di trasformazione.
Un compagno di Bergamo, un lucidissimo, giovanissimo ottantenne di Bergamo, ha assestato una frustata finale, raccomandando ai compagni di riunirsi, di discutere, ma di non limitarsi a fare riunioni che preparano altre riunioni. Ma di andare poi fra la gente, perché è nella pratica reale che si rivela la giustezza di un’intuizione, la verità immanente in una teoria, l’efficacia di una scelta politica. Non ho idea se il compagno ne avesse la consapevolezza, ma questo, quasi con le stesse parole, è ciò che diceva Karl Marx, in famose note sul metodo, mentre era impegnato, centocinquant’anni or sono, nella costruzione della Lega dei comunisti.
La conclusione dei lavori della giornata, costretta in tempi rigorosamente contingentati dalla necessità di consentire a quanti provenivano dai territori più lontani di guadagnare la strada di casa, è stata affidata ad Augusto Rocchi, che ha sottolineato l’estrema utilità dell’incontro ed anzi l’opportunità di “istituzionalizzare” un simile prassi. Rocchi ha voluto in particolare mettere in valore la forte sintonia dei compagni e delle compagne su un punto cruciale, per nulla scontato: non soltanto il partito non è arrivato al capolinea della sua storia, ma esso riafferma il ruolo insostituibile dei comunisti come componente essenziale di un più vasto schieramento che si proponga di realizzare una trasformazione radicale del paese, cioè quel salto di paradigma economico sociale senza il quale il Paese è condannato non soltanto alla recessione, ma alla regressione democratica e alla barbarie. Per farlo dovrà cambiare molto, farlo con coraggio, intelligenza e generosità. La sfida è aperta.

Dino Greco

in data:02/06/2013

Liberazione on-line