Archivio for agosto, 2013

Siria, Obama tradisce il Nobel: «Sarà attacco limitato»

Siria, Obama tradisce il Nobel: «Sarà attacco limitato»

MONDO

Siria, Obama tradisce il Nobel: «Sarà attacco limitato»

 

Dice di non aver ancora preso la «decisione finale», ma mente: in realtà Obama ha già deciso di andare a bombardare la Siria, manca solo qualche dettaglio. Per esempio aspettare che gli ispettori Onu abbiano lasciato il paese per non rischiare di bombardare anche loro. Per il resto è tutto pronto: i risultati del lavoro di indagine sulle armi chimiche è irrilevante perché gli Usa sostengono di avere già tutte le prove che gli servono.

Dunque, gli Stati Uniti sono pronti, assieme alla Francia, a punire il regime siriano di Assad, perché l’uso di armi chimiche è «una sfida al mondo» e «una minaccia ad alleati degli Usa come Israele, Turchia e Giordania», «una minaccia agli interessi della sicurezza nazionale americana». E guai a toccare la «sicurezza nazionale americana». L’attacco sarà «limitato» e nessuno si fa più illusione che non sia imminente. Il dietrofront della Gran Bretagna non ferma gli americani; anzi, Obama ha fatto sapere di essere disposto a lanciare l’attacco da solo. Con la Francia, ovviamente, elogiata dal segretario di Stato Kerry per essere «il più vecchio alleato degli Usa». E in ogni caso, benché l’amministrazione Usa stia ancora tentando di trovare qualche altro alleato, la cosa non è più così importante: «Ciò che viene preso in considerazione è di una natura così limitata, che non è necessario che vi siano anche altre capacità di altri Paesi», ha affermato una fonte della Casa Bianca dopo che anche la Nato si è chiamata definitivamente fuori.

Kerry ieri ha usato toni ed espressioni da falco, parole dalle quali non si torna indietro. Presentando il famoso rapporto degli 007 americani (quattro misere paginette) che dovrebbe inchiodare Assad, Kerry ha sostenuto che «il governo siriano ha ucciso almeno 1429 civili, tra cui 426 bambini, con armi chimiche» e Assad è un «criminale» e un «assassino. Questo è l’indiscriminato, inconcepibile orrore delle armi chimiche. E’ ciò che Assad ha fatto al suo stesso popolo». Detto dal ministro degli esteri di un paese che ha fatto largo uso di armi chimiche nelle “sue” guerre (vedi il Vietnam) suona paradossale. Ma loro, si sa, sono i buoni.

Il fatto che le prove raccolte dall’intelligence americana non abbiano alcuna credibilità a causa delle bugie sparse a piene mani in passato, non crea alcun imbarazzo alla Casa Bianca. Giura Kerry che le informazioni raccolte sono solide, e gli Usa non hanno alcuna intenzione di «ripetere gli errori» commessi per l’Iraq, quando il suo predecessore Colin Powell espose di fronte al Consiglio di Sicurezza Onu “le prove” (false) che dimostravano il presunto possesso di armi di distruzioni di massa da parte di Saddam Hussein (anche lui definito «assassino e criminale»), poi mai trovate perché non esistevano. Né tantomeno sarà un’operazione stile Iraq o Afghanistan: «Non ci saranno truppe sul terreno e sarà un’azione limitata nel tempo» (per limitare il più possibile la perdita di vite umane americane). «Dopo 10 anni l’America è stanca della guerra. E anche io. Ma abbiamo le nostre responsabilità di fronte al mondo». Per questo spediscono nel Mediterraneo una sesta nave da guerra.

Gli ispettori dell’Onu, intanto, hanno ormai finito il loro lavoro sul campo e in queste ore stanno lasciando la Siria. Domani saranno all’Aja, ma per il risultato dei test ci vorrà del tempo, almeno due settimane (ha fatto sapere il segretario dell’Onu Ban-Ki-Moon) perché i campioni andranno analizzati nei laboratori e tutti sanno quanto sia complicato capire chi effettivamente abbia usato i gas. Ma l’america di Obama non è disposta ad aspettare, nemmeno se serve a scoprire la verità.

Nonostante la volontà americana di attaccare comunque, l’attività diplomatica non si ferma. Mosca insiste a dire che azioni fuori dalle decisioni Consiglio di sicurezza dell’Onu, «se si verificassero, attenterebbero gravemente al sistema basato sul ruolo centrale delle Nazioni Unite, dando un colpo serio all’ordine mondiale» e il vice ministro degli Esteri Ghennadi Gatilov ha ribadito che il governo russo rimane contrario «a qualsiasi risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che possa essere usata per un’azione di forza contro la Siria». La cancelliera Angela Merkel spinge perché la Russia cambi atteggiamento affinché all’Onu si arrivi a una posizione comune sulla Siria; così come il ministro degli Esteri italiano Emma Bonino, secondo la quale «anche se sembra più lento, più duro e a volte sembra non riuscire, la pressione diplomatica e politica è l’unica soluzione perseguibile». Anche perché, ha paventato, «da un conflitto drammatico e terribile corriamo il rischio di una deflagrazione addirittura mondiale», sottolineando i rischi di una reazione siriana, ma anche degli Hezbollah libanesi e persino della Russia, che ha importanti interessi nella regione.

 

La Siria: «Kerry bugiardo». Il ministro degli Esteri siriano ha respinto le accuse di uso di armi chimiche avanzate dal segretario di stato americano John Kerry. «Quelle che ha detto sono bugie», ha dichiarato, un «disperato tentativo» di giustificare una «potenziale aggressione». «Quelle che l’amministrazione americana ha definito prove irrefutabili – ha detto il ministro degli esteri siriani, Walid al Muallim, in un comunicato letto alla tv ufficiale – non sono niente di più di vecchie storie diffuse dai terroristi da più di una settimana, con tutto quello che queste comportano di menzogna, di macchinazione e di storie costruite». Il ministro si è detto «meravigliato» per il fatto che «una superpotenza inganni la propria opinione pubblica in questa maniera ingenua e appoggiandosi a prove inesistenti» e «si meraviglia anche che gli Stati Uniti basino le loro posizioni di guerra e di pace su quello che è diffuso dai social network e dai siti internet». Le cifre fornite oggi dal segretario di stato americano John Kerry sul numero di vittime dell’attacco chimico attribuito al governo siriano, secondo la nota ufficiale di Damasco sono «cifre fittizie fornite dai gruppi armati in Siria e dall’opposizione all’estero».

 

in data:31/08/2013 Liberazione

 

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ABOLIZIONE IMU, IL PRC: “E’ UN TRUCCO! CAMBIA SOLO NOME, SI AIUTA LA RENDITA E SI FA PAGARE GLI INQUILINI!”

ABOLIZIONE IMU, IL PRC: “E’ UN TRUCCO! CAMBIA SOLO NOME, SI AIUTA LA RENDITA E SI FA PAGARE GLI INQUILINI!”

Milano, 29 agosto 2013.

“Quando un governo non è un governo, ma l’accozzaglia di interessi inconfessabili nascono al suo interno dei mostri. Così si configura la cosiddetta “abolizione dell’ IMU” fatta in tutta fretta per consentire la sopravvivenza del governo Letta. Nei fatti l’ IMU non è stata abolita, cambia solo nome: si alleggerisce sui grandi patrimoni mentre si aggrava, attraverso la richiesta di contribuzione, su chi la casa non ce l’ha: gli inquilini! – è quanto riportato da una nota della Segreteria milanese del PRC – “la neonata Service Tax indica la rendita catastale come base imponibile e fissa, nel caso di abitazioni affittate, il “contributo prevalente” a carico del proprietario di questa componente, ma quasi sicuramente saranno a carico degli inquilini la maggior parte degli oneri relativi alla nuova tassa.

Dobbiamo certamente salvare i servizi sociali dei nostri Comuni, – conclude la nota del PRC – ma questo può avvenire solo se “chi ha di più dà di più”. Non si possono sottrarre dall’imposizione le prime case di benestanti, ricchi e super ricchi. Quanto sta avvenendo penalizza ancora una volta solo e unicamente i lavoratori e loro famiglie. I Comuni devono far sentire la loro voce e chiedere una vera equità fiscale”.

Tifiamo asteroide

Tifiamo asteroide

Segnaliamo il libro di racconti contro il governo Letta, “Tifiamo asteroide”, a cura del compagno Vanetti di Pavia. A pag. 34 c’è anche un contributo di Salvatore Talia.

Il libro è scaricabile gratuitamente dal sito dei Wu Ming. Ha già avuto più di 70.000 download ed è stato menzionato da vari quotidiani nazionali. L’indirizzo è questo:

http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=13891

(Contributo Salvatore Talia)

Harmonices Mundi

Dai banchi del governo, il Presidente del Consiglio leggeva il discorso di presentazione della finanziaria 2014.

L’emiciclo di Montecitorio era completamente vuoto.

Il nuovo regolamento della Camera, approvato all’unanimità pochi mesi prima, prevedeva solo riunioni in videoconferenza. Gli onorevoli seguivano e votavano da casa, via Intranet, attraverso una rete locale controllata dal Ministero dell’Interno, con notevole risparmio per l’erario.

Il centro di Roma era deserto, recintato: “zona rossa” presidiata dalle autoblindo dell’esercito e da pattuglie mobili dei corpi di polizia. Gli abitanti erano stati invitati a non uscire di casa. Comunque quasi tutti erano già sfollati nelle seconde case in località di villeggiatura, perché non si sa mai.

Dal cielo, per ora, solo il rombo degli elicotteri. In lontananza, dalla periferia della città, si udivano provenire paurosi boati e colonne di fumo nero si levavano all’orizzonte. Stava accadendo qualcosa laggiù. Difficile sapere cosa, perché le telecomunicazioni erano state temporaneamente oscurate e Internet funzionava poco e male, evidentemente per intervento della polizia postale e dei servizi. Ma eravamo riusciti ad intercettare la linea Intranet del ministero, e dalla nostra base potevamo seguire la seduta del parlamento; ammesso che la si potesse ancora chiamare così.

I passaggi principali del discorso di Letta erano commentati da tonanti applausi preregistrati. Licenziamento di metà dei dipendenti pubblici (applausi). Chiusura di un terzo delle scuole e di un terzo degli ospedali (applausi). Abolizione dello statuto dei lavoratori (applausi). Nuova legge molto più restrittiva sullo sciopero, sui sindacati, sulla stampa (applausi), innalzamento a 80 anni dell’età pensionabile (applausi), e ancora tagli, tagli, tagli… Aumento dei finanziamenti alle scuole private. Applausi. Aumento delle spese militari. Applausi.

Arrivato al passaggio sulla chiusura dei Conservatori, Letta si interruppe. C’era un sostantivo tedesco, Sphärenmusik. Cosa diavolo voleva dire? Certo, il testo del discorso era arrivato solo un’ora prima da Francoforte, e la segreteria aveva dovuto farlo tradurre in fretta e furia. Ma caspita, pensò il Presidente del consiglio, questo significa lavorare col culo. Anche lì bisognerà licenziare…

Letta non riuscì a completare il pensiero, interrotto da un fatto improvviso e incomprensibile. Gli altoparlanti della Camera, al posto degli applausi finti, avevano iniziato a diffondere il Capriccio n. 24 in la minore per violino solo, di Niccolò Paganini.

Che stava succedendo? Mentre Letta e gli altri componenti il governo si guardavano intorno, disorientati, la musica fu sovrastata da un sibilo acutissimo, che si faceva sempre più forte.

Dopo il boato assordante, con le orecchie che fischiavano, sentivamo ancora quella musica.

Dove fino a un istante prima si trovava Enrico Letta, capo del governo di larghe intese, si apriva una spaventosa voragine. Dall’enorme cratere si levavano nubi di fumo nero.

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Cena solidale “Mediterraneo d’autunno”

Cena solidale “Mediterraneo d’autunno”

Caro amico, cara amica solidale con il popolo negato,

prima della partenza della delegazione che andrà in

Sud Kurdistan (Nord Iraq), abbiamo deciso di organizzare

una CENA SOLIDALE, intitolata “Mediterraneo d’autunno”,

per sostenere il progetto “Hevi U Jiyan – La Speranza e la vita”,

per la costruzione di un ospedale nel Campo profughi di Mahmura.

La cena si terrà presso la RISTORAZIONE SOCIALE in Alessandria,

viale Milite Ignoto, la sera di SABATO 21 SETTEMBRE.

Ricco menù e prezzo contenuto, più video (vedi la locandina allegata.)

Se partecipi, darai un contributo per realizzare un piccolo ospedale,

in quei luoghi, di cui c’è un gran bisogno.

Ricordo che due importanti strutture sanitarie dell’Emilia hanno inviato,

con il nostro aiuto e quello di UIKI, ben 60 mila euro in attrezzature e

materiali sanitari arrivati a Mahmura il 15 agosto.

p. l’associazione Verso il Kurdistan

Antonio Olivieri

cenaKurda2013

 

 

 

 

 

 

 

Vogliamo anche noi l’alternativa

Vogliamo anche noi l’alternativa

Ci è sembrato più corretto pubblicare per intero il comunicato stampa che abbiamo inviato alla PP per rendere più chiara la nostra posizione in merito all’iniziativa del partito democratico di creare una coalizione più ampia per le prossime elezioni amministrative.

 

Vogliamo anche noi l’alternativa.

 

Leggiamo con stupore l’articolo pubblicato sulla vostra testata sabato 24 agosto sull’iniziativa del maggior partito d’opposizione in città, in cui si tenta di dar vita ad una coalizione la più ampia possibile per battere Cattaneo alle prossime elezioni amministrativi. Ci sorprendiamo perché non condividere la visione del Partito Democratico riguardo alla cementificazione di Pavia -basti pensare al loro parere favorevole sull’aumento dell’indice di edificabilità per le aree dismesse alla commissione urbanistica che è un esempio evidente- non è un tirarsi fuori. Voler ripubblicizzare l’ASM e riportare in comune tutti i servizi esternalizzati, non vuol dire favorire Cattaneo. Noi siamo stati tra i maggiori promotori di “Pavia che Resiste” che poi si è trasformata in “Pavia Progetto Comune” per cercare di creare un’alternativa basata sul rifiuto di tutte le scelte che hanno danneggiato e continuano a danneggiare Pavia e aperta a tutti coloro che ne condividono l’impostazione. Questo non si può etichettare come “Tirarsi Fuori” e Chiusi al Dialogo!! Ma visti i presupposti e le decisioni assunte dai gruppi dirigenti di altri partiti di centrosinistra (si badi bene, non centro-sinistra) e da un’auto nominatasi società civile che tende a fare da scendiletto al PD, partito che si è posto in prima linea nello sfacelo della città e del paese intero, la scelta fatta alcuni mesi fa dal partito della rifondazione comunista, si è rivelata assolutamente lungimirante. Noi non ci tiriamo fuori e non vogliamo per nulla favorire Cattaneo e i suoi alleati verdeggianti ma neanche dare l’appoggio incondizionato al PDmenoL. Siamo fermamente convinti che all’interno della compagine di centrosinistra ci siano persone e forze politiche con cui è e sarà possibile dialogare e a questi che ci rivolgiamo. Siamo sicuramente persuasi che, anche a Pavia un modello “candidabile” e con chance di vittoria sul “modello Borgarello” è decisamente possibile.

 

Alaa Nasser

 

Segretario cittadino del Partito della Rifondazione Comunista di Pavia

Arriva la Tares. Rischio chiusura per panetterie, pizzerie e pasticcerie

Arriva la Tares. Rischio chiusura per panetterie, pizzerie e pasticcerie

Secondo Confartigianato con l’arrivo della Tares per alcune imprese c’è un forte rischio salasso: è il caso delle attività artigiane di pizza al taglio operanti in piccoli Comuni che attualmente applicano la Tarsu e che, con l’introduzione della Tares, subirebbero rincari del 301,1%. Non si salverebbero neanche i laboratori artigiani di pasticceria che pagherebbero il 181,7% in più. Aumenti significativi anche per i piccoli produttori di pane e pasta che nel passaggio da Tarsu a Tares sarebbero costretti a sborsare il 93,6% in più.

E’ ora di dire basta ai morti sotto i palchi!

E’ ora di dire basta ai morti sotto i palchi!

Per firmare la petizione clicca sul link:

https://www.change.org/it/petizioni/sicurezza-per-gli-operai-degli-spettacoli-live-mai-pi%C3%B9-morti-sotto-i-palchi#

A:

Enrico Giovannini, Ministero del Lavoro

Enrico Letta, Presidenza del consiglio

Laura Boldrini, Presidenza della Camera

Pietro Grasso, Presidenza del Senato

Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica

Ministero del Lavoro, Ufficio stampa

Mai più morti sotto i palchi!

SICUREZZA PER GLI OPERAI DEGLI SPETTACOLI LIVE

 

A seguito degli incidenti avvenuti negli ultimi 18 mesi nel settore degli spettacoli live il problema della sicurezza sul lavoro è diventato imprescindibile.

Paola Armellini, madre di Matteo, rigger morto il 5 marzo 2012 a Reggio Calabria, chiede alla Presidenza del Consiglio, ai Presidenti di Camera e Senato e al Ministro del Lavoro, di intervenire affinché siano finalmente emanate leggi adeguate a tutela degli operai costretti a svolgere il loro lavoro in condizioni di scarsa sicurezza o, addirittura, in assenza completa di idonee misure preventive.

 

“Dopo un anno e mezzo dalla morte di mio figlio, durante il montaggio del mega palco per il concerto di Laura Pausini, niente è cambiato. Lo dimostra l’ennesima recente tragedia: solo un mese fa Khaled Farouk Abdel Hamid ha perso la vita durante lo smontaggio del concerto dei Kiss, così come era accaduto a Francesco Pinna durante i lavori d’allestimento del palco di Jovanotti, tre mesi prima della morte di Matteo.”

Rigger, scaffolder, facchini, sono tutti “lavoratori invisibili”!

Operai specializzati adibiti a costruire e gestire le strutture per i grandi eventi live, come i concerti con turni di lavoro illimitati, esasperati dalla necessità di rispettare le consegne programmate, e con personale insufficiente. Condizioni rese ancor più “ad alto rischio” dalla mancanza di revisione dei materiali assemblati e da un’ organizzazione dei cantieri basata più sulla consuetudine che sulle regole e sulle leggi; una prassi che non rispetta la gerarchia formale e sostanziale dei ruoli operativi .

 

Quello dei concerti è un business milionario, l’unico nel mercato della musica in grado di assicurare, ancora oggi, i massicci guadagni di una volta. Una “spettacolarità” ottenuta grazie a strutture che possono superare i 50 metri d’altezza e le 70 tonnellate di peso. È un “gigantismo” che, in mancanza delle necessarie attenzioni progettuali e di una adeguata organizzazione dei cantieri, garantisce certo agli organizzatori un grande risparmio, ma a spese della sicurezza dei lavoratori!

 

E’ ora di dire basta ai morti sotto i palchi!

 

Chiediamo che le norme sulla sicurezza del lavoro e le norme sulle costruzioni attualmente in vigore (D.lgs. 81/08 e DM Infrastrutture 14/01/2008), siano integrate con le seguenti proposte:

 

• Normativa contrattuale specifica per i Lavoratori dello Spettacolo Live, che tenga conto delle diverse mansioni e riconosca il lavoro ad alto rischio;

• Istituzione di un ufficio tecnico nazionale che esamini preventivamente i progetti strutturali e i progetti della sicurezza dei cantieri per gli spettacoli live;

• Sospensione immediata e sequestro delle attrezzature per gli spettacoli organizzati in mancanza dell’autorizzazione dell’ufficio tecnico di cui al punto precedente;

• Copertura assicurativa a carico del committente o datore di lavoro;

• Verifica dell’idoneità delle location che accolgono le strutture da montare;

• Programmazione degli eventi stabilita in base a turni e giornata lavorativa adeguati;

• Obbligo di registrazione dei nominativi dei lavoratori presenti;

• Reperibilità h 24 degli organi competenti preposti (Asl, Ispettorato del lavoro);

• Regolamentazione del sistema di scatole cinesi (appalti e sub-appalti) che lega società di produzione, promoter, service e cooperative nella gestione di tour e spettacoli live;

 

Le morti sul lavoro sono una piaga sociale che non risparmia alcun settore e che ci riguarda tutti!

E’ probabile che queste proposte non siano sufficienti ad evitare in futuro tragedie come quella di Matteo, Khaled o Francesco. Ma una maggiore attenzione da parte delle istituzioni costituirebbe almeno un primo segnale positivo a tutela di giovani “dimenticati”, e un passo concreto affinché questi operai non rimangano “fantasmi del palcoscenico”.

 

Cordiali saluti,

Un nuovo 8 settembre, per difendere la Costituzione

Un nuovo 8 settembre, per difendere la Costituzione

POLITICA

Un nuovo 8 settembre, per difendere la Costituzione

Le firme raccolte per la difesa dell’articolo 318 hanno superato quota 320mila

Rodotà e Landini

 

L’azione più saggia che si possa fare oggi in Italia è difendere la Costituzione. L’hanno detto chiaro e forte Stefano Rodotà, Maurizio Landini e Gustavo Zagrebelsky in una conferenza stampa di inizio agosto. In agenda per ora ci sono due iniziative: un’assemblea pubblica, a Roma, l’8 settembre, che vedrà insieme forze politiche, sociali, civili, sindacati e associazioni. In una parola, l’Italia che si oppone allo stravolgimento della Costituzione, con buona pace di Pdl e Pd, di bicamerali e “saggi”. E poi una manifestazione, sempre a Roma, sabato 5 ottobre. Comitati per la difesa della Costituzione sono nati come funghi dopo la pioggia di settembre in quasi tutte le città italiane. «Il volere a tutti i costi manomettere la Carta – scrive il comitato cuneese per la difesa e la valorizzazione della Costituzione – con un parlamento di “nominati” in virtù di una legge elettorale che sta per essere dichiarata incostituzionale, e con un procedimento che non rispetta l’articolo138 mette a rischio la democrazia. Lo stesso procedimento scelto con la nomina di un Comitato di “saggi” e con una piccola commissione bicamerale serve ad impedire la conoscenza e la partecipazione, che sono diritti incomprimibili dei cittadini». In un mese e poco più le firme raccolte per la difesa dell’articolo 318 hanno superato quota 320mila. Intanto qualche saggio se n’è andato: è di tre giorni fa la notizia che Nadia Urbinati ha lasciato la commissione degli esperti per le Riforme istituzionali. Dimissioni «irrevocabili», che la politologa ha motivato con il profilo «non esattamente super partes» di Gaetano Quariagliello, chiamato a presiedere la commissione dei 35. Adesso sono 33: a luglio se n’era andata la costituzionalista Lorenza Carlassare, in segno di protesta contro il blocco del Parlamento preteso dal Pdl dopo la condanna definitiva di Berlusconi. La “colomba” pidiellina Quagliariello ha definito un «plotone di esecuzione» la giunta del Senato, nel caso voti per la decadenza del condannato in via definitiva per evasione fiscale Berlusconi. Troppo per la professoressa Urbinati: «Caro ministro, hai espresso opinioni e usato argomenti che non ritengo si adattino al tuo ruolo di presidente della commissione per le riforme della Costituzione». Eppure c’è chi si ostina a chiamarli “saggi”.

Il sogno di quelli che difendono la Costituzione è riempire piazza San Giovanni. «Vogliamo ricostruire il tessuto politico e ricomporre la voragine che si è creata in questa fase – ha spiegato Stefano Rodotà – Non abbiamo l’obiettivo di presentare liste: abbiamo già assistito al fallimento clamoroso di formazioni di sinistra nate in fretta e furia prima delle elezioni. Vogliamo aiutare a riscrivere l’agenda e la prima urgenza è liberarci di questa legge elettorale incostituzionale ». Il segretario della Fiom Landini non ha dubbi: «Abbiamo assistito allo spettacolo triste di un condannato che manifesta dall’alto di un palco. Mi ha fatto pensare alle migliaia di persone che stanno perdendo il lavoro e sono invisibili, senza rappresentanza. E pagano anche le tasse. Quindi, visto che ce lo chiedete: sì, vogliamo fare politica. Dobbiamo coprire il vuoto lasciato da chi si occupa di altro. Difendere la Costituzione è fare politica: la vera rivoluzione sarà applicarla». Un concetto rafforzato da Gustavo Zagrebelsky: «Dobbiamo prenderci la responsabilità di passare dalla fase dei documenti e delle petizioni a quella dell’impegno attivo». Anche Rifondazione comunista, insieme alla galassia delle realtà di sinistra presenti nel paese, parteciperà all’assemblea dell’8 settembre, così come lavorerà per la piena riuscita della manifestazione del 5 ottobre. «In Italia ci sono le forze per fermare lo stravolgimento della Costituzione e per costruire un’alternativa – ha osservato Paolo Ferrero – l’iniziativa di Rodotà e Landini apre la possibilità concreta di dar vita ad un vero spazio pubblico di sinistra e di aggregare queste forze».

Frida Nacinovich

Liberazione

 

in data:26/08/2013

 

No ad una nuova guerra umanitaria

No ad una nuova guerra umanitaria

L’EDITORIALE

Il dramma umanitario in corso in Siria è gravissimo e le immagini dei

bambini uccisi ci lasciano annichiliti ma occorre dire con chiarezza che un

intervento armato esterno non farebbe altro che peggiorare la situazione.

Per questo voglio esprimere nel modo più netto il nostro no ad una nuova

guerra “umanitaria” in Siria che produrrebbe in scala allargata i disastri

già creati in Libia.

A questa posizione, che si fonda sulla constatazione dei disastri prodotti

dalla serie di guerre umanitarie scatenate dall’occidente, voglio aggiungere

una sola considerazione.

E’ del tutto evidente che molti in occidente e in medio oriente hanno fatto

di tutto in questi mesi affinché il conflitto in Siria arrivasse alle

drammatiche dimensioni odierne. Di fronte all’emergere di una opposizione

politica interna alla Siria, alcuni regimi arabi hanno giocato la carta

della rivolta armata, finanziando e fornendo armi ai ribelli. L’Unione

Europea e la schifosa classe dirigente che la gestisce, non ha svolto alcun

ruolo positivo e alcuni mesi fa è arrivata addirittura ad aprire la

possibilità per i singoli paesi di vendere armi in Siria. L’Unione Europea –

Francia in testa – hanno contribuito non poco a peggiorare la situazione.

In tutto questo l’Onu non ha svolto alcun ruolo e le diverse potenze hanno

in modi diversi favorito una delle parti in lotta sul piano militare. Che

adesso, chi ha fomentato, foraggiato o semplicemente non fatto nulla per

impedire che il conflitto deflagrasse, si erga a giudice e a garante della

umanitarietà della situazione è moralmente vergognoso e politicamente

criminale.

L’unica strada da seguire è quella di un intervento dell’Onu in funzione di

pacificazione, di apertura di dialogo, di ricerca di una tregua. Non ne

esistono altre.

 

Paolo Ferrero

 

Liberazione 24/08/2013

 

 

La forza di B. è il Partito democratico. Ecco perché

La forza di B. è il Partito democratico. Ecco perché

In un’Italia dominata (e tramortita) dall’affare-Berlusconi, tutto, come in una commedia dell’assurdo, sembra ruotare intorno ai destini dell’uomo che vuole farsi dominus legibus solutus. Se questa sovrumana pretesa fosse accolta, saremmo al golpe perfetto, quello che senza colpo ferire affosserebbe, in un solo colpo, stato di diritto, Costituzione e democrazia.

Sembrerebbe, ma il condizionale è d’obbligo, che il circo democratico intenda resistere alla richiesta di inventare un escamotage, uno qualsiasi, che rimetta in pista l’uomo al quale una sentenza passata in giudicato interdice la possibilità di tornare a malversare nella vita politica pubblica. Tuttavia, l’insistenza con cui il Pdl insiste in queste ore sul tema lascia pensare che i giochi non siano davvero chiusi e che la minaccia di mandare all’aria Letta e il suo governo sia un deterrente ancora efficace, almeno su una parte del Pd. Il vertice di Arcore è servito a Berlusconi a guardare negli occhi i suoi, per capire se qualcuno di loro fosse sul punto di “tradire”. Ma tutti, anche quelli che guardano ad un “dopo” che inesorabilmente verrà, al cospetto del padrone ringhiante hanno fatto l’inchino. Se il Pd non credesse che oltre le Colonne d’Ercole delle larghe intese c’è solo il precipizio, come Napolitano va dicendo un giorno sì e l’altro pure, Berlusconi – e con lui tutta la banda del buco riunita nel Pdl – sarebbe spacciato, probabilmente per sempre.

Abbiamo già scritto – un paio di giorni fa – che se al precipitare della crisi il capo dello Stato avesse il coraggio (e la propensione politica) di affidare ad una persona di grande caratura intellettuale e morale l’incarico di formare un governo di solido impianto programmatico costituzionale, questo troverebbe nel parlamento una solida e qualificata maggioranza disposta a sostenerlo. Una svolta di tal fatta somministrerebbe al Paese – e a tutte le sue fiaccate, ma non sconfitte energie migliori – una scossa rigeneratrice. Un po’ di acqua pulita comincerebbe a ripulire le acque putride in cui ristagna la politica italiana e la contesa potrebbe tornare a riguardare i progetti per il Paese, affrancandosi dagli interessi di un grumo di potere che ha reso la cosa pubblica terreno di pascolo per mafiosi, faccendieri, speculatori e lestofanti di ogni risma. Ma il tema di fondo è proprio questo: quanto c’entra il Pd con la Costituzione del ’48? Con il progetto di società che vi è connaturato? Con il ruolo centrale che la Carta assegna alle classi lavoratrici, e non all’impresa né – tantomeno – all’infestante prevaricazione della finanza e dei poteri forti, nascosti dietro le imperscrutabili divinazioni dei mercati?

Questo è il vero cul de sac in cui ci dibattiamo. A fronteggiare un centrodestra iper-reazionario, intriso di pulsioni fasciste, c’è un centrosinistra non soltanto orbo di vaghe reminiscenze socialdemocratiche, ma persino privo delle migliori tradizioni della cultura liberal. Per questo esso resta succube degli assalti frontali che Berlusconi porta al suo ventre molle facendo ogni volta morti e prigionieri. Per questo è riuscito persino nel capolavoro di non eleggere Rodotà a capo dello Stato e a pregiudicare le condizioni di una possibile svolta nella politica italiana. E per questo – temo – il Pd preferirebbe il ricorso alle urne all’apertura di nuove alleanze che spostino a sinistra l’asse politico. Insomma, la supposta forza del caimano sta nella debolezza della compagine democratica. E’ un po’ come quel calciatore che segna il gol issandosi sulle spalle dell’avversario.

Il primo passo verso una possibile emancipazione politica del Pd, verso un suo riscatto democratico sta dunque nel ripudio della convivenza in un governo il cui partner principale è il pregiudicato di Arcore.

Perché ciò avvenisse servirebbe la spinta propulsiva (e rivoluzionaria) delle classi subalterne, di quel mondo del lavoro a cui per troppe stagioni il Pd e il sindacato ad esso legato da un inossidabile collateralismo hanno contribuito a spegnere la voce ed ogni capacità di mobilitazione, anche di fonte agli insulti e alle manomissioni legislative più gravi, anche di fronte alle scorribande più feroci di un padronato resosi conto che tutto può ormai essere tentato e ottenuto.

Vedremo ad horas che piega prenderà il gioco, tutto interno alla politica-politicante. Ma le ragioni più sopra argomentate non autorizzano nessun ottimismo.

Dino Greco

 

in data:25/08/2013

 

BLUèS & BARLAFùS Live

BLUèS & BARLAFùS Live

Castano Primo Tensostruttura , Via Mantegna

[Descrizione]

 

BLUe’S & BARLAFüS Live a

STRATOCASTANO 2013

Domenica 1 settembre ore 21.30

Tensostruttura di Via Mantegna

 

Storie e Canzoni tra i navigli il Ticino e il Mississippi, tradizione popolare,folk & blues e Cabaret da Woodie Guthrie, Robert Johnson,B.B. King a Jannacci,W.Valdi,i Gufi… passando per Gianni Rodari….

Un viaggio fantasioso attraverso le rime popolari, le storie e…

le balle che si cantavano, si contavano e ancora ci raccontano

i bluesmen e da num quei barlafus che ghan nient de fa’… insieme a:

 

Piero Carcano: Voce, Kazoo, Armonica

Gianni Rota: Chitarre, Flauto, voce

Davide Buratti: Contrabbasso, basso elettrico

Michele “Master” Mastrofilippo: Tromba, Flicorno, Tromba a tiro

Gabriele Pascale: Batteria e percussioni

 

 

Nello spettacolo di Castano Primo viste le good vibrations del Festival, lo spettacolo sarà caratterizzato maggiormente da un repertorio a forti tinte blues. Senza comunque prendersi troppo sul serio e tirarsela credendo di essere una blues band ..…

 

Ad ogni modo cominciamo col dire che il Concerto-spettacolo dei BLUES & BARLAFUS è all’insegna del buon umore. Alcuni musicisti-intrattenitori provenienti dalla storica band folk-rock dei CANTOSOCIALE, per puro divertissement , nel 2008 fondano il gruppo senza porsi null’altro obiettivo che divertirsi e divertire .

Così come era naturale che fosse visto passioni personali e background culturale

I Blues & Barlafùs muovono i primi passi “on the road “ sulla via di confine tra il folk

lombardo-piemontese e quello dell’America più black, la chanson più dissacrante francese e ..il cabaret milanese anni 70 ricercando un filo comune che leghi testi e musiche .

Un background molto “originale” costituito da balle e ballate, conte, filastrocche, canti

e canzoni di sferzante umorismo, irriverenti e dissacranti come solo la cultura popolare tradizionale sa creare e sullo stesso solco la canzone d’autore dei più arguti e liberi cantautori. Il clima musicale è acustico, rilassato, caratterizzato da una buona dose d’improvvisazione , comune denominatore dei diversi generi e il gruppo sin dall’inizio diventa un laboratorio dove di volta in volta entrano ed escono musicisti di provenienza diversa ma con la condizioneessenziale di possedere anche in minima parte il “blue’s touch”, quel“particolare”senso del blues.

Delò resto :Il blues è fatto di storiaccie da cantare, un lavoro sporco che

qualcuno deve pur ben fare!!!!!

Quindi a fianco dei blues rurali alla Bukka White e Robert Johnson si possono ritrovare le canzoni della vègia Milan, di quel “liggera” del Pelè e persino tracce del cabaret di Jannacci , Valdi, dei Gufi.da un “Ho visto un Re” a un” Messico e nuvole” e una Vincenzina davanti a la fabbrica.

Così come a fianco alle ballate sociali di Woody Guthrie( il papà spirituale di Bob Dylan per intenderci) non possono poi mancare i canti di risaia, quelle sfacciate strofe che irridevano suocere e vicine di casa , mariti e padroni e i canti d’osteria, quelle ballate fatte di “balle “ raccontate da poco attendibili “barlafus” , dove si vagheggiano amori impossibili, passionali e strampalati, improbabili ricchezze e nobiltà, in

definitiva sogni spacciati per realtà ma anche tante verità fatte da racconti di gente povera

Si canta anche l’oggi soprattutto la vita di tutti i giorni ricercando qua e la”gli eroi” tra elettricisti bonaccioni, sparagnini impiegatucci,imbranati poetici -erotici fallimenti . Nascono così epiche edonchisciotesche ballate originali come “Il mutuo di Ballesio

Carlo”(l’occitano) “Il Miaurizio”, “Il proctologo apprendista”. Sicanta anche di politica, ma alla buona “ a spanne” accentuando i toni satirici ed ironici, mettendo l’accento sulle durezze della realtà,dei “sensa tecc, dei disoccupà” comuni al di qua e di là del Navili e del Mississipi e qualche volta senza badare al “politically correct”

per puro spirito di libertà e di battuta si scherza anche sugli argomenti più tabù. Insomma si riproporrà per molti versi il clima delle osterie , delle barrell-house, dei vecchi ritrovi dove si parlava si discuteva animatamente senza peli sulla lingua su vari

argomenti.

Poi qualcuno che aveva portato la chitarra cominciava asuonare e tutti gli andavano dietro e così si cantava fino a tarda,tardissima sera insieme rigorosamente al bicièr de vin che di fatto “cantava “ e “faceva cantare” anche lui.atto “cantava “ e “faceva cantare” anche lui.

La festa della Brigata di solidarietà attiva di Pavia il 14 e 15 settembre 2013 a Dorno (Pv)

La festa della Brigata di solidarietà attiva di Pavia il 14 e 15 settembre 2013 a Dorno (Pv)

Festa bsa Pavia

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Video promo festa di Liberazione 2013 a Voghera

Video promo festa di Liberazione 2013 a Voghera

VIGEVANO: ANCORA STRISCE BLU, MA LA SITUAZIONE RESTA DISASTROSA

VIGEVANO: ANCORA STRISCE BLU, MA LA SITUAZIONE RESTA DISASTROSA

Cambiano i suonatori ma la musica è sempre quella: spennare l’oca senza farla urlare! Aumentando le zone di sosta a pagamento, il Comune di Vigevano costringerà i cittadini vigevanesi (e non) che utilizzano i parcheggi dell’Istituto clinico Beato Matteo e gli altri spazi che saranno interessati da questa decisione a sborsare ulteriori quattrini per risanare il bilancio del Comune.

Eppure, le colpe dell’attuale disastrosa situazione di bilancio sono ben chiare. Si sono sprecati milioni di euro per il nuovo palazzetto dello sport e per piste ciclabili inutili come quella che conduce alla Sforzesca, hanno contribuito alla cementificazione selvaggia della città per incassare gli oneri di urbanizzazione, hanno aumentato le rette dei sevizi pubblici alimentando la “guerra tra i poveri”, hanno aumentato le tasse, ma la situazione è disastrosa.

Ancora una volta ribadiamo che è ora di chiedere con forza le dimissioni del sindaco e della giunta leghista.

Circolo “Hugo Chavez Frias” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano

Articolo tratto dall'INFORMATORE  del 22 agosto 2013

Articolo tratto dall’INFORMATORE
del 22 agosto 2013
(Clicca sull’immagine per ingrandire.)

 

Ecco le pensioni d’oro Inps: Da 91mila a 40mila euro mensili

Ecco le pensioni d’oro Inps: Da 91mila a 40mila euro mensili

ECONOMIA

Metà dei pensionati italiani tirano a campare con un assegno inferiore ai mille euro al mese, ma c’è chi quella cifra, sempre al mese, la moltiplica per novanta. Il trattamento più alto erogato dall’Inps, pur se lordo, tocca quota 91.337,18 euro.

Lo ha reso noto il sottosegretario al Lavoro, Carlo dell’Aringa, rispondendo in commissione Lavoro della Camera a un’interrogazione di Deborah Bergamini (Pdl). Scorrendo la “top ten” previdenziale fornita dal sottosegretario, c’è un salto fra il primo e il secondo posto, che si ferma a 66.436,88 euro. Ancora uno scalino per arrivare ai 51.781,93 e ai 50.885,43 euro del terzo e quarto posto. Poi la situazione si stabilizza, con i restanti “classificati” dal quinto a decimo posto che restano nella fascia dei 40mila euro, esattamente da 47.934,61 a 41.707,54.

Una lista che, pur costruita a norma di legge e in base a una marea di contributi versati “dimostra quanto sia urgente un intervento sulle pensioni d’oro” ha commento la Bergamini, perché “il tema coinvolge una questione di equità e di coesione sociale”, soprattutto nel contesto della crisi economica. “I dati sono impressionanti e dimostrano tutta la portata distorsiva di quel criterio retributivo dal quale ci stiamo fortunatamente allontanando grazie alle riforme degli ultimi anni”.

Un minuto dopo la diffusione della classifica è partita la caccia ai “ricchi in pensione”, cui di sicuro non spetta un futuro damiserabili. Secondo quanto riferisce il sito del Sole 24 ore la palma d’oro va a Mauro Sentinelli, cui va appunto l’assegno di gran lunga più pesante, quello che supera i 91 mila euro lordi. E’ un ex-manager e ingegnere elettronico della Telecom che ha visto lievitare le entrate negli ultimi due anni di un altro migliaio di euro al mese.

Il nominativo di chi si attesta a quota 66 mila resta invece misterioso: l’interrogazione parlamentare ad opera della Bergamini ha ottenuto infatti risposta sulle quantità, non sui nomi. Il terzo posto comunque, da quanto si può dedurre dall’incrocio dei dati, appartiene a Mauro Gambaro, un novarese di 67.  E’ l’ex direttore generale di Interbanca e dell’Inter football club e intasca un vitalizio mensile lordo di quasi 52 mila euro. Lo segue, al quarto posto, Alberto De Petris, anche lui ex manager Infostrada e Telecom. Quinto nella lista Germano Fanelli, “re” della componentistica elettronica e dei semiconduttori.

Fin qui il quintetto di testa. Dal sesto posto in poi la classifica si fa più ardua da comporre e l’attribuzione dei posti più incerta. Fra gli accreditati al vitalizio dorato c’è Vito Gamberale, cui andrebbe l’assegno che si aggira sui 45 euro lordi mensili. Cifra cui si avvicinerebbero anche Alberto Giordano, ex vertice della Cassa di Roma e Federico Imbert, ex JP Morgan.

Certo, non si tratta di quattrini irrogati illegalmente. Ma proprio questo è il punto. Si tratta di pensioni frutto di altrettanto straordinari emolumenti messi all’incasso per un’intera vita lavorativa. Le cifre fanno impressione, visto che sono molto, molto più alte del reddito medio annuo di una famiglia italiana che sta ben sotto i 30 mila euro. Che il governo non riesca o non voglia mettere mano a queste stratosferiche disuguaglianze fa comprendere bene quali  intoccabili interessi difenda la classe politica dirigente.

Liberazione.it 08/08/2013

 

LETTERA arrivata dal carcere di Torino da GIOBBE

LETTERA arrivata dal carcere di Torino da GIOBBE
LETTERA arrivata dal carcere di Torino da GIOBBE

Vallette dessét de Agost

Carissime compagne e compagni di lotta vi abbraccio tutti.
Grazie di tutto quanto state facendo per me, il mio pensiero va a voi
che resistete in Clarea od ovunque sia.
Il morale è alto e sono in forma (mi alleno per tornare a correre dietro
a Giacu in Clarea).
Avrei voluto dirvi di non spendere energie per me, ma di concentrarvi
nella lotta.
Non temo nulla perchè la mia famiglia è una stirpe di partigiani
“sfrosatori”, scampati o internati nei lager, montanari scesi in miniera
o nelle officine, che mi hanno insegnato a lottare per i miei ideali
anche di fronte alle pallottole del nemico, ai padroni prepotenti, alle
guardie in divisa.
Ma credo ci sia ora un’esigenza politica che va oltre la mia vicenda
personale, che si evince anche dalle parole del gip nel rigettare la
scarcerazione, cioè che ” le azioni […] appaiano estranee ai motivi
della protesta no-tav”.

Ora, l’uso di gravi imputazioni, come anche quella di associazione
sovversiva, sono il tentativo di delegittimare ogni opposizione che non
sia simbolica.
Dobbiamo opporci a tali castelli accusatori perchè se passassero ce li
troveremmo davanti domani ad ogni passo.

Evidentemente blocco e picchetto sono due strumenti molto fastidiosi,
pensiamo anche alle lotte della logistica: anche lì fogli di via, accuse
di furto e via andare.
Ma il blocco è un patrimonio storico di tutti i movimenti di lotta e
come tale va difeso.

Dunque può valere la pena dare un segnale di unità sotto queste mura per
poi tornare nel cuore della lotta.
Ogni cosa fatta per contrastare il TAV la considererò anche in
solidarietà mia e degli altri indagati che abbiamo.

Se permettete una riflessione, credo ci troviamo in una fase di guerra
“totale” dove c’è una regia unica a manovrare l’informazione, l’operato
poliziesco e dei magistrati, la politica e l’esecuzione dell’opera.
L’intervento in Val di Susa è militare e tutto si subordina ad esso.
Lo vediamo con il decreto di allargamento della “zona rossa”, ma ancor
più con l’uso dei “bravi ragazzi”, che dopo i massacri delle popolazioni
delle montagne afgane ora hanno girato i fucile verso “casa”.

Si allenano a contenere il malcontento che la guerra del capitale contro
di noi non mancherà di creare.
A mio parere, quindi, dovremmo guardare anche a quello che accade fuori
dalla valle.
Per l’oggi invece direi di non disperare.

La repressione è forte perchè il movimento oggi è un problema più grosso
di un tempo.
Non sottovalutiamo quanto fatto finora: l’accanimento dimostra che non
ritengono possibile portare avanti l’opera con questo livello di
opposizione.
Quindi, senza prestare il fianco alla repressione, continuiamo con la
varietà delle inizitive e con l’osservazione del cantiere.
Come dice Mimmo ” l’importante è non stare a casa davanti al
televisore”(o al computer).

Questa è la nostra forza, ognuno può fare un pezzettino perchè la valle
diventi impossibile per cantiere e occupanti.
occhi aperti e buona lotta

“NOI FELICI QUANDO VOI ARRABBIATI” Giacu
Ciao Giobbe

Via il governo della vergogna pd-pdl

Via il governo della vergogna pd-pdl

Bologna, 2 agosto 1980 – 2 agosto 2013

Via il governo della vergogna pd-pdl! Tra i suoi principali sostenitori ci
sono quegli esponenti piduisti che, per chiudere con l’anomalia italiana
degli anni sessanta-settanta, hanno utilizzato costantemente il terrorismo
fascista e mafioso per realizzare le innumerevoli stragi di stato che hanno
costellato la nostra storia. Il disegno piduista è stato ampiamente
realizzato. Le politiche neoliberiste di massacro sociale, di smantellamento
dei diritti, di cancellazione dei principi costituzionali, di distruzione di
ogni forma di democrazia e la reintroduzione dei reati di terrorismo per
reprimere il conflitto sociale proseguono su quel solco. Il governo Letta è
in continuità con quella strategia. Napolitano è il garante dei poteri
forti. Il pd è complice di Berlusconi e del berlusconismo! Oggi saremo in
piazza a Bologna per ricordare le vittime, contro l’impunità dei carnefici
fascisti e piduisti, per ricordare che le stragi sono di stato, che se ne
devono andare quel farabutto di Berlusconi ma anche questo governo di
infami!

Vladimiro

Mediaset, condanna confermata tranne l’interdizione

Mediaset, condanna confermata tranne l’interdizione

Berlusconi condannato. È questa nella sostanza la sentenza emessa dalla Cassazione, dopo oltre otto ore di camera di consiglio. Una sentenza che segna una svolta non solo nella carriera politica del Cavaliere ma dell’intero paese. Una sentenza che, forse, in pochi si attendevano: molti avrebbero auspicato un annullamento con rinvio, tanto per prendere ancora un po’ di tempo e salvare, almeno temporaneamente, capra e cavoli. E invece no. I supremi giudici sono stati netti: respinti i ricorsi di tutti gli imputati (Berlusconi e gli altri tre, gli ex dirigenti di Mediaset Daniele Lorenzano e Gabriella Galetto e il produttore cinematografico Frank Agrama) e confermate tutte le condanne inflitte dal tribunale d’appello di Milano, tranne che per una parte. Quella relativa alla pena accessoria dell’interdizione: la Cassazione ha ordinato l’annullamento con rinvio perché sia rideterminato il numero degli anni (si ricorderà che lo stesso procuratore generale aveva ammesso l’errore, chiedendo però che fosse la Cassazione a ridurre gli anni a tre). I supremi giudici hanno invece rinviato la palla al tribunale. Tutti gli imputati sono stati anche condannati a risarcire l’agenzia delle entrate, in quanto parte civile. Durissima la reazione dei legali del Cavaliere, Coppi, Ghedini e Longo: «La sentenza della Corte di Cassazione non può che lasciare sgomenti. Vi erano solidissime ragioni ed argomenti giuridici per pervenire ad una piena assoluzione del Presidente Berlusconi. Valuteremo e perseguiremo ogni iniziativa utile anche nelle sedi Europee per far si che questa ingiusta sentenza sia radicalmente riformata».

Che succede adesso? Di fatto la sentenza di condanna a quattro anni di carcere (in realtà uno, perché gli altri tre sono coperti da indulto) con la sentenza di oggi è diventata esecutiva. Per cui per Berlusconi ora scatterà l’arresto, o meglio gli arresti domiciliari, sempre che Berlusconi non decida di andare ai servizi sociali.

A Palazzo Grazioli, sede romana del Cavaliere, è iniziato subito ad arrivare lo stato maggiore del Pdl. Tra i primi a giungere a via del Plebiscito i due capigruppo Renato Schifani e Renato Brunetta, il coordinatore del partito Denis Verdini e il senatore pidiellino Altero Matteoli. Il partito è sicuramente attonito e sostanzialmente pende dalle labbra di Berlusconi: il Pdl farà quello che il leader deciderà, soprattutto per quanto riguarda le conseguenze politiche della condanna. Anche se c’è già chi parte lancia in resta: «Come annunciato, sto andando a rimettere il mio mandato di sottosegretario nelle mani del presidente Berlusconi che per quella carica mi ha indicato all’Interno del governo Letta da lui fortemente voluto». Il diretto interessato ha scelto la forma del video messaggio: «Una parte della magistratura è irresponsabile» ha detto visibilmente provato; annuncia che resta in campo e rilancia Forza Italia, senza però fare alcun riferimento al governo.

Chi certamente guarda con attenzione alle mosse del Pdl è il Pd. Il segretario Epifani mette le mani avanti, sostenendo che «le sentenze si rispettano, si applicano e si eseguono». L’ex segretario della Cgil sa bene di non essere in grado di tenere buono il partito, qualora dal Pdl arrivassero reazioni scomposte («eversive», aveva detto il capogruppo al senato Zanda) o eclatanti (dimissioni di parlamentari, manifestazioni di piazza ecc). Ma nel Pd le danze sono già iniziate. Basta sentire Paolo Gentiloni, della corrente renziana: «Se il Pdl esiste da oggi non può più avere Berlusconi come leader». Per non dire della reazione di Pippo Civati: «Mi aspetto che il Pd valuti una exit strategy, con la legge elettorale e la legge di stabilità e il ritorno agli elettori». 

E però chi di dovere ha già iniziato a tirare la rete di sicurezza intorno al governo. La nota del Quirinale è arrivata a tempo di record: «La strada maestra da seguire è sempre stata quella della fiducia e del rispetto verso la magistratura in piena autonomia e indipendenza alla luce di principi costituzionali e secondo le procedure di legge». Per Napolitano «in questa occasione attorno al processo in Cassazione per il caso Mediaset e all’attesa della sentenza, il clima è stato più rispettoso e disteso che in occasione di altri procedimenti in cui era coinvolto l’on. Berlusconi. E penso che ciò sia stato positivo per tutti. Ritengo e auspico che possano ora aprirsi condizioni più favorevoli per l’esame, in Parlamento, di quei problemi relativi all’amministrazione della giustizia, già efficacemente prospettati nella relazione del gruppo di lavoro da me istituito il 30 marzo scorso. Per uscire dalla crisi in cui si trova e per darsi una nuova prospettiva di sviluppo, il Paese ha bisogno di ritrovare serenità e coesione su temi istituzionali di cruciale importanza che lo hanno visto per troppi anni aspramente diviso e impotente a riformarsi». Insomma, a Berlusconi il presidente della Repubblica manda dire: stai calmo, non fare sfracelli; in cambio faremo la riforma della giustizia. Affermazioni subito sottoscritte da Letta: «Esprimo piena adesione alle parole del presidente Napolitano sul pronunciamento della Cassazione». La strada maestra è il rispetto per la magistratura e per le sue sentenze. Per il bene del Paese è necessario ora che, anche nel legittimo dibattito interno alle forze politiche, il clima di serenità e l’approccio istituzionale facciano prevalere in tutti l’interesse dell’Italia rispetto agli interessi di parte».

Per Paolo Ferrero , segretario del Prc, «la Cassazione ha confermato la condanna a Berlusconi nel processo sui diritti televisivi: ora se ne vadano tutti a casa. Oltre a fare danni, la prosecuzione di questo governo ora fa anche vergogna».

Liberazione 01/08/2013

Il fascismo liberista delle grandi banche d’affari

Il fascismo liberista delle grandi banche d’affari

(Tratto da: Progetto lavoro n° 20 e scritto da Roberto Mapelli)

2013-08-01

Il 18 giugno scorso è apparso sul sito web di Wall Street Istitute un interessante “consiglio”, dettagliato in ben 16 pagine, da parte del team degli analisti della grande banca d’affari statunitensi JP Morgan.

Dice ai governi Europei: “Dovete liberarvi delle vostre costituzioni sinistroidi e antifasciste”, se volete reagire alla crisi chi vi travaglia ovviamente praticando quell'”austerità” che farà parte del panorama europeo “per un periodo molto prolungato” (e aggiungiamo noi, grazie alla “Liberazione” da queste costituzioni e grazie alle banche d’affari continuerà ad arricchire chi è già ricco).

“Casualmente” è stata contemporaneamente rilanciata la “discussione ” sulla “necessità” di una “riforma istituzionale” che trasformi l’Italia in una repubblica semipresidenziale. Quella parlamentare attuale è in effetti troppo “sinistroide e antifascista”. Questa la “discussione” è stata rilanciata in Italia dalla destra berlusconiana, coerentemente con la sua natura eversiva e semifascista, e, secondo abitudine, altrettanto “coerentemente” il PD si è diviso sulla risposta da dare.

Le “riforme strutturali” più urgenti, inoltre, accanto a quelle politiche sono secondo JP Morgan la riduzione dei costi del lavoro e l’aumento della flessibilità e della libertà di licenziare, di privatizzazione, di deregolamentare, di liberalizzare i settori industriali “protetti” dalla Stato. Per la verità, come si vede, JP Morgan arriva con un certo ritardo: in Italia sono vent’anni che tutti i governi fanno queste cose. Tuttavia a JP Morgan il “già fatto” in Italia, e in Europa, non basta: nel cammino che porta al completamento degli accorgimenti da apportare alla propria struttura politca – economica l’area euro si troverebbe a metà strada.

L’analisi di JP Morgan risale a metà giugno. L’attenzione che le è stata prestata in Europa non è stata elevata. La cosa si spiega facilmente: la crisi sociale vi ha raggiunto livelli tali, soprattutto nella parte meridionale, che per portare avanti l'”austerità” è bene non parlarne più: è meglio, invece, fracassare le orecchie popolari 24 ore su 24 con la pseudo lotta dei governi alla “disoccupazione giovanile”. Oltre al Financial Times, portavoce britannico degli interessi e dei “suggerimenti” della grande finanza mondiale, se ne è occupata la Repubblica. Se l’intenzione, come appare più che verosimile, era di venire a soccorso del governo Letta, rafforzandone l’argomento secondo cui si lotta disperatamente, certo, contro la “disoccupazione giovanile”, però bisogna tenere conto delle difficoltà a reperire i soldi  necessari, ecc., quella di Repubblica è stata davvero una notevole gaffe, della storia, d’altra parte, di quelle frequenti dei camerieri politici lib-lab. Al tempo stesso c’era da mascherare, da parte sia della politica prosistema che dei suoi camerieri (salvo gaffes), il fatto che siano le grandi banche d’affari, colpevoli del crak finanziario che ha aperto sei anni fa la strada alla crisi in corso, ad anticipare (in realtà, ad auspicare) altri anni di “austerità”.

Ed ecco il passo forse più significativo del documento di JP Morgan.

“Quando la crisi è iniziata era diffusa l’idea che questi limiti intrinseci (alla reazione europea alla crisi stessa) avessero natura prettamente economica: debito pubblico troppo alto, problemi legati ai mutui e alle banche, tassi di cambio reali non convergenti, e varie rigidità strutturali. Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei paesi del sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea. Quando i politici tedeschi parlano di processi di riforma decennali, probabilmente hanno in mente sia riforme di tipo economico sia di tipo politico.

I sistemi della periferia meridionale sono stati intaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo.

I sistemi politici e costituzionali del sudpresentano tipicamente le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se vengono proposte sgradite modifiche dello status quo. La crisi ha illustrato a quale conseguenze portino queste caratteristiche. I paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle Costituzioni )Portogallo), dalle autorità locali (Spagna) e della crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)”.