Archivio for novembre, 2013

Da Dorno alla Sardegna al fianco degli alluvionati. L’esperienza di volontario di Giuseppe Invernizzi: «Economia in ginocchio ma c’è enorme dignità»

Da Dorno alla Sardegna al fianco degli alluvionati. L’esperienza di volontario di Giuseppe Invernizzi: «Economia in ginocchio ma c’è enorme dignità»

(Dall’Informatore di giovedì 28 novembre 2013)

Da Dorno alla Sardegna al fianco degli alluvionati

L’esperienza di volontario di Giuseppe Invernizzi: «Economia in ginocchio ma c’è enorme dignità»

TORPÉ (Olbia) – Ha visto da vicino alcuni dei più grandi disastri naturali del nostro Paese e come volontario in ogni occasione ha prestato il suo aiuto a chi aveva bisogno. Ovviamente l’ha fatto anche questa volta. Giuseppe Invernizzi, 59 anni, dornese, ex consigliere provinciale, rientrerà domani (venerdì) dalla Sardegna, dove è rimasto una settimana con altri due volontari della di Brigata Solidarietà Attiva di Pavia. «Siamo stati destinati al Comune di Torpé nella provincia di Olbia – racconta – una delle zone più disastrate dopo i nubifragi della scorsa settimana. In questa zona l’economia, che è per gran parte basata sull’agricoltura e sull’allevamento, è praticamente in ginocchio. I danni sono enormi ma la gente non si è persa d’animo e, anzi, sta già ricominciando a lavorare con un’enorme dignità. Noi saremmo partiti già martedì scorso, ma per questioni organizzative abbiamo dovuto posticipare. Tra l’altro la Moby Lines, una delle compagnie che collega la Sardegna al continente, ci ha offerto il passaggio gratis».

«Ancora una volta – prosegue – ho visto la straordinaria solidarietà di cui l’Italia è capace: in poche ore nella zona di Olbia sono arrivati moltissimi volontari e una grande quantità di materiale. Nell’area di nostra competenza la situazione inizialmente era molto critica: una cinquantina di persone sono rimaste momentaneamente senza un tetto. Insieme abbiamo lavorato per ripulire le case e i mobili. Adesso le cose vanno molto meglio». Tanto che dei circa 1200 volontari ne sono rimasti poco più di 150.

«Anche il servizio mensa è stato sospeso – dice ancora Invernizzi, che in passato ha prestato la sua opera per i terremotati di Emilia e Abruzzo e per gli alluvionati della Liguria – ormai siamo ospiti di queste persone che ci considerano sardi “ad honorem”. Anche questa è un’esperienza straordinaria».

A chi è rimasto a casa ma vuole in qualche modo dare un aiuto, Giuseppe Invernizzi dà un consiglio: «È importante sapere cosa occorre nelle zone disastrate, perciò prima di avviare raccolte di materiali e generi alimentari è opportuno informarsi direttamente. Ho visto con i miei occhi magazzini pieni di prodotti di cui non c’è immediata necessità, mentre in più di un caso altri scarseggiano. Ad esempio in molti Comuni è saltata la rete idrica, nelle case non c’è acqua e alle famiglie viene fornita attraverso le cisterne. Nei magazzini ci sono bancali di bottiglie di plastica. Sapere quello che è veramente necessario diventa fondamentale per dare un aiuto concreto e immediato a chi ha bisogno. E chi si attiva dopo deve sapere che le richieste sono diverse».

Umberto Zanichelli

 

 

 

 

 

Berlusconi non è più senatore

Berlusconi non è più senatore

Berlusconi non è più senatore

Il giorno più lungo di Silvio Berlusconi: oggi si decide sulla sua decadenza da senatore dopo la condanna per frode fiscale nel processo sui diritti Mediaset. L’esito del voto è atteso intorno alle 17 di oggi pomeriggio. E a quell’ora, è prevista la manifestazione davanti alla residenza romana del Cavaliere. Che sarà in piazza ad arringare i suoi sostenitori, prima tappa della campagna elettorale permanente che si annuncia dalle parti di Forza Italia. Nessuna comparsata in tv, invece, causa troppo stress: il medico gli ha sconsigliato di rinunciare alla partecipazione in diretta a “Porta a Porta” di questa sera.

La seduta nell’aula del Senato è cominciata intorno alle 10 di stamattina. A prendere per prima la parola è stata la senatrice di Forza Italia, Elisabetta Alberti Casellati, che ha chiesto il voto segreto, appellandosi a un precedente del 2009, quando l’attuale capogruppo del Pd a palazzo Madama, Luigi Zanda, avanzò la stessa richiesta per il caso del senatore Di Girolamo. Anche Francesco Nitto Palma e altri componenti di Forza Italia hanno chiesto il voto palese. Richieste tutte respinte dal presidente Grasso che le ha giudicate «non accoglibili», sottolineando che la Giunta per il Regolamento del Senato ha già stabilito di procedere con il voto palese perché «la votazione sulla decadenza da senatore non è configurabile come voto sulla persona». Subito dopo è iniziata l’illustrazione della relazione del presidente della Giunta per le elezioni e le immunità, Dario Stèfano, con la quale la Giunta medesima già si è espressa, a favore della decadenza di Berlusconi. Sulla questione sono state anche depositate sei questioni pregiudiziali e otto ordini del giorno in dissenso rispetto alla decisione pro-decadenza della giunta per le elezioni.

L’esito del voto, dunque, è dato per scontato. Anche per questo i senatori di Fi stanno valutando se partecipare oppure no ai lavori nel momento in cui si voterà la decadenza di Berlusconi. Mentre invece potrebbero (ma si tratta di indiscrezioni) sfilare in corteo fino al Quirinale come forma di protesta (nel mirino c’è, ovviamente, il presidente della Repubblica) a voto concluso, quando Berlusconi sarà già ritornato a Milano.

La tensione, insomma, è altissima, sia dentro che fuori il Palazzo.

LE NOTIZIE

12,06 – Mussolini attacca Alfano. La senatrice di Fi si scaglia contro i “cugini” di Ncd, gridando più volte: «Non vogliamo i vostri voti. I vostri sono voti appiccicosi. Se fossi stata io la capigruppo non li avrei accettati. Siete dei poltronisti, come dice Berlusconi, siete arrivati a un punto di non ritorno. Alfano è un pirana e preferisco chiamarlo Lino perché di Angelino non ha proprio nulla».

12,42 – Casini chiede una sospensione. Il leader dell’Udc, come aveva annunciato, ha presentato una sospensiva sul voto in attesa delle decisioni della Cassazione sul conteggio dei tempi dell’interdizione. «La sentenza, giusta o sbagliata che sia, è sottoposta alle regole dello Stato democratico, che ne impongono l’applicazione» premette Casini, secondo il quale in Senato si intrecciano però «questioni giudiziarie e politiche» e «si segue la vita più impervia, che consente a Berlusconi di ergersi a vittima di persecuzione politica». Rischiesta respinta.

13,18 – Liti e attacchi. «La democrazia è stata espulsa dal Parlamento e dalle istituzioni. Solo il popolo può rifondare dalle fondamenta uno stato democratico», quasi urla in Aula il senatore Sandro Bondi di Fi. Formigoni (Ncd) reagisce e i commessi intervengono per dividere i due senatori. Maurizio Gasparri se la prende invece Renzo Piano: «Comportamento discutibile di Renzo Piano, senatore a vita recordman di assenteismo. Guarda caso si presenta oggi per contribuire al vergognoso rito dell’illegalità. Il fatto si commenta da solo».

13,30 – Letta: mi aspetto le dimissioni dei sottosegretari di Fi. Mentre il Senato decide sulla decadenza di Berlusconi, il premier Letta, in conferenza stampa, incassa la fiducia sulla legge di stabilità, che era anche, come ha detto chiaro e tondo Napolitano, una verifica di governo. Il voto di fiducia è un «risultato molto significativo» che ci «dà forza, coesione e prospettiva per tutto il 2014» (ottimismo un po’ esagerato visto che, al Senato, la maggioranza può contare solo su sette voti di scarto e la manovra economica appena approvata vola talmente basso che non solo non risolve, ma nemmeno sfiora, i problemi più gravi del paese). Tant’è. «Userò questa forza per accelerare il percorso di riforme perché il paese ne ha bisogno. L’orizzonte temporale del governo non cambia e resta quello del voto di fiducia del 29 aprile» (in realtà ad avere bisogno delle riforme è lui, se vuole davvero tenere in piedi l’esecutivo fino al 2015). Dopo l’uscita di Forza Italia dalla maggioranza, comunque, «il tema della squadra di governo al momento non si pone. Ma mi aspetto decisioni conseguenti da parte dei componenti del governo che hanno scelto Forza Italia», ovvero le loro dimissioni. A chi gli chiedeva se il Cavaliere lo avesse avvertito del passaggio all’opposizione, la risposta è un secco no.

13,45 – Striscione rimosso, insorge Fi. Lo striscione con scritto “E’ un colpo di stato” era stato attaccato sulla facciata di Palazzo Grazioli, a ridosso del palco allestito per il sit in di protesta contro il voto del Senato, tanto per far capire l’aria che tira. Ma la polizia lo ha fatto rimuovere, tra le rimostranze dei manifestanti che cominciavano ad affollare via del Plebiscito. E appena la notizia è arrivata al Senato, si è scatenata la reazione dei falchi berlusconiani: «Giudichiamo molto grave quanto accaduto e, in attesa di chiarimenti – dicono in una nota congiunta i due capigruppo di Forza Italia Renato Brunetta e Paolo Romani – preannunciamo sin d’ora interrogazioni urgenti al ministro dell’Interno, Angelino Alfano, affinché venga fatta piena luce su questo inaccettabile episodio». Per Daniele Capezzone «è letteralmente incredibile la notizia del sequestro preventivo di un cartello (quattro metri per due, ndr) a via del Plebiscito. In Italia non c’è free speech? La libertà di parola e di espressione è sottoposta al vaglio preventivo di qualcuno?». Daniela Santanché definisce «vergognoso il sequestro dello striscione. Che ci sia una sorta di controllo politico ad opera delle forze dell’ordine rispetto ad una manifestazione pacifica come quella a sostegno del leader di Forza Italia, è indegno di un Paese civile, è palesemente contrario all’agibilità democratica e alla Costituzione che prevede espressamente il diritto di pensiero e di parola». La replica della Questura è arrivata poco dopo l’inizio del sit-in, previsto per le 14: «Gli agenti non hanno rimosso e sequestrato il cartello ma hanno invitato i manifestanti a rimuoverlo». L’intervento di Berlusconi è atteso per le 16.

15,30 – Arrivano i big. Diversi parlamentari di Forza Italia hanno iniziato a raggiungere Palazzo Grazioli. Gli esponenti azzurri vengono fatti entrare nella residenza romana del Cavaliere dall’ingresso posteriore rispetto a quello di Via del Plebiscito, che è chiuso al traffico. Tra i primi ad arrivare Anna Grazia Calabria, Stefania Prestigiacomo, Mara Carfagna, Saverio Romano, Maria Stella Gelmini e Laura Ravetto. Nel frattempo i militanti che si trovano davanti al palco dove prenderà la parola il Cavaliere hanno iniziato a gridare «Silvio, Silvio».

16,15 – Le dichiarazioni di voto. Finita la discussione generale, sono iniziate da circa un’ora le dichiarazioni di voto sulla decadenza di Berlusconi. Sono iscritti a parlare nove senatori per gruppo, ognuno ha massimo 10 minuti di tempo per il proprio intervento. Tra poco inizieranno le votazioni sui nove ordini del giorno. Ci sarà un voto per ogni ordine del giorno. Solo quando saranno bocciati tutti gli ordini del giorno, si potrà sancire la decadenza di Silvio Berlusconi da senatore.

16,38 – Tensioni in aula. Alcuni parlamentari di Forza Italia gridano improperi contro il presidente Pietro Grasso, perché non ha tolto la parola alla capogruppo di M5S, Paola Taverna, che, nel suo intervento di dichiarazione di voto, ha usato parole dure contro Silvio Berlusconi.

16,45 – Berlusconi sul palco. «E’ un giorno di lutto per la democrazia». Il Cavaliere ha iniziato il comizio davanti a Palazzo Grazioli.

16,53 – Bocciato il primo odg. L’Aula del Senato sta respingendo gli ordini del giorno contro la decadenza di Berlusconi.

16,57 – «Protesta legittima». «Noi siamo moderati – dice Berlusconi dal palco – Si sono scagliati contro questa manifestazione ma vogliamo tranquillizzarli: questa è una manifestazione legittima e pacifica». La magistratura vuole «la via giudiziaria al socialismo contro il capitalismo borghese – è il solito refrain – Quando la sinistra non è al potere la magistratura fa di tutto per farla tornare al potere».

16,59 – «Silvio, Silvio». I senatori di Forza Italia hanno cominciato a invocare il nome di Silvio Berlusconi nell’aula del Senato, durante le dichiarazioni di voto sulla sua decadenza. Dopo l’intervento di Annamaria Bernini, i senatori di Fi si sono tutti alzati in piedi, gridando «Silvio, Silvio», ritmando il nome con il battito delle mani.

17,05 – Contro il Pd. Quella sui diritti Tv è «una sentenza che grida vendetta davanti a Dio e agli uomini. Il Senato, anzi, non tutto il Senato ma i nostri alleati di governo, si sono precipitati su quella sentenza per chiedere la mia decadenza», scandisce Berlusconi. Ma con la decadenza dal Senato «non credo che quelli della sinistra abbiano definitivamente vinto la partita della democrazia e della libertà: noi non ci ritireremo in qualche convento, noi siamo qui e staremo qui».

17,11 – «Elezione diretta del Capo dello Stato». «Dobbiamo riprenderci il diritto… bisogna dare ai cittadini il diritto di eleggere il presidente della Repubblica»: così Silvio Berlusconi dal palco davanti palazzo Grazioli.

17,15 – «Tra la gente». «Come Forza Italia abbiamo deciso di tornare tra la gente. C’eravamo un po’ allontanati, perché quando si è eletti con le preferenze non è necessario tornare a parlare con le persone. Ma adesso dobbiamo tornare a parlare con le persone». Con queste parole Berlusconi ha chiuso il suo intervento al sit in davanti a Palazzo Grazioli, sulle note dell’inno di Forza Italia e non prim di aver attaccato Alfano: «Altri se ne sono andati… ma noi siamo rimasti qui, siamo sicuri di essere dalla parte giusta, sicuri che non tradiremo mai i nostri elettori» (buuu dalla folla al Ncd: «Interruzione ruvida ma efficace»).

17,30 – Ancora braccio di ferro in Aula. Forza Italia continua a insistere sul voto segreto per gli ordini del giorno sulla decadenza di Silvio Berlusconi. E allora, dopo un intervento del senatore Nitto Palma, Pietro Grasso continua a ribadire la decisione assunta sul voto palese. «Se richiamate la mia responsabilità di arbitro, dovreste accettare anche la mia decisione di arbitro», afferma.

17,47 – Respinti gli odg. L’Aula del Senato ha respinto i nove ordini del giorno presentati dal centrodestra contro la decadenza di Berlusconi. Il Cavaliere non è più senatore. «Essendo stati respinti tutti gli ordini del giorno presentati in difformità dalla relazione della Giunta per le Immunità che proponeva di non convalidare l’elezione di Berlusconi la relazione della Giunta deve intendersi approvata», annuncia il presidente del Senato Pietro Grasso.

17,50 – Di Giacomo al posto di Berlusconi. Si chiama Ulisse Di Giacomo il primo dei non eletti Pdl nel collegio del Molise che prende dunque il posto di Silvio Berlusconi al Senato.

18,00 – Verso Arcore. Silvio Berlusconi ha lasciato Palazzo Grazioli per tornare ad Arcore dove incontrerà a cena i figli. I parlamentari azzurri si stanno invece recando nella sede del partito per una riunione dopo il voto del Senato.

 

in data:27/11/2013

Liberazione on-line

Brigate solidarietà attiva dalla Sardegna: APRIAMO IL REPORT CON DUE RINGRAZIAMENTI

Brigate solidarietà attiva dalla Sardegna: APRIAMO IL REPORT CON DUE RINGRAZIAMENTI

APRIAMO IL REPORT CON DUE RINGRAZIAMENTI:

il primo ai No tav che si sono adoperati per una raccolta fondi per aiutarci

 

il secondo alla curva Primavera del Torino, che hanno raccolto beni di prima necessità che sono stati recapitati tramite la Brigata di solidarietà attiva Cuneo

Siamo arrivati a Olbia ieri mattina e abbiamo preso contatti al centro della Croce Rossa allestito nella palestra delle scuole medie di via Nanni (prima della zona industriale, a nord del porto). Ci hanno regalato pale e stivali, ci hanno fatto mangiare senza chiedere accrediti né nulla. Una breve chiaccherata in Comune ci ha fatto capire che il Comune stesso e la Protezione civile locale sono molto polemici con la Prociv nazionale che come al solito cala dall’alto e gerarchicamente, nella migliore tradizione militarista, senza coordinarsi coi singoli centri operativi. A queste accuse la Protezione civile nazionale, invece di migliorare l’organizzazione e la collaborazione, sta rispondendo sui giornali accusando la Protezione civile locale di non essersi organizzata a dovere. In mezzo a questo rimpallarsi di responsabilità ci sono gli alluvionati che sanno perfettamente che i magazzini sono pieni, ma non c’è un livello di consapevolezza della situazione sul territorio da parte della protezione civile da capire come effettuare la distribuzione in maniera efficace. Tantochè alcuni si sono autorganizzati, prendendo i materiali dai magazzini e distribuendoli loro stessi: non esiste nessun operatore chiuso dentro un ufficio che possa avere una mappatura delle problematiche chiara come la gente stessa e i volontari che si spostano di casa in casa. Ciò che emerge dalla situazione è un stretto livello di legame di comunità che fa si che la solidarietà sia capillare e che le incapacità delle istituzioni burocratizzate vengano superate con un livello di attivismo e impegno diretto e solidale delle persone, come già abbiamo vi sto in Emilia, dove molte erano le situazioni di campi e magazzini autorganizzati. Il Comune ci ha dato dellemappe, dimostrano comunque buona volontà di collaborazione, e segnalato zone di Olbia ancora critiche, che sono quelle a ridosso del torrente principale e di un altro torrentello che attraversano la città e che sono esondati

 

Ad Olbia c’è un numero impressionante di volontari, anzi un sovrannumero di volontari che piano piano stanno riportando la situazione alla normalità. Restano critiche le zone intorno agli argini, se così possiamo chiamare delle strutture fatte di sterpaglia e sabbia spazzate via in un attimo dall’acqua. Alcune case sono ancora senza acqua e corrente, ma gran parte sono pulite e comunque ci sono tanti volontari in giro ad aiutare.

In generale, non solo ad Olbia, ci sono tantissimi centri di raccolta e smistamento in origine organizzati dagli isolani stessi e poi integrati da materiali e interventi istituzionali. Moltissimi restano comunque i magazzini che rimangono autorganizzati, in capannoni messi a disposizione dai privati: alcuni negozianti stanno anche distribuendo beni di prima necessità gratuitamente. A differenza delle altre emergenze (Abruzzo, Emilia ecc..), ci pare che l’impostazione prociv sia molto poco formale e controllata: nei magazzini non chiedono tessere né nomi, sono disponibilissimi a darci materiali da distribuire senza nemmeno bolle di uscita o documenti. C’è anche un livello molto più basso di militarizzazione, rispetto ad esempio ad un Abruzzo e un Emilia dove invece la presenza di forze dell’ordine ed esercito era costante e dove tutti erano continuamente schedati.

Un altro gruppo di noi ieri si è avventurato fuori da Olbia, verso sud (provincia di Nuoro), siamo arrivati a Torpè. Questo comune è uno dei più colpiti ma anche qui la situazione è abbastanza ben gestita, gli interventi rimasti da fare necessitano di mezzi pesanti e professionalità (es strade crollate). Ci siamo spostati fino nel centro dell’isola, a Bitti, un paesello di montagna dove è crollata una strada costruita sopra il letto di due torrenti (che ovviamente hanno creato una voragine, case evacuate. Tutti sono stati ospitati dai parenti e non paiono in previsione campi per gli sfollati). La piazza è recintata perché anche quella a rischio crollo. C’è ancora un disperso in questa zona, probabilmente rimasto inghiottito dall’acqua in sotterranea.. Oggi ci ritorniamo anche per approfondire la questione legata alla prevenzione e cura del territorio: molto sono già i giornali , ma il dibattito corre anche di bocca in bocca, che hanno dato attenzione alla speculazione sul territorio, alla cementificazione selvaggia, all’edificabilità in zone ad alto rischio idrogeologico, tutte tematiche che ci riserviamo di approfondire in un articolo a parte.

Da lì ci sposteremo anche ad Onanì, un comune che è ancora senza acqua potabile, oggi capiamo bene se e cosa serve e soprattutto se si riesce ad arrivarci perché la strada principale è chiusa.

In questi comuni tra i più colpiti sono gli allevatori e gli agricoltori: l’alluvione ha distrutto i depositi di foraggio che quindi scarseggia. Ci stiamo organizzando per mandare sull’isola un discreto quantitativo di foraggio grazie ad alcuni contatti a Parma.

Abbiamo deciso, date le distanze, di non spostare il furgone che oggi è rimasto ad Olbia per fare il giro dei magazzini, scaricare i materiali raccolti dalla curva del Torino ed eventualmente andare a fare qualche distribuzione con dei ragazzi di Olbia conosciuti ieri. Quindi oggi siamo divisi in tre gruppi: Olbia col furgone, Bitti con due macchine di cui almeno una poi vedrà di spostarsi per continuare il giro di ricognizione.

Siamo dell’idea di sospendere tutte le raccolte di fondi e di materiali (a parte il foraggio che invece serve tanto), almeno finchè non capiamo se anche dopo il 30 ci sarà possibilità di trasportarli gratuitamente, visti i costi notevoli non appena i traghetti saranno di nuovo a pagamento.

Le cose che servono sono alimentari a lunga conservazione, prodotti per pulire e per l’igiene personale, che per ora abbiamo deciso di reperire qui sull’isola., grazie alle raccolte fondi avviate dai No Tav e da alcuni singoli compagni. Enorme è già la necessità di mobilio nuovo, perchè tutto l’arredamento nelle case colpite dalla furia dell’acqua è andato distrutto.

Lo shock dell’alluvione aleggia ancora, ovviamente, nell’aria: Patrizia, un’isolana con cui stiamo tenendo contatti, ci ha raccontato la dinamica della morte di un padre col figlioletto di tre anni che ha provato a salvarlo salendo su un muretto, chiedendo aiuto ad un operatore dell’anpas che non è intervenuto, per poi venir trascinato via dalla corrente. Altre case sono state completamente allagate, alcuni morti vivevano in scantinati, l’acqua è arrivata in alcuni punti anche a due metri di altezza.

Domani sera un nuovo report con ulteriori aggiornamenti

“CLEMENTINE” BIOLOGICHE DA ROSARNO PER REALIZZARE UN OSPEDALE NEL CAMPO PROFUGHI DI MAHMURA IN SUD KARDISTAN (NORD IRAQ)

“CLEMENTINE” BIOLOGICHE DA ROSARNO PER REALIZZARE UN OSPEDALE NEL CAMPO PROFUGHI DI MAHMURA  IN SUD KARDISTAN (NORD IRAQ)

“CLEMENTINE” BIOLOGICHE DA ROSARNO PER REALIZZARE UN OSPEDALE NEL CAMPO PROFUGHI DI MAHMURA  IN SUD KARDISTAN (NORD IRAQ)

Sono aperte le prenotazioni per le “clementine” calabre: si tratta di prodotti biologici e italiani che ci vengono fornite dalla Coop. “SOS ROSARNO” da sempre impegnata nel rispetto dei diritti e della dignità del lavoro migrante nelle campagne.

L’OFFERTA MINIMA PER UNA CASSETTA DA 4 CHILI DI “CLEMENTINE” E’ EURO 10,00.

OCCORRE EFFETTUARE LA PRENOTAZIONE

PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI: LUCIA (tel. 333/5627137), ANTONIO (tel. 335/7564743)

Questa campagna delle “clementine” viene fatta a sostegno del nostro progetto per la realizzazione di un ospedale nel Campo profughi di Mahmura in Sud Kurdistan.

Mahmura si trova in mezzo al deserto iracheno, senza sorgenti d’acqua, con fogne a cielo aperto.

Nel Campo, vivono circa 12 mila profughi Kurdi fuggiti dai loro villaggi bombardati e distrutti dall’esercito turco; hanno atraversato il confine montuoso per trovare riparo in Iraq e salvare così le loro vite.

Hanno lottato nel deserto con serpenti e scorpioni per conquistare un posto in cui vivere.

La loro richiesta PIU’ URGENTE E’ QUELLA DI COSTRUIRE UN PICCOLO OSPEDALE ALL’INTERNO DEL CAMPO, aperto 24 ore su 24, con l’aiuto dei giovani volontari del campo stesso.

Il progetto ha un COSTO COMPLESSIVO DI 55 MILA EURO.

Con questo obiettivo, lanciamo questa nuova Campagna di Offerta delle Clementine biologiche di Rosarno.

 

ASSOCIAZIONE ONLUS “VERSO IL KURDISTAN”

Via Mazzini 118/122 – Alessandria.

 

Per un’Europa libera dalla violenza di genere. Negare i diritti è un’altra forma di violenza.

Per un’Europa libera dalla violenza di genere. Negare i diritti è un’altra forma di violenza.

Il Partito della Rifondazione Comunista, nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne, denuncia ancora una volta la violenza sessista e macista che non ha tregua, contro le donne in Europa e nel mondo.

In molte parti del mondo le donne vivono situazioni insostenibili di negazione dei diritti, specialmente nell’attuale situazione di neoliberismo e crisi economica che ha portato le donne alla povertà, impedendo loro di rompere con le relazioni violente nella sfera privata, nel lavoro e in tutta la sfera pubblica.

Le donne soffrono lo sfruttamento sessuale, la violenza nell’ambito privato e pubblico, aggressioni, violazioni, omicidi e esecuzioni. Viviamo in una società patriarcale, nella quale assistiamo ad una deriva verso modifiche regressive in differenti Paesi, in cui si impone una violenza economica alle donne e una maggior emarginazione per le donne: pensiamo alla legge sull’aborto, ai tagli alle risorse di protezione sociale e ai programmi di uguaglianza, allla discriminazione nel mercato del lavoro.

Anche la laicità è una lotta delle donne europee in questi momenti di grandi passi in dietro e di intensa aggressione ai nostri diritti. L’attuale situazione mostra come la lotta per l’uguaglianza di genere è anche lotta contro la violenza di genere e contro quelle politiche che indeboliscono la posizione delle donne.

Lottiamo per l’autonomia e l’integrità dei nostri corpi, che si oppone all’ideologia patriarcale, base della violenza di genere, in qualunque forma.

Il Partito della Rifondazione Comunista, convinto che negare i diritti sia un’altra forma di violenza, collega idealmente il 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, al 10 dicembre, giornata internazionale per i diritti umani, organizzando una serata di approfondimento e di discussione.

Parleremo di autoderminazione, legge 194, crisi e condizione delle donne, violenza, in Italia e in Europa. Seguirà volantino con indicazione luogo e orario.

PRC Federazione di Milano e Comitato Regionale Lombardo

Incontro e confronto di esperienze di lotta tra i braccianti di Castelnuovo Scrivia ed i Sem Terra brasiliani

Incontro e confronto di esperienze di lotta  tra i braccianti di Castelnuovo Scrivia  ed i Sem Terra brasiliani

MARTEDI’ 26 novembre – ore 21.00

Casa Di Quartiere

Via Verona 116 – Alessandria

Incontro e confronto di esperienze di lotta tra i braccianti di Castelnuovo Scrivia ed i Sem Terra brasiliani

La serata è una festa per l’incontro tra due realtà, i Senza Terra che lottano da circa trent’anni ed i braccianti della Bassa Valle Scrivia.  I Senza Terra brasiliani sono solidali, fraterni, costruiscono scuole, sono rivoluzionari nei loro stili di vita. Per noi è una gioia incontrarli e conoscerli: speranze!

Poi ci sono i braccianti in Italia: hanno iniziato a lottare, non si vogliono arrendere. Anche loro hanno comunità solidali che li aiutano e creano mutuo soccorso. Non sono soli! Ma non basta. Occorre fare un progetto politico a partire dalla terra, imparare dai Sem Terra a vivere ogni giorno momenti di resistenza. Creare reti, affetti, cultura, rivoluzione antropologica negli stili di vita.

Come fare? A livello locale, ci sono i produttori, gli orti solidali, occorre coltivare terreni incolti, da noi come in Brasile. Reti globali, mondiali come la “via campesina”, sono la nuova internazionale di resistenza. La Pacha mama, la madre terra, ci darà la forza, l’energia per continuare la lotta insieme. Resistenza!

A seguire:

Musiche brasiliane che hanno animato le lotte dei Sem Terra

Saranno presenti banchetti delle due realtà, con video, magliette, berretti, comunicati ed articoli pubblicati dai media.

Promozione Presidio permanente di Castelnuovo Scrivia Rete Radié Resch

Info:  Teresa  – 3387779106

sem terra 2

 

 

 

La natura detta la propria agenda e in questo Paese si muore d’acqua!

La natura detta la propria agenda e in questo Paese si muore d’acqua!

Vorrei che la furia degli elementi si abbattesse sui cantieri del TAV in Val di Susa, ma solo su quel cantiere; che si abbattesse sull’acquisto degli F 35; che si abbattesse su tutti i luoghi in cui ancora si continua a progettare il ponte sullo Stretto di Messina e a cui ancora si continuano a destinare ingenti risorse!

Vorrei che la furia delle acque, trascinasse via tutte le delibere comunali, provinciali e leggi regionali che decidono la cementificazione selvaggia, che praticano l’urbanistica contrattata, e che deviano fiumi e canali.

Vorrei che il sereno tornasse ad illuminare pensieri grandi per grandi opere a favore delle comunità rispettando la natura e assumendo il principio ecologico come riferimento di compatibilità.

L’unica grande opera utile è la messa in sicurezza del territorio, è avere un piano di risanamento, è l’adeguamento delle reti fognarie, e delle reti idriche, è la bonifica delle terre offese in cui si sono seppelliti i rifiuti di produzioni criminose.

Le modificazioni climatiche, l’aumento delle temperature dovute all’opera umana, impongono alla natura di dettare la propria agenda, e lo fa in tutti i modi scatenando tutti gli elementi per difendersi….noi possiamo solo decidere di rinsavire!

Basta con il circolo delle ipocrisie, di fronte ai morti e alle tragedie.

ROSA RINALDI

Responsabile nazionale del dipartimento Ambiente-Territorio-Beni Comuni del Partito della Rifondazione Comunista

Il governo criminale del territorio

Il governo criminale del territorio

di Piero Bevilacqua – www.amigi.org

 

Di fronte alle cronache angosciose che arrivano dalla Sardegna l’animo è agitato da sentimenti contrastanti. Si vorrebbe tacere per rispetto dei tanti, troppi morti, alcuni dei quali bambinelli, strappati dalle mani disperate dei padri dalla furia delle acque. Ma si vorrebbe anche urlare per la rabbia e lo sdegno, perché ormai da troppi anni sciagure territoriali consimili punteggiano il nostro calendario civile. Chi se ne ricorda?

 

In queste ore sembra che il problema dei disastri alluvionali sia nella prontezza degli allarmi con cui far scappare la popolazione da territori che sono diventati una trappola mortale. Ma chi si ricorda del nubifragio a Vibo Valentia, in Calabria, nel 2006, destinato a ripetersi, sempre con morti e danni rilevanti, ai primi di gennaio del 2010? Chi si ricorda delle frane e dei morti di Giampilieri, a Messina, i primi di ottobre del 2009 con tragica replica, nella stessa provincia, il 22 novembre del 2011? E l’alluvione, con la piena del Bacchiglione, che ha sommerso Vicenza e la Bassa Padovana ai primi di novembre del 2010? Abbiamo dimenticato la rovina delle Cinque terre del 25 ottobre 2011, l’alluvione spaventosa che ha colpito Genova il 4 novembre dello stesso anno? E l’acqua che ha sommerso Orvieto e l’Orvietano nel novembre 2012? Ma chi segue le vicende del territorio italiano ha ormai la certezza che l’arrivo dell’autunno porterà morte e distruzione in qualche angolo della penisola. E, come si è visto dall’elenco molto sommario delle alluvioni – che privilegia solo gli episodi più gravi degli ultimi anni – i fenomeni di distruzione territoriale non riguardano solo il franoso Mezzogiorno, ma l’intero habitat nazionale.

 

Abbiamo ripetuto in passato sino alla noia le cause di questo flagello che è diventato sistematico della recente storia nazionale. D’altra parte, tali cause sono ormai diventate senso comune e perfino la televisione di stato ora le ripete, quando i morti sono ancora a terra, salvo poi dimenticarsene appena l’evento è diventato mediaticamente obsoleto. E tuttavia i fatti di Olbia e di altre aree della Sardegna ci devono far trarre alcune conseguenze di rilievo. La prima di queste, ormai evidente a chi ha memoria e sa guardare la realtà, è che il territorio italiano non regge più il cemento che l’opprime e l’invade da ogni lato. L’abbiamo detto mille volte: il suolo del Bel Paese non ha la stessa solidità di quello della Francia, della Gran Bretagna, della Spagna, della Germania. Paesi geologicamente più antichi e stabili del nostro, densamente popolato e collocato per giunta dentro le turbolenze climatiche del Mediterraneo. Esso dovrebbe essere oggetto di cura, controllo e manutenzione e non costituire l’occasione e la materia prima di una mercificazione ormai insostenibile. Eppure, negli ultimi 10 anni, a fronte di una popolazione nazionale stagnante, sono stati costruiti sul nostro suolo circa 2 milioni e 500 mila edifici, pari a 1 miliardo di metri cubi di cemento. Ma non è solo il cemento, c’è anche l’asfalto. Si costruiscono sempre nuove strade e tangenziali e varianti, mentre altre si prospettano, di grande impatto ambientale, come l’autostrada Orte-Mestre. Ma le strade sventrano colline, spianano campagne, rompono equilibri idrogeologici fragili. Eppure siamo il paese nel quale si sta scavando nientemeno sotto Firenze, per fare passare il Tav, con rischi imprevedibili per una delle città più preziose del mondo. Ricordiamo che la talpa incaricata di scavare è ferma per iniziativa della magistratura, impegnata a indagare sugli illeciti addebitati a politici e amministratori, tra cui l’ex presidente della Regione Umbria. Lo rammentiamo per sottolineare quali sono le ragioni strategiche che in Italia spingono il ceto politico a promuovere le cosiddette Grandi opere.

Queste ultime considerazioni ci portano alla seconda conseguenza da trarre dalla tragedia di questi giorni. È evidente che il nostro territorio, anche in ragione dei mutamenti nel regime della piovosità, è diventato sempre meno sicuro. Senonché il territorio è la nostra casa comune e dunque l’insicurezza è quella di tutti noi, di tutti i cittadini italiani. La nostra incolumità personale, la nostra stessa vita sarà sempre più esposta a rischi anche dentro le nostre città. Dunque, quello che è un antico diritto costituzionale della persona, il diritto alla sicurezza (sicurezza della vita e della libertà nei confronti dei soprusi dello stato e di altri poteri) oggi è insidiato da un versante inedito: quello della fragilità territoriale e della violenza climatica.

È evidente, a questo punto, che l’incultura e l’irresponsabilità del ceto politico nazionale e degli amministratori locali (ma anche di tanti privati cittadini che costruiscono abusivamente) tende a sconfinare verso ambiti di natura penale. Crediamo che su questo punto occorra la riflessione innovativa degli studiosi del diritto. Stiamo entrando in un nuova era, inaugurata dal caos climatico, che renderà problematico il rapporto tra cittadini e ambiente e caricherà di responsabilità inedite chi si candida a governare la cosa pubblica. L’Italia è già un’avanguardia e un laboratorio, non solo l’America dei cicloni. Per il momento dobbiamo incominciare a dire ai nostri governanti e agli uomini politici, che non hanno mai letto una pagina scritta sui caratteri del territorio italiano, che la loro inefficienza nel gestire le risorse disponibili, l’attività di distrazione di investimenti destinati alla cura del territorio e impiegati in grandi opere, sempre più viene a configurarsi come un danno dell’interesse collettivo, tendenzialmente criminale.

 

 

Utili idioti

Utili idioti

Allo stesso modo che dopo una tragedia nel mare le molte lacrime di coccodrillo non propiziano interventi efficaci, quali quelli di organizzare tra le due sponde del Mediterraneo e di abolire il reato di clandestinità (non si può, perché il centrodestra non può fare torto ai suoi alleati razzisti), dopo la catastrofe dell’uragano in Sardegna all’affermazione della necessità del contrasto al dissesto idrogeologico seguirà l’amara considerazione che purtroppo mancano le risorse.

Contemporaneamente Letta e Hollande (quelle deception, mon president) ribadiscono la loro ferma intenzione di effettuare l’inutile, anzi dannoso, tunnel per la Torino-Lione.

A questo riguardo poche affermazioni sono più stolte che quella di dire «il 40% lo dà l’Europa» come se quei soldi piovessero dal cielo e non fossero estorti ai cittadini per mantenere i troppo ben pagati eurocrati ed i loro irragionevoli progetti.

Si ha proprio l’impressione di essere governati da idioti manovrati da astuti parassiti.

Il Matematico Rosso

in data:22/11/2013 Liberazione on-line

Cile: due donne alla fine del mondo

Cile: due donne alla fine del mondo

di Marco Consolo

Per la prima volta in Cile due donne si affronteranno al ballottaggio. La ex-presidente socialista Michelle Bachelet, candidata della coalizione “Nueva Mayoria” (centro-sinistra e Partito Comunista) passa il primo turno con il 46% sconfiggendo la pinochetista Evelyn Matthei, che si ferma a poco più del 25%. La Matthei candidata ufficiale della destra, è riuscita a rimontare nelle ultime settimane uno scenario in cui si parlava addirittura della possibilità di non arrivare al ballottaggio. La destra, infatti, si è presentata profondamente divisa, e la parte moderata ha scelto Franco Parisi, un’economista liberale indipendente che ha eroso la base elettorale della Matthei con proposte “trasversali” ed ottiene il quarto posto con poco più del 10%. Nonostante ciò la Uniòn Democractica Independiente (UDI), il partito dei dinousari di Pinochet, è ancora il più votato e ciò la dice lunga sulla base sociale della dittatura.

L’astensione raggiunge il 50%, ed impedisce la vittoria al primo turno della candidata socialista Bachelet. Per motivare al voto non è bastata la riforma della legge elettorale con l’iscrizione automatica nelle liste, annacquata dal voto volontario. Una riforma disegnata sui principi liberali del voto come “diritto” e non come “dovere” di cittadinanza, che si rifanno al sistema statunitense. E che disincentiva anche nel terreno elettorale la partecipazione, che probabilmente diminuirà al ballottaggio del 15 dicembre.

Ad una prima analisi più dettagliata del voto, ancora a caldo, il dato dell’astensionismo è più forte nei quartieri popolari (quasi il 60%) e minore in quelli medio-alti (40%). Se il dato si conferma, il risultato parla della distanza e della disaffezione con rispetto al sistema politico della base sociale “naturale” del centro-sinistra e della sinistra. Ma nei quartieri popolari anche il voto della destra dura è di tutto rispetto. Secondo la recente inchiesta del “Latino-barometro” la società cilena è la meno interessata alla politica tradizionale di tutto il continente.

Il Partito comunista, presente nella coalizione “Nueva Mayoria”, esce molto bene dalla competizione elettorale capitalizzando la sua presenza attiva nei movimenti. Raddoppia i suoi parlamentari, passando a 6 deputati, tra le quali 2 donne, dirigenti di movimenti giovanili, Karol Cariola (Segretaria della Gioventù Comunista) e Camila Vallejo (ex-presidente de la Federazione degli Studenti Universitari). Il contributo dei comunisti alla vittoria della Bachelet al primo turno è stato decisivo.

Non c’è dubbio che, grazie alle mobilitazioni studentesche, si è incrinata la cappa di piombo che gravava sulla società cilena, prima per i 17 anni di dittatura militare e poi per i 23 del governo della “Concertaciòn” di centro-sinistra. Dopo la lunga parentesi della Concertaciòn, che ha “migliorato” il modello sociale neo-liberista dei “Chicago boys” e realizzato la modernizzazione capitalista, 4 anni fa i cileni avevano eletto la destra di Piñera che ha dovuto però affrontare le crescenti mobilitazioni sociali. I movimenti (in primo luogo gli studenti, ma anche il movimento sindacale e quello ambientalista), rivendicando la loro autonomia dal quadro istituzionale, hanno rimesso al centro della politica alcuni temi centrali: la riforma costituzionale (e la legge elettorale binominale), quella tributaria, quella dell’educazione.

Non a caso la lettura della destra (in prima fila El Mercurio e La Tercera) oggi centra la sua attenzione sui quorum del parlamento necessari per le riforme strutturali. Quorum altissimi stabiliti dalla costituzione pinochetista per impedire qualsiasi cambiamento strutturale. Basti pensare che nella costituzione in vigore il ruolo dello Stato è definito come “complementare al mercato”. E nonostante i risultati i seggi ottenuti non garantiscono un margine di manovra efficace per trasformazioni di fondo.

Il programma della Bachelet, discusso da tutta la coalizione, riflette le contraddizioni esistenti anche se di certo è più avanzato che nel passato. E diversi grandi gruppi economici che hanno appoggiato la campagna della Bachelet, chiederanno presto il conto.

La richiesta di un’Assemblea Costituente (AC) è stata espressa da uno schieramento amplio anche attraverso l’apposizione sulla scheda elettorale di un simbolico AC, insieme al voto.

Spinosa la riforma tributaria che prevede l’aumento dal 20 al 25% delle imposte alle imprese (seppure in 4 anni). Così come il grande tema della “fine del lucro” nel settore educativo, che sarà un banco di prova per la coalizione. Un buon segnale è che siano stati promossi tutti i candidati del movimento studentesco, non solo quelli comunisti, ma anche gli indipendenti Giorgio Jackson e Gabriel Boric, mentre un settore dei liceali aveva chiamato all’astensionismo.

IL tema della politica estera sarà un altro punto di conflitto, visti i cattivi rapporti con i vicini Bolivia e Perù, la distanza dal Venezuela bolivariano e la collocazione cilena nell’Alleanza del Pacifico che riunisce i governi della destra latinoamericana, un fattore di destabilizzazione dell’integrazione continentale in atto.

Insieme ad una distanza dal politicismo espressa dall’astensionismo e dal rifiuto verso istituzioni che non hanno voluto risolvere i grandi problemi del paese, allo stesso tempo il risultato elettorale consegna un parlamento più dinamico, che riflette la richiesta di cambiamento di un modello sociale, economico, ambientale.

Nonostante l’ampio margine, il ballottaggio non sarà in discesa. Nessuno dei candidati sconfitti ha dichiarato di voler appoggiare la Bachelet e la “Nueva Mayoria”. Neanche Marco Enriquez Ominami, uscito dal centrosinistra prima delle scorse elezioni e candidato del suo “Partito Progressista, che non ha voluto fare nessuna alleanza di coalizione. Esce sconfitto con l’11% e dimezza i suoi voti rispetto alla tornata elettorale di 4 anni fa.

Il prossimo marzo vi sarà il cambio di governo. I nodi verranno al pettine allora.

Il prossimo sabato il PC deciderà se partecipare o meno nel governo, nel caso di una vittoria al ballottaggio della coalizione. Nella storia cilena, il PC ha partecipato due volte nel governo. La prima nel 1946, con il presidente radicale González Videla, eletto grazie ai voti comunisti che dichiarò: “Io vi assicuro che non ci sarà nè potere umano, nè divino capace di rompere il vincolo che mi unisce al Partito Comunista ed al popolo”. Ma appena due anni dopo, nel Settembre del 1948, promulgò la “Legge di difesa della democrazia”, conosciuta come “Ley maldita”, che mise fuori legge il Partito Comunista per ben 11 anni ed eliminò dai registri elettorali i suoi militanti.

La seconda volta fu con Salvador Allende nel governo di Unidad Popular, che terminò con il colpo di Stato di Pinochet che, per “estirpare il cancro marxista”, represse nel sangue la sinistra ed il Partito Comunista. Come sottolinea il suo Presidente, Guillermo Tellier, con questi antecedenti, i comunisti discuteranno a fondo i termini della loro eventuale partecipazione. Ma tutto sta ad indicare che saranno parte della coalizione di governo.

La storia non si ripete, ma il passato bussa alla porta.

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Cambiare registro: meno polemiche, più proposte

Cambiare registro: meno polemiche, più proposte

Verso il Congresso

Il dibattito

Cambiare registro: meno polemiche, più proposte

 

Nei prossimi giorni si svolgeranno i congressi delle federazioni. Vi parteciperanno non meno di 4/5.000 delegate/i e simpatizzanti. I congressi potrebbero, anzi dovrebbero, diventare l’occasione per far un passo avanti al nostro progetto: la costruzione di un polo alternativo di sinistra autonomo dal PD. Sarebbe opportuno lanciare alcune iniziative per rendere il progetto vivo e credibile ai movimenti, all’opinione pubblica e per rimettere in campo il Prc come soggetto indispensabile ed attivo nella lotta per superare la crisi da sinistra.

Da quando sono stati elaborati e definiti i documenti congressuali il quadro politico è precipitato, ha subito una accelerazione negativa non prevista.

Siamo di fronte ad una emergenza democratica rappresentata dalla determinazione del governo a manomettere la Costituzione: restringimento degli spazi democratici e svilimento delle assemblee elettive, bipolarismo e maggioritario, presidenzialismo.

Siamo di fronte all’aggravarsi della condizione sociale che colpisce in primo luogo il mondo del lavoro, gli anziani, i tanti poveri: la crescita esponenziale della disoccupazione tra i giovani ne è la drammatica prova.

Siamo di fronte alla cancellazione di conquiste storiche quali i contratti di lavoro, lo statuto dei lavoratori, lo stato sociale e all’accrescersi dei poteri del mondo della finanza e dell’impresa. La crisi incentiva l’individualismo, la meritocrazia e soppianta valori come l’unità di classe e la solidarietà.

Il PDL è imploso, il PD sta liberandosi delle ultime “scorie” di sinistra con la consegna del partito a Matteo Renzi che ne è un corpo estraneo.

Il PD converge con la destra (Alfano, Berlusconi…) in materia di lavoro, di spesa pubblica e stato sociale, di privatizzazioni e vendita del patrimonio pubblico, bipolarismo e maggioritario.

SEL sta all’opposizione ma insiste sulla “sinistra che governa”. Non rompe con il PD, aderisce al partito socialista europeo, rifiuta il dialogo con i residui ottocenteschi (noi), sembra ricercare soli posti alla tavola del PD.

Se le cose stanno così a me pare che, almeno in questa fase, la ricerca di alleanze e di rapporti col PD per costruire il polo della sinistra o l’opposizione al governo (di cui sono la parte più importante) non sia praticabile, anzi fuorviante: è tempo perso continuare a farne oggetto di polemica e conta nei congressi. Di fronte al precipitare del quadro politico è deleterio che il dibattito continui la ricerca di capri espiatori a seguito della sconfitta della coalizione ‘Rivoluzione Civile’ e riproponga le dimissioni ed azzeramento del gruppo dirigente quale atto salvifico…comportamenti questi che hanno ben poco di comunista.

Anche la discussione sull’unità a prescindere ed a freddo con i Comunisti Italiani mi pare riduttiva e non attuabile. Solo sulla base di un progetto politico credo che si possa costruire l’unità dei comunisti e non solo con il Pdci: sono più di cinquanta i partitini o gruppuscoli che si definiscono comunisti in Italia e sono migliaia gli uomini e le donne che si sentono comunisti ma stanno alla finestra, in qualche caso sono pure iscritti al PD.

Positiva invece, rispetto al quadro politico, la crescita delle lotte e dei movimenti: no tav, la casa, i rifiuti, i beni comuni, luoghi di lavoro. Sono da salutare le grandi manifestazioni che si susseguono in difesa della Costituzione e di diritti quali il lavoro e l’abitare.

I nostri congressi dovrebbero lanciare la proposta di un milione di posti di lavoro e la costruzione di un fronte in difesa della Costituzione. Contemporaneamente occorre operare per unificare le tante lotte, farle diventare linfa, forza viva e vitale nella costruzione del polo della sinistra.

Un milione di posti di lavoro significa intervenire sulla qualità del lavoro e della produzione, sull’ambiente e le grandi opere, sull’utilizzo del denaro pubblico.

La difesa della Costituzione significa il recupero dei valori della resistenza. Ciò presuppone che si metta in chiaro il ruolo che sta esercitando il Presidente della Repubblica nella difesa di questo governo quale garante delle autorità monetarie europee e degli Stati Uniti come pure nella manomissione della Costituzione: i suoi comportamenti quotidiani configurano la repubblica presidenziale.

Per quanto attiene il rinnovamento ed il rafforzamento di Rifondazione su cui tutte/i concordano sarebbe opportuno dare qualche segnale come un comune impegno a rilanciare valori ed ideali e recuperare l’orgoglio dell’appartenenza e la solidarietà che si sono indeboliti.

I componenti degli organismi saranno ripartiti su basi rigorosamente correntizie. Si potrebbe almeno tentare che non siano scelti dalla corrente? Alla scelta dei componenti degli organismi dovrebbero presiedere altri criteri: la fedeltà al partito, forti ideali, impegno nelle lotte, disponibilità ad operare, volontà di spendersi nella costruzione dell’alternativa.

Penso, nessuno si scandalizzi, che potremmo non dico “azzerare” i documenti congressuali ma liberarli dalle scorie e tossine, dalle bandiere di corrente, come pure arricchire e rendere largamente condiviso il nostro progetto politico.

 

Sante Moretti

 

in data:20/11/2013

Liberazione on-line

Sardegna chiama Italia

Sardegna chiama Italia

CRONACHE

Sardegna chiama Italia

 

Abbiamo perso tutto: ho capito solo stamattina quanto gravi erano i fatti accaduti al popolo sardo, ieri nelle 24 ore di furia d’ acqua e vento, tanta come in sei mesi di piogge. E’ agghiacciante apprendere che una famiglia di 4 persone sia morta in casa, uno scantinato, annegata in 3 metri di acqua; stessa fine per altre persone affondate dentro alle loro 4 mura, morto un poliziotto di 44 anni finito fuori strada con l’auto di servizio mentre scortava un’ambulanza, e c’è chi ha perso la vita tornando a casa con i bambini, o governando il bestiame…Dicono che sono 18 le vittime e non si sa i dispersi, gli sfollati, i danni.

Perchè le scuole sono state fatte chiudere solo oggi? Perchè io che leggo sempre le notizie dell’ Ansa più volte al giorno sapevo dei cicloni “americani” e niente di questo denominato “Cleopatra”? Perchè non sono state protette le persone che abitavano nelle zone a rischio nei piani bassi?Almeno poter dire avevamo tentato, anche esagerato nell’ allarme…E non mi si dica che mancavano i mezzi, quando la Sardegna è ben nota per le basi militari che hanno avuto “dimora” diffusamente per anni nel suo territorio e continuano ad esserci. Scrive l’ amica Novella su FB dalla Sardegna:”I nuraghi hanno resistito per millenni alle intemperie, quei pochi che non sono arrivati sino a noi sono stati distrutti o parzialmente smontati (per costruire altro, vedi chiese a Sant’Anna Arresi…) a uso e consumo dell’uomo incivile. Poniamoci qualche interrogativo! Perché ponti e strade di recente costruzione non ce la fanno a restare in piedi? Forse perché lo sputo per edificarli non è così aggregante.”

Altra stampa e mezzi di comunicazione, diffonderanno video foto e notizie aggiornate come la sopracitata Ansa. Non vogliamo sapere nulla di avanzi di uomini e partiti di primarie ed elezioni di borsa e indici: vogliamo che il Governo lavori senza tregua ad aiutare questa parte d’Italia spezzata devastata in lutto.

Doriana Goracci

 

in data:19/11/2013 Liberazione on-line

 

Cile, Bachelet vince il primo turno

Cile, Bachelet vince il primo turno

Cile, Bachelet vince il primo turno

 

Come previsto dai sondaggi, ha sfiorato il 50 per cento, Michelle Bachelet, la candidata socialista alle elezioni presidenziali in Cile. Un successo annunciato anche se non completo, perché il 46,6% dei voti ottenuti al primo turno rendono necessario il ballottaggio. A sfidarla, il prossimo 15 dicembre, sarà la seconda arrivata, la candidata del centrodestra Evelyn Matthei, che si è fermata al 25,2. Questi almeno sono i dati quando è stato scrutinato il 54,6% dei seggi. Degli altri sette che si erano presentati per il primo giro delle presidenziali, solo due hanno superato la soglia del 10% dei voti, lottando spalla a spalla e staccando il resto dei candidati. Sono l’economista indipendente Franco Parisi, con 10,3% e l’ex socialista Marco Enriquez Ominami, con il 10,7%.

Insomma, la vittoria della figlia di Alberto Bachelet, generale dell’aviazione torturato e ucciso dal regime di Pinochet, è data per sicura tanto che nella notte, come previsto, ci sono stati i festeggiamenti fra i dirigenti della Nuova Maggioranza che ha promosso la candidatura di Michelle Bachelet (dove a socialisti e democristiani si sono aggiunti i comunisti): sarebbe il ritorno di un governo socialista dopo il mandato del conservatore Sebastian Piñera. Non a caso il programma delle due sfidanti non potrebbe essere più distante: Michelle Bachelet ha promesso un ambizioso programma di riforma fiscale e della scuola per contrastare le diseguaglianze; mentre Matthei, anche lei figlia di un generale, ma ministro della giunta Pinochet e dunque complice dei suoi crimini, si è vincolata alle politiche a favore delle imprese dell’amministrazione uscente del presidente Pinera. Una sfida anche simbolica, dunque, quella tra Bachelet e Matthei.

I risultati delle elezioni politiche che si sono svolte insieme alle presidenziali – per rinnovare tutta la Camera dei Deputati e la metà dei seggi del Senato – affluiscono con maggiore lentezza, e solo domani sarà possibile stilare una mappa del nuovo Parlamento, per capire che reali poteri avrà la nuva presidente cilena. Le premesse, però, sono buone. Chi è già sicura di un poso fra i deputati, infatti, è Camila Vallejo, “pasionaria” che ha guidato le proteste studentesche del 2011. La 25enne laureata in geografia e candidata del Partito comunista ha ottenuto il 43,66% dei voti nel comune La Florida, barrio della capitale dove è nata. Anche Giorgio Jackson, ex dirigente studentesco dell’Università Cattolica, è stato eletto con il 47,27% delle preferenze. Oltre a loro sederanno in Parlamento Karol Cariola, 26 anni e anche lei ex presidente della Federazione Studentesca (Fech) e candidata comunista e Gabriel Boric, ex dirigente studentesco.

 

in data:18/11/2013 Liberazione

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Intervento del Presidente dell’Uruguay Mujica

Intervento del Presidente dell’Uruguay Mujica
Cari amici, anche di questi tempi si può essere politici e capi di governo diversi dalla miseria a cui assistiamo. E anche ora, in questo mondo, si possono dire al proprio popolo cose scomode ed essere ascoltato. E dirle alle istituzioni mondiali, sapendo che i media ti ignoreranno… ma la rete ascolta… Questo è l’intervento del Presidente dell’Uruguay Mujica ( nome di battaglia) al Summit delle Nazioni Unite a Rio nel 2012. Mujica è un ex Tupamaros, che nella vita ha aggiornato le proprie categorie senza vendere i propri principi e la propria ETICA.

Emilio Molinari

Ilva, Vendola ride al telefono con il braccio destro dei Riva

Ilva, Vendola ride al telefono con il braccio destro dei Riva

Ilva, Vendola ride al telefono con il braccio destro dei Riva

 

Davvero brutta questa telefonata tra il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, e Girolamo Archinà, il braccio destro dei Riva. Che Vendola chiama al telefono per complimentarsi del “scatto felino” dell’ingegnere. Che infastidito dalle domande di un giornalista a proposito del benzopirene (un potenete cancerogeno) e delle morti per cancro causate dall’Ilva, gli strappa di mano il microfono in malo modo. La telefonata è stata resa nota sul sito del Fatto Quotidiano. «Io e il mio capo di gabinetto abbiamo riso per un quarto d’ora», dice Vendola commentando la «scena fantastica». Ma non solo, nella telefonata Vendola, dopo le risate, fa sapere ad Archinà di essere a disposizione: «Dica a Riva che il presidente non si è defilato».

Il presidente Vendola replica parlando di «operazione lurida» e la telefonata si spiega semplicemente per i rapporti necessari ad affrontare i problemi aperti. «Sono l’unico sono l’unico che si è battuto per Taranto e «stiamo cercando di convincere l’Ilva a mettere le centraline per monitorare la situazione. La telefonata estratta dal suo contesto è un’operazione lurida, un tentativo di sciacallaggio e di linciaggio». E chiede di farsi interrogare presto dal giudice.

Ma ormai è bufera.

 

Un piccolo omaggio per un grande uomo: Che Guevara

Un piccolo omaggio per un grande uomo: Che Guevara

Un piccolo omaggio per un grande uomo, a 40 anni dalla sua uccisione; le frasi riportate, quando non diversamente specificato, appartengono allo stesso Che Guevara… sulle note della bellissima “Canzone per il Che” di Francesco Guccini, il cui testo è la traduzione del Poema al “Che” di Manuel Vàzquez Montalbàn, musicato da Juan Carlos “Flaco” Biondini. Il poema di Montalbàn è basato su scritti dello stesso Che Guevara:

 

Un pueblo puede liberarse a sí mismo

pese a su jaulas de animales electrodomésticos

en la vanguardia de América

debemos hacer sacrificios

por el camino lento de la plena libertad

 

Y si el revolucionario

non tiene otro descanso que su muerte

que renuncie al descanso y sobreviva

que nada o nadie lo detenga

siquiera por un istante de beso o por algún calor de piel o prebenda.

 

Los hechos de la conciencia interesan tanto como la perfección de un resultado

luchamos contra la miseria

pero al mismo tiempo contra la enajenación.

 

Dejenme decirlo

el revolucionario verdadero está guiado por grandes sentimientos de amor

tiene hijos que non aprenden a llamarlo

mujeres que hacen parte de su sacrificio

sus amigos son sus compañeros de la revolución.

 

Adiós viejos

ésta es la definitiva

no lo busco pero está dentro del cálculo

adiós Fidel,

ésta es la definitiva

bajo los cielo de la gran patria del Bolívar

la luna de Higueras es la luna de Playa Girón.

 

Soy un revolucionario cubano

Soy un revolucionario de América

 

Señor coronel

soy Ernesto, el Che Guevara

dispare

seré tan útil muerto como vivo.

Fabbriche agli operai anche la Merk

Fabbriche agli operai anche la Merk

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“Schiavi mai”

“Schiavi mai”
La lotta dei braccianti a Castelnuovo Scrivia iniziata nell’estate del 2012 è proseguita dando vita a un Presidio permanente e producento anche un video che verrà proiettato a

VOGHERA  VENERDì 22 NOVEMBRE
L’ANPI e l’associazione INSIEME ci offrono una importante occasione di incontro e dibattito sulle condizioni di sfruttamento imposte ai braccianti e di riflessione sul futuro di una ‘civiltà’ come la nostra che punta ancora sulla schiavitù.
Antonietta
schiavi

AUTOSTRADA BRONI-MORTARA- STROPPIANA “La politica a confronto con le vere esigenze del territorio”

AUTOSTRADA BRONI-MORTARA- STROPPIANA  “La politica a confronto con le vere esigenze del territorio”

Manifesto 1 Assemblea Pubblica Autostrada BroniMortara 22 Nov 2013 Pavia 0Volantino 2 semplice Pavia22 Nov 2013-page-002AUTOSTRADA BRONI-MORTARA- STROPPIANA

“La politica a confronto con le vere esigenze del territorio”

Ven 22 Novembre 2013 – ore 21.00

Presso la Sala dell’Annunciata di Pavia

Piazza Petrarca n° 4

Sono invitati :

Il Ministro per l’Ambiente Andrea Orlando

L’Assessore alle attività Produttive Reg. Lombardia Mario Melazzini

L’Assessore all’Agricoltura Reg. Lombardia Gianni Fava

Il Presidente della Provincia di Pavia Daniele Bosone

I consiglieri Regionali Pavesi

Il Prof.Giulio Guderzo dell’Università di Pavia

Le Associazioni Agricole e i sindaci

Moderatrice : Manuela Marziani de “Il Giorno”

– Sintetica presentazione del progetto

– Interventi degli invitati

– Seguirà dibattito

Invitiamo i cittadini a partecipare numerosi per conoscere un’opera che potrà danneggiare l’ambiente e la salute del nostro territorio della nostra provincia

“Coordinamento dei Comitati e Associazioni contro l’autostrada Broni-Mortara-Stroppiana”

info 0382/1855670 fax 0382/1850271 facebook : No Autostrada Broni-Mortara

www.bronimortara.blogspot.com e-mail: nobronimortara@gmail.com

Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni contro l’autostrada Broni – Mortara

www.bronimortara.blogspot.com e-mail: nobronimortara@gmail.com

info 0382/1855670 fax 0382/1850271 facebook : No Autostrada Broni-Mortara

 

Stop Biocidio

Stop Biocidio

Chiaiano, Pianura, Terzigno, Giugliano, Bagnoli, Acerra, Caivano, Aversa, il basso Casertano e tutta l’area a nord di Napoli. In Campania la lista delle terre devastate da roghi tossici, sversamenti illeciti, interramenti di rifiuti pericolosi e discariche abusive è lunghissima. Questo fenomeno è stato per anni ampiamente sottovalutato: oggi rappresenta un sistema criminale esteso su vasta scala, ben più grave e complesso di quanto lo si immagini. Le istituzioni politiche, di fronte alla denuncia delle terre devastate, continuano a sottovalutare il problema negando l’emergenza sanitaria e il nesso di causalità tra inquinamento e tumori. In questo quadro si inserisce la scelta criminale di costruire, dopo Acerra, l’ennesimo inceneritore a Giugliano, città già devastata da un tasso tumorale altissimo.

La battaglia contro inceneritori, sversamenti e discariche non è solo una battaglia per la difesa ambientale e della salute, ma è una lotta che si dispiega contro le logiche del modo di produzione capitalistico. Politici, imprenditori e camorristi arricchiscono le loro tasche condannando a morte un’intera popolazione. Ma per combattere questo modello di sviluppo criminale e incompatibile con il rispetto sia dell’ambiente che della dignità umana è necessario unire tutte le esperienze di lotta che nascono intorno alle contraddizioni che solleva il capitale, dagli attacchi al mondo del lavoro, a quello della scuola e più in generale a tutte le vertenze da cui emergono diseguaglianze sociali. Bisogna muoversi guardando ad un comune orizzonte, coordinare e far convergere le esperienze.

Per questo il 16 saremo in piazza per contrapporci alla disastrosa gestione dei rifiuti in Campania, per portare idee di cambiamento radicale della società: dire solamente di NO non basta, per cui siamo pronti a metterci in gioco con una serie di proposte che vanno dal ciclo integrato dei rifiuti alla bonifica dei territori campani, dall’istituzione del registro tumori alla valorizzazione del settore agroalimentare, dal trattamento biologico a freddo dei rifiuti alla raccolta differenziata integrale all’interno di un piano di sensibilizzazione sociale della raccolta. Siamo un #fiumeinpiena.

GIOVANI COMUNISTI NAPOLI https://www.facebook.com/giovanicomunisti.napoli.3

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