Archivio for marzo, 2014

Un giorno con Moni Ovadia ad Aosta

Un giorno con Moni Ovadia ad Aosta

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Diario dei tavoli della Valle/3. Oggi si canta Gianna Nannini

Diario dei tavoli della Valle/3. Oggi si canta Gianna Nannini

Pubblicato il 29 mar 2014

di Rosa Rinaldi – il manifesto – #Firmeaostacoli.

Per le vie di Aosta, spiegando e convincendo. Ci avevano dato un obbiettivo: quota 2.200/2.300 per martedì-mercoledì, siamo andati molto oltre applausi, sor­risi, abbracci! A fine gior­nata nella piazza Des Fran­chi­ses esplode la gioia. Abbiamo girato il ver­sante e rag­giunto la “cima”, siamo a quota 2.236 firme! Subito Fran­ce­sco però ci ricorda che in mon­ta­gna quando la meta è vicina e vedi la vetta il cam­mino è più fati­coso, quindi devi abbas­sare lo sguardo e con­ti­nuare a cam­mi­nare. Epperò, gli diciamo tutti in coro, «facci gioire almeno il tempo di una pausa!». Già la mat­tina si pre­sen­tava bene, il sole tor­nato, caldo, sulla valle è stato un incen­tivo alla pas­seg­giata per le vie di Aosta, e spie­gando e con­vin­cendo abbiamo accom­pa­gnato tanti ai tavoli e rac­colto un numero più che con­si­de­re­vole di firme. Ci ave­vano dato un obbiet­tivo: quota 2.200/2.300 per martedì-mercoledì, noi, irri­ve­renti come siamo, abbiamo deciso di disob­be­dire pro­po­nen­doci di andare subito oltre quella tappa, e siamo riu­sciti nell’impresa. Paolo Fer­rero ci ha rag­giunti e dopo pochi e fug­ge­voli saluti si è imme­dia­ta­mente messo a volan­ti­nare. Lo rin­gra­ziamo per la sua pre­senza che ha por­tato un po’ di tele­ca­mere di tv locali e un po’ di gior­na­li­sti. Domani (oggi, ndr) si tor­nerà a par­lare di noi e que­sto è un aiuto for­mi­da­bile, rispetto all’invisibilità denun­ciata dai Garanti alla pre­si­dente della Rai.

Ai tavoli si sono avvi­ci­nate gio­vani mamme con i bimbi in car­roz­zina, una si è fer­mata a con­ver­sare con me dei suoi studi, delle sue spe­ranze della vita in pro­vin­cia, «ma io — ha detto — non mi arrendo e ti dirò, pur essendo una can­zone di qual­che anno fa, a me piace molto, mi faceva sognare, quella della Nan­nini che dice ’ragazzo dell’Europa non pianti mai ban­diera..’. Mi ha sem­pre emo­zio­nata, mi dava l’idea di una sto­ria da costruire, di nuove gene­ra­zioni, pio­nieri di una società migliore. Non so se l’Altra Europa che inten­dete allude a que­sto ma ci voglio cre­dere per­ché ne ho biso­gno». Che dire, una bella con­ver­sa­zione, di fronte alle avver­sità non ci si ras­se­gna e si va avanti, con­ti­nuando a cer­care in ogni per­tu­gio la pos­si­bi­lità che possa acca­dere. La guardo, le sor­rido e rac­co­gliendo il gioco caduto di mano alla bimba le dico: «Hai ragione, siamo costrette a ripar­tire dal sogno, a cer­care ancora altri­menti saremmo dav­vero dispe­rate, non pos­siamo ras­se­gnarci all’inaridimento». Ci salu­tiamo e mi pro­mette di tor­nare, se può, con un’amica, la porta a firmare.

Ora, tor­nati alla base, con­trol­liamo che sia tutto pronto per domani (oggi, ndr), i tavoli nei comuni dove andrà il gruppo di Novate Mila­nese venuto ad aiu­tarci, e i tavoli ad Aosta ai quali ci avvi­cen­de­remo con i depu­tati di Sel che ci rag­giun­ge­ranno. Chie­diamo con­ferma al locale dove Nico­letta Dosio verrà, dopo la rac­colta firme, per un incon­tro «tra le Valli» sulla mobi­lità neces­sa­ria, per esem­pio per i pen­do­lari della Valle d’Aosta, e le opere inu­tili e dan­nose di un Tav per le merci. Un aperi-dibattito, a Vine­rita. Un discorso, una chiac­chiera e la musica di Beppe Barbera.

Bene, que­sta gior­nata s’è con­clusa e bene, e tutto è pronto per domani.

Per­ché dopo le 2.236.…la firma continua!

 

Banchetti per raccolta firme per la lista “L’altra Europa con Tsipras” in Provincia di Pavia

Banchetti per raccolta firme per la lista “L’altra Europa con Tsipras” in Provincia di Pavia

PROVINCIA DI PAVIA

VIGEVANO

–       Sabato 29 marzo dalle 9,00 alle 12,00 piazza mercato

–       Domenica 30 marzo dalle 9,00 alle 12,oo in piazza Ducale

PAVIA

–       Mercoledì 26 marzo dalle 15,00 alle 18,00 Piazza Vittoria vicino a negozio Spagnoli

–       Domenica 30 marzo dalle 15,00 alle 18,00 Parco della Vernavola, ingresso da via Torretta

–       Domenica 30 marzo dalle 15,00 alle 18,00 piazzale Minerva.

VOGHERA

–       Martedì 25 marzo dalle 9,00 alle 12,00 piazza mercato sotto i portici angolo via Grattoni

–       Venerdì 28 marzo dalle 9,00 alle 12,00 piazza mercato sotto i portici angolo via Grattoni

–       Sabato 29 marzo dalle 16,00 alle 18,30 via Emilia angolo via Plana

MORTARA

–       Venerdì 28 marzo dalle 9,00 alle 12,00 piazza mercato

CASORATE

–       Giovedì 27 marzo dalle 8,30 alle 12,30 piazza mercato

–       Domenica 30 marzo dalle 8.30 alle 12.30,  P.za Contardi

S. MARTINO SICCOMARIO

Sabato 29 marzo dalle 9,00 alle 13,00  c/o  “LA POTABILE”

GAMBOLO’

Domenica 30 marzo in piazza del Municipio dalle 9,00 alle 18,00

Renzi, il modello sindacale resta quello forgiato da Marchionne”. Intervento di Giorgio Cremaschi

Renzi, il modello sindacale resta quello forgiato da Marchionne”. Intervento di Giorgio Cremaschi

Renzi, il modello sindacale resta quello forgiato da Marchionne”. Intervento di Giorgio Cremaschi

Già prima delle ultime elezioni politiche, di fronte alle contestazioni sulla passività della CGIL da quando si era insediato il governo Monti, Susanna Camusso aveva risposto che il sindacato da solo non avrebbe potuto farcela. Per questo era indispensabile una sponda politica, che tutto il gruppo dirigente del maggiore sindacato italiano identificava nella vittoria di Bersani. Si sa come è andata.

Allontanatasi la sponda politica, per non essere travolta dalla piena del torrente della crisi, la CGIL ha cercato di aggrapparsi a CISL UIL e Confindustria. La dottrina delle “parti sociali” che nasce nella CISL e nel mondo democristiano, è stata immediatamente adottata. Si sono sottoscritti appelli sul fisco assieme alle associazioni delle imprese, appelli che cancellavano la diversità degli interessi sociali sul tema centrale della riduzione delle tasse. Si è pronunciata quasi simultaneamente alle imprese la sfiducia verso il nullismo del governo Letta. E soprattutto si è sottoscritto l’accordo del 10 gennaio sulla rappresentanza, un patto corporativo dove le principali organizzazioni dei lavoratori e delle imprese decidono di escludere dal sistema contrattuale chi non é d’accordo con loro.

Ora è proprio il ruolo delle parti sociali che viene aggredito dal governo e quando Susanna Camusso, per difendersi dagli attacchi di Renzi, deve dichiarare che non è vero che sia d’accordo con Squinzi, ammette un doppio fallimento, quello della ricerca della sponda politica e quello del ruolo lobbistico delle “parti sociali”.

Il governo Renzi é il tentativo forse estremo da parte di banche finanza e poteri forti,italiani ed europei, di continuare e persino radicalizzare la politica di austerità con un pò di consenso in più. Per questo fa proprio il populismo liberista, sperando così di trovare quel sostegno nell’opinione pubblica che Monti e Letta hanno rapidamente perduto.

Così si annuncia la lotta alla precarietà del lavoro, ma poi la si estende con i provvedimenti concreti. Si promettono soldi in busta paga, ma si lasciano a secco pensionati e disoccupati, per questi ultimi ci sarà il lavoro se il sindacato non si oppone. E infine si annunciano privatizzazioni e tagli di lavoro pubblico. Insomma il programma di Renzi è una combinazione tra i diktat della Troika e le rivendicazioni dei Tea party, il movimento populista di destra estrema negli Usa.

L’ attacco alla casta sindacale è parte integrante di questa operazione consenso verso politiche economiche liberiste, ed è possibile anche perché la CGIL in questi anni ha perso enormemente in credibilità. Il suo gruppo dirigente, quando ha rinunciato a lottare contro la riforma Fornero delle pensioni e la manomissione dell’articolo18, ha segato la pianta che lo sosteneva. E Renzi ora attacca da destra.

Il congresso avrebbe potuto essere una occasione di vera riflessione sulla crisi della CGIL, invece è stato un percorso di autotutela burocratica, sanzionato da un 97% a favore della lista Camusso che non solo è politicamente ridicolo e numericamente falso, ma è soprattutto la fotografia di una organizzazione che si dice bugie su sé stessa.

L’attacco di Renzi non solo mette in crisi la strana coppia Camusso Squinzi, ma anche quella della rottamazione tra il Presidente del consiglio e Landini. Il modello sindacale del governo, esaltato dal ministro Poletti ex capo di quelle coop licenziatrici di migranti, è quello di Marchionne. Gli operai di Melfi che ballano sulle musichette del terribile spot della Fiat, potrebbero fare la stessa danza per la campagna elettorale del presidente del consiglio. Il modello e la cultura sono le stesse.

È difficile dunque che rimanga in piedi il fronte degli innovatori contro quello dei conservatori, visto che Landini è stato conosciuto dal grande pubblico proprio per il suo scontro con Marchionne.

Le strane coppie sono quindi destinate alla implosione, ma non basta questo per far si che il sindacato riesca a trovare una via credibile di ricostruzione del proprio ruolo.

Perché questo avvenga ci vogliono atti costituenti che richiedono rotture di linea politica e di pratiche abitudinarie.

Si deve rompere con l’Europa delle banche e del fiscal compact, e costruire un’azione sindacale di contrasto continuo e diffuso alle politiche di austerità.

Si deve rompere con il sindacalismo burocratico e ricostruire la grande funzione del sindacato come organizzatore sociale.

Si deve rompere con i palazzi e dunque oggi con il collateralismo con il partito democratico.

Una CGIL che praticasse queste tre rotture nella sua azione quotidiana diventerebbe un eccezionale punto di riferimento per chi oggi paga tutti costi della crisi.

Ma i gruppi dirigenti e gli apparati del più grande sindacato italiano hanno paura dei costi politici e organizzativi di questa scelta, preferiscono la sponda dell’autoconservazione anche con gli insulti di Renzi, piuttosto che rischiare il mare aperto. E così affondano.

Dino Greco: Da Majakovskji una poesia-lezione sull’importanza del “giornale comunista”

Dino Greco: Da Majakovskji una poesia-lezione sull’importanza del “giornale comunista”
Questo scriveva nel 1927, con molta passione ed altrettanta lucidità, il grande Vladimir Majacovskji.Non credo fosse un visionario. Egli traduceva, con folgorante forza poetica, un messaggio politico di primaria importanza, a cui dedicarono speciale energia e in ogni tempo tutti grandi rivoluzionari: il posto insostituibile che spetta alla stampa comunista, alla lotta delle idee, alla costruzione di una visione critica del mondo, alla necessità di persuadere che un mondo nuovo è davvero possibile.

Oggi, con poca passione ed ancor minore lucidità, abbiamo smarrito il senso di quel messaggio e spesso anche la fiducia in noi stessi. Allora tutto diventa più difficile, ed anche le cose più semplici (e necessarie) paiono fuori della nostra portata. Così ci si consegna con rassegnazione ad una lenta agonia.

Certo, la volontà non è tutto. Ma il campo del possibile si dilata o si restringe, la fantasia si espande o ristagna a seconda di quanto si crede davvero nel progetto politico di cui ci si dichiara portatori.
Il giornale sono le nostre mani, i nostri occhi, l’aiuto quotidiano nel lavoro quotidiano.
La guerra occhieggia dalla bocca dei cannoni,
astute reti tendono i borghesi.
Giovani del Komsomol, state in guardia,
seguite per la pace il nostro giornale.
Non basta leggerne gli articoli,
da altri lati accostatevi.
Fa che le pagine arrivino ai giovani,
fa propaganda, spiega
e ristampa nei giornali murali.
Questioni difficili, allegre ed ambigue,
in giorni di lavoro e in giorni di festa,
ha posto studiato e risolto
la Komsomolskaia pravda.
Compagni Vania compagne Mascia,
il giornale è il vostro parente più prossimo.
Fate quindi il vostro lavoro,
diffondendo le copie di resa.
Tutti, dalle città con le rosse ciminiere,
fino al più remoto piccolo borgo,
tutti voi, cellule e circoli, comitati e sale di lettura,
reclutate migliaia di nuovi abbonati,
solleciti della tiratura,
come della vostra stessa crescita;
e ogni giovane comunista diventi un abbonato
della Komsomolskaia pravda!

Vladimir Majakovskji (Mosca 1927)

Anche a Vigevano la raccolta firme per “L’Altra Europa con Tsipras”

Anche a Vigevano la raccolta firme per “L’Altra Europa con Tsipras”

Storia d’Italia attraverso le canzoni popolari. Mentre guardi le immagini clicca sul triangolino bianco e buon ascolto e buona visione!

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“Ci atterremo al voto delle tute blu”, Landini dal palco dell’assemblea Fiom: strappo con la Cgil

“Ci atterremo al voto delle tute blu”, Landini dal palco dell’assemblea Fiom: strappo con la Cgil

 

“Quando si creano le condizioni e il consenso si possono respingere i disegni gravi”. Inizia così il suo intervento Maurizio Landini all’assemblea nazionale del delegati che oggi si è tenuta a Roma, ricordando l’anniversario della marea Cgil che ha invaso il Circo Massimo nel 2002 contro l’attacco all’articolo 18. Non a caso, perché quella marea fermò, per un po’, un attacco senza precedenti ai diritti del lavoro. Un’assemblea, particolare, quella all’Eur di oggi perché ha presentato a tutta la Fiom i nuovi eletti nei direttivi regionali e territoriali della Fiom. Una assemblea quindi del gruppo dirigente diffuso dei metalmeccanici, mai convocata prima, come ci tiene a dire Landini.
Due segnali chiari, quindi lanciati all’indirizzo della Cgil per dire, in ben cinquanta minuti di intervento dedicati tutti a questo tema, che la democrazia per i rossi della Fiom continua ad avere una centralità straordinaria. Non lo è solo perché servirà ad affrontare le “scelte importanti che vogliamo fare”, chiosa Landini. Lo è perché con tutta evidenza la Fiom ha deciso di portare avanti la sua battaglia in Cgil “fino in fondo”. Lo strappo sul 10 gennaio ad opera di Susanna Camusso rischia di lasciare un segno profondo nella storia del più grande sindacato italiano dei lavoratori. E, a quanto dice Landini dal palco, non solo perché va a toccare la conta dei dirigenti nel sindacato. Il punto è il passaggio epocale che sta per investire la condizione del lavoro, fino all’idea stessa della confederalità e, appunto, di democrazia.Il primo guanto di sfida è sulla gestione della cosiddetta consultazione sull’accordo. Il referendum sul testo unico sulla rappresentanza proseguira’ tra i lavoratori metalmeccanici fino al 7 aprile, in modo da avere i risultati prima del congresso nazionale della Federazione delle tute blu, che si terra’ a Rimini dal 10 al 12 aprile.
“Vi invito tutti da qui ai primi di aprile – ha detto Landini – ad andare fabbrica per fabbrica a distribuire il testo, perche’ i lavoratori devono conoscerlo e non leggere delle sintesi su volantini che hanno fatto addirittura a fumetti”. Lo schema di Landini è chiaro: visto le scorrettezze sulla consultazione sugli accordi precedenti (28 giugno 2011 e 31 maggio 2013) stavolta le tute blu voteranno in modo certo, e autogestito. “E noi ci atterremo a quel voto”. Una dichiarazione di guerra che Landini aveva già fatto nei giorni scorsi ma che ripetuta dal palco dell’assemblea nazionale ha tutt’altro sapore. “Noi come Fiom saremo vincolati dall’esito del voto che tutti i metalmeccanici esprimeranno”, dice Landini tra gli applausi della sala. Ma tra le critiche alla Cgil LAndini ci infila anche qualche “appunto” sull’andamento del congresso, di cui non solo non conoscono ancora i dati delle votazione ma che in qualche caso riservano sorprese molto sgradevoli per la Fiom, come il fatto di aver preso il 35% sugli emendamenti e poi non vedersi riconosciuto alcun delegato al congresso.

Di frecce nella faretra il leader della Fiom ne ha molte. A partire dalla sentenza della Consulta sulla vicenda Fiat, “non coerente con l’accordo del 10 gennaio”. E le usa senza risparmio. “La Cgil nel 2009 non firmò l’accordo separato con il Governo. La Cgil non firmò perché era contro arbitrato, Ipca, sanzioni, mancato pronunciamento dei lavoratori e deroghe”, fa notare. E’ evidente che il testo firmato da Susanna Camusso nel gennaio del 2014 ha introdotto una contraddizione perché prevede almeno l’arbitrato, e le sanzioni contro gli stessi delegati. Sollevare l’argomento della coerenza per Landini è facile. “Senza i delegati eletti dai lavoratori non esiste né la Fiom né la Cgil”, sottolinea. Ma il ragionamento non è solo della “vertenza democrazia” che vede la Cgil come controparte della Fiom. Landini mette il dito nella piaga quando parla della crisi della rappresentanza del sindacato. Un crinale pericoloso che sta portando le relazioni sindacali tutto in mano alla “proprietà dell’azienda”. “Un aziendalismo che rompe la solidarietà tra le categorie e il pluralismo sindacale”, dice.Landini poi si rivolge al Governo avvertendolo che per il momento la scelta è quella di “andare a vedere” cosa ha da dire sulla ripresa economica. Ma la linea del Piave è molto netta: “Non c’è scambio tra occupazione da una parte e diritti e democrazia dall’altra”. Il punto vero è che è del tutto inutile “precarizzare” senza creare le basi dello sviluppo.

“Noi diciamo a Renzi che siccome lui vuole cambiare il nostro Paese noi siamo pronti, anche noi lo vogliamo cambiare perche’ cosi’ non funziona. E noi sfidiamo Renzi su cambiamento, ci vogliamo confrontare nel merito”, dice il segretario della Fiom. “Pensiamo che sia importante che ci ascolti- ha detto ancora Landini- . Ma noi non chiediamo che per decidere debba ascoltare noi, lui ha il diritto di decidere il punto e ascoltarci. Se lo fa bene, se non lo fa e dovesse andare avanti su un’altra strada, noi facciamo il nostro mestiere, cioe’ proviamo a far cambiare idea al Governo perche’ pensiamo che c’e’ bisogno di un cambiamento. È un atteggiamento autonomo e rispettoso e soprattutto colgo un elemento di novita’”. Landini ricorda che sono 20 anni che abbiamo governi che fanno delle chiacchiere “ma non cambiano e anzi peggiorano”. Quindi, “una volta che uno dice di voler cambiare questo Paese, noi cosa dovremmo mantenere? Le pensioni che ci hanno cancellato? La precarieta’? I salari bassi, che la gente non ci arriva? Cosa dobbiamo difendere? Noi lo dobbiamo cambiare questo Paese, quindi siamo pronti a confrontarci. Spetta al Governo scegliere con chi vuol cambiare il Paese. Con chi lavora? Con chi paga le tasse? Noi siamo pronti. Lo vuole fare contro di noi? A quel punto li’ decideremo quale iniziativa fare”.
La Fiom è pronta ad unificare il mondo del lavoro, e alla Confindustria e al Governo chiede di mettere carburante negli investimenti e di cambiare le politiche. Innanzitutto, cominciando ad impedire la chiusura delle aziende, magari con il rifinanziamento dei contratti di solidarietà, la penalizzazione della delocalizzazione e un nuovo intervento pubblico. “Misureremo questo governo per quello che concretamente faranno”, conclude tra gli applausi Landini.

 

 

Tortona in Comune

Tortona in Comune

    Cari/e,

          alle elezioni comunali del 25 maggio, a Tortona, parteciperà una lista di sinistra, alternativa,

          che porta il nome di “tortonaincomune”, la cui candidata sindaca è la prof. Stefanella Ravazzi

(in allegato  potete leggere il programma della lista).

          Questa lista non è finanziata da nessuno, vuole portare nelle stanze del potere una ventata di aria fresca,

          ma, soprattutto, vuol far partecipare alla gestione della “cosa” pubblica la popolazione del tortonese.

         

          Per questo, abbiamo bisogno di sostegno e di aiuto.

         

          Questa cena conviviale ha questo obiettivo. Prenota subito. Puoi farlo al seguente numero telefonico

          Antonio (tel. 335/7564743)

 

     Cena  28 marzo ore 20.30 presso  Soms  di Carbonara Scrivia

Antipasto “calabro”

–         Affettati misti

–         Insalata di peperoni e melanzane alla griglia con acciughe calabre

–         Verdurine in agrodolce

–         Torte salate

–         Insalata russa

Primi

–         Risotto  con funghi e salsiccia

–        Tagliatelle fatte in casa  al ragù

Secondi

–         Parmigiana

–         Arrosto di maiale

–         Patate arrosto

 Macedonia 

Torte/crostate

Caffè

Costo 20 euro a persona (bevande incluse)

PROGRAMMA AMMINISTRATIVE 2014 LISTA CIVICA DI SINISTRA “TORTONA IN COMUNE”

          

 

CONCETTI FONDANTI

 

Valori della Costituzione della Resistenza, della laicità.

Il Comune può liberare fondi da dirottare sulle Politiche Sociali e del Lavoro:

–                     tagliando super-consulenze esterne, bonus dirigenziali, compensi agli amministratori, sprechi di gestione;

–                     combattendo duramente in modo permanente, l’elusione e l’evasione fiscali;

–                     programmando lavori pubblici a favore del cittadino e non grandi opere inutili, dispendiose, invasive.

 

 

AMBIENTE   E  BENI COMUNI

 

Stop alle privatizzazioni; ripubblicizzazione di alcuni servizi essenziali;

acqua pubblica: applicazione dell’esito referendario; difesa dei beni comuni; revisione e riduzione delle   tariffe dei servizi comunali;

no al Terzo Valico, opera inutile costosa e dannosa per la salute e per l’ambiente, stop alle cave e alla cementificazione del territorio; contrasto alle ecomafie e alle agromafie;

no al nucleare e all’amianto, no al bio-digestore; sì alle bonifiche ambientali ed incentivi alla raccolta differenziata e al porta a porta, promozione e campagna informativa per una loro reale diffusione; riduzione dei rifiuti alla fonte; riciclaggio e riutilizzo dei materiali; premialità alla differenziata virtuosa;

no alla centrale idroelettrica sul torrente Scrivia, soggetto ad una perenne carenza d’acqua;

impegno al riutilizzo degli immobili  e dei capannoni logistici esistenti prima di nuove concessioni edilizie;

controllo continuo della qualità dell’aria e dell’acqua,  della terra, contrasto al forte inquinamento della nostra zona;

stop all’urbanistica declinata in base all’interesse dei privati; blocco del traffico; riqualificazione bioarchitettonica; parcheggi gratuiti; risanamento e valorizzazione dei centri storici; riqualificazione delle periferie;

disseppellimento e smaltimento delle migliaia di bidoni di rifiuti altamente inquinanti, presenti lungo le rive del Torrente Scrivia fin dal 1986, causa prioritaria dell’alta incidenza dei tumori nella zona; l’iniziativa è da concertare con i comuni della bassa Valle Scrivia che già si sono attivati in tal senso;

rilancio del servizio di trasporto pubblico.

 

 

LAVORO/ POLITICHE DEL LAVORO

 

Corsi comunali gratuiti di formazione e riqualificazione professionale;

stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione;

patrocinio legale gratuito ed incentivi per i giovani che avviano attività di piccolo artigianato e commercio;

valorizzazione del turismo culturale, agricolo-gastronomico e delle bellezze naturali del territorio;

rivitalizzazione del piccolo commercio;

paniere di prodotti a prezzo calmierato concordato dal Comune con la piccola e grande distribuzione, privilegiando prodotti a Km Zero e biologici;

trasparenza nelle cooperative di servizio e di produzione; garanzia del rispetto delle leggi e dei contratti di lavoro; inserimento lavoratori portatori di handicap; concessione di terreni agricoli comunali a cooperative di disoccupati/inoccupati;

produzione della “buona occupazione”: creazione di nuovi posti di lavoro nel rispetto dell’ambiente: raccolta differenziata e porta a porta; manutenzione del verde e del territorio e valorizzazione delle risorse artistiche e culturali della città;

collaborazione con le parti sociali, sindacali e produttive.

 

 

POLITICHE SOCIALI

 

Blocco degli sfratti  (anche per morosità dovuta a cause oggettive) sul territorio comunale e garanzia del passaggio da casa a casa: nessuno per strada;

incentivi e sgravi fiscali a chi affitta a canone socialmente equo;

sgravio delle imposte ai piccoli proprietari che favoriscono il blocco degli sfratti;

permanenza della sede INPS a Tortona con gli attuali orari di apertura.

 

 

DIRITTI CIVILI, TRASPARENZA DELLA GESTIONE COMUNALE

 

Bilancio partecipativo: uso delle risorse e dei fondi comunali deciso insieme ai cittadini;

uso costante di strumenti quali il Consiglio Comunale aperto e le assemblee di quartiere;

riprese video dei consigli comunali senza filtro;

trasparenza degli atti amministrativi e consultazione dei cittadini su questioni rilevanti per la città;

norme anti-conflitto di interesse per gli amministratori pubblici;

registro comunale per le unioni di fatto e per il testamento biologico;

sportello migranti; corsi gratuiti di italiano;

sportello anti-violenza su donne e minori da gestire insieme all’ASL e alle associazioni che lavorano sul tema;

bilancio di genere; sportello per le pari opportunità  gestito da donne;

politiche sociali rivolte al nucleo familiare di qualsiasi orientamento e al singolo;

rispetto dei diritti degli animali (antivivisezione).

 

 

SANITA’

 

Difesa del presidio pubblico sanitario, luogo della salute intesa come processo partecipativo e di responsabilità collettiva;

difesa e rinforzo dell’ospedale territoriale, delle sue competenze e delle sue eccellenze;

collaborazioni interistituzionali (assistenza comunale, sanità regionale);

collaborazioni con le Università italiane;

approfondimento degli studi epidemiologici territoriali (alta incidenza tumorale);

applicazione  del compito comunale di programmazione socio-sanitaria con funzioni di indirizzo finalizzato all’assistenza territoriale e alla continuità delle cure;

potenziamento della domiciliarità, supportata da frequenze mediche ed infermieristiche, da sostegno economico per le necessità di igiene e cura delle persone e della casa; ripristino prelievi a domicilio da parte degli operatori sanitari addetti;

potenziamento dei consultori e dei servizi di igiene mentale;

ampliamento compiti dei medici di famiglia, garanzia per i luoghi della medicina in associazione, forma che favorisce l’aumento dell’orario di apertura degli studi medici e dell’assistenza domiciliare;

promozione comunale dell’educazione alla Salute, dell’educazione sanitaria nelle scuole, finalizzate a sviluppare la cultura della prevenzione (soprattutto rivolta ai giovani), per il superamento delle barriere architettoniche e per l’invecchiamento attivo;

sportello di informazione e assistenza sanitaria agevolata ambulatoriale per animali domestici anche a tutela della salute pubblica;

valorizzazione del volontariato non come sostituto del ruolo pubblico, ma sentinella di rappresentanza di coloro che non hanno voce;

garanzia di continuità per il Tribunale del Malato.

 

 

SCUOLA

 

Difesa del Presidio Pubblico Scolastico come spazio e luogo della conoscenza, della socializzazione e dell’interazione culturale;

controllo della qualità e del servizio mense con prevalenza di cibo biologico da produttori locali ed uso di materiale eco-compatibile, nel rispetto delle diverse culture;

monitoraggio costante delle condizioni degli edifici scolastici;

riprogrammazione della struttura organizzativa precedente al dimensionamento e alla verticalizzazione che hanno portato tagli al personale (docente ed ATA) e al finanziamento del F.I.S (Fondo dell’ISTITUZIONE SCOLASTICA);

difesa, potenziamento, ampliamento del tempo prolungato e del tempo pieno;

revisione e riduzione dei parametri relativi al tariffario dei servizi scolastici (pre-scuola, post-scuola, mense e trasporto, iscrizioni);

finanziamenti comunali su progetti di mediazione culturale nelle scuole.

 

 

CULTURA, ARTE, SPORT

 

Promozione di una società multietnica e solidale, dello scambio e del confronto tra le diverse culture, nel rispetto dell’altro;

promozione ed incentivazione di chi a Tortona fa teatro, musica, pittura e arti visive, cinema, sport, all’interno della valorizzazione delle risorse intellettuali;

collaborazione con esperti e professionisti artistico-musicali;

ripubblicizzazione del Teatro Civico e dell’Accademia Musicale Lorenzo Perosi;

valorizzazione e largo utilizzo dei musei tortonesi e del Teatro DellePiane, oggi cattedrale nel deserto, (potrebbe diventare una sorta di “Casa degli Artisti” ?) come  centro polifunzionale polivalente culturale;

accessibilità agli eventi culturali per tutti, con sconti ed agevolazioni per le fasce a basso reddito;

strutture sportive comunali ad accesso libero in ogni quartiere;

recupero di spazi comunali da affidare in autogestione alle associazioni culturali;

promozione di eventi culturali territoriali sempre nell’ambito di un ampio respiro provinciale, regionale, nazionale, europeo  ed internazionale.

 

 

 

 

 

 

Banchetti per raccolta firme a sostegno della lista “L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS” in Provincia di Pavia

Banchetti per raccolta firme a sostegno della lista “L’ALTRA EUROPA CON TSIPRAS” in Provincia di Pavia

Siamo in evoluzione continua !! Ecco l’elenco aggiornato dei banchetti. Forza gente, pare proprio che qualcosa si muova …

BORGARELLO

Sabato 22 marzo dalle 8.30 alle 13.00 nei pressi di villa Mezzabarba

 

LANDRIANO

Sabato 22 marzo dalle 9 alle 12 c/o il mercato

 

TORREVECCHIA PIA

Sabato 22 marzo dalle 15,00 alle 18,00  davanti al carrefur .

 

STRADELLA

Domenica 23 marzo dalle 9.00 alle 12.30,  P.za Trieste in prossimità del bar Alternative.

 

VIGEVANO

Domenica 23 marzo dalle 9,00 alle 12,oo in piazza Ducale

 

PAVIA

       Domenica 23 marzo dalle 15,00 alle 19,00 Piazzale San Giuseppe

       Mercoledì 26 marzo dalle 15,00 alle 18,00 Piazza Vittoria vicino a negozio Spagnoli

       Domenica 30 marzo dalle 15,00 alle 18,00 Parco della Vernavola, ingresso da via Torretta

       Domenica 30 marzo dalle 15,00 alle 18,00 piazzale Minerva.

 

VOGHERA

       Martedì 25 marzo dalle 9,00 alle 12,00 piazza mercato sotto i portici angolo via Grattoni

       Venerdì 28 marzo dalle 9,00 alle 12,00 piazza mercato sotto i portici angolo via Grattoni

       Sabato 29 marzo dalle 16,00 alle 18,30 via Emilia angolo via Plana

 

MORTARA

       Venerdì 28 marzo dalle 9,00 alle 12,00 piazza mercato

 

CASORATE

       Domenica 23 marzo dalle 8.30 alle 12.30,  P.za Contardi

       Giovedì 27 marzo dalle 8,30 alle 12,30 piazza mercato

       Domenica 30 marzo dalle 8.30 alle 12.30,  P.za Contardi

 

S. MARTINO SICCOMARIO

Sabato 29 marzo dalle 9,00 alle 12,00 via Emilia angolo via Plana

 

GAMBOLO’

Domenica 30 marzo dalle 9,00 alle 18,00

Odg Comitato politico nazionale del Prc sul governo Renzi

Odg Comitato politico nazionale del Prc sul governo Renzi

Odg Cpn sul governo Renzi

Il CPN del PRC del 14 e 15 marzo in relazione alla formazione del governo Renzi e ai primi provvedimenti assunti o annunciati:

1) denuncia il processo di ulteriore e gravissima involuzione neoautoritaria insita nell’Italicum. La legge elettorale concordata da Renzi e Berlusconi, è in realtà uno sbarramento alla democrazia perché nega il principio di rappresentanza democratica.

In continuità col porcellum, già bocciato dalla Corte costituzionale, ha evidenti profili di incostituzionalità, un altissimo premio di maggioranza, soglie di sbarramento per chi non si allea con Renzi o Berlusconi (dall’ 8% al 12%) che espellono dalla rappresentanza dodici milioni di elettori, nessuna norma in favore della democrazia di genere.

L’Italicum porta a compimento il processo di distruzione della democrazia rappresentativa e della repubblica parlamentare iniziato negli anni ’90. C’è un profondo intreccio fra i caratteri antidemocratici dell’Italicum e la volontà di espellere dai luoghi della rappresentanza chi sta dalla parte delle classi popolari ed esprime il dissenso dalle politiche neoliberiste della Troika, sostenute in Italia dalla grande coalizione tra centrodestra e centrosinistra.

Il medesimo carattere neoautoritario è rintracciabile nella volontà espressa a più riprese dal Renzi di negare legittimità alle organizzazioni sociali, a partire dalle organizzazioni sindacali, ed in generale di sostituire i meccanismi populisti e plebiscitari al ruolo dei soggetti collettivi organizzati. In questa logica neoautoritaria vanno letti tanto i tentativi di ripristinare la legge Fini-Giovanardi, per quanto chiaramente bocciata dalla Corte Costituzionale, quanto il divieto per coloro che occupano immobili di chiedere la residenza e di allacciarsi ai pubblici servizi, con l’obiettivo di colpire i movimenti e le lotte per la casa.

 

2) I provvedimenti annunciati sul terreno economico costituiscono un insieme in cui accanto ad interventi dal carattere limitatamente redistributivo, si opera per la definitiva precarizzazione dei rapporti di lavoro mentre proseguono le politiche di privatizzazione e di taglio dei servizi.

Riteniamo gravissima l’estensione dell’acausalità del contratto a termine a tre anni. Si potrà prorogare più volte un contratto dalla durata brevissima e al termine dei tre anni sostituire il lavoratore con un nuovo assunto sempre a termine. Come è grave l’intervento sull’apprendistato, attraverso il quale si sancisce per il datore di lavoro la possibilità di assumere nuovi apprendisti beneficiando dei fortissimi vantaggi retributivi e contributivi, senza avere l’obbligo di stabilizzare neppure in parte i vecchi apprendisti, come era sinora.

Si sancisce una sorta di lavoro “usa e getta” che mina la possibilità di organizzare la soggettività delle lavoratrici e dei lavoratori, si accelera il processo di sostituzione tra ciò che resta del lavoro stabile con lavoro precario e povero, senza che per altro si determino elementi di contrasto alla precarietà attraverso l’istituzione di strumenti di sostegno quali il reddito minimo

 

Accanto a questo l’intervento sull’Irpef – se sarà confermato – rappresenta il riconoscimento tardivo ma di un qualche impatto dell’avvitamento della crisi per la compressione dei consumi interni, per salari tra i più bassi d’Europa, per il crollo della capacità di consumo delle famiglie. L’innalzamento della tassazione sulle rendite finanziarie a livello europee – se sarà fatta- è un provvedimento corretto anche se la destinazione delle risorse alla riduzione neppure selettiva dell’Irap, continua ad identificare l’origine dei problemi della nostra struttura produttiva nel fisco, senza fare i conti con il fatto che – come per i salari – anche il costo complessivo del lavoro in Italia è tra i più bassi d’Europa.

 

Ma l’intervento annunciato non risolverà la crisi del paese, diversamente da quanto affermato da Renzi.

Da un lato il provvedimento sull’Irpef non compensa in nessun modo l’entità delle politiche restrittive deliberate nel corso degli ultimi anni i cui effetti continuano a dispiegarsi, dall’altro gli oltre 30 miliardi previsti per le privatizzazioni dal governo Letta e quelli sulla spending review di Cottarelli con i 35 miliardi di tagli al 2016, sono provvedimenti che annunciano entrambi un’ulteriore riduzione del perimetro pubblico. Nel primo caso facendo cassa su quel che resta dell’apparato produttivo anche in quei settori, dai trasporti all’energia, che sarebbero decisivi per un rilancio e una riconversione del sistema produttivo, nel secondo, se le poste restano quelle, con un ulteriore affondo su servizi e lavoro pubblico, già massacrati in questi anni.

L’intervento annunciato da Renzi oltre alla precarizzazione integrale dei rapporti di lavoro ha peraltro due fortissimi aspetti negativi.

Il primo riguarda le stesse politiche fiscali. Che nella situazione attuale non si ragioni neppure di un’imposta patrimoniale è inaccettabile. Ricordiamo che secondo gli stessi dati della Banca d’Italia, la disuguaglianza nel nostro paese, cresciuta durante la crisi, ha raggiunto livelli insostenibili: i dati disaggregati mostrano che l’1% ricchissimo delle famiglie (poco più di 240.000 unità familiari ) da solo detiene il 15% della ricchezza per un valore pari a 1292 miliardi di euro, mentre il 50% delle famiglie più povere cioè 12milioni e 230.000 famiglie non ne detiene che il 9,4% per un valore pari a 810 miliardi. Poco più di 600.000 persone possiedono un patrimonio pari ad una volta e mezzo quello di 31 milioni di persone.

Una patrimoniale progressiva a partire dai 700.000 euro potrebbe generare un gettito tra i 30 e i 35 miliardi, cioè molte risorse in più di Imu e Tasi, ma diversamente da queste colpendo solo il 10% più ricco della popolazione e segnatamente il 5% dei ricchissimi.

Si regalano invece nuove risorse alla proprietà immobiliare attraverso l’abbattimento della cedolare secca che avrebbe un senso se i benefici per il canone concordato andassero insieme all’eliminazione dei privilegi per chi affitta a canone libero.

Né è accettabile che dai benefici fiscali vengano esclusi i pensionati in essere, in un paese in cui 7 milioni e mezzo di persone ricevono pensioni inferiori ai 1000 euro mensili.

Neppure nei provvedimenti annunciati da Renzi c’è un piano per creare lavoro. Lo sblocco di risorse (già stanziate) per scuola e dissesto idrogeologico, potrà avere un qualche impatto ma sarà del tutto insufficiente in un paese in cui i disoccupati effettivi sono 6 milioni.

 

Il CPN di Rifondazione Comunista impegna il partito a promuovere:

 

–       la più ampia opposizione all’Italicum e per il proporzionale.

–       la denuncia degli interventi annunciati da Renzi di aumento della precarietà,  di repressione dei movimenti di lotta e per la casa, l’assenza di un piano per creare occupazione.

– una campagna di mobilitazione per ottenere un congruo aumento delle pensioni e l’istituzione di un reddito minimo per i disoccupati.

–       il rilancio del Piano per il Lavoro, e dei nodi fondamentali su cui si articola: investimenti pubblici e assunzioni dirette, riduzioni d’orario e abrogazione della controriforma Fornero sulle pensioni, salario e reddito minimi.

 

La Segreteria nazionale

 

Programma “L’altra Europa per Tsipras”

Programma “L’altra Europa per Tsipras”

Job act. Nel nome della troika si chiude il cerchio. Il lavoro è una merce. A basso costo.

Job act. Nel nome della troika si chiude il cerchio. Il lavoro è una merce. A basso costo.

Job act. Nel nome della troika si chiude il cerchio. Il lavoro è una merce. A basso costo.

 

No, non era affatto un bluff il Job Act di Renzi. Chi ha pensato che si sarebbe trattato di acqua fresca dovrà ricredersi. Quel piano è contro il lavoro o, per meglio dire, contro i lavoratori e contro il loro diritto di coalizione che è la condizione essenziale per difendere dignità e condizioni di vita accettabili.
Quanto oggi sappiamo è che la manovra si svolgerà in due tempi. Prima, attraverso un decreto, i padroni incasseranno il regalo che reclamavano da tempo: la possibilità di assumere a tempo determinato, per trentasei mesi, fino al venti per cento dell’intero organico aziendale, senza bisogno di prevedere causali di qualsivoglia tipo. Non solo. In quell’arco di tempo l’azienda potrà reiterare il contratto quante volte vorrà. Ciò significa che un lavoratore potrebbe vedersi rinnovare il contratto di settimana in settimana: tre anni con la lama sul collo, in balia del padrone, della sua volontà, dei suoi umori, dei suoi ricatti.
Il secondo intervento, di immediata applicazione, riguarda l’apprendistato, un rapporto di lavoro che la legge in vigore già protrae fino a cinque anni e che è marchiato da una pesantissima decurtazione salariale (la paga base vale il 35% della retribuzione piena) e da una risibile contribuzione. Bene: Renzi vi aggiunge, di suo, che per assumere nuovi apprendisti non sarà più necessario avere prima confermato almeno il 50% di coloro che erano stati assunti in precedenza. Dunque, d’ora in poi, sarà consentito un turn-over illimitato di manodopera giovane, a bassissimo costo, per definizione “usa e getta”. Per sovrapprezzo, “l’obbligo di integrare la formazione di tipo professionalizzante e di mestiere con l’offerta formativa pubblica” diventa un elemento discrezionale.
Il resto del “pacco” sarà confezionato attraverso un disegno di legge che conterrà anche l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori per i nuovi assunti nei primi tre anni, durante i quali, il datore di lavoro che vorrà liberarsi senza “giusta causa” di un lavoratore potrà farlo tranquillamente, non solo senza più rischiare l’obbligo della reintegrazione nel posto di lavoro in ragione di una sentenza della magistratura (a questo avevano già pensato Monti e Fornero), ma senza neppure dovere risarcire il dipendente cacciato elargendogli la mancia di poche mensilità. Poi, passati i tre anni, secondo il Job act l’articolo 18 tornerebbe in auge, ovviamente nella sola forma di lievissimo deterrente economico.
La “magnifica riforma” non spiega però cosa accadrebbe nella probabilissima ipotesi che al termine di quei tre anni di moratoria un lavoratore fosse licenziato e trovasse occupazione presso un’altra azienda: tutto lascia pensare che per lui comincerebbe da capo la via crucis e che il suo destino di “paria” senza diritti si protrarrebbe per un tempo illimitato, forse per sempre.
Il vantaggio consisterebbe, a questo punto, nel ritorno ad un “contratto unico” (per favore: non ci si permetta di chiamarlo “a tempo indeterminato”, visto che il rapporto di lavoro può essere interrotto in ogni momento dal padrone!). Ma anche questa è una colossale bugia. Perché Renzi non ha nessuna intenzione di cancellare quella norma (introdotta nella legislazione lavorista dall’ultimo governo Berlusconi) che prevede la possibilità di derogare, aziendalmente o territorialmente, dai contratti nazionali e persino da leggi dello Stato, ove questa svendita all’incanto fosse condivisa da sindacati e imprese. La previsione di un “salario minimo legale” non risolve il problema: semmai rende superflua e manda al macero tutta la contrattazione di categoria, congedando i sindacati (di cui il segretario del Pd non vede la necessità) e plafonando verso il basso il lvello delle retribuzioni.
Questo è quanto bolle nel pentolone del nuovo uomo della provvidenza: un gigantesco processo di precarizzazione che chiude, abolendola, la stagione del giuslavorismo progressista inaugurato con la legge 300 del 1970.
La cosiddetta flessibilità, squarciato il velo dell’ipocrisia, si tramuta, senza più bardature, in ciò che sempre è stata nelle intenzioni dei suoi ideologhi e dei suoi beneficiari: una colossale manomissione del diritto del lavoro e una compiuta riduzione a merce dei prestatori d’opera.
L’oligarchia liberista che guida l’Europa ha così trovato nel rottamatore fiorentino un degno interprete del senso più profondo delle politiche di austerity.
Se rimanesse un barlume di consapevolezza della strada che è stata intrapresa, il sindacato dovrebbe smettere di commentare tiepidamente ciò che accade. E mettersi di traverso, con tutta la determinazione possibile. Invece si appresta già a proporre palliativi, correzioni ornamentali che non cambiando la rotta la confermano.

 

Dino Greco

in data:16/03/2014

Venezuela, la repubblica degli accattoni

Venezuela, la repubblica degli accattoni

Venezuela, la repubblica degli accattoni

Pubblicato il · in Osservatorio America Latina ·

di Valerio Evangelisti

Il liberalismo è l’ideologia più letale della storia, perché è versipelle. Finge di interessarsi della democrazia, ma in realtà ha a cuore solo il mantenimento di un sistema economico e di comando. Quando questo è minacciato, è pronto a cedere il manganello a versioni di se stesso più brutali. Il fascismo, il nazismo, il militarismo, lo sciovinismo, oppure il semplice autoritarismo. Sotto quei panni, o anche senza mascheramenti, uccide impunito. Ogni giorno, sotto gli occhi di tutti.

E’ il sistema che usava la Chiesa ai tempi dell’Inquisizione. Direttamente non uccideva. Passava la mano al “braccio secolare” (la giustizia civile), che provvedeva ad applicare le sentenze del tribunale ecclesiastico. Formalmente la Chiesa non ha mai bruciato eretici, streghe, ebrei. Non ha mai torturato nessuno. Ci pensava il “braccio secolare”. I De Tormentis dell’epoca (dal nomignolo di Nicola Cocia, capo di una squadretta del ministero degli Interni incaricata di torturare brigatisti veri o presunti, tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta del ‘900) facevano tutto ciò che l’istituzione non si sarebbe permessa di eseguire a volto scoperto.

Cosa c’entra questo con il Venezuela? Il paese demoniaco per antonomasia, agli occhi degli USA e anche della UE, non ha mai violato le regole della democrazia politica. L’assetto attuale ha resistito a ben 18 elezioni, certificate come limpide dai più autorevoli osservatori internazionali. L’ultima è stata quella amministrativa del dicembre scorso. Maggioranza indiscutibile alle forze che si richiamano a Nicolás Maduro, continuatore del programma impostato dal defunto Hugo Chávez. Opzione privilegiata per i poveri, gli sfruttati, gli esclusi da sempre. Limiti allo strapotere del capitale individuale. Nazionalizzazione di ciò che era stato privatizzato. Spese sociali in istruzione, sanità, alloggio, impiego. Formule magari non risolutive, ma per chi abbia conoscenza di prima mano dell’America Latina e delle sue disparità di classe, quasi una rivoluzione. Resa più solida da forme di interscambio continentale (Alba, Mercosur, Petrocaribe, ecc.) capace di prescindere da FMI, Banca Mondiale, Trattati di libero commercio.

Hugo Chávez ha reso autonomo come mai in passato un continente che era sempre vissuto nella più totale subordinazione. Ciò a colpi non di cannone, ma di elezioni vinte. E’ riuscito dove Salvador Allende aveva fallito. La sua arma? Coinvolgere le masse popolari, strappandole all’anonimato e a una vita ai margini. Farle figurare in liste di elettori da cui erano assenti, quando non erano trascurate persino dai censimenti. Porle al centro dei programmi di sviluppo. Ed ecco scuole gratuite, assistenza medica gratuita (chiunque passeggi per una strada messicana resta colpito dal gran numero di storpi, dovuto al costo delle cure), programmi impressionanti di edilizia popolare (mezzo milione di nuovi alloggi), costruzione di università, assegnazione di terre coltivabili, diffusione capillare dell’informatica. I proventi del petrolio usati a beneficio della popolazione, e non delle multinazionali.

Nel 1917 Mario Missiroli, direttore de “Il Resto del Carlino”, scrisse un pamphlet. Si intitolava La repubblica degli accattoni. Denunciava ciò che il socialista Giuseppe Massarenti era riuscito a fare nella sua Molinella. Un quinto del bilancio comunale – che scandalo! – a sostegno dei poveri. Ambulatori gratis, mense gratis, scuole gratis, turnazioni di lavoro per i disoccupati, opere pubbliche concesse alle cooperative. Un enorme spreco di denaro.

Oggi, in riferimento al Venezuela, i Missiroli (divenuto poi fascista, sia pure critico, e firmatario del Manifesto sulla razza), si sprecano. Si chiamano Ciai, Mastrantonio, Morlino, Cotroneo. Detestano la nuova “repubblica degli accattoni”, ribelle al neoliberismo e al nuovo ordine occidentale. Ne condannano l’assistenzialismo, la mania di nazionalizzare i beni di interesse pubblico che erano stati ceduti ai privati, l’insofferenza verso le costrizioni del capitale globale. E, per suggellare la scomunica, chiamano in campo l’autoritarismo. Di Chávez, ma ancor più di Maduro. Non si aspettavano che, morto il loro spauracchio, un altro chavista avrebbe vinto e rivinto. Un ex lavoratore dei trasporti. Per definizione confuso, pasticcione, impreparato in economia.

Non se lo aspettava nemmeno l’opposizione venezuelana. Vista sfumare l’ultima possibilità di rovesciare il governo per via legale ha scelto di rendergli la vita impossibile, in due diverse maniere. La prima economica, con aggiotaggio, accaparramento dei beni, disagi alimentati ad arte, blocchi della distribuzione. Quando Maduro, dopo avere cercato invano il dialogo, ha abbassato per legge il ricarico sul prezzo delle merci dal 1000% al 30% del loro valore monetario, la rabbia è esplosa ed è divenuta violenza di strada, nei quartieri residenziali della capitale e nelle province in mano alla destra. Braccio armato (il “braccio secolare” di cui dicevo), gli studenti delle università private. Loro bersaglio, tutti i simboli dell’assistenzialismo governativo: ambulatori per i poveri, spacci a prezzo politico, case popolari in costruzione, camion per il rifornimento di beni alimentari. Ci sono stati 19 morti, di cui solo quattro attribuibili a uomini in divisa, finiti sotto inchiesta. Gli ultimi due assassinati: un poliziotto e quello che diremmo un pony express, freddati da cecchini. L’agente scortava un autocarro della nettezza urbana che cercava di liberare le strade di un quartiere residenziale bloccato dagli abitanti. Il giovane dava una mano per poter fare il suo lavoro.

Eppure, i media occidentali, nella loro stragrande maggioranza, non amplificano che le voci di una destra pochissimo presentabile, che denuncia “torture” (documentate a furia di rozzi collages: vedi qui), “miseria” (in realtà l’ultima delle preoccupazioni dei ceti privilegiati, tanto è vero che i loro figli devastano per prima cosa i supermercati con prezzi controllati), “repressione” (gli arrestati vengono regolarmente rimessi in libertà, a parte il sobillatore Leopoldo López, legato al Tea Party statunitense) e, naturalmente, “dittatura” (sebbene tutti i quotidiani del paese siano in mano all’opposizione). L’intento sembra essere quello di “fare come in Ucraina” o di provocare un intervento esterno. Peccato che ne manchino completamente le condizioni.

Resisterà la repubblica degli accattoni all’offensiva dei Missiroli del XXI secolo? Certo, la sua colpa è grave. Ha rifiutato il neoliberalismo, questa magica ideologia che, come chiunque può vedere ogni giorno, crea ricchezza a fiumi, occupazione, benessere diffuso in ogni parte del mondo. Chissà come mai gli accattoni, invece di pentirsi e di sottomettersi alla giusta punizione squadristica, paiono affezionati al loro modello obsoleto e inefficace, incentrato sui bisogni.

Forse la masnada è ancora condizionata da colui che Oliver Stone, nel documentario che presentiamo qui sotto (in spagnolo), ha il coraggio di chiamare “Il mio amico”.

 

RENZI E LA CGIL

RENZI E LA CGIL

RENZI E LA CGIL

Quel terribile applauso che nella trasmissione di Fazio ha sottolineato un passaggio particolarmente reazionario di Renzi fa venire i brividi. Il Presidente del consiglio ha affermato che farà lavorare i disoccupati, e se i sindacati si opporranno pazienza.

Quindi secondo Renzi e il pubblico di Fazio i sindacati sarebbero contrari a far lavorare i disoccupati, quindi i disoccupati  ci sono anche per colpa loro. È una vecchia baggianata che periodicamente percorre gli umori della destra: i sindacati hanno rovinato l’Italia  e ora il presidente nuovo e moderno la fa sua, approfittando della crisi evidente e della burocratizzazione di CGIL CISL UIL.  In questo modo Renzi strizza un occhio a chi verrebbe sindacati più forti ed efficaci e un altro a chi non li vorrebbe in nessun modo. È questo il suo modo di non essere né di  destra, né di sinistra, cioè di essere di destra stando formalmente a sinistra.

Avendo passato un bel pezzo di vita sindacale a contestare la concertazione, posso ben dire che non sono a lutto per la sua fine, però non posso non tenere conto del fatto che essa cade dal lato della finanza, delle banche e delle multinazionali, e non da quello dei diritti del lavoro. Socialmente cade da destra.

Noi che la contestavamo da sinistra abbiamo più volte denunciato il fatto che lo scambio che stava alla base della concertazione, rafforzamento del ruolo istituzionale di CGIL CISL UIL in cambio della loro disponibilità ad accettare la regressione del mondo del lavoro, aveva qualcosa di insano. Questo scambio, il  sindacato come istituzione  stava meglio mentre per i  lavoratori andava sempre peggio, non poteva durare all’infinito.

Renzi e il sistema di potere che lo ha messo lì e che oggi lo sostiene sono ingenerosi. Grazie alla collaborazione o non opposizione dei grandi sindacati abbiamo avuto la caduta dei salari, la precarizzazione di massa per legge, il peggioramento delle condizioni di lavoro, un sistema pensionistico che è tra i più feroci ed iniqui di Europa. Appena insediato come ministro dell’economia, Tommaso Padoa Schioppa spiegò  che il suo governo, quello di Prodi, aveva gli stessi obiettivi di quelli della signora Thatcher, solo li voleva realizzare con la collaborazione e non con lo scontro con i sindacati.

Fino alla crisi la concertazione ha funzionato e lor signori dovrebbero essere riconoscenti alla moderazione sindacale. Ora però non serve  più, con le politiche di austerità e i diktat della Troika, anche la sola immagine di essa non piace ai signori dello spread,  per i quali il sindacato è negativo in sé. Come diceva  il generale Custer degli indiani, per chi guida la finanza e ci giudica sulla base dei propri interessi, il solo sindacato buono è quello morto. Già nel libro verde del ministero del lavoro gestione  Sacconi,  si chiedeva il passaggio dal regime della concertazione a quello della complicità con le imprese.  E questa è stata la richiesta dalla lettera BCE del 4 agosto 2011, assunta da Berlusconi che sperava così di salvarsi, e poi resa operativa da Monti.

Renzi è un puro continuatore di questa politica, ma è lì perché ha  il compito di costruire attorno ad essa quel consenso che non ha mai avuto. Per questo dopo aver sostenuto Marchionne contro la FIOM, ora cavalca lo scontento sacrosanto che c’ è verso la passività di CGIL CISL UIL , ma per colpire il sindacato non per rafforzarlo. Renzi ha lamentato che la CGIL si svegli dopo aver dormito venti anni, ciò che vuole è che quel sonno continui per sempre.

Alla crisi e alla ritirata dell’azione sindacale Susanna Camusso e Maurizio Landini stanno reagendo in due modi conflittuali tra loro e comunque sbagliati.

La segretaria generale della CGIL difende la linea ed i comportamenti della CGIL di oggi, ne nega la burocratizzazione e la passività e ripropone la concertazione su scala ridotta, come azione comune delle cosiddette parti sociali, sindacati e Confindustria tutti nella stessa barca. L’accordo del 10 gennaio é una disperata difesa della  casa che crolla, ma  in realtà aggrava la crisi democratica del sindacato attraverso regole autoritarie e corporative.

La risposta di Landini parte dalla giusta denuncia di questa crisi democratica,  ma poi finisce per scegliersi con interlocutore proprio quel Renzi che è avversario politico di un sindacato davvero rinnovato.

Camusso, per non cambiare, si aggrappa all’intesa con CISL UIL e Confindustria, così prestando il fianco alla demagogia renziana contro le caste sindacali.

Landini, che afferma di voler cambiare, si aggrappa a Renzi, così compromettendo tutto il senso della sua battaglia.

Entrambe queste scelte sono il segno che la CGIL è una organizzazione in piena crisi, i cui gruppi dirigenti hanno sinora tentato tutte le strade tranne una.  Quella di rompere con i palazzi della politica e del potere e con ogni collateralismo con il centrosinistra, per ricostruire la piena autonomia di azione sociale.

Il sindacato deve cambiare e la sfida  di Renzi va raccolta, ma proprio per lottare meglio contro il suo governo, ultimo esecutore delle politiche di austerità.

 

Il bellissimo film americano Fronte del porto negli anni 50 denunciava la corruzione nel sindacato. Questa c’era davvero, ma il film si collocava nella campagna maccartista per colpire la sinistra radicale e i comunisti, e in particolare il sindacalismo conflittuale educato dalle lotte degli anni della presidenza Roosvelt.

Alla fine la corruzione sindacale rimase tutta, ma il sindacato era stato epurato proprio dei suoi elementi più combattivi. Un contributo lo diede anche l’ attore e futuro presidente Ronald Reagan, con le sue denunce contro i militanti radicali nel mondo dello spettacolo.

Giorgio Cremaschi

 

Stato dell’arte dei processi in corso per Medicina Democratica e AIEA

Stato dell’arte dei processi in corso per Medicina Democratica e AIEA

Stato dell’arte dei processi in corso per MD e AIEA

COMUNICATO SUI PROCESSI IN CORSO (MD E AIEA)

Essere presenti in alcuni (diversi) processi penali che riguardano la salute e la sicurezza sul lavoro

ha il significato di chiedere giustizia per le vittime, ma anche di utilizzare il loro contesto (rinvio

a giudizio, dibattimento, requisitoria, arringhe, sentenza) per mostrare l’estrema necessità della

prevenzione. Dentro e fuori i luoghi di lavoro. E’ importante modificare alcuni meccanismi che

li rendono difficili, molto lunghi nel tempo e farraginosi, a volte con conclusioni parziali o nulle

(causa la sopravvenuta prescrizione). L’iniziativa che si svolgerà giovedì 13 presso il Senato

ella Repubblica, indetta dal Coordinamento delle associazioni delle vittime e degli ex esposti

all’amianto, si prefigge questo obiettivo: por mano al conflitto di interesse, alla prescrizione, alle

inadempienze, soprattutto in termini di risarcimento, da parte degli imputati condannati.

Iniziamo dal secondo processo contro gli imputati della ex clinica Santa Rita di Milano

MD parte civile con l’avv. Margherita Pisapia), che non riguarda l’ambiente di lavoro, ma

ugualmente il diritto alla salute. E’ in corso la requisitoria del Pubblico Ministero (che terminerà

mercoledì), quindi dopo le arringhe delle parti civili e quelle delle difese si arriverà a sentenza

abbastanza velocemente. Il PM, Tiziana Siciliano, all’inizio della sua requisitoria si è chiesta

perché è successo quanto ormai a tutti noto: perché tanta sofferenza è stata provocata in decine

(oltre un centinaio di persone) che si erano recate in ospedale per ridurre o eliminare le loro

sofferenze. Alcune sono pure decedute, secondo l’accusa a causa delle operazioni chirurgiche

indebitamente eseguite. Il PM ha ripercorso la storia della clinica e ha fatto notare che il padrone

(o il titolare) della clinica, il notaio Pipitone era un uomo molto ricco che ha pensato ad un certo

punto di investire in sanità. Si può investire nella produzione di scarpe – ha aggiunto – ma si può

anche investire in sanità. In un caso e nell’altro lo scopo è quello del profitto, per cui il nostro

notaio ha agito per rendere pratico il suo obiettivo, incontrando persone – in questo caso medici –

consenzienti ed impegnati per quell’obiettivo. Ecco il perché.

Non molto diverso dai processi per amianto….

La requisitoria prosegue con l’intervento dell’altro PM che si è presa 10 ore per raccontare caso

per caso come sono avvenuti i fatti. La conclusione della colpevolezza degli imputati è evidente. Il

“quantum” sarà alla fine esplicitato.

Un altro processo avviato a conclusione è quello contro ILVA che si svolge a Taranto e riguarda

l’amianto. E’ solo un assaggio di quello che si sta preparando, di cui sono state recentemente chiuse

le indagini, e di cui si attende il rinvio a giudizio. Sarà un processo di una dimensione molto grande,

addirittura superiore a quello contro ETERNIT a Torino (di cui si attende il giudizio di cassazione).

L’avv. Stefano Palmisano, parte civile per AIEA ha già svolto la sua arringa smontando pezzo per

pezzo la cd teoria della “trigger dose” , citando in particolare la Cassazione Fincantieri (dove Md

era altrettanto parte civile con un ruolo assolutamente importante per non dire preminente). Una

teoria che risulta essere l’unico riferimento delle difese, ormai diventata un’evidente invenzione del

tutto priva di significato probante. In quel processo sono a giudizio 28 imputati, fra cui i Riva, per

15 vittime dell’amianto (e dei Riva).

In attesa della sentenza, MD e AIEA dovranno decidere se si avrà possibilità di costituirsi parte

civile nel successivo più grande processo contro ILVA (e non solo).

Mentre a Venezia davanti alla Corte d’Appello avrebbe dovuto esserci l’udienza definitiva con

sentenza del processo contro gli imputati della Marina Militare (MD e AIEA parte civile con l’avv.

Patrizia Sadocco), assolti in primo grado davanti al giudice di Padova. Non tutti gli avvocati della

difesa sono stati ascoltati per impedimento di uno di questi, quindi, alla fine, l’udienza conclusiva

è stata spostata al 14 luglio. Nel frattempo, ovvero il 25 marzo, davanti al GUP di Padova si aprirà

il procedimento “Marina 2” con 14 imputati e oltre un centinaio di vittime. Avv. Per AIEA e MD

Laura Mara. Impegnato a seguire il processo per le medesime associazioni sarà Paolo Nardin.

Sempre a Padova vi è stata l’assoluzione dell’imputato Milani, datore di lavoro dei due operai

rumeni morti bruciati nella Fonderia Anselmi, ad opera del medesimo giudice che ha mandato

assolti gli imputati della Marina Militare. Tutta la responsabilità è stata attribuita alla Fonderia. Una

sentenza quasi priva di motivazioni che facilmente potrà essere ribaltata in Appello.

MD e AIEA si presenteranno nei prossimi giorni anche in due nuovi procedimenti sempre per

morti da amianto: contro ANSALDO-FRANCO TOSI di Legnano e contro ALFA ROMEO di

Arese davanti al Tribunale di Milano, dove continuano gli altri processi Pirelli 1, Pirelli 2 e Enel di

Turbigo.

Fulvio Aurora

Milano, 11.03.2014

Le tecniche del colpo di stato “democratico”. Ancora Occidente contro Oriente e contro Sud

Le tecniche del colpo di stato “democratico”. Ancora Occidente contro Oriente e contro Sud

Le tecniche del colpo di stato “democratico”. Ancora Occidente contro Oriente e contro Sud

di Giorgio Riolo

L’egemonia Usa nel mondo agisce in un contesto molto cambiato dai tempi della guerra fredda, del mondo bipolare (o tripolare, se consideriamo anche i movimenti di liberazione e i paesi non-allineati). Oggi non è assoluta e indiscussa. Nuovi attori e nuovi competitori si sono affacciati. Tuttavia gli Usa giocano le loro carte per mantenere questa egemonia, repubblicani e democratici al governo, non importa.

Le guerre umanitarie e l’esportazione della democrazia sono i mezzi, i veicoli preferiti in questa fase per mantenere un ordine mondiale a loro favorevole, economicamente e geostrategicamente. Per esempio, il contesto attuale e i cambiamenti dei rapporti di forza in America Latina non consentono un bel colpo di stato, brutale e sanguinoso, come si faceva nei bei tempi andati, come in Cile nel 1973. In Venezuela, contro Chavez e la rivoluzione bolivariana, gli Usa ci tentano in vari modi. Nell’aprile 2002 tentarono sempre con i loro scherani interni, “oppositori democratici”, ma troppo palese fu l’ingerenza. Ora in America Latina esistono alleanze regionali importanti antiegemonia Usa e i giochi si complicano.

Oggi la strategia obbligata è quella del colpo di stato “democratico”, la cui fenomenologia è varia e i cui attori variano, ma possiamo individuare alcune costanti. Si tratta di favorire, alimentare, foraggiare con milionate di dollari, addestrare, attraverso varie Ong (di preferenza Usaid e soprattutto Ned, nata nel 1983 per volere di Reagan  e controllata dal Congresso, quindi da democratici e repubblicani assieme e con l’apporto del sindacato Usa Afl-Cio), dei “movimenti” locali, spontanei anche, per definizione “democratici” e indirizzarli verso il fine voluto, rovesciando i governi a loro invisi, anche democraticamente eletti. Per esempio, Yanukovich in Ucraina, a suo tempo eletto nel 2010 (con tanto di dichiarazione di Soares dell’Osce “impressionante manifestazione di democrazia”). Questo è avvenuto in Serbia, in Georgia, in Ucraina con la cosiddetta “rivoluzione arancione” del 2004, nata e costruita per evitare il secondo turno delle elezioni che avrebbe vinte Yanukovitch, in Kirghisistan, prima alleate della Russia. Va da sé, per creare un cordone attorno alla Russia, dal punto di vista geostrategico, con tanto di presenza della Nato, e per giocare la partita sul gas e sul petrolio e sugli oleodotti-gasdotti, dal punto di vista economico.

Questa descrizione naturalmente prescinde dalla presentabilità o meno dei governi o dei despoti o degli oligarchi al potere che si rovesciano. Ladrone di stato Yanukovich, ma ladronissima e oligarca la signora del gas con la treccia a mo’ di santarellina Timoscenko. Non si tratta di questo. Si tratta solo di smascherare l’immane ipocrisia di questa dinamica. Il buon samaritano del mondo agisce sempre per “la salvaguardia democratica e per l’aiuto umanitario alla popolazione”. Con tanto di apporto dei media occidentali (fondamentali, attori indispensabili della manipolazione delle coscienze), di uso sapiente di tecnologie sociali e comunicative (Facebook e Twitter in primo luogo, alla faccia degli esaltatori di questi “social network” a sinistra). Come truppe ausiliare, come indispensabile apporto c’è anche l’immane cretinismo “democratico”, del political correct del centrosinistra, di varia natura e storia, in Occidente. In Italia, in modo esemplare con tanto di giornalisti e di giornaliste in quota centrosinistra (soprattutto giornaliste), sempre “democratiche”, infervorate, “sul campo”, zelanti come poche. Ricordiamo, per completare, il nostro attuale capo del governo con l’immancabile uscita “non possiamo non ascoltare il grido di dolore che si leva dal popolo ucraino” e via cretinando.

Immanuel Wallerstein giustamente ricorda che gli Usa si danno da fare per scongiurare l’asse Parigi-Berlino-Mosca e quindi il costituirsi di un polo autonomo europeo. Meno persuasivo, a mio modesto parere, quando dice che gli Usa guardino al Pacifico, per giungere perfino a costituire un polo con la Cina. Tutto opinabile.

L’Ucraina. Occorreva approfittare della questione se accettare o meno l’accordo di libero scambio con l’Europa (naturalmente a svantaggio dell’Ucraina). Piazza Majdan non vedeva solo in azione i vari partiti filoccidentali di Klitschko e della Timoshenko ma anche la massiccia presenza dell’estrema destra di Svoboda (che si rifà al collaborazionista dei nazisti Stepan Bandera) e del Settore Destro, ben armati e inquadrati a controllare la piazza. La tattica è sempre quella: la piazza è non-violenta e “democratica”, le forze governative violente e repressive. Cecchini ben addestrati e infiltrati colpiscono dimostranti e forze di polizia. Nel caos si guadagna sempre. Il risultato è il governo autoproclamato con gli “americani” Turchinov e Yatseniuk (ampiamente fotografati con la plenipotenziaria Usa per l’Europa e l’Eurasia neocon Victoria Nuland, la quale graziosamente chiama il suo protetto autoproclamato primo ministro “Yatsi”) e con il neo procuratore generale Mahnitsky di Svoboda alla sua testa.

La Russia di Putin, nella nuova versione della guerra fredda, gioca le sue carte e vedremo come va a finire. La secessione di Crimea e dell’Ucraina orientale filorussa è il risultato, come paventavano analisti realisti italiani, per niente prorussi, come Sergio Romano e Fabio Mini. Quest’ultimo, a suo tempo, comandante delle truppe italiane in Kosovo. E a proposito di Kosovo, ricordiamo la madre di tutte le nefandezze, la guerra dei Balcani del 1999 e l’allora, benedetta dall’Occidente, secessione del Kosovo. Infine è intervenuto il sinistro e realista Kissinger, dicendo apertamente che se si agisce così sotto casa della Russia, anche con il voler mettere basi Nato non solo in Polonia e Lituania, ma anche in Ucraina, il minimo che ci si può attendere è la violenta reazione della Russia.

In Venezuela, la partita è altrettanto importante. Per mezzo delle solite Ong Usa, soprattutto la Ned, si fanno arrivare tanti soldi alla opposizione. Oggi a Leopoldo Lopez. Sempre la feroce oligarchia venezuelana, ancor più rabbiosa perché, malgrado la scomparsa dell’arciodiato meticcio Hugo Chavez, il chavismo resiste e anzi viene legittimato dalle elezioni presidenziali dell’aprile scorso e dalle recenti elezioni amministrative. Dimostrazioni di giovani delle classi medie cittadine, amplificate a dismisura dai media occidentali, vengono indirizzate e anche qui agiscono cecchini professionisti che debbono colpire poliziotti e dimostranti per creare caos. I media occidentali, zelanti sempre, a diffondere, per esempio, la foto della giovane modella colpita e portata in moto in ospedale per poi scoprire che a ucciderla è una pallottola di arma non in dotazione alla polizia. E così è avvenuto per altri morti in questi giorni.

Per chiudere questa nota. A piazza Majdan si è fatto vedere immancabilmente Bernard Henry Levy, detto Bhl, per la rapidità con cui si muove e porta a destinazione la sua persona. E’ ridicola la foto che lo ritrae in posa sulle barricate, con tanto di fotografi e di scorta di chi controlla la piazza. Questo ineffabile trombone postsessantotino, o sedicente tale, sedicente allievo di Jean Paul Sartre. Di quel filone comunque parolaio, modernizzatore e “democratico”, filone, ahinoi, molto presente e prolifico, che dal Sessantotto è scaturito. Di chi si sente autorizzato a parlare sempre e comunque, facendo professione, continuamente, sempre, di anticomunismo e di antimarxismo, ma “democratico”, anzi in odore di essere “di sinistra”, che usa l’accusa di antisemitismo come fosse una clava, come intimidazione, a ogni pie’ sospinto, gratuitamente, contro chi non la pensa come lui. Ebbene, ha detto, dopo la visita a Majdan, “una piazza democratica senza ombra di dubbio”. Alla faccia dei trucidi nazistoni di Svoboda e di Settore Destro, le cui manifestazioni di xenofobia e di antisemitismo sono universalmente note e palesi.

Per concludere veramente. La controinformazione è un pezzo importante di questa partita. Essendo la formazione del giudizio critico, del pensiero autonomo, un problema, anche a sinistra. Ho sentito personalmente esponenti di sinistra alternativa (non moderata, “democratica”, di cui sopra) accusare Chavez di antisemitismo a causa della sua sacrosanta condanna di Israele e del suo adoperarsi nel creare l’alleanza-cartello in funzione antimperialistica, a mo’ di novella Opec, dei paesi produttori di petrolio, incluso quindi l’Iran.

Molta controinformazione è prodotta all’estero. Cito solo quelli che ho consultato in internet e nella newsletter regolarmente inviatami: Other News (in inglese e in spagnolo), InvestigAction del belga Michel Collon, Carta Maior del Brasile. Ma molti altri esistono. In Italia soffriamo ancora dei retaggi storici del provincialismo. Ma anche della subordinazione atlantica.

Questa nota è dedicata a Hugo Chavez Frias, leader venuto dal popolo e in profonda sintonia con il sentire popolare. Catalizzatore impressionante delle migliori energie popolari venezuelane, dei giovani e delle giovani in primo luogo. A un anno dalla sua prematura scomparsa.

 

 

Costituito anche a Pavia il comitato provinciale a sostegno della lista “L’Altra Europa per Tsipras”

Costituito anche a Pavia il comitato provinciale a sostegno della lista “L’Altra Europa per Tsipras”

Affollatissima la prima riunione del Comitato provinciale di sostegno alla lista “L’ALTRA EUROPA PER TSIPRAS” che si è tenuta a Pavia lunedì 10 marzo, moltissime persone sono rimaste in piedi per esaurimento posti a sedere, altre hanno seguito l’iniziativa addirittura dal marciapiede fuori dalla porta.

Sostenitori determinati ad attivarsi  per la lista che ha in  programma di cambiare profondamente le politiche europee a partire dagli obiettivi di porre fine all’austerità, di avviare la trasformazione ecologica della produzione associata alla creazione di nuova occupazione, e riformare le politiche dell’immigrazione.

La prima azione in cui sono impegnati gli attivisti è quella di raccogliere circa 1.800 firme di sottoscrittori in provincia di Pavia in meno di un mese. Perciò nelle prossime settimane si faranno iniziative, incontri, dibattiti e banchetti in tutti i principali centri del territorio provinciale. Nel corso della riunione sono stati distribuiti ai referenti delle varie zone ben 45 moduli da utilizzare per la raccolta firme.

Per organizzare un banchetto è necessaria la presenza di una vera squadra di attivisti, compreso un consigliere comunale o provinciale abilitato ad autenticare le firme. Diversi consiglieri comunali hanno già comunicato la  propria disponibilità per autenticare le firme raccolte, è inoltre assicurata la preziosa disponibilità di un consigliere e di un assessore provinciale contattabili ai seguenti recapiti:

–          Ezio Stella, consigliere provinciale, tel 335 6009555 – mail:  ezio.stella@alice.it

–          Franco Osculati, assessore provinciale, tel 340 5858698 – mail:  osculati@unipv.it

Fin dai prossimi giorni si riuniranno i gruppi operativi di Voghera, di Vigevano e di altri centri della provincia per elaborare specifici piani d’azione. Lo scopo principale di questa prima fase di mobilitazione è quello di  assicurare a tutti i cittadini la possibilità di sostenere la lista con la propria firma. Ogni dieci giorni si riunirà il comitato provinciale per la verifica degli obiettivi raggiunti e il coordinamento delle iniziative.

I Media locali saranno invitati ad una conferenza stampa che si terrà a Pavia, sempre nella sala di via Ferrini 8, MARTED’ 18 MARZO ALLE ORE 11,00.

Il comitato ha individuato la referente provinciale nella persona di Antonietta Bottini –

tel 335 6819546 la quale ha già provveduto ad attivare un indirizzo mail : listatsipraspv@gmail.com

Le cose sono dunque avviate con una buona spinta di entusiasmo, per avere risultati concreti c’è bisogno della adesione e coinvolgimento di moltissime altre persone. Fate girare la voce!

Antonietta Bottini

PS link per due volantini informativi

http://www.listatsipras.eu/raccolta-firme/materiali/item/download/101_e7866dce245e03e7fca81479f8f23f16.html

http://www.listatsipras.eu/raccolta-firme/materiali/item/download/102_bacfe7eaf2274f917877b16bdb8bb4ef.html

 

VIGEVANO: PROSEGUE LA RACCOLTA FIRME DI RIFONDAZIONE A SOSTEGNO DEL “PIANO PER IL LAVORO”

VIGEVANO: PROSEGUE LA RACCOLTA FIRME DI RIFONDAZIONE A SOSTEGNO DEL “PIANO PER IL LAVORO”
VIGEVANO: PROSEGUE LA RACCOLTA FIRME DI RIFONDAZIONE A SOSTEGNO DEL “PIANO PER IL LAVORO”
 
Prosegue la racconta di firme in calce alla proposta di legge di iniziativa popolare intitolata “Piano per il lavoro e l’economia ecologica e solidale” avviata in tutta Italia dal Partito della Rifondazione Comunista.
A Vigevano, dopo le iniziative messe in cantiere nel mese di febbraio, i militanti del circolo locale del Prc saranno nuovamente presenti presso il mercato cittadino nelle mattinate di sabato 15 marzo e di sabato 29 marzo con un “banchetto” per la raccolta delle firme dei cittadini vigevanesi che vorranno sostenere questa iniziativa popolare, che sarà presentata in Parlamento nel prossimo mese di maggio.
«Il Piano – sottolineano i militanti vigevanesi di Rifondazione Comunista – persegue l’obiettivo di creare occupazione attraverso il rilancio dell’intervento pubblico in economia e la riduzione dell’orario di lavoro, indicando anche dove trovare le risorse necessarie per la creazione di nuova occupazione nella riqualificazione industriale e nella riconversione ecologica e solidale dell’economia, nonché nella produzione pubblica di beni collettivi: la salvaguardia della natura, l’economia della conoscenza, la cura delle persone».

E’ possibile firmare per la presentazione in Parlamento di questa proposta di legge anche rivolgendosi presso la Segreteria Generale del Comune di Vigevano negli orari di apertura al pubblico.

PREMIATE A ROMA DALLA CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE E DALL’ASSOCIAZIONE A SUD LE DONNE BRACCIANTI DEL PRESIDIO PERMANENTE DI CASTELNUOVO SCRIVIA

PREMIATE A ROMA DALLA CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE E DALL’ASSOCIAZIONE A SUD LE DONNE BRACCIANTI DEL PRESIDIO PERMANENTE DI CASTELNUOVO SCRIVIA

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L’associazione A Sud in collaborazione con la Casa Internazionale delle Donne e con il sostegno della Commissione delle Elette del Comune di Roma , in occasione della terza edizione del Premio Donne, Pace, Ambiente in ricordo di Wangari Maathai (ATTIVISTA  KENYOTA PER L’AMBIENTE E LE LOTTE SOCIALI), ha premiato a Roma, giovedì 6 marzo, DIVERSE REALTA’ TERRITORIALI DI DONNE  in  LOTTA, provenienti da TUTTA ITALIA.

 

Hanno ricevuto i premi: Passeggini Rossi da Brindisi, in lotta contro inceneritori e centrali a carbone in una zona già satura (premio Aria); le donne  che lottano contro camorra e sversamento di rifiuti tossici in Campania, appartenenti a diversi comitati della Terra dei Fuochi (No discarica di Chiaiano, comitati di Giugliano e Acerra, le mamme che hanno perso i loro bimbi, “Angeli Guerrieri”) per la sezione Fuoco;

le donne del Comitato Acqua Pubblica Lazio (premio Acqua) per la lotta in difesa della pubblicizzazione dei servizi e dei beni comuni, in particolare della rete idrica; le donne del Presidio Permanente di Castelnuovo Scrivia, per la lotta in difesa dei diritti sociali , del lavoro e di un’agricoltura etica e sostenibile (premio Terra).

 

Siamo molto felici per questo premio : per noi è molto importante che venga riconosciuta la nostra lotta contro lo sfruttamento, il razzismo, i licenziamenti e la speculazione di un sistema che costruisce profitto sulla pelle dei braccianti.

Importante anche la messa in rete delle esperienze tra le diverse realtà, che si terranno in contatto ed organizzeranno iniziative ed eventi tutte insieme, importante anche il racconto e le testimonianze delle braccianti di Castelnuovo, evidentemente interessanti e degni di riconoscimento e rispetto per le istituzioni romane e per i giornalisti presenti, appartenenti anche a testate nazionali, quanto ignorati e devalorizzati dalle istituzioni locali. Il silenzio di Prefettura, Provincia , Comuni ed organismi di controllo, di fronte ad un problema enorme ed evidente, è ormai inqualificabile.

 

La nostra lotta va avanti, non ci fermeremo.  Da oggi lo facciamo con una rete di relazioni in più, consapevoli che questo potrà essere un ulteriore mezzo per tenere i riflettori accesi- anche nazionalmente oltre che localmente- su una vicenda che in troppi vorrebbero chiudere e silenziare..e invece, no. Non staremo zitti.

PRESIDIO PERMANENTE  di CASTELNUOVO SCRIVIA

 

Le donne della Snia di Pavia e lo sciopero del Marzo ’44

Le donne della Snia di Pavia e lo sciopero del Marzo ’44

Al segnale dello SCIOPERO del MARZO ’44, TUTTE LE DONNE DELLA SNIA DI PAVIA, sciolgono i fazzolletti, li agitano come bandiere di riscossa, fermano le macchine e fanno quadrato al fianco degli altri operai. In prima linea nello sciopero per il pane e la pace c’è PIERA PAVESI, la moglie di un partigiano fucilato a Cigognola. A lei e a tutte le sue compagne, dedichiamo questo otto marzo di memoria e di lotta.