Archivio for aprile, 2014

Aldrovandi, al congresso Sap ovazione per agenti condannati. La madre di Federico: “Paura e ribrezzo”. Ferrero (Prc): “Schifosi, intervenga il governo”

Aldrovandi, al congresso Sap ovazione per agenti condannati. La madre di Federico: “Paura e ribrezzo”. Ferrero (Prc): “Schifosi, intervenga il governo”

Aldrovandi, al congresso Sap ovazione per agenti condannati. La madre di Federico: “Paura e ribrezzo”. Ferrero (Prc): “Schifosi, intervenga il governo”
Ben cinque minuti di applausi e ovazione per tre dei quattro agenti condannati in via definitiva per la morte di Federico Aldrovandi: Paolo Forlani, Luca Pollastri ed Enzo Pontani. E’ quanto accaduto nel pomeriggio di oggi, 29 aprile, durante il congresso nazionale del Sap, il sindacato autonomo di Polizia, in corso a Rimini.

I tre agenti presenti al congresso del Sap sono stati condannati dalla Corte di Cassazione il 21 giugno del 2012 per eccesso colposo in omicidio colposo a tre anni e sei mesi, tre anni dei quali coperti dall’indulto.

«Sono allibita, è una cosa terrificante. Non se quelle mani che applaudono mi fanno più paura o ribrezzo. Forse entrambe le cose», sono le prime parole della mamma di Federico Aldrovandi, Patrizia Moretti.

«Come fanno i tutori dell’ordine – ha detto ancora la madre di Federico interpellata dall’AGI – ad applaudire questi agenti condannati? È una cosa terrificante», le parole della donna che ha assicurato di rivolgersi al capo dello Stato Giorgio Napolitano per chiedergli se è possibile che in uno Stato succedano episodi simili.

Nell’esprimere la mia solidarietà e quella dei compagni e delle compagne di Rifondazione Comunista a Patrizia, vorrei fare due considerazioni. Questo applauso ci dice che una parte della polizia è fatta da individui schifosi che applaudono chi ha ucciso a sangue freddo un diciottenne indifeso. Un applauso di questo tipo ce lo si potrebbe aspettare in una riunione della mafia, in una riunione di criminali, difficile immaginare come uomini e donne che dovrebbero garantire l’applicazione della legge possano applaudire chi ha ucciso a sangue freddo un ragazzo indifeso. In secondo luogo questo applauso ci dice che c’è un problema politico: una parte della polizia ha maturato un tale spirito di corpo da ritenersi in guerra con la società italiana, da considerare nemici coloro che stanno dall’altra parte. Non solo nelle manifestazioni, ma anche per strada. Questo pone un problema politico di prima grandezza perché parla della crisi verticale della democrazia. Di fronte a questo livello di degrado io non penso che occorra passare ad urlare ACAB. Non tutti i poliziotti sono espressione di questa sottocultura criminale e non ci possiamo permettere una situazione in cui ACAB diventi la realtà. Per questo il Ministro degli interni e il capo della polizia devono intervenire duramente. cosa dicono Pansa e Alfano? Quell’applauso non è un fatto privato, è un atto politico e come tale deve essere punito. Per questo vorremmo sentire la voce di altri poliziotti, perché i primi nemici dei poliziotti democratici sono i poliziotti che applaudono gli assassini di un ragazzo di 18 anni.

Diario di viaggio di Nicoletta Dosio: Vigevano 26 aprile

Diario di viaggio di Nicoletta Dosio: Vigevano 26 aprile

Diario di Viaggio: Vigevano 26 aprile
27 aprile 2014Diario di viaggioredazione
Lasciamo Bussoleno e la festa in strada che parla di Resistenza passata e presente: ci attende un’altra piazza dove si parlerà di un’ unione europea nata male e andata avanti peggio, un’Europa da distruggere, per costruire l’altra Europa , quella della pace nella giustizia sociale.
Ci accoglie una regione di risaie che si stende dal Vercellese, al Novarese, fin sotto le colline dell’Oltrepo. Terra nera e acque: E’ cominciato l’allagamento dei terreni; per il momento sono grandi pozze, ma presto sarà un mare.
Vigevano, la città che conobbi nei romanzi di Lucio Mastronardi, ci attende in una piazza del sabato pomeriggio, splendidamente rinascimentale, gremita di gente a passeggio, di caffè affollati.
I compagni hanno preparato un palco con striscioni e bandiere rosse al vento, tra cui spicca la scritta NO TAV, insieme all’arcobaleno della pace e alla bandiera palestinese. Sul fondo il ritratto di Hugo Chavez, cui è intitolato il Circolo PRC.

Dal palco si alzano nell’aria festiva le note delle canzoni popolari, canti sempre attuali che raccontano le trincee maledette, la dura vita delle mondine, lo sberleffo ribelle di chi non si arrende.
Qui batte il cuore operaio e contadino di una cultura che resiste alla becera grettezza leghista e nulla ha da spartire con l’opportunismo di un centrosinistra transgenico.
Perché esiste un’altra faccia di quest’apparente serenità e benessere: la delocalizzazione dell’artigianato del cuoio verso continenti dove manodopera e materie prima non costano niente e dove si può inquinare impunemente; una precarietà fatta di fabbrichette che mettono gli operai in cassa integrazione e li richiamano al lavoro solo se accettano di vedersi abbassare la qualifica e lo stipendio.
E che dire di quanto succede nella scuola dell’obbligo, che, secondo la Costituzione, dovrebbe essere gratuita e non discriminatoria? La disparità comincia fin da piccoli. In ossequio al patto di stabilità, il Comune ha negato la mensa scolastica gratuita ai bambini le cui famiglie non possono pagare. Succede cosi che in una scuola elementare esistano differenti locali – mensa: quello al primo piano, pulito, chiaro e arioso, con pasti caldi per i paganti; l’altro nel seminterrato, umido e sporco, per gli scolari che si portano il pranzo da casa, i poveri, per la maggior parte figli di immigrati.
E’ sera quando ripartiamo. La strada costeggia per un tratto la ferrovia da sempre a binario unico, “con treni scarsi e perennemente in ritardo, croce dei tanti pendolari” racconta chi ci accompagna. Eppure era stata stanziata un’ingente somma per il raddoppio della tratta e l’allargamento del ponte ferroviario; “soldi spariti nel nulla, senza che mai nessuno ne chiedesse conto”.
L’ultima luce si spegne nelle acque morte delle risaie; uccelli acquatici stanno immobili lungo gli argini.
Penso a mia madre che, tredicenne, venne in questi luoghi, la più piccola delle mondine; lei che precocemente conobbe fatica e sfruttamento, la nostalgia di casa, ma anche la solidarietà delle compagne che le davano una mano quando la fatica era troppa.
“Alla mattina appena alzata in risaia mi tocca andar/e tra gli insetti e le zanzare un duro lavoro mi tocca far,/ il capo in piedi con il bastone/ e noi curve a lavorar…”
Le canzoni non parlano solo del passato, ma dell’oggi, di altri poveri, venuti da lontano, con altri volti e storie, ma ugualmente sfruttati.

 

Menù del 1° maggio alla Cooperativa Portalupi

Menù del 1° maggio alla Cooperativa Portalupi

 

Ristorante

Ogni settimana nel week-end una proposta sempre diversa caratterizza il menù a disposizione per i cinquanta coperti ospitati dalla Cooperativa Portalupi. La Cooperativa realizza menù particolari in occasioni di feste ed eventi, proponendo per il sabato e per il pranzo della domenica piatti ricchi e deliziosi della nostra cucina semplice e casalinga. A disposizione per i mesi estivi anche un ampio spazio esterno con cortile alberato. Per prenotazioni contattare lo 0381/346333 oppure il 342/6489617.

In occasione del pranzo della domenica, una volta al mese, intendiamo proporre alla clientela dei menù regionali. Sperando che l’iniziativa trovi gradimento visitate il sito per scoprire la prossima regione !

Menù di giovedì 1° maggio

Menù

SI PREGA DI PRENOTARE

PRIMI
Pansotti di magro al sugo di noci € 6.00
Risotto agli asparagi € 6.00

SECONDI
Tris di arrosti ( coniglio, puntine di maiale, fusi di pollo ) € 7.00
Vitello tonnato € 6.50
Torta salata di radicchio, patate e provola € 5.00

CONTORNI
Insalata mista € 2.50
Patate al forno € 2.50

DOLCI
Macedonia con gelato € 3.50
Strudel di pesche sciroppate e crema € 3.50

BUON 1° MAGGIO !

BUON APPETITO DALLA COOPERATIVA PORTALUPI

 

Nicoletta Dosio: per l’Europa delle lotte

Nicoletta Dosio: per l’Europa delle lotte

Immagini del comizio di oggi con Nicoletta Dosio in piazza Ducale a Vigevano

Immagini del comizio di oggi con Nicoletta Dosio in piazza Ducale a Vigevano

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25 aprile 2014, Milano marea rossa

25 aprile 2014, Milano marea rossa

25 aprile 2014, Milano #marearossa

Aprile 26
Scritto da Maso Notarianni
TAG correlati: liberazione, 25 aprile, milano, #marearossa, partigiani, bandiere,
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Ieri a Milano è stata una bellissima giornata. Una bellissima manifestazione con uno spezzone enorme de L’Altra Europa con Tsipras. Difficile dire quanti fossimo, qualcuno ne ha contati tra i 6 e i 7mila dietro il nostro striscione.

Un risultato straordinario per i numeri, ma anche perché dietro allo striscione eravamo tutti insieme, uniti per un solo obiettivo.
Abbiamo distribuito oltre 35mila volantini, e solo questo numero ci dice quanto sia stata apprezzata da tutta la Milano democatica la nostra presenza così grande e bella.
Vorrei anche io mandare un forte abbraccio a tutt* coloro che dal Comitato provinciale, dal Comitato nazionale e dai Comitati di zona, con esiguità di mezzi economici e di risorse umane, hanno reso possibile questo straordinario risultato. Un esito che darà a molti di noi le energie per continuare quest’inizio di campagna elettorale e per procedere uniti e coesi per costruire una società in cui le persone vengono prima di tutto.

I nostri candidati con Tsipras

Bandiera Tsipras

Come salvare Pavia dalla noia – Arsenale creativo

Come salvare Pavia dalla noia – Arsenale creativo

La resistenza continua

La resistenza continua

Domani Rifondazione Comunista sarà in piazza, lo saremo con una presenza unitaria della lista “L’Altra Europa con Tsipras”, per onorare la memoria e il sacrificio dei partigiani, perchè la Resistenza è più che mai attuale. Come vent’anni fa, saremo in piazza domani a Milano, contro chi vuole stravolgere la Costituzione, ieri Berlusconi e Bossi, oggi Renzi con l’appoggio di Berlusconi. Proprio nella giornata del 25 aprile vogliamo denunciare in modo chiaro che i pericoli per la democrazia oggi non arrivano solo da destra ma anche da Renzi e dalla maggioranza del PD, che ha fatto una alleanza con Berlusconi finalizzata proprio allo stravolgimento della Costituzione e alla definizione di una legge elettorale ultramaggioritaria che viola la sentenza della Corte Costituzionale ed è peggio della Legge Acerbo varata dal fascismo dopo la marcia su Roma.1800206_10152320435399194_540319847653672640_n

L’Altra Europa con Tsipras apre la campagna elettorale: #primalepersone

L’Altra Europa con Tsipras apre la campagna elettorale: #primalepersone

L’Altra Europa con Tsipras apre la campagna elettorale: #primalepersone
23 aprile, Milano, piazza degli Affari.

Una grande giornata! No. Non stiamo parlando di indice Mib o di quotazioni di Borsa., ma della lista Altra Europa per Tsipras che proprio da qui ha lanciato la campagna elettorale per le europee.

Alle 18 si inizia con la conferenza di Barbara Spinelli, Marco Revelli e il capolista Curzio Maltese: “Basta con questa Europa dell’austerity che rinfocala i populismi e dimentica lo spirito delle origini della comunità europea. Occorre tornare a quello spirito o c’è il rischio di una nuova Weimar. Questa lista è nata guardando alla Grecia…da quell’esempio si capisce quanto è malata l’Europa: il ritorno dei nazionalismi, le politiche dettate dalla finanza attaccano al cuore l’idea stessa di democrazia nel continente. Noi siamo l’unica proposta di governo dell’Europa, non siamo una proposta di testimonianza ma vogliamo andare al Parlamento Europeo per contare e per ridare dignità alla politica, intesa come quella che si occupa del benessere dei cittadini europei afflitti da disoccupazione, precarietà e nuove povertà. Noi siamo una proposta, l’unica transnazionale, che quindi unisce la comunità e non la divide come invece gli altri soggetti che scaricano sull’UE tutte le colpe quando invece sono loro ad aver compromesso il processo di unificazione per la ristrettezza delle loro visioni politiche. Sosteniamo quindi il bisogno di un’altra Europa certo, ma senza facili demagogie autoassolventi. In Italia la Lista Tsipras non può non denunciare la grave situazione dei media, bloccati e attenti a ridurre a teatrino la politica più di quello che è già e quindi a occultare qualsiasi nuova proposta avvallando la riduzione della politica a falso bipolarismo in salsa, questa volta, Grillo-Renzi. Con altri media, siamo sicuri l’Altra Europa potrebbe aspirare, grazie alla concretezza delle sue proposte, agli stessi lusinghieri risultati oltre il 10% che raccoglie in Grecia, Spagna, Portogallo e altri paesi”.

Subito dopo, tutti sul palco, sfilata dei candidati della circoscrizione del Nord Ovest, ognuno dei quali ha lasciato un breve pensiero sotto forma di tweet. “E’ la nuova sinistra che esce dal chiuso delle proprie sedi e si presenta proprio davanti alla Borsa, di fronte al nemico”, o anche: “questa lista è il futuro di tutta la sinistra”. “Noi siamo la democrazia in Europa, quelli che mettono prima le persone”, dicono dal palco, sottolineando la necessità di “ricostruire lo spirito di comunità”. Poi tutti a ballare il famoso sirtaki di Zorba il Greco.

Cantosociale: Partigiani chiamateci ancora

Cantosociale: Partigiani chiamateci ancora

cantosociale 3+1 e moni ovadia

Pavia 26 Aprile ore 22
Circolo Arci “Via d’acqua” Viale Bligny 22
concerto
FOLK per RESISTERE
Canti, musiche, storie di resistenza, libertà, pace e diritti nati tra i 25 aprile e il 1° di Maggio
en naturalmente faremo

I concerti dei CANTOSOCIALE PER IL
25 APRILE 2014 :

Pregnana Milanese (MI) 24 aprile 2014
– ore 21,00 Auditorium Centro Anziani “A. Sioli”.

– proiezione “PASSATO REMOTO” film cortometraggio di Filippo Bedeschi, tratto dall’omonimo racconto di Elisa Tosi.
A seguire concerto dei Cantosociale
– “Partigiani fratelli maggiori”
– Canti, musiche, storie di resistenza, libertà, pace e diritti nati dopo il 25 aprile 1945 e continuati fino ad oggi.
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Castelletto sopra Ticino (NO) 25 APRILE
piazza F.lli Cervi ore 09.45 corteo verso Piazzale 5 Martiri con deposizione corone ai cippi dei Caduti
ore 10.45 Commemorazione Ufficiale con pubblica orazione a cura di Michele Beltrami, figlio di Filippo Maria Beltrami ‘Il Capitano’, A.N.P.I. Savona

seguiranno brani dallo spettacolo dei CANTOSOCIALE “Partigiani fratelli maggiori”
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– Vimodrone (MI) 25 APRILE 2014

– Ore 21.00 Piazza Unità d’Italia
– Concerto-testimonianza del gruppo
– CANTOSOCIALE
– con lo spettacolo “Partigiani fratelli maggiori”
– Canti, musiche, storie di resistenza, libertà, pace e diritti nati dopo il 25 aprile 1945 e continuati fino ad oggi.

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Pavia 26 Aprile ore 22
Circolo Arci “Via d’acqua” Viale Bligny 22
concerto
FOLK per RESISTERE
Canti, musiche, storie di resistenza, libertà, pace e diritti nati tra i 25 aprile e il 1° di Maggio

Partigiani
Fratelli Maggiori

Partigiani chiamateci ancora

Canti, Musiche , Storie di Resistenza,Liberta’, Pace e Diritti nati dopo il 25 Aprile 1945 e continuati fino ad oggi
Dopo i numerosi spettacoli appositamente realizzati sulla Resistenza e presentati negli anni nella nostra penisola i CANTOSOCIALE presentano questo PARTIGIANI FRATELLI MAGGIORI nuovo recital. Il concerto-testimonianza, come lo chiamano loro, in forma di recital propone canti, musiche affiancate a monologhi brevi che raccontano storie (da fonti orali) legate tra loro dall’esigenza di TESTIMONIARE le diverse esperienze della resistenza al nazifascismo e testi che ricordano GLI UOMINI che hanno lottato per i valori che la Resistenza ha lasciato in eredità alla nostra Repubblica e alla sua Costituzione: Giustizia, Pace, Libertà.. Questi temi saranno ricordati attraverso un percorso narrativo fatto di canti sociali storici , canzoni appositamente scritte dal gruppo, musiche e brevi ma intensi monologhi costruiti su testimonianze e racconti orali molti frutto di ricerche del gruppo. Storie, voci e suoni che ci parlano di gente e luoghi ,di modi diversi con i quali è avvenuta l’opposizione a quel clima culturale di odio, razzismo, guerra, vincendo quotidianamente la paura con coraggio, attraverso la disubbidienza civile a fianco all’eroismo della GUERRIGLIA PARTIGIANA. Un doveroso tributo quindi all’epica delle gesta partigiane sulle montagne ma anche chi ha rischiato la vita facendo da collegamento e da sostegno logistico i nascondendo e proteggendo i partigiani, i renitenti alla leva e i più semplici cittadini che con azioni quotidiane di resistenza per lo più culturale si sono è opposti in vari modi al regime.Non mancheranno richiami ai valori della nostra COSTITUZIONE , la giustizia, il lavoro in primis che riteniamo fondanti del nostro vivere civile.
Il repertorio portante dello spettacolo è costituito oltre che dai classici : Bella Ciao(anche in un’inedita versione rom), Fischia il vento, Dalle belle città, Oh Germania che sei la più forte, la Strehleriana “Ma mì.Importante anche il recupero di brani simbolo,veri e propri inni delle diverse brigate partigiane, operanti sia nell’Oltrepò che nel piacentino; nell’alessandrino, in Val Sesia e d’Ossola e sull’Appenino ligure’come “La Brigata Garibaldi”, “Quando saremo a Varzi” , o su quello emiliano “La partigiana di Reggio Emilia”Anche la poesia trova il giusto spazio nello spettacolo con suggestivi brani strumentali originali “costruiti” intorno ai versi dei grandi poeti Franco Fortini e Pier.Paolo Pasolini ,Gianni Rodari.Non può mancare la canzone che dà il titolo allo spettacolo quel “Partigiani Fratelli Maggiori” frutto del lavoro compositivo dei Cantacronache primo tra tutti a reinventare e recuperare il repertorio della canzone di protesta e partigiana in particolare, qui omaggiati anche con altri loro brani : “ Tredici milioni”, “Morti di Reggio Emilia”
Molte anche le canzoni originali che il gruppo ha composto negli anni e che hanno costituito la colonna sonora dei numerosi spettacoli realizzati sulla Resistenza. Da “Canevino”, sulla strenua battaglia combattuta sul colle Ortaiolo nell’Oltrepò Pavese dai resti delle brigate matteottine e vinta sconfiggendo oltre 250 tra soldati della Wermachts e delle Brigate Nere a “Storia di Pozzol Groppo” sulla strage efferata di giovanissimi partigiani della brigata Cornaggia, ad opera dei repubblichini sanguinari della Sicherheits, avvenuta nella scuola del piccolo centro pavese sul crinale della Val Staffora e della Val Curone, senza dimenticare “Zagròs, Cefalonia” sulle ultime ore delle truppe italiane fucilate dai nazisti nell’omonima isola greca e in ” I. M. I” le drammatiche vicende degli internati militari italiani costretti alla schiavitù del lavoro coatto in Germania dalle truppe nazifasciste a cui rifiutarono di aderire a costo spesso della vita. Importanti anche le canzoni originali “Dòn cuntra le guèra” sul valori della Pace e “A Palermu t’ammannaru” dedicata a chi in nome di quei valori ha combattutto le diverse mafie in questi anni come altri “RESISTENTE” all’oblio e difensore estrenuo dei valori della costituzione; degno erede di quei partigiani fratelli maggiori che saranno citati anche nell’originale ( sia per il testo che per la musica” versione quasi Hendrixiana dell’inno di Mameli “Canto degli Italiani” alias “ Fratelli d’Italia” che ritorna ad essere il canto della gente comune..
Un lavoro quello del gruppo non solo di rivalutazione di un repertorio dimenticato ma anche di vera e propria “ricostruzione” di canzoni probabilmente mai Un’appassionante abbinamento dei versi scritti con musiche originali di atmosfera folk-rock comunque rispettose della matrice popolare ed acustica.

I CANTOSOCIALE attivi da 17 anni sul territorio nazionale con concerti, lezioni, animazioni culturali in vari contesti; dai teatri alle biblioteche dalle piazze ai centri sociali alle strade; partecipano spesso a feste popolari, rassegne e festival musicali e sono ben conosciuti anche nelle scuole di diverso grado, dalle materne alle superiori oltre che per gli spettacoli specifici su argomenti storici, anche per i numerosi laboratori di animazione alla lettura, di ricerca e teatralizzazione della cultura orale e popolare. In particolare il lavoro in questi anni realizzato sulla Resistenza, appositamente diversificato sulla base di ricerche orali in diversi territori, li ha fatti apprezzare in tutto il Nord Italia. Del gruppo ormai consolidato fanno parte Vittorio Grisolia , violinista e pluristrumentista (ocarine, baghèt, flauti popolari, mandolino, armonica a bocca…) di valore assoluto nel panorama del folk italiano. Fondamentale anche l’apporto di Christian Anzaldi, trentenne novarese , stimato maestro di chitarra è noto per la sua vivace attività musicale in gruppi rock, pop ,blues dell’area novarese –milanese. La sua molteplice versatilità strumentale dalla fisarmonica alle diverse chitarre acustiche ed elettriche oltre a dobro, banjo ha arricchito di colori e timbri la musica del gruppo.Recentemente ha arruicchito l’organico Davide Buratti apprezzato contrabassista di estrazione jazzistica ben conosciuto anche in ambito cantautorale. Il nucleo storico è composto dall’istrionico Piero Carcano che oltre a scrivere i testi, cantare, suonare kazoo e percussioni, recita e anima (quando è il caso)conducendo “empaticamente” per mano il gruppo in simbiosi con il pubblico. A fianco a lui Gianni Rota, l’inseparabile “fratello”artistico, grintoso, ritmico e sensibile accompagnatore con la chitarra acustica, suadente ricamatore di melodie al flauto traverso nonché cantante dalla voce ruvida e “nera”. Il bresciano è un vero e proprio “rambler” di strada al servizio del gruppo, capace di districarsi in ogni situazione. I Cantosociale pur privilegiando l’aspetto emotivo e sociale del canto e della musica con gli anni hanno affinato le interpretazioni riuscendo gradualmente a caratterizzarsi di un suono distintivo : un ” corposo, appassionato e contagioso folk” capace di permeare di forza emotiva e sensibilità le diverse situazioni performanti. info : www.cantosociale.it pagina Facebook: Cantosociale – contatti : Piero Carcano cell: 3335740348 email: pierocarcano3@gmail.com

I musicisti :
Carcano Piero : voce,percussioni,kazoo
Grisolia Vittorio:violino, mandolino, flauti popolari, baghèt (cornamusa bg) ocarine,armonica bocca
Rota Gianni:chitarra acustica ed elettrica ,flauto, percussioni,voce
Buratti Davide contrabasso
Anzaldi Cristian : fisarmonica, chitarre elettriche e acustiche…

Prc Pavia: non ascolteremo l’orazione delirante di un revisionista

Prc Pavia: non ascolteremo l’orazione delirante di un revisionista

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La notizia che il generale Magnani terrà l’orazione alla manifestazione del 25 aprile è una di quelle notizie che dovrebbe far rabbrividire di sdegno tutti gli antifascisti e arrossire di vergogna chi ha compiuto questa scelta.
Non in quanto generale, ma in quanto Magnani, rifiuto l’idea che questo personaggio rappresentativo della peggiore Italia, che ha espresso pubblicamente idee omofobe, revisioniste, razziste e con insulti nei confronti dei preti di strada definiti “preti catto-comunisti democratici, forse la democrazia è un vulnus per lui, possa tenere l’orazione in ricordo di quelle donne e quegli uomini che hanno combattuto e sono morti sotto qualunque bandiera ma con unico comune sentire contro il fascismo, per dargli quella libertà di parola di cui abusa spesso.
Io so che porterò il dovuto e affettuoso omaggio ai resistenti partecipando al corteo e attendendo la deposizione delle corone in loro ricordo, e poi lascerò in silenzio la piazza, in silenzio per rispetto ai resistenti e per non dare corda a chi ha compiuto questa scelta come pretesto per scatenare proteste che verrebbero definite illiberali e utilizzate in modo polemico nella loro campagna elettorale, mi recherò alla mia personale orazione, silenziosa davanti ad un calice di vino (rosso) e come me spero che facciano tutte quelle persone che daranno ascolto alla loro coscienza e non alle parole di un’orazione che suonerà falsa e insultante qualunque siano le parole usate, lasciandoli parlare ad una piazza vuota come meritano, loro si veri illiberali.
Massimo Dagrada

 

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Comunicato Prc di Pavia

Noi non ascolteremo l’orazione delirante di un revisionista, razzista e fascistoide dal palco ufficiale durante i prossimi festeggiamenti del 25 aprile a Pavia. Chiediamo con fermezza al sindaco Alessandro Cattaneo e al comitato organizzatore di annullare l’invito a costui e di sostituirlo con una persona degna a rappresentare lo spirito antifascista e democratico del 25 aprile.
Siamo stufi di questi continui provocazioni e invitiamo tutti gli antifascisti pavesi ad una netta presa di posizione contro ogni revisionismo mascherato da finte pratiche democratiche.
Noi rigettiamo ogni forma di falsificazione e di mistificazione della verità storica e respingiamo con forza ogni equiparazione tra partigiani e repubblichini, tra comunisti e fascisti. Per noi, i primi lottavano per la libertà di tutti, i secondi invece, per sopprimere le libertà di tutti.
Viva il 25 aprile e viva l’Italia antifascista e democratica

 

Rifondazione Comunista Pavia

Voghera: fiaccolata della memoria su antifascismo e Resistenza nella nostra provincia

Voghera: fiaccolata della memoria su antifascismo e Resistenza nella nostra provincia

Anpi voghera

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Le avventure delle socialdemocrazie europee e la “destrizzazione della politica”

Le avventure delle socialdemocrazie europee e la “destrizzazione della politica”

Le avventure delle socialdemocrazie europee e la “destrizzazione della politica”

di Giorgio Riolo

Nella puntata di lunedì 14 aprile della benemerita, necessaria, trasmissione televisiva Report, la brava Giovanna Boursier ci ha offerto un caso esemplare di come le banche e i grandi gruppi industrial-finanziari controllino, condizionino, manomettano i grandi media, in Italia e in Europa. Si tratta del caso esemplare oggi del Corriere della Sera. Allora, tanti anni fa, ci volle la P2, per mezzo delle manovre tipiche dell’organizzazione eversiva, per mettere le mani sul giornale. Oggi basta il corso oggettivo di semplici manovre finanziarie, di uomini giusti al posto giusto ecc. per compiere il lavoro sporco. Il “segreto” rimane sempre, accanto ai livelli palesi del corso oggettivo degli affari. L’impostura e la turlupinatura viaggiano, si muovono, scivolano alle nostre spalle, parallelamente alla palese attività economica, sociale, politica. Parallelamente alla nostra faticosa vita quotidiana.
L’impostura e la turlupinatura si confondono e si intrecciano benissimo con il livello visibile. Il grado di corruzione negli affari, nel padronato, nella finanza, nei salotti buoni è molto, molto alto. Al pari, se non più, della politica, dei partiti politici. La corruzione viaggia senza mazzette, senza i metodi artigianali degli incontri furtivi e delle buste furtive in piazzole di stazioni di rifornimento, di parcheggi, di bar, ecc.
La democrazia reale, preteso appannaggio dello “spirito capitalistico occidentale”, irrimediabilmente aveva e ha il doppio carattere del Palese e del Segreto.
Ora, questo quadro ci riporta, guarda caso, al problema del destino delle sinistre europee. Nella fattispecie del destino delle socialdemocrazie europee. Un tempo esse si fecero portatrici, soprattutto con il “compromesso socialdemocratico” scaturito dalla vittoria sul nazifascismo e dallo shock storico dell’immane tragedia della seconda guerra mondiale, di progetti sociali e politici a vocazione universale. Inclusive di classi dominanti e di classi subalterne, finanziando questi programmi e redistribuendo socialmente per mezzo di politiche fiscali progressive, con il ruolo grande e il protagonismo decisivo dello Stato, del pubblico di contro al privato. Ricordiamo solo, come esempio, che in Gran Bretagna il Piano Beveridge, piano di welfare sociale di origine squisitamente liberale, fu messo in pratica dal governo laburista nel 1946. Ero lo “spirito del tempo”, naturalmente, come ricordavo prima.
Con la “grande trasformazione” neoliberista è arrivato il New Labour di Blair e la cosiddetta “terza via”. Il programma della signora Thatcher metamorfizzato e “vasellinizzato” (o, per essere meno volgari, anestetizzato, narcotizzato) da Blair e poi dalle socialdemocrazie europee in senso lato. Il filone è chiaro: Blair, Valls, il secondo Zapatero, Renzi (avendo come matrice il Partito Democratico Usa). La parola magica, vero mantra per costoro (a dire il vero in Italia già da prima, con Craxi e con certi eredi del vecchio Pci e della Nuova Sinistra), è “modernizzazione”. Ricordiamo solo, a mo’ di paradigma, di passaggio esplicativo, che Fassino, nel suo libro del 2003, affermò che Craxi era stato il vero modernizzatore della politica italiana, aveva capito il bisogno di modernizzazione della politica e della società italiana, mentre Enrico Berlinguer non aveva capito niente e si attardava nei suoi vecchi schemi.
Modernizzare la politica e la società è per costoro, tra le altre cose, affermare la scomparsa delle classi sociali. Non usare più la vetusta, vetero e aborrita, nozione di “classe lavoratrice” (giammai “classe operaia”). Per cui assistiamo al comico-tragico caso per cui la destra americana del Tea Party e le attuali destre estreme europee usano tranquillamente, scientificamente viene da dire, la nozione di “classe lavoratrice”. Mentre i vari epigoni di cui sopra si trovano più a proprio agio con la nozione di “classe media”. Costoro, nuova élite sociale, si trovano più a loro agio presso la City, con le banche, l’aver a che fare con il mondo imprenditoriale e finanziario, che nei vari quartieri operai, nelle tante periferie delle città europee. Guardare per credere la semplice composizione sociologica dei deputati, senatori, consiglieri ecc.
Il bonapartismo (qualcuno usa la nozione di “cesarismo”) di Renzi è qui davanti a noi. Nella tradizione, tipicamente italiana, delle maniere spicce, della “semplificazione”, del decisionismo. In più con quello che a Berlusconi non riuscì. Manomettere la Costituzione, l’alterare l’equilibrio di pesi e contrappesi del quadro politico e istituzionale, complice il presidenzialismo de facto, anche se non de jure, il rifiuto dell’analisi seria, della “fatica del concetto”, dell’analisi culturale profonda. Donde “i professoroni”, quale accusa mossa da novelli “professorini” e “professorine” in carriera, arrogantelli e telegenici.
La sinistra che si oppone a questo teatro dell’assurdo è sempre più “invisibile”. In senso analitico, come la “Chiesa invisibile” dei cristiani che si opponevano alla terribile corruzione della Chiesa di Roma, delle gerarchie ecclesiastiche, della corruzione e cancellazione del messaggio evangelico originario, della comunità soccorrevole, della fratellanza e del reciproco aiuto. È una “sinistra invisibile”, ampia e diffusa, spesso non intercettata, non rappresentata dai partiti politici di sinistra rimasti, sempre più propensa all’astensionismo. Con l’altro astensionismo, vero indicatore storico dell’americanizzazione della politica. Negli Usa le classi subalterne rappresentano all’incirca il 52% della popolazione complessiva e un’infima parte va a votare. Così sta avvenendo in Europa. A fronte di un’Europa e dei suoi apparati istituzionali, visti e percepiti, giustamente, come luogo e origine dei mali.
Va da sé che per divenire massa e potere, per contare, per tradurre questa energia dispersa, diffusa, in forza e organizzazione, in capacità di influire, nella società e nelle istituzioni, occorrono molte cose. Ma questo compito molti partiti di cui sopra non se lo pongono con la gravità e l’urgenza necessarie, poiché sono alle prese con la loro pura e semplice sopravvivenza, con l’immediatezza, tipica di un nefasto modo di concepire la politica.
Il proscenio pertanto, sconsolatamente, è occupato dal renzismo e dalle forme degenerate di quelle che furono le socialdemocrazie europee, anche nella versione delle Grandi Intese in atto, da un lato, e dall’ondata di populismi, di razzismo e xenofobia, di chiusure identitarie, di destre estreme, dall’altro. La “destrizzazione della politica”, di cui parlano alcuni analisti politici internazionali.
Milano, 15 aprile 2014

Il Villaggio di Esteban di Mortara organizza la visita alla lapide del Partigiano Genestrone Giovanni

Il Villaggio di Esteban di Mortara organizza la visita alla lapide del Partigiano Genestrone Giovanni

Invito resistente da parte del Villaggio di Esteban per giovedì 24 aprile 2014 alla Madonna del Campo.
C’è la resistenza storica. Ed è quella che, attraverso la visita al partigiano di Albonese Genestrone Giovanni, morto a vent’anni appena compiuti il 19 aprile 1945, la cui lapide compare avvolta dall’erba e immersa nelle notti stellate di questo inizio di primavera , vogliamo raccontare.
E subito ci assale il ricordo di quella antica ballata di Fabrizio che dice “Ninetta mia , morire di maggio, ci vuole tanto troppo coraggio, Ninetta bella dritto all’inferno avrei preferito andarci d’inverno”
Poi c’è la resistenza alle mille nuove forme di prevaricazione, ingiustizia, guerre, violenza, globale e familiare che tinge di grigio i giorni della nostra post modernità.
Vi e’ la violenza che spesso ci afferra quando vediamo una grande parte di questo nostro mondo vivere in condizione disumane e che deve ogni santo giorno che Dio manda su questa terra fare il conto con la fame. C’è la violenza dei ragazzi costretti a combattere in guerre che nemmeno gli appartengono, quella contro i migranti costretti a cercare nuova vita e nuova speranza in terre straniere o in fondo al mare.
C’è la violenza contro le donne che continua a mietere vittime , frutto di una cultura patriarcale che non vuole morire. La violenza delle nuove e vecchie forme di povertà che si affacciano ogni giorno davanti ai nostri sguardi E poi ci sono le mille altre forme di ingiustizia e di solitudine per combattere le quali sarebbe necessario inventare, oggi, un nuova resistenza.
Resistenza che significa un rinnovato patto con la terra, la voglia di un nuovo umanesimo capace di introdurre maggiore giustizia nei rapporti economici e sociali. Resistenza contro chi crede che le guerre producano democrazia, che l’ospitalità ai migranti non ci riguarda e non ci compete, contro quel coacervo di lobbies e di poteri forti che nell’ombra ci governano e creano sofferenza e paura.
Resistenza anche contro il freddo che inonderà i nostri corpi giovedì 24 aprile 2014 quando, alle 21 esatte della sera, in una primavera appena sbocciata ma ancora incapace di scaldare il mondo, di colorare i nostri giorni di meraviglia, di seminare relazioni e felicità, ci ritroveremo in tanti . Alla frazione mortarese della Madonna del Campo, davanti all’antica storica Chiesa, nella sua piazza, immersa in una francigena che ancora risuona dei passi e delle voci dei quattrocento pellegrini che da li passano ogni anno cercando sobrietà , lentezza e nuova vita.
Inizieremo alle 21, dicevamo, parlando in tanti di vecchie e nuove forme di resistenza con parole, testimonianze, poesie. Con le nostre lanterne, i nostri sorrisi e i nostri violini. Poi alle ore 22 chi lo desidera potrà camminare per sentieri sterrati ma comodi fino alla lapide del partigiano Giovanni. Che aveva vent’anni. Vent’anni appena. Ma come si può morire a vent’anni? Andremo li per salutare i suoi venti anni, spesi bene, per portargli un saluto, un ricordo, un fiore, una preghiera e chiedergli luce per rischiarare di nuovo un futuro che vediamo sempre più triste.
Che vorremmo altro, diverso. Che ci costringe ad andare in direzione ostinata e contraria. Quattro chilometri , passo dopo passo per raccontare la nostra resistenza, con un ritorno alla Piazza della frazione mortarese verso le 24,30.
Tutti coloro che parteciperanno riceveranno come omaggio una poesia resistente di Brecht, di Prevert, della Merini, di Neruda, insomma una poesia capace di parlare ancora della nostra voglia di vecchia e nuova tenerezza. Verso questo mondo e verso le creature animate e non, che lo abitano.

Grazie a tutti per l’attenzione

 

Ass.Culturale Il Villaggio di Esteban – Mortara

info@ilvillaggiodiesteban.net

L’ARSENALE AI PRIVATI? NO GRAZIE. PER I CITTADINI DI PAVIA SERVIZI E NON CEMENTO.

L’ARSENALE AI PRIVATI? NO GRAZIE. PER I CITTADINI DI PAVIA SERVIZI E NON CEMENTO.

L’ARSENALE AI PRIVATI? NO GRAZIE. PER I CITTADINI DI PAVIA SERVIZI E NON CEMENTO.

 

Di cosa parliamo:

Il Demanio ha messo in vendita l’area dell’Arsenale di Pavia, una superficie di 140.000 metri quadrati vicino al centro della città, sottoutilizzata da quando è stato chiuso lo Stabilimento Genio Militare.

Cosa vorrebbero farne:

Il Sindaco Cattaneo si dimostra più disponibile all’idea che un’area così grande sia venduta ai privati, e che sia destinata a costruzione di nuove case (ma quali compratori, in una città che si spopola, piena di case invendute e con una emergenza sfratti per morosità colpevole?).

Cosa proponiamo noi:

Nelle ultime settimane è emersa la possibilità di prendere in carico l’area dell’Arsenale da parte dell’amministrazione provinciale ( e/o Comune e Camera di Commercio) a titolo non oneroso.

Noi di Sinistra per Pavia crediamo che sia una occasione da non perdere per:

  • Sottrarre una grande area ancora verde alla speculazione;
  • Collocarvi scuole medie e superiori, per superare i problemi di congestione dei piani al momento considerati;
  • Creare aree adibite al rilancio dell’economia e dell’attività culturale in città, anche in collaborazione con l’associazionismo e il privato sociale.

Chiediamo alla Provincia e al Comune di Pavia di non lasciare l’Arsenale in mano ai privati, ma di considerarlo per quello che è, un bene comune di tutta la città e dei suoi abitanti.

Noi di Sinistra per Pavia e il nostro candidato sindaco, Massimo Dagrada, saremo in prima linea per sostenere questa opportunità e valorizzare questo patrimonio cittadino.

 

Conferenza sulla volante rossa a Pavia

Conferenza sulla volante rossa a Pavia
Compagni e compagne, con preghiera di diffusione in tutte le vostre mailing list, vi invio la locandina di una conferenza sulla Volante Rossa e sulle epurazioni dei Partigiani dopo il 25 Aprile. La serata è organizzata dal circolo ARCI universitario di Pavia Radio Aut in collaborazione con la Sezione Anpi di Pavia Centro Orellina Pesce Brambilla. Ospite della serata sarà lo scrittore e studioso Massimo Recchioni.
Qui potete trovare le indicazioni per raggiungere il circolo.

Sperando in una vostra massiccia partecipazione,

A pugno chiuso!

23_aprile_definitivo

 

Video testimonianza del golpe strisciante in atto in Venezuela. Questo video ci è stato segnalato dall’America Latina, è una testimonianza chiara del golpe strisciante in atto in Venezuela.

Video testimonianza del golpe strisciante in atto in Venezuela. Questo video ci è stato segnalato dall’America Latina, è una testimonianza chiara del golpe strisciante in atto in Venezuela.

Comizio – evento con NICOLETTA DOSIO sabato 26 aprile ore 17 in Piazza Ducale a VIGEVANO

Comizio – evento con NICOLETTA DOSIO sabato 26 aprile ore 17 in Piazza Ducale a VIGEVANO

Modifica comizio Nicoletta Dosio

Italiani brava gente

Italiani brava gente

Italiani brava gente

Lo Stato italiano stipendia persone che di professione fanno i torturatori. Sono militari inviati in giro per il mondo a portare pace, prosperità e democrazia. [Franco Fracassi]

 


Redazione
mercoledì 9 aprile 2014 15:36

di Franco Fracassi

«Gli escrementi, la pipì e il sangue presumo fossero la conseguenza degli interrogatori. Tutti i mille militari della base sapevano che esisteva questa casetta chiamata “White House” e che serviva per fare delle procedure d’interrogatorio». «Il waterboarding sarebbe una stoffa che viene imbevuta d’acqua, viene messa in bocca, poi viene versata sempre più acqua per dare la stessa sensazione dell’annegamento». «C’erano posti sotterranei dove nascondevano questi iracheni. Gli italiani andavano a prendere i carcerati iracheni e gli dicevano: “Se ti comporti bene ti facciamo uscire. Ti facciamo lavorare per noi italiani”. Quando ha visto certe cose è rimasto sconvolto. Massimiliano non credeva a quello che aveva visto. Mi diceva: “Se lo racconto non ci credono”».

Il primo si chiama Leonardo Bitti, ed è un ex militare che ha passato vent’anni nell’esercito, andando in missione in Bosnia, Kosovo, Albania, Macedonia e Iraq. Il secondo è un militare senza nome, intervistato anonimamente da Luigi Pelazza de “Le Iene”; un militare che di professione faceva il torturatore. La terza si chiama Pina Bruno, ed è vedova di Massimiliano, uno dei diciassette militari italiani rimasti uccisi assieme a due civili nell’attentato suicida al comando italiano a Nassiriya il 12 novembre 2003. Tutti e tre testimoni credibili di come gli italiani in guerra non siano esattamente “brava gente”.

Negli ultimi vent’anni l’Italia ha inviato soldati in missione di pace in Somalia, Bosnia, Libano, Timor Est, Kosovo, Macedonia, Afghanistan, Iraq, di nuovo Libano. Ci è stato detto che siamo andati laggiù per esportare la democrazia, per proteggere la popolazione civile, per aiutare la ricostruzione di Paesi distrutti dalla guerra, sempre amati dalla gente, noi italiani, “brava gente”. Nel frattempo c’è stato il G8 di Genova con la Diaz e Bolzaneto, ci sono stati i tanti omicidi da parte di secondini nelle carceri e pestaggi a morte nelle stazioni di carabinieri e in quelle di polizia. Possibile che le nostre forze dell’ordine si siano comportate così male in Italia e così bene all’estero?

Bitti ha deciso di raccontare la sua esperienza con la tortura «solo adesso, perché, essendo uscito dall’ambiente militare, si prende piano piano anche il coraggio di dire determinate cose». La sua ultima missione è stata in Iraq, nel 2003.

«Parto per Nassiriya, dove faccio quattro mesi di missione. La basa si chiamava White Horse. Un giorno mi chiedono di portare una cisterna d’acqua in una zona top secret della base, dove avevano accesso solo poche persone. Do il mio nominativo, verificano che sono autorizzato e mi fanno accedere. C’è una casa bianca, che non sapevo neanche che esistesse, situata all’estremità della base, lontana dal passaggio di mezzi e persone. Una casa quadrata di un centinaio di metri quadri».


Due militari del Col Moschin davanti ai resti della base dei carabinieri a Nassairiya, saltata in aria il 12 novembre 2003.

«Parcheggio davanti all’ingresso. Vedo dei ragazzi. Alcuni col passamontagna calcato in testa, altri col passamontagna rivoltato, per cui si vedeva la faccia. Tutti in magliettina. E alcuni avevano anche il manganello in mano. Quelli che avevano il manganello erano del Battaglione San Marco. Mentre gli altri militari facevano parte delle truppe speciali: Col Moschin e Comsubin, paracadutisti d’assalto e incursori della Marina. Una trentina erano quelli del Battaglione San Marco, una decina quelli delle truppe speciali».

Il racconto prosegue: «Uno di loro mi dice: “Porta all’interno il tubo d’acqua”. Quando entro nella casa mi rendo conto che è divisa in tre ambienti: una stanzina piccola, una media e poi c’è un camerone grande. L’unica finestra era stata oscurata. La cosa impressionante era l’odore che si sentiva, sia di escrementi, sia di urine. Si vedevano anche dappertutto tracce di sangue. Do loro la pompa a loro e iniziano a fare quello che devono fare. Raccolgono tutti i residui d’abbigliamento che c’erano e vengono raccolti in sacchi, poi portati via».

«Esco da lì e mi avvicino verso le tende. All’interno di ogni tenda c’erano delle persone piazzate a semicerchio. Alcune col classico abito arabo. Altri, invece, erano anche nudi. Erano cinque o sei, inginocchiati, con i piedi incrociati, in modo che non si potessero sollevare, con le mani chiuse da delle fascette da elettricista e un sacchetto in testa. I militari che stavano lì dovevano evitare che tra di loro si scambiassero anche solo delle parole. Qualcuno di quelli nudi aveva chiari segni di manganellata».


Il Battaglione San Marco sfila a via dei Fori Imperiali durante la parata del 2 giugno. Secondo la testimonianza di Leonardo Bitti, alcuni dei torturatori apparterrebbero proprio a questa unità.

«Un giorno è arrivata un’ambulanza in fretta e furia. Sono entrati con del materiale sanitario e hanno operato all’interno. Quello che abbiano fatto non lo so».

«Sono andato alla casetta per un paio di mesi, due-tre volte a settimana. I prigionieri erano sempre diversi», conclude Bitti.

Dunque, in Iraq sono stati inviati dal nostro comando militare alcuni torturatori, con lo scopo, appunto, di torturare. E non solo in Iraq. «Il mio è un bel lavoro. Molto retribuito. Mi paga lo Stato italiano. Mi piace perché giro. Sono stato in Iraq, Afghanistan, Kosovo, Timor Est, Somalia, tutte le missione all’estero». Il militare, la cui identità e reparto non sono dati da sapere (per la sua protezione), è stato intervistato alcuni anni fa da “Le Iene”, a volto coperto e con la voce modificata. Di professione fa il torturatore. Anche se ufficialmente risulta impiegato e a sua madre ha raccontato che fa l’impiegato a Milano. «Faccio questa professione da prima del 1993. Prima o poi lascerò il mio lavoro e aprirà un negozio di alimentari».


Alcuni militari italiani a Herat, in Afghnanistan.

«All’interno dell’esercito mi occupo d’interrogatori. Chi interroga viene chiamato “esecutore”, mentre l’interrogato “prigioniero”. I “prigionieri” sono dei terroristi che minacciano il nostro Paese. Vengono individuati e rapiti. Non posso dire dove vengono custoditi». La sua confessione è cruda, senza fronzoli, essenziale. Non mostra mai segni di pentimento o di ravvedimento. Il suo è un lavoro come un altro, e lui è un esecutore come un altro. Non è responsabile di ciò che fa, del dolore che somministra. «L’interrogatorio termina quando si ha quello che si vuole ottenere. Vado avanti fino a quando non parla. Non importa se dice la verità o no. Non sono io che devo sapere se ha detto la verità. Io lo faccio parlare e basta. Non mi è mai capitato di interrogare due volte la stessa persona, e non ne ho più rivisto uno, neppure per caso. Se lo incontrassi non gli direi niente. Ma nemmeno lui, perché durante l’interrogatorio io ho il passamontagna e alla persona viene coperto il viso, quindi, non saprebbe riconoscermi».

«Gli interrogatori si svolgono in ogni luogo idoneo. Non posso dire che vi partecipa. L’interrogatorio avviene in italiano. Ci facciamo capire con la violenza».


L’intervista al torturatore fatta da “Le Iene”.

«L’interrogatorio viene fatto per avere delle informazioni. La tortura avviene subito dopo l’interrogatorio, se la persona non parla. L’interrogatorio si svolge così: si prende la persona, la si porta in un posto, si inizia a fargli delle domande. Nel caso questa persona non dia delle risposte specifiche allora si inizia con il trattamento, fino a quando non si riesce a far parlare il prigioniero. Non c’è un tempo limite di durata».

«Calci, pugni, manganellate. Viene usata la corrente, viene incaprettato, viene attacco e messo in un sacco che viene sospeso per aria. Gli vengono anche fatte delle feci e dell’urina addosso, a questa persona. Soffocamento. Tutto quello che può servire per farlo parlare. La persona fisicamente deve crollare. Oltre agli schiaffi e ai pugni, mandare la corrente ai genitali è molto efficace. Mi è capitato di minacciare qualcuno, di umiliare qualcuno, di picchiare qualcuno, di ferire qualcuno, ma mai di violentare qualcuno. Per quanto riguarda eventuali mutilazioni inferte non posso dire nulla. Come non posso dire se ho mai ucciso qualcuno durante un interrogatorio».


Ignazio La Russa e Silvio Berlusconi. Nel 2003 erano, rispettivamente, ministro della Difesa e presidente del consiglio. Potevano non sapere?

«Non posso dire dove vanno i prigionieri dopo l’interrogatorio. Quello che posso dire è che la percentuale delle persone che parla è molto soddisfacente. Non posso nemmeno dire se quello che faccio è legale. Ho imparato a farlo dove lavoro. Ci sono dei manuali. Ci sono dei corsi. E anche degli esami finali».

Corsi? Manuali? Esami finali? Per fare tutto ciò deve esistere una vera struttura. Ci devono essere degli ordini. Devono essere state prese delle decisioni molto in alto. Al vertice delle forze armate? Al vertice del ministero della Difesa? Al vertice del governo? Chi ha deciso? Chi è a conoscenza del fatto che i militari italiani praticano la tortura e vengono pagati per farlo?


Pina Bruno, moglie di Massimiliano, uno dei carabinieri morti nella strage di Nassiriya.

«”Ho visto il carcere di questi iracheni, una cosa squallida, bruttissima, nudi”, mi aveva raccontato mio marito. Quando ha visto certe cose, era proprio stravolto. Massimiliano ha informato i suoi superiori, ma senza alcun esito». La vedova del carabiniere Massimiliano Bruno, deflagrato a Nassiriya, insieme ad altre diciotto persone, non ha dubbi su questo punto. Pina venne intervistata dal Tg3 pochi giorni dopo i funerali di Stato. «Massimiliano mi disse che ognuno aveva un compito. C’era una persona che comunicava quello che aveva visto, quello che succedeva e quello che stava per succedere. Tutte le informazioni arrivavano all’Italia. Tutte. È assurdo che dicono che non sapevano niente».

Com’era logico che fosse, arrivarono subito le smentite. Nessuno Stato ammetterebbe mai di violare il diritto internazionale e la Convenzione dei diritti dell’Uomo. «Il ministero della Difesa non ha mai avuto alcuna notizia o informazione da parte di qualsiasi fonte circa trattamenti dei prigionieri non conformi alle norme del diritto internazionale umanitario». «Il comando dell’Arma dei carabinieri non è mai venuto a conoscenza di sevizie nei confronti di detenuti da parte di appartenenti alle forze della coalizione».

Ma la testimonianza di Pina Bruno fu impietosa. Il marito le aveva raccontato tutti gli orrori a cui aveva assistito. «Non credeva a quello che aveva visto: se me lo raccontavano non ci credevo. Trattati peggio degli scarafaggi, mi ha detto».