Archivio for luglio, 2014

Dott. Mads Gilbert, chirurgo norvegese, volontario a Gaza

Dott. Mads Gilbert, chirurgo norvegese, volontario a Gaza

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Eleonora Forenza (Altra Europa) da domani in Palestina con gruppo di parlamentari per la pace

Eleonora Forenza (Altra Europa) da domani in Palestina con gruppo di parlamentari per la pace

Pubblicato il 31 lug 2014

Eleonora Forenza, capo delegazione al Parlamento Europeo de L’Altra Europa con Tsipras, parteciperà da domani, 1 agosto, alla delegazione con altri parlamentari  italiani in Palestina, con Luisa Morgantini, già vice presidente del Parlamento Europeo, e dichiara:

“Domani partiremo come gruppo di parlamentari per la pace. Come eurodeputata ritengo inaccettabile il silenzio complice della UE e del governo italiano sulla violazione dei diritti umani e a danno della popolazione palestinese nella striscia di Gaza e in Cisgiordania. Ho sottoscritto, insieme ad altri eurodeputati, una lettera al Presidente Schultz per richiedere un urgente pronunciamento del Parlamento Europeo volto a fermare questo vergognoso massacro. Bisogna fermare le bombe su Gaza, bisogna fermare l’occupazione israeliana”.

Giorgio Gaslini ci ha lasciato

Giorgio Gaslini ci ha lasciato

Giorgio Gaslini ci ha lasciato. Ho provato molta tristezza quando l’ho appreso ieri pomeriggio.

Ho avuto la fortuna di ascoltarlo diverse volte in concerto, fin da ragazzo. Possiedo alcuni suoi dischi in vinile.

Sono un semplice ascoltatore, fruitore, diciamo pure utente, della buona musica e, per me, Gaslini è stato un’icona del jazz italiano e internazionale, un artista a tutto campo.

Ne ero ammirato: oltre che per le sue straordinarie doti musicali anche perché era una persona colta. Che avesse una cultura immensa traspariva –senza spocchia, con naturalezza- dai suoi dialoghi, dalle sue conversazioni durante i concerti. Ed era anche una persona naturalmente signorile ed elegante. Emanava fascino.

Mi piace ricordarlo come “intellettuale organico”, in senso gramsciano o, come avremmo detto un po’ di anni fa, “al servizio delle masse popolari”. Perché Gaslini era un compagno che si è sempre schierato, che è stato partigiano, che ha portato la sua arte nei luoghi dei conflitti degli anni settanta: nelle scuole e nelle fabbriche occupate (memorabili i suoi concerti alla Statale) ed anche negli ospedali psichiatrici liberati, a fianco del movimento degli studenti, della classe operaia, dei popoli oppressi.

Proprio in questo frangente drammatico il popolo palestinese perde un amico e un sostenitore. Si aggiunge tristezza al dolore.

Giorgio Gaslini apparteneva –come tanti artisti milanesi- all’area del Movimento Studentesco, poi Movimento Lavoratori per il Socialismo. Mi piace ricordare anche quando si candidò (con Gaetano Liguori, altro grande compagno musicista militante) nelle liste del PdUP per il Comunismo: fu per noi motivo di grande orgoglio avere una candidatura così prestigiosa.

Caro Giorgio,

sei stato musicista, compositore, direttore d’orchestra, con un valore aggiunto: eri un compagno! Perciò ti saluto a pugno chiuso!

Vladimiro

30/07/2014

Perché vi invio un saluto al compagno Gaslini e le riflessioni condivise (più sotto) della compagna Luciana? Perché emotivamente si sommano e politicamente si tengono pure.

Un caro saluto a tutte/i.

Addio a Giorgio Gaslini

29 luglio 2014

 

Il musicista Giorgio Gaslini è morto all’ospedale di Borgotaro (Parma), dove era ricoverato da circa un mese dopo una caduta. Era nato a Milano il 22 ottobre 1929.
Nella sua lunga carriera ha tenuto circa quattromila concerti in tutto il mondo e all’impegno nel jazz ha affiancato anche la musica classica, con una copiosa discografia. 

Pianista, compositore, direttore d’orchestra

Pianista, compositore, direttore d’orchestra milanese, musicista jazz di fama internazionale, ha al suo attivo più di tremila concerti e cento dischi, per i quali ha vinto dieci volte il Premio della Critica.

Attivo anche nella musicacontemporanea, dopo aver conseguito sei diplomi al conservatorio di Milano, ha composto lavori sinfonici, opere e balletti per il Teatro alla Scala e per i maggiori teatri italiani. Le sue opere sono stampate da Universal Edition di Vienna e da Suvini & Zerboni di Milano.

Iniziatore di correnti musicali e portatore della musica ai giovani in scuole, università, fabbriche, ospedali psichiatrici ha tenuto concerti e partecipato a festival in oltre 60 nazioni.

E’ stato titolare dei primi corsi di jazz nei Conservatori S. Cecilia di Roma (1972-73) e G. Verdi di Milano (1979-80), facendo conoscere una nuova generazione di talenti musicali e aprendo la strada all’ingresso ufficiale del jazz come materia di studio in tutti i conservatori italiani.

Ha collaborato per le musiche di scena con i più prestigiosi registi di teatro e per la televisione.

Per il cinema ha composto numerose colonne sonore: celebri le sue musiche per il film  “La Notte” di MICHELANGELO ANTONIONI, premiate con il NASTRO D’ARGENTO. Ha collaborato inoltre con registi quali CARLO LIZZANI, MIKLOS JANCSO e DARIO ARGENTO.

E’ autore dei libriMusica Totale (Feltrinelli), Tecnica e arte del Jazz (Ricordi), Il tempo del musicista totale (Baldini e Castoldi).

Successo europeo hanno ottenuto nel ’91-’95 le suites “Pierrot Solaire” e “Skies of Europe” con l’Italian Instabile Orchestra.
Nel ‘ 96 ha composto per il Teatro Romano di Verona “Mister O”, prima opera Jazz italiana.
Dal ’97 la Soul Note sta pubblicando su CD la sua opera omnia. Nello stesso anno, con la sua donazione al Comune di Lecco di migliaia di dischi, libri, partiture originali, ha creato presso Villa Gomes il Fondo Musicale Gaslini inaugurato nel 2001, a disposizione di giovani musicisti e studiosi.

Nel 2002 il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, gli ha conferito il premio alla carriera: diploma e medaglia d’oro, riconoscimento riservato ai benemeriti della cultura e dell’arte.

Nell’estate 2003 ha avuto grande successo con il progetto“U (Ulisse)” realizzato nel sito archeologico di Carsulae (Terni) con il suo quintetto, il trio del jazzista americano Uri Caine, il testo e l’interpretazione di Marco Paolini e la scenografia di Arnaldo Pomodoro.

Nel 2006 l ‘etichetta olandese Mirasound ha pubblicato il CD della sua “Sinfonia delle Valli” per due orchestre e coro (150 esecutori) diretta da Lorenzo della Fonte. La Velut Luna ha realizzato il cofanetto di 5 CD con il suo “Song Book”, 100 canzoni con testi dell’autore. È in preparazione il cofanetto con il suo “Lieder Book“, 30 lieder con testi dell’autore.

Nel 2008/09 ha interpretato il concerto filmico “a Michelangelo Antonioni, Fonte Funda Suite – La Notte” al teatro Dal Verme, all’Auditorium del grattacielo Pirelli di Milano e al Festival di Ravenna, seguito dal CD Soul Note e dal DVD di F. Leprino.

Nello stesso periodo il FESTIVAL INTERNAZIONALE Mi-To al Teatro Manzoni di Milano gli ha dedicato il concerto “GIORGIO GASLINI, COMPOSITORE E PIANISTA” con le sue prime esecuzioni di “Ritual”, “Interludio” (Piano Improvisations) e “Peintres au Cafè- Sonnant” affiancato dal duo pianistico di Paola Biondi e Debora Brunialti con il percussionista Maurizio Ben Omar e il video da concerto di Francesco Leprino.

Nel 2009 è uscito per Silvana Editoriale il libro “Giorgio Gaslini lo sciamano del Jazz” di Lucrezia De Domizio Durini e il DVD con la presentazione dello stesso nell’ambito di PARMA FRONTIERE con la I esecuzione della composizione di Gaslini “Il Bosco di Beyus”.
Inoltre è in uscita il libro-intervista a Giorgio Gaslini a cura di Davide Ielmini.

Il 29 marzo 2009 al teatro Filodrammatici di Milano gli è stato assegnato il prestigioso premioMILANO PER LA MUSICA”.

Il 24 giugno 2010 ha ricevuto l’Ambrogino d’Oro dal Sindaco di Milano, Letizia Moratti:
“Grande artista milanese. Compositore, Direttore d’orchestra, pianista oltre che intellettuale autentico. Da oltre sessant’anni traduce la sua creatività in suoni, versi e parole.
Protagonista assoluto nella storia della musica italiana, ha contribuito all’affermazione del jazz, ha posto le fondamenta della musica totale europea.
Dopo aver conseguito sei diplomi al Conservatorio di Milano, ha composto lavori sinfonici, opere e balletti rappresentati al Teatro alla Scala e nei più importanti teatri italiani e internazionali.”

www.giorgiogaslini.it

La disfatta morale di Israele ci perseguiterà per anni. Abbiamo superato I 1.000 morti palestinesi. Quanti altri ancora?

La disfatta morale di Israele ci perseguiterà per anni. Abbiamo superato I 1.000 morti palestinesi. Quanti altri ancora?

L’ articolo di una giornalista israeliana
Perché non si tratta di ” razza” né di religione ma di
oppressione/oppresso invasore/invaso !
Ecco: finché esisteranno persone come Amira Hass…c’é speranza.
” In spe contra spem ”
Anita Sonego
Capogruppo Sinistra per Pisapia – Federazione della Sinistra Presidente
Commissione Pari Opportunità Vice Presidente Commissione Cultura tel.
0288450275 – 3665654332


di Amira Hass,

Haaretz 28 luglio 2014

Se la vittoria si misura in base al numero dei morti, allora Israele e il suo esercito sono dei grandi vincitori. Da sabato, quando ho scritto queste parole, a domenica, quando voi le leggete, il numero [dei morti palestinesi] non sarà più di 1.000 (di cui il 70-80% civili), ma anche di più.[sono 1200 ndt]

Quanti altri ancora? Dieci corpi, diciotto? Altre tre donne incinte? Cinque bambini uccisi, con gli occhi semichiusi, le bocche aperte, i loro piccoli denti sporgenti, le loro magliette coperti di sangue e tutti trasportati su una sola barella? Se vittoria vuol dire causare al nemico una pila di bambini massacrati su una sola barella, perché non ce ne sono abbastanza, allora avete vinto, capo di stato maggiore Benny Gantz e ministro della Difesa Moshe Ya’alon, voi e la nazione che vi ammira.

E il trofeo va anche alla Nazione delle Start Up, questa volta alla start up premiata per sapere e riferire il meno possibile al maggior numero possibile di mezzi di comunicazione e siti web internazionali. “Buon giorno, è stata una notte tranquilla” ha annunciato plaudente il conduttore della radio militare giovedì mattina. Il giorno precedente il felice annuncio, l’esercito israeliano ha ucciso 80 palestinesi, 64 dei quali civili, compresi 15 bambini e 5 donne. Almeno 30 di loro sono stati uccisi durante quella stessa notte tranquilla da una devastante cannoneggiamento, bombardamento e fuoco di artiglieria israeliana, e senza contare il numero di feriti o di case distrutte.

Se la vittoria si misura con il numero di famiglie distrutte in due settimane – genitori e bambini, un genitore e qualche bambino, una nonna e alcune nuore, nipoti e figli, fratelli e i loro bambini, in tutte le variabili che si possono scegliere – allora noi siamo i vincitori. Ecco qui i nomi a memoria: Al-Najjar, Karaw’a, Abu-Jam’e, Ghannem, Qannan, Hamad, A-Salim, Al Astal, Al Hallaq, Sheikh Khalil, Al Kilani. In queste famiglie, i pochi membri sopravvissuti ai bombardamenti israeliani nelle scorse due settimane invidiano la loro morte.

E non bisogna dimenticare la corona di alloro per i nostri esperti giuridici, quelli senza i quali l’esercito israeliano non fa una mossa. Grazie a loro, far saltare in aria una casa intera – sia vuota o piena di gente – è facilmente giustificato se Israele identifica uno dei membri della famiglia come obiettivi legittimi ( che si tratti di un importante dirigente o semplice membro di Hamas, militare o politico, fratello o ospite della famiglia).

“Se questo è ammesso dalle leggi internazionali” mi ha detto un diplomatico occidentale, scioccato dalla posizione a favore di Israele del suo stesso Stato, “vuol dire che qualcosa puzza nelle leggi internazionali.”

E un altro mazzo di fiori per i nostri consulenti, i laureati delle nostre esclusive scuole di diritto in Israele e negli Stati Uniti, e forse anche in Inghilterra: sono certo loro che suggeriscono all’esercito israeliano perché è consentito sparare alle squadre di soccorso palestinesi e impedirgli di raggiungere i feriti. Sette membri delle equipe mediche che stavano cercando di soccorrere i feriti sono stati uccisi da colpi sparati dall’esercito israeliano in due settimane, gli ultimi due solo lo scorso venerdì. Altri sedici sono stati feriti. E questo non include i casi nei quali il fuoco dell’esercito israeliano ha impedito alle squadre di soccorso di arrivare sulla scena del disastro.

Ripeterete sicuramente quello che sostiene l’esercito: ”Le ambulanze nascondevano dei terroristi” – poiché i palestinesi non vogliono veramente salvare i loro feriti, non vogliono veramente evitare che muoiano dissanguati sotto le macerie, non è questo che pensate? Forse che i nostri acclamati servizi di sicurezza, che in tutti questi anni non hanno saputo scoprire la rete di tunnel, sa in tempo reale che in ogni ambulanza colpita direttamente dal fuoco dell’esercito, o il cui cammino per salvare persone ferite è stato bloccato, ci sono davvero palestinesi armati? E perché è ammissibile salvare un soldato ferito al prezzo del bombardamento di un intero quartiere, ma non è consentito salvare un anziano palestinese sepolto sotto le macerie? E perché è proibito salvare un uomo armato, o meglio un combattente palestinese, ferito mentre respingeva un esercito straniero che ha invaso il suo quartiere?

Se la vittoria si misura con il successo nel provocare trauma permanenti a un milioneottocentomila persone (e non per la prima volta) che si aspettano in ogni momento di essere giustiziati – allora la vittoria è vostra.

Queste vittorie si aggiungono alla nostra implosione morale, la sconfitta etica di una società che ora si impegna a non fare un’auto-analisi, che si bea nell’autocommiserazione a proposito di ritardi nei voli aerei e che si fregia dell’arroganza di chi è di è libero da pregiudizi. È una società che ovviamente è in lutto per i propri oltre 40 soldati uccisi, ma allo stesso tempo indurisce il proprio cuore e la propria mente di fronte a tutte le sofferenze e al coraggio morale ed eroismo del popolo che stiamo attaccando. Una società che non capisce quale sia il limite oltre il quale l’equilibrio delle forze gli si ritorcerà contro.

“In tutte le sofferenze e la morte “ ha scritto un mio amico da Gaza “ ci sono tante manifestazioni di tenerezza e di gentilezza. Le persone si prendono cura le une delle altre, si confortano a vicenda. Soprattutto i bambini, che cercano il modo migliore per aiutare i loro genitori. Ho visto tanti bambini di meno di 11 anni che abbracciano e consolano i loro fratellini più piccoli, cercando di distrarli dall’orrore. Così giovani e già si prendono in carico qualcun altro. Non ho incontrato un solo bambino che non abbia perso qualcuno – un genitore, una nonna, un amico, una zia o un vicino. E penso: se Hamas è nato dalla generazione della prima Intifada, quando i giovani che tiravano pietre sono stati presi a fucilate, cosa nascerà dalla generazione che ha sperimentato i ripetuti massacri degli ultimi sette anni?”

La nostra sconfitta morale ci perseguiterà per molti anni in futuro.

Traduzione di Amedeo Rossi

Lettera aperta che Noa, la cantante israeliana, ha pubblicato sul suo blog.

Lettera aperta che Noa, la cantante israeliana, ha pubblicato sul suo blog.

“Ho voglia di prendere la testa tra le mani e scomparire, sulla Luna, se possibile quando leggo i sermoni dei rabbini Ginsburg e Lior, che parlano della morte romantica e dell’omicidio nel nome di Dio. O quando leggo le incredibili parole di razzismo scritte da alcuni miei connazionali, le urla di gioia quando i bambini palestinesi vengono uccisi, il disprezzo per la vita umana.
Il fatto che abbiamo la stessa fede religiosa e lo stesso passaporto per me non vuol dire nulla. Io non ho niente a che fare con certa gente”

Questo uno stralcio della lettera aperta che Noa, la cantante israeliana, ha pubblicato sul suo blog, lettera che richiama le sue posizioni in merito alla situazione palestinese e che le è costato un feroce ostracismo in Israele e non solo. Notizia di queste ore è la cancellazione del concerto che l’artista avrebbe dovuto tenere a Milano al teatro Manzoni il prossimo 27 ottobre, organizzato dall’associazione Adei-Wizo-Donne Ebree d’Italia.
La motivazione risiederebbe nelle posizioni estrememente critiche di Noa nei confronti del governo Israeliano.
(FDP)

http://www.suoniestrumenti.it/notizie/dettaglio/noa_cancellato_il_concerto_a_milano_per_le_sue_posizioni_contro_la_guerra_i

Presidio di artisti, scrittori e musicisti pro Palestina a Milano

Presidio di artisti, scrittori e musicisti pro Palestina a Milano

Di fronte alla tragedia di Gaza il silenzio è mortale.
Non rassegniamoci all’impotenza, portiamo in piazza la nostra presenza, i nostri pensieri, le nostre parole, la nostra musica per fermare le bombe.
Manteniamo alta e permanente la nostra mobilitazione fino al pieno riconoscimento dei diritti del popolo palestinese.
L’unica pace possibile si basa sulla fine dell’occupazione, sulla pari dignità, sulla giustizia, sull’uguaglianza.
Invitiamo tutte e tutti a partecipare al presidio e artisti, scrittori, musicisti ad aderire all’appello e a portare la propria testimonianza.
MERCOLEDI’ 30 LUGLIO ORE 18.00
Piazzetta Reale / P.zza Duomo
Inoltre
ADERIAMO ALLA
CAMPAGNA DI RACCOLTA FONDI PER PORTARE MEDICINALI A GAZA
La situazione umanitaria a Gaza è al limite della catastrofe. Le strutture sanitarie sono state distrutte e le poche operative sono al collasso. I feriti non possono essere curati per mancanza di elettricità, acqua, medicinali.
Aderiamo all’appello lanciato dalle organizzazioni non governative italiane operanti in Palestina per una raccolta fondi per far arrivare medicinali a Gaza
I medicinali saranno acquistati in Cisgiordania e inviati a Gaza in collaborazione con il Consolato Italiano a Gerusalemme.
PER VERSAMENTI
BANCA POPOLARE DI MILANO – AG. 21
CC 46831 INTESTATO A “MEDICINALI PER GAZA”
Organizzano: Acli Milano – Arci Milano – Camera del Lavoro di Milano – Cisl Milano – Comunità Palestinese Lombardia – Emergency Milano – Fiom Milano – Prc Milano – Sel Milano – Coordinamento Comitati “L’Altra Europa con Tsipras” – Salaam i Ragazzi dell’Olivo –
per informazioni e adesioni all’appello: circoli.mi@arci.it

Venezuela, Maduro acclamato presidente del Psuv

Venezuela, Maduro acclamato presidente del Psuv

Nico­las Maduro è stato eletto pre­si­dente del Par­tito socia­li­sta unito del Vene­zuela (Psuv), al suo III con­gresso fino a gio­vedì. Oltre alla guida del paese, il capo di stato vene­zue­lano prende così anche quella del par­tito, fon­dato nel 2008 da Hugo Cha­vez e da lui diretto. Un voto «per accla­ma­zione» che verrà for­ma­liz­zato a fine con­gresso, il primo dopo la morte di Cha­vez (il 5 marzo del 2013). Da allora, è comin­ciato per Maduro un per­corso tutto in salita: fin dalla notte del 14, quando è risul­tato vin­ci­tore con uno scarso mar­gine di voti sul suo avver­sa­rio Hen­ri­que Capri­les, lea­der della coa­li­zione Mesa de la uni­dad demo­cra­tica (Mud). Capri­les ha subito chia­mato le destre alla rivolta, accu­sando Maduro di frode e pre­ten­dendo la riconta dei voti. Le vio­lenze post-elettorali hanno tolto la vita a 11 cha­vi­sti, e inne­scato un lungo periodo di crisi.

Gli orga­ni­smi inter­na­zio­nali e le isti­tu­zioni giu­ri­di­che vene­zue­lane hanno poi con­fer­mato la lega­lità del voto. E gli elet­tori hanno ridato un’ampia mag­gio­ranza al governo Maduro durante le comu­nali del dicem­bre scorso. Rin­fran­cato dalle urne e dal soste­gno di piazza, l’ex auti­sta del metro ha così inau­gu­rato il «governo di strada», chia­mando i set­tori popo­lari a una costante gestione assem­bleare, e «la classe media» al dia­logo e alla col­la­bo­ra­zione. Destre, grandi imprese e cor­renti gol­pi­ste hanno però deciso di por­tare un affondo, prima di tutto sul ter­reno eco­no­mico: deviando dalla filiera dei prezzi con­trol­lati ton­nel­late di pro­dotti, riven­duti poi ad altis­simo costo al mer­cato nero, come hanno evi­den­ziato i costanti seque­stri effet­tuati dagli ispet­tori governativi.

E poi, i mesi di pro­te­ste vio­lente, sca­te­nate dall’opposizione oltran­zi­sta con la cam­pa­gna «la salida»: ovvero la sua cac­ciata vio­lenta dal governo. E ancora la rete desta­bi­liz­zante ordita ai suoi danni, den­tro e fuori il paese, i colpi bassi e il discre­dito ten­tato a livello inter­na­zio­nale, le denunce per vio­la­zione dei diritti umani, sem­pre finite nel nulla. E infine le cri­ti­che interne, arri­vate anche da una voce qua­li­fi­cata come l’ex mini­stro di Pia­ni­fi­ca­zione, Jorge Gior­dani: che lo ha accu­sato di non essere all’altezza del ruolo e di sci­vo­lare verso il mode­ra­ti­smo ascol­tando le sirene di una certa finanza europea.

«Sono un uomo del popolo, non posso tra­dirne i prin­cipi», ha però ribat­tuto Maduro, da una parte invi­tando al dia­logo, dall’altra tuo­nando con­tro «i dog­ma­tici». E oggi ricon­ferma la sua lea­der­ship, forte di alcuni suc­cessi e accordi con­se­guiti a livello inter­na­zio­nale: in primo luogo con la Rus­sia e con la Cina, come è emerso durante il ver­tice dei Brics in Bra­sile. Oggi ini­zia a Cara­cas il sum­mit del Mer­co­sur, che discu­terà la pro­po­sta di accordo com­mer­ciale con l’Unione euro­pea. I pre­si­denti socia­li­sti dell’organismo regio­nale hanno pre­sen­ziato al con­gresso: i più applau­diti, insieme alla dele­ga­zione pale­sti­nese e a quella russa.

Al tea­tro Teresa Car­reño, dove si riu­ni­sce il Psuv, è arri­vato anche il con­sole Hugo Car­va­jal, per­so­nag­gio sto­rico del cha­vi­smo, dete­nuto per qual­che giorno sull’isola di Aruba (olan­dese) per via di un man­dato di cat­tura emesso dagli Usa per nar­co­traf­fico e soste­gno alla guer­ri­glia mar­xi­sta colom­biana delle Farc. Maduro si era appel­lato alla con­ven­zione di Vienna e aveva denun­ciato l’ambivalenza degli Stati uniti (primo acqui­rente del petro­lio vene­zue­lano) presso cui Cara­cas ha recen­te­mente inviato nuo­va­mente un inca­ri­cato d’affari.
«Da qui al 2019 l’agenda prin­ci­pale della Rivo­lu­zione boli­va­riana sarà quella eco­no­mica — ha detto Maduro al con­gresso — annun­ciando una Con­fe­renza nazio­nale straor­di­na­ria per discu­tere, con invi­tati spe­ciali a livello nazio­nale e inter­na­zio­nale, «il pro­getto economico-sociale della rivo­lu­zione». Ha pro­messo di appro­fon­dire i pro­grammi sociali, il «potere popo­lare costi­tuente», le comuni e la for­ma­zione dei mili­tanti. Una ple­na­ria del con­gresso è stata dedi­cata a Cha­vez, nei sessant’anni della sua nascita, ricor­data ieri anche dalle sini­stre alter­na­tive di vari paesi europei.

In Ita­lia, la neo­nata Rete di soli­da­rietà con la rivo­lu­zione socia­li­sta boli­va­riana — che riu­ni­sce movi­menti, migranti, gior­na­li­sti, pezzi di sini­stra e sin­go­la­rità, ha ricor­dato Cha­vez con mura­les e comu­ni­cati: con lui — scrive la Rete — il Vene­zuela dei diritti e della giu­sti­zia sociale, rivolta « a quelli a cui le classi domi­nanti riser­vano solo fatica e dolore» è diven­tato «una pre­ziosa e con­creta indi­ca­zione di rotta» anche «per que­ste nostre sponde, che atti­rano e inghiot­tono, met­tendo gli ultimi con­tro i penul­timi, secondo gli schemi del grande capi­tale internazionale».

Geraldina Colotti

Avanti tutta!

Avanti tutta!

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Va tutto bene. Non è il caso di preoccuparci!

Immagini del presidio pro Palestina a Gambolò

Immagini del presidio pro Palestina a Gambolò

La discarica di amianto a Ferrera Erbognone e la proposta di partecipazione di AsMortara

La discarica di amianto a Ferrera Erbognone e la proposta di partecipazione di AsMortara

Leggo, sui giornali locali, che il presidente dell’AsMortara Simone Ciaramella “corre in soccorso” della discarica di amianto a Ferrera Erbognone, offrendo l’adesione dell’AsMortara al posto del Clir alla società Acta che, appunto, dovrà gestire la discarica stessa.

Ora occorre ricordare che, se il Clir è in difficoltà ad aderire alla discarica, è perché i Comuni che dovrebbero ospitarla o confinano con essa (Ferrera Erbognone e Sannazzaro) sono contrari a tale impianto, come è contraria l’opinione pubblica della zona interessata (e difatti ci sono state iniziative e manifestazioni).

Le ragioni di tali opposizioni sono basate su dati di fatto da prendere in seria considerazione come:

il sito della discarica posto in Lomellina che, come è noto è geologicamente inadatta in quanto la falda acquifera è prossima alla superficie, la vicinanza ad elevato impatto ambientale come la raffineria, il problema del traffico, ecc.

Non sono state prese in considerazione altre soluzioni per il problema dello smaltimento dell’amianto, soluzioni del tutto possibili, ma evidentemente in contrasto con i gruppi economici che si sono buttati “sull’affare amianto”.

Per questo ci sembra estremamente scorretto da parte di un’azienda servizi di un Comune distante 25 chilometri dalla discarica offrirsi come alternativa ad un Clir diviso al proprio interno.

Come minimo si configura tale proposta come una pressione indebita.

L’AsMortara farebbe bene ad occuparsi dei problemi che riguardano la sua presenza in città, dalla depurazione che purtroppo accoglie rifiuti di una vasta area del Nord Italia, al destino dei dipendenti addetti alla spazzatura.

Non dimentichiamo che della vecchia AsM di Mortara è rimasta ben poca cosa dopo la cessione del ramo gas e dell’acqua.

La “vecchia” AsM era un’azienda efficiente creata negli anni ’80, pubblica, economicamente solida.

Era un’azienda che riuscì a metanizzare Mortara, comprese le frazioni più lontane, ad affrontare l’emergenza idrica del 1986, approfondendo i pozzi dell’acquedotto e portando acqua potabile anche alle frazioni, nonché a costruire, ad ampliare e a gestire il depuratore (che allora serviva solo per gli scarichi civili e industriali della città).

Ora invece, dopo essere ridotta al solo spurgo e allo spazzamento (che verrà messo in appalto), l’azienda servizi si propone compiti che non c’entrano nulla con la sua funzione e anzi trasformano in atti ostili contro enti locali ed i cittadini che si oppongono alla discarica di amianto in una zona del tutto inadatta.

Notiamo che la lega Nord, attraverso i suoi esponenti come Ciaramella, il sindaco di Mortara Facchinotti, il sindaco di Mede Demartini si è schierata da gran tempo a favore della discarica di amianto in Lomellina.

Per contro la nostra posizione a favore della soluzione dei problemi ambientali della nostra provincia attraverso la richiesta di una corretta programmazione pubblica e soprattutto per bloccare nuovi impianti in un territorio già zeppo di insediamenti inquinanti e che ha già largamente “dato” è nota da gran tempo e si è espressa in consiglio provinciale nonché aderendo alle iniziative dei vari comitati.

TERESIO FORTI

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

CIRCOLO DI MORTARA

Mortara, 25 luglio 2014

Michele Giorgio, corrispondente da Gaza per Il Manifesto

Michele Giorgio, corrispondente da Gaza per Il Manifesto

Michele Giorgio, corrispondente da Gaza per Il Manifesto, scrive su Twitter che “Sono ripresi i bombardamenti israeliani anche a #Gaza city. I morti palestinesi sono più di 800 secondo il ministero della salute”. Ora, se la mia memoria non mi inganna, i raid aerei israeliani sono iniziati da almeno un paio di settimane, o forse tre, mentre l’operazione militare terrestre è scattata da una settimana circa. Correggetemi se sbaglio. Ebbene, le vittime palestinesi, quasi tutte civili inermi, in grandissima parte bambini,, stanno raggiungendo rapidamente quota mille. I morti israeliani sono poche decine, tutti militari. Per non parlare poi dei feriti e degli sfollati, che sono diverse migliaia tra la popolazione palestinese di Gaza. In sostanza, si va delineando un eccidio di massa che non sarebbe eccessivo o fuori luogo rappresentare nei termini agghiaccianti di un vero e proprio “genocidio”, e la cosiddetta “comunità internazionale” tace ed è latitante. Il silenzio e l’indifferenza del mondo sono addirittura più terrificanti dei massacri e delle carneficine criminali che lo Stato israeliano compie nella Striscia di Gaza. La cosiddetta “diplomazia internazionale” che, tradotto in un linguaggio meno ipocrita e più onesto, rappresenta la difesa degli interessi che fanno capo alle cancellerie occidentali, stanno assistendo alle stragi senza muovere un dito solo perché Israele costituisce un caposaldo del suddetto “mondo occidentale”, cioè un bastione dell’imperialismo economico-militare delle superpotenze occidentali. Tutte le massime istituzioni mondiali tacciono. Tace persino il papa, che fino ad ieri si era presentato come una figura dalla parte degli ultimi, dei reprobi e diseredati della terra. Oggi i Palestinesi di Gaza costituiscono gli ultimi tra gli ultimi, gli esseri più deboli e indifesi, la parte più derelitta, reietta e sventurata dell’umanità…

 

 

Programma XXIV Festa del Circolo “E. Gabetta” di Rifondazione Comunista di Voghera

Programma XXIV Festa del Circolo “E. Gabetta” di Rifondazione Comunista di Voghera

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Lo spot censurato dei pacifisti israeliani che rende furiosa la destra

Lo spot censurato dei pacifisti israeliani che rende furiosa la destra
http://www.gadlerner.it/2014/07/25/lo-spot-censurato-dei-pacifisti-israeliani-che-rende-furiosa-la-destra
venerdì, 25 luglio

IBA, la TV e Radio pubblica israeliana, ha rifiutato di trasmettere un spot realizzato dall’organizzazione pacifista B’Tselem dove sono elencati i nomi dei bambini morti durante l’invasione di Gaza effettuata durante l’operazione “Protective Edge”. La radio pubblica ha motivato la sua decisione di non diffondere questo spot alla luce della sua “controversia politica”, rimarcando come un simile contenuto fosse di tipo informativo e non pubblicitario. B’Tselem ha realizzato questo video per incoraggiare un dibattito pubblico sul tema delle vittime dell’operazione “Protective Edge”, e sul suo sito l’organizzazione pacifista che documenta le violazioni dei diritti umani nei Territori occupati evidenzia come “il rifiuto non sia affatto neutrale. La decisione di non trasmettere lo spot è una significativa dichiarazione in favore del silenziamento del dibattito pubblico sul massiccio prezzo che i civili di Gaza stanno pagando per questa operazione”. B’Tselem ha reagito alla “censura” diffondendo il video sulla sua pagina Facebook e sugli altri canali social, così raggiungendo un numero significativo di visualizzazioni. I principali giornali israeliani stanno inoltre riferendo dello spot non trasmesso dalla Radio pubblica del paese, IBA.

Il direttore esecutivo di B’Tselem Hagai El-Ad ha evidenziato come i media israeliani non stiano diffondendo i nomi delle vittime palestinesi. «Per portare il pubblico a conoscenza di questi fatti abbiamo dovuto realizzare uno spot radiofonico noi stessi. La nostra richiesta però è stata bocciata in base all’ipotetica asserzione che gli organi di informazione debbano trasmettere i nomi. Il risultato di questo ragionamento circolare è che un tema così urgente ed importante sui diritti umani sia stato effettivamente silenziato e cancellato dai media, sia nelle trasmissioni di informazione e sia nella pubblicità radiofonica”.

Gambolò: stop bombing Gaza

Gambolò: stop bombing Gaza

Domenica 27 luglio 2014 gazebo in piazza Cavour dalle ore 8,30 alle ore 12,30 per dire basta alla guerra e allo sterminio del popolo Palestinese.

PRESIDIO DI SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO DI GAZA!

Siamo donne e uomini che guardano con preoccupazione a ciò che sta succedendo in questi giorni e in queste ore a Gaza.

I bombardamenti Israeliani che colpiscono abitazioni, ospedali, aziende, orfanotrofi e luoghi di culto minano alla radice qualunque ipotesi di soluzione pacifica della questione mediorientale e alimentano l’inasprisrsi dell’odio, dell’integralismo e della violenza.

Siamo fermamente convinti che entrambi i popoli che abitano quelle terre abbiano diritto ad un presente ed a un futuro di pace e giustizia, senza guerre e senza apartheid.

Per questo, con la mobilitazione di oggi e in sintonia con le innumerevoli iniziative di pace promosse in tutto il pianeta da milioni di persone CHIEDIAMO:

  • che cessino immediatamente i bombardamenti, il fuoco, le rappresaglie e le vendette;
  • che la politica e la comunità internazionale assumano un ruolo attivo, per la fine dell’occupazione militare israeliana e la colonizzazione del territorio palestinese e per il rispetto dei diritti umani;
  • che il Governo Italiano si attivi immediatamente affinchè il nostro Paese e gli altri Stati membri dell’UNIONE EUROPEA interrompano la fornitura a Tel Aviv di armi, di munizioni e di sistemi militari, come pure ogni accordo di cooperazione militare e commerciale con Israele;
  • che il nostro governo, oggi alla Presidenza dell’Unione Europea, assuma questi impegni con determinazione e coraggio.

PACE, LIBERTA’ E GIUSTIZIA

IN PALESTINA

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La censura dei network Usa: raccontano la verità su Gaza? Rimossi!

La censura dei network Usa: raccontano la verità su Gaza? Rimossi!

La censura dei network Usa: raccontano la verità su Gaza? Rimossi!

21 luglio 2014

Diana Magnay della Cnn e Ayman Mohyeldin della Nbc non sono più gli inviati a Gaza dei rispettivi network. I loro racconti dell’offensiva israeliana non piacevano al Dipartimento di Stato Usa.

di Franco Fracassi

Il collegamento in diretta in cui Diana Magnay ha parlato dei singolari spettatori del bombardamento di Gaza.

Due storie diverse. Due storie uguali. Due storie di come funziona l’informazione e di come funziona l’informazione internazionale quando si parla di Israele e Palestina. Diana Magnay reporter della Cnn da Israele e Ayman Mohyeldin inviato della Nbc a Gaza. Entrambi hanno raccontato con onestà ciò che hanno visto e vissuto. Entrambi hanno raccontato un aspetto diverso della guerra in corso, non in linea con la narrazione voluta dal Dipartimento di Stato Usa. Entrambi sono stati rimossi dal loro incarico.

http://youtu.be/OmZ1XDqTkEk

Diana Magnay è un’inviata senior della Cnn. Negli anni ha accumulato esperienza in tutto il mondo. Giovedì 17 si trovava su una collina sopra la città israeliana di Sderot, al confine con la Striscia di Gaza. Era la sera dell’inizio dell’offensiva israeliana di terra: «Israele ha lanciato da due ore l’offensiva di terra nella Striscia di Gaza. Un enorme spiegamento di forze con una massiccia copertura di fuoco dall’aria e dal mare. Potete vedere un missile che da Israele, presumibilmente un missile di precisione, entrare lentamente nella Striscia di Gaza. Il suono che sentite qui… penso che potrete vedere che ci sono tanti israeliani che esultano quando vedono questo genere di bombardamenti israeliani. È una manifestazione stupefacente, macabra e orribile».

Diana Magnay. Diana Magnay.

Pochi minuti dopo la Magnay ha postato questo tweet (rimosso dopo venti minuti): «Gli israeliani sulla collina di Sderot festeggiano le bombe che cadono su Gaza. Minacciano di distruggere la nostra auto se dico una parola sbagliata. Feccia». Successivamente la stessa reporter ha detto all’Huffington Post: «Io e i miei colleghi siamo stati minacciati e molestati prima e durante i nostri collegamenti in diretta. Non eravamo liberi di raccontare quello che volevamo».

Rifondazione Comunista aderisce ai referendum contro l’austerità

Rifondazione Comunista aderisce ai referendum contro l’austerità

Pubblicato il 22 lug 2014

di Roberta Fantozzi e Paolo Ferrero

Rifondazione Comunista aderisce ai 4 referendum abrogativi di parte della legge 243/2012.

I referendum, anche oltre il loro oggetto specifico, sono un’occasione per denunciare con una campagna di massa nel paese, le politiche di austerità: il principio del pareggio di bilancio sciaguratamente introdotto in Costituzione con la modifica dell’articolo 81 ed ulteriormente inasprito dalla legge 243 che elimina ogni residua possibilità di politiche anticicliche, ed il Fiscal Compact, i cui folli obiettivi su deficit e debito peggiorano persino l’impianto liberista del Trattato di Maastricht.

I vincoli del Fiscal Compact, a cui il governo Renzi si attiene, acuiscono la crisi e distruggono i diritti sociali e del lavoro, a solo vantaggio dei grandi poteri economici e finanziari che vogliono mercificare ogni ambito della vita sociale, per trarre profitto da una nuova ondata di privatizzazioni.

Sosteniamo i referendum, come sosteniamo la proposta avanzata da un vasto arco di giuristi di una legge costituzionale di iniziativa popolare di intera riscrittura dell’articolo 81. Proporremo anche una analoga iniziativa perché, come avvenne nel 1989, il popolo italiano possa pronunciarsi direttamente con un referendum di indirizzo sul Fiscal Compact.

Siamo impegnati affinchè le campagne in corso possano intrecciarsi con la ripresa delle mobilitazioni in Italia ed in Europa contro le politiche neoliberiste, per un’alternativa sempre più urgente.

Messaggio di Tsipras all’assemblea nazionale del 19 luglio a Roma

Messaggio di Tsipras all’assemblea nazionale del 19 luglio a Roma

Care compagne e cari compagni,
quasi due mesi dopo le elezioni sembra sia stata confermata la nostra più grande preoccupazione, perché le grandi alleanze che avevano denunciato prima delle elezioni sono diventate ancora più larghe, dal momento che la elezione di Juncker alla presidenza della Commissione è stata accompagnata dalla elezione alla presidenza del Parlamento europeo di Schultz con il voto dei conservatori, socialdemocratici, liberali e alcuni verdi. Parallelamente nel Parlamento europeo si esprimono non in modo omogeneo varie forze di destra, razziste, xenofobe e populiste.
Oggi l’Europa si trova in una situazione di stallo strategico. Il progetto delle forze dominanti di oggi è quello di continuare la strategia di estrema austerità. Questa strategia noi la abbiamo chiamato Merkelismo. L’Europa che oggi si trova sotto l’egemonia tedesca è sempre più antidemocratica e sempre più autoritaria.
La nostra lotta quindi per la rifondazione dell’Europa su base democratica, sociale ed ecologica, deve essere continua e senza sosta. Questo è il nostro comune obbiettivo nel nuovo gruppo della Sinistra Europea, che ha raddoppiato i suoi membri dalla volta precedente. Si tratta di una lotta difficile e il suo successo sarà giudicato dai movimenti, dalle resistenze e dalle lotte dei popoli.

Compagne e compagni,
non dimentichiamo che la sinistra sta crescendo.
In Grecia per la prima volta con Syriza la sinistra è la più grande forza politica del paese, con ampio margine di differenza rispetto alla Nuova Democrazia, candidandosi a governare.
Syriza rappresenta la coscienza collettiva di una sinistra moderna che cerca di trovare un’identità moderna, radicale, movimentista, ma anche un’identità che può avere una dinamica maggioritaria. Una sinistra che può essere in grado di dare una prospettiva di vittoria e di governo alternativo per cambiare la nostra vita, la realtà che viviamo oggi in Europa.
I partiti e tutte le forze della sinistra in Europa, hanno visto la prospettiva di una vittoria storica di Syriza anche a livello nazionale come una scintilla di speranza e di cambiamento, non solo per il popolo greco, ma per tutti i popoli dell’Europa, che soffrono per l’austerità, che reagiscono alla diminuzione della democrazia in Europa, che cercano un’Europa della solidarietà, un’Europa dell’uguaglianza tra stati e popoli, che cercano un’Europa della crescita, della coesione sociale, della solidarietà, della protezione dell’ambiente.
Questo è il messaggio che abbiamo ricevuto dalla Spagna, dove la Sinistra Unita, il Podemos e altre forze di sinistra più piccole si sono avvicinate quasi al 25%, mentre le due forze di austerità, il Partito Popolare e Socialista, hanno perso circa 5 milioni di voti.
In Spagna abbiamo visto la grande sorpresa della sinistra dei movimenti, che è riuscita a ottenere l’8% dei voti del popolo spagnolo ed eleggere cinque deputati. Una forza politica nata dalla auto-organizzazione di chi non aveva voce. Dal movimento degli Indignati che ha travolto le piazze e le strade delle città spagnole il 15 maggio 2011, riuscendo a trasformare la rabbia in forza politica del popolo, contro il predominio e la paura che avevano creato le banche con le ipoteche sulle case e la vendita all’asta delle case confiscate dalle banche.
Un movimento che ha avuto un profondo carattere anticapitalista. Contro l’arricchimento violento delle elite finanziarie e gli oligarchi della crisi, un movimento che ha voluto rappresentare le persone che vogliono combattere per la democrazia diretta, per una nuova organizzazione veramente democratica e partecipativa del sistema politico.
L’esplosione delle piazze in Spagna ha trasformato Podemos in un forza potente di movimento, la stessa esplosione parallela che in Grecia è stata quella che ha creato il terreno sociale adeguato per la rapida ascesa di Syriza.
In Portogallo, il Blocco di Sinistra e il Partito Comunista del Portogallo si avvicinarono al 20%, mentre in Irlanda colpita dal Memorandum il Sinn Féin mette già la sua candidatura per governare e in Slovenia, provata dall’austeritá, la sinistra è arrivata la settimana scorsa al 7%.
Ci sono tre pilastri per una proposta maggioritaria di sinistra in Europa.
Il primo è la natura di classe della nostra lotta, perché noi rappresentiamo la società dal basso e lottiamo per la redistribuzione della ricchezza.
Il secondo pilastro riguarda il salvataggio delle nostre società, delle democrazie, i diritti e le nostre libertà. Le nostre radici affondano nelle grandi tradizioni che hanno creato le forze maggioritarie che ci hanno liberati dal fascismo e dalle dittature. Perché oggi il neoliberismo dimostra che è incompatibile con la democrazia che abbiamo conosciuto, demolendo in sostanza le nostre costituzioni democratiche e i nostri diritti sociali e politici e le nostre libertà.
Il terzo pilastro è costituito da un nuovo internazionalismo di sinistra, un nuovo europeismo di sinistra, che è emerso anche attraverso la mia candidatura per la presidenza della Commissione europea e dalla percezione che l’Europa oggi rappresenta il terreno della lotta politica e di classe. Un campo di lotta, di battaglia, di conflitto che noi non ignoriamo.
Non possiamo costruire un’isola socialista, in una nazione, stato, se nel campo comune dell’economia, della cultura, del confronto che si chiama Europa non cambieranno gli equilibri. Syriza non riuscirà, se domani non cambieranno anche gli equilibri in Spagna, Italia, Francia e nella stessa Germania, finche non si creeranno le condizioni per grandi cambiamenti radicali a favore delle forze del lavoro in tutta l’Europa. È ciò che può fare del nostro progetto una proposta maggioritaria.

Care compagne e cari compagni,
“L’Altra Europa” in Italia ha rappresentato una altra grande vittoria della sinistra europea soprattutto per le dure condizioni della sua lotta politica e sociale, visto che è riuscita a superare un’antidemocratica legge elettorale raccogliendo le 150.000 firme necessarie e superare il quorum di sbarramento del 4%
Il sistema politico in Italia, dopo aver visto quello che è successo in Grecia con Syriza, ha lottato con le unghie e i denti per far tacere “L’Altra Europa” ed escludere la sua presenza dal sistema televisivo mediatico.
La sinistra italiana, senza mezzi e soldi ha avuto successo perché credeva nel messaggio di unità di Syriza. Questa è la nostra grande energia, la forza dell’unità nella diversità.
Per me è stato un grande onore aver rappresentato
“L’Altra Europa”, da lontano, rappresentando una sinistra sociale e politica in Italia con una tradizione molto lunga. Una tradizione di lotte sociali, movimenti e collettivi ed una tradizione politica. La sinistra di Gramsci, di Togliatti, di Berlinguer, di Spinelli, si è incontrata con la sinistra greca, cercando di impostare un piano per il futuro, la nostra convivenza, i nostri problemi comuni, la nostra prospettiva in Europa.
Questa è la nuova sinistra che è nata nelle strade di Genova in una giornata come questa, il 19 luglio 2001. La sinistra che è stata colpita da una repressione barbara, con l’assassinio di Carlo Giuliani e la violenza di Bolzaneto. L’assassinio del piccolo Alexis Grigoropoulos e le successive “Bolzaneto” che abbiamo vissuto in Grecia sono la continuazione di questa storia.
Siamo in un periodo di controrivoluzione che viene alla ribalta con in modo molto autoritario, che mira a livellare le conquiste sociali e politiche dei decenni del dopoguerra.
Questa è una scelta strategica del capitale in Europa, che procede attraverso un lavoro di svalutazione interna con la creazione di una zona economica nel Sud Europa, con condizioni di lavoro pari a quelle del Sudest asiatico. Una strategia miope, che ha gia mostrato i suoi limiti, perché senza coesione sociale non può esistere una forte economia. Questi problemi li dovranno affrontare anche i paesi del Nord Europa, a causa del grande accumulo di capitale non investito. Nel Sud Europa questa politica richiede la contrazione della democrazia e la violazione delle costituzioni che abbiamo avuto con la nostra lotta antifascista e la caduta delle dittature in Grecia, Portogallo e Spagna.
Allo stesso tempo la costruzione europea è contraddittoria e non segue un percorso lineare. La socialdemocrazia affronta una crisi intrinseca, anche se ci sono eccezioni, come la vittoria di Renzi nelle elezioni europee.
Renzi sarà giudicato nel medio termine. Il suo grande peso sono le aspettative che ha alimentato nel popolo italiano, perché si deve dare soluzioni nazionali ed europee a problemi cruciali in un momento in cui vi è la stabilizzazione della recessione e della stagnazione, senza alcuna prospettiva di crescita sostanziale. Per fornire una risposta strategica ai problemi del paese non basta raggiunge un allentamento del fiscal compact, ma la sua abrogazione e l’adozione di investimenti pubblici europei per la crescita e l’occupazione. L’austerità non è un prerequisito per lo sviluppo, ma al contrario l’austerità nega lo sviluppo.
Per questa ragione ci deve essere una forte sinistra alla sinistra della socialdemocrazia per rivendicare una soluzione alternativa per l’Europa. Per questo motivo c’è la necessità di una forte sinistra in Italia che non occupi solo uno spazio di denuncia, ma rivendichi un governo di sinistra per il paese.
La politica di Renzi porterà in un fase di stallo perché cercando di scambiare l’allentamento del fiscal compact si trova ad essere assorbito dal campo dell’avversario, accettando l’ordine della agenda dell’avversario politico per le riforme strutturali e dei cambiamenti sociali. A livello politico lo fa con aggressività cambiando la sua struttura e funzione. Cercherà di usare la sua egemonia per cancellare dalla mappa politica i suoi avversari. Un punto preoccupante che dovrebbe essere affrontato.
“L’altra Europa” ha fatto un vero e proprio miracolo garantendo la sua rappresentanza, con l’aiuto prezioso degli attivisti , ma anche dei partiti che l’hanno sostenuto.
È sbagliato cercare di trovare una ricetta o semplicemente una sola ricetta e provare a portarla da un luogo ad un’altro. Per noi che non siamo della sinistra dogmatica l’esperienza, l’idea e la storia di SYRIZA sottolinea la scelta strategica dell’unità di certe forze con l’asse principale di Synaspismos e l’obiettivo dell’unità della sinistra anche con il Partito Comunista di Grecia. Il dogmatismo e il settarismo del Partito Comunista di Grecia si sono accompagnati ad un continuo attacco di amicizia da parte di Syriza, che lo ha aiutato a svilupparsi. Per passare dal 4% al 27% non ha bastava solo l’unità della sinistra. Abbiamo fatto due scelte: abbiamo proposto di rovesciare il governo neoliberista e abbiamo adottato i nuovi movimenti creati nelle piazze senza nessuna voglia di mettere alcun cappello.
Se qualcuno tenta di trovare una ricetta per la ricostruzione della sinistra italiana direi che ha bisogno di una miscela con il 30% di Syriza, 30% di Podemos e 40% della vostra ricca esperienza, perché rappresentate una sinistra molto ricca con la vostra attività sociale, culturale, le vostre reti di attivisti e la ricca esperienza nelle amministrazioni locali. Si deve combattere la tendenza ad auto flagellarsi.
“L’Altra Europa” dovrebbe rappresentare uno spazio di dialogo e di riflessione della sinistra, uno spazio di azione collettiva su questioni che sono accettabili da tutti e cercando di garantire una partecipazione democratica della sua base. In Syriza unita siamo arrivati per passi successivi, diverse fasi e diversi modelli di rappresentazione che avevano come obbiettivo l’unità ed evitavano la frammentazione e i conflitti interni.
Allo stesso tempo, il GUE è uno strumento aperto per fare politica e aprire vertenze nelle principali questioni e creare nuove alleanze.
Nel prossimo periodo abbiamo bisogno di creare alleanze politiche e sociali ampie soprattutto nei paesi colpiti dalla crisi con l’obiettivo di creare uno spazio di forze politiche e sociali, di partiti politici, non solo di sinistra, di sindacati e movimenti per un’azione comune con un programma per confrontarsi con l’austerità neoliberista, per stimolare la crescita, risolvere il problema del debito, eliminandone gran parte, e sostenere la ricostruzione della democrazia e dei diritti politici e sociali. Dovremmo cercare di allargare il fronte politico e sociale e di trasformare la maggioranza sociale in maggioranza politica contro l’austerità.

Caro rette: protesta Forti (Prc). E intanto scatta una petizione

Caro rette: protesta Forti (Prc). E intanto scatta una petizione

Tratto da: L’INFORMATORE del 17 luglio 2014

Mortara, la querelle

Una situazione di protesta che non termina. E’ quella dell’ex consigliere comunale di Rifondazione Comunista TERESIO FORTI, che sulla casa di riposo Cortellona ha acceso da tempo la sua attenzione.

L’ultimo tema caldo sollevato è quello delle rette: “In molti casi sono salite , in 5 anni, da 900 a 1.450 euro al mese, al di là di ogni possibile rapporto con l’inflazione”.

Annuncia sempre Forti che “è partita una raccolta firme tra gli ospiti e i loro parenti per cercare di porre un freno a ulteriori aumenti e per evitare esternalizzazioni dei servizi”.

Secondo il consigliere del Prc il sindaco, che nomina i membri del Cda, può “influire notevolmente sulle condizioni della casa di riposo”.

Ma di fronte al disagio di lavoratrici, ospiti e famiglie la risposta è stata “negare il problema”.

Una ulteriore questione delicata, secondo Forti è quella di avere “maggiore chiarezza sul futuro dei dipendenti” e sui turni di lavoro che “hanno fatto perdere salario e reso difficile un’assistenza adeguata”.

Fermare subito l’assedio a Gaza

Fermare subito l’assedio a Gaza

Dall’Informatore di giovedì 17 luglio 2014

l’appello
Fermare subito l’assedio a Gaza

Egregio signor Direttore, avvertiamo l’urgenza di intervenire pubblicamente sulla drammatica aggressione di Israele al popolo palestinese, che in questi giorni si sta ulteriormente aggravando.
Vorremmo proporre ai lettori dell’Informatore questo appello, diffuso lo scorso 11 luglio da un gruppo di cooperanti italiani in Palestina, che noi condividiamo totalmente e che rappresenta un punto di vista significativo sulla drammatica guerra in corso.
“Basta con chi fa finta di non vedere. Basta con chi pensa che una partita di pallone sia più importante di un’intera popolazione inerme sotto le bombe… Basta con chi dà del terrorista a un’intera popolazione senza mai aver voluto ascoltare le voci di Gaza. Basta con giornalisti che scrivono articoli comodamente seduti da casa o dalle redazioni a Roma e Milano. Basta con l’equidistanza a tutti i costi. Basta con le condanne bipartisan e con le parole misurate.
Siamo operatori umanitari e condanniamo la violenza verso i civili, sempre.
Per questo non possiamo restare silenti dinanzi ad un attacco armato indiscriminato verso una popolazione che non ha rifugi, posti sicuri o possibilità di fuga. Una popolazione strangolata economicamente e assediata fisicamente, rinchiusa in una prigione a cielo aperto.
Non possiamo far finta di nulla. Noi Gaza la conosciamo perché ci lavoriamo, perché la viviamo e lì abbiamo imparato cos’è la sofferenza, ma anche la resistenza. E non parliamo di lancio di razzi: per i circa due milioni di persone che risiedono a Gaza, che vivono da 48 anni sotto occupazione, dimenticate dal mondo, che piangono morti che sono sempre e solo numeri, che subiscono interessi politici sempre più importanti della vita umana… resistere è essere capaci, nonostante tutto, di andare avanti.
Gaza ci ha insegnato semplicemente la dignità umana.
Siamo qui e ci sentiamo inermi e, ancora una volta, esterrefatti perché continuiamo a leggere articoli di giornale che a nostro avviso non rispecchiano la realtà. Non raccontano lo squilibrio tra una forza occupante e una popolazione occupata. Enfatizzano la paura israeliana dei razzi lanciati da Gaza, che condanniamo ma che, fortunatamente, non hanno procurato morti e riducono a semplici numeri le oltre 100 vite spezzate a causa dei bombardamenti Israeliani in meno di tre giorni.
Tutto ciò che scriviamo non è frutto di opinioni personali o giudizi morali; è sancito e ribadito dai principi del diritto internazionale e del diritto umanitario internazionale, che muovono il nostro operato ogni giorno.
Riteniamo inaccettabile che la risposta all’omicidio dei 3 coloni, avvenuto in circostanze ancora ignote, sia l’indiscriminata punizione di una popolazione civile indifesa: il diritto umanitario vieta le punizioni collettive – definite crimini di guerra dalla IV Convenzione di Ginevra (articolo 33).
Israele ha addossato la responsabilità ad Hamas, attaccando immediatamente la Striscia, causando la risposta dei gruppi palestinesi con il lancio di missili su Israele. Il governo israeliano sostiene di voler colpire gli esponenti di Hamas e le sue strutture militari. è davanti agli occhi di tutti che ad essere colpiti finora sono soprattutto bambini e donne. Basta con lo scrivere che Israele reagisce ai missili da Gaza, la verità per chi vuol vederla e i numeri, se non interpretati con slealtà, sono chiari.
Dall’8 luglio, inizio dell’operazione militare “Protective Edge”, Israele ha bombardato 950 volte la Striscia, distruggendo deliberatamente oltre 120 case, (violando l’articolo 52 del Protocollo aggiuntivo I del 77 della convenzione di Ginevra), uccidendo 102 persone (inclusi 30 minori 16 donne,15 anziani e 1 giornalista) ferendo oltre 600 persone, di cui 50 in condizioni molto gravi.
Oltre 900 persone sono rimaste senza casa, 7 moschee, 25 edifici pubblici, 25 cooperative agricole, 7 centri educativi sono stati distrutti e 1 ospedale, 3 ambulanze, 10 scuole e 6 centri sportivi danneggiati.
Dall’altro lato, il lancio di razzi da Gaza, secondo il Magen David Adom (servizio emergenza nazionale israeliano), ha causato 123 feriti di cui: 1 ferito grave; 2 moderati; 19 leggeri; 101 persone che soffrono di shock traumatico.
Di fronte a questi numeri ci sembra intollerabile la non obiettiva copertura di gran parte della stampa internazionale e nazionale dell’attacco israeliano verso la Striscia di Gaza. Per questo riteniamo necessario prendere posizione e ribadire la necessità di riportare l’informazione, sullo scenario militare in corso, alle dovute proporzioni.
Ci appelliamo infine ai responsabili politici in causa e a quanti possano agire da mediatori, affinchè le operazioni militari cessino immediatamente e perchè si ponga fine all’assedio nella Striscia di Gaza.
Siamo un gruppo di cooperanti che vive e lavora in Palestina. Tutto ciò che scriviamo è verificato da testimonianze sul campo e da fonti di agenzie internazionali. Per maggiori informazioni scrivete a cooperantipalestina@inventati.org”.

Partito della Rifondazione Comunista Circolo “Hugo Chavez Frias” di Vigevano

Per non dimentiCarlo. Il programma delle iniziative a Genova, 19-20 luglio 2014

Per non dimentiCarlo. Il programma delle iniziative a Genova, 19-20 luglio 2014

www.piazzacarlogiuliani.org – Ecco il programma delle iniziative che si terranno a Genova, il 19 e 20 luglio, in occasione dell’anniversario della mattanza del G8 del 2001 e dell’uccisione di Carlo Giuliani.

SABATO 19 LUGLIO ore 15.00 SALA della REGIONE – P.za De Ferrari

La Fortezza Europa, repressione e criminalizzazione delle lotte sociali: che fare?

TESTIMONIANZE E PROPOSTE CON IL CONTRIBUTO DI:

Alessandra BALLERINI consulente sportello immigrati CGIL,Terre des Hommes e avvocato di strada;
Charlie BARNAO sociologo, Università di Catanzaro;
Italo DI SABATO coordinatore Osservatorio sulla Repressione – www.osservatoriorepressione.info;
Nicoletta DOSIO insegnante, da sempre in prima linea nella lotta No Tav in Val di Susa;
Lorenzo GUADAGNUCCI giornalista, Comitato Verità e Giustizia per Genova;
Gilberto PAGANI avvocato, Presidente Legal Team Italia;
Salvatore PALIDDA sociologo, Università di Genova.

Introduce: Francesco BARILLI, coordinatore di www.reti-invisibili.net

Organizzano: Comitato Piazza Carlo Giuliani, Osservatorio sulla Repressione, Legal Team Italia

SABATO 19 LUGLIO dalle ore 10 Impianto Sportivo Cà de Rissi (via di Pino, 35) Ge-Molassana

Torneo “Carlo Giuliani 2014″ per squadre di calcio a 5

Iscrizioni e accoglienza: pernondimenticarlogenova@yahoo.it

In serata la premiazione del torneo

Organizza: Centro Sociale Pinelliwww.facebook.com/csa.pinelli

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DOMENICA 20 LUGLIO dalle ore 14.30 Piazza Alimonda

PER NON DIMENTICARLO

MUSICA E INTERVENTI DAL PALCO CON:

Luca Lanzi, Alessio Lega, Marco Rovelli con Jovica Jovic, Renato Franchi e l’Orchestrina del suonatore Jones, Malasuerte FI SUD, LRB Liberdade, Kaosforcause, Pierugo&Marika

Organizza: Comitato Piazza Carlo Giulianiwww.piazzacarlogiuliani.org

Sera: cena presso il Centro Sociale Pinelli, via Fossato Cicala
Prenotazioni: pernondimenticarlogenova@yahoo.it