Archivio for agosto, 2014

RE MIDA?

RE MIDA?

Tratto da: l’Informarote  del 28 agosto 2014.

Dopo aver firmato una legge elettorale da lui stesso ritenuta “una porcata”, l’ineffabile Roberto Calderoli ha messo il suo ingegno al servizio della riforma del Senato.

Peccato che ora ne liquidi la bozza definendola “una merda”.

Intervistato sul tema, l’illuminato politico ha detto di aver usato il termine in questione “per fare capire a tutti”.

A nome di “tutti”, vorrei sommessamente comunicare al novello Padre Legislatore, che l’unico fatto evidente è che ogni cosa che lui sfiora si trasforma, per sua stessa ammissione, in materiale non esattamente assimilabile all’oro.

Il tocco di Re Mida era diverso. Si informi, grazie.

G2

Gli Area attesi domani sera in piazza Vittoria a Pavia

Gli Area attesi domani sera in piazza Vittoria a Pavia

Tratto da: L’Informatore del 28 agosto 2014

Attivi dal 1972, propongono una fusione di differenti generi musicali, dal rock progressivo al free jazz.

Quante sono le rockband italiane conosciute ovunque? Pochissime. Tra queste, sicuramente, gli Area, attivi dal 1972.

Inutile provare a definire il loro genere e i loro percorsi, perchè si deve chiamare in causail jazz, il rock, il progressive, la world music (che allora esisteva neppure come definizione), l’avanguardia, la pura sperimentazione, la canzone politica.

Dopo trent’anni di cambiamenti sociali ed evoluzioni musicali oltre tecnologiche, ecco Ares Tavolazzi (basso), Paolo Tofani (chitarra e synth) e Patrizio Fariselli (tastiere) nuovamente insieme sul palco.

L’occasione è la “Festa sul Ticino 2014” di Pavia: domani, venerdì 29 agosto, alle ore 21,30 la celebre rockband italiana Area International Popular Group salirà infatti sul palco allestito in piazza Vittoria a Pavia.

Ingresso libero. Quella di Fariselli, Tofani e Tavolazzi non è una “reunion” vera e propria dal sapore nostalgico ma un’oprazione musicale di ben più ampio respiro: facendo tesoro del comune passato, i nostri vogliono guardare soprattutto al futuro proponendo non solo la musica degli Area ma anche i rispettivi percorsi musicali individuali intrapresi dopo la fine di quella incredibile esperienza musicale e sociale chiamata Area.

Per informazioni: tel. 0382.399352 – 0382.079943.

La spending spiana comuni

La spending spiana comuni

Tratto da: Il manifesto

GUIDO VIALE

Senza solu­zione di con­ti­nuità nel pas­sag­gio da Tre­monti a Bondi e da Cot­ta­relli a Gut­geld, e da Prodi e Ber­lu­sconi a Monti e da Letta a Renzi, la spen­ding review sta pla­nando come un avvol­toio su coloro che ne potreb­bero essere i pro­ta­go­ni­sti, per­ché sono gli unici a sapere come stanno vera­mente le cose, e che invece ne sono le vit­time: i dipen­denti delle ammi­ni­stra­zioni pub­bli­che. L’obiettivo più imme­diato sono i Comuni, con i quali si va a col­pire la demo­cra­zia nel punto più vitale ma anche più esposto.

Vitale per­ché i Comuni incar­nano la tra­di­zione euro­pea dell’autogoverno demo­cra­tico a base asso­cia­tiva; per­ché i Comuni e le loro aggre­ga­zioni rap­pre­sen­tano la demo­cra­zia di pros­si­mità e il pos­si­bile punto di appli­ca­zione di una demo­cra­zia par­te­ci­pata; per­ché i Comuni sono tut­tora i respon­sa­bili dei ser­vizi pub­blici locali, cioè di ciò che più diret­ta­mente con­di­ziona lo svol­gi­mento della nostra vita quotidiana.

Ma i Comuni sono l’oggetto delle brame di chi governa la spen­ding review pro­prio per­ché i sevizi pub­blici locali sono l’obiettivo di un sac­cheg­gio e di un mec­ca­ni­smo estrat­tivo messi in moto da un capi­ta­li­smo che non è più in grado di garan­tire mar­gini di pro­fitto ade­guati con l’investimento nell’industria.

E la forma giu­ri­dica della società per azioni (Spa), sia inte­ra­mente pub­blica che mista, cioè pubblico-privata — in cui si sono andati costi­tuendo nel corso degli ultimi venti anni quasi tutti i ser­vizi pub­blici locali — rap­pre­senta il primo sta­dio della pri­va­tiz­za­zione. Gli affi­da­menti diretti (cioè senza gara: il cosid­detto in-house) di cui bene­fi­ciano li rende par­ti­co­lar­mente espo­sti a que­sta aggressione.

Innan­zi­tutto per­ché si tratta di un solu­zione socie­ta­ria inco­sti­tu­zio­nale e con­tra­ria alla nor­ma­tiva euro­pea: gli affi­da­menti diretti non dovreb­bero mai riguar­dare società di diritto pri­vato che per loro natura per­se­guono il pro­fitto, come le Spa. In secondo luogo, per­ché que­ste Spa sono state finora (le cose dovreb­bero cam­biare dal pros­simo anno) una solu­zione per col­lo­care fuori bilan­cio costi e introiti di ser­vizi che rien­trano a pieno titolo nel conto del dare e avere dell’Ente che li con­trolla: infatti più di un terzo di quelle società cen­site sono in per­dita per­ma­nente. In terzo luogo, per­ché gra­zie a que­sto mec­ca­ni­smo le Spa pro­mosse dagli Enti locali (ma anche quelle pro­mosse dagli Enti cen­trali) si sono mol­ti­pli­cate per gem­ma­zione: Spa create e con­trol­late da altre Spa di ori­gine pub­blica, che ne svol­gono una parte dei com­piti in una catena di “ester­na­liz­za­zioni” sem­pre più lunga; ma anche Spa pre­po­ste a fun­zioni lon­tane dai com­piti isti­tu­zio­nali di chi le ha create. Cot­ta­relli ne ha cen­site 10mila, ma secondo Ivan Cec­coni, il mas­simo esperto ita­liano di que­sto obbro­brio, potreb­bero essere oltre 20mila. In quarto luogo per­ché que­ste Spa sono un mec­ca­ni­smo cor­rut­tivo: assun­zioni clien­te­lari (né più né meno di quanto venga spesso impo­sto ai vin­ci­tori di appalti con­qui­stati attra­verso gare truc­cate: il clien­te­li­smo pro­spera non per­ché il gestore è pub­blico, ma per­ché la man­canza di tra­spa­renza sot­trae gli affi­da­menti al con­trollo dei cit­ta­dini), gerar­chia gestio­nale e con­si­gli di ammi­ni­stra­zione scelti tra il per­so­nale politico.

Que­sto spiega l’attaccamento di alcuni par­titi a Giunte le cui deci­sioni con­trad­di­cono fron­tal­mente gli impe­gni assunti con i loro elet­tori con­tro pri­va­tiz­za­zioni, con­sumo di suolo o pro­li­fe­ra­zione di società, inca­ri­chi e con­su­lenze. E’ un mec­ca­ni­smo di con­so­li­da­mento del ceto poli­tico che spesso tiene in vita par­titi che non avreb­bero altra ragione di esistere.

La spen­ding review non si pro­pone certo di “fare puli­zia” in que­sto gine­praio, bensì di met­tere i Comuni con le spalle al muro per costrin­gerli a sven­dere ai pri­vati (die­tro a cui ci sono sem­pre più spesso ban­che e alta finanza) tutti i ser­vizi pub­blici, insieme a beni comuni di cui sono ancora in pos­sesso. Saranno poi i pri­vati a recu­pe­rare con spe­cu­la­zioni e aumenti delle tariffe i costi del ser­vi­zio – ma anche i “mar­gini” (cioè i loro pro­fitti) — che i Comuni non sono in grado di coprire per­ché i tra­sfe­ri­menti dallo Stato si sono pro­sciu­gati e temono l’impopolarità se ad aumen­tare le tariffe fos­sero loro.

Ma pri­va­tiz­zare i ser­vizi pub­blici locali e con­se­gnarli a una finanza sem­pre più lon­tana dalla popo­la­zione di rife­ri­mento vuol dire pri­vare i Comuni della loro ragion d’essere e tra­sfor­marli in enti inu­tili, fatti solo per alle­vare e sele­zio­nare i mem­bri della casta; una demo­cra­zia priva di auto­no­mie locali non è più tale e i sin­daci che accet­tano di ridursi a estrat­tori di risorse dai loro con­cit­ta­dini, senza alcuna resti­tu­zione, si tagliano l’erba sotto i piedi.
Ci sono alter­na­tive a que­sta spi­rale? Sì. Innan­zi­tutto in sta­tuti comu­nali che dichia­rino i ser­vizi pub­blici locali atti­vità di inte­resse gene­rale (e non com­mer­ciale). Poi nella tra­sfor­ma­zione delle Spa in “aziende spe­ciali”, per farli rien­trare nel peri­me­tro della Pub­blica Ammi­ni­stra­zione. A Napoli la tra­sfor­ma­zione dell’Arin in ABC (Acqua Bene Comune) sem­brava offrire un modello a que­sta tran­si­zione. Ma le ultime vicende dello sta­tuto di ABC mostrano che senza una mobi­li­ta­zione di massa e un fronte di “Comuni per i beni comuni”, tante volte pro­messo e mai rea­liz­zato, una tran­si­zione del genere rischia il sof­fo­ca­mento per il pre­va­lere degli inte­ressi dei par­titi. Ma – si dice – ripub­bli­ciz­zare le Spa non si può per­ché non c’è il denaro per riscat­tarne le azioni dai pri­vati; ma il loro valore è legato a con­tratti di ser­vi­zio fon­dati sull’affidamento in-house. Rive­dere quei con­tratti intro­du­cendo con­di­zioni più strin­genti può pri­varle di gran parte del loro valore e per­sino ren­dere con­ve­niente resti­tuire le aziende ai Comuni.

In ogni caso, il solo fatto di met­tere in campo pro­getti di con­ver­sione eco­lo­gica, di pro­mo­zione dell’occupazione, di recu­pero di aziende altri­menti con­dan­nate alla chiu­sura può dare cre­di­bi­lità e basi solide a una con­te­sta­zione radi­cale sia del patto di sta­bi­lità interna (quello che blocca la pos­si­bi­lità di inve­stire per i Comuni), sia del patto di sta­bi­lità esterno (il fiscal com­pact) attra­verso cui la finanza inter­na­zio­nale con­trolla, per il tra­mite della Com­mis­sione euro­pea e della Bce, i governi e le poli­ti­che eco­no­mi­che degli Stati dell’Unione Euro­pea, sof­fo­can­dole. La con­ver­sione eco­lo­gica è un pro­cesso neces­sa­ria­mente decen­trato, dif­fuso, dif­fe­ren­ziato, distri­buito, capil­lare, che non può essere por­tato avanti senza il coin­vol­gi­mento della cit­ta­di­nanza e dei governi locali; e per que­sto democratico.

Affi­darla alla grande impresa (l’essenza di quello che chia­miamo green eco­nomy), come è stato fatto in Ita­lia e altrove con le ener­gie rin­no­va­bili, è stato solo un modo per tra­sfe­rire risorse da chi paga le bol­lette (tutti noi) a chi incassa gli incen­tivi (per l’80 per cento, grandi inve­sti­tori finan­ziari, per lo più anche estra­nei al set­tore energetico).

Vice­versa, nella gene­ra­zione ener­ge­tica, nell’efficientamento di edi­fici e aziende, nella gestione dei rifiuti, nel tra­sporto locale, nel ser­vi­zio idrico inte­grato, le auto­rità locali, con il coin­vol­gi­mento della cit­ta­di­nanza attiva, pos­sono da un lato pro­muo­vere sistemi soste­ni­bili di governo della domanda, dall’altro offrire sboc­chi di mer­cato alla ricon­ver­sione di aziende in crisi, even­tual­mente con solu­zioni socie­ta­rie e asso­cia­tive tra cittadini-utenti desti­na­tari del ser­vi­zio, aziende che lo ero­gano, governi locali e imprese for­ni­trici degli impianti, delle attrez­za­ture e dei mate­riali neces­sari al sod­di­sfa­ci­mento della nuova domanda.

Lo stesso vale per tutti quei ser­vizi che rien­trano nella vasta gamma del wel­fare muni­ci­pale: nidi, scuole materne ed ele­men­tari, assi­stenza agli anziani e alle per­sone svan­tag­giate, inte­gra­zione degli stra­nieri, for­ma­zione, ecc. Anch’essi sono sot­to­po­sti, con la spen­ding review, a un pro­cesso di pri­va­tiz­za­zione attra­verso l’esternalizzazione delle pre­sta­zioni lavo­ra­tive con coo­pe­ra­tive sem­pre più legate a strut­ture finan­zia­rie di comando che “trat­tano” con le ammi­ni­stra­zioni locali per conto di tutte. E anche in que­sto campo occorre rico­struire un pro­cesso demo­cra­tico a par­tire dalla par­te­ci­pa­zione alla loro gestione

VIGEVANO: PORTALUPI, PROSEGUE LA RACCOLTA DI MEDICINALI PER GAZA

VIGEVANO: PORTALUPI, PROSEGUE LA RACCOLTA DI MEDICINALI PER GAZA

Prosegue la campagna di raccolta di medicinali per aiutare la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza organizzata dalla Cooperativa Portalupi in supporto di Music For Peace. Fino a domenica 7 settembre sarà possibile portare il materiale alla Portalupi in via Ronchi 7 alla Frazione Sforzesca di Vigevano negli orari di apertura del locale, consultabili sul sito www.cooperativaportalupi.it.

I medicinali da raccogliere in via prioritaria sono: antibiotici a largo spettro (esempio: amoxcillina, augmentin, zimox, klacid), antinfiammatori (aspirina, tachipirina), antidolorifici (orudis, oki), acido tranexamico (tranex-antiemorragico), garze, siringhe, bende, cerotti e disinfettanti ospedalieri. Le confezioni devono essere integre e con scadenza da ottobre 2015 in poi. Non saranno ritirati medicinali con principi attivi derivati dall’oppio e neppure farmaci come il tramadolo.

Per sostenere localmente questa iniziativa è nato un coordinamento con i volontari di Casale Monferrato che hanno già terminato la raccolta e che si affiancheranno ai volontari di Vigevano per la consegna ultima dei farmaci. Inoltre, a Gambolò tutte le persone che vorranno contribuire potranno farlo portando i farmaci presso il bar “Art Café” di Corso Umberto I 60. Un punto di raccolta verrà allestito anche a Garlasco in occasione della Festa provinciale dell’Anpi, che si terrà dal 5 al 7 settembre, mentre un gazebo per la raccolta dei medicinali sarà predisposto a Voghera in occasione della 24esima edizione della Festa di Liberazione che si terrà dal 29 agosto al 2 settembre presso l’area Auser (vicino alla piscina).

Tutto il materiale raccolto verrà inserito nel prossimo convoglio di Music For Peace che partirà a dicembre. Dopo 50 giorni di blocco forzato, il primo convoglio di Music for Peace (associazione Onlus riconosciuta dalla Fondazione Vittorio Arrigoni) è infatti partito da Genova lo scorso 18 agosto in direzione della Striscia di Gaza. La “carovana” è composta da sette container e due ambulanze che stanno trasportando 100 tonnellate tra alimenti e medicinali. S tratta dell’unico convoglio partito ad oggi dall’Italia per arrivare a Gaza.

Per ulteriori informazioni sulla campagna locale è possibile contattare Michele Zampieri (347-1014648 – michelezampieri74@gmail.com) oppure Alessio Galli (340-3103738).

L’emergenza umanitaria a Gaza è drammatica e diventa più grave con il passare delle ore e dei giorni. Per questo centinaia di cittadini si stanno mobilitando in tutta Italia per raccogliere farmaci destinati al convoglio umanitario per Gaza organizzato da Music for Peace.

ISIS, GUERRA IN IRAQ E RUOLO DEI KURDI (PKK e YPG)

ISIS, GUERRA IN IRAQ E RUOLO DEI KURDI (PKK e YPG)

alcune riflessioni di Wu Ming

da Wu Ming Foundation su Twitter @Wu_Ming_Foundt –
1) Un mese fa il PKK ha scompigliato le previsioni sulla guerra in Nord Iraq
/ Sud Kurdistan. Oggi è la principale forza anti-IS sul campo.
1b) Per semplicità diciamo “PKK”, includendo anche la sua forza “cugina”
siriana, che ha già liberato dall’IS il Kurdistan occidentale.
2) Di questo ruolo del PKK, intorno a cui ruota gran parte delle decisioni
prese in questi giorni da USA e UE, parlan tutti i media globali.
3) Una delle chiavi per capire la situazione è proprio quel che è successo
nel Kurdistan “siriano”, oggi zona libera del Rojava.
4) Da quasi 2 anni la guerriglia curda siriana (YPG) infligge pesanti
sconfitte all’ISIS/IS, lo stesso accade da circa un mese in Iraq.
5) Ora, provate a cercare sui siti dei giornali italiani, periodo ultimi 30
giorni, queste parole: PKK, YPG, Rojava.
6) Il PKK è una forza di massa laica, socialista libertaria, femminista. In
Medio Oriente. E guida una resistenza popolare all’ISIS.
7) Ci sono altre resistenze all’ISIS, episodi di rivolta e di risposta
armata anche da parte di popolazioni arabe sunnite.
8) Correttamente, le forze menzionate considerano l’ISIS il mostro di
Frankenstein della guerra di Bush e della politica americana in M.O.
9) Di questo protagonismo i nostri media non parlano. Nello scenario
spettrale che dipingono, solo ISIS, gruppi filo-USA e armi USA/UE.
10) C’è gente che fino a ieri l’ISIS manco sapeva cos’era e oggi dice che
senza gli USA avanzerà la barbarie, quei popoli sono spacciati ecc
11) Di contro, c’è gente che non ha certo aspettato le cazzate lavacoscienza
dei nostrani leoni da tastiera per sfidare (e battere) l’ISIS.
12) Mentre PKK e compagn* fermavano l’ISIS e salvavano civili, USA/UE le
tenevano (tuttora le tengono) nella lista dei gruppi “terroristi”.
13) Dal giorno stesso in cui PKK e YPG son intervenuti in Nord Iraq,
diffondiamo notizie e analisi sulla situazione e sulla guerra all’ISIS.
14) PKK e YPG sono intervenuti quando i Peshmerga curdi filo-USA si sono
sbandati a Sengal e altrove di fronte all’avanzata ISIS.
15) L’ISIS era in Nord Iraq da settimane, faceva stragi, stuprava,
decapitava, occupava città che poi PKK e YPG hanno liberato.
16) Mentre l’ISIS faceva tutto questo, Obama era fermo come un paracarro.
Appena PKK e YPG hanno “sconfinato”, ha annunciato bombardamenti.
17) RIbadiamolo: di tutto questo i giornali italiani hanno scritto poco o –
più spesso – niente. La controprova è facile, fate la ricerca.
18) Dopo la morte di Foley, c’è il ricatto morale: o con gli USA o con
l’ISIS! Come se gli uni non avessero colpa dell’esistenza dell’altro.
19) Come se non esistessero forze che da tempo sconfiggono sul campo l’ISIS
in totale autonomia, nel disinteresse dei ns. “falchi”.
20) Per inciso, molti combattenti in prima linea sono donne. Cosa che fa
sclerare una forza ultra-misogina come l’IS/ISIS.
21) Ogni volta che gli USA sono intervenuti in M.O. hanno prodotto mostri
sempre peggiori, ormai lo dicono molti analisti americani.
22) Se qualcuno ancora pensa che saranno gli USA a togliere le castagne dal
fuoco e riparare la situazione in Iraq, è illuso o in malafede.
23) Dall’altra parte (ma solo in apparenza) ci sono gli idioti che hanno
scambiato l’IS/ISIS per una resistenza antimperialista.
24) L’ISIS è una forza d’invasione multinazionale che ha un progetto non di
“liberazione” ma di conquista. Sono predoni capitalisti.
25) L’ISIS, fin dal nome, è un progetto coloniale e imperialista.
“Sub-imperialista”, se preferite. Non c’è liberazione nel Califfato.
26) L’ISIS è una forza nata grazie a potenze reazionarie (regionali e
globali), e aspira allo status di potenza reazionaria.
27) L’«antimperialismo degli imbecilli» si basa sul pensiero bidimensionale:
«Il nemico del mio nemico è mio amico».
28) Ma non sempre il nemico del mio nemico è *davvero* suo nemico, e a
prescindere da questo, spesso è a pari modo *mio* nemico.
29) Pensare che per andare contro gli USA si possa essere un po’ più
“teneri” con l’ISIS è un’aberrazione, chi lo pensa è un nemico, punto.
30) Di contro, chi dice che l’unico modo di essere contro l’ISIS sia
appoggiare nuovi interventi USA, o ignora i fatti, o sta truffando.

Tra le bombe per aiutare i bambini

Tra le bombe per aiutare i bambini

Tratto da : La provincia Pavese

http://laprovinciapavese.gelocal.it/cronaca/2014/08/23/news/tra-le-bombe-per-aiutare-i-bambini-1.9799839

Psichiatra vigevanese in missione a Gaza: “Qui il silenzio non esiste, ma dopo i primi scoppi non ho più avuto paura”

di Maria Grazia Piccaluga

VIGEVANO.

Un boato fa tremare l’edificio, la colonna di fumo invade l’orizzonte più vicino, avanza verso la terrazza e penetra nelle stanze. Poi un’altra esplosione. «Sono state le mie prime bombe» racconta Maria Vittoria Carlin, 36 anni, medico vigevanese in missione a Gaza. «Sono entrata in città approfittando della prima tregua, quella che non è stata rispettata e subito sono ripresi i bombardamenti». Nel 2006, mentre lavora come psichiatra in Spagna, a Saragozza, entra in contatto con una ong internazionale, la MdM (Medicos del Mundo). Ed è con il gruppo spagnolo che poi arriva a Gaza. «In Spagna avevo collaborato come volontaria per anni – ricorda –. Ci occupavamo della salute mentale delle persone con percorsi migratori difficili e delle donne, ragazze giovanissime vittime della tratta con fini di prostituzione. E’ stato il rapporto con queste persone che mi ha spinto a specializzarmi in Salute mentale in situazioni di violenza politica e catastrofi. Quando ascolti le loro storie capisci che emigrare è sempre una scelta fatta per cercare una vita migliore, ma anche un’esigenza di sopravvivenza. Le immagini della tivù con i barconi pieni di gente diventano le storie di Amadou, Bay, Hope: i numeri diventano persone».

Poi capita l’occasione di partire per una missione. Destinazione Gaza. Servono chirurghi plastici, ortopedici, pediatri. Ma anche psicologi per affrontare il trauma della guerra. «E’ stata la mia prima esperienza in un paese con un conflitto militare attivo, anche se ero già stata 9 mesi in Cisgiordania, a Hebron, con Medici senza frontiere». La prima esperienza in guerra, le prime bombe. «Dopo quelle, di cui abbiamo sentito le vibrazioni nell’edificio, non ho mai più avuto paura. Quello che non mi faceva addormentare la notte era il pensiero che la gente di Gaza aveva vissuto questo per 33 giorni, con una intensità brutale e che a differenza mia non era lí per scelta. A Gaza non si entra e da Gaza non si esce, a meno che non sia lo Stato di Israele a deciderlo. L’inquinamento sonoro é indescrivibile, anche durante l’alt al fuoco non c’é mai “silenzio”, ci sono sempre gli onnipresenti droni, tantissimi elicotteri e anche i generatori di corrente, perché la centrale elettrica é stata danneggiata». Un’operazione militare di 33 giorni e un embargo di 7 anni lasciano cicatrici profonde. Soprattutto nei bambini. E il medico cita una vignetta, vista sui social locali. Mostra un signore che domanda l’età a un bambino di Gaza. “Quanti anni hai?”. La risposta: “Tre guerre”. «C’è l’obbligo morale di proteggere questa infanzia perchè possa vivere altro che la guerra – dice –. La maggioranza della popolazione sarà capace di rialzarsi da sola, ma bisogna tendere mani, con azioni specializzate, adeguate ai bisogni e alla cultura». Il suo gruppo ha messo in campo un progetto di sostegno emotivo alle persone che hanno lavorato a diretto contatto con morti e feriti durante il conflitto: staff medico, infermieristico ma anche personale di pulizia degli ospedali, «perché in guerra devono pulire e vedere cose per nulla piacevoli, e oltretutto non hanno un background medico», spiega Carlin. L’idea di base è che questa gente non solo ha lavorato a ritmi improponibili, ma lo ha fatto sotto le bombe, con la paura e l’angoscia di avere lasciato a casa (e nessuna casa è sicura) la propria famiglia.

23 agosto 2014

Presenze

Presenze

NICOLETTA DOSIO

Boschi, piccole radure fiorite, cieli che hanno già la luce dell’autunno; il silenzio percorso dal vento di questa mattina di fine agosto.

I monti, intorno, si ergono amici: i Quattro Denti a Nord-Ovest, a Nord-Est il Rocciamelone; all’orizzonte, lungo la via di Francia, emerge lo Chaberton.

Tutto è pace e bellezza.

L’anomalia sta lì sotto, in quel catino trasformato a cantiere, in quella lebbra che ha mangiato i boschi e ha mutato i prati in depositi di cemento dove pesano ruspe, trivelle, blindati, container, vasche di decantazione, nastri trasportatori, carrelli su rotaie, capannoni, dormitori, edifici mensa, garitte, blindati, lince, idranti, pulmini, furgoni, centine, cumuli di smarino della galleria, camminamenti su cui si intravede qualche sparuta figura in grigioverde.

I muri che circondano il cantiere, da quest’altezza, sono linee sbiadite, mentre domina il viadotto autostradale, da cui il rumore delle auto giunge attutito ma costante, una fastidiosa nota di fondo, che però nulla può contro la voce del vento.

Qui, intorno a me, la natura è potente; con i suoi calanchi parla dei millenni, della forza dell’acqua che scava la pietra, incide strapiombi e dà vita a piante ed animali.

Davvero risibile è la superbia di quel cantiere là in basso che il franare di queste pareti instabili o la forza del torrente inferocito può travolgere e cancellare in un attimo.

A guardare il cantiere dall’alto non sono sola: poco lontano, tra i calanchi, sufficientemente contro vento per non avvertire la mia presenza, sta un piccolo camoscio: ne vedo distintamente il manto fulvo, la mascherina intorno agli occhi, il musetto arguto. Sosta brevemente, poi si avvia lungo una traccia, scompare nella macchia, riappare su un sabbione. Prima di sparire definitivamente tra le rocce , si volta per un attimo nella mia direzione. E’ quell’immagine che mi porto appresso, sulla via del ritorno.

25colchico

Ai margini di una radura trovo i primi colchici bianchi e lilla: davvero l’autunno non è lontano.

Bambole

Bambole

Bambole
“Non so se esista un premio fotografico all’altezza di questa fotografia. L’ho ricevuta da una mia lettrice e la ringrazio”, dice Giulietto Chiesa . Un giornalista che in tanti abbiamo apprezzato nei suoi interventi e che chissà perché non viene mai invitato nei talk della nostra tivù. . E’ la foto di una bambina palestinese, di Gaza.
Guardate bene, ci dice ancora Giulietto. Chiude gli occhi della sua bambola, perché non veda la mostruosità di una guerra di sterminio. E’ una fotografia che dovrebbe girare il mondo. Riproducetela, ci chiede il giornalista. I bambini hanno più umanità dei grandi.
I nostri figli dovrebbero farne un poster e metterlo nelle loro stanze.
Io conclude “piango per il nostro egoismo collettivo”. Parole dure ma vere. Sullo sfondo un mondo che si accende di focolai di guerra, le parole dei realisti da Casini a Renzi che incolpano il mondo pacifista di chiudere gli occhi, di avere sulla coscienza le stragi di Sebrenica e di Goradze. Di essere anime belle, di non volersi sporcare le mani. Anzi mi sembra abbia anche detto Casini che le bombe su Belgrado hanno portato quel Paese a essere di nuovo un attore europeo, un luogo dove decolonizzano le aziende, che ora studia i trattati europei per aderirvi un giorno, dove i nostri figli vanno a studiare.
Certo che questi signori del realismo, in questi anni quante palle ci hanno raccontato!
Dall’esportazione della democrazia, alla guerra umanitaria. Io non so se realmente siamo all’inizio di una terza guerra mondiale “spezzettata”come dice Francesco. Vedo tuttavia ogni giorno diventare sempre più forte il partito trasversale di chi vuole radicalizzare lo scontro globale. Mi ricorda tanto, questa situazione, quel libro di una giornalista croata che raccontava nel 1990 come i giornali e i media e poi le voci al mercato e anche la gente ai tavoli del bar diventassero sempre più convinti, giorno dopo giorno, dell’ineluttabilità dello scontro interetnico. Che poi travolse la Iugoslavia creando la barbarie che tutti conosciamo.
Una pioggia di messaggi in codice, invisibili,subdoli, realisti, che parlavano unicamente anche qui di civiltà contro le altrui barbarie ne modificava gli atteggiamenti, il comune sentire, la percezione della vita. Mi sembra che anche oggi sia un po’ così.
Ma sono vecchio, conosco molto bene le mille forme con cui la politica, l’economia, i media, i sociologi ben pagati, i grandi saggi del realismo riescono a ingannare la gente, a non contarla giusta, a non darti gli strumenti per capire il mondo.
Per questo io rispondo semplicemente che non ci sto.
Non mi voglio arruolare in questo scontro titanico tra il bene e il male. Vittorio Arrigoni, l’amico pacifista morto in Palestina ripeteva spesso:restiamo umani. Oggi siamo nel centenario di quella carneficina che fu la prima guerra mondiale, una cosetta da dieci milioni di morti e venti di feriti. Guerra inutile,inutile strage dicono oggi gli storici. Come sono del resto tutte le guerre. Anche se la retorica di ieri e di oggi ci porta continuamente all’esaltazione dei caduti per la patria. Perchè ci dicono la guerra è sempre stata, quando è necessario bisogna farla.
Intanto molti ci guadagnano, l’industria delle armi lavora e non conosce crisi. Armi micidiali continuano a essere costruiti e accumulate, a proliferare in modo incontrollato. Cresce anche la propensione ad usarle.
I Bcp affermano e io condivido: se questo è lo scenario angosciante abbiamo il dovere di insorgere.
Dopo cento anni di orribili massacri e crimini contro l’umanità è venuto il tempo di riconoscere che la pace è un diritto fondamentale della persona e dei popoli, precondizione necessaria per l’esercizio di tutti gli altri diritti umani. Un diritto che deve essere riconosciuto, applicato e tutelato a tutti i livelli dalle nostre città alle Nazioni unite. Un riconoscimento del diritto alla pace obbligherà a modificare il funesto diritto degli stati di fare la guerra e a dare effettiva attuazione a quanto dice l’articolo 28 della Dichiarazione dei Diritti umani. Cosi’ ho annotato, ascoltando il giurista Antonio Papisca.
Perche’ non iniziare a costruire un movimento internazionale , che parte dai comuni e dalla volontà dei cittadini in grado di togliere agli Stati il diritto alla guerra? Ci sarà un sindaco in Lomellina che inizia a percorrere questa strada, portando in giunta un ordine del giorno per il riconoscimento internazionale del diritto umano alla pace? Ci sarà un consigliere comunale di Mortara che lo proporrà’ in consiglio comunale? Un paese, una città, un villaggio in questa terra di riso e di aironi che aderirà al Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace. Tanto per iniziare a dire mi interessa, a introdurre il proprio granello di sabbia nell’ingranaggio perverso di una guerra globale sempre più sullo sfondo del mondo?
Ci sara’ un giornalista che scriverà di questo? Che dirà alla bambina della fotografia di togliere le dita dagli occhi della sua bambola? Perchè può tornare con fiducia a guardarsi attorno? Chissa!

Lettera di Barbara Spinelli alla lista L’Altra Europa con Tsipras dopo i vergognosi attacchi subiti

Lettera di Barbara Spinelli alla lista L’Altra Europa con Tsipras dopo i vergognosi attacchi subiti

Cari amici,

di fronte ai reiterati attacchi alla Lista, che ancora una volta si sono concentrati sulla mia persona, è stato volutamente deciso di tenere un profilo minimo: si tratta di provocazioni, cui è bene non dare corda. Dico questo pur essendo consapevole del disorientamento che può nascere nel nostro movimento e tra i nostri elettori. È il motivo per cui i fatti sono stati precisati con comunicati scarni ed essenziali, inviati ai giornali da cui son partite le aggressioni. Tuttavia non può sfuggire che l’attacco è di natura politica – e non solo comunicativa – volto a ostacolare il faticoso processo di costituzione di un soggetto unitario di opposizione sociale che si contrapponga nettamente, in Italia e in Europa, ai governi di larghe intese e alle politiche di austerità; un progetto  che, pur fra mille difficoltà, ha avuto successo alla sua prima prova elettorale.

I fatti, cui è bene riportare i discorsi, sono davanti a tutti.

Fin dal primo giorno del mio insediamento al Parlamento europeo, ho partecipato a tutte le attività parlamentari: sessioni plenarie, riunioni di due commissioni, riunioni di gruppi e di delegazione.

Il Parlamento europeo si è riunito a luglio in due sessioni plenarie, il 2 e 3 luglio, e poi dal 15 al 17 (e non solo il 16 e 17). Ho partecipato attivamente alla sessione del 2 e 3 luglio, anche con un intervento in aula sulla presidenza italiana, prendendo parte a tutte le votazioni della sessione costitutiva.

Ho partecipato ai lavori della seconda sessione plenaria di luglio, nelle giornate del 15 e del 16, prendendo parte a tutte le votazioni del 16 e in particolare al dibattito e al voto di fiducia sul presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker (con un mio testo depositato presso la presidenza del parlamento). :

Non sono stata presente solo il 17, insieme agli altri due deputati della nostra Lista, Eleonora Forenza e Curzio Maltese, per la riunione italiana con il leader europeo Tsipras, che si è tenuta a Roma. L’incontro, organizzato ben prima della sessione di voto a Bruxelles, era molto importante perché era la prima volta, dopo le elezioni, che si cominciava a discutere congiuntamente delle prospettive e degli indirizzi di lungo periodo della politica europea e internazionale del gruppo parlamentare della sinistra europea. Il 18 ho tenuto un comizio con Alexis Tsipras, Eleonora Forenza e Curzio Maltese, che precedeva il primo incontro plenario della Lista, il 19 luglio.

A fine giugno ho partecipato, in sostituzione del Presidente della Gue-Ngl Gaby Zimmer, a un incontro a Roma con il Presidente del Consiglio e con i parlamentari italiani, per discutere i compiti dell’imminente presidenza di turno affidata all’Italia.

Nel mese di luglio ho promosso, con Guido Viale e Daniela Padoan, un appello   circostanziato « Per una strategia europea in materia di migrazione e asilo», in occasione del semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea appena cominciato.

Il prossimo immediato impegno istituzionale sarà la riunione informale del Consiglio Affari generali dell’Unione Europea che si terrà a Milano il 28 e 29 agosto, nella quale mi è stato chiesto di rappresentare la Commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo.

Un caro saluto e un augurio di buon lavoro a tutti

Barbara Spinelli

III FESTA PROVINCIALE ANPI PAVIA

III FESTA PROVINCIALE ANPI PAVIA

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Il Comune di Dorno condanna l’attacco militare d’Israele contro la Palestina

Il Comune di Dorno condanna l’attacco militare d’Israele contro la Palestina

Anche il comune di Dorno ha le idee molto chiare.

Diversi comuni in Italia si stanno mobilitando (ne abbiamo dato notizia anche nei giorni passati) presentando ordini del giorno molto netti rispetto al massacro attualmente in corso a Gaza.

E’ un segnale importante, speriamo sia l’inizio di una lunga serie che possa anche far pressione sui palazzi romani.10517369_10152660604830452_2232710611895125948_o

La Cooperativa Portalupi, raccoglie farmaci per la Palestina

La Cooperativa Portalupi, raccoglie farmaci per la Palestina

Oggi, presso la Cooperativa Portalupi, inizia la raccolta dei farmaci, che faranno parte del convoglio umanitario per Gaza, organizzato dalla Onlus Music for Peace.
E’ possibile portare i medicinali, per aiutare la popolazione palestinese, alla Cooperativa, durante i sui orari di apertura e fino al 7 Settembre. Le info sul volantino. — con Pagina Vigevano, Vigevano E Zona, Auser Giovani Vigevano, Vigevano Sostenibile e Vigevano Lomellina Notizie

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Amnesty contro gli Usa: “Il giorno della strage alla scuola Onu avete continuato a dare altre armi a Israele”

Amnesty contro gli Usa: “Il giorno della strage alla scuola Onu avete continuato a dare altre armi a Israele”

Amnesty contro gli Usa: “Il giorno della strage alla scuola Onu avete continuato a dare altre armi a Israele”

Amnesty International attacca frontalmente gli Usa e li invita a porre fine alla fornitura a Israele “di ampi quantitativi di armi, strumento per compiere ulteriori gravi violazioni del diritto internazionale a Gaza”. La richiesta arriva all’indomani dell’approvazione, da parte del Pentagono, dell’immediato trasferimento di munizioni per granate e mortai alle forze armate israeliane. Queste forniture si trovano gia’ in Israele, in un deposito di armi Usa, e seguono l’arrivo nel porto di Haifa, il 15 luglio, di una fornitura di 4,3 tonnellate di motori a razzo.
“Queste forniture si aggiungono ad altre gia’ inviate dagli Usa a Israele tra gennaio e maggio 2014 – scrive Amnesty – per un valore di 62 milioni di dollari e comprendenti componenti per i missili guidati, lanciarazzi, componenti di artiglieria e armi leggere”. Secondo Amnesty, è chiaro che a questo punto “il governo Usa sta gettando benzina sul fuoco” attraverso la continua fornitura delle armi usate dalle forze armate israeliane per violare i diritti umani. “Washington deve rendersi conto che spedendo queste armi sta esacerbando e continuando a consentire gravi violazioni dei diritti umani ai danni della popolazione civile di Gaza” – ha dichiarato Brian Wood, direttore del programma Controllo sulle armi e diritti umani di Amnesty International.

Gli Usa sono di gran lunga il principale esportatore di forniture militari a Israele. Secondo dati resi pubblici dal governo di Washington, le forniture nel periodo gennaio – maggio 2014 hanno compreso lanciarazzi per un valore di quasi 27 milioni di dollari, componenti per missili guidati per un valore di 9,3 milioni di dollari e “bombe, granate e munizioni di guerra” per quasi 762.000 dollari. Dal 2012, gli Usa hanno esportato verso Israele armi e munizioni per 276 milioni di dollari. Questo dato non comprende l’esportazione di equipaggiamento militare da trasporto e di alta tecnologia.
La notizia della ripresa delle forniture a Israele e’ arrivata il 30 luglio, “il giorno stesso in cui gli Usa condannato il bombardamento di una scuola delle Nazioni Unite in cui sono state uccise almeno 20 persone, tra cui bambini e operatori umanitari”. “E’ profondamente cinico – prosegue Amnesty – che la Casa bianca condanni la morte e il ferimento di civili palestinesi, compresi bambini e operatori umanitari, sapendo bene che i militari israeliani responsabili di quegli attacchi sono armati fino ai denti con armi ed equipaggiamento militare pagati dai contribuenti statunitensi”. Amnesty International continua a chiedere alle Nazioni Unite d’imporre immediatamente un embargo totale sulle armi destinate a Israele, Hamas e i gruppi armati palestinesi, per prevenire violazioni del diritto internazionale umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani da tutte le parti.
In assenza di un embargo decretato dalle Nazioni Unite, l’organizzazione per i diritti umani chiede a tutti gli stati di sospendere unilateralmente le forniture di munizioni ed equipaggiamento e assistenza militare a tutte le parti coinvolte nel conflitto, fino a quando le violazioni dei diritti umani commesse nei precedenti conflitti non saranno adeguatamente indagate e i responsabili portati di fronte alla giustizia.