Archivio for gennaio, 2015

Scoppiata una Bomba atomica nell’incontro tra Tsipras e Martin Shultz- Richiesta di Tsipras: “vogliamo Mandare la Merkel a giudizio presso il Tribunale Internazionale “

Scoppiata una Bomba atomica nell’incontro tra Tsipras e Martin Shultz- Richiesta di Tsipras: “vogliamo Mandare la Merkel a giudizio presso il Tribunale Internazionale “

Riceviamo e volentieri pubblichiamo da una nostra corrispondente in Grecia…

“Il memorandum è morto: kaputt!

Alexis Tsipras, durante l’incontro con Martin Shultz, presidente del Parlamento Europeo, ha inviato alcuni messaggi alla cancelliera Angela Merkel.

Non soltanto ha inviato messaggi, ma in pratica ha voluto anche consegnare un memoriale dove si dimostrano i brogli dei grandi industriali (businesmen) greci e tedeschi e quanto questi loro affari sono costati alle casse dello stato greco.

Tsipras mette sotto accusa i governi tedeschi che hanno collaborato e fatto affari con i grandi industriali (magnati) greci nell’interesse delle multinazionali tedesche.

“Sig. Shultz”, ha detto Tsipras, “la germania ha fatto fallire il mio paese ed in questo memoriale ci sono tutti gli scandali con le prove necessarie: la Siemens, i treni, i sommergibili, le società di costruzioni, le evasioni fiscali e la continua immunità concessa per questi delitti.

La lista Lagard (attuale dirigente del FMI) sempre tenuta nascosto dai precedenti governi con il consenso della Germania.

E questa non è la sola lista”. “Se voi, che avete provveduto al finanziamento delle banche, aveste invece insistito per il controllo finanziario degli industriali migliardari (magnati), invece di buttare i soldi nella spazzatura, si sarebbe potuto varare un programma di salvataggio della grecia”.

“Non è possibile”, ha proseguito Tsipras, “che si licenzino 400 donne delle pulizie e che si lascino impuniti i grandi evasori fiscali che hanno sottrastto miliardi di euro. Non è a Lei a conoscenza di questo Sig. Shultz? “A un certo punto, scherzando, Tsipras ha detto a Shultz: “Noi possiamo portare la Sig. merkel davanti al Tibunale Internazionale (la Corte di giustizia dell’Aja) per aver causato l’impoverimento del popolo greco, dimostrando il coinvolgimento della Germania nel Business dei tedeschi con i grandi magnati greci”.

“Una povertà che consegue alla distruzione del nostro paese sia durante la guerra, sia in seguito visto che la Germania ci ha imposto, in pratica, gli uomini politici e governi nel nostro paese”.

Il presidente della commissione europea era rimasto di sasso senza poter articolare una parola di fronte a tanti documenti posti sulla scrivania da Alexis Tsipras e da Nikos Papas.

Martini Shlutz avava iniziato la conversazione con Tsipras con tono aggressivo: “che ci dici allora Alexis, hai deciso di fare il duro e mettere la Grecia fuori dall’euro?” “Sig.Presidente, caro Martin”, ha risposto Tsipras, vorrei ricordarti che è ancora fresca la scelta del popolo greco verso Syriza, e questa scelta vuol dire fine dell’austerty nella Grecia del post memorandum. Adesso io devo mettere in pratica il nostro programma, il programma di Syriza”.

“Come puoi fare questo? Dove troverai i soldi, visto che vuoi riassumere i dipendenti statali licenziati, vuoi fermare le privatizzazioni, vuoi aumentare stipendi e pensioni?”, ha risposto Shultz.

“Noi abbiamo un programma di riforma dello stato, siamo decisi a camniare lo stato e il suo clientelismo e farla finita con il potere incontrollato dei magnati e le loro evasioni fiscali con la copertura dei precedenti governi”.

A questo punto Tsipras consegna a Shultz un memoransum con le prove schiaccianti, in lingua inglese.

“E’ un documento che dimostra i rapporti dei magnati con i governi greci. Il documento è stato preparato da un gruppo di miei deputati e avvocati di Syriza” ha detto Tsipras.

Durante la conversazione con il premier greco, Shultz ha ripreso il discorso del programma di salvataggio della Grecia, tuttavia Tsipras in nessun modo ha voluto ascoltare discorsi che riguardassero il precedente memorandum.

“Il memorandum è morto: Kaputt!!”

Tratto da: Triklopodia.gr

“Il mio nome è KURDISTAN”

“Il mio nome è KURDISTAN”

kobane

“Quando saremo a Varzi…”, le canzoni partigiane nell’Oltrepò pavese

“Quando saremo a Varzi…”, le canzoni partigiane nell’Oltrepò pavese

Dall’Informatore di Vigevano di giovedì 29 gennaio 2015

Dentro la storia: dalla Prima alla Seconda Guerra Mondiale

“Quando saremo a Varzi…”, le canzoni partigiane nell’Oltrepò pavese

Continuando con l’andirivieni tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, vorrei proporre su queste pagine esempi di canti popolari del secondo conflitto mondiale. In specifico mi soffermo su alcuni canti partigiani delle formazioni dell’Oltrepò Pavese, nelle cui fila comunque erano presenti diversi lomellini. Come conferma il nome che era stato attribuito alle prime due brigate garibaldini: la “Capettini”, in onore ad Arturo Capettini di Mortara, fucilato dai fascisti il 31 dicembre 1943, e la “Crespi” dedicata a Carlo Alberto Crespi, passato per le armi come partigiano il 3 aprile 1944.
Diversi partigiani intervistati ci hanno confermato che “Fischia il Vento” e “La guardia rossa” erano le più cantate non solo dalle formazioni “Garibaldi” ma anche dalle “Matteotti” e “Giustizia e Libertà”. In queste due formazioni per certe canzoni avveniva semplicemente la sostituzione di “partigiano” al termine “garibaldino”. Tutti concordi anche nell’affermare che “Bella ciao” non si conosceva prima della Liberazione, anche se poi è sempre stata cantata in occasione delle celebrazioni. Probabilmente la canzone, assurta a simbolo della Resistenza, è nata nel Centro-Sud d’Italia ed è salita al Nord portata dalle truppe del rinato esercito italiano al seguito dell’esercito alleato.
Tra le più caratteristiche cantate in Oltrepò c’è senz’altro “Quando saremo a Varzi”. Ne esistevano diverse versioni, eccone una cantata dalle formazioni matteottine: Quando saremo a Varzi / alla caserma alpina / ti scriverò biondina / la vita del partigiano. / E mi fo ‘l partigiano / su e giù per le montagne / con la mitraglia in mano / con la mitraglia in mano / e mi fo ‘l partigiano / su e giù per le montagne / con la mitraglia in mano / fascista sparirà (morirà) / pütost che fa ‘l fascista / fo l’asasin di strada / la prima canunada / la prima canunada / pütost che fa ‘l fascista / fo l’asasin di strada / la prima canunada / la m’ha ferito ‘1 cuor. / La m’ha ferito il cuore / la m’ha ferì la vita / oi mamma son tradita / oi mamma son tradita / la m’ha ferito il cuore / la m’ha ferì la vita / oi mamma son tradita / tradita nell’amor.
Molto nota anche “Marciam”, con il famoso ritornello, emblematico dello spirito anti-militarista e anti-gerarchico delle formazioni: E sotto il sole ardente / con passo accelerato / cammina il partigiano / col zaino affardellato. / Non c’è tenente, né capitano / né colonnello, né generale, / questa è la marcia dell’ideal, dell’ideal, / un partigiano vorrei sposar. / Cammina il partigiano / che stanco mai si sente / cammina allegramente / con gioia e con ardor / Marciam, marciam, / marciam ci batte il cuore / s’accende la fiamma, / la fiamma dell’amore, / s’accende la fiamma / la fiamma dell’amore / quando vedi un partigiano passar. / Non c’è tenente, né capitano / né colonnello, né generale, / questa è la marcia dell’ideal, dell’ideal, / un partigiano vorrei sposar.
Questi brani erano cantati con leggere varianti in altre zone, ed erano già state pubblicate in numerosi canzonieri.
Nelle interviste che ho effettuato ho raccolto anche due canzoni inedite, probabilmente eseguite solo nell’Oltrepò.
La prima (con la citazione del nome del comandante garibaldino di brigata Carlo Barbieri, “Ciro”) è una chiara ripresa della versione femminile della “Canzone della Lega” (“Seben che siamo donne / paura non abbiamo / abbiam delle belle buone lingue / in Lega ci mettiamo”) e offre un testimonianza della continuità tra il repertorio partigiano e quello delle lotte del movimento sindacale degli inizi del secolo: E noi di Ciro siamo / paura non abbiamo / abbiam delle belle buone armi / e noi di Ciro siamo / paura non abbiamo / abbiam delle belle buone armi / per farci rispettar / per farci rispettare / dalla brigata nera / biondina aspetta e spera / biondina aspetta e spera / che presto ritornerò.
Nella seconda alcune strofe sembrano trarre origine dal canto della Grande Guerra: E Cadorna manda a dire / che si trova là sui confini / e ha bisogno degli alpini per potersi avanzà. Questa derivazione spiegherebbe il verso in cui si dice che il comandante della divisione garibaldina Domenico Mezzadra, “Americano”, si trova sui confini, a meno di ipotizzare un improbabile riferimento ai confini provinciali. Anche la sua richiesta di liberazione non è plausibile in quanto il comandante è stato fatto prigioniero solo una volta per poche ore e si è liberato da solo. Probabilmente si tratta di permanenze del vecchio testo, anche se il significato potrebbe essere più generale: far appello alla ripresa delle attività partigiane dopo i rastrellamenti dell’inverno 1944-45. L’incipit è stato ripreso anche da una “canzone della partenza” delle mondine forestiere. Cara mamma mia diletta / vieni incontro alla stazione / quando scendo dal vagone / voglio scendere in braccio a te / quando scendo dal vagone / voglio scendere in braccio a te / E ti voglio raccontare / raccontar della mia vita / ch’è la vita partigiana / l’ho passata sugli Appennini / ch’è la vita partigiana / l’ho passata sugli Appennini / Gl’Appennini alti alti / dai sentieri stretti stretti / dai sentieri stretti stretti / pien di sangue e di sudor / L’American ci manda a dire / che si trova sui confini / e ci vuol garibaldini / per poterlo a liberar / e ci vuol garibaldini / per poterlo a liberar / Garibaldin sono arrivati / e i bersaglier son ritirati / e noialtri partigiani / sempre fuoco accelerà / e noialtri partigiani / sempre fuoco accelerà.
Da questi testi si comprende come spesso i partigiani prendessero motivi dal canto tradizionale, da quello della Prima Guerra Mondiale o addirittura dal repertorio delle canzonette e ne cambiassero i testi in funzione della situazione che stavano vivendo. Le melodie erano le stesse ma le parole erano diverse. Questi brani, pur con le semplificazioni comuni al genere “canzonetta” e con la commistioni di testi diversi, sono comunque indicative rispetto al bisogno di identità che hanno sentito ed espresso i partigiani.
Come ha scritto il sociologo Franco Ferrarotti “Storicamente ogni epoca ha delle canzoni che la rispecchiano. Non sono solo un supplemento decorativo o il modo di solennizzare certe ricorrenze, sono essenziali per capire cultura del tempo. Sono la metafora della vita”.
Marco Savini

 

La vittoria di Syriza in Grecia

La vittoria di Syriza in Grecia

La vittoria di Syriza in Grecia primo importantissimo passo per un’altra Europa, contro il predominio del capitale finanziario e per respingere l’attacco alle condizioni di vita dei lavoratori, dei pensionati, delle masse popolari

In Grecia, nelle elezioni politiche del 25 gennaio 2015 ha vinto la lista di Syriza guidata dal compagno Alexjs Tsipras sulla base di un chiaro programma di difesa degli interessi del popolo.
Il programma di Syriza è esattamente l’opposto di quello della cosiddetta “troika” (Fmi – Bce – Ue) ben rappresentata in Italia dalle politiche contro i lavoratori del governo Renzi.

Syriza propone la restituzione ai lavoratori delle somme tagliate in precedenza (tredicesime e salari), l’aumento del salario minimo e il ripristino della contrattazione nazionale, la restituzione ai pensionati delle somme decurtate dai tagli del governo precedente, la fine delle tassazioni inique sui precari e sui lavoratori autonomi, il blocco degli sfratti e dei tagli dell’energia elettrica, trasporti gratuiti per pensionati e categorie svantaggiate, il ripristino dei servizi pubblici con la riassunzione dei lavoratori licenziati, il blocco delle privatizzazioni, ecc.

Per fare questo il nuovo governo greco tenterà di sottrarsi alle grinfie del cosiddetto debito pubblico, proponendo alle istituzioni europee una nuova politica economica e la ristrutturazione del debito. Ovvio che questa politica si scontra direttamente con le oligarchie finanziarie europee e con l’imperialismo della Germania, ma questo tentativo è l’unico possibile per fare uscire il popolo greco dalla miseria.

Per questo in tutta Europa dobbiamo appoggiare la lotta di Syriza, perché è nel pieno interesse, non solo del popolo greco, ma dei lavoratoti e delle masse popolari di tutti i paesi europei cambiare politica economica.

La vittoria di Syriza deve però costituire un insegnamento per tutti noi. Fino a pochi anni fa Syriza era un piccolo partito (di lontana derivazione dal precedente Partito Comunista Greco dell’interno), c’erano divisioni tra vari gruppi ecc. Ebbene: i compagni greci sono riusciti ad unire 16 organizzazioni di sinistra, a partecipare e a promuovere le grandi lotte dei lavoratori greci contro il massacro sociale, a costruire in Grecia ben 400 centri dove la povera gente ha potuto trovare aiuto alimentare, medico, scolastico, di servizio sociale per resistere al taglio sconsiderato dei servizi pubblici imposto dalla “troika”.

Anche in Italia e in altri paesi è necessario un lavoro di questa portata. Siamo lieti di aver contribuito, nel 2014, nelle elezioni europee a far conoscere anche in Italia l’esperienza di Syriza, superando per la prima volta da anni lo sbarramento del 4%.

Continuiamo la lotta per una nuova Europa, per una nuova Italia
Partito della Rifondazione Comunista – Federazione Provinciale di Pavia
C.I.P. Pavia, Corso Garibaldi 38 – 29 gennaio 2015

Una verità che i media nascondono: Renzi è del Pasok…e si vede! #Syriza #Tsipras

Una verità che i media nascondono: Renzi è del Pasok…e si vede! #Syriza #Tsipras

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Tsipras: «Governiamo per il popolo»

Tsipras: «Governiamo per il popolo»

di Pavlos Nerantzis, ATENE, 

Atene. Il governo oggi incontra Martin Schulz e annuncia le prime mosse: aiuti alle famiglie povere, riassunzioni dei licenziati, cittadinanza ai figli di migranti nati in Grecia, stop alle privatizzazioni

Aiuti imme­diati alle fami­glie povere, rias­sun­zioni dei licen­ziati dalla Troika e dai governi pre­ce­denti, blocco alle pri­va­tiz­za­zioni del porto di Pireo e di Salo­nicco, allon­ta­na­mento della rin­ghiera che cir­con­dava il par­la­mento, desti­tu­zione dei poli­ziotti in tenuta anti­som­mossa dagli ate­nei, attri­bu­zione di cit­ta­di­nanza a tutti i figli di migranti nati in Grecia. 

Sono alcune delle misure che già sono state prese o sono in corso di essere rea­liz­zate dal dream team di Ale­xis Tsi­pras, che comin­cia ad incon­trarsi con i mas­simi diri­genti dell’ Ue per discu­tere sul pro­gramma del nuovo governo. Il pre­mier ha poi pro­po­sto Zoi Kon­stan­to­pou­lou, figlia di un ex lea­der del Syna­spi­smos (Coa­li­zione della sini­stra), ascen­dente del Syriza, e nota diri­gente della sini­stra radi­cale come can­di­data alla pre­si­denza del parlamento.

Nell’ epi­cen­tro dei col­lo­qui del governo — oggi con il pre­si­dente dell’ euro­par­la­mento, Mar­tin Schulz e domani con il pre­si­dente dell’ euro­gruppo, Jeroen Dijs­sel­bloem– il taglio del debito e l’annulamento del memo­ran­dum. «Non vogliamo andare allo scon­tro fron­tale con i nostri cre­di­tori, ma que­sta cata­strofe sociale non può andare avanti. Siamo con­trari a un con­flitto distrut­tivo» ha detto Ale­xis Tsi­pras nel suo discorso di aper­tura del primo con­si­glio dei mini­stri. Per aggiun­gere poi che «siamo un governo di sal­vezza sociale, il popolo ci chiede di lavo­rare dura­mente per difen­dere la sua dignità».
Sono appena pas­sati tre giorni dalle ele­zioni, nem­meno 24 ore dal giu­ra­mento dei mini­stri di Syriza e Anel e un’ aria diversa, di otti­mi­smo e di spe­ranza, di rivo­lu­zione (con o senza vir­go­lette), di dignitá e di grinta, sta attra­ver­sando la capi­tale greca. Si sente nei discorsi della gente, nelle dichia­ra­zioni dei neo ministri.

Anche se appa­ren­te­mente nulla ancora è cam­biato e non man­cano le lamen­tele da parte di chi ha ancora paura di per­dere il suo sti­pen­dio o la pen­sione «per­ché c’é il peri­colo che le ban­che chiu­dono», i greci sono di nuovo in mar­cia, per­ché se ne ren­dono conto che — parole loro– «que­sti qui al governo non scher­zano», «il modo che hanno di fare poli­tica è diverso». Gli unici nella capi­tale greca a rea­gire nega­ti­va­mente — un segnale per le trat­ta­tive in corso da oggi– sono i mer­cati. La Borsa di Atene ha chiuso regi­strando un calo di 9,24% (le azioni delle ban­che hanno con­ti­nuato a colare a picco, meno 27%), men­tre il ren­di­mento dei titoli di stato a tre anni ha supe­rato il 16%.

«I greci sanno che non potremo cam­biare lo stato della nostra eco­no­mia in un giorno. Ma di una cosa pos­sono essere certi: l’unico punto di rife­ri­mento di que­sto governo é il popolo» ha sot­to­li­neato il nuovo pre­mier greco. Stessa lun­ghezza d’ onda anche al primo discorso del mini­stro delle finanze, Yanis Varoufakis.

«I col­lo­qui con i nostri cre­di­tori saranno dif­fi­cili, ma rite­niamo che i nostri part­ner ci pos­sano dare una chance». Varou­fa­kis che ha già par­lato tele­fo­ni­ca­mente con il pre­si­dente dell’eurogruppo e la set­ti­mana pros­sima si incon­trerà con i suoi omo­lo­ghi ita­liano e fran­cese. Il neo mini­stro ha affer­mato che ci sono «diversi punti di accordo» e non «di scon­tro» con gli altri mem­bri dell’ euro­gruppo, ma se le cose vanno male Atene «non accet­terà più i trat­tati dell’ Ue».

La rea­zione é arri­vata pro­prio ieri prima da Bru­xel­les e poi da Ber­lino. La Com­mis­sione europea,con il vice-presidente dell’ ese­cu­tivo, Jyrki Katai­nen, fede­lis­simo della can­cel­liera Ankela Mer­kel, ha ripe­tuto che Atene «si é assunta degli impe­gni e ci aspet­tiamo che man­tenga le pro­messe», men­tre il mini­stro dell’economia tede­sco, Sig­mar Gabriel, ha ricor­dato ad Atene che «il nuovo governo deve essere giu­sto verso i con­tri­buenti in Ger­ma­nia e in Europa che hanno mostrato solidarietà».

Tutti i part­ner euro­pei chie­dono al governo Tsi­pras di man­te­nere i patti, esclu­dendo ogni dia­logo per un even­tuale taglio del debito pub­blico greco. Un atteg­gia­mento che, se da una parte serve le poli­ti­che di rigore di Ber­lino, dall’altra nasconde due fat­tori non trascurabili.

Innan­zi­tutto ciò che sot­to­li­neano tutti gli eco­no­mi­sti del mondo e che die­tro le quinte ammet­tono pure i diri­genti euro­pei: il debito non è soste­ni­bile, non solo in Gre­cia, ma anche in Ita­lia, in Spa­gna e altrove.
Per­ciò — ed è que­sta la pro­po­sta di Atene– biso­gna affron­tare la que­stione in una con­fe­renza euro­pea. In secondo luogo, rife­ren­dosi ai con­tri­buenti euro­pei, Ale­xis Tsi­pras che si incon­trerà anche con il pre­si­dente fran­cese, Fran­cois Hol­lande, varie volte ha sot­to­li­neato che un even­tuale hair-cut del debito pub­blico non toc­cherà i con­tri­buti dei pri­vati. «L’Europa e la Gre­cia pos­sono avan­zare insieme» ha detto più cauto ieri il com­mis­sa­rio euro­peo agli Affari eco­no­mici, Pierre Mosco­vici. Infine, a Tsi­pras, è arri­vata anche la tele­fo­nata di Obama, che si è detto dispo­sto ad aiu­tare il paese: «Pure io ero gio­vane come te quando sono stato eletto e ora ho i capelli grigi», avrebbe detto al lea­der greco il pre­si­dente Usa.

fonte: il Manifesto

Vidigulfo (Pv): i Cantosociale presentano per la GIORNATA DELLA MEMORIA 2015 “TRIANGOLO BLU, TRIANGOLO ROSA, TRIANGOLO ROSSO…”

Vidigulfo (Pv): i Cantosociale presentano per la GIORNATA DELLA MEMORIA 2015 “TRIANGOLO BLU, TRIANGOLO ROSA, TRIANGOLO ROSSO…”

Venerdì 30 gennaio alle ore 21.15

Aula consiliare a Vidigulfo PV

i Cantosociale presentano per
GIORNATA DELLA MEMORIA 2015
il concerto tematico appositamente adattato per le scuole medie

TRIANGOLO BLU, TRIANGOLO ROSA,
TRIANGOLO ROSSO…
LORO PORTAVANO
IL TRIANGOLO GIALLO

Storie, Canti, Musiche per chi portava quei triangoli cuciti
DIVERSE MEMORIE , STESSE DEPORTAZIONI
Concerto-Recital
————————–
” Prima vennero per i criminali e non parlai. Poi cominciarono a prendere gli ebrei e quando presero i sindacalisti io non parlai. Quando presero gli studenti di teologia, ammassarono gli omosessuali poi raccolsero gli immigrati e gli zingari, internarono i cattolici ,eliminarono i disabili, io non parlai. Poi vennero per me e… non c’era più nessuno che potesse parlare.”
Dai sermoni “Als die Nazis die holten” di Martin Niemoller
C A N T O S O C I A L E
Piero Carcano : voce, canto, recitazione, kazoo….
Cristian Anzaldi: fisarmonica, chitarra acustica elettr., banjo
Grisolia Vittorio : violino, flauti etnici,baghèt,mandolino…
Buratti Davide:contrabbasso
Gianni Rota: voce, chitarra, flauto, percussioni

IL gruppo dei CANTOSOCIALE in collaborazione con l’Archivio di storia Orale e Popolare “Fiorella Scaglioli” presenta questo concerto-testimonianza in memoria e per tener viva la memoria dell’Olocausto e le vittime dei Lager. Canti e musiche legano con le memorie della deportazione, racconti veri proposti in forma di monologhi che aiutano a capire quello che sembra impossibile spiegare: le crudeltà, gli orrori: dalle prime leggi razziali per finire ai campi di concentramento. Parole e versi dei canti e delle canzoni evocano sottili e feroci discriminazioni per arrivare all’ orrore , la disperazione, la speranza e nuovamente il lavoro massacrante , la fame , la paura, la morte dei campi di sterminio. Lo spettacoloè , secondo lo stile del gruppo, frutto di ricerche oraliste in linea con il lavoro che accompagna da sempre i Cantosociale. Questo: TRIANGOLO BLU, TRIANGOLO ROSA, TRIANGOLO ROSSO… LORO PORTAVANO IL TRIANGOLO GIALLO prende spunto dai triangoli di stoffa che i prigionieri erano costretti a portare nei campi di concentramento, secondo la categoria a cui appartenevano. Gli ebrei portavano un triangolo giallo sormontato dalla stella di David, gli internati politici portavano un triangolo rosso, gli omosessuali un triangolo rosa e i testimoni di Geova un triangolo porpora.I Triangoli verdi erano riservati ai “delinquenti comuni”, quelli neri ai cosiddetti “asociali”, quelli marroni agli zingari, quelli bianchi agli scioperanti, e infine quelli blu ai prigionieri di guerra dei paesi occupati. Ogni triangolo costituisce per lo spettacolo un punto di partenza di riflessione guidate da storie e canti che si incrociano come le genti e le lingue diverse da cui provengono e che si sono coattamente ritrovate nei campi.
Alcuni canti riguardano il periodo di crescita del nazismo anche se la maggior parte provengono dai lager e sono spesso frutto di rifacimenti di canzoni d’epoca, popolari e militari, di melodie che venivano cantate addirittura dagli stessi aguzzini delle SS e venivano poi riproposte dai deportati con nuovi testi dissacranti. Le parole, evocate dai brevi monologhi,come pietre lasciate dalle testimonianze, dalle poesie permeate da suoni , dai canti e dalle canzoni trasportano lo spettatore in un viaggio lucidamente emotivo. A partire da quel YELLOW TRIANGLE ( Triangolo Giallo) del cantautore irlandese Christy Moore che trae spunto dalle parole dei sermoni del pastore protestante (deportato a Auschwitz) Martin Niemoller. Quel:“ Sono venuti….” costituisce un fermo e poetico atto d’accusa contro chi sapeva e non fece niente , contro GLI INDIFFERENTI, di qualsiasi provenienza. La scelta è stata fatta su canzoni d’autore che descrivono il periodo, musiche che accompagnano le storie e poi sui canti storico-popolari divenuti simbolo in diverse nazioni, dell’opposizione all’occupazione nazista; capaci di aggregare e persino muovere alla ribellione. Alcuni di questi canti sono in forma di preghiera corale, per infondere speranza e forza morale a dispetto delle condizioni tragiche in cui si era costretti vivere. Altri contengono versi di incredibile forza che riescono a parlare d’amore a dispetto dell’orrore. Altri come estrema forma di resistenza e dignità contro l’aguzzino, riescono persino ad ironizzare anche sulle camere a gas. Dell’orrore della non vita nei campi di sterminio “parla” il brano originale “DAKAU non può che essere blues” Non mancheranno musiche della tradizione popolare yddish e zingara .In particolare alcuni brani riguarderanno specificatamente il popolo dei Rom e le altre vittime della follia nazista : disabili, malati di mente(il famigerato progetto AktionT4) e perseguitati politico-sindacali e religiosi. Per questo sono state appositamente recuperate dall’oblio alcune canzoni d’autore appositamente riarrangiate ,come del resto gli altri brani di repertorio. Tra queste “Se il cielo fosse bianco di carta” di Ivan Della Mea, un omaggio all’autore recentemente scomparso tratto dalla lettera del ragazzo galiziano Chaim lanciata oltre il filo spinato del lager di Pustkow e “Tredici milioni di uomini “ dei Cantacronache sull’assurdità della discussione sui numeri del genocidio ebreo.
Musiche e brani originali frutto di accurate ricerche di Grisolia (violinista del gruppo) infine riporteranno alla giusta attenzione anche le vicende degli I. M. I., gli INTERNATI MILITARI ITALIANI catturati e costretti al lavoro coatto nei campi dai nazifascismi, il loro rifiuto ad aderire al nazifascismo dopo l’8 settembre li obbligherà a umiliazioni, lavoro duro e soprattutto la fame e per molti oltre 60.000 su 600.000 li porterà alla morte. Per le scuole, con differenti versioni dello spettacolo per Medie e Superiori, lo spettacolo assume la forma di lezione –interattiva con elementi di scena , triangoli di stoffa oggetti ecc che serviranno a coinvolgere gli alunni, e offrirà un ottimo spunto per successiove riflessioni oltre che possibili discussioni in sala.
Lo spettacolo ha durata di 1 ora e 30 min circa ed è possibile presentarlo in teatro, sale saloni oltre che in spazi aperti. Il gruppo è dotato di autonomo impianto di amplificazione.
I CANTOSOCIALE attivi da 16 anni sul territorio nazionale con concerti, lezioni, animazioni culturali in vari contesti; dai teatri alle biblioteche dalle piazze ai centri sociali alle strade; partecipano spesso a feste popolari, rassegne e festival musicali e sono ben conosciuti anche nelle scuole di diverso grado, dalle materne alle superiori oltre che per gli spettacoli specifici su argomenti storici, anche per i numerosi laboratori di animazione alla lettura, di ricerca e teatralizzazione della cultura orale e popolare. In particolare il lavoro in questi anni realizzato sulla Storia del nostro Paese con specifici spettacoli-tematici :dai Deportati nei Lager, alla Resistenza, dal Risorgimento alla 1^ Guerra Mondiale frutto di ricerche storiche oraliste differenziate per territorio, li ha fatti apprezzare in tutta Italia. Del gruppo ormai consolidato fanno parte Vittorio Grisolia , violinista e pluristrumentista (ocarine, baghèt, flauti popolari, mandolino, armonica a bocca…) di valore assoluto nel panorama del folk italiano. Fondamentale anche l’apporto di Christian Anzaldi, trentenne novarese , stimato maestro di chitarra è noto per la sua vivace attività musicale in gruppi rock, pop ,blues dell’area novarese –milanese. La sua molteplice versatilità strumentale dalla fisarmonica alle diverse chitarre acustiche ed elettriche oltre a dobro, banjo ha arricchito di colori e timbri la musica del gruppo.Recentemente ha arruicchito l’organico Davide Buratti apprezzato contrabbassista di estrazione jazzistica ben conosciuto anche in ambito cantautorale. Il nucleo storico è composto dall’istrionico Piero Carcano che oltre a scrivere i testi, cantare, suonare kazoo e percussioni, recita e anima (quando è il caso)conducendo “empaticamente” per mano il gruppo in simbiosi con il pubblico. A fianco a lui Gianni Rota, l’inseparabile “fratello”artistico, grintoso, ritmico e sensibile accompagnatore con la chitarra acustica, suadente ricamatore di melodie al flauto traverso nonché cantante dalla voce ruvida e “nera”. Il bresciano è un vero e proprio “rambler” di strada al servizio del gruppo, capace di districarsi in ogni situazione. I Cantosociale pur privilegiando l’aspetto emotivo e sociale del canto e della musica con gli anni hanno affinato le interpretazioni riuscendo gradualmente a caratterizzarsi di un suono distintivo : un ” corposo, appassionato e contagioso folk” capace di permeare di forza emotiva e sensibilità le diverse situazioni performanti.

Info: pierocarcano3@gmail.com tel 3335740348 www.cantosociale.it

Processo No Tav, Prc: «Sentenza politica». Ferrero: «Condannate anche me»

Processo No Tav, Prc: «Sentenza politica». Ferrero: «Condannate anche me»

«Le condanne ai No Tav, – ha commentato Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea – al processo nel quale anche io ho testimoniato in merito ai fatti del 27 giugno e del 3 luglio 2011, quando fu sgomberata la Maddalena e con gli altri No Tav fui vittima del pesantissimo lancio di lacrimogeni delle forze dell’ordine, sono il segno di una giustizia che funziona secondo due pesi e due misure e si accanisce in modo spropositato contro chi resiste a un’opera inutile e dannosa. La mia solidarietà agli attivisti condannati. E’ intollerabile che la Val Susa sia diventato un mero problema di ordine pubblico e repressione della protesta, mentre le ragioni della popolazione restano inascoltate. La lotta contro la Tav continua: condannate anche me».

Ezio Locatelli, segretario provinciale Prc di Torino, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

Siamo in presenza di una sentenza politica. Pure in presenza, in taluni casi, di una riduzione complessiva delle pene -rispetto a quelle chieste dal P.M – quelle comminate dal Tribunale di Torino al maggior parte dei 53 NoTav imputati per gli scontri scoppiati nell’estate del 2011 al cantiere di Chiomonte sono una ingiustizia. Soprattutto sono il frutto di una operazione politica di criminalizzazione della protesta rivolta  contro la distruzione di una Valle. La verità è che in tutti questi anni con il brusco irrigidimento delle risposte politiche, la militarizzazione del territorio, l’istituzione delle zone rosse si è voluto scientemente ridurre il conflitto a pura questione di ordine pubblico,  a uso della forza, a esercizio dell’azione penale a senso unico. La Val Susa è stata trasformata in un laboratorio di repressione. Una strategia irresponsabile che ha inasprito i problemi anziché risolverli. Non è giusto che a pagare questa linea di condotta siano i No Tav che hanno protestato. Ai No Tav condannati va la nostra solidarietà. Con la repressione e anni di carcere non si ferma una protesta giusta e sacrosanta che va avanti da 25 anni. La lotta contro lo scempio e lo spreco di un’opera inutile e devastante andrà avanti più che mai in forme partecipate e popolari.

Per Eleonora Forenza, eurodeputata Gue/Ngl «è l’ennesimo episodio di inaudita repressione contro il movimento che lotta contro lo scempio del territorio della Val di Susa. Quando visitai il cantiere dell’alta velocità, pochi mesi fa, come eurodeputata, vidi coi miei occhi esattamente questo: la distruzione ambientale e il tentativo continuo di mettere a tacere la protesta. Continuerò anche da Bruxelles, oltre che da attivista, a sostenere le ragioni della popolazioni della Val di Susa e del movimento che si oppone all’alta velocità sulla Torino-Lione: ora e sempre No Tav».

Motta Visconti: la storia dei Porrajmos

Motta Visconti: la storia dei Porrajmos

serata Zingari a Motta

Il ritorno da Atene della Brigata Kalimera

Il ritorno da Atene della Brigata Kalimera

Altra Europa Roma – http://www.altraeuroparoma.it/blog/ritorna-da-atene-la-brigata-kalimera/

RITORNA DA ATENE LA “BRIGATA KALIMERA”
MISSIONE COMPIUTA, MA CONTINUIAMO A DIFENDERE LA LOTTA EUROPEA ALL’AUSTERITA’
ASSEMBLEA DELLA BRIGATA, CAMBIA LA GRECIA-CAMBIA L’EUROPA, SABATO 7 FEBBRAIO A ROMA
«Brigata Kalimera», l’ottimismo della volontà oltre la sinistra dell’atomo

di Roberto Ciccarelli, ROMA, 26 gennaio 2015 – il manifesto

Sinistre. La campagna di sostegno “a Syriza e al popolo greco” prosegue con un’assemblea prevista sabato 7 febbraio a Roma

Di ritorno da Atene, dove hanno festeg­giato fino a notte fonda l’affermazione elet­to­rale di Syriza e il primo governo di sini­stra dal Dopo­guerra in Europa, i due­cento com­po­nenti della «Bri­gata Kali­mera» rilan­ciano la cam­pa­gna «Cam­bia la Gre­cia, cam­bia l’Europa». Pro­vati, ma entu­sia­sti, hanno fis­sato la data di un’assemblea sabato 7 feb­braio a Roma. I due­cento che sono andati alla «scuola di Atene» vogliono con­ti­nuare a soste­nere una «cam­pa­gna di soli­da­rietà con Syriza e il popolo greco» ha soste­nuto ieri Rosa Rinaldi (Prc) durante una con­fe­renza stampa orga­niz­zata al Rialto Occu­pato nel ghetto di Roma. «Il nostro è stato un viag­gio nella crisi e non una gita — ha pre­ci­sato Rinaldi –Abbiamo stu­diato il modo che i greci hanno adot­tato per inven­tare un mutuo soc­corso che tal­volta viene usato anche nel ser­vi­zio pubblico».Alla dele­ga­zione ha par­te­ci­pato anche Roberto Musac­chio, già euro­par­la­men­tare di Rifon­da­zione e tra gli idea­tori della «Sini­stra Euro­pea», il gruppo par­la­men­tare euro­peo a cui affe­ri­scono Syriza e Pode­mos, e i tre eletti dell’«Altra Europa con Tsi­pras» (Spi­nelli, Forenza e Mal­tese): «L’affermazione di Syriza dimo­stra che la sini­stra può vin­cere in Europa — sostiene Musac­chio — Oggi esi­ste una sini­stra di popolo, gio­vane ed euro­pea». Tra i fau­tori dell’idea ini­ziale dell’«Altra Europa», oggi Musac­chio riven­dica l’intuizione rap­pre­sen­tata da un’esperienza che ha avuto uno svi­luppo non facile, nè sod­di­sfa­cente: «L’Altra Europa ha dimo­strato che oggi la poli­tica è euro­pea o non è — con­ti­nua Musac­chio — Al con­tra­rio di quanto oggi si possa pen­sare è stata un’intuizione con­creta che ha anti­ci­pato l’esito delle ele­zioni in Gre­cia, come quelle entro l’anno in Spa­gna [dove Pode­mos è favo­rito, ndr\]». Il ragio­na­mento poli­tico può risul­tare azzar­dato ma, con­si­de­rando la mute­vo­lezza degli sce­nari, è anche rea­li­stico. «Dopo la vit­to­ria di Tsi­pras — con­ti­nua Musac­chio — in Europa potrebbe scat­tare un effetto mol­ti­pli­ca­tore rav­vi­ci­nato, come è acca­duto in Suda­me­rica nel 1998 a par­tire dalla vit­to­ria di Cha­vez». Una sug­ge­stione che può spie­gare anche l’avanzata del Sinn Féin, oggi primo par­tito in Irlanda. E in Ita­lia, il paese dove la sini­stra rie­sce a pro­durre un numero di scis­sioni dell’atomo supe­riori addi­rit­tura a quelle delle Gre­cia, que­sto sce­na­rio è probabile?Di ritorno da Atene, dove hanno festeg­giato fino a notte fonda l’affermazione elet­to­rale di Syriza e il primo governo di sini­stra dal Dopo­guerra in Europa, i due­cento com­po­nenti della «Bri­gata Kali­mera» rilan­ciano la cam­pa­gna «Cam­bia la Gre­cia, cam­bia l’Europa». Pro­vati, ma entu­sia­sti, hanno fis­sato la data di un’assemblea sabato 7 feb­braio a Roma. I due­cento che sono andati alla «scuola di Atene» vogliono con­ti­nuare a soste­nere una «cam­pa­gna di soli­da­rietà con Syriza e il popolo greco» ha soste­nuto ieri Rosa Rinaldi (Prc) durante una con­fe­renza stampa orga­niz­zata al Rialto Occu­pato nel ghetto di Roma. «Il nostro è stato un viag­gio nella crisi e non una gita — ha pre­ci­sato Rinaldi –Abbiamo stu­diato il modo che i greci hanno adot­tato per inven­tare un mutuo soc­corso che tal­volta viene usato anche nel ser­vi­zio pubblico».

La «Bri­gata Kali­mera» mostra tutto l’ottimismo della volontà. L’obiettivo è quello ormai clas­sico: «Aprire lo sce­na­rio verso la costi­tu­zione di un sog­getto popo­lare e euro­peo, radi­cale e uni­ta­rio, forte della memo­ria e dell’innovazione come Syriza» ha detto Roberto Morea (Altra Ita­lia). «Il momento è ora — ha riba­dito Paolo Cento di Sel — Le diverse sini­stre in cam­mino devono dare una rispo­sta alla domanda dif­fusa di una sog­get­ti­vità poli­tica radi­cale». Con­tra­ria­mente ad una per­ce­zione dif­fusa, alla luce anche del recente pas­sato, l’impegno di que­sta «sini­stra» dev’essere quello di «non met­tere insieme ceti poli­tici, ma una sini­stra popo­lare e non ideo­lo­gica» ha aggiunto Cento che rivolge anche un appello agli eco­lo­gi­sti. «Non voglio essere reti­cente — ha con­cluso Rinaldi — Ci sono stati momenti dif­fi­cili, la crisi è tra­sver­sale e riguarda tutti i sog­getti in campo. Ma oggi abbiamo un’occasione straordinaria»
Arrivo a Fiumicino de* prim* Kalimer* e la conferenza stampa a questo link: http://www.altraeuroparoma.it/blog/ritorna-da-atene-la-brigata-kalimera/

Lettera aperta ai Sindaci inviata dal comitato NO FANGHI IN LOMELLINA

Lettera aperta ai Sindaci inviata dal comitato NO FANGHI IN LOMELLINA

Spett. Signor Sindaco

e per conoscenza

Prefetto provincia di Pavia,

Presidente Provincia di Pavia,

Assessorato ambiente Lombardia,

Presidente regione Lombardia,

Arpa Lombardia,

ASL provincia di Pavia

Stimato Signor Sindaco,

Le chiediamo pochi minuti per sottoporLe questa nostra lettera, con cui ci appelliamo al Suo senso di responsabilità verso la comunità che Lei governa e al suo affetto verso il territorio in cui Lei vive.

Il problema è lo smaltimento di rifiuti allo stato solido denominati “fanghi”, che in Lomellina ha raggiunto proporzioni non più accettabili per un pur minimo rispetto della salute e della serenità di chi vi abita. I
dati sono davvero sconvolgenti e parlano di quasi 400.000 tonnellate smaltite nei fertili terreni della provincia di Pavia nel lontano 2010, di cui la stragrande parte in Lomellina. Un dato che si ripete anno dopo anno, sugli stessi terreni, causando un costante accumulo di sostanze tossiche.

Considerati i dati ufficiali e il numero di controlli quasi inesistenti in termini statistici, temiamo che oggi i fanghi smaltiti in terreni coltivati siano aumentati ancora.

In questo modo stiamo distruggendo un’area con caratteristiche di unicità nell’intero pianeta, per la presenza di acqua, di fontanili, di canali
e rogge che la sapienza dei nostri antenati ha realizzato, una rete irrigua unica al mondo, per alimentare un’agricoltura di eccellenza che oggi stiamo irreversibilmente compromettendo.

La nostra battaglia è anche nell’interesse degli agricoltori, in particolare quelli che non spargono fanghi, ma vedono comunque declassato il loro prodotto, e anche di quelli che, per un immediato effimero risparmio,
bruciano per sempre i loro terreni e quindi il loro capitale.

Non La vogliamo annoiare ricordando le sostanze pericolose che i fanghi contengono, e che, traslocate nei chicchi di riso o mais, li renderanno di dubbia qualità, perché sicuramente le conosce.

Le chiediamo di salvare la sua terra perché solo amministratori che amano la Lomellina e che hanno un alta
considerazione del loro fondamentale ruolo di custodi del territorio e della sua gente, possono porre rimedio a una legislazione che premia interessi diversi da quelli dei suoi amministrati.

Infatti:

– il terreno della Lomellina è normalmente sabbioso e presenta la falda acquifera a poco più di un metro di profondità

– il riso cresce su terreno sommerso e la legge proibisce di spandere fanghi in terreni soggetti a sommersione

– non possiamo puntare a valorizzare i prodotti tipici della Lomellina se il terreno è inquinato dai fanghi

– non possiamo investire sulla valorizzazione dei monumenti e del patrimonio architettonico se non rispettiamo il suolo

– nessun turista può essere interessato a una terra avvelenata e puzzolente

– la Lomellina vede già l’insediamento di una enorme raffineria, di due termodistruttori, uno pubblico e uno privato, di centrali di ogni genere,di discariche, di una linea ad altissima tensione che taglia il territorio

– i dati sulla diffusione di malattie gravi legate all’inquinamento sono drammatici e hanno un altissimo costo sociale

– non possiamo permettere che il traffico di enormi camion carichi di fanghi distrugga la rete stradale principale e secondaria, trasferendo su cittadini e amministratori strangolati dalla crisi, altri costi

– non possiamo permettere che la miopia di pochi trasformi i campi della Lomellina in una landa avvelenata, dove non si potrà più coltivare cibo.

– non possiamo permettere che i veleni dei fanghi finiscano nell’acqua che beviamo, come sta già accadendo, riversando ancora enormi costi sociali ed economici sulla nostra comunità.

Per questo Le chiediamo un’ ordinanza urgente

che proibisca lo spandimento sul territorio del suo Comune dei fanghi, per le ragioni sopra elencate, a tutela della salute dei suoi abitanti, per evitare che l’accumulo di sostanze pericolose per la salute avveleni e distrugga per sempre la Lomellina che noi conosciamo.

Il territorio è la nostra più importante risorsa; se si continuerà ad avvelenarla per interessi estranei ai suoi abitanti si commetterà un vero crimine di cui, prima o poi, saremo chiamati a rispondere.

In subordine e con urgenza Le chiediamo un’ordinanza immediata rivolta agli agricoltori che
spargono fanghi, con relative sanzioni severe in caso di non ottemperanza:

-di comunicare il proprio nominativo e quello della propria Azienda e l’ubicazione esatta dello spargimento;
-il giorno e l’ora in cui questi fanghi vengono sversati;
– il nominativo e i riferimenti fiscali della Ditta che li sparge

-Il tipo di veicolo che viene utilizzato per lo sversamento.

-l’obbligo di recintare i terreni in cui questi fanghi vengono sparsi (poiché sugli stessi contratti stipulati fra i contraenti si sconsiglia vivamente il calpestio da parte di bambini o animali), con apposita segnalazione.

-chiedere agli organismi competenti di eseguire un monitoraggio puntuale al fine di evitare smaltimenti illegali.

La non ottemperanza di queste prescrizioni deve essere severamente sanzionata

I dati devono essere esposti al pubblico in modo trasparente.

Tutto ciò al fine di effettuare dei controlli a tutela della salute della popolazione e dei danni economici che possono essere causati dal passaggio di mezzi pesanti.

Inoltre il Comitato chiede:

che l’amministrazione si impegni ad utilizzare tutti gli strumenti urbanistici necessari a non permettere l’insediamento sul proprio territorio di attività ad alto impatto ambientale come ECOTRASS o altre similari, vista l’altissima concentrazione sul nostro territorio di aziende di questo tipo già presenti.

Chiede infine all’Amministrazione di impegnarsi prioritariamente a incentivare la presenza di attività sostenibili e la qualità dei prodotti locali agricoli e di trasformazione.

Attendiamo con fiducia risposte concrete, immediate ed efficaci, consapevoli del comune interesse nel garantire l’integrità del territorio e la salute dei cittadini.

Cordialmente

Il comitato “No ai fanghi in Lomellina”

Mortara,24/1/2015

comitato.noaifanghi@libero.it

Il Presidente

Valentina Epis Tel 333/9052790

Piero Pezzoli tel 348/2652303

Gianna Zoia tel 333/5675527

Ps: con gentile richiesta di protocollo di questa lettera inviata per mail e la sua diffusione ai consiglieri comunali .

CAMBIA LA GRECIA, CAMBIA L’EUROPA: IL TEMPO È ORA

CAMBIA LA GRECIA, CAMBIA L’EUROPA: IL TEMPO È ORA

TAG correlati: Tsipras, elezioni, grecia, AltraEuropa,

L’Altra Europa con Tsipras esprime tutta la sua soddisfazione per lo splendido risultato ottenuto da Syriza e da Alexis Tsipras, cui va tutto il nostro plauso e il nostro affetto. Siamo felici per il popolo greco, oggi si apre una pagina nuova per la Grecia e per l’Europa.
La vittoria di Syriza corona una lunga e forte stagione di lotte, un fortissimo rapporto popolare, la coerenza e la chiarezza politica. Si dimostra che una politica di sinistra, radicalmente democratica, rappresenta la migliore risposta alla crisi, alle sciagurate politiche della Troika, ai vari partiti della nazione e al populismo xenofobo delle destre.
La Grecia ha creato una nuova leadership politica, nata dalle lotte sociali, contro il clientelismo e la corruzione, per la difesa dei diritti, del lavoro, della dignità, dei beni comuni contro le privatizzazioni.
Syriza è alternativa alle forze che hanno distrutto la Grecia ed è stata al fianco dei lavoratori e dei disoccupati, dei giovani, dei precari, dei pensionati e di tutti i movimenti e le lotte per la solidarietà e la coesione sociale.
Il popolo greco ha compreso e premiato tutto ciò: ora la lotta per cambiare l’Europa compie un grande salto in avanti.
Noi ci sentiamo parte di questa lotta e lo siamo da tempo. Siamo stati onorati di aver presentato una lista elettorale che aveva nel simbolo il nome di Alexis Tsipras e di aver contribuito alla sua campagna elettorale come candidato alla presidenza della Commissione Europea, candidatura giustamente lanciata dal partito della Sinistra Europea e che ha messo in mostra la forza della sua proposta e della sua leadership. Siamo contenti di partecipare da anni ai movimenti che da Genova a Firenze in poi hanno messo in campo la voglia e la capacità di cambiare radicalmente lo stato delle cose.
Siamo stati ad Atene in questi giorni, parte della Brigata Kalimera, che ha visto l’appassionata partecipazione di centinaia di italiani, in rappresentanza di tantissimi che dall’Italia hanno seguito queste elezioni con trepidazione.
Da domani lo saremo ancora di più per sostenere dall’Italia l’esperienza di Tsipras e la sua lotta contro i poteri dell’Europa dell’austerità.
In Italia saremo con Syriza parte di questa lotta per cambiare l’Europa.
Sentiamo la grande responsabilità di metterci al servizio della costruzione anche in Italia di un soggetto politico alternativo alla Troika e al renzismo che la incarna, che sia all’altezza della sinistra vincente del Sud Europa come Syriza in Grecia e Podemos in Spagna.

L’Altra Europa con Tsipras
Atene, 25 gennaio 2015

Fuori i fascisti dall’Università di Pavia

Fuori i fascisti dall’Università di Pavia

[ COMUNICATO CONGIUNTO delle sezioni ANPI di Pavia/sezione ANPI Università degli Studi/Coordinamento Diritto allo Studio]

“Domani sera nell’aula magna dell’Ateneo di Pavia la Lega Nord, per il tramite del “movimento universitario padano” , organizza una pubblica conferenza avente ad oggetto le “conseguenze della primavera araba”. Oltre alla partecipazione del responsabile immigrazione della Lega, e di altri esponenti leghisti, è prevista anche la presenza di un esponente di Casa Pound, noto alle cronache giudiziarie come picchiatore, e condannato a Roma nel 2012 per aggressione a militanti del Pd. Tanto più dopo l’episodio di Cremona, contrassegnato da una aggressione squadrista ad un centro sociale della città, riteniamo inaccettabile che la storica Università di Pavia, luogo di sapere e di ricerca, consenta agibilità politica ad un rappresentante di questo movimento, che diffonde nel Paese un clima di odio razzista e xenofobo. Considerato il progressivo e pericoloso consolidarsi del legame tra “camicie nere” e “camicie verdi”, chiediamo -come farà direttamente domattina la delegazione della sezione universitaria dell’Anpi- all’Università di Pavia di prendere posizione, revocando il permesso in ordine all’utilizzo dei propri spazi per manifestazioni di questo tipo, invitando tutti gli antifascisti a prendere posizione contro simili episodi”

Anpi sez. Onorina Pesce Brambilla Pavia / Anpi sezione Borgo Anpi- sez. Universitaria /Coordinamento universitario diritto studio.

Gambolò: giornata della memoria con poesie per non dimenticare

Gambolò: giornata della memoria con poesie per non dimenticare

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Cremona, 5000 al corteo antifascista. Prc: “Il governo chiuda i covi di Casa Pound”

Cremona, 5000 al corteo antifascista. Prc: “Il governo chiuda i covi di Casa Pound”
Cremona, 5000 al corteo antifascista. Prc: “Il governo chiuda i covi di Casa Pound” (video)
E’ rientrato da poco al Dordoni il corteo antifascista che oggi pomeriggio ha attraversato Cremona in risposta alla drammatica aggressione di domenica davanti al centro sociale Dordoni. Il corteo, a cui hanno partecipato almeno cinquemila persone provenienti un po’ da tutta Italia, è stato aperto da uno striscione con la scritta ‘Chiudere tutti i covi fascisti, Emilio resisti lottiamo con te’. Nel corteo esponenti di centri sociali lombardi ma non solo ed anche bandiere di Rifondazione Comunista, Usb e Anpi, ed anche gli striscioni di Infoaut e Globalproject.

Al corteo, che è andato via via ingrossandosi, ha partecipto anche la moglie di Emilio Visigalli, l’esponente del centro sociale Dordoni ferito gravemente alla testa e tuttora in coma. Nei giorni scorsi, la donna ha lanciato un appello per ”azzerare la brutalità con una partecipazione responsabile”.
Il corteo è sfilato per le vie della città lombarda registrando qulche momento di tensione con la polizia, che in alcune fasi ha caricato con lanci di lacrimogeni. Non ci sono stati feriti né fermi. Qui alcuni video degli scontri.
Anonymous Italia, intanto, ha comunicato su twitter di aver messo fuori uso, in occasione del corteo Cremona, almeno due siti dei fascisti.
Non sono accessibili casapoundlombardia.org da stamattina e, dal pomeriggio, anche www.radiobandieranera.org. Il “#TangoDown” di siti ‘fasci’ è su @OperationItaly, l’account ufficiale di Anonymous Italia.
Sul comportamento della polizia c’è una nota di Paolo Ferrero, segretario del Prc. “Il corteo antifascista a Cremona è stato caricato dalla polizia mentre i fascisti che aggrediscono agiscono sempre indisturbati: è una situazione vergognosa ed inaccettabile”. “Come mai l’aggressione del compagno Emilio Visigalli del centro sociale Dordone è ancora senza alcun responsabile? Il governo chiuda i covi di Casa Pound”, ha concluso Ferrero.
Ricordiamo che la magistratura ha indagato otto persone: quattro del centro sociale e quattro di Casapound. I capi di imputazione sono di rissa aggravata e lesioni gravissime.

Il circolo Prc “Hugo Chavez” di Vigevano aderisce al comitato “no fanghi in Lomellina”

Il circolo Prc “Hugo Chavez” di Vigevano aderisce al comitato “no fanghi in Lomellina”

Circolo “Hugo Chavez” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano

Spett.le comitato No ai fanghi in lomellina
I compagni e le compagne del nostro circolo, dopo aver appreso la notizia della nascita del vostro comitato e perfettamente coscienti del problema dello spargimento fanghi in Lomellina, hanno deciso unanimamente di aderire al comitato e di sostenere le vostre prossime iniziative di contrasto all’insediamento di aziende che smaltiranno tonnellate di fango inquinante sul territorio e che avveleneranno la nostra terra, le nostre acque, l’aria e la nostra salute.
Siamo fortemente contrari alle politiche del malaffare portate avanti dalle forze politiche di maggioranza in Regione Lombardia (Lega Nord e centro destra) per favorire il profitto di pochi sulla pelle di molti, senza tener conto delle volontà di molti cittadini, contrari a questa devastazione del territorio ed alla speculazione affaristica sulla propria salute.
Solo organizzando ed unendo tutte le forze contrarie a queste politiche potremo portare avanti un’idea di sviluppo sostenibile che sia attento e rispettoso verso l’ambiente e la salute dei cittadini.
Certi di far cosa a Voi gradita ed in attesa di vostre iniziative da sostenere, porgiamo cordiali saluti.
Alessio Galli
(segretario del circolo).

Circolo “Hugo Chavez” del Partito della Rifondazione Comunista di Vigevano.
Vigevano lì, 23 gennaio ’15

TRIANGOLO BLU, TRIANGOLO ROSA, TRIANGOLO ROSSO… LORO PORTAVANO IL TRIANGOLO GIALLO

TRIANGOLO BLU, TRIANGOLO ROSA, TRIANGOLO ROSSO… LORO PORTAVANO IL TRIANGOLO GIALLO

Sabato 23 gennaio 2015 presso l’Auditorium di CERRO MAGGIORE – ORE 9,30

 

i Cantosociale presentano per
GIORNATA DELLA MEMORIA 2015
il concerto tematico appositamente adattato per le scuole medie

TRIANGOLO BLU, TRIANGOLO ROSA,
TRIANGOLO ROSSO…
LORO PORTAVANO
IL TRIANGOLO GIALLO

Storie, Canti, Musiche per chi portava quei triangoli cuciti
DIVERSE MEMORIE , STESSE DEPORTAZIONI
Concerto-Recital
————————–
” Prima vennero per i criminali e non parlai. Poi cominciarono a prendere gli ebrei e quando presero i sindacalisti io non parlai. Quando presero gli studenti di teologia, ammassarono gli omosessuali poi raccolsero gli immigrati e gli zingari, internarono i cattolici ,eliminarono i disabili, io non parlai. Poi vennero per me e… non c’era più nessuno che potesse parlare.”
Dai sermoni “Als die Nazis die holten” di Martin Niemoller
C A N T O S O C I A L E
Piero Carcano : voce, canto, recitazione, kazoo….
Cristian Anzaldi: fisarmonica, chitarra acustica elettr., banjo
Grisolia Vittorio : violino, flauti etnici,baghèt,mandolino…
Buratti Davide:contrabbasso
Gianni Rota: voce, chitarra, flauto, percussioni

IL gruppo dei CANTOSOCIALE in collaborazione con l’Archivio di storia Orale e Popolare “Fiorella Scaglioli” presenta questo concerto-testimonianza in memoria e per tener viva la memoria dell’Olocausto e le vittime dei Lager. Canti e musiche legano con le memorie della deportazione, racconti veri proposti in forma di monologhi che aiutano a capire quello che sembra impossibile spiegare: le crudeltà, gli orrori: dalle prime leggi razziali per finire ai campi di concentramento. Parole e versi dei canti e delle canzoni evocano sottili e feroci discriminazioni per arrivare all’ orrore , la disperazione, la speranza e nuovamente il lavoro massacrante , la fame , la paura, la morte dei campi di sterminio. Lo spettacoloè , secondo lo stile del gruppo, frutto di ricerche oraliste in linea con il lavoro che accompagna da sempre i Cantosociale. Questo: TRIANGOLO BLU, TRIANGOLO ROSA, TRIANGOLO ROSSO… LORO PORTAVANO IL TRIANGOLO GIALLO prende spunto dai triangoli di stoffa che i prigionieri erano costretti a portare nei campi di concentramento, secondo la categoria a cui appartenevano. Gli ebrei portavano un triangolo giallo sormontato dalla stella di David, gli internati politici portavano un triangolo rosso, gli omosessuali un triangolo rosa e i testimoni di Geova un triangolo porpora.I Triangoli verdi erano riservati ai “delinquenti comuni”, quelli neri ai cosiddetti “asociali”, quelli marroni agli zingari, quelli bianchi agli scioperanti, e infine quelli blu ai prigionieri di guerra dei paesi occupati. Ogni triangolo costituisce per lo spettacolo un punto di partenza di riflessione guidate da storie e canti che si incrociano come le genti e le lingue diverse da cui provengono e che si sono coattamente ritrovate nei campi.
Alcuni canti riguardano il periodo di crescita del nazismo anche se la maggior parte provengono dai lager e sono spesso frutto di rifacimenti di canzoni d’epoca, popolari e militari, di melodie che venivano cantate addirittura dagli stessi aguzzini delle SS e venivano poi riproposte dai deportati con nuovi testi dissacranti. Le parole, evocate dai brevi monologhi,come pietre lasciate dalle testimonianze, dalle poesie permeate da suoni , dai canti e dalle canzoni trasportano lo spettatore in un viaggio lucidamente emotivo. A partire da quel YELLOW TRIANGLE ( Triangolo Giallo) del cantautore irlandese Christy Moore che trae spunto dalle parole dei sermoni del pastore protestante (deportato a Auschwitz) Martin Niemoller. Quel:“ Sono venuti….” costituisce un fermo e poetico atto d’accusa contro chi sapeva e non fece niente , contro GLI INDIFFERENTI, di qualsiasi provenienza. La scelta è stata fatta su canzoni d’autore che descrivono il periodo, musiche che accompagnano le storie e poi sui canti storico-popolari divenuti simbolo in diverse nazioni, dell’opposizione all’occupazione nazista; capaci di aggregare e persino muovere alla ribellione. Alcuni di questi canti sono in forma di preghiera corale, per infondere speranza e forza morale a dispetto delle condizioni tragiche in cui si era costretti vivere. Altri contengono versi di incredibile forza che riescono a parlare d’amore a dispetto dell’orrore. Altri come estrema forma di resistenza e dignità contro l’aguzzino, riescono persino ad ironizzare anche sulle camere a gas. Dell’orrore della non vita nei campi di sterminio “parla” il brano originale “DAKAU non può che essere blues” Non mancheranno musiche della tradizione popolare yddish e zingara .In particolare alcuni brani riguarderanno specificatamente il popolo dei Rom e le altre vittime della follia nazista : disabili, malati di mente(il famigerato progetto AktionT4) e perseguitati politico-sindacali e religiosi. Per questo sono state appositamente recuperate dall’oblio alcune canzoni d’autore appositamente riarrangiate ,come del resto gli altri brani di repertorio. Tra queste “Se il cielo fosse bianco di carta” di Ivan Della Mea, un omaggio all’autore recentemente scomparso tratto dalla lettera del ragazzo galiziano Chaim lanciata oltre il filo spinato del lager di Pustkow e “Tredici milioni di uomini “ dei Cantacronache sull’assurdità della discussione sui numeri del genocidio ebreo.
Musiche e brani originali frutto di accurate ricerche di Grisolia (violinista del gruppo) infine riporteranno alla giusta attenzione anche le vicende degli I. M. I., gli INTERNATI MILITARI ITALIANI catturati e costretti al lavoro coatto nei campi dai nazifascismi, il loro rifiuto ad aderire al nazifascismo dopo l’8 settembre li obbligherà a umiliazioni, lavoro duro e soprattutto la fame e per molti oltre 60.000 su 600.000 li porterà alla morte. Per le scuole, con differenti versioni dello spettacolo per Medie e Superiori, lo spettacolo assume la forma di lezione –interattiva con elementi di scena , triangoli di stoffa oggetti ecc che serviranno a coinvolgere gli alunni, e offrirà un ottimo spunto per successiove riflessioni oltre che possibili discussioni in sala.
Lo spettacolo ha durata di 1 ora e 30 min circa ed è possibile presentarlo in teatro, sale saloni oltre che in spazi aperti. Il gruppo è dotato di autonomo impianto di amplificazione.
I CANTOSOCIALE attivi da 16 anni sul territorio nazionale con concerti, lezioni, animazioni culturali in vari contesti; dai teatri alle biblioteche dalle piazze ai centri sociali alle strade; partecipano spesso a feste popolari, rassegne e festival musicali e sono ben conosciuti anche nelle scuole di diverso grado, dalle materne alle superiori oltre che per gli spettacoli specifici su argomenti storici, anche per i numerosi laboratori di animazione alla lettura, di ricerca e teatralizzazione della cultura orale e popolare. In particolare il lavoro in questi anni realizzato sulla Storia del nostro Paese con specifici spettacoli-tematici :dai Deportati nei Lager, alla Resistenza, dal Risorgimento alla 1^ Guerra Mondiale frutto di ricerche storiche oraliste differenziate per territorio, li ha fatti apprezzare in tutta Italia. Del gruppo ormai consolidato fanno parte Vittorio Grisolia , violinista e pluristrumentista (ocarine, baghèt, flauti popolari, mandolino, armonica a bocca…) di valore assoluto nel panorama del folk italiano. Fondamentale anche l’apporto di Christian Anzaldi, trentenne novarese , stimato maestro di chitarra è noto per la sua vivace attività musicale in gruppi rock, pop ,blues dell’area novarese –milanese. La sua molteplice versatilità strumentale dalla fisarmonica alle diverse chitarre acustiche ed elettriche oltre a dobro, banjo ha arricchito di colori e timbri la musica del gruppo.Recentemente ha arruicchito l’organico Davide Buratti apprezzato contrabbassista di estrazione jazzistica ben conosciuto anche in ambito cantautorale. Il nucleo storico è composto dall’istrionico Piero Carcano che oltre a scrivere i testi, cantare, suonare kazoo e percussioni, recita e anima (quando è il caso)conducendo “empaticamente” per mano il gruppo in simbiosi con il pubblico. A fianco a lui Gianni Rota, l’inseparabile “fratello”artistico, grintoso, ritmico e sensibile accompagnatore con la chitarra acustica, suadente ricamatore di melodie al flauto traverso nonché cantante dalla voce ruvida e “nera”. Il bresciano è un vero e proprio “rambler” di strada al servizio del gruppo, capace di districarsi in ogni situazione. I Cantosociale pur privilegiando l’aspetto emotivo e sociale del canto e della musica con gli anni hanno affinato le interpretazioni riuscendo gradualmente a caratterizzarsi di un suono distintivo : un ” corposo, appassionato e contagioso folk” capace di permeare di forza emotiva e sensibilità le diverse situazioni performanti.

Info: pierocarcano3@gmail.com tel 3335740348 www.cantosociale.it facebook: cantosociale (6 foto)

EXPO: LETTERA APERTA

EXPO: LETTERA APERTA

EXPO: LETTERA APERTA

Alle Autorità
e p.c. agli esperti invitati all’incontro istituzionale di Milano.

“Allo stato attuale la produzione agricola mondiale potrebbe facilmente sfamare 12 miliardi di persone……. si potrebbe quindi affermare che ogni bambino che muore per denutrizione oggi è di fatto ucciso”
Jean Ziegler, già Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo

Signor presidente del Consiglio,
i giornali ci informano che lei sarà a Milano il 7 febbraio per lanciare un Protocollo mondiale sul Cibo, in occasione dell’avvicinarsi di Expo. Ci risulta che la regia di tale protocollo, al quale lei ha già aderito, sia stata affidata alla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition. Una multinazionale molto ben inserita nei mercati e nella finanza globale, ma che nulla ha da spartire con le politiche di sovranità alimentare essenziali per poter sfamare con cibo sano tutto il pianeta.
EXPO ha siglato una partnership con Nestlè attraverso la sua controllata S.Pellegrino per diffondere 150 milioni di bottiglie di acqua con la sigla EXPO in tutto il mondo. Il Presidente di Nestlé Worldwide già da qualche anno sostiene l’istituzione di una borsa per l’acqua così come avviene per il petrolio. L’acqua, senza la quale non potrebbe esserci vita nel nostro pianeta, dovrebbe quindi essere trasformata in una merce sui mercati internazionali a disposizione solo di chi ha le risorse per acquistarla.
Questi sono solo due esempi di quanto sta avvenendo in preparazione dell’EXPO.
Scriveva Vandana Shiva: “Expo avrà un senso solo se parteciperà chi s’impegna per la democrazia del cibo, per la tutela della biodiversità, per la difesa degli interessi degli agricoltori e delle loro famiglie e di chi il cibo lo mette in tavola. Solo allora Expo avrà un senso che vada oltre a quello di grande vetrina dello spreco o, peggio ancora, occasione per vicende di corruzione e di cementificazione del territorio.”
“Nutrire il Pianeta, Energia per la vita.” recita il logo di Expo. Ma Expo è diventata una delle tante vetrine per nutrire la multinazionali, non certo il pianeta.
Come si può pensare infatti di garantire cibo e acqua a sette miliardi di persone affidandosi a coloro che del cibo e dell’acqua hanno fatto la ragione del loro profitto senza prestare la minima attenzione ai bisogni primari di milioni di persone ?
Expo si presenta come la passerella delle multinazionali agroalimentari, proprio quelle che detengono il controllo dell’alimentazione di tutto il mondo, che producono quel cibo globalizzato o spazzatura, che determina contemporaneamente un miliardo di affamati e un miliardo di obesi.
Due facce dello stesso problema che abitano questo nostro tempo: la povertà, in aumento non solo nel Sud del mondo ma anche nelle nostre periferie sempre più degradate.
Expo non parla di tutto ciò.
Non parla di diritto all’acqua potabile e di acqua per l’agricoltura familiare.
Non parla di diritto alla terra e all’autodeterminazione a coltivarla.
Non si rivolge e non coinvolge i poveri delle megalopoli di tutto il mondo, non si interroga su cosa mangiano, non parla ai contadini privati della terra e dell’acqua, scacciati attraverso il Land e Water grabbing, ( la cessione di grandi estensioni di terreno e di risorse idriche a un paese straniero o ad una multinazionale), espulsi dalle grandi dighe, dallo sviluppo dell’industria estrattiva ed energetica, dalla perdita di sovranità sui semi per via degli OGM e costretti quindi a diventare profughi e migranti.
E non cambia certo la situazione qualche invito a singoli personaggi della cultura provenienti da ogni angolo della terra e impegnati nella lotta per la giustizia sociale. Al massimo serve per creare qualche diversivo.
In Expo a fianco della passerella delle multinazionali si dispiega la passerella del cibo di “eccellenza”. Expo parla solo alle fasce di popolazione ricca dell’occidente e questo ne fa oggettivamente la vetrina dell’ingiustizia alimentare del mondo, nella quale la povertà si misurerà nel cibo: in quello spazzatura per le grandi masse e in quello delle eccedenze e degli scarti per i poveri.
In questi mesi, di fronte a tutto quello che è accaduto nella nostra città, dall’illegalità allo sperpero di ingenti risorse economiche per l’organizzazione di Expo in una città dove la povertà cresce quotidianamente e che avrebbe urgenza di ben altri interventi, noi abbiamo maturato un giudizio negativo su Expo.
Ma come cittadini milanesi non posiamo fuggire la responsabilità di impegnarci affinché l’obiettivo di “Nutrire il pianeta” possa essere meno lontano.
Per questo avanziamo a lei e alle autorità politiche ed amministrative che stanno organizzando Expo alcune precise richieste.
Il Protocollo mondiale sulla nutrizione che lei intende lanciare, pur dicendo anche alcune cose condivisibili, evitando i nodi di fondo, rimane tutto all’interno dei meccanismi iniqui che hanno generato l’attuale situazione . Noi le chiediamo di porre al centro la sovranità alimentare e il diritto alla terra negati dallo strapotere e dal controllo delle multinazionali in particolare quelle dei semi. Chiediamo che sia affermata una netta contrarietà agli OGM che sono il paradigma di questa espropriazione della sovranità dei contadini e dei cittadini, il perno di un modello globalizzato di agricoltura e di produzione di cibo che inquina con i diserbanti, consuma energia da petrolio, è idrovoro e contribuisce al 50% del riscaldamento climatico.
Le chiediamo che venga affermato il diritto all’acqua potabile per tutti attraverso l’approvazione di un Protocollo Mondiale dell’acqua, con il quale si concretizzi il diritto umano all’acqua e ai servizi igienico sanitari sancito dalla risoluzione dell’ONU del 2011.
Chiediamo che vengano rimessi in discussione gli accordi di Partnership tra Expo e le grandi multinazionali, che, lungi dal rappresentare una soluzione, costituiscono una delle ragioni che impediscono la piena realizzazione del diritto al cibo e all’acqua.
Chiediamo che si decida fin d’ora il destino delle aree di Expo non lasciandole unicamente in mano alla speculazione e agli appetiti della criminalità organizzata e che, su quei terreni, venga indicata una sede per un’istituzione internazionale finalizzata a tutelare l’acqua, potrebbe essere l’Authority mondiale per l’acqua, e il cibo come beni comuni a disposizione di tutta l’umanità. Una sede dove i movimenti sociali come i Sem Terra, Via Campesina, le reti mondiali dell’acqua, le organizzazioni popolari e i governi locali e nazionali discutano: la politica per la vita.
Una sede nella quale la Food Policy diventi anche Water Policy, dove si discuta la costituzione di una rete di città che assumano una Carta dell’acqua e del Cibo, nella quale si inizi a concretizzare localmente la sovranità alimentare, il diritto all’acqua, la sua natura pubblica, la non chiusura dei rubinetti a chi non è in grado di pagare, la costituzione di un fondo per la cooperazione internazionale verso coloro che non hanno accesso all’acqua potabile nel mondo.
Una sede nella quale alle istituzioni e ai movimenti sociali, venga restituita la sovranità sulle scelte essenziali che riguardano il futuro dell’umanità.
“La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di alcune persone” affermava Gandhi. E questa verità oggi è più che mai attuale e ci richiama alla nostra responsabilità, ognuno per il ruolo che svolge.

Moni Ovadia, Vittorio Agnoletto, Mario Agostinelli, Piero Basso, Franco Calamida, Massimo Gatti, Antonio Lareno, Antonio Lupo, Emilio Molinari, Silvano Piccardi, Paolo Pinardi, Basilio Rizzo, Erica Rodari, Anita Sonego, Guglielmo Spettante.

Milano 21 gennaio 2015.

Le adesioni alla lettera aperta, sia individuali che collettive, vanno comunicate ad uno dei seguenti indirizzi mail:
Vittorio Agnoletto vagnoletto@primapersone.org
Franco Calamida f.calamida@alice.it

Comuni lomellini dove sono sparsi i fanghi

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Tratto da: Associazione Futuro Sostenibile in Lomellina

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Grecia: elezioni politiche 2015

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