Archivio for febbraio, 2015

PRANZO PER SOSTENERE RIFONDAZIONE E COSTRUIRE L’ALTRA VIGEVANO

PRANZO PER SOSTENERE RIFONDAZIONE E COSTRUIRE L’ALTRA VIGEVANO

PRANZO PER SOSTENERE RIFONDAZIONE E COSTRUIRE L’ALTRA VIGEVANO

Vi invitiamo a partecipare al pranzo che abbiamo organizzato per sabato 7 marzo 2015 con inizio alle ore 12,30 presso la Cooperativa Portalupi in via Ronchi 7 alla frazione Sforzesca di Vigevano, per sostenere Rifondazione e costruire l’altra Vigevano.

Sarà un’occasione per stare insieme piacevolmente, contribuire al nostro autofinanziamento, confrontarsi, iscriversi a Rifondazione Comunista (per chi lo vorrà) e soprattutto per iniziare a costruire il progetto della lista “L’Altra Vigevano a Sinistra” che vogliamo far nascere in occasione delle prossime elezioni comunali del maggio 2015.
Interverrà il compagno Roberto Guarchi, che abbiamo proposto come candidato sindaco.
Potete iniziare ad approfondire le nostre proposte visitando il sitowww.rifondazionevigevano.it e la pagina Facebook “La Sinistra per Vigevano”.

Il costo del pranzo è di 15 euro a persona, e gli utili saranno destinati a sostegno delle nostre attività future.
Per partecipare al pranzo, siete invitate/i a segnalare la vostra presenza a Roberto (cell. 328-1028046, chiamare dalle ore 20 alle ore 22) entro la giornata di mercoledì 4 marzo 2015. Questo al fine di permettere alla cucina di organizzare al meglio il pranzo.

Contiamo molto sulla vostra partecipazione a questo appuntamento, per costruire insieme un percorso politico e programmatico serio e partecipato.

Partito della Rifondazione Comunista
Circolo “Hugo Chavez Frias”
Vigevano

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L’intervento in Libia? L’abbiamo già fatto…

L’intervento in Libia? L’abbiamo già fatto…

Tratto da: L’INFORMATORE del 26 febbraio 2015

L’intervento in Libia? L’abbiamo già fatto…
Dentro la storia. A cura di MARCO SAVINI
Prima dell’interventismo italiano nella Grande Guerra c’era stato quello in Africa Centrale e, poco più di cent’anni fa, quello in Libia contro l’impero Ottomano.
Si tratta di un tema che sta tornando drammaticamente d’attualità proprio in questi giorni.
In una corrispondenza del 22 marzo 1912 per il “Proletario”, settimanale delle leghe contadine della Lomellina, leggiamo la reazione di un corrispondente locale all’entusiasmo per i successi del nostro esercito che aveva contagiato anche i ceti popolari.
Nella forma didascalica dell’apologo e prendendo come interlocutore il figlio, l’autore, Giuseppe Vandone, invita a riflettere sulle tragedie che ogni guerra provoca e cerca di chiarire come, dietro la figura di nemici che neppure si conoscono, ci siano uomini come noi.
Altri tempi, stessi problemi…

“MA A TE PIACE LA GUERRA?”

Sapete cosa aveva fatto Pidrin? S’era messo in strada con altri otto dieci birbe come lui aveva fatto ai turchi e agli italiani.
Un fazzolettaccio con una mezza luna di carta d’argento tolto ad un cioccolatino era il vessillo mussulmano; un pezzo di tenda da finestra con una croce di carta bianca era il vessillo italiano; intorno alle due bandiere si erano raggruppati gli eserciti nemici e lì… botte da orbi!
Ma la battaglia era stata preceduta da una lunga discussione perché nessuno voleva fare il turco.
Pidrin aveva finito con l’acconciarvisi, ma col patto di perdere ad agni costo; quindi tutte le botte erano state per lui.
Ritornò dal suo papà con una fascia traverso la fronte e un’ammaccatura sotto l’occhio sinistro.
Nondimeno appariva molto soddisfatto delle eroiche gesta compiute.
Immaginate quanto dovesse riuscire difficile al babbo il suo smorzare gli ardori bellicosi.

Pidrin cosa hai fatto? La guerra! E perché?

Perché la fanno tutti! Da tutte le parti si combatte: fuori dal paese, per le strade, tutto il giorno si battaglia!

Ma a te piace la guerra?

Il piccino alzò un braccio agitando alto la sua spada di legno e gridò: “Viva la guerra!”
Il papà di Pidrin restò discretamente imbarazzato: come frenare gli istinti bellicosi del piccolo eroe?
Non era cosa molto semplice, ma ci provò.

Vedi Pidrin, hai preso una sassata nella zucca! Supponi un po’ che essa ti avesse ammazzato!…
Come sarebbe rimasta la mamma tua!

Oh! Ma si faceva per ridere!

Ebbene nella guerra che ti piace tanto si fa sul serio e molti giovani ci restano morti per davvero. Figurati le loro povere mamme quando ricevono da lontano la notizia!

Pidrin si fece serio.
Ma allora babbo, la guerra è una brutta cosa?

E’ sempre una brutta cosa anche quando è necessaria!

E quando è necessaria?

Ecco. Per esempio se una nazione straniera volesse invadere l’Italia, noi tutti correremo ai confini per difendere le nostre case e le nostre famiglie! Correrei anch’io ma senza gioia, ti assicuro, come per compiere un penoso dovere. Il pensiero di dover puntare un fucile contro un uomo uguale a me, mi darebbe tristezza. Quante volte non ti ho detto che la vita è il supremo bene e che deve essere sacra per tutti? Ma se quegli uomini venissero per saccheggiare casa nostra? Mi difenderei certamente! Ma ciò non toglie che sentirei dolore nell’uccidere dei soldati che forse neppure sanno perché combattono.

Come non lo sanno?

Non sempre. Quando l’Austria comandava sull’Italia, quei poveri croati avevan le case lontano in mezzo agli abeti, sotto le nevi di Zagabria, avevano il pensiero rivolto alle loro mamme ed ai loro focolari, e ben pochi sapevano, perché l’imperatore d’Austria li mandasse a morire ammazzati in Italia.

E perché fanno la guerra gli imperatori? Domandò Pedrin fattosi pensoso.

Non sono precisamente gli imperatori e i re che fan la guerra, ma le intere nazioni che all’idea di conquistar altri paesi e di farsi onore combattendo, si eccitano, si esaltano e finiscono col desiderare e amare le guerre proprio come fate voi bambini che vi entusiasmate contro i turchi senza sapere chi siano. E, vedi sono entusiasmi pericolosi. Se le guerre fossero tutte a pugni come le vostre, meno male; ma il guaio è che ogni nazione ha i suoi eserciti, le sue divise, i suoi colori, le sue bandiere, le sue musiche, tutta roba che costa molto al popolo, che esalta, e che qualche volta trascina delle guerre vere e proprie, senza saper il perché, come voi non sapete il perché del vostro gioco. E al guerra, in conclusione, non è che il gioco dei grandi, ma gioco che costa lacrime e sangue. Vedi Pidrin: quando le maggioranze considereranno la guerra come la consideriamo noi – un’orrenda tragedia dell’umanità – la pace sarà garantita nel mondo e non vi saranno tante madri a pregar sulla fossa troppo presto aperta pei loro figlioli. E tu Pidrin come la pensi?

Adesso, babbo, la penso… come te!… e alla guerra non ci gioco più!

 

GIUSEPPE VANDONE, Cozzo, “Il proletario”, 22 marzo 1912

Costruiamo in Lombardia un’alleanza sociale

Costruiamo in Lombardia un’alleanza sociale

allenza sociale

MORTARA, IL PRC ANCORA SUI FANGHI

MORTARA, IL PRC ANCORA SUI FANGHI

Tratto da: L’INFORMATORE del 26/02/2015

MORTARA, IL PRC ANCORA SUI FANGHI
“Il sindaco abbia il coraggio di vietare in toto lo spargimento”
MORTARA – I tre esponenti del Partito della Rifondazione Comunista Abbà, Gianni De Paoli e Teresio Forti non desistono dal condurre la loro battaglia sullo smaltimento dei fanghi.
In merito all’ordinanza emessa dal sindaco di Mortara Marco Facchinotti affermano: “Se c’è una cosa fastidiosa è essere presi per i fondelli. L’ordinanza di Facchinotti non limita affatto i fanghi e il loro quantitativo, si limita a vietare il loro spandimento al sabato e alla domenica, impone l’aratura dei terreni e la pulizia delle strade”.
“Ricalca norme già in vigore” dicono i tre del Prc. Quindi, visto che la Provincia di Pavia accetta un quantitativo di fanghi ( 390 mila tonnellate) nettamente superiore a quello prodotto in Provincia e visto che la Lomellina è la più penalizzata “ai comuni interessati non resta che praticare la strada del divieto totale dello spargimento”. “Il sindaco è titolare della salute pubblica e deve avere il coraggio di dare un segnale forte”.

Borse di studio per le ragazze del Kurdistan

Borse di studio per le ragazze del Kurdistan

Autore: ANTONIO OLIVIERI

Cari/e,
come già avvenuto lo scorso anno, anche quest’anno siamo impegnati nel realizzare
il progetto Berfin (bucaneve) a favore delle ragazze (le cui storie e aspirazioni potete leggere negli allegati alla presente mail), figlie di detenuti o di martiri della resistenza kurda dell’associazione dei detenuti politici di Van (Thuyad Der) e dei martiri di Yuksekova (Meya Der).
Sono, per adesso, 32 ragazze, tra le più svantaggiate, con genitori in carcere per motivi politici o morti nella resistenza.
Questo è un appello affinché venga rinnovata la borsa di studio che noi, ogni anno, consegniamo loro a marzo, in occasione del Newroz.
Il costo annuale di una borsa di studio è di euro 250.
Anche questa è resistenza!
associazione Verso il Kurdistan Onlus
Per info: Lucia (3335627137) – Antonio (3357564743)
Visita il nostro sito: www.versoilkurdistan.blogspot.com
Facebook: www.facebook.com/pages/Associazione-Verso-il-Kurdistan/549671471802039borse di studio

La valle di Susa solidale con il popolo Greco

La valle di Susa solidale con il popolo Greco

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NICOLETTA DOSIO

Care Compagne e Compagni Greci, seguiamo con partecipazione e ansia le vostre vicende che sentiamo anche nostre. Vi chiediamo di non cedere, di non sentirvi soli.
Il vostro punto di forza sta nel programma elettorale sul quale avete ottenuto la fiducia e la partecipazione del vostro popolo, del quale abbiamo conosciuto il coraggio e la dignità..
La Grecia è diventata un esempio per tutti gli oppressi che hanno scelto di non sottomettersi alle prepotenze di un sistema intollerabile, fondato sulla negazione dei diritti e del futuro.
Quello dell’Europa della troika e delle banche non è l’unico orizzonte possibile. Del resto, non abbiamo altro da perdere se non le nostre catene, ma abbiamo un mondo intero da conquistare.
Un abbraccio solidale da Nicoletta Dosio e compagni della Valle di Susa

Non è tempo di giochi

Non è tempo di giochi

Yanis Varoufakis

Sto scrivendo questo articolo a margine di un negoziato cruciale con i creditori del mio paese – un negoziato i cui risultati potranno segnare una generazione oltre a rappresentare un possibile punto di svolta per l’esperimento europeo e per quello dell’unione monetaria.

Gli esperti di teoria dei giochi tendono ad analizzare i negoziati trattandoli come giochi in cui i contendenti, proiettati esclusivamente sul proprio interesse individuale, tentano di accaparrarsi la fetta più grande della torta da dividere. Data la mia precedente esperienza accademica come ricercatore in teoria dei giochi, molti commentatori hanno affrettatamente avanzato l’ipotesi che, in qualità di nuovo ministro delle finanze della Grecia, avrei operato per ideare stratagemmi, bluff o opzioni nascoste utili a vincere non avendo nulla in mano.

Nulla può essere più lontano dalla verità di quanto è stato scritto in questi giorni.

Se la mia precedente esperienza con la teoria dei giochi ha avuto un effetto su di me, questo è stato quello di convincermi che sarebbe pura follia considerare l’attuale negoziato tra la Grecia e i suoi partner come un gioco da vincere o perdere grazie a bluff o sotterfugi tattici.

Il problema della teoria dei giochi è, come ho sempre tentato di spiegare ai miei studenti, che essa considera le motivazioni dei giocatori come un dato prestabilito a priori. Se si sta pensando ad una partita di poker o di blackjack questa assunzione non è particolarmente problematica. Ma nell’attuale negoziato tra la Grecia ed i suoi partners il punto centrale è esattamente quello di costruire delle nuove motivazioni. Si tratta di costruire una nuova mentalità che vada oltre le divisioni nazionali, che sostituisca una prospettiva pan-europea alla dicotomia creditore-debitore, in grado di porre il bene comune Europa al di sopra di politiche futili e di dogmi di comprovata tossicità se resi universali e una logica del noi a sostituire quella del loro.

Come Ministro delle Finanze di un piccolo paese immerso in una crisi fiscale, privo della propria banca centrale e visto dalla maggioranza dei suoi partner come un problematico debitore sono convinto che esista un’unica opzione: respingere qualunque tentazione di usare questo momento cruciale come un opportunità per sperimentare spregiudicate strategie presentando, altresì, in modo onesto, le attuali condizioni socio-economiche della Grecia, mettendo sul tavolo le nostre proposte per riportare la Grecia a crescere, spiegando perché queste sono nell’interesse dell’Europa e rivelando le linee rosse oltre le quali la logica e il dovere ci impediscono di andare.

La grande differenza tra questo governo greco e quelli che lo hanno preceduto è duplice: l’attuale governo è determinato nel volersi scontrare con interessi potenti e consolidati allo scopo di far ripartire la Grecia e riguadagnare la fiducia dei partner; ma è anche determinato nel non voler essere trattato come una colonia debitrice a cui si imponga di patire quel che deve. Il principio dell’austerità più intensa da imporre all’economia più depressa potrebbe apparire bizzarro se non avesse causato tante inutile sofferenze.

Mi viene spesso chiesto: cosa accadrà se l’unica strada per garantire il finanziamento del suo paese sarà quello di oltrepassare quelle linee rosse ed accettare misure che lei considera parte del problema più che della soluzione? Fedele al principio per cui non ho diritto di bluffare, la mia risposta è: le linee che abbiamo detto essere rosse non verranno oltrepassate. Altrimenti, esse non sarebbero delle vere linee rosse ma semplicemente dei bluff.

Ma mi viene anche chiesto: E se questo producesse ulteriori sofferenze per il suo popolo? Chi lo chiede sta implicitamente pensando che non può non esserci un bluff.

Il problema di questa linea di ragionamento è legato alla presunzione, propria anche della teoria dei giochi, che si viva in una sorta di “tirannia delle conseguenze”. Come se non esistessero circostanze per le quali si fa quello che è giusto non perché questo sia il frutto di un ragionamento strategico ma semplicemente perché… è giusto.

Contro questo cinismo, il nuovo governo greco ha intenzione di innovare. Noi dovremo rinunciare, nonostante le possibili conseguenze, ad accordi che siano sbagliati per la Grecia e sbagliati per l’Europa. Il gioco di estendere i termini del debito al prezzo di nuova austerity, cominciato nel 2010 quando il debito pubblico greco è divenuto non più rifinanziabile, finirà. Non più prestiti – non prima di aver definito un piano credibile per far crescere l’economia così da poter ripagare tali debiti, aver aiutato la classe media a rimettersi in piedi sulle proprie gambe e aver risolto l’odiosa crisi umanitaria. Non più “riforme” che si accaniscano contro poveri pensionati o farmacie a conduzione familiare senza scalfire in alcun modo la grande corruzione.

Il nostro governo non sta chiedendo ai suoi partners una via d’uscita per non ripagare i propri debiti. Noi stiamo chiedendo alcuni mesi di stabilità finanziaria che ci consentano di intraprendere il piano di riforme che la maggioranza del popolo greco può condividere e supportare, così da poter tornare a crescere e a essere nuovamente in grado di ripagare i nostri debiti.

Si potrebbe pensare che questo misconoscimento delle regole della teoria dei giochi sia dovuto all’effetto di una linea di sinistra radicale. Non è così. La maggiore influenza qui è quella di Immanuel Kant, il filosofo tedesco che ci ha insegnato come la ragione e la libertà dall’impero degli espedienti sono ottenibili facendo ciò che è giusto.

Come abbiamo capito che il nostro modesto piano di politica economica, che rappresenta la linea rossa che non siamo intenzionati ad oltrepassare, sia giusto in termini kantiani? Lo abbiamo capito guardando negli occhi le persone affamate nelle strade delle nostre città, osservando la nostra classe media sofferente e tenendo a mente tutti coloro che lavorano duro in ogni paese e in ogni città della nostra unione monetaria. Dopotutto, l’Europa riuscirà a ritrovare la sua anima solo quando avrà guadagnato nuovamente la fiducia del suo popolo mettendo gli interessi di quest’ultimo al centro della scena.

 

(Yanis Varoufakis dal New York Times del 16 febbraio 2015, trad. Dario Guarascio)

 

Fonte: Sbilanciamoci.info

NO TROIKA, NO TAV!

NO TROIKA, NO TAV!

NO TROIKA, NO TAV!

Rifondazione Comunista aderisce a manifestazione di sabato 21 a Torino

TAV – FERRERO (PRC-Sinistra Europea): «NO TROIKA, NO TAV! SABATO TUTTE/I A TORINO PER LA MANIFESTAZIONE CONTRO “GRANDI” OPERE INUTILI E DANNOSE, CONTRO LE POLITICHE NEOLIBERISTE» 

Paolo Ferrero , segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, sarà alla manifestazione No Tav a Torino sabato 21 febbraio, dalle 14 a piazza Statuto, e ha dichiarato:

«Sabato 21 febbraio Rifondazione Comunista parteciperà alla manifestazione nazionale contro la Tav a Torino. Siamo contro la Tav e contro la troika, questo sarà lo slogan che porteremo in piazza, perché l’alta velocità sulla Torino-Lione è esattamente quello che le politiche neoliberiste della troika vogliono fare in Europa: grandi opere inutili a unico beneficio delle grandi imprese e solo danni per le popolazioni! A questa logica devastante per l’ambiente, il territorio e le persone noi rispondiamo con la più larga mobilitazione possibile: ora e sempre no a quest’opera inutile e dannosa e alla criminalizzazione del movimento No Tav e della popolazione valsusina».

 

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Lo stato del mondo e il Forum Sociale Mondiale. Ancora sulla diseguaglianza, sulla povertà, sulla violenza, sulla guerra

Lo stato del mondo e il Forum Sociale Mondiale. Ancora sulla diseguaglianza, sulla povertà, sulla violenza, sulla guerra

di Giorgio Riolo

Dovremmo occuparci delle vicende in corso in Italia, della politica del governo, del nuovo presidente della repubblica, del Parlamento ridotto a misero notaio delle decisioni prese altrove, delle cosiddette riforme costituzionali fatte con colpi di mano, con la strafottenza di chi si considera “superiore”, political correct, dei “pierini” (don Milani) “democratici”, sedicenti di sinistra. È bene invece volgere lo sguardo altrove. Per importanza di questo orizzonte, per dimensione e importanza dei problemi. E per pulizia mentale.
A Davos, a fine gennaio, si è svolto il Forum Economico Mondiale, l’assise dei dominanti mondiali, con tanto di presidenti e di amministratori delegati di multinazionali, economisti, giornalisti e corredo vario. Questa volta, una autorevole esponente di Oxfam, potente Ong, ha potuto riferire che 85 individui sparsi nel mondo possiedono tanta ricchezza quanto 3,5 miliardi di persone, la metà della popolazione mondiale. E in un anno, il 2014, ancora in piena crisi economica, questi straricchi hanno aumentato la loro ricchezza del 14%.
Il Credit Suisse nell’ottobre 2014 ha reso noto un rapporto sulla ricchezza mondiale. Nel 2000 la ricchezza complessiva mondiale ammontava a 117.000 miliardi di dollari. Nel 2014 questa saliva a ben 262.000 miliardi di dollari. La forbice tra chi sta in alto e chi sta in basso è vertiginosamente aumentata. Lo 1% in alto possiede reddito quanto il 48,5 della popolazione mondiale. Altro dato impressionante: il 70% della popolazione mondiale ha meno del 3% del reddito mondiale. La crisi economica globale dal 2007-2008 ha comportato una paurosa redistribuzione al contrario. Dal basso in alto, da chi meno ha a chi più ha.
Per concludere questa litania. Ricordiamo sempre i “trenta gloriosi” del neoliberismo, da Reagan in avanti. Il rapporto tra reddito da lavoro e reddito da capitale (e reddito dei managers) negli Usa è passato da circa 1 a 42, negli anni ottanta, a 1 a 419 ai primi anni 2000. Oggi si parla di 1 a 500 e passa.
Il comandamento di Reagan era: il ricco produce ricchezza, il povero produce povertà, pertanto aiutiamo i ricchi (meno tasse ecc.). Questa la versione feroce della storiella. Versioni un poco più political correct, più “temperate”, le hanno sviluppate governi di centrosinistra, socialdemocratici ecc. Ragione per cui un documento della Banca Mondiale, dei primi anni 2000, destinato ai soli funzionari della Banca stessa, da non divulgare, diceva esplicitamente che era bene che le cosiddette “riforme” le portassero avanti i governi di centrosinistra. Non ci sarebbero state rivolte, essendo narcotizzate le popolazioni, che queste riforme le dovevano subire sulla propria pelle, dal fatto che le “riforme” le fanno i loro governi “popolari”.
Questo dal lato dello stato del mondo, dei dominanti. Dal lato delle alternative a questo stato, le cose non vanno proprio bene. Quest’anno 2015, il Forum Sociale Mondiale, nato a suo tempo come contrapposizione al Fem di Davos, si terrà a fine marzo a Tunisi. Nel 2013 si era già tenuto nella stessa Tunisi. Come sempre i Fsm sono esperienze umane e politiche importanti, anche esaltanti, di grande impatto, di grande valore culturale e politico. Ma questo fatto del ritornare allo stesso luogo denunzia una vera difficoltà del Forum. Che solo nel 2003, al Fsm di Porto Alegre, Lula, allora candidato alla presidenza del Brasile, definiva “il fatto politico più importante della nostra epoca”.
Dal 2001, all’inizio dei Fsm, pensavamo veramente e fondatamente che “un altro mondo è possibile”, che costituissimo un potenza mondiale in grado di misurarsi con lo strapotere militare, economico, mediatico (di “potere” e basta) dei dominanti. La storia doveva riportarci a una giusta misura. La retorica e la metafisica smentite dai reali rapporti di forza su scala mondiale. E proprio all’apice della forza del Fsm, nel 2003, con la manifestazione mondiale contro la guerra in Iraq, “la seconda potenza rimasta in campo”, inizia il declino. E tuttavia il Forum Sociale Mondiale è il luogo dove attivisti e intellettuali dei movimenti, dei sindacati, delle Ong ecc., di organismi di varia natura e di varia ispirazione, si incontrano e non solo analizzano e denunciano, ma cercano di elaborare proposte, strategie alternative.

II.
Qui è il luogo per riprendere il discorso sulle cause vere, recenti e remote, sull’arcano, da dove originano le violenze, le rivolte, i fanatismi, le brutture nel mondo.
Adesso abbiamo “scoperto” la Libia con l’Isis che avanza. Adesso gli stessi sciacalli e sciacalletti che hanno manomesso e continuano a manomettere, a “giocare con il mondo”, in Libia, in Siria ecc., ci chiamano alle armi. Giove fa impazzire coloro dei quali vuole sbarazzarsi.
In primo luogo, i dominanti riscrivono la storia a proprio uso e consumo e poi la dimenticano. Volendola dimenticare, come “obsolescenza programmata”. Assisi e soddisfatti nelle loro condizioni da benestanti, benpensanti, gente per bene, sicuri, autocompiaciuti, razionali, illuminati, scevri dalla barbarie, sempre degli “altri”. Le vittime del colonialismo e dell’imperialismo no. La memoria è una delle poche cose a loro disposizione. E allora hanno buon gioco i capi dell’Isis a reclutare, a manipolare, a costruire immaginario, a mettere in ginocchio gli occidentali e sgozzare. Usano le immagini come simbolo, come messaggio. Non tanto per impaurire gli occidentali, questo è ovvio, ma soprattutto per reclutare, nelle periferie del mondo e nelle periferie delle città occidentali. Si richiamano così alla memoria, sempre latente, le generazioni, i milioni di essere umani impiccati, uccisi, torturati, messi in ginocchio, umiliati. Quale spaventosa energia, quale spaventosa violenza compressa, e pronta ad esplodere, nel passato e oggi, si cela in queste periferie. Assieme alla povertà, alle ingiustizie sociali nostre contemporanee, il vero giacimento d’odio, di risentimento, di rancore. Frantz Fanon, psichiatra, nero, rivoluzionario, lo aveva spiegato bene nel libro di sempre I dannati della terra. Qualora volessimo esercitare noi, non dominanti dell’Occidente, la memoria.
Gli stessi dominanti un poco sobri, i campioni del realismo politico occidentale, prescrivono sempre che le potenze colonialiste non intervengano direttamente nelle aree del mondo dove hanno compiuto i loro misfatti, appunto i misfatti da colonialismo. L’Italia è proprio l’ultima a pensarsi come da coinvolgere in una guerra in Libia.
Invece di agire sulla fonte prima del fondamentalismo-integralismo islamico, il wahhabismo, la cui culla è stata ed è l’Arabia Saudita e la dinastia saudita. Invece di agire sulle petromonarchie, assolutiste e oscurantiste (Arabia Saudita, Qatar, Emirati ecc.), che il giornalismo prezzolato si guarda bene dal definire “regimi”, stati-canaglia (la litania del baraccone mediatico è sempre: il regime di Putin, il regime di Assad, il regime di Gheddafi, il regime di Chavez, il regime iraniano e via denominando).
Invece di agire sul loro protettore Usa, culla della democrazia, della guerra giusta, della civiltà. Per i quali Usa queste petromonarchie spesso compiono il lavoro sporco. Finanziano, manovrano questi gruppi, eserciti, califfati. Un altro esempio storico di come possiamo addirittura anche considerare questi regimi come fatti da “figli di puttana”, ma, come diceva Henry Kissinger a proposito di Pinochet e dei generali cileni del golpe, sono i “nostri” figli di puttana.
Il Forum Sociale Mondiale di Tunisi 2015 avrà molta materia da trattare. E forse là dove vi è stata una vera “primavera”, la Tunisia, con il protagonismo di popolo e non di potenze straniere, il Fsm potrà riprendere ruolo e importanza e cercare di influire sulle sorti del pianeta. Senza ricadere però nella retorica e nella metafisica.

Milano, 16 febbraio 2015

Il progetto del teleriscaldamento: alti costi e inquinante.

Il progetto del teleriscaldamento: alti costi e inquinante.

Tratto da: L’INFORMARORE del 19 febbraio 2015

Il progetto del teleriscaldamento: alti costi e inquinante.
Mortara – Il partito della Rifondazione Comunista, con i suoi esponenti storici che fanno politica in città, Giuseppe Abbà, Gianni De Paoli e Teresio Forti, ha preso una dura posizione contro il progetto del teleriscaldamento proposto dall’AsMortara.
Ricordano, in una nota, che già nel 1984 il teleriscaldamento fu bocciato dopo una dura battaglia politica. E consentì, quello scontro, anche acceso, di metanizzare l’intera città.
Oggi la nuova iniziativa progettuale dell’AsMortara è ritenuta dal Prc “inutile, costosa e ambientalmente negativa”.

Il polo scolastico è già alimentato a metano e “la città di Mortara, per come è fatta, non si presta minimamente a impianti di questo tipo, non ci sono grossi blocchi abitativi, le costruzioni sono in gran parte sparse, non ci sono grossi impianti che disperdono calore e quindi il costo della rete di teleriscaldamento sarebbe proibitivo”.

“L’iniziativa è costosa – prosegue Rifondazione – soldi pubblici per interventi sbagliati.

Non vale l’argomento dei finanziamenti per le “energie alternative” non vediamo cosa ci sia di alternativo nell’accendere un’enorme stufa a legna (…) Si bruciano nuovamente sostanze in una città già circondata da fuochi, dall’inceneritore di Parona, al camino della Sit, alla centrale di Olevano. La nostra città supera parecchie volte all’anno i limiti delle polveri sottili, l’impatto della caldaia a pellet andrebbe ad aggiungersi a quello degli altri impianti inquinanti di cui è piena la Lomellina”
Infine Rifondazione aggiunge anche una questione meramente politica: “E’ un progetto varato senza un adeguato dibattito sulle conseguenze ambientali o sulle strategie dei vari “pezzi” in cui purtroppo è stata suddivisa la vecchia Asm (…)
Il metano è tuttora il combustibile a più basso residuo di carbonio, non osiamo pensare come la cenere dello stufone a pellet possa essere smaltita”.

Incontro pubblico a Pavia con la console generale aggiunta per il Venezuela a Milano Eleanor Franchi e con il console aggiunto Luis Martìnez.

Incontro pubblico a Pavia con la console generale aggiunta per il Venezuela a Milano Eleanor Franchi e con il console aggiunto Luis Martìnez.

VENEZUELACare compagne e cari compagni,

con preghiera di massima diffusione, ho il piacere di invitarvi a un incontro con la console generale aggiunta per il Venezuela a Milano Eleanor Franchi e con il console aggiunto Luis Martìnez.

L’iniziativa, di cui trovate la locandina in allegato e dal titolo “Il socialismo del XXI secolo nel panorama internazionale”, si terrà il 5 Marzo, giorno in cui si celebra il secondo anniversario dalla morte del Comandante Hugo Chavez, presso il circolo ARCI Radio Aut di Pavia.

L’esperienza della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha rappresentato e rappresenta tutt’ora una delle esperienze più concrete di emancipazione dei popoli dall’imperialismo capitalista.

La Rivoluzione bolivariana assume ancora più importanza se considerata nell’attuale fase di inasprimento dei rapporti internazionali, che gli Stati Uniti e la Nato stanno operando per ridare linfa alle loro economie.

Mentre miliardi di persone lottano ogni giorno per la dignità, l’emancipazione e l’autodeterminazione dei loro popoli e delle loro genti, la supponenza e la violenza che caratterizza la natura capitalistica e imperialistica dei governi statunitense ed europei, porta i governi di questi paesi ad appoggiare senza scrupoli golpi fascisti e gruppi terroristici in aree geografiche di interesse strategico economico-militare, in un disegno organico di sottomissione dei popoli al governo americano e alla Nato.

È in questo contesto che il governo popolare della repubblica del Venezuela si trova continuamente sotto attacco e a rischio di golpe (l’ultimo sventato appena pochi giorni fa) da parte dell’estrema destra finanziata dagli USA nel tentativo di delegittimare e capovolgere il proceso rivoluzionario iniziato con l’ascesa di Chavez al potere.

Tuttavia, il Venezuela rappresenta insieme ai Paesi che aderiscono all’Alba un esempio e un motivo di speranza per tutti i popoli della Terra ed è ora più che mai necessarrio diffondere, divulgare, informare circa la reale situazione nel Paese e gli intenti e i progetti che il suo governo ha, in merito sia alla politica interna, sia a quella internazionale.

A pugno chiuso,

MARCELLO SIMONETTA

PARTITO CONOSCI TE STESSO

PARTITO CONOSCI TE STESSO

di Luca Fontana*

All’ultimo congresso Rifondazione Comunista ha deciso di intraprendere decisamente la linea della costruzione della sinistra alternativa al sistema bipolare (linea politica che, dopo il successo delle elezioni Europee, sta avendo pienamente riscontro e che pone il partito agevolmente nel cuore dello scontro di classe presente nel nostro paese), del rilancio della propria organizzazione (anche attraverso la prossima imminente Conferenza d’Organizzazione) e della razionalizzazione del proprio patrimonio economico e immobiliare (che sta portando anche all’apertura di nuove sedi). Uno sforzo, quindi, reale e collettivo, pensato e praticato (a parte chi ancora abbaia alla Luna qualsiasi cosa si fa), che sta portando i frutti sperati.
In questo ambito abbiamo rinnovato (grazie anche a Bibi che ha affrontato e risolto le problematiche tecniche) la pagina del Tesseramento del sito nazionale.
L’idea di fondo è che il Partito deve diventare una casa di vetro tale da fornire a tutti (militanti, iscritti, simpatizzanti) quegli strumenti che consentano di farsi un’idea della nostra linea politica ma anche della realtà organizzativa stessa.
In questa ottica nella nuova pagina potrete trovare un link dove poter vedere (e nel caso scaricare) i file di tutte le tessere del PRC, un accesso rapido alla nuova pagina dov’è possibile richiedere l’iscrizione (che abbiamo arricchito con una bella poesia di Prevert perfetta per l’occasione) e di un link che rimanda all’ultima rilevazione statitistica effettuata circa il tesseramento .
Inoltre stiamo lavorando ad una elaborazione statistica dei dati in nostro possesso circa il tesseramento da proporre alla conferenza d’organizzazione e da rendere disponibile per tutti sul sito nazionale.
Insomma un pezzettino di lavoro nell’ambito di un impegno collettivo più vasto che sta rimettendo in piedi il partito; a chi ancora si attarda nel solipsismo delle lamentazioni rimando alla poesia di Prevert, si intitola Il tempo perso.

* Responsabile Nazionale Tesseramento – PRC

“Grecia chiama, Italia risponda”. L’ Appello urgente della brigata Kalimera a sostegno di Tsipras e Varoufakis

“Grecia chiama, Italia risponda”. L’ Appello urgente della brigata Kalimera a sostegno di Tsipras e Varoufakis

“Il Governo italiano deve sostenere la Grecia”. E’ il senso dell’appello che la Brigata Kalimera ha lanciato su www.change.org in queste ore. Un appello urgente visto che tra due giorni si svolgerà un nuovo confronto-scontro a Bruxelles sul nodo del debito. In Italia la “causa greca” va guadagnando sempre più consensi. Tra le ultime dichiarazioni a favore anche quella, un po’ schizofrenica per la verità, di Renato Brunetta, parlamentare di Fi.

Questo il testo dell’appello che si può firmare qui

“All’Eurogruppo è in corso un vero e e proprio braccio di ferro che riguarda il futuro non solo della Grecia, ma dell’Europa tutta.

Ciò che verrà deciso interessa in prima persona tutti i cittadini europei -siano essi greci, tedeschi o italiani.

Crediamo che non sfugga a nessuno che in una situazione di crisi gravissima ai confini d’Europa, dall’Ucraina alla Libia, rotture interne alla Europa sarebbero devastanti. In particolare se coinvolgessero un Paese come la Grecia, che è fondamentale nel Mediterraneo e nella relazione con l’Europa orientale.

Siamo convinti che le proposte avanzate dal nuovo governo greco siano serie e ragionevoli per tutti. Per i cittadini greci ma anche per i tutti i popoli europei che hanno bisogno di una nuova fase dell’Europa volta non più alla austerità ma allo sviluppo.

Crediamo che tutta l’Europa ha bisogno di una nuova stagione, volta a costruire una democrazia europea di cui i popoli siano protagonisti.

Chiediamo alle istituzioni italiane, al Parlamento e al Governo di riconoscere le buone e fondate ragioni poste dal nuovo governo greco.

Il ruolo dell’Italia nell’Eurogruppo è importante. L’Italia è uno dei prestatori e soprattutto a noi conviene adoperarsi in ogni modo per un accordo positivo.

Tutti possono uscirne vincitori – persone, comunità e istituzioni democratiche”.

“E’ cambiata la Grecia, cambiamo l’Europa”

“E’ cambiata la Grecia, cambiamo l’Europa”

ANTONIETTA BOTTINI

Sabato scorso a Roma la manifestazione “E’ cambiata la Grecia, cambiamo l’Europa” ha rigenerato l’entusiasmo di chi ha potuto partecipare.
Nella splendida giornata di sole ho indirizzato un pensiero di condivisione alla squadra del Comitato TsiprasPV che nonostante la pioggia battente hanno volantinato al mattino a Pavia in piazza Petrarca.
Infatti il primo fattore che ha favorito la riuscita della manifestazione nazionale è stato l’impegno dei territori che hanno promosso incontri, presidi, conferenze stampa, volantinaggi ecc. a livello locale, contribuendo a dare visibilità a tutta la fase preparatoria e alla settimana di mobilitazione ‘Atene Chiama’.
A Roma ho incontrato tanti che conosco da molto tempo, io mi sono aggregata ai compagni di Milano e di Brescia presenti in forte delegazione con striscioni e bandiere. Ci siamo insieme rallegrati per la presenza di tante facce giovani e belle di ragazze e ragazzi con striscioni GC, di movimenti di lotta per la casa e i diritti, e di gruppi antagonisti.
La manifestazione ha raccolto le adesioni di un vasto arco di forze politiche e sociali, oltre che di associazioni e movimenti: dal Forum AcquaBeneComune, alla Cgil con Fiom, FP, Flc, dall’ARCI al PRC, SEL e tante altre sigle e organizzazioni.
Ricordo che la manifestazione si è realizzata attorno all’appello “E’ cambiata la Grecia, cambiamo l’Europa”, ma sottolineo che tutte le variegate adesioni vanno a comporre il quadro di riferimento dell’Altra Europa con Tsipras nel percorso di costruzione di un soggetto politico europeo, che dia rappresentanza al popolo della sinistra dei democratici italiani che vogliono mantenere ferma la connessione con il GUE-SE e proporre una alternativa radicale alle politiche economiche dell’austerità in italia e in europa.

Migliaia in piazza dalla parte di Tsipras

Migliaia in piazza dalla parte di Tsipras

Venezuela, il sindacato assicura: “Operai pronti a difendere le aree produttive contro i golpisti”

Venezuela, il sindacato assicura: “Operai pronti a difendere le aree produttive contro i golpisti”
Venezuela, il sindacato assicura: “Operai pronti a difendere le aree produttive contro i golpisti”

«Tutta la base della CBST è preparata per affrontare qualsiasi tipo di sabotaggio. Se si dovesse verificare un tentativo violento di abbattere la Rivoluzione, la classe operaia è pronta ad assumere il controllo completo di tutti i centri di produzione», ha detto.

Il sindacalista ha ricordato che la maggior parte degli atti di sabotaggio sono rivolti contro le infrastrutture elettriche, così come contro gli impianti petroliferi, raffinerie, oleodotti, porti e strutture di comunicazione.

Ha sottolineato, inoltre, che la Central Bolivariana Socialista de Trabajadores insieme alla Milicia Bolivariana forma i corpi combattenti della classe operaia nelle aree d’interesse della patria, tra cui, l’elettricità, il petrolio e le comunicazioni.

López ha poi ricordato che i lavoratori sono attivi nella lotta contro la guerra economica, condotta dalla destra per generare destabilizzazione e caos nel paese.

«C’è un gran lavoro che stiamo portando avanti tra la base dei lavoratori – ha aggiunto López – ed è quello di rendere sempre più visibile il nemico della Rivoluzione Bolivariana e di tutti i popoli del mondo».

Giovedì, il presidente Nicolás Maduro, ha denunciato un nuovo tentativo di colpo di stato contro il suo governo e il popolo del Venezuela.

In questo tentativo di colpo di Stato è coinvolto un piccolo gruppo di ufficiali dell’aviazione militare e civile, sostenuto dal governo degli Stati Uniti.

L’azione incostituzionale, che prevedeva di attaccare per via aerea le istituzioni della nazione ubicate a Caracas, è stata sbaragliata.

trad. it di Fabrizio Verde da ciudadccs.info 

Poste, la privatizzazione taglia 500 uffici postali entro maggio!

Poste, la privatizzazione taglia 500 uffici postali entro maggio!
Autore: Sebastiani Fabio
Entro la metà di aprile Poste italiane, impegnata in una corse folle verso la privatizzazione, chiuderà tra i 400 e i 500 uffici postali. Due le procedure previste: chiusure e razionalizzazione. In realtà sono due “condanne a morte” di diverso tipo: una immediata e l’altra dilazionata. I numeri sono da brivido. E, soprattutto, sarà data la mazzata finale sul servizio universale perché a farne le spese saranno i piccoli centri. Regioni e comuni sono in rivolta, mentre il Governo fa il pesce in barile. Mentre da una parte apparecchia tutta la procedura che porterà l’azienda fuori dalla sfera pubblica e, nel migliore dei casi, allo spezzatino, dall’altra fa finta di convocare improbabili vertici per “fare il punto della situazione”. Un teatrino indecente che chiude di fatto un’era in cui l’ufficio postale era un punto di riferimento fondamentale nella vita sociale ed economica dell’Italia dei “mille campanili”. Gli interventi infatti riguardano piccoli paesi, frazioni, in zone montane e morfologiche con una popolazione anziana e già disagiata per le carenze dei servizi, dalla sanità ai trasporti. E, quindi, in questo senso viene meno il ruolo di Servizio Pubblico Universale che Poste dovrebbe garantire.Si muove il Governo, che ha chiamato ad un confronto Poste e l’Autorità delle Comunicazioni sull’eco dell’allarme che arriva a Roma dai piccoli Comuni preoccupati dal piano di razionalizzazione della rete degli uffici postali. Il sottosegretario allo Sviluppo con delega alle comunicazioni, Antonello Giacomelli, ha chiesto un incontro a tre, con l’a.d. di Poste, Francesco Caio, ed il presidente dell’Authority Tlc, Angelo Cardano, “dopo avere raccolto molte preoccupazioni e richieste di intervento da parte di amministratori comunali e regionali”. Come risultato immediato, una “conclusione condivisa” dalle tre parti al tavolo, un “confronto con Regioni e Comuni precederà la fase attuativa del piano di razionalizzazione degli uffici postali”. Poste italiane si è impegnata a coinvolgere Regioni ed enti locali per spiegare come servizi innovativi assicureranno la tutela del servizio universale per i cittadini”. Il che vuol dire che cambierà ben poco del suo piano.L’allarme dal territorio è stato rilanciato con forza dalla Toscana: “Non passeranno i tagli agli uffici postali”, aveva avvertito il presidente della Regione, Enrico Rossi, davanti a cento sindaci riuniti a Firenze per studiare con le associazioni dei comuni e delle comunità montane, Anci e Uncem, quali soluzioni contrapporre al piano di Poste che in Toscana prevede la chiusura di 63 uffici e la riduzione di orario di altri 37 sportelli.

Tutti in piazza sabato per Tsipras

Tutti in piazza sabato per Tsipras
 Scritto da: LUCIANA CASTELLINA
Sabato 14 febbraio una quantità di personalità e di organizzazioni – Cgil, Fiom, Arci, Attac, Flc-Cgil, Fp-Cgil, Rete della conoscenza, Act, Tilt, Forum italiano dei movimenti per l’acqua, L’altraEuropa, partiti della sinistra ed esponenti della sinistra di partiti che fanno ormai fatica a connotarsi come tali – tutti quelli, insomma, che avevano firmato l’appello ‘Cambia la Grecia Cambia l’Europa’ a favore del nuovo governo greco, si ritroveranno in piazza a Roma.

Analoghe manifestazioni e sit in sono promossi in questi giorni in moltissime città italiane così come in altri paesi europei. Per dire che sarebbe fatale per l’Europa se a Bruxelles non capissero che occorre cambiare politica, a cominciare dal caso greco.

La novità è che oramai una parte importante dell’opinione pubblica – anche tedesca, come dimostra fra l’altro il sostegno offerto dai sindacati di quel paese alle proposte di Syriza – ha capito che le cose stanno assai diversamente da come i media l’hanno raccontata: non è la Grecia che deve chiedere un favore all’esecutivo dell’Ue, ma, al contrario, è questo esecutivo che deve chiedere scusa ai greci. Per aver sbagliato tutto: per essersi fidato – e per continuare a fidarsi – degli uomini che hanno fin qui governato la Grecia e per averli indotti a perseguire una linea che ha portato al disastro.

Deve infatti essere chiaro che la catastrofe greca non è stata provocata solo dalla crisi ma anche dalla dissennata politica di bilancio e fiscale promossa dal governo Samaras. Tutto questo era evidente già dal 2008. Sebbene la troika fosse ben consapevole – lo ha anche dichiarato pubblicamente – che quel governo di Atene non solo aveva consentito un’impensabile esenzione fiscale ai più ricchi ma aveva addirittura falsificato i bilanci statali, essa ha continuato a dire che se alle elezioni Samaras non fosse tornato a vincere sarebbe stato un disastro.

Dopo due anni di medicine “bruxellesi”, nel 2010 il Pil del paese era già sceso di 10 punti. È allora intervenuta una consistente ristrutturazione del debito che però, anziché essere mirata alla ripresa dell’economia reale, è stata utilizzata sostanzialmente per ripagare i crediti privati detenuti dalle banche (quasi tutte tedesche), così ulteriormente allontanando ogni possibilità di ripresa. Il risultato: due anni dopo il Pil era crollato a meno 25 per cento e la disoccupazione a più 18, mentre nessuna, dico nessuna, riforma fiscale era stata avviata.

Che le cose stiano proprio così lo riconoscono ormai non solo un largo numero di economisti stranieri di fama (buon ultimo John Galbraith), ma lo stesso Fondo Monetario Internazionale nel suo più recente documento.

I veri colpevoli della drammatica situazione della Grecia sono dunque i suoi presunti salvatori e i loro complici ad Atene. Quelli che alla vigilia delle elezioni hanno gridato che se Syriza avesse vinto la Grecia sarebbe diventata come la Corea del Nord.

Le ragioni per manifestare e gridare queste verità come si vede sono molte. Anche se a Bruxelles sono sordi. O meglio: cercano di nascondere le scelte che hanno compiuto per difendere specifici interessi che non hanno nulla a che vedere con quelli del popolo greco e dell’Europa tutta con la predica filistea secondo cui chi ha preso in prestito danaro deve restituirlo. Ma se per ottenerlo prima ti ho strozzato è evidente che quel debito non potrò mai pagarlo. È come Melchisedech che se la prendeva col proprio asino perché, proprio quando gli aveva insegnato a non mangiare, era morto.

Quel che il governo Tsipras oggi chiede, e con lui tutti quelli che stanno manifestando, è di aver almeno sei mesi di tempo per riparare ai guasti prodotti in sei anni dalla troika e dai precedenti governi greci. Per poter restituire, non per non farlo, sapendo che se invece si subisce il diktat della troika quel debito non potrà mai essere pagato. Perché la Grecia sarà morta. Come è stato ripetuto ormai da molti il problema è politico, non finanziario: e così la soluzione possibile.

Atene chiama

Atene chiama

È CAMBIATA LA GRECIA,
CAMBIAMO L’EUROPA
Manifestazione nazionale sabato 14 febbraio a Roma

CON LA GRECIA- DALLA PARTE GIUSTA

Come certamente già sapete è stata promossa una grande manifestazione nazionale a Roma per Sabato 14 febbraio.

Il corteo partirà da Piazza Indipendenza alle 14.00, nei pressi dell’Ambasciata Tedesca per arrivare al Colosseo. È un appuntamento importantissimo, ogni presenza in più a Roma è fondamentale.

Il ricatto della BCE al nuovo governo greco è un ricatto contro tutti noi.

Il momento è ora, per fare in tutta Europa come hanno fatto i greci: alzare la testa e non avere paura.

Siamo tutte/i in gioco: La lotta della Grecia è la nostra lotta, facciamo la nostra parte.

La manifestazione lanciata dall’appello Cambia la Grecia Cambia L’Europa solo venerdì scorso sta crescendo moltissimo in queste ore, possiamo farcela a riempire Roma in una sola settimana.

Il nostro impegno non finisce qui, INIZIA domani, mercoledì 11 febbraio, giornata europea di mobilitazione con Syriza e con il governo Tsipras con presidi cittadini. Ne abbiamo organizzati moltissimi, se puoi partecipa e diffondi.

Ecco i presidi

CI VEDIAMO A ROMA.

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“Beppe, perché devi raccontare bugie su Rifondazione?”

“Beppe, perché devi raccontare bugie su Rifondazione?”
“Beppe, perché devi raccontare bugie su Rifondazione?”
La risposta di Ferrero a Grillo a proposito di Tsipras
Beppe Grillo, che ha fiutato l’aria della “fiche” vincente puntando sul “rosso Tsipras”, oggi l’ha sparata grossa. In un suo articolo sul blog ha chiamato a raccolta le forze antiausterità. E fin qui tutto bene. Tra le sue argomentazioni, però, tira fuori una vera e propria falsità, ovvero che Rifondazione comunista sarebbe saltata sul carro dei vincitori. Di seguito la risposta di Paolo Ferrero, segretario del Prc.

«Caro Beppe, leggo sul tuo blog che Rifondazione Comunista sarebbe salita sul carro del vincitore, cioè di Tsipras. Beppe, perchè devi raccontare bugie? Rifondazione sul carro del vincitore è una balla spaziale! Come sai, con Tsipras, la Linke e tanti altri compagni e compagne, abbiamo fondato 11 anni fa a Roma il Partito della Sinistra Europea e se vai a cercare sulla rete troverai un video di Tsipras in cui dice che è stata proprio Rifondazione Comunista a proporlo due anni fa come candidato della Sinistra Europea alla Presidenza dell’Unione Europea. Invece di raccontare frottole e proporre alleanze improbabili, vieni piuttosto alla manifestazione unitaria che abbiamo organizzato a Roma per sabato 14. Ci sarà un mucchio di bella gente, quella gente che si è rotta le scatole delle politiche di austerità e saremo felici di avere anche te. Ciao Beppe e mi raccomando: basta con le frottole!»