Archivio for maggio, 2015

Una città che non sa più parlare ai suoi abitanti

Una  città che non  sa più parlare ai suoi abitanti

Una  città che non  sa più parlare ai suoi abitanti

Ci vuole una certa faccia tosta da parte del Sindaco uscente per dare come titolo al suo programma elettorale “Sto portando Vigevano fuori del suo isolamento”, a meno che non abbia dimenticato  di completare la frase con la corretta conclusione che  reciterebbe: “nel quale l’ho cacciata”.
Infatti se conta sulla memoria corta dei Vigevanesi sappia che nessuno,  a meno di qualche grave patologia, è ridotto al punto da non ricordare  come era la città prima che si insediasse questa giunta. Era vivace , attiva, illuminata non  dalle mortifere lampade a led, ma dalle luci dei negozi numerosi in tutte le sue vie, aveva un tribunale, uno spazio gratuito dove i bambini potevano giocare al coperto e fare i compiti,  mense scolastiche dove  i bambini mangiavano tutti insieme senza distinzione di censo,   un  museo della vita quotidiana per valorizzare anche la storia recente dei Vigevanesi. A tal punto i suoi abitanti  sentivano l’appartenenza a questa città, che numerosissimi  avevano portato,  per l’allestimento del museo, i loro oggetti del passato non remoto perché parlassero ai loro figli e ai figli dei loro figli… Oggi questa città non parla più a nessuno, è diventata estranea, al punto che, se con  un certo spirito necrofilo,  non si  vanno a vedere quotidianamente  i tabelloni appositi dove è permesso affiggere gli annunci mortuari, non si viene a sapere della morte di qualche amico o conoscente in tempo per poter dargli l’ultimo saluto.

La crisi martella ogni città , ma, per fortuna non tutte l’hanno subita deprivandosi di tutto in questo modo, infatti in altre  città  si sono  cercati e trovati   percorsi  interessanti,  si è investito su settori diversi se non alternativi a quelli usuali, che permettessero affluenza di risorse e dessero  ossigeno all’economia; qui siamo arrivati al punto da far scadere i progetti europei…..

Si può anche essere contrari al discorso europeista, ma rinunciare alla possibilità di finanziamenti  è  pura follia….

Una grande enfasi, invece, si è data al discorso sulla sicurezza come se bastasse sfrattare quattro poveracci, mettere qualche telecamera in più e due o tre bietoloni davanti alle chiese la Domenica, per far dimenticare il litigio costante con i vigili e fra i vigili e addirittura il fatto che la polizia, chiamata mentre era in atto un furto, non sia riuscita ad intervenire perché non aveva l’automobile.

L’impressione complessiva dell’opera dell’attuale giunta è quella di una grande confusione e di un grande starnazzamento, ma risultati reali nessuno.  E’ inutile adesso rimettere in campo promesse che avrebbero già dovute essere mantenute da un pezzo, tipo la costruzione del nuovo ponte o la prosecuzione della famosa tratta per Malpensa, quando si è già constatata la totale inadeguatezza nell’affrontare questi problemi.

Non è certo sufficiente aprire un ufficio unico per il turismo, se non si mettono in atto strategie per attirare i turisti in una città che ha  risorse di grande  bellezza!
Quanto allo slogan “Prima la nostra gente!” che ha caratterizzato la scorsa campagna elettorale non si è giustamente più osato rispolverarlo perché avrebbe dovuto essere trasformato in. “Prima la nostra gente benestante!”perche di quelli in difficoltà non ci si è in nessun modo occupati,  se non per colpevolizzarli. Infatti si è fatto carico del problema dei bambini esclusi dal pasto scolastico, sa bene quante famiglie anche italiane abbiano avuto bisogno dell’intervento del volontariato, famiglie che la giunta dalla pancia piena ha più volte definito  “ furbe” e che di furbo hanno solo il tentativo di arrivare a fine mese,  magari mangiando tutti i giorni. Se poi i meno abbienti desiderassero almeno  lustrarsi gli occhi con la nostra bella piazza, dovrebbero farlo rigorosamente in piedi, insieme  agli anziani e ai diversamente abili  perché, con la scusa di impedire che si siedano gli stranieri, non c’è più una panchina comoda con schienale, dove  chiunque possa riposare, per non parlare  dell’estetica di certi sedili.
Altri cinque anni di una giunta così e, se  fra un dissuasore e l’altro, riusciremo ad arrivare alla porte di questa città,  troveremo  la lapide al posto del cartello stradale.

Giuliana Cazzaniga e Graziella Capucci

Regionali e comunali 2015: Rifondazione comunista c’è. Contro il liberismo di Renzi e della troika

Regionali e comunali 2015: Rifondazione comunista c’è. Contro il liberismo di Renzi e della troika

redazionale –
Il 31 maggio 2015 si vota per il rinnovo di 7 consigli regionali (Veneto, Liguria, Marche, Toscana, Umbria, Campania, Puglia ) e di 1073 Comuni di cui 121 superiori ai 15000 abitanti e 15 capoluoghi di provincia (Rovigo, Venezia, Lecco, Mantova, Arezzo, Macerata, Chieti, Andria, Matera, Vibo Valentia, Nuoro, Sanluri, Tempio Pausania).
L’entità del numero degli elettori che andranno al voto – complessivamente oltre un terzo del corpo elettorale – e la contestualità con la della situazione politica nazionale e con gli effetti drammatici delle politiche governative sui soggetti più colpiti dalla crisi, darà sicuramente a questo appuntamento un carattere politico generale e per PRC SE il tema di fondo è quello dell’opposizione alle politiche liberiste europee e del governo Renzi: la battaglia per il lavoro contro il jobs act, per il reddito di cittadinanza, i diritti costituzionali a partire dal welfare e per la riconversione ecologica ed ecocompatibile dell’economia, centrata dunque sulla tutela del territorio.
Ci sono una specificità ed una novità di queste elezioni regionali e comunali profondamente legate a questi temi generali: è in atto una pericolosa controriforma neoliberista degli Enti Locali che punta a minare il loro ruolo come possibili “enti di prossimità “più vicini ai bisogni dei cittadini,capaci di garantire diritti costituzionali universali (alla casa,al welfare,alla mobilità,alla vivibilità ecc. ) e di creare le condizioni ambientali e territoriali utili allo sviluppo di un economia solidale.
In particolare per quanto riguarda le Regioni mentre cinque anni fa al centro del dibattito c’era il federalismo e le modifiche costituzionali del titolo V ,che noi contrastavamo in quanto lesivi del principio dell’uguaglianza nella dotazione dei servizi per i cittadini ed, attraverso il presunto federalismo fiscale, elemento di accentuazione delle differenze fra territori del nord e del sud, oggi i giganteschi tagli dei trasferimenti operati in piena continuita’ dalle politiche liberiste dei Governi a partire dal 2008, soprattutto in settori come la sanita’, la casa ed i trasporti pubblici locali, rendono l’autonomia delle Regioni praticamente inesistente sul terreno di una corretta programmazione dei servizi sui territori.
Altro che federalismo! La spending review ha creato le condizioni di un NUOVO CENTRALISMO NON STATALE MA ADDIRITTURA GOVERNATIVO – visto, per altro, il ruolo attuale di pura ratifica del Parlamento- togliendo, di fatto, ogni ruolo programmatorio alle Regioni sia per la carenza di fondi -al netto degli sprechi non combattuti realmente – e sia per gli effetti di legislazioni neocentraliste ,come ad esempio lo “sblocca Italia”, che in nome della presunta efficienza e velocità, introducono strumenti sostitutivi ai poteri locali e di fatto procedure emergenziali sottratte al controllo delle assemblee elettive e dei cittadini, aprendo anche la strada alla corruzione ed alla devastazione ambientale.
Queste politiche, peraltro, portano ad incentivare l’ alienazione dei beni pubblici ,la privatizzazione dei servizi ,tentando addirittura di annullare gli effetti del referendum sull’ acqua pubblica e per la pubblicizzazione del ciclo idrico integrato (confermati anche dalla sentenza della Corte Costituzionale 199 del 20/7/2012).
Infatti il sistema delle autonomie locali è stato vessato negli ultimi anni da tagli giganteschi dei trasferimenti (in totale continuità fra Berlusconi, Monti e Letta e Renzi con l’aggravante che in questi ultimi tali scelte hanno avuto come motore esplicito il PD). Se sommiamo i tagli dei trasferimenti agli Enti Locali della manovra di agosto 2011 Tremonti-Berlusconi, con quelli precedenti delle finanziarie del biennio 2009-2010, si arriva ad un taglio complessivo di oltre 20 miliardi di euro, cui vanno sommati gli effetti dei provvedimenti di Monti, in particolare i circa 5 miliardi messi a carico dei Comuni di peggioramento degli obiettivi del saldo del patto di stabilità; a ciò va aggiunta la gravità della manovra del governo Letta- Alfano sull’IMU e degli altri tributi locali (TARES; trasformazione IMU in TASI ecc.) che si è trasformata in un ulteriore aggravio del carico tributario locale soprattutto per tutti i cittadini più poveri e per i redditi più bassi ; se aggiungiamo ad essi gli ulteriori tagli dei trasferimenti agli enti locali del governo Renzi per circa 10 miliardi -fra tagli alla sanita’ ai trasporti per le Regioni ed ulteriore aggravamento dei saldi per il patto di stabilita’ per i Comuni – SI ARRIVA nell’ultimo QUINQUENNIO AD UN TAGLIO COMPLESSIVO DI CIRCA 40 MILIARDI USATI PER IL PRESUNTO RISANAMENTO E SOTTRATTI AI SERVIZI DA EROGARE AI CITTADINI!
Il dato che emerge, allora, è che una buona parte del presunto risanamento della finanza pubblica è stato scaricato, insieme all’attacco alle pensioni che colpisce i lavoratori dipendenti più deboli, solo sui Comuni e sulle Regioni.
In questo quadro di controriforma liberista degli Enti Locali, e dei Comuni in particolare, il patto di stabilità interno si è rivelato come uno dei limiti più significativi alla possibilità di fornire servizi adeguati ai cittadini, inducendone o privatizzazione o esternalizzazione o quanto meno aumento dei costi anche per i cittadini più deboli.
Noi proponiamo un “patto contro il patto di stabilità” capace di coniugare la battaglia per la autonomia finanziaria, per portare avanti il quale vogliamo contribuire a rendere permanente una rete dei Comuni, con una battaglia costituzionale per la difesa del carattere pubblico dei servizi locali e per la democrazia partecipativa :una rete dei Comuni per i beni Comuni .
Perciò guardiamo con interesse alla rete dei “Comuni Solidali e Partecipati” che si sta costruendo a partire dal significativo successo ottenuto, nelle ultime amministrative, da liste civiche di sinistra e solidali da noi promosse – o con le quali ci siamo alleati – in alcuni territori, ritenendo importante valorizzare il fatto che tali esperienze sono risultate vincenti quando e dove sono state un primo punto di sintesi di lotte ed aggregazioni sociali locali e capaci di essere credibili verso i cittadini come strumento utile a rendere possibile una rappresentanza democratica, sconfiggendo una cultura di isolamento e di rassegnazione.
Pezzo ulteriore della controriforma anticostituzionale dei Comuni e delle Regioni è l’effetto negativo dell’ innalzamento delle soglie di sbarramento conseguenti le norme, volute negli ultimi anni da tutti i governi ed avallate fottemente dal PD, di riduzione del numero dei consiglieri comunali e regionali. In nome di una polemica contro i costi della politica, che noi condividiamo ma che non riguarda certo i gettoni dei consiglieri comunali, si è portato avanti, nell’indifferenza dell’ opinione pubblica e dell’intellettualità di sinistra e sotto la guida dei grandi giornali, un feroce attacco alle risorse della democrazia. Questi sbarramenti istituzionali corrispondono al tentativo di concentrare tutta la rappresentanza sui Sindaci e sui Governatori, limitando fortemente il ruolo dei consigli comunali e regionali espressione dalla democrazia pluralistica dei cittadini; sono insomma sbarramenti istituzionali che esprimono una volontà di affermare veri e propri sbarramenti sociali.
Ecco perché la difesa della democrazia rappresentativa va coniugata con l’affermazione di pratiche sempre più diffuse di democrazia partecipativa.

Ecco perché parliamo di AUTONOMIA LOCALE COME PRESIDIO DEMOCRATICO E SOCIALE e ci siamo presentati IN TUTTE LE REGIONI CHE VANNO AL VOTO CON LISTE UNITARIE DELLA SINISTRA AL DI FUORI DEL CENTRO SINISTRA che si pongono in alternativa alle larghe intese in Europa ed in Italia , radicalmente alternative al PD e al governo Renzi, capaci di essere un riferimento istituzionale per il conflitto sociale che si è riaperto nel paese :
-VENETO Lista “ALTRO VENETO. ORA POSSIAMO”
-LIGURIA Lista “RETE A SINISTRA”
-MARCHE Lista “ALTRE MARCHE SINISTRA UNITA”
-TOSCANA Lista “Sì TOSCANA a SINISTRA”
-UMBRIA lista “L’UMBRIA per un’ALTRA EUROPA”
-CAMPANIA Lista “SINISTRA al LAVORO per la CAMPANIA”
-PUGLIA Lista “L’ALTRA PUGLIA”

Qui c’è il nesso fra la scelta elettorale che abbiamo fatto ed il processo di costruzione dell’unità della sinistra antiliberista decisa al congresso di Perugia: le caratteristiche stesse dello scontro sociale, infatti, ci pongono in forme ancora più evidenti la necessità di costruire un campo della Sinistra autonomo e alternativo alle politiche di austerità e allo schieramento del centrosinistra che sappia strutturarsi nei territori ed essere agente attivo e riferimento delle mobilitazioni sociali. Questo percorso ha avuto come riferimento e punto di partenza l’esperienza dell’Altra Europa per Tsipras che ha dato positiva prova di sé in occasione delle elezioni europee ed è oggi può diventare il luogo di convergenza unitario tra le diverse forze della sinistra.
Una scelta DI COERENZA E DI AUTONOMIA compiuta dal PRC SE in tutte le regioni senza se e senza ma ,anche dove SEL ha scelto -sciaguratamente-di allearsi con il cento sinistra (come in Veneto ,in Puglia ed in Umbria ) perche’ abbiamo ritenuto prioritario parlare ai soggetti colpiti dalla crisi ed ai movimenti espressione del conflitto sociale piu’ che essere risucchiati in una logica istituzionale di subalternita’ alle politiche liberiste .
La recente esplosione di un movimento di massa di insegnanti e studenti conto la riforma della scuola voluta da Renzi, i buoni risultati ottenuti dalla sinistra alternativa nell’ “anticipo” delle elezioni comunali svoltesi 15 giorni fa ad Aosta, Trento e Bolzano e soprattutto il vento antiliberista che viene dalla vittoria di Syriza e di Tsipras in Grecia e di Podemos e della sinistra nelle elezioni amministrative di domenica scorsa in Spagna SONO UN OTTIMO AUSPICIO per l’affermazione anche in Italia delle liste della SINISTRA .
Questo è l’impegno del Partito della Rifondazione Comunista che con passione e determinazione stanno portando avanti tutte le donne e gli uomini che credono e militano in questo progetto politico.

Davvero “Podemos”?

Davvero “Podemos”?

di Ramon Mantovani

L’informazione della stampa italiana (tutta) circa il turno elettorale amministrativo del 25 maggio in Spagna è, tanto per cambiare, completamente falsata da semplificazioni (passi! data la conclamata ignoranza di molti giornalisti circa la politica estera) e soprattutto da distorsioni ispirate dal maldestro tentativo di usare ciò che avviene all’estero per un uso domestico.

È impossibile confutare una per una tutte le false notizie (le mezze verità sono più false delle menzogne spudorate) e le interpretazioni fondate sul nulla invece che sui fatti (almeno i dati elettorali dovrebbero valere qualcosa!). Per non parlare delle conseguenti previsioni! Ci vorrebbero diversi tomi.

Cercherò in questo articolo di fornire informazioni e dati che i lettori italiani purtroppo non conoscono. Le mie interpretazioni e previsioni valgono quel che valgono. Molto poco. Ma i fatti che citerò restano ed ognuno può verificarli e, se vuole, confrontarli con quelli piuttosto fantasiosi cha ha attinto dal sistema informativo italiano.

All’inizio del mese di maggio del 2014, prima delle elezioni europee, Ada Colau, fino ad allora portavoce del potente movimento contro gli sfratti a Barcellona (delle innumerevoli famiglie che non possono pagare il mutuo e che rimangono comunque debitrici verso le banche) insieme ad altre persone impegnate in diverse esperienze di lotta promuove una piattaforma di nome Guanyem Barcelona, con l’obiettivo esplicito di costruire una lista con tutti i partiti di sinistra (non il Partito dei Socialisti Catalani) e con movimenti ed associazioni provenienti dal Movimento degli indignati del 2011. Non una somma di sigle fra forze politiche con un programma e candidati scelti dalle segreterie dei partiti, bensì una lista costruita dal basso con metodo democratico alla quale i partiti, senza ovviamente sciogliersi, avrebbero aderito e partecipato al pari di tutti.

Bisogna sapere che il movimento degli indignati a Barcelona scelse, dopo le grandi manifestazioni del 2011, di produrre decine e decine di lotte in tutti i quartieri integrandosi nel tessuto storicamente già molto ricco di partecipazione organizzata dal basso dei cittadini.

La proposta di Guanyem Barcelona era in sostanza fondata sull’immersione del movimento degli indignati in una pratica sociale permanente di 4 anni e sulla potenziale condivisione delle forze politiche organizzate della sinistra radicale ed alternativa dei contenuti di lotta e programmatici emersi dalla lotta e dall’opposizione al primo governo della destra catalana della città dopo la caduta del franchismo.

Tutto il contrario di leader che si propongono come candidati a sindaco e raccolgono consensi intorno al “loro” programma, o di una coalizione di partiti che scelgono un sindaco con le primarie.

Nei comuni spagnoli si vota con la proporzionale senza preferenze, non esistono coalizioni previe al voto e si può anche governare in minoranza ottenendo voti ed astensioni su ogni singolo provvedimento.

Perciò, come è facile intuire, ogni parallelo sottinteso o esplicito con le dinamiche elettorali italiane è completamente infondato e fuorviante.

Quando nasce Guanyem Barcelona non ci sono ancora state le elezioni europee, Podemos non è ancora sulla ribalta e, nei fatti, è solo una lista elettorale decisa da poche decine di persone.

Subito dopo la nascita ufficiale di Guanyem Barcelona in molte altre città spagnole nascono proposte simili e con gli stessi obiettivi. Tanto che nel luglio del 2014 Guanyem Barcelona propone la costruzione di una rete sulla base di principi e punti programmatici comuni. Tra i quali c’è, nero su bianco, quello che le liste devono essere costruite dal basso e non devono essere monopolizzate o dirette dai partiti che ne fanno parte.

Podemos nascerà come partito nell’autunno del 2014 e a Barcellona solo nel novembre, quando i colloqui fra Guanyem Barcelona e i partiti della sinistra radicale che si erano dichiarati disponibili sono già avviati da tempo. Solo la decisione di Podemos di non presentarsi alle elezioni municipali per evitare, essendo appena nato, di essere fagocitato localmente da ogni tipo di cordate, permette a Podem Barcelona, buon ultimo, di entrare nel processo che porterà alla formazione della lista Barcelona en Comù con Ada Colau capolista (e per questo candidata a sindaco).

In Italia, e più precisamente su La Repubblica, abbiamo dovuto leggere che “…la lista Barcelona in Comu formata attorno a Podemos della candidata sindaco Ada Colau arriva prima…” (triplo sic: per il contenuto, per la sintassi e per aver sbagliato pure il nome della lista in catalano).

Posso sommessamente dire che presentare le vittorie delle liste unitarie in diverse città importanti come vittorie di Podemos è fuorviante?

Intendiamoci, non è mia intenzione sminuire in alcun modo il contributo decisivo che certamente Podemos ha apportato ai risultati elettorali delle liste unitarie. Tuttavia non informare circa la vera novità di liste che riescono ad agglutinare dal basso partiti, realtà sociali e migliaia di militanti senza tessera (senza che nessuno debba rinunciare alla propria identità ed organizzazione) e che vincono le elezioni è, a parer mio, omettere proprio la cosa che invece dovrebbe costituire un’esperienza interessante anche per la realtà politica italiana.

E, purtroppo, parlare della grande vittoria di Podemos in tutta la tornata elettorale, è infondato.

Perché? E’ presto detto.

Domenica scorsa si è votato anche in 13 delle 17 comunità autonome (regioni) spagnole.

Ebbene. In 9 il primo partito è il PP. In 2 il Psoe. In due il primo posto è dei rispettivi partiti regionali (Navarra e Canarie).

In tutte e 13 Podemos è o il terzo partito (9), o il quarto (3), o il quinto (1).

Sebbene la perdita di voti di PP e Psoe sia di grandi dimensioni a me sembra difficile dire che Podemos, che da mesi è quotato nei sondaggi per le elezioni politiche come primo o secondo partito, in un testa a testa con il PP e con il Psoe notevolmente distanziato, e che ha fondato su questo la propria strategia politica, abbia vinto, essendo arrivato alla prima vera prova elettorale politica sempre dietro PP e Psoe in tutte le regioni.

Se stessimo ai risultati in sé per un partito che si presenta la prima volta dovremmo parlare di uno straordinario risultato. Ma se stiamo alle aspettative che Podemos stesso ha incoraggiato a più non posso si tratta di un inciampo notevole per un partito che vive prevalentemente di immagine sui mass media.

La confusione, sulla stampa italiana, di dati e commenti sulle comunali e sulle regionali di domenica scorsa ha omesso di verificare veramente la salute di Podemos e soprattutto della sua strategia.

Per esempio, nel comune di Madrid lo stesso giorno, e con gli stessi elettori, la lista unitaria Ahora Madrid alla quale ha aderito Podemos ha preso il 31,85 % dei voti e la lista di Podemos alle regionali il 17,73 % dei voti.

Podemos da mesi, e più precisamente dalla sua fondazione ufficiale, ha deciso di rifiutare sdegnosamente la proposta avanzata da Izquierda Unida di preparare una lista unitaria di “unità popolare” per tentare di vincere davvero le prossime elezioni politiche. Sostenendo che non bisogna formare coalizioni di sinistra, con partiti troppo radicali o comunisti, per poter attrarre il voto degli scontenti “moderati” o anche di “destra”.

Ovviamente fino alle elezioni di domenica commentatori e dietrologi di ogni segno hanno scritto che Podemos aveva ragione e che Izquierda Unida era solo in difficoltà dato l’evidente travaso di suoi voti verso Podemos.

Ma ora come la mettiamo se si dimostra che le liste unitarie, con dentro partiti radicali e comunisti, vincono nelle città e sbaragliano PP e Psoe, mentre Podemos, nelle regionali e da solo, nelle stesse città prende meno voti ed è lontanissimo dalla possibilità di contendere a uno dei due partiti maggiori una sola vittoria in ben 13 regioni?

Inoltre ci sono altri due macigni sulla strada di Podemos.

Il primo è che ad erodere potentemente i voti moderati del PP, ed anche della ormai morta formazione di centro UPyD, è comparso sulla scena, super pompato dai mass media, un nuovo (per la Spagna in quanto già presente in Catalunya) partito (Ciudadanos) di stampo centrista e liberista, ma che tuona contro la casta e contro la corruzione come Podemos. Con buona pace del progetto né di destra né di sinistra capace, secondo Pablo Iglesias, di raccogliere i voti di tutti gli scontenti.

Ormai molti commentatori in Spagna osservano maliziosamente che il bipartitismo si sta sdoppiando in 4 partiti. Due dei quali vengono definiti “marcas blancas” degli originali. Come per i farmaci generici che non hanno la marca della casa che li ha inventati bensì un nome diverso e generico. Podemos e Ciudadanos potrebbero raccogliere rispettivamente i voti degli scontenti del Psoe e del PP, ma non ambire a vincere. Ed essere usati alla bisogna per permettere ad uno dei due di governare. Altro duro colpo per la immagine suggestiva di un Podemos spacca tutto.

Infatti il secondo macigno è costituito dal fatto che in ben 6 delle regioni dove Podemos si è presentato, ed è risultato dietro ai socialisti, c’è la possibilità di formare un governo alternativo al PP. E Podemos dovrà decidere se fare un accordo con il Psoe o meno.

Se lo farà inevitabilmente una parte del suo elettorato sarà delusa. E se non lo farà, provocando o un governo del PP o magari un governo PP Psoe, una parte del suo elettorato rimarrà delusa.

Una cosa è chiedere al Psoe sconfitto di appoggiare un governo municipale guidato dal programma e dal sindaco di una lista di sinistra radicale, come si farà in diverse città, ed un’altra è suscitare l’aspettativa di vincere contro entrambi i partiti maggiori e alla fine dover acconciarsi ad appoggiare un governo del Psoe o a sentirsi accusati di aver favorito il PP.

Insomma, mi spiace dover trarre la conclusione che la strada per la costruzione, in Spagna, di una esperienza analoga a quella di Syriza è molto più irta di ostacoli e di difficoltà di quanto non si possa dedurre dalla lettura dei giornali italiani.

Spero davvero di cambiare opinione e di riconoscere di essermi sbagliato. Ma fare progetti e farsi illusioni sulla base di scarsa conoscenza della realtà e di facili suggestioni è molto pericoloso nella vita. In politica è esiziale.

Spero soprattutto che Podemos dismetta la boria di partito autosufficiente e dia retta alla proposta del Partito Comunista di Spagna e di Izquierda Unida che in sostanza dice: facciamo come a Barcellona!

Foto presidio all’Asm di Vigevano contro le privatizzazioni

Foto presidio all’Asm di Vigevano contro le privatizzazioni

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Ferrero: dalla Spagna ottime notizie, sconfitti partiti neoliberisti

Ferrero: dalla Spagna ottime notizie, sconfitti partiti neoliberisti

di Paolo Ferrero

«Dalle elezioni amministrative spagnole arrivano ottime notizie con la sconfitta dei partiti liberisti – popolari e socialisti – e la vittoria della sinistra alternativa. Il successo più netto l’ha avuto la lista «Barcelona in Comu», proposta dai movimenti per la casa di cui è portavoce la candidata sindaco Ada Colau, che ha vinto le elezioni con il 25,20% e 11 seggi su 41 del consiglio comunale. Si tratta di una lista che unisce i movimenti sociali e le organizzazioni della sinistra (Izquierda Unida, Podemos, Iniciativa por Cataluna) e indica la strada per vincere le prossime elezioni politiche: l’unità dei movimenti sociali e di tutte le formazioni politiche di sinistra, da Podemos a Izquierda Unida».

25 maggio 2015

L’Europa è nemica degli Enti locali?

L’Europa è nemica degli Enti locali?

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A me la ministra Giannini fa paura

A me la ministra Giannini fa paura

di Lidia Menapace

Paura

  A me la ministra Giannini fa paura, l’ho ascoltata per la prima volta ieri sera sulla 7 in “di martedì’” e non ho mai desiderato tanto di poter essere lì per dirle qualcosa. Ma che cosa? non ho letteralmente capito niente di quel che diceva, cioé certo tutte le parole, e anche la grammatica e il lessico, ma non di che cosa parlasse. Qualcuno/a ha per caso visto la scuola in ciò che diceva? Mi faceva venire in mente Monti, anche lui,  rettore della prestigiosa Bocconi, del  quale  non ho mai nè letto nè visto un libro, ne ha scritti? di che parlavano? mistero, forse per diventare Rettore di una università privata non serve aver scritto qualcosa. 

E  la Giannini? è nota per qualche scritto?sulla scuola? Eppure è convinta di essere andata in giro per “confrontarsi” con la scuola. Ma lei intende per “confronto”, mi pare di aver capito, come narrare il testo della sua progettata “riforma” e prendere nota di  eventuali emendamenti proposti. Ma è mai possibile che di tutto il suo “confrontarsi”  non sia trapelato nulla sulla stampa e in genere  nell’informazione: il puro nulla? il silenzio? che sia stato un confronto clandestino? Non ha idea di cosa sia un dibattito pubblico? sembra proprio di no.

A me fa paura anche perché del suo nulla sembra assai convinta e sprezzante verso chi oppone qualche argomento, suscitando così  una gentile rinuncia da parte di chi -sentitala- dispera che le si possa parlare, come si vedeva dal volto deluso della giornalista di Repubblica.

 

 Se barbarie significa essere incomprensibili, non arrivare a quel segno di umanità che si chiama linguaggio, Giannini è un pezzo di barbarie. lidia

Appoggiamo la protesta contro le discriminazioni a Torrevecchia Pia

Appoggiamo la protesta contro le discriminazioni a Torrevecchia Pia

Pavia, 21 maggio 2015
Appoggiamo la protesta contro le discriminazioni a Torrevecchia Pia

Sabato 23 maggio alle ore 10 le due liste di opposizione presenti nel consiglio comunale di Torrevecchia Pia (Democrazia e rinnovamento, e Torrevecchia Bene Comune), con il Partito della Rifondazione Comunista e il Partito Democratico hanno indetto, davanti alla sede del Comune, un presidio di protesta contro una decisione grave ed antidemocratica presa dall’amministrazione comunale. In pratica l’amministrazione comunale ha deliberato di non concedere ai partiti o ai movimenti politici le strutture ed attrezzature necessarie alle feste o alle varie iniziative.
Questa decisione è particolarmente grave per questi motivi:

1. L’amministrazione di Torrevecchia Pia interrompe una consuetudine che dura da sempre, in quanto, in precedenza è sempre stato consentito ai partiti o movimenti politici di utilizzare le strutture di proprietà pubblica. Il fatto di permettere alle forze politiche di svolgere la loro attività e, com’è noto, fondamentale per l’esercizio dei diritti costituzionali. Impedire, nei fatti, di esercitare una parte rilevante dell’attività politica vuol dire dare un colpo alla democrazia .

2. Si lancia, con la delibera dell’amministrazione di Torrevecchia Pia, un chiaro messaggio di attacco ai partiti e quindi alle forme organizzate di democrazia previste dalla Costituzione repubblicana. Questo nel 70esimo della Liberazione. Come sensibilità democratica non c’è male…

Per questo invitiamo a partecipare al presidio di protesta di sabato 23 maggio, anche per contrastare un fenomeno pericoloso. Ci sono dei Comuni che ostacolano l’attività democratica non concedendo spazi, addirittura cercando di ostacolare i volantinaggi politici paragonandoli a quelli commerciali, ecc. Bisogna lottare non solo per impedire gli attacchi alla democrazia che avvengono a livello nazionale, ma anche sul territorio per bloccare le piccole e le grandi vessazioni messe in atto.

Giuseppe Abbà –

Segretario Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista

Pensioni, la fedeltà di Renzi all’«Agenda Monti»

Pensioni, la fedeltà di Renzi all’«Agenda Monti»

di Felice Pizzuti

Austerità. Il governo persevera nella politica economica che non vuole colpire ricchezze elevate. Occorre uscire da una visione ritenuta irragionevole dalla Corte

Il governo ha deciso di appli­care la sen­tenza della Corte Costi­tu­zio­nale al 12%. Que­sta infatti è, all’incirca, la per­cen­tuale del rim­borso (2,180 miliardi di euro) che verrà effet­tuato ai pen­sio­nati rispetto a quello che sarebbe loro dovuto in base alla piena appli­ca­zione delle indi­ca­zioni della Corte (16,6 miliardi più gli interessi).Tra le righe della sen­tenza si pos­sono anche indi­vi­duare ele­menti per con­te­nere la resti­tu­zione del man­cato ade­gua­mento all’inflazione, ma è for­te­mente dub­bio che le sue indi­ca­zioni pos­sano essere eluse per quasi il 90%.

La resti­tu­zione par­ziale avverrà in misura pro­gres­siva: 750 euro per le pen­sioni supe­riori a tre volte il minimo (circa 1406 euro lordi men­sili al dicem­bre 2011) fino a 1700 euro lordi; 450 euro per le pen­sioni fino a 2200 euro lordi; 278 euro per quelli fino a 3200 euro lordi. Anche per chi pren­derà di più, si trat­terà di un asse­gno una tan­tum (per­ché la que­stione dovrebbe essere rivi­sta nella pros­sima legge di sta­bi­lità dove le pen­sioni saranno oggetto di altri inter­venti) e net­ta­mente infe­riore a quanto pre­vi­sto dalla sen­tenza. Infatti, anche per la prima fascia d’importo, il rim­borso avrebbe dovuto essere di circa 1700 euro, men­tre per la fascia più alta dovrebbe essere di circa 3800.

Il Pre­si­dente Renzi ha spe­ci­fi­cato che i 2,180 miliardi neces­sari saranno presi da quanto era pre­vi­sto per gli inter­venti con­tro la povertà il che con­ferma che sarà una redi­stri­bu­zione ai mar­gini della povertà. A dif­fe­renza di altri paesi, dove i red­diti da pen­sione hanno trat­ta­menti fiscali ridotti, in Ita­lia sono tas­sati con le nor­mali ali­quote, e una pen­sione lorda di 1406 euro diventa di circa 1200 netti. Rimane poi il fatto – da non dimen­ti­care — che il sistema pen­sio­ni­stico pub­blico pre­senta un saldo tra le entrate con­tri­bu­tive e le pre­sta­zioni pre­vi­den­ziali nette che è attivo dal 1998 e che nell’ultimo anno per il quale si hanno dati, il 2013, è stato pari a circa 21 miliardi di euro (cioè dieci volte quello che gli si vuole resti­tuire per il man­cato ade­gua­mento all’inflazione). Si aggiunga che il valore medio delle pen­sioni è attual­mente pari a circa il 45% della retri­bu­zione media degli occu­pati, che tale quota è in ulte­riore discesa e che nell’assetto attuale, in base alle pre­vi­sioni, rag­giun­gerà il 33% nel 2036. Dun­que quando il governo sta­bi­li­sce di rispet­tare la sen­tenza della Corte al 12%, e il Pre­si­dente Renzi dice che non è con­tento di doverlo fare, sta per­se­ve­rando nella poli­tica redi­stri­bu­tiva decisa da tempo che esclude la pos­si­bi­lità di col­pire altri red­diti e ric­chezze più ele­vate per fron­teg­giare le esi­genze di bilancio.

Ma è pro­prio la poli­tica di bilan­cio del governo l’epicentro del pro­blema che andrebbe messo in discus­sione. A que­sto riguardo, l’aspetto signi­fi­ca­tivo da con­si­de­rare è che, nono­stante l’emergenza finan­zia­ria deter­mi­nata dalla sen­tenza della Corte, il Governo non vuole supe­rare l’obiettivo fis­sato al 2,6% per il defi­cit di bilan­cio, quando avrebbe mar­gini di mano­vra fino al 3%. Rag­giun­gere quel limite gli con­sen­ti­rebbe altri 3 miliardi di aumento di spesa senza supe­rare il vin­colo di Maa­stri­cht. Il Governo, pur tro­van­dosi di fronte alla neces­sità di fron­teg­giare una scelta del pre­ce­dente governo Monti-Fornero così ini­qua da essere defi­nita «irra­gio­ne­vole» dalla Corte, ci tiene ad appa­rire ligio ai pro­grammi delle poli­ti­che di con­so­li­da­mento fiscale che ora­mai lo stesso Fondo Mone­ta­rio Inter­na­zio­nale ha dovuto ammet­tere essere con­tro­pro­du­centi non solo rispetto agli obiet­tivi della cre­scita, ma anche per miglio­rare i conti pubblici.

Da que­sto punto di vista, l’Agenda Monti, nono­stante i suoi effetti pro­va­ta­mente per­versi, con­ti­nua ad essere il sestante della nostra poli­tica eco­no­mica e sociale che si con­ferma essere ini­qua e con­tro­pro­du­cente allo stesso tempo. Ora­mai non si tratta più nem­meno di essere o meno di sini­stra o pro­gres­si­sti, ma sem­pli­ce­mente di uscire da una visione di poli­tica eco­no­mica e sociale con­for­mi­sta i cui effetti fal­li­men­tari sono gene­ral­mente rico­no­sciuti. Se le poli­ti­che comu­ni­ta­rie stanno insi­stendo nel por­tarle avanti, e i nostri gover­nanti le accet­tano supini, è per­ché è in corso il brac­cio di ferro sulla «que­stione greca». Si tratta di un con­fronto dimo­stra­tivo che non risponde a nes­sun cri­te­rio di razio­na­lità eco­no­mica e che – oltre pre­giu­di­care le con­di­zioni sociali ed eco­no­mi­che della Gre­cia — sta met­tendo a rischio la costru­zione euro­pea. Quella in atto è una poli­tica peri­co­lo­sa­mente miope che risponde ad idio­sin­cra­sie nazio­nali e alla neces­sità di dare sod­di­sfa­zione agli inte­ressi rap­pre­sen­tati da tutti i governi di centro-destra euro­pei, in par­ti­co­lare da quelli dei paesi della «peri­fe­ria» dell’Ue che quelle regole sba­gliate le hanno accet­tate e adesso non tol­le­re­reb­bero – per que­stioni elet­to­rali — di dover ammet­tere che è stato un errore.

fonte: il Manifesto

Giù le mani dall’ASM!

Giù le mani dall’ASM!

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PERCHE’ DICIAMO “NO” ALLA SCUOLA DI RENZI!!!

PERCHE’ DICIAMO “NO” ALLA SCUOLA DI RENZI!!!
PERCHE’ DICIAMO “NO” ALLA SCUOLA DI RENZI!!!
Perché pensiamo che lo Stato deve investire risorse adeguate per le scuole pubbliche per garantire il diritto allo studio;
il governo, invece, prevede che nei prossimi anni la spesa per l’istruzione, la più bassa d’Europa, continui a calare. Questo comporta che, come già avviene con il contributo cosiddetto “volontario”, i costi graveranno sempre più sui genitori;
perché pensiamo che sia ingiusto, oltre che anticostituzionale, regalare soldi alle scuole private;
il governo, invece, vuole ingrossare il fiume di danaro che già viene destinato alle scuole private con sgravi fiscali per le rette e altre agevolazioni;
perché pensiamo che la gestione della scuola debba essere democratica, con la partecipazione di tutte le componenti scolastiche – genitori, docenti, personale ATA e, nelle scuole superiori, gli studenti;
il governo, invece, vuole concentrare tutto il potere nelle mani del dirigente scolastico e cancellare di fatto gli Organi Collegiali;
perché pensiamo che l’istruzione non debba essere sottoposta alle esigenze degli sponsor e dei privati che potranno finanziarla per il loro tornaconto;
il governo, invece, vuole affidare ai privati non solo i finanziamenti ma anche i contenuti della didattica, accentuando le differenze tra le scuole sulla base del contesto sociale ed economico in cui si trovano;
perché pensiamo che ogni scuola abbia diritto ad avere insegnanti preparati e stabili, selezionati con criteri oggettivi e procedure trasparenti, insegnanti che possano dedicarsi con serenità ai propri compiti educativi e cooperare tra di loro;
il governo, invece, vuole che a scegliere gli insegnanti siano i dirigenti scolastici, che avranno anche il potere di confermarli o meno, con totale discrezionalità. Conformismo e disponibilità alla sottomissione prevarranno su indipendenza di giudizio e libertà di insegnamento;
perché pensiamo che le controriforme degli ultimi anni, Moratti e Gelmini, che hanno impoverito la qualità della scuola debbano essere cancellate;
il governo, invece, non le modifica di una virgola, anzi, completa il disegno di smantellamento della scuola della Costituzione sull’unico punto che non era ancora stato toccato: lo stato giuridico dei docenti.
 L’ALTRA VIGEVANO A SINISTRA

Atene: il cappio dell’Europa dei potenti si sta stringendo ad impiccare un popolo che resiste

Atene: il cappio dell’Europa dei potenti si sta stringendo ad impiccare un popolo che resiste
Penso ad Atene. Il cappio dell’Europa dei potenti si sta stringendo ad impiccare un popolo che resiste e propone per tutti altri mondi, un’ altra società, altri futuri, nel silenzio di chi, senza speranza e senza sogni, dimentica che, insieme, si lotta e ci si libera.
Ricordo le strade, i colori, la folla buona, la povertà dignitosa e ribelle di Atene.
Ricordo lo splendore dei viali di aranci, le osterie anarchiche di Exarchia, coi gatti che ti chiedono di condividere il cibo e le stradine piene di ragazzi e di dolcissimi cani.
E mi viene in mente, all’improvviso un negozietto di argenti e pietre dure, azzurro e rosso, nel quartiere di Plaka, in una zona senza traffico turistico, sul versante più impervio dell’Acropoli, con sentieri che si inerpicano tra piccoli cortili e spesso finiscono nel nulla: Mi affascinò la sua misteriosa semplicità affacciata sul ciottolato di una via deserta. Non vi entrai subito, però mi ripromisi di tornarvi. Ma, quando, scendendo dall’Acropoli, ripercorsi quei luoghi, lo stesso quartiere, la stessa strada, non ritrovai la piccola bottega, come se fosse scomparsa nel nulla.
Torno ad Atene, non solo per solidarietà umana e politica, ma come ad un luogo del cuore, misteriosamente predestinato.
 Nicoletta Dosio

L’ARROGANZA DEL POTERE NEL PROVVEDIMENTO FASCISTA DEL COMUNE DI TORREVECCHIA PIA

L’ARROGANZA DEL POTERE NEL PROVVEDIMENTO FASCISTA DEL COMUNE DI TORREVECCHIA PIA

L’ARROGANZA DEL POTERE NEL PROVVEDIMENTO FASCISTA DEL COMUNE DI TORREVECCHIA PIA

L’Amministrazione comunale di Torrevecchia Pia con un provvedimento gravissimo (Delibera di Giunta n.60 dell’11/5/15) ha deciso di limitare drasticamente la democrazia e le libertà politiche nel nostro paese.
In questo provvedimento l’Amministrazione riserva esclusivamente a sè stessa l’arbitrio di concedere le strutture comunali (cioè di tutti i cittadini) della nuova area feste presso il campo sportivo per lo svolgimento all’aperto di iniziative.
Infatti tale area realizzata grazie ai soldi di tutti i cittadini potrà essere utilizzata soltanto dall’Amministrazione o per le iniziative patrocinate da essa.
Il nostro sindaco, incurante del ridicolo, dopo aver negato anche l’uso del palco, ha suggerito ai promotori delle feste in paese di chiederlo in prestito nel vicino comune di Bascapè (!?). Forse perché sa che c’è ancora qualche comune democratico?
La delibera recita:
Ritenuto pertanto di dover limitare l’utilizzo dell’area in oggetto esclusivamente a manifestazioni organizzate o patrocinate dall’Ente;
Ritenuto dunque di dover escludere ogni altro tipo di utilizzo ad esempio da parte di privati, partiti e movimenti politici;
Vengono quindi anche esclusi i gruppi di opposizione in consiglio comunale e le iniziative delle varie associazioni che se non condivise non otterranno il patrocinio.
A conferma dell’arroganza di questa amministrazione, le opposizioni locali, a distanza di oltre tre mesi dalla richiesta di non procedere alla realizzazione dell’inutile rotonda nel centro paese, non hanno ancora avuto nessuna risposta.
Potere assoluto! O sudditi o cortigiani, non cittadini portatori di diritti. Ecco un bel modo di celebrare il 70° della Liberazione dal nazifascismo, con un bel provvedimento fascista!
La Costituzione antifascista si proponeva di favorire e garantire le libertà politiche e di pensiero, non di ostacolarle con ogni mezzo.
“Se volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché è lì che è nata la nostra Costituzione”. (P. Calamandrei-1955)

CONTRO L’ARROGANZA E LA DISCRIMINAZIONE, DIFENDIAMO LA DEMOCRAZIA
SABATO 23 MAGGIO dalle ore 10.00 alle ore 12.00
PRESIDIO DAVANTI AL COMUNE

Lista -Torrevecchia Pia Bene Comune Lista- Democrazia e Rinnovamento
Rifondazione Comunista-Torrevecchia Pia Partito Democratico-Torrevecchia Pia
Torrevecchia Pia,

19/5/2015

Contro la Malascuola di Renzi tre giorni di mobilitazione davanti alle prefetture

Contro la Malascuola di Renzi tre giorni di mobilitazione davanti alle prefetture

di Giovanna Capelli*
Il grande movimento contro la “malascuola”di Renzi non si ferma: dopo lo straordinario sciopero del 5 maggio con scuole vuote e piazze piene, grazie ad una inedita unita’ sindacale e a una visibile nuova connessione fra lavoratori e lavoratrici della scuola, studenti, genitori, cittadini si appresta ad affrontare altre scadenze di lotta, nell’imminenza della discussione parlamentare di un DDL di cui si chiede il ritiro.

Nessuno si è lasciato ingannare dalle aperture e dagli incontri con i sindacati, ne’ intimidire dalla repressione del dissenso a Renzi, come le denunce di chi a Bologna ha osato contestare il Presidente del Consiglio alla festa dell‘ Unita. Così la vastità della protesta si è sperimentata  ancora il giorno delle prove Invalsi delle superiori, il 12 maggio: il boicottaggio dei test si è articolato in modo significativo in tutto il territorio nazionale, testimoniando l’allargamento della consapevolezza del significato dei test, sia dal punto di vista strettamente didattico come trionfo del tecnicismo valutativo che esclude relazioni, contesto e differenze di punto di partenza, sia dal punto di vista simbolico. Quel tipo di sistema  valutativo allude a un capovolgimento della funzione della scuola.

La pratica del valutare e punire,dividere e selezionare secondo una feroce logica gerarchica e di classe si scontra  con il modo di essere della scuola italiana,con le sue fondamenta costituzionali ma anche con la sua costituzione materiale, con le pratiche didattiche e pedagogiche che ne hanno fatto un sistema capace di essere contemporaneamente scuola di massa e scuola di eccellenza, in grado di resistere per forza autonoma, grazie alla libertà di insegnamento e alle pratiche di collegialità e di democrazia, a 20 anni di attacco neo liberista. Gli ispiratori di questo attacco (di Moratti, Gelmini, Profumo ma anche di Luigi Berlinguer) sono stati gli articoli del trattato di Maastricht 127,128,129 che attraverso una visione economicistica della formazione e il mantra della razionalizzazione miravano a trasformare  la scuola da istituzione pubblica a servizio a domanda individuale sempre più sottratta  alle funzioni dello stato e quindi messa a disposizione del “libero” mercato.
Renzi porta a compimento questo processo: dopo la immisione nel sistema pubblico delle paritarie private, la distruzione del tempo pieno e del tempo prolungato (modello di scuola di base invidiato da tutto il mondo), i tagli ai bilanci, il mantenimento dei precari come dato strutturale dequalificante, il dimensionamento delle scuole, il colpevole abbandono della edilizia scolastica, il continuo aumento dei fondi alle private Renzi cancella la scuola della Costituzione.

Il DDl sulla buona scuola fa scomparire diritti e  poteri di studenti e docenti, trasformando in potenziale precario anche chi è in ruolo, suddito nelle mani del preside sceriffo, è una riorganizzazione della “governance “della scuola /servizio con al centro la rete dei dirigenti.

Il decreto  sulla buona scuola inoltre ha al suo interno clausole che sottraggono al Parlamento ,alle Commissioni parlamentari e allo stesso CSPI, organismo di rappresentanza interno alla Pubblica Istruzione ogni potere di controllo successivo in rapporto alle future deleghe che toccheranno punti dirimenti per la democrazia e la qualità della istruzione. Si azzera così la funzione di quello che Calamandrei chiamava il quarto organo costituzionale cioè il sistema scolastico pubblico unico strumento per attuare nel vivo della vita sociale a partire dall’infanzia quel processo di rimozione della disuguaglianze che è il cardine su  cui si fonda il patto sociale nato dalla Resistenza.

La mobilitazione dunque continua in questi giorni  18, 19, 20 maggio con presidi davanti alle prefetture per manifestare al Parlamento la contrarietà al contenuto della legge e al metodo  antidemocratico con cui e stata elaborata. Come Partito della Rifondazione Comunista siamo impegnati a partecipare, a sostenere, a moltiplicare questi momenti di controinformazione e di lotta.

* segreteria nazionale PRC-SE

Lettera di un professore al premier

Lettera di un professore al premier

Silvia Scandaluzzi

Ho letto questa lettera…e un misto di orgoglio e commozione mi ha spinto a non smettere di lottare, tutti i giorni, per una buona scuola. Noi insegnanti ci siamo, ma nessuno ci ha mai insegnato a sentirci “corpo” e ora e arrivato il momento di alzare la testa. Tutti insieme!

Lettera di un professore al premier. In questa lettera Le spiegherò perché la Sua riforma della scuola è una sciocchezza e Le spiegherò perché Le converrebbe mollare per non inciampare. A 18 anni mi trovai davanti ad una scelta. Avevo tre possibilità. La Marina Militare, l’Italsider, la facoltà di Ingegneria. La Marina Militare era la più semplice. Mi garantiva la pensione a 38 anni. L’Italsider era meno attraente ma lo stipendio era ottimo, i privilegi tanti. Anche li se eri amico degli amici , in questo caso la Curia, potevi imboscarti alla grande, fare i turni, beccare lo straordinario. Molti miei amici fecero questa scelta e oggi sono in pensione con 10 anni di abbuono grazie a Riva, ai sindacati e alla politica. Io feci la scelta più difficile. Mio padre s’incazzò come una bestia e fece casino ma quella notte pianse di felicità. Gli esami come muri invalicabili, scritti e orali, uno dopo l’altro. La selezione fu devastante. Ottocento eravamo al primo anno, dodici al quinto. Cadevano come fucilati da un plotone di esecuzione, uno dopo l’altro. Dopo la laurea mio padre morì, ma per sei mesi quando andavo in clinica a trovarlo i medici mi salutavano chiamandomi ingegnere, e lui si commuoveva. Superai l’esame di Stato per l’esercizio della professione. Lo superai brillantemente con 120 su 120. Mi iscrissi all’Albo provinciale e cominciai a lavorare. Poi mi capitò una proposta di incarico annuale nella scuola, accettai. Fu una rivelazione per me, era appassionante l’insegnamento, mi piaceva anche se la paga era fatta su misura per le mamme da 18 ore settimanali che in cambio di una miseria davano solo metà del loro tempo. Invece per me dopo le 13 iniziava lo studio, l’ aggiornamento, inseguendo le tecnologie, internet, la multimedialità. Feci il concorso e lo superai agevolmente. Non m’importa, oggi, che qualcuno mi dica che sono un bravo insegnante, quello che a me interessa è il numero assoluto dei ragazzi delle mie quinte che prendono 100, come a fumare una sigaretta. Moltissimi di loro oggi sono classe dirigente. Uno di loro, che Lei ha conosciuto in California, da Twitter, Le parlò di me e del mio libro sull’ ILVA, esercizio di denuncia e di civiltà. Ora Presidente ho bisogno che Lei mi dica chi, il nome voglio, dovrà giudicare la mia professionalità di insegnante, la mia didattica, il mio comportamento. Presidente, io non sono un operaio che avvita bulloni, non sono un manager che deve fare profitto. In questo paese la politica che candida indagati, condannati e pregiudicati, non è credibile. Quindi la politica non può fare una riforma su quella parte ancora eccellente del paese, noi docenti. Prima la politica deve riformare se stessa e poi acquista la credibilità per poter discutere con noi, di scuola e non solo. Concludo. E’ vero, anche noi abbiamo qualche mela marcia, poche e puzzolenti, ma per impedire loro di dare fastidio il modo c’è, si chiama Legge in vigore. Non serve una riforma. Sono i Presidi che non li licenziano e sa perché ? Perché sono numericamente ridicoli, uno su 100 ? E sia. E’ un numero fisiologico, ci può stare. Presidente, la scuola è sana, è buona. Lei deve solo trovare le risorse per portare le nostre paghe a valori di dignità europea e deve impedire che la pioggia vada sui banchi e che i termosifoni si spengano per guasti. Poi, tolga una cosa di soldi alla scuola del clero a Lei tanto caro, siamo meglio noi. Ne vogliamo parlare ? Presidente, con noi non sarà facile spuntarla, c’è un muro insuperabile per Lei, è fatto di libri che noi abbiamo letto e Lei no, è fatto di anni di duro lavoro e di esperienze. Noi siamo quelli che hanno rallentato la deriva morale ed etica che la politica ha costruito in questi anni. La riforma serve, siamo i primi a volerlo. Faccia un gesto di umiltà e con gentilezza ci chieda di scriverla. Siamo pronti. A Lei il compito di trovare le risorse. Le significo che siamo tra i paesi OCSE che spendono meno per la scuola, in assoluto e in rapporto al PIL. Per pareggiare i numeri di Hong Kong e Finlandia ( le due migliori scuole del mondo ) servono 15 miliardi l’anno in più. La saluto dai Tamburi. Conosce ? E’ quel quartiere costruito intorno all’ILVA …. ( cit. Corrado Clini ).

Pensioni, Renzi opta per l’elemosina. Pronta la class action di Codacon. Prc: “Restituzione fino a 5.000 euro”

Pensioni, Renzi opta per l’elemosina. Pronta la class action di Codacon. Prc: “Restituzione fino a 5.000 euro”
Tratto da: Contro la crisi.org
Pensioni, Renzi opta per l’elemosina. Pronta la class action di Codacon. Prc: “Restituzione fino a 5.000 euro” Su scuola e pensioni il premier Renzi è costretto a registrare due segni “meno”. Il modo peggiore di imboccare la campagna elettorale per le regionali ormai in pieno svolgimento. Questa mattina ha provato a spiegare agli italiani dai microfoni di “Radio Anch’io” che verranno restituiti solo una parte dei soldi, appena un quinto con molta probabilità. “Stiamo studiando come fare a rispettare la sentenza e, contemporaneamente, l’esigenza di bilancio, sapendo che questi soldi, purtroppo, non andranno – ha precisato il presidente del Consiglio – ai pensionati che prendono 700 euro al mese”.

“Sulle pensioni si prepara l’ennesimo furto da parte del governo. Renzi sta per disattendere la sentenza della Consulta, ormai e’ evidente. Cosi’ come e’ acclarato che il premier e’ l’ennesimo cicisbeo di madama Merkel messo a Palazzo Chigi per ottemperare ai diktat dell’austerity”, tuonano i deputati M5S. I sindacati preferiscono tenere un profilo un po’ più basso. E si capisce perché. La sentenza della Consulta potrebbe essere l’occasione per riaprire un tavolo sulla legge Fornero, come chiedono da tempo. “Va messa mano alla riforma Fornero per risolvere tante ingiustizie e sulle pensioni la sentenza della Corte deve essere applicata. Anche nella riforma della scuola non vi e’ traccia di un sistema duale efficace”, ha detto a Bolzano il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso a margine del convegno sulle strategie sindacali nell’era della globalizzazione. Per Paolo Ferrero, segretario del Prc, sulle pensioni “serve una scelta chiara: il governo restituisca interamente il maltolto fino a 5000 euro, che deve diventare il tetto massimo per le pensioni”. “In Italia occorre infatti abolire le pensioni d’oro superiori a 5.000 euro al mese – aggiunge Ferrero – così come occorre fare una tassa sulle grandi ricchezze per finanziare il reddito minimo”.
Intanto, il Codacons, l’associazione dei consumatori, punta dritto alla Class Action, a partire da Calabria ed Emilia Romana. L’associazione ha reso noto di avere pubblicato sul suo sito www.codacons.it la diffida che i pensionati possono scaricare ed inviare all’Inps. Con questa diffida si chiede di “porre in essere tutti gli adempimenti necessari alla rideterminazione e aggiornamento delle pensioni, cosi’ come mensilmente erogate, secondo l’impianto normativo stabilito dalla normativa in vigore alla data di caducazione della norma censurata con sentenza n. 70/2015 della Corte Costituzionale e quindi alla sostanziale rivalutazione e adeguamento dei trattamenti pensionistici in base alla disciplina precedente secondo il meccanismo stabilito dall’articolo 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448; altresi’, alla corresponsione, a far tempo dal 1 gennaio 2012, degli arretrati maturati in forza della predetta sentenza n. 70/2015 Corte Cost. nell’importo complessivo maturato fino all’effettivo soddisfo”.

LETTERA DI DIJANA PAVLOVIC A MATTEO SALVINI

LETTERA DI DIJANA PAVLOVIC A MATTEO SALVINI

LETTERA DI DIJANA PAVLOVIC A MATTEO SALVINI
(Dijana Pavlovic è un’attrice rom italiana – Adattamento e riduzione redazionale)

Egregio signor Salvini,
la “ruspa” è un simbolo totalizzante: dietro di sé lascia solo un terreno spianato senza più alcuna traccia della vita che vi cresceva. La “feccia della società” è un concetto in base al quale dal 1933 al 1945 sono stati sterminati milioni di vecchi, di bambini, di donne e uomini, di ebrei, di rom e sinti, di omosessuali, di portatori di handicap e di idee contrarie al regime nei campi di sterminio di nazisti e fascisti.

Con questi simboli e con questi concetti, oggi, voi che siete anche rappresentanti del popolo italiano nel Parlamento italiano e in quello europeo e leader politici che vogliono governare il Paese, affrontate il problema delle comunità rom e sinte, regolari e non regolari, e con questi simboli e questi concetti pensate di risolverlo. In realtà sapete di avvelenare la società per un pugno di voti indicando a un disagio diffuso e reale un facile capro espiatorio, un intero popolo messo ai margini fisici e sociali. Questo veleno io lo percepisco tutti i giorni nei messaggi dei suoi seguaci che come minimo mi vogliono stuprare, possibilmente per strada, altrimenti più drasticamente dicono che “la zingara bisogna ammazzarla”.

Perché altrimenti entrare in un campo con decine di poliziotti e carabinieri e di giornalisti? Perché altrimenti indicare una soluzione che non è una soluzione: dopo la ruspa, cosa? Perché altrimenti non vi ponete il problema dei soldi stanziati dall’Europa per i rom e i sinti che di questi soldi vedono solo i lager nei quali vengono rinchiusi? Perché altrimenti non vi confrontate con gli unici che possono risolvere il problema e che sono proprio i rom e i sinti?

Io le faccio una proposta semplice: lasci perdere la ruspa e affronti quella che voi chiamate “feccia della società” e i problemi della sua presenza, del suo modo di essere, di come possiamo essere inclusi nella società portando il nostro contributo a una convivenza civile. Per questo non servono ruspe, non servono carabinieri e giornalisti malevoli basta solo un po’ di quel buon senso che ogni politico dovrebbe avere: guardare i problemi, analizzarli e proporre soluzioni ragionevoli per il bene collettivo.

Si comporti da politico vero: accetti un confronto con le comunità sui problemi che vivono loro e sui problemi che vivono i cittadini “normali” e su quali sono le soluzioni per la realtà quotidiana non per la campagna elettorale. La invito a Milano, la sua e la mia città, sabato 23 pomeriggio, a sedersi intorno a un tavolo con i rappresentanti dei campi e vediamo cosa succede. Noi offriamo, come sempre, il caffè e un bicchiere d’acqua fresca

EXPO: La Carta di Milano. Sotto le parole nulla.

EXPO: La Carta di Milano. Sotto le parole nulla.

Dichiarazione pubblica

Ora tutto il dibattito su questa Expo rischia di dover ruotare attorno ad un’ unica fotografia: da un lato migliaia di persone entusiaste tra gli stand della grande Esposizione, dall’altra le auto bruciate e la città sfregiata.

Ma non è così. Restano tutte le ragioni della critica ad Expo. Restano le tante persone che al di là dell’adesione alle manifestazioni continuano a pensare che occorre insistere nella critica e continuare ad avanzare proposte alternative su contenuti precisi.

Occorre ripartire dal grande convegno realizzato il 7 febbraio a Milano, costruendo consensi ampi, parlando a tutte e a tutti, perchè il tema: “Nutrire il pianeta..energia per la vita”.. riguarda ognuno di noi e ben poco ha a che fare con quanto realizzato da questa EXPO.

Noi continueremo questo impegno – anche in previsione del grande convegno internazionale che si svolgerà a Milano  venerdì 26 e sabato 27 giugno con la seconda edizione di: &Expo nutrire il pianeta o nutrire le multinazionali& – affinché: diritto all’acqua, diritto al cibo e giustizia sociale non siano solo degli slogan.

Ripartiamo da qui e dalla critica alla Carta di Milano.

La Carta c’è, è ufficiale. E’ stata presentata coi toni dei grandi eventi istituzionali che cambiano la Storia. Ma non sarà così.

La Carta di Milano scivolerà nella storia senza incidere alcunché, legittimando ancora il modello agroalimentare che ha prodotto insostenibilità, disastri ambientali e le terribili iniquità che vive il nostro mondo e che la stessa Carta denuncia ma ignorando lo strapotere politico delle multinazionali, che stanno dentro ad Expo e che sottoscrivono la Carta.

Il presidente Sala ebbe a dire a suo tempo che in Expo dovevano coniugarsi il diavolo e l’acqua santa: pensiamo intendesse Coca Cola, Monsanto e l’agricoltura familiare e di villaggio, i Gas, il biologico ecc…

Il risultato è che nella Carta si sentono il linguaggio, le difficoltà, le mediazioni e i contributi di tanti docenti, personalità e realtà associative che hanno cercato di migliorarla, ma purtroppo il loro onesto sforzo si è tradotto unicamente in un saccheggio del linguaggio dei movimenti dei contadini e  di coloro che si battono per la difesa dell’acqua come bene comune e in favore  delle energie alternative al petrolio.

La “Carta di Milano”, presentata come l’eredità che EXPO lascia al mondo, è una grande operazione mediatica, che si limita a dichiarazioni generiche senza andare alle cause e alle responsabilità della situazione attuale. Non una parola sui sussidi che la Commissione Europea regala alle multinazionali europee agroalimentari permettendo loro una concorrenza sleale verso i produttori locali; non una parola  sugli accordi commerciali tra l’Europa e l’Africa (gli EPA) che distruggono l’agricoltura africana; né si parla del water e land grabbing; né degli OGM che espropriano dal controllo sui semi i contadini e che condizionano l’agricoltura e l’economia di grandi paesi come il Brasile e l’Argentina; né si accenna alle volontà di privatizzare tutta l’acqua potabile e di monetizzare l’intero patrimonio idrico mondiale, nè si fanno i conti con i combustibili fossili e il fraking.

Nella “Carta” si parla di  diritto al cibo equo, sano e sostenibile, si accenna persino alla sovranità alimentare, si ricorda che il cibo oggi disponibile sarebbe sufficiente a sfamare in modo corretto tutta la popolazione mondiale, si  sprecano parole nate e vissute nella carne dei movimenti, ma poi?

La responsabilità di tutto questo sarebbe solo dei singoli cittadini: dello spreco familiare ( che è invece surplus di produzione) che andrebbe  orientato verso i poveri e verso le opere caritatevoli, sta nella loro mancanza di educazione ad una corretta alimentazione, al risparmio di cibo e di acqua, ad una  vita sana e sportiva.

Le responsabilità pubbliche e private sono ignorate.

Manca la concretizzazione del diritto umano all’acqua potabile come indicato dalla risoluzione dell’ONU del 2010 e mancano gli impegni per impedirne la privatizzazione.

Mancano le misure da intraprendere contro l’iniquità di un mercato e delle sue leggi, che strangolano i contadini del sud ma anche del nord del mondo.

Mancano riferimenti a bloccare gli OGM su cui oggi si gioca concretamente la sovranità alimentare.

Mancano i vincoli altrettanto concreti all’uso dei diserbanti e dei pesticidi che inquinano ormai le acque di tutto il mondo e avvelenano il nostro cibo.

Ne prenda atto Sala da buon cattolico: il diavolo scappa se l’acqua è veramente santa. Ma qui di acqua santa non c’è traccia, mentre i diavoli, sotto mentite spoglie, affollano la nostra vita quotidiana e i padiglioni di EXPO.

Moni Ovadia, Alex Zanotelli, Vittorio Agnoletto, Mario Agostinelli, Piero Basso, Vittorio Bellavite, Franco Calamida, Massimo Gatti, Antonio Lupo, Emilo Molinari, Silvano Piccardi, Paolo Pinardi, Basilio Rizzo, Erica Rodari, Anita Sonego, Guglielmo Spettante, Gianni Tamino, Vincenzo Vasciaveo

Associazione CostituzioneBeniComuni

IMMIGRAZIONE: PESSIMO IL PACCHETTO EUROPEO

IMMIGRAZIONE: PESSIMO IL PACCHETTO EUROPEO

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E’ fumo negli occhi, il pacchetto sull’immigrazione presentato oggi dalla Commissione Europea.  Ipocrita e insopportabile, tanto più perché sbandierato come risposta umanitaria agli ultimi naufragi – 23.000 morti nel Mediterraneo negli ultimi quattordici anni, un tremendo massacro di vite.

 

Con la scusa di combattere la tratta, si chiede autorizzazione all’ONU per intervenire militarmente, per distruggere i barconi e anche le basi a terra dei trafficanti. Con la scusa di difendere i diritti umani, l’Europa potrà finalmente avere la possibilità legale di intervenire militarmente in Libia, aggiungendo guerra a guerra.

Non c’è traccia, nelle misure proposte, di corridoi umanitari o di altre modalità per permettere alle persone in fuga di arrivare in Europa per chieder asilo, come previsto dal diritto internazionale. Al contrario, vengono rafforzati i meccanismi per i rimpatri forzati ed immediati di chi riesce ad arrivare in Europa.

 

Vengono definitivamente sanciti e rafforzati tutti gli strumenti utili ad impedire che i richiedenti asilo e i migranti si avvicinino alle nostre coste. L’obiettivo è di sigillare le frontiere dei paesi africani e del sud Mediterraneo che i rifugiati e i migranti devono attraversare, lasciandoli intrappolati lungo il viaggio verso la salvezza.

Si prevede poi la redistribuzione di ventimila rifugiati in diversi paesi europei – un numero irrisorio rispetto al bisogno.

 

In Europa non c’è l’invasione di richiedenti asilo. Il 97% dei profughi siriani sono ospitati nei paesi del sud Mediterraneo. Se questo pacchetto sull’immigrazione verrà confermato, l’Europa non avrà nessuno da accogliere: uomini, donne e bambini rimarranno a morire lontano dai nostri occhi, o dovranno arrivare a nuoto.

Per i migranti economici, poi, continua a non essere prevista la possibilità di ingresso per ricerca di lavoro. La stessa Commissione proclama di aver sempre più bisogno di lavoratori immigrati: ma evidentemente fanno più comodo irregolari, ricattati e schiavi.

L’Europa Fortezza continua ad alzare i muri. L’Europa della democrazia, dei diritti e della dignità bisogna che continui, sempre di più, a ribellarsi.

L’altra Europa con Tsipras

Aperitivo NOExpo//EXPO, profitti per pochi, costi per tutti: incontro con ROBERTO MAGGIONI

Aperitivo NOExpo//EXPO, profitti per pochi, costi per tutti: incontro con ROBERTO MAGGIONI

Martedì 19 maggio alle 19 al Sottovento, I Giovani Comunisti di Pavia hanno organizzato un aperitivo ricco di leccornie durante il quale incontreremo Roberto Maggioni, giornalista di Radio Popolare e autore dell’opuscolo Expopolis, che raccoglie le principali contraddizioni di Expo.

Expo è un’occasione per i padroni di fare ulteriori profitti e un laboratorio in cui sperimentare nuove forme di sfruttamento dei lavoratori. La propaganda di regime ha spacciato Expo come un’imperdibile opportunità per il Paese e il territorio, ma la realtà dimostra ben altro. Il tema dell’alimentazione verrà trattato orpitando multinazionali come Coca Cola, Nestlè o McDonald’s. I costi ricadranno sulla collettività e si tradurranno in ulteriori tagli a istruzione, sanità e servizi pubblici.

Expo significa nutrire i padroni ed energie per lo sfruttamento:

SFRUTTAMENTO
1800 giovani “VOLONTARI” lavoreranno gratuitamente
TURNI DI LAVORO nei cantieri SENZA SOSTE e DIRITTI

MALAFFARE
DECINE di arresti
INFILTRAZIONI MAFIOSE e CORRUZIONE

CEMENTO
110 ETTARI di terreno agricolo CEMENTIFICATO
SPECULAZIONE e GRANDI OPERE onerose, dannose e inutili

Qui potete trovare il link all’evento facebook: https://www.facebook.com/events/930978473590411/

noexpo