Archivio for giugno, 2015

Le tante (troppe) bugie sulla Grecia

Le tante (troppe) bugie sulla Grecia

La macchina mediatica delle tecnocrazie si è messa in moto per demistificare il referendum ellenico del 5 luglio e il significato della sfida in campo: c’è un’alternativa all’austerity e all’Europa a due velocità ad egemonia tedesca? Dalla Grecia ci giunge una lezione di democrazia e dignità, ma il governo Tsipras non va lasciato solo.

di Giacomo Russo Spena

Il Corriere della Sera, allarmato, si domanda in prima pagina: “Quanti Tsipras ci sono in Europa?”. Scrive Francesco Giavazzi: “Quest’anno grazie alla cura Tsipras (la Grecia, ndr) è tornata in recessione”.

I commenti, anche da parte di esponenti del centrosinistra, sono severi e senza appelli: “Tsipras ha promesso l’impossibile”, un “anticapitalista coi soldi degli altri”. E poi ancora: populista, sprovveduto. Un Ponzio Pilato. “Un gesto estremo di viltà politica”, l’aver indetto un referendum sulle politiche europee, il prossimo 5 luglio.

Si rispolverano i vecchi cavalli di battaglia – utilizzati per imporre i fallimentari memorandum alla Grecia negli anni scorsi – come l’aver truccato i conti. Secondo la vulgata, la crisi si sarebbe sviluppata per colpa dei greci stessi: un Paese arretrato, statalista, piagato dalle clientele e “fannullone”.

Con le istituzioni europee (e molti media) che hanno colpevolizzato, a volte sottilmente e altre volte meno, un intero popolo (“levantino”) per imporre misure di austerità che invece di curare il malato hanno finito per ucciderlo, o quasi.
Eppure, come raccontava Luciano Gallino su Repubblica, “pochi giorni fa il Parlamento greco ha diffuso un rapporto del Comitato per la Verità sul Debito pubblico. Le conclusioni sono che per il modo in cui la Troika ha influito sul suo andamento, e per i disastrosi effetti che le politiche economiche e sociali da essa imposte hanno avuto sulla popolazione, il debito pubblico della Grecia è illegale, illegittimo e odioso. Pertanto il Paese avrebbe il diritto di non pagarlo”.

Ci si dimentica di almeno due cose: che la Grecia avesse un problema strutturale era risaputo ben prima che il Paese entrasse nell’euro; e tutte le storture del sistema (dalla corruzione allo statalismo) sono state causate da quella classe politica che ha poi inflitto alla popolazione, su mandato di Bruxelles, misure durissime: socialisti e conservatori, in alternanza e poi in una grande coalizione.

Gli stessi partiti e la stessa classe politica che oggi inveisce contro Syriza, che ha all’attivo sei mesi di governo su 40 anni di ritorno alla democrazia. E che dal 2009 in poi la stessa Grecia è il paese europeo che ha fatto più “riforme” di tutti a livello continentale, con esiti disastrosi: un Pil ridotto del 25 per cento è un dato di guerra, unico in tempi di pace.

Syriza ha vinto le elezioni lo scorso gennaio, volendo incarnare una speranza di cambiamento e la discontinuità rispetto ai diktat dell’Unione Europea. Lo ha fatto con un programma di rinegoziazione con la Troika. Così è iniziato lo scontro tra due visioni, due “ideologie” contrastanti. Davide contro Golia. Una partita ad alta tensione dove la posta in gioco è diventata sempre più alta.

Come spiega Christos Mantas nell’intervista rilasciata a MicroMega, il governo greco ha cercato la via della mediazione aprendo a provvedimenti (privatizzazioni, innalzamento età pensionabile) estranei al programma originario di Syriza. La risposta della Troika è stato l’ultimatum: un piano ancor più stringente e sbilanciato che di fatto avrebbe favorito i ceti più ricchi del Paese. Un ennesimo memorandum. Lo scalpo di Tsipras per dimostrare a tutti come non sia possibile riformare e modificare la rotta dell’Europa.

La risposta di Atene è stata quella di far decidere i greci stessi. Di fronte a un vicolo cieco, senza margini di manovra, piuttosto che rompere un patto con i propri elettori, Tsipras ha preferito lanciare un messaggio ai propri connazionali: fin dove siete disposti a spingervi? Tra l’altro, sin dal programma elettorale del 2012, Syriza prometteva ai suoi elettori – testualmente – di “sottoporre a referendum vincolanti i trattati e altri accordi rilevanti europei”.

I sondaggi, ad oggi, dicono che il “sì” al pacchetto europeo vince sui “no”. La vittoria dei primi significherà, probabilmente, un cambio di governo, o comunque un rimpasto, escludendo i settori più radicali di Syriza. Ipotesi caldeggiata dai creditori, stufi di trattare con i “piantagrane”. Una vittoria dei “no” da un lato rafforzerebbe Tsipras, dall’altro rischierebbe di far saltare il banco in modo definitivo. “Syriza si è trovato sino ad oggi, politicamente parlando, in una posizione maldestra – ragiona Paul Krugman, su Repubblica – con gli elettori furiosi a causa delle crescenti richieste di austerità ma al tempo stesso riluttanti ad abbandonare l’euro. Conciliare queste due tendenze è sempre difficile, e lo è a maggior ragione oggi. Il referendum di fatto chiederà agli elettori di stabilire le proprie priorità, e di conferire a Tsipras il mandato per fare ciò che deve nel caso in cui la Troika lo porti a un gesto estremo”.

Se Angela Merkel e Jean Claude Junker, oggi, si dichiarano disponibili a nuovi negoziati con la Grecia dopo il 5 luglio è perché sanno che una Grexit non conviene a nessuno. Non la vuole Tsipras, non la vogliono i “mercati”, dato che potrebbe significare l’implosione, definitiva, dell’eurozona. E ovviamente della moneta unica, con conseguenze indecifrabili. Un salto nel buio per tutti.

In tutto questo, l’Italia dove sta? Il premier Matteo Renzi, dopo il famoso regalo della cravatta a Tsipras e i molti vibranti richiami contro l’austerità, si è espresso con un tweet: “Non è un derby tra Commissione europea e Tsipras, ma una scelta tra euro e dracma”. Una semplificazione che non corrisponde alla realtà e che, appunto, aggiunge confusione ad una situazione già di per sé ingarbugliata.

E si scoprono gli altarini di Renzi, le sue storielle sulla fine dell’austerity e l’inizio della crescita sotto il semestre a direzione italiana. Menzogne. Quel premier – che aveva spacciato il quantitative easing di Mario Draghi come l’inizio del cambiamento – ora sembra schierato con Merkel e la Troika. Senza capire che in caso di Grexit, potremmo essere noi le prossime vittime dell’austerity.

Sterile anche l’accusa di chi dice che dietro Tsipras ci sono logiche nazionaliste come dimostrerebbero gli attestati di stima di Marine Le Pen e Matteo Salvini. Demistificazioni. Il blocco degli euroscettici non è altro che l’altra faccia della medaglia della Troika e delle sue politiche di austerity.

Alla lotta del “basso vs alto” (quella contro i mercati, gli speculatori e i poteri forti) risponde con quella tra “basso vs basso”: la guerra tra poveri e il ritorno dei feroci patriottismi. In Grecia, Syriza ha arginato l’ascesa dei nazisti di Alba Dorata. Quindi due strade ben alternative. E in campo non c’è il nazionalismo ellenico perché la battaglia di Tsipras, da sempre, è europeista. Nello stesso momento, si rivendica però sovranità popolare e di decidere il come restituire i soldi del debito. Quel debito così alto a causa di speculazioni e interessi privati. E sempre quel debito che la Germania dopo la Seconda Guerra mondiale non ha pagato grazie alla Conferenza di Londra del 1953.

Syriza finora ha rappresentato un’anomalia nell’intero panorama politico europeo. Il governo Tsipras è stato il primo che, apertamente, ha messo in discussione i dogmi dell’austerità neoliberista condivisi da centrodestra e centrosinistra degli ultimi venti anni. Per questo fa così paura a molti: rappresenta un precedente pericoloso per l’establishment.

In gioco, infatti, non c’è una moneta né un aiuto a una nazione che ha un peso economico pari a quello della provincia di Vicenza. Di mezzo c’è l’idea stessa di Europa che si ha in mente per il presente e per il futuro. Il braccio di ferro è tutto politico e gli indici economici diventano un pretesto per non parlare di ciò che conta davvero: cioè la vita, i diritti dei cittadini europei. E la democrazia, se davvero ha ancora un senso.

Per questo sarebbe un errore lasciare solo Tsipras. E l’ora di una nuova fase di mobilitazione europea con l’augurio che a novembre, in Spagna, vinca Podemos e a marzo lo Sinn Fein in Irlanda. Un contagio. Con la mobilitazione di movimenti, sindacati e parti sociali, non c’è altra speranza per la sopravvivenza dell’Europa. Il 5 luglio OXI significa democrazia.

(29 giugno 2015)

MOBILITAZIONE STRAORDINARIA E PERMANENTE A FIANCO DELLA GRECIA NO ALL’AUSTERITÀ. SÌ ALLA DEMOCRAZIA!

MOBILITAZIONE STRAORDINARIA E PERMANENTE A FIANCO DELLA GRECIA NO ALL’AUSTERITÀ. SÌ ALLA DEMOCRAZIA!

MOBILITAZIONE STRAORDINARIA E PERMANENTE A FIANCO DELLA GRECIA
NO ALL’AUSTERITÀ. SÌ ALLA DEMOCRAZIA!

VENERDI’ 3 LUGLIO GIORNATA DI MOBILITAZIONE NAZIONALE

Rispondiamo insieme all’appello europeo che chiama tutti e tutte a impegnarsi d’urgenza a fianco del popolo greco e per cambiare l’Europa.
Facciamo insieme uno sforzo straordinario di partecipazione per riempire l’Italia venerdì 3 luglio sera di manifestazioni unitarie visibili e partecipate in tante città.
Invitiamo domani martedì 30 giugno in tutta Italia a organizzare riunioni unitarie per far partire da subito la mobilitazione locale.
Ciascuno faccia tutto quello che è possibile, da subito in tutta Italia. Serve la contro-informazione contro le bugie dei media di regime e del nostro governo, schierato come sempre dalla parte dell’austerità.
Mercoledì 1 luglio invitiamo a costruire dove possibile azioni di denuncia contro la follia irresponsabile delle istituzioni e dei governi europei, che operano fuori di qualsiasi mandato democratico.
Data, orario e caratteristiche di tutte le iniziative di questi giorni e delle manifestazioni unitarie di venerdì sera devono essere comunicate a: referendumgrecia@gmail.com
Invitiamo a firmare e diffondere la petizione europea che si trova sul sito: www.change4all.eu
L’Europa è a un bivio. Non stanno solo cercando di distruggere la Grecia, stanno cercando di distruggere tutti e tutte noi. È il momento di alzare la nostra voce contro i ricatti delle oligarchie europee.
Domenica prossima il popolo greco potrà decidere di rifiutare il ricatto dell’austerità votando per la dignità, con la speranza di un’altra Europa. E’ un momento storico, che impone a ciascuno in Europa di schierarsi.
Diciamo NO all’austerità, ad ulteriori tagli alle pensioni, ad altri aumenti delle imposte indirette. Diciamo NO alla povertà e ai privilegi. Diciamo NO ai ricatti e alla demolizione dei diritti sociali. Diciamo NO alla paura e alla distruzione della democrazia.
Diciamo insieme SÌ alla dignità, alla sovranità, alla democrazia e alla solidarietà con il popolo greco.
Questa non è una questione tra la Grecia e l’Europa. Riguarda due visioni contrapposte di Europa: la nostra Europa solidale e democratica, costruita dal basso e senza confini. E la loro versione che nega la giustizia sociale, la democrazia, la protezione dei più deboli, la tassazione dei ricchi.
Basta! È troppo! Un’altra Europa è possibile ed è davvero necessaria.
Costruiamo un forte OXI, un chiaro NO europeo. Troviamo il nostro modo per dire NO in tutte le lingue d’Europa! Troviamo il nostro modo per dire OXI!
Domenica sarà un giorno decisivo per l’Europa. Per noi, popolo europeo. Per i nostri sogni, per le nostre speranze. Difendiamo insieme la dignità, i diritti, la democrazia.

Il governo greco difende i tuoi interessi, per questo lo perseguitano!

Il governo greco difende i tuoi interessi, per questo lo perseguitano!

Sulla vicenda della Grecia in Italia vi è una enorme disinformazione e giornali e telegiornali italiani raccontano un mucchio di menzogne. La storiella più diffusa è che i greci hanno fatto un mucchio di debiti e non vogliono pagarli, anzi chiedono agli altri paesi europei di continuare a prestargli i soldi senza poi restituirli. Secondo questa storia la Merkel è molto buona e li vuole aiutare ma loro sono truffaldini e mattacchioni e invece di cogliere le generose offerte dell’Unione Europea si mettono a fare casino e indicono un referendum che rischia di portare la Grecia fuori dall’Europa.

Questa storiella è falsa e i fatti sono i seguenti:

1) L’economia greca è stata distrutta dalle politiche di austerità imposte negli ultimi 5 anni dall’Unione Europea: avevano previsto una riduzione del PIL del 5% e c’è stata una riduzione del 25%. Questo disastro ha prodotto un impoverimento della popolazione e milioni di disoccupati.

2) Tsipras ha vinto le elezioni 5 mesi fa con la proposta di non accettare più queste politiche e per questo ha presentato un piano basato su proposte molto semplici: aumentare le tasse ai ricchi invece che tagliare le pensioni ai poveri e smetterla di regalare i soldi dei cittadini agli speculatori attraverso il debito gonfiato da interessi da usura.

3) Contro queste semplici ed efficaci proposte si sono scagliati gli amici dei banchieri e dei ricchi che comandano l’Unione Europea. Pur di impedire al governo greco di dimostrare che esiste una alternativa alle politiche di austerità, Merkel e i suoi servi come Renzi, preferiscono la rottura dell’Europa e il default della Grecia. Hitler invase la Grecia con i carri armati, la Merkel la vuole strozzare con il ricatto economico: dopo 75 anni cambiano gli strumenti ma non il fine di dominio.

La discussione tra il governo greco e l’Unione Europea non riguarda le cifre del bilancio – su questo non ci sono differenze – ma chi le deve pagare: i greci ricchi o quelli poveri? Gli speculatori e le banche o il popolo greco?

I padroni del vapore non vogliono che voi: il popolo italiano, francese, irlandese, spagnolo, portoghese, popoli che hanno beccato stangate su stangate, possiate anche solo pensare che è possibile fare in un altro modo. Non vogliono che voi abbiate un esempio che dimostri che per uscire dalla crisi invece che fare i sacrifici bisogna far pagare i ricchi e gli speculatori. Il governo greco viene perseguitato perché può essere un esempio per voi, può dimostrare che cambiare strada, che uscire dall’austerità, non solo è necessario ma è possibile.

BASTA CON L’AUSTERITA’ IN GRECIA COME IN ITALIA

W IL GOVERNO GRECO E ALEXIS TSIPRAS

Partito della Rifondazione Comunista www.rifondazione.it

QUI IL FILE word DEL VOLANTINO DA ST

Immagini della 7^ festa di RIFONDAZIONE COMUNISTA DI VIGEVANO

Immagini della 7^ festa di RIFONDAZIONE COMUNISTA DI VIGEVANO

Grecia, Ferrero: «Se il governo italiano avesse portato a casa quanto ottenuto da Tsipras il reddito minimo si potrebbe fare domattina!»

Grecia, Ferrero: «Se il governo italiano avesse portato a casa quanto ottenuto da Tsipras il reddito minimo si potrebbe fare domattina!»

Pubblicato il 23 giu 2015

di Paolo Ferrero –

Leggo da varie parti che Tsipras si sarebbe allineato alle posizioni dell’Unione Europea. In pratica Tsipras avrebbe ceduto e accettato di fare le stesse politiche dell’Italia, della Spagna o del Portogallo. Si tratta di una bufala. La riduzione dell’avanzo primario che Tsipras ha ottenuto rispetto a quanto imposto al precedente governo greco – del 2% nel 2015 e del 2,5% nel 2016 – è un grande risultato ed una secca vittoria contro le politiche di austerità. Se il governo italiano avesse contrattato una riduzione pari a quella greca avremmo 30 miliardi nel 2015 e 37 miliardi nel 2016 da spendere in più di quelli che abbiamo. Se Renzi avesse lottato e portato a casa quanto ottenuto da Tsipras, il reddito minimo per i disoccupati si potrebbe fare domattina e avanzerebbero anche una decina di miliardi all’anno per le pensioni. Renzi invece di scondinzolare alla Merkel, veda di imitare Tsipras e tagliare l’enorme avanzo primario italiano.

 

Le proposte del governo di Tsipras che sono la base delle trattative

Pubblicato il 23 giu 2015

di Argyrios Argiris Panagopoulos

“Una soluzione sostenibile, senza gravare sui redditi bassi e medi… e senza condannare il paese ad una dura austerità”. Con queste parole il governo greco descrive le linee generali delle sue proposte alle istituzioni europee, sottolineando che è la proposta di un accordo che vuole vedere accompagnato con una soluzione sostenibile per il debito.
Secondo il governo greco:
1. La proposta del governo non rappresenta parte del suo programma. Rappresenta il risultato di duri e difficili negoziati per trovare un accordo che non pregiudica i diritti del lavoro, non dissolve il tessuto sociale e offre una prospettiva. Una proposta che non condanna il paese in una dura austerità e offre una soluzione sostenibile per l’economia greca, senza gravare sui redditi bassi e medi. Il governo non sta cercando un’altro accordo che prolungherà l’incertezza, ma rivendica una soluzione in grado di risolvere le questioni di medio termine che affliggono l’economia e la società greca.
2. In ogni caso si dovrà risolvere la questione del debito e del suo finanziamento nel medio termine per mettere fine al circolo vizioso di incertezza. Per non essere costretto il paese di prendere di continuo nuovi prestiti per pagare i prestiti precedenti. Per questo appunto abbiamo proposto come soluzione sostanziale l’acquisizione delle obbligazioni Trichet [SMP Bonds] di 27 miliardi di euro del ESM al fine di farle scadere dopo il 2022, di avere interessi più bassi, per consentire alla Grecia di partecipare al programma di quantitative easing della BCE.
3. Il progetto di accordo prevede anche il finanziamento dello sviluppo, specialmente nel settore delle infrastrutture e le nuove tecnologie attraverso un pacchetto di investimenti da parte della Commissione europea e la Banca centrale europea.
4. La proposta greca prevede basso avanzo primario del 1% e del 2% per il 2015 e il 2016 rispetto al 3% e del 4,5% che aveva firmato il governo precedente di Samaras e Venizelos. Solo per il 2016 l’economia sarà alleggerita da misure di 8,2 miliardi di euro. Nei prossimi cinque anni complessivamente la manovra fiscale garantirà 15,4 miliardi di euro, che superano il 8,5% del Pil di oggi.
5. Il governo ha modificato le scale alla tassa di solidarietà per non far pagare quelli che hanno stipendi e pensioni basse. Si nota che il governo Samaras e Venizelos aveva annunciato la diminuzione della tassa di solidarietà del 30% solo se il 2014 aveva surplus primario del 1,5% del Pil. Secondo l’istituto di statistica greco Elstat il surplus primario pero per il 2014 era solo del 0,4%, fatto che aveva non porta alla diminuzione della tassa di solidarietà.
* 12.000 – 20.000 euro 0,7% [da 1%]
* 20.001 – 30.000 euro 1,4% [da 2%]
* 30.001 – 50.000 euro 2,0% [da 2%]
* 50.001 – 100.000 euro 4,0% [da 3%]
*100.001 – 500.000 euro 6,0% [da 4%]
* Sopra i 500.000 euro 8,0% [nuova scala]
6. Sulla IVA restano le tre aliquote del 23%, 13% e 6%, da 6,5%. Energia elettrica, acqua, restauranti mantengono la bassa aliquota, mentre si diminuisce per 0,5% l’IVA alle medicine e i libri. Le istituzioni vogliono due aliquote [11% e 23%], con le medicine di essere al 11% e l’energia, l’acqua e i ristoranti al 23%.
7. Le istituzioni hanno chiesto :
L’abolizione del regime speciale di imposta sul reddito.
L’abolizione dei sussidi per il gasolio da riscaldamento.
L’abolizione della Tassa Speciale di Consumo sul gasolio per gli agricoltori (permette agli agricoltori di comprare il gasolio in un prezzo più conveniente).
Uno studio sulla politica sociale per tagliare la spesa dello 0,5% del PIL, pari a 900 milioni di euro.
Il governo non procederà con l’attuazione delle misure di cui sopra. Al contrario, le misure che propone il governo portano il peso agli strati più abbienti, trova nuovi fonti di entrate e riduce i costi, non dal nucleo dello stato sociale, come hanno fatto i governi precedenti, ma da dove ci sono margini.
In particolare:
L’aumento dal 2016, non dal 2015, dell’aliquota per le Società per Azioni e delle Società di Responsabilità Limitata [non dei liberi professionisti e delle imprese individuali] dal 26% al 29%.
Un prelievo speciale del 12% alle imprese con profitto di oltre 500.000 euro.
Aumenta la tassa di lusso [automobili più di 2500 cc, piscine, aerei, imbarcazioni private oltre i 10 metri].
Si applica una tassa alla pubblicità televisiva e ci saranno gare per le licenze televisive e le licenze di telefonia mobile.
Si mette una tassa sui giochi elettronici (VLT).
Si diminuiscono le spese per la difesa per 200 milioni di euro.
8. Amministrazione fiscale
-Le istituzioni hanno chiesto:
Di ridurre la quantità di 1.500 euro e l’abolizione del tetto del 25% sui conti correnti bancari sequestrati per debiti al fisco.
L’aumento del tasso di interesse applicabile al programma di ristrutturazione del debito
-Il Governo basato sul suo programma ha raggiunto e saranno inclusi nell’accordo come segue:
La lotta contro il contrabbando di petrolio, anche attraverso l’individuazione di depositi non registrati.
Intensificazione dei controlli sui trasferimenti bancari [per esempio Lista Lagardere] e applicazione di misure per la dichiarazione volontaria dei beni.
Rafforzare la risoluzione delle controversie amministrative per accelerare lo svolgimento delle cause pendenti.
Promuovere i pagamenti elettronici.
Esenzioni per gli abitanti residenti delle isole con basso reddito.
9. Le pensioni anticipati saranno ridotte gradualmente a partire dal 2016 [anziché dal 30/06/2015] entro il 2025, mantenendo le esenzioni per specifiche categorie [lavori pesanti e insalubri, madri con figli disabili], fatti salvi i diritti acquisiti.
10. La pensione di EKAS non verrà rimossa, ma sarà sostituito a partire dal 2020 da un nuovo quadro per la protezione delle pensioni basse.
11. Non sarà applicata la clausola di deficit zero, che ridurrebbe le pensioni di 500 milioni di euro.
12. Si aumenterà la pensione degli agricoltori dell’OGA non assicurati.
13. Rimangono le tasse a favore di terzi che finanziano il sistema assicurativo.
14. Non si modifica l’età pensionabile a 67 anni, come richiesto per chi va in pensione dal 30 Giugno 2015.
15. Sul mercato del lavoro il governo:
Non si accetta preservare l’attuale quadro della contrattazione collettiva entro la fine del 2015 e si ripristinerà il precedente quadro legislativo.
Non si accettano i licenziamenti collettivi e il diritto sindacale in linea con le “buone pratiche” dei paesi dell’UE
Non si accetta “di non ritirare gli interventi giuridici nel periodo precedente alla legislazione del lavoro”. Ciò significa che [il governo] è pronto a legiferare per ripristinare la contrattazione collettiva e aumentare il salario minimo.
16. Mercati dei prodotti:
Il governo ha presentato una proposta globale sulla lotta contro i monopoli e oligopoli, il calo dei prezzi dei prodotti e il conseguente miglioramento degli standard di vita dei cittadini. La proposta prevede una serie di iniziative per ridurre i costi amministrativi, promuovere le esportazioni, e semplificare le procedure operative delle aziende in collaborazione con le Organizzazioni Internazionali. Esso comprende anche interventi mirati ai mercati chiusi, rifiutando l’approccio delle istituzioni per l’applicazione dei “resti” del programma precedente per quanto riguarda la liberalizzazione del mercato del latte, delle panetterie, delle farmacie e l’apertura dei negozi la domenica.
17. Azione: Il governo ha respinto la proposta delle istituzioni per la privatizzazione delle reti di energia elettrica ADMHE e l’operazione della “piccola Enel” [privatizzando in pratica la società elettrica pubblica DEH]
18. Settore pubblico: Non ci sarà nessun taglio dei salari nel settore pubblico, in base a ciò che esisteva il 31/12/2014.
19. Corruzione: Entro la fine di luglio, il governo presenterà una Strategia Globale contro la corruzione.
20. Sulle privatizzazioni l’accordo prevede:
Investimento minimo per ogni privatizzazione.
Tutela dei diritti dei lavoratori.
L’impegno da parte degli investitori di promuovere l’economia locale.
Partecipazione pubblica obbligatoria nel capitale.
Protezione dell’ambiente naturale e del patrimonio culturale.
21. Si fa eccezione per la vendita delle azioni della società delle telecomunicazioni OTE dalla lista dei prerequisiti che mettono le istituzioni.

“A Melfi il più brutale fordismo dei primi del ‘900. Eppure si resiste”

“A Melfi il più brutale fordismo dei primi del ‘900. Eppure si resiste”
Intervento di Giorgio Cremaschi
Ora su Twitter Renzi fa concorrenza a Chiambretti pubblicizzando l’Alfa Romeo. Pochi giorni fa il presidente del consiglio era andato in visita allo stabilimento Fiat di Melfi facendo un po’ di selfie assieme a Marchionne e a personale selezionato, ma non abbastanza visto che una lavoratrice aveva rifiutato di stringergli la mano. Il capo della FCA e quello del governo sono da tempo sodali e lo stabilimento lucano del gruppo è diventato l’emblema della propaganda sulla ripresa grazie alla distruzione dei diritti del lavoro. La Fiat di Melfi ha annunciato un migliaio di assunzioni ed è così diventata l’immagine vincente del Jobsact. Un’immagine diffusa dal solito regime mediatico compiacente, dietro la quale però si nascondono il supersfruttamento del lavoro e l’aggressione permanente alla salute e alla dignità delle persone.

Ogni settimana quasi 200 lavoratrici e a lavoratori si recano in infermeria. Una parte lo fa per le contusioni dovute alle postazioni scomode e affollate, che fanno sì che le persone urtino frequentemente contro le scocche e gli impianti. Molte e molti altri invece si ricoverano perché manifestano sintomi di collasso provocati da eccessivi ritmi di lavoro.

Da un indagine fatta negli ospedali della regione risulta che da quando il lavoro è ripreso a pieno regime dopo la cassa integrazione, con peggiori ritmi di lavoro, le richieste da parte degli operai di controlli cardiologici sono aumentate in modo abnorme.
Altro che modernità, a Melfi si lavora secondo i più brutali canoni del fordismo dei primi del 900, con condizioni persino offensive per la dignità delle persone. In una postazione del montaggio , esattamente nel reparto motori, i due operatori sono costretti a lavorare uno sopra l’altro, fisicamente attaccati, anche se sono un uomo ed una donna…
Nella lastratura si lavora costantemente in un’ambiente viziato dagli odori e dai fumi provocati dai tanti robot che saldano i vari pezzi della scocca, disagio aggravato dal fatto che in tutta la fabbrica in questi mesi estivi il caldo è insopportabile. Anche perché l’azienda del munifico Marchionne, che nel 2014 ha intascato 60 milioni di euro in emolumenti e benefit, risparmia energia sui condizionatori d’aria, che sono stati lasciati spenti fino a che non sono cominciate le proteste.
Nel 2004, dopo ventun giorni di sciopero, per i lavoratori Fiat finirono le terribili turnazioni di sabato e domenica. Ora si è tornati a lavorare per tutta la settimana, per cui al peso dei rimi di lavoro insostenibili si aggiunge la cancellazione dei ritmi di vita, in particolare di quelli familiari, per donne e uomini in gran parte pendolari da lunghe distanze. Oltre che i collassi psicofisici ci sono così quelli di nuclei familiari, nei quali i figli piccoli son lasciati senza genitori il sabato e la domenica.
La grancassa mediatica ha molto tuonato per le centinaia di assunzioni con contratti precari realizzate per lanciare la ripresa produttiva. I giovani, in gran parte entrati attraverso i soliti canali meritocratici cioè con raccomandazioni varie, sono stati sconvolti da come si lavora in Fiat. Avevano creduto alla propaganda sulla fabbrica moderna ultratecnologica dove si sarebbe maturata un’alta professionalità, e si sono trovati ammucchiati nella più brutale ed antica catena di montaggio. Diversi non hanno retto e hanno abbandonato.
Ma non c’è solo passività. Un nucleo di delegati e lavoratori della FIOM ha cominciato ad organizzare una dura e difficile resistenza. Scioperi contro i turni massacranti e gli straordinari, intervento sulle condizioni di lavoro, denunce. La fabbrica non era più abituata al conflitto perché il dominio dei sindacati complici, FIM, UlLM, Fismic, che hanno sottoscritto tutti i peggioramenti delle condizioni dai lavoro, aveva coltivato la rassegnazione. Ma il nucleo FIOM, spesso neppure supportato dalla direzione nazionale, ha dato l’esempio ed ora sui ritmi alla Charlot cominciano a comparire contestazioni diffuse. Ci vorrebbe molto di più naturalmente , ma purtroppo la Fiat di Melfi è davvero una vetrina del paese, come sostengono Renzi e Marchionne. La vetrina di un paese ove si alimenta il senso comune secondo cui chi lavora è già fortunato e non ha null’altro da domandare, un paese ove proprio per questo continuano a comandare i peggiori governanti e i peggiori imprenditori.

Per una visione dialettica, globale, interdipendente del mondo e del capitalismo: papa Francesco e Yanis Varoufakis

Per una visione dialettica, globale, interdipendente del mondo e del capitalismo: papa Francesco e Yanis Varoufakis

Per una visione dialettica, globale, interdipendente del mondo e del capitalismo: papa Francesco e Yanis Varoufakis

di Giorgio Riolo
Alcune brevi considerazioni a partire da due figure e da due profili culturali e antropologici molto diversi.
Nella miseria intellettuale e morale del nostro tempo, sono da accogliere come salutari, balsami per lo spirito (e poi lo sarà per il corpo, per la vita reale e quotidiana), l’enciclica ultima di papa Francesco e un breve intervento a un convegno del maggio scorso del ministro greco delle finanze Yanis Varoufakis. L’accostamento non è peregrino. È intenzionale. Ci serve per mostrare che si può riscoprire un’ispirazione originaria e genuina a partire dalla crisi drammatica che stiamo attraversando.
Nel suo intervento (vedi sul benemerito blog di Daniele Barbieri labottegadelbarbieri.org), Varoufakis spiega la natura del suo marxismo e di come concepisce il capitalismo. Non interessato all’ortodossia, al marxismo scientista, ancorato com’è alla visione e alla centralità delle granitiche “leggi economiche” che regolano la storia e la vita, egli respinge, in campo marxista, la cosiddetta teoria del “crollo” del capitalismo, ma è invece attratto dalla visione dialettica di Marx. Esistono i salariati, lavoratrici e lavoratori, poiché esistono i padroni. Non esattamente dei filantropi, come le armonie economiche contemporanee, anche in molto centrosinistra nostrano, vorrebbero farci credere. Esistono i padroni poiché esistono i salariati e via dicendo.
Ma egli si considera marxista “irregolare”, critico, poiché recupera Keynes e pensa che occorra difendere il capitalismo da se stesso, riformarlo radicalmente. Il crollo del capitalismo, il “tanto peggio tanto meglio” non va bene poiché non esiste sinistra, uomini e programmi, capace di prendere in mano e prospettare e realizzare un nuovo assetto della società, dell’economia e della convivenza umana. Tutto opinabile, sicuramente.
Ma fondato, serio, con una tradizione alle spalle. Ma non è questo il punto. Il punto è che Varoufakis dice che i funzionari di detto capitalismo sono dei banditi. L’ala ultrà della finanza, delle banche, del Fondo Monetario Internazionale, i responsabili della crisi contemporanea. Egli è impegnato, con Tsipras e Syriza, a salvare la Grecia nell’immediato. E il capitalismo in ultima istanza, come si dice sopra, e deve frequentare costoro. Sedersi a tavola e cenare con costoro. Dei “bastardi”, dice letteralmente. Marx usava un’altra metafora: “barbari civilizzati”. Gente in doppiopetto, puliti, educati, anche colti. Aggiungo personalmente, la metamorfosi dello scimmione primordiale con il femore come clava, che picchia e infierisce nei dieci minuti iniziali, indimenticabili, della “alba dell’umanità” di 2001 Odissea nello spazio di Kubrick.
Varoufakis cita Brecht dall’Opera da tre soldi. “Perché mandare un killer quando la stessa cosa la si può fare con un ufficiale giudiziario?”. Pulitamente, educatamente. La violenza metamorfizzata. Come sono molte le cose nella storia e nella società, nella cultura umana, in economia, nella politica, nella sinistra anche, nella nostra cultura profonda. Una “seconda natura”, ormai inconscia, inconsapevole, non riflettuta.
Frei Betto ha subito definito l’enciclica di papa Francesco “olistica”. Quando è stata rivelata da “L’Espresso”, ho pensato alla dialettica, alla grande acquisizione marxista dell’interdipendenza, della necessaria visione globale dei fenomeni. Non una semplice enciclica “verde”, “ecologista” e via semplificando. Essa si configura come un’epocale ridefinizione contemporanea della “dottrina sociale della Chiesa”. Siamo di fronte a un documento che segna uno spartiacque. Non citati mai, ma sicuramente un retroterra in questo documento, la teologia della liberazione, il “grido della terra e il grido dei poveri” di Leonardo Boff. Ricordiamolo: “documento”. Altro sono e saranno “le opere e i giorni”, cosa se ne farà realmente.
Ma ci vuole tanto a vedere che nel mondo, nel capitalismo realmente esistente, “tutto si tiene”? Che non si può separare ciò che non è separabile? Allora, una salutare lezione per ecologisti puri, per animalisti puri, per sindacalisti puri, per economisti puri, per produttivisti puri, per decrescisti puri, per crescisti puri ecc. ecc. La questione ambientale, la questione sociale e la questione planetaria (centri e periferie separate, scisse, ma interdipendenti) non separabili. La natura e gli esseri umani, la povertà, l’ingiustizia, il denaro, le banche, la finanza, il debito ecologico dei paesi dominanti ecc. E il capitalismo così com’è.
L’enciclica riprende il discorso originario, almeno in Tommaso D’Aquino, dei beni comuni, della funzione sociale della proprietà privata. Una bestemmia per quel centrosinistra, nostrano ed europeo, fattosi rappresentante politico delle banche e della finanza.
Sciascia, Pasolini e altri dicevano che in realtà l’Italia era un paese di cattolici, non di cristiani. La stessa Chiesa essendo cattolica e non cristiana. In gioco oggi, almeno per questo papa, non per la curia, è il recupero del cristianesimo là dove avrebbe dovuto vivere, svilupparsi.
Così come avviene o dovrebbe avvenire per il marxismo. Non tanto il recupero della lettera e dello spirito originari in Marx. Ma quali strumenti e metodi mettiamo in campo, noi, per tentare di risolvere i problemi che ci troviamo di fronte. La dialettica, la visione, non armonizzabile, non narcotizzabile, non occultabile, della irrimediabile scissione del mondo. La “casa comune” in cui viviamo, la rapacità di risorse, di natura e di esseri umani di una parte dell’umanità e la povertà, l’esistenza dolorosa e grama di un’altra. La dialettica della non separabilità della dignità della natura e della dignità umana.
Allora, oltre i documenti, oltre alle solenni dichiarazioni, quali programmi reali dei partiti di sinistra, quali dibattiti nei loro congressi. Nelle discriminanti della loro composizione e nella selezione dei gruppi dirigenti. Oltre alla composizione oligarchica, per gruppi e correnti. Alcuni in verità cercano di fare coerentemente il loro lavoro, ma sono condannati alla esiguità, alla marginalità nella rappresentanza politica e istituzionale. Condannati come sono a essere oscurati nella visibilità mediatica. Ma le due ispirazioni di cui sopra possono aiutare ad accumulare forze e cultura per una ricomposizione tanto auspicata della sinistra italiana. Coalizione culturale, coalizione sociale, coalizione politica. Nell’ordine.

Bubbiano: quest’anno è la VENTICINQUESIMA festa del circolo di zona di Rifondazione

Bubbiano: quest’anno è la VENTICINQUESIMA festa del circolo di zona di Rifondazione

Quest’anno è la VENTICINQUESIMA festa del circolo di zona di
Rifondazione Comunista, un bel traguardo nel panorama territoriale.

Le entrate della festa con il contributo dato dal tesseramento ci permettono
di svolgere attività politica nei paesi della zona ( campagne per i beni
comuni, contro il TITP, antimafia, lista Tsipras, ecc) e di sostenere il
partito nei livelli superiori.

Vi invitiamo a partecipare alla festa in particolare nella serata di
VENERDI’ 3 luglio con il concerto della “CORTE DEI MIRACOLI”
per ascoltare della buona musica, come sempre si potrà mangiare del buon cibo, stare
insieme e condividere un percorso difficile ma necessario per costruire una
sinistra all’altezza dei problemi che dobbiamo affrontare ogni giorno.

 

Gianni Radici


Festa Bubbiano

DAL 20 GIUGNO CAMPAGNA DEL PRC “BASTA TICKET” – LA SALUTE E’UN DIRITTO NON UNA MERCE

DAL 20 GIUGNO CAMPAGNA DEL PRC “BASTA TICKET” –   LA SALUTE E’UN DIRITTO NON UNA MERCE

Su iniziativa del Comitato Regionale Lombardo del PRC, il 20 giugno parte una campagna politica sulla sanità in tutta la Lombardia. In particolare si vuole mettere in evidenza la necessità dell’abolizione dei ticket, (che comportano un introito pari a solo il 3% della spesa) e per la riduzione dei tempi di attesa a volte creati ad arte per sollecitare il ricorso a strutture private.

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Dal 24 giugno al 5 luglio Festa in Rosso Regionale. Area feste Ex-ISMES, via Pastrengo, Seriate. Tutte le sere ottima cucina, ottimi dibattiti e ottima musica.

Dal 24 giugno al 5 luglio  Festa in Rosso Regionale. Area feste Ex-ISMES, via Pastrengo, Seriate. Tutte le sere ottima cucina, ottimi dibattiti e ottima musica.

Dal 24 giugno al 5 luglio  Festa in Rosso Regionale. Area feste Ex-ISMES, via Pastrengo, Seriate. Tutte le sere ottima cucina, ottimi dibattiti e ottima musica.

 

Venerdi 26 giugno, ore 21. Musica dal vivo: MILITANT HIP HOP (hip hop sociale e politico by Spin That Shit Click, giovane crew bergamasca)

Sabato 27 giugno

ore 18.30. Dibatitto: “L’Europa cambia davvero?”. Intervengono: Eleonora FORENZA (Eurodeputata della Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica); Fanis  KOUREMPES (dalla Grecia deputato di Syriza – Coalizione della Sinistra Radicale)

ore 21. Sound system (Musica diffusa) Reggae, Dub, Jungle, Bass music by Quickly Burnin’ Sound System, al micofono Baro e Willy Valanga.

Domenica 28 Giugno

ore 15. Dibatitto: “A vent’anni dalla piattaforma di Pechino. Il movimento delle donne affronta la crisi: teorie e pratiche”. Intervengono: Patrizia ARINABOLDI, Giovanna CAPELLI, Silvia DRADI, Cecè DAMIANI, Emanuela GARIBALDI, Anita GIURIATO, Gabriella LIBERINI, Lidia MENAPACE, Nicoletta PIROTTA, Anita SONEGA.

ore 18.30. Dibattito: “14 anni dalla notte cilena della Diaz a Genova 2001: giustizia non è fatta!”. Intervengono: Vittorio AGNOLETTO, Giuliano GIULIANI (padre di Carlo Giuliani assassinato). Interverrà tra gli altri: Arnaldo CESTARO, il compagno che ha vinto il ricorso a Strasburgo contro lo Stato italiano per le violenze subite nel pestaggio alla scuola “Diaz”.

ore 21. Musica dal vivo: UNITA’ DI PRODUZIONE (musica Post-Punk / New Wave / Alternative Rock italiane e non)

Martedi 30 Giugno, ore 21. Matteo PUCCIARELLI (giornalista di “Repubblica” e blogger su MicroMega) intervista Moni OVADIA (attore teatrale, drammaturgo, scrittore, compositore e cantante italiano della cultura yiddish).

Mercoledi 1 Giugno, ore 21. Musica diffusa con Djset I TARZANELLI (musica trash  anni ’70, ’80 e ’90)

Venerdi 3 Luglio, ore 18.30. Dibatitto: “Nuovo antifascismo contro razzismo e nuove destre”. Interviene: Saverio FERRARI (Osservatorio milanese sulle nuove destre), Matteo CEFIS (Ribelli della Montagna), un rappresentante del ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) di Bergamo

ore 21 Freestyle rap e hip hop, giovani reppers bergamaschi si alterneranno alla disco-console improvvisando rime.

Sabato 4 Luglio

ore 18.30. Dibatitto: “Syriza, Podemos: la sinistra anti-liberista vince. Ora tocca all’Italia”. Interviene: Paolo FERRERO (Segretario nazionale di Rifondazione Comunista), Marco REVELLI (Altra Europa con TSIPRAS) altri esponenti nazionali delle forze politiche e sociali di sinistra.

Ore 21. Musica dal vivo: Moreless (cover band di alternative rock)

Domenica 5 Luglio

da ore 10, per tutta la giornata. “Eurosolidarity: assemblea per un coordinamento europeo delle pratiche mutualistiche”.

ore 10, per tutta la mattinata. Assemblea della Rete per Autorganizzazione Popolare (RAP) e delle pratiche mutualistiche italiane (Gruppi Acquisto Popolare, Comitati anti-sfratti, Scuole popolari, Sportelli sociali autogestiti, ecc..). Intervengono rappresentanti da Lombardia Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia, Toscana, Abruzzo, Umbria, Molise, Puglia.

Pausa pranzo

da ore 14.30 per tutto il pomeriggio. Workshop: “Nuove forme di mutualismo e di economia solidale”. Sono previsti interventi di rappresentanti di Solidarity For All (Grecia), Solidariedad Popular (Spagna)

Coordinano: Andrea Viani (GAP-Lodi) e Vincenzo Vasciaveo (GAS-Milano). Interverrano tra gli altri: Francesco Piobbichi (RAP), Fabio Sebastiani (Controlacrisi.org). Conclude: Paolo FERRERO (Segretario nazionale Rifondazione Comunista).

ore 18.45. Comizio conclusivo della festa: Ezio LOCATELLI, Nello PATTA, Francesco MACARIO

NOTARELLE

NOTARELLE

NOTARELLE

Nel Pd volano gli stracci
Chi per anni è stato oggetto di sarcasmo da parte del Pd, che amava baloccarsi con le divisioni nella sinistra di alternativa, oggi – guardando quello che succede nel Pd – ha tutto il diritto di sorridere. O no?

Tempo di invasioni
La rete è invasa da migliaia di messaggi di dementi, fascistoidi e razzisti di ogni tipo, che avvelenano l’opinione pubblica. Ma di questa invasione nessuno parla. Solo gli immigrati sono un problema.

Domande a un legaiolo
“In casa sua sono entrati i ladri. Erano rom?”. “Non lo so”. “E allora perché dice che erano rom?”. “Perché i rom rubano”.

Maroni segretario generale dell’Onu
Immigrati. Maroni ha pronta una nuova soluzione: campi profughi Onu in Libia. Semplice e facile da fare, no? Come mai Ban Ki Moon non ci aveva pensato?

Quello che interessa a Salvini
Immigrati e rom i giorni dispari, rom e immigrati i giorni pari. Ma delle vere emergenze – corruzione dilagante, infiltrazioni mafiose, disoccupazione giovanile, inquinamento, ecc. – cosa dice Salvini? Nulla. E nulla propone.

Solidarietà vera
Gli immigrati fermi a Roma, Milano e Ventimiglia non sono soli. Associazioni umanitarie, istituzioni locali e singoli cittadini fanno a gara per aiutarli. La migliore risposta agli sciacalli della destra

Padanismo di ritorno
Immigrati. Le amministrazioni leghiste se ne lavano le mani. Che se li tengano le regioni del Sud dove arrivano. Gratta gratta il leghista, che sotto ci ritrovi il padano

L’Europa naufragata sugli scogli della Grecia e di Ventimiglia. Forenza: “Non si possono respingere. Che dice la Commissione europea?”

L’Europa naufragata sugli scogli della Grecia e di Ventimiglia. Forenza: “Non si possono respingere. Che dice la Commissione europea?”
L’Europa è affondata, davanti agli scogli di Ventimiglia. E oggi anche il governo italiano, con una azione di polizia dal chiaro intento intimidatorio, ha suggellato la fine di ogni velleità solidaristica. Un’azione così nefanda che anche la Croce rossa, sollecitata a fornire i bus per il trasbordo, ha sentito il bisogno di far circolare una nota in cui prende le distanze. “Nel rispetto totale di tutti i suoi principi”, la Cri precisa di “aver preso le distanze dalle operazioni di sgombero avvenute nella mattinata da parte delle forze dell’ordine”, e “di non aver prestato in nessun modo il fianco ad azioni di forza” a Ventimiglia. Proteste si stanno alzando da più parti. Tra gli altri, l’Arci in un comunicato parla di “vergogna europea e impotenza italiana”. La Comunità di Sant’Egidio, intanto, segnala che ormai la gara di solidarietà verso i migranti che bivaccano nelle stazioni si va estendendo. Il Paese Reale ha risposto, quindi, meglio dei politici che dovrebbero rappresentarlo.

Su quanto è avvenuto questa mattina a Ponte san Ludovico, con manganellate e arresti, c’è una nota di Eleonora Forenza, deputata di Altra Europa al Parlamento europeo e membro del gruppo Gue/Ngl. Forenza ha anche presentato una interrogazione. “Gli avvenimenti al confine italo-francese di Ventimiglia si configurano come vera e propria emergenza umanitaria – ha dichiarato -. Sebbene le autorità francesi dichiarino che non è stato sospeso Schengen, si stanno attuando veri e propri respingimenti collettivi in violazione del Regolamento 562/2006/CE, secondo cui le verifiche di frontiera vanno effettuate garantendo il rispetto della dignità umana e dei diritti fondamentali. La Francia deve ottemperare alle procedure previste in materia di protezione internazionale” Forenza ricorda che i migranti che si presentano alla frontiera per fare richiesta di asilo non possono essere respinti indiscriminatamente verso il paese dal quale provengono ma solo a seguito di una procedura individuale. Se si tratta di riammissioni di richiedenti asilo effettuate in base al Regolamento Dublino, va garantito comunque il diritto di difesa contro il ritrasferimento. “Pertanto – conclude la parlamentare europea – si chiede se il comportamento delle autorità francesi sia in linea con i regolamenti e i trattati Europei e quali iniziative la Commissione stia intraprendendo per bloccare i respingimenti indiscriminati alla frontiera e monitorare il rispetto delle normative vigenti”.

Nelle stesse ore Bruxelles respinge, con un chiaro “No” politico, la proposta di accordo avanzata dalla Grecia. “La scelta dell’Unione Europea di rifiutare il Piano presentato dalla Grecia – scrive Ferrero in una nota – non ha ragioni economiche ma solo un significato politico. L’Unione Europea a trazione tedesca vuole abolire la democrazia: i popoli possono solo subire le politiche di austerità ma non metterle in discussione. Non è una dittatura con i plotoni d’esecuzione e l’olio di ricino ma una dittatura soft che distrugge le vite delle persone. Questa è la posta in gioco oggi: il silente Renzi sta dalla parte dei banchieri e della Merkel, noi stiamo dalla parte di Tsipras e del popolo greco: questa è la differenza tra la destra e la sinistra, in Italia come in Europa”.

VENEZIA: LA SCONFITTA DI CASSON E I 5 STELLE NON-PODEMOS

VENEZIA: LA SCONFITTA DI CASSON E I 5 STELLE NON-PODEMOS

VENEZIA: LA SCONFITTA DI CASSON E I 5 STELLE NON-PODEMOS
di Marina Terragni

Qualche considerazione sull’amara sconfitta di Felice Casson, magistrato integerrimo, scopritore di Gladio, in lotta contro la corruzione e contro gli avvelenatori di Porto Marghera e candidato sindaco del centrosinistra a Venezia.

1. Casson ha perso perché ha perso il Pd (-12 punti percentuali), diventando il terzo partito a Venezia. La città va al centrodestra di Luigi Brugnaro, detto il Berluschino – da alcuni anche il Renzino – con il 53.2 per cento dei consensi contro il 46.7 di Casson.

2. Dopo più di vent’anni di amministrazione di centrosinistra il Pd cola a picco per almeno due ragioni: una locale, lo scandalo Mose che ha travolto il sindaco di centrosinistra Giorgio Orsoni, costato ai veneziani l’umiliazione bruciante del commissariamento; una nazionale: l’ardita operazione renziana del Partito-Nazione non paga. Quando la destra, come qui e nel caso ligure, è coesa e unita, si riprende i suoi voti. Tra la copia e l’originale sceglie l’originale. Il Partito-Nazione quindi perde sia a destra sia a sinistra, fermandosi a Venezia a un miserabile 16 per cento (il Pd perde anche le roccaforti di Arezzo, Nuoro, Matera, Chieti, Lamezia Terme e Fermo).

3. Casson avrebbe potuto vincere al ballottaggio se il M5Stelle lo avesse sostenuto. Ma non è bastato che Casson sottoscrivesse i 5 punti proposti dai grillini, e che si impegnasse contro le grandi navi in Laguna. Il M5Stelle ha scelto nuovamente il no. L’effetto Podemos (la nuova sindaca di Madrid Manuela Carmena governa grazie all’alleanza tra Podemos e i socialisti) non c’è stato. Il M5Stelle non è Podemos, o meglio, il M5Stelle è Non-Podemos, inchiodato al negazionismo infantile di una fase destruens che non si chiude mai, all’inseguimento di un onnipotente maggioranza assoluta. Per chi continua a pensare ai 5 Stelle come a una formazione di sinistra – nonostante le sue dichiarate simpatie per l’ultradestra di Farage – è la definitiva disillusione.

4. Casson – forse – avrebbe potuto vincere se l’astensionismo non avesse raggiunto il 50 per cento: metà delle veneziane e dei veneziani non è andata a votare. A livello nazionale è andata anche peggio; i votanti sono ormai la minoranza dei cittadini, sotto il 50 per cento, nonostante la battaglia per il sindaco sia politicamente tra le più coinvolgenti. Quindi più di un elettore su due non va a votare.

E non è difficile capire perché, con particolare riguardo al Pd: se la gente ti vota su un programma e tu ne realizzi un altro, se diventa chiaro che la voce e la volontà e il voto dei cittadini non contano un accidente di niente, se è proprio il partito dei lavoratori a tirarti la sberla dell’abolizione dell’art. 18, be’, anziché alle urne meglio andare a farsi un onesto spritz (o, a Matera, un piatto di lagane e ceci).

CANTOSOCIALE a “Nutrire il pianeta” con canti e storie di aia e di risaia

CANTOSOCIALE a “Nutrire il pianeta” con canti e storie di aia e di risaia

SABATO 20 GIUGNO 2015 – DALLE ORE 18 ALLE ORE 20,00

AD ABBIATEGRASSO – PALAZZO CITTADINI STAMPA

 

Il canto della fatica, l’orgoglio e la dignità delle donne nei campi e nelle filande.

Il sapore delle feste, ricordando suoni voci e lavori della nostra terra

i CANTOSOCIALE
ospiti alcune ex mondariso del coro
delle Mondine di valle Lomellina

presentano

Chi l’è mei a nas un’oca As lavora dì e nòt e la paga l’è sempar poca!

Storie e canti d’aia, filanda e risaia

e alla fine buon vino innaffierà i risotti …..
Riso, risaia e… alla fine si assaggia

Promuove INIZIATIVA DONNA

patrocinio: COMUNE DI ABBIATEGRASSO

nell’ambito delle giornate europee della Musica

Sabato 20 giugno 2015 alle ore 18.00 nella suggestiva cornice del Palazzo Cittadini Stampa di Abbiategrasso, L’Associazione Iniziativa Donna, nell’ambito delle giornate europee della musica, con il patrocinio del Comune di Abbiategrasso ha organizzato una iniziativa che ripercorre con il canto della fatica, l’orgoglio e la dignità delle donne nei campi e nelle filande. Il sapore delle feste, ricordando suoni voci e lavori della nostra terra. Il racconto delle storie mira a far conoscere le condizioni di vita e di lavoro descrivendo le tradizioni e i mestieri tipici della nostra zona fra cui i braccianti e le mondine. I Cantosociale attingeranno nei canti dei campi, nelle poesie un patrimonio storico e culturale di grande importanza.

Questo è il primo appuntamento inserito nella rassegna “Nutrire il pianeta”.

Grecia: i criminali bipartisan contro la democrazia

Grecia: i criminali bipartisan contro la democrazia

di Paolo Ferrero –

L’Unione Europea rifiuta il piano del governo Greco per una differenza di tagli di 2 miliardi. Due miliardi di tagli sono tanti per il popolo greco che di tagli ne ha già subiti a bizzeffe, non sono nulla per l’Unione Europea che di miliardi ne sta prestando a migliaia alle banche private. E’ ovvio che l’obiettivo dell’Unione Europea è unicamente quello di sfregiare Tsipras, di obbligarlo alla resa in modo da poter dire che “tutti hanno ceduto, tutti sono uguali”. L’obiettivo dell’Unione Europea è la distruzione della democrazia intesa come possibilità dei popoli di far valere la loro volontà contro il neoliberismo. Tra gli sciacalli che oggi si stanno scatenando contro il governo greco si segnala Sigmar Gabriel, socialdemocratico tedesco e vicepresidente del governo della Merkel. Chi pensa che Renzi sia un caso isolato in Europa si sbaglia: i socialisti e di popolari sono entrambi rappresentanti delle classi dominanti e del neoliberismo. Le due facce della stessa medaglia, dello stesso dominio di classe: i criminali bipartisan!

Menù della 7^ festa di Rifondazione Comunista e dell’altra Vigevano a sinistra

Menù della 7^ festa di Rifondazione Comunista e dell’altra Vigevano a sinistra

MENU’

Venerdì sera 19/6

Primi:

Fusilli al pesto di pomodorini secchi €. 5,00

Gnocchi al ragù carni miste €. 5,00

Secondi:

Fagottini di sfoglia con spinaci e mozzarella €. 5,00

Tagliata rucola e pomodorini €. 7,00

Polpettone farcito agli spinaci su vellutata di porri e patate €. 6,00

Contorni:

Verdure grigliate €. 3,00

Insalata di radicchio pere e noci €. 3,00

Dolci:

Macedonia ai frutti rossi €. 3,50

Torta yougurt pere e cioccolato €. 3,50


 

Sabato pranzo 20/6

Primi:

Risotto funghi e salsiccia €. 5,00

Trofie al pesto €. 5,00

Secondi:

Roastbeef rucola e pomodorini €. 7,00

Galletti al forno €. 6,00

Caponata €. 5,00

Contorni:

Insalata  €. 3,00

Patate al forno €. 3,00

Dolci:

Ananas con zenzero e lime €. 3,50

Meringata €. 3,50


 

Sabato sera 20/06

Primi:

Trenette alle vongole €. 6,00

Mezze manica alla norma €. 5,00

Secondi:

Trancio salmone alle erbe aromatiche €. 7,00

Vitello tonnato €. 6,00

Torta radicchio patate provola €. 5,00

Contorni:

Insalata di patate €. 3,00

Verdure grigliate €. 3,00

Dolci:

Salame cioccolato €. 3,50

Cheesocake ai mirtilli €. 3,50


 

Domenica pranzo 21/6

Primi:

Insalata di farro €. 5,00

Ravioli di radicchio, noci e burro nocciola €. 5,50

Secondi:

Frittata di cipolla di Breme €. 5,00

Coppa di maiale al forno €. 6,00

Carpaccio rucola e grana €. 6,00

Contorni:

Patate al forno €. 3,00

Insalata mista €. 3,00

Dolci:

Tiramisù al pistacchio €. 3,50

Strudel di mele €. 3,50


 

Domenica sera 21/6

Primi:

Cous-cous di verdure o pesce

Dolci:

Macedonia

TUTTO E DUE A €. 10,00


 

PIATTI SEMPRE DISPONIBILE

  Trippa €. 5,00

Prosciutto e melone €. 6,00

Caprese €. 4,50

Salame della duya €. 4,50

SABATO E DOMENICA POMERIGGIO SALAMELLA E BIRRA €. 6,00


 

BUON APPETITO!


 

IL SERVIZIO CUCINA

CON MENU’TRADIZIONALI E VEGETARIANI

SARA’ APERTO NEI SEGUENTI ORARI:

DALLE ORE 12 ALLE ORE 14,30 PER IL PRANZO (ESCLUSO IL VENERDI’ 19)

E DALLE ORE 20 ALLE ORE 22 PER LA CENA.


 

E’ gradita la prenotazione telefonica al n° 0381-346333 – Cell. n° 3426489617 dal lunedì al venerdì (escluso martedì) dalle ore 21, sabato e domenica dalle ore 10, oppure telefonando al numero 328-1028046 (dalle ore 20 alle ore 22)


 

Raccolta firme per chiudere Casa Pound di Pavia

Raccolta firme per chiudere Casa Pound di Pavia

Raccolta firme per chiudere Casa Pound
CasaPound ha appena aperto una sede a Pavia, in Via della Rocchetta, a pochi metri dal circolo ARCI Radio Aut: è evidentemente una provocazione. Per farlo ha usato un nome di copertura: la fantomatica associazione di promozione sociale “Il pendolo”. L’apertura di questa sede provocherà, anche a Pavia, problemi di ordine pubblico, diffondendo odio razziale e xenofobia. Le nefaste idee di coloro che si autodefiniscono fascisti del terzo millennio investiranno tutta la città.
L’ANPI e tutte le realtà antifasciste cittadine chiedono a gran voce che le istituzioni, il Comune, la Provincia, la Prefettura e la Questura facciano di tutto per ottenere la chiusura della sede di CasaPound.

Inoltre l’ANPI, l’ARCI e la Rete Antifascista invitano tutti i cittadini e gli abitanti della zona a mobilitarsi e a sostenere la raccolta firme per chiedere che il neofascismo non abbia spazio in città, né in Via della Rocchetta, né altrove.

Si può firmare a:
Circolo ARCI Radio Aut
Sottovento
Spaziomusica
Circolo ARCI Via d’acqua
Sede Sezione ANPI Pavia Onorina Pesce Brambilla
E in tutti gli eventi pavesi dove sarà presente un gazebo ANPI, ARCI o Rete Antifascista

Il DDL sulla scuola di Renzi va ritirato

Il DDL sulla scuola di Renzi va ritirato

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DISCORSO DI ALEXIS TSIPRAS IN PARLAMENTO SULLO STATO DEI NEGOZIATI IN CORSO.

DISCORSO DI ALEXIS TSIPRAS IN PARLAMENTO SULLO STATO DEI NEGOZIATI IN CORSO.

DISCORSO DI ALEXIS TSIPRAS IN PARLAMENTO SULLO STATO DEI NEGOZIATI IN CORSO.
Signora Presidente,
Signore e Signori membri del Parlamento,
Ho chiesto l’incontro di oggi, perché siamo nel tratto finale dei negoziati e contemporaneamente, al punto più critico.
Pertanto, è necessario informare ufficialmente il Parlamento, informare il popolo greco, su quanto riguarda lo stato dei negoziati e su cosa ci piacerebbe realizzare in futuro.
Questo è in accordo con la mia responsabilità democratica, non solo nei confronti dei partiti politici e il Parlamento, ma anche verso il popolo greco.
È per questo che, fin dall’inizio, ho messo in chiaro che in questo processo non abbiamo nulla da nascondere né ci nascondiamo dal popolo greco.
E’ per loro conto che stiamo negoziando; per loro conto e con un senso di responsabilità stiamo combattendo per ottenere il miglior accordo possibile.
Non vi è nulla, pertanto, che vogliamo tenere nascosto.
Signore e Signori membri del Parlamento,
Fin dall’inizio, il nuovo governo greco ha fatto sapere che cerca una soluzione europea al problema greco.
Un accordo reciprocamente vantaggioso che liberi la società greca e l’economia dalla spirale recessiva degli ultimi sette anni per mettere finalmente fine all’austerità, ripristinando la giustizia sociale e anche, per fornire una soluzione completa alla questione del debito.
Tale soluzione è proprio ciò che è necessario, non solo per la Grecia ma per tutta l’Europa, per mettere fine una volta per tutte, al ciclo pericoloso della crisi iniziata nel 2008.
Una soluzione del genere inaugurerà una nuova era di integrazione europea, l’invio di un messaggio chiaro che l’Unione europea e la moneta unica sono parte della nostra storia contemporanea. Che la strategia degli Stati europei che attribuiscono a questa è una, uniforme e indivisibile.
Questi sono gli obiettivi fondamentali che hanno plasmato le nostre posizioni nel corso dei negoziati, sia politici che tecnici: ai vertici, alle riunioni dell’Eurogruppo, durante le discussioni con i leader politici e con i responsabili delle istituzioni, e, a livello tecnico, con il cosiddetto “Gruppo di Bruxelles”.
Abbiamo attivamente dimostrato il nostro atteggiamento e l’impegno per il progetto europeo attraverso la proposta globale che abbiamo presentato la scorsa settimana alle istituzioni e ai leader politici europei.
La nostra proposta ha palesato il nostro atteggiamento sincero per raggiungere un compromesso, in quanto non riflette le posizioni iniziali del governo greco, ma i risultati dei negoziati con il Gruppo di Bruxelles. In breve: dopo tre mesi di trattative faticose abbiamo raggiunto un terreno comune . E in questo senso, abbiamo mostrato chiaramente il nostro rispetto per i processi di negoziazione e per le nostre controparti.
Finora, questa proposta è stata l’unica base realistica per la discussione, al fine di raggiungere un accordo che rispetti sia il mandato popolare del 25 gennaio sia le norme comuni per l’unione monetaria.
Una caratteristica fondamentale della nostra proposta è la riduzione degli avanzi primari, qualcosa che anche le istituzioni adesso accettano.
Perché avanzi primari elevati, inclusi nel programma precedente, rappresentano solo ulteriore austerità.
La nostra proposta costituisce una base di discussione ma con certi limiti.
Ciò significa, che alcune delle misure dure descritte in questa proposta che sarà vincolante, verranno attuate solo ad una sola condizione: che ci sarà un accordo generale, una soluzione per la Grecia. Che il teatro delle ombre degli ultimi cinque anni non continuerà, che è servito solo a peggiorare la situazione del debito e le prospettive di uscita dalla crisi.
Signore e Signori membri del Parlamento,
Non prendiamoci in giro.
L’elemento cruciale della trattativa non sono solo le riforme richieste dai nostri partner per concludere il programma. Il fattore critico è quello di rompere il circolo vizioso di questa crisi. E questo può essere raggiunto solo modificando la “ricetta”, ovvero terminando con l’austerità dura che produce la recessione, combinata con una soluzione efficace per la sostenibilità del debito. Perché a dire la verità, questo è l’unico modo in cui l’economia greca tornerà ad essere sicura per gli investitori e i mercati.
Ma perché tutto lo sforzo di riforma del governo greco possa avere successo, è necessaria una soluzione efficace al problema del debito.
Una soluzione efficace e non solo il riferimento a una promessa di decisione dell’Eurogruppo, che non si materializzerà mai, come è stato fatto nel 2012.
Perché altrimenti, non importa quanto ci sforziamo, noi non riusciremo a sfuggire dal circolo vizioso dell’ incertezza, che è il principale ostacolo alla crescita per l’economia greca.
E sono sicuro che nessuno in Europa vuole prolungare l’incertezza, nessuno vuole continuare a camminare sul filo del rasoio di un pericolo costante imminente.
Se questo è il motivo, allora l’obiettivo nazionale di raggiungere un accordo non può avere come criterio primario la gestione politica del contratto, e anche la sua vitalità economica.
È per questo che, in molte occasioni, ho sottolineato che non abbiamo solo bisogno di un accordo. Abbiamo bisogno di una soluzione. Dopo cinque anni, abbiamo bisogno di una soluzione definitiva, sia per la Grecia che per l’Europa. Una soluzione che ponga fine alla politica delle eccedenze irrealistiche e di austerità e che possa garantire la sostenibilità del debito greco.
Questa è la sfida fondamentale della trattativa in corso, l’austerità imposta per garantire il rimborso di un debito insostenibile hanno costituito il nucleo della fallimentare politica del memorandum per cinque anni.
E “fallimento” non è un modo di dire, ma qualcosa che è ormai riconosciuto in tutto il mondo dalla stragrande maggioranza dei leader politici e dall’opinione pubblica. Non solo dal popolo greco, il cui rifiuto di queste politiche si riflette nei risultati delle recenti elezioni. Ma si riflette anche negli indici del debito e delle disuguaglianze sociali, nonché degli indici di competitività dell’economia, che, nonostante le previsioni ottimistiche non hanno mai recuperato nel quadro dei programmi di dura svalutazione interna, in atto nel corso degli ultimi cinque anni.
Signore e Signori membri del Parlamento,
Devo confessare, a voi e al popolo greco, che la proposta che mi è stata presentata dal presidente della CE Juncker, a nome delle tre istituzioni, ha rappresentato una spiacevole sorpresa.
Non avrei mai immaginato che le istituzioni potessero presentare una proposta che non avrebbe preso in considerazione il terreno comune raggiunto in seguito ai negoziati di tre mesi con il Gruppo di Bruxelles.
Non potevo immaginare che gli sforzi onesti del governo greco per giungere a una soluzione equa e globale sarebbero stati percepiti da alcuni come un segno di debolezza.
Soprattutto, non potevo immaginare che i politici, e non i tecnocrati, potessero credere che dopo cinque anni di devastante austerità sotto il memorandum, ci sarebbe stato un unico deputato greco che potesse votare a favore dell’abrogazione della EKAS per i pensionati a basso reddito e per l’IVA in aumento del 10% su elettricità.
E se sbaglio in questa valutazione, parlate per favore.
Purtroppo, le proposte presentate dalle istituzioni sono chiaramente irrealistiche, e rappresentano un passo indietro rispetto al terreno comune che è stato raggiunto con grandi difficoltà durante i negoziati.
Il governo greco non può, in nessun caso, accettare suggerimenti irrazionali che permetterebbero attraverso avanzi inferiori, di attuare estenuanti misure sui pensionati a basso reddito e sulla famiglia greca media.
E voglio credere che questa proposta rappresenti un brutto momento per l’Europa o una cattiva tattica negoziale, e che possa venire subito ritirata.
Tuttavia, ritengo mio dovere, prima di prendere decisioni definitive concernenti la risposta ufficiale alle istituzioni, ascoltare attentamente le opinioni delle parti in questo momento critico per il Paese.
La responsabilità principale appartiene ovviamente al governo, ma oggi mi piacerebbe sentire le opinioni dell’opposizione, se con senso di responsabilità patriottica e onestà, ci stanno chiamando per accettare la proposta presentata dalle tre istituzioni o se sono anche loro contro di essa.
Poiché finora nel corso dei negoziati, siamo stati ferocemente criticati – e, naturalmente, la vostra critica è la benvenuta perché è l’essenza della democrazia – per quanto riguarda il motivo per cui noi non firmiamo l’accordo.
Ora che sapete esattamente quello che ci viene chiesto di firmare, vi invito a chiarire se accettate o rifiutate l’accordo proposto.
Ci troviamo di fronte a delle proposte irrazionali contenute nel documento recente, che rappresentano un cattivo momento per l’Europa rispetto alla proposta realistica del governo greco, che dimostra il suo impegno per gli ideali europei detenuti da questo paese.
Voglio, a questo punto, per ricordare a tutti voi che da quando siamo saliti al potere, abbiamo onorato gli impegni esterni di circa 7,5 miliardi di euro, nonostante l’asfissia finanziaria scelta come tattica di negoziazione da parte delle istituzioni.
Voglio ricordare inoltre che dal giugno 2014, nessun acconto è stato pagato dal Programma, dal momento che dal 18 febbraio è in vigore un vincolo da parte della BCE per quanto riguarda l’emissione di Buoni del Tesoro, un vincolo che non ha alcun fondamento giuridico in quanto la validità del contratto di finanziamento è stata estesa e il paese si trova in un processo di negoziazione nell’ambito del Programma.
Questo non è più solo una questione legale, ma solo una questione politica. L’asfissia finanziaria del paese è ormai una questione morale, in conflitto con i principi di base, fondanti dell’Europa. Un problema che solleva domande legittime sul futuro dell’Europa stessa.
E sono certo che non ci sono molte persone in Europa che si sentono orgogliosi di questa tattica. E ‘quindi il momento per tutti di dimostrare, sia in Grecia – ma soprattutto in Europa – che si sta lavorando per trovare una soluzione non per sottomettere e umiliare un intero paese. Perché se si sta lavorando per umiliare o soggiogare, dovrebbero rendersi conto che produrranno risultati opposti.
E questa non è una minaccia ma una semplice constatazione che non richiede lo studio sondaggi per capirlo.
Dobbiamo solo parlare con le persone, in ogni città e villaggio, in ogni luogo di lavoro, in ogni comunità, tra i più anziani e tra i più giovani greci, che con ansia discutono gli sviluppi e ci chiedono una cosa:
di non ritirare le nostre richieste. Per non soccombere alle richieste irragionevoli o estorsive dei creditori.
Signore e Signori membri del Parlamento,
Mi chiederete, e forse è giusto così: prendendo in considerazione tutto quanto sopra, siamo in ultima analisi, prossimi ad un accordo praticabile? Vi risponderò onestamente: Nonostante la grave battuta d’arresto di due giorni fa, è mia convinzione che ora siamo più vicini che mai a un accordo, e vi spiegherò il perché.
In primo luogo, perché è ormai evidente in Europa -e da parte opinione pubblica- che la parte greca ha proposto un quadro realistico una soluzione che non tratta le aspettative dei partner, le regole che disciplinano l’unione monetaria, o l’opinione pubblica degli altri stati membri, con intransigenza e indifferenza.
In secondo luogo – e forse più importante – perché, nonostante le aspettative contrarie e le condizioni avverse in questi ultimi mesi, siamo riusciti a sopportare.
Abbiamo insistito e siamo riusciti a negoziare con fermezza e con sicurezza, in nome del popolo greco. E ora, dopo la decisione di ieri da parte del Fondo monetario internazionale di raggruppare i pagamenti per la fine del mese, è ormai chiaro a tutti, compresa e anticipata da tutti, inclusi i mercati che nessuno vuole una rottura. E il tempo non si sta esaurendo solo per noi. Si sta esaurendo per tutti.
Pertanto, alcuni individui non dovrebbero correre a prevedere prematuramente gli sviluppi e trarre conclusioni.
L’approccio realistico della parte greca è l’unico approccio serio di negoziato per raggiungere un accordo sostenibile.
E mentre diventa chiaro che il problema greco non si limita alla Grecia, ma piuttosto è una questione che riguarda l’intera zona euro e il suo futuro, così come l’economia globale, crescerà la probabilità che i nostri partner aderiscano al realismo e alle realistiche posizioni presentate dalla parte greca.
Signore e Signori membri del Parlamento, in chiusura, vorrei riassumere gli obiettivi strategici del governo greco nei negoziati in corso:
• avanzi primari bassi, che sono già stati accettati e hanno già ridotto il costo, con disegno di legge per il popolo greco da 8 miliardi di euro per il prossimo anno e mezzo, e 14 miliardi di euro euro entro per cinque anni.
• Haircut – ristrutturazione del debito.
• Protezione delle pensioni e dei salari reali.
• redistribuzione del reddito a favore della maggioranza sociale. Perché, naturalmente, ci sarà bisogno di un aumento delle entrate. Il punto è: verranno colpiti i percettori di basso e medio reddito o quelli con redditi alti? Coloro che nel corso degli ultimi cinque anni non hanno contribuito con la loro giusta quota, quelli che non hanno partecipato per pagare il conto della crisi, devono essere ritenuti responsabili.
• Ripristino della contrattazione collettiva e rovesciamento dei rapporti di lavoro deregolamentati, che a nostro parere, è stata una ideologia chiave della politica del memorandum. Posso informarvi che, sulla base della nostra consultazione con l’OIL, [Organizzazione internazionale del lavoro], che è in una fase avanzata, presenteremo la proposta definitiva nei prossimi giorni. Sarà introdotta e promulgata nel Parlamento greco, che è sovrano e legifererà il ripristino dei contratti collettivi del paese.
• Un forte programma di investimenti in grado di creare una scossa positiva per l’economia greca mobilitando il suo potenziale.
Questi sei punti principali sono gli elementi che sintetizzano la natura del nostro accordo , quello che sarà economicamente sostenibile e socialmente equo. I nostri sforzi, ovviamente, saranno giudicati dai risultati. E i risultati saranno ovviamente positivi, se è forte la volontà del popolo greco a sostegno della linea di negoziazione nazionale, l’enorme sforzo del governo per una soluzione giusta e praticabile.
Ma è certo che nei prossimi giorni, entriamo nel tratto finale, ci saranno molte cose da dire.
Abbiamo bisogno di compostezza, di prudenza, di saggezza sociale e di sostegno politico per raggiungere l’obiettivo nazionale per il miglior risultato possibile.
E ora è il momento per tutti per dimostrare responsabilità. Principalmente, il governo, ma naturalmente anche le altre parti.
Compresa l’Opposizione.
Vi esorto a sostenere pienamente gli sforzi nazionali e mettere da parte, nel corso di questi momenti critici, l’interesse e la retorica allarmista.
Infine, voglio rassicurare il popolo greco che deve essere orgoglioso di questo sforzo e deve rimanere calmo. Orgoglioso, perché il governo greco non si piegherà alle richieste irragionevoli. E calmo, perché la nostra pazienza e la nostra perseveranza durante la negoziazione, la nostra resistenza, presto avranno i loro frutti. Difenderemo, nel miglior modo possibile, il diritto di tutti a vivere con dignità, ma soprattutto, a vivere in condizioni che permettano un futuro di prosperità, di progresso, di speranza e di ottimismo.
E sono sicuro che ci riusciremo.
Grazie

7^ FESTA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA E DELL’ALTRA VIGEVANO A SINISTRA

7^ FESTA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA E DELL’ALTRA VIGEVANO A SINISTRA

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