Archivio for luglio, 2015

Menù della 2^ festa provinciale di RIFONDAZIONE COMUNISTA Federazione di Pavia

Menù della 2^ festa provinciale di RIFONDAZIONE COMUNISTA Federazione di Pavia
  • ANTIPASTI:
    bruschette                                                                                                    €. 2,50
    melone con salame ‘nduja                                                                          €. 5,00
    melone con salame crudo                                                                           €. 5,00

  • PRIMI:
    risotto Panissa                                                                                             €. 4,50
    penne alla Norma (con melanzane)                                                          €. 4,50
    cous-cous vegetariano                                                                                €. 4,50
    pasta al pomodoro                                                                                       €. 4,00
    pasta al pesto                                                                                               €. 4,00

  • SECONDI/GRIGLIA:
    Arrosto di vitello                                                                                          €. 5,00
    Coppa di maiale alla griglia                                                                         €. 5,00
    Salamella alla griglia                                                                                    €. 4,00

  • CONTORNI E DESSERT:
    insalata mista                                                                                               €. 2,50
    verdure grigliate                                                                                          €. 2,50
    patatine fritte                                                                                               €. 2,50
    formaggio grana                                                                                           €. 2,50
    formaggio gorgonzola                                                                                  €. 2,50
    dolce /torte casalinghe                                                                                €. 3,00

  • PANINI:
    panino con gorgonzola                                                                                 €. 3,00
    panino con salamella                                                                                    €. 3,50
    panino con salamella e verdure grill                                                          €. 4,00

  • BEVANDE:
    acqua naturale ½ litro                                                                                 €. 1,00
    acqua frizzante ½ litro                                                                                 €. 1,00
    coca cola                                                                                                          €. 2,50
    sprite                                                                                                               €. 2,50
    birra alla spina media                                                                                    €. 3,50

  • VINI:
    vino bianco bicchiere                                                                                     €. 1,50
    vino rosso bicchiere                                                                                       €. 1,50
    bianco – Pinot Grigio bottiglia                                                                      €. 6,00
    rosso – Bonarda bottiglia                                                                              €. 6,00
    rosso Barbera bottiglia                                                                                  €. 6,00
    bianco Reasling Prosecco                                                                               €. 7,00

  • CAFFE’                                                                                                             €. 1,00

 

BUON APPETITO E GRAZIE!

E’ gradita la prenotazione telefonando al cell. 3337476446

NO AI TAGLI ALLA SANITA’ !!!!

NO AI TAGLI ALLA SANITA’ !!!!

NO AI TAGLI ALLA SANITA’ !!!!
«Ma quanto deve “costare” la sanità? A mio avviso, l’unica risposta intelligente (e carica di giustizia) è: quanto serve, quanto serve per curare al meglio le persone che ne hanno bisogno. Tutte. IdeaImente, non un euro in più, né un euro in meno. I rapporti ufficiali, invece, ci dicono che circa 10 milioni di italiani non possono curarsi come dovrebbero, perché non se lo possono più permettere…»
(Gino Strada)

“Buona sanità”, senza più esami diagnostici

“Buona sanità”, senza più esami diagnostici

Il governo vuol chiudere la sanità pubblica. A colpi successivi, senza pause. L’obiettivo era già charo da anni, perché da oltre 20 a questa parte tutti i governi – senza eccezioni né differenze tra destra e presunto “centrosinistra” – hanno proceduto nell’identica direzione. Del resto, è una direttiva europea piutosto chiara: le spese pubbliche vanno tagliate per mettere in ordine i conti, e il grosso della spesa si concentra in tutti i paesi in tre capitoli: sanità, pensioni e istruzioni. Sono anni, del resto, che sintetizziamo per i nostri lettori questo programma con il titolo dovete morire prima .

Macelleria sociale ordinata dall’alto ed eseguita con entusiasmo criminale da parte delle amministrazioni regional-nazionali. Ma naturalmente presentata come l’opposto. E quindi “buona scuola”, “pensioni eque” (non ci chiedete lo stipendio di Tito Boeri, però) e ora anche “buona sanità”. Che nelle parole di Yoram Gutgeld, deputato Pd renzianissimo, sostituto di Carlo Cottarelli alla spending review , suonano più che altro come “addio sanità”.

L’intervista è apparsa sul giornale del partito, La Repubblica , ed è quindi totalmente attendibile.

A cominciare dall’obiettivo finanziario, quantificato in 10 miliardi. Come scavare una voragine di queste dimensioni senza dichiarare che la salute dei cittadini – specie di quelli meno abbienti, che possono ricorrere solo alla sanità pubblica – è l’ultima preoccupazione di questo governo?

Semplice: si parte col dire che la situazione è molto articolata, ci sono “ospedali gestiti bene e altri malissimo” (com’è noto a tutti, a cominciare da utenti e lavoratori della sanità). Poi si prendono esempi apicali di dissesto finanziario (“Ci sono ospedali che hanno squilibri nella gestione economica di decine di milioni, dovremo intervenire”) e di lì si comincia a trattare ogni cosa come se fosse di questa natura.

Ma sia chiaro, a Renzi e Gutgeld interessa lanciare un messaggio “positivo”: “Non faremo scelte da ragionieri, ma ci preoccupa migliorare l’operatività e i servizi dello Stato”. Buona sanità a tutti, insomma.
“Abbiamo ospedali gestiti bene ed altri meno bene. Noi crediamo che sia giusto prevedere che questi ospedali facciano uno sforzo per equilibrare la gestione economica nell’arco di un determinato numero di anni”. Punendo quelli che non ci riescono, senza star lì a questionare sul perché (ci sono dirigenti che rubano oppure un bacinodi utenti troppo ampio? Chissenefrega, dicono a palazzo Chigi).

“I meccanismi dovranno essere concordati con la conferenza Stato-Regioni. Sarà un processoprogressivo”. Anche perché si sono “differenze importanti tra Regioni e all’interno di singole regioni nelle prescrizioni di esami clinici. Uno dei motivi è la cosiddetta ‘medicina difensiva’, esami prescritti per non incorrere nel rischio di cause legali dei pazienti”.

Il fenomeno è noto e anche abbastanza esteso. C’entra il livello medio di competenza dei medici in un campo in cui molte patologie presentano aspetti complessi, che richiedrebbero molte competenze convergenti; c’entra la “cultura” di un popolo spesso convinto che a “far causa” ci si guadagna sempre (anche se non è affatto vero; provate a far causa a una banca e vedrete…). Alla fine molti medici prescrivono un’analisi in più per esser certi di aver azzeccato la prognosi o per mettersi al riparo, sul piano documentale, da una possibile rivalsa. Diciamo che basterebbe trasferire la responsabilità civile dal singolo medico alla struttura ospedaliera e il fenomeno si ridurrebbe quasi per magia.

E invece il governo punta a ridurre gli esami diagnostici: per la diagnostica, dice Gutgeld, “ragioneremo insieme alla Conferenza Stato-Regioni su obiettivi specifici utilizzando soglie di riferimento”. Serve una traduzione, vero? Significa che il governo fisserà un numero definito “ottimale” di esami diagnostici in percentuale alla popolazione. E una volta arrivati a quel limite ogni struttura sanitaria e ogni singolo operatore sarà “incentivato”a non prescrivere esami. Se non a pagamento de singolo malato.

È un meccanismo fondamentalmente criminale, che lascerà un numero al momento indefinibile di pazienti privi di diagnosi accurate, quindi più esposti a errori o peggioramenti della malattia. Ma non per l’ineffabile Gutgeld: “anzi, questo nuovo approccio per rendere le strutture più efficienti porterà nel tempo non solo un risparmio ma un miglior livello di servizio”.

Abbiate fede, perché solo un dio vi potrà salvare…

Solidarietà dal basso con la Grecia

Solidarietà dal basso con la Grecia

Grecia 1

Grecia 2

Raccolta per la Grecia

Raccolta per la Grecia 2

 

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Partecipate alla festa provinciale di RIFONDAZIONE COMUNISTA Federazione di Pavia

Partecipate alla festa provinciale di RIFONDAZIONE COMUNISTA Federazione di Pavia

Torna la Festa provinciale di Rifondazione Comunista (PRC).

Da Venerdì 31 Luglio a Domenica 2 Agosto, i militanti del Partito organizzano la Festa di Liberazione presso la Cooperativa di Consumo in via Ticino 23 a Bereguardo.

Il ricavato della festa servirà per autofinanziare il Partito, permettere di mantenere aperti i presidi nelle località della Provincia, finanziare casse di resistenza di lavoratori in lotta, sostenere momenti di solidarietà attiva nelle emergenze, organizzare ulteriori momenti politici e ricreativi e in generale a finanziare la vita politica del Partito. In cambio si offriranno concerti, musica e ottimo cibo.

Si inizia Venerdì 31, con una serata dedicata ai giovani. Sul palco si alterneranno il gruppo folk Storytellers e il gruppo di rock agricolo indipendente Fiasco de Gama.

Sabato 1 agosto sarà la volta del ballo liscio accompagnato dal duo Giancarlo e Rosi.

Per finire Domenica 2 ci sarà una grande serata di Tango Argentino.

Tutte le sere a partire dalle 19 i militanti cucineranno piatti tipici e grigliate che serviranno agli ospiti a prezzi popolari accompagnati da birra e vino.

La festa è però prima di tutto un momento politico in cui si affronteranno temi di attualità internazionale e legati al mondo del lavoro.

Sabato, in compagnia di Nando Mainardi della Segreteria Nazionale del PRC e di Argyrios Panagopoulos rappresentante di Syriza in Italia faremo un dibattito incentrato sulle ‘ricette’ neoliberiste che scaricano sui lavoratori il peso della crisi, parleremo infatti di Jobs act un progetto contro i lavoratori del governo Renzi in Italia e del divieto di negoziati collettivi di lavoro imposto alla Grecia nel pacchetto di misure UE.

Domenica insieme a Giorgio Riolo, referente della Rete delle Alternative si parlerà degli scenari internazionali per capire l’altezza della sfida.

È un momento importante per radicare l’attività di tutto il Partito, ma anche della Sinistra in generale, e per riproporre l’attuale necessità di un fronte di sinistra antiliberista. È infatti anche con iniziative di questo tipo che si mostra la diversità dei Comunisti rispetto agli altri partiti e si ha la possibilità di portare ai cittadini e alle cittadine, ai lavoratori e alle lavoratrici il nostro messaggio di alternativa rispetto a questo sistema che mostra ogni giorno le sue contraddizioni, arricchendo i pochi e abbandonando a se stessi gli ultimi della società.

Per questo invitiamo i militanti e le militanti, i compagni e le compagne, simpatizzanti, cittadini e cittadine, lavoratori e lavoratrici a prendere parte alla Festa, portando il loro contributo e il loro sostegno alla lotta per un mondo diverso.

Ici scuole cattoliche, quando il pretame viene punto nel vivo la reazione è sempre scomposta!

Ici scuole cattoliche, quando il pretame viene punto nel vivo la reazione è sempre scomposta!
Tratto da: controlacrisi.org
Una “sentenza pericolosa” che limita fortemente “la garanzia di libertà sull’educazione che tanto richiede anche l’Europa”.
La pronuncia della Cassazione sugli istituti scolastici religiosi di Livorno che dovranno pagare l’Ici fa saltare i nervi alla Chiesa cattolica.
Ad insorgere è il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino con i soliti argomenti epocali. La reazione è davvero fuori dai limiti. Si mette dentro tutto, dall’ideologia, quella del fisco uguale per tutti (sic!) alla libertà di pensiero e di educazione, quella delle scuole religiose (doppio sic!).
La Chiesa cattolica, insomma, non perde l’occasione per dare un’altra dimostrazione di come quando si colpiscono i suoi interessi la reazione è scomposta e acida.
C’è da difendere un patrimonio di quasi quindicimila scuole paritarie in Italia, che coinvolgono un milione e mezo di studenti. Lo Stato italiano, poi, dà un sussidio di quasi un miliardo. Non è certo una bazzecola. Non contenti degli sgravi e bonus introdotti dalla cosiddetta “Buona scuola” di Renzi i preti vogliono tutto.
La legge, secondo la Cassazione, è chiara: anche le scuole religiose devono pagare l’Ici poiché‚ non sono attività che possono godere dell’esenzione.
Quella della 5/a sezione civile della Cassazione, che ha accolto un ricorso del Comune di Livorno, è la prima sentenza del genere in Italia.
Una decisione che ha provocato allarme nel mondo cattolico, fino a prospettare la chiusura delle scuole paritarie, annunciata da don Francesco Macrì, presidente della Fidae, la Federazione Istituti di attività educative, che non ce la farebbero a reggere l’urto del fisco.
L’esenzione, spiega la Cassazione, è infatti “limitata all’ipotesi in cui gli immobili siano destinati in via esclusiva allo svolgimento di una delle attività di religione e di culto” indicate dalla legge del 1985.
Ed in esse “non rientra l’esercizio di attività sanitarie, ricettive o didattiche, salvo non sia dimostrato specificamente che le stesse non siano svolte con modalità non commerciali”. La linea tenuta dalle scuole paritarie è quella di provvedere ad un servizio, ma ciò alla Cassazione non basta.
Come non basta il fatto che tali strutture possano operare in perdita: “Questione priva di fondamento, perché‚ anche un imprenditore può operare in perdita”.
Ed il giudice di primo grado, ovvero la commissione tributaria Toscana, sbaglia – secondo i giudici della Cassazione – a ritenere irrilevante ai fini dell’Ici il corrispettivo pagato dagli utenti delle scuole paritarie, poiché‚ esso “è un fatto rivelatore dell’esercizio dell’attività con modalità commerciali”.

Non siamo razzisti, siamo peggio

Non siamo razzisti, siamo peggio
di Anna Maria Rivera
 
La sim­bo­lo­gia del pogrom si era già espressa, a Quinto di Tre­viso, col rogo delle sup­pel­et­tili di uno degli alloggi desti­nati ai pro­fu­ghi: raz­ziate, get­tate in strada e date alle fiamme tra la folla plau­dente. Ora il maca­bro festino dell’intolleranza si arric­chi­sce di un det­ta­glio ancor più espli­cito: le minacce al pre­fetto di Roma, Franco Gabrielli, reo di non aver ceduto al ricatto dei cit­ta­dini «esa­spe­rati» di Casale San Nicola.In uno sgan­ghe­rato mes­sag­gio via Face­book, l’autore delle minacce, il vice­pre­si­dente, leghi­sta, del con­si­glio regio­nale delle Mar­che, inde­gno della carica isti­tu­zio­nale che rico­pre, pro­mette «olio di ricino» al «porco di un comunista».Siamo ormai a un punto di svolta allar­mante, con Sal­vini che vomita quo­ti­dia­na­mente ingiu­rie e cli­ché raz­zi­sti come: «Smet­tete di coc­co­lare migliaia di clan­de­stini. Acco­glie­teli in pre­fet­tura o a casa vostra, se pro­prio li volete».Men­tre il sistema di acco­glienza dei pro­fu­ghi mostra tutta la sua ina­de­gua­tezza, men­tre sugli sco­gli di Ven­ti­mi­glia il gruppo di gio­vani esuli con­ti­nua a resi­stere da più di un mese, abban­do­nato da ogni isti­tu­zione cen­trale, il blocco fascio­le­ghi­sta, aiz­zato da capo­rioni quali Zaia e Sal­vini, imper­versa da Nord a Sud, gui­dando la rivolta dei «pro­prie­tari del ter­ri­to­rio»: marce, molo­tov, cas­so­netti incen­diati e saluti romani.

Arduo è que­sta volta giu­sti­fi­care i ten­tati pogrom con la reto­rica della guerra tra poveri, seb­bene alcuni media per­si­stano. Non siamo in peri­fe­rie estreme, degra­date e abban­do­nate, ma in un comune tutt’altro che povero, ammi­ni­strato da un mono­co­lore leghi­sta, e in un sob­borgo romano tutto ville e piscine.

In realtà, gli impren­di­tori poli­tici del raz­zi­smo, spal­leg­giati da quelli mediali, non fanno che legit­ti­mare od orga­niz­zare pro­te­ste che si nutrono di una per­ce­zione deli­rante degli altri: quella che li col­loca, sim­bo­li­ca­mente e fat­tual­mente, nella sfera dell’estraneità all’umano. Solo così è spie­ga­bile come si possa par­te­ci­pare o con­sen­tire al lan­cio di sassi e bot­ti­glie con­tro il fur­gone che a Casale San Nicola tra­spor­tava i dician­nove gio­vani richiedenti-asilo, già sgo­menti per aver dovuto abban­do­nare d’un tratto la siste­ma­zione pre­ce­dente e ter­ro­riz­zati dalla torma degli scalmanati.

In realtà, coloro che si sono lasciati gui­dare dai fascio­le­ghi­sti niente sanno dei pro­fu­ghi allog­giati o da allog­giare nel «loro ter­ri­to­rio»: non ne cono­scono nep­pure le nazio­na­lità. Gra­zie al mar­tel­la­mento mediale dovreb­bero, però, essere edotti dell’epopea che li vede tra­gici eroi del nostro tempo: la fuga da mondi in fiamme o in sfa­celo, l’estenuante tra­ver­sata peri­gliosa del Medi­ter­ra­neo, i cada­veri, anche di bam­bini, abban­do­nati alle acque nostre, le madri che sbar­cano orfane dei figli e i figli che appro­dano orfani dei geni­tori… Ma quel che forse sanno non li muove a pietà, non fa scat­tare la molla dell’empatia o solo della com­mi­se­ra­zione: il deli­rio pro­duce anche anaf­fet­ti­vità, com’è ben noto.

Nulla sanno di ognuno di loro. E di tutti non pos­sono dire nean­che che sono ladri e rapi­tori di bam­bini, come dicono abi­tual­mente degli «zin­gari». Eppure li hanno già cata­lo­gati come nemici della loro medio­cre tran­quil­lità bor­ghese o piccolo-borghese, che essa alber­ghi nelle ville con piscina di Casale San Nicola oppure in alloggi ordi­nari di Quinto di Treviso.

Sanno o dovreb­bero sapere quali gaglioffi siano i mili­tanti di Casa­Pound, Forza Nuova, Mili­tia Chri­sti, Fra­telli d’Italia, Lega Nord e via dicendo. Eppure è a loro che si affi­dano «per pro­teg­gere il nostro ter­ri­to­rio dagli extra­co­mu­ni­tari». Così una resi­dente di Casale San Nicola all’inviato del Cor­riere della Sera, Fabri­zio Ron­cone, in una dichia­ra­zione pre­ce­duta dal clas­sico «Noi non siamo raz­zi­sti, ma…», sublime per emble­ma­ti­cità razzista.

La molla dell’empatia, ma verso i difen­sori del loro ter­ri­to­rio, è invece scat­tata nel M5S: una dele­ga­zione, costi­tuita da par­la­men­tari e da con­siglieri comu­nali e muni­ci­pali di Roma, si è affret­tata a rice­vere il «comi­tato spon­ta­neo di Casale San Nicola, riu­nito in presidio».

Niente di nuovo. Del pari, tutt’altro che ine­dita nella sto­ria ita­liana recente è la ten­ta­zione del pogrom. Ma è pro­prio que­sto a farci temere: il fatto che nulla cambi, se non in peg­gio, dopo quasi quarant’anni d’immigrazione in Italia.

fonte: Il manifesto, 21 luglio 2015

Programma 2^ festa provinciale di RIFONDAZIONE COMUNISTA Federazione di Pavia

Programma 2^ festa provinciale di RIFONDAZIONE COMUNISTA Federazione di Pavia

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Il mare aperto dell’unità delle sinistre e la difficile navigazione. Piccolo cabotaggio e bisogno autentico di una nuova sinistra decente

Il mare aperto dell’unità delle sinistre e la difficile navigazione. Piccolo cabotaggio e bisogno autentico di una nuova sinistra decente

di Giorgio Riolo

Le recenti tragiche vicende greche ed europee mostrano ancora una volta il volto barbaro, ma “pulito”, dei rapporti di potere. I tedeschi hanno una espressione, “tutto pulito”, per indicare il lavoro fatto bene, senza strepiti, senza sparare un colpo, senza sangue evidente ecc. La tecnica-tecnologia e la “razionalità conforme allo scopo” come strumenti principe dell’ammazzamento su scala industriale, dell’imperio, del dominio, del comando.
Tutto ciò naturalmente come strutturazione gerarchica senza l’incomodo della democrazia, anche solo della democrazia rappresentativa, dei referendum, della partecipazione e della volontà dei popoli, delle nazioni, delle comunità, dei gruppi umani. Le procedure, l’apparenza, le troike, le trattative, i tavoli ecc. come teatrino e spettacolo, orchestrato e amplificato dal prezzolato circo mediatico, vero potente braccio armato nel senso del “tutto pulito”, offerto ad uso degli ignari, del popolo bue, dei cosiddetti, un tempo, “ceti medi riflessivi” ecc.
La premessa per andare al cuore del problema. La classica contrapposizione tra “sinistra di governo” e “sinistra di testimonianza”, operata soprattutto da chi si ritiene “nuovo soggetto politico”, aperto, includente ecc. Essendo invece “chiusi”, identitari, settari ecc. chi si attarda a voler essere “sinistra di testimonianza”. Ora, proprio la faccenda del governo e del governare è il problema. Nell’era del capitalismo neoliberista e dello spossessamento politico e democratico che questo tardo capitalismo comporta.
È il gran movimento in corso in Italia per giungere alla tanto agognata sinistra unita, all’unificazione delle tante sinistre disperse e frammentate. E soprattutto per rimotivare e ridare coraggio alla ampia sinistra diffusa, la sinistra sociale di organismi, associazioni, movimenti e singole persone. Al popolo disperso e disorientato in cerca di rappresentazione politica e che si è rifugiato nell’ampio astensionismo di sinistra.
A che punto siamo? E soprattutto, una sinistra unita per fare cosa?
L’accelerazione l’ha impressa l’assemblea nazionale di Sel di sabato 11 luglio. Ma da tempo erano in corso le manovre. Prima “Possibile” di Civati, poi l’esigenza posta da Stefano Fassina e dal suo gruppo di procedere a creare un nuovo partito entro le amministrative del prossimo anno. Da molto l’esigenza posta della “costituente della sinistra” dalle due anime principali del Prc, Ferrero e Grassi (anche se parte della corrente Essere Comunisti lavora per la costituenda “Unità dei Comunisti”). Parallelamente, dal lato sociale, delle associazioni e dei movimenti, si svolge il processo della “Coalizione Sociale”, appunto da sinistra sociale, promosso dalla Fiom e da Landini.
È interessante vedere come è stata impostata la cosa in Sel. Essendo Sel il pezzo più consistente dei vari pezzi, Sel prende la primogenitura. Dice che si scioglierà in un “nuovo soggetto politico”, senza naturalmente, giammai, perdere niente del proprio patrimonio, della propria esperienza ecc. Il solenne annuncio del “nuovo soggetto politico” ha subito affrontato il problema della “sinistra del risentimento e del rancore”. Nella neolingua postmoderna di Sel ciò equivale a “sinistra di testimonianza”, vale a dire Prc e simili.
Invece poca o nessuna problematizzazione della questione “sinistra di governo”. È facile contrapporre al “partito della nazione” l’esigenza di ricreare il centrosinistra. Renzi, nella sciagura che rappresenta, possiede comunque una virtù. Ha il potere di radicalizzare anche chi non è tanto propenso a radicalizzarsi. Da Cofferati alla Cgil della Camusso. Li tira proprio per i capelli. E ha tirato fuori Sel dall’illusione di fare qualcosa di sensato alleandosi con il Pd.
Allora, per favore, capiamo cosa significa governare, cosa significa, nell’era del neoliberismo, fare, mentre si è al governo, cose di sinistra o cose decenti, utili. Il buongoverno, di liberale memoria, almeno. Le varie sinistre nostrane arrivano, come minimo, impreparate all’appuntamento, quand’anche si riuscisse a vincere alle elezioni. Soprattutto quando si debbono affrontare problemi infinitamente più facili e meno gravi di quelli che hanno affrontato e stanno affrontando Tsipras e Syriza in questi giorni.
Vorrei ricordare solo un accadimento esemplare nella nostra storia recente. A sinistra, che vive molto di parole, si hanno sempre pronte le giustificazioni, gli argomenti per giustificare l’ingiustificabile. Si è maestri in ciò. Memorabile il comunistissimo Marco Rizzo, al tempo della guerra dei Balcani, il quale, a giustificazione del fatto che il Pdci rimaneva comunque al governo con D’Alema, e l’Italia in quel tempo partecipava a quella ignobile guerra contro la Jugoslavia-Serbia, diceva che i comunisti, intendeva il Pdci, rimanevano al governo, perché così facendo potevano “frenare” la Nato e ridurre i danni della guerra stessa. La turlupinatura, i sofismi, i gesuitismi, il lato retorico-linguistico della faccenda, e l’immane opportunismo, la cosa vera, sono molto di casa a sinistra.
Si governa a livello nazionale e a livello locale. Che ne sarà della Tav, delle grandi opere, delle privatizzazioni, dell’Ilva di Taranto e via elencando?
Su alcuni caratteri che dovrebbe avere la nuova formazione politica ha scritto bene Guido Liguori sul Manifesto. L’esigenza che questo partito non sia il risultato dell’assemblaggio di ceti politici, di gruppi dirigenti ecc. dovrebbe essere assicurato dal principio “una testa, un voto”. Inoltre Liguori ricordava le misure da adottare subito nel senso dell’autoriforma dei partiti (i due mandati tassativi ecc.). Su tutto ciò non ci ripetiamo e rimandiamo ad alcune “note a margine” già apparse nel passato.
Vendola ha detto che il nuovo soggetto non sarà il risultato di “un accordo pattizio”, dall’alto, di gruppi dirigenti ecc. Malgrado le assicurazioni di tal fatta, sarà comunque un accordo pattizio. Non si scappa. Sarà comunque un processo di agglutinazione di oligarchie di varia provenienza. Oligarchie, secondo la visione di Roberto Michels, perché dove c’è organizzazione ineluttabilmente c’è sistema oligarchico. A sinistra però spesso il sistema oligarchico assomiglia di più al sistema feudale. Baroni, feudatari o capibastone, con il seguito feudale di uomini armati, di chierici, di servitori, di cortigiani e di cortigiane. Non si sfugge.
Tuttavia questa dinamica inevitabile dall’alto può essere temperata, se non annullata, da un’altra possibile dinamica. Quella che viene chiamata in sociologia “la costruzione del popolo”, la partecipazione e il protagonismo di classi, di ceti, di singole persone rimotivate e incoraggiate a muoversi. Una spinta dalla società, dalla storia, dallo “spirito del tempo”, come fu nell’Italia uscita dalla guerra e dalla Resistenza. Una spinta come è avvenuta in Grecia, alle prese con una guerra sociale e di classe, con un’emergenza umanitaria, per cui le varie sinistre hanno dovuto compiere l’impresa catartica, genuina, di Syriza, di unificarsi.
Una sinistra unita, per fare cosa? Tante cose. In questi giorni l’Istat ha fornito i dati del 2015 della povertà assoluta e della povertà relativa in Italia. Le persone per bene avrebbero reagito dicendo che è uno scandalo che in un paese sedicente avanzato, ricco, dell’Occidente, come è l’Italia, ci siano ancora così tanti poveri, assoluti e relativi. Renzi, lo “homo novus”, macchietta narcisistica disumana, di questi “nuovi” che hanno perso “identità” e “appartenenza”, considerate arcaico appannaggio di comunisti, veteromarxisti, altermondialisti ecc., per assumere altre identità e appartenenze nei poteri forti, dominanti, Renzi, appunto, ha detto che è un grande risultato, sottinteso del suo governo, perché non sono aumentati rispetto all’anno scorso.
Una sinistra unita, qualora divenisse anche “sinistra di governo”, dovrebbe subito affrontare il problema del lavoro, dell’ingiustizia sociale, del disastro ambientale, dell’Europa delle banche e della finanza, delle gravi questioni internazionali. Ma dire subito anche che la povertà è uno scandalo. E agire di conseguenza. Nel tempo in cui l’umanità ha a disposizione i mezzi, in Italia e nel mondo, per cancellarla.
Milano, 17 luglio 2015

Nicolas Maduro: “Hanno castigato il popolo greco perché ha detto no al neoliberismo”

Nicolas Maduro: “Hanno castigato il popolo greco perché ha detto no al neoliberismo”

Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro ha dichiarato martedì scorso che i gruppi finanziari in Europa hanno punito il popolo greco per aver votato “No” al neoliberismo nel referendum consultivo tenutosi lo scorso 5 luglio nel paese ellenico .

“Posso dire che il capitale finanziario europeo ha imposto una dittatura e misure insopportabili per la Grecia. Hanno punito la Grecia perché la Grecia ha votato NO al neoliberismo. Tutta la nostra solidarietà con il popolo greco, tutta la nostra comprensione per il Presidente del Consiglio Tsipras, nei momenti buoni e nei momenti difficili stiamo con Tsipras e con il popolo greco “, ha detto il Capo dello Stato.

Durante il programma “Contatto con Maduro” n.  34, il Presidente ha confermato la sua solidarietà con il primo ministro Alexis Tsipras, del quale ha detto che era stato sottoposto ad una pressione brutale. ”Dobbiamo metterci nei panni di Alexis Tsipras per sapere come ha dovuto affrontare il nuovo fascismo finanziario”, ha detto.

Il leader  venezuelano ha espresso la propria comprensione al popolo e al governo di quel paese mediterraneo per le circostanze che dovranno ora affrontare per le  dure misure imposte dalla troika, la Banca europea e il Fondo monetario internazionale per il rimborso del debito.

“Bisogna mettersi nei panni di quei compagni, ma la lotta è solo all’inizio in Grecia, ci saranno nuove battaglie e il Venezuela bolivariano starà sempre con il popolo greco.  Speranza, Speranza, Speranza Grecia. La Grecia ha molto da dire al mondo e continuerà a dirlo “, ha commentato.

Egli ha sottolineato che vogliono saccheggiare la Grecia e mettere in ginocchio il popolo greco per eliminare i suoi diritti sociali, tra le altre misure.

“E ora nessuno si ricorda che alla Germania perdonarono il suo debito di guerra nonostante avesse distrutto mezza Europa? Perché non si può perdonare il debito che la Grecia saccheggiata dalle oligarchie e (offrirle) un piano speciale affinché il popolo greco possa andare avanti, perché è un popolo lavoratore”, si è chiesto.

Maduro ha sottolineato che il neoliberismo non è una strada per la libertà, o la felicità, o la democrazia e che il modello capitalista si è esaurito e non offre più nulla.

 articolo originale

traduzione Franco Ferrari

La nostra solidarietà contro il loro ricatto

La nostra solidarietà contro il loro ricatto

Tratto da: controlacrisi.org

Autore: Andrea Viani, Francesco Piobbichi

Ci sono vari modi per dare una mano al popolo greco, ci sono vari spazi in cui esercitare questa opzione, la cosa drammatica però e che nessuno da questa parte del fronte ne discute.

In queste ore, abbiamo visto molti esercitarsi sulla pratica del giudizio pro o contro Tsipras, spesso commentano senza rendersi per altro conto, fino in fondo, della reale portata dello scontro che si sta giocando sulla questione della Grecia e dei reali rapporti di forza in campo.

Saranno i prossimi giorni a dirci cosa realmente succederà, sempre che poi si arrivi davvero a chiudere la partita. Una cosa è certa, siamo solo all’inizio di una lunga battaglia.

Su quanto avverrà avremo quindi modo di discutere e di litigare come sappiamo fare benissimo, ma prima ancora sarebbe da capire cosa fare qui ed ora per sostenere il popolo greco.

Di certo non lo aiuteranno i sindacati europei, che invece di proclamare uno sciopero generale contro l’austerity sono rimasti a guardare il macello annunciato evitando di scomodare i rispettivi governi nazionali.

Non lo aiuteranno nemmeno le autorappresentazioni dei movimenti transnazionali, che nonostante la generosità ci pare abbiano prodotto ben poco.

Non lo aiuteranno nemmeno i partiti della sinistra europea che non sono riusciti purtroppo a modificare sul piano istituzionale le scelte dei singoli governi.

In poche parole, da qualsiasi lato la guardiamo gli eventi, siamo sostanzialmente inutili sul piano reale per quanto riguarda la lotta del popolo greco.

Nonostante ciò siamo molto bravi a spiegare loro cosa sia giusto o sbagliato fare.

Un consiglio che diamo a tutti è di stare meno su FB e di ascoltare invece quello che ci dicono i nostri compagni dalla Grecia e muoversi di conseguenza.

A noi pare che la resistenza che il popolo greco abbia esercitato in questi anni si dispieghi principalmente sul piano nazionale, ma mentre il capitale e i creditori hanno dimostrato una capacità internazionalista cercando in tutti i modi e con tutti i mezzi a disposizione di piegare la resistenza del popolo greco, noi non siamo andati oltre la semplice manifestazione di solidarietà.

Cosa che conta, sia chiaro, ma non in grado di portare utilità concreta alla linea del fronte. Che fare allora? Secondo noi la cosa più semplice da fare oggi è rifornire la prima linea, che oggi non è in Europa ma in Grecia, nelle strade di Salonicco e nei quartieri di Atene.

E’ li che si combatterà la vera battaglia in queste settimane e nei prossimi mesi. Una battaglia dei ricchi contro i poveri, dei creditori contro i debitori, del liberismo contro la democracia e la sovranità.

Occorre allora iniziare un vero e proprio ponte umanitario di solidarietà internazionalista così come ci chiede l’associazione Solidarity For All che da mesi sta lottando nei quartieri con pratiche di solidarietà di base contro l’Austerity.

Nessun povero greco deve sentirsi responsabile della propria condizione, nessuna carità nei loro confronti, ma sostegno politico e sociale dal basso ad un popolo che ha dimostrato con il referendum di avere una straordinaria dignità.

Se manderemo 1, 10, 100 Tir di aiuti umanitari non è indifferente per un popolo che non arriva a fine mese. Non lo è per due motivi, il primo perchè dimostreremmo che l’Europa della solidarietà è diversa dall’Europa Monetaria del ricatto, il secondo perchè faremmo capire ai nostri fratelli greci che non sono soli, che la loro lotta è anche la nostra.

Diamoci da fare allora, raccogliamo pasta, riso, scatolame, latte in polvere, e tutto quello che ci chiedono.

Dimostriamo ai padroni dell’Europa che i loro ricatti non cancelleranno la resistenza. Il tempo delle belle parole e delle narrazioni è finito, questa è una guerra che si combatte con due strumenti, il ricatto da una parte e la solidarietà dall’altra.

Chiediamo a tutti di attivarsi per costruire in ogni territorio comitati di sostegno a questa iniziativa.

Occorre raccogliere :
– Generi di prima necessità a lunga conservazione ( pasta, riso, farina, pomodoro, scatolame, olio, LATTE IN POLVERE )
– Pannolini ed assorbenti
– Materiali scolastici, colori ed album da disegno.

Abbiamo avuto la disponibilità della Federazione del PRC di Ancona a trasformare la propria sede in centro deposito dei materiali (rifondazione.marche@virgilio.it)

A loro volta i prodotti partiranno da Ancona verso Patrasso dove saranno consegnati direttamente alla rete sociale di Solidarity4all.

Per informazioni sulla logistica scrivete rete.autpop@libero.it 

A fianco di Tsipras

A fianco di Tsipras

di Paolo Ferrero –

Come sovente capita, quando si vince si hanno molti amici e quando si beccano mazzate si viene sbeffeggiati e ridicolizzati. Ovviamente i più sfottenti sono coloro che hanno vinto e i loro pennivendoli: tutti coloro che hanno passato questi mesi a contrastare il governo Tsipras, ad impedire ogni soluzione positiva, a deformarne le proposte per indebolirlo. Tra i critici vi sono anche alcuni che nei giorni scorsi erano invece saltati sul carro del vincitore: penso a Di Maio che addossa l’esito negativo della trattativa al tradimento di Tsipras.

Per quanto mi riguarda voglio esprimere la mia piena solidarietà e il mio appoggio a Alexis in questo momento assai pesante. Non solo per la lunga frequentazione politica ed umana, perché da più di dieci anni facciamo battaglie comuni o perché facciamo parte del partito della Sinistra Europea.

Voglio esprimere il mio appoggio a Tsipras perché penso che il brutto testo che ha firmato risponda sostanzialmente ai rapporti di forza che ci sono a livello europeo. Penso che le forze che seguono la Merkel su una linea iperliberista siano di gran lunga molto più forti delle forze antiliberiste che a questo indirizzo si oppongono. Da un lato il governo Greco e dall’altro tutti gli altri governi, divisi solo sull’esito ma non sui contenuti: i tedeschi volevano la Grecia fuori dall’Euro e Draghi – con Renzi e Hollande – la voleva dentro ma totalmente piegata alle politiche di austerità. Come ha spiegato Varoufakis tra i “nemici più energici” c’erano i governi dei paesi che avrebbero potuto beneficiare di una svolta nell’impostazione europea: per loro un successo del governo greco sarebbe stato uno schiaffo nei confronti dei loro elettorati a cui da anni impongono tagli e “riforme”. Uno contro venti è il titolo di un Tex Willer: qui purtroppo non siamo in un fumetto e non è così facile vincere da soli. Anche perché negli altri paesi europei, al di fuori della Grecia, non siamo riusciti a costruire un significativo movimento di massa contro il neoliberismo e di appoggio al governo greco. Grazie alla disinformazione dilagante, non siamo nemmeno riusciti a far capire che le proposte greche andavano a favore di tutti i popoli europei e non erano una richiesta dei greci di essere “mantenuti” dagli altri popoli.

Penso che Tsipras, il suo governo e Syriza hanno fatto sostanzialmente tutto quello che potevano fare anche se questo non è stato sufficiente: la piccola ed indebitata Grecia era più debole. La Germania e i suoi servi erano più forti, ed hanno imposto larga parte delle loro condizioni. Il problema non è Tsipras: il problema è nostro e riguarda la nostra capacità di costruire anche in Italia una sinistra sociale, culturale e politica che sia in grado di fare quello che Tsipras ha saputo fare in Grecia e cioè di mandare i Renzi, i Salvini e i Berlusconi all’opposizione e aprire una nuova fase.

In altri termini penso che il problema non è Tsipras ma la Germania della Merkel. Il problema è il rovesciamento dei rapporti di forza tra le classi sia sul piano materiale che culturale a livello di ogni singolo paese e a livello europeo. Il problema è questa Unione Europea ordoliberista che distrugge diritti e civiltà. Il problema è come rompere questa gabbia d’acciaio costituita dall’Unione Europea a trazione tedesca al fine di poter costruire una Europa dei popoli. Per questo aderiamo convinti alla SETTIMANA DELLA VERGOGNA EUROPEA lanciata da l’Altra Europa e manifesteremo davanti ai simboli delle forze del caos e dell’arroganza, a cominciare dalla Deutsche Bank.

Qualcuno dirà: ma Varoufakis ha proposto una strada diversa! Ho letto anch’io quanto ha scritto Varoufakis, che gode di tutta la mia stima e nel merito non ho particolari obiezioni alle sue proposte. Non a caso la costruzione di un doppio circuito monetario senza uscire dall’euro è una delle proposte che ho avanzato un anno fa nel mio libro sulla truffa del debito pubblico: ha lo stesso effetto e la stessa funzione degli IOU proposti da Varoufakis. Il punto su cui vorrei far riflettere è: quale peso contrattuale poteva avere la simulazione dell’uscita dall’euro della Grecia nel momento in cui buttare fuori dall’eurozona la Grecia era proprio la proposta dello schieramento più oltranzista guidato dalla Germania? Mi pare che qui non si tenga conto che minacciare di uscire a chi ti vuole buttare fuori non avrebbe fatto una gran paura, avrebbe probabilmente favorito la Germania nel realizzare il suo proposito. Non sapremo mai quale sarebbe stata la strada migliore ma a me pare che tutte queste discussioni sulla trattativa , non spostano di una virgola il problema fondamentale: l’Unione Europea è dominata da una elite neoliberista a trazione tedesca, che ha la determinazione propria dei nazisti nel piegare le resistenze dei popoli europei. In Europa ancora non esiste una sinistra e un movimento antiliberista con dimensioni e consapevolezza sufficienti a sconfiggere questa elite che usa le armi del terrorismo finanziario per spaventare i popoli e obbligarli a piegare la testa.

Invece che criticare Tsipras dovremo cercare di fare – anche in Italia e nel resto d’Europa – almeno la metà di quanto Tsipras ha fatto in Grecia: contro Renzi così come contro Draghi e la Merkel, le due facce della stessa barbarica medaglia.

2^ festa provinciale di RIFONDAZIONE COMUNISTA – Federazione di Pavia

2^ festa provinciale di RIFONDAZIONE COMUNISTA – Federazione di Pavia

manifesto per festa di Bereguardo

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Europa bye bye. La Germania schiaccia la Grecia

Europa bye bye. La Germania schiaccia la Grecia
Tratto da: controlacrisi.org
Dopo una maratona negoziale di 17 ore, i leader di Eurosummit trovano il modo di raggiungere un’intesa sul terzo salvataggio della Grecia ed evitano la Grexit.
Questo dicono le cronache e tutti i comunicati stampa di governi, organismi vari e segreterie di partito. In realtà quello che è accaduto questa notte a Bruxelles rappresenta di fatto la capitolazione dell’Europa, con tanti saluti da parte di Merkel-Schaeuble.
Finita l’era della democrazia, passa il decalogo dittatoriale basato sul ricatto. E finita anche qualsiasi prospettiva di crescita, visto che le varie nazioni verranno tenute “a mollo” con la scusa del debito. Tutte, quindi, in qualche modo asservite al gioco economico-finanziario della Germania.
Il programma di 82-86 miliardi di euro di aiuti targati Esm è pieno di condizioni-capestro. Alla fine è passata anche l’assurdità del fondo di garanzia coperto con asset pubblici. Solo che la sede non sarà in Lussemburgo ma in Grecia. In pratica il tentativo neanche troppo nascosto e’ di mettere le mani sui porti, sulle isole e sull’arte greca che comprensibilmente fanno gola per molti motivi”.
Ora la parola è al parlamento greco, in cui potrebbe succedere di tutto. Tra gli altri scenari possibili una approvazione con un voto di “salvezza nazionale” entro mercoledì, altra condizione posta dall’Eurosummit, e poi dritti alle elezioni anticipate.
Syriza, ovviamente, sembra essere il punto di rottura di questo scenario che cambia completamente le carte in tavola. Nel frattempo, quei Paesi che devono sottoporre l’accordo ai loro Parlamenti convocheranno i deputati, ed entro la fine della settimana si dovrebbe arrivare al via libera definitivo.
Nella notte Tsipras ha accettato tutte le condizioni, dall’anticipo delle riforme al rafforzamento di tutte le misure su pensioni e privatizzazioni, inclusi i licenziamenti collettivi nel pubblico impiego e il ritorno della Troika ad Atene. “Abbiamo affrontato decisioni difficili e dilemmi duri” ma l’accordo “è il migliore possibile”, ha sottolineato Tsipras. Le misure, rileva, “inevitabilmente creeranno tendenze  recessiva ma il pacchetto di crescita, la ristrutturazione del debito e i finanziamenti ottenuti per i prossimi tre anni significano che Grexit non è passato”.
Questra la dichiarazione del segretario del Prc Paolo Ferrero.
“La trattativa andata in onda negli ultimi giorni e terminata poche ore fa è riassumibile come segue: l’Unione Europea a guida tedesca, dopo aver distrutto l’economia greca con le politiche di austerità imposte in questi 5 anni, ha ricattato il governo greco per ottenere l’accordo.
Si tratta di un vero e proprio episodio di terrorismo finanziario in cui la forza di ricatto della troika è stata utilizzata fino in fondo contro un popolo e un governo che hanno avuto il coraggio e la dignità di rialzare la testa.
Questa Unione Europea è una gabbia d’acciaio che deve essere rotta per costruire una Europa dei popoli.
Voglio in questo frangente esprimere la piena solidarietà a Tsipras ed al governo greco che hanno fatto tutto il possibile per strappare un buon risultato.
Al contrario di Renzi, che come al solito, nelle battaglie decisive, risulta non pervenuto. #ThisIsaCoup”.

Yanis Varoufakis: La Germania non risparmierà dolore greco – ha interesse a rompere con noi

Yanis Varoufakis: La Germania non risparmierà dolore greco – ha interesse a rompere con noi

Pubblichiamo la traduzione dell’articolo di Yanis Varoufakis pubblicato sul Guardian venerdì 10 luglio 2015.  Fotografa molto bene le difficoltà che sta affrontando Syriza e anticipava l’atteggiamento della Germania. 

La ristrutturazione del debito è sempre stato il nostro obiettivo nei negoziati – ma per alcuni leader dell’eurozona la Grexit è l’obiettivo

Il dramma finanziario della Grecia ha dominato i titoli dei giornali per cinque anni per un motivo: l’ostinato rifiuto dei nostri creditori a offrire un’essenziale riduzione del debito. Perché, contro il buon senso, contro il verdetto del FMI e contro le pratiche quotidiane dei banchieri di fronte a debitori stressati, resistono a una ristrutturazione del debito? La risposta non può essere trovata in economia perché risiede in profondità nella politica labirintica dell’Europa.

Nel 2010, lo Stato greco è diventato insolvente. Due opzioni compatibili con il continuare a essere membri della zona euro si presentavano: quella sensibile, che ogni banchiere decente consiglierebbe – ristrutturazione del debito e riformare l’economia; e l’opzione tossica – estendere nuovi prestiti a un’entità in bancarotta fingendo che resti solvibile.

L’Europa ufficiale ha scelto la seconda opzione, mettendo il salvataggio delle banche francesi e tedesche esposte al debito pubblico greco al di sopra della vitalità socio-economica della Grecia. Una ristrutturazione del debito avrebbe perdite implicite per i banchieri nelle loro quote del debito greco. Desiderosi di evitare di confessare ai parlamenti che i contribuenti avrebbero dovuto pagare di nuovo per le banche per mezzo di insostenibili nuovi prestiti, i funzionari dell’UE hanno presentato l’insolvenza dello stato greco come un problema di mancanza di liquidità, e giustificato il “salvataggio” come un caso di “solidarietà” con i greci.

Per incorniciare il trasferimento cinico di irreparabili perdite private sulle spalle dei contribuenti, come un esercizio di “amore duro”, austerità da record è stata imposta alla Grecia, il cui reddito nazionale, a sua volta – da cui i nuovi e vecchi debiti dovevano essere rimborsati – diminuiva di più di un quarto. Basta l’esperienza matematica di un bambino di otto anni per capire che questo processo non poteva finire bene.

Una volta che la sordida operazione fu completata, l’Europa aveva acquisito automaticamente un altro motivo per rifiutare di discutere la ristrutturazione del debito: essa avrebbe ora colpito le tasche dei cittadini europei! E così dosi crescenti di austerità sono state somministrate mentre il debito è diventato più grande, costringendo i creditori a dare più prestiti in cambio di ancora più austerità.

Il nostro governo è stato eletto su un mandato per porre fine a questo circolo vizioso tra banche e stati (doom loop nel testo); per chiedere la ristrutturazione del debito e la fine dell’austerità paralizzante. I negoziati hanno raggiunto il loro molto pubblicizzato impasse per un semplice motivo: i nostri creditori continuano a escludere qualsiasi tangibile ristrutturazione del debito pur insistendo che il nostro debito impagabile sia rimborsato “in modo parametrico” da parte della parte più debole dei Greci, dei loro figli e dei loro nipoti.

Nella mia prima settimana come ministro delle finanze sono stato visitato da Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo (i ministri delle finanze della zona euro), che mi sottopose una scelta netta: accettare “logica” del piano di salvataggio e rinunciare a qualsiasi richiesta di ristrutturazione del debito o il vostro accordo di prestito farà “Crash” – la ripercussione non detta era che le banche della Grecia sarebbero state sbarrate.

Cinque mesi di trattative seguirono in condizioni di asfissia monetaria e di assalto agli sportelli bancari indotto supervisionate e gestite dalla Banca centrale europea. La scritta era sul muro: a meno che non capitoliamo, presto saremmo stati di fronte a controlli sui capitali, bancomat quasi-funzionanti, una prolungata chiusura festiva delle banche e, in ultima analisi, la Grexit.

La minaccia della Grexit ha avuto una breve storia sulle montagne russe. Nel 2010 ha messo il timore di Dio nel cuore e nella mente dei finanzieri poiché le loro banche erano piene di debito greco. Anche nel 2012, quando il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, decise che i costi della Grexit erano un “investimento” utile come un modo per disciplinare la Francia e gli altri, la prospettiva ha continuato a spaventare a morte quasi tutti.

I Greci, a ragione, tremano al pensiero della amputazione dall’unione monetaria. L’uscita da una moneta comune non è come troncare un piolo, come ha fatto la Gran Bretagna nel 1992, quando Norman Lamont notoriamente cantò sotto la doccia la mattina che la sterlina usciva dal meccanismo di cambio europeo (ERM). Ahimè, la Grecia non ha una moneta il cui piolo con l’euro può essere tagliato. Ha l’euro – una valuta estera completamente amministrata da un creditore ostile alla ristrutturazione del debito insostenibile della nostra nazione.

Per uscire, dovremmo creare una nuova moneta da zero. Nell’Iraq occupato, l’introduzione della nuova carta moneta ha impiegato quasi un anno, 20 o giù di lì Boeing 747, la mobilitazione della potenza delle forze armate Usa, tre aziende di stampa e centinaia di camion. In assenza di tale sostegno, la Grexit sarebbe l’equivalente di annunciare una grande svalutazione più di 18 mesi in anticipo: una ricetta per liquidare tutto lo stock di capitale greco e trasferirlo all’estero con ogni mezzo disponibile.

Con la Grexit che rafforza la corsa agli sportelli indotta dalla Bce, i nostri tentativi di porre la ristrutturazione del debito di nuovo sul tavolo dei negoziati è caduto nel vuoto. Di volta in volta ci hanno detto che si trattava di una questione da affrontare in un futuro non specificato che avrebbe seguito il “successo nel completamento del programma” – uno stupendo Comma 22 dal momento che il “programma” non avrebbero mai potuto avere successo senza una ristrutturazione del debito.

Questo fine settimana segna il culmine dei colloqui quando Euclide Tsakalotos, il mio successore, si sforza, ancora una volta, di mettere il cavallo davanti al carro – per convincere un ostile Eurogruppo che la ristrutturazione del debito è un prerequisito del successo nel riformare la Grecia, non un premio ex-post per questo. Perché è così difficile da far capire? Vedo tre ragioni.

Uno è che l’inerzia istituzionale è difficile da battere. Un secondo, che il debito insostenibile dà ai creditori immenso potere sui debitori – e il potere, come sappiamo, corrompe anche i migliori. Ma è il terzo che mi sembra più pertinente e, anzi, più interessante.

L’euro è un ibrido di un regime di tassi di cambio fissi, come l’ERM degli anni ’80, o il gold standard degli anni ’30, e una moneta di stato. Il primo si basa sulla paura dell’espulsione per tenere insieme, mentre il denaro statale comporta meccanismi per riciclare eccedenze tra gli Stati membri (per esempio, un bilancio federale, obbligazioni comuni). La zona euro cade fra questi sgabelli – è più di un regime di tassi di cambio e meno di uno stato.

E qui sta il problema. Dopo la crisi del 2008/9, l’Europa non sapeva come rispondere. Dovrebbe preparare il terreno per almeno una espulsione (cioè, la Grexit) per rafforzare la disciplina? O passare a una federazione? Finora non ha fatto nessuna delle due, la sua angoscia esistenziale sempre crescente. Schäuble è convinto che allo stato attuale, ha bisogno di una Grexit per pulire l’aria, in un modo o nell’altro. Improvvisamente, un permanentemente insostenibile debito pubblico greco, senza il quale il rischio di Grexit sarebbe svanito, ha acquisito una nuova utilità per Schauble.

Cosa voglio dire con questo? Sulla base di mesi di negoziati, la mia convinzione è che il ministro delle finanze tedesco vuole che la Grecia sia spinta fuori dalla moneta unica per mettere il timore di Dio nei francesi e fargli accettare il suo modello di euro zona inflessibile.

Il parlamento greco approva il piano Tsipras. Syriza si divide: due contrari, otto astenuti e alcuni che non hanno partecipato al voto

Il parlamento greco approva il piano Tsipras. Syriza si divide: due contrari, otto astenuti e alcuni che non hanno partecipato al voto
Tratto da: Contro la crisi.org
Il Parlamento greco ha votato a favore del piano di accordo con i creditori proposto dal premier Alexis Tsipras. E, dall’altra parte, i creditori della Grecia lo ritengono sufficientemente buono per essere la base di un nuovo finanziamento per 74 miliardi di euro, di cui 58 da Esm e 16 dal Fmi. Il premier greco ha sostenuto di aver ricevuto “un forte mandato per completare i negoziati per ottenere un accordo economicamente attuabile e socialmente equo”. Il pacchetto Tsipras e’ comunque passato con un’amplissima maggioranza, molto piu’ ampia di quella su cui conta il governo: i si’ sono stati 251 su 300 deputati, i no 32 (tra cui due membri di Syriza) e 8 astenuti. Tra questi, personaggi importanti del partito del premier, a partire dal presidente del Parlamento, Zoe Constantopoulou e del ministro dell’Energia e leader dell’ala sinistra del partito, Panagiotis Lafazanis. Entrambi si siono limitati a rispendere “presente” al momento di voto, senza esprimersi quindi ne’ a favore ne’ contro. Sulla carta Tsipras poteva contare sui suoi 149 deputati (ma almeno in 17 o si sono astenuti o non hanno partecipato al voto e due si sono espressi contro) e i 13 della destra nazionalista di Anel.
Duro l’intervento sulle pensioni, che alza l’età a 67 anni a partire dal 2022 e disincentiva le pensioni baby. Svolta decisa anche sulle privatizzazioni. Dall’altra parte c’è da dire che mentre il 30 giugno i creditori chiedevano 8,5 miliardi di sacrifici in cambio della concessione di un nuovo prestito di soli 7,5 miliardi, adesso in cambio di 12-13 miliardi di sacrifici, la Grecia otterrà nuove risorse per aiuti decuplicati, all’interno di un programma che ha un respiro triennale. Tra i punti positivi, l’aumento del salario minimo, abolizione della legge sui licenziamenti collettivi, reintroduzione della contrattazione nazionale (oggi c’è solo quella aziendale).

 

La sentenza sulle pensioni, il governo Renzi e le disuguaglianze in Italia. Ribellarsi è giusto.

La sentenza sulle pensioni, il governo Renzi e le disuguaglianze in Italia. Ribellarsi è giusto.

di Roberta Fantozzi – Responsabile lavoro ed economia di RIFONDAZIONE COMUNISTA

Il governo Renzi ha risposto alla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il blocco delle rivalutazioni delle pensioni superiori tre volte il minimo, decidendo di dare qualche mancia ai pensionati.

Ad agosto saranno rimborsati 750 euro per le pensioni da 1406 euro lordi a 1700 euro lordi, 450 euro per le pensioni fino a 2200 euro, 278 euro per quelle fino a 3200 euro.

Si tratta come è noto, di interventi una-tantum che impegneranno risorse pari a 2,18 miliardi, mentre in caso di corresponsione totale dei rimborsi, le risorse necessarie sarebbero state di 16,6 miliardi più gli interessi.

L’intervento del governo non rispetta la sentenza della Corte che vale la pena di ripercorrere nelle sue motivazioni.
La sentenza ha dichiarato illegittimo il blocco delle rivalutazioni in riferimento agli articoli 3, 36 primo comma, 38 secondo comma, della Costituzione, cioè in riferimento al principio di eguaglianza (art.3), al diritto delle lavoratrici e dei lavoratori ad avere una retribuzione in “ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (art.36), al diritto dei lavoratori a “mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”(art.38).

La sentenza compie un excursus storico di precedenti interventi di analoga natura, rilevando che la norma introdotta dalla legge Fornero “si discosta in modo significativo dalla regolamentazione precedente. Non solo la sospensione ha una durata biennale; essa incide anche sui trattamenti pensionistici di importo meno elevato”.

La legge Fornero non ha operato – dice la sentenza- una rimodulazione delle perequazioni per fasce di reddito, come fatto con precedenti interventi, né ha bloccato la perequazione per importi pensionistici elevati, come avvenuto quando si è intervenuti sulle pensioni superiori a 8 volte il minimo, ma ha bloccato integralmente la perequazione anche per i “titolari di trattamenti previdenziali modesti”. Inoltre il blocco è stato giustificato richiamando “genericamente la «contingente situazione finanziaria», senza che emerga dal disegno complessivo la necessaria prevalenza delle esigenze finanziarie sui diritti oggetto di bilanciamento, nei cui confronti si effettuano interventi così fortemente incisivi”.

La sentenza della Corte, come è stato osservato da più parti, ha riaffermato che esistono diritti e Costituzioni che li incarnano, non sacrificabili alle politiche di austerità, e che esistono ancora organi incaricati di garantire quei diritti. Non a caso quelle Costituzioni sono sottoposte ad un attacco continuo, a partire dall’introduzione del principio del pareggio di bilancio, e quegli organi si vogliono assoggettare ai voleri di pochi, modificando come fa l’Italicum in maniera così grave la composizione del Parlamento da pregiudicare la composizione degli stessi organi di garanzia.
La sentenza della Corte non ha dettato peraltro, né avrebbe potuto farlo il modo in cui porre rimedio all’incostituzionalità delle norme, ma ha indicato nel principio di eguaglianza, nel diritto ad una retribuzione in grado di garantire un’esistenza libera e dignitosa, e di pensioni – che altro non sono che retribuzione differita – adeguate alle esigenze di vita nella vecchiaia, i principi a cui far corrispondere il necessario intervento normativo.

A questi principi non corrisponde l’intervento del governo Renzi. Va ricordato che anche per la prima fascia di importo, per le pensioni nette di 1200 euro mensili, cioè per i “trattamenti previdenziali modesti” a cui dedica la sua attenzione in particolare la sentenza della Corte Costituzionale, il rimborso sarà meno della metà del dovuto: 750 euro a fronte di 1700 circa.

E’ dunque più che comprensibile la rabbia di molte e molti, per un intervento che di fatto nega la sentenza della Corte.

Lo è assai meno quella dei pensionati ad alto ed altissimo reddito.

Non sosteniamo i ricorsi di coloro che hanno pensioni d’oro e di platino, quelle per cui vorremmo anzi che si introducessero per il futuro meccanismi di calcolo in grado di fare qualche giustizia, giacchè è inaccettabile che ci siamo pensioni da 90.000 o 40.000 euro mensili, solo per citare il primo e l’ultimo della lista dei primi 10 pensionati d’oro.
Ma è più che legittimo che le migliaia di pensionati con assegni medio-bassi vogliano far valere le proprie ragioni anche attraverso i ricorsi.
Ed è necessario che si riapra tutta la partita delle pensioni e più complessivamente si rimettano in discussione le politiche che il governo Renzi sta facendo: ossequiose dei diktat della Troika perché complici nella tutela dei medesimi interessi.
Sulle pensioni va ricordato, come da anni si incarica di dimostrare il Rapporto sullo Stato Sociale curato da Roberto Pizzuti, che è dal 1998 che il saldo tra i contributi previdenziali versati e le pensioni erogate al netto delle tasse (in Italia particolarmente pesanti e che comunque rientrano nelle casse dello stato) è in attivo.

Un attivo che per il 2013 è stato di ben 21 miliardi.

La controriforma Fornero non va flessibilizzata dunque con qualche penalizzazione in più per chi vuole andare in pensione prima dei termini folli previsti, come sembrano suggerire le uscite di Renzi. Va rimessa in discussione radicalmente a partire dall’innalzamento fino a oltre 6 anni dell’età pensionabile e dall’impossibilità per chi ha lavori precari di accedere, mai, nel futuro a una pensione decente.
Né è accettabile che le risorse per i pensionati vengano prese da quelle che dovevano andare al contrasto alle povertà, come vuole fare Renzi. Non in un paese in cui le disuguaglianze sono quelle che ogni rapporto statistico racconta da anni, salvo accrescersi esponenzialmente con la crisi. Quelle che da ultimo racconta l’Ocse, secondo cui l’1% più ricco della popolazione italiana detiene il 14,3% della ricchezza nazionale netta, il triplo rispetto al 40% più povero che ne detiene solo il 4,9%. O ancora, un paese in cui il 20% più ricco detiene il 61,6% della ricchezza, mentre il 20% più povero lo 0,4%!! Un rapporto di 154 volte, disuguaglianze da urlo, indegne di un paese civile.
Qualche tempo fa un altro rapporto dell’Ocse, aveva peraltro registrato come tra il 1976 e il 2006 la quota dei redditi da lavoro dipendente e autonomo sul totale della ricchezza prodotta nei paesi a capitalismo avanzato, fosse diminuita di 10 punti percentuali, andando a rendite e profitti. In Italia la crescita delle disuguaglianze era stata più marcata e i punti erano 15, che a valori correnti del Pil, fa oltre 240 miliardi. Ma da allora la situazione è per l’appunto peggiorata.
E’ necessario battersi per un’inversione radicale delle politiche economiche: per un piano per il lavoro, per la cancellazione della controriforma Fornero, per il reddito minimo. Liberando innanzitutto le nostre teste dall’idea che un obiettivo sia in contrapposizione all’altro, che la coperta sia troppo corta per tutti, che una piattaforma che tiene insieme obiettivi di ricomposizione sociale, sia estremistica. La coperta non è corta, solo che alcuni se la sono presa quasi tutta. Sono loro gli estremisti, quelli che dicono che non si può e che non c’è alternativa, per continuare a difendere gli interessi di pochi a scapito di quelli della grande maggioranza delle persone.
p.s.
E’ bene evitare di fare propaganda sui ricorsi. Il Movimento 5 Stelle non è certamente il soggetto politico con cui abbiamo maggior desiderio di polemizzare nel panorama politico dato, ma la normativa vigente, permette solo ai soggetti legittimati e appositamente convenzionati con l’Inps (avvocati, consulenti del lavoro, commercialisti, caf, patronati, etc.) di poter inviare telematicamente i ricorsi amministrativi direttamente all’ente. E’ del tutto privo di efficacia legale il modulo postato sul blog di Grillo con cui si invitano i pensionati ad indirizzare direttamente all’Inps e a mezzo posta, quando questa modalità è esclusa.

Fidel Castro a Tsipras: «Felicitazioni per la vittoria»

Fidel Castro a Tsipras: «Felicitazioni per la vittoria»

«Eccel­len­tis­simo Sr. Ale­xis Tsi­pras Primo Mini­stro di Gre­cia, Feli­ci­ta­zioni calo­rose per la sua bril­lante vit­to­ria poli­tica, che ho seguito da vicino attra­verso Tele­sur». Comin­cia così la let­tera inviata da Fidel Castro dopo la vit­to­ria dei «no» al refe­ren­dum in Grecia.

«La Gre­cia — con­ti­nua Fidel — è molto fami­gliare tra i cubani. Ci ha inse­gnato filo­so­fia, arte e scienza dell’antichità quando era­vamo stu­denti, e con esse la più com­plessa di tutte le atti­vità umane: l’arte e la scienza della poli­tica. Il suo paese, spe­cial­mente il suo corag­gio nella con­giun­tura attuale, suscita ammi­ra­zione tra i popoli lati­noa­me­ri­cani e carai­bici: per come la Gre­cia difende la sua iden­tità e la sua cul­tura di fronte alle aggres­sioni esterne. Né pos­siamo dimen­ti­care che un anno dopo l’attacco di Hitler alla Polo­nia, Mus­so­lini ha ordi­nato alle sue truppe di inva­dere la Gre­cia e che que­sto corag­gioso paese ha respinto l’aggressione e obbli­gato gli inva­sori a retro­ce­dere, il che ha spinto il dispie­ga­mento di unità blin­date tede­sche in dire­zione della Gre­cia, devian­dole dall’obbiettivo ini­ziale. Cuba cono­sce il valore e la capa­cità com­bat­tiva delle truppe russe, che unite alle forze del suo pode­roso alleato, la Repub­blica popo­lare cinese e altre nazioni del Merio­riente e dell’Asia sem­pre cer­che­ranno di evi­tare la guerra, ma non per­met­te­ranno nes­suna aggres­sione mili­tare senza reagire».

Morales: il trionfo del “No” in Grecia dà il via alla liberazione dei cittadini europei

Morales: il trionfo del “No” in Grecia dà il via alla liberazione dei cittadini europei

Tratto da: http://contropiano.org/internazionale/item/31736-morales-il-trionfo-del-no-in-grecia-da-il-via-alla-liberazione-dei-cittadini-europei

Morales  saluta il trionfo di “No” in Grecia e ritiene che sia iniziata la liberazione dei  cittadini europei

Il Presidente Evo Morales (ABI)

La Paz, 5 luglio (ABI) .- Il presidente della Bolivia, Evo Morales a La Paz ha salutato con emozione, la vittoria elettorale del “no” al ricatto del debito multilaterale della Grecia e ritiene che l’esito del referendum Domenica segna l’inizio della “liberazione dei popoli europei” dalle politiche di aggiustamento promosse dal “capitalismo imperiale.”

“Mi congratulo con il grande popolo greco per la vittoria  di “nessun pagamento” del debito, che rappresenta  una sconfitta dell’imperialismo europeo. E ‘l’inizio della liberazione del popolo europeo. Il mio rispetto e ammirazione per lo storico popolo greco, culla della democrazia . Il popolo greco ha sconfitto il capitalismo più arido “, ha dichiarato euforico ai microfoni dell’ABI  il Presidente Boliviano di Sinistra .

Secondo i dati diffusi dal Ministero degli Interni greco, il 61% degli elettori del paese ha sostenuto il ‘No’, e il restante 39% dei votanti si è piegato  al  ‘Sì’.

“Sotto la guida del Fondo monetario internazionale (FMI), la Banca europea ha ricattato  il popolo greco con la formula ‘più debito per pagare i debiti’. In questo non c’era nessuna soluzione. Il FMI impone concentrare il capitale in poche mani », denuncia  Morales, la cui politica economica  nel corso degli ultimi nove anni si è distanziata  astronomicamente  dagli organismi  di finanziamento internazionali.

“Il risultato del referendum è giusto e fiero.  E’ il popolo che difende la sua sovranità politica ed economica, al popolo greco va il  saluto della Bolivia, che si  è  liberata economicamente e politicamente. Il FMI è in debito con il  popolo greco.  Le politiche sono sempre stati a favore del capitale e non dalla parte del  popolo, sono politiche di rapina “, ha concluso Morales.

 

Treni moderni

Treni moderni

ADRIANO ARLENGHI

Treni moderni

La camicia inzuppata di sudore del capotreno, sul convoglio delle 17,42 diretto a Mortara, nel giorno di ieri è mio avviso la rappresentazione plastica e fotografica della vergogna di Trenord.

Armato di tanta buona volontà e di un chiavistello il ferroviere armeggia e cerca di aprire l’unico spiraglio di vetro che ingegneri della Breda hanno previsto nel caso improbabile che l’aria condizionata andasse in tilt. Situazione neanche tanto peregrina, ma questo i dottori del tempo non immaginavano.

Armato di chiavetta il ferroviere, eroe mitologico di un pomeriggio assolato, facendosi largo tra uomini e donne affranti e tappezzati su sedili blù, prova e riprova tra gli sguardi prima ironici e poi ansiosi dei pendolari. Non ci riesce, le carrozze uscite dalla fornace di ere geologiche fa si rifiutano di collaborare.

Il vetro non si muove e la gente continua a sudare lasciando lungo gli schienali del treno significative gocce di sudore. A forma di lacrima. Una carrozza intera ora lo elegge all’unisono “testimonial “di questa linea ferroviaria,la peggiore della Regione, icona sacrificale sull’altare dell’utopia, moneta sonante del fallimento di tutte le politiche di trasporto di Trenord e dei suoi padrini politici.

Nella rassegnazione generale si fa avanti un distinto signore, sottovoce annuncia. “Attenzione anche la nostra pazienza ha un limite”, dice, “anche le formiche succede che un giorno finiranno per incazzarsi”. Ma la sua voce è flebile e riarsa dall’umidità e dalla calura. Non raggiunge nessuno,m si stempera dentro ad un fazzoletto bianco.

Così in un battibaleno tutto torna normale e il ferroviere rinuncia alla sua impresa impossibile. Cento occhi seguono ora la sua ritirata, la sua divisa inzuppata di buona volontà , il suo tentativo di dare ai suoi clienti uno sguardo meno disperato, un’espressione più felice.

Semplicemente un pizzico di normalità. Invano.