Archivio for settembre, 2015

Il cordoglio della Sinistra Europea per la morte di Pietro Ingrao

Il cordoglio della Sinistra Europea per la morte di Pietro Ingrao

“Forse nei momenti difficili si accende la fantasia”

Il partito della Sinistra Europea esprime il suo profondo rammarico per la morte dello straordinario politico ed intellettuale Pietro Ingrao

Per un secolo, l’Italia ha avuto il privilegio di ospitare il compagno Pietro Ingrao, lo scrittore, poeta e intellettuale, figura di spicco della storia del movimento comunista in Italia, che ha lasciato questo mondo di ieri.

Pietro Ingrao ha aderito al Partito comunista italiano nel 1940 e preso parte alla Resistenza antifascista durante la Seconda guerra mondiale. Dopo la guerra, Ingrao è stato membro del Parlamento dal 1948 al 1994. Dal 1947 al 1957 è stato redattore capo del giornale del partito, L’Unità. Egli sarebbe diventato il primo presidente comunista della Camera dei deputati italiana, ruolo che ha svolto dal 1976 al 1979.E’ stato il portavoce del Pci nel Parlamento italiano dal 1968.

Dal suo primo lungo discorso in occasione della manifestazione di Porta Venezia a Milano il 25 luglio 1943 per celebrare la caduta di Benito Mussolini, fino alla manifestazione per la pace, contro la guerra in Iraq del 2003, è sempre stato in prima linea ed è stato partigiano in ogni passo della sua vita.

Oltre alla militanza politica attiva, Pietro era un intellettuale autentico e prezioso.

Insieme a saggi politici, ha scritto meravigliose poesie sulla vita e sull’individuo, sull’azione collettiva e sulla natura senza fine.

Il Partito della Sinistra Europea unirsi ai compagni italiani in questo profondo dolore per la perdita di questo straordinario esempio di integrità di sinistra e di acuta intelligenza.

Addio Pietro, che la terra ti sia lieve.

Video pranzo della sinistra Vigevanese

Video pranzo della sinistra Vigevanese

“Il viso buono di Sandro è dentro ad ognuno di essi.”

“Il viso buono di Sandro è dentro ad ognuno di essi.”

Sandro.
Lo dico senza mezzi termini. Per me è un onore. Quando Giuseppe mi chiama e mi dice che ci sarebbe bisogno anche di me al mercato, che lui cioè il Sandro alle otto sarà già là davanti al banco che vende reggiseni e magliette cinesi, che sarà già là da un pezzo a volantinare ovvero a dare via i bigliettini come dice lui, questa cosa è, lo ripeto, un onore ed un piacere.
Intanto perché vedi cose incredibili. C’è chi rifiuta il mio volantino pure condito da un super sorriso e da un buongiorno grande come il condominio dei quattordici piani che ci sovrasta. Ma l’interlocutore contrito dice “ sa non si arrabbi, ma me lo dà sempre lui, il Sandro. Da almeno quaranta anni. E dunque gli farei uno sgarbo se lo prendessi da qualcun altro!”.
Succede a volte che dopo un oretta e mezza la risma di carta se ne è già tutta andata nelle tasche del popolo. Qualcuno interpellato due volte, svuota la borsa per farti vedere che lui o lei a quel foglio di carta ci tiene. Che lo ha piegato e riposto in fondo alla borsa. Magari che non riuscirà a leggerlo. “ Sa come và! C’è l’età , gli occhiali, le parole troppo piccole, il testo troppo lungo o troppo difficile da capire ormai.
Ma il gesto di prendere il volantino, così come fatto mille volte in mille anni, su quello non si discute. E’ un gesto di affetto per il Sindaco di quel tempo, di attesa ,ora come allora, di un sole dell’avvenire che non è più capace di sorgere.
Certo una volta sulla carta c’ erano proclami bellicosi di lotta, racconti di scioperi audaci e vittoriosi, ora sempre più spesso le parole sono lacrime d ‘inchiostro ed hanno il sapore di battaglie perse già in partenza. Parole antiche che combattono e periscono continuamente nel confronto con i lustrini sciocchi ma fascinosi della modernità.
Così succede alle volte che come questa mattina il freddo dell’ autunno inizi a lasciarti solchi tra le dita, e allora decidi di fare una pausa. Dici “ Hei! Sandro racconta quella volta che tu…, quella lotta perché…, la resistenza di quel giorno…, il valore dei gesti…, la voglia di democrazia vera..”
Sandro se lo sai ascoltare è un fiume in piena , di ricordi certo ma anche di assist verso il futuro, di relazioni condivise, di strette di mano . In molti alla sua età hanno già passato il mazzo di carte, lui no, lui resiste come si resisteva un tempo nei giorni grigi del fascismo alla distruzione dei diritti e delle libertà.
Io rimango convinto che il suo cruccio, il più forte, sia oggi quello di non poter più assistere alle sedute del consiglio comunale. Per poter applaudire ogni intervento del rappresentante del proprio partito. Partito dimagrito, fiaccato da una legge elettorale iniqua , cacciato da tutti i consessi elettivi, locali e nazionali. Eppure ben presente nei gesti di solidarietà, nelle analisi della geopolitica mondiale, nelle battaglie per la pace e per i diritti .
Insomma facciamola corta, alle dieci di mattina i volantini erano già finiti. Un po’ di sole ma proprio poco , diciamo un “quanto basta” come si scrive nelle ricette di cucina inondava i nostri abiti ancora estivi, la nostra perenne voglia di mare e di stelle.
E’ tempo di andare gli dico, andiamo Alessandro. “ Grazie” mi dice, “grazie” ripete. Io non rispondo, non dico nulla, ma mentre salgo sulla bici sgangherata che mi ha atteso davanti al panettiere, penso.
Non te lo dirò mai amico Alessandro. Non te lo confesserò mai, compagno Alessandro. Non lo saprai mai né da me , né da altri, ma è stato un onore questa mattina svegliarmi presto per venire a volantinare con te.
Ps: di solito nei post ci metto una foto. In due ieri mattina abbiamo cercato di fargliela. Di farla a Sandro, naturalmente a tradimento, intento all’opera. Il vecchio telefonino si è rifiutato di ubbidire. Così ho pensato di postare solo la foto dei volantini.
Ma se sapete guardare tra le sfumature delle cose, quelle che valgono veramente, il viso buono di Sandro è dentro ad ognuno di essi.
Adriano Arlenghi

Ho un sogno

Ho un sogno

Gli amici di rifondazione a titolo personale, nella foto Giuseppe col cartello verde, hanno partecipato a titolo personale alla manifestazione, in un ambiente come si puo’ immaginare decisamente complesso. A loro un grazie
profondo da parte del Villaggio di Esteban.

L’Associazione Culturale Il Villaggio di Esteban ha manifestato ieri domenica 27/9 durante la Sagra mortarese in solidarietà ai profughi presenti in città e perchè le dichiarazioni del nostro Sindaco che ha negato loro la possibilità di una partita di pallone ha creato sulla sulla stampa e tv nazionale un’idea di città egoista che non corrisponde al vero
e che in ogni caso non ci appartiene.

Ecco la motivazione.

Il corpo dell’annegato più bello del mondo del racconto di Gabriel Garcia Marques, da cui tra origine il nome della nostra associazione culturale, è giunto anche sulle spiagge della nostra città. Ma al contrario degli abitanti del paesino sudamericano invece di permettergli di creare e bellezza e allegria, lo abbiamo riportato al largo, per evitare che
contaminasse la città.

Avremmo preferito che il luogo in cui abitiamo salisse agli onori della cronaca nazionale per la bellezza dei nostri tramonti quando si specchiano sulle risaie allagate sotto lo sguardo severo degli aironi oppure per la capacità della sua gente di inventare nuove narrazioni di futuro. Così non è stato.

Quello che più ci dispiace è vedere che quasi nessuna voce si è levata a Mortara per dire che non era d’accordo con le scelte del nostro sindaco che come sapete nega ai migranti richiedenti asilo presenti in città la possibilità di dare due calci ad un pallone allo stadio comunale. O di fare lavoro sociale come avviene in modo naturale nella vicinissima Castello D’Agogna.
Quasi nessuna voce di dissenso si è levata in questi giorni a Mortara, nulla dal mondo della scuola, nulla dalla più parte dei consiglieri comunali che non capiamo a questo punto per cosa si siano fatti eleggere se poi stanno sempre muti come pesci, dal mondo del volontariato e delle religioni, negli interventi sui social.

E un silenzio che ci fa paura, il silenzio che rifiuta un civile ed anche magari appassionato confronto, un silenzio forse per non perdere privilegi e opportunità. Eppure sappiamo che tantissimi, per questa storia , si sono vergognati della propria città.

Così abbiamo pensato di rompere noi questo muro di gomma, noi quattro gatti di una piccola associazione culturale e il farlo durante una sagra che anche noi da sempre amiamo ci costa fatica.

Non potevamo tuttavia far finta di niente. Per questo saremo lì con i nostri cartelli scritti con i pennarelli, con la nostra civile solidarietà, la nostra compassione verso le tragedie che la post modernità ci regala ogni giorno. Noi non siamo d’accordo con il nostro Sindaco, noi crediamo che sia più difficile, più faticoso creare ponti che innalzare muri. Ma dobbiamo farlo per dare senso, significato, e futuro ai nostri giorni.

Una partita di calcio come antidoto verso la barbarie che nostro malgrado sentiamo sempre più vicina. E perché no? Per questo siamo in piazza, per dare un calcio ad ogni forma di intolleranza, per rivendicare l’evidenza di un destino comune per tutta la razza umana.

info@ilvillaggiodiesteban.net
www.ilvillaggiodiesteban.net

Ho un sogno

Io ho un sogno: che un giorno vivrò in una città che non vede in un ragazzo che scappa dalla miseria, dalla violenza, dalla guerra, un fastidio, un pericolo, un invasore.

Io ho un sogno: che quando incontrerò questo ragazzo sulla mia strada, non girerò lo sguardo dall’altra parte, ma lo guarderò negli occhi e gli dirò benvenuto.

Io ho un sogno: che vivrò in una città che vorrà integrare questo ragazzo attraverso il lavoro, la formazione, la responsabilità e non lo dimenticherà in una stanza come un oggetto inutile.

Io ho un sogno: che vivrò in una città che darà a questo ragazzo un’altra possibilità, la possibilità di tagliare una pietra di speranza dalla montagna della disperazione.

Io ho un sogno: che un giorno questo ragazzo e il sindaco di questa città inseguiranno insieme un pallone su un prato .

info@ilvillaggiodiesteban.net
www.ilvillaggiodiesteban.net

Riposa in pace, compagno Ingrao

Riposa in pace, compagno Ingrao

 Paolo Ferrero

Paolo Ferrero: “Caro compagno #Ingrao il dolore per la tua morte è grande e forte l’abbraccio ai tuoi cari.
Il dolore si affianca alla felicità di avere avuto il privilegio di conoscerti nella tua lunga vita, piena di passione, curiosità, umanità.
Ci hai mostrato nel corso degli anni che la militanza politica comunista – nella ricerca come nello studio e negli inevitabili errori – non chiude ne la testa ne il cuore ma apre la strada all’interesse per gli uomini e le donne in carne ed ossa, all’umanità più vera.
Di questa testimonianza appassionata di lotta politica e ricerca personale ti ringraziamo perché indica una strada, la strada di una vita che vale la pena di essere vissuta.
La strada che ci auguriamo tanti e tante ragazze vorranno seguire.
Un caro saluto compagno Ingrao, riposa in pace”.

 

IO, DOCENTE PRECARIA, E LA “BUONA SCUOLA”

IO, DOCENTE PRECARIA, E LA “BUONA SCUOLA”

IO, DOCENTE PRECARIA, E LA “BUONA SCUOLA”
Lettera tratta da: “L’INFORMATORE” del 24 settembre 2015.
Gentile Direttore, sono un’insegnante precaria e, all’inizio di questo anno scolastico in cui si è tanto parlato di “buona scuola”, mi piacerebbe condividere con Lei e con i lettori alcune riflessioni.
Nucleo centrale della recente riforma della scuola è la sbandierata assunzione di 100 mila precari in nome della quale bisognerebbe accettare tutto il resto.
La cosa in se sarebbe ottima in un periodo come questo, ma mi chiedo: è così che si riforma la scuola?
E soprattutto: chi fa la scuola buona? Gli insegnanti? Gli alunni e le loro famiglie? I preside?
Per me la buona scuola è l’alleanza educativa, tra tutte queste parti che devono cooperare per la crescita e l’arricchimento dei nostri figli.
Ma come è possibile che ciò si possa avverare se poi i ministri addetti ai lavori presentano i docenti come dei fannulloni retrogradi e da tenere sotto controllo?
Se un docente per lavorare e rincorrere il ruolo è costretto a girare l’Italia come una trottola?
Se una “ministra” esordisce con frasi del tipo”ruolo si ma non sotto casa”, come si può pretendere, o sperare, che le menti più brillanti si avvicinano a questo mestiere con queste premesse?.
Mi chiedo cosa ci sia di male se un insegnante laureato e specializzato lavora nella propria città, magari nella scuola da lui stesso frequentata.
Nella nostra scuola i problemi sono tanti, ma la colpa non è certo solo degli insegnanti e punirli con precariato a vita, indurli a continui cambi di sede significa in primo luogo punire i nostri ragazzi costretti ad una continua staffetta di insegnanti che iniziano con loro un percorso che non potranno mai finire.
Sebbene abilitata a seguito di corso post-laurea in una classe di concorso in cui gli insegnanti a disposizione sono pochissimi, insieme a tanti altri verrò esclusa dal piano di assunzione e, come le generazioni future, potrò accedere al ruolo solo tramite concorso.
Mi viene da sorridere quindi pensando a queste nuove figure di docenti che hanno affrontato corso, concorso e chi più ne ha ne metta, che dovrebbero essere finalmente affidabili e zelanti e invece tanto ricordano il fratello di Pasquale Cafiero del Don Raffaè di Fabrizio De Andrè: “Isso ha fatto quaranta concorsi novanta domande e duecento ricorsi…chillo duorme co’ mamma e co’ me che crema d’Arabia ch’è chisto caffè”!
Purtroppo non esistono corsi né concorsi che insegnino l’empatia, la voglia di includere tutti ed a ogni costo, la capacità di capire che tutti siamo “Bes” e abbiamo quindi bisogni educativi speciali in determinati momenti della nostra vita, l’emozione nel vedere un ragazzo crescere ed acquisire fiducia in se stesso magari un po’ grazie a noi.
Perché sono i nostri alunni che ci insegnano tutto e ci migliorano, anche se a ogni fine di anno scolastico ci vengono tolti.
e.p.

Fanghi, fanghi e ancora fanghi

Fanghi, fanghi e ancora fanghi

No fanghi 1

no fanghi 2

i giorni della collera 1

i giorni della collera 2

collera 3

 

Immagini del pranzo per aiuti economici alla Grecia organizzato dal circolo Prc e l’altra Vigevano a sinistra

Immagini del pranzo per aiuti economici alla Grecia organizzato dal circolo Prc e l’altra Vigevano a sinistra

IMG_5225

IMG_5227

IMG_5233

IMG_5235

IMG_5238

Andrea Viani: coordinatore della Lombardia per aiuti alla Grecia

RINGRAZIAMO TUTTI I GENEROSI PARTECIPANTI.

Circolo “Hugo Chavez” Prc Vigevano

PAESE CHE VAI, TALK SHOW CHE TROVI

PAESE CHE VAI, TALK SHOW CHE TROVI

di Giulietto Chiesa

Abbastanza strano trovarsi in una trasmissione televisiva in Russia (Primo Canale) e partecipare (involontariamente) a un talk show praticamente identico (per superficialità, scorrettezza informativa, tendenziosità preliminare ecc) a quelli che il pubblico italiano è costretto a subire da anni, senza alternativa, da tutti i canali. Strano in primo luogo perché, a differenza di quanto accade in Italia, è avvenuto in un paese che più multinazionale non si può, e dove vivono, prosperano (relativamente) e si moltiplicano oltre 20 milioni di cittadini di nazionalità russa, e di fede musulmana.

Inondato (io come il vasto pubblico che sicuramente stava guardando la trasmissione) da una raffica di interventi di ospiti letteralmente scatenati in invettive di tipo palesemente xenofobico. Le tesi essenziali della trasmissione (tesi apertamente sostenute dal conduttore) si potrebbero banalmente riassumere così: l’Europa, per colpa sua, sta soccombendo a un’ondata di immigranti che in breve tempo la costringerà ad arrendersi, abbandonando i suoi valori di civiltà e cedendo il passo all’Islam. Seconda tesi, non meno xenofobica della precedente: questi immigranti arrivano per prendere il potere, imponendo le loro abitudini, la loro religione, la loro intolleranza, sui “locali”. Non hanno, brutti e cattivi, nessuna intenzione di “assimilarsi” all’Europa. Piuttosto costringeranno l’Europa ad assimilarsi a loro.

Quando tocca il mio turno cerco di replicare che non sono i migranti a minacciare l’identità europea, per la banale ragione che l’Europa l’ha già perduta per conto proprio, trasformandosi in colonia degli Stati Uniti, e da tempo. E quando porto ad esempio la Grecia, verso la quale l’Europa non è stata in grado di manifestare alcuna solidarietà (sebbene non si trattasse di emigranti, ma di un pezzo di se stessa, e dunque spiegando al pubblico in sala che il problema dell’Europa è appunto l’abbandono del principio di solidarietà che ne costituiva la base), mi trovo al centro di una raffica di sarcastiche accuse: lei è l’esempio peggiore della “tolleranza” europea.

Allora cerco (in mezzo a interruzioni vociferanti, tipiche dei talk show nostrani) di spiegare che l’idea di “assimilazione” è una nostra idea europea, giusta o sbagliata che sia, ma non è affatto la loro. Anzi è un’idea che nessuno di loro ha mai neppure preso in considerazione, perché non la conoscono. Il che non significa che loro vogliono sottometterci (e come potrebbero, nelle condizioni in cui si trovano?). Semplicemente – cerco di spiegare, ciò che sta accadendo – arrivano per motivi completamente diversi. A differenza dei loro padri, che non sapevano nulla del mondo esterno, del mondo dei “ricchi” in cui noi viviamo, questi giovani (ed è vero che la maggior parte di loro sono giovani) hanno tutti il cellulare e usano internet (entrambi aggeggi di produzione occidentale) che permettono loro di vedere come si vive a New York, Londra, Berlino, Roma e Parigi. Sono ormai centinaia di milioni, le nuove generazioni, che “vedono” ciò che noi gli proponiamo, ma senza possibilità di capire i perché di quello che vedono. Non sono professori di economia, né filosofi, né ingegneri. Ciò che li spinge è il desiderio di “vivere come noi”. Nient’altro.

Salvo aggiungere i dettagli cruciali: che è stato l’Occidente a decidere il libero flusso di capitali sul globo terracqueo, che ora sta mostrando le conseguenze di medio periodo: i capitali si muovono fulmineamente, ma modificano le condizioni di vita di miliardi di persone. Che anch’esse sono costrette a “delocalizzarsi”. Solo che, essendo di carne ed ossa, si muovono più lentamente. Ma si muovono anche loro. Ecco, arrivano. E fermarli non possiamo. Ecco perché siamo in presenza di un collasso, che noi stessi abbiamo provocato.

Ma provate a immaginare (e potete farlo senza difficoltà guardando uno dei nostri talk-show) come si può argomentare di cose così semplici in mezzo alla canea di urla e invettive? Ho cercato di ricordare anche che – peggiorando la dose – siamo stati noi europei, noi occidentali, con l’aiuto degli Stati Uniti, della Turchia, dei paesi islamici reazionari nostri amici, a bombardare e distruggere la Libia, e adesso a distruggere la Siria, con l’aiuto dell’Isis, che esiste solo perché noi lo sosteniamo.

Dunque basterebbe riflettere sulle cause profonde (rivoluzione tecnologica, finanziarizzazione, guerra) per rimettere le cose, se non a posto, almeno in modo tale da poter capire cosa sta succedendo. In Italia non si può fare. Ho preso l’aereo sperando di trovare a Mosca una discussione televisiva decente. Mi sbagliavo. Mi sono trovato di fronte a singolari “difensori televisivi dei valori europei” che sono molto simili ai reazionari europei più reazionari.

Ho chiesto, dopo la trasmissione, al conduttore: “ma chi te lo fa fare?”. Mi ha risposto che “questo è quello che vuole il pubblico”. Allora ho capito. Il veleno universale è la televisione. Che rende stupidi in primo luogo quelli che la fanno, non importa dove si trovino. E, come effetto finale, rende stupidi tutti.

“Cose di Cuba”

“Cose di Cuba”

Rubrica “Cose di Cuba”
IL PAPA A CUBA (visto da stampa e tv italiane)
di Marzio Castagnedi

Questo viaggio a Cuba 2015 di Jorge Bergoglio Papa Francesco, passerà alla storia come il più decisivo, vivace e “exitoso” dei tre viaggi papali nella mayor de las Antillas. Nel 1998 Papa Woityla, già malato, era ai limiti della resistenza fisica, Joseph Ratzinger nel 2012, fece una visita scialba e frettolosa e ora il Pontefice argentino dei “ponti” contro i “muri” ha svolto un incontro molto bello con Cuba, la sua popolazione, i suoi dirigenti. Che fascino quella atmosfera en la plaza de la Revoluciòn con quell’orchestra sinfonica di 50 elementi più coro che sottolineava gli avvenimenti con quelle musiche sì di carattere religioso ma suonate con sonorità di lieve “son cubano” con tanto di clave, bongòs, maracas. Atmosfera che solo Cuba con la sua dolcezza, valentìa e decoro sa dare. Il tutto visto in Italia attraverso le molte tv.

Diciamo subito che il miglior programma è stato quello fornito da Tv2000, l’emittente cattolica della Conferenza episcopale italiana. Non solo per la completezza (tutto in diretta senza tagli o inserimenti stonati), ma anche perché i commentatori cattolici, giornalisti o religiosi, si sono rivelati più preparati su Cuba e America latina delle decine di professionisti della Rai cui non erano estranei i soliti condizionamenti partitici e politicanti. Papa Bergoglio ha dato una presenza straordinaria per spirito di cordialità e impegno e anche di notevole resistenza psico-fisica. Giornate da 12 ore di impegni e spostamenti sono impegnativi. E anche Raùl Castro, il presidente cubano, non era da meno muovendosi pronto ai suoi 84 anni e mezzo. Non era facile domenica 20 settembre dove a mezzogiorno sotto un cielo semicoperto all’Avana c’erano 32 gradi e alta umidità. Lavoravano di gran lena tanti ventagli, come quello di Cristina Fernadez de Kircschner, la presidenta argentina.

Dell’incontro con Fidel diciamo più avanti e prima non si può non commentare (anche con qualche sorriso di delusione) la qualità del lavoro “informativo” di stampa e tv italiane. Anche nelle cose minime un sacco di errori e imprecisioni che fanno pensare. La distanza tra Cuba e la Florida americana è molto variabile per i cronisti italiani. Va dai 90 kilometri (Tv2000) alle 200 miglia (Rai). Ma no, sono 90 ma miglia, cioè 150 kilometri: questa è la distanza geografica reale tra costa nord cubana e Florida. E’ così difficile impararlo? E poi cosa vuol dire: “Cuba è isolata”. No, signori giornalisti Rai che non siete mai andati neppure una sola volta a Cuba. Cuba non è affatto isolata, anzi ha relazioni strette di amicizia e rapporti sociali, culturali e commerciali con quasi tutti i paesi latinoamericani, dai grandi Brasile e Argentina ai più piccoli Uruguay, Paraguay e Guatemala, ai fraterni Bolivia, Ecuador, Venezuela, Nicaragua. Dal 2000 è iniziato un nuovo corso in America Latina e Cuba ne è da tempo protagonista. Ancora una cronista di Tv2000 situa la “crisi dei missili” nel 1961 (no, quella era la tentata invasione della Cia coi 1.500 mercenari a Playa Giròn, battuti dai cubani e da Fidel in persona in 72 ore). La crisi dei missili dei famosi tredici giorni è dell’ottobre 1962.

Sulla Rai sento un “analista” dire che “purtroppo a Cuba ci sono lavoratori che guadagnano solo 20 euro al mese”. Ma saprà ,lo “specialista televisivo”, che 20 euro corrispondono a 570 pesos nacionales? Mica una pizza e birra. Altri elegantoni delle reti tv italiane esclamano che a Cuba sono in ritardo anche tecnologico, non hanno quasi cellulari o tablet o computer. Eppure nel maxi schermo alle loro spalle si vede bene la gente in quantità nella piazza fotografare col telefonino o con la fotocamera per computer. Solo banalità, cose secondarie? Secondo noi invece fanno capire che molti commentatori delle tv italiane come non sanno le cose minime spesso nemmeno conoscono le questioni maggiori. Ancora una giovane cronista afferma che dalla collina del mirador di Holguin “si può vedere tutta Cuba” (ma se il luogo è alto meno di 400 metri !?), e un’altra chiama gigantografia il grande ritratto di Che Guevara nella piazza dell’Avana che è in realtà una scultura in metallo. E meno male che questa volta non c’è stato il clamoroso e comico errore di un importante quotidiano italiano che nel 2012 affermò essere del religioso ottocentesco Padre Varela l’altro grande ritratto stilizzato nella plaza de la Revoluciòn. Ma no, è il volto di Camilo Cienfuegos, mitico combattente sulla Sierra Maestra e grande amico del Che. Solo che i malaccorti cronisti italioti scambiarono la tondeggiante ala del sombrero di Camilo per una presunta aureola di padre Varela. Quella topica, figlia dell’ignoranza, fu ed è leggendaria. Ciò che è certo è che su giornali e televisioni italiane nessuno ha saputo ricordare alcuni aspetti fondamentali della realtà cubana.

Per esempio che Cuba ha il record della più bassa mortalità infantile (5 per mille) non solo latinoamericana ma di tutte le Americhe col solo Canada a pari con Cuba al 5 x mille e gli Usa, dietro, al 6. Pensate che la Repubblica Dominicana, che è il più sviluppato paese turistico dei Caraibi con un incasso di quasi 7 miliardi di dollari (più che doppio di quello cubano) ha ancora una mortalità infantile al 20 x mille cioè quattro volte più alta di quella cubana. Inoltre la sanità cubana tra il 2004 e il 2008 ha effettuato quasi 2 milioni di operazioni di cataratta gratuite per altrettanti cittadini latinoamericani poveri non in grado di provvedere a questa infermità nei loro paesi. Se questo non è” servire le persone” dite voi cos’è. Certo, queste eccezionali opere sanitarie, oltretutto realizzate da Cuba sotto l’embargo, il “bloqueo” economico imposto dagli Usa, provengono da una ideologia. Ma si potrebbe dire una ideologia benefattrice se ha come scopo la cura e la salute del suo popolo e di altri popoli fratelli.

No, nessuno ha parlato di questi pregi della società cubana. Forse poteva farlo Fidel Castro che – dicono le cronache – ha dialogato con Papa Bergoglio per ben 40 minuti. Ma non si sa precisamente di cosa hanno conversato i due grandi protagonisti. All’inizio ci fu addirittura un brivido: “Non si sa se ci sarà l’incontro tra Papa Francesco e Fidel”. Poi: “l’incontro è a porte chiuse”. Poi ancora: “niente immagini né sonoro”. Regista dell’operazione Padre Lombardi, il capo delle relazioni stampa del Vaticano. Come ? Fidel oscurato, Fidel sotto embargo? Poi arriva la prima foto, scattata da uno dei figli di Castro, poi qualche rapida immagine, il video, parziale, che vede il Papa e il lìder storico della rivoluzione cubana dialogare fittamente. Ma l’audio è off limits. Possibile che un uomo di quasi 90 anni e in non buona salute come Fidel sia ritenuto ancora “pericoloso” e temuto ? Tanto ,quasi, da dettargli cosa dire? Dunque tra il Papa e Fidel un colloquio perlomeno teleguidato. Devono aver detto a Fidel: “o così o niente”.

Chiudiamo citando l’articolo di Marco Ansaldo su “la Repubblica”, il conosciuto giornale italiano (presunto progressista) noto anche come uno dei fogli più ostili a Cuba in Europa. Dall’articolo di Ansaldo di lunedì 21 settembre su Repubblica prendiamo questo passaggio, secondo noi piuttosto significativo. Dove Ansaldo scrive la frase: “Castro aveva lasciato il potere nel 2006 per qualche accenno di malattia”. Accenno di malattia, sì. In realtà la sera del 31 luglio 2006, Fidel Castro venne ricoverato d’urgenza per una diverticolite emorragica e subito operato. Nei mesi seguenti venne operato altre tre volte perché i punti di sutura intestinali non tenevano. A novembre l’ottantenne Fidel aveva perso 22 chili di peso. La vera convalescenza durò poi fino al giugno 2007 quando Castro viene intervistato da Randy Alonso della tv cubana. Fidel uscirà in pubblico per la prima volta dopo oltre un anno dalla prima operazione. Per l’inviato di Repubblica queste serie peripezie mediche furono soltanto “qualche accenno di malattia”. Scritto, stampato e firmato su “La Repubblica” 21 settembre 2005, pagina 9.

Papa Bergoglio, dopo la giornata di lunedì nella città di Holguin, ha visitato la cattedrale dedicata alla Virgen de la Caridad del cobre, patrona di Cuba, ed è poi partito da Santiago de Cuba sull’aereo italiano diretto a Washington, Stati Uniti, fermandosi per 5 giorni.

Antifascismo – Ferrero (PRC): Solidarietà a Saverio Ferrari per le vili minacce ricevute

Antifascismo – Ferrero (PRC): Solidarietà a Saverio Ferrari per le vili minacce ricevute

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea:

“Esprimo la solidarietà di tutta Rifondazione Comunista al compagno Saverio Ferrari di fronte alle minacce di aggressione provenienti da settori dell’estrema destra. Evidentemente l’impegno antifascista e il lavoro di inchiesta e informazione di Saverio danno fastidio. Attraverso libri, articoli, interventi e le attività dell’Osservatorio sulle nuove destre Saverio tiene i riflettori accesi su quel che si muove nelle aree del neofascismo.
Conosciamo il rigore e il sapere accumulato in tanti anni di Saverio e quindi invitiamo chi ha il dovere di tutelare la libertà e la sicurezza dei cittadini a non sottovalutare l’allarme.
Rilanciamo quindi il messaggio scritto oggi da Saverio:

C’È CHI PENSA A UNA SPEDIZIONE PUNITIVA NEI MIEI CONFRONTI 

Sono stato informato, per la seconda volta in poco tempo, che si sta preparando in ambienti dell’estrema destra milanese un’aggressione nei miei confronti. La fonte è attendibile, più volte ho avuto modo di verificarla. Mi ha anche fatto presente le modalità e il nome dell’organizzatore. L’intenzione sarebbe quella di utilizzare stranieri prezzolati e magari far passare la cosa come una vicenda dai contorni poco chia ri. Mi vedo costretto a denunciare il tutto con queste modalità non potendo ovviamente disporre di riscontri oggettivi per una denuncia penale.
Il nome dell’organizzatore e i dei mandanti li consegnerò a più persone di mia fiducia, oltre che al mio avvocato. Nel caso mi succedesse qualcosa sapranno che fare.
Saverio Ferrari
Osservatorio Democratico Sulle Nuove Destre

Un compromesso contro la Costituzione

Un compromesso contro la Costituzione

di Giovanni Russo Spena*

Il cedimento della minoranza dem sulla controriforma costituzionale è grave all’interno della vicenda parlamentare. Non siamo, in verità, tra coloro che si erano fatti illusione. Ma prendiamo atto che la situazione è cambiata, i rapporti di forza sono mutati in vista del referendum che si svolgerà, probabilmente, nell’ottobre del prossimo anno (un referendum che sarà impostato come plebiscito su Renzi, imperatore massimo senza freni e controlli). Avremo bisogno di una capillare  e creativa controinformazione rimettendo al centro il fondamento politico della Costituzione repubblicana e costruendo un sistema di alleanze (innanzitutto sociali, ma non solo) contro una grave ferita alla Costituzione stessa voluta da tutto il PD. Credo che dovremo saper coinvolgere a fondo sindacati, movimenti, coalizioni sociali.

Lotte democratiche e sociali sono, infatti, sempre più connesse. Il combinato disposto tra controriforma costituzionale e legge elettorale Italicum crea, infatti, un presidenzialismo di fatto, senza controlli e regole. Un impianto che ha in Europa in solo parziale precedente nel sistema ungherese di Orban. Se ne faccia una ragione Bersani: nell’accordo fatto con la Boschi e Verdini la elezione popolare dei senatori, di cui aveva fatto tardiva e disperata bandiera (dopo aver colpevolmente approvato l’incostituzionale Italicum) non c’è. Inutile che faccia sgangherata propaganda. Credo abbia ragione il costituzionalista prof. Massimo Villone che, anche a nome del Coordinamento per la difesa della Costituzione, di cui siamo parte, ha spiegato il 24 settembre, anche sul piano tecnico/giuridico, scrivendo su “il manifesto” che l’emendamento PD non può in alcun modo “essere gabellato come ripristino dell’elettività dei senatori”.

La riforma era pessima e tale rimane. Si ritorna ai famigerati “listini regionali”mascherati. Dove si è mai vista una soluzione costituzionale che stabilisce che la rappresentanza appartiene per metà all’elettore e per metà ai consigli regionali? E come si applica il sistema ai sindaci che sono eletti con elezione diretta?

Un pericoloso pasticcio. Ma non possiamo arrenderci. Difenderemo, dinanzi alla Corte Costituzionale, nelle piazze, anche con i ricorsi giurisdizionali contro l’Italicum, l’impianto della nostra Costituzione.

* responsabile nazionale democrazia PRC-SE

La Lomellina sta morendo. Ma tu ci conosci. Ci puoi aiutare?

La Lomellina sta morendo. Ma tu ci conosci. Ci puoi aiutare?

COMITATO NO AI FANGHI IN LOMELLINA

La Lomellina sta morendo. Ma tu ci conosci. Ci puoi aiutare?

Siamo un gruppo di abitanti della Lomellina, un territorio pianeggiante della provincia di Pavia, con capoluogo Mortara e abbiamo organizzato un comitato per tentare di mettere un freno ad un problema gravissimo di cui probabilmente non siete a conoscenza, ma che potrebbe essere argomento di una vostra inchiesta giornalistica.

Premettiamo che il nostro territorio, considerato fra i più fertili al mondo e ricchissimo di acque superficiali e di risorgive,è sottoposto ad un’agricoltura intensiva di tipo monoculturale che ha fatto piazza pulita di boschi , siepi e qualsivoglia zona naturale e fa un uso massiccio di pesticidi e diserbanti, subisce un doppio inceneritore, una fabbrica di recupero legname che brucia rifiuti, una centrale ad olio , 2 grandi raffinerie a meno di 40 km), una discarica che non vede mai fine. Siamo a 30 km da Casale e molti tetti, capanni e persino aiuole sono ancora in amianto. In poche parole il nostro territorio in 50 anni è stato massacrato.

A metà degli anni 80, l’inquinamento della falda a causa dei diserbanti (atrazina e molinate) aveva portato in piazza le autobotti: per risolvere il problema la regione Lombardia aveva semplicemente alzato i valori di tolleranza, per cui tutto è rientrato nella normalità!

A tutto ciò oggi si aggiunge un nuovo problema: I fanghi da depurazione civile e industriale.

360. 000 tonnellate di questi fanghi sono sversati in provincia di Pavia e in particolare (circa la metà)in Lomellina, sui campi coltivati a riso e mais.

Questi fanghi contengono una serie impressionante di inquinanti, in misura legale,secondo le ditte che li trattano e li distribuiscono.

Eccone un elenco, fornito dalle ditte stesse: idrocarburi totali,solventi aromatici e clorurati,pesticidi totali e fosforati,cromo, mercurio, piombo, arsenico, salmonella, coliformi fecali..

Ovviamente il continuo sversamento produce un accumulo e il loro effetto sinergico non è affatto conosciuto. Ma il punto essenziale è che i controlli sull’effettiva composizione di questi fanghi sono assolutamente inesistenti. Per questo non ci stupiremmo se questo smaltimento frettoloso e semiclandestino fosse un facile ed economico sistema per liberarsi di rifiuti pericolosi che sarebbe troppo costoso rendere innocui (Questi sono sospetti, abbastanza fondati, ma senza prove).

Il fatto certo è che alcuni agricoltori (non tutti naturalmente) accettano che queste sostanze vengano sparse sui loro campi coltivati a riso e mais come concime a costo zero e in più con l’offerta allettante della lavorazione gratuita del proprio terreno.

Un altro fatto certo è che il fetore emanato da questi fanghi rende impossibile godere della campagna, già così poco rispettata.

Ora, per completare il quadro, una ditta che raccoglie ,tratta e movimenta questo materiale ha avuto tutte le autorizzazioni per insediarsi alla periferia di Mortara e andrebbe ad aggiungersi alle 8 già presenti in provincia di Pavia. Si chiama ECOTRASS , adesso si trova in provincia di Bergamo e intende movimentare 60.000 tonnellate l’anno di fanghi che finirebbero tutti, data la comodità, sui nostri campi.

Gentile amica/o ,

Il tema lo conosci molto bene ,e non ti ruberemo del tempo prezioso.
Ti chiediamo soltanto se desideri aderire anche questa volta come forse anche per la catena umana del 28/3 ai giorni della collera, ad un iniziativa di pressione di piazza mediatica per scongiurare una risposta positiva ad Ecotrass nella Conferenza dell’8 /10 a Pavia.
Siamo a chiederti se ti va di aderire. Se decidi affermativamente i scegli i punti in cui preferisci partecipare e dacci una risposta entro pochi giorni in modo da poterla segnalare nei social e ai giornali.

1-Adesione al presidio ed eventuale partecipazione con stand autogestito se hai una associazione.
2- Adesione sciopero della fame per uno o due giorni dal 2 al 8/10
3- Flash mob di incatenamento sabato 3/10 ore 11
4 -Fiaccolata venerdi 3/10 ore 21 sulla piazza.
5- Eventuali altre proposte

Cosa sono i giorni della collera?

E’ una settimana della collera, non una settimana in senso stretto ma una serie di iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica e per portare ai media la voglia della gente di questo territorio di vivere e abitare in un ambiente meno inquinato e più salubre.

La prima iniziativa è prevista per i giorni di venerdi e sabato 2 e 3/10/2015 con un volantinaggio a tappeto alla stazione, alle scuole medie superiori e al mercato per informare l’opinione pubblica.

Ci saranno due giorni di sciopero della fame da parte di un nucleo di persone e poi a staffetta lo sciopero continuera’ sino all’8/10/2015 quando si svolgerà la conferenza dei servizi a Pavia dove il comitato sarà presente massicciamente sia all’interno che all’esterno del Palazzo della Provincia. Per manifestare le proprie ragioni contro l’insediamento di Ecotrass e contro una nuova massiccia invasione di fango inquinante da reflui nelle nostre campagne , per l’assenza storica o comunque assolutamente insufficiente di controlli da parte degli enti preposti , per chiedere agli amministratori di tutelare maggiormente la salute dei propri cittadini.

Lo sciopero della fame: un gesto antico , non violento, dialogante, dialettico, una scelta anche personale di sofferenza che dialoga contro la sofferenza della terra , che chiede di porre uno stop alla politica di depauperamento di uno dei territorio più fertili del mondo, per sostenere con l’astensione dal cibo e in qualche modo idealmente le parole del ricercatore del Cnr Giuseppe Damiani che parla di” ripercussioni gravissime sulla salute dei cittadini e di accumulo negli anni nella falda acquifera e nei campi coltivati di metalli pesanti ed altre schifezze”

.

Un digiuno dunque per raccontare all’opinione pubblica per dire alla politica di essere più coraggiosa, di non vendere il nostro territorio alle lobby del fango, di inventare un nuovo sviluppo più attento all’ambiente e alle sue risorse materiali e immateriali.

.

Lo sciopero della fame si prefigge l’obiettivo di portare ai media locali e nazionali , ai social e dunque nell dibattito pubblico il tema” fanghi” ,proposto nelle sue varie articolazioni. Pensiamo che uno strumento di contrasto di questo tipo possa modificare le scelte di insediamento.
Le ultime prese di posizione della stampa locale ci raccontano che quanto seminato dal movimento antagonista ai fanghi comincia a dare frutti, le pronunce del Tar sugli esposti di Gambolo’, la presa di posizione di sindaci dell’Oltrepo’, le dichiarazioni di organizzazioni agricole influenti , il dibattito alla seconda conferenza internazionale sull’agricoltura biologica svoltosi a Olevano il 2/3/4 settembre , un discreto dibattito sui social delle persone di lomellina ci fanno pensare che il tema non sia stato dimenticato in estate, che esso torni con rinnovata forza a porre il bisogno, per i decisori politici di scelte conseguenti .

Lo sciopero della fame inoltre rappresenta un momento in cui sosterremo altre iniziative come la richiesta di un consiglio comunale aperto a Mortara.

Inoltre nei giorni 2/3 ottobre, ogni ora, i responsabili del comitato e le associazioni che aderiranno si alterneranno al microfono per parlare con la gente e costruire insieme un movimento di massa,saranno raccolte firme da portare alla Conferenza di Pavia. In fase di studio l’istallazione di tende sulla piazza, in tal modo inventando un parallelo locale con le grandi iniziative di New York, Parigi e Londra del 2011 in cui “ Occupy “e “Noi siamo il 99% “occupavano le piazze per protestare contro i potere ormai fuori controllo dell’economia finanziarizzata.

Altre iniziative previste: una fiaccolata per venerdi sera con violino e musica alle ore del 3/10 sulla piazza, l ‘intervento di band musicali, un flash mob ed un incatenamento collettivo. Nel quale lo slogan di riferimento potrebbe essere “ Ci incateniamo per protesta contro chi incatena il nostro futuro”simboleggiando così plasticamente il sequestro che in cuore avvertiamo con forza di un futuro di senso , di significato, di prospettiva. Di un futuro insomma che ci permetta di continuare a farci amare questa terra e non ci cacci via alla ricerca di luoghi più salubri in cui abitare.

.
Per comodita’ puoi scrivere direttamente ad adriano:

a.arlenghi alice.it
3400667971
038492896
oppure a:

comitato.noaifanghi@libero.it

Grazie per averci letto, grazie di cuore da tutti gli amici del comitato!

https://www.facebook.com/events/481980105300049/

Sui migranti al campo sportivo comunale e le “sanzioni” di Facchinotti

Sui migranti al campo sportivo comunale e le “sanzioni” di Facchinotti

MORTARA 21 Settembre 2015
Sui migranti al campo sportivo comunale e le “sanzioni” di Facchinotti

Il sindaco leghista Facchinotti ha toccato il fondo? Probabilmente no. Leggiamo che minaccia il Mortara calcio di “pesanti sanzioni” se oserà far giocare una squadra di migranti (per altro con un regolare accordo, spese comprese, con la cooperativa incaricata della gestione).

Li tratta erroneamente da “clandestini” (quando invece, sono ospitati dallo Stato italiano, almeno a Mortara in strutture private, attraverso la prefettura) e, con un atteggiamento degno “dell’apartheid” dichiara che può tollerare che giochino nel campetto di via Belvedere (cioè solo tra di loro, ma non nel campo sportivo comunale e neanche nel campo dietro al cimitero).

Sono atteggiamenti gravissimi, non a caso promossi da leghisti che, nelle loro manifestazioni, vanno a braccetto con i fascisti di Casa Pound e di altri gruppi.

La loro funzione è proprio quella di fomentare lo scontro tra i poveri. Fino a che i poveri e gli oppressi di qualunque parte del mondo saranno portati ad odiarsi tra di loro, i potenti e i padroni del capitale finanziario delle multinazionali possono dormire sonni tranquilli.

D’altronde i giovani in questione presenti a Mortara, una settantina, fanno parte di quelle popolazioni in fuga da guerre, povertà, fame.

Quando i Governi occidentali, con la partecipazione e la complicità dei governi italiani hanno distrutto interi Stati nel sud del Mediterraneo e nel Medio Oriente hanno creato questa ondata di fuggiaschi.

Ad esempio la Libia, quando c’era Gheddafi, dava lavoro a 2milioni di persone provenienti dai paesi del sud del Sahara e la distruzione di questo paese per sporchi interessi imperialisti ha provocato disoccupazione in massa, arresti e torture dei migranti da parte delle varie milizie.

Ai migranti non è rimasto che fuggire. Per non parlare di Siria, Iraq, Afganistan ecc.

Per tornare al nostro caso la partecipazione ad attività sportive non può che essere positiva per favorire l’integrazione e per far capire la comune condizione di esseri umani.

Altrettanto utile sarebbe se si consentisse ai profughi di praticare attività di volontariato, ma l’amministrazione comunale di Mortara non vuole riconoscerli, quasi a negarne l’esistenza.

Inoltre il campo sportivo comunale non è proprietà personale del sindaco e siamo convinti che gran parte dei mortaresi sarebbero favorevoli a questo tentativo di integrazione.

Infine il sindaco si scaglia contro i “buonisti” come li definisce. Intanto meglio essere buonisti che fascisti e razzisti. E poi allora, secondo Facchinotti, cosa bisogna essere? “Cattivisti”? Ma ci faccia il piacere!

Giuseppe Abbà
Gianni De Paoli
Teresio Forti
Partito della Rifondazione Comunista – circolo “A. Mascherpa”, Mortara

SIAMO TUTTI ERRI DE LUCA. MI AUTODENUNCIO. PUR DI SALVAGUARDARE UN’OPERA INUTILE E DANNOSA FANNO DANNI NON SOLO AL TERRITORIO MA ALLA DEMOCRAZIA. SU VAL SUSA NON PIU’ DIALETTICA DEMOCRATICA MA LOGICA DA STATO DI POLIZIA.

SIAMO TUTTI ERRI DE LUCA. MI AUTODENUNCIO. PUR DI SALVAGUARDARE UN’OPERA INUTILE E DANNOSA FANNO DANNI NON SOLO AL TERRITORIO MA ALLA DEMOCRAZIA. SU VAL SUSA NON PIU’ DIALETTICA DEMOCRATICA MA LOGICA DA STATO DI POLIZIA.

SIAMO TUTTI ERRI DE LUCA. MI AUTODENUNCIO. PUR DI SALVAGUARDARE UN’OPERA INUTILE E DANNOSA FANNO DANNI NON SOLO AL TERRITORIO MA ALLA DEMOCRAZIA. SU VAL SUSA NON PIU’ DIALETTICA DEMOCRATICA MA LOGICA DA STATO DI POLIZIA.

“La richiesta di condanna per Erri De Luca è l’ennesima, vergognosa, puntata dell’operazione pro Tav in atto in questo Paese. La nostra solidarietà allo scrittore: è indecente che si chieda di punire in sostanza un reato d’opinione, della Tav nessuno può nemmeno parlare male! Pur di salvaguardare un’opera inutile e dannosa fanno danni non solo al territorio ma alla democrazia. Sulla Val Susa non vi è più una dialettica democratica ma una logica da stato di polizia. Uno Stato che ha connivenze inquietanti con la mafia e perseguita le persone per reati di opinione si qualifica da solo. Nell’esprimere nuovamente la piena solidarietà ad Erri De Luca mi autodenuncio: non si può stare a guardare di fronte a questa situazione”.

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

21 settembre 2015

Lettera del COMITATO NO FANGHI in risposta al Sindaco di Mortara

Lettera del COMITATO NO FANGHI in risposta al Sindaco di Mortara

Risposta al Sindaco

Il Comitato No ai fanghi in Lomellina è letteralmente scandalizzato e preoccupato x la risposta data dal Sindaco su questo giornale alle richieste , che sono quelle della popolazione, circa un impegno concreto ed appassionato sul problema “FANGHI”.
Lo consideriamo un tentativo maldestro di eludere le nostre precise richieste e spostare l’attenzione dal problema reale, ormai unanimemente e scientificamente riconosciuto, ad un piano di opportunità politica e di parte che non ci appartiene.
Il problema è: IL NOSTRO TERRITORIO E’ UTILIZZATO COME DISCARICA DI FANGHI, SENZA I NECESSARI, EFFICACI CONTROLLI, COL RISCHIO MOLTO CONCRETO DI ALTERAZIONE IRRIMEDIABILE DEL SUOLO E DELLE ACQUE E RELATIVI RISCHI PER LA SALUTE E PER LA VIVIBILITA’ DELLA POPOLAZIONE (problema che si aggiunge agli altri enormi problemi di inquinamento).
Il Sindaco interpellato perché è,non dimentichiamolo, il RESPONSABILE DELLA SALUTE DELLA POPOLAZIONE E IL GARANTE DEL SUO BENESSERE, afferma di aver GIA’ FATTO TUTTO IL POSSIBILE !
Noi e con noi tante e tante persone non la vediamo così: c’è stata un’ordinanza simbolica ritirata in fretta e furia (per motivi economici, come se la salute non fosse un bene primario!!!!), non c’è stata nessuna volontà di coordinamento fra i Comuni del territorio né alcuna pressione sulle Autorità regionali e provinciali, non c’è nessuna protesta o denuncia per la mancanza assoluta di controlli e via dicendo…
Ora il Sindaco,che non ci dà risposte, ci snobba pure dicendo che un CONSIGLIO COMUNALE APERTO non serve!!!!
I cittadini ,dunque ,devono solo subire e stare zitti?
Se le Autorità non sentono l’onore e l’onere di proteggerci, a che cosa servono?
Dunque in previsione della Conferenza dei Servizi che si terrà l’8 ottobre per decidere ancora sui nostri destini e sulle nostre teste abbiamo indetto”I GIORNI DELLA COLLERA”,presidio continuativo dal venerdì 2 al sabato 3 ottobre.
Saremo in piazza tutti insieme a protestare pacificamente ma risolutamente.
Tutti potranno firmare, vegliare, partecipare alla fiaccolata e alle altre iniziative con la propria carica di consapevolezza, indignazione e fantasia.
LA SALUTE NOSTRA E DELLE FUTURE GENERAZIONI CI CHIEDE DI NON ARRENDERCI !

Colosseo, la dura reazione dei sindacati. Usb: “Mobilitiamoci subito, prima che sia troppo tardi”

Colosseo, la dura reazione dei sindacati. Usb: “Mobilitiamoci subito, prima che sia troppo tardi”
Tratto da: controlacrisi.org
Sulla triste e squallida vicenda dell’assemblea dei lavoratori al Colosseo, e il colpo inferto dal Governo ai diritti dei lavoratori, l’unica voce fuori dal coro, sembra incredibile, è quella dello storico dell’arte Tomaso Montanari che punta il dito sulla carenza di personale e di fondi nella quale versa il settore. Per tutto il giorno i media hanno utilizzato l’indizione di un’assemblea unitaria dei lavoratori del Ministero Beni Culturali per sostenere l’azione di Renzi.
Come se non bastasse, il Sole 24 ore di ieri mattina annunciava la presentazione da parte da Ichino e soci di un disegno di legge di definitivo affossamento del diritto di sciopero.“Che piovesse si sapeva, che grandinasse si poteva prevedere”,commenta Fabrizio Tomaselli, dell’Esecutivo nazionale di Usb. “Lo scontro tra capitale e lavoro non ha mai visto – aggiunge – dalla liberazione, il lavoro in una condizione di sconfitta come quella attuale. La mancanza di conflitto generale sulle trasformazioni, sulle scelte economiche , sull’etero direzione dell’Unione Europea, della BCE, del Fondo Monetario Internazionale, l’abbandono di fatto di ogni forma di resistenza alle continue aggressioni ai diritti del mondo del lavoro hanno spianato la strada ad un incessante e continuo affondo per destrutturare definitivamente ogni forma di resistenza collettiva. Non parliamo di emancipazione, di crescita dei diritti, di lotte, parliamo dell’incapacità di resistere!”Per Usb è in arrivo una offensiva senza precedenti contro il lavoro, e quindi “non possiamo permettere che ci tolgano gli strumenti democratici del confronto tra capitale e lavoro senza lottare, senza opporci, senza praticare lo sciopero”.Dello stesso tono la reazione dei Cobas. “Hanno iniziato sul finire degli anni ottanta con le ferrovie e i servizi pubblici attraversando codici di autoregolamentazione in caso di scioperi che hanno dato il là, con l’assenso di cgil cisl uil, a una legislazione che ha vanificato il diritto di sciopero dettando regole ristrettive all’inverosimile, ora non si fa piu’ alcuna distinzione e si vorrebbe estendere tout cort le limitazioni non solo del diritto a scioperare ma anche alla semplice riunione”,si legge in una nota del settore Pubblico impiego.Per i Cobas, l’occasione scelta da Renzi è in relazione al fatto che il settore della cultura “a parole è uno strumento per incentivare il turismo, ma nei fatti è nel degrado più assoluto. Degrado che alcune “associazioni hanno documentato con centinaia\migliaia di monumenti di rilievo artistico che necessitano di urgenti investimenti prima del loro disfacimento”. E quindi se i lavoratori protestano per la situazione al limite della resistenza vengono pesantemente  sanzionati. Il gioco è evidentemente truccato.

“In queste ore ci si ricorda di musei e patrimoni artistico – si legge ancora nella nota Cobas – non per un piano di riordino delle sovraintendenze restituendo loro fondi e strutture per il recupero e la manutenzione delle opere d’arte, non con una opera legislativa che escluda interamente dai patti di stabilità le spese sostenute dai comuni per scuola, sociale e recupero\salvaguardia dell’ambiente e della cultura”.I Cobas ricordano che i lavoratori e le lavoratrici dei beni culturali da anni sono sotto organico, senza straordinari, i locali loro destinati sono spesso degradati senza riscaldamento o condizionatori, hanno talvolta un elevato numero di precari, spesso chiudono alcune sale per mancanza di personale.”I crociati contro il diritto di sciopero conoscono bene la situazione di degrado e abbandono in cui versano i beni culturali, le chiese con i soffitti che crollano distruggendo affreschi e opere dal valore inestimabile. Ma in piena continuità con il Governo Berlusconi, Renzi e Company vanno avanti a colpi di spot e invece di investire ove serve portano avanti il progetto di attacco ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici”. Per i Cobas,infine, “negare il diritto di sciopero e di assemblea, limitarlo a pochi e insignificanti casi è il vero obiettivo di questa polemica, se poi crollano chiese e monumenti c’è sempre qualche mecenate interessato a farsi pubblicità con qualche elargizione. Ma cosi’ la cultura non si salvaguarda , anzi…”.

I sindacati della Funzione pubblica di Cgil, Cisl, Uil sono intervenuti ieri con un comunicato unitario sul caso Colosseo firmato dai segretari . “La RSU della Soprintendenza Archeologica di Roma – si legge in una nota – ha convocato una assemblea generale dei lavoratori per discutere delle gravi questioni e dei gravi disagi vissuti dai lavoratori in ordine alle problematiche che sono state poste all’ordine del giorno. Una assemblea perfettamente legittima, che nulla ha a che vedere con precedenti iniziative che sono state riportate strumentalmente sui media, richiesta in data 11 settembre scorso e svolta nel pieno rispetto delle norme che regolano i servizi essenziali, preceduta da un comunicato stampa della stessa RSU che segnalava possibili disagi per i visitatori e giudicata perfettamente legittima dallo stesso Soprintendente Prosperetti nelle sue dichiarazioni riportate oggi da Repubblica”.

L’assemblea, proprio per ridurre al minimo i disagi dei visitatori, è stata calendarizzata ad inizio turno, ha comportato la chiusura per due ore e mezza al pubblico e alle 11.00 I cancelli sono stati regolarmente riaperti. Il sindacato ricorda che iniziative analoghe avvengono in tutti i paesi d’Europa, citiamo il caso dei lavoratori della National Gallery di Londra, in mobilitazione da diversi mesi contro la privatizzazione dei servizi, o i lavoratori della Tour Eiffel a Parigi, che l’anno scorso hanno chiuso per ben tre giorni il monumento più visitato di Francia senza che a nessuno degli esponenti politici o dei media di questi paesi sia venuto in mente di mettere in discussione i diritti fondamentali dei lavoratori.

“In Italia no, l’espressione legittima e democratica di un diritto sancito dalla Costituzione – continuano i sindacati – viene messo pesantemente in discussione con dichiarazioni dello stesso Ministro Franceschini, che oggi paventa non si sa bene quali misure sui servizi essenziali, e dalla stesso Presidente della Commissione di Garanzia sugli scioperi il quale del tutto impropriamente interviene sulla questione a dispetto del ruolo di garanzia che dovrebbe esercitare. Allo stesso Ministro ricordiamo che la tutela del nostro patrimonio culturale rientra già nella normativa sui servizi essenziali, stabilendo il limite tra l’esercizio di un diritto fondamentale dei lavoratori e le esigenze dei cittadini. Nel caso di assemblea dei lavoratori peraltro la stessa normativa contrattuale prevede la formazione di presidi a tutela della integrità dei siti. Andare oltre questo limite significa mettere in discussione i diritti costituzionali e questo il Ministro dovrebbe saperlo. Infine noi ricordiamo che giusto qualche giorno fa abbiamo avviato le procedure di conciliazione propedeutiche alla dichiarazione di sciopero proprio per gli stessi motivi richiamati all’ordine del giorno dell’assemblea convocata dalla RSU romana e che certo il perseverare di questi attacchi gratuiti e strumentali ai lavoratori non aiuta la composizione del conflitto”.

Grecia, restare sul ring per tenere aperta la possibilità dell’alternativa

Grecia, restare sul ring per tenere aperta la possibilità dell’alternativa

LUCIANA CASTELLINA

Non sono greca e per­ciò dome­nica non voto. Tan­to­meno sono auto­riz­zata a sug­ge­rire ai greci come votare. Ma non me la sento nem­meno di dire che que­sta mia asten­sione deriva dal fatto che i loro sono affari che non mi riguar­dano. Se un anno fa in tanti ci siamo ritro­vati a soste­nere (o meglio a costruire) una lista che si è chia­mata l’«altra Europa con Tsi­pras» non è stato per via di una stra­va­ganza moda­iola, per­chè Siryza stava vin­cendo e noi in Ita­lia no. E’ stato per­chè abbiamo capito che la par­tita che Ale­xis stava ingag­giando con i mostri dell’euro capi­ta­li­smo era anche la nostra partita.

Per que­sto oggi, almeno vir­tual­mente, votiamo anche noi. Come andrà a finire la vicenda greca riguarda tutti gli euro­pei. Per­ché il governo di Syriza ha aperto, final­mente, un con­ten­zioso di carat­tere gene­rale su cosa debba e cosa non debba essere l’Unione Euro­pea, una que­stione che è desti­nata a segnare il nostro futuro e dun­que tutti ci coinvolge.

Fino al luglio scorso su quale fosse la nostra parte poli­tica non ci sono stati dubbi. È facile quando le cose si svi­lup­pano in modo lineare. Pur­troppo, però, non accade quasi mai. Non è acca­duto nep­pure in que­sto caso.
Sap­piamo tutti di cosa sto par­lando: della rot­tura che si è veri­fi­cata in Syriza per via di un diverso giu­di­zio su un que­sito reso dram­ma­tico dalle con­di­zioni feroci in cui è stato posto: accet­tare, pur con­si­de­ran­dolo tre­mendo, di gestire il memo­ran­dum che con­te­neva il dik­tat della Troika, spe­rando di riu­scire ad evi­tare i danni peg­giori, e cioè cer­cando di ren­dere almeno un po’ più equa la stu­pida auste­rità impo­sta, oppure rifiu­tare, e sce­gliere la strada imper­via di una iso­lata uscita dall’Eurozona.

Io sono fra coloro che riten­gono la scelta di Tsi­pras sacro­santa. L’uscita iso­lata dall’euro avrebbe avuto costi inso­ste­ni­bili per un paese che non è auto­suf­fi­cente in quasi nulla, che sarebbe stato comun­que obbli­gato a ripa­gare il debito, che si sarebbe tro­vato nelle con­di­zioni di non riu­scire a far fronte alle esi­genze più ele­men­tari di sopravvivenza.

Fran­ca­mente il Piano B pre­sen­tato da Varou­fa­kis e l’opzione soste­nuta da chi da Syriza ha pen­sato di dover­sene andare non mi convince.

Sono d’accordo con Tsi­pras non per­chè ritengo si debba in ogni cir­co­stanza pri­vi­le­giare lo stare al governo seb­bene impo­tenti anzi­chè all’opposizione.

Ma per­ché quello su cui occorre deci­dere è quale delle due opzioni per­mette di accu­mu­lare più forza per costruire una alter­na­tiva reale. Per dif­fi­cile che sia, nella con­creta situa­zione greca, rinun­ciare a quel tanto di potere che ha anche un governo stretto dalla Troika lasce­rebbe il paese alla fru­stra­zione e allo sbando.

Dome­nica non si vota per sce­gliere fra Piano A — cer­care di gestire al meglio il Memo­ran­dum e pren­dere tempo — e Piano B, andar­sene dall’Euro man­dando al dia­volo Bru­xel­les. Il con­flitto su que­ste due pos­si­bili opzioni ha lace­rato Syriza, ha diviso com­pa­gni con cui abbiamo lot­tato e cui ci legano ami­ci­zia e anche affetti di lunga data. È un dibat­tito legit­timo, almeno fin quando non assume i toni rituali della peg­gior tra­di­zione comu­ni­sta: l’accusa reci­proca di tra­di­mento. È un dibat­tito che non è desti­nato ad esau­rirsi il 20 di settembre.

Seb­bene io con­di­vida la scelta di Tsi­pras e della mag­gio­ranza di Syriza ritengo che l’opzione di porre fine alla moneta unica euro­pea sia una discus­sione degna di atten­zione. Se però si trat­terà di una scelta con­di­visa da almeno un certo numero di governi e comun­que da un forte schie­ra­mento poli­tico sociale euro­peo; e da un pro­getto alter­na­tivo che non rischi di man­dare all’aria, assieme all’Unione Mone­ta­ria, anche la spe­ranza di una unione politica.

Di cui abbiamo biso­gno se vogliamo ridare alla poli­tica, e dun­que a un con­trollo del mer­cato da parte dei cit­ta­dini, qual­che spe­ranza. Per­ché a livello nazio­nale non sarà mai più pos­si­bile, e a livello glo­bale è illu­so­rio, L’articolazione regio­nale che si chiama Europa è l’ultima pos­si­bi­lità che abbiamo: per­chè si tratta di una dimen­sione ragio­ne­vole e per­ché que­sto ter­ri­to­rio, nono­stante tutti cri­mini che le sue classi diri­genti hanno per­pe­trato nei secoli, è anche e direi sopra­tutto, il con­ti­nente dove la sto­ria ha pro­dotto il più alto livello di lotte libe­ra­to­rie e di con­qui­ste sociali e poli­ti­che. Non è poco, e non vor­rei met­tere a rischio que­sto patri­mo­nio che rap­pre­senta una base solida da cui ripar­tire per ritro­varmi una pagliuzza dispersa nel globo. Per que­sto ritengo che si debba rima­nere sul ring, e non andar­sene come un pugile fru­strato, cac­ciato dall’arroganza di Scheu­bele. Io dome­nica, col cuore, voto per Ale­xis. E lo vote­rei anche se fossi con­vinta che occorre uscire dall’Euro. Per­chè ognuna delle due ipo­tesi ha biso­gno che al governo in Gre­cia non torni la destra. Per lasciar aperta una spe­ranza è neces­sa­rio sal­va­guar­dare il primo governo di sini­stra della Gre­cia, quello di Syriza.

Fanghi, riprendere la mobilitazione

Fanghi, riprendere la mobilitazione

Dall’Informatore di giovedì 17 settembre 2015

l’intervento

Fanghi, riprendere la mobilitazione

Egregio signor Direttore, ho l’abitudine di passeggiare in campagna, come molti altri mortaresi.

In questi giorni, in concomitanza con i primi tagli del granoturco e del riso, ho notato (così come hanno notato altre persone) una ripresa in grande stile dello spargimento di fanghi. In alcuni casi questo è stato effettuato a ridosso di abitazioni o, quanto meno, a distanze inferiori a quanto prescritto dalle norme regionali (le uniche rimaste in vigore a Mortara dopo che il Sindaco ha ritirato la sua ordinanza precedente).
Criticammo tale ritiro, anche se giudicavamo l’ordinanza insufficiente in quanto si limitava a dare orari senza intervenire sui quantitativi.
Quanto meno il Comune di Gambolò, vincendo anche un ricorso, aveva stabilito la distanza di 500 metri dalle abitazioni, mentre le norme regionali parlavano di 100 metri.
Sarebbe già qualcosa avere un limite simile per allontanare in modo più consistente i fanghi dalle abitazioni.
Quasi inutile sottolineare i forti odori, in un caso ho osservato una miriade di mosche, insomma il disagio è visibile da chiunque; quello un po’ meno visibile è il fatto che materiali non controllati vengono sparsi, con pericoli seri per le falde acquifere e che continua l’accumulo di materiali pesanti e di tutte quelle sostanze già abbondantemente denunciate nel corso delle iniziative anti-fanghi variamente effettuate, dall’Assemblea pubblica alla catena umana, alle dichiarazioni sulla stampa.
Ebbene, mi chiedo: è giusto che il 50% della produzione di fanghi della Lombardia e il 25% di quella nazionale venga smaltita nella provincia di Pavia?
Sono quantità enormi, è quasi incredibile.
Tutto questo accade:
1) Perché il sistema di produzione agricolo della nostra zona se ne infischia altamente della salvaguardia del territorio e vuole fare profitti alla svelta. Ad esempio: accettare o meno i fanghi dipende dalle scelte degli agricoltori, i quali non sono tutti uguali: c’è chi accetta i fanghi e chi, invece, li rifiuta.
2) Perché le Amministrazioni pubbliche, nella grande maggioranza almeno, non svolgono alcuna opera di contrasto a tale situazione, anzi hanno favorito e favoriscono l’uso del nostro territorio da parte di grossi gruppi economici che, non solo nel campo dei fanghi, ma anche con molti insediamenti (inceneritori, discariche, trattamento rifiuti, centrali elettriche, biomasse, eccetera) non hanno evitato, anche questo nella pura logica del massimo profitto, di rovinare il nostro territorio, senza neppure una apprezzabile caduta sull’occupazione.
Sarebbe il caso che i movimenti contro tale stato di cose diventassero più forti ed incisivi, ma devono trovare un appoggio adeguato nelle Amministrazioni pubbliche, a partire da quelle locali che, invece, fanno tutt’altro.
Ad esempio, non posso che far notare l’insufficienza dell’azione del Comune di Mortara. Prima visitano gli impianti dell’Ecotrass (la fabbrica dei fanghi che vuole insediarsi nell’area Cipal) non trovando gran che da eccepire. Poi, di fronte alle proteste dell’opinione pubblica, dichiarano di essere contrari, ma elaborano norme di Piano Regolatore ben lontane dall’essere di efficace ostacolo all’insediamento dell’Ecotrass. Infatti, invece di vietare nelle norme di Pgt gli insediamenti siffatti, parlano di “percezione delle puzze”… cioè, in pratica, ad insediamenti effettuati.
Come denunciammo più volte, si tratta di una palese presa in giro.
Inoltre: ad oggi non sappiamo a che punto sia la verifica delle aree Cipal che sarebbero dovute rimanere libere per gli standard urbanistici, che, nell’intenzione dell’Amministrazione, avrebbero dovuto ostacolare l’Ecotrass; neanche sappiamo se verrà fatta valere la distanza di 1000 metri dagli insediamenti commerciali (ci risulta che in questo raggio, ad esempio, è collocato un ristorante).
Insomma, ce n’è d’avanzo perché si riprenda una forte mobilitazione contro i fanghi e l’Ecotrass, anche in vista della prossima Conferenza di Servizio su tale insediamento.
La mobilitazione, che per molti scettici sarebbe inutile, può ottenere dei risultati.
Ad esempio la cancellazione dell’autostrada Broni-Mortara (l’inutile ecomostro) da parte della Commissione Nazionale Ambiente è dovuta alle forti contrarietà che man mano sono cresciute nel territorio.
Eppure, quasi 10 anni fa, eravamo soli come Partito ad opporci a tale insensato progetto; poi le opposizioni, spinte dall’opinione pubblica, sono cresciute.
Anche per i fanghi e l’Ecotrass occorre un’azione simile.
Teresio Forti
Partito della Rifondazione Comunista
Circolo Di Mortara

APPELLO DELLA SINISTRA ITALIANA PER IL VOTO IN GRECIA: «SOSTENIAMO SYRIZA E TSIPRAS»

APPELLO DELLA SINISTRA ITALIANA PER IL VOTO IN GRECIA: «SOSTENIAMO SYRIZA E TSIPRAS»

APPELLO DELLA SINISTRA ITALIANA PER IL VOTO IN GRECIA: «SOSTENIAMO SYRIZA E TSIPRAS»

«Questa domenica gli elettori greci saranno chiamati ad una nuova importante scelta per il futuro della Grecia e dell’Europa.
Vogliamo esprimere ancora una volta il nostro sostegno a Syriza e ad Alexis Tsipras: la loro riconferma può far si che non si spengano le speranze dei progressisti per un cambiamento profondo delle politiche europee, la loro sconfitta segnerebbe invece un brusco passo indietro ed un appiattimento completo sulle politiche di austerità.
A gennaio la vittoria di Syriza aveva acceso grandi aspettative ed in molti abbiamo creduto che quello potesse rappresentare l´inizio della svolta. In un difficile negoziato il governo greco non ha invece trovato le giuste sponde nei governi degli altri paesi europei e, rimanendo isolato, ha subito la reazione punitiva delle forze conservatrici. Il risultato è stato un accordo molto difficile che Tsipras ha dovuto accettare per evitare conseguenze ancora più gravi al popolo greco.
Una sconfitta di Tsipras sarebbe oggi una vittoria per quelle forze conservatrici che hanno imposto misure durissime per la popolazione greca. Una sua vittoria darebbe invece un rinnovato vigore a chi spera e crede nella difficile lotta per un’Europa diversa».

Pippo Civati
Sergio Cofferati
Paolo Ferrero
Eleonora Forenza
Nicola Fratoianni
Luciano Gallino
Curzio Maltese
Marco Revelli
Elly Schlein
Nichi Vendola