Archivio for novembre, 2015

Omicidio di Tahir Elci dimostra assenza di ogni garanzia democratica in Turchia

Omicidio di Tahir Elci dimostra assenza di ogni garanzia democratica in Turchia

Turchia: l’ omicidio di Tahir Elci, capo dell’associazione degli avvocati di Diyarbakir, e difensore dei kurdi, dimostra come nel paese oramai non esista più nessuna garanzia democratica. Gli oppositori di Erdogan sono oggetto quotidiano di intimidazioni,  attentati e omicidi impuniti. E’ vergognoso il silenzio della comunità internazionale, a partire dall’UE, su quanto sta avvenendo in Turchia, un paese con un governo che aiuta ISIs e le altre bande armate jiadiste in Siria, mentre reprime ogni forma di dissenso interno. Cosa si aspetta per applicare sanzioni contro il sultano Erdogan e la sua criminale politica?

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

….

L’uccisione di  Tahir Elci è un altro tassello della politica terroristica del governo di Ankara

il comunicato della Rete Kurdistan Italia

L’avv. Tahir Elci, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Diyarbakir, è stato proditoriamente ucciso dalle forze di polizia turche perché era da sempre un nemico delle politiche repressive dell’AKP e del governo, perché era uno strenuo difensore dei diritti del popolo curdo e della democrazia, perché non aveva mai taciuto di fronte alla barbarie e alle ingiustizie, ed in ultimo perché aveva avuto “l’ardire” di dichiarare pubblicamente, appena qualche settimana fa, che il PKK, il partito nel quale si riconoscono milioni di curdi, e non solo in Turchia, non è una formazione terrorista, frase che gli era già costata la carcerazione ed una condanna a sette anni di carcere.

Ma evidentemente per i fascisti e per i corpi di polizia, diretta emanazione del governo di Erdogan, non bastava; la voce di Tahir Elci doveva essere messa a tacere per sempre.

E’ stato ucciso mentre, con altri colleghi avvocati, denunciava la barbara azione compiuta dalle forze armate turche, nei giorni del coprifuoco nel quartiere popolare di Sur – Dyarbakir, di danneggiamento dello storico minareto artistico. Come tutti i sinceri democratici e gli amanti della libertà, Tahir Elci amava la bellezza, difendeva il patrimonio artistico della sua terra, denunciava il vandalismo di chi distrugge la storia, oltre che le persone e la natura, pur di difendere un potere ingiusto e disumano.

Facciamo appello a tutti i democratici, ai sinceri amanti della libertà, ai difensori dei diritti umani, all’avvocatura italiana, che ha già condannato con fermezza l’omicidio, perché la morte di Tahir Elci non sia dimenticata, perché la bandiera delle sue battaglie, dalla difesa dei diritti del suo popolo, alla condanna delle politiche neofasciste del governo turco, alla cancellazione del PKK dalla lista delle formazioni terroristiche, sia raccolta e tenuta in alto, in Italia come in Turchia e ovunque ci sia una voce che si leva a difesa dell’umanità e della giustizia.

Facciamo nostra la proposta di una giornata nazionale di mobilitazione in difesa dei diritti umani e contro la repressione in atto in Turchia da parte del governo di Ankara contro il popolo curdo e contro tutti i democratici per il 10 dicembre 2015.

Chiediamo con forza ai nostri governanti di esprimere una condanna esplicita e ferma di questo efferato omicidio e di ogni altro atto di negazione dei diritti fondamentali posto in atto dal Governo Turco e dalle sue forze di polizia e di sicurezza.

 Rete Kurdistan Italia

Sull’assassinio di Tahir Elci avvocato curdo

Comunicato dei Giuristi Democratici

Mentre era in corso a Torino la Conferenza nazionale dell’Avvocatura italiana siamo stati raggiunti dalla drammatica notizia dell’uccisione di Tahir Elci, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Diyarbakir.
Il nostro collega è stato ucciso mentre teneva una conferenza stampa, all’aperto, circondato da numerosi colleghi, in difesa dei diritti della popolazione Kurda duramente colpita dalla repressione del Governo turco.
Tahir Elci era stato da poco arrestato per il reato di propaganda in favore del PKK, ritenuto organizzazione terroristica; scarcerato, stava subendo il processo nel quale l’Accusa aveva richiesto per tale reato la condanna ad anni 7 di reclusione.
Ma incarcerarlo era, evidentemente, troppo poco!
Tahir Elci era noto in Turchia e all’estero come strenuo difensore dei diritti civili e umani ed in tale veste aveva partecipato a numerosi processi sia in difesa di  attivisti di movimenti di opposizione al governo Erdogan, sia contro esponenti dell’apparato governativo responsabili di gravi violazioni di quei diritti.
Il suo assassinio rappresenta un’offesa ed un attacco a tutta l’Avvocatura ed un monito perché essa non disturbi l’esercizio del potere.
Ma il compito dell’Avvocatura è sempre stato, e continuerà ad essere, quello di garantire ai cittadini il pieno rispetto della legalità e dei principi universali  che sanciscono i diritti fondamentali dell’uomo.
Chiediamo che tutta l’Avvocatura italiana si mobiliti in segno di solidarietà con i colleghi turchi, manifestando lo sdegno e l’indignazione per questo vigliacco attacco ad un uomo che rappresentava gli ideali che devono guidare la nostra professione.
Torino-Padova-Bologna-Roma-Napoli 29 novembre 2015.
“Noi porteremo le ultime parole di Tahir Elci come una bandiera di pace…Noi non vogliamo guerra, sangue, morte; noi vogliamo vivere liberamente nelle nostre terre”
 Selahattin Demirtas HDP
“Mio fratello non è il nostro primo martire e non sarà neppure l’ultimo. In quanto intellettuale curdo è stato ucciso dallo stato. Abbiamo visto questo stato assassinare gli intellettuali curdi nel corso della storia. Ma noi non ci arrenderemo e vinceremo”.
Ahmet, fratello di Elci
funerale curdo

Lo stato turco ha ucciso Tahir Elçi, il presidente degli avvocati curdi

Lo stato turco ha ucciso Tahir Elçi, il presidente degli avvocati curdi

 

 «Colpito a morte dalla polizia», il presidente dell’ordine forense di Diyarbakir Tahir Elçi è stato assassinato «dalle forze oscure dello stato turco».

di Checchino Antonini

 

Il Presidente dell’Ordine Forense di Diyarbakir, Tahir Elci, è stato colpito, mirando alla testa, ed è stato assassinato durante una conferenza stampa, questa mattina a Diyarbakir. Lo spiega un comunicato del Knk, Congresso Nazionale Kurdo. Dall’agenzia Anf, si apprende che l’avvocato di Elçi, Yunus Murat ha confermato che l’esponente curdo è stato colpito a morte dalla polizia. Secondo Akan, Elçi è stato colpito da un proiettile della polizia nella testa. Il suo corpo di Elçi è stato portato all’ospedale di stato Selahattin Eyyubi. Dopo l’omicidio, il coprifuoco è stato imposto in 6 quartieri del distretto di Sur a Diyarbakir (Cevatpaşa, Dabanoğlu, Fatihpaşa, Hasırlı, Savaş, Cemal Yılmaz nella via di Gazi fino a nuova comunicazione).

In mattinata molte persone si erano riunite a Sur per l’appello dell’ordine forense di Diyarbakir per protestare contro l’attacco al Minareto delle Quattro Colonne. Dopo il comunicato la polizia ha aperto il fuoco sulla gente. Pochi giorni fa a Diyarbakir, lo storico minareto a quattro colonne è stato colpito con armi pesanti dalle forze governative e gravemente danneggiato. Così è stata convocata una conferenza stampa da Tahir Elci e da un gruppo di avvocati per condannare quell’attacco. L’aggressione si è verificata nel quartiere di Sur, durante la conferenza, e Tahir Elci è stato ucciso. Il filmato di una tv curda, Rudaw, mostra diversi corpi sanguinanti a terra e si possono sentire gli spari in sottofondo. Almeno tre giornalisti e tre poliziotti sono stati segnalati tra i feriti. Elçi è rimasto ucciso mentre chiedeva la tregua tra le forze di sicurezza turche e i combattenti del PKK.

Tahir Elçi era nel mirino del governo dell’AKP e dei poteri dello stato da molto tempo per via della sua lotta di un quarto di secolo per i diritti umani, la libertà e la pace. È diventato palesemente un obiettivo dopo aver dichiarato qualche settimana fa in un programma televisivo, che il PKK non è un’organizzazione terroristica.

Aveva dichiarato alla Cnn turca che il Pkk «è un movimento politico che ha importanti domande politiche e che gode di vasto supporto, anche se alcune sue azioni sono di natura terroristica». Per questa dichiarazione il legale è stato prima arrestato il 19 ottobre a Diyarbakir e quindi rinviato a giudizio e condannato a sette anni e mezzo, con l’accusa di propaganda di organizzazione terroristica. Oggi è stato assassinato da coloro i quali hanno ritenuto che questo fosse insufficiente!

inoltre, un altro giornalista turco, il terzo in pochi giorni, è stato arrestato per il suo lavoro. A dare notizia dell’arresto di Ertugul Ozkok, giornalista del quotidiano Hurriyet, è l’agenzia di stampa Dogan, dopo che due giorni fa altri due reporter sono finiti in manette. Ozkok rischia fino a cinque anni e quattro mesi in carcere con l’accusa di aver insultato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. «Hey grande uomo, vergognati di te stesso», sono le parole contenute nel pezzo incriminato firmato da Ozkok, pubblicato a settembre da Hurriyet. Nell’articolo non viene mai fatto il nome di Erdogan. Due giorni fa sono stati arrestati il direttore del giornale turco Cumhuriyet, Can Dundar, e il capo della redazione di Ankara, Erdem Gul, nell’ambito delle indagini su uno scoop del quotidiano che a maggio svelò come l’intelligence turca, il Mit, avesse fornito armi in segreto a gruppi ribelli siriani.

«Siamo abituati a questo tipo di attacchi – riprende il Knk, a proposito dell’omicidio di Elçi – fino ad ora migliaia di politici curdi sono stati assassinati nello stesso modo dalle stesse forze oscure. Conosciamo i responsabili, i responsabili sono coloro i quali non potevano sopportare le posizioni di Tahir Elci, la sua lotta e la sua personalità. I responsabili sono il governo dell’AKP e le altre forze oscure che hanno già massacrato migliaia di politici e attivisti curdi! Nessuno deve cercare colpevoli altrove! Questo è un attacco ai politici curdi, al popolo curdo e al movimento di liberazione del popolo curdo. Condanniamo l’atroce attacco e i suoi responsabili. Esprimiamo le nostre condoglianze alla famiglia di Tahir Elci e a tutto il popolo del Kurdistan, ai suoi amici e colleghi. Continueremo la lotta di Tahir e perseguiremo i suoi obiettivi. Con questo facciamo appello alla nostra gente perché commemori la lotta del martire Tahir e si sollevi nella lotta per la libertà.Facciamo appello all’opinione pubblica democratica in Turchia e nel mondo, che è dalla parte della pace, della democrazia e dei diritti umani, affinché siano solidali con la lotta di liberazione del popolo curdo e si opponga a questi brutali attacchi barbarici».

Mentre scriviamo sono in corso scontri anche a Istanbul.

 

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I bambini di Vigevano…

I bambini di Vigevano…

Tratto da: Articolo 3

In occasione della Giornata Internazionale dell’Infanzia
Se i bambini imparano ciò che vivono, i bambini di Vigevano, imparano che chi non ha sufficienti risorse economiche non ha gli stessi diritti.

Se i bambini imparano ciò che vivono, i bambini di Vigevano, imparano che chi è diverso, povero, straniero, è uno “sfigato”.

Se i bambini imparano ciò che vivono, i bambini di Vigevano, imparano ad aver vergogna se sei povero, diverso, straniero.

Se i bambini imparano ciò che vivono, i bambini di Vigevano, imparano che se hai disponibilità economiche puoi buttare il tuo pranzo nella spazzatura e affermare sprezzante “la frittata è una spugna per lavare i piatti! non la mangio quella schifezza”

Se i bambini imparano ciò che vivono, i bambini di Vigevano, imparano che se non hai disponibilità economiche mangi quello che ti viene concesso di portare da casa e non fai tante storie…

Se i bambini imparano ciò che vivono, i bambini di Vigevano, imparano a guardare sprezzanti chi non indossa capi firmati e afferma, altezzoso, rivolto a taluni suoi compagni: “ma ti vesti alla Caritas”?

Se i bambini imparano ciò che vivono, i bambini di Vigevano, imparano a meravigliarsi della potenza fisica di chi non frequenta le palestre per affermare con sicumera “i neri sono naturalmente portati per la corsa…”

Ricordiamo all’Assessore che siamo tutte insegnanti, le affermazioni riportate vengono dalla viva voce dei nostri alunni, futuri FELICI cittadini vigevanesi.

C’è da sperare solo in un INTERVENTO SOPRANNATURALE perchè le parole e le letture –si sa- da sole non bastano. Sono gli atteggiamenti e i fatti che generano cambiamenti, soprattutto nei bambini e negli adolescenti…

L’Articolo3valeancheperme

Che fare?

Che fare?
di Lidia Menapace

Cominciamo coi no: LA GUERRA NO, in qualsiasi forma mascherata.

Le operazioni di polizia sì, soprattutto di intelligence cooperanti: é una occasione da non perdere per avviare un piccolo pezzo di Europa, applicando il secondo comma dell’art.11cost., cioè rinunciando reciprocamente a pezzi di sovranità nazionale per fare un pezzo di Europa federale. NO invece a iniziative prese unilateralmente da singoli paesi europei, le quali accentuano il carattere oligarchico delle istituzioni europee.

Queste sono le cose che si possono fare subito.

Ma più importanti sono quelle di lunga lena e però necessarissime per togliere terreno scuse giustificazioni irrazionali simpatie luoghi di arruolamento per giovani aspiranti terroristi. Culturalmente bisogna riconoscere che i tentativi di accordo, dialogo, vera e propria cittadinanza comune, addirittura integrazione accolta sono fin qui falliti, bisogna dunque ripassarli e con l’aiuto di antropologia sociologia politica cercare strade, magari molte differenti varie, adatte ad islamisti di prima generazione europea o seconda o terza.

Insomma quella rivoluzione culturale che appare anche la sola operazione politica atta ad “uscire dal capitalismo in crisi”, come appunto consiglia un grande economista arabo di cultura francese, stato professore alla Sorbona e che ora a Dakar  presiede il Forum mondiale delle Alternative, ha da aggiungre ai suoi temi quello che stiamo considerando. Seguiamo dunque i suggerimenti appunto di Samir Amin, che ha pure scritto di recente un bellissimo saggio sulle spinte fasciste che il capitalismo lasciato alla spontaneità della sua crisi produce. C’è lavoro e gloria per tutte e tutti.

Che ci fanno?

Intendo teste di cuoio francesi e americane nella capitale del Mali? Secondo me, ogni potenza excolonale non dovrebbe mai essere autorizzata a prendere parte ad operazioni nei territori delle proprie excolonie, dato che di solito ciò che da loro è stato fatto dovrebbe essere cancellato. Il fatto che invece facciano guerre a favore o contro fazioni nate nelle excolonie, indica che stanno ancora giocando un ruolo da potenza occupante.

 Integrazione o assimilazione?

Quelli e quelle che straparlano nei talk show ogni pomeriggio mattina e sera in tv, si scandalizzano virtuosamente perchè “gli islamici non si integrano”.

Integrarsi non è un dovere, nè una legge. In ogni caso non può essere imposta e deve essere reciproca: che “integrazione” è se il bambino o la bambina araba deve imparare l’italiano e i bambini e bambine italiane non debbono nemmeno imparare a dire buon giorno e grazie? Questa si chiama “assimilazione” e non è affatto una buona pratica.

Un signore intervistato per strada ha detto pari pari che lui segue il modello inglese, che accetta di integrare le varie “subculture” ecc.ecc. Subculture? La cinese sarebbe una subcultura? L’araba sarebbe una subcultura? Intanto ambedue sono parlate da una enormità di persone, niente di paragonabile alle dimensioni  d’uso dell’italiano, che pure è una importante lingua culturale.  Inoltre hanno letterature filosofie fiabe racconti poesie.

Se i filosofi arabi non avessero tradotto Aristotele dal greco anche in latino, mai san Tommaso avrebbe potuto scrivere la Summa, dato che non sapeva il greco. E Dante ammirava tanto la filosofia sapienza grandezza dei filosofi arabi che li mette al Limbo, sembrandogli impossibile e ingiusto che dovessero finire all’inferno così onesti innocenti e bravi, solo perchè non erano stati battezzati, essendo arabi e islamici.

Se a nostra volta approfittassimo delle orrende tragedie terroristiche per fare un qualche ripasso di storia, ne avremmo vantaggi e la finiremmo di dire sciocchezze eurocentriche.

 

Le donne di ReteKurdistan: La Rivoluzione delle donne comincia in Rojava e non ha confini

Le donne di ReteKurdistan: La Rivoluzione delle donne comincia in Rojava e non ha confini

Nel nord nella Siria c’è una regione che da più di tre anni ha proclamato l’autogoverno: il Rojava. In quella regione le donne kurde – che combattono contemporaneamente contro la violenza di Isis/Daesh, dello stato turco e dell’intero sistema
patriarcale – sono protagoniste della trasformazione in tutti i campi e da loro ci arrivano importanti suggestioni.

Dall’autodifesa, all’economia, all’educazione, ci hanno mostrato come sia possibile essere presenti in tutti gli ambiti senza perdere la propria specificità di genere; la gineologia ha fornito un nuovo paradigma per rifondare le scienze e la vita comunitaria in senso non oppressivo, cercando di ristabilire i legami tra conoscenza e libertà che erano stati lacerati; l’autodifesa ha confermato che l’unica vera sicurezza per le donne è autodeterminata e solidale.

Donne per il confederalismo democratico, contro iL patriarcato

Lo stato–nazione è l’istituzionalizzazione del dominio patriarcale e capitalista, nei paesi occidentali come in quelli mediorientali e in tutto il resto del mondo. Al contrario, la rivoluzione in atto nel Rojava si fonda sul confederalismo democratico, cioè sulla convivenza pacifica e non gerarchica tra diversità e sul rispetto e la tutela dell’ambiente naturale come fonte di vita per tutte e tutti. E, soprattutto, sull’abolizione di ogni forma di schiavitù, a partire dall’asservimento delle donne che è il modello di ogni altra schiavitù: “L’assoggettamento e la violenza sono ritratti come se appartenessero alla natura dell’umanità e sono presentati come fatti insormontabili. La scienza viene utilizzata in questo senso e i pilastri del sistema vengono così rafforzati”, spiega l’approccio della gineologia.

Le donne Kurde ce L’hanno insegnato: iL patriarcato va eliminato!

In Turchia, il corpo della guerrigliera kurda Ekin Van, orrendamente profanato dopo esser stato ferito a morte, così come gli stupri, le torture e le esecuzioni sommarie di attiviste politiche nelle proprie case, nelle strade, nelle carceri e nelle caserme, dimostrano che la violenza femminicida è sia uno strumento della guerra contro le donne, che uno strumento per controllarci e renderci remissive attraverso il terrore.

A Genova nel 2001, così come in Valsusa, nelle caserme, nei tribunali e nei Cie, la violenza dello stato patriarcale contro le donne si è mostrata in tutta la sua crudezza, legittimando le violenze quotidiane che le donne vivono in famiglia, nelle strade, nei posti di lavoro e di studio, così come nelle relazioni. La gestione statale della “sicurezza delle donne”, in nome della quale sono state militarizzate le strade, ha portato all’aumento di molestie e stupri da parte di uomini in divisa, come all’Aquila. I giudici che condannano le donne che reagiscono alla violenza domestica uccidendo i mariti per autodifesa, e quelli che si permettono di processare le donne stuprate per i loro comportamenti ci dicono molto della “giustizia” patriarcale.

Per questo non ci stancheremo mai di ripetere che la lotta delle donne contro la violenza maschile non può che essere autodeterminata e che la liberazione delle donne sarà la liberazione della società da ogni forma di oppressione.

Milano, 28 novembre Manifestazione
contro La violenza maschile, al fianco delle donne Kurde
ore 16.30, partenza dai giardini di via palestro

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Casorate: incontro pubblico sulla resistenza e autogoverno in Kurdistan

Casorate: incontro pubblico sulla resistenza e autogoverno in Kurdistan

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Ancora su Parigi e sulle periferie del mondo. Elogio del silenzio, con una postilla su Pier Paolo Pasolini

Ancora su Parigi e sulle periferie del mondo. Elogio del silenzio, con una postilla su Pier Paolo Pasolini

Ancora su Parigi e sulle periferie del mondo. Elogio del silenzio, con una postilla su Pier Paolo Pasolini

di Giorgio Riolo

Nel gennaio scorso, dopo i fatti di Charlie Hebdo, richiamavo, in un breve intervento, la sacrosanta definizione data da Judith Butler, filosofa e attivista femminista americana, sulla diversa modulazione della indignazione, del dolore, della compassione, a seconda che le vittime fossero a Parigi o in qualche posto del mondo, fuori dall’Occidente. Lei parlava di “indignazione ineguale”.
Noi dobbiamo pacatamente osservare oggi che forse occorrerebbe stare zitti, praticare saggiamente il silenzio. I chierici contemporanei, giornalisti, politici di professione, sedicenti intellettuali, officiano ogni giorno nei talk show, nel circo mediatico. Ci spiegano, ci turlupinano, ci confondono le menti. Ci chiamano alla guerra, si adoperano per arruolarci. Con le dovute eccezioni, dal loro lato, e con le dovute eccezioni, nel farci manipolare e turlupinare, dal lato nostro. No, grazie.
Molta controinformazione, molta analisi seria, molto giornalismo serio esistono, per fortuna, in Italia e nel mondo, e pertanto non occorre ripetere a oltranza o dire la propria, a mo’ di pisciatine animali per marcare il territorio.
Modestamente vorrei fare qui solo alcune considerazioni, al solo fine di portare qualche contributo in più alle pregevoli analisi e alla controinformazione di cui sopra.
In primo luogo, l’eterno, inveterato, granitico eurocentrismo. La macelleria storica è enorme. La guerra esiste da sempre, addirittura da secoli, nella “zona delle tempeste”, nei vari angoli del mondo. Il colonialismo e l’imperialismo ne hanno prodotte e ne producono su scala industriale. Ma non ci toccano. Pensiamo solo a come Francia e Inghilterra sistemarono, a inizio Novecento, disegnando a tavolino, con righello e matita, i confini di paesi e di aree nella loro spartizione dell’ormai in agonia Impero Ottomano. Una sistemazione foriera di guerre e di lutti.
La guerra in atto oggi fa vittime in Siria, Iraq, Afghanistan, Libia, Yemen e via elencando. Nessun minuto di silenzio, per rimanere ai recentissimi massacri, a ridosso del massacro di Parigi, per le povere donne yazide schiavizzate, stuprate e uccise (l’ultima fossa comune trovata dai curdi liberatori nella Sinjar liberata dai jihadisti dell’Is), per i 224 russi nell’aereo fatto precipitare, per i 43 morti e i 239 feriti libanesi sciiti di Beirut per le autobombe dello Is, per i tanti yemeniti uccisi dai bombardamenti fatti da quel grazioso paese di gentiluomini che è l’Arabia Saudita. Quella Arabia Saudita fonte primaria di questa storia. Culla del wahhabismo, fucina del moderno salafismo, all’origine dei fondamentalismi sunniti. La petromonarchia assolutista, al pari di Qatar e paesi del Golfo, e al pari della Turchia, anch’essi coinvolti in questa vicenda, amica dell’Occidente e finanziatrice dei vari mostri, dalla prima Al-Qaida in Afghanistan all’odierno Stato Islamico.
È probabile che tra i fischi nello stadio turco, nel minuto di silenzio, molti di questi fischi fossero di nazionalisti turchi filo Is, ma moltissimi sicuramente di gente di quelle parti del mondo che giustamente non sopportano l’indignazione ineguale, la gerarchia mondiale della sofferenza e della pietà. E dei minuti di silenzio. La riparazione storica di questo torto della gerarchia mondiale della pietà ci obbligherebbe, qualora dovessimo riparare qui in Occidente, a fare giornate, settimane di silenzio.
Si diceva Afghanistan. Un piccolo richiamo, per rifarci i fondamentali, a quel crogiolo di tagliagole tribali, lapidatori di donne e di ragazze non osservanti le loro turpi norme consuetudinarie, sempre in lotta tra loro. Lo sciagurato intervento dell’Urss nel 1979 fece il miracolo di unirli, di coalizzarli, di richiamare altri tagliagole provenienti dal mondo islamico e arabo, i famosi, e venerati in Occidente, mujahidin. I quali poi torneranno, dopo il ritiro sovietico del 1989, nei paesi di origine, chiamati “afghani”, a tagliare gole, in Algeria, in Bosnia, in Kosovo, in Cecenia, in ogni dove. Tutti “combattenti della libertà”, foraggiati e armati da Usa e Occidente e dall’internazionale sunnita, a guida Arabia Saudita, attraverso il fidato alleato Pakistan.
Un piccolo episodio emblematico, solo sempre per non dimenticare. All’inizio dell’intervento sovietico, Zbigniew Brzezinski, allora consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter, incontrò i capi tribali afghani in Pakistan e alla fine dell’incontro, mettendosi in testa un turbante, disse “Siamo tutti mussulmani”. Osama Bin Laden era in quella internazionale sunnita combattente in Afghanistan e lì creò il primo nucleo di Al-Qaida. Cose, queste ultime, di Bin Laden e di Al-Qaida, sapute e risapute.
L’uso inveterato di questi strumenti, pericolosi da maneggiare anche da parte di chi ne vuole beneficiare, è costante nella storia del colonialismo e dell’imperialismo. Degli Usa in particolare. I famosi “apprendisti stregoni”, di cui parlammo nel precedente intervento.
Allora, calma ragazzi. Prima si creano gli orrori, in primo luogo la manomissione di equilibri, precari sì, anche sotto l’egida di dittature, ma equilibri comunque, tra etnie, religioni, tribù, clan ecc., con le milionate di morti in Iraq, in Afghanistan, in Libia, in Siria. Si creano anche le condizioni della distruzione di patrimoni storici e artistici di inestimabile valore, come in Iraq e Siria, e poi ci si vuole tutti arruolati. Si tratta invece di aiutare, e non di ostacolare o di boicottare, chi realmente combatte, anche con coraggio e valore, lo Is, i curdi, gli iraniani, gli hezbollah, i russi, l’esercito siriano.
La postilla su Pasolini non è fuori luogo. Come sempre in queste cose, come il terrorismo, la chiamata alla guerra di civiltà e di religione, la paura, diffusa a piene mani, di invasione di pretese orde di migranti ecc. occorre mobilitazione, azione politica, di movimento, di società civile. Ma occorre in primo luogo lucidità, coscienza critica, autonomia di pensiero. Nell’epoca della strabordante capacità dei dominanti, attraverso il consumismo, attraverso i loro potenti strumenti culturali e massmediatici, di influenzare, di operare la mortale manipolazione culturale e antropologica.
È stato un bene il ricordare degnamente, nel quarantesimo dell’assassinio, una figura così importante come Pasolini. Coscienza critica della cultura e della politica italiane, come Leonardo Sciascia e pochi altri nella storia nostra recente. Ma il problema risiede nel fatto che non si ricordi Pasolini solo in un anniversario. Passato il quale tutto torna come prima. Si tratta invece di riprendere e fare propria la sua lezione. Ogni giorno, nella quotidianità. Il lavoro intellettuale che rischia, che fatica (mai comunque come il contraltare del lavoro manuale o, peggio, del nessun lavoro), che ricerca, che non si autocompiace narcisisticamente, che generosamente si metta in gioco e abbandoni i salotti, il circo mediatico, l’essere chierici al servizio dei dominanti.
Il lavoro intellettuale, insomma, nella sua nobile e popolare importanza. Così è, pensando a Pasolini, nostro contemporaneo, “confortatore e combattitore” (Francesco De Sanctis, riferito a Leopardi, morto giovane, per i giovani delle barricate delle rivoluzioni del 1848).

Milano, 19 novembre 2015

GLI ATTENTATI DI PARIGI E GLI APPRENDISTI STREGONI DELL’IMPERIALISMO

GLI ATTENTATI DI PARIGI E GLI APPRENDISTI STREGONI DELL’IMPERIALISMO

GLI ATTENTATI DI PARIGI E GLI APPRENDISTI STREGONI DELL’IMPERIALISMO

• Prima di tutto cordoglio e solidarietà al popolo francese. Niente può giustificare l’uccisione di persone innocenti a Parigi come a Tunisi, a Beirut come ad Ankara o sull’aereo russo sopra il Sinai, neanche la religione che è usata solo come pretesto per gruppi di potere.

• Come sono nati i vari gruppi fondamentalisti islamici (i Talebani, in una prima fase Hamas, adesso l’Isis)?

Sono stati creati, addestrati, riforniti di armi e finanziamenti da parte degli Stati Uniti, di Israele, dell’Arabia Saudita, del Qatar, degli Emirati Arabi, del Kuwait, per distruggere i regimi progressisti com’era quello dell’Afghanistan fino ai primi anni novanta, per demolire la Libia, per smembrare la Siria, per mettere in difficoltà il popolo palestinese.

La Libia aveva un regime discutibile, ma era indipendente e controllava le proprie risorse petrolifere.

La Siria è alleata dell’Iran e la creazione dell’Isis doveva servire contro l’alleanza dei musulmani Sciiti. Poi l’Isis è in parte sfuggita al controllo.

• La distruzione dell’Iraq e della Libia attraverso le guerre imperialiste non ha affatto portato libertà e democrazia, anzi ha favorito la nascita delle milizie. Adesso molti protagonisti di allora (ad esempio Tony Blair) dicono che sono stati interventi sbagliati, ma evidentemente, ormai è tardi.

• Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar e Kuwait sono regimi feudali che vietano i partiti politici, che opprimono le donne, che tagliano mani e teste, eppure sono fedeli alleati dei governi occidentali. Finanziano l’Isis, ma permettono alle compagnie occidentali lo sfruttamento del petrolio e acquistano armi per miliardi di dollari. Pochi giorni fa Renzi si è incontrato con i monarchi dell’Arabia Saudita ai quali Finmeccanica vende armi.

CHIEDIAMO:

1. No alla chiusura ai profughi che fuggono, perché sono vittime dello stato islamico
2. Appoggio a chi combatte veramente l’Isis come i Curdi della zona autogestita siriana (collegati con il PKK di Ocalan)
3. Isolare il governo dell’Arabia saudita e gli altri Stati del Golfo che finanziano il terrorismo da molti anni.
4. Contrastare l’occupazione dei territori palestinesi da parte del governo israeliano
5. Sostenere tutte le esperienze democratiche che, tra mille difficoltà, resistono nel Nord Africa e in Medio Oriente

“Il capitalismo porta con sé la guerra come la nube l’uragano” diceva Jean Jaures (un esponente socialista francese assassinato nel 1914, perché era contrario alla guerra)

Partito della Rifondazione Comunista – Federazione Provinciale di Pavia
C.I.P. Pavia, Corso Garibaldi 38 – 19 novembre 2015

Fiom: manifestazione nazionale a Roma, contro il terrorismo e le guerre

Fiom: manifestazione nazionale a Roma, contro il terrorismo e le guerre

PER
GLI INVESTIMENTI, IL LAVORO E I DIRITTI
• investimenti pubblici e privati e nuova occupazione stabile;
• uno Statuto dei diritti di tutto il mondo del lavoro.
IL CONTRATTO NAZIONALE PER TUTTI
• un Contratto nazionale che tuteli tutte le forme di lavoro, garanzia del potere d’acquisto e soglia del salario minimo che affermi la democrazia nei luoghi di lavoro.
LO STATO SOCIALE
• garantire il diritto alla salute, alla scuola pubblica, alla formazione;
• introdurre il reddito di dignità;
• estendere la cassa integrazione e i Contratti di solidarietà.
LA QUALITÀ DEL LAVORO
• ridurre gli orari e ridistribuire il lavoro;
• una nuova legge sugli appalti;
• una legge sulla rappresentanza per far entrare la democrazia nei luoghi di lavoro;
LE PENSIONI
• ridurre l’età pensionabile e dare lavoro ai giovani;
• ripristinare le pensioni di anzianità;
• avere pensioni dignitose per tutti, oggi e domani;
IL FISCO GIUSTO
• ridurre le tasse al lavoro, combattere l’evasione fiscale e la corruzione;
• introdurre una tassazione progressiva sui grandi patrimoni.
L’EUROPA E LA COSTITUZIONE
• cancellare il pareggio di bilancio imposto dalle politiche di austerità;
• affermare e realizzare i princìpi della nostra Costituzione.

CONTRO
• LA LEGGE DI STABILITÀ;
• IL JOBS ACT CHE HA RESO PIÙ FACILI I LICENZIAMENTI;
• LO SBLOCCA ITALIA;
• LA BUONA SCUOLA ;
• LA POLITICA DELLA DISEGUAGLIANZA.

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Il lutto diventa legge

Il lutto diventa legge

di Judith Butler – http://effimera.org –

Sono a Parigi. Ieri sera mi trovavo vicino al luogo dell’attentato, in rue Beaumarchais. Ho cenato in un ristorante che dista dieci minuti da un altro obiettivo degli attentati. Le persone che conosco stanno tutte bene, ma ci sono molte altre persone che non conosco, che sono traumatizzate, o in lutto. È scioccante, e terribile. Oggi le strade erano abbastanza movimentate, durante il giorno, ma vuote di notte. Stamattina era tutto completamente fermo.

Appare chiaro, dai dibattiti televisivi, che lo “stato di emergenza”, anche se temporaneo, crea in realtà un precedente per un’intensificazione dello “stato di polizia”. Si parla di militarizzazione (o meglio, del modo in cui “portarne a compimento” il processo), di libertà e di guerra all’“Islam”, quest’ultimo inteso come un’entità amorfa. Hollande, nel dichiarare “guerra” ha tentato di darsi un tono virile, ma a colpire, in realtà, era l’aspetto imitativo della sua performance – al punto da rendere difficile seguirlo seriamente. Proprio questo buffone, in ogni caso, assumerà ora il ruolo di capo dell’esercito.

Lo stato di emergenza dissolve la distinzione tra Stato ed esercito. La gente vuole vedere la polizia, una polizia militarizzata a proteggerla. Un desiderio pericoloso, per quanto comprensibile. Molti sono attratti dagli aspetti caritatevoli dei poteri speciali concessi al sovrano in uno stato di emergenza, come ad esempio le corse in taxi gratuite, la scorsa notte, per chiunque avesse bisogno di tornare a casa, o l’apertura degli ospedali per i feriti. Non è stato dichiarato il coprifuoco, ma i servizi pubblici sono stati comunque ridotti e le manifestazioni pubbliche vietate – ad esempio i rassemblements (“assembramenti”) per piangere i morti sono stati considerati illegali. Ho partecipato a uno di questi, a Place de la République: la polizia continuava a dire a tutti i presenti di separarsi, ma in pochi obbedivano. Per un attimo, ho visto in questo un po’ di speranza.

Quanti commentano i fatti, cercando di distinguere tra le diverse comunità musulmane, con i loro diversi posizionamenti politici, sono accusati di badare troppo alle “sfumature”: sembra che il nemico debba essere al contempo indefinito e singolarizzato, per essere annientato, e le differenze tra musulmani, jihadisti e Stato islamico, nei discorsi pubblici, si fanno via via più labili. Tutti puntavano il dito, con assoluta certezza, contro lo Stato islamico ancora prima che l’ISIS rivendicasse gli attentati.

Trovo significativo, personalmente, che Hollande abbia dichiarato tre giorni di lutto ufficiale, nello stesso momento in cui intensificava i controlli di sicurezza. Si tratta di un modo nuovo di leggere il titolo del libro di Gillian Rose, Mourning Becomes the Law (“Il lutto diventa legge”). Stiamo partecipando a un momento di lutto? O stiamo legittimando la militarizzazione del potere statale, o forse la sospensione della democrazia…? In che modo questa sospensione accade con più facilità, quando viene venduta in nome del lutto? Ci saranno tre giorni di lutto pubblico, ma lo stato di emergenza può essere prorogato fino a dodici giorni, anche senza approvazione dell’Assemblea nazionale.

La voce dello Stato dice che abbiamo bisogno di limitare le libertà, al fine di difendere la libertà – paradosso che non sembra affatto disturbare i commentatori in tv. Gli attacchi, in effetti, erano chiaramente rivolti a luoghi emblematici della libertà quotidiana in Francia: il bar, il locale da concerti, lo stadio. Nel locale, a quanto pare, uno dei responsabili delle 89 morti violente lanciava un’invettiva contro la Francia per non essere intervenuta contro la Siria (contro il regime di Assad), e contro l’Occidente per i suoi interventi in Iraq (contro il regime baathista). Non è, quindi, un posizionamento (se così si può definire) totalmente in contrasto con l’intervento occidentale in sé.

C’è, poi, una politica dei nomi: ISIS, ISIL, Daesh. La Francia rifiuta di dire “etat islamique”, in quanto ciò significherebbe riconoscerlo come Stato, ma vuole tenere “Daesh” come termine, in modo da non doverlo tradurre in francese. Nel frattempo, è questa l’organizzazione che ha rivendicato gli attentati, come rappresaglia per tutti i bombardamenti aerei che hanno ucciso i musulmani sul suolo del Califfato. La scelta del concerto rock come obiettivo – come scenario per gli omicidi, in realtà – è stata così argomentata: ospitava “idolatria” e “un festival della perversione”. Mi domando dove abbiano trovato il termine “perversione”. Suona quasi come uno sconfinamento da un altro contesto.

Tutti i candidati alla presidenza della Repubblica non hanno lesinato le loro opinioni: Sarkozy propone i campi di detenzione, affermando la necessità di arrestare chiunque sia sospettato di avere legami con jihadisti. Le Pen parla invece di “espulsioni”, dopo aver definito “batteri” i nuovi immigrati. E non è da escludere che la Francia decida di consolidare la sua guerra nazionalista contro gli immigrati dal momento che uno degli assassini è arrivato in Francia passando per la Grecia.

La mia scommessa è che sarà importante monitorare il discorso sulla libertà nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, poiché ciò avrà implicazioni per lo stato di polizia e per l’affievolimento delle precedenti versioni della democrazia. Una libertà viene attaccata dal nemico; un’altra viene attaccata dallo Stato, proprio mentre difende il discorso dell’”attacco alla libertà” da parte del nemico come un attacco contro ciò che si ritiene costituisca l’essenza della Francia, ma sospende la libertà di assembrare (la “libertà di espressione”) nel bel mezzo del lutto, e si prepara per una ancora maggiore militarizzazione dei corpi di polizia. La questione politica centrale è questa: quale versione dell’estrema destra vincerà le prossime elezioni? E quale diventa la prossima “destra tollerabile” se Marine Le Pen è considerata di “centro”? È un tempo spaventoso, triste, di oscuri presagi; ma noi siamo ancora in grado di pensare, spero, di parlare, e di agire, in mezzo a tutto ciò.

Il lutto sembra essere stato completamente circoscritto all’interno del territorio nazionale. Difficilmente si parla dei quasi 50 morti a Beirut il giorno prima, o dei 111 uccisi in Palestina solo nelle ultime settimane, o degli attacchi ad Ankara. La maggior parte delle persone che conosco dicono di trovarsi in una “situazione di stallo”, nella più totale incapacità di inquadrare lucidamente la situazione. Un modo per farlo potrebbe forse consistere nell’abbracciare una concezione trasversale del dolore, cercando di comprendere in che modo lavorino le metriche del lutto, cercando ad esempio di comprendere perché il bar mi colpisca al cuore in un modo che gli altri obiettivi sembrano invece non fare. La paura e la rabbia possono gettare con assoluta fierezza tra le braccia dello stato di polizia. Suppongo che sia questo il motivo per cui mi trovo meglio con chi si trova invece nella situazione di stallo. Ciò significa che si prendono del tempo per pensare. Ed è difficile pensare quando si è paralizzate dallo spavento. Ci vuole tempo per farlo, e qualcuno che sia disposto a farlo insieme a te – qualcosa che ha la possibilità di accadere, forse, in un rassemblement non autorizzato.

Apparso su Revista Cult, 13 novembre 2015

Tradotto da Federico Zappino, con la collaborazione di Marco Liberatore

Latte, Ferrero: «Pieno appoggio ai produttori che lottano contro le multinazionali»

Latte, Ferrero: «Pieno appoggio ai produttori che lottano contro le multinazionali»

di Paolo Ferrero –

Voglio esprimere il pieno appoggio del Partito della Rifondazione Comunista ai produttori di latte: in questi giorni stanno giustamente lottando contro le multinazionali che – a partire dalla Lactalis – stanno strozzando gli allevatori con una criminale politica dei prezzi. Che un litro di latte fresco venga pagato dai consumatori un euro e mezzo mentre le multinazionali lo pagano agli allevatori 34 centesimi è una situazione vergognosa e intollerabile. Con 34 centesimi gli allevatori non riescono a coprire i costi di produzione mentre le multinazionali fanno soldi a palate facendo leva sulla loro posizione dominante nella distribuzione e nella lavorazione. Il governo invece di fare far finta di fare l’arbitro in una partita truccata dall’inizio, intervenga con misure strutturali: il cibo che consumiamo non può essere lasciato in mano a multinazionali che strangolano i contadini e importano in Italia latte non tracciato.

Vittorio e Attilio, una vita d’impegno

Vittorio e Attilio, una vita d’impegno

Vittorio e Attilio,
una vita d’impegno
A dieci anni dalla scomparsa di Vittorio Lazzaroni, avvenuta il 18
novembre del 2005, ed a diciannove anni dalla scomparsa di Attilio
Temporin, avvenuta il 21 novembre del 1996, vogliamo ancora una volta
ricordare a tutti coloro che li hanno conosciuti questi due militanti
del Partito della Rifondazione Comunista che sono stati protagonisti,
pur in modi diversi, della vita sociale e politica di Vigevano e della
provincia di Pavia.
Vittorio Lazzaroni nella Cgil è stato segretario della Camera del
Lavoro provinciale e di quella di Mortara, segretario territoriale del
sindacato dei lavoratori del commercio, del settore funzione pubblica e
dei chimici. Passato allo Spi, il sindacato dei pensionati della Cgil,
è stato dal 1995 fino alla sua scomparsa segretario della “Lega” di
Mortara. Lunghissima è stata anche la sua militanza politica,
cominciata nel Psiup, continuata nel Pci e infine, dalla sua
costituzione, in Rifondazione Comunista, di cui è stato dirigente
locale e provinciale.
Non si è mai risparmiato e fino all’ultimo ha speso le sue energie
nella vita politica e sindacale, con la sua caratteristica veemenza. È
sempre stato coerente con le sue idee, ma ha saputo con capacità
sorprendente innovare la sua “cassetta degli attrezzi”, comprendendo
fino in fondo i cambiamenti della società e sempre con la volontà di
contribuire alla costruzione di una società libera dalle ingiustizie e
dallo sfruttamento.
Anche con Attilio Temporin abbiamo condiviso tante battaglie politiche
e sociali, insieme alla comune militanza nel circolo di Vigevano di
Rifondazione Comunista. Era molto conosciuto in città ed aveva militato
nel Partito Comunista Italiano fino al suo scioglimento, contro cui si
era battuto non condividendo tale scelta. Per questo motivo aveva
partecipato a Roma all’atto di fondazione del Partito della
Rifondazione Comunista, a cui è stato iscritto fino alla sua morte,
impegnandosi attivamente all’interno del circolo vigevanese. Negli anni
Settanta aveva svolto un’intensa attività sindacale ed era stato
costantemente al fianco dei lavoratori, sostenendone le battaglie e le
rivendicazioni sociali.
Il ricordo di Vittorio ed Attilio è sempre vivo in tutti noi e
sentiamo di averli ancora vicini nel nostro quotidiano impegno per la
costruzione di una società di liberi ed eguali.
Circolo “Hugo Chavez Frias”

del Partito della Rifondazione Comunista

di Vigevano

Cassolnovo: ritorna il grande rock con i DIAFRAMMA

Cassolnovo: ritorna il grande rock con i DIAFRAMMA

Ritorna il grande rock a Cassolnovo
La grande rock band dei fiorentini Diaframma sarà il gruppo di punta insieme ad altre Band e musicisti di qualità alla prima edizione di SU DI TONO !! di scena tutti i sabati di novembre al Teatro Comunale verdi di Cassolnovo
Il paese lomellino che già in passato aveva ospitato ai Giardini Comunali Ex Skiatos importanti rock band del panorama nazionale come Aria di Golpe, Statuto, Underground life, Nuova Era, in un festival MUSIC UNDERGROUND che negli 90’ ( dal 1985 al 1994 per la precisione ) ha proposto le migliori realtà musicali presenti sul nostro territorio, divenendo punto di riferimento addirittura nazionale , torna a proporre “cultura rock” .
Ben 4 appuntamenti quindi , dal 7 al 28 Novembre al Teatro Verdi di Cassolnovo infatti si svolgerà la 1^ edizione della rassegna SU DI TONO !! organizzata dalla Biblioteca Comunale e dall’Ass.to alla Cultura con la preziosa collaborazione dell’Associazione culturale ALAMBRADO . Gli appuntamenti saranno diversificati per generi e avranno come protagonisti importanti musicisti nell’ambito del Blues, del Jazz ,della canzone d’Autore e naturalmente del Rock genere che comunque permea anche gli altri . Una dimensione teatrale insolita rispetto al festival Music Underground che si teneva all’aperto . La rassegna prevede oltre ai concerti anche momenti di presentazione di libri e dischi ad essi collegati e con Il° tempo anche un momento di incontro per fans e critici del settore che potranno direttamente il sala dialogare con i musicisti prima o dopo il concerto.
Tra le band spiccano i DIAFRAMMA di scena il 21 ,per la prima volta un concerto in provincia di Pavia una delle,esponenti del migliore rock italiano di sempre con testi in italiano , i fiorentini guidati dal carismatico Federico Fiumani istrionico front man, poeta cantante di culto , presenteranno oltre ai loro storici successi che hanno caratterizzato la stagione del rock italiano negli anni 80 anche nuovi brani degli ultimi dischi tra i quali spicca la collaborazione con il l “rivale” amico Piero Pelù.
Altro appuntamento di alto livello il 14 con il quartetto Round Trip Time del pianista Leonardo DI VIRGILIO tra i migliori interpreti del nuovo jazz italiano, e la band delle NAVI IN BOTTIGLIA esponenti del nuovo rock cantautorale, originale per testi ed atmosfere che dopo la partecipazione alle selezioni del CLUB TENCO chiuderà la rassegna sabato 28 affiancata dalle 2 giovani promettenti band locali degli ABUSER e SENSO ZERO .
Primo appuntamento con i pavesi PIG , energica e al contempo eclettica band che rilegge il blues dalle origini alla svolta più elettrica. Per prenotazioni 3335740348 biglietti a 5 euro
C A S S O L N O V O PV TEATRO VERDI Via Oberdan
Su di tono !!2015
1 Rassegna di CONCERTI… Buone VIBRAZIONI con ROCK, BLUES , JAZZ e Canzone d’AUTORE
Sabati di Novembre 2015 ore 21.30
7 P I G heavy blues-rock.
14 DI VIRGILIO Round Trip Time4et Jazz italiano
21 D I A F R A M M A* il Rock italiano
28 Navi in Bottiglia + Abuser ,Senso Zero Canzone d’autore + Rock
4 tempo: dopo i concerti i musicisti dialogheranno con gli spettatori , i fans e giornalisti del settore

Punto Rosso di Magenta: cena di autofinanziamento

Punto Rosso di Magenta: cena di autofinanziamento

Buongiorno !!!
Siamo lieti di invitarvi alla cena di autofinanziamento di Punto Rosso Magenta-Rete Delle Alternative che si terrà venerdì 27 Novembre 2015 al primo piano della Cooperativa Rinascita di Magenta in Viale Piemonte 10 (di fronte alla stazione ferroviaria) alle ore 20.
I nostri superlativi cuochi rivoluzionari lavoreranno ad un ricco menù nel quale è prevista la degustazione dei rarissimi “Fagioli Bovati”, un prodotto unico del nostro territorio coltivato nel rispetto più assoluto della natura e dell’ambiente, dal gusto raffinato e inconfondibile.
La cena sarà caratterizzata da brevi intermezzi di approfondimento e sensibilizzazione riguardo al tema del TTIP.
Ci sarà musica, il buon vino della nostra Cantina Popolare e tanta gente simpatica di gran cuore con la quale passare una bellissima serata.
Il contributo per la cena è di 15 Euro per coloro che possono permetterselo, 10 Euro per studenti che possono permetterselo, contributo libero per disoccupati che possono permetterselo e ingresso libero per le prime cinque persone che non possono permettersi nulla ma che hanno grande voglia di non perdersi l’evento.
CENA GUSTOSA E INTELLIGENTE: TTIP NO GRAZIE, MANGIAMO SANO!
In allegato il volantino, per prenotazioni telefonare o mandare sms al numero: 3803556617

cena magenta

“La reazione migliore per i lavoratori è continuare le loro lotte”

“La reazione migliore per i lavoratori è continuare le loro lotte”

“La reazione migliore per i lavoratori è continuare le loro lotte”

Sui fatti di Parigi pubblichiamo il comunicato integrale dell’Unione Sindacale di Base (USB)

“Ancora una volta, ieri a Parigi, due giorni fa a Beirut, la settimana scorsa sull’aereo russo in Sinai gente comune, lavoratrici e lavoratori, giovani, famiglie intere pagano con la vita per guerre che non hanno voluto né deciso. Così come la pagano le popolazioni innocenti che subiscono continui bombardamenti.
La bestialità con cui il terrorismo dell’Isis attacca nei Paesi che li combattono è la drammatica risultante della scelta di portare la guerra nei Paesi a noi vicini per l’accaparramento delle risorse o per destabilizzare governi non allineati.
L’Unione Europea è anch’essa artefice di questa situazione. Oggi è vittima ma è contemporaneamente carnefice.
I lavoratori non hanno scelto la guerra. Il movimento internazionale dei lavoratori sa perfettamente che le lavoratrici e i lavoratori hanno solo da perdere dalla guerra, comunque questa si manifesti, con i bombardamenti o con gli attentati terroristici.
I lavoratori sanno anche che la guerra “esterna” produce sempre un inasprimento della guerra “interna”, fatta di repressione del conflitto, di saccheggio ulteriore delle risorse interne, di tagli alla spesa pubblica per finanziare un prevedibile esponenziale innalzamento delle spese militari, di demonizzazione dell’opposizione, di militarizzazione del territorio.
Non c’è altro modo per il movimento dei lavoratori di replicare a quanto sta accadendo che proseguire nelle lotte e nelle mobilitazioni, anche contro la guerra e gli interveni militari. Il Governo Italiano, l’Unione Europea, in nome della comune lotta al terrorismo, stanno già rilanciando l’unità al di là delle differenze. Mentre esprimiamo tutta la nostra solidarietà al popolo e ai lavoratori francesi, non possiamo che respingere questa parola d’ordine che ogni volta viene agitata per farci digerire altre drammatiche scelte in tema di politica estera e di politica interna”.

14/11/2015

www.controlacrisi.org

Parigi, il nostro cordoglio per le vittime della barbarie dei nazisti dell’Isis

Parigi, il nostro cordoglio per le vittime della barbarie dei nazisti dell’Isis

di Paolo Ferrero –

Il nostro cordoglio per le vittime della barbarie nazista dell’ISIS che ieri si è espressa in tutta la sua evidenza a Parigi. L’ISIS uccide e distrugge per separare e seminare odio. L’ISIS è una fabbrica di odio che vuole distruggere ogni forma di pacifica coesistenza tra i popoli e nei popoli per cercare di assoggettare i mussulmani ai suoi barbari precetti che nulla hanno a che vedere con la religione musulmana. Occorre sconfiggere non solo l’ISIS ma le idee barbariche che la animano, il suo progetto politico. Al contrario, i fascioleghisti di casa nostra propongono a loro volta l’odio e la guerra di civiltà: come fanno i nazisti dell’ISIS. Noi al contrario operiamo affinchè l’umanità possa vivere in pace, in una libera coesistenza tra fedi, convincimenti, culture ed etnie diverse. Per questo sosteniamo il popolo Kurdo nella sua battaglia contro l’ISIS e lo stato islamico, battaglia finalizzata a costruire la democrazia e la civile convivenza tra i popoli. Per questo chiediamo una volta ancora che il PKK venga tolto dalla lista dello organizzazioni terroristiche: il PKK si batte concretamente per la sconfitta dei terroristi dell’ISIS, è vergognoso che venga considerato una organizzazione terroristica.

Mortara: MANCANZA DI DEMOCRAZIA AL “CORTELLONA”

Mortara: MANCANZA DI DEMOCRAZIA AL “CORTELLONA”

TERESIO FORTI

MANCANZA DI DEMOCRAZIA AL “CORTELLONA”:

Perché il Presidente si oppone ad un eventuale Comitato Parenti o a riunioni collettive?

Abbiamo più volte sollevato i problemi riguardanti la casa di riposo “A. Cortellona”. Siamo intervenuti, anche chiedendo Consigli Comunali aperti, sulla gestione degli orari dei dipendenti, sulle rette ecc.
Oggi vogliamo parlare di un problema importante, cioè la mancanza di confronto con i parenti degli ospiti.
Il 20 ottobre alcuni familiari hanno inviato una lettera al presidente della Fondazione “A. Cortellona” e, per conoscenza, al Sindaco (in quanto è il Sindaco di Mortara che ha nominato il Presidente dell’Ente e il Consiglio di Amministrazione) chiedendo una discussione collettiva, in un’assemblea per parlare dei problemi del Cortellona.
La risposta del Presidente Luigi Ganimede è stata sconcertante: in data 04 novembre 2015 risponde che “non essendo previste nello statuto della Fondazione né riunioni collettive, né Comitati parenti, l’incontro da voi richiesto non verrà indetto”… Poi prosegue dicendo che “la Presidenza e la Direzione sono a disposizione dei familiari e degli ospiti previo appuntamento”.
A questo punto si impongono alcune considerazioni:

1° Sarà vero che lo statuto dell’Ente non prevede Comitati Parenti o riunioni collettive, ma neanche li vieta, anzi nella Carta dei servizi approvata nel 2009 si parla di “incontri periodici con i familiari”.

2° Cosa hanno da temere Presidente, Direttore e Consiglio d’Amministrazione da una riunione collettiva con i familiari? Evidentemente, nella loro concezione autoritaria, vogliono evitare il confronto collettivo, preferendo colloqui personali, dove è chiaro che un familiare si potrebbe trovare in oggettiva difficoltà.

3° Rispondere in tale modo autoritario e burocratico ad un a richiesta di confronto denota una mentalità di tipo padronale. Presidente e Consiglio d’Amministrazione non sono “padroni dell’ istituto”, dovrebbero invece sentire il dovere di rendere conto del loro operato in riunioni collettive e pubbliche, dove il funzionamento del Cortellona avrebbe tutto da guadagnare.

4° Il Sindaco interpellato tace.
Eppure è lui che nomina “ a nome della città di Mortara” il Presidente e il Consiglio d’Amministrazione. Anche questo fatto dimostra mancanza di senso democratico.

5° Infine: se la maggioranza del Consiglio d’Amministrazione, espressione della Lega Nord, risponde negando il confronto, perché anche l’unico rappresentante della minoranza (espressione del Partito Democratico) si allinea a questi atteggiamenti?
Anche ciò denota la mancanza nell’attuale Consiglio Comunale di una seria opposizione.
Teresio Forti
Partito della Rifondazione Comunista, circolo di Mortara

Fuori tutti

Fuori tutti

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Su di tono !!2015 1^ Rassegna di CONCERTI… BuoneVIBRAZIONI con ROCK, BLUES , JAZZ e Canzone d’AUTORE

Su di tono !!2015 1^ Rassegna di CONCERTI… BuoneVIBRAZIONI con ROCK, BLUES , JAZZ e Canzone d’AUTORE

Amm.ne Comunale-Ass.to cultura. Biblioteca Comunale“DelBoBoffino”collaborazione organizzativa Ass.ne CulturaleALAMBRADO
C A SS O L N O V O PV TEATRO VERDI Via Oberdan
Su di tono !!2015 1^ Rassegna di CONCERTI… BuoneVIBRAZIONI con ROCK, BLUES , JAZZ e Canzone d’AUTORE
Sabati di Novembre 2015 ore 21.30
14 Novembre ore 21.15 biglietto 5 euro
Round Trip Time 4et di Leo DI VIRGILIO jazz
Sul solco della tradizione dell’ hard bop americano” incrociando” (parafrasando il titolo del loro ultimo disco) la via autoctona del Jazz italiano che in questi ultimi anni sta finalmente ottenendo i meritati apprezzamenti dalla critica internazionale, si muove il ROUND TRIP TIME Quartet del pianista Leonardo DI VIRGILIO .Il progetto artistico di composizioni originali dallo spiccato senso melodico, particolarmente cantabili, accompagnato da robuste ritmiche,ricco di sfumature dinamiche e armoniche e a forti tinte blues, rispecchia in pieno il dna del leader Di Virgilio. Il pianista dimostra insieme al suo ensemble di avere solide basi nel mainstream .del jazz moderno da Miles Davis , John Coltrane ad Herbie Hancock, WayneShorter, Freddie Hubbard, Chick Corea. Tuttavia anche quando ripesca gli standards da dischi di culto della BLUE NOTE degli anni 60-70 dimostra di saperli innovare con gusto moderno i mantenendone intatta la magica atmosfera , soprattutto nelle ballads.Anche per questo il Round Trip Time quartet è sicuramente uno dei gruppi più importanti della scena italiana , quella milanese in particolare e il leader il pianista Di Virgilio dimostra sempre più di essere uno dei più personali interpreti dello strumento , sensibile e moderno quanto basta . Il loro primo disco CROSS WORD che nella serata cassolese verra’ presentato in una sorta di conferenza stampa aperitivo pre- concerto , ha avuto un accoglienza positiva dalla critica specializzata , riesce nell’intento di “incrociare” atmosfere diverse , talvolta trascinanti, talvolta trasognate o intimiste . Gran merito dell’affiatamento dei musicisti , di livello assoluto a cominciare dalla sezione ritmica composta dal completo batterista Massimo Pintori di livello internazionale e dal giovane sensibile contrabbassista Gianluca Alberti per finire all’eclettico sassofonista tenore, soprano e baritono Rudi Manzoli.
Leonardo Di Virgilio pianoforte
Di estrazione jazzistica autodidatta , con la spiccata vena compositiva. Si è formato sin dagli esordi nella seconda metà degli anni ottanta suonando molto dal vivo in jam session con i musicisti dell’area milanese che gravitavano attorno al CAPOLINEA il mitico locale centro della musica Jazz non solo a Milano ma nel Mondo maturando esperienze internazionali.Suona nel quartetto di Mauro Frigerio con Luciano Cudrano e Marco Castiglioni incrocia glorie come Paolo Tomelleri , Bruno De Filippi, poi dal 1993 è Pianista del Quintetto di Giorgio Buratti ” Buratti’s Time e in tournèè con la cantante americana Barbara Carre in seguito suona con Paul Jeffrey collabora con diversi grandi musicisti partecipando attivamente ai progetti più variegati ed interessanti degli ultimi anni come il VERDI IN JAZZ con Paolo Tomelleri, Rudi Migliardi e Luca Garlaschelli.Il DESTER GORDON TRIBUTE con Marcello Noia. Nel 2015 Registra ,produce e pubblica il suo Album : CROSSWORD.

Massimo Pintori batteria ha studiato batteria presso la Scuola del Capolinea di Milano, con il maestro Enrico Lucchini, e percussioni presso la Scuola di Musica di Sesto San Giovanni (MI).Impostosi in breve tempo tra i più richiesti “sidemen”, per la sua capacità di spaziare con gusto dal “mainstream” al jazz informale e d’avanguardia, ha collaborato con moltissimi musicisti di aree diverse, tra i quali Stefano Battaglia, Arrigo Cappelletti, Guido Manusardi, Roberto Ottaviano, Furio Romano, Paul Jeffrey, col quale ha anche compiuto una tournée negli Stati Uniti, Tom Harrell, Lee Konitz, Markus Stockhausen, registrando numerosi LP e CD per le più importanti etichette discografiche italiane e suonando in tournée ed in festivals italiani e stranieri.
Tra le formazioni in cui oggi è attivo stabilmente, con le quali, oltre ad esercitare attività concertistica, ha pubblicato alcuni CD, vi sono il trio di Piero Bassini, quelli di Michele Franzini, con Tito MangialajoRantzer, e di Gaetano Liguori, il quartetto di Massimo Minardi, con Roberto Piccolo, quelli di Tullio Ricci e di Luca Segala.
Gianluca Alberti basso elettrico, contrabbasso
È stato allievo per diversi anni del Mo. Giorgio Azzolini: icona e pioniere del contrabbasso jazz in Italia. Si è diplomato presso la scuola Civica Jazz di Milano e inoltre ha conseguito il diploma di primo e di secondo livello presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano.Si è esibito in prestigiose manifestazioni a fianco di importanti musicisti di caratura nazionale, spaziando dal jazz mainstream a quello più contemporaneo.Oltre alle numerosissime esibizioni live si è dedicato alla didattica – anche in campo socio-educativo –, sviluppando un proprio personale metodo, trasmettendo ai propri allievi la passione per lo studio della musica. Nel proprio bagaglio professionale vi è la conoscenza di tutti i diversi stilemi della musica moderna con particolare riferimento all’analisi storica, stilistica e strumentale; ha inoltre sviluppato tutte le tecniche sia del basso elettrico – pizzicato, plettro, slap, tapping –, che del contrabbasso – arco, pizzicato, slap
Rudi MANZOLIsassofonista tenore, soprano, baritono Diplomato presso l’Accademia Internazionale Della Musica . Dal 2000 al 2005 entra a far parte della Civica Jazz Band diretta dal Maestro Enrico Intra esibendosi in vari teatri quali il Dal Verme, il Piccolo Teatro ecc.
Nel 2006 vince una borsa di studio al seminario di siena Jazz. Ha suonato con la Banda a Rota Libera di Roberto Rossi, con il Time Percussion di Tony Arco, con il gruppo MingusFingers Di Marco Vaggi e nel quintetto “Tributo ad Art Blakey”con Alberto Tafuri e MaxFurian , suona nella big band Avant Orchestra, nella Monday orchestra con la quale ha collaborato con RandyBrecker e con Bob Mintzer, e nella Artchipel Orchestra di Ferdinando Faraò . Nel 2004 nel 2007 apre, con il Rudi Manzoliquartet, un concerto di YuseffLateef al tetro Manzoni Di Monza. Partecipa a rassegne come : Ah-Um Jazz festival, Mito jazz festival, Aosta Classica, Clusone jazz festival, Lugano Estival Jazz. Ha registrato il disco Sound Of Colours di Dario Yassa, il disco Fellow Of My Fellows di Mario Peleggatti e NeverOdd or Even di Ferdinando Faraò . Insegna sassofono nelle scuole private Studio Musica e Play Your Sound di Milano.
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