Archivio for gennaio, 2016

SUI PARCHEGGI “GRATUITI” AGLI ULTRA-SETTANTACINQUENNI.

SUI PARCHEGGI “GRATUITI” AGLI ULTRA-SETTANTACINQUENNI.

Mortara, 31 gennaio 2016

 

SUI PARCHEGGI “GRATUITI” AGLI ULTRA-SETTANTACINQUENNI.

 

Avevo letto dell’iniziativa dell’Amministrazione Comunale di Mortara per consentire il parcheggio gratuito agli ultra-settantacinquenni.

Dapprima, rinunciando in questa circostanza ad essere un incallito oppositore delle politiche di questa giunta, mi ero detto “vuoi vedere che stavolta ne hanno fatta una giusta?”

Ho dovuto rapidamente ricredermi in quanto alcuni cittadini interessati mi hanno fatto presente le sconcertanti modalità per ottenere il contrassegno.

Intanto si deve presentare domanda in carta da bollo da 16  euro, poi si deve guidare una macchina intestata al titolare del permesso, poi le soste dovranno essere “BREVI” e al Comando dei Vigili non hanno saputo precisare la durata.

Ora alcune domande si pongono:

  • Non era possibile una domanda in carta semplice come, ad esempio, si fa per gli altri spazi pubblici in modo da evitare la spese della marca da bollo? Con 16 euro di spese l’interessato può pagarsi con una vigente tariffa oraria di 50 centesimi ben 32 ore di sosta!
  • Se un signore di oltre 75 anni usa la macchina intestata alla moglie non può usufruire di questa sosta gratuita. Una semplice soluzione sarebbe stata quella di collegare l’agevolazione alla patente, non al possesso dell’automobile.
  • L’incertezza della durata della sosta che deve essere “BREVE” senza ulteriori precisazioni rende ulteriormente problematica l’operazione “PARCHEGGIO GRATUITO”.

Possibile che “lorsignori” non abbiano pensato a queste semplicissime questioni?

Purtroppo sì, presi come sono a farsi propaganda invece di risolvere i problemi!

Non posso fare a meno di farmi venire in mente una frase che un tempo campeggiava in certi esercizi pubblici : “SI FA CREDITO SOLO AI NOVANTENNI ACCOMPAGNATI DAI GENITORI”

 

 

  Teresio Forti

       Circolo di Mortara del Partito della Rifondazione Comunista

Le disavventure di Pidocchio

Le disavventure di Pidocchio

A qualcuno, dotato di una sbrigliata fantasia potrebbe venire in mente il burattino di Collodi… presto o tardi però dovremo trovare un nuovo Collodi che racconti ai bambini la storia del nostro passato. Ma chi sarà in grado di avvicinare il cuore infantile, senza ferirlo con lo spettacolo del male, e mettendolo al tempo stesso al riparo dai pericoli, dalle tentazioni del futuro?

Boris Pahor, Necropoli.

Le disavventure di Pidocchio

Una favola che è stata tragica realtà

C’era una volta… – Un re! – diranno subito i miei pochi e piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era il re, ma era fuggito. Non aveva invece potuto scappare un giovane contadino, ma non così giovane da sfuggire alla leva militare.

-Ma quella la dovevano fare tutti, almeno un tempo, volontari o meno – diranno i miei lettori piccoli e pochi.

Il suo nome non era Pidocchio, ma Fortunato, purtroppo il suo nome non gli portò fortuna, invece il soprannome glielo affibbiò chi diventò padrone del suo corpo e aveva terrore dei pidocchi e del tifo, che il suo corpo poteva ospitare.

Ma questo è il finale della storia. Ricominciamo dall’inizio. Il nostro Fortunato un giorno sfortunato ricevette una cartolina che gli ordinava di presentarsi al più vicino distretto militare. Non sapendo come fare si rivolse al capo del villaggio, che lavorava per gli invasori che avevano occupato non solo il suo ma tutti i paesi del Nord, sperando di trovar lavoro presso casa e di essere esonerato dal servizio militare. Ma appena gli parlò, questi si mise a urlare che si doveva servire la patria, che bisognava salvare l’onore perduto, che non c’era posto per gli imboscati, e via sbraitando.

“Urla pure come ti pare e piace: ma io so che domani, all’alba, voglio andarmene, perché se rimango qui, avverrà a me quel che avviene a tutti gli altri ragazzi, vale a dire mi manderanno in guerra, e per amore o per forza mi toccherà combattere; e io, a dirtela in confidenza, di combattere non ne ho voglia e di morire ancora meno”.

Ma non fece a tempo Fortunato a finire la frase che fu ammanettato e messo in prigione e il giorno dopo portato al distretto militare.

Fortunato, per fortuna, non era tipo da farsi scoraggiare. Dopo due mesi di ammaestramento era diventato abbastanza capace di capire la vita militare e aveva intuito che il giorno dopo l’avrebbero portato nel paese degli invasori per imparare a combattere i suoi stessi connazionali, quelli che avevano disertato, quelli che si erano ribellati e si erano rifugiati in montagna. Allora disse al suo camerata: “Tu pensala pure come ti pare e piace: ma io so che domani, all’alba, voglio andarmene, perché se rimango qui, avverrà a me quel che avviene a tutti gli altri ragazzi, vale a dire mi manderanno a sparare contro i miei fratelli, e per amore o per forza mi toccherà combatterli e io, a dirtela in confidenza, di combatterli non ne ho voglia e di uccidere ancora meno. Fuggiamo, viene anche tu”. Ma il camerata era una persona infida e lo tradì, così il giorno dopo non partì con i commilitoni per un altro addestramento ma per il carcere militare.

Qui trovò tanti come lui, che avevano disertato, erano fuggiti, erano renitenti alla leva.

“Siamo in prigione, ma siamo tra di noi, non con i traditori” disse a quello che sembrava il più anziano. “Non illuderti troppo. Siamo qui di passaggio, se non finirà presto la guerra, deporteranno anche noi nel paese invasore,  non come guerrieri ma come prigionieri e ci divideranno secondo i loro bisogni. Tu che mestiere fai? – Il povero- rispose il povero contadino – Di’ che sei un operaio, contadino povero, così potrai magari lavorare in fabbrica, come schiavo ma al chiuso, e non a picco e pala all’aperto nell’inverno dell’Europa”.

Purtroppo la profezia dell’anziano militare disertore si avverò, e pochi giorni dopo furono tutti caricati su un treno. Un treno che non aveva carrozze passeggeri, ma carri bestiame, non posti a sedere, ma solo in piedi per il gran numero di persone che erano ammonticchiate in ogni vagone. Il viaggio fu lungo e penoso, senza acqua da bere e cibo per mangiare, senza un posto per i bisogni e senza niente di cui si aveva bisogno.

Ma l’incubo era appena iniziato. Appena arrivati i nostri soldati, che non volevano la guerra, incontrarono orchi urlanti e furono subito picchiati e denudati e rasati in tutto il corpo e a suon di urla inquadrati, cacciati in una baracca di legno per cavalli e infilati in letti a castello come pezzi di legno in una catasta.

Dopo la rasatura era avvenuta la doccia, prima caldissima poi freddissima e l’ispezione del corpo alla ricerca dei pidocchi. Fortunato, per fortuna, non aveva né lendini né pidocchi e quindi gli fu dato un numero, un saio a righe e un lavoro. Ma il numero bisognava sempre ricordarlo nella lingua straniera, perché il nome doveva scordarselo se no arrivavano botte dai burattini degli orchi. Questi burattini erano stati uomini e anche loro avevano subito l’arresto, il trasporto, la chiusura nelle baracche, la spogliazione di tutto ciò che avevano di umano, ed erano diventati capi degli altri burattini che erano ancora umani.

Per il lavoro da un sole all’altro all’aperto, il freddo, la fame, le urla, le botte, a Fortunato la pelle era diventata di pergamena, la testa un cranio, il petto una gabbia, le gambe pezzi di legno. Un giorno sfortunato gli fu trovato un pidocchio e gli fu appioppato quel soprannome, che però era usato contro tutti gli abitanti di quel campo di lavoro e sofferenza, e prima ancora era stato affibbiato a chi non aveva la stessa religione, la stessa idea, la stessa patria.

Cercarono di disinfestarlo, come l’Europa. Poi fu rimandato a lavorare, ma gli venne la febbre. Inutile fu il ricovero in infermeria, anzi letale fu il ricovero in infermeria. Altri scheletri febbricitanti come lui scambiavano microbi e lamenti finché finivano i loro giorni e le loro pene, venivano portati al forno crematorio e passavano per il camino.

I campi degli orchi erano costruiti per lo sterminio, fin dall’entrata nel loro ventre cavernoso. La morte era il mezzo e il fine. Il barbiere radeva la morte, il magazziniere la vestiva, il capo burattino l’avvicinava, l’infermiere la spogliava, lo scritturale segnava delle croci accanto ai numeri dopo che, per ciascuno di essi, l’alto camino aveva fumato in abbondanza.

Questa favola purtroppo non è una favola, ma è stata la realtà. Ve l’ho raccontata non per ferirvi con lo spettacolo del male, ma per  mettervi al riparo dal pericolo di farvi inoculare il disprezzo per chi è ritenuto di “razza inferiore”, dalle tentazioni di un futuro con orchi che rinascono dalle ceneri e vogliono di nuovo  ridurre in cenere chi è diverso da loro.

LO SPAZZAMENTO DELLE STRADE A MORTARA E IL FUTURO DEI DIPENDENTI “TRE MORTARA”

LO SPAZZAMENTO DELLE STRADE A MORTARA E IL FUTURO DEI DIPENDENTI “TRE MORTARA”

LO SPAZZAMENTO DELLE STRADE A MORTARA E IL FUTURO DEI DIPENDENTI “TRE MORTARA”

Abbiamo appreso delle incertezze dell’Amministrazione Comunale di Mortara e dei vertici dell’AS Mortara sul futuro dello spazzamento stradale e dei dipendenti della “TRE MORTARA”(la società al 51% di AS Mortara e del 49% della Municipalizzata di Voghera incaricata dello spazzamento stradale e spazi pubblici della città).
A oggi è avvenuta la 3^ proroga a detta società per 6 mesi, mentre si stanno avviando manovre poco chiare per il futuro. Non vorremmo, come sarebbe probabile, che le proposte dell’Azienda si ripercuotessero sull’organico addetto allo spazzamento.
Ora dobbiamo rilevare alcune questioni:

1° – Secondo noi l’organico di 7 dipendenti per lo spazzamento del territorio di Mortara non solo non dovrebbe essere ridotto, ma dovrebbe essere incrementato. Un buon criterio sarebbe, secondo studi effettuati in varie realtà, di avere un addetto ogni 1.000 abitanti.
Come è noto Mortara ha più di 15.000 abitanti e, per di più, ha un territorio vasto con 7 frazioni, ecc. ; inoltre i dipendenti della “TRE MORTARA” sono adibiti anche a raccogliere rifiuti non ritenuti idonei per la differenziata e quindi lasciati sul posto dal servizio del CLIR. In questo modo il servizio diventa insufficiente, tanto è vero che, da un po’ di tempo, viene “esternalizzato” lo spazzamento con l’intervento della Ditta ABONECO. Esternalizzare parte del servizio non ci sembra una buona politica sia per i costi che per la stessa qualità dell’intervento.

2° – Invece di continue brevi proroghe sarebbe molto meglio che al servizio di spazzamento fosse data una certezza almeno decennale, mantenendolo sempre in mano pubblica , con attrezzatura e dipendenti in numero adeguato così da evitare interventi da parte di ditte esterne.

Teresio Forti
del Circolo di Mortara del Partito della Rifondazione Comunista

ASILI NIDO: NO AI TAGLI

ASILI NIDO: NO AI TAGLI

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L’ALTRA VIGEVANO A SINISTRA E RIFONDAZIONE COMUNISTA: MOBILITARCI PER IMPEDIRE LA CHIUSURA DI ASILI NIDO E SCUOLE MATERNE COMUNALI

L’ALTRA VIGEVANO A SINISTRA E RIFONDAZIONE COMUNISTA: MOBILITARCI PER IMPEDIRE LA CHIUSURA DI ASILI NIDO E SCUOLE MATERNE COMUNALI

L’ALTRA VIGEVANO A SINISTRA E RIFONDAZIONE COMUNISTA: MOBILITARCI PER IMPEDIRE LA CHIUSURA DI ASILI NIDO E SCUOLE MATERNE COMUNALI

Costruire insieme una manifestazione di piazza ed un’ampia mobilitazione delle famiglie, delle associazioni, delle realtà locali e delle forze politiche democratiche per ottenere il ritiro della delibera della giunta leghista che stabilisce la cancellazione di tre asili nido e di tre scuole materne comunali entro il 2019.

E’ questa la strada che proponiamo di percorre alla città per contrastare l’ennesima gravissima decisione dell’amministrazione comunale di Vigevano.

La giunta guidata dal sindaco Sala è l’esecutore materiale delle politiche antisociali volute dall’Unione Europea e tradotte in pratica con i tagli agli Enti Locali imposti dal Governo Renzi e dalla giunta regionale di Maroni, che sperperano soldi in opere inutili e penalizzano il settore pubblico ad esclusivo vantaggio dei privati.

Il sindaco leghista continua nella sua azione di “distruzione” del bene pubblico e dei servizi sociali che hanno rappresentato il “fiore all’occhiello” di Vigevano fino agli anni Novanta.

Il Comune di Vigevano non può e non deve rinunciare al suo ruolo primario, che è quello di garantire alla città servizi diffusi sul territorio, di qualità e con costi contenuti.

Proprio in questi tempi di pesante crisi economica, il settore educativo rappresenta l’ambito d’azione in cui occorre investire di più per aiutare le famiglie, riducendo drasticamente le spese superflue e gli sprechi del Comune. La politica dei tagli finisce per mettere in difficoltà prima di tutto le fasce più deboli della popolazione, a partire dai bambini.

Per tutte queste ragioni affermiamo con forza la nostra netta contrarietà alla riduzione del numero di asili nido e scuole dell’infanzia comunali a Vigevano. Ci impegniamo già nei prossimi giorni a costruire in città un’ampia mobilitazione con i singoli e con tutte le forze disponibili a condurre questa lotta di civiltà, per garantire la difesa e la valorizzazione del patrimonio sociale pubblico.

L’Altra Vigevano a Sinistra
Circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista

PIENO APPOGGIO AL PRESIDENTE EVO MORALES AYMA.

PIENO APPOGGIO AL PRESIDENTE EVO MORALES AYMA.

Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea esprime il proprio appoggio e la propria solidarietà al Presidente Evo Morales Ayma ed al processo di trasformazione da lui guidato da quando è Presidente dello Stato Plurinazionale della Bolivia. Un appoggio ed una solidarietà che rinnoviamo in questa fase politica importante, in cui il popolo boliviano verrà chiamato ad un referendum, previsto per il prossimo 21 febbraio. L’obiettivo della consulta sarà l’approvazione o meno del progetto di cambiamento costituzionale per permettere al Capo dello Stato o al Vice-Presidente boliviano di ricandidarsi per un altro mandato alla guida del Paese. Questo referendum non lede in alcun modo il profondo processo democratico in atto nel Paese andino. La decisione sovrana spetterà al popolo boliviano, che potrà esprimere la propria volontà e dare o meno la fiducia al Presidente Evo Morales Ayma nella prossima scadenza elettorale. Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea appoggia in maniera convinta la possibile ricandidatura del Presidente Evo Morales Ayma, per consolidare il processo di cambiamento che si sta realizzando in tutto il Paese e nel continente. Un processo democratico che ha permesso il riscatto e l’inclusione di ampli settori storicamente marginati dalla vita economica, sociale e politica del Paese, e che ha riconosciuto i diritti delle minoranze e della “madre terra”. Per questo motivo sosteniamo il SI al referendum sulla riforma costituzionale. ¡Jallalla Bolivia !!! ¡Jallalla compañero Evo !!!

Paolo Ferrero

Fabio Amato

I deportati Pavesi del trasporto 81

I deportati Pavesi del trasporto 81

MOSTRA DOCUMENTARIA A CURA DELL’ANED DI PAVIA

AUDITORIUM SAN DIONIGI DI VIGEVANO

INAUGURAZIONE VENERDI’ 22 GENNAIO ORE 21deportati

deportati 4 deportati 3

 

Giuseppino Castoldi, un impegno genuino

Giuseppino Castoldi, un impegno genuino

Il ricordo
Giuseppino Castoldi, un impegno genuino

A ventun’anni dalla tragica scomparsa di Giuseppino Castoldi, avvenuta
il 19 gennaio 1995, ancora una volta ricordiamo con commozione il
costante impegno di Giuseppino a fianco dei lavoratori all’interno
della Cgil e la sua appassionata militanza politica prima nel Pdup, poi
nel Pci ed infine in Rifondazione Comunista. Un impegno ed una
militanza davvero genuini, che rappresentano – oggi come ieri – un
significativo esempio per quanti vogliono costruire una società libera
dalle ingiustizie e dallo sfruttamento.
Così come ricordiamo con grande affetto tutto ciò che Giuseppino ha
lasciato in termini di umanità e di amicizia e per questo il suo
ricordo resterà sempre vivo in chi lo ha conosciuto ed apprezzato per
il rigore morale e politico che ha caratterizzato tutta la sua esistenza.
Le compagne e i compagni del Circolo del Partito della Rifondazione
Comunista “Hugo Chavez Frias” di Vigevano

C’è una Rosa che non appassisce

C’è una Rosa che non appassisce

15 gennaio 1919 * 15 gennaio 2016

 Per Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, trucidati dalla socialdemocrazia .

Noi non dimentichiamo .

Socialismo o barbarie

”… E nel buio sorrido alla vita, come se conoscessi un qualche segreto magico che sbugiarda tutto il cattivo e triste e lo trasforma in chiarità e felicità. E io stessa cerco la causa di questa gioia, ma non trovo niente, e di nuovo non posso che sorridere di me stessa. Credo che il segreto non sia altro che la vita stessa…”.

Così scriveva Rosa Luxemburg nel dicembre del 1917 dal carcere di Breslavia, dove stava scontando il suo terzo anno consecutivo di prigionia.

“Nonostante tutto”, è la conclusione di quella lettera. “Nonostante la morte, il sangue e le sofferenze che la guerra sta producendo. Nonostante il revisionismo, la disfatta degli eserciti proletari. Nonostante la coazione carceraria. Tentare di rovesciare il corso degli eventi, provare a produrre da soli un nuovo corso della storia, anche se l’esito è sempre incerto, è sempre possibile: è una necessità”.

…”Questa guerra «è la barbarie»: è la manifestazione dispiegata di un aut aut che il capitalismo cova da decenni nel suo seno…: socialismo o barbarie, appunto. Guerra o rivoluzione. Regresso o percorso verso il socialismo”.

 

Collettivo Culturale Rosa Luxemburg

Vigevano

 

 

 

IL RITARDO NEL PAGAMENTO DELLE PENSIONI E ALTRE CONSIDERAZIONI SULL’ATTACCO AL SISTEMA PENSIONISTICO

IL RITARDO NEL PAGAMENTO DELLE PENSIONI E ALTRE CONSIDERAZIONI SULL’ATTACCO AL SISTEMA PENSIONISTICO

MORTARA 10 gennaio 2016

IL RITARDO NEL PAGAMENTO DELLE PENSIONI E ALTRE CONSIDERAZIONI SULL’ATTACCO AL SISTEMA PENSIONISTICO
Chi si è recato in posta o nelle banche durante il mese di dicembre ha potuto notare un “minaccioso” cartello dove si comunicava che le pensioni del mese di gennaio sarebbero state accreditate e pagate non il primo gennaio, ma il 4 gennaio 2016. Chi si è recato a prelevare la pensione il 4 gennaio nelle banche si è trovato di fronte ad un rinvio per il giorno dopo, 5 gennaio. Anche l’accredito sui conti correnti è partito il 5 gennaio 2016, mentre alla posta l’accredito e i pagamenti sono avvenuti il 4 gennaio, secondo il mandato INPS.
Potrà sembrare poca cosa per le (poche) persone benestanti, ma per chi (ed è la grande massa) deve far quadrare i conti ed è sempre più in difficoltà ad arrivare a fine mese il ritardo di 5 giorni ha creato problemi seri. Pensiamo a chi aveva, ad esempio, mutui o rate di varia natura in scadenza in quei primi giorni di gennaio o a chi, il 4 gennaio o nei giorni festivi precedenti, aveva bisogno di contanti attraverso il bancomat per capire lo sconcerto e la difficoltà di non poter prelevare il dovuto.
Questa vicenda si presta ad amare considerazioni. Intanto: quanto hanno guadagnato le banche sul ritardo, considerato il grande numero dei pensionati e la massa monetaria da erogare? Evidentemente molto. E quanto ha guadagnato l’INPS per i 4 giorni di ritardo? Purtroppo al capitale finanziario viene permesso di agire indisturbato, favorito dai vari governi a discapito della povera gente. E poi continua l’attacco alle pensioni, partito dalla cosiddetta “riforma Dini”, proseguito con lo “scalone Maroni”, con la “legge Fornero”, fino all’attuale campagna sul retributivo-contributivo. Ogni cosiddetta riforma è stata accompagnata, a suo tempo da mirabolanti promesse. In realtà le pensioni sono state intaccate, in futuro saranno sempre più ridotte e si andrà in pensione sempre più tardi. Ricordiamo che le pensioni non sono un favore che viene fatto alla popolazione anziana in quanto sono “salario differito”.
Infine: sarebbe del tutto possibile, vista la potenza produttiva attuale, lavorare meno quindi ridurre l’orario di lavoro e il tempo complessivo di vita da dedicare ad esso, se non fosse che le classi dominanti si appropriano dell’enorme ricchezza prodotta. Non ci deve essere contrapposizione tra giovani ed anziani come si cerca di far passare. L’unica vera contrapposizione, come sempre, è quella di classe.

Giuseppe Abbà
Segretario Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista

Violenza contro le donne, alcune note di Eleonora Forenza su Colonia

Violenza contro le donne, alcune note di Eleonora Forenza su Colonia

Alcune mie riflessioni sui fatti di Colonia

a) Credo che non si possa parlare dei “fatti di Colonia”, ossia delle violenze di Colonia, rimuovendo il punto centrale: la violenza maschile contro le donne. Partire dal punto di vista delle donne, stare dalla parte delle donne e contro ogni forma di violenza maschile è un posizionamento che non concede subordinate e attenuanti. Quei fatti vanno visti, interpretati e giudicati dalla prospettiva di quelle donne e a partire dalla solidarietà con quelle donne.

b) La strumentalizzazione della violenza contro le donne per una campagna xenofoba contro rifugiati e richiedenti asilo drammaticamente non è un episodio. La logica securitaria (Frontex, repressione e guerra contro il terrorismo) rischia di diventare il cemento su cui l’Ue costruisce il suo popolo e il suo consenso.

c) Non siamo mai state zitte nel condannare la violenza maschile contro le donne. Ci siamo sempre sottratte alla paura di essere strumentalizzate: chi usa i corpi delle donne per fomentare il razzismo li considera oggetti non meno di chi li molesta.
A Roma ci fu una bellissima manifestazione contro il pacchetto sicurezza dopo la violenza contro Reggiani. Fu la reazione più giusta.

d) Non è vero che la violenza maschile non ha colore e non ha religione: ne ha purtroppo diverse. Gli intrecci peculiari fra forme di patriarcato, religione e dominio capitalista sono ciò che le femministe e le donne svelano a ogni latitudine. Generalizzare e fare del patriarcato una entità metastorica equivale a rimuovere la riflessione e la lotta delle donne.

e) Ringrazio le compagne che hanno preso parola sui fatti di Colonia, con interventi lucidi (tra questi, segnalo quello di Ida Dominjanni) che hanno mostrato ancora una volta come il corpo delle donne sia oggetto della contesa (la violenza contro le loro donne, la difesa delle nostre donne), che hanno nominato ancora una volta il nesso fra la violenza sessista e quella razzista e decostruito la narrazione securitaria. Le manifestazioni delle femministe tedesche contro il sessismo e contro il razzismo sono uno spiraglio di speranza a cui aggrapparsi e da sostenere con forza. Dobbiamo costruire anche dall’Italia momenti di incontro e solidarietà con loro.

f) Che l’informazione italiana abbia potuto usare nel 2016 l’espressione “le nostre donne” purtroppo non stupisce. È sempre un pugno nello stomaco. Ti fa incazzare, ma non stupisce. Così come che ci sia un nauseabondo proliferare di trasmissioni sull’argomento. Ricordiamoci che è la stessa qualificata e imparziale informazione che ci “racconta” i fatti. Sulla disinformazione su Colonia rinvio a quanto ha scritto Cinzia Aruzza.

g) Non è che tutti devono parlare dei fatti di Colonia. Ad esempio, quei cari compagni che ci spiegano che a Colonia il problema è “ben altro”, che non sono i rifugiati ma i maschi, ecco, dicono una cosa giusta. Ma forse farebbero bene, a fare una cosa bella: dei fatti di Colonia non necessariamente devono parlare tutt@. Se durante tutta la loro vita politica hanno semplicemente rimosso quanto sia fondamentale la critica al patriarcato e che li riguarda, se non parlano a partire da se stessi, forse farebbero meglio a tacere. Perché lo stesso argomento non ha lo stesso valore se usato da chi ogni giorno lotta contro la violenza maschile o da chi considera il femminismo un paragrafo da aggiungere per buona educazione.

ELEONORA FORENZA

Pranzo rosso e festa del tesseramento del circolo “Hugo Chavez” di Rifondazione Comunista di Vigevano

Pranzo rosso e festa del tesseramento del circolo “Hugo Chavez” di Rifondazione Comunista di Vigevano

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Solidarietà di Rifondazione Comunista ai lavoratori dell’Ilva di Cornigliano

Solidarietà di Rifondazione Comunista ai lavoratori dell’Ilva di Cornigliano

“Pacta sunt servanda” dicevano i latini e oggi lo dicono con forza anche i lavoratori dell’ILVA di Cornigliano. I patti che “devono essere rispettati” sono quelli dell’Accordo di programma siglato nel 2005 che prevedeva il mantenimento dei livelli occupazionali e la continuità di reddito per i dipendenti dell’azienda.

Oggi quei patti sono messi in discussione sia dall’azienda che ha spiegato di non essere in grado di far lavorare di più i dipendenti per coprire il taglio al contratto di solidarietà sia dal Governo Renzi che ha modificato con il Jobs Act le regole sugli “ammortizzatori sociali”. Il cosidetto “emendamento Basso”, infatti, prevede un milione e 700 mila euro fino a settembre di quest’anno per integrare il reddito dei lavoratori con contratto di solidarietà dal 60% al 70%, contro i due anni inizialmente previsti e non assegna alcun finanziamento per i lavori socialmente utili né definisce alcun investimento nella banda stagnata che garantirebbe il futuro dello stabilimento di Cornigliano.

Il Governo Renzi è contro i lavoratori cui va la nostra solidarietà.

Marco Ravera

Segretario regionale Rifondazione Comunista

Rilanciare il processo di costruzione del soggetto unitario della sinistra e rafforzare il partito

Rilanciare il processo di costruzione del soggetto unitario della sinistra e rafforzare il partito

Documento approvato dalla Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista del 10/1/2016 –

Il processo di costruzione del un soggetto unitario della sinistra ha subito una battuta d’arresto. Questa è dovuta alla scelta di SEL/Sinistra Italiana di anteporre e contrapporre la costruzione di un nuovo partito della sinistra a quella del soggetto unitario della sinistra antiliberista. Questa scelta di costruire il proprio partito invece del processo unitario non ha evidentemente solo un risvolto organizzativo ma anche politico nella riproposizione di una definizione ambigua sul piano della collocazione europea così come su quello nazionale: le vicende legate alle elezioni amministrative, in cui spicca il caso milanese e recenti prese di posizione di SEL che, al fine di riconsiderare la propria collocazione in merito alle elezioni amministrative apre un’interlocuzione nazionale con il governo, ne sono una testimonianza chiara.

In questo contesto è ancora più importante il risultato della Consultazione tra gli iscritti e le iscritte di Rifondazione Comunista che hanno approvato con una percentuale superiore al 70% l’indirizzo politico fondato sulla proposta di costruzione di un soggetto unitario della sinistra e di rilancio di Rifondazione Comunista. Con oltre 5000 voti, la consultazione segnala una buona partecipazione – hanno partecipato il doppio dei compagni e delle compagne che avevano partecipato alla consultazione sulla costruzione della lista “l’altra Europa con Tsipras” alle elezioni europee – che ci parla della voglia di partecipazione e della vitalità del nostro partito.

Il compito di Rifondazione Comunista è quindi il rilancio del nostro progetto politico basato sulla proposta unitaria e sul rafforzamento del partito. Per noi questi due compiti non solo non sono contraddittori ma si qualificano a vicenda: il partito senza la proposta unitaria si ridurrebbe ad una prospettiva settaria ed inefficace, un processo unitario fondato sullo scioglimento dei comunisti si qualificherebbe come una riedizione dell’Occhettismo. Siamo orgogliosamente comunisti e comuniste: proprio per questo convintamente unitari e unitarie.

Il percorso unitario

La battuta d’arresto sancita dal fallimento del tavolo della sinistra ci chiede di esplicitare con maggior forza e chiarezza la nostra proposta politica. Il progetto unitario, così come l’abbiamo proposto nel Congresso di Perugia e confermato nella consultazione, non è un obiettivo semplice ma terreno di lotta politica che dobbiamo praticare con spirito unitario e con determinazione.

Riteniamo infatti che la crisi del capitalismo e le politiche neoliberiste espresse dalle classi dominanti e dai governi e livello europeo ed italiano portino alla barbarie. Contro questa barbarie è necessario dar vita ad un soggetto politico antiliberista di sinistra, che si ponga l’obiettivo aggregare forze, costruire conflitto e quindi di costruire una alternativa di governo nel paese ed in Europa.

Un simile obiettivo richiede la capacità di produrre un’accumulazione di forze tali da essere incompatibile con la mera coalizione elettorale o con una federazione. Queste forme politiche infatti non danno vita ad uno spazio pubblico condiviso, non sono in grado di costruire una azione politica quotidiana e non sono adeguate a valorizzare l’apporto degli uomini e delle donne che su tale prospettiva vogliono impegnarsi.

Un obiettivo di questa natura richiede la costruzione di un soggetto unitario definito in modo assai preciso nella prospettiva politica ma a “bassa soglia d’accesso” sul piano ideologico, in grado di diventare uno spazio pubblico: la casa comune dalla molteplicità delle forme dell’agire politico, delle culture politiche e delle identità esistenti nel campo antiliberista della sinistra, dei movimenti, del conflitto sociale. Noi vogliamo contribuire alla costruzione di un soggetto unitario definito da un progetto chiaramente articolato sul terreno politico-programmatico, finalizzato a costruire un consenso crescente ed un’aggregazione di forze sufficiente a produrre qui ed ora una proposta di governo alternativa all’esistente, capace di promuovere campagne di massa, mobilitazione e azione sociale, conflitto, di suscitare partecipazione e protagonismo.

Per quanto riguarda il profilo generale del soggetto unitario da costruire, non ci sono a nostro avviso oggi le condizioni per una fondazione ideologico-identitaria assimilabile a ciò che ha costituito il fondamento dei partiti nella storia del ‘900. Questo per due ordini di motivi.

In primo luogo non esiste oggi una cultura politica egemone né una elaborazione compiuta all’altezza del livello dello scontro in grado di candidarsi a rappresentare una sintesi unificante del complesso delle forze che si oppongono al liberismo. La pluralità dei punti di vista e delle soggettività che vivono nel campo dell’alternativa non può ridursi alla riproposizione di un “partito monoteistico” come se nulla fosse.

In secondo luogo le forme concrete dell’opposizione alle politiche neoliberiste sono assai variegate, sia per quanto riguarda le pratiche che le culture. Questa articolazione non rappresenta a nostro avviso un fatto negativo ma parla – sia pure in modo contraddittorio – della ricchezza potenziale di una soggettività antagonista da aggregare rispettando e valorizzando questa pluralità. La destra risolve il tema dell’unità attorno alla ricerca dell’uomo della provvidenza. La sinistra non può scimmiottare questa pratica o riproporre scorciatoie organizzativistiche di tipo partitico che non permettono di valorizzare appieno i diversi percorsi in cui si esprimono le soggettività alternative e non rispondono quindi alla necessità di “costruire coalizione”.

La costruzione di un soggetto unitario della sinistra in Italia si deve quindi caratterizzare come terreno di ricerca aperto, come avviene in molti altri paesi, come dimostra la presenza molto rilevante, forse maggioritaria, di esperienze costitutivamente segnate dal pluralismo, tanto in Europa che a livello internazionale.

Per questo riteniamo che il soggetto unitario a cui dobbiamo dar vita noi proponiamo che debba individuare nella lotta e nella costruzione di una alternativa al neoliberismo il proprio obiettivo, debba essere alternativo agli altri poli politici presenti sulla scena, debba riconoscere il pluralismo delle culture, delle identità e delle appartenenze come fatto fisiologico e costitutivo della propria esistenza. A partire da questi presupposti il soggetto unitario deve strutturarsi in forme completamente democratiche: adesione individuale, piena sovranità degli iscritte e degli iscritte sugli organismi dirigenti e sulla definizione dell’indirizzo politico in base al principio “una testa un voto”.

L’unità e il carattere plurale del soggetto da costruire sono le basi per dar vita ad un processo costituente vero, per costruire una coalizione che innovi sul piano del progetto politico come delle forme dell’organizzazione. La necessità di superare gli attuali steccati della sinistra, di dar vita ad percorso di aggregazione effettivamente innovativo, ci chiedono un salto di qualità nell’elaborazione e nella proposta, ci obbligano alla ricerca di una forma nuova dell’agire politico evitando la pigrizia della riproposizione della forma partito classica anche quando questa viene motivata con le suggestioni nuoviste che già tanti danni hanno prodotto.

A tal fine riteniamo necessario contribuire, nel rapporto con tutte le forze interessate a questa prospettiva unitaria – a partire dall’Altra Europa con Tsipras” – a dar vita ad iniziative territoriali che ripropongano e qualifichino il tema del percorso costituente di un nuovo soggetto politico unitario della sinistra antiliberista. Si tratta di partire dal documento “Noi ci siamo. Lanciamo la sfida” – che costituisce il punto più avanzato sin quei prodotto sul terreno unitario – per portare nel paese quella discussione che nel chiuso delle stanze romane ci ha portato ad un empasse senza sbocchi.

Parallelamente riteniamo necessario impegnare tutto il partito nella costruzione di liste unitarie della sinistra, alternative al PD, in tutte le elezioni amministrative di primavera. Si tratta di dar vita a coalizioni ampie e plurali che a partire dalle forze di sinistra, ambientaliste, laiche, libertarie, sappiano aggregare il complesso delle forze civiche democratiche, chi si batte per i beni comuni, gli uomini e le donne che vogliono contrastare il degrado delle loro città indotto dalla crisi e dalle politiche neoliberiste. Proprio perché vogliamo dar vita al processo costituente di una sinistra unitaria, riteniamo decisiva la presentazione nelle prossime amministrative di liste unitarie che esprimano sul territorio la volontà del cambiamento, contro le politiche del governo. Su questo aspetto esistono positive contraddizioni anche all’interno di SEL – Sinistra Italiana e noi siamo impegnati a sostenere nelle diverse città le candidature unitarie che esprimono una collocazione alternativa al PD ed aperta ai conflitti sociali. Riteniamo infatti che la costruzione e il successo di liste unitarie di sinistra nelle elezioni amministrative possano anche costituire un positivo elemento nel rilancio del processo unitario della sinistra.

In terzo luogo riteniamo necessario operare da subito alla costruzione di comitati unitari sui referendum. In primavera vi saranno varie raccolte di firme per dar vita a referendum – dalle questioni della democrazia, alla scuola, dalle questioni ambientali a quelle del lavoro – e in data da definirsi vi sarà anche la votazione referendaria sulla manomissione della Costituzione. Su tutti questi terreni dovremo operare per costruire il massimo di mobilitazione e pratica unitaria affinché il complesso delle campagne referendarie si configuri come un percorso di costruzione di una opposizione e una alternativa da sinistra alle politiche del governo Renzi.

Da ultimo ma non meno importante, riteniamo necessario operare per la costruzione di un nuovo movimento pacifista contro a la guerra. Per questo parteciperemo il 16 p.v. alle mobilitazioni indette contro la guerra in occasione dell’anniversario della guerra in Iraq e operiamo in relazione con il mondo dell’associazionismo per la costruzione di spazi di riflessione e mobilitazione.

Il rafforzamento del partito.

Il rafforzamento di Rifondazione, oltre alla cura del funzionamento normale dell’organizzazione, deve basarsi su tre filoni principali di lavoro.

In primo luogo l’utilità sociale del partito. Oltre alla partecipazione alle iniziative politiche unitarie di cui abbiamo parlato prima, è necessario rafforzare la presenza del partito all’interno dei conflitti sociali. La situazione non vede un conflitto dispiegato ma è tutt’altro che pacificata e le lotte sulle questioni dell’occupazione, dell’ambiente e della difesa del welfare sono quotidiane. Anche sul tema della pace comincia ad esserci una ripresa di attenzione e mobilitazione. Occorre curare con maggiore attenzione la nostra partecipazione ai conflitti e il necessario lavoro di unificazione degli stessi. In questo quadro occorre rilanciare con forza la campagna “i soldi ci sono” che è finalizzata ad un obiettivo fondamentale: la crisi attuale non ha nulla a che vedere con la scarsità ma piuttosto con la cattiva distribuzione della ricchezza, del lavoro e del potere. La patrimoniale, l’abolizione della riforma Fornero, il Piano per il lavoro, lo sforamento dei vincoli europei al fine di sviluppare welfare e intervento pubblico in economia sono tutti punti su cui occorre costruire un senso comune di massa che sconfigga la vulgata secondo cui “mancano i soldi”.

In secondo luogo occorre riprendere in modo più allargato il lavoro di elaborazione sulla rifondazione comunista. Il 21 gennaio prossimo si terrà a Livorno un Convegno su “La nostra storia e l’attualità del comunismo” ed invitiamo i gruppi dirigenti a curare la partecipazione allo stesso. Questo convegno non vuole essere solo una occasione per ricordare la nostra storia ma vuole essere il punto di partenza per la ripresa di una riflessione forte sull’attualità del comunismo come risposta positiva alla barbarie e alla crisi del capitale. La nostra esistenza come partito della Rifondazione Comunista non è un fatto burocratico o puramente organizzativa ma ha senso nella misura in cui sappiamo far vivere la proposta e la prospettiva comunista nel vivo delle contraddizioni e dei conflitti sociali. Riprendere una riflessione di fondo sull’attualità del comunismo è parte integrante di questo nostro impegno e delle ragioni per cui facciamo politica. Non si tratta di solo di potenziare l’attività di formazione – cosa pure necessaria e su cui richiamiamo l’attenzione dei gruppi dirigenti provinciali e regionali – ma di riaprire una discussione sui nodi di fondo della nostra proposta politica, delle ragioni dell’essere comunisti e comuniste oggi.

In terzo luogo occorre rafforzare il Partito a partire dalla cura dei gruppi dirigenti, dal tesseramento e dall’autofinanziamento.

A questo riguardo l’ufficio organizzazione ha cominciato un lavoro utile di ripresa di relazioni stabili tra i diversi livelli del partito, lavoro che occorre potenziare anche attraverso la costruzione di appositi strumenti di circolazione delle informazioni.

Per quanto riguarda la campagna di tesseramento del 2016, proponiamo che venga lanciata con iniziative pubbliche nella settimana dall’8 al 14 febbraio. Le iniziative sul tesseramento ovviamente presentare il nostro progetto politico: la costruzione della sinistra antiliberista e l’attualità del comunismo per uscire dal Capitalismo in crisi. Dovranno quindi sottolineare l’utilità di Rifondazione Comunista nella battaglia contro le politiche di austerità di cui la campagna “i soldi ci sono” è parte costitutiva.

Per quanto riguarda l’autofinanziamento, oltre alla di questo aspetto per il finanziamento dell’attività del partito a livello locale, è assolutamente necessario rilanciare la campagna di sottoscrizione attraverso i RID, in modo da garantire un minimo di risorse per la vita del centro nazionale. Il positivo risultato ottenuto attraverso il 2 per mille, che ci parla con oltre 46.000 sottoscrizioni, di una simpatia verso il nostro partito che permane nonostante l’oscuramento mediatico a cui siamo sottoposti, non è infatti sufficiente a coprire le spese necessarie per tenere in vita il partito e per coprire i debiti accumulati nel corso degli anni.

 

Approvato a maggioranza dalla Direzione Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, riunita a Roma il 10 gennaio 2016:

Basta con gli aiuti e la complicità con ISIS! Basta con la repressione e le uccisioni dei curdi! Appello internazionale

Basta con gli aiuti e la complicità con ISIS! Basta con la repressione e le uccisioni dei curdi! Appello internazionale

Basta con gli aiuti e la complicità con ISIS!

Basta con la repressione e le uccisioni dei curdi!

Appello internazionale

Il governo turco sta perseguendo una politica criminale nella regione curda
del paese, in Siria e nel Medio Oriente in generale. Nonostante sostenga il
contrario, tutte le prove indicano che sta continuando il sostegno la
complicità con i signori della guerra omicidi di ISIS consentendo che il
petrolio di ISIS venga commercializzato attraverso la Turchia, permettendo
che il proprio territorio venga usato per il transito di militanti che da
tutto il mondo si uniscono alle file dell’organizzazione e fornendo al
bisogno rifugio e cure mediche per i miliziani di ISIS, e fornendo armi a
ISIS e a una serie di gruppi takfiri settari. Se è così, tutto questo
contribuisce alla complicità con un movimento che minaccia il futuro dei
popoli del Medio Oriente e persino del mondo intero.

La Turchia sta conducendo anche una feroce campagna di repressione contro in
curdi nel proprio territorio, mentre fino alla primavera del 2015 era
impegnata in un processo di negoziati con l’articolato movimento curdo di
quel paese. Dalla fine di luglio, molte città curde sono sotto assedio da
parte delle forze speciali, della polizia e da ultimo, da parte di decine di
migliaia di soldati dell’esercito, che imponendo di volta in volta un
coprifuoco totale della durata di una settimana, dieci giorni o anche di
durata maggiore, accompagnato da interruzione della corrente elettrica e
cessazione di ogni possibilità di comunicazione, attaccano zone intensamente
popolate, eseguono operazioni di perquisizione casa per casa e uccidono
civili, compresi bambini piccoli e persone anziane e anche alcuni giovani
militanti che hanno scavato trincee per difendere queste zone. Rapporti
fanno notare che situazione è già tragica, con numeri elevati di vittime che
dall’inizio della nuova e più accelerata solo pochi giorni fa. Di questo
passo e dato che si parla persino della possibilità che questa azione
repressiva possa durare fino a un mese, la prospettiva dei numeri vittime
può arrivare a migliaia.

Tutto questo deve finire. Il governo turco sta giocando con il fuoco. Le sue
politiche di sostegno e complicità con ISIS e di negazione dei diritti
elementari del popolo curdo non solo nel proprio territorio, ma anche nel
Rojava, che è nel Kurdistan siriano, sono inaccettabili. Ci sono ampie prove
che mostrano l’assistenza turca a ISIS in diverse forme, dalle prove
sostenute da immagini satellitari fornite dal Ministero della Difesa della
Federazione Russa, ai ripetuti avvertimenti e dichiarazioni di diversi
rappresentanti dell’amministrazione US A, nonostante il fatto che la Turchia
è uno dei maggiori alleati e componente della NATO.

Chiediamo al governo turco di cessare qualsiasi assistenza alla banda
assassina chiamata ISIS e di smettere di reprimere e massacrare i cittadini
curdi.

Raccomandiamo che venga costituita una commissione di inchiesta
internazionale indipendente composta da noti intellettuali, giuristi e
difensori dei diritti democratici per investigare sulle affermazioni
relative alle pratiche del governo turco in queste aree.

Nome e Organizzazione

Noam Chomsky

Professor, MIT, Cambrigde, MA, USA

Michael Löwy Professor Emeritus CNRS, Francia

Tariq Ali

Editor, New Left Review, Londra, Regno Unito

Joan Cocks

Mount Holyoke College, USA

Bertell Ollman Professor of Political

Science, New York University, NYC, US

Robert Brenner History Department,UCLA, Los Angeles, CA.

Nancy Holmstrom Professor Emerita,Università di Rutgers

Greg Albo

York University, Canada

Suzi Weismann Politics Department,St. Mary’s College, Moraga, CA.

Fred Moseley Department of Economics, Mount Holyoke College, MA

Eleni Varikas Professor Emeritus,University Paris VIII, Francia

Guglielmo Carchedi

University of Amsterdam (in pensione)

Raquel Varela Universidade Nova de Lisboa,Lisbona Portogallo

David Laibman

Editor, Science and Society, Brooklyn, NY, USA

Inviare le adesioni a info@retekurdistan.it
Rapporto di HDP: I civili che hanno perso la vita negli assedi in Turchia
Posted date: December 31, 2015

Rapporto di HDP: I civili che hanno perso la vita negli assedi in Turchia

Il Partito democratico dei popoli ha rilasciato un rapporto preliminare sui
civili che hanno perso la vita nei recenti coprifuochi e assedi di città e
paesi nel Kurdistan del nord (Turchia sudorientale).Il rapporto è come
segue:

I recenti coprifuochi imposti nella Turchia orientale non hanno fondamento
legale e costituzionale. Questi coprifuochi sono stati imposti attraverso
l’utilizzo non soggetto a restrizioni dell’autorità amministrativa e dei
governatori dei distretti,che sono designati,e non eletti. Questi
coprifuochi che si sostiene sono rivolti all’ordine pubblico e alla
sicurezza hanno portato a terrorizzare l’opinione pubblica,all’uccisione di
civili da parte delle forze di sicurezza,alla distruzione di siti del
patrimonio culturale e alla distruzione delle città.

I coprifuochi,in realtà assedi,il primo dei quali è stato imposto il 16
agosto a Varto, sono ancora mantenuti in tre distretti di Cizre, Silopi e
Sur. Da allora decine di quartieri in 20 distretti in 7 città sono stati
posti sotto coprifuoco. Questo ha comportato 56 distinte dichiarazioni di
coprifuoco e complessivamente 253 giorni. Molti di questi blocchi sono
continuati in pratica anche dopo la dichiarazione della fine del coprifuoco.
Durante questi recenti assedi in 5 distretti 56 persone hanno perso la loro
vita.

-A Cizre dove il coprifuoco è stato proclamato 5 volte,l’ultimo coprifuoco è
stato dichiarato il 14 dicembre 2015.Nell’assedio durato 17 giorni 23
persone sono state uccise e a partire da luglio 2015hanno complessivamente
perso la vita 56 persone.

– A Silopi dove il coprifuoco è stato proclamato 3 volte,l’ultimo coprifuoco
è stato dichiarato il 4 dicembre 2015.Nell’assedio durato 17 giorni 15
persone sono state uccise e a partire da luglio 2015 hanno perso la vita
complessivamente 29 persone.

– A Sur dove il coprifuoco è stato dichiarato 6 volte,l’ultimo coprifuoco è
stato dichiarato il 2 dicembre 2015.Nell’assedio durato 28 giorni 12 persone
sono state uccise e a partire da luglio 2015 hanno perso la vita
complessivamente 17 persone.

– A Nusaybin dove il coprifuoco è stato dichiarato 7 volte,l’ultimo
coprifuoco è stato rimosso il 24 dicembre 2015.Nell’assedio che è durato 11
giorno 3 persone sono state uccise e a partire da luglio 2015 5 persone
complessivamente la vita.

– A Dargeçit dove il coprifuoco è stato dichiarato due volte,l’ultimo
coprifuoco è stato rimosso il 29 dicembre 2015.Nell’assedio durato 19 giorni
3 persone sono state uccise e a partire da luglio 5 persone complessivamente
hanno perso la vita.

Oltre a questi cinque distretti,nell’assedio imposto in 15 diversi
distretti,113 cittadini hanno perso la loro vita mentre centinaia di altri
sono rimasti feriti e sono diventati disabili in modo permanente.61 bambini
e 36 donne complessivamente hanno perso la vita.114 persone sono state
uccise nelle stragi ad Ankara, Suruç e Zergele.

Taybet Inan,una donna di 57 anni il cui corpo è stato lasciato forzatamente
sulla strada per 7 giorni,è stata descritta come una “terrorista”.Miran Ince
una neonata di 3 mesi è stata uccisa dai cecchini. Entrambi questi orrori
sono impressi nella memoria delle popolazioni curde.

Centinaia di case e di luoghi di lavoro sono stati bruciati e distrutti
dalle forze di sicurezza e da altre forze dello stato come “Esedullah”. Le
stesse forze hanno terrorizzato la gente scrivendo frasi razziste e sessiste
sulle mura dei quartieri e sulle lavagne nelle scuole.

Il patrimonio storico e culturale delle regioni curde è a rischio di
distruzione. Il castello di Diyarbakır, che si trova nella lista del
Patrimonio Mondiale dell’UNESCO è sottoposto alla minaccia di gravi danni.
Siti storici e religiosi come la moschea Kurşunlu a Sur e la moschea
Seyyidhan sono stati rovinati.

Scuole, ospedali e gli edifici delle municipalità a Silopi e Cizre sono
stati trasformati in sedi militari. La gente sta trascorrendo la maggior
parte del loro tempo in scantinati militari a causa dei carri armati nelle
vie e del fuoco dell’artiglieria nei quartieri. La popolazione sta soffrendo
della mancanza di acqua, cibo ed elettricità. La gente è stata deprivata dei
loro più elementari diritti poichè le farmacie e i forni sono chiusi.
L’accesso ai servizi sanitari è impedito dall’assedio. La popolazione di
alcuni quartieri è stata costretta con la forza ad andarsene,ed il livello
di distruzione in questi quartieri è cosi esteso che non è possibile parlare
delle popolazione in grado di tornare.

La verità su questi avvenimenti non è stata riportata nei media. Le notizie
che appaiono subiscono distorsioni per adattarsi alla propaganda del
governo. Le condizioni per le quali osservatori indipendenti e obbiettivi
possono operare non vengono garantite.

Stiamo pubblicando questo rapporto provvisorio durante l’ultimo giorno del
2015 in risposta agli entusiastici sostenitori della campagna di linciaggio
contro HDP che sono incoraggiati del Presidente e dal governo.

Non sorprende che un blocco il cui intento è quello di oscurare il futuro
della Turchia e del Medio Oriente per decenni, prenda di mira HDP,che contro
essi sta alzando la voce e perseguendo una lotta per la democrazia.

Speriamo che i popoli di Turchia e l’opinione pubblica internazionale
cominceranno a reagire contro il danno che viene fatto contro la democrazia
e i diritti umani dalla politica di guerra intrapresa dagli inaffidabili
Presidente e governo del partito dell’AKP, i cui effetti non potranno essere
cancellati per molti anni.

Ayhan Bilgen

Partito democratico dei popoli HDP
Portavoce e membro del parlamento di Kars

30 Dicembre 2015

L’elenco delle persone che hanno perso la vita durante i più recenti assedi.

CİZRE
1 16.12.2015 HEDİYE ŞEN 30
2 17.12.2015 DOĞAN ASLAN 32
3 18.12.2015 İBRAHİM AKHAN 15
4 19.12.2015 LÜTFÜ AKSOY 16
5 19.12.2015 YILMAZ ERZ 42
6 19.12.2015 SELAHATTİN BOZKURT 70
7 20.12.2015 ZEYNEP YILMAZ 45
8 22.12.2015 CAHİDE ÇIKAL 35
9 22.12.2015 DOĞAN İŞÇİ 18
10 22.12.2015 MEHMET TEKİN 35
11 22.12.2015 MEHMET SAÇAN 38
12 22.12.2015 AMİNE DUMAN 70
13 23.12.2015 DİKRAN SAYACA
14 23.12.2015 AZİME AŞAN 50
15 24.12.2015 FERDİ KALKAN 20
16 24.12.2015 ABDÜLMECİT YENİ
17 24.12.2015 HACI ÖZDAL
18 25.12.2015 MİRAY İNCE 3 Mesi
19 25.12.2015 RAMAZAN İNCE 80
20 28.12.2015 KUMRU IŞIK 85
21 28.12.2015 HÜSEYİN ERTENE 16
22 28.12.2015 HÜSEYİN SELÇUK 5
23 29.12.2015 ZEYNEP DEMİR

SİLOPİ
1 16.12.205 HÜSEYİN GÜZEL 70
2 17.12.2015 YUSUF AYBİ 81
3 19.12.2015 REŞİT EREN 17
4 19.12.2.105 AXİN KANAT 16
5 19.12.2015 İBRAHİM BİLGİN 16
6 19.12.2015 ŞİYAR ÖZBEK 25
7 19.12.2015 SÜLEYMAN ÇOBAN 70
8 20.12.2015 TAYBET İNAN 57
9 20.12.2015 YUSUF İNAN 40
10 20.11.2015 AYŞE BURUNTEKİN 40
11 21.12.2015 MEHMET METE 11
12 21.12.2015 ÖMER SAYAN 70
13 26.12.2015 HASAN SANIR 73
14 27.12.2015 SALİH ERENER 75
15 29.12.2015 SEYFETTİN SİDAR 30

SUR
1 2.12.2015 ALİ ÇEKVAR ÇUBUK 16
2 2.12.2015 GÜLER EROĞLU 20
3 3.12.2015 MEHMET DEMİREL
4 14.12.2015 ŞERDİL CENGİZ 21
5 14.12.2015 ŞİYAR SALMAN 21
6 22.12.2015 SERHAT DOĞAN 19
7 23.12.2015 SALİH BAYGIN 70
8 23.12.2015 MESUT SEVİKTEKİN
9 23.12.2014 İSA ORAN
10 24.12.2015 ŞOREŞ MUTLU
11 24.12.2015 SEZGİN DEMİROK
12 24.12.2015 CÜNEYT YENİ

NUSAYBİN
1 16.12.2015 HÜSEYİN AHMED
2 20.12.2015 EMİRE GÖK
3 22.12.2015 MEDENİ ORAL

DARGEÇİT
1 13.12.2015 TAKYEDİN ORAL
2 23.12.2015 NECİM KILIÇ 67
3 23.12.2015 SEBAHAT KILIÇ 28
KNK: Lo stato turco continua con i suoi attacchi in Kurdistan
Posted date: December 30, 2015

KNK: Lo stato turco continua con i suoi attacchi in Kurdistan

C’è un massacro che sta avendo luogo a Cizre, Silopi, Sur, Nusaybin e
Dargecit

Gli attacchi che sono iniziati durante le elezioni del 7 giugno e si sono
intensificati con gli attacchi di Suruc( 22 luglio 32 morti) e gli attacchi
di Ankara (10 ottobre 102 morti) adesso si sono
estesi a tutta la società.Dal 16 agosto lo stato ha imposto il coprifuoco in
7 città curde e in 17 località dove vivono un totale di 1.3 milioni di
persone, e ha soffocato la capacità delle persone di mantenere una esistenza
quotidiana.In queste città le forze dello stato turco hanno condotto
massacri uccidendo ogni giorno decine di civili.

Il desiderio e la richiesta del popolo curdo di avere più libertà e diritti
democratici ha portato il governo dell’AKP a sopprimere brutalmente le
persone.Le forze dello stato turco hanno dispiegato un organico di 10.000
persone a Cizre e Silopi per svolgere questa guerra.Il presidente turco e il
primo ministro stanno rilasciando dichiarazioni oltraggiose,affermando che
“seppelliranno nelle trincee chiunque”.Centinaia di carri
armati,artiglieria,veicoli di tipo militare ed elicotteri vengono utilizzati
in questi attacchi.

La regione del Kurdistan in Turchia assiste alle stesse scene che il mondo
può vedere in Siria ed in Iraq.L’esercito ed il governo turco hanno avviato
una guerra totale contro la propria popolazione curda.Allo stesso tempo sta
conducendo quotidianamente bombardamenti dei combattenti curdi in Iraq.A
seguito di questa campagna sono stati uccisi decine di civili.Nonostante
queste azioni infrangano platealmente il diritto internazionale ed
equivalgano a crimini di guerra,la Turchia non sta affrontando nessuna
critica.Accanto a queste azioni lo stato turco sta attaccando gli eletti
curdi perseguendoli,sollevando i sindaci eletti dai loro incarichi e
incarcerando giornalisti.

In breve chiunque si oppone alla guerra viene ucciso,incarcerato,o costretto
con la forza ad andarsene.Da Agosto 300.000 curdi sono stati costretti con
la forza ad andarsene dalle loro case.Lo stato turco ha ripreso la vecchia
politica di uccidere i curdi e di svuotare il Kurdistan dalla sua
popolazione,mentre classifica chi resiste a questa politica come terroristi
o traditori.

Il coprifuoco e l’assassinio di donne e di bambini

Fino ad ora come conseguenza del coprifuoco sono stati uccisi dalle forze
dello stato turco un totale di 174 civili,di cui 35 donne e 54
bambini.Attualmente nella regione è stata interrotta l’educazione,gli
insegnanti sono stati evacuati,le scuole e gli ospedali sono stati
utilizzati come quartieri generali,gli alloggi degli studenti sono stati
bruciati,i civili che volevano ottenere beni di prima necessità sono stati
colpiti,la popolazione è stata costretta con la forza ad andarsene dalle
loro abitazioni e ai pazienti è stato impedito di utilizzare i servizi
sanitari.

La popolazione curda colpita da queste misure sta aumentando.Dal 15 di
agosto il coprifuoco è stato dichiarato per un totale di 32 volte in 8
distretti di Diyarbakir,per un totale di 9 volte in 3 distretti di
Mardin,per un totale di 7 volte in 2 distretti a Sirnak,per un totale di 4
volte in un distretto di Hakkari,e una volta a Mus/Varto, Batman/Sason, e
Elazig/Aricak. Questo ha interessato più di 1,3 milioni di persone e
continua ad interessare il resto del Kurdistan.Tutti questi incidenti
mostrano che questa non è una operazione ordinaria ma una guerra.Il fatto
che il dispiegamento militare nella zona si sta intensificando ci mostra che
questa guerra continuerà a crescere.

Che cosa vogliono i curdi?

La ragione dell’aumento della violenza è che i curdi stanno chiedendo un
autogoverno democratico che non è accettato dallo stato turco.Se si
riconosce che nelle ultime elezioni nel giugno 2015 il 93% della popolazione
a Cizre, l’88% a Silopi,il 76 % a Sur,il 71% ad Amed (Diyarbakir),l’88% a
Silvan,l’84% a Sirnak, 82% a Beytulsebap, 88.5% a Uludere, 86% a Derik, 91%
a Varto (dove l’AKP ha ottenuto solo il 3%),a Bulanik l’86%, nella regione
di Erzurum l’86%,a Karayazi, l’80%,a Karacoban, il 78%,a Tekman, e il 90%
della popolazione a Nusaybin hanno sostenuto la strategia politica
“dell’autonomia/autogoverno”.

È abbastanza chiaro che lo stato non è in grado di tollerare che il
desiderio del popolo curdo di autogoverno venga costituzionalmente
riconosciuto,e ha perciò deciso di sopprimere brutalmente queste richieste.

Si deve constatare che nei tempi moderni il desiderio dello stato turco e
del governo dell’AKP di rimodellare la nazione turca commettendo un
genocidio culturale curdo è una fantasia pericolosa.Una politica corretta e
praticabile dovrebbe essere quella di sviluppare la politica universalmente
accettata delle strutture democratiche delle autonomie locali.Non è rimasto
praticamente nessun paese al mondo che sostiene la mentalità e le politiche
dello Stato turco e del governo dell’AKP.I paesi del Medio Oriente che
mantengono una simile mentalità che divide sono stati disciolti uno per
uno.Il diritto basilare alla vita,che deve essere preservato in tutte le
condizioni,viene violato su base giornaliera e decine di civili stanno
pagando ogni giorno un prezzo alto.

La legge viene palesemente violata in Turchia.Viene condotta una sporca
guerra senza legge.La Turchia è quindi in aperta violazione di tutti gli
accordi sui diritti umani che ha firmato fino alle Nazioni Unite e al il
Consiglio d’Europa.Il regime turco è totalmente fuori dell’ordine e le
autorità non riescono a condurre indagini efficaci sulle gravi
violazioni.Una sporca e brutale guerra è in corso.La Turchia è in aperta
violazione dei principi basilari dei diritti umani che si è impegnata a
sostenere.La situazione è estremamente seria e una rapida escalation fuori
controllo.

KNK – Kongresso Nazionale del Kurdistan

www.uikionlus.com
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RETTE AL “CORTELLONA”: ingiustificata stangata sui familiari e gli ospiti della Casa di riposo di Mortara

RETTE AL “CORTELLONA”: ingiustificata stangata sui familiari e gli ospiti della Casa di riposo di Mortara

Mortara, 03 gennaio 2016
RETTE AL “CORTELLONA”: ingiustificata stangata sui familiari e gli ospiti della Casa di riposo di Mortara
Le rette della casa di riposo “A. Cortellona” di Mortara salgono in maniera vertiginosa: in media 45 euro in più al mese, ben 547 euro all’anno.
Sono aumenti del tutto ingiustificati, ben al di là dell’inflazione (per altro, secondo le stime ufficiali, pressochè a zero). Per dare un’idea dell’onere economico sugli ospiti: sei anni fa la media era di 900 euro al mese, oggi siamo a 1488 mensili con un balzo di quasi 600 euro al mese (il 65% in più).
Questo “bel risultato”, cioè quello di tartassare l’utenza oltre ogni limite, avviene oltretutto dopo aver cambiato orari e turni del personale, ridotto all’osso e quindi con difficoltà ad assicurare i fondamentali servizi.
L’aumento della retta è stato deliberato in assenza di qualsiasi confronto con i familiari (difatti è stata respinta la richiesta di formare un comitato parenti o, quanto meno, di discutere i problemi del “Cortellona” in assemblee di utenti e familiari).
Viene varato un nuovo regolamento per il quale si chiede un’adesione dei familiari, degli ospiti e, anche in questo caso, senza nessuna discussione con gli interessati.
Il Presidente del Cortellona, Ganimede si vanta di aver installato nel 2015 (dopo anni ed anni di disagi e di proteste) l’impianto di aria condizionata ma, nel contempo, in queste settimane di inverno fa spegnere il riscaldamento dalle 10.00 alle 14.00, nonostante le proteste degli ospiti.
Il Sindaco, che pure dovrebbe intervenire poiché nomina tutti i componenti del Consiglio d’Amministrazione, non dice assolutamente nulla, anzi sostiene tutte le scelte di Ganimede, anche lui del suo partito: la Lega Nord.

Inoltre il Sindaco ha respinto a suo tempo la richiesta di discutere dei problemi delle casa di riposo in un Consiglio Comunale aperto.
Dichiarare, come fa Ganimede, che i prezzi sono in linea con le altre residenze per anziani non vuol dire nulla, in quanto si dovrebbero rispettare le finalità del lascito ultracentenario di Alceste Cortellona, che erano volte ad assicurare agli anziani che ne avessero avuto bisogno l’assistenza a prezzi ragionevoli.

Questo è il concetto di democrazia di lor signori?

Quello di stangare i cittadini senza dare loro la possibilità di discuterne?

Il “Cortellona” sarà anche passato nel 2004 ad ente di diritto privato, con una legge che abbiamo sempre contestato e con una delibera del Consiglio comunale alla quale ci opponemmo, ma non dobbiamo dimenticare che, per il lascito del fondatore, per l’importanza che riveste per la nostra città, per il fatto che i componenti del Consiglio d’Amministrazione sono nominati o revocati dal Sindaco e, non ultimo, per l’importanza sociale di assicurare agli anziani l’assistenza di cui hanno bisogno a prezzi che non mettano in gravi difficoltà le loro famiglie, soprattutto in questi tempi di crisi, la casa di riposo è di fatto “BENE COMUNE” della città e non può essere gestita come la “fabrichetta” del sig. Ganimede.

Per tutto questo chiediamo di annullare gli aumenti del tutto ingiustificati e che si discuta del “Cortellona” in un Consiglio Comunale aperto.

Teresio Forti
Circolo del Partito della Rifondazione Comunista “A. Mascherpa”- Mortara

“Passo ma non chiudo”. Sara, licenziata senza pietà dalla Coop, fa gli auguri a tutti

“Passo ma non chiudo”. Sara, licenziata senza pietà dalla Coop, fa gli auguri a tutti
Tratto da: controlacrisi.org

Gli auguri quest’anno li abbiamo affidati a Sara, commessa licenziata dalla Coop senza pietà. Mamma di 3 figli che ha perso l’unico reddito familiare di circa 700 euro al mese. Un licenziamento brutale, come solo i padroni lo sanno essere. Loro, e quelle parole di plastica, quella retorica da “panna spray”. Non se la caveranno. Lo sanno. E’ per questo che sono così nervosi. #iostoconsara. E con tutti quelli che guardano al 2016 con tanta voglia di lottare. Sono parole, quelle di Sara, con l’accento al posto giusto. Parole vere che sconfiggono qualsiasi falso buonismo di maniera. Buona lettura e tanti auguri a tutti.

“Passo, ma non chiudo. Ho da portare nel 2016 qualcosa che ha segnato il mio 2015: la mia famiglia, i miei colleghi, i miei compagni del sindacato, ma soprattutto me, lavoratrice, madre e donna.
Nel 2016 che sta per iniziare affronterò il percorso legale presso il Tribunale del Lavoro di Livorno, dove verrà giudicato il mio licenziamento. Mi faccio forza e coraggio, attraversando spesso giorni bui e apatici, che non hanno senso, perché i miei giorni erano pieni del mio lavoro anche se part time, come addetta, come delegata sindacale e poi, anche dopo i turni, anche nei momenti con i miei figli, il legame con il mio posto di lavoro non si spezzava mai. E spesso sono crollata in questo lungo mese e mezzo. Ma come dicevo, ho intorno persone che da lontano ogni giorno hanno pensato a me.
Mi hanno scritto, telefonato, suonato al campanello, fatto foto con il cartello “Io sto con Sara” e postate su questa pagina. E soprattutto portato quello che doveva essere il mio stipendio di dicembre. Il gesto di questi miei colleghi ha per me un valore assoluto, perché io so cosa significhi aspettare i cosiddetti mesi doppi, significa sdebitarsi di qualche bolletta arretrata, niente di più, perché i nostri stipendi non permettono follie.
Non so come andrà a finire, continuo a sperare in tutto ciò che di buono ho fatto nei miei 13 anni di lavoro, e nel desiderio di poter tornare su quel banco a fare il mio lavoro che tanto mi piaceva. Spero che arrivi presto il verdetto. L’oblio, l’incertezza economica… Essere licenziati così è devastante. Però io cammino a testa alta e il mio orgoglio è sempre vivo così come la mia voglia di battermi contro le ingiustizie.
A tutti quelli che mi danno solidarietà e sostegno voglio fare i migliori auguri per un 2016 sereno, pieno di salute e di cose belle.
Buon anno colleghi amici e compagni. Sara”