Archivio for maggio, 2016

VIGEVANO: INCONTRO PUBBLICO DELL’ANPI: “REFERENDUM E ITALICUM, LE RAGIONI DEI NOSTRI NO”

VIGEVANO: INCONTRO PUBBLICO DELL’ANPI: “REFERENDUM E ITALICUM, LE RAGIONI DEI NOSTRI NO”

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“La modernità è il progresso sociale, non è la ‘loi travail’!”

“La modernità è il progresso sociale, non è la ‘loi travail’!”

Pubblicato il 30 mag 2016

di Philippe Martinez segretario generale della CGT

Vi proponiamo la traduzione di un articolo che tutti i giornali francesi si son rifiutati di pubblicare. L’autore è il compagno Philippe Martinez, segretario generale della CGT, il principale sindacato francese.  E’ stato pubblicato giovedì 26 maggio solo sul quotidiano del partito comunista francese L’Humanité. Gli altri giornali quel giorno non sono usciti in edicola a causa dello sciopero seguito al rifiuto di pubblicare proprio questo articolo. La CGT aveva chiesto a tutta la stampa nazionale di pubblicarlo gratuitamente per spiegare le ragioni di chi da mesi lotta contro il Jobs act di Hollande e Valls. Tutti i giornali hanno rifiutato tranne naturalmente … L’Humanitè. Il sindacato francese ha posto in maniera clamorosa il tema dell’orientamento filo-padronale e neoliberista dell’informazione.  (M.A.)

Dopo l’annuncio del progetto della cosiddetta ‘loi travail’, il governo ha rifiutato ogni forma di concertazione con l’insieme delle organizzazioni sindacali e in particolare con la CGT. Una riunione su questioni molto ampie e poi… più niente!

Comunque, la prima versione di questo testo non è stata riportata prima alle organizzazioni sindacali, ma alla stampa.

La CGT denuncia un governo che impone degli arretramenti sociali successivi a causa della legge per le garanzie dell’occupazione o legge Macron.

La CGT denuncia un governo che si radicalizza calpestando dapprima la democrazia sociale, poi la democrazia politica con l’utilizzazione del 49-3 all’Assemblea nazionale.

La CGT denuncia un governo che si radicalizza dal momento che il 74 % dell’opinione pubblica si dice contraria al progetto della legge sul lavoro.

La CGT denuncia un governo che si radicalizza dal momento che un movimento sociale condotto da quattro organizzazioni sindacali di lavoratori e tre organizzazioni giovanili dura da più di due mesi. Senza considerare il fatto che un quinto sindacato di lavoratori contesta numerosi articoli del progetto di legge, di cui l’inversione della gerarchia delle norme.

Diversi ministri, tra i quali il primo ministro, rifiutano il dialogo e il dibattito di fondo e hanno fatto la scelta deliberata dell’invettiva e dell’autoritarismo prendendo di mira il primo sindacato della Francia, la CGT, e aprendo anche la strada al rilancio e agli insulti della destra e dell’estrema destra.

Il presidente della Repubblica, il primo ministro e il ministro dell’economia stanno dando la prova di essere ben impegnati in una lotta, ma una lotta lontana dalle realtà sociali del paese e dalle preoccupazioni dei cittadini, quella della candidatura alle elezioni presidenziali nel 2017.

Se la CGT saluta l’annuncio di misure specifiche per i giovani fatte da Matignon e ottenute grazie alle prime mobilitazioni unitarie, quando il governo fustigava e denigrava la gioventù accusata di non comprendere niente, non può che constatare che queste non hanno niente a che vedere con il progetto della legge del lavoro. La CGT sarà per tanto vigile per assicurarsi della corretta applicazione di queste misure.

Se la CGT saluta i progressi dentro un accordo firmato all’unanimità dai sindacati e dal patronato dei professionisti dello spettacolo sull’indennità di disoccupazione, anche lì ottenuti in seguito alle mobilitazioni, non può che condannare l’opposizione del Medef e il silenzio inquietante del governo.

La CGT denuncia un testo guida al ribasso del «costo» del lavoro che darà meno protezioni ai salariati e diminuirà la remunerazione. Così, bisognerebbe precarizzare e licenziare di più per assumere di più ?

La CGT non può accettare che, con questo testo, ogni datore di lavoro, come vorrà, potrà “fare la sua legge” nell’impresa. Il principio della deroga al diritto collettivo diventerà una regola.

È per queste ragioni che la CGT chiede il ritiro della legge del lavoro e l’apertura di reali negoziazioni per un nuovo codice del lavoro uguale per tutti, basato su:

La creazione di un nuovo statuto del lavoro salariato e della Sicurezza sociale professionale per rispondere alle sfide del mondo del lavoro di oggi e di domani. Cioè dei diritti (lavoro, carriera, riconoscimento delle qualifiche, formazione professionale, protezione sociale…) collegati alla persona, evolutivi e progressivi che impediscano un arretramento e trasferibili e opponibili ai datori di lavoro.

Nello stesso tempo, la CGT rivendica di lavorare meno, lavorare meglio e lavorare tutti al fine di conciliare creazione di lavoro e progresso sociale.

Perché sì, la modernità, è il progresso sociale, è più diritti e più garanzie per l’insieme dei lavoratori e dei cittadini. Non un ritorno al XIX secolo.

È per questa ragione che la CGT chiede il ritiro della ‘loi travail’ e chiede l’apertura di reali negoziati per un nuovo Codice del lavoro uguale per tutti.

….

Festa Prc Torrevecchia Pia

Festa Prc Torrevecchia Pia

Compagni,
Siete tutti invitati a partecipare alla festa del PRC a Torrevecchia Pia presso il campo sportivo il 9-10-11-12 Giugno 2016.

Attenzione alla nuova sede della festa, che appunto si terrà per la prima volta al campo sportivo.

Come l’anno scorso, i rapporti con l’amministrazione comunali continuano ad essere molto confittuali quindi, per contrastare l’ostruzionismo perpretrato contro le attività del nostro circolo, confidiamo anche sulla vostra solidarietà e vi invitiamo a godere di buon cibo e di belle serate tra compagni.
Partecipate numerosi e divulgate l’iniziativa!

Manifesto Festa 2016

 

 

 

Patta (Prc/SE Lombardia): «Piena solidarietà al compagno Francesco Macario e all’antifascista manganellati»

Patta (Prc/SE Lombardia): «Piena solidarietà al compagno Francesco Macario e all’antifascista manganellati»

Car@ compagne e cari compagni, diffondiamo di seguito i comunicati stampa (regionale e nazionale) in  merito alle cariche della polizia sul presidio antifascista di oggi a Lovere (BS) che ha visto coinvolto tra gli altri il Compagno Francesco Macario, segretario della Federazione Provinciale del Prc di Bergamo a cui va tutta la nostra solidarietà.

Fabrizio Baggi

Comunicato stampa

Lovere (BS), cariche della polizia sul presidio antifascista.Patta (Prc/SE Lombardia): «Piena solidarietà al compagno Francesco Macario e all’antifascista manganellati»


A nome della segreteria regionale e di tutto il Partito della Rifondazione Comunista Sinistra Europea della Lombardia esprimo piena solidarietà e vicinanza al compagno Francesco Macario, segretario della federazione provinciale di Bergamo e all’altro antifascista manganellati dalla polizia solo perchè protestavano contro un raduno fascista a oggi Lovere.
Anche dopo la sentenza della cassazione che ha ribadito la natura di reati di tutta la paccottiglia di gesti simboli e slogan che accompagnano i raduni fascisti, sempre più frequenti in Lombardia, le prefetture, le questure e quindi il ministero dell’interno continuano a permettere che si svolgano impunemente.
Ciò è tanto più preoccupante in quanto la Lombardia di Salvini e Maroni, grazie anche alle connivenze e all’ospitalità che i fascisti trovano nelle liste elettorali delle destre,  sta diventando uno dei laboratori del rilancio dei gruppi neo nazifascisti.
Rivolgiamo un accorato appello a tutte le democratiche e i democratici, le antifasciste e gli antifascisti lombarde/i a mobilitarsi contro i rigurgiti dei fascisti nostrani che continuano a infangare luoghi e città, spesso simboli della Resistenza Partigiana  per rendere omaggio e rivalutare criminali nazifascisti.
Alle autorità competenti chiediamo con forza, ancora una volta, di fare finalmente il loro dovere facendo rispettare le leggi della Repubblica Democratica nata dalla Resistenza Antifascista e la Costituzione italiana.

Milano, 28 maggio 2016

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COMUNICATO STAMPA

FERRERO E LOCATELLI (PRC-SE): “SOLIDARIETA’ AI DUE COMPAGNI ANTIFASCISTI FERITI A LOVERE. SCANDALOSO l’ATTEGGIAMENTO DELLE FORZE DELL’ORDINE”

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista ed Ezio Locatelli, della segreteria nazionale di Rifondazione Comunista dichiarano:

“Ormai siamo arrivati al punto di utilizzare le forze dell’ordine per garantire i raduni fascisti e manganellare le manifestazioni antifasciste. Questo è quanto accaduto oggi a Lovere, città dei 13 Martiri della Resistenza, dove la polizia è intervenuta per respingere e disperdere una manifestazione antifascista indetta da diverse forze per protestare contro l’annuale raduno fascista a Lovere. A farne le spese il segretario provinciale di Rifondazione Comunista Franco Macario e un settantenne antifascista che sono dovuti ricorrere alle cure del locale pronto soccorso dopo essere stati manganellati. Un comportamento indecente e scandaloso che parla del tentativo in atto, a tutti i livelli, di attuare un rovesciamento di valori e di culture che trovano il loro fondamento nella Costituzione nata dalla lotta di Liberazione. Una Costituzione che oggi, non casualmente, è oggetto di una offensiva revisionista e autoritaria da parte della maggioranza di governo. Contro i revanscismi autoritari e fascisti, in difesa della nostra democrazia costituzionale, occorre mobilitarsi per una grande risposta democratica e antifascista. Questa è l’ora della responsabilità e della mobilitazione.

Ai due compagni feriti va la solidarietà di Rifondazione Comunista”.

28 MAGGIO 2016

Cassolnovo 2 giugno: “Evviva la Repubblica”

Cassolnovo 2 giugno: “Evviva la Repubblica”

L’Amministrazione Comunale di Cassolnovo invita tutti i cittadini cassolesi a far festa il
2 Giugno 1946-2016
70° anniversario
REPUBBLICA ITALIANA
La NOSTRA Repubblica

dalle 10.00 Festa nelle vie del paese:bancarelle,mostre…

alle 14.00 In paese e nelle frazioni:corsa con momenti di letture Staffetta della Costituzione org U. S. Cassolese

alle 16.30 Piazza del Municipio
Concerto tematico dei Cantosociale
con il coro RisPabi e Arbuslin
“Evviva la Repubblica”
Canti Popolari, Storie e Canzoni dalla Resistenza a Oggi ricordando i valori e i principi della Repubblica Italiana

Seguirà Aperitivo offerto a tutti i cassolesi

In caso di maltempo la manifestazione si terrà al Teatro Verdi

Invitiamo tutti i cassolesi ad esporre fuori dalle proprie case bandiere fiori o altro ispirato
al tricolore e ai valori della Repubblica e della Costituzione Italiana

SI RINGRAZIANO LE ASSOCIAZIONI CASSOLESI CHE HANNO FATTIVAMENTE COLLABORATO
Una giornata particolare quella che Cassolnovo vivrà il 2 Giugno in occasione del 70 mo anniversario dalla nascita della Repubblica Italiana,organizzata dall’amministrazione comunale .

Si parte al mattino a far festa un po’ alla francese con animazioni e bancarelle; strade e bar a riempirsi di gente per ricordare di essere cittadini della nostra Repubblica; poi nel pomeriggio verso le 14.00 partirà la“Staffetta della Costituzione” curata dai giovani dell’ Unione Sportiva Cassoleseche porteranno nelle vie del paese e delle frazioni la fiaccola passando dai luoghi simbolo dei valori della nostra costituzione repubblicana ( chiese, scuole, fabbriche , fiume …) dove ci saranno brevi interruzioni con letture a tema per arrivare alla fine al Municipio dove daranno l’avvio al momento ufficiale della manifestazione.
Intorno alle 16.30 in piazza Vittorio Veneto davanti al palazzo municipale si terrà il concerto-tematico dei Cantosociale,gruppo ben conosciuto da queste parti;“ Evviva la Repubblica”questo è il titolo, appositamente adattato per l’occasione che farà da filo conduttore del pomeriggio arricchito anche dalla presenza del coro delle cassolesi “Ris , pabi e arbuslin”.

Del resto lo spettacolo dei Cantosociale , che da vent’anni portano in Italia e all’estero spettacoli di carattere storico sociale,è anche una lezione civica appositamente pensata per ricordare i 70 anni, raccontando qua e la Storia dell’Italia che fluisce attraverso le parole raccolte dalla gente comune :passioni, rabbie e gioie che hanno caratterizzato la conquista e la condivisione dei diritti fondanti il nostro Paese
.

Naturalmente la colonna sonora è costituita da canti , musiche popolari, canzoni d’autore e non mancherannooltre ai suoni tradizionali (fisarmonica, violino baghèt , ocarine, mandolino), anche atmosfere dal sapore rock e blues,insomma la tradizione in transizione ,rinnovata con arrangiamenti “moderni” a testimoniare una trasformazione del nostro Paese anche attraverso versi e generi musicali.

Musica e canti quindi introdurranno la lettura dei diversi articoli fondanti la Nostra Costituzione fatta da diversi personaggi e personalità di Cassolnovo che rappresentano ancora oggi quei valori , a cominciare dalle figure istituzionali come il preside,che con gli alunni leggerà l’articolo sul diritto all’istruzione, poi le forze dell’ordine e gli articoli sulla giustizia e il ripudio della guerra, per proseguire con i rappresentanti delle associazioni, diretta espressione di libertà di pensiero,depositari di quel sentimento comune derivato dai principi fondanti della nostra nazione che portano avanti in vari modi i diritti su lavoro, salute, cultura, ambiente, solidarietà….Non mancheranno infine gli esponenti dei partiti che leggeranno i pensieri dei padri costituenti da Don Sturzo a Calamandrei da Gramsci a Pertini.

A creare la giusta cornice alla manifestazione oltre a tricolori di vario tipo :fiori,bandiere, lenzuoli , anche una radio d’epoca che annuncia la vittoria al referendum monarchia – repubblica; bianche rosse e verdi saranno anche le bancarelle curate dalle associazioni che occuperanno parte della via Lavatelli e tutta via Oberdan dove grazie alla collaborazione della Biblioteca Civica “ A. Del Bo Boffino “e del Gruppo Fotoamatori Cassolese e l’ ANPI sarà visibile anche una mostra fotografica con foto storiche affiancate a quelle dei nostri giorni a rappresentare momenti di quotidianità e luoghi cassolesi che hanno significato e tutt’oggi continuano a dare il significato più autentico della NOSTRA REPUBBLICA. Il finale, dopo il momento istituzionale, sarà un brindisi di buon Compleanno offerto a tutta la cittadinanza .

info 3335740348

Francia: scontro media-sindacati su testo jobs act

Francia: scontro media-sindacati su testo jobs act

Tratto da: http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=23120

Pubblicato il 26 mag 2016

Pubblichiamo questa notizia Ansa perchè dà l’idea di quale livello di conflitto sociale si stia raggiungendo in Francia contro il JobS Act del governo socialiberista. Non possiamo che plaudire alla maniera con cui i nostri compagni della CGT stanno conducendo una lotta senza quartiere contro lo smantellamento dei diritti dei lavoratori. E’ divertente notare che la richiesta di pubblicare un intervento che illustri le ragioni per cui milioni di lavoratori stanno bloccando da settimane la Francia sarebbe “stalinista”. Il condizionamento del potere economico e del pensiero unico neoliberista sull’informazione sarebbe invece democratico.

Sciopero tipografi dopo rifiuto. Federazione stampa, è ricatto 

(ANSA) – PARIGI, 25 MAG – E’ scontro in Francia tra i direttori dei quotidiani e il sindacato CGT delle tipografie
(Cgt-Filpac), intorno a un intervento di critica alla riforma della legge sul lavoro.
Il sindacato, secondo la ricostruzione del settimanale Le Point, ha chiesto che il testo fosse pubblicato su tutti i
quotidiani di oggi, minacciando uno sciopero immediato se la richiesta non fosse stata accettata. La federazione della stampa quotidiana nazionale non ha però voluto cedere a quello che in molti non esitano a definire “un ricatto”, e ha rifiutato la pubblicazione. La Cgt-Filpac ha quindi avviato lo sciopero, bloccando la stampa dei giornali che avrebbero dovuto essere stamattina in edicola.
“E’ un ricatto puro e semplice. La posizione della federazione della stampa che ci rappresenta è semplice: non
pubblichiamo testi sotto costrizione”, commenta il direttore di Liberation, Laurent Joffrin, accusando la Cgt di aver formulato la richiesta “come nel Padrino, in questi termini: è una richiesta che non potete rifiutare”. Ancora più duro il direttore di Le Figaro, Alexis Brezet, che parla di “metodi staliniani”, accusando la Cgt di “politicizzazione radicale”.
Critiche forti sono venute anche dal direttore del quotidiano L’Opinion, che in un fermo editoriale bacchetta “questa
intrusione scandalosa del sindacato nei contenuti dei media”, una “deplorevole minaccia alla democrazia”. Accusando
esplicitamente la Cgt di “prendere in ostaggio” il Paese.

Invito di Salvatore Marrano (Presidente Anpi Vigevano) a firmare per i referendum

Invito di Salvatore Marrano (Presidente Anpi Vigevano) a firmare per i referendum

Gli schiavi bambini. Piccoli profughi siriani nelle fabbriche tessili turche. La seconda parte dell’inchiesta di Valentina Petrini e Gabriele Zagni

Gli schiavi bambini. Piccoli profughi siriani nelle fabbriche tessili turche. La seconda parte dell’inchiesta di Valentina Petrini e Gabriele Zagni


Destabilizzazione America Latina e attacco alla Rivoluzione bolivariana

Destabilizzazione America Latina e attacco alla Rivoluzione bolivariana

Pubblicato il 23 mag 2016

di Fabio Nobile

Dopo Macri in Argentina e il golpe in Brasile che ha estromesso dalla Presidenza Dilma Rousseff, il piano di destabilizzazione in America Latina sta tentando di portare l’attacco decisivo alla Rivoluzione Bolivariana. Un attacco che avrebbe l’obiettivo evidente di iniziare definitivamente a chiudere i processi di cambiamento progressista, d’indipendenza e rivoluzionari dell’intero continente, invertendo definitivamente la rotta. Processi molto diversi tra loro con in comune una forte spinta all’indipendenza dal dominio asfissiante nordamericano e legati internamente ad un progresso sociale e politico mai visto nei decenni precedenti dominati dal neoliberismo.

Un attacco che si inserisce anche dentro la dialettica tra tali processi e la forza acquisita dai Paesi BRICS rispetto allo strapotere del Capitale Euro Atlantico ed a tutta l’architettura politica e di assetti ad essa collegata. Si può tranquillamente affermare che quanto sta avvenendo in America Latina è dettato dalla volontà di ristabilire il dominio dell’imperialismo nordamericano e della corrotta borghesia locale a danno dei processi di emancipazione popolare attivati in questi anni e si inserisce nello scontro mondiale con i Brics, in particolare con Cina e Russia,  di cui il Brasile rappresenta un pilastro nel continente.

Senza esagerare rischia di essere anche un ulteriore e drammatico tassello della guerra come via d’uscita dalla crisi economica globale e con essa nella ridefinizione delle gerarchie di potere a livello planetario.

Per essere chiari e sconfiggere la propaganda che arriva in questi giorni sui media italiani ed internazionali, non dobbiamo nasconderci le difficoltà e quanto il peso della crisi economica stia aiutando, in termini di consenso, chi vuole affossare i governi legittimi latino americani. I protagonisti della reazione si sono inseriti nel momento di massima debolezza, ovviamente. Certamente le contraddizioni, errori anche gravi, i limiti produttivi, il peso di un passato che è duro a morire in ogni realtà  sono presenti e a tempo debito andranno  indagate. In Brasile come in Venezuela o nella stessa Argentina. L’informazione di mezzo mondo presenta questi motivi, che in realtà hanno origini anche nelle interdipendenze con un mercato mondiale capitalistico in piena crisi sistemica, come la ragione dominante per giustificare lo stupro dei reali processi di cambiamento sociale e politico di questi anni che le corrotte oligarchie locali alleate e subalterne agli interessi Usa stanno realizzando.

In realtà la controffensiva in America Latina va avanti da tempo con i tentativi di Golpe istituzionali che dal 2002 al 2012 hanno provato a realizzare in Venezuela, Uruguay, Paraguay, Bolivia, Ecuador. Quello che Marco Consolo ha definito in uno dei suoi articoli il nuovo “Plan Condor” è in atto da tempo ed oggi ha portato a segno il suo colpo in Brasile ed oggi lo sta tentando in Venezuela.

La guerra mediatica ovviamente sta svolgendo sia qui in Europa sia in tutta l’America Latina un ruolo fondamentale. E il principio fondamentale che viene praticato è quello di rovesciare la realtà.

Questo sta avvenendo ora in maniera quasi maniacale sul Venezuela.  Di fronte all’evidente aggressione economica e politica, che rischia di diventare anche militare, i media trasformano in reazione antipopolare la volontà di resistenza del legittimo Governo Bolivariano. Quando, invece, il boicottaggio economico, che si somma al crollo dei prezzi del petrolio, è l’arma che dall’esterno e dall’interno, tenta da tempo di piegare la resistenza del Governo Venezuelano. Un Governo che, nonostante la crisi, ha continuato a sostenere gli strati popolari con un fortissimo investimento pubblico.

Per tornare a noi, abbiamo il dovere di dare voce alla verità. Paesi che collaborano con Arabia Saudita, Qatar, e le peggiori dittature del mondo accusano di autoritarismo presidenti come Maduro eletti democraticamente o non dicono nulla di fronte all’estromissione golpista di una Presidente come Dilma Rousseff eletta da 54 milioni di brasiliani nel 2014.

E’ necessario manifestare non solo la solidarietà politica verso il Governo Venezuelano e l’America Latina progressista sotto attacco, costruendo un livello adeguato di controinformazione, ma rendere chiaro che non si sta giocando uno scontro locale. L’aggressione ai processi rivoluzionari, di cambiamento e indipendenza in America Latina è una questione che ci riguarda direttamente. Perchè ci pone di fronte dei nodi e delle difficoltà a cui rispondere nella lotta per un alternativa economica e sociale in questa fase.  Perchè ci fa confrontare ancora una volta in questo secolo con la violenza dei veri nemici dei processi di liberazione ed emancipazione dei popoli e delle classi subalterne. Perchè toglie la maschera ipocrita della “democrazia” a chi sta portando l’umanità verso la barbarie in ogni parte del mondo. Perchè riguarda la lotta per il socialismo del XXI secolo. E quindi ci riguarda.

Fabio Nobile-Direzione Nazionale PRC

“I Celti nel nord Italia e la fondazione di Milano”

“I Celti nel nord Italia e la fondazione di Milano”
Prossima iniziativa proposta dall’Associazione culturale Il Villaggio di Esteban di Mortara in collaborazione con la Biblioteca di Mortara, venerdì 27 maggio 2016 ore 18.00.
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I Celti sono i progenitori di una parte non indifferente dell’attuale popolazione europea che va dall’estremo occidente atlantico dell’antica Galizia spagnola, della Bretagna e dell’Irlanda e che, passando per Francia Svizzera Baviera e Padania, arriva fino alla Mitteleuropa e oltre, fino ai dintorni di Ankara, la lontana “Galazia”. Nonostante ciò ancora oggi il loro nome evoca qualcosa di misterioso, un’immagine avvolta in una mitografia quasi estranea alla realtà e alla storia passata ed attuale. “ Questo l’inizio del libro “I Celti nel nord Italia e la fondazione di Milano” edizione Edg di Raffaele Nobile che sarà presentato venerdì 27 maggio alle ore 18,00, presso la Biblioteca Civica di Mortara Civico 17 in via Vittorio Veneto 17; un incontro promosso dalla associazione culturale “IL VILLAGGIO DI ESTEBAN” di Mortara, in collaborazione con la Biblioteca Civica F.Pezza – Civico 17 di Mortara.

Raffaele Nobile, violinista e compositore, si occupa da anni della ricerca, riproposizione ed elaborazione della musica etnica, con particolare riferimento alla tradizione popolare dell’Oltrepo Pavese, attraverso spettacoli, concerti, iniziative editoriali e radio televisive. Ha curato diverse pubblicazioni e produzioni discografiche. Questo suo ultimo lavoro è dedicato alle tracce lasciate sul nostro territorio da queste popolazioni spesso più mitizzate e strumentalizzate per fini ideali o ideologici, che non considerate per quello che si conosce effettivamente della loro storia e cultura. Questo incontro è un’occasione per una conoscenza reale di questi nostri antenati e di quello che può restare ancora vivo della loro tradizione

Associazione Culturale “Il Villaggio di Esteban” Mortara

8^ FESTA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA DI VIGEVANO

8^ FESTA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA DI VIGEVANO

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Un ottimo risultato la costruzione di liste unitarie della sinistra alternative al Pd alle elezioni comunali del 5 giugno. Il ruolo di Rifondazione Comunista

Un ottimo risultato la costruzione di liste unitarie della sinistra alternative al Pd alle elezioni comunali del 5 giugno. Il ruolo di Rifondazione Comunista

Pubblicato il 20 mag 2016

di Raffaele Tecce, responsabile Enti Locali della segreteria nazionale del PRC SE –

Alle prossime elezioni comunali del 5 giugno il Partito della Rifondazione Comunista Sinistra Europea sarà presente con liste unitarie della sinistra alternativa in 17 capoluoghi di provincia su 22 che vanno al voto ed in 74 comuni superiori ai 15000 abitanti su 156.
Il Prc è, infatti, presente nei capoluoghi, con il proprio contributo organizzato nelle liste di: Torino, Savona, Milano, Varese, Pordenone, Trieste, Ravenna, Rimini, Grosseto, Roma, Isernia, Napoli, Caserta, Salerno, Brindisi, Cosenza e Cagliari.
Si tratta di liste o coalizioni alternative al PD, nella gran parte dei Comuni costruite unitariamente fra PRC, Altra Europa con Tsipras, Sinistra Italiana, Sel, Possibile e associazioni politiche locali e comitati espressione di movimenti di lotta che hanno definito localmente questi percorsi unitari. Abbiamo ovviamente costruito liste unitarie di sinistra anche in quei comuni – come Milano e Trieste – dove SEL ha scelto di appoggiare il candidato del PD. Solo a Cagliari siamo presenti con il nostro simbolo in una coalizione guidata dal sindaco uscente di SEL Massimo Zedda, con il quale abbiamo lavorato bene, con la riconferma dell’ alleanza che ha amministrato in questi anni.
La segreteria nazionale del PRC sin da settembre scorso aveva dato l’ indicazione- poi confermata dalla Direzione e dal Comitato Politico Nazionale- di lavorare per dar vita a liste unitarie della sinistra antiliberista in tutti i principali Comuni , superando la frammentazione che aveva caratterizzato l’ultima tornata di elezioni regionali nel 2015. Liste da costruire in stretta relazione tra soggettività politiche della sinistra e movimenti sociali, attraverso ampi processi partecipativi. Liste caratterizzate da una scelta netta di collocazione politica non solo autonoma ma alternativa al PD ed alle politiche liberiste, antidemocratiche ed antipopolari del governo Renzi.
Riteniamo, perciò, assai positivo, in una consultazione che coinvolge circa 11 milioni di elettrici ed elettori, il risultato raggiunto di essere riusciti a dar vita a tante liste unitarie della sinistra antiliberista, alternative al PD, con un ruolo attivo e propositivo del PRC. Liste che nell’ipotesi non arrivassero al ballottaggio non daranno in nessun caso indicazione di voto per il PD.
Ci sono ragioni politiche generali che rendono importante questo lavoro di costruzione delle liste unitarie antiliberiste oltre ad importanti punti programmatici assunti localmente dalle varie liste che le caratterizzano in maniera sostanzialmente omogenea .
Si tratta di un primo positivo passo per dar vita in modo partecipato ad un percorso costituente di un soggetto della sinistra antiliberista, unitario e plurale. In queste liste, infatti, Rifondazione Comunista partecipa a pieno titolo con la sua ispirazione autonoma ed unitaria senza dover subire nessuna richiesta di “superamento “della propria esistenza o della propria identità strategica.
A livello politico generale queste liste esprimono una scelta chiara di contrasto alla controriforma liberista degli Enti Locali portata avanti negli ultimi anni da tutti i governi di centro destra e di cento sinistra, sia sul terreno dell’autonomia economica che sul terreno dell’ordinamento istituzionale e democratico. Questa controriforma liberista punta a minare il ruolo degli Enti Locali come possibili “enti di prossimità” più vicini ai bisogni dei cittadini, capaci di garantire diritti costituzionali universali (dalla casa, al welfare, alla mobilità, alla vivibilità) e di creare le condizioni ambientali e territoriali utili allo sviluppo di un economia solidale ed ecocompatibile.
Mentre fino ad alcuni anni fa al centro del dibattito c’era il presunto federalismo e le modifiche costituzionali del titolo V – che noi contrastavamo in quanto lesive del principio dell’ uguaglianza nella dotazione dei servizi per i cittadini ed elemento di accentuazione delle differenze fra territori del nord e del sud – oggi i giganteschi tagli dei trasferimenti agli enti locali- oltre 40 miliardi – operati in piena continuità dai Governi liberisti a partire dal 2008, rendono l’ Autonomia dei Comuni praticamente inesistente sul terreno di una corretta programmazione dei servizi sui territori.
Le controriforme varate dai governi negli ultimi anni hanno, insomma, pressoché azzerato l’autonomia degli EELL prevista dalla Costituzione sostituendola con misure di stabilità e compatibilità in sintonia con i trattati europei.
Ecco perché riteniamo importante una battaglia contro il patto di stabilità e proponiamo a tutte le liste di sinistra alternativa un “patto contro il patto di stabilità “contestando la natura del debito in molti Comuni –frutto di scelte sbagliate , di sprechi e di fallimentari privatizzazioni – e valorizziamo l’ iniziativa già programmata dalla Lista Fassina a Roma ,per la prossima settimana , di organizzare un iniziativa di lotta sotto la direzione della Cassa Depositi e Prestiti per ricontrattare il tasso sul debito che soffoca il Comune di Roma, liberando ,in questo modo, risorse necessarie per finanziare servizi pubblici per i cittadini più deboli.
Questa significativa presenza delle liste unitarie della sinistra antiliberista assume ,inoltre, un significato importante soprattutto a livello locale offendo a tutti i soggetti più colpiti dalla crisi un riferimento nelle battaglie per imporre una nuova vivibilià delle città a partire dai bisogni delle cittadine e di cittadini di inclusione e cittadinanza sociale .Guardando, infatti, i punti programmatici presenti in tutti i programmi locali che sono stati costruiti, emerge una sostanziale omogeneità –ancor più significativa essendo frutto di percorsi locali dal basso- di proposte caratterizzanti : garantire servizi e diritti universali di welfare a tutti i cittadini a partire dai piu’ deboli, contrastare la privatizzazione , tutelare l’ ambiente e la vivibilità delle città scegliendo l’ opzione cemento 0, favorire momenti partecipativi a partire dal rilancio dell’ esperienza del bilancio partecipativo, valorizzare i dipendenti pubblici conto l’attacco ai diritti dei lavoratori.
Mi soffermo, in questo articolo, solo sull’ esperienza delle città più grandi ,pur consapevole che il senso positivo è dato dalla diffusione di tutte le esperienze delle varie città .
A Torino è stata costruita una lista unitaria “Torino in Comune La sinistra “ con tutta la sinistra alternativa e con un candidato a sindaco popolare come Giorgio Airaudo , con un ruolo assai importante politico e programmatico del PRC.
A Milano, nonostante la maggioranza di Sel abbia scelto drammaticamente l’ appoggio alla candidatura “renziana “ di Sala ,è in campo con forza l’ esperienza di “Milano in Comune”, guidata in particolare dal PRC, dall’ Altra Europa, da Possibile e da altri settori della sinistra, intorno alla candidatura di Basilio Rizzo .
A Roma la lista “Sinistra per Roma “con Stefano Fassina Sindaco-riammessa dal Consiglio di Stato che ha riconosciuto la sostanziale correttezza della documentazione presentata –sta puntando sulla discontinuita’ e l’ alternativita’ alle precedenti esperienze di governo del centro sinistra e ad un rapporto con le esperienze di comitati e di associazioni che lottano sui territori ed è promossa oltre che dal PRC, dall’ Altra Europa, da SEL e dal PCDI .
A Napoli la lista “Napoli in Comune A Sinistra “ costruita unitariamente intorno ad un associazione unitaria cui hanno contribuito PRC,SEL ,L’ Altra Europa ed altri soggetti politici ed associativi sostiene una coalizione guidata dal Sindaco uscente de Magistris .
In tre capoluoghi importanti come Trieste, Savona e Rimini abbiamo candidati a Sindaco comuniste/i .
A Trieste ,pur in presenza di una rottura con Sel ,si è dato vita ad una lista unitaria della “Sinistra Unita– Združena levica” che ha individuato in assemblea la candidatura a sindaco del nostro compagno Iztok Furlanič .

A Savona la lista “Rete a Sinistra-Savona che vorrei “ è caratterizzata dalla forte attenzione verso l’aspetto civico e dalla presenza di candidate e candidati di Rifondazione e Possibile, Sel e PcdI .Le forze che hanno dato vita a questa lista hanno scelto unitariamente come candidato a Sindaco il compagno Marco Ravera, segretario regionale ligure di Rifondazione Comunista .

A Rimini la lista “Rimini in Comune- Diritti a Sinistra “ ha scelto in assemblea come candidata a Sindaco la compagna Sara Visintin, della segreteria regionale del PRC; si tratta di una lista promossa da Rifondazione, da associazioni,  da pezzi di sinistra diffusa e di esperienze civiche .

Nei prossimi giorni pubblicheremo una sintesi della nostra significativa presenza in tutti gli altri Comuni capoluogo e nelle principali realtà dei Comuni superiori ai 15000 abitanti .
Nei giorni scorsi si è svolto a Torino promosso dal candidato Sindaco Airaudo un incontro con i candidati di Milano (Rizzo), Bologna (Martelloni),Roma (Fassina) che hanno lanciato un appello a lavorare assieme ,anche con tutte le altre liste e coalizioni comunali di sinistra alternativa sia per costruire una rete fra le esperienze locali sui punti programmatici di lotta per la trasformazione delle città e sia per far crescere dal basso ed in maniera partecipata un nuovo soggetto unitario della sinistra antiliberista capace di battere le politiche di destra del PD e di Renzi .
Lavoreremo in queste settimane di campagna elettorale per far crescere questo appello e questa proposta politica :Il terreno amministrativo locale può e deve essere , quindi, un pezzo della nostra iniziativa di massa generale contro la crisi, l’austerità e per la salvaguardia dei soggetti più deboli.
Senza alcun trionfalismo dalla analisi della importanza dei risultati raggiunti-qui sinteticamente richiamati- nella costruzione delle liste unitarie alle prossime elezioni comunali del 5 giugno emerge il ruolo fondamentale ed insostituibile di Rifondazione Comunista a livello nazionale e locale :senza una nostra presenza attiva ed organizzata su una linea politica chiara , una presenza militante ed appassionata, questi risultati non si sarebbero mai potuti raggiungere .
Adesso al lavoro ed alla lotta per costruire il miglior successo possibile delle liste da noi promosse e delle nostre candidate e dei nostri candidati .
Roma 18/5/2016

Pensioni: contro la Fornero per i diritti dei pensionati, delle lavoratrici e dei lavoratori, delle donne, dei giovani

Pensioni: contro la Fornero per i diritti dei pensionati, delle lavoratrici e dei lavoratori, delle donne, dei giovani

Pubblicato il 20 mag 2016

di Roberta Fantozzi

La riuscita della manifestazione di oggi, indetta dai sindacati dei pensionati e l’annuncio che in assenza di risposte, si arriverà allo sciopero generale sono due buone notizie.

Oggi sono scesi in piazza coloro che una pensione già ce l’hanno, e giustamente molte richieste hanno riguardato la condizione e i problemi che vivono le pensionate e i pensionati: la difesa della reversibilità, il recupero del danno prodotto dal blocco delle rivalutazioni che ha inciso anche sulle pensioni medie e medio-basse, l’estensione delle detrazioni fiscali e degli 80 euro, una legge sulla non autosufficienza.

Ma le rivendicazioni sono più complessive, essendo evidente che ciò a cui va messo mano è la controriforma Fornero tutta: quell’aggressione violentissima alla vita di milioni di donne e uomini di tutte le età, che ha avuto e ha effetti sistemici sulla società, perché in realtà intervenendo sulla parte finale della vita lavorativa si interviene sul complesso del meccanismo di regolazione sociale.

Come abbiamo denunciato da subito la controriforma del 2011 ha un impatto micidiale sulle lavoratrici e i lavoratori che sono obbligati a restare nel posto di lavoro fino a oltre 6 anni in più rispetto alla situazione precedente; su coloro che perdono il lavoro ed alla pensione non sanno come arrivarci; è devastante per le donne che continuano a pagare il prezzo del doppio lavoro produttivo e riproduttivo e per cui la  pensione “anticipata” è preclusa; ed è infine un disastro per le ragazze e i ragazzi, contro cui si è eretto un altro muro rispetto alla possibilità di accedere al mondo del lavoro.

La controriforma Fornero rappresenta il più gigantesco aumento dell’orario di lavoro nel corso della vita dal dopoguerra a oggi, proprio quando la necessità è quella di redistribuire il lavoro che c’è, rimettendo a tema la riduzione dell’orario di lavoro.

Da subito abbiamo anche denunciato, come quella “riforma” sia stata operata per ragioni che nulla avevano a che fare con la tenuta del sistema previdenziale, certificata da  tutti gli organismi di valutazione, da quelli nazionali a quelli internazionali. I “risparmi” della controriforma Fornero stimati dall’INPS per 80 miliardi nel decennio 2012-2021 non sono stati altro che una truffa, un’operazione di cassa che ha scaricato sulle pensioni le politiche di austerità puntando alla distruzione della previdenza pubblica.

All’opposto è dal 1996 che il rapporto tra pensioni erogate e contributi versati al netto dell’assistenza e delle tasse (che rientrano nella casse dello stato) registra ogni anno attivi rilevantissimi: nel 2013 pari a circa 21 miliardi di euro.

Un attivo che dovrebbe essere investito non solo per cancellare la Fornero, ma per dare risposte ai problemi di fondo, a partire dal diritto alla pensione delle generazioni precarie, quelle che con il meccanismo contributivo una pensione non ce l’avranno mai e dall’aumento delle pensioni basse.

Il governo, dopo aver con la scorsa legge di stabilità, approvato misure risibili, e tutte interne al comparto previdenziale saccheggiando, solo per fare un esempio, il fondo per i lavori usuranti, ha convocato i sindacati, nuovamente con ipotesi limitatissime di “flessibilità” condizionate alla decurtazione delle pensioni, e che prevedono il coinvolgimento delle banche, cioè con meccanismi che sarebbero un nuovo regalo al settore finanziario.

E’ necessario che le mobilitazioni vadano avanti, con determinazione: sulle pensioni non si può continuare a prendere in giro le persone. Ne va del futuro dei pensionati, delle lavoratrici e dei lavoratori, delle donne, dei giovani, della stragrande maggioranza della società.

Il nemico in casa

Il nemico in casa

Tratto da: http://www.labottegadelbarbieri.org/il-nemico-in-casa/

Ad avermi buttato in mezzo a una strada, a 50 anni, non è stato uno zingaro e nemmeno un africano. È stato De Benedetti.

A far di me un peso morto è stata la Fornero.

A fingere di proteggermi intanto che si facevano i cazzi loro, non sono stati gli extracomunitari, ma i sindacati.

A prendermi per il culo dicendo una cosa e facendo l’opposto, è Renzi, non i rumeni.

A stravolgere la nostra Costituzione anzichè imporne il rispetto, è il parlamento italiano, non quello tunisino.

A distruggere sanità e istruzione, sono stati i governi italiani eletti da italiani, non i rom.

A vessare con metodi medioevali chiunque provi a campare con il poco che racimola, sono funzionari italiani, non libici.

A vendere o spostare verso altre nazioni tutte le principali aziende italiane, non sono stati i marocchini, ma Marchionne, Tronchetti Provera e quelli come loro.

A spingere al suicidio qualche centinaio di poveri cristi, sono stati i governanti italiani, non i profughi.

A sfruttare ogni disgrazia per guadagnarci milionate e distribuendo briciole, sono le grandi cooperative italiane, non quelle serbe.

Quando mi avanzerà abbastanza odio per persone provenienti da altre parti del mondo, forse sposterò il tiro.

Per ora mi accontento di riversarlo interamente ai personaggi di cui sopra,

miei connazionali e, piuttosto che altri,

preferirei fossero loro a trovarsi finalmente nella condizione di dover salire su dei barconi per scappare.

Scappare da qui.

Michele Monteleone, ex operaio Olivetti

(*) testo ripreso dalla rete. Il titolo è della nostra redazione, la vignetta di Altan (db)

Presidio a Pavia 28 maggio 2016 del Comitato no ai fanghi in Lomellina

Presidio a Pavia 28 maggio 2016 del Comitato no ai fanghi in Lomellina

Invito!!!!

Il giorno sabato 28/5/2016 alle ore 10 si svolgerà a Pavia in Piazza Italia 2, davanti alla sede della Provincia , un presidio- manifestazione del “Comitato no ai fanghi in Lomellina”, alla quale sono invitate tutte le associazioni ambientaliste e i comitati che si sono battuti in questi mesi per impedire che uno dei terreni più fertili del mondo venga depauperato da una pratica agricola, lo spandimenti di fanghi prodotto dai reflui della depurazione urbana e industriale. Una pratica che danneggia, la terra, la salute degli ecosistemi umani e naturali.
Il 30 di maggio una Conferenza dei Servizi che si svolgerà a Pavia deciderà definitivamente l’insediamneto o meno di una nuova azienda a Mortara in area Cipal che produce e vende fanghi. Noi non lo vogliamo! Per questo come cittadinanza civile chiediamo alla politica tutta di avere a cuore più la salute dei propri cittadini che il business di poche aziende. La manifestazione, naturalmente, come è nostra filosofia da sempre sarà pacifica , dialogante, gentile.

A tutti gli amici che in questi mesi ci hanno manifestato la propria solidarietà ecco il messaggio che lanciamo.
Lo sappiamo ti stiamo chiedendo molto. Non mancare. Prendi l’auto, il treno, la bici vieni con noi a Pavia a difendere la tua terra , la tua voglia di bellezza e di salute!

Per ogni info logistica e sul significato dell’iniziativa contatta Anna al numero 333/1822001
La manifestazione è autorizzata.

Brasile: Rifondazione Comunista condanna il golpe contro Dilma Roussef

Brasile: Rifondazione Comunista condanna il golpe contro Dilma Roussef

Brasile: Rifondazione Comunista condanna il golpe contro Dilma Roussef

Pubblicato il 18 maggio 2016

Lo scorso 12 maggio il Senato del Brasile ha approvato il giudizio politico
contro la Presidente della Repubblica Dilma Roussef, accusata di aver
cambiato destinazione a voci del bilancio statale. Si cerca così di
criminalizzare decisioni politiche ed amministrative e non certo di colpire
reati di corruzione, come si vuole fare credere. In mancanza di reato, si
tratta di un vero e proprio colpo di Stato parlamentare, realizzato da
un’istituzione in cui siedono decine di parlamentari corrotti, contro la
volontà di più di 54 milioni di brasiliani che hanno votato per Dilma. Un
copione già visto nel passato contro i legittimi Presidenti, sia in Honduras
(2009) che in Paraguay (2012).
Durante i sei mesi di giudizio in cui la Presidente sarà allontanata dalla
sua responsabilità, i suoi accusatori dovranno trovare le prove che non sono
state presentate né alla Camera, né al Senato, ma che paradossalmente non
sono state necessarie per approvare l’impeachment.
Grazie a questo golpe istituzionale, le forze politiche che hanno tradito il
governo insieme a quelle sconfitte alle ultime elezioni hanno dato vita a un
governo farsa, totalmente illegittimo. Alla sua testa c’è il golpista Michel
Temer, ex-vice di Dilma e burattino di Washington. Tra i nuovi ministri ben
sette sono indagati per corruzione. Nel nuovo governo sono stati eliminati i
ministeri della Cultura, del Lavoro, dello Sviluppo Agrario (che si occupava
di agricoltura familiare), e incorporati con statuto subordinato nel
ministero della Giustizia (equivalente di fatto al ministero degli interni
italiano) i precedenti ministeri della Donna, dell’Eguaglianza Razziale, dei
Diritti umani. Il Ministro delle Finanze, in accordo con l’ala golpista
della Confindustria di Sao Paulo, ha già annunciato le contro-riforme delle
pensioni e del lavoro. Quello della Giustizia ha paragonato le
manifestazioni di massa che si susseguono ad azioni di guerriglia,
sostenendo che come tali devono essere trattate. Il neo pentecostalismo
fondamentalista assedia il ministero dell’Educazione e quello della Sanità.
Dalla dittatura militare non si vedeva un governo simile, con l’assenza
totale di donne e di afro-discendenti ed un programma oscurantista e di
stretto rigore neo-liberista.
Attraverso il contagio del “virus golpista”, la destra latino-americana
cerca di riconquistare governi e potere, con l’appoggio dell’Amministrazione
Obama, che punta inoltre ad indebolire il blocco dei BRICS (Brasile, Russia,
Cina, India e Sud-Africa).
Il PRC-SE condanna con fermezza il golpe in atto e riafferma la sua
solidarietà con il Partito dei Lavoratori (PT), il Partito Comunista del
Brasile (PCdoB), i movimenti sociali e le forze progressiste che si sono
schierate contro il golpe e che manifestano nelle piazze.
Il PRC-SE fa appello ai suoi militanti ed ai sinceri democratici affinché si
mobilitino a difesa della democrazia e contro il Golpe in Brasile.

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA – SINISTRA EUROPEA

 

LA TURCHIA DI ERDOGAN TRA GUERRA E REPRESSIONE

LA TURCHIA DI ERDOGAN TRA GUERRA E REPRESSIONE
LA TURCHIA DI ERDOGAN TRA     
      GUERRA E REPRESSIONE
                        
                          Venerdì 27 maggio h 18.00
                 presso Sala Giovani del Teatro Parvum
                           Via Mazzini, 85 – Alessandria
 
                           
                                 INCONTRO PUBBLICO
                     
Partecipano:
 
– Ozlem Tanrikulu  – Ufficio d’informazione del Kurdistan in Italia
 
 – Faysal Sariyildiz – deputato kurdo dell’HDP (partito della
    democrazia dei popoli) che siede al Parlamento di Ankara ed ha
    vissuto personalmente il massacro di Cizre ad opera dell’esercito
    turco
 
Verrà presentato un video sul massacro della città di Cizre che aveva proclamato l’autogestione.
 
Al termine, ricco buffet e cay in abbondanza, per tutti.
 
Organizza
Associazione onlus
Verso il Kurdistan
 
Seguici anche su facebook. Sito: www.versoilkurdistan.blogspot.com
 
                                          APPELLO    
 
Ricordiamo a tutti che è in atto una campagna, che abbiamo lanciato con l’Associazione profughi Goc Der di Istanbul, per aiuti immediati alle vittime della città di Cizre.
Qui l’esercito turco ha compiuto un vero e proprio massacro, con quasi 500 morti civili, con episodi di vera brutalità. La città è distrutta. Molti abitanti hanno abbandonato le proprie case e vivono adesso come profughi in altre città.
Tutto questo nel silenzio assordante e complice dei media asserviti e di
quest’Europa dei summit.
Chiediamo a chi può, a chi sta a cuore la causa kurda, che è la causa dell’umanità, di darci una mano per la raccolta di aiuti che consegneremo noi stessi insieme a Goc Der agli abitanti di Cizre.
 
Queste le modalità:
Conto CARIPARMA
Codice IBAN: IT35 NO62 3010 4300 0004 6539 887
Causale: aiuti urgenti per le famiglie di Cizre
 
Anche il 5 x 1000 che raccoglieremo quest’anno sarà destinato alle vittime della repressione di Cizre. Questo il nostro codice fiscale da scrivere in occasione della dichiarazione dei redditi, nella casella del volontariato:
                      96036900064
 

Il Comitato per il NO alle riforme costituzionali di Vigevano, ORGANIZZA RACCOLTA FIRME

Il Comitato per il NO alle riforme costituzionali di Vigevano, ORGANIZZA RACCOLTA FIRME

il Comitato per il NO alle riforme costituzionali di Vigevano
ORGANIZZA RACCOLTA FIRME per
L’abrogazione dell’italicum
Abolire il voto bloccato ai capilista e le canditature plurime
Abolire il ballottaggio senza soglia
SABATO 21 ORE 9,00 – 13,00 saremo al mercato
DOMENICA 22 ORE 9 – 13 saremo in piazza ducale

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L’ANPI DI VIGEVANO CONTRO LE MODIFICHE COSTITUZIONALI E L’ITALICUM. AL VIA IL COMITATO PER IL NO AL REFERENDUM

L’ANPI DI VIGEVANO CONTRO LE MODIFICHE COSTITUZIONALI E L’ITALICUM. AL VIA IL COMITATO PER IL NO AL REFERENDUM

L’ANPI DI VIGEVANO CONTRO LE MODIFICHE COSTITUZIONALI E L’ITALICUM. AL VIA IL COMITATO PER IL NO AL REFERENDUM

“No alle modifiche costituzionali e all’Italicum”. Così la sezione di Vigevano dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi) si schiera in vista del referendum costituzionale annunciato per ottobre e contro la nuova legge elettorale, trasferendo anche a livello territoriale le posizioni assunte dall’Anpi nazionale.

“Abbiamo deciso di promuovere anche a Vigevano il Comitato per il No al referendum – spiega Salvatore Marrano, presidente della sezione locale – perché consideriamo la cosiddetta “riforma” del Senato e la legge elettorale, così come approvate dal Parlamento, una grave ferita al sistema democratico di rappresentanza ed ai diritti dei cittadini, in sostanza una riduzione degli spazi di democrazia”.

Per questo motivo l’Anpi si fa promotrice del “Comitato vigevanese per il No al referendum costituzionale“, a cui invita ad aderire i singoli cittadini e le forze politiche e sociali democratiche della città che intendono difendere la Costituzione “nata dalla Resistenza”.

“La parola va data alle cittadine e ai cittadini – sottolinea Marrano – perché si esprimano liberamente, senza pressioni e soprattutto senza ricatti. Ci impegneremo a contribuire ad un efficace svolgimento della campagna referendaria, basata, prima di ogni altra cosa, su una corretta e completa informazione sui contenuti dei provvedimenti di cui si chiederà l’abrogazione”.

Nelle prossime settimane l’Anpi di Vigevano sarà impegnata nella raccolta di firme sui due referendum contro l’Italicum e per chiedere il voto sulle modifiche costituzionali in tempi certi.

Fino a domenica 19 giugno gli attivisti dell’associazione saranno quindi presenti nella mattina del sabato presso il mercato cittadino, e ogni domenica mattina in piazza Ducale per raccogliere le sottoscrizioni dei Vigevanesi a favore dei referendum.

Saranno poi organizzate iniziative pubbliche e momenti di confronto in vista del voto per il referendum costituzionale di ottobre.

Per ulteriori informazioni e per adesioni al Comitato è possibile contattare il numero di telefono 335-7539884 o inviare una email a anpivigevano@email.it.

E se la Clinton non fosse meglio di Trump?

E se la Clinton non fosse meglio di Trump?

Tratto da: http://temi.repubblica.it/micromega-online/e-se-la-clinton-non-fosse-meglio-di-trump/?h=0

di Carlo Formenti

La gara presidenziale americana assume contorni sempre più definiti: da un lato Trump, che ha sbaragliato i contendenti, malgrado l’apparato Repubblicano abbia speso fino all’ultima goccia di energia (e di milioni, inutilmente bruciati in tambureggianti campagne negative contro il magnate populista) per sbarrargli la strada, dall’altro lato la Clinton che prevarrà quasi certamente su un Bernie Sanders assai più amato dalla base Democratica e dagli indipendenti, ma impossibilitato a sfuggire alla trappola di dispositivi e regole elettorali appositamente studiati per imporre la volontà dei vertici del partito (e delle lobby che lo foraggiano).

Questa contesa si prospetta come uno scontro fra un outsider sempre più isolato e una grande coalizione fra Democratici “istituzionali”, Repubblicani decisi a espellere il corpo estraneo che si è insinuato nelle loro fila, Democratici di sinistra e indipendenti rassegnati a votare la Clinton come il minore dei mali (scelta che lo stesso Sanders, salvo sorprese, finirà per appoggiare). Ma gli eventi imboccheranno davvero una via così semplice e lineare? E soprattutto: siamo sicuri che l’ascesa al potere di un nuovo membro della dinastia Clinton sarebbe il minore dei mali?

Per tentare una risposta, partiamo dagli argomenti con cui la stampa americana (ma anche quasi tutta la stampa occidentale, schierata contro il pericolo populista) spiega ai lettori che una vittoria di Trump “sarebbe un disastro sia per i Repubblicani che per l’America”. A finire sotto accusa sono in primo luogo le idee razziste, sessiste e omofobe di Trump? Ebbene no. Benché questi temi siano ovviamente ricorrenti, l’attenzione si focalizza con più decisione su economia e politica estera.

Nell’appena citato articolo dell’Economist, per esempio, il “disastro” paventato consiste nel fatto che Trump: 1) per difendere gli interessi dei colletti blu massacrati dal processo di globalizzazione e finanziarizzazione dell’economia, promette di stoppare gli accordi internazionali di libero scambio e costringere le multinazionali a tornare e a investire in patria, sotto minaccia di pesanti sanzioni; 2) propone di reintrodurre dazi a protezione dell’economia nazionale; 3) promette di imporre regole più stringenti a Wall Street, per impedire che si ripetano i disastri del 2008 e che i cittadini siano chiamati a pagarne i danni al posto delle banche che li hanno provocati; 4) parla di ridurre l’impegno militare degli Stati Uniti all’estero, arrivando addirittura a prospettare lo smantellamento della NATO, considerata un anacronismo dopo il crollo del Muro.

Demagogia elettorale per captare la simpatia degli strati sociali penalizzati dalle politiche neoliberiste? Probabile, ma per le destre economiche il solo evocare temi di questo genere suona come una mossa temeraria, in quanto rischia di alimentare le crescenti perplessità dell’opinione pubblica sull’infame accordo transatlantico TTIP, che minaccia di peggiorare le condizioni di lavoro e di vita di milioni di cittadini americani ed europei (per i dettagli, leggere il libro di Ferrero, Mazzoni e Di Sisto “TTIP. L’accordo di libero scambio transatlantico. Quando lo conosci lo eviti”, DeriveApprodi).

Una eventualità che non terrorizza solo l’Economist, ma anche il nostro Corriere della Sera, il quale, onde tamponare i danni dei recenti leaks che hanno rivelato certi poco simpatici aspetti (finora tenuti rigorosamente segreti) degli accordi, chiama ogni giorno a raccolta i suoi falchi liberisti (vedere Daniele Manca sul Corriere di sabato 7 maggio) ai quali chiede di sfoderare la più fulgida faccia di bronzo per sostenere che le nostre “paure” su ambiente, diritti del lavoro, standard qualitativi dei prodotti, ecc. sono immotivate, mentre sarebbe meglio guardare ai “vantaggi” (per chi?!).

Ma Trump ne ha fatta una ancora più grossa: preso atto che, secondo proiezioni ufficiali, gli interessi da sborsare sul debito federale ammonteranno a 500 miliardi di dollari nel 2020, costringendo a dolorose riduzioni delle altre voci di bilancio, ha prospettato la possibilità di tagliare il debito, costringendo i creditori a ricevere meno di quanto hanno investito. Di fronte a questa uscita, che sembrerebbe venire da un esponente della sinistra anti debito, il New York Times tuona: così si mina la stabilità dei mercati finanziari globali, la giusta soluzione del problema consiste nel tagliare la spesa pubblica e aumentare le entrate.

Vi ricorda qualcosa? Queste uscite di Trump, sincere o meno, non evocano discorsi che sinistre radicali e populisti fanno da tempo? Non a caso, si tratta di alcuni dei temi che lo stesso Sanders, (la cui autobiografia politica sarà in libreria a fine mese per i tipi di Jaca Book), sia pure da tutt’altro punto di vista, affronta nel suo programma populista di sinistra. Insomma: attaccando Trump si attacca indirettamente Sanders, che è bersaglio assai meno facile, perché non associa alle sue idee anti establishment esternazioni politicamente scorrette. Ma veniamo al dubbio sollevato in apertura: su quale base la sinistra dovrebbe convergere con Democratici di destra e Repubblicani per sostenere la Clinton?

La questione cruciale è se l’imprevista affermazione di Sanders nelle primarie (comunque vada, arriverà a un’incollatura dall’avversaria) indurrà o meno la Clinton a spostarsi a sinistra.

Come accenni in tal senso sono state interpretate le perplessità che la senatrice ha espresso nei confronti del TTIP, oltre alle assicurazioni di volersi seriamente impegnare nell’introdurre controlli più stringenti sull’operato di Wall Street. Il fatto è che sono assicurazioni assai poco credibili, ove si consideri che, alla pari del marito, ha sempre goduto del sostegno esplicito e generoso della grande finanza globale (la quale sa di poter contare sul fatto che verrà adeguatamente ricompensata). Un appoggio che non è venuto a mancare nella campagna elettorale in corso, e che verrà ora ulteriormente rafforzato attraverso il dirottamento dei fondi elettorali Repubblicani, decisi a loro volta a battere Trump.

Infine non va dimenticato che, per ottenere l’appoggio bipartisan dell’elettorato democratico e repubblicano, è presumibile che, una volta assicuratasi ufficialmente la nomination, la Clinton sarà indotta a stemperare le aperture demagogiche a sinistra, per non inimicarsi le opinioni pro business. Tutto questo dando per scontato che i fan di Sanders finiranno necessariamente per appoggiarla a loro volta.

Ma perché dovrebbero? Perché il suo pedigree “politicamente corretto” dovrebbe contare di più della sua compromissione con i falchi della finanza e del Pentagono (le posizioni della Clinton in politica estera prevedono notoriamente l’esportazione della “democrazia” manu militari)? Non è forse vero che sotto tutti gli aspetti – ad eccezione dei diritti civili e dell’atteggiamento nei confronti dei migranti – le sue idee sono più di destra di quelle di Trump? Non siamo di fronte a due mali fra i quali è difficile stabilire quale sia il peggiore?

È probabile che buona parte dei sostenitori del senatore del Vermont (compreso lo stesso Sanders) finiscano per appoggiarla per un riflesso condizionato, più che per convinzione (o almeno per contrastare il razzismo anti migranti). Ma è altrettanto probabile che molti altri decidano di non votare per nessuno dei due o, addirittura, optino per Trump.

Personalmente, se fossi cittadino americano sceglierei di astenermi, ma non mi sento di condannare chi sceglierà Trump, soprattutto se si tratta dei lavoratori che scontano il prezzo di decenni di politiche clintoniane. Credo però che la cosa più importante sia capire che ne sarà delle energie politiche e sociali che hanno sostenuto Sanders. Il New York Times mette in luce che non si tratta solo di fan, ma di gruppi organizzati che vogliono dare vita a un nuovo progetto politico. Se terranno duro, si può sperare che creino le condizioni per mandare a casa, nel 2020, il candidato che vincerà queste elezioni e che sarà, comunque, un pessimo presidente, come tutti quelli che lo hanno preceduto negli ultimi decenni.

(9 maggio 2016).