Archivio for luglio, 2016

Torino, Locatelli: «Appendino come centrosinistra e centrodestra. Dov’è la lotta alla povertà?»

Torino, Locatelli: «Appendino come centrosinistra e centrodestra. Dov’è la lotta alla povertà?»

Pubblicato il 28 lug 2016

di Ezio Locatelli –

Siamo esterefatti e anche un po’ arrabbiati nel leggere il programma di governo per la città di Torino 2016-2021 – in discussione oggi nel nuovo Consiglio Comunale – in particolare per quanto riguarda i temi del Welfare, del disagio sociale e della povertà, ovvero quei temi le cui mancate risposte da parte dell’amministrazione comunale precedente hanno segnato profondamente il risultato elettorale alle ultime elezioni amministrative. A leggere questo programma, del tutto indistinguibile da qualsiasi programma di centrodestra o centrosinistra, siamo punto a capo, ne più ne meno come prima, in assenza di risposte minimamente significative in grado di garantire diritti di cittadinanza sociale fondamentali. Nessuna misura di equità sociale,  nessuna menzione a politiche di uguaglianza, nessuna affermazione dei diritti universali, del diritto al lavoro, alla casa, ai mezzi di sussistenza, nessun piano per la sicurezza sociale. Ed ancora, nessuna idea di giustizia distributiva tramite la leva fiscale, dei servizi pubblici, l’esigibilità dei diritti sociali e tutti quegli interventi che funzionano da “salario indiretto”. Prevale un approccio general generico, l’idea di interventi residuali, fondati sul buon cuore del volontariato o su palliativi (il baratto amministrativo, la banca del tempo) non certo sull’assunzione di ruolo e responsabilità da parte dell’amministrazione pubblica. In alcuni casi – nel caso di occupazione di edifici da parte di migranti – si parla addirittura di interventi di ordine pubblico. Lasciatelo dire: non c’è molta differenza tra le politiche di Cota, di Fassino e quelle delineate da Appendino. Sono tutte politiche iscritte nell’orizzonte liberista, sul valore primario dell’impresa e del mercato. Davvero si parte male, molto male. Su questa strada non c’è alcuna possibilità di combattere e vincere le diverse forme di povertà, precarietà,  degrado che hanno caratterizzato negli ultimi anni la città di Torino.  Come Rifondazione Comunista, unitamente a “Torino in Comune – La Sinistra”, continueremo a batterci dalla parte delle classi sociali meno abbienti, delle fasce sociali più deboli, per interventi che rispondano nei fatti alle molte domande di giustizia e equità sociale.

Torino, 28 luglio 2016

 

MORTARA: TEMPORALI ESTIVI, ALLAGAMENTI E FOGNATURE

MORTARA: TEMPORALI ESTIVI, ALLAGAMENTI E FOGNATURE

Mortara, 28 luglio 2016

TEMPORALI ESTIVI, ALLAGAMENTI E FOGNATURE

Nel far della sera di mercoledì 27 luglio si è scatenato sulla nostra città un forte temporale.

Naturalmente è ormai d’uso parlare di “bombe d’acqua”, (in termini neanche tanto scientifici), in realtà, pur violento, è stato un temporale estivo nella norma.

Il problema è che ci sono stati estesi allagamenti nella nostra città, con disagi evidenti. Io stesso, che abito nella zona di Porta Novara-Borgo Robbiano, ho dovuto fare i conti con più di 20 cm. di acqua in casa.

Lo stesso hanno dovuto fare altri abitanti del quartiere e di altre zone di Mortara, nonostante da gran tempo siano stati annunciati, in pompa magna, grandi e costosi interventi sulla fognatura per ovviare al pericolo di allegamenti.

A suo tempo avevo sollevato il problema dei lavori eseguiti sulla fognatura di Porta Novara-Borgo Robbiano, soprattutto per il mancato collegamento con la fognatura di Corso Torino. L’intervento, eseguito con una spesa di oltre un milione di euro è consistito nel costruire vasconi in cui si deposita l’acqua che poi viene inviata nella tubatura del collettore S. Antonio (che attraversa il sottopassaggio con un sifone).

Questo sistema non funziona, già il 2 maggio di quest’anno sollevai il problema che dal vascone tracimavano liquami. L’anno scorso mi permisi di far osservazioni sui lavori della fognatura ispirate dal normale buon senso e dalla profonda conoscenza della zona.

Le risposte che mi furono date dall’ingegnere responsabile dei lavori furono improntate all’estrema arroganza, dicendomi che “bisognava verificare il funzionamento per poter parlare”.

Difatti si è visto! Gli abitanti del quartiere Porta Novara-Borgo Robbiano e anche di altre zone della città, dopo decenni di proteste per lo stato del collettore S. Antonio vedono che i problemi, purtroppo, non sono stati risolti, in quanto i lavori effettuati non servono allo scopo appena si profila un evento un po’ diverso dal normale.

A tutto ciò aggiungiamo che persiste in città la mancata pulizia dei tombini.

E pensare che Pavia Acque ha aumentato le bollette dell’acqua di oltre il 60% per finanziare queste opere.

Penso che i cittadini siano stanchi di veder spendere cifre consistenti senza risolvere i problemi, ma gli enti preposti e l’Amministrazione Comunale sono in altre faccende affaccendati….costoro parlano tanto di sicurezza con continue spese, ma la sicurezza non è solo il sistema di telecamere, ma anche fare in modo che non si vada sott’acqua.

 

Teresio Forti

 Circolo di Mortara del Partito della Rifondazione Comunista

Il 25 luglio (1943)..

Il 25 luglio (1943)..

 di Lidia Menapace

 …ovvero la caduta del Fascismo. Me lo ricordo bene il 25 luglio del  ’43, un giorno di pura gioia. In qualsiasi grado di vicinanza lontananza sostegno opposizione al Fascismo ciascuno/a si trovasse, quel giorno rappresentava la gioia di poter dire, gridare, urlare:”E’ FINITA!” Si intende la guerra, ma anche il regime fascista, che -stato davvero popolare per un bel po’ di anni, -aveva avuto un brusco calo, quando Mussolini il 10 giugno 1940 dichiarò la guerra schierando l’Italia a fianco di Hitler, dicendo pubblicamente:”mi servono alcune migliaia di morti per potermi sedere al tavolo dei  vincitori”. Questa frase non gli fu perdonata  e fece scadere  il “Capo” del governo e “Padre” della Patria a uno che pensa  solo al suo vantaggio a qualsiasi costo.

Sicché quando l’otto settembre del ’43, dopo tre anni di guerra cruentissima e sfortunata, con morti più civili che militari battaglie bombardamenti sulle città fame disastri la Russia ecc. ecc. il re e Badoglio  annunciarono l’armistizio con gli Alleati, nessuno pensò al peggio:  la frase col suo fraudolento messaggio :”la guerra continua” passò quasi inosservata. I giovaniche erano sotto le armi dalle caserme fuggirono per andare a casa, dopo l’annuncio dell’armistizio e solo allora si accorsero che la Wehrmacht che durante tutta l’estate era calata ad occupare gran parte del nostro paese li considerava “Banditi” sparabili a vista senza processo. Ma quasi tutti invece furono presi in casa dalle donne che ricoverarono il nostro esercito e lo salvarono. Considero questo il primo grande atto della nostra Resistenza, e non solo un maternage, perchè chi prendeva in casa un giovane doveva dargli da mangiare e con la tessera si moriva di fame; e se catturavano a casa tua un “Bandito” lui lo fucilavano. Ma casa tua la bruciavano. Nè i guardaroba domestici erano così forniti, che ciascuna famiglia avesse molti ricambi d’abito.

Mi ricordo mia madre che , quando fu preso mio padre che era stato richiamato proprio l’estate del ’43,  e per mesi non sapemmo nulla di lui, soleva dire, “qualche donna aiuterà papà come noi aiutiamo i figli” E quando mio padre per buona sorte tornò dopo 24 mesi di durissima prigionia, raccontava che nel campo di Przemysl in Polonia le donne buttavano qualche sacco di patate e forme di pane benchè i soldati tedeschi le respingessero con le baionette in petto. “questa è l’economia delle donne!”diceva la mamma. Che quando mio padre tornò nell’agosto del 1945, per una frazione di secondo non lo riconobbe tanto era smagrito stracciato sporco pieno di pulci, un barbone e solo al suo cenno di sorriso lo prese in casa abbracciato stretto nonostante le pulci. Mio padre per un paio d’anni non parlò della prigionia. Al suo arrivo aveva detto solo:”Qualunque cosa la Germania abbia fatto, ha pagato abbastanza: é tutta una rovina. Ma non ci disse di perdonare, disse:”non dobbiamo ripetere gli errori di Versailles, perchè se ora buttiamo addosso al popolo tedesco una pace vendicativa e insopportabile, si ribellerà”. Ecco una “lezione di storia” di quelle alla buona, ma vera.

Genova 15 anni dopo

Genova 15 anni dopo

Genova, 15 anni dopo

di ADRIANO ARLENGHI

Haidi trema mentre saluta dal palco il rappresentante dell ‘Anpi che legge una lettera del comandante partigiano Pesce, poi con lentezza estrae dallo zaino nero con la scritta ” si parte e si torna insieme” un mazzo di depliant. Tremano le sue braccia e trema il suo viso un po’ per l’ emozione, un po’ forse per i malanni del tempo. La sua voce non ha tuttavia incertezze quando ricorda questo suo figlio resistente , agnello sacrificale di una settimana di follia quando in Italia venne sospesa la democrazia e si portarono alla scuola Diaz due molotov per criminalizzare un movimento che cominciava per davvero a far paura a molti. A rivendicare diritti, a seminare giustizia. Applaudono Haidi i mille volti della folla che sono venuti qui per portare un fiore a Carlo. Cercando di fuggire al sole torrido che inonda Piazza Alimonda, nascondendosi dietro ad un albero.

Trema Haidi e piange forte dentro il suo cuore , un dolore muto che nessuno sarà mai in grado di lenire, quando ricorda quel giorno, quel corpo straziato esposto in ogni foto di tutti i giornali e di tutte le televisioni del mondo, ogni volta una pugnalata. Non ci vuole tanto per capire.

Haidi si allontana dal palco, stringe mani ed è sempre lì con quel groppo in gola che non va su nè giù. In prima fila c’è una ragazzina con le trecce bionde, gli occhiali con le lenti a specchio incollate sulla fronte, due orecchini di plastica nera con il simbolo hippy ” pace e amore”, una ragazza che avrà si e no diciotto , venti anni, che fuma lentamente una sigaretta rollata a mano con cura. Stringe forte un cartello e sulla spalla sventola una bandiera tutta rossa. Il cartello dice ora come allora , quindici anni esatti fa, ” le nostre idee non moriranno mai” . Haidi i guarda lo striscione con un uomo con il cappello a larghe falde e il sigaro in bocca. Don Gallo. Lui è qui con noi, dice, lo sento.

La musica sparge note e crea cori e slogan resistenti. Nel verde del piccolo parco di Piazza Alimonda sembra sorridere un cippo incorniciato di fiori e di sorrisi da un mare di ragazze e di ragazzi. La scritta dice soltanto che qui quel giorno in questa stessa ora è caduto Carlo e la sua giovinezza. Non dice che è stato un resistente, un compagno, un sognatore. Dice di più. Dice soltanto e semplicemente Carlo Giuliani: ragazzo.

Foto di Giuseppe Carnevale

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Curdi preoccupati dello stato di salute di Öcalan a seguito del tentato colpo di stato

Curdi preoccupati dello stato di salute di Öcalan a seguito del tentato colpo di stato

Pubblicato il 19 luglio 2016

Il co-presidente del Partito democratico dei popoli (HDP) per la
mobilitazione, Nadir Yıldırım, ha commentato la situazione dei detenuti a
seguito del fallito colpo di stato in Turchia ed ha affermato che il
fascismo di stato si è infiltrato in tutti i settori della società.
Commentando la situazione dei detenuti politici curdi ed il divieto delle
visite e delle chiamate telefoniche, Yıldırım ha affermato: “Ci sono più di
10.000 prigionieri politici curdi, nostri compagni, dietro le sbarre. Il
loro stato di salute e i loro diritti democratici sono un questione di vita
e di morte per noi”.

Il futuro del paese dipende da Öcalan

Yıldırım ha anche posto in evidenza l’isolamento del leader curdo Abdullah
Ocalan e ha avvertito i funzionari governativi e statali dicendo:. “Siamo
molto preoccupati per la situazione del signor Ocalan. Il comitato HDP per
Imrali (Ocalan) ha rilasciato una dichiarazione sul suo benessere, ma questa
dichiarazione deve essere compresa correttamente. Ci sono stati incontri tra
i funzionari dello stato-governativi ed i nostri amici, e loro dicono che il
signor Ocalan sta bene, ma le persone che ci dicono questo hanno bruciato
vivi 200 giovani curdi in Cizre, hanno raso al suolo le nostre città e i
nostri paesi , ci hanno oppresso e perseguitato in ogni modo possibile.
Pertanto questa informazione non è sufficiente. Non ha dissipato le nostre
paure. Il futuro di questo paese dipende dalla situazione, dalla vita e e
dalla salute del signor Ocalan.

La nostra preoccupazione continua

Ricordando che Ocalan. aveva detto: «i golpisti sono proprio accanto a me, a
pochi passi di distanza,” in uno dei suoi ultimi incontri, Yıldırım ha detto
che loro e il popolo curdo erano preoccupati per lo stato di salute di
Ocalan nel carcere dell’isola e chiedono un incontro con il leader del PKK.

Imperativo incontro con Ocalan

Yıldırım ha dichiarato che la loro richiesta principale era per un incontro
tra Ocalan. e la sua famiglia, gli avvocati o una delegazione da istituire
immediatamente. .”Senza che un incontro abbia luogo, i nostri timori non
possono essere dissipati”. La nostra gente sta per mostrare la propria
preoccupazione in un modo più concreto. Il paese sta attraversando un
periodo caotico. In questo contesto, in cui chi è al potere sta facendo una
lotta interna, è sempre molto probabile per i kurdi essere presi di mira.
Questo è il motivo per cui un incontro urgente con Ocalan deve essere
organizzato. L’AKP sarà responsabile se questo non accade”.

La rabbia del popolo curdo

Il funzionario dell’HDP ha concluso affermando che il popolo curdo oggi era
arrabbiato e indignato dopo che la richiesta degli avvocati di incontrare
Öcalan è stata respinta. “È solo una questione di tempo prima che la gente
scenda nelle strade in Kurdistan. Lo stesso per le grandi città della
Turchia. Finché non ci saranno informazioni concrete dal signor Ocalan,
questa sarà la nostra agenda principale e la nostra gente sta per essere
mobilitata”.

Il leader del PKK Abdullah Ocalan aveva avvertito il governo dello stato e i
funzionari dell’HDP di un possibile colpo di stato militare se il processo
di risoluzione della questione curda si fosse interrotto. Durante questi
incontri Öcalan aveva anche dichiarato che la sua vita sarebbe stata in
pericolo a seguito del colpo di stato, in quanto alcuni ufficiali dell’isola
prigione dove egli è detenuto dal 1999, erano possibili golpisti.

fonte: Kurdish Question

http://kurdishquestion.com/article/3297-kurds-worried-about-ocalan-039-s-wel
lbeing-following-turkey-coup-attempt

traduzione Maurizio Acerbo

La nuova guerra fredda e la terza guerra mondiale a bassa intensità

La nuova guerra fredda e la terza guerra mondiale a bassa intensità

Pubblicato il 18 lug 2016

di Paolo Ferrerohttp://www.ilfattoquotidiano.it
Da vario tempo abbiamo segnali pesanti di un cambio di clima a livello mondiale ed è opportuno cominciare a ragionare sulla possibile connessione logica e politica tra tanti fatti apparentemente tra loro indipendenti. Ovviamente la nostra attenzione è calamitata dalle barbariche stragi del terrorismo ma credo che occorra alzare lo sguardo anche su cosa altro succede.
E’ di questi giorni la richiesta al Comitato Olimpico Internazionale da parte di dieci paesi – USA, Germania, Canada, Spagna, Giappone, Svizzera, etc. – di escludere la Russia dalle prossime Olimpiadi di Rio. Non solo per le discipline toccate dalla discussione sul doping ma complessivamente. Si tratta a mio parere di un atto politico di prima grandezza che conferma su un terreno altamente simbolico, spettacolarizzato e globalizzato – quello dello sport – della guerra fredda che i paesi occidentali sotto l’egemonia USA hanno scatenato negli ultimi anni.
Vediamo i fatti precedenti: Il golpe nazista avvenuto in Ucraina che ha avuto come palcoscenico Piazza Maidan e le sanzioni economiche contro la Russia, la guerra scatenata contro la Libia, il foraggiamento dell’ISIS contro il regime Siriano ipotizzando uno smembramento del paese, la firma del TPP da parte degli USA con i paesi del Pacifico Cina esclusa, il tentativo da parte di Obama per arrivare rapidamente alla firma del TTIP con i paesi europei. Si potrebbe continuare l’elenco ma il punto è chiarissimo: dopo la prima fase della globalizzazione economica neoliberista, gli USA hanno scelto deliberatamente di mettere mano alla gestione politica della stessa costruendo una nuova cortina di ferro, dando vita ad una nuova guerra fredda contro Cina, Russia e per certi versi India e puntando a destabilizzare i paesi dell’America Latina che avevano assunto un corso progressista.
Gli USA stanno svolgendo a pieno un ruolo neoimperialista – cioè che punta a rendere stabile ed immodificabile una gerarchia all’interno dell’economia globalizzata traendone vantaggio per se ed in subordine per i propri alleati – che ha al centro delle sue attenzioni la creazione di imprese e finanziarie multinazionali in grado di vincere la sfida dentro l’economia globalizzata, l’accaparramento delle risorse naturali, la fissazione di regole neoliberiste che a partire dall’Occidente diventino obbligatorie per tutto il mondo, ecc. l paesi che non fanno parte del blocco di alleanze occidentali vengono attaccati in modi diversificati e flessibili: dall’isolamento alla guerra commerciale fino alla guerra diretta e alla destabilizzazione interna. Occorre a questo riguardo sottolineare un ulteriore elemento su cui non vi è alcuna attenzione nel nostro paese. Questa strategia si accompagna ad una sistematica delegittimazione degli organismi multilaterali a partire dall’ONU, la cui Carta Costitutiva e la cui esistenza è evidentemente ritenuta un ostacolo – retaggio della guerra e della vittoria sul nazifascismo – al pari delle Costituzioni dei paesi europei, che infatti sono sotto pesante attacco, a partire dall’Italia. Gli organismi multilaterali come l’ONU che funzionano sulla base di un voto per paese e del diritto di veto, sono evidentemente ritenuti un ostacolo per il libero dispiegarsi di un nuovo ordine mondiale basato non sulla coesistenza pacifica ma sulla definizione di una chiara gerarchia militare, politica ed economica che non possa essere messa in discussione dall’emergere di nuove superpotenze a partire dal terreno economico, Cina in primo luogo.
E’ del tutto evidente che questa nuova guerra fredda che nutre il circolo vizioso – guerra, terrorismo, razzismo – è a tutti gli effetti l’inizio della terza guerra mondiale che per ora si esprime in una guerra a bassa intensità. Occorre averlo chiaro perché occorre avere chiaro che è cambiata la fase e che la crisi capitalistica in cui siamo entrati da 8 anni viene affrontata dalle centrali capitalistiche in forme regressive e barbariche. Non a caso mai come oggi la democrazia è sotto attacco anche in occidente, con l’obiettivo di ridurre la democrazia ad una pura rappresentazione teatrale che gestisca l’ordine pubblico e non abbia più alcun potere sull’economia, affidata al pilota automatico gestito dalle multinazionali e dalle banche. Il NO alla manomissione della Costituzione italiana è anche il NO a questo nuovo ordine imperialista e guerrafondaio che le classi dominanti dell’occidente vogliono instaurare. Diciamolo forte!

 

Sul fallito golpe in Turchia

Sul fallito golpe in Turchia

Pubblicato il 16 lug 2016

di Paolo Ferrero –

Il golpe in Turchia è fallito. E’ bene fare alcune riflessioni prima che la storia venga completamente riscritta.
In primo luogo tutti i partiti dell’opposizione in Turchia si sono schierati contro il golpe, a partire dall’HDP che ha detto chiaramente che la loro è una battaglia per la democrazia e che questa strada non ha alternative.
In secondo luogo i leader occidentali sono stati a vedere e solo dopo varie ore, quando è stata chiara la divisione dentro le forze armate e l’entità della reazione popolare, Obama ha preso posizione contro il Golpe. Evidentemente tutti questi sinceri democratici, in buona compagnia con Salvini, hanno sperato che il golpe gli togliesse di mezzo il governo Turco. Il fatto che gli addetti militari turchi nelle cancellerie occidentali fossero stati allertati sul golpe ci parla probabilmente di qualche superficie di contatto tra la NATO e i golpisti.
Il fascista Erdogan adesso utilizzerà questo golpe fallito per accentuare la repressione nel paese e accentuare gli aspetti dittatoriali del suo governo.
Compito nostro aumentare ed alimentare la controinformazione sulla repressione in Turchia, aumentare ed alimentare il nostro lavoro di solidarietà con il popolo Kurdo, con i compagni e le compagne del PKK e dell’HDP. W la lotta del popolo Curdo! W il PKK e Ocalan!

Sud, il governo si dimentica delle infrastrutture

Sud, il governo si dimentica delle infrastrutture

Pubblicato il 16 lug 2016

Fabrizio de Feo intervista Andrea Del Monaco –
Sud, il governo si dimentica delle infrastrutture
L’esperto di fondi Ue Del Monaco: «Tagliati 17 miliardi di euro con la legge di Stabilità»

Roma La suggestione del Mezzogiorno che rinasce attorno a progetti simbolo. La necessità di ricucire un tessuto sociale sfiduciato. La volontà di ripartire dai progetti «lasciati a metà da troppo tempo». La distanza tra lo storytelling renziano e la realtà si scontra spesso con i dati. E così nei giorni in cui, dopo la tragedia del disastro ferroviario tra Corato e Andria, si torna a discutere animatamente della questione meridionale partendo dalle considerazioni su una rete ferroviaria di cui al Sud su 16.673 chilometri complessivi si contano solo 5.733 chilometri, il nodo cruciale è l’effettivo stanziamento del governo per gli investimenti.
Districare la matassa delle cifre non è impresa facile. Renzi continua a smentire di aver diminuito i fondi per il Meridione. In realtà su questo punto da mesi Michele Emiliano sfida il governo a una operazione verità. Chi su questa materia porta un contributo di chiarezza è l’esperto di Fondi Ue, Andrea Del Monaco, che non ha dubbi sulla riduzione delle risorse per il Sud da parte del governo.
«Il Sud ha subito un taglio superiore a 17 miliardi» spiega Del Monaco. «I dati sul Fondo Sviluppo e Coesione sono rintracciabili nella tabella E della Legge di Stabilità 2016. Il Fondo, interamente italiano e programmato insieme ai Fondi Ue, ammonta a 38,7 miliardi. Secondo la Stabilità 2014, l’80% della dotazione del Fsc deve essere investito nel Mezzogiorno. Facciamo i conti. L’80% di 38,7 miliardi è pari a 30,9 miliardi: questa è la quota del Sud. Bene, il Masterplan per il Sud destina al Meridione solo 13,4 miliardi provenienti dal Fondo; 13,4 non 30,9. Mancano 17,5 miliardi. Non è finita qui: l’allocazione di quei soldi è spalmata negli anni: 2,8 miliardi nel 2016, 3 miliardi nel 2017, 3,1 miliardi nel 2018, 29,7 miliardi per gli anni 2019 e seguenti. Insomma, poiché la spesa di 29,7 miliardi è rinviata a dopo il 2019, concretamente quei 38 miliardi sono una favola. Inoltre, poiché il Fsc viene ridotto e la sua spesa posposta, non ci sono i soldi per realizzare le infrastrutture meridionali».
Del Monaco entra nel merito. «La dorsale ferroviaria Napoli-Bari-Lecce-Taranto costa 7,1 miliardi: al 31
dicembre 2015 sono stati spesi 700 milioni, servono 6,4 miliardi per concluderla. La dorsale ferroviaria Salerno-Reggio Calabria costa 504 milioni: al 31 dicembre sono stati spesi solo 207 milioni, ne servono altri 296. Difficile pure il completamento della dorsale ferroviaria Messina-Catania-Palermo. Costa 5,1 miliardi: sono stati spesi 1.058 milioni, servono altri 4 miliardi. Infine l’Autostrada Sassari/Ogliastra costa 930 milioni: ne sono stati spesi 215, servono altri 715 milioni. Queste 4 opere costano 13,6 miliardi: al 31 dicembre sono stati spesi 2,18 miliardi, servono altri 11,47 miliardi».

(da Il Giornale di sabato 16 luglio 2016)

Consegnate le firme per il no alle modifiche della Costituzione alla Corte di Cassazione

Consegnate le firme per il no alle modifiche della Costituzione alla Corte di Cassazione

Abbiamo consegnato le firme raccolte alla Corte di Cassazione per confermare la volontà popolare di sottoporre a referendum le modifiche della Costituzione e di potere – di conseguenza – votare NO.

Questa nostra iniziativa è una facoltà, non un obbligo, in quanto l’articolo 138 della Costituzione prevede che per ottenere l’indizione del referendum basta che uno dei tre soggetti previsti lo richieda: almeno 5 regioni, almeno il 20% dei deputati o dei senatori, almeno 500.000 elettori. Purtroppo non siamo arrivati alle 500.00 firme.

Come è noto i deputati dell’opposizione si erano già impegnati a farlo in numero sufficiente in occasione dell’assemblea nazionale di presentazione delle ragioni del No alla Camera dei deputati l’11 gennaio scorso. I deputati ed i senatori contrari all’approvazione della riforma hanno effettivamente chiesto il referendum dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge Renzi-Boschi e quindi il referendum ci sarà.

Il Comitato per il No nel referendum costituzionale ha organizzato la raccolta delle firme tra i cittadini con l’obiettivo di fare entrare anche un protagonista popolare nella scena referendaria, per informare, discutere e coinvolgere.

Del resto il Governo ha capito benissimo che in questo modo si avviava la costruzione di un soggetto referendario attraverso i 400 comitati territoriali (erano 160 all’inizio) e le centinaia di migliaia di cittadini coinvolti che hanno firmato e per questo ha cercato di copiare la nostra iniziativa ispirando una sua raccolta di firme.

Il Comitato per il No nel referendum costituzionale ha ritenuto utile consegnare il 14 luglio le firme raccolte alla Cassazione per la necessaria trasparenza, anche se il numero raggiunto non è 500.000 e quindi è insufficiente.

Perchè è giusto che l’opinione pubblica sappia che centinaia di migliaia di cittadini hanno firmato per chiedere il referendum con l’obiettivo di votare NO alle deformazioni della Costituzione della legge Renzi- Boschi.

Mentre per i referendum su due punti della legge elettorale (Italicum) la consegna delle firme alla Cassazione aveva fondamento solo se si fosse raggiunto il numero necessario per attivare i due referendum, nel caso delle modifiche della Costituzione ha il significato di una sottolineatura politica del valore della partecipazione dei cittadini e della volontà di centinaia di migliaia di loro di votare No nel referendum costituzionale.

Cosi’ potremo misurare anche i risultati dell’iniziativa di raccolta firme ispirata dal governo, organizzata attraverso il Pd. Iniziativa nella quale è stata fin troppo evidente la sproporzione di mezzi e di forza mediatica a favore del governo. Diritto all’informazione di tutte le iniziative referendarie, compreso il NO, su cui è opportunamente intervenuta con un forte richiamo la presidente Boldrini.

Non a caso in questi giorni l’Agcom ha richiamato tutti gli organi di informazione ad una rappresentazione di tutte le posizioni in campo sul referendum costituzionale, comprese ovviamente quelle contrarie come la nostra.

Siamo partiti essenzialmente con buone idee, competenze di rilievo, tanta passione civica, politica e sociale e via via abbiamo costruito una comunità e una rete di comitati che oggi coprono tutto il territorio nazionale.

Noi questi mezzi mediatici e finanziari non li avevamo e non li abbiamo, né tanto meno potremo avere il contributo pubblico riservato ai soggetti referendari. Per questo – partendo da un discorso di verità – abbiamo lanciato una nuova sottoscrizione con l’obiettivo di finanziare la prossima campagna elettorale, attraverso il contributo delle persone che vogliono e possono impegnarsi al nostro fianco, le sole che possono aiutarci.

Il risultato raggiunto di 316mila firme presentate in Cassazione è tale da potere essere sottolineato con orgoglio come base di partenza per consolidare e allargare la critica alla legge Renzi- Boschi, con l’obiettivo della vittoria del NO nel prossimo referendum costituzionale.

 

Comitato per il No nel referendum costituzionale.

«LETTERA APERTA DEL SEGRETARIO REGIONALE ANTONELLO PATTA ALLE ISCRITTE ED AGLI ISCRITTI DEL PRC/SE LOMBARDIA.»

«LETTERA APERTA DEL SEGRETARIO REGIONALE ANTONELLO PATTA ALLE ISCRITTE ED AGLI ISCRITTI DEL PRC/SE LOMBARDIA.»

Carissime/i

Domenica 3 luglio si è conclusa la festa regionale di Rifondazione Comunista della Lombardia tenutasi quest’anno a Cernusco sul Naviglio in provincia di Milano e resa possibile dal lavoro volontario di tante compagne e compagni che ringrazio, ancora una volta, a nome di tutto il partito.

E’ soprattutto grazie alla loro generosità che il nostro partito ha mostrato di saper offrire belle occasioni di svago con buona musica, teatro intelligente, interessanti proposte culturali , oltre che, naturalmente, piatti e bevande di qualità.

Ciò che  ha colpito di più  è che gli incontri più strettamente politici, quelli che troppo spesso nelle feste appaiono sempre più come dei faticosi  obblighi da assolvere, sono stati molto sentiti e partecipati, vissuti positivamente, mi sembra di poter dire, come il cuore della festa.

Così è stato per la bellissima serata con la presidente dell’Hdp,  Figein Yuksedak, Paolo Ferrero e Eleonora Forenza, nella quale era palpabile la solidarietà dei tantissimi presenti con le compagne e i compagni turchi e curdi e il senso di responsabilità di chi si sente partecipe del rafforzamento dei legami politici con un partito fratello. Intensa e partecipatissima la serata finale col Segretario nazionale del Prc; altrettanto bello l’incontro in difesa della Costituzione con la compagna partigiana Lidia Menapace, Giovanni Russo Spena e il presidente dell’Anpi provinciale Roberto Cenati.

Perfino gli incontri del pomeriggio sono andati, cosa solitamente complicata, molto bene. Così è stato per  la presentazione del libro di Saveri Ferrari “Il giovedì nero di Milano” e per  il dibattito sui femminicidi. Gli unici incontri che hanno sofferto sono stati quelli incappati nei fortunali così frequenti quest’estate, ma su quei temi avremo occasione di tornare.

Sono stati questi appuntamenti e la buona partecipazione generale, nonostante l’appuntamento si sia svolto in un’area nuova e quindi non conosciuta , a far esprimere alle tante compagne e compagni intervenuti la soddisfazione di esserci, di esistere come Rifondazione, come punto di riferimento importante in un momento non facile per la sinistra. “Se vogliamo possiamo!” e “L’anno prossimo di nuovo e meglio!” erano le affermazioni ripetute tra tutti e in particolare tra i tanti volontari, tutte le sere più numerosi del necessario.

La sottolineatura degli aspetti politici non tragga in inganno: la festa è stata positiva anche dal punto di vista dell’autofinanziamento, impegno decisivo per un Partito Comunista e per la sua autonomia.  L’attivo realizzato, di cui daremo conto in sede di bilancio, permetterà al comitato regionale di proseguire anche il prossimo anno  con gli impegni assunti sul piano della comunicazione,  della stampa e propaganda. Proseguirà dunque la realizzazione e la messa a disposizione di circoli e federazioni  di materiali stampati di buona qualità, così decisivi per la presenza del partito nelle battaglie politiche  del prossimo anno, a partire dalla campagna per il No allo stravolgimento della Costituzione.

E’ con l’auspicio di continuare su questa strada che auguro  una buona estate a tutte e a tutti, con un pensiero particolare alle compagne e ai compagni impegnate/i nelle feste in corso o previste nei mesi estivi.

Antonello Patta

LA QUESTIONE DEI FANGHI E GLI ARRESTI

LA QUESTIONE DEI FANGHI E GLI ARRESTI

Mortara, 14 luglio 2016

LA QUESTIONE DEI FANGHI E GLI ARRESTI

 

La notizia dell’intervento della Magistratura sulla questione dei fanghi con arresti, impianti sequestrati con numeri impressionanti come le 110.000 tonnellate di fanghi sparsi senza controllo e con vere e proprie frodi, non ha che confermato, purtroppo, la giustezza della battaglia condotta da tempo sul territorio dai vari comitati che si oppongono alla devastazione del territorio.

Da gran tempo, in tutte le sedi possibili, dai Consigli Comunali e Provinciali quando eravamo rappresentati, alla partecipazione alle varie iniziative, come Partito della Rifondazione Comunista avevamo cercato, inascoltati, di opporci all’utilizzo del territorio provinciale come di una gigantesca discarica.

Non si tratta solo, anche se questo è gravissimo, di mancati controlli, e neanche si tratta di scandalizzarsi a posteriori, o di stupirsi, come fanno il Presidente della Provincia e i vari esponenti della Lega (che tra l’altro dirigono la Regione Lombardia che ha grave responsabilità in merito).

Quello che è mancato è la volontà politica da parte di molti Comuni della Provincia e della Regione di mandare avanti una programmazione pubblica accettabile in materia ambientale.

Invece la nostra Provincia è diventata preda di potentati economici in tutti i campi, dai rifiuti alle centrali elettriche, dalle cave ai, appunto,  fanghi, con numeri impressionanti.

Non è possibile che si sia andati aldilà di ogni equa proporzione nello spandimento sul territorio, anche per l’oggettiva convergenza di interessi fra il sistema produttivo agricolo e i produttori di fanghi. E’ questa convergenza di interessi che deve essere spezzata, se vogliamo che il nostro territorio torni a vivere.

Per questo serve un nuovo modello di utilizzo dei terreni agricoli, con leggi regionali e nazionali adeguate.

Ma una misura, che noi abbiamo chiesto da gran tempo in campo ambientale, deve essere presa immediatamente: la moratoria (il blocco) di ogni insediamento di questo tipo,a partire dall’ECOTRASS che si vuole installare a Mortara.

La salute pubblica deve contare più degli enormi profitti degli inquinatori.

 

Giuseppe Abbà

Segretario Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista

Teresio Forti

Ex Consigliere Provinciale e della Segreteria Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista

Scontro treni, Ferrero: «Di fronte a queste morti insensate non bastano le lacrime: togliere i soldi dall’alta velocità e metterli per le linee dei pendolari»

Scontro treni, Ferrero: «Di fronte a queste morti insensate non bastano le lacrime: togliere i soldi dall’alta velocità e metterli per le linee dei pendolari»

Pubblicato il 13 lug 2016

di Paolo Ferrero –

Il dolore di fronte a decine di vittime – non ne conosciamo ancora il numero esatto –  è enorme.

Il dolore tende a diventare rabbia di fronte all’insensatezza di queste morti: sono morti per nulla.

Sono morti a causa di scelte politiche sbagliate che si accompagnano all’ignavia e al pressapochismo.

Per questo credo che il minimo che possiamo fare è quello di onorare queste morti con un deciso cambio di indirizzo politico, che renda impossibile tragedie come questa.

La scelta da fare è molto semplice: la si smetta di gettare via soldi per la TAV e si mettano quelle risorse per le linee dei pendolari in modo che funzionino e siano messe in condizioni di operare in piena sicurezza.

E’ lo Stato che dovrebbe garantire che si tuteli soprattutto chi prende il treno ogni giorno per andare a lavoro o a scuola».

12 luglio 2016

Giovani Comunisti/e solidali con la terra di Bari!

 

Festa di Liberazione – Rifondazione Comunista – Federazione di Pavia

Festa di Liberazione – Rifondazione Comunista – Federazione di Pavia

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Da giovedì 21 a domenica 24 il partito della Rifondazione Comunista fa festa a Bereguardo nell’area della Cooperativa di Consumo, via Ticino 23.

Il programma è molto ampliato rispetto agli anni precedenti, a partire dal fatto che la festa dura 4 giorni.

Tutte le sere musica e danze, cucina, birra e grigliate.

Tutti i pomeriggi e alla domenica mattina incontri e dibattiti.

Tutte le sere una ricca cucina offrirà piatti tipici e tradizionali, oltre a birra, panini e grigliate a prezzi popolari.

Domenica anche pranzo (su prenotazione).

Incontri e dibattiti politici:

–          Venerdì 22 ore 17,30, l’autore Enrico Vigna presenta il suo libro : “Le chiede d’oriente ed il  <regime> siriano”;

–          Sabato 23 ore 17,30, Fascismo di ieri e di oggi, dibattito con S.Ferrari e M. Mandelli;

–          Domenica mattina ore 10,30 tavola rotonda fra i referenti dei comitati locali per il NO nel prossimo referendum costituzionale

–          Domenica 24 ore 17,30 parliamo di Deindustrializzazione in provincia di Pavia e in Italia con la partecipazione di esponenti della Camera del Lavoro di Pavia

 

L’offerta musicale incontra i gusti più differenti:

–          Giovedì 21 serata giovani con i gruppi TOWN-CRIES (rock), e THE SNATCH (blues rock);

–          Venerdì 22 CABRINI BAND richiamerà il vasto pubblico degli appassionati di musica leggera;

–          Sabato 23 serata latinoamericana con il gruppo cubano SALVADOR PUERTO Y SU SON;

–          Domenica 24 serata di tango argentino con esibizione di coppie

RIFONDAZIONE COMUNISTA FEDERAZIONE DI PAVIA

“Fu Calderoli ad usare il termine “scimmia” come insulto razzista, ma il Pd lo salvò dall’incriminazione”. Intervento di Giorgio Cremaschi

“Fu Calderoli ad usare il termine “scimmia” come insulto razzista, ma il Pd lo salvò dall’incriminazione”. Intervento di Giorgio Cremaschi
L’inventore di “scimmia”, e simili, come insulto razzista fu qualche anno fa tale Calderoli, parlamentare della Lega Nord. Lo rivolse all’indirizzo dell’allora ministro Kyenge.
In questo pezzo Giorgio Cremaschi aggiunge qualche particolare in più. Sottolinea, cioè, come a salvare Calderoli fu il Pd, andando contro una rappresentante del suo stesso partito. 
Nel Senato giunse la richiesta di autorizzazione a procedere per razzismo contro il senatore della Lega Nord.
Ben 81 parlamentari del PD , quasi tutti, votarono per salvare Calderoli che poi ricambiò il favore ritirando molti suoi emendamenti su leggi del governo.
Questo schifo dimostra che viene dal palazzo la tolleranza contro il razzismo.
Dare della scimmia ad un altro essere umano è l’atto abbietto e violento di un razzista che colpisce tutta la nostra umanità.
Dovrebbe essere combattuto e punito con tutto il rigore possibile, come teoricamente già prevede la legge. Invece finora si è reagito col politicamente corretto, con le battute di spirito, con atteggiamenti che alla fine hanno reso questo linguaggio nazista alla stregua di qualsiasi altro insulto.
Anzi per Calderoli si è detto dal Senato che dare dell’orango ad una donna è normale critica politica.
Poi c’è la vita quotidiana, dal calcio, al lavoro, alla stessa scuola, dove gli insulti razzisti non ricevono quel disprezzo e quella condanna e quelle punizioni che dovrebbero avere.
Voglio qui ricordare il terribile comitato di mamme di S.Colombano, a Brescia, che sono state ricevute in pompa magna dal Prefetto perché chiedevano che i loro figli non vedessero, ripeto vedessero, i pochi profughi ospitati in paese.
E che dire poi della tolleranza contro tutte le forme di esplicito e dichiarato neofascismo? Che violano la legge e la Costituzione, ma che invece vengono permesse e a volte persino protette dalle pubbliche autorità.
Sul Garda pochi giorni fa c’è stato un raduno internazionale di nazisti, lasciato tranquillo dalle pubbliche autorità.
Bisogna allora ricordare che i fascisti e i razzisti sono illegali in Italia, la legge non consente né di dire scimmia né di fare il saluto romano.
Ma oggi chi ha questi comportamenti non paga nulla. Anzi chi contesta i raduni fascisti e razzisti si prende le cariche e le denunce della polizia.
Un vecchio slogan degli anni 70, particolarmente sentito dopo la strage fascista di Brescia, diceva: “MSI fuorilegge abbasso la DC che lo protegge!” Queste parole vanno riprese ed attualizzate, contro le memorie condivise e tutte le forme di legittimazione del fascismo e del razzismo che hanno percorso la classe politica italiana negli ultimi decenni.
Nessuna tolleranza per i razzisti e i fascisti e nessuna giustificazione per chi nel palazzo tradisce la Costituzione Repubblicana.
Giorgio Cremaschi
Tratto da: controlacrisi.org

Strada su immigrazione: l’idea dell’invasione è una stupidaggine

Strada su immigrazione: l’idea dell’invasione è una stupidaggine

Fermo: Emmanuel ammazzato dal clima di xenofobia e razzismo che c’è nel paese

Fermo: Emmanuel ammazzato dal clima di xenofobia e razzismo che c’è nel paese

Pubblicato il 6 lug 2016

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, e Maurizio Acerbo, della segreteria nazionale di Rifondazione Comunista, dichiarano:
«Vogliamo esprimere il nostro cordoglio per Emmanuel, 36enne nigeriano ridotto in fin di vita da un italiano ieri a Fermo. Di fronte all’orrore della violenza razzista non possiamo limitarci alla condanna dei balordi fascisti che hanno aggredito Emmanuel e sua moglie. Questo orrore è frutto di un clima di xenofobia che troppi nella comunicazione e nella politica alimentano spregiudicatamente in Italia e in Europa. La vera emergenza è questa, è la barbarie che sta crescendo nelle nostre città, non la ricerca di salvezza da fame e guerre da parte di esseri umani che hanno diritto all’accoglienza. Non ci stancheremo di ripetere che nostra patria è il mondo intero, che non si può essere complici nè strizzare l’occhio alle pulsioni razziste, non vi può essere alcuna concessione e giustificazione nei confronti di xenofobia e razzismo se vogliamo salvare democrazia e civiltà. C’è una lotta culturale, sociale e politica da portare avanti senza alcun calcolo di convenienza elettorale.
Siamo dalla parte dei rifugiati senza se e senza ma.

Emmanuel è stato ucciso da dei balordi ma il loro odio insensato è stato nutrito dai troppi veleni che in questi anni sono stati diffusi contro l’immigrazione e gli immigrati».6 luglio 2016

Lettera di Alberto Garzòn ai militanti e sostenitori di Izquierda Unida, sui risultati del 26 giugno

Lettera di Alberto Garzòn ai militanti e sostenitori di Izquierda Unida, sui risultati del 26 giugno

Pubblicato il 1 lug 2016

Care/i compagne/i

In primo luogo, vorrei ringraziare tutti i militanti e sostenitori per lo sforzo erculeo che avete portato avanti in questa campagna. E’ stata una bella campagna, con le manifestazioni più moltitudinarie degli ultimi tempi in Spagna e con la nostra gente che si è deidicata corpo e anima e, come sempre, al compito politico del momento. Avete portato il nostro programma e il nostro progetto politico in ogni angolo di questo paese. E grazie a questo sforzo abbiamo fatto grandi passi avanti nella costruzione di uno spazio politico unitario, qualcosa di molto necessario in questo momento. Senza di voi questo non sarebbe stato possibile. Grazie.

Tuttavia i risultati delle passate elezioni non sono stati quelli che speravamo. Non abbiamo raggiunto gli obiettivi che ci eravamo fissati dando vita all’alleanza tra Podemos e Izquierda Unida. Il Partito Popolare si è rafforzato, con più di settecento mila voti aggiuntivi, mentre la coalizione ha perso più di un milione di voti rispetto alla somma dei voti di entrambe le organizzazioni del passato 20 dicembre. Non siamo riusciti a sconfiggere il Pp né a creare le condizioni parlamentari affinché il nostro Paese possa avere un governo di sinistra.

Una riflessione calma e rigorosa diventa necessaria. Dovremo analizzare tutti i dati e le informazioni che abbiamo a nostra disposizione nei prossimi mesi per scoprire cosa è successo. Non speravamo in questo risultato, né se lo aspettava qualsiasi partito politico o sondaggista. Probabilmente nella nostra società, e ancor di più nella sinistra, ci sono forze sociali che non siamo riusciti a intercettare. Io per primo, non ho saputo vedere esattamente ciò che stava accadendo nell’elettorato di sinistra.

Quello che appare evidente, senza il pregiudizio delle analisi postume, è che non siamo stati capaci di sedurre né convincere l’elettorato di sinistra che aveva confidato in IU e Podemos nelle passate elezioni. La nuova astensione, quella di chi aveva votato a dicembre e non oggi, praticamente coincide con il numero dei voti persi dalla coalizione. Non è chiaro se questo pezzo di elettorato lo si era perso già prima della coalizione, per via della frustrazione rispetto alle negoziazioni relative all’investitura di governo, o se si tratta di un fenomeno posteriore. Quello che è chiaro è che non siamo riusciti a convincere tutti i nostri elettori del momento storico che il nostro Paese sta attraversando. Dovremo approfondire con calma le cause di questo fatto e le soluzioni che si richiedono.

Ciò nonostante, è positivo che noi ci chiediamo se la confluencia (l’alleanza) sia stata una buona idea. Io credo di sì. La confluencia è stata, in primo luogo, una strategia razionale che ci ha permesso di mantenere i seggi nonostante la perdita dei voti. E in secondo luogo, è stata una buona idea in termini politici, perché ci permetterà di iniziare a costruire uno spazio politico con un enorme potenziale di trasformazione.

Tuttavia, dobbiamo porre l’attenzione sul risultato politico generale. Dal 2011 ad oggi il ciclo politico di mobilitazioni e proteste ha prodotto un cambiamento radicale nel sistema dei partiti ma anche nello spazio politico della sinistra. Mentre nel 2011 potevamo contare solamente undici deputati in questo spazio, oggi possiamo contarne 71. Si tratta di un’avanzata considerevole, sebbene insufficiente. Ma va ricordato che l’illusione generata dai sondaggi è solamente questa, un’illusione, e che il nostro spazio politico non è mai stata così forte in parlamento spagnolo come lo è ora.

Tuttavia, l’analisi non può essere limitata solo al fatto elettorale. Il nostro paese sta attraversando una grave crisi economica e politica che colpisce le basi stesse della nostra società. L’attuale fase storica del capitalismo è gestita da governi neoliberali la cui gestione provoca un deterioramento delle condizioni di vita della maggioranza sociale. Queste politiche sono responsabili per la crescita della frustrazione e la rabbia delle classi popolari, il che ha alimentato la crescita dell’estrema destra in Europa e minaccia di far implodere il progetto dell’Unione Europea, come abbiamo visto nel Regno Unito.

Nel nostro Paese, tuttavia, siamo in gran parte riusciti a spiegare la crisi con le coordinate ideologiche della sinistra. E il regime è ancora in crisi, incapace di risolvere la questione economica senza ricorrere a duri tagli che colpiscono la sua base sociale e incapace anche di raggiungere uno scenario di governabilità. I prossimi saranno mesi e anni di grandi sfide per le classi popolari e per la sinistra sociale e politica. E per far fronte a questo compito siamo più forti che mai.

Durante la nostra XI Assemblea abbiamo approvato la tabella di marcia che dà il via alla costruzione della confluencia e unità popolare, dalla mobilitazione sociale al piano culturale. Senza alcun dubbio la confluencia elettorale è insufficiente e incapace senza altri due elementi: la capacità di costruire una visione del mondo diversa da quella delle oligarchie e un movimento popolare protagonista. Sono convinto che sia questo il cammino corretto, e dobbiamo trarre vantaggio dal fatto che abbiamo un’organizzazione forte e unita. Il nostro miglioramento nella rappresentanza politica, con otto deputati e due senatori, sarà egualmente al servizio di quella tabella di marcia.

L’egemonia non è un concetto che si riferisce alla capacità di vendere un prodotto nel mercato elettorale ma, è più corretto, la capacità di estendere un’alternativa concezione del mondo, culturale e sociale e perciò ancorata alla vita quotidiana delle classi popolari. Questo lavoro può essere raggiunto solo con l’organizzazione e l’ideologia, cioè, con impegno collettivo e con progetto politico. La nostra organizzazione è la meglio preparata per questo ruolo, e non verrà meno.

Non abbiamo raggiunto i nostri obiettivi elettorali, è vero. Ma noi abbiamo una organizzazione che sta sapendo costruire un nascente blocco sociale sociale e politico alternativo  per governare e trasformare il nostro paese. E abbiamo una organizzazione impegnata in un progetto politico chiamato socialismo. E abbiamo. militanza soprattutto una militanza d’oro che difende queste cause nei momenti migliori e nei peggiori, e un sacco di comp agni e compagne che si sono uniti in ogni battaglia, che condividono il loro tempo ed energia per sostenere il nostro progetto. Ed ora, nonostante gli attacchi dei media, siamo di fronte a una fase storica che apre un’importante ventaglio di opportunità. Cogliamolo.

Salute e Repubblica.

Alberto Garzón Espinosa

MADRID 09 05 2016 Alberto Garzon IU y Pablo Iglesias Podemos durante el acto en el que han comunicado el acuerdo de estos dos partidos para las proximas elecciones FOTO JOSE LUIS ROCA

MADRID 09 05 2016 Alberto Garzon IU y Pablo Iglesias Podemos durante el acto en el que han comunicado el acuerdo de estos dos partidos para las proximas elecciones FOTO JOSE LUIS ROCA

 

L’impegno di Rifondazione Comunista per il NO. Il documento approvato dal CPN

L’impegno di Rifondazione Comunista per il NO. Il documento approvato dal CPN

Pubblicato il 3 lug 2016

Pubblichiamo il documento approvato al termine del Comitato politico nazionale del Partito della Rifondazione Comunista sulla campagna referendaria.

Il CPN di Rifondazione Comunista

impegna i compagni e le compagne di Rifondazione Comunista a dar vita ad una campagna di massa per il NO nel referendum sulla manomissione costituzionale, in piena sintonia con i comitati locali e nazionali per i referendum costituzionali e sociali. L’esito del referendum è infatti decisivo per la democrazia nel paese e per evitare la stabilizzazione antidemocratica che perseguono il PD e Confindustria.

Propone che nell’ambito della campagna unitaria per il No Rifondazione Comunista, sviluppi una propria mobilitazione specifica su due livelli:

In primo luogo, intrecciando il NO nel referendum con il NO al CETA ed in particolare al TTIP, che, nel caso venisse approvato, determinerebbe una completa messa in mora della Costituzione Repubblicana. La democrazia è infatti aggredita dai trattati neoliberisti, a partire da quelli europei.

In secondo luogo intrecciando la battaglia per il NO nel referendum alle nostre proposte sociali contenute nella campagna “i soldi ci sono” e rivolte ai soggetti colpiti dalla crisi: dalla richiesta della firma dei contratti di lavoro, alla proposta del reddito sociale, al piano per il lavoro, alla difesa e rilancio del welfare. Difendere la democrazia e redistribuire la ricchezza garantendo i diritti sociali: tassare le grandi ricchezze e dar vita ad un Quantitative Easing per i popoli.

 

Roma, 3/7/2016

 

ANCORA DISAGI AL “CORTELLONA”

ANCORA DISAGI AL “CORTELLONA”

Mortara, 02 luglio 2016

ANCORA DISAGI AL “CORTELLONA”

Dopo anni di proteste, in quanto venivano aumentate notevolmente le rette senza interventi efficaci, finalmente nel 2015 è stato installato al “Cortellona” l’impianto di aria condizionata.

Tutto bene quindi?

No, perché ci risulta che quest’anno l’aria condizionata non sia ancora entrata in funzione, in quanto, dopo i reclami per il rumore da parte di un vicino, l’impianto è stato spento.

E’ una situazione assurda, poiché dall’estate dell’anno scorso ad oggi (periodo della protesta del vicino) il Presidente del Cortellona ha avuto un anno di tempo per risolvere il problema (coibentazione, insonorizzazione ecc.), senza che provvedesse in merito.

Ci si è limitati a spegnere l’impianto con la conseguenza che nelle stanze si raggiungono i 30 gradi con evidenti disagi per gli anziani ospiti.

Oltre a tutto ciò, l’impianto stesso risulta insufficiente dal punto di vista della struttura dell’edificio.

Eppure Ganimede non cessa di vantarsi per le “performance” del Cortellona, ad esempio di aver fornito  pasti esterni per altro pagati con le rette dei ricoverat

Teresio Forti

Circolo di Mortara del Partito della Rifondazione Comunista

Festa di Rifondazione Comunista a Bubbiano dei circoli: Casorate Primo – Motta Visconti – Bubbiano e Bereguardo

Festa di Rifondazione Comunista a Bubbiano dei circoli: Casorate Primo – Motta Visconti – Bubbiano e Bereguardo

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