Archivio for agosto, 2016

L’ostilità dello Stato turco contro i curdi

L’ostilità dello Stato turco contro i curdi

L’obiettivo dello Stato turco nell’occupare la Siria non è diretto verso Daesh,

la sua intenzione è annichilire i successi dei curdi e degli altri popoli e destabilizzare ancora di più la Siria.

Lo Stato turco con la scusa della “lotta contro Daesh” sta per iniziare un nuovo processo di invasione, con l’entrata del 24 Agosto 2016 nella città siriana di Jarablus.

Il momento in cui lo Stato turco ha realizzato questa invasione è molto significativo, se si tiene in conto che essa viene realizzata subito dopo i successi delle Forze Democratiche della Siria (SDF) e del Consiglio Militare di Manbij, che hanno liberato questa città il 13 di Agosto 2016, iniziando un contrattacco.

L’esercito turco e le forze a lui legate sono entrate a Jarablus senza alcuno sforzo e senza che ci sia stato nessuno scontro. Questo significa che previamente è stato fatto un accordo con Daesh.

Nel momento in cui si portava a compimento l’occupazione non è avvenuto nessun combattimento.

Daesh si è travestito da Al- Nusra, che è un’altra organizzazione terrorista. Vale a dire che Daesh e altri gruppi terroristi continuano ad esistere nella regione sotto altri nomi. Ora lo Stato turco e i suoi complici hanno cominciato un’intensa aggressione contro le Forze Democratiche della Siria, contro il Consiglio Militare di Manbij, contro i curdi e gli altri popoli che vivono nella regione. Sappiamo dalle fonti locali che hanno usato anche armi chimiche contro la popolazione civile con l’obiettivo di strappare alcune aree dalle Forze Democratiche della Siria (Al-Amarne, Dendeniye..)

Lo Stato turco, che ha cominciato questa campagna di invasione attraverso una manipolazione davanti agli occhi del mondo intero, sta violando i diritti universali e il diritto internazionale.

Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno dato il beneplacito a questa invasione, rimanendo in silenzio; hanno fornito il loro consenso, commettendo un grave errore.

Gli attacchi di Daesh all’Europa sino ad oggi vengono condotti da forze sostenute dallo Stato turco e dalla frontiera controllata da questo Stato.

Con questa invasione i paesi occidentali e tutta l’umanità sono stati nuovamente posti in una situazione di vulnerabilità agli attentati di Daesh. Mentre le Forze Democratiche della Siria, composte da curdi, arabi, assiri, armeni, e altri popoli, stavano al punto di sconfiggere completamente Daesh, chiudendo loro le frontiere. Questa invasione dello Stato turco ha interrotto la disfatta di Daesh.

Lo Stato turco collabora con Jabhat al-Sham (vicino ad Al-Nusra) che sta subordinando Al-Qaeda e i criminali di Daesh. Si sono impossessati di Jarablus attraverso un accordo realizzato tra queste forze. E’ necessario dire basta a questi giochi! Perché altrimenti si permette allo Stato turco e alle altre forze del terrore di estendere i loro attacchi verso altri luoghi, il che significa un aggravamento del caos e della guerra, così come la morte di ancora più persone e la trasformazione di ancora più persone in rifugiati.

•Lanciamo un appello a tutta l’opinione pubblica mondiale dalla parte della democrazia e dei valori umani ad alzare la sua voce contro questo sporco gioco dello Stato turco e contro la sua invasione.

•Lanciamo un appello alle potenze internazionali, come gli Stati Uniti e l’Unione Europea, perché ritirino l’appoggio che forniscono allo Stato turco.

UIKI e KNK

26.08.2016

www.uikionlus.com

Continuiamo a contrastare il “Trattato Nosferatu”

Continuiamo a contrastare il “Trattato Nosferatu”

Tratto da: http://www.italia.attac.org/index.php

di Marco Schiaffino

Sarà che sono interista e ho ancora in mente un fatidico 5 maggio, sarà che sono cresciuto negli anni ’80 e ho in mente i film horror in cui il cattivo sembra morto per poi rispuntare armato di machete alle spalle della protagonista, ma io del “decesso” del TTIP non mi fido.

Le dichiarazioni dei ministri francese (prima) e tedesco (poi) rappresentano certamente un’ottima notizia, ma non vanno molto al di là di certificare quello stallo di cui siamo tutti consapevoli da anni.

Certo, se il ministro dell’economia tedesco Sigmar Gabriel avesse detto “ci siamo resi conto che il TTIP è una monumentale idiozia e che non fa gli interessi dei cittadini ma solo delle multinazionali” la cosa sarebbe diversa. Al momento, però, la crisi dei negoziati è dovuta a due fattori che non sono per nulla risolutivi.

Il primo è il fatto che le parti, in perfetta logica da bottegai, non riescono a trovare un accordo che illuda entrambi di aver fatto un buon affare, o per lo meno non riescono a spuntare condizioni che possano sbandierare di fronte ai rispettivi sponsor per definire il TTIP un “successo”.

Il secondo è il fatto che buona parte delle “resistenze” al trattato non sono affatto genuine. Diciamocelo: ai membri del governo di Francia e Germania (gli unici ad aver dichiarato pubblicamente qualche perplessità sul trattato) il TTIP andrebbe benissimo.

L’unico problema che hanno è che esiste una cosa chiamata “opinione pubblica” che negli ultimi 3 anni ha dato retta a una cosa chiamata “movimenti” che hanno spiegato loro perché il trattato fa schifo. E siccome quella cosa chiamata “opinione pubblica” ha il brutto vizio di condizionare i risultati elettorali, Merkel e Hollande non se la sentono di prenderla a calci in faccia.

Fosse per loro, diciamocelo, l’ISDS non sarebbe un grosso problema. La clausola che permette alle aziende di fare causa a un governo se promulga una legge che “disturba” i loro affari (magari per tutelare sciocchezze come la salute dei cittadini, l’ambiente o i diritti dei consumatori) sarebbe promossa come un ottimo strumento per garantire la crescita dell’economia e, ancor meglio, una ghiotta occasione per crearsi un alibi spendibile in futuro quando quella cosa chiamata “opinione pubblica” dovesse chiedere loro conto delle politiche che portano avanti.

Se oggi Francia e Germania dichiarano “morto” il TTIP, quindi, non è per una sincera convinzione riguardo il fatto che il trattato non fa gli interessi dei loro cittadini. È solo per interesse. Tanto più che gli stessi governi portano avanti trattati come il CETA (l’accordo col Canada che ha caratteristiche pressoché identiche al TTIP) e il TISA, l’accordo sui servizi che prevede politiche ancora più sbilanciate verso una visione neoliberista.

È questo il motivo per cui la campagna Stop TTIP non può e non deve abbassare la guardia. Nel quadro attuale, il successo non può portarci ad abbandonare la lotta, ma a rilanciare per fare in modo che l’opposizione ai trattati di libero scambio e il conseguente tentativo di scippo di democrazia portato avanti dai poteri finanziari diventi una lotta ampia e condivisa. Da tutti.

Gabriel “TTIP fallito”. Stop TTIP Italia: “importante risultato, ma occhi aperti”

Gabriel “TTIP fallito”. Stop TTIP Italia: “importante risultato, ma occhi aperti”

“Il TTIP è fallito”: così il Ministro dell’economia tedesco Sigmar Gabriel

Stop TTIP Italia: “importante risultato, ma non abbassiamo la guardia. E prossimo Consiglio Europeo di Bratislava metta la parola fine su TTIP e CETA”

C’è voluta la dichiarazione del vice cancelliere tedesco e ministro dell’Economia, il socialdemocratico Sigmar Gabriel, per mettere la parola fine ai negoziati sul TTIP, l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti, di cui si è concluso nel luglio scorso a Bruxelles il 14° round negoziale.
In un’intervista alla rete ZDF Gabriel ha dichiarato che i negoziati sul TTIP sono «di fatto falliti perché noi europei non possiamo accettare supinamente le richiesta americane». Un colpo pesante a quei Paesi membri, Italia in testa, che del Trattato Transatlantico era sostenitori in prima persona.
“Una dichiarazione importante perché fa proprie le preoccupazioni della società civile europea e statunitense” dichiara Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia.“Ma c’è comunque da tenere gli occhi aperti: se Sigmar Gabriel sottolinea ciò che da anni hanno sostenuto Stop TTIP Italia e le altre campagne europee, questo non significa che non possa trattarsi di tattica negoziale. Capiremo cosa accade al Consiglio Europeo di Bratislava di settembre dove, tra l’altro, si parlerà anche del preoccupante Accordo con il Canada, il CETA, già approvato ma che grazie alle pressioni dal basso abbiamo ottenuto che venga ratificato anche dai Parlamenti nazionali, senza esautorare i nostri Parlamentari da una decisione così importante per l’economia del nostro Paese. Da Bratislava dovrà uscire un secco stop al TTIP e al CETA, come richiesto dalla maggioranza dei cittadini europei”.
“La dichiarazione di Sigmar Gabriel dovrebbe aprire un serio dibattito interno all’Europa e al nostro Governo su come vengano decise le priorità politiche ed economiche” sottolinea Elena Mazzoni, tra i coordinatori della Campagna Stop TTIP Italia. “Ma l’eventuale e auspicato blocco del negoziato TTIP non risolve il problema: l’accordo con il Canada ormai approvato va bloccato in sede parlamentare, facendo mancare la ratifica da parte di alcuni Paesi membri. Hanno sempre presentato il CETA come precursore del TTIP: una sua approvazione presenterebbe molti dei problemi che il TTIP portava con sé, a cominciare dal dispositivo di tutela degli investimenti, la cui riforma non ci rassicura per nulla sulla tenuta dei diritti sociali e ambientali”.
“Una buona notizia, emersa grazie a milioni di persone che si sono opposte e a una pressione dal basso che ha chiesto a gran voce di non derogare sui diritti e sulla qualità” dichiara Marco Bersani, tra i coordinatori della Campagna Stop TTIP Italia. “Ma un risultato così importante per la società civile non deve farci dimenticare che serve un vero e proprio ribaltamento della politica commerciale europea, ad oggi basata troppo sulla spinta verso la liberalizzazione dei mercati e l’austerità, e troppo poco verso un processo realmente rispettoso delle persone e dell’ambiente”.

Continua su: https://stop-ttip-italia.net/2016/08/28/gabriel-ttip-fallito-stop-ttip-italia-importante-risultato-ma-occhi-aperti/

Le elezioni del 28 agosto: una beffa per i cittadini

Le elezioni del 28 agosto: una beffa per i cittadini

Mortara, 28 agosto 2016

LE ELEZIONI DEL 28 AGOSTO: UNA BEFFA PER I CITTADINI

Il 28 agosto si terranno le elezioni provinciali (o dell’area vasta, come vengono definite) nel disinteresse generale.
Disinteresse in quanto in primo luogo i cittadini elettori non saranno chiamati a partecipare. Al voto sono chiamati circa 2000 consiglieri comunali che voteranno in modo “ponderato” cioè con un voto di diverso peso e a seconda degli abitanti rappresentati.

Si sono formate due liste dove, francamente, non si notano differenze politiche o di programmi.

C’è una lista di centro-destra con candidato Presidente Andrea Itraloni dove si trovano esponenti di centro-destra come il Sindaco di Mortara Marco Facchinotti (Lega Nord), ma anche personaggi che avevano appoggiato il così detto centro-sinistra di Bosone come Riccardo Fiamberti.

C’è una lista definita di centro-sinistra con candidato presidente Vittorio Poma. Costui, dopo essere stato Presidente della Provincia di centro-destra (sostenuto da Forza Italia, AN e Lega Nord) appoggia Bosone nel 2011, diventa Presidente del Consiglio provinciale, appoggia il centro-sinistra in provincia, mentre fa l’opposizione di centro-destra al Consiglio Comunale di Pavia.
Eppure il PD provinciale lo appoggia in queste elezioni.

Alcune considerazioni:

1° E’ evidente il trasformismo dei principali Partiti della nostra Provincia, dove diventa indifferente il posizionamento politico pur di conservare quel tanto di potere che è ancora concesso dalla legge sulle Province.

2° Non esiste nessuna apprezzabile differenza tra i programmi delle due liste. I problemi della Provincia di Pavia sono molti, bisognerebbe applicare una moratoria (il blocco) di ulteriori interventi devastanti nel campo dei rifiuti, delle cave, delle centrali elettriche, dei fanghi in agricoltura. Sulla viabilità bisognerebbe intervenire con scelte precise (ad esempio premendo sulla Regione e sul Governo per un miglioramento del trasporto ferroviario per i pendolari), così per l’edilizia scolastica di competenza.
Nei programmi delle due liste ci sono solo generici accenni ai problemi fondamentali della provincia di Pavia.

3° Il governo Renzi, con la così detta riforma delle province, ha iniziato, come ancor più pesantemente sta facendo con gli attacchi alla Costituzione (per cui invitiamo a votare NO al prossimo referendum) a colpire il principio di sovranità popolare e gli spazi di democrazia.

4° La stessa riduzione dei costi è una pura “favola” in quanto il personale, pur ricollocato, esiste pur sempre, a parte il fatto che è ancora da dimostrare che la spesa per i dipendenti provinciali sia stata una spesa inutile.
Noi riteniamo che non sia inutile in quanto hanno lavorato in vari ed importanti campi.
Poi, se risparmio vuol dire tagliare fondi per la viabilità (difatti quasi tutti i ponti sul Po sono a traffico limitato) o per l’edilizia scolastica, questa è una politica miope che impoverisce il territorio.

5° Almeno in precedenza, con le elezioni provinciali che riguardavano tutti gli elettori, questi temi venivano adeguatamente valutati. Non ci risulta che questi problemi siano stati discussi neanche nei Consigli Comunali che devono decidere chi sarà il Presidente della Provincia.

Giuseppe Abbà
Segretario provinciale del Partito della Rifondazione Comunista

Teresio Forti
Già Consigliere provinciale della Segreteria Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista

Grande azione di lotta da stamattina dei braccianti in Puglia

Grande azione di lotta da stamattina dei braccianti in Puglia

Grande azione di lotta da stamattina dei #braccianti in Puglia!
In più di 400 stanno bloccando da più di quattr’ore la Princes, la più grande fabbrica di trasformazione del #pomodoro d’Europa, 3 miliardi di fatturato l’anno, alla periferia di #Foggia. Pomodoro che raccolgono in condizioni indegne nei campi della provincia, senza rispetto dei contratti, vivendo in ghetti alla periferia della città. Chiedono l’apertura di due tavoli istituzionali, su permessi di soggiorno e condizioni di lavoro di braccianti e trasportatori. Finora hanno ricevuto la solidarietà anche di tanti camionisti, nonostante questi ultimi siano costretti a rimanere in fila perché l’ingresso alla fabbrica è bloccato.
Scrive il Comitato lavoratori delle campagne:
“CENTINAIA DI CAMION BLOCCATI IN TUTTA LA PROVINCIA!
Al momento centinaia di camion nell’intera area della provincia di Foggia sono bloccati, già carichi di pomodori, ma impossibilitati a raggiungere la#Princes per via del blocco dei lavoratori. Un grande colpo alla GDO e ai padroni del pomodoro che fatturano miliardi sulla pelle dei lavoratori!”

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Mario Tozzi sul terremoto: “Italia come il Medio Oriente. Una scossa di magnitudo 6 non dovrebbe provocare questi disastri”

Mario Tozzi sul terremoto: “Italia come il Medio Oriente.  Una scossa di magnitudo 6 non dovrebbe provocare questi disastri”

Pubblicato: 24/08/2016 11:14

 

“Ormai abbiamo osservato che ogni 4 o 5 anni c’è un sisma che colpisce la dorsale appenninica. Eppure gli amministratori non fanno prevenzione. Il risultato è che l’Italia è arretrata come il Medio Oriente: in un paese avanzato una scossa di magnitudo 6 non provoca crolli e vittime”.

Mario Tozzi, geologo e noto divulgatore scientifico in tv, non usa giri di parole contro la politica che a sette anni dal tragico terremoto dell’Aquila non ha fatto quasi nulla per prevenire il disastro di questo 23 agosto. La terra ha nuovamente tremato violentemente devastando i paesi vicini all’epicentro: Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto.

“Le zone dalla Garfagnana a Messina, e cioè la dorsale appenninica, sono tutte sismiche e appartengono alla stessa regione geologica. L’Italia è un territorio geologicamente giovane e perciò subisce queste scosse strutturali di assestamento. Non stiamo dicendo che i terremoti sono prevedibili”, puntualizza Tozzi, “perché sappiamo che è una sciocchezza. Ma stupisce che in una zona sismica non si faccia quasi nulla per impedire che una scossa di magnitudo 6 possa addirittura far crollare un ospedale come è accaduto ad Amatrice”.

Non esiste alcun alibi, continua il geologo: “Non veniteci a dire che i paesini del centro Italia sono antichi e perciò crollano più facilmente. Gli antichi sapevano costruire bene e basta pensare che a Santo Stefano di Sessanio, vicino l’Aquila, era crollata soltanto la torre perché restaurata con cemento armato, mentre a Cerreto Sannita nel Beneventano quasi tutto era rimasto intatto dopo il terremoto dell’Irpinia: non fu un caso, era stato costruito bene”.

Dunque “siccome ormai è chiaro che dobbiamo avere a che fare con i terremoti dovremmo costruire e fare una manutenzione antisismica di tutti gli edifici pubblici e privati, i soldi devono essere impiegati in questo modo: è la priorità”, sottolinea ancora Tozzi, ricordando che “in Giappone e in California con una scossa simile a quella di Amatrice c’è soltanto un po’ di spavento ma non crolla nulla”.

Mancati investimenti, fatalismo: il terremoto per Tozzi è soltanto una delle cause delle decine di morti di questa notte. “Facciamo sempre i soliti discorsi ma vediamo che non cambia nulla. Siamo il paese europeo con numero record di frane e alluvioni, siamo territorio sismico eppure per chi ci governa quando qualcosa succede è sempre una fatalità: bisognerebbe smetterla di pensare in questo modo e cominciare a ripensare seriamente al territorio”.

www.huffingtonpost.it

 

Sisma – Ferrero (Prc-SE) : “Solidarietà di Rifondazione comunista e aiuti concreti alle popolazioni colpite dal terremoto”

Sisma – Ferrero (Prc-SE) : “Solidarietà di Rifondazione comunista e aiuti concreti alle popolazioni colpite dal terremoto”

 

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiara:

 

“Rifondazione comunista esprime vicinanza alle popolazioni laziali, marchigiane ed umbre colpite dal terremoto. Ai familiari di quanti hanno perso la vita va il nostro più sentito cordoglio. Il nostro partito ha già preso contatto con le istituzioni territoriali impegnate nella zona terremotata per portare aiuto e solidarietà concreta alle popolazioni. Le nostre sedi e i nostri militanti sono impegnati da subito nella raccolta di quanto può occorrere alle popolazioni colpite dal terremoto.
Nelle prossime ore daremo ulteriori indicazioni per dare aiuti concreti in base alle necessità verificate sul territorio colpito dal sisma.

 

Rimane forte amarezza per il ripetersi di queste tragedie. In un paese con un così diffuso e noto rischio sismico investire nella prevenzione e nella messa in sicurezza dovrebbe essere la grande opera prioritaria su cui concentrare investimenti.

Lo ripetiamo inascoltati da anni. ”

24 agosto 2016

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La carta Curda

La carta Curda

Dopo circa 70 di duri combattimenti le Unità di Difesa del Popolo curde (YPG) e combattenti arabi, riuniti nelle Forze Democratiche della Siria (FDS), sostenute dall’aviazione USA hanno portato in larga misura sotto il loro controlla città di Manbij nel nord della Siria situata in una posizione strategica. Nel nordovest della città secondo quanto riferito dalle FDS tuttavia sono ancora arroccati circa 120 miliziani di »Stato Islamico« (IS) con fino a 4.000 civili come scudi umani. Inoltre nel centro della città si trovano numerose trappole esplosive.

Secondo quanto riferito dall’agenzia stampa AFP durante i combattimenti intorno a Manbij dalla fine di maggio sono rimasti uccisi circa 1.000 miliziani di IS, 300 combattenti delle FDS e circa 400 civili. Dozzine di civili avrebbero perso la vita a fine luglio in un attacco aereo degli USA. Con Manbij situata a ovest dell’Eufrate, gli islamisti hanno perso un importante collegamento tra la città di Jarablus situata al confine con la Turchia e il loro »quartier generale« ad Al-Raqqa e la regione intorno ad Aleppo.

Dopo la liberazione di Manbij, “le forze delle YPG con la copertura aerea russa e armi russe possono avanzare ulteriormente verso ovest”, si dice in uno studio attuale del Thinktank statunitense “The Washington Institute for Near East Policy”, che mette in guardia da interessi diversi delle YPG e gli USA che spingono per un’offensiva contro Raqqa. Le YPG “con le loro azioni hanno segnalato in modo univoco le loro preferenze” e seguirebbero una “strategia complessiva di collaborazione con la Russia per collegare le enclave curde di Afrin e Kobane”, si dice nello studio. La “alleanza Assad-Putin” starebbe al fianco dei curdi per stroncare “il crogiolo dei nemici” – con riferimento alle associazioni combattenti jihadste sostenute dalla Turchia – nella città di Azaz.

Rappresentanti dei curdi in Siria intanto reagiscono in modo tranquillo alla riappacificazione tra Russia e Turchia. Martedì i presidenti dei due Paesi, Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan, per la prima volta dopo l’abbattimento di un aereo da combattimento russo a novembre dello scorso anno, si sono incontrati a San Pietroburgo. Il quotidiano russo Vedomosti mercoledì ha comunicato che il conflitto in Siria faceva parte dei principali temi del vertice al quale ha partecipato anche il capo dei servizi segreti turchi Hakan Fidan e il capo di stato maggiore russo Valeri Gerassimow. Su domanda dei giornalisti invece Erdogan ha risposto che la questione della Siria sarebbe stata discussa solo in colloqui successivi. La consulente del Direttore dell’Istituto Russo di Studi Strategici Jelena Suponina, in un colloquio con l’agenzia stampa russa Sputnik, considera il fatto che non ci sia stata una dichiarazione pubblica sulla Siria, una prova del fatto che le controversia sulla materia persistono.

Così la Turchia continua a sostenere le associazioni jihadiste che combattono presso Aleppo. Ma Ankara rinfaccia alla Russia il sostegno ai curdi siriani. Così la regione autonoma del “Rojav” proclamata nel nord della Siria nel febbraio di quest’anno, su invito del governo russo, ha aperto un ufficio di collegamento a Mosca. “A Erdogan piacerebbe che queste relazioni finissero o che fossero almeno minimizzate. La parte russa dovrebbe usare questo asso nella manica”, ha detto il presidente del Consiglio Russo per le Relazioni Internazionali, Andrej Kortunow. Giocando la carta curda, Erdogan potrebbe essere spinto a un compromesso nella prossima tornata di colloqui di pace a Ginevra. “Ankara ora dovrebbe capire la necessità di includere i curdi nel processo di riconciliazione in Siria”, ha detto fiducioso l’ambasciatore della Russia all’ONU Vitali Tschurkin a Sputnik martedì. Fino la loro partecipazione ai colloqui di Ginevra è fallita per il veto da Ankara.

“Le nostre relazioni con la Russia sono buone. La Russia è nostra amica”, ha sostenuto il co-presidente dell‘importante Partito di Unione Democratica PYD curdo, Salih Muslim, lunedì prima del vertice russo-turco. Che Mosca nel conflitto siriano è una “forza efficace e buona” e che ora deve spendersi per nuove trattative a Ginevra. Contestualmente Muslim ha sottolineato che i curdi siriani continuano a fare affidamento sulle proprie forze. “Abbiamo il nostro progetto, il progetto del confederalismo democratico. Questo progetto lo portiamo avanti ogni giorno”.

di Nick Brauns, Junge Welt
Foto: Rodi Said/Reuters

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NO TAV tour “IO STO CON CHI RESISTE”

NO TAV tour “IO STO CON CHI RESISTE”

NO TAV tour “IO STO CON CHI RESISTE”
di NICOLETTA DOSIO
La mia casa e il mio paese non sono una prigione.
Ecco perché, in opposizione alle misure restrittive che mi sono state imposte dal tribunale di Torino, parto per portare dappertutto le vicende della nostra lotta.
Porterò con me anche le storie di Giuliano, di Luca e di tutte e tutti coloro che sono colpiti dalle misure ingiuste del tribunale di Torino.
La Valle non si arresta e non è sola.
Tutte/i Libere/i!!!
Nicoletta Dosio

APPUNTAMENTI

CUNEO Noi stiamo con chi resiste!
Via Saluzzo, 28
Sabato 27 agosto 2016, ore 17:30
http://rifondacuneo.blogspot.it/

RIOTORTO – PIOMBINO (LI) Festa di LiberAzione
Parco comunale La pinetina
Venerdì 2 settembre 2016, ore 21:00
https://www.facebook.com/events/298528780505613/

ROMA Renoize016
Parco Schuster
Sabato 3 settembre 2016, ore 18:30
https://www.facebook.com/notes/10-anni-di-renato-ionondimentico/3s-parco-schuster-decennale-renoize-2006-2016-amore/1350945718253625

NAPOLI Je so’ pazzo Festival
Ex OPG Occupato, Via Matteo Renato Imbriani, 218
Sabato 10 settembre 2016, ore 18:00
https://www.facebook.com/events/154579001617725/
http://jesopazzo.org/index.php/iniziative/260-je-so-pazzo-festival-2016

Modena
Sabato 17 settembre 2016
ore 21:00
Festival Filosofia L’AntAgonismo
C.s.a. Stella Nera
via Folloni 67
https://www.facebook.com/SpazioStellaNeraModena/

Lavori pubblici umili e utili per uscire dalla crisi

Lavori pubblici umili e utili per uscire dalla crisi

Pubblicato il 22 ago 2016

di Giorgio Nebbia

Un secolo fa l’economista inglese John Maynard Keynes ha suggerito che, quando un paese è in crisi economica e di occupazione, una soluzione consiste nell’investire denaro pubblico in opere di utilità generale, in quelle che una volta si chiamavano “lavori pubblici” e che in Italia avevano addirittura un apposito ministero: strade, ferrovie, porti, edifici pubblici. I soldi pubblici spesi avrebbero assicurato un salario a lavoratori i quali li avrebbero spesi per acquistare quelle merci che fino allora erano fuori dalla portata delle loro tasche. Per produrre tali merci molte imprese avrebbero assunto altri lavoratori che a loro volta sarebbero diventati consumatori di altre merci e così via. Imprenditori e lavoratori avrebbero pagato, in nuove tasse, più di quello che lo stato aveva speso per avviare le opere pubbliche.

La ricetta funzionò, più o meno come aveva suggerito Keynes, negli Stati Uniti durante la prima grande crisi del Novecento; il governo di Franklin Delano Roosevelt, dal 1933 fino alla seconda guerra mondiale, fece, con i soldi dei contribuenti, opere pubbliche utili, anche dal punto di vista ambientale, come difesa del suolo dall’erosione, rimboschimento, centrali elettriche, addirittura fabbriche di concimi e di prodotti chimici “statali” (un‘eresia per il liberalismo americano).

Qualcosa di questo spirito fu recepito anche in Italia negli anni della ricostruzione, dopo il 1945, soprattutto con l’occhio rivolto al Mezzogiorno arretrato. Ce ne siamo dimenticati, ma se il Mezzogiorno ha accorciato le distanze rispetto all’Italia settentrionale più industrializzata è stato per merito delle fabbriche statali, delle strade, della distribuzione ai contadini delle terre abbandonate, delle case “popolari”, della difesa del suolo con rimboschimenti, della regimazione delle acque; i soldi spesi dallo stato sono rientrati, con gli interessi, attraverso le tasse riscosse a mano a mano che nasceva nuova occupazione nelle fabbriche e nei cantieri sorti, nel Sud e nel Nord, per soddisfare la nuova domanda di abitazioni, frigoriferi, televisori, automobili.

Certo, ci sono stati vistosi errori, dovuti a previsioni e a scelte imprenditoriali sbagliate, a localizzazioni errate, ci sono stati episodi di vistosa corruzione, per cui tanto denaro pubblico ha fatto ricchi e ricchissimi pochi mentre avrebbe potuto togliere dalla miseria tanti nostri concittadini.

Col passare dei decenni le parole “stato” e “pubblico” sono diventate politicamente poco corrette davanti alla nuova ideologia della privatizzazione. L’esito sono state le crisi che hanno caratterizzato la seconda metà del Novecento e l’inizio di questo secolo, al punto che si deve di nuovo invocare l’intervento dello stato per opere pubbliche, oggi le chiamano infrastrutture.

Ci sono opere pubbliche elettoralmente redditizie, che consentono di inaugurare autostrade, ferrovie, ponti, con discorsi ufficiali e tanta televisione. Ma ci sono altri umili lavori di grande utilità pubblica e sociale, che richiederebbero l’impiego di migliaia di lavoratori, che non si possono inaugurare con interventi della televisione ma che salverebbero, di tante persone, i beni e i campi e i soldi (e anche molte vite), portati via dalle continue frane e dagli allagamenti di terre e città.

Una serata per FILIZ “Avesta”, la guerrigliera kurda dagli occhi verdi che leggeva Dostoevskij

Una serata per FILIZ “Avesta”, la guerrigliera kurda dagli occhi verdi che leggeva Dostoevskij
 Giovedì 8 settembre 2016                  Laboratorio Anarchico PerlaNera
Via Tiziano, 2 – Alessandria
 
Una serata per FILIZ “Avesta”, la guerrigliera kurda dagli occhi verdi che leggeva Dostoevskij
 
A partire dalle ore 18.00: presentazione del libro di Marco Rovelli “La guerriera dagli occhi verdi”, Cena Kurda, concerto di Marco Rovelli con Davide Giromini
 
L’incasso della serata sarà destinato al progetto “Hevi U Jiyan” di Makhmur
 
Ingresso ad offerta minima di euro 5. Per la cena è necessaria la prenotazione (Info: Salvatore  347 402534 – Antonio 335/7564743)
 
Organizza: Laboratorio Anarchico PerlaNera – Ass. Verso il Kurdistan onlus
avesta giusta
 

Maschere a Ventotene

Maschere a Ventotene

Pubblicato il 22 ago 2016

di Paolo Ciofi

I teatranti sono Renzi, Merkel e Hollande. I quali nell’isola pontina, con gran fracasso di tamburi e tromboni della comunicazione padronale e anche di quel giornale che dichiara (senza vergogna) di essere stato fondato da Gramsci,tentano di mascherare la loro inanità nascondendosi dietro il Manifesto di Altiero Spinelli, un combattente tenace che di certo non avrebbe gradito. Andiamo allora al dunque e diciamo la verità.

L’idea dell’Europa federale e degli Stati uniti d’Europa concepita da Spinelli e Rossi nasce sulla premessa dell’abbattimento dell’imperialismo del capitale, del dominio assoluto dei monopoli privati e della grande finanza. Cioè del nazifascismo, che aveva provocato la tragedia della seconda guerra mondiale e la distruzione di ogni principio di solidarietà, libertà e uguaglianza.

Alla base del loro progetto non c’era il ritorno al modello dello Stato liberale, ma una nuova idea di socialismo, in cui le classi lavoratrici avrebbero dovuto svolgere una decisiva funzione dirigente, fino al superamento degli Stati nazionali, delle loro contraddizioni e contrapposizioni di interessi.

Esattamente il contrario di ciò che si sta verificando oggi e che i tre in gita a Ventotene stanno praticando.

Costoro fanno ammuina (con evidenti differenze tra loro) sull’unione politica dell’Europa, e in pari tempo sostengono senza esitazione i tre pilastri che la rendono impossibile: il dominio assoluto della finanza e dei mercati, il contenimento dei salari e l’abbattimento del Welfare, la cancellazione della rappresentanza politica delle classi lavoratrici del XXI secolo.

In queste condizioni anche ai ciechi dovrebbe essere chiaro che l’unità politica dell’Europa è una pura declamazione e un grave inganno. In cui eccelle in noto statista di Rignano, il quale sbrodola dichiarazioni sull’unione politica del Continente mentre in Italia, con la controriforma della Costituzione e non solo, cancella di fatto il fondamento del lavoro della Repubblica democratica. Come egli stesso dichiara, ha in testa (se l’affermazione non è azzardata) un altro modello di democrazia, che rassomiglia molto alla dittatura dell’impresa, cioè del capitale.

Allora bisogna essere chiari fino in fondo: l’Europa dei popoli e dei lavoratori è l’unica Europa possibile.

Come sosteneva Berlinguer, del quale Spinelli era diventato stretto collaboratore essendo stato eletto deputato europeo nelle liste del Pci e poi vicepresidente del gruppo parlamentare comunista.

Un altro dato di fatto scientificamente occultato, perché del comunismo italiano, e della parola stessa, si teme persino la memoria.

In conclusione, dallo stato attuale delle cose si può uscire oggi per una sola via. Si tratta di lottare perché si sviluppi in ogni singolo Paese e in tutta Europa un vasto movimento politico-sociale per obiettivi concreti: il controllo dei mercati e della finanza contestualmente all’abolizione dei paradisi fiscali; il rilancio dell’occupazione e dei salari in connessione con un piano di investimenti pubblici; la definizione di un Welfare europeo con standard comuni di diritti e prestazioni sociali, che eviti la guerra tra poveri e tenda all’unificazione dei lavoratori.

Anche per questo è necessario riappropriarsi del Manifesto di Ventotene e della linea Berlinguer-Spinelli nella costruzione dell’Europa: per progettare e affermare una vera alternativa in cammino verso una civiltà più avanzata. Diversamente, tutto il resto è chiacchiera e smaccata difesa degli interessi costituiti. Con il risultato di continuare a scivolare inevitabilmente verso il Medio Evo, senza poter escludere una conflagrazione globale.

….

 Paolo Ciofi è presidente dell’associazione Futura Umanità che ha promosso lo scorso anno il convegno Berlinguer e l’idea di Europa (audio, video, testi)

Referendum, Menapace: “Vietato parlare del No? L’Anpi non è a disposizione di Renzi. Finito il tempo del pensiero unico”

Referendum, Menapace: “Vietato parlare del No? L’Anpi non è a disposizione di Renzi. Finito il tempo del pensiero unico”

Pubblicato il 20 ago 2016

di Marco Pasciuti “Il Pd è abituato a pensare che le vecchie organizzazioni legate al Partito Comunista fossero a disposizione. E’ stato così in passato, ma oggi non è più così”, avverte Lidia Menapace, classe 1924, “partigiana combattente con il grado di sottotenente”, come lei stessa ricorda. Perché il tempo in cui il Pc “era una chiesa” cui “le persone obbedivano anche quando non erano d’accordo” è finito
“Il Pd è abituato a pensare che le vecchie organizzazioni legate al Partito Comunista fossero a disposizione. E’ stato così in passato, ma oggi non è più così“. Perché il tempo in cui il Pc “era quasi una chiesa” cui “le persone obbedivano anche quando non erano d’accordo” è finito, avverte Lidia Menapace, classe 1924, “partigiana combattente con il grado di sottotenente”, specificava orgogliosa a Giovanni Floris che a maggio la intervistava a Di Martedì sul distinguo tra i partigiani “veri” che votano sì al referendum sulle riforme costituzionali e tutti gli altri coniato da Maria Elena Boschi.

 Un altro scontro con il Pd, che ha invitato l’Anpi alla festa dell’Unità di Bologna, ma ha messo una regola: niente banchetti e volantini per il “no” al referendum sulla riforma costituzionale.

“Che stupidaggine. E’ come dire a qualcuno ‘Ti invito a pranzo, però l’importante è che non mangi‘. E’ una questione impostata male fin dall’inizio perché nell’Anpi è passata a stragrandissima maggioranza, il 97% dei delegati al congresso, la posizione di votare no al referendum. Anche se a quelli di noi che hanno un’opinione contraria, nessuno vieta di votare ‘Si’. Ora, questa cosa ha creato dissapori perché l’associazione è sempre stata molto sensibile alle richieste provenienti dall’ex Partito Comunista e da ciò che da quest’ultimo è venuto fuori in seguito. Ora però provare  a cancellare il fatto che la stragrande maggioranza dell’Anpi non ne vuol sapere di sconciare la Costituzione, no, non è una cosa ben fatta”.

“Siete voi che venite a casa nostra”, ha risposto il Pd. La sinistra, questa sinistra, non è più la casa dei partigiani?

“Guardi, una volta il partito, il Pc dico, era quasi una chiesa, si aderiva alle sue posizioni con un atteggiamento quasi fideistico, le persone si turavano il naso e obbedivano anche quando non erano d’accordo. Ma è un tipo di cultura politica che appartiene al passato. Non dico che sia da buttare via, ma oggi non è più utilizzabile. Non è possibile pretendere sempre l’unanimità. Io ho fatto la Resistenza, ho lottato in Val d’Ossola dove c’era una Repubblica che era unitaria ma in cui si confrontavano anche a furia di urla diverse anime e non c’era un pensiero uniforme o unanime“.

Come avviene nell’Anpi, dove c’è chi voterà ‘Sì’ al referendum. L’inizio di una spaccatura?

“Quelli che votano sì sono certamente favorevoli a Renzi, ma questo non vuol dire che l’associazione si spaccherà. Quelli di noi che hanno partecipato attivamente alla Resistenza sono vicini alla scomparsa. Ma il passaggio del testimone è già avvenuto a Torino, due congressi fa, quando l’Anpi si è aperta ai giovani e ha visto aumentare i tesseramenti. Quindi non è vero che il passaggio da una generazione a un’altra debba essere traumatico e comportare necessariamente una rottamazione, come la chiama Renzi“.

NO anpi manifestoQual è allora il motivo di queste continue incomprensioni tra l’Anpi il Pd?

“Il Pd è abituato a pensare che le vecchie organizzazioni legate al Partito Comunista fossero spontaneamente a disposizione. E’ stato così in passato, ma oggi non è più così. E’ una delle ultime conseguenze di quella cosa grande e importante – peccato che sia finita male – che era il Pc con tutte le sue organizzazioni di massa. Però è una cosa datata, finita“.

A maggio la Boschi con la distinzione tra partigiani “veri” che votano ‘Sì’ al referendum e tutti gli altri e il paragone con Casapound, ora il comune di Firenze che non invita l’Anpi alla Festa della Liberazione e le condizioni poste dal Pd a Bologna. C’è una strategia?

“Nessun gesto politico è innocente, qualche finalità se la pone sempre. Ma arrivare a pensare a una strumentalizzazione mi sembra eccessivo. Noto, invece, una certa insofferenza verso ildissenso“.

La posta in gioco al referendum è molto alta, troppo alta per dare spazio al dissenso.

“Renzi ha rischiato troppo, nessuno glielo ha chiesto di mettersi in prima linea come ha fatto. Ha sbagliato i calcoli. Se la sinistra esiste ancora, cosa di cui parecchi dubitano, di certo non sta nel Pd. E’ la grande questione politica ancora aperta e, siccome è di grande importanza, sarebbe bene affrontarla con prudenza, evitando atteggiamenti del tipo ‘Chi non vota come diciamo noi non è partigiano’, come fa la Boschi. Che farebbe meglio a restare in silenzio”.

L’atteggiamento del presidente del Consiglio è simile a quello di molti dei suoi predecessori: “Dopo di me, il diluvio”.

“Guardi, non sono del Pd, ho un giudizio non buono di Renzi. Anzi, dico una vera carognata: mi fa pensare a Fanfani, ma non nel senso che è democristiano. Fanfani era aretino, Renzi èfiorentino e dare dell’aretino a un fiorentino è un’offesa che non può essere lavata neanche con il sangue. Non posso pensare che il destino dell’Italia sia legato alle sorti del governo Renzi, perché questo è un ricatto e non un discorso politico”.

Festa Nazionale a Firenze di Rifondazione Comunista

Festa Nazionale a Firenze di Rifondazione Comunista

Festa nazionale a Firenze 7-11 settembre: suggerimenti per pernottamenti

Dal 7 all’11 settembre si svolgerà a Firenze la nostra festa nazionale. Segnaliamo qualche suggerimento per il pernottamento: tenete conto che già ora è difficile trovare disponibilità quindi prima si prenota meglio è.  Ci vediamo a Firenze!

Ostello Santo Monaca, via Santa Monaca,6

055 268338 – 055 2396704  info@ostellosantamonaca.com

Villa Camerata – Ostello della Gioventù e Campeggio
via Augusto Righi, 4
055 601451  firenze@aighostels.it

Ostello Gallo D’Oro
via Cavour 104
055 5522964  info@ostellogallodoro.com

B&B L’Olivo
Lungarno Ferrucci, 27
320 406 3192  info@olivofirenze.it

Camping Village Internazionale
via San Cristofano 2
055 2374704  internazionale@florencevillage.com

Hostel 7 Santi
viale dei Mille, 11
055 5048452  info@7santi.com

PopArtment Firenze
Via A. Catalani, 13
055-0549890 info@popartment.com

B&B La Torre Dei Re
Viale Belfiore, 58
055 0503549 | Cell. 334 1997216
latorredeire@hotmail.com
(in centro ma collegato direttamente all’area festa dal bus 14)

Hotel Ferrucci
Via di Ricorboli, 2
055 688660 info@hotelferruccifirenze.it

Italiana Hotels Florenze
Viale Europa, 205
055 653 3316 info@hiflorence.it

http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=24491

Messaggio della presidente Dilma Rousseff al Senato Federale e al popolo brasiliano

Messaggio della presidente Dilma Rousseff al Senato Federale e al popolo brasiliano

Pubblicato il 18 ago 2016

Pubblichiamo la traduzione integrale delmessaggio letto dalla presidente del Brasile Dilma Rousseff di fronte a telecamere e giornalisti martedì 16 agosto 2016 nel Palazzo dell’Alvorada. Un messaggio da condividere e diffondere anche in Italia per fare chiarezza sul golpe in atto contro la legittima presidente nel paese che ospita le Olimpiadi.

Brasília, 16 agosto 2016

Mi rivolgo alla popolazione brasiliana e alle Signore Senatrici e ai Signori Senatori per esprimere ancora una volta il mio impegno per la democrazia e per le misure necessarie per superare l’impasse politico che ha già causato tanti pregiudizi al Paese.

Il mio ritorno alla Presidenza, per decisione del Senato Federale, significherà l’affermazione dello Stato Democratico di Diritto e potrà contribuire in modo decisivo al sorgere di una nuova e promettente realtà politica. La mia responsabilità è grande. Nel percorso  per difendermi dall’impeachment mi sono ulteriormente avvicinata al popolo, ho avuto l’opportunità di ascoltare il suo riconoscimento, di ricevere il suo affetto. Ho ascoltato anche critiche dure al mio governo, agli errori commessi e a misure e politiche che non sono state adottate. Accolgo queste critiche con umiltà  e determinazione perché si possa costruire un nuovo cammino. Abbiamo bisogno  di rafforzare la democrazia nel nostro Paese e, per questo, sarà necessario che il Senato chiuda il processo di impeachment in corso, riconoscendo, in presenza di prove irrefutabili, che non vi è stato crimine di responsabilità, che io sono innocente.

Nel presidenzialismo previsto dalla nostra Costituzione non è sufficiente la sfiducia politica per allontanare un Presidente. Bisogna che si configuri un crimine di responsabilità. Ed è chiaro che non vi è stato tale crimine.

Non è legittimo, come vogliono i miei accusatori, allontanare il capo di Stato e di governo per “l’insieme dell’opera”. Chi allontana il Presidente per “l’insieme dell’opera” è il popolo, e solo il popolo, nelle elezioni.

Per questo affermiamo che, se l’impeachment fosse consumato senza crimine di responsabilità, avremmo un colpo di stato.

Il collegio elettorale di 110 milioni di elettori sarebbe sostituito, senza il dovuto sostegno costituzionale, da un collegio elettorale di 81 senatori. Sarebbe un indubbio golpe seguito da elezione indiretta. Viceversa, ritengo che la soluzione per le crisi politica ed economica che affrontiamo passi attraverso il voto popolare in elezioni dirette. La democrazia è l’unica strada per la costruzione di un Patto per l’Unità Nazionale, lo Sviluppo e la Giustizia Sociale. E’ l’unico cammino perché noi si esca dalla crisi.

Da qui l’importanza che noi si assuma un chiaro impegno per il Plebiscito e per la Riforma Politica.

Sappiamo tutti che vi è un impasse determinato dall’esaurimento del sistema politico, sia per il numero eccessivo di partiti, sia per le pratiche politiche discutibili che esigono una profonda trasformazione delle regole vigenti.
Sono convinta della necessità, e darei il mio appoggio incondizionato alla convocazione di un Plebiscito, con l’obiettivo di consultare la popolazione sulla realizzazione anticipata di elezioni, così come sulla riforma politica ed elettorale.

Dobbiamo concentrare sforzi per la realizzazione di un’ampia e profonda riforma politica che stabilisca un nuovo quadro istituzionale che superi la frammentazione dei partiti, moralizzi il finanziamento delle campagne elettorali, rafforzi la  fedeltà partitica e dia maggior potere agli elettori.

Il pieno ripristino della democrazia richiede che la popolazione decida quale è il cammino migliore per ampliare la governabilità e perfezionare il sistema politico elettorale brasiliano.
Per questo fine dobbiamo costruire un ampio Patto Nazionale, basato su elezioni libere e dirette, che coinvolga tutti i cittadini e le cittadine brasiliane. Un Patto che rafforzi i valori dello Stato Democratico di diritto, la sovranità nazionale, lo sviluppo economico e le conquiste sociali.
Questo Patto per l’Unità Nazionale, lo Sviluppo e  la Giustizia Sociale consentirà la pacificazione del Paese. Il disarmo degli spiriti e il raffreddamento delle passioni devono essere superiori a qualsiasi sentimento di disunione. La transizione per questo nuovo momento democratico esige che venga aperto un ampio dialogo fra tutte le forze vive della Nazione Brasiliana con la chiara coscienza che ciò che ci unisce è il Brasile.

Dialogo con il Congresso Nazionale affinché congiuntamente e con responsabilità da noi vengano cercate  le migliori soluzioni per i problemi affrontati dal Paese. Dialogo con la società e i movimenti sociali, affinché le domande della nostra popolazione ottengano piena risposta da politiche consistenti ed efficaci. Le forze produttive, imprenditori  e lavoratori, devono partecipare in forma attiva alla costruzione di proposte per la ripresa della crescita e l’innalzamento della competitività della nostra economia.

Riaffermo il mio impegno per il rispetto integrale della Costituzione Cittadina del 1988, con risalto ai diritti e alle garanzie individuali e collettive che essa stabilisce. La nostra parola d’ordine continuerà ad essere “nessun diritto in meno”. Le politiche sociali che hanno trasformato la vita della nostra popolazione, assicurando opportunità per tutte le persone e valorizzando l’eguaglianza e la diversità dovranno essere mantenute e rinnovate. La ricchezza e la forza della nostra cultura devono essere valorizzate come elemento fondativo della nostra nazionalità.
Generare un maggior numero e migliori posti di lavoro, rafforzare la sanità pubblica, ampliare l’accesso ed elevare la qualità dell’educazione, assicurare il diritto all’abitazione e migliorare la mobilità urbana sono investimenti prioritari per il Brasile.

Tutte le variabili dell’economia e gli strumenti della politica devono essere canalizzati affinché il Paese torni a crescere e a creare posti di lavoro. Questo è necessario perché, dall’inizio del mio secondo mandato, misure, azioni e riforme necessarie perché  il Paese affrontasse la grave crisi economica sono state bloccate e sono state imposte  le cosiddette liste-bomba, nella irresponsabile logica del “tanto peggio, tanto meglio”.
Vi è stato uno sforzo ossessivo per squalificare il governo, senza preoccuparsi delle dannose conseguenze imposte alla popolazione. Possiamo superare questo momento e, uniti, cercare la crescita economica e la stabilità, il rafforzamento della sovranità nazionale e la difesa del pré-sal e delle nostre ricchezze naturali e minerali.

Fondamentale è dare continuità alla lotta contro la corruzione. Questo è un impegno non negoziabile. Non accetteremo alcun patto a favore dell’impunità di coloro che, in modo comprovato, e dopo il pieno esercizio del contraddittorio e della difesa, abbiano praticato illeciti o atti di improbità.

Popolo brasiliano, Senatrici e Senatori, il Brasile vive uno dei momenti più drammatici della sua storia. Un momento che richiede coraggio e chiarezza di propositi da noi tutti. Un momento che non tollera omissioni, inganni o mancanza di impegno per il Paese. Non dobbiamo permettere che una eventuale rottura dell’ordine democratico fondata sull’impeachment senza crimine di responsabilità renda fragile la nostra democrazia, con il sacrificio dei diritti assicurati nella Costituzione del 1988. Uniamo le nostre forze e i nostri propositi nella difesa della democrazia, il lato giusto della Storia.

Sono orgogliosa di essere la prima donna eletta presidente del Brasile. Sono orgogliosa di dire che, in questi anni, ho esercitato il mio mandato in forma degna e onesta. Ho onorato i voti che ho ricevuto. In nome di questi voti e in nome di tutto il popolo del mio Paese, lotterò con tutti gli strumenti legali di cui dispongo per assicurare la democrazia in Brasile. A questo punto tutti sappiamo che non ho commesso crimini di responsabilità, che non vi è motivo legale per questo processo di impeachment, in quanto non vi è crimine. Gli atti che ho compiuto sono stati atti legali, atti necessari, atti di governo. Atti identici sono stati praticati dai presidenti che mi hanno preceduto. Non era crimine nella loro epoca, e parimenti non è crimine adesso.
Mai nella mia vita si troverà prova di disonestà, viltà o tradimento. Diversamente da coloro che diedero inizio a questo processo ingiusto e illegale, non ho conti segreti all’estero, mai ho distratto un solo centesimo del patrimonio pubblico per mio arricchimento personale o di terzi e non ho ricevuto tangenti da nessuno. Questo processo di impeachment è fragile, giuridicamente inconsistente, un processo ingiusto, scatenato contro persona onesta e innocente. Quello che chiedo alle Senatrici e ai Senatori è che non si faccia l’ingiustizia di condannarmi per un crimine che non commesso. Non vi è ingiustizia più devastante che condannare un innocente. La vita mi ha insegnato il significato più profondo della speranza. Ho resistito al carcere e alla tortura. Vorrei non dovere resistere alla frode e alla più infame ingiustizia. La mia speranza esiste perché è anche la speranza democratica del popolo brasiliano, che mi ha eletto due volte Presidente. Chi deve decidere il futuro del Paese è il nostro popolo.

La democrazia deve vincere.

Dilma Rousseff

(Traduzione di Teresa Isenburg)

ELEZIONI PROVINCIALI: UN FANTASMA PER 450.000 CITTADINI…ALTRI DECIDONO PER LORO!

ELEZIONI PROVINCIALI: UN FANTASMA PER 450.000 CITTADINI…ALTRI DECIDONO PER LORO!

Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, Federazione di Pavia

ELEZIONI PROVINCIALI: UN FANTASMA PER 450.000 CITTADINI…ALTRI DECIDONO PER LORO!

 

In provincia di Pavia è tempo di elezioni, ma cittadine e cittadini non ne sanno nulla.

Il motivo è semplice: sono elezioni “di secondo grado”. Solo consiglieri comunali e sindaci saranno chiamati alle urne il prossimo 28 agosto, per eleggere il nuovo Presidente della Provincia e 12 consiglieri.

Altro che abolizione delle Province! E’ l’attuazione della Legge n. 56 dell’aprile 2014 – la cosiddetta legge Delrio – che incide sostanzialmente sulla espressione democratica del voto: esclusi i quasi 450.000 residenti iscritti nelle liste elettorali, la scheda resta nelle mani di poco più di duemila consiglieri comunali.

 

Questi ultimi eleggeranno – dove sono i programmi e le proposte? In quale spazio pubblico di confronto sono stati definiti? – la nuova Provincia che dovrà muoversi tra competenze regionali non più assegnate (con il personale ridotto e smembrato, ad esempio), da affidare a gruppi di Comuni (variamente aggregati in zone omogenee) con criteri che favoriranno interessi di lobbies territoriali e non quelli di interesse pubblico generale. Le prospettive sono di una “governance” tutta incentrata sulla gestione manageriale e la riduzione dei costi mentre resta in secondo piano la reale capacità di governo del territorio coerente con obiettivi di tutela ambientale, promozione dello sviluppo economico, coesione e solidarietà sociale.

 

Siamo preoccupati perché:

– si colpiscono il principio di sovranità popolare e gli spazi di democrazia, con la privazione del diritto di voto previsto dall’art. 48 della Costituzione.

– si conferma la deriva normativa nazionale e regionale, sempre più orientate a svuotare e smantellare enti e istituzioni pubbliche ed a creare le condizioni per una gestione aziendalistica dei servizi e delle funzioni statali assegnati agli Enti Territoriali.

 

 

Le Province sono enti della nostra Repubblica (art. 114 della Costituzione) non si cancellano con un colpo di spugna. Come ha fatto la legge 56/2014, che dava per scontata l’approvazione della “deforma” Costituzionale.

Così in diversi articoli della legge, è scritto: “in attesa della riforma del titolo V della seconda parte della Costituzione…”. Intanto si procede svuotando contenuti e funzioni, anticipando i tempi (elezioni di secondo grado), definendo ambiti e sub-ambiti fluidi nei compiti e a geometria variabile nei confini, tracciando un percorso (affidato alla legislazione regionale) che trasforma le Province in “Enti Territoriali di Area Vasta”.

La “deforma” è oggetto del prossimo Referendum costituzionale e contiene – vale la pena ricordarlo – un analogo meccanismo di “secondo grado” per la nomina dei futuri Senatori: un motivo in più per votare NO!

 

 

Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, Federazione di Pavia