Archivio for settembre, 2016

Antonello Patta e Roberta Fantozzi:«Sostegno allo sciopero e partecipazione al presidio dei lavoratori dei trasporti»

Antonello Patta e Roberta Fantozzi:«Sostegno allo sciopero e partecipazione al presidio dei lavoratori dei trasporti»
COMUNICATO STAMPA
Il Partito della Rifondazione Comunista è stato al fianco, con i suoi iscritti, dei lavoratori della Lombardia che in molte aziende si sono mobilitati spontaneamente in risposta all’uccisione durante un presidio di Abdesselem El Danaf, operaio e padre di cinque figli, sindacalista di USB, che si batteva per i diritti dei lavoratori. Si batteva soprattutto contro l’estrema precarietà che costituisce la cifra di un settore, la logistica, in cui rappresenta la base per condizioni di sfruttamento selvaggio, basse retribuzioni, mancanza delle minime condizioni di sicurezza, illegalità diffusa. Perciò il Prc ritiene importante e sostiene lo sciopero di un’intera giornata dei lavoratori dei trasporti della Lombardia indetto per il 30 Ottobre da Filt Cgil, Fit Cisl, e Uil trasporti in seguito alle mobilitazioni spontanee dei lavoratori e parteciperà al presidio indetto dalle stesse organizzazioni sindacali davanti alla prefettura di Milano. Rifondazione sostiene le lotte nella logistica perché vengano affrontate le questioni di fondo del settore, a partire da un intervento legislativo urgente sul sistema degli appalti che ripristini diritti e tutele cancellate in questi anni. La rivendicazione della piena agibilità delle libertà sindacali, l’unità delle lotte e di tutti i lavoratori del settore, sono decisive per battere le divisioni create ad arte dalle aziende e conquistare diritti in un comparto in cui le condizioni di lavoro sono estreme e i lavoratori sottoposti a ogni ricatto.
Antonello Patta (Segretario regionale Prc/SE Lombardia)
Roberta Fantozzi (Responsabile nazionale Lavoro Prc/SE)

PIENO SOSTEGNO ALLA LOTTA DEI LAVORATORI DELLA CAMERON-SCHUMBERGER DI VOGHERA

PIENO SOSTEGNO ALLA LOTTA DEI LAVORATORI DELLA CAMERON-SCHUMBERGER DI VOGHERA

 

PIENO SOSTEGNO ALLA LOTTA DEI LAVORATORI DELLA CAMERON-SCHUMBERGER DI VOGHERA

 

I lavoratori della Cameron di Voghera, colpiti dalla decisione padronale di chiedere 160 “esuberi” su 600 dipendenti, hanno dato vita ad importanti iniziative di lotta che hanno ottenuto una adesione generale, non solo da parte degli interessati, ma anche di gran parte dell’opinione pubblica vogherese e della provincia di Pavia.

Iniziative di lotta che continueranno fino ad una soluzione positiva della vicenda. Dal canto nostro facciamo notare che la parola “esuberi” vuole dire licenziamenti e che, al di là dei freddi numeri, si tratta di persone in carne ed ossa che si troveranno in grave difficoltà a provvedere alle loro famiglie. Respingiamo quindi l’esprimersi “asettico” rispetto a queste questioni. Esprimiamo il nostro pieno appoggio alla lotta intrapresa dai lavoratori per salvaguardare il posto di lavoro.

LA CAMERON-SCHUMBERGER E’ UNA MULTINAZIONALE CHE HA MOLTISSIMI PUNTI PRODUTTIVI SPARSI IN MOLTI PAESI, LE SANZIONI CONTRO LA RUSSIA COME SI DICEVA L’ANNO SCORSO OPPURE LA DOMANDA DI MERCATO COME ACCAMPATO IN QUESTI GIORNI APPAIONO PRETESTI PER RIDIMENSIONARE GRAVEMENTE LA FABBRICA DI VOGHERA.

Non siamo, ovviamente, d’accordo con sanzioni che riportano il mondo nella “guerra fredda”, oltre a provocare danni evidenti alla nostra economia, ma la CAMERON ha il dovere di presentare un piano industriale adeguato e credibile affinché non sia ridotto il personale.

Questo a norma della Costituzione Repubblicana che garantisce il lavoro. Da gran tempo, purtroppo, l’Italia e in particolare la provincia di Pavia sono sottoposte a un grave processo di deindustrializzazione, in quanto in generale il padronato ha preferito investire i profitti d’impresa nella speculazione finanziaria piuttosto che nelle attività produttive.

OCCORRE UNA SVOLTA NELLE POLITICHE INDUSTRIALI A LIVELLO NAZIONALE.

Per quanto riguarda la nostra Provincia occorre che, al di là di giuste e doverose dichiarazioni di solidarietà, gli enti locali, la Provincia e la Regione appoggino concretamente dei piani di rinascita del nostro territorio non esitando ad aprire, assieme alle forze sindacali e sociali interessate, una vera e propria vertenza territoriale nei confronti del padronato e del Governo.

LA LOTTA DEI LAVORATORI DELLA CAMERON DI VOGHERA DEVE DIVENTARE UN PUNTO DI RESISTENZA IMPORTANTE PER SALVARE I POSTI DI LAVORO, PER IMPEDIRE NUOVE DISMISSIONI, PER UNA RIPRESA DI VOGHERA, DELL’OLTREPO’ E DELLA PROVINCIA DI PAVIA

 

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA

FEDERAZIONE DI PAVIA

download-150x150

Programma Regionale della Mobilità e dei Trasporti: un libro dei sogni. Ed i sogni sono pure sbagliati!

Programma Regionale della Mobilità e dei Trasporti: un libro dei sogni. Ed i sogni sono pure sbagliati!

Lettera al Direttore dell’Informatore di Vigevano

Programma Regionale della Mobilità e dei Trasporti: un libro dei sogni. Ed i sogni sono pure sbagliati!

Gentile Direttore, apprendiamo dall’Informatore di giovedì 23 settembre 2016 i contenuti del nuovo Programma Regionale della Mobilità e dei Trasporti approvato martedì 21 settembre dal Consiglio del Pirellone e chiediamo gentilmente spazio per una doverosa riflessione e valutazione politica del circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista.
Nel nuovo Programma Regionale della Mobilità e dei Trasporti, oltre all’autostrada Broni-Mortara (bocciata anche dalla Provincia di Pavia), sono stati indicati numerosi interventi viabilistici tra cui il collegamento Milano-Magenta (compreso il nuovo ponte sul Ticino a Vigevano) e l’impegno per la realizzazione del doppio binario della linea ferroviaria Milano-Mortara, senza per altro specificare dove verranno presi i fondi per portare a termine quest’ultimo progetto.
In buona sostanza, il piano prevede per i prossimi cinque anni investimenti per 2,2 miliardi di euro per il trasporto su gomma (95%) e soltanto 115 milioni di euro per il trasporto pubblico locale.
Si tratta di un vero e proprio “libro dei sogni”. Ed i sogni sono pure sbagliati!
Ancora una volta si sperperano i soldi di tutti i contribuenti per opere inutili e dannose, inquinando e devastando sempre più il territorio.
Allo stesso tempo, non c’è nessuna conferma di impegni finanziari e politici per rendere più efficiente la linea ferroviaria Milano-Mortara, mentre i nostri pendolari sono sempre più esasperati dai disservizi quotidiani, dai tanti ritardi e dai frequenti guasti ai treni. E dire che molti di loro negli ultimi anni hanno votato la Lega, che ora ricambia con questa politica antipopolare!
Questi provvedimenti non sono stati richiesti dalla popolazione lombarda, ma rappresentano semplicemente la disponibilità e la volontà della Giunta Maroni di accogliere le richieste fameliche di profitto di chi vorrebbe asfaltare tutta la regione.
Ogni giorno sentiamo ripetere da gran parte dei mass-media, dal Governo guidato da Renzi e dal Presidente della Banca Centrale Europea Dragi che le risorse non ci sono, che è necessario pagare il debito pubblico, che bisogna privatizzare tagliando servizi pubblici come asili, scuole, ospedali, che si deve andare in pensione a settant’anni e che occorre bloccare i contratti pubblici e privati. Eppure per realizzare autostrade inquinanti i soldi ci sono. Questa è l’ennesima beffa che vogliono propinarci!
La Lega continua ad alimentare la guerra tra i poveri con la scusa dell’immigrazione e sollevando polveroni pieni di demagogia, ma non è capace di risolvere i problemi concreti dei cittadini. In Regione preferiscono gonfiare i conti dei “padroni dell’asfalto”, dimenticandosi delle vere necessità dei territori.

Partito della Rifondazione Comunista
Circolo “Hugo Chavez Frias” di Vigevano

Cameron di Voghera in lotta per salvare posti di lavoro

Cameron di Voghera in lotta per salvare posti di lavoro

14480737_1277387742292997_2269486828496327259_o

Autostrada Broni Mortara Stroppiana: la Regione Lombardia dorme

Autostrada Broni  Mortara Stroppiana: la Regione Lombardia dorme

Autostrada Broni  Mortara Stroppiana: la Regione Lombardia dorme

Non è chiaro se in Regione Lombardia abbiano solo  i riflessi lenti, oppure se tentano ancora di rinviare decisioni ineludibili per chiudere il capitolo autostrada Broni-Mortara-Stroppiana.  Infatti proprio nei giorni scorsi il Consiglio Regionale ha approvato l’aggiornamento del  programma di mobilità e trasporti e, guarda un po’, ricompare la Broni-Mortara al  sottotitolo “in fase conclusiva la procedura di VIA”. Peccato che tale procedura si sia conclusa nel luglio scorso con una piena – e irrecuperabile – bocciatura dei due ministeri competenti. Risulta dunque che quel progetto è da archiviare definitivamente.

Da oltre un decennio il progetto viene riproposto con continui adattamenti, modifiche, integrazioni, soluzioni alternative pur di farlo passare come compatibile con il territorio, senza mai ottenere un nulla osta. In tutti questi anni il  coordinamento dei Comitati No alla autostrada ha operato con continuità e determinazione, confidando che alla fine sarebbe prevalsa la logica e la razionalità. Ci sono troppi elementi  che supportano una valutazione negativa di impatto (anche economico) mentre la Regione, tramite Infrastrutture Lombarde, ha continuato ad insistere su due sole ragioni: la coerenza del progetto rispetto alla programmazione regionale della mobilità e un mai dimostrato supporto allo sviluppo (!).

Sorprende anzi l’attitudine schizofrenica che emerge nei vari provvedimenti di Giunte Regionali via via adottati negli anni; infatti giusto i pareri allegati a detti provvedimenti, redatti dalle diverse strutture interne regionali, evidenziano le numerose e insuperate criticità. In particolare – è scritto nero su bianco nei pareri dei vari settori regionali interessati –  non risulta rispettato il criterio di proporzionalità costi-benefici  anche in relazione alla perdita definitiva del paesaggio peculiare lombardo, in generale vengono evidenziate forti criticità di impatto su paesaggio, uso del suolo, la difesa idrogeologica,  biodiversità/vic e altre criticità tecniche quali rumore – siti contaminati, piano utilizzo, materiali da scavo, salute pubblica. Ma soprattutto, scrivono i tecnici regionali, “ appare pertanto evidente che la maggiore penalizzazione cadrà sul comparto agro-silvo-pastorale e che la previsione e l’attuazione delle azioni di mitigazione e compensazione descritte nel progetto definitivo, non siano sufficienti a tutelare la componente agricola e la multifunzionalità che essa svolge.”

Da notare che nel frattempo (dal lontano 2006) è mutato il consenso istituzionale e di alcuni portatori di interesse nei confronti del progetto. All’inizio furono i consiglieri provinciali del PRC Teresio Forti e Giuseppe Invernizzi i principali attori del raccordo fra le proteste dei Comitati peri il NO alla autostrada e la Provincia, riuscendo a far modificare radicalmente la posizione dell’Ente da un iniziale consenso fino ad una  ferma e decisa bocciatura. Oggi, nonostante alcuni Sindaci siano ancora attardati sul  nastro d’asfalto e il settore imprenditoriale continui a insistere su un ipotetico impatto positivo per lo sviluppo economico e produttivo dell’area, oggi si può rilevare una generale soddisfazione  del territorio per la bocciatura del progetto . Fra i pareri negativi espressi in sede di VIA (oltre a quelle di comitati e associazioni ambientaliste), citiamo in particolare: i Comuni di Alagna, Bastida Pancarana, Bressana Bottarone, Dorno, Sommo, e poi l’Ente Nazionale Risi, Il Parco Lombardo della Valle del Ticino, Provincia di Pavia, Associazione Irrigazione Est Sesia nonché le criticità segnalate dai Comuni di Carbonara al Ticino, Cava Manara, Tromello e dalla Autorità di Bacino fiume Po.

 

Si capisce, certo, che la Regione  Lombardia nel prendere atto della situazione dovrà evidenziare in bilancio i costi per ripianare le perdite di Infrastrutture Lombarde. Perciò stenta  ad assumersi le responsabilità di una avventura iniziata con il paraocchi di un progetto pensato per un’altra epoca  e non compatibile con la tutela di salute e ambiente e  con l’economia territoriale e non coerente con a volontà degli abitanti, dei comitati e delle istituzioni.

E che si tratti di progetto pensato per un’altra epoca si desume,  ancora una volta, dalle analisi che la Giunta Regionale stessa ha presentato in sede di aggiornamento del Programma di mobilità e trasporti; dai loro prospetti risulta infatti che:

  • si registra un trend di crescita costante della domanda di trasporto collettivo, con un incremento annuale medio superiore al 4% in termini di numero di passeggeri negli ultimi 3 anni,
  • ciò si accompagna ad un fenomeno generale di contrazione degli spostamenti, in particolare in auto, …. . Il numero di passeggeri*km ha subito una contrazione del 13% dal 2002 al 2014,
  • per quanto riguarda le merci, analizzando i dati ISTAT del Trasporto merci su strada riportati dall’Annuario Statistico Regionale3 , si riscontra una tendenza al calo delle tonnellate*km (riduzione di circa il 35% al 2012 rispetto ai valori che caratterizzavano i primi anni 2000), legata soprattutto alla contrazione della lunghezza media degli spostamenti (da circa 130 km nei primi anni 2000 a circa 93 nel 2012).

Dunque, che dire ? L’autostrada Broni-Mortara-Stroppiana era e resta  infattibile, inutile e dannosa.

Resterebbero da fare alcune considerazioni sulle famose opere da realizzare con fondi privati, ma rimandiamo ad una prossima occasione.

Antonietta Bottini

Segretaria del circolo

del Partito della Rifondazione Comunista  “Ermanno Gabetta” di Voghera

LIBIA E “OPERAZIONE IPPOCRATE” BASTA CON GLI INTERVENTI MILITARI ALL’ESTERO

LIBIA E “OPERAZIONE IPPOCRATE” BASTA  CON GLI INTERVENTI MILITARI ALL’ESTERO

LIBIA E “OPERAZIONE IPPOCRATE” BASTA CON GLI  INTERVENTI MILITARI ALL’ESTERO

Nei giorni scorsi, annunciata in “pompa magna “dal governo  Italiano è partita la cosiddetta operazione “Ippocrate”.

Sarebbe un facile gioco di parole definirla operazione ipocrita in quanto, con il pretesto di un intervento sanitario, si mandano sul terreno libico 60 tra sanitari e personale infermieristico, ma con 135 uomini a supporto logistico, 100 paracadutisti della “Folgore”, i droni e i cacciabombardieri della base di Trapani e la portaerei Garibaldi.

Quindi IPPOCRATE, l’illustre medico dell’antichità, non c’entra nulla. Ancora una volta il nostro Paese, nascondendosi dietro un pretesto umanitario, partecipa ad una guerra fuori dai propri confini.

LA LIBIA E’ NEL CAOS, SI CONTRAPPONGONO SCHIERAMENTI E MILIZIE DIETRO LE QUALI CI SONO IN REALTA’ LE PRINCIPALI POTENZE IMPERIALISTE. DIETRO IL GOVERNO DI TOBRUK CI SONO LA FRANCIA, CHE SI COLLEGA ALLE CRISI AFRICANE DELLE SUE EX COLONIE MALI, CIAD E NIGER, NONCHE’ L’EGITTO E I PAESI DEL GOLFO.

Stati Uniti e altri paesi puntano sulla carta del governo di Tripoli.

In realtà è in atto un processo di spartizione della Libia per mettere mano alle sue fonti petrolifere.

Nel 2011 l’intervento NATO, con la partecipazione dell’Italia, abbattè Gheddafi che, quanto meno, garantiva l’unità della Libia.

Oltre al controllo del petrolio da parte delle multinazionali, l’intervento voleva impedire che, con i fondi sovrani della Libia, si creasse una moneta africana svincolata dall’Euro, dal Dollaro e dalla Sterlina.

ECCO PERCHE’ INVIARE ORA TANTI SOLDATI A COPERTURA DI UNA ESIGUA MISSIONE SANITARIA VUOL DIRE PARTECIPARE ALLA SECONDA GUERRA CIVILE LIBICA.

OLTRETUTTO L’ONDATA DI PROFUGHI CHE SI RIVERSA DA NOI E’ PROPRIO PROVOCATA DALLA DISTRUZIONE DI QUESTI STATI.

In Libia fino al 2011 trovavano lavoro oltre 2 milioni di persone dell’Africa subsahariana. A queste persone, diventate prive di mezzi di sussistenza e perseguitate dalle varie milizie, non è rimasta nessun alternativa che cercare scampo in Europa.

L’ITALIA AVREBBE TUTTO L’INTERESSE  A UNA POLITICA DI PACE NEL MEDITERRANEO.

DICIAMO DI NO AGLI INTERVENTI MILITARI IN ALTRI PAESI, COMUNQUE MASCHERATI.

VIA LE BASI MILITARI AMERICANE E NATO DALL’ITALIA!

PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA FEDERAZIONE DI PAVIA

CICLOSTILATO IN PROPRIO corso Garibaldi 38 pavia

 

 

 

Salute, Forenza: «Nuova campagna Lorenzin gravissima e ridicola: si dimetta. Basta propaganda sul corpo delle donne»

Salute, Forenza: «Nuova campagna Lorenzin gravissima e ridicola: si dimetta. Basta propaganda sul corpo delle donne»

Pubblicato il 21 set 2016

COMUNICATO STAMPA

SALUTE – FORENZA (ALTRA EUROPA –  GUE): «NUOVA CAMPAGNA CONTRO I “CATTIVI COMPAGNI” RIDICOLA E GRAVISSIMA. LORENZIN SI DOVREBBE DIMETTERE»

«Perseverare è diabolico: la ministra Lorenzin torna a promuovere il fertility day, questa volta con immagini di gioventù che fanno ricordare la difesa della razza degli anni Trenta. Non è solo ridicolo, è gravissimo che una campagna del Ministero della Salute punti il dito contro i  cattivi COMPAGNI” sdoganando con ogni evidenza un immaginario razzista  – dichiara Eleonora Forenza, deputata europea de L’Altra Europa – gruppo GUE/NGL, esponente della Commissione FEMM per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere del Parlamento Europeo -. In un colpo solo ecco riemergere proibizionismo e razzismo, insieme ad un familismo che considera la riproduzione un destino e un dovere.
La ministra Lorenzin dovrebbe dimettersi. Occuparsi della salute delle donne implica in primo luogo garantire il diritto alla salute, anche sessuale e riproduttiva, e alla libertà di scelta. Domani tante donne ripeteranno alla ministra ‘io decido’ : basta propaganda sul corpo delle donne».

21 settembre 2016

La nostra solidarietà a Nicoletta Dosio agli arresti domiciliari. Ora e sempre No alla Tav, ora e sempre Resistenza!

La nostra solidarietà a Nicoletta Dosio agli arresti domiciliari. Ora e sempre No alla Tav, ora e sempre Resistenza!

Pubblicato il 22 set 2016

«La nostra piena solidarietà a Nicoletta Dosio – ha dichiarato il segretario del Prc, Paolo Ferrero – del movimento NO TAV che da stamattina è agli arresti domiciliari a Bussoleno per aver disobbedito ai precedenti provvedimenti restrittivi. Tra le altre cose è accusata di aver partecipato ad una iniziativa di Rifondazione Comunista contro la TAV. La scelta di Nicoletta di disobbedire alle misure restrittive non è un incidente di percorso ma una scelta politica e come tale noi la sosteniamo: la TAV non è solo inutile e dannosa, uno spreco di denaro pubblico finalizzato agli affari dei soliti noti, ma è un laboratorio di militarizzazione del territorio della val di Susa e di repressione del movimento di lotta. Lo scontro sulla TAV è quindi una rappresentazione plastica di come il potere si comporta verso il conflitto sociale quando questo dura nel tempo e sedimenta identità antagonista. Sosteniamo quindi e condividiamo la scelta politica di Nicoletta, perché la sua disobbedienza mette a nudo, più di mille discorsi, la brutalità di un sistema subalterno ai poteri forti ed arrogante e repressivo con i popoli».

Anche Eleonora Forenza, eurodeputata dell’Altra Europa – gruppo GUE/NGL, ha espresso la sua «solidarietà» a seguito della nuova misura che ha colpito l’attivista No Tav, inviando un «abbraccio alla compagna Nicoletta», con la quale, tra l’altro, l’europarlamentare ha visitato il sito dell’alta velocità, visita durante la quale Nicoletta si era incatenata alle barriere del cantiere di Chiomonte.

«Tutto procede nella più completa cecità burocratica giudiziaria – ha aggiunto Ezio Locatelli, Prc Torino -. La disobbediente No Tav Nicoletta Dosio è stata posta questa mattina agli arresti domiciliari per non avere ottemperato all’obbligo di dimora nel comune di Bussoleno per delle ipotesi di reato risibili riferite a proteste e contestazioni di un anno fa. Nicoletta , in questo periodo, ha partecipato a diverse iniziative di discussione – tra cui la Festa Nazionale di Rifondazione Comunista di Firenze –   sulle ragioni della lotta No Tav in Valsusa e anche a sostegno della campagna per il No allo stravolgimento della Costituzione nata dalla lotta di Liberazione.  L’aggravamento delle misure restrittive disposto dall’autorità giudiziaria di Torino ha il sapore di un atto vendicativo visto che viene motivato con “l’entità del numero e della frequenza delle violazioni, le quali evidenziano una personalità estremamente negativa, intollerante delle regole e totalmente priva del minimo spirito collaborativo”.  A Nicoletta la solidarietà piena e incondizionata di Rifondazione Comunista. Disobbedire contro misure ingiuste e ingiustificate non è reato! Adesso denunciateci tutti per favoreggiamento».

Per Fabio Panero, segretario regionale Prc del Piemonte:«Stamane alle 6 la Questura di Torino si è presentata a casa di Nicoletta Dosio, storica attivista e lider No Tav e nostra candidata alle ultime elezioni europee per l’Altra Europa, notificandole la misura cautelare degli arresti domiciliari in sostituzione a quella dell’obbligo di dimora. Nicoletta fu sottoposta il 23/06 alla misura di obbligo di presentazione quotidiana ai carabinieri di Susa, mai ottemperata, e che in data 27/07 tale misura, su ricorso di Rinaudo, fu aggravata con quella dell’obbligo di dimora in Bussoleno. Nicoletta in tour in giro per l’Italia con “Io sto con chi Resiste”, tour che cominciò proprio a Cuneo in un bellissimo incontro nella Federazione provinciale di Rifondazione Comunista, ha violato sistematicamente anche questa applicazione e dichiarato pubblicamente, in molte occasioni, la sua volontà di non rispettare queste ingiuste imposizioni. A seguito della segnalazione di violazione da parte della polizia proprio per quel primo incontro cuneese, tra le tante, emerge dalle carte consegnate oggi a Nicoletta come ella abbia commesso reato “nonostante avesse ben compreso il contenuto della misura cautelare e delle relative prescrizioni (che ha espressamente dichiarato di rifiutare), addirittura non presentandosi all’interrogatorio di garanzia fissato …” e come “tali condotte dimostrano che la misura originariamente applicata) e nonostante i divieti le fossero stati espressamente ribaditi ella ha ripreso, o meglio, ha continuato a “tresgredire”. Risulta evidente che parlare in giro per l’Italia di grandi opere inutili come la TAV e del malaffare che ci sta dietro è considerato pericoloso. Io sto con chi resiste».

INIZIO D’ANNO CON LA “BUONA SCUOLA”: UN DISASTRO ANNUNCIATO ANCHE IN LOMBARDIA

INIZIO D’ANNO CON LA “BUONA SCUOLA”: UN DISASTRO ANNUNCIATO ANCHE IN LOMBARDIA

 di Pierluigi Tavecchio

19 settembre 2016

L’ Applicazione della legge 107, meglio nota come la “buona scuola”, sta producendo effetti negativi che mettono in crisi anche le certezze dei suoi più convinti sostenitori.

L’effetto più recente e abbondantemente documentato dagli organi di informazione riguarda il reclutamento degli insegnanti che doveva essere il fiore all’occhiello della riforma ideata da Renzi e da Giannini.

Erano stati infatti promessi decine di migliaia di nuovi assunti , la fine del precariato  così come la fine delle supplenze e della girandola infinita di professori e maestri nelle scuole di ogni ordine grado. Nell’ultimo mese l’intera opinione pubblica si è accorta che stava succedendo esattamente l’opposto. Il MIUR ha allestito una farraginosa macchina burocratica  che avrebbe dovuto assegnare  gli insegnanti agli ambiti territoriali nei quali esistevano cattedre libere rispettando  le richieste  e tenendo conto di punteggi e titoli già acquisiti  da docenti , molti dei quali con decine di anni di esperienza ma ancora precari.

La mancanza di trasparenza nel funzionamento del famoso algoritmo che avrebbe dovuto assegnare automaticamente le cattedre , lascia aperti tutti i dubbi sul fatto che le assegnazioni siano state fatte commettendo irregolarità, errori e malversazioni. Il risultato paradossale che spesso si è  verificato è quello di insegnanti che avendo indicato come scelta principale un certo ambito territoriale si trovano assegnati d’ufficio in sedi che avevano indicato come quarta o quinta alternativa, per poi scoprire che i posti  che avevano indicato risultano ancora scoperti. Alla fine di agosto, dopo i trasferimenti, la situazione in Lombardia era la seguente: nella scuola dell’ infanzia c’erano  ancora 630 posti liberi, nella scuola primaria 934 posti, nella scuola media 4.017 posti e nella scuola superiore 1.852 posti liberi.

Le migliaia di ricorsi che sono stati prodotti dagli insegnanti interessati ( quasi 1500 in Lombardia) hanno avviato le cosiddette procedure di conciliazione attraverso le quali il Ministero intende pervenire ad accordi individuali.Questo però significa che le situazioni si definiranno in tempi necessariamente lunghi e che le cattedre in questione saranno occupate ancora una volta da supplenti , alla faccia del precariato e della fine della ‘ supplentite ‘ . Cattedre vuote , supplenti e situazioni di precarietà  ci saranno anche a causa dei ritardi nella valutazione delle prove degli aspiranti insegnanti che avevano deciso di affrontare il concorso necessario per trovare i sostituti di chi andrà in pensione nel prossimo triennio. Non solo le commissioni d’esame non riescono a costituirsi perché i docenti esaminatori si rifiutano di lavorare con retribuzioni ridicole ( si calcola una media di 50 cent. ad elaborato corretto) ma ad impedire il completamento ci sarà anche il fatto che complessivamente meno della metà dei candidati ha superato le prove scritte e che i promossi alla fine non saranno sufficienti ad occupare i posti disponibili.

In Lombardia lascia molto perplessi che al concorso in alcune discipline  i candidati, tutti in possesso di un’abilitazione all’insegnamento , siano stati “bocciati”  in percentuali superiori all’80% . Il risultato paradossale sarà quello di cattedre affidate, ad anno scolastico abbondantemente iniziato, a docenti supplenti, magari gli stessi che hanno appena subito l’onta di essere dichiarati non idonei…

Va inoltre ricordato che comunque, secondo le organizzazioni sindacali,  per coprire adeguatamente  l’ offerta formativa servirebbero nella nostra regione altri 700 insegnanti rispetto a quelli indicati dal  MIUR.

In Lombardia avremo anche , a fronte di un aumento del numero degli studenti di oltre 5000 unità, una insufficiente dotazione di personale ausiliario, tecnico e amministrativo.  Il personale ATA, indispensabile per il funzionamento della scuola ma del tutto ignorato dalla legge107, è  evidentemente concepito dal governo come costo da tagliare e come servizio da esternalizzare, con tutto quello che ne potrà conseguire.

È facile immaginare che le conseguenze si faranno sentire anche sulla qualità dell’insegnamento, sulla continuità didattica, sulla assenza di  motivazioni facilmente spiegabile in lavoratori privi di un’occupazione stabile e di prospettive personali certe. A pagarne le conseguenze saranno ovviamente anche alunni e studenti per i quali l’offerta didattica sarà evidentemente minore per qualità e quantità.

Se questi sono stati gli ultimi colpi inferti alla scuola pubblica italiana dalla coppia Renzi Giannini, altre pesanti  trasformazioni si erano già manifestate nel corso dell’anno scolastico 2015 /2016. Sulla testa degli studenti è caduta l’obbligatorietà dell’alternanza scuola lavoro , ovvero di ore che ,anziché essere svolte in classe , sono come previsto della 107, da impiegare in attività gestite direttamente da enti e aziende esterne. La quantità di ore destinate obbligatoriamente all’alternanza scuola-lavoro (per i licei sono quasi tre settimane all’anno) diminuisce ulteriormente un monte ore  demagogicamente diminuito ai tempi del riordino Gelmini. Si prevedono meno ore per istruirsi ma soprattutto si  obbligano gli  studenti del terzo quarto e quinto anno della scuola secondaria superiore  a lavorare gratuitamente e ricoprendo mansioni  che, nella maggior parte dei casi ,poco o nulla aggiungono alla preparazione culturale e professionale dei giovani se non l’esperienza del lavoro subordinato e quella dell’arbitrio esercitato da datori di lavoro senza scrupoli.

Sulla testa dei docenti invece sono cadute misure che riguardano la retribuzione , generando anche in questo caso ingiustizie, divisioni e malcontento. Ricordiamo che gli insegnanti hanno un contratto non rinnovato e una retribuzione ferma da sette anni . Invece del rinnovo del contratto Renzi e Giannini hanno introdotto in modo propagandistico   misure economiche  che vogliono dividere la categoria che si riassumono  nella mancia di 500 € distribuita nella primavera 2015 con l’obbligo di essere spesa “per  l’aggiornamento” , pena la sua restituzione integrale,  ma soprattutto , nel corso dell’ estate , nelle somme distribuite  per “valorizzare  i docenti meritevoli” ( ovviamente date solo ai docenti di ruolo, come se fossero gli unici a lavorare)

Ogni scuola aveva disposizione risorse corrispondenti a circa 500 € per ogni docente di ruolo. Questi soldi sono stati assegnati in base a criteri stabiliti da appositi gruppi di lavoro, chiamati comitati di valutazione, ma ogni decisione, ed in molti casi é stato così, poteva essere modificata dalla volontà del dirigente scolastico. Di fronte a questa pratica che,per legge ,si è estesa a tutte le scuole d’Italia , la risposta è stata in ordine sparso. Solo in pochi casi si è tentata una mediazione, “tollerata ” dai dirigenti scolastici , nella quale il collegio dei docenti o l’assemblea sindacale sono riusciti almeno a suggerire criteri che, invece di premiare i docenti ‘ più meritevoli ‘, semplicemente chiedevano di impiegare questi soldi per  retribuire il lavoro gratuito  o sottopagato che gli insegnanti  già svolgono al di fuori delle ore di lezione e delle attività collegiali. Sono stati molto più frequenti gli  episodi in cui i dirigenti scolastici hanno esercitato fino in fondo il loro arbitrio  distribuendo premi ad personam , ergendosi a giudici unici e alimentando, in presenza di criteri di valutazione molto soggettivi, basati sull ‘osservazione (?)o su segnalazioni di studenti e famiglie (?!), sospetti di soprusi e favoritismi.

La “valorizzazione del merito”ha prodotto come risultato la  competizione fra i docenti che rappresenta culturalmente e politicamente la conseguenza più nefasta della legge 107 . I docenti messi  l’uno contro l’altro a sgomitare per ricevere qualche euro in più,  di fatto tolto al vicino , finiscono per essere ancora più subalterni. In questa gara per apparire meritevoli smettono di chiedere collettivamente ed in modo equo un rinnovo del contratto che riconosca il lavoro effettivamente svolto ma ancora non retribuito e sottopagato. Con la 107 gli insegnanti sono passati dalla condizione di missionari volontari , che per il bene della scuola lavorano ore e ore in più perché altrimenti la scuola andrebbe a rotoli senza preoccuparsi di ricevere l’adeguato compenso, a quella di concorrenti impegnati  nel mettere in mostra i propri meriti esibendosi in gare talvolta patetiche in cui ci si inventa attività dal nome altisonante ma che hanno la stessa consistenza dell’aria fritta.

L’obiettivo politico e culturale di Renzi e di Giannini si basa sul luogo  comune ,diffuso anche nella scuola, dell’insegnante bravo contrapposto all’insegnante fannullone che non si merita  lo stesso stipendio. Renzi e Giannini vogliono mettere in piedi il baraccone della riconoscimento del merito perché questo è molto meno costoso per le casse dello Stato del pieno e totale riconoscimento economico del lavoro effettivamente  svolto. Si preferisce scatenare una guerra fra poveri , cancellando, specialmente nella coscienza  dei docenti più giovani  , la consapevolezza che che si possa collettivamente contrattare le proprie condizioni di lavoro e il proprio stipendio. Già nella scorsa primavera, in un comunicato ufficiale, l’ associazione nazionale  presidi  – Lombardia si era entusiasticamente espressa in favore dell’esclusione di ogni forma di contrattazione per la distribuzione di queste somme  ( che sono comunque salario aggiuntivo) facendosi così promotrice di una interpretazione della legge in chiave antisindacale. Renzi vuole realizzare nella scuola il sogno di rendere sterili e inutili i rappresentanti sindacali dei lavoratori e l’ idea stessa della contrattazione collettiva.

Che fare allora? La situazione per l’anno scolastico appena iniziato lascia intravedere almeno due obiettivi e conseguentemente due terreni in cui praticare il confronto politico e sindacale. Il primo è quello  proposto vanamente nel corso degli ultimi anni: il rinnovo del contratto nazionale e la  profonda revisione e integrazione delle voci che concorrono alla formazione dello stipendio del lavoratore della scuola. Il  secondo è quello più legato ad un ragionamento politico complessivo necessario in attesa che la Corte di Cassazione si pronunci sulla possibilità di sottoporre a referendum i quesiti proposti dai comitati contro la buona scuola e che hanno visto la presentazione nello scorso luglio di oltre 2 milioni di firme .

I quesiti riguardano, oltre che il finanziamento alle scuole private, anche l’abolizione dell’obbligatorietà dell’alternanza scuola lavoro, i super poteri attribuiti al dirigente scolastico in materia di assunzione e di retribuzione, e infine il bonus per gli insegnanti meritevoli . Si tratta di continuare l’impegno e la mobilitazione in attesa che la  Corte di Cassazione si pronunci ricordando costantemente a docenti strapazzati e trasferiti a casaccio, mal retribuiti e sottoposti alle angherie dei dirigenti scolastici, a genitori  degli studenti obbligati ad un lavoro gratuito non qualificante e inutile ,che esiste  la possibilità  di cambiare le cose.

Occorre quindi diffondere consapevolezza in vista di questa scadenza e tenere alto il livello di attenzione perché non si  arrivi al punto di trasformare la scuola in un’eterna rissa su una nave alla deriva dove ognuno pensa solo a salvare sé stesso.

Pier Luigi Tavecchio

Bandiere rosse al vento, ci ammazzano un compagno ne nascono altri cento.

Bandiere rosse al vento, ci ammazzano un compagno ne nascono altri cento.

Autore: Alaa Nasser

Bandiere rosse al vento, ci ammazzano un compagno ne nascono altri cento.

Nella tarda serata del 14 settembre 2016, Abd Elsalam Ahmed Eldanf, 53 anni e padre di 5 figli, operaio egiziano presso il magazzino GLS di Piacenza è stato ucciso da un camion lanciato contro il picchetto allestito dai lavoratori durante la difficile trattativa in corso con l’azienda per il rispetto degli accordi sottoscritti e puntualmente disattesi. 

Abd Elsalam, pur non essendo un lavoratore precario, infatti, era assunto con un contratto a tempo indeterminato ed è uno dei rappresentanti per il sindacato USB. Partecipava attivamente alla lotta contro la precarietà dei suoi colleghi e per il rispetto degli accordi sottoscritti tra lo stesso USB e la GLS. 

La gravità di ciò che è accaduto a Piacenza, segna una svolta drammatica nei rapporti tra lavoratori e padronato. Un rapporto che vede il profitto dominare su tutto anche sulla vita delle persone. Un padronato che ormai non guarda più in faccia nessuno e questo grazie anche alla complicità e l’implicito sostegno garantitogli degli ultimi governi e dall’assenza totale di qualsiasi opposizione di sorta da parte dei sindacati confederali. 

Le responsabilità dell’azienda sono quantomeno inconfutabili, visto il braccio di ferro con il sindacato USB che dura ormai da diversi mesi e l’instaurazione di un sistema ricattatorio nei confronti dei lavoratori, riducendoli, di fatto, a uno stato di schiavitù. In un settore, quello della logistica, che è divenuto una giungla senza regole, dove il profitto è l’unico comun denominatore, trova anche nella magistratura un valido aiuto, che come abbiamo visto dalle dichiarazioni rilasciate, si vuole liquidare il tutto come omicidio stradale.

Le precise responsabilità del Governo Renzi nello smantellamento dei diritti dei lavoratori e la totale complicità di tutte le altre sigle sindacali, CIGIL, CISL e UIL in testa, sono le vere cause dell’assassinio del povero Abd elsalam ahmed eldanf. 

Per queste ragioni, la Federazione di Pavia del Partito della Rifondazione Comunista, è scesa in piazza a Piacenza Sabato 17 settembre, per esprimere piena solidarietà e per sostenere i lavoratori della logistica in lotta, per chiedere il ritiro del cosiddetto Jobs-Act, per abolire l’infame legge Fornero e per i diritti e le tutele vere a tutti i lavoratori.

Socialismo o barbarie..

 

I FANGHI E L’INCENERITORE DI PARONA

I FANGHI E L’INCENERITORE DI PARONA

Mortara, 16 settembre 2016

I FANGHI E L’INCENERITORE DI PARONA

La notizia che la Regione Lombardia ha concesso l’autorizzazione a bruciare i fanghi nell’inceneritore di Parona è di assoluta gravità.

Verrà immesso nell’atmosfera un ulteriore carico di inquinanti e di polveri sottili in una zona che, dal punto di vista ambientale, è già allo “stremo”.

I discorsi più o meno rassicuranti, prima di tutto quello del Sindaco di Parona, tipo “da qualche parte bisognerà pur mettere i fanghi”, oppure “abbiamo chiesto più controlli”, non servono assolutamente agli abitanti della Lomellina.

Se il 50% della produzione di fanghi della Lombardia e addirittura il 25% di quella nazionale viene smaltita in Provincia di Pavia e, in particolare, in Lomellina, se la nostra Provincia è già investita, da anni, non solo dai fanghi, ma dagli impianti rifiuti, con importazione degli stessi da altre zone, dalle centrali elettriche, con relative emissioni, dall’estrazione doppia rispetto al fabbisogno di materiale da cava, se i dati forniti dai medici hanno dimostrato un preoccupante peggioramento della salute dei cittadini, una necessità si impone: FERMIAMO TUTTO CIO’!

Occorre prima di tutto il blocco di qualsiasi nuovo impianto di questo tipo, (e prima di tutto l’ECOTRASS a Mortara), nonché impedire di aggiungere materiale da bruciare agli impianti esistenti.

Occorrerebbe una seria programmazione pubblica per evitare che la nostra zona continui ad essere facile terra di conquista da parte di potenti interessi economici che non si curano affatto della salute della popolazione, bensì solo di fare profitti considerevoli.

Invece la Regione Lombardia cosa fa? Autorizza a bruciare fanghi, abolisce la norma delle distanze dagli abitati per il loro spandimento (poi ipocritamente demandando ai Sindaci di mettere norme nei Piani regolatori).

Insomma, certe forze politiche come la Lega, come abbiamo denunciato in più occasioni, a volte si atteggiano sul territorio a difensori dell’ambiente, ma i loro stessi rappresentanti in Regione si comportano in modo tale da favorire la devastazione del territorio.

  Teresio Forti

                                      Circolo di Mortara del Partito della Rifondazione Comunista

 

Mortara: riparato l’ascensore, c’è voluto un mese

Mortara: riparato l’ascensore, c’è voluto un mese

Tratto da: l’Informatore del 15 settembre 2016.

Mortara: riparato l’ascensore, c’è voluto un mese

MORTARA – Trentun giorni. Dal 13 agosto al 13 settembre. Tanti ce ne sono voluti per riparare l’ascensore di palazzo Cambieri, che serve in particolare ad accedere al secondo piano, dove c’è lo studio associato di otto medici di base della città, con circa 10 mila assistiti e un’affluenza madia di 350 persone al giorno, per lo più anziane e malate, costrette per un mese a fare le scale.

L’intervento di ripristino dell’impianto è stato finalmente portato a termine dalla ditta incaricata della manutenzione nella giornata di martedì, dopo una lunga serie di rinvii: prima perché la ditta fornitrice della scheda bruciata era chiusa per ferie, poi perché la scheda non arrivava, poi perché è emersa la necessità di sostituire anche altri pezzi.

Negli ultimi giorni l’associazione dei medici aveva sostituito il cartello di “Fuori servizio” con un altro in cui specificava: “Per qualsiasi lamentela rivolgersi al Comune”.

“Ci spiace – dice il sindaco Marco Facchinotti – non è dipeso da noi ma dalla ditta di manutenzione”.

“L’Amministrazione comunale – incalza Teresio Forti del circolo cittadino di Rifondazione – ha dimostrato una completa inefficienza. Se non sono capaci di far funzionare un ascensore, dopo parecchie settimane, cosa ci stanno a fare?”.

Festa popolare a Milano di Rifondazione Comunista

Festa popolare a Milano di Rifondazione Comunista

locandina_PRC

Programma_completo_festaPRC

ProgrammaDomenica25_OK

Casi inconsistenti e odio forsennato

Casi inconsistenti e odio forsennato

Tratto dall’INFORMATORE del 15 settembre 2016

Giuseppe Abbà (Segretario Provinciale di Pavia del Partito della Rifondazione Comunista)

L’intervento
Casi inconsistenti e odio forsennato
L’assessore del Comune di Mortara Tarantola non perde occasione per sollevare questioni che poi si rivelano inconsistenti, dall’incitamento strumentale fatto alle scuole ad allestire presepi “per conservare l’identità cristiana”, all’attacco sulla fantomatica “teoria del gender” (assolutamente non presente nelle scuole).

Dove però ha raggiunto il massimo è la dichiarazione su facebook dove si attribuisce il vanto di aver convinto la dirigente scolastica a spegnere il wi-fi, in modo tale da impedire ai migranti di stazionare sulle panchine di viale Dante per “scroccare” la connessione.

E’ stato già ampiamente risposto che la cosa non è possibile, in quanto la connessione delle scuole deve rimanere attiva per tutte le 24 ore e che, oltretutto, non è fattibile collegarsi e, anche se, per caso ciò avvenisse, non ci sarebbe nessun aggravio di spese per la scuola.

E’ evidente che Tarantola, come il resto dell’amministrazione leghista, solleva questo problema, senza alcuna efficacia pratica, al puro scopo di indirizzare la discussione sui vari “social” non sulle magagne della giunta comunale (episodi più recenti: il blocco dell’ascensore a palazzo Cambieri, i vigili appiedati e le multe non pagate da parte dello stesso Tarantola, i problemi della fognatura, dell’urbanistica, eccetera), ma contro dei poveri diavoli che hanno l’unica colpa di sostare sulle panchine di viale Dante.

Se il problema fosse quello delle lattine abbandonate (però la cosa non riguarda esclusivamente i migranti, ma anche gli italiani) può essere risolto, banalmente, con qualche giro dei vigili.

Evidentemente non è questo il vero scopo dell’assessore, in quanto non ha esitato ad usare frasi ignobili ed insultanti contro persone che sono venute da noi a cercare aiuto, dopo che i vari governi occidentali e le milizie dell’Isis hanno distrutto i loro paesi.

Non credo che a nessun essere umano faccia piacere emigrare, magari in barconi super affollati (con migliaia di vittime nel Mediterraneo) se non fossero costretti da situazioni terribili.

Ma quello che angoscia di più sono le decine di commenti ispirati ad un odio forsennato.

Io non frequento i “social”, a mala pena leggo la posta elettronica, ma mi fanno vedere che c’è chi invoca lo squadrismo, chi mette immagini di Hitler, chi addirittura pubblica la foto di Mussolini con a fianco contenitori di olio di ricino e un imbuto.

Ci rendiamo conto di dove stiamo finendo? L’esperienza del ‘900 e di Auschwitz non hanno insegnato nulla? Possibile che non ci si renda conto che la guerra tra poveri è alimentata ad arte dalle classi dominanti per mantenere il loro potere? Prima erano i nazisti contro gli ebrei, oggi si alimenta l’odio contro i migranti.
Possibile che non ci si renda conto che siamo tutti esseri umani e che alimentare l’odio danneggia tutti quanti, compreso chi si sente, stupidamente, superiore?

“Restiamo umani” diceva Vittorio Arrigoni, barbaramente ucciso in Palestina, al termine di ogni sua corrispondenza al “Manifesto” da Gaza.

Giuseppe Abbà
Segretario provinciale del Partito della Rifondazione Comunista

L’anniversario. Quel settembre del 1943, inizio della liberazione

L’anniversario.  Quel settembre del 1943, inizio della liberazione

(Dall’Informatore di Vigevano del 15 settembre 2016)
L’anniversario
Quel settembre del 1943, inizio della liberazione

Vogliamo ricordare sulle pagine dell’Informatore l’anniversario dell’8 settembre 1943, una data fatidica per l’Italia. La data dell’annuncio dell’armistizio con gli Alleati e della fine dell’alleanza militare con la Germania, ma anche la data della dissoluzione dell’esercito italiano e della cattura di centinaia di migliaia di soldati, a causa della mancanza di precise disposizioni da parte dei Comandi militari. La data dei primi episodi di Resistenza contro i tedeschi (a Roma, a Cefalonia, a Corfù, in Corsica, nell’isola di Lero), ma anche la data della frettolosa fuga del re e dei membri del governo Badoglio a Brindisi (senza un piano di emergenza e senza disposizioni ai militari), che però servì ad assicurare la continuità dello Stato italiano nelle regioni liberate del Sud. C’è chi, come Galli Della Loggia, a proposito dell’8 settembre, ha parlato di “morte della Patria”, e chi, come il presidente Ciampi, ha replicato che quel giorno è morta una certa idea di Patria, quella fascista, e ne è nata un’altra, quella democratica.
Il re e Badoglio erano riusciti, con l’8 settembre, a sganciarsi dai tedeschi (come il 25 luglio a liquidare il fascismo) senza ricorrere ai partiti antifascisti e alle masse popolari. Inoltre avevano ottenuto il riconoscimento degli Alleati al loro governo. Dal punto di vista militare invece la situazione era fallimentare, a parte la Marina (la flotta italiana raggiunse in gran parte Malta, il rimanente venne autoaffondato o distrutto in combattimento). Delle 81 divisioni presenti in Italia e all’estero, pari a circa 3 milioni e mezzo di uomini prima dell’armistizio, le forze a disposizione del governo Badoglio a fine di settembre si erano ridotte a circa 400 mila uomini dislocati per la metà in Sardegna. E i militari italiani fatti prigionieri dai tedeschi ammontavano a 800 mila.
L’atteggiamento del re si dimostrava non preoccupato alla sorte di migliaia di soldati e incapace di fare i conti con la realtà della situazione.
La perdita dell’esercito pregiudicava la possibilità dell’Italia di partecipare alla guerra contro la Germania e di guadagnarsi miglioramenti delle clausole armistiziali promessi dagli alleati.
Il re e Badoglio non diedero ordini precisi all’esercito e abbandonarono Roma al suo destino, fuggendo al Sud. Tutto questo determinò una situazione di sfascio e di caos istituzionale, che da un lato diede la possibilità ai nazisti, che avevano piani ben precisi, di occupare l’Italia (“Operazione Alarico”, poi “Achse”), dall’altra offrì l’occasione a molti antifascisti di ribellarsi e di gettare le basi per una riscossa nazionale.
Molti comandanti dell’esercito non capirono la situazione e ostacolarono i tentativi della popolazione e degli antifascisti di liberare i soldati fatti prigionieri. Accenniamo a due episodi emblematici, di cui uno locale.
Il 9 settembre 1943, davanti all’ingresso del castello di Vigevano, sede del presidio militare, si era radunato un gruppo di cittadini per richiedere la liberazione di due ufficiali antifascisti (Giovanni Rota e Antonio Varagnolo) incarcerati con l’accusa di sobillazione dei militari alla diserzione. Un milite di servizio alla porta sparò ad altezza d’uomo e uccise Laura Allocchio. Partirono altri colpi, e venne ferito il tenente Amedeo Rossi, che morì il 14 settembre.
In un intervento su “L’Informatore Vigevanese” del 17 febbraio 1949, il direttore Carlo Natale, citando un documento dell’Upi di Vigevano, scriveva: “Nella caserma locale, ove da pochi giorni si era insediato il nuovo comandante col. De Franceschi, verso le 19 era scoppiato un vero e proprio ammutinamento e la fuga dei militari era diventata pressoché generale. (…) Il portone del castello, chiuso per ordine del comandante, rimaneva ancora guardato da pochi ufficiali e soldati disciplinati. (…) Pare un maresciallo… estratta la pistola sparò due colpi in alto, certo allo scopo di intimidire la folla… fece seguito una sparatoria fulminea da parte dei militari presenti con conseguente fuga generale della folla. (…) La donna viene colpita da un grosso proiettile d’armi d’ordinanza, il povero tenente è colpito da un proiettile di tanta potenza la cui lesione lo porta alla morte. I due omicidi sono legati l’uno all’altro (…) La donna uccisa, che faceva parte del gruppo di dimostranti e guardava quindi il castello, fu colpita in fronte da un grosso proiettile (…) l’ufficiale viene colpito alla schiena e dietro di lui trovansi altri militari. (…) I colpi sono dunque stati sparati da soldati del presidio… non è pure da escludere che il ferimento del tenente Rossi sia da attribuire ad un colpo involontariamente sfuggito a una persona armata che stava dietro a lui”.
Nello stesso frangente storico al carcere militare di Peschiera del Garda erano ancora rinchiusi circa 1.800 soldati, condannati soprattutto per diserzione o reati minori. Dopo il 25 luglio non era avvenuta la loro liberazione. Il ten. col. Strada non aveva aderito alle pressanti richieste di favorirne la “fuga” nonostante il chiaro profilarsi dell’occupazione tedesca dell’Italia del Nord. L’8 settembre avvenne una rivolta, ma i cancelli non furono aperti, anzi i pochi detenuti che erano riusciti a fuggire furono ripresi. All’arrivo dei tedeschi e alla presa del penitenziario, alla presenza di fascisti locali, ai prigionieri fu chiesto se fossero disposti a collaborare militarmente con i nazisti. Pochissimi alzarono le mani e i tedeschi giudicando troppo poche le adesioni (poche decine) decisero che tutti i militari detenuti, senza esclusione, venissero deportati a Dachau. Il loro trasporto partì già il 19 settembre del 1943. Fu il secondo dei 123 partiti dall’Italia verso i lager e i campi di sterminio…

Sezione di Vigevano dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (Anpi)
Sezione provinciale di Pavia dell’Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti (Aned)

(Dall’Informatore di Vigevano del 15 settembre 2016)

 

MALASANITA’. ANTONELLO PATTA (PRC/SE LOMBARDIA): «SE MARONI AVESSE IL MINIMO DI COERENZA DOVREBBE DIMETTERSI»

MALASANITA’. ANTONELLO PATTA (PRC/SE LOMBARDIA): «SE MARONI AVESSE IL MINIMO DI COERENZA DOVREBBE DIMETTERSI»
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea 

Comitato Regionale Lombardo

Milano 15 – SETTEMBRE – 2016

Comunicato Stampa

MALASANITA’. ANTONELLO PATTA (PRC/SE LOMBARDIA): «SE MARONI AVESSE IL MINIMO DI COERENZA DOVREBBE DIMETTERSI»
Malasanità senza fine in Lombardia. Ancora episodi di corruzione e malasanità negli ospedali lombardi, mentre si scoprono ogni giorno nuove vessazioni nei confronti dei pazienti “pubblici”, quelli che si avvalgono del diritto di essere curati con il ticket. Oggi veniamo informati che gli ospedali privati convenzionati, cioè quelli che fanno affari con i soldi pubblici, hanno linee telefoniche differenziate perpazienti “privati” cioè paganti e “pubblici” che si avvalgono del ticket, con tempi d’attesa della risposta brevissimi per i primi e lunghissimi per gli altri.

Gli uni parlano subito con l’operatore, gli altri devono sopportare fino a 46 minuti d’attesa.
Non basta! Trova ulteriori conferme l’iniquità di un sistema sanitario fondato sulla mercificazione dei diritti per arricchire i privati a danno dei cittadini. Dopo aver atteso un ora per poter prenotare la visita o l’esame, chi non può pagare deve mettere in conto mesi e mesi per poterli fare.

Chi paga invece riesce a farli anche entro ventiquattr’ore.

Nel frattempo nel sistema sanitario lombardo continuano le truffe ai danni dei cittadini, la moltiplicazione di prestazioni inutili per guadagnare di più o la loro attribuzione a pazienti fantasma, sempre per fare cassa, gli appalti truccati.

Maroni è stato eletto per le promesse di abolire i ticket, ristabilire i diritti e fare pulizia nella sanità lombarda, ma non mantiene nessuno degli impegni assunti verso i cittadini. Se avesse il minimo di coerenza dovrebbe dimettersi!

Milano, 15 settembre 2016

UN ASSASSINIO PADRONALE PER DIFENDERE IL PROFITTO Scioperi e manifestazioni in tutto il Paese.

UN ASSASSINIO PADRONALE PER DIFENDERE IL PROFITTO Scioperi e manifestazioni in tutto il Paese.

Tratto da: http://www.usb.it/index.php?id=1132&tx_ttnews%5Btt_news%5D=90384&cHash=ef15c485d4

UN ASSASSINIO PADRONALE PER DIFENDERE IL PROFITTO Scioperi e manifestazioni in tutto il Paese.

Roma,

Abd Elsalam Ahmed Eldanf, 53 anni 5 figli, operaio presso il magazzino GLS di Piacenza è stato ucciso da un camion lanciato contro il picchetto che accompagnava una difficile trattativa in corso nella notte. Assieme a lui è rimasto ferito, per fortuna in maniera lieve un altro facchino.

Abd Elsalam, pur non essendo un precario, lottava contro la precarietà e per il rispetto degli accordi sottoscritti, a prezzo di dure lotte, tra l’USB e la GLS costantemente messi in discussione dall’azienda come stava avvenendo anche ieri sera.

Le responsabilità dell’azienda sono incontrovertibili, sia per il clima di ricatto e di schiavitù che vige nei suoi depositi attuato grazie alla totale complicità di tutte le altre sigle sindacali, sia per aver incitato i camionisti dell’azienda a sfondare il picchetto. Altrettanto incontrovertibili le responsabilità del Governo nella destrutturazione dei diritti dei lavoratori e l’introduzione del jobs act che sono la vera causa dell’assassinio di Abd elsalam ahmed eldanf.

Il settore della Logistica è diventato da tempo strategico per il capitale, sempre più in cerca di profitti che ora, dopo la delocalizzazione della produzione fuori dall’Italia, si realizzano attraverso una sfrenata competizione sulla velocità con cui le merci stesse si muovono per arrivare in tempi più rapidi possibile ai clienti finali. Di fronte al profitto per qualcuno è lecito anche uccidere chi lotta contro la nuova schiavitù.

– La USB ha dichiarato lo SCIOPERO IMMEDIATO di tutto il settore della logistica a livello nazionale dalle 05 di oggi 15 settembre alle 05 del 16 settembre con blocco dei magazzini e delle merci ed ha invitato le proprie strutture di fabbrica ad organizzare scioperi e fermate di protesta

– In tutte le principali città italiane si svolgeranno presidi di protesta presso gli Uffici del Governo.

– Alle ore 13,30 Conferenza Stampa sul piazzale antistante la GLS a Piacenza

– A Roma alle ore 15 Mobilitazione sotto gli uffici del Ministro del Lavoro in Via Veneto dove USB chiede di incontrare il Ministro Poletti.

– A Firenze alle ore 18.00 presidio presso Direzione Territoriale Del Lavoro – via Spartaco Lavagnini 9 Firenze

– SABATO 17 ORE 14 MANIFESTAZIONE A PIACENZA.

Operaio Piacenza, Forenza (Altra Europa-GUE): «L’Europa chieda conto all’Italia di quanto successo. Sono vicina alla famiglia»

Operaio Piacenza, Forenza (Altra Europa-GUE): «L’Europa chieda conto all’Italia di quanto successo. Sono vicina alla famiglia»

Pubblicato il 15 set 2016

COMUNICATO STAMPA

OPERAIO PIACENZA – FORENZA (ALTRA EUROPA-GUE/NGL): «CORDOGLIO PER L’OPERAIO UCCISO DURANTE IL PICCHETTO. SONO VICINA ALLA FAMIGLIA, AGLI AMICI E ALL’USB CHE LOTTA PER I DIRITTI DEI LAVORATORI DELLA LOGISTICA. L’EUROPA CHIEDA CONTO ALL’ITALIA DI QUANTO ACCADUTO»

«Che un uomo perda la vita durante un picchetto, mentre sciopera e protesta per avere più diritti, è qualcosa di intollerabile – dichiara Eleonora Forenza, eurodeputata de L’Altra Europa con Tsipras – gruppo GUE/NGL -. Sono vicina alla famiglia dell’operaio ucciso oggi a Piacenza, agli amici, ai colleghi, agli altri lavoratori e all’Usb che protesta da mesi per la situazione dei lavoratori della logistica. L’Europa chieda conto all’Italia di quanto accaduto: esistono delle responsabilità anche politiche nell’aver lasciato che la tensione crescesse a questi livelli, nell’aver demolito l’occupazione, lo stato sociale e lasciato soli i lavoratori, lavoratori che scendono in piazza e davanti alle fabbriche ogni giorno, nel disperato tentativo di far sentire la loro voce, anche a costo della propria vita».

15 settembre 2016

Abdesselem-El-Danaf-30511_210x210

Operaio ucciso, Ferrero: Siamo alla barbarie, con l’assassinio politico di Piacenza sembra di essere tornati agli inizi del secolo scorso»

«Le nostre più sentite condoglianze alla famiglia, agli amici, ai colleghi dell’operaio travolto e assassinato oggi a Piacenza nel corso di un picchetto e la nostra solidarietà all’Usb e a tutti i lavoratori della logistica. E’ un episodio di una gravità inaudita, che ci parla della barbarie in cui siamo ripiombati, come se fossimo tornati agli inizi del secolo scorso quando chi lottava per i propri diritti metteva in gioco la propria vita. C’è una responsabilità precisa del governo che ha lasciato che la situazione dei lavoratori, in particolare quella della logistica, che protestano da mesi, precipitasse a questi livelli. Così come il governo non ha fatto nulla per portare alla firma dei Contratti Nazionali di lavoro, rifiutandosi addirittura di firmare i Contratti che lo riguardano.
Queste cose non devono accadere nel 2016 in un Paese che si dice civile. Si faccia piena verità e giustizia sulla morte del lavoratore e si puniscano i mandanti dell’omicidio».

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

15 settembre 2016

…………………………..

il comunicato UN ASSASSINIO PADRONALE PER DIFENDERE IL PROFITTO Scioperi e manifestazioni in tutto il Paese.

PENSIONI: DAL GOVERNO ENNESIMA PRESA IN GIRO PER I LAVORATORI. SI DEVE ABOLIRE LA RIFORMA FORNERO, TUTTO IL RESTO E’ FUFFA

PENSIONI: DAL GOVERNO ENNESIMA PRESA IN GIRO PER I LAVORATORI. SI DEVE ABOLIRE LA RIFORMA FORNERO, TUTTO IL RESTO E’ FUFFA

Pubblicato il 14 set 2016

“Le discussioni in merito all’anticipo per andare in pensione, fatte senza avere le coperture finanziarie, sono l’ennesima presa in giro per i lavoratori italiani. E’ del tutto evidente che la strada maestra per affrontare il tema delle pensioni è quella dell’abolizione della riforma Fornero, che si deve accompagnare alla definizione di una tassa sui grandi patrimoni che finanzi questa operazione che costa almeno 10 miliardi: tutto il resto è fuffa!”

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

13 settembre 2016

 

L’Ape potrebbe costare fino al 25% della pensione

di Antonio Sciotto, il manifesto 13 settembre 2016

Non si ha ancora un quadro chiaro del provvedimento sulle pensioni, ma è perlomeno certo che il governo si vuole appoggiare al sistema delle banche per finanziare il cosiddetto Ape, l’uscita anticipata che secondo quanto è emerso ieri, dopo l’incontro tra esecutivo e sindacati, dovrebbe arrivare fino ai 63 anni. Una sorta di mutuo ventennale da cui sarebbero esentate solo alcune categorie più deboli, con i costi a carico dello Stato. Cgil, Cisl e Uil concordano con l’impianto generale della riforma, anche se contestano alcuni punti (non c’è ancora chiarezza sulle penalizzazioni, e verrebbero esclusi dai benefici maggiori ad esempio i precoci), mentre le opposizioni vanno all’attacco: M5S, Si e Lega criticano non solo il ricorso agli istituti di credito, ma anche le eventuali penalizzazioni a carico dei singoli.

Stiamo intanto a quanto è emerso finora, sapendo che un altro incontro con i sindacati è previsto il 21 settembre, e che il governo – parola del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini – intende chiudere il capitolo entro fine mese. L’Ape potrà essere chiesto dall’anno prossimo a partire dai 63 anni di età, quindi fino a 3 anni e sette mesi prima del raggiungimento della pensione di vecchiaia (per gli uomini, le donne la raggiungono ancora l’anno prossimo a 65 anni e 7 mesi: bisognerà capire se per loro, almeno in questa fase transitoria, non si anticipi a 62 anni).

Chi anticipa dovrà pagare quanto concesso dallo Stato di tasca propria, appunto appoggiandosi a un finanziamento ventennale da parte di una banca: la rata verrà coperta interamente dallo Stato per i disoccupati di lungo periodo, i disabili, chi è impegnato in attività usuranti con assegni non superiori a 1500 euro lordi (1200 netti); in caso di importi superiori, dovranno restituire solo quanto preso in prestito, senza la maggiorazione del tasso di interesse e del premio assicurativo (il finanziamento è sempre caricato di una polizza vita in caso di prematura scomparsa del cliente della banca).

La nota dolente riguarda i lavoratori precoci, sui quali per il momento non c’è un accordo: la Cgil si dice «preoccupata dallo svuotamento dell’intervento» su di loro. Allo stesso modo non sono ancora inclusi i lavoratori addetti a professioni «pesanti»: ad esempio operai dell’edilizia, macchinisti, infermieri e insegnanti di scuole materne. Tanto che il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, pur apprezzando l’impianto generale delle misure annunciate, chiede garanzie non solo per quest’ultima categoria, ma anche per gli esodati: perché si dia il via all’ottava salvaguardia, attesa invano da mesi, e che tutelerebbe circa 25 mila persone ancora oggi penalizzate dalla legge Fornero.

Ma chi chiederà l’anticipo senza appartenere a nessuna di queste categorie quanto dovrà sborsare? Si parla di 50-60 euro al mese per ogni anno di anticipo richiesto, e alcuni calcoli arrivano a prevedere che addirittura alla richiesta massima (3 anni e 7 mesi) potrebbe corrispondere il 25% della pensione (includendo anche i costi degli interessi e della polizza assicurativa).

Un bel salasso, tanto che Sinistra italiana chiede che «non vengano penalizzati i lavoratori, distinguendo tra chi potrà permettersi l’Ape e chi no». I Cinquestelle parlano di «polpetta avvelenata»: «Invece di riformare alla radice la legge Fornero, il governo si concentra su meccanismi che lasciano in braghe di tela i futuri pensionati e che favoriscono la solita lobby di banche e assicurazioni». La Lega denuncia la «truffa governo-sindacati».

L’Ape dovrebbe costare circa 400 milioni per il 2017, mentre si stanzieranno oltre 600 milioni per ampliare la platea che ha diritto alla quattordicesima (a coloro che hanno redditi personali complessivi inferiori a 1.000 euro al mese rispetto ai 750 euro attuali).

Si pensa anche di innalzare la no tax area per equipararla a quella dei lavoratori dipendenti (8 mila euro annui di reddito) per tutti i pensionati e non solo per quelli over 75: la misura costerebbe 250 milioni di euro. Circa 100 milioni sono previsti infine per rendere le ricongiunzioni tra diversi periodi assicurativi non onerose, mentre altri 100 milioni circa serviranno per allargare le maglie delle attività usuranti.

 

In piazza per il Kurdistan

In piazza per il Kurdistan

manifesto (2)

Appello per una mobilitazione nazionale a Roma il 24 settembre

– contro il vergognoso accordo UE – Turchia sui profughi,

– a sostegno del popolo curdo e della rivoluzione democratica in Rojava,

– per la liberazione di A. Ocalan

Per partecipare alla manifestazione, occorre prenotarsi al più presto al numero 335/7564743 (Antonio). Successivamente, forniremo dettagli più precisi rispetto agli orari di partenza e di ritorno

Da oltre un anno nelle zone curde della Turchia è in corso una sporca guerra contro la popolazione civile. Dopo il successo elettorale del Partito Democratico dei Popoli (HDP), che ha bloccato il progetto presidenzialista di Erdogan, il governo turco intraprende un nuovo percorso di guerra ponendo termine al processo di pace per una soluzione duratura della irrisolta questione curda. Intere città – Diyarbakir, Cizre, Nusaybin, Sirnak, Yuksekova, Silvan, Silopi, Hakkari, Lice – vengono sottoposte a pesanti coprifuochi e allo stato di emergenza, con migliaia tra morti, feriti, arrestati e deportati.

Dopo il fallito “tentativo di golpe” del 15 Luglio, attribuito ai seguaci di Gülen, Erdogan dà il via al terrore che sta eliminando qualsiasi parvenza di democrazia, con il repulisti di accademici, insegnanti, giornalisti, magistrati, militari, medici, amministratori, impiegati statali, invisi al regime: 90.000 tra licenziamenti e rimozioni, 30.000 arresti; chiusura di giornali, stazioni radio-televisive, centri di cultura e sedi di partito.

Inoltre vi è la forte preoccupazione per le condizioni di sicurezza e di salute del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, di cui non si hanno più notizie certe: dal 5 aprile 2015 Öcalan è segregato in isolamento, gli vengono negati il diritto a comunicare e a incontrare i familiari e gli avvocati in spregio e alle convenzioni e ai diritti internazionali. Abdullah Öcalan, legittimo rappresentante del popolo curdo, è indispensabile alla risoluzione della questione curda nell’ambito della democratizzazione della Turchia e del Medio Oriente, così come tracciato nel disegno del Confederalismo Democratico.

Il 24 agosto 2016 l’esercito turco ha invaso la città di Jarablus con il pretesto di combattere il terrorismo e lo Stato Islamico (IS) che ha consegnato la città all’esercito turco e alle organizzazioni jihadiste a loro fianco, come Jabhat Fatah al-Sham e a gruppi come Ahrar El-Sham, senza colpo ferire. Gli attacchi dell’esercito turco non sono diretti contro ISIS ma contro le Forze Democratiche Siriane (SDF), esclusivamente ai danni dell’insorgenza liberatrice curda nei territori del Rojava.

È un dato di fatto che gli Stati Uniti e l’Europa non solo hanno chiuso un occhio su questi attacchi, ma stanno fornendo il sostegno allo Stato turco che con la complicità dell’UE continua a usare i profughi come arma di ricatto. L’invasione turca del nord della Siria aumenta il caos esistente nella regione inferocendo la guerra civile, creando nuovi rifugiati e nuovi disastri umanitari.

TUTTO QUESTO DEVE FINIRE! RIFIUTANDO IL VERGOGNOSO ACCORDO UE-TURCHIA, CHE LEDE I DIRITTI UMANI DEI PROFUGHI E FINANZIA LA GUERRA SPORCA CONTRO IL POPOLO CURDO.

Il popolo curdo insieme agli altri gruppi etnici, religiosi e culturali ha costituito una Confederazione Democratica nel nord della Siria, il Rojava, dove coesistono pacificamente e nel rispetto reciproco popoli e fedi religiose diverse tra loro: assiri, siriani, armeni, arabi, turcomanni. Questa Confederazione rappresenta una prospettiva ed un valido esempio per una Siria democratica; per questo è necessario sostenere questa esperienza di rivoluzione sociale di cui sono state protagoniste in primo luogo le donne.

Ora questa decisiva esperienza democratica per le sorti di un altro Medio Oriente rischia di essere cancellata dall’invasione turca. E� dunque urgente la mobilitazione internazionale a fianco del Rojava e della resistenza del popolo curdo.

Rispondendo all’appello internazionale sottoscritto da intellettuali, scrittori, artisti, politici e difensori dei diritti umani, invitiamo tutti e tutte coloro che in questi anni hanno sostenuto la lotta di liberazione del popolo curdo e la rivoluzione democratica, A SCENDERE IN PIAZZA IL 24 SETTEMBRE A ROMA

* Per fermare l’invasione turca del Rojava; contro la sporca guerra della Turchia al popolo curdo e sulla pelle dei profughi e rifugiati

* Contro la repressione della società civile, del movimento curdo e di tutte le forze democratiche in Turchia

* Contro la barbarie dell’Isis per l’universalismo dei valori umani;

* Per il Confederalismo Democratico

* Per bloccare il supporto delle potenze internazionali e locali, in particolare USA e UE alla Turchia e mettere fine al vergognoso accordo sui profughi

* Per la fine dell’isolamento e per la liberazione del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan

IN PIAZZA PER IL KURDISTAN

ROMA – PORTA PIA ORE 14.00

SABATO 24 SETTEMBRE

Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia
Rete Kurdistan Italia