Archivio for ottobre, 2016

“Terremoti ed altro, un grande piano nazionale di messa in sicurezza e manutenzione”

“Terremoti ed altro, un grande piano nazionale di messa in sicurezza e manutenzione”
Tratto da: controlacrisi.org
Intervento di Domenico Moro

Mentre l’Italia è devastata da nuove scosse di terremoto, Moscovici, Commissario europeo per gli affari economici, e il ministro Padoan discutono se e in che misura le spese per il terremoto di agosto in Italia centrale possano essere defalcate dal computo del deficit di bilancio. Il punto imprescindibile, per Bruxelles, è, come sempre, rientrare nei limiti di bilancio. Francamente, ciò è ormai intollerabile. È ora di dire basta con il tira e molla tra governo Renzi e Commissione europea per una manciata di milioni per le spese per il terremoto, mentre si prevedono nella legge di bilancio super e iperammortamenti fiscali che andranno a beneficio soltanto delle grandi imprese.

Più che di permessi della Commissione europea a includere nella legge di bilancio cifre non esorbitanti, c’è bisogno di un grande piano di ricostruzione nazionale, che metta in campo risorse adeguate (miliardi e non poche centinaia di milioni) per la messa in sicurezza del territorio italiano da terremoti e alluvioni e per la manutenzione della infrastruttura stradale e ferroviaria. Proprio pochi giorni fa a Lecco è crollato un cavalcavia stradale e, mentre le autostrade, costruite con i soldi pubblici e ora a gestione privata, aumentano le tariffe, le autostrade ancora pubbliche subiscono crolli, come quello che ha interessato l’anno scorso un tratto dell’autostrada Palermo-Catania. Ma basta guardare alla situazione del manto stradale in tutta Italia, persino a quello della Capitale e dalla sua provincia, per rendersi conto di quanto sia degradata la rete sotto il controllo pubblico, dopo anni di investimenti zero, a causa del Fiscal compact europeo, che ha prodotto il pesante decurtamento dei trasferimenti statali agli enti locali (-50% ai comuni).

Invece, per quanto riguarda la sicurezza ferroviaria non dimentichiamo la tragedia accaduta in Puglia a luglio, che causò ventitre morti. Secondo l’agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria (Ansf) gli stanziamenti del governo per la messa in sicurezza sono inadeguati: non basteranno, secondo il direttore dell’agenzia, Gargiulo, i 300 milioni promessi dal ministro Del Rio, ma, ad una prima e prudenziale stima, ne serviranno almeno 500. Intanto, la situazione è talmente pericolosa che, per le tratte ancora non adeguate agli standard, l’Ansf propone il limite di velocità di appena 50 chilometri all’ora, che l’associazione dei gestori privati delle ferrovie rifiuta.

C’è un modo per combattere la disoccupazione e la crescita del debito, creando nuovi posti di lavoro e buona crescita del Pil: salvare vite umane, abitazioni, infrastrutture vitali e il nostro patrimonio storico. Ma, per fare questo, bisogna superare questa Europa: i suoi assurdi vincoli di bilancio e i suoi metodi di funzionamento, il Patto di stabilità in primis, in modo da mettere in atto una politica economica pubblica finalmente espansiva. Una politica che non si incentri tanto sulla riduzione dei tassi d’interesse, che va soprattutto a favore dei profitti, ma che si incentri soprattutto sulla ripresa massiccia degli investimenti pubblici, mediante un piano gestito direttamente dallo Stato. È in questo senso che si può e si deve parlare di ripristino della sovranità popolare e democratica, in opposizione ad un sovrannazionalismo europeista esclusivamente del capitale.

In definitiva, le ultime e dolorose vicende italiane ci parlano di una questione più generale. Il problema centrale cui dare risposta è quale sviluppo e quale crescita vogliamo. Più precisamente, il tipo di sviluppo e di crescita è strettamente collegato a come, per chi e cosa produrre. In altre parole, è connesso a uno sviluppo che sia utile al Paese, in termini certamente, in primo luogo, di sicurezza, ma anche, più in generale, di soddisfazione dei bisogni della collettività (ad esempio: diritto all’abitare e alla mobilità), mediante l’allargamento del perimetro dell’attività pubblica in economia e la riduzione del campo, ora predominante, dei rapporti di produzione privati.

SU DI TONO !“la musica rock di qualità al Teatro Verdi di Cassolnovo

SU DI TONO !“la musica rock di qualità al Teatro Verdi di Cassolnovo

Da SABATO 5 NOVEMBRE Ritorna con la seconda edizione di SU DI TONO !“la musica rock di qualità al Teatro Verdi di Cassolnovo
Rock nella sua accezione più ampia ovvero prog, blues, pop, canzone d’autore e jazz fino al rap sarà protagonista dei sabati di Novembre a Cassolnovo –
L’amministrazione comunale, l’ assessorato alla cultura e spettacoli di CASSOLNOVO con la collaborazione dell’associazione ALAMBRADO ripropone dopo il buon successo dello scorso anno SU DI TONO ! , Buone vibrazioni Live, una serie di 4 concerti che con inizio alle 21.30 porteranno ai cassolesi una varietà di generi e artisti di grande qualità al teatro Verdi , un ambiente particolarmente adatto ad una ricezione attenta della musica ead una partecipazione appassionata del pubblico che potrà avere un rapporto “ intimo “con gli artisti quasi da poterli toccare con mano .
In particolare il 12 Novembre salirà sul palco il grande cantautore veronese MASSIMO BUBOLA con la sua Eccher Band , sicuramente tra i più importanti autori di canzoni , probabilmente quello che meglio incarna lo spirito folk rock , lo dimostrano “il cielo d’Irlanda,” “Fiume Saint creek”, “Quello che non ho”…e le migliori traduzioni dei brani di Bob Dylan ( Avventura a Durango…)spesso a fianco di Fabrizio DE ANDRE’.

Ma altre ed importanti sono le novità a cominciare dall’entrata a tutti i concerti che sarà ad OFFERTA LIBERA con le offerte che saranno destinate esclusivamente ad implentare i beni e le attrezzature dell scuole del comune di Cassolnovo e del Molino del Conte ; una scelta precisa dell’Amministrazione di sostenere la Scuola pubblica ma anche di dare la possibilità a tutti di assisterè a spettacoli di valore senza costi onerosi come del resto sta facendo con la stagione teatrale cercando di portare in teatro i cassolesi di età diverse con tutti mezzi possibili..
Altra novità è quella di creare un apposita serata dove far esibire le migliori band emergenti del nostro territorio selezionante con cura per originalità della proposta musicale e per i testi privilegiando quelli in italiano ,, caratteristica peraltro comune un po’ a tutte le band della rassegna .
In questo senso sia gli ABITUDE rock & pop , prog che gli SNATCH HEAVVY BLUES BAND che saranno di scena il 19 novembre pur con pregevoli innovazioni proseguono il loro percorso musicale mantenendosi sulla via maestra del rock anni 60-70 così come il quartetto della talentosa cantante sulla grande pache si esibiranno , danso spazio a band che peridiligono le produzioni originali e non le ben più comode cover .Su questa linea anche il gruppo della talentosa cantante Francesca DE MORI con Tazio Forte al piano che il 26 proporrà il suo jazz swing n’ progressione nel concerto di chiusura della rassegna
Non ultima in quanto ad importanza anche la collaborazione organizzativa di molti giovani sotto la guida dell associazione ALAMBRADO , che in passsato è stata attiva protagonista della scena rock e della cultura undreground non solo lomellina con l’organizzazione di concerti , rassegne , festival proprio deicati all’ “altra musica “.

Tra le novità proprio proposte dai giovani , oltre alla selezione delle band c’è anche l’introduzione di una serata interamente dedicata al RAP ealla cultura hip hop , la prima ad approdare in un teatro in Lomellina .Saranno proprio le migliori gangsta rap di Vigevano Cassolnovo e dintorni ad esibirsi nella serata di apertura il 5 Novembre sabato prossimo .
STREET OPERA , Hip Hop RAP con
Altra China Crew, DJ VILE, CASOTTA RECORDS , DOUBLE C ecc…
A coordinare la serata Bushi che con i suoi ALTRA CHINA CREW , collettivo o posse che dir si voglia, nato da un anno e che comprende Easy M,Zetaz, Wasabi,John Doe, Stige tutti con all’attivo già produzioni personali e che si apprestano a registrarne una collettiva . Insieme a loro molti altri a cominciare dai CASOTTA RECORD.a DOUBLE C, altro cassolese.
A confezionare magicamente i tappeti sonori, drum n bass sarà DJ VILE , un nome una garanzia il quarantenne catapultato direttamente dal bronx catanese da diversi anni sulla ribalta vigevanese , è valente dj di lunga esperienza che sa asseblare ricomporre scratchare sulle onde sonore di hip hop, r’n’b’, funk e naturalmente rap a raffica
Una scena quella hip hop in forte crescita nel nostro territorio in questi ultimi anni che annovera artisti molto giovani , addirittura adolescenti a fianco di altri più “maturi ” , caratterizzata da proposte le più variegate sia come tendenza di testi che di musica ,un melting pot che spesso ha come unico scopo quello di parlare del presente, delle menate quotidiane , per dirla con le parole dei Casotta “ non c’è tema fisso , c’ è un idea, ma .forse un sogno insomma solo ragazzi che fanno musica e la fanno bene” . Ma qua e la tra le parole e i versi di molti testi si possono ritrovare caratteristiche comuni.
In RICORDA IL NOME il gran bel video fatto in strada dagli Altra China new si scorgono diverse e forti critiche sociali, anche se loro non lo ammetteranno mai “l’ultima ruota del carro spinge più delle ruote di scorta..mentre i partiti già scremati come latte sui mercati..e poi sta merda è paraffina che ti secca ..” . inni alla forza del rap come unico linguaggio possibile “il rap è un paradosso ma è tosto.. sta roba suona più forte delle bombe.. , terzine come cingoli,, rime ..arte…confessare..” infine chiari messaggi di appartenenza , , voglia di essere una comunità perlomeno diversa se non alternativa a quella che esiste ,che è lontana anni luce da come vorrebbero che fosse; una comunità che parla anche in codice “ Il rapper è chi ti insulta senza fartelo sapere…questo è un clan ..alieno come kriptonite…è dal 1993 che sto aspettando il sole ..oppressione …”
Una serata quindi quella di sabato prossimo che promette di essere molto scoppiettante con i rapper che prima si esibiranno da soli e nei loro gruppi e poi si confronteranno con gli altri a colpi di strofe e beat improvvisate
Lo stesso titolo della serata STREET OPERA, HIP HOP/RAP è significativa di chi pur contrastando anche le normali programmazioni del teatro, l’ultimo appuntamento dedicato proprio all’Operetta e all ‘opera con i Maestri Cantori di Vigevano , vuole comunque confrontarsi in uno spazio più “accademico” e visibile di quelli underground frequentatiabitualmente, mostrando l’esigenza di esprimersi e comunicare anche al di fuori della sola cerchia di fans e di adepti della grande famiglia dell’Hip Hop .
L’entrata è ad offerta libera destinata alle scuole di Cassolnovo e Molino del Conte ma è possibile prenotare i posti al 3335740348.
C A S S O L N O V O PV TEATRO VERDI Via Oberdan 6
Su di tono ! 2016 vol 2
Buone VIBRAZIONI LIVE di RAP, ROCK, BLUES , JAZZ e Canzone d’AUTORE
Sabati di Novembre 2016 ore 21.30
5 Novembre
STREET OPERA , Hip Hop RAP con
ALTRA CHINA CREW, DJ VILE, CASOTTA RECORDS , DOUBLE C ecc…

Prossimo appuntamento
12 novembre MASSIMO BUBOLA & Eccher Band
Da “Fiume Sand Creek” a” il cielo d’Irlanda “ un mito della canzone d’autore italiana
Info 3335740348

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Pavia città libera! Sit-in antifascista

Pavia città libera! Sit-in antifascista

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IL “Costa”un servizio che deve essere difeso

IL “Costa”un servizio che deve essere difeso

Dall’Informatore di Vigevano di giovedì 27 ottobre 2016

L’appello

Il “Costa”, un servizio che deve essere difeso L’argomento di questo messaggio che invio alla cortese attenzione del Direttore dell’Informatore Vigevanese è relativo al nostro “Civico Istituto Musicale Luigi Costa” che di seguito per brevità riassumerò in Costa.

Prima di entrare nel merito del messaggio, credo sia opportuno introdurre la questione.

La nostra Amministrazione Comunale, ormai da tempo, ha intenzione di chiudere o quanto meno a disinteressarsi del nostro Costa.

Il primo tentativo è stato arginato grazie alla lungimiranza della nostra compianta Luisa Rossi Rivolta che, grazie al trasferimento dei Giudici di Pace in Palazzo Roncalli, ha potuto traslocare l’Istituto nella sede attuale di Palazzo dell’Esposizione in Piazza Calzolaio d’Italia. (Ricordo ai distratti che era “provvisoriamente “, da circa 30 anni, sistemato con elevati costi di pigione nei locali del Negrone in corso Milano dopo aver dovuto lasciare la sede di nascita, il Cagnoni, per la nota ristrutturazione).

Il risparmio ottenuto, forse, ne ha permesso la sopravvivenza fino ad ora ma, non essendoci più Lei, che ha curato con passione l’insieme degli aspetti culturali della nostra città, siamo di nuovo al possibile smantellamento forse attraverso una forma di privatizzazione che di fatto, partendo dal mancato rinnovo dei contratti che legano al Comune e non a terzi i Maestri, che tengono i corsi agli allievi, permetterà la dispersione di quello che io considero bene di tutti, o meglio della cittadinanza vigevanese.

Nella sostanza questo messaggio all’Informatore vuole essere una richiesta di aiuto, anche sul metodo da usare, per evitare che il nostro Costa, quello dei cittadini intendo, venga alienato dalla struttura del Comune e ceduto con la giustificazione che bisogna contrarre le spese comunali.

Il Costa è stato ed ancora è parte della cultura della città da ormai quasi un secolo e mezzo. Se potessimo paragonare la vita della città ad un albero, il Costa è una delle sue radici, non un ramo da potare. Solo chi voglia compromettere la vita dell’albero penserebbe di estirparne le radici.

Un ulteriore aspetto positivo che mi ha motivato a scrivervi è l’avere constatato l’efficacia di un Vostro articolo quando la tomba stessa del nostro illustre concittadino Luigi Costa (guarda il caso) venne inopinatamente messa in vendita come un qualsiasi loculo con contratto scaduto. L’articolo fece emergere l’errore (???) e tutto tornò nell’apparente normalità.

Ora, non cercherò di raccontarvi la giustificazione di costi e di spese che devono quadrare, non ha mai fatto parte del mio bagaglio culturale, ma cercherò di spostare l’attenzione su quello che questo istituto ha al suo interno, beni che si sono conservati e accumulati nel tempo grazie alla passione oltre la capacità dei moltissimi maestri che nel tempo si sono succeduti alla sua direzione.

Il Costa non è solamente quello spazio dove bambini, ragazzi e adulti vigevanesi, si sono ritrovati per studiare musica, ma rappresenta la custodia di gran parte della memoria storica musicale vigevanese.

Vi sono conservati strumenti; alcuni di pregevole valore storico, quali un violino costruito dal liutaio de Coppi di Mantova verso la metà dell’ottocento donato all’istituto dal Maestro Anito Cervio alla sua morte (si ha notizia di due soli esemplari al mondo ed il nostro è l’unico che è sicuramente firmato).

Durante l’ultima mostra di liuteria in cui su richiesta degli organizzatori è stato prestato ed esposto, è risultato l’oggetto più studiato e analizzato della mostra stessa.

Tra le cose che sono rappresentative della vita vigevanese ci sono alcune cartelle che raccolgono immagini di vita d’altri tempi quali i documenti originali con i quali i notabili di allora raccomandavano ai direttori dell’epoca i ragazzi orfani che pur avendo attitudini musicali non potevano permettersi il pagamento della retta. Ci sono allegati i certificati di povertà.

La capacità di saper suonare uno strumento è stato per molto tempo una delle garanzie di poter contare su di un sussidio economico quasi certo evitando o magari solo allontanando i gorghi della povertà.

La “libreria del “Costa” (in fase di catalogazione, dopo che con l’ultimo trasloco è stata ricompattata) è composta sia da volumi, sia da spartiti, sia da supporti propriamente musicali quali dischi, cd e nastri magnetici (musicassette).

I volumi, nella quasi totalità, sono propriamente bibliografici sulla vita e/o le opere dei compositori e musicisti che ne hanno decretato la grandezza, ce ne sono in forma romanzata, enciclopedica e altri volumi come risultato della rilegatura annuale delle riviste periodiche sulla vita musicale italiana di fine ottocento.

Discorso a parte meriterebbe l’analisi dei moltissimi spartiti che si sono accumulati nel tempo che a loro volta spaziano dalla musica classica, operistica con bellissime copertine, e via via su per li rami direbbe il poeta.

Alcuni spartiti sono ancora manoscritti altri vere rarità. Abbiamo, per fare un esempio, di quantità e non ancora di qualità, ricevuto quale lascito tutti gli spartiti che la Signora Motta ha accumulato nel tempo (un intero armadio). La Signora oltre ad essere musicista lei stessa ha conservato accuratamente tutta la musica scritta, che il suo maestro “Zampinetti” le aveva lasciato oltre agli spartiti che il Maraschi (credo fosse il marito ma non ne sono sicuro) dopo la chiusura del negozio di corso Cavour conservava nel magazzino. Insomma, buona parte di tutta la musica scritta nello spazio temporale che va dalla metà dell’Ottocento alla metà del Novecento. Una particolarità; nel toglierli dall’impacchettamento per inserirli in armadio, è uscito uno spartito che ha attirato la mia attenzione (era la metà del 2014) si titolava “Simplon March” ed era stata appositamente scritta e pubblicata da A. Leonardi in occasione dell’expo di Milano del 1906 in coincidenza appunto con l’apertura della galleria del Sempione che, quale opera ardita del tempo, coronava l’expo stesso che era dedicato ai trasporti. La catalogazione di tutti questi beni è ancora in corso (su base di lavoro volontario ovviamente). La parte musicale si compone prevalentemente degli lp di musica classica che la famiglia del compianto Maestro Rota ci ha lasciato a cui si è aggiunto recentemente il mondo del Jazz. Il concittadino Enzo Fresia, scomparso alcuni anni fa, è vissuto nel mondo del Jazz divenendone uno dei maggiori esperti italiani in campo mondiale. La famiglia ci ha pertanto donato tutta a sua raccolta di musica. Essa spazia dal Blues degli anni 20 americani fino ai compositori italiani che gli inviavano i loro CD in anteprima per riceverne consigli e giudizi. L’abbandono, da parte del Comune, della responsabilità diretta nella conservazione dei beni del Costa potrebbe, in estrema ratio portare, al depauperamento se non alla perdita di tutto quanto fortunosamente preservato, depauperamento per incuria o peggio. Quello che mi risulta difficile da capire nel contesto, è che la vita culturale della città è vivace. Spazio per il teatro di ricerca, la biblioteca che organizza incontri e presentazioni, le stagioni musicali e teatrali del Cagnoni lo spazio culturale della Fondazione di Parma e Piacenza in San Dionigi, settimane culturali promosse dal Comune stesso e molto altro. Perché dunque, se possono coesistere tutte queste realtà culturali ed il Comune non fa mancare a nessuna di esse il proprio patrocinio, ad una realtà antica quale il “Costa”, non dovrebbe essere garantito spazio e visibilità. Ci sarebbero i presupposti per essere una delle colonne portanti della cultura cittadina e non qualcosa da nascondere ed eventualmente da alienare.

Per concludere, spero che l’Informatore possa, ancora una volta, essere il mezzo con cui la società civile ricorda all’Amministrazione che esistono servizi e valori imprescindibili, tra cui annovero il nostro Costa, i quali sono parte intrinseca del tessuto sociale della città di Vigevano.

Alessio Milesi

Pensioni: riprenditi il maltolto!

Pensioni: riprenditi il maltolto!

PENSIONI-MALTOLTO

Il 4 dicembre vota NO

Il 4 dicembre vota NO

COSTITUZIONE-TEMPI-2016

Rifondazione organizza i ricorsi all’INPS per recuperare il maltolto sulle pensioni. Contro la legge Fornero e per dire No al referendum sulla Costituzione.

Rifondazione organizza i ricorsi all’INPS per recuperare il maltolto sulle pensioni. Contro la legge Fornero e per dire No al referendum sulla Costituzione.

Pubblicato il 27 ott 2016

di Roberta Fantozzi

 

La controriforma Fornero delle pensioni ha rappresentato uno dei più violenti attacchi alle condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori, delle donne, dei giovani, degli ultimi decenni.

L’aumento fino a oltre 6 anni dell’età pensionabile significa per molte e molti non riuscire a sopportare la fatica quotidiana di un lavoro che si prolunga fino a 67 ed anche fino a 70 anni. Le donne pagano il prezzo più alto per la cosiddetta “equiparazione” a tappe forzate mentre continua a gravare su di loro il doppio lavoro produttivo e riproduttivo. I giovani vengono tenuti fuori dal mondo del lavoro perché la controriforma ha bloccato il ricambio generazionale: negati nella possibilità di costruirsi una vita e un futuro.

La controriforma Fornero ha rappresentato anche un attacco alle condizioni di vita di coloro che erano già pensionate e pensionati con il blocco delle rivalutazioni sulle pensioni in essere, se queste pensioni erano nel 2012 superiori a tre volte la minima, cioè superiori a 1405 euro lorde, circa 1200 euro netti. Un blocco che ha interessato non solo il 2012 e 2013, ma ha reso permanente nel tempo la riduzione del valore delle pensioni.

La Corte Costituzionale con la sentenza del 30 aprile 2015 ha dichiarato illegittimo il blocco delle rivalutazioni, in particolare con riferimento ai “trattamenti pensionistici di importo meno elevato”, in nome del principio di uguaglianza (articolo 3 della Costituzione), del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori ad avere una retribuzione in “ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (art.36 della Costituzione), al diritto dei lavoratori a “mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”(art.38 della Costituzione).

Il governo Renzi per rispondere alla sentenza della Corte ha varato un provvedimento a maggio 2015 che in nessun modo consente di recuperare il reddito perduto, neppure per quello che riguarda le pensioni di importo medio-basso. Per le pensioni di 1200 euro netti il rimborso è stato meno della metà del dovuto. Complessivamente a fronte di “risparmi” pari a circa 17 miliardi ne sono stati restituiti poco più di 2.

 

Per questo Rifondazione Comunista organizza nei suoi circoli i ricorsi all’Inps per recuperare il maltolto.  Questo per noi è parte di una mobilitazione più generale per la cancellazione della controriforma Fornero. I provvedimenti annunciati dal governo Renzi per la prossima legge di bilancio confermano l’impianto della legge Fornero, con eccezioni limitate e non risolutive dei problemi drammatici creati dalla controriforma, né è accettabile in nessun modo che le persone si indebitino con le banche per poter andare in pensione con la cosiddetta Ape.

 

Questo impegno si salda anche a quello contro la “riforma” costituzionale del governo Renzi. E’ evidente che la controriforma della Costituzione punta a chiudere il cerchio delle politiche neoliberiste.  Se passa il SI’ non si potrà neppure più organizzare la mobilitazione e il conflitto contro leggi profondamente ingiuste come la Fornero. Il contingentamento dei tempi (70 giorni) per il voto delle leggi definite prioritarie dai governi, la concentrazione di ogni potere nell’esecutivo, il taglio drastico degli spazi e dei diritti delle opposizioni, mirano a distruggere ogni possibilità delle persone di organizzarsi per far valere i propri diritti, blindando ancora di più le istituzioni rispetto ai bisogni sociali. Come dice JPMorgan vanno rottamate quelle Costituzioni che “prevedono la tutela costituzionale dei diritti dei lavoratori” e “il diritto di protestare se sono proposte modifiche dello status quo”.

 

Recuperiamo il maltolto, diciamo NO alla controriforma della Costituzione!

 

 

Scarica il volantino fronte/retro in formato JPG e PDF:

COSTITUZIONE TEMPI 2016

PDF COSTITUZIONE TEMPI 2016

PENSIONI MALTOLTO

PDF PENSIONI MALTOLTO 2016

A tutte le federazione è stato inviato il materiale per i ricorsi.

 

 

Grandi opere sistema mafioso. Il Movimento No Tav porta democrazia al Parlamento europeo

Grandi opere sistema mafioso. Il Movimento No Tav porta democrazia al Parlamento europeo

Grandi opere sistema mafioso. Il Movimento No Tav porta democrazia al Parlamento europeo

Pubblicato il 27 ott 2016

Al Parlamento europeo di Strasburgo più di centocinquanta persone hanno partecipato all’iniziativa “La sentenza del Tribunale Permanente dei Popoli sulla linea ad Alta Velocità Torino-Lione. Rispettare i diritti umani e fermare lo spreco”, organizzata dai parlamentari Curzio Maltese e Eleonora Forenza del gruppo GUE/NGL (Gruppo della sinistra unitaria europea). Una sala attraversata dal Movimento No Tav, sindaci della zona ed eurodeputati di vari gruppi politici e nazionalità hanno partecipato alla consegna della sentenza del Tribunale Permanente dei Popoli da parte di una rappresentanza del Movimento No Tav, ai Vice Presidenti Dimitrios Papadimoulis (GUE/NGL) e Ulrike Lunacek (GREENS/EFA), che certifica la violazione dei diritti umani in Val di Susa attraverso la militarizzazione della zona e la repressione violenta dei cittadini e dei movimenti. Curzio Maltese, che ha introdotto l’evento, ha sottolineato che: “sulle grandi opere c’è in Europa un sistema omertoso e mafioso. Siamo qui per affrontare il grande spreco di soldi pubblici di questo progetto scellerato e l’assurda criminalizzazione a cui è sottoposto il movimento No Tav”. “La costruzione di quel cantiere – ha proseguito Eleonora Forenza – ci parla ogni giorno di un processo decisionale che è espropriato dalle mani, dalle teste e dai corpi di quelli che dovrebbero essere i veri titolari: cioè chi vive quei territori. Questo è un giorno importante perché la lotta del movimento No Tav è entrata direttamente nel Parlamento europeo, una pratica democratica che dovrebbe ripetersi quotidianamente in questi palazzi”. Nicoletta Dosio, in collegamento via Skype, offre l’esempio vivente della violenza che stanno subendo gli abitanti della Val di Susa. Dosio con la sua scelta politica di disobbedire agli arresti domiciliari esercita una forma di resistenza che dimostra la differenza tra legalità e legittimità. Il suo caso si inserisce perfettamente nel sistema architettato dai promotori delle grandi opere che, come sintetizza Livio Pepino (ex magistrato italiano e pubblico ministero nella sessione del Novembre 2015 del Tribunale Permanente dei Popoli) si basa su tre fondamentali passaggi: “Prima si ignorano e scavalcano le istanze delle popolazioni locali, poi si procede alla diffusione di dati falsi per influenzare l’opinione pubblica e i decisori politici, infine si reprimono e criminalizzano gli stessi cittadini che lanciano l’allarme sugli abusi a cui loro stessi e i loro territorio sono sottoposti”. L’audizione sulla linea Torino-Lione è stata anche l’occasione per discutere di altre grandi opere in costruzione nell’Unione europea, che mettono in pericolo la sostenibilità economico-ambientale e la salute dei cittadini, grazie alle testimonianze, tra le altre, di Victor Pachon (Comitato CADE, Paesi Bassi del Nord, Francia), Thomas Dubreuil (avvocato, comitato Notre Dame des Landes, Francia), Mike Geddes (rappresentate del comitato britannico “Stop High Speed 2) e Ruut-Maaria Rissanen che ha parlato delle infrastrutture nella regione di Tampere, Finlandia. Nelle tre ore di audizione si sono alternati molti interventi, tra cui Italo di Sabato (Osservatorio sulla repressione), di Paolo Prieri (Presidio Europa No Tav) che ha definito le grandi opere come “un atto di prepotenza nei confronti dell’ambiente e delle persone” e della sindaca Ombretta Bertollo che ha voluto ribadire quanto sia importante l’ascolto delle popolazioni locali: “la porta dei sindaci è sempre aperta, gli abitanti vengono a bussare il giorno stesso se c’è qualcosa che non va. L’Europa è in estrema sofferenza perché non sente le ragioni dei suoi cittadini”. A dire la loro anche molti eurodeputati come Karima Delli (GREENS, Francia) che ha invitato i presenti “a non fermare mai la mobilitazione”; Marco Valli e Daniela Aiuto (Movimento 5 Stelle, Italia) i quali hanno denunciato che “l’Unione europea è la casa del conflitto di interessi, mentre deve tornare a essere la casa dei cittadini”. Tania Gonzalez (GUE/NGL, Spagna) ha svelato il fallace argomento per cui a grandi opere infrastrutturali corrisponde maggiore sviluppo: “Continuano a dirci che abbiamo bisogno di opere sempre più imponenti eppure la Spagna è piena di autostrade non utilizzate o aeroporti senza aerei”, Merjia Killonen (GUEN/NGL, Finlandia) ha invece dichiarato che: “come eurodeputata e come coordinatrice del gruppo per la Commissione trasporti mi vergogno del modo in cui usiamo le risorse pubbliche e del fatto che in Europa si ignorino così palesemente i diritti fondamentali delle popolazioni locali”.

KURDISTAN – FORENZA (ALTRA EUROPA-GUE): «ARRESTO SINDACI DIYARBAKIR è ATTO GRAVISSIMO: LA COMUNITà INTERNAZIONALE INTERVENGA»

KURDISTAN – FORENZA (ALTRA EUROPA-GUE): «ARRESTO SINDACI DIYARBAKIR è ATTO GRAVISSIMO: LA COMUNITà INTERNAZIONALE INTERVENGA»

«Stanotte sono stati arrestati la cosindaca e il cosindaco di Diyarbakir. Un atto gravissimo, che si aggiunge agli altri arresti di parlamentari e sindaci della comunità curda – dichiara Eleonora Forenza, deputata europea dell’Altra Europa – GUE/NGL – . Solleverò la questione al Parlamento Europeo chiedendo la liberazione immediata della rappresentanza di Diyarbakir. La comunità internazionale non può assistere senza muovere un dito alle continue violazioni dei diritti del popolo curdo da parte del governo turco, governo al quale invece l’Ue continua a dare miliardi per fermare i migranti…Serve la massima mobilitazione anche della società civile per protestare contro questi ultimi arresti e un clima repressivo senza precedenti contro i Kurdi».

26 ottobre 2016

Goro, Ferrero: «Barricate contro donne e bambini e voto favorevole ai trattati Ue: la barbarie avanza e si chiama Lega»

Goro, Ferrero: «Barricate contro donne e bambini e voto favorevole ai trattati Ue: la barbarie avanza e si chiama Lega»

Pubblicato il 25 ott 2016

di Paolo Ferrero –

Barricate contro donne e bambini che scappano dalla guerra e voto favorevole ai trattati europei e al pareggio di bilancio in Costituzione. La barbarie avanza e si chiama Lega Nord.
Le politiche neoliberiste che la Lega Nord  ha condiviso in tutti questi anni producono miseria e paure che adesso gli stessi leghisti cavalcano propagandando la guerra tra i poveri. Tipica continuazione dello squadrismo che quasi un secolo fa insanguinò la romagna: roboanti parole rivoluzionarie per fare al meglio gli interessi dei potenti mettendo i poveri gli uni contro gli altri.

Vigevano: incontro pubblico con il Senatore Felice Besostri

Vigevano: incontro pubblico con il Senatore Felice Besostri

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Per il sessantesimo anniversario dei fatti di Ungheria

Per il sessantesimo anniversario dei fatti di Ungheria

Pubblicato il 24 ott 2016

Ordine del giorno approvato dalla direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, domenica 23 ottobre 2016.

Nel sessantesimo anniversario dell’invasione dell’Ungheria da parte delle truppe dell’URSS e degli altri paesi del Patto di Varsavia rendiamo omaggio alla memoria delle vittime e a quei comunisti, come Imre Nagy e Gyorgy Lukacs, che tentarono di sviluppare un progetto socialista diverso dal modello che si era affermato durante il periodo staliniano.

L’invasione dell’Ungheria mostrò anche i limiti – oggettivi e soggettivi – del processo di destalinizzazione avviato dal XX Congresso del PCUS e ipotecò sul nascere le speranze riposte nello sviluppo di processi di auto-riforma.

Sessanta anni dopo si possono analizzare con la dovuta distanza storica le logiche geopolitiche e le motivazioni dell’intervento dell’URSS (divisione in blocchi, guerra fredda, crisi di Suez, memoria del sostegno ungherese a Hitler, ruolo di forze reazionarie e potenze occidentali, timori di delegittimazione della leadership kruscioviana) ma di certo l’aggressione a un paese sovrano non solo violò il principio di autodeterminazione dei popoli ma determinò anche una crisi profonda del movimento comunista facendo emergere la contraddizione insanabile tra un progetto di liberazione delle classi lavoratrici e forme autoritarie di governo.

La tragedia ungherese vide i carri armati dei paesi socialisti porre fine a un governo guidato da comunisti come accadrà successivamente anche in Cecoslovacchia.

Attribuire al comunismo – come fanno il revisionismo storico e le forze neoliberiste dominanti – la responsabilità dell’invasione dell’Ungheria significa in primo luogo offendere la memoria di quei comunisti che subirono le conseguenze di quell’intervento.

Siamo abituati da sempre a riflettere sulla vicenda storica del comunismo novecentesco senza alcuna remora nell’indagine critica e sulla base di un rifiuto dello stalinismo che per il nostro partito è elemento fondativo.

Proprio per questo rigettiamo la narrazione da “Libro nero” con cui si vuole ridurre a crimine e orrore l’intera storia del movimento comunista. Una visione storica che non a caso si accompagna alla rimozione dei crimini e degli orrori del colonialismo, dell’imperialismo, del capitalismo a cui si evita di attribuire la responsabilità nello scatenarsi di due guerre mondiali e di innumerevoli conflitti fino ai giorni nostri.

A smentire i sostenitori della riduzione-equazione del comunismo allo stalinismo vi è proprio l’esperienza di quello che più tardi Ingrao definì “indimenticabile 1956”.

Quella vicenda vide l’esplosione di una crisi nel movimento comunista internazionale che produsse ovunque esperienze di rifondazione e rilancio del carattere democratico e emancipativo del progetto socialista e comunista.

Il dramma che attraversò in tutto il mondo le coscienze di milioni di militanti comunisti e socialisti testimonia quanto fossero forti i valori di libertà nelle fila del movimento operaio.

La tragedia ungherese e la denuncia dei crimini di Stalin al XX Congresso suscitarono non l’abbandono della prospettiva del socialismo come accadrà nel 1989-1991 ma molteplici sviluppi creativi del marxismo e la ricerca di nuove vie per il socialismo fuori e anche dentro i partiti comunisti. Come scrisse Raniero Panzieri: “Il profondo rinnovamento culturale e pratico che si propone al comunismo non coincide perciò in nessun modo con l’abbandono del marxismo, ma si presenta anzi come ripresa critica di esso al di là delle cristallizzazioni e deformazioni dogmatiche dello stalinismo. Per il comunismo italiano in particolare si presenta come ripresa del pensiero di Gramsci, da restituire alla sua piena originalità oltre ogni ‘conciliazione’ con lo stalinismo. I capisaldi del marxismo come metodo di analisi e di azione riemergono in tutta la loro forza e validità”.

Se è vero che il PCI in quelle giornate drammatiche si schierò su posizioni di giustificazione dell’intervento va rimarcato che l’VIII Congresso si caratterizzò per la sottolineatura del carattere democratico della via italiana al socialismo e per l’archiviazione dell’idea di uno Stato – guida e  di  un  partito-guida del movimento comunista.

In questo sessantesimo anniversario è doveroso ricordare il valore della presa di posizione apertamente contraria all’invasione di Giuseppe Di Vittorio e che l’allora segretario della Fgci Enrico Berlinguer si espresse nella riunione della direzione del partito contro l’intervento militare.

Rifondazione Comunista si riconosce nelle parole del comunicato della CGIL del 27 ottobre del 1956: “ravvisa in questi luttuosi avvenimenti la condanna storica e definitiva di metodi di governo e di direzione politica ed economica antidemocratici, che determinano il distacco fra dirigenti e masse popolari. Il progresso sociale e la costruzione di una società nella quale il lavoro sia liberato dallo sfruttamento capitalistico, sono possibili soltanto con il consenso e con la partecipazione attiva della classe operaia e delle masse popolari, garanzia della più ampia affermazione dei diritti di libertà, di democrazia e di indipendenza nazionale”.

 

La Direzione nazionale del Partito della Rifondazione Comunista

Roma, 23 ottobre 2016

Ordine del giorno proposto dal compagno Maurizio Acerbo

Approvato con un voto contrario e un astensione

La spinta sociale del No al referendum

La spinta sociale del No al referendum

Pubblicato il 23 ott 2016

di Roberto Ciccarelli

No Renzi Day. A Roma in migliaia hanno partecipato al primo corteo del «No sociale» al voto del 4 dicembre. Il «No» può vincere con l’opposizione al Jobs Act, alla «Buona Scuola» e ai bonus di Renzi

Nella campagna referendaria per il voto sulla riforma costituzionale del 4 dicembre la manifestazione del «No Renzi Day» che si è tenuta a Roma, all’indomani della sciopero generale dei sindacati di base, ha aperto un nuovo capitolo. I 40 mila che hanno sfilato, secondo gli organizzatori, da piazza San Giovanni a Campo de’ Fiori hanno voluto dimostrare che la consultazione referendaria non è solo uno scontro nel Pd, tra la minoranza della «ditta» di Bersani, il battitore libero D’Alema e la maggioranza del «rottamatore» Renzi.

L’obiettivo del corteo era rappresentare l’esistenza di un popolo del «No sociale», in carne ed ossa, che si muove in un campo politico più largo a sinistra e fuori dal «centro-sinistra» di vecchio o futuribile conio. Un «No sociale» che si aggiunge a quello basato sui contenuti costituzionali della contesa e si basa sull’opposizione al Jobs Act, alla «Buona Scuola» o alle politiche dei bonus con le quali il governo Renzi ha supplito all’incapacità di riformare il Welfare o rilanciare la domanda interna. A questa idea si ispirerà un’altra manifestazione convocata il 27 novembre dai movimenti sociali a Roma: «C’è chi dice No». Una prospettiva evocata anche dagli studenti che hanno manifestato il 7 ottobre scorso contro la «Buona Scuola».

Ogni corteo ha la sua scenografia che va interpretata. Quello di ieri era composta da spezzoni rappresentativi di vertenze lavorative, ad esempio la Natuzzi, o di posizioni politiche. In coda c’erano i partiti della sinistra, da Rifondazione al partito comunista dei lavoratori e altre sigle che si richiamano al comunismo. La maggioranza dei manifestanti era composta dagli iscritti all’Usb, con sfoggio di bandiere e striscioni dei settori pubblici e privati. C’erano i movimenti sociali e sindacati (la casa con Asia-Cub), i Sans Papiers e rifugiati (Cispm), ad esempio. Centinaia di migranti – lavoratori, rifugiati – hanno sfilato per ore con cartelli sulla libertà di movimento e i diritti fondamentali, dietro uno striscione con lo slogan «Schiavi Mai» e parole di condanna contro tutte le forme di precarietà, dai voucher al lavoro nero. Sullo striscione dei rifugiati somali, la richiesta del permesso di soggiorno era accompagnata da quella al welfare e al lavoro. Una rappresentazione efficace di quello che gli organizzatori del «No sociale» intendono per «socializzazione» della consultazione referendaria.

Alla testa del corteo, aperto dallo striscione «No alla controriforma, no al governo Renzi», è stato ripetuto instancabilmente il nome di Abd Elsalam, l’operaio e delegato sindacale Usb ucciso da un tir durante una manifestazione sindacale a Piacenza il 14 settembre scorso. Piazza San Giovanni è stata ribattezzata alla sua memoria, per le 36 ore dell’«acampada». Un’enorme striscione è rimasto appeso a un lampione, sopra i gazebo dove si sono svolti i dibattiti sul referendum costituzionale, sul lavoro autonomo e un’assemblea con i lavoratori della logistica. «Il suo nome significa “servitore della pace” – è stato detto dal camion in testa al corteo – Abd Elsalam è stato ucciso mentre lottava per i diritti del lavoro degli altri». Una storia, tragica ed esemplare del cambiamento in atto dei valori e della composizione sociale, e nazionale, della forza lavoro, anche nel settore della logistica.

L’impegno del coordinamento per il «No sociale» è portare la critica della riforma costituzionale nei luoghi di lavoro. Per loro il «No» può vincere se esiste una comprensione larga e popolare delle sue ragioni. La sfida è difficile. A disposizione di Renzi ci sono media e Tv per creare il consenso. La strategia del «No sociale» è al momento incoraggiata dai sondaggi, come quello dell’Ipsos, che ha registrato negli ultimi giorni un distacco di 8 punti percentuali dal «Sì». La strada è lunga e la si vuole percorrere «dal basso». Una strategia che venerdì scorso ha permesso ai sindacati di base (Usb, Adl e Si Cobas, Unicobas e Usi, Cub trasporti Lazio) di mobilitare 1,3 milioni di lavoratori che hanno aderito al loro sciopero generale.

il manifesto, 23 ottobre 2016

 

il video sul sito del Corriere della Sera

il video sul sito di Repubblica

Il Jobs Act funziona: in otto mesi sono aumentati i licenziati

Il Jobs Act funziona: in otto mesi sono aumentati i licenziati

Pubblicato il 19 ott 2016

di Roberto Ciccarelli

Riforma del lavoro. Dati Inps, i risultati della cancellazione dell’articolo 18 da gennaio ad agosto 2016: +28 % licenziamenti «disciplinari» (per giusta causa e giustificato motivo). Prosegue il calo assunzioni stabili: -33 %. Boom dei voucher: +36%

Il Jobs Act è scoppiato come una bolla di sapone. Secondo i dati di agosto pubblicati ieri dall’Osservatorio sul precariato dell’Inps, la bandiera che il governo Renzi sventola nei consessi internazionali per dimostrare che le riforme in Italia sono «impressionanti» (il copyright è della cancelliera Merkel che lo disse già a Monti) serve in realtà a coprire questa situazione: il mercato del lavoro è stagnante, anzi le attivazioni e le cessazioni dei contratti diminuiscono; crollano del 33% i rapporti di lavoro a tempo indeterminato con il contratto «a tutele crescenti», dove l’unica cosa che cresce è la libertà di licenziare i lavoratori.

I licenziamenti sono aumentati tra gennaio e agosto 2016. Quelli sui contratti a tempo indeterminato sono passati da 290.656 del 2015 a 304.437 (+4,7%). Sono cresciuti soprattutto i licenziamenti individuali per ragioni disciplinari sui quali è intervenuto il Jobs act eliminando la possibilità di reintegra sul posto di lavoro in caso di licenziamento ingiustificato dei nuovi assunti dal 7 marzo 2015, data di entrata in vigore della riforma. In otto mesi i licenziamenti per giusta causa e giustificato motivo soggettivo sono passati da 36.048 a 46.255 con un aumento del 28%. Nello stesso periodo le dimissioni sui contratti a tempo indeterminato, sono passate da 599.248 a 510.267 con un calo del 14,8%.

Per il presidente dell’Inps Tito Boeri questa crescita dei licenziamenti rispetto al 2015 «è agli stessi livelli del 2014». «Dicono che il Jobs act ha aumentato i licenziamenti – ha precisato – ma le tutele crescenti c’erano già nel 2015». «Si cominciano a vedere gli effetti concreti dell’aver abolito la tutela nei confronti del licenziamento, con particolare riferimento a quelli individuali o disciplinari – ha detto invece il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso – in mancanza di tutele nei confronti dei licenziamenti e in mancanza di ammortizzatori sociali, le nostre preoccupazioni si stanno dimostrando più che fondate». «dovremo gestire questi licenziati in più proprio a causa della riduzione delle tutele generata dal Jobs Act – ha aggiunto Carmelo Barbagallo (Uil).Qual è la soluzione per queste altre persone che, ora, si ritrovano senza occupazione?». Una domanda, al momento, senza risposta.

I numeri dimostrano che il Jobs Act non ha scalfito la struttura del mercato del lavoro fondato sul contratto a breve e brevissimo termine e, oggi, su un’alluvione di voucher. Questo è il risultato dell’ulteriore liberalizzazione dei «buoni lavoro» che si comprano in tabaccheria voluta dal governo Renzi. Ad agosto ne sono stati venduti 96,6 milioni in più, il 35,9% in più rispetto ai primi otto mesi del 2015. La regione che ha registrato il maggior aumento di ticket-lavoro è la Campania (+55,6%), seguita dalla Sicilia (+50,7%).

*** Il girone infernale del popolo dei voucher

Questa ondata di ticket influisce sui dati complessivi dell’occupazione e si riverbera sulla crescita che il governo continua a rivendicare. Questa crescita trainata dagli over 50 obbligati a restare al lavoro dalla legge Fornero. Tra queste persone si registra l’aumento maggiore dell’occupazione dovuta a una quota più alta di trasformazioni dei contratti precari nel nuovo a «tutele crescenti». Ne sono esclusi i giovani e gli under 49.

Il nuovo monitoraggio dell’Inps conferma inoltre il legame tra i fondi pubblici erogati alle imprese per la decontribuzione sui neoassunti con il «contratto a tutele crescenti»: tra i 14 e i 22 miliardi in tre anni e l’aumento relativo dell’occupazione. Erano oltre 8 mila euro nel primo anno del Jobs Act, ora sono a poco più di 3 mila euro, e sono destinati a scomparire, a parte alcuni incentivi mirati per le assunzioni a Sud.

Le statistiche registrano un crollo clamoroso degli assunti con questa formula. L’andamento era già evidente da un anno al punto che lo stesso governo sembra, oggi, avere rinunciato a rifinanziare i costosissimi sgravi. La droga degli incentivi non ha tuttavia risolto uno dei problemi che gli ideatori del Jobs Act speravano di avere risolto: il costo del lavoro per i contratti a tempo indeterminato. Invece di tagliarlo effettivamente, il governo ha abbassato i salari e dato incentivi alle imprese. È difficile tuttavia assumere qualcuno quando non esiste una domanda e non si sa bene cosa produrre. Chi ha concepito questa strategia ha ignorato un problema fondamentale. I fondi generosamente elargiti sarebbe stato più utile investirli in un reddito minimo, ad esempio. Le perdite sono pubbliche. I guadagni sono dei privati.

il manifesto, 19.10.2016

PRESENTAZIONE DEL NO RENZI DAY

PRESENTAZIONE DEL NO RENZI DAY

 

INVITO CONFERENZA STAMPA


PRESENTAZIONE DEL NO RENZI DAY

mercoledì 19 ottobre 2016 alle 12
in piazza della Torretta 36, (primo piano, c/o Ass.Stampa romana), Roma
Il prossimo sabato 22 ottobre si terrà a Roma il No Renzi Day, una manifestazione nazionale per dire no alla controriforma costituzionale, alla quale parteciperà un vasto raggruppamento di organizzazioni sindacali di base, movimenti civili e sociali, organizzazioni politiche, militanti e attivisti impegnati in lotte e vertenze per la democrazia, il lavoro e l’ambiente, partigiani.
I promotori della manifestazione hanno dato vita al Coordinamento per un no sociale alla controriforma costituzionale, che nel corso della conferenza stampa di mercoledì 19 ottobre illustrerà le modalità e le ragioni della mobilitazione.
Il giorno prima del No Renzi Day, venerdì 21 ottobre, il Coordinamento che promuove il No Renzi Day sostiene lo sciopero generale proclamato da Usb, Unicobas, Uni.
Lo sciopero si svolgerà con iniziative diffuse in tutto il paese. Nel pomeriggio del 21 dalle 16 in Piazza S.Giovanni a Roma si svolgeranno dibattiti ed una assemblea popolare con uno spettacolo in serata promosso da artisti solidali e per il no alla riforma di Renzi. Saliranno sul palco, tra gli altri, Assalti frontali e Banda Bassotti.
La piazza sarà dedicata ad Abd Elsalam, il lavoratore ucciso a Piacenza durante un picchetto di lotta alla GLS. Alle 14 del 22 ottobre sempre da Piazza San Giovanni partirà il corteo del No Renzi Day.

Introdurrà la conferenza stampa Giorgio Cremaschi, saranno presenti ed interverranno rappresentanti delle forze del coordinamento, tra i quali il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero.

Tra i firmatari della manifestazione:
i partigiani Lidia Menapace ed Umberto Lorenzoni, Paolo Maddalena, Luigi de Magistris, Nicoletta Dosio, Moni Ovadia, Valerio Evangelisti, Dino Greco, Haidi Giuliani, Stefano Fassina, Franco Russo, Giorgio Cremaschi, Fabrizio Tomaselli, Luciano Vasapollo, Carlo Formenti, Manuela Palermi, Giovanni Russo Spena, Emiddia Papi, Eleonora Forenza, Paolo Ferrero, Franco Turigliatto, Marco Bersani, Roberto Musacchio, Cesare Antetomaso, Massimo Rossi, Italo Di Sabato, Francesco Caruso, Emilio Molinari, Alfio Nicotra, Fabio Alberti…

Info: evento fb: https://www.facebook.com/events/198463470588390/

L’APPELLO DELLA MANIFESTAZIONE:

21 e 22 OTTOBRE – NO RENZI DAY
Venerdi 21 dalle ore 16.00 accampata di lotta a P.zza San Giovanni
Sabato 22 ore 14.00 corteo da piazza San Giovanni

NO ALLA CONTRORIFORMA E AL GOVERNO RENZI

Il governo Renzi dopo infiniti ritardi ha fissato la data del voto referendario per il 4 dicembre. Organizzazioni sindacali di base, movimenti civili e sociali, organizzazioni politiche militanti della lotta per la democrazia, il lavoro e l’ambiente, partigiani, hanno dato vita al COORDINAMENTO PER UN NO SOCIALE ALLA CONTRORIFORMA COSTITUZIONALE che propone due scadenze nelle quali far sentire le ragioni sociali del NO:
– Il 21 ottobre il COORDINAMENTO sostiene lo SCIOPERO GENERALE proclamato sinora da USB, UNICOBAS, USI per la difesa dei diritti del lavoro e dello stato sociale, per difendere ed applicare la Costituzione del 1948, per dire basta al governo Renzi e al massacro sociale. Lo sciopero si svolgerà con iniziative diffuse in tutto il paese.
– Il 22 ottobre il COORDINAMENTO indice il NORENZIDAY, manifestazione nazionale a Roma per dire NO alla Controriforma Costituzionale ed a tutti i suoi autori nel nome del popolo sfruttato, precario, senza lavoro, impoverito, avvelenato.

Coordinamento per NO Sociale alla Controriforma Costituzionale
Per informazioni, adesioni e contatti: coordinamentonosociale@gmail.com

17 ottobre 2016

 

 

 

 

 

23 ottobre: Festa di autofinanziamento del Villaggio di Esteban

23 ottobre: Festa di autofinanziamento del Villaggio di Esteban

23 ottobre: Festa di autofinanziamento del Villaggio di Esteban

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Chi è in debito con chi

Chi è in debito con chi

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Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “Caracas ChiAma”

Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “Caracas ChiAma”

 

Rete Italiana di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana “Caracas ChiAma”

Il 28, 29 e 30 ottobre 2016 si svolgerà a Roma il Quinto Incontro Italiano di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana del Venezuela, organizzato dalla Rete “Caracas ChiAma”.

Ci troviamo in un momento decisivo della storia, con le democrazia liberali e gli Stati capitalisti che soffrono per la crisi economica e per il drastico calo di legittimità delle loro istituzioni: l’aumento della povertà tra larghi strati della popolazione e la diminuzione dell’affluenza alle urne favoriscono uno scenario nel quale le forze populiste e xenofobe sembrano progressivamente avere la meglio.

La presenza di un’alternativa reale, da tempo operante in diversi paesi del Latino America, diventa quindi una “minaccia” insostenibile per il capitalismo: da qui deriva la guerra economica e politica che l’imperialismo ha messo in atto contro il Brasile, l’Argentina, l’Ecuador, la Bolivia, il Venezuela e i loro governi legittimamente eletti.

Per il neoliberismo l’ultimo fronte di attacco è rappresentato dalla Repubblica Bolivariana del Venezuela dove, prima con Chávez e adesso con Maduro, viene sperimentata la democrazia partecipativa, l’eco-socialismo, la Rivoluzione di genere e tutto quanto rientri nel concetto di Potere Popolare.

Nel V Incontro Italiano di Solidarietà parleremo dell’attuale contesto venezuelano, dei necessari miglioramenti, dell’offensiva mediatica ed economica operata dall’imperialismo, ma anche delle altre forme di lotta e di resistenza presenti nei diversi continenti e del confronto con la situazione italiana, a poche settimane dal referendum di Renzi e con la ferita ancora aperta per il recente sgombero del CSOA Corto Circuito, una delle “zone liberate” della città di Roma.

 

L’appuntamento è per

venerdì 28 ottobre (dalle h.18.30), sabato 29 ottobre (dalle h.10.00) e domenica 30 ottobre (dalle h.10.00) presso il Rome Scout Center (Largo dello Scoutismo 1, zona Piazza Bologna).

 

Caracas ChiAma, Roma risponde!

Comitato Organizzatore del Quinto Incontro di Solidarietà

con la Rivoluzione Bolivariana della Rete “Caracas ChiAma”

DARIO FO – FERRERO (PRC-SINISTRA EUROPEA): «RIPOSA IN PACE, COMPAGNO DARIO. UN SALUTO A PUGNO CHIUSO A CHI è SEMPRE STATO CAPACE DI IRRIDERE IL POTERE, SENZA MAI RIMANERNE AFFASCINATO»

DARIO FO – FERRERO (PRC-SINISTRA EUROPEA): «RIPOSA IN PACE, COMPAGNO DARIO. UN SALUTO A PUGNO CHIUSO A CHI è SEMPRE STATO CAPACE DI IRRIDERE IL POTERE, SENZA MAI RIMANERNE AFFASCINATO»

COMUNICATO STAMPA


DARIO FO – FERRERO (PRC-SINISTRA EUROPEA): «RIPOSA IN PACE, COMPAGNO DARIO. UN SALUTO A PUGNO CHIUSO A CHI è SEMPRE STATO CAPACE DI IRRIDERE IL POTERE, SENZA MAI RIMANERNE AFFASCINATO»

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiara:

«Con Dario Fo perdiamo non solo uno dei più grandi esponenti della cultura italiana, del teatro, dell’arte, un Nobel, un drammaturgo ed un attore straordinario. Perdiamo un compagno, un uomo che da sempre, con Franca Rame, scelse coraggiosamente e coerentemente di stare dalla parte degli oppressi, contro ogni censura, di irridere sempre il potere, senza mai rimanerne affascinato. Un saluto a pugno chiuso, che la terra ti sia lieve».

13 ottobre 2016

 

MORTARA: DIMINUZIONE DEI CASSONETTI PER IL VERDE E MANCATA PULIZIA DEI TOMBINI

MORTARA: DIMINUZIONE DEI CASSONETTI PER IL VERDE E MANCATA PULIZIA DEI TOMBINI

Mortara, 09 ottobre 2016

DIMINUZIONE DEI CASSONETTI PER IL VERDE E MANCATA PULIZIA DEI TOMBINI

E’ arrivato l’autunno e molti cittadini sono alle prese con la sistemazione di orti e giardini, particolarmente nelle zone di periferia della nostra città, dove prevalgono, come insediamenti abitativi, case monofamiliari.

I cassonetti per lo sfalcio (il verde) dovrebbero essere posizionati in quantità adeguata ed essere di facile accesso, particolarmente nelle nostre periferie, invece il Comune cosa fa? Abito nella zona di Borgo Robbiano e ho potuto constatare che, in realtà, i cassonetti sono stati ridotti di numero, causando difficoltà e proteste dei cittadini residenti; questo è accaduto anche in altre zone della città.

Sono intervenuto personalmente informandomi al CLIR, che mi ha risposto dichiarando che è stata una precisa scelta dell’ Amministrazione Comunale. Ricordo, a questo proposito, che anche in altre occasioni, per bocca dell’ assessore Tarantola, l’ Amministrazione sosteneva l’eliminazione totale dei cassonetti: PAZZESCO! Non siamo ancora a questo, ma forse con successive diminuzioni si vuole arrivare a tale risultato.

Mi domando dove vivono Sindaco e Assessori se non si rendono conto dei disagi e delle difficoltà che creano con decisioni cervellotiche, a dir poco.

Un’altra questione che ho potuto constatare, sempre nel quartiere in cui abito, ma che riguarda tutta la città, è la mancata pulizia delle griglie dei tombini. Cosa si aspetta? Un altro temporale come quello di luglio con conseguenti allagamenti?

Oltre a lavori di fognatura costosi e insufficienti ci aggiungiamo anche i tombini intasati?

 

                                Teresio Forti

                                        Circolo di Mortara del Partito della Rifondazione Comunista