Archivio for novembre, 2016

La riforma della Costituzione è come la Fornero: un cambiamento negativo

La riforma della Costituzione è come la Fornero: un cambiamento negativo

Pubblicato il 30 nov 2016

di Maurizio Acerbo*

SOLO UNA TRUFFA IL RITORNELLO SUL CAMBIAMENTO
Sentire usare argomenti anticasta da parte del Pd è offensivo. Tagliassero i privilegi, non il nostro diritto di eleggere i parlamentari

Siete mai stati in Germania, Norvegia, Danimarca o Olanda? Lì «la sera delle elezioni» nessuno sa chi ha vinto perché si vota con sistema proporzionale.

Avete presente l’Ungheria di Orban e la Grecia che ha ereditato Tsipras? Si vota con un premio di maggioranza assai simile (ma assai meno consistente) a quello previsto dal Porcellum e imposto di nuovo con voto di fiducia da Renzi con Italicum dopo che la Corte Costituzionale l’aveva cancellato.

Secondo voi in quali dei Paesi citati lo stato funziona meglio? Meglio non dare per scontate quelle che De Andrè definiva «le verità della televisione», mai come in questo periodo occupata dal governo. E non facciamoci incantare dal ritornello sul cambiamento a sostegno del Sì. Come accaduto per «riforma», parole che avevano un valore positivo si sono trasformate da tempo nel loro contrario. Il cambiamento d’altronde non è un valore in sé, bisogna sempre verificare se si tratta davvero di un miglioramento. La Restaurazione o la conquista del potere da parte di Hitler o dei talebani rappresentarono certamente dei cambiamenti, ma difficilmente qualcuno li considera come dei progressi. Sono almeno venticinque anni che in Italia in nome del cambiamento si torna indietro. Prendiamo la riforma Fornero: sicuramente un cambiamento per milioni di persone, ma credo che la maggior parte di loro la vivano giustamente come una disgrazia. Napolitano minaccia: «Se vince il No, niente più riforme». Vien da esclamare «magari!» viste quelle che ha sponsorizzato. Accusare di conservatorismo chi è contrario a questa riforma è un vecchio trucco. Proporre in un sol colpo la modifica di 47 articoli è un modo per non consentire ai cittadini di esaminare e decidere. Ma «c’è la globalizzazione», intimano. Appunto! Abbiamo bisogno di esecutivi forti che eseguono velocemente i diktat della troika e della finanza o di istituzioni rappresentative che debbano tener conto degli interessi popolari e dei territori? Tre esempi. Gli abruzzesi che hanno condotto grandi mobilitazioni in questi anni contro petrolizzazione selvaggia, impianti inquinanti e/o pericolosi, infrastrutture energetiche in zone ad alto rischio sismico dovrebbero bocciare una modifica del titolo V che raccoglie proprio la richiesta di petrolieri e multinazionali di centralizzare decisioni in materia energetica per aggirare proteste delle popolazioni. Dopo il commissariamento della sanità, è facile intuire che centralizzare serve per continuare a tagliare e per far pagare sempre più prestazioni prima gratuite. Noi che abbiamo assistito a tanti scandali dovremmo diffidare di una “deforma” che consente a sindaci e politici regionali diventati senatori di non essere più oggetto di indagini giudiziarie senza previa autorizzazione del Senato. Sentire usare argomenti anticasta da parte del Pd è poi offensivo. Tagliassero i privilegi non il nostro diritto di eleggere i parlamentari. D’Alfonso aveva preso l’impegno di tagliarsi lo stipendio e parla di riforme? Renzi può tagliare emolumenti senza toccare Costituzione. Se voti No fai il gioco di Berlusconi? Singolare argomento in bocca a chi ha cancellato l’articolo 18. Se vince il No, come accadde nel 2006, manterremo una Costituzione perfettibile ma che se non piace a J.P.Morgan e Goldman Sachs è bene tenerci stretta. Dopotutto ci ha garantito alcuni decenni di progresso economico e sociale ed è stata scritta da politici assai diversi da Verdini.

* segreteria nazionale Rifondazione Comunista

A tre mesi dal terremoto: il lavoro di Rifondazione al fianco delle Brigate di solidarietà attiva

A tre mesi dal terremoto: il lavoro di Rifondazione al fianco delle Brigate di solidarietà attiva

Pubblicato il 29 nov 2016

di Andrea Ferroni –

A tre mesi dal sisma del 24 agosto e a quasi un mese dalla scossa del 30 ottobre che ha colpito le popolazioni del centro Italia, interessando Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo, vogliamo partire dal ringraziare il lavoro che tante compagne e tanti compagni del nostro Partito stanno mettendo in campo al fianco delle Brigate di Solidarietà Attiva (BSA), presenti dai primi minuti dopo l’accaduto e organizzando capillarmente in tutto il territorio nazionale punti di raccolta e stoccaggio di generi di prima necessità.
Ad oggi le BSA sono presenti in tutto il cratere. Ad Amatrice con una tensostruttura di 200 mq che è in parte spaccio popolare di beni alimentari e non solo ed in parte sportello informativo e spazio solidale. Uno spazio sociale e ricreativo che vede la presenza di iniziative e di momenti assembleari dei comitati locali.
A Roccafluvione ugualmente è attivo uno spaccio popolare, a Colli del Tronto gestiamo i magazzini di raccolta alimenti. Sul versante del nuovo sisma siamo intervenuti nei primi giorni a Ussita, Visso, Camerino, Gagliole, San Ginesio, Fiastra, Sellano, Muccia portando materiali su richiesta diretta della popolazione e siamo presenti a Norcia con uno spaccio popolare e uno sportello dei diritti del cittadino.
Su tutto il cratere sono stati distribuiti mangimi per animali a piccoli allevatori e consegnate 2 case mobili e 38 fra camper e roulotte in accordo con gli enti locali, per far alloggiare situazioni particolari impossibilitate a stare in tenda nella prima fase dopo il sisma del 24 agosto e per dar loro una sistemazione in attesa delle promesse del Governo nella seconda fase dopo il sisma del 30 ottobre.
A stretto contatto con la popolazione si è riusciti a costruire un intervento che non solo abbraccia le diverse aree del cratere ma si sostanzia in tre servizi di supporto alla popolazione: lo spaccio popolare e la volante rossa, la filiera antisismica e lo sportello dei diritti del cittadino.
La Volante Rossa, che parte dagli spacci popolari, è funzionale alla consegna dei beni di prima necessità in modo capillare frazione per frazione, persona per persona, creando quindi una mappatura del territorio e delle esigenze utili al proseguo dell’intervento e al funzionamento dello sportello del cittadino.
La Filiera Antisismica nasce a fronte dell’analisi del tessuto economico nei luoghi del cratere, che si regge principalmente sulle piccole aziende agroalimentari e ha come scopo quello di mettere in contatto i produttori della filiera con i Gap, Gas, Gasp, ristoranti e botteghe rionali presenti in tutta Italia. I prodotti sono facilmente riconoscibili perchè marchiati anche dal simbolo “Filiera Antisismica”.
Non di minor importanza è lo sportello “Diritti del Cittadino”, che ha lo scopo di diffondere i diritti della popolazione colpita dal sisma così da informare e formare su come accedere alle sovvenzioni previste e promuovere pratiche di autorganizzazione.
Proprio attraverso quest’ultimo servizio si sta improntando un lavoro politico volto al miglioramento delle condizioni materiali dei terremotati proponendo momenti di discussione collettiva nelle varie frazioni. Nascono comitati grazie ai quali le problematiche del singolo diventano battaglie condivise sul sentiero comune di riappropriazione della libertà di scelta. Queste comunità non vogliono abbandonare il proprio territorio ed in esso hanno profonde radici.
Il centro Italia è, come noto, un territorio ad alto livello sismico e per quanto la storia non ci riporta a gestioni dell’emergenza encomiabili da parte dello Stato, c’è un punto nella gestione del terremoto del 1997 che merata attenzione. In quel caso furono consegnati moduli abitativi ad uso di singole famiglie.
Strada ben diversa è quella perseguita a fronte del sisma di questi mesi. Con la scossa del 24 agosto le famiglie colpite hanno alloggiato un mese in tendopoli provvisorie e potevano successivamente fare richiesta per il CAS (Contributo Autonoma Sistemazione) per andare in affitto altrove o di alloggio negli alberghi messi a disposizione in zone lontane dal cratere. Il piano prevedeva poi il ritorno sul territorio a primavera con la costruzione di villaggi di casette (SAE). La logica è stata simile a quella di Berlusconi di L’Aquila 2009 con la famosa frase: “dalle tende alle case”. E’ stata completamente persa di vista la necessità di buona parte della popolazione di rimanere sul proprio territtorio per i più svariati motivi: da esigenze lavorative al mantenimento degli animali da allevamento. Dopo qualche protesta gli allevatori ottengono dei moduli abitativi per rimanere vicini alle loro attività. Molti rimangono in sistemazioni improvvisate o sono costretti a sfollare. Gli sfollati però sono “solo” 4000 e la pratica sembra gestibile per il governo.
Con la scossa del 30 ottobre, il governo si trova costretto a fare un passo indietro: il numero di sfollati è ben più alto del previsto e una buona parte della popolazione inizia a constatare l’impossibilità di rimanere sul territorio.
Nasce così la nuova proposta di alloggi in container predisposta dal governo, una sorta di dormitori che arrivano ad ospitare fino a 96 persone con bagni e cucina comuni. Ha lo scopo di far alloggiare sul territorio quanti ne faranno richiesta fino all’arrivo delle casette SAE. Molti cittadini stanno rifiutando questa tipologia di alloggio perchè ledono il diritto alla privacy, alla libertà, all’intimità e all’autonomia personale. Soprattutto non si capisce perchè non ci sia, con il contributo dello Stato, la possibilità di scegliere in maniera regolamentata una autonoma sistemazione in container o non vi siano container monofamigliari come avvenne nel 1997.
Per questo il lavoro dei comunisti e delle comuniste al fianco delle Brigate di Solidarietà Attiva e in sostegno delle popolazioni colpite dal sisma continua. Per aiutarci c’è bisogno di sostegno economico e di volontari. Sul profilo facebook Brigate di Solidarietà Attiva – Terremoto Centro Italia (https://www.facebook.com/terremotocentroitalia) trovate tutte le indicazioni per sostenere il nostro intervento. I riflettori dei media si sono spenti ma i comunisti non vanno via e restano insieme alle popolazioni colpite dal sisma.

 

Pavia dopo le piogge – Video

Pavia dopo le piogge – Video

MI SUN DE CHI

MI SUN DE CHI

Cassolnovo (pv )

TEATRO VERDI

SABATO 3 DICEMBRE ORE 21,00

MI SUN DE CHI

Commedia in 3 atti di Michele Goderecci Compagnia Teatrale i MATT’ATTORI di CATY ENTRATA AD OFFERTA LIBERA

Dopo lo scorso intenso emozionante fine settimana dedicato a teatro e musica con gli spettacoli dei detenuti di Opera e Bollate , quello sul femminicidio Bambole Rotte di Turrisi ,Loi, Campisi e l’ultimo concerto SU DI TONO con l’applauditissimo concerto jazz da tutto esaurito del quartetto di Francesa DE MORi col vigevanese Tazio FORTE ,un altro interessante e i divertente appuntamento ci sarà sabato prossimo 3 dicembre al Teatro Verdi a Cassolnovo.

Nell’ambito della rassegna IL TEATRO AL VERDI promossa dall’Amministrazione comunale che ha riportato una stagione teatrale in paese dopo numerosi anni ,la compagnia di dei Matt’ Attori di Tavazzano (LO)mette in scena la divertentissima commedia MI SUN DE CHI .

Si tratta di una farsa semi dialettale in tre atti…in omaggio ai dialetti originari e quelli modificatisi negli anni, perchè come dicono loro “ c’è chi il dialetto lombardo lo conosce bene e chi crede di conoscerlo bene, rinnegando le proprie origini meridionali, solamente perché sono tanti anni che vive al nord”.

La vicenda è quella di Vito, detto Tino, e della sua famiglia, una trama che parte da canovacci classici del malinteso, da uno spaccato di vita quotidiana della gente di paese tra slanci di generosità e pregiudizi, con l’intento di unire idealmente le persone, senza confini geografici.

Sulla via tracciata dai Legnanesi della prima ora, quelli dai risvolti sociali che tanto piacevano e venivano promossi da Dario Fo ,. Battute divertenti, luoghi comuni, piccole grandi verità per intrattenere gli spettatori piacevolmente, spesso trascinato in vorticosi sonore salutari risate …

L’autore della commedia che è anche uno degli attori protagonisti Michele Goderecci ha dapprima concepito lo spettacolo come atto unico, per poi ampliarlo sviluppando i caratteri dei personaggi, la regia dinamica e raffinata è di Fabio Paraluppi.

A portarla in scena è La Compagnia Teatrale “I Matt’attori di Caty”, così chiamata in ricordo della fondatrice del gruppo prematuramente scomparsa, nasce nel 2005, quando un gruppo di genitori decide di mettersi insieme per divertire i propri figli nelle recite scolastiche di fine anno.

Col passare degli anni i figli sono cresciuti, ma i componenti del gruppo hanno continuato a recitare sia per i bambini, che per gli adulti e al nucleo originario avvicendatosi nel tempo si sono aggiunti anche molti altri attori di varia provenienza.

Oggi il gruppo è diventata una sorta di comune con mille attività, molte dedicate alla promozione ed animazione della lettura ma molte rivolte anche a scopi sociali.

I mattattori di Cathy in definitiva rimangono una compagnia dilettantistica ma col tempo hanno maturato una solida compattezza recitativa che nulla ha da invidiare a compagnie di professionisti del palcoscenico, caratterizzandosi sempre più per originalità nei loro liberi adattamenti ricchi di trovate sceniche fantasiose e comiche a copioni classici come Pin’Occhio” – “Allarme nel Presepe” – “I Promessi Sposi: chi li ha visti? “ – “Gianburrasca” – “Ulisseide” – “Robin Hood” Non Ti pago

L’entrata al Teatro Verdi in via Oberdan 6 a CASSOLNOVO alle ore 21 come al solito è ad offerta libera .

Pubblichiamo la risposta del compagno Paolo Cattaneo alla lettera di Angelo Ciocca del 19 Novembre pubblicata sulla Provincia Pavese.

Pubblichiamo la risposta del compagno Paolo Cattaneo alla lettera di Angelo Ciocca del 19 Novembre pubblicata sulla Provincia Pavese.

Pubblichiamo la risposta del compagno Paolo Cattaneo alla lettera di Angelo Ciocca del 19 Novembre pubblicata sulla Provincia Pavese.

Mi dispiace dover tornare sui fatti del 5 Novembre che sono già stati riportati con precisione dagli organi d’informazione.
Nonostante gli interventi sgangherati di Centinaio, Alessandro Cattaneo e vari
esponenti della destra pavese, mi ero ripromesso di tacere per non alimentare il teatrino delle dichiarazioni contrapposte.
Però la lettera di Angelo Ciocca del 19 Novembre pubblicata sulla Provincia Pavese travalica il limite della decenza.
Alcune affermazioni nella lettera sono semplicemente false e diffamatorie, altre politicamente scandalose.
Il 5 Novembre non c’è stato alcun ‘anti corteo’ ma più semplicemente è stato
organizzato un presidio antifascista a Piazzale Ghinaglia per protesta contro il corteo fascista autorizzato da prefetta e questrice.
Il sindaco Depaoli non si è ‘schierato a capo’ di un inesistente corteo, ma si è unito al presidio convocato dalla Rete Antifascista.
L’unica sicurezza messa a repentaglio è stata quella dei manifestanti antifascisti manganellati duramente da polizia e carabinieri senza che ve ne fosse alcun motivo (eravamo in fondo a Strada Nuova e lì siamo rimasti e il corteo è stato deviato comunque).
Diversi manifestanti sono ricorsi alle cure dei sanitari e due al Pronto Soccorso, nessun operatore delle forze dell’ordine ha riportato alcunchè.
La cosa peggiore è che nella lettera non si cita mai la parola ‘fascista’, un lettore poco attento non capirebbe perche’ mai un gruppo di cittadini scende in piazza il sabato sera sotto la pioggia a rischiare manganellate.
Noi rivendichiamo con orgoglio il nostro presidio per la difesa del valore antifascista della costituzione repubblicana e della resistenza che ne è ha fondamento.
Angelo Ciocca, in compagnia della prefeta e questrice, semplicemente la ignora, limitandosi a una interpretazione burocratica delle legge anche se contraria allo spirito costituzionale.
Il risultato è che una marcia fascista diventa una legittima manifestazione mentre fascisti e antifascisti sono messi sullo stesso piano come opposti estremisti.
Niente di sorprendente per l’esponente di un partito che ha mandato in parlamento europeo Mario Borghezio, punto
di riferimento del neofascimo italiano ed europeo e che non si fa scrupolo di invitare Casa Pound ai propri cortei.
Davvero ridicola la difesa della legalità burocratica dall’esponente di un partito che organizza ed appoggia blocchi stradali contro i profughi in tutta Italia, ha appoggiato blocchi stradali per proteggere i truffatori delle quote latte dell’Unione Europea e che solo qualche anno fa farneticava di secessione
armata.

Paolo W. Cattaneo Partito Rifondazione Comunista, Pavia

Con emozione altissima, compagno Fidel

Con emozione altissima, compagno Fidel

Pubblicato il 28 nov 2016

di Fabio Amato –

Una piccola isola dei Caraibi, a poche miglia dal più potente paese del mondo, la più grande potenza economica e  militare del pianeta, è diventata dal Gennaio del 1959, da quando i Barbudos, guidati dal giovane Fidel Castro entrarono nella capitale l’Avana,  una nazione protagonista della politica mondiale, rispettata, ammirata,  temuta e da alcuni odiata.

E’ stata rispettata per la sua determinazione nel difendere la sua indipendenza dagli Stati Uniti, dall’Imperio, che la portò ad essere addirittura pronta ad ospitare missili nucleari, pur di allontanare la pesante minaccia del poderoso e arrogante vicino, che pochi mesi prima aveva tentato di far morire la giovane rivoluzione con il noto piano della CIA dell’invasione nella Baia dei Porci.

Una determinazione grazie alla quale ha resistito (e resiste) all’embargo imposto dagli Stati Uniti, che, nonostante molti credano il contrario, rimane purtroppo intatto anche oggi, dopo la ripresa delle relazioni diplomatiche avvenuta con Obama, e nonostante la quasi totalità delle nazioni del mondo ne chieda da anni nell’assemblea generale dell’ONU la fine.

Una determinazione che l’ha portata a resistere al crollo di tutte le sue relazioni economiche e commerciali con il resto del mondo, frutto della scelta del legame con il campo socialista (pur facendo parte del blocco dei paesi non allineati), quando da dopo il 1989 si trovò allo stremo, e seppe eroicamente resistere, mentre qualsiasi altro stato o nazione al mondo si sarebbe presto arreso di fronte alla difficoltà estrema.

Tutti si aspettavano che Cuba sarebbe caduta. Questione di mesi, dicevano. Forse qualche anno. Ed invece ha resistito e tenta ora di introdurre cambiamenti che possano far riprendere l’economia, affrontare i problemi della doppia moneta e dello sviluppo, mantenendo intatte le conquiste della sua Rivoluzione, quelle per cui è ammirata.

E’ ammirata per gli indici di sviluppo umano da paese del primo mondo, nonostante non lo sia, per i suoi successi nell’educazione, nella medicina, nella biologia, nello sport. Per la sua musica, la sua poesia, il suo cinema.

E’ ammirata perché Cuba esporta medici. Non armi. Esporta farmaci e medicine. Non bombe. Ha inviato soldati all’estero. Lontano, in Africa. Non per occupare paesi terzi, ma per lottare contro il mostro dell’apartheid e per la liberazione dal colonialismo. Senza ricevere nulla in cambio, se non la riconoscenza e l’ammirazione del mondo di sotto, dei paesi africani, delle ex colonie, di chi aspirava alla liberazione dal giogo secolare dell’imperialismo e del colonialismo.

Ecco spiegato perché da alcuni è temuta. Perché hanno paura che altri potessero seguire il suo esempio. Quelli che vogliono stati docili con elite politiche pronte a soddisfare i desideri delle multinazionali che Cuba espropriò.

Da alcuni odiata perché testarda nel voler mantenere l’idea di una società che non sia fondata solo sul primato del profitto e del denaro.  La odiano gli apologeti della globalizzazione, del liberismo, della privatizzazione dei beni comuni, della distruzione della sanità e della scuola pubblica, in nome del loro Dio unico, il mercato.

Parlo di Cuba, mentre mi accingo a partire per L’Avana, per rappresentare il PRC e la Sinistra Europea nella celebrazione di massa che si terrà martedì per salutare il comandante in capo della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro. Un onore ed un privilegio. Perché chi parla di Fidel come dittatore, gli sciacalli che in queste ore si affrettano a lanciare anatemi sulla sua figura, dai nemici di sempre ai voltagabbana pentiti dell’ultima ora, dai pennivendoli al soldo di qualche potente ai mediocri scopiazzatori di veline, non ha capito che Fidel è stato un grande leader mondiale perché Cuba e il suo popolo sono stati al suo fianco in tutti questi anni.

Costoro, dai loro comodi salotti, dalla sicurezza di appartenere a quella poca parte di mondo che controlla e concentra nelle sue mani gran parte delle ricchezze, non capiscono quanta umanità e civiltà vi sia in un paese e una rivoluzione che cura l’infanzia e la vecchiaia, che non lascia soli i suoi cittadini nella disperazione del non poter dare istruzione o cibo ai propri figli, o cure e carezze ai loro vecchi. Che non ti chiede assicurazioni per curare la tua malattia.

Certo che vi sono stati errori, limiti, ed anche ingiustizie, a Cuba. Ma ció che rimarrà nella storia è ben altro. Certo che con Fidel scompare un protagonista del ’900. Ma chi si affretta a voler chiudere la pagina della liberazione dal colonialismo, di cui Cuba e Fidel sono simbolo e orgoglio, sappia che l’eresia della quale è stata ed è portatrice, di una società di liberi ed uguali, l’aspirazione alla giustizia sociale e all’indipendenza,  anche se non è stata raggiunta nel ’900, non si chiude con la morte di Fidel. Le sue idee e la sua tenacia, vivranno e continueranno a vivere nella lotta per  una società migliore di quella fatta solo di pubblicità e marketing, di antidepressivi, violenza, guerra e solitudini.

E come avrebbe detto il nostro caro compagno Paolo Vinti, con emozione altissima, compagno Fidel, hasta la victoria, siempre!

 

Vigevano: i professori del Costa senza contratto e senza stipendio da giugno

Vigevano: i professori del Costa senza contratto e senza stipendio da giugno

Tratto da: http://inforete.it/module/news/page/entry/id/9268/

I docenti dell’Istituto musicale questa mattina hanno illustrato, durante una conferenza stampa (nella foto) a San Dionigi, la loro situazione lavorativa di assoluta precarietà, che sta mettendo a rischio lo stesso futuro della scuola.

Il loro ultimo contratto è scaduto a giugno. Quest’anno le lezioni sono regolarmente partite, ma i professori non hanno ancora firmato un regolare contratto. E non hanno neppure incassato uno stipendio. «Siamo intenzionati a continuare – spiegano i docenti – vogliamo comunque garantire ai nostri allievi la regolarità delle lezioni, non possiamo mollare nel bel mezzo di un anno scolastico. Ma è una situazione davvero snervante, che priva di dignità il nostro lavoro. Non ci sono garanzie neanche sul futuro dell’Istituto». Finora i diversi incontri tra i docenti e il Comune non hanno portato a una soluzione, solo promesse disattese dopo poche settimane. L’impasse sembrerebbe essere stato causato dal Jobs Act, che abolisce dal 2017 i co.co.co (contratto di collaborazione coordinata e continuativa), la forma contrattuale che veniva ogni anno utilizzata per la maggior parte dei docenti dell’Istituto musicale. E le altre soluzioni finora prospettate – come quella dei voucher lavoro – non sembrerebbero percorribili. Alla conferenza stampa erano presenti anche diversi genitori. «Dal Comune non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale per avvertirci di questa situazione, solo una mail per i pagamenti della prima retta» hanno fatto presente. Nessun rappresentante della maggioranza era presente, solo alcuni consiglieri di minoranza. «Presenteremo – hanno annunciato Valerio Bonecchi (gruppo Per Vigevano) e Luca Mazzola (M5S) – una mozione consiliare, il Costa deve rimanere un patrimonio della città. Il testo del documento sarà condiviso con i docenti dell’Istituto».

i.d.

LE SPONDE DELLA ROGGIA REGOLA E ALTRE CRITICITA’ SULLE STRADE CITTADINE

LE SPONDE DELLA ROGGIA REGOLA E ALTRE CRITICITA’ SULLE STRADE CITTADINE

MORTARA, 26 novembre 2016

LE SPONDE DELLA ROGGIA REGOLA E ALTRE CRITICITA’ SULLE STRADE CITTADINE

Da tempo, come opposizione nella città, il nostro Partito ha sollevato problemi che sono molto sentiti dalla popolazione.

La tattica dell’Amministrazione però è stata sempre quella di ignorare le richieste, senza neanche cercare di spiegare o, quantomeno, di giustificarsi.

Naturalmente la tattica di nascondere la polvere sotto il tappeto non aiuta a risolvere le criticità esistenti. Ad esempio: ignorare la critica della mancata pulizia dei tombini non porta, miracolosamente, a fare in modo che questi tornino a drenare acqua. Lo stesso dicasi per la sponda franata della Roggia Regola: da gran tempo (da anni ormai) il crollo della sponda in via Belvedere ha determinato un marcato restringimento della sede stradale, attualmente reso ancora più pericoloso da un incidente occorso, che ha demolito parte del guard-rail ed ha prodotto degli spuntoni che sporgono in modo pericoloso per l’incolumità dei passanti.

La questione è stata segnalata dai cittadini, ma l’Amministrazione è completamente sorda a tale proposito.

Cosa aspettano? Che qualcuno si faccia male? A suo tempo segnalammo, con una proposta precisa, che i soldi concessi per la viabilità dalla “Terna” potevano essere utilmente impiegati per riparare la sponda della Roggia Regola e per allargare la sede stradale; invece l’Amministrazione ha preferito spenderli nella, quantomeno non prioritaria, rotonda del campo sportivo.

Anche le circa 80 mila euro spese per dotare i vigili urbani delle attrezzature per “fare cassa” con le multe potevano essere diversamente ed utilmente impiegati per intervenire sui tanti problemi della viabilità, che ormai da anni interessano la nostra città.

Teresio Forti

Circolo di Mortara del Partito della Rifondazione Comunista

Ferrero: immenso dolore per la morte di Fidel Castro

Ferrero: immenso dolore per la morte di Fidel Castro

Pubblicato il 26 nov 2016

“Immenso dolore per la morte di Fidel Castro, rivoluzionario vittorioso a cavallo di due secoli, che ha difeso l’umanità dalla barbarie.

Fidel ha saputo guidare la lotta per la liberazione di Cuba dalla dittatura di Batista e l’ha saputa trasformare in una rivoluzione socialista. Fidel è stato protagonista della difesa della rivoluzione cubana dagli attacchi degli USA, da quelli militari come quelli economici tutt’ora in vigore con il bloqueo. In questa difficile situazione ha saputo trovare la strada per la costruzione del socialismo, dell’eguaglianza, della dignità e della libertà del popolo cubano. Ciao compagno Fidel, comunista non pentito, grazie per quel che hai fatto, riposa in pace. Continueremo la tua lotta per la dignità dei popoli, la giustizia e la libertà”.

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

26 novembre 2016

Maltempo, Ferrero: «Perchè il governo invece di terrorizzare il Paese non fa un piano per riassetto idrogeologico?»

Maltempo, Ferrero: «Perchè il governo invece di terrorizzare il Paese non fa un piano per riassetto idrogeologico?»

Maltempo, Ferrero: «Perchè il governo invece di terrorizzare il Paese non fa un piano per riassetto idrogeologico?»

di Paolo Ferrero –

Mentre Renzi invece di governare va in giro a terrorizzare il paese sui disastri che produrrebbe la vittoria del NO – cioè il mantenimento della più bella Costituzione del mondo – il disastro in Italia lo fa la pioggia! Perchè il governo Renzi si rifiuta pervicacemente di fare un piano di riassetto idrogeologico del territorio che affronti la principale emergenza del paese e cioè la sua fragilità nei confronti di pioggia e terremoti? Renzi pensa solo al mantenimento del suo potere, non al bene del paese, questa è la verità!

Iniziativa solidale. I profughi a pranzo alla coop. Portalupi

Iniziativa solidale. I profughi a pranzo alla coop. Portalupi

Tratto da: L’INFORMATORE del 24/11/2016

Vigevano

Sabato 19 novembre, la cooperativa Portalupi ha organizzato una serata per accogliere i diciotto richiedenti asilo ospitati in via della Pace.

Un’occasione per divertirsi, mangiare e anche per mostrare un altro volto di Vigevano, alternativo a quello recentemente diffuso sui media nazionali. “In seguito al pessimo clima fomentato da alcune forze politiche in occasione dell’arrivo, a fine ottobre, dei primi richiedenti asilo – spiega Alessio Galli, membro del consiglio di amministrazione della cooperativa Portalupi, – ci siamo voluti discostare dall’immagine di Vigevano passata sulle reti nazionali, in cui solidarietà e accoglienza sono sinonimi esclusivamente di “grave problema”. In conseguenza di ciò come cooperativa abbiamo deciso di prendere posizione.

Siamo quindi entrati in contatto con la cooperativa sociale Milano Solidale che gestisce il centro in via Pace e abbiamo offerto ai ragazzi un pranzo.

Abbiamo trascorso alcune ore parlando con loro, ballando e giocando a calcetto. La nostra realtà da sempre si occupa di iniziative che abbiano una finalità sociale non orientata al lucro.

Quest’idea è quindi venuta nel modo più naturale possibile. Siamo rimasti in contatto con la cooperativa che sta gestendo i ragazzi e, se volessero ritornare a “casa nostra”, le porte sono aperte”.

Anche sull’altro fronte le reazioni sono state più che positive. Stando ai responsabili del centro accoglienza, “per i ragazzi ha significato molto.

Oltre ai gestori anche gli altri avventori si sono mostrati cordiali con i ragazzi. Siamo contenti che l’invito sia stato reiterato anche per futuri e che anche altre associazioni si siano rese disponibili a questo tipo di serate”.

a.o.

 

NoTAV: dichiarazione di Nicoletta Dosio al tribunale di Torino

NoTAV: dichiarazione di Nicoletta Dosio al tribunale di Torino

Tratto da: http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=26446

Pubblicato il 23 nov 2016

Pubblichiamo la dichiarazione di oggi della compagna Nicoletta Dosio al tribunale di Torino al processo per evasione. La sentenza è prevista per il 14 dicembre prossimo. Il PM ha chiesto una condanna a 8 mesi.

Grazie a tutte e tutti coloro che dalla Valle e ben oltre sono venuti a darmi sostegno. Grazie a Valentina ed Emanuele per la loro appassionata difesa.

«La resistenza, individuale e collettiva agli atti dei pubblici poteri che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione, è diritto e dovere di ogni cittadino» (Articolo proposto per la Costituzione della Repubblica Italiana del 1948 e non recepito)

Oggi, in quest’aula, rivendico – accanto al diritto di resistenza contro le grandi male opere ed il modello di vita e di società ad esse connesso – la mia evasione e la mia concreta, consapevole opposizione alle misure cautelari inflittemi, via via aggravate dal tribunale di Torino.
Mio intendimento è di denunciare e di oppormi a tali misure, per me e per tutti coloro che, nel movimento NO TAV e in tante altre realtà di lotta allo stato di cose presente, si vedono quotidianamente comminare, dalle procure e dai tribunali, provvedimenti arbitrari e vendicativi.
Anche in questo il movimento NO TAV ha fatto scuola e le pratiche repressive nei suoi confronti si sono rivelate sperimentazione da applicare puntualmente là dove il partito trasversale degli affari e della guerra sente messo in discussione il proprio dominio.
Le misure cosiddette cautelari sono state e sono usate a piene mani e in modo esplicito, quale arma di repressione per criminalizzare il dissenso e negare la libertà di pensiero e di espressione; un avvertimento che la giustizia non è uguale per tutti.
La loro stessa natura di pene inflitte preventivamente, senza un regolare processo, con ampi margini di discrezionalità, le mette a nudo come strumento di giudizio etico-politico volto a colpire ciò che si è, più che ciò che si fa.
I risultati sono riscontrabili costantemente nella storia dei processi contro i militanti NO TAV: mesi di carcere preventivo e domiciliari che, a seguito di regolare processo, si sono tradotti in condanne di pochi mesi con sospensione condizionale della pena; sentenze che non bastano però a cancellare le umiliazioni, la perdita della libertà, la quotidianità negata, la vita messa in manette.
Per quanto mi riguarda, ho fatto convintamente questa scelta di lotta ed intendo portarla fino in fondo. Dichiaro fin da ora che, qualunque sarà il giudizio di questo tribunale nei miei confronti, continuerò a disobbedire, ad oppormi senza mediazioni, con gioia, sostenuta dall’abbraccio fraterno del popolo NO TAV e di quanti non hanno mandato all’ammasso la ragione, il cuore, la dignità. Lo farò per dovere e per affetto nei confronti di chi, come Luca e Giuliano, a differenza mia, per lo stesso mio reato, ha subito il carcere. Lo farò anche per complicità con Jacopo, Eddy e tutti coloro che sono sottoposti ai domiciliari o a qualsiasi altra misura restrittiva.
Come per il gufo di Durer, “il nostro solo crimine è di veder chiaro nella notte”.
Verità perfettamente adattabile al mondo che non si adegua a vivere immobile e sottomesso, in questa notte profonda che cancella diritti, democrazia formale e sostanziale, responsabilità verso il futuro.
Contro il buio mortifero delle casseforti, dei tunnel e delle prigioni noi vediamo chiaro e continuiamo a lottare perché si faccia giorno, sicuri dell’alba che verrà.

Bussoleno, 23 novembre 2016

Nicoletta Dosio

Cassolnovo: ultima serata sabato sera con De Mori Francesca Quartet con Tazio Forte

Cassolnovo: ultima serata sabato sera con De Mori Francesca Quartet con Tazio Forte

CASSOLNOVO  PV   SABATO 26 NOVEMBRE

TEATRO VERDI   via Oberdan 6    ore 21.30    ENTRATA AD OFFERTA

DE MORI  Francesca Quartet con Tazio FORTE

SU DI TONO!  2^ edizione Rassegna concerti LIVE   jazz, blues, rock, rap e canzone d’autore

Info e prenotazioni   3335740348i

Promette  un finale  scoppiettante e di alto  livello artistico musicale, l’ultimo appuntamento della  rassegna

SU DI TONO ! 2016, la seconda edizione della serie di concerti di rock . rap. Blues e jazz  che per tutto Novembre ha portato al TEATRO VERDI  di Cassolnovo “ buone vibrazioni” attirando  anche pubblico da  lontano. Sarà il quartetto di  Francesca DE MORI  ad esibirsi sabato prossimo 26 novembre inizio ore 21.30 in una serata dedicata al jazz e allo swing  in particolare. Protagonista  la voce suadente sinuosa e molto espressiva della cantante milanese  che sarà accompagnata da musicisti d’eccezione come  DANIELE PETROSILLO al contrabbasso, LUIGI SCURI alla batteria e  Tazio Forte a pianoforte e fisarmonica .

Quest ultimo oltre che  musicista è valente  organizzatore di eventi musicali  , ben noto non solo  ai Vigevanesi, ma anche alle platee di tutta Italia e poi  di  Francia, Spagna ,Belgio  persino Messico e Usa  grazie alle sue doti artistiche notevoli  soprattutto al pianoforte  e  anche  per il grande eclettismo che lo vede interpretare in modo eccellente  oltre naturalmente al jazz sia la musica classica che la canzone d’autore .

Non meno importanti sono  le sue composizioni  spesso scritte  per il Teatro e le numerose collaborazioni tra le quali spicca  la sua partecipazione  all’ensemble  dei Vinaccia . Un modo di intendere il pianismo scevro da  barriere mentali e di genere  e con una cifra stilistica precisa pulita , ritmicamente trascinante, una predilezione particolare è quella verso il  genere  Swing declinato in ogni sua  caratteristica, da quello  ammericano degli anni 30 fino ad oggi a quello europeo , in particolare “ manouche”  tanto da meritare  il prestigioso invito  al festival di Samois sur Sein  dedicato al  centenario dalle morte del grande chitarrista Django Reinhardt .Molta affinità elettive con il vigevanese le ha  La DE MORI , sia per l’ intensa relazione col teatro di cui è spesso interprete anche recitante  in diversi contesti, sia per la passione smodata  verso lo swing e le grandi interpreti del passato di cui ha saputo trarre la lezione innovandola da par suo. In effetti la veneta trapiantata a Milano dove insegna all’Accademia di Musica Moderna  e in altri contesti  innovativi che riguardano le tecniche vocali( biomusica, soul voice, metodi funzionali …) , si sta imponendo sul panorama nazionale come una delle cantanti con maggior personalità grazie ad una solida  tecnica classica e unita da una  una versatilità  frutto di un lavoro che nel tempo la portata a ben miscelare  la tradizione classica delle grandi ladies del jazz : Fitzgerald, Vaughan,Mc Crae a quella innovativa che vede il  canto come   atto naturale  strettamente connesso all’ambiente che ci circonda  filtrato dall’aspetto psicologico emotivo  e fisico; un punto di maturazione artistico frutto di un lavoro   personale costante  che ha visto   utilizzare in modo molto personale  anche tecniche di meditazione, respirazione  orientali  che la portato a realizzare recentemente  anche il suo ultimo cd  dal titolo significativo di “ altre strade”.

de mori

Il concerto di sabato al VERDI sarà quindi un bel viaggio  attraverso  la canzone  degli ultimo secolo rivisitata e filtrata  attraverso il gusto dello swing  , come diceva una famosa canzone di Ellington “ non significa niente se non ha quel certo swing “ uno SWING IN MOTION, moderno,  progressivo  ricco di sfaccettature,  suadente,elegante e raffinato, ma non mancheranno anche canzoni originali dei musicisti del quartetto   che  sferraglia swingando  a tutto vapore  Un repertorio quindi che pesca  e si ispira  ai  celebri brani americani  dei vari Cole  Porter, George Gerwswin  sulle orme  tracciate  dai interpreti mitici come  Nat king Cole, Frank Sinatra  affiancati dai grandi autori italiani come BrunoMartino, Gorni Kramer e interpreti come Mina, Pravo, Martino…

Una degna conclusione quindi per  SU DI TONO n.2  una rassegna molto riuscita  sia per lòa  presenza di pubblico che per la qualità  della musica proposta che conforta la scelta dell’amministrazione comunale di fare un ulteriore salto di qualità per una proposta culturale offerta  ai cittadini.

Come per tutte le serate l’ENTRATA è ad OFFERTA e il ricavato sarà destinato all’acquisto di attrezzature scolastiche delle scuole di Cassolo e Molino

Chi vince se….

Chi vince se….

Pubblicato il 23 nov 2016

Lidia Menapace

Chi vince se….

 

Se vince il NO? Vincono i moltissimi comitati per il NO autonominatisi, autorganizzatisi, autofinanziatisi,  che hanno suscitato interesse interrogativi impegno passione politica, rimettendo in moto cigolante e ancora un po’ artrosica la cittadinanza, il popolo sovrano, le masse non del tutto catturate da messaggi telecomandati: insomma vince una bella cosa, un principio di rinnovamento e di progresso, un cambiamento in meglio  insomma. Ne sarò felicissima.

 

  Se vince il sì, vince una fazione che rappresenta meno di un partito, e nessun movimento, una cosa alquanto triste e anche pericolosa, non perché subito dopo verrà il nuovo fascismo, ma perché continuerà e si approfondirà una opinione sulla politica di lontananza negazione disinteresse da parte di chi non sta nella citata fazione.

 

  So che è una analisi affrettata e più da pensiero desiderante che da prove, ma a me intanto viene così. E se per caso ci ho in qualche modo preso, vedo che dopo la vittoria del NO si apre una stagione di cose da fare e un discorso sulle forme politiche necessarie e possibili  che mi incita a rimettermi al lavoro subito dopo aver dormito un giorno intero per smaltire la fatica della campagna referendaria. Primo imperativo impegno: NON SBARACCARE I COMITATI !!!

 

“Il popolo greco sta ancora con noi”. Parla Panos Rigas, neosegretario di Syriza

“Il popolo greco sta ancora con noi”. Parla Panos Rigas, neosegretario di Syriza

“Il popolo greco sta ancora con noi”. Parla Panos Rigas, neosegretario di Syriza

intervista a Panos Rigas di Giacomo Russo Spena

“La sinistra estremista, contestandoci, non fa altro che regalare il Paese alla destra”. In effetti già Syriza in greco significa “Coalizione della sinistra radicale”, ma il tempo passa e le cose cambiano. Dopo anni di dura opposizione al bipartitismo corrotto, Neo Demokratia/Pasok, il partito è arrivato al governo. Una nuova fase per Syriza. Panos Rigas, neosegretario del partito, minimizza le proteste di piazza: “Il popolo sta ancora con noi”. Dopo le dimissioni di Tasos Koronakis – che aveva ritenuto fallita la strategia di negoziazione con le Istituzioni europee preferendo ritornare a vita privata – al congresso di ottobre, nel quale non sono mancati momenti di tensione e confronto, ha prevalso la linea del leader Tsipras col 75 per cento del consenso dei 3mila delegati presenti. Ad essere eletto segretario proprio Rigas, un suo fedelissimo dai tempi del Synaspismos. Lo incontriamo a Roma, alla Casa Internazionale delle Donne, dove è in visita istituzionale per dibattere sulle sinistre mediterranee e sui destini dell’eurozona: “Noi vogliamo aprire una terza via in Europa, rifiutando sia la disastrosa politica di austerità che i nuovi populismi xenofobi”.

Negli ultimi 10 anni abbiamo conosciuto la Syriza di lotta, quella delle pratiche di mutualismo e di solidarietà dal basso contro le politiche di austerity imposte dalla Troika, fino al potere. Quanto è cambiata Syriza nel passaggio dall’opposizione al governo?

Syriza è sempre la stessa. Abbiamo rappresentato la prima esperienza di governo di una sinistra radicale in una Europa in crisi economica e sociale. Abbiamo vinto due elezioni e un referendum, senza scappare davanti ai problemi del Paese: una lotta contro la Troika che abbiamo pagato personalmente e che ha pagato anche Syriza con una scissione da sinistra. Ma il partito è ancora forte e cosciente che questa è l’unica strada percorribile per far uscire la Grecia dalla crisi.

Con la firma del terzo memorandum, il governo Tsipras ha dovuto cedere su alcune questioni: dal Sì al Ceta e al rimpasto dell’esecutivo per facilitare le privatizzazioni, fino al taglio delle pensioni. E potrei continuare…

Abbiamo ereditato un Paese distrutto a causa delle misure di austerity imposte da Bruxelles. E pian piano lo stiamo ricostruendo a vantaggio delle fasce sociali più deboli: abbiamo investito su istruzione e sanità pubblica e abbiamo aperto un’enorme battaglia contro la corruzione, l’evasione e il sistema clientelare endemico in Grecia. Già si stanno vedendo i primi risultati.

Insisto, avete anche ingoiato bocconi amari e siete stati costretti a varare provvedimenti “scomodi”.

Il nostro congresso ha confermato la linea governista: abbiamo semplicemente deciso di non essere la sinistra della fuga e neanche di essere quella sinistra artefice della distruzione della società ellenica. Tra l’altro, non abbiamo attuato una riduzione delle pensioni ma le abbiamo stabilizzate colpendo soprattutto le pensioni d’oro. Rispetto al Ceta, Syriza è contraria ma l’accordo era già stato firmato dal governo precedente, ora lo siamo rinegoziando. Abbiamo fatto alcune privatizzazioni, è vero, però stiamo tutelando i beni comuni e siamo un argine contro chi vuole privatizzare l’acqua e la rete elettrica. Il nostro faro restano le nazionalizzazioni.

Syriza ha rappresentato il voto della speranza e del cambiamento. Adesso in Grecia ci sono continue manifestazioni contro il governo. Non state tradendo le aspettative?

La gente ha ancora pazienza e sta dando al governo il tempo necessario per migliorare le cose, per questo non ci sono manifestazioni di massa. Assistiamo a piccole contestazioni organizzate dalla sinistra radicale, ma sono forze ininfluenti in termini elettorali. Non esiste un’opzione politica alla sinistra di Syriza e non si rendono conto che così facendo regalano il Paese alla destra peggiore e ai poteri forti.

Anche Syriza prima era un partito del 3 per cento, alla sinistra dei socialisti del Pasok. Poi, però, le cose sono cambiate con la crisi.

Syriza non c’entra niente col Pasok. Abbiamo trovato una situazione disastrosa e ci stiamo scontrando contro l’Europa e il capitalismo parassitario, espressione sia dei conservatori che dei socialisti. Abbiamo scelto la strada più difficile per uscire dalla crisi – e siamo angosciati per il futuro – ma è l’unica possibile.

Quindi non avete mai fatto autocritica sulla trattativa con l’Unione Europea? Col senno del poi, non potevate pensare ad un Piano B?

Il Piano B non esisteva. Punto. L’economia ellenica era già in ginocchio, uscire dall’euro avrebbe significato la bancarotta e la fine per la Grecia. Soltanto con un’economia forte si può ipotizzare l’uscita dalla moneta unica e non era il caso nostro.

Quali sono gli attuali rapporti con Yanis Varoufakis? Il suo movimento transeuropeo, Diem, non sostiene tesi lontane dalle vostre.

E allora va chiesto a lui il motivo per il quale ha abbandonato Syriza. Ora tra noi non ci sono rapporti. In passato, quando era ministro delle Finanze, ha peccato di inesperienza politica: l’economia è una scienza, ma essa deve anche comprendere la politica.

Governo Tsipras vs Europa, una sfida che dura da mesi. Davide voleva sconfiggere Golia, ora possiamo dire però che Golia sta strangolando Davide, a colpi di memorandum?

Conoscevamo le conseguenze del dover affrontare l’Europa. Così eravamo consci, fin dall’inizio, che per cambiare la Grecia, dovevamo cambiare l’Europa. E’ impossibile il cambiamento in un solo Paese. Dopo un anno di governo Tsipras, adesso ci sono altri Paesi che si schierano contro il nucleo centrale del neoliberismo. La partita è aperta, Syriza sta progettando un’alleanza anti austerity tra i Paesi del Mediterraneo, quelli che più stanno pagando i costi di quest’Europa a trazione tedesca. A Bruxelles chiediamo di mantenere gli impegni presi, ad esempio con il Quantitative easing di Draghi.

Per quanto i sondaggi vadano presi con le pinze, soprattutto in Grecia, gli ultimi dati danno Syriza in forte calo e Neo Demokratia in ascesa. La vostra scelta di governo sarà anche di una “sinistra responsabile” ma non temete di pagarla in termini elettorali?

Si voterà nel 2019 e allora sono sicuro che Syriza sarà ancora protagonista perché avremo rimesso in piedi l’economia del Paese. Il nostro obiettivo è fare blocco contro l’austerità europea e contro il vecchio sistema politico. Non si possono più applicare le misure di austerity, dobbiamo uscire da questo commissariamento delle Istituzioni che pregiudica la democrazia. Noi siamo la locomotiva di questo grande scontro e vogliamo si aggiungano altre carrozze. Prima eravamo soli, nella nostra battaglia, adesso non più. Come è accaduto in Portogallo con la creazione di un esecutivo delle sinistre. E si può fare anche in Spagna, tra qualche anno. I partiti socialisti e socialdemocratici devono sganciarsi dai partiti liberali altrimenti faranno la fine del Pasok.

A parte due anomalie europee – in Portogallo i socialisti di António Costa hanno scelto di governare con i due partiti della sinistra più radicale e in Gran Bretagna Jeremy Corbyn prova, con mezzo partito contro, a far svoltare a sinistra il Labour Party – il Pse ormai va a braccetto col Pp sostenendo le politiche di austerity. La recente scelta del Psoe di sostenere in Spagna il governo Rajoy, lo conferma. La socialdemocrazia ormai non è morta? Non è meglio puntare da subito su un campo alternativo?

Quando i partiti socialisti scelgono di chiudere le frontiere o adottano politiche liberiste sul mercato del lavoro o sulle privatizzazioni, non fanno altro che spianare la strada alla destra: tra la copia e l’originale, l’elettore sceglie sempre l’originale. Ce lo insegna la storia. E, in questa fase, il processo è in divenire: una parte della socialdemocrazia si sta battendo per cambiare se stessa. Non soltanto Corbyn e Costa, pensiamo alla Spagna dove il Psoe rischia la scissione mentre nel Ps francese cresce la fronda anti-Hollande. E’ un problema di rapporti di forza, noi dobbiamo essere bravi a rompere l’infatuazione dei socialisti per l’austerity.

Lei negli Stati Uniti chi avrebbe votato tra Hillary Clinton e Donald Trump?

Avrei votato Sanders.

Alle primarie, ma poi avrebbe dato il suo sostegno a Clinton?

Solito dilemma, una questione non soddisfacente: da un lato il blocco dell’austerity, dall’altro il populismo. Sanders doveva stare al posto di Hillary.

Anche l’Europa rischia un’uscita a destra dalla crisi: austerity e populismi xenofobi appaiono due facce della stessa medaglia. Ma è veramente possibile costruire una terza via, anti austerity ed europeista?

Dopo la crisi del ’29, in Europa abbiamo assistito al sorgere del nazifascismo. Il rischio, anche adesso, è reale. Si sta diffondendo nelle nostre società un voto antisistemico di destra: i populisti si narrano come l’antidoto contro l’establishment. In questo quadro, la sinistra non può rimanere a guardare. Deve tornare alle sue origini se vuole contrastare le forze di destra e razziste mettendo in piedi pratiche di mutualismo per i poveri, i senza casa, i pensionati, più in generale gli “emarginati”. Se invece continua ad essere elitaria e a sposare politiche liberiste, rischiamo di regalare il mondo ai populisti.

(22 novembre 2016)

Dialogo del sultano e dell’ortolano

Dialogo del sultano e dell’ortolano

Dialogo del sultano e dell’ortolano.

Sultano. Eh tu, ortolano, li vendi cari i tuoi ortaggi, sono almeno buoni?

Ortolano. Li provi, sua eccellenza, e poi giudichi il mio prezzo.

Sultano. Sì, sono passabili, anche se troppo cari… E la tua fede è buona?

Ortolano. Passabile, credo.

Sultano. E di che religione sei, adesso?

Ortolano. Dato che sono anziano, come ben ha visto, quando la nostra piccola isola apparteneva ai greci, mi ricordo che mi facevano pregare Dio in ginocchio, le mani giunte e mi proibivano mangiare carne in quaresima. Poi è venuto il generale che mi ha permesso di pregare come e chi volevo. Da qualche anno sento gridare Allah illa Allah a perdifiato. Io non so più bene quel che sono: amo Dio con tutto il cuore, e vendo i miei ortaggi a un prezzo molto ragionevole. E sono al vostro più completo servizio.

Sultano. Dicono che hai anche una figlia graziosa.

Ortolano. Sì, sultano, ma lei non è al vostro servizio.

Sultano. E perché mai, straccione?

Ortolano. Perché sono un uomo devoto ma non un servo; e la mia libertà mi permette di vendere i miei fichi, ma non mia figlia.

Sultano. E per quale legge non ti è permesso di vendere anche quel frutto al tuo sultano?

Ortolano. Per la legge di tutte le donne e di tutti gli uomini liberi; l’onore di mia figlia non è mio: appartiene a lei e non è una merce.

Sultano. Tu non sei dunque fedele al tuo sultano?

Ortolano. Fedelissimo nelle cose giuste, finché sarete il mio presidente.

Sultano. Ma se qualche generale facesse una cospirazione contro di me, e ti ordinasse di prendervi parte, non saresti così devoto da ubbidirgli?

Ortolano. Io? Niente affatto. Me ne guarderei bene.

Sultano. E perché rifiuteresti di obbedire al generale in una così bella occasione?

Ortolano. Perché ho giurato obbedienza a voi. Sultano. Ne sono contento. Ma se per disgrazia i generali mi cacciassero, mi saresti ancora fedele?

Ortolano. Eh, come potrei restarvi fedele, se voi non foste più il mio sultano?

Sultano. E il giuramento che mi hai fatto, che fine farebbe?

Ortolano. Quella dei miei fichi, che non vi servirebbero più. Non è forse vero, con tutto il rispetto, che se voi foste morto, nel momento in cui parlo, non vi sarei più obbligato?

Sultano. Quest’ipotesi è incivile, se mi uccidessero dovreste ribellarvi.

Ortolano. Ebbene, se veniste scacciato, è come se foste morto; perché avreste un successore. Sarebbe come se, non potendo più mangiare i miei fichi, voleste impedirmi di venderli ad altri.

Sultano. Ragioni da insolente; chi credi di essere?

Ortolano. Essere un buon marito, un buon padre, un buon vicino, un buon suddito e un buon ortolano. Non vado più in là, e spero che Dio mi userà misericordia.

Sultano. E credi che Dio userà misericordia anche a me, che sono il tuo governatore?

Ortolano. E come volete che lo sappia? Sta forse a me indovinare come Dio si comporta con i sultani? È una faccenda tra voi e lui, e io non me ne immischio certo. Tutto quel che penso è che, se voi siete un buon sultano come io sono un buon ortolano, Dio vi tratterà molto bene. Se invece distruggerete tutto quello che non vi piace nel vostro giardino, e considererete erbacce la metà dei vostri sudditi, Dio non avrà misericordia.

Sultano. Per Maometto! Questo idolatra è molto pericoloso. Guardie, arrestatelo.

Ortolano. Grazie tante, Dio abbia misericordia di voi, sultano.

 

(Liberamente tratto dal CATECHISMO DEL GIARDINIERE, OVVERO DIALOGO DEL PASCIÀ TUCTAN E DEL GIARDINIERE KARPOS, di Voltaire)

Marco

11/21/2016

Sartirana: l’Anpi organizza incontro pubblico su aspetti culturali e politici della Riforma Costituzionale

Sartirana: l’Anpi organizza incontro pubblico su aspetti culturali e politici della Riforma Costituzionale

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lomellina   sud / occ.

169°BRIGATA GARIBALDI  /  BRIGATA FACHIRO

 

Cara iscritta, caro iscritto: come sai il prossimo 4 dicembre siamo chiamati a esprimerci nel referendum sui temi della riforma Costituzionale voluta da questo Governo.

Con un solo voto potremo modificare o no, ben 47 articoli della Costituzione

L’ ANPI nel nostro congresso, si è espressa sia livello locale che a livello nazionale, in modo netto contro questa riforma che in nome di una improbabile efficienza della politica, riduce gli spazi democratici e della partecipazione popolareeliminando l’elezione dei senatori e trasformando il Senato in una congrega di nominati dai partiti riducendo la possibilità di indire i referendum popolari, aumentando sia il numero di firme necessarie per la convocazione che il quorum di validità accentrando sul governo competenze oggi in capo alle regioni allo scopo di dare una corretta informazione su :

        GLI ASPETTI CULTURALI E POLITICI DELLA RIFORMA

 LA Sezione ha organizzato a Sartirana nella sala Pina Rota Fo

                         Mercoledì 23/11/2016 ALLE ORE 21

una serata con:

SANTINO MARCHISELLI presidente ANPI Provinciale,

il prof. Piero Rusconi

e Piero Carcano del gruppo CANTO SOCIALE

 

 

 

PONTI, FERROVIE ED AUTOSTRADE

PONTI, FERROVIE ED AUTOSTRADE

Mortara, 19 novembre 2016

PONTI, FERROVIE ED AUTOSTRADE

In questi giorni l’opinione pubblica è stata oggetto di tre notizie: Quasi nessun ponte in Provincia di Pavia è intatto, non solo quelli sul Po, ma anche quelli sull’Agogna, come ad Olevano, Ceretto ecc.; tanto è vero che Poma chiede disperatamente soldi a Delrio, o quanto meno di bloccare il “patto di stabilità”.

Tuttavia il governo, pur sollecito, a fini referendari, a chiedere “più flessibilità” all’Europa, risponde picche.

Una situazione da terzo mondo, se aggiungiamo anche lo stato pietoso delle strade provinciali.

Un gruppo di sindaci della Lomellina manifesta sul ponte del Sesia per chiedere, giustamente, il ripristino della ferrovia Mortara-Casale.

La “Società Infrastrutture Lombarde”, per favorire la SABROM, presenta un ricorso al TAR contro la bocciatura dell’autostrada Broni-Mortara.

Quando, assieme ad altri soggetti e comitati , cominciammo ad opporci all’autostrada Broni – Mortara, (ormai sono quasi 10 anni), lo facemmo per ragioni ambientali, ma anche per una questione di giusta programmazione dei trasporti e del territorio.

Aggiungo che io stesso, quando ero Consigliere Provinciale, ho presentato diverse interpellanze su tale questione. Sostenemmo e sosteniamo che, invece di spendere miliardi per un’autostrada inutile e devastante, era meglio investire risorse per il miglioramento dei trasporti ferroviari (abbiamo migliaia di pendolari, studenti e lavoratori) e per la viabilità ordinaria.

Le sopra citate notizie dimostrano quanto sia necessaria una diversa politica dei trasporti, oltre che, naturalmente, lo sblocco del “patto di stabilità”.

E’ assurdo che somme ingenti vengano congelate e non spese a causa dei cosiddetti “parametri europei”, quando ce ne sarebbe estremamente bisogno.

Infine ricordiamo alcune incoerenze: si lamentano del “patto di stabilità” forze politiche che pure hanno votato l’assurdità del “pareggio di bilancio in Costituzione”.

Ci sono dei sindaci, come quello di Mortara, Marco Facchinotti, che si recano sul ponte di Candia per manifestare per la ferrovia, mentre, d’altro canto, continuano a pronunciarsi a favore dell’autostrada Broni – Mortara.

Teresio Forti della Segreteria Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista

SCIOPERO DEI LAVORATORI TESSILI – PATTA (PRC/SE – LOMBARDIA): «Massimo sostegno alla lotta dei lavoratori tessili per il contratto e la difesa dei diritti sotto attacco da parte dei Signori della moda».

SCIOPERO DEI LAVORATORI TESSILI – PATTA (PRC/SE – LOMBARDIA): «Massimo sostegno alla lotta dei lavoratori tessili per il contratto e la difesa dei diritti sotto attacco da parte dei Signori della moda».

SCIOPERO DEI LAVORATORI TESSILI – PATTA (PRC/SE – LOMBARDIA): «Massimo sostegno alla lotta dei lavoratori tessili per il contratto e la difesa dei diritti sotto attacco da parte dei Signori della moda».

Il Prc/SE della Lombardia sostiene lo sciopero di otto ore dei lavoratori tessili ed è al loro fianco in lotta per il contratto e la difesa dei diritti sotto attacco da parte dei Signori della moda.

I signori della moda italiana, sempre pronti a esaltare l’eccellenza della moda italiana, che hanno visto crescere negli ultimi anni  fatturati e profitti, realizzati nonostante la  continua riduzione degli addetti, oggi puntano tagliare ancor di più salari e diritti dei lavoratori.

Si vuole colpire il contratto nazionale e il ruolo contrattuale delle organizzazioni sindacali e dell’ RSU legando gli aumenti alla verifica dell’inflazione  ad anno concluso, si vogliono imporre scelte che tagliano diritti acquisiti come   le ferie, i tre giorni di assenza per malattia… e infine ristabilire la totale sottomissione dei dipendenti nei luoghi di lavoro  recependo  integralmente il “jobs act.”

Il Prc invita i lavoratori e i cittadini a sostenere lo sciopero dei lavoratori tessili e a partecipare alla manifestazione che si terrà domani 18 novembre alle 9:30 a Milano in viale Sarca 223 davanti alla sede di SMI-Confindustria

 

Referendum. Femministe per il no

Referendum. Femministe per il no

Siamo convinte che il prossimo referendum costituzionale ci riguardi non solo come cittadine,ma anche come donne e come femministe. Sul piano sociale, culturale, politico, simbolico. È in atto un processo di desertificazione della politica, di rimozione della materialità della storia, di regressione nei diritti, nelle libertà, nei processi di soggettivazione. Sotto la spinta di un giovanilismo grottesco si progetta un attacco alla Costituzione repubblicana antifascista non solo sul piano istituzionale, ma anche nella sua “forma” di patto fondamentale tra rappresentanza e decisione, tra cittadinanza e istituzioni. Si vuole passare dalla democrazia rappresentativa alla “democrazia decidente”, con una torsione plebiscitaria e personalistica. Si fa il deserto sul piano sociale e culturale (Job’s Act,La buona scuola etc.) per dare il potere ad una élite decidente, occupante,prevaricante. Noi non abbiamo il ‘mito’ della lettera e del linguaggio della Carta.

Abbiamo anzi riflettuto, ad esempio, sul limite di un linguaggio tutto maschile che riflette il genere monosessuato della sua scrittura. Persino nell’articolo Tre ci sembra che prevalga, in quel “senza distinzione di sesso”, un’idea di uguaglianza che non tiene conto delle differenze, come quella primaria di genere. Anche l’articolo 29, quello sulla “famiglia…società naturale fondata sul matrimonio” non ci piace. La Costituzione italiana, cioè, rifletteva quel lungo processo di “naturalizzazione” che aveva assegnato alle donne lo spazio del privato e agli uomini la parola pubblica e la politica, in considerazione delle donne tutt’al più come un gruppo sociale da tutelare e includere per evitare la discriminazione.

C’era, certo, qualcosa da cambiare, ma in tutt’altra direzione. E ci siamo sempre sentite impegnate a riprendere le idee delle donne partigiane che con la loro irruzione sulla scena sociale e pubblica segnarono la Resistenza; ci siamo anche sentite impegnate nel percorso di attuazione del senso profondo della Carta,anche attraverso momenti di rottura e di conflitto con le istituzioni,che hanno prodotto avanzamenti legislativi: nella convinzione che solo nella uguaglianza e nella democrazia possa esserci lo spazio per la libertà femminile, così come solo nella uguaglianza e nella democrazia può esserci lo spazio per un’accoglienza delle persone migranti che non si riduca alla pura logica umanitaria ma le consideri soggetti di diritti.

Infine, questa campagna referendaria viene praticata dai vari e pur autorevoli comitati del NO a noi più ‘vicini’ con una logica difensiva (“stiamo al merito,non alla polemica contro il governo”). Siamo convinte, invece, che il merito stia anche nella torsione plebiscitaria e autoritaria di questo governo e di questa forma di governo che si sta delineando nelle pratiche, nelle scelte, nelle alleanze anche europee. Nella sudditanza ad un liberismo onnipotente e invasivo dei corpi, delle vite, delle coscienze. Perciò siamo convinte che il contrasto a questa controriforma e il contrasto a questo governo siano strettamente legati e con questo spirito siamo attivamente impegnate nella campagna per il NO.

Emma Baeri, Imma Barbarossa, Elena Brancati, Sara Catania Fichera, Elena Coccia, Antonia Cosentino Leone, Elisa De Nicolò, Eleonora Forenza, Tonia Guerra, Maria Teresa Iervolino, Isa Lorusso, Rosy Lubes, Lidia Menapace, Clotilde Pecora Caruso, Nicoletta Pirotta, Geni Sardo, Tania Toffanin

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