Archivio for dicembre, 2016

Almaviva Contact, Prc: “Vicenda vergognosa con molti complici”

Almaviva Contact, Prc: “Vicenda vergognosa con molti complici”

Pubblicato il 30 dic 2016

Ricatto e rappresaglia sono i soli termini che descrivono la vicenda Almaviva Contact. La rappresaglia, con cui l’Azienda rifiuta di riaprire la trattativa per il sito di Roma, per punire chi ha osato dire di No. Il ricatto, agito in tutta la vertenza nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori, tanto del sito di Roma che di quello di Napoli: o accettate, in deroga al contratto nazionale, un altro taglio del salario ed un altro taglio dei diritti, o siete fuori da subito.

Un ricatto agito nei confronti di persone che lavorano da anni in condizioni di precarietà e con salari bassissimi, tra part-time imposto e ammortizzatori sociali.

Un ricatto agito dalla multinazionale che nel frattempo ha aperto nuove sedi in Romania e assunto con contratti interinali in altre filiali.

Sono molti i complici dell’azienda in  una vicenda che è vergognosa. A partire da chi come il governo, non ha ritenuto di dover introdurre norme capaci di contrastare effettivamente le delocalizzazioni, né di vietare il massimo ribasso o di imporre le clausole sociali, a partire dalle molte stazioni appaltanti pubbliche.

La vicenda Almavica Contact in questo contesto rischia di non essere che l’inizio dell’ulteriore deregolamentazione del settore, in una rincorsa al ribasso senza fine, in cui non esiste più neppure la possibilità di parlare di diritto al lavoro o di diritti del lavoro, ma solo di un ricatto che si fa sempre sempre più pervasivo, mentre le persone che lavorano sono ridotte alla condizione servile.

Non ci stupisce tutto questo da parte del governo dei voucher e del Jobs Act.

Ma tutta la vicenda chiede di rilanciare l’iniziativa da subito: perché vengano date risposte alle lavoratrici e ai lavoratori licenziati, per impedire che quanto accaduto dilaghi in altre situazioni, per rimettere in discussione le cause di fondo di questa situazione.

Daremo tutto il nostro sostegno alle lavoratrici e ai lavoratori dei call center,  ci batteremo per nuove regole che contrastino effettivamente le delocalizzazioni, come per nuove norme sugli appalti, come ci batteremo per cancellare le norme peggiori del Jobs Act nel prossimo importantissimo appuntamento referendario.

Vanno battute le politiche neoliberiste, che stanno portando ad una condizione di imbarbarimento senza precedenti. Vanno riaffermati i diritti del lavoro, senza i quali, non esiste democrazia.

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, vicepresidente della Sinistra Europea,

Roberta Fantozzi, responsabile nazionale Lavoro di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

30 dicembre 2016

Valsusa: illegittimi gli arresti No Tav. la Cassazione rimette in libertà Nicoletta Pubblicato il 30 dic 2016

Valsusa: illegittimi gli arresti No Tav. la Cassazione rimette in libertà Nicoletta  Pubblicato il 30 dic 2016

Pubblicato il 30 dic 2016

di Ezio Locatelli* 

Adesso non ci sono più dubbi. Gli arresti domiciliari a carico di Nicoletta Dosio, arresti decisi dalla Procura di Torino, erano del tutto mancanti di fondamento giuridico, detto in altre parole erano una misura arbitraria, vessatoria, priva di qualsiasi ragion d’essere. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che in ragione di ciò ha provveduto anche ad annullare le varie ordinanze applicative delle varie misure restrittive poste a carico di Nicoletta e di Fulvio, altro attivista NoTav. La disobbedienza di Nicoletta portata vanti in questi mesi sottraendosi a misure restrittive illegittime  – la sua “evasione” dichiarata, esibita –  ha sortito un risultato importante: la demistificazione e l’annullamento di provvedimenti intimidatori rivolti contro la lotta portata avanti dal  movimento NoTav in Val Susa . La Procura di Torino si faccia un esame di coscienza sulla linea di condotta repressiva portata avanti in tutti questi anni nei confronti del  movimento Notav.  Da oggi Nicoletta è a tutti gli effetti libera. Come Rifondazione Comunista gioiamo di un risultato che da rinnovata forza alla lotta contro la linea di AV Torino Lione, uno spreco colossale di denaro pubblico per un’opera inutile.

* segretario provinciale PRC Torino e membro segreteria nazionale Prc-Se

Torino, 30.12.2016

NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DEL DEPURATORE DI MORTARA

NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DEL DEPURATORE DI MORTARA

Mortara, 29 dicembre 2016

NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DEL DEPURATORE DI MORTARA

 

Apprendiamo che, nel Consiglio Comunale del 27 dicembre 2016, la maggioranza consiliare leghista ha votato, con il pretesto di dover trovare i mezzi per l’ammodernamento dell’impianto di depurazione, l’autorizzazione all’ AS Mortara di consentire l’ingresso di privati.

Constatiamo che, ancora una volta, si usa il solito metodo di portare provvedimenti controversi tra Natale e Capodanno (altre volte a Ferragosto) senza alcun dibattito preliminare.

Eventualmente si spera nella disattenzione dell’opinione pubblica . Se verrà realizzato questo piano sarà completato lo smantellamento di una azienda pubblica come l’ASM costruita negli anni 80 e che aveva, in questi anni, gestito attivamente la rete e la distribuzione del metano, l’acquedotto e la depurazione.

Ricordiamo che fu estesa la rete del gas e dell’acqua (superando anche l’emergenza idrica del 1986) anche nelle più lontane periferie e nelle frazioni.

Dopo decenni di amministrazione leghista e di destra cosa resta di un’azienda pubblica che aveva risolto numerosi problemi e procurato notevoli utili al Comune?

L’acqua è passata a Pavia acque, la gestione del gas è stata data ai privati, la spazzatura delle strade viene rinnovata per pochi mesi alla volta e non si conosce il futuro di questo servizio ne’ la sorte degli addetti.

Rimaneva il depuratore, per altro utilizzato in modo molto diverso rispetto agli scopi originari. Difatti, all’inizio, il depuratore trattava solo la fognatura cittadina, il residuo della depurazione della Marzotto, nonché i “bottini” delle fosse biologiche.

Poi, con la gestione leghista, il depuratore accetta carichi provenienti da tutta l’Alta Italia, con tutte le conseguenze del caso: puzze persistenti e disagi nei quartieri limitrofi, depuratore che lavora ai limiti e, alcune volte, li ha superati.

In sostanza un evidente aggravio della situazione ambientale.

E ora si vorrebbe addirittura introdurre i privati? Immaginiamo che i privati vorranno ricavare utili e quindi non osiamo immaginare come sarà utilizzato ulteriormente il depuratore.

Inoltre il patrimonio pubblico sarà impoverito ancora una volta e il controllo di importanti questioni economiche ed ambientali da parte della collettività sarà gravemente indebolito.

Infine facciamo notare la grave scorrettezza da parte dell’Amministrazione leghista nel prendere provvedimenti di tale portata a pochi mesi dalla scadenza amministrativa (si voterà nella primavera del 2017), così da impegnare in modo irreversibile le amministrazioni future.

Invitiamo l’opinione pubblica ad opporsi risolutamente a tali metodi e a mobilitarsi per difendere quello che resta del patrimonio pubblico.

Giuseppe Abbà e Teresio Forti                                                                                                                                                  

della Segreteria Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista

Lavorazione della carne, beccata in Polonia un’azienda italiana accusata di false fatturazioni, caporalato e azzeramento dei diritti

Lavorazione della carne, beccata in Polonia un’azienda italiana accusata di false fatturazioni, caporalato e azzeramento dei diritti
Lavorazione della carne, beccata in Polonia un’azienda italiana accusata di false fatturazioni, caporalato e azzeramento dei diritti

Novecento lavoratori di cooperative, di cui 440 stranieri e 386 senza contratto di lavoro. 8 milioni di euro di frode fiscale, attraverso false fatturazioni a società fittizie per evadere l’IVA. Questo è il risultato di una vasta operazione condotta da oltre 200 agenti di diversi servizi. Non è accaduto in Italia ma in Polonia, presso il macello Pini di Kutno, il 5 dicembre scorso, come si apprende da notizie di stampa italiana ed estera.

L’azienda italiana Pini, che ha dichiarato di voler collaborare con gli inquirenti, oltre ad essere proprietario del macello Ghinzelli di Mantova, è anche un importante importatore di cosce suine presso molti distretti alimentari emiliano romagnoli, in particolare quello modenese.Sono decine di migliaia di cosce suine polacche, macellate nello stabilimento di Kutno, che ogni giorno varcano le frontiere italiane per arrivare in alcuni impianti di sezionamento, di rifilatura e salumifici. Cosce suine con prezzi estremamente concorrenziali che da una parte mettono fuori mercato le imprese che lavorano carne italiana, ma anche quelle che comprano materia prima da fornitori che rispettano contratti di lavoro e leggi di ogni Stato europeo, e dall’altra producono precarietà totale e capolarato ai danni dei migranti.

Sono carni che diventano italiane perché lavorate e trasformate in Italia, utilizzate da alcune fra le più grandi imprese della salumeria italiana, con sfavillanti codici etici e urlate dichiarazioni di “responsabilità sociale”. “Carne macellata, lavorata e importata nelle condizioni scoperte in Polonia – sottolinela Umberto Franciosi, segretario generale Flai Cgil Emilia Romagna – che fa aumentare i fatturati di qualche impresa e che crea, indirettamente, la devastazione di un grande pezzo della filiera agroalimentare del nostro Paese (dagli allevamenti agli impianti di sezionamento, passando dai macelli).

Le imprese della lavorazione delle carni italiane e le loro associazioni, invece di dire basta, a questa concorrenza sleale, isolando questi importatori, cosa fanno? Avvallano sistemi di organizzazione del lavoro simili a quelli scoperti in Polonia: appalti a false cooperative, irregolarità diffuse nelle applicazioni contrattuali, sfruttamento dei lavoratori fino a forme di “nuovo caporalato” e evasioni d’IVA, come scoperto dalla Guardia di Finanza di Modena nel 2014 e 20152.

Se anche gli imprenditori, quelli che subiscono pesantemente questa concorrenza sleale e le loro associazioni – aggiunge Franciosi – non dicono basta, continuiamo a ribadirlo: è a rischio tutta la filiera della lavorazione delle carni italiana. E’ a rischio perché quella carne, lavorata da lavoratori che hanno un costo del lavoro pari ad 1/4 di quello italiano, con quelle irregolarità e illegalità riscontrate dalle forze di polizia polacche, non possono essere prese come pretesto per giustificare i modelli organizzativi presenti nei macelli italiani”.

Aria bassa

Aria bassa

Aria Bassa

 

(inverno 2020 a casa della nonna in un paesino della Bassa Lombardia)

Nipote. Ciao nonna, sono venuta a trovarti. Come stai?

Nonna. Oh ciao Giuliana.

Nipote. Come mai sei a letto? Non riesci a camminare?

Nonna. No, a fatica, qualche passo in casa lo faccio, ma è il respiro. Mi manca il fiato. Era ora che ti ricordavi della vecchia nonna.

Nipote. Se ci sentiamo sempre col cell. A proposito, hai imparato a usare quello che ti ho regalato per Natale?

Nonna. No, uso ancora quello vecchio del 2013, il tuo se te lo vuoi riprendere…

Nipote. Ma nonna, è un regalo. Se ti riportassi tutti i tuoi?

Nonna. Sì hai ragione, scusa, ma sai noi non siamo come voi, nativi, siamo… tardivi digitali.

Nipote. A proposito della tard… come si dice in italiano? Saprei dirlo in inglese, ma in italiano com’è?

Nonna. Ritardo. Tardiva in lingua!

Nipote. Tu parli in dialetto, sì un dialetto europeo, ma ormai… non si può conoscere bene tutte le lingue locali, basta l’inglese.

Nonna. Una volta qui nella Bassa parlavamo davvero tutti in dialetto, ma ormai neanche più noi vecchietti, se no non ci capisce più nessuno.

Nipote. What is this? Cos’è questa Bassa?

Nipote. Ma la nostra terra, quella dov’è nato anche tuo papà, non ti ricordi che venivi a passare le vacanze da piccola?

Nipote. Sì che mi ricordo, ma non mi so spiegare il nome. O sì, forse per la vostra aria, sembra che ci sia sempre la nebbia. Infatti papà non mi ha fatto più venire a passare l’estate da te, diceva che mi ammalavo.

Nonna. Pensa d’inverno con tutti i riscaldamenti accesi, e il traffico, che nessuno vuole andare a piedi o in bici col cattivo tempo.

Nonna. Come, e noi allora? Guarda che quando son partita era sereno a Milano, con un bel cielo blu.

Nonna. Ma se qui sembra di essere in mezzo a una nuvola, sarà la nebbia, come dici te.

Nipote. O l’inquinamento.

Nonna. Per quello anche voi, mi ricordo, tu eri piccolina, che ogni tanto chiudevano la città al traffico.

Nipote. Oggi non lo fanno più.

Nonna. Sì non l’ho più sentito dire, forse dovrebbero farlo qui da noi. Ma chissà perché? Spiegamelo tu che studi.

Nipote. Te lo spiegherò invertendo un attimo i ruoli. Ti racconterà una favola.

Nonna. Visto che te sei diventata grande e io piccola. Quando i figli diventano grandi, i genitori – e i nonni- diventano ignoranti!

Nipote. Allora. Once upon a time… scusa, dialettofona. C’era una volta una valle. Era molto grande, ma come tutte le valli era chiusa da tre lati da montagne e non era percorsa, se non raramente, da venti forti. I suoi abitanti erano molto industriosi e avevano incominciato ad abbattere i boschi per fare il carbone di legna. Erano sorte carbonaie ovunque sopratutto vicino al villaggio principale, che non era sulle rive del fiume che percorreva il fondo valle, ma era attraversato da diversi canali che facilitavano il trasporto delle merci.

Con passare degli anni le piante erano diventate sempre meno e i comignoli sempre più numerosi. D’inverno, quando anche nelle case si accendevano i camini, l’aria diventava irrespirabile. La nebbia si mischiava al fumo. Per di più in quegli anni erano stati inventati due nuovi tipi di veicoli. Il primo a combustione interna ai muscoli, il secondo a certi cilindri. Il primo non solo non inquinava ma era benefico per la salute di chi lo usava, il secondo al contrario cominciò a procurare sempre più morti, immediate o a distanza di tempo. Il primo mezzo di trasporto primeggiò per molti anni, anche per questione di costi, ma il secondo pian piano lo superò ampiamente e prese sempre più spazio, non solo nei desideri delle famiglie, ma anche nelle strade, e pensare che ogni esemplare di quest’ultimo prendeva il posto di diciotto di quell’altro.

Tu dirai, ma come mai?

Era più veloce? Certo ma non all’interno dei villaggi, dove veniva abbondantemente superato da quello a energia umana.

Era più confortevole? Sì, certo, ma fino a fare impoltronire la gente sempre più grassa e pigra, che lo usava anche per andare a far la spesa, portare i figli a scuola, andare a prendere il caffè.

Il cielo ormai non era più blu, salvo le giornate di vento, che però, come abbiamo detto, erano poche. Non si vedeva neppure più la corona delle montagne dal villaggio al centro della valle.

Un bel giorno, o forse è meglio dire un giorno brutto, come cielo, ma bello come idee, venti ragazzi di vent’anni acquistarono venti duecicli, ecco come si chiamavano i veicoli a motore umano, bloccarono il traffico e arrivarono fino al palazzo del capo del villaggio per chiedere provvedimenti. Gli amministratori ascoltarono i giovani e cominciarono a tracciare piste ciclabili lungo le strade e addirittura a ordinare zone chiuse alle macchine.

Quasi subito si notarono miglioramenti: l’aria pian piano diventò più respirabile e addirittura i duecicli superarono nelle vendite i cilindromobili inquinanti.

Ma non bastava, alcune volte, specie d’inverno, quando i camini erano tutti accesi, l’aria ristagnante tornava a caricarsi di piccole particelle che entravano nei polmoni. Ecco che allora si mise allo studio una commissione di saggi che preparò un piano per gli amministratori del villaggio.

Ci vollero anni e battaglie nel consiglio dei capifamiglia ma alla fine si riuscì a ridurre i fumi dovuti al riscaldamento.

Innanzitutto fu costruita una grande caldaia fuori dal villaggio che scaldava acqua portata poi nelle singole case, rendendo superflui tanti piccoli camini domestici. Naturalmente questa caldaia fu dotata di filtri per il comignolo e di tutte le più moderne tecnologie per renderla più efficiente e meno inquinante.

Si pensò poi di tornare a sfruttare la corrente dei corsi d’acqua per ricavare un’altra corrente, da immettere in fili metallici, che permetteva di far funzionare pompe che catturavano il calore dell’aria per mandarlo dentro le case.

Naturalmente si cominciò a installare sui tetti grandi vetri che catturavano l’energia del sole, così molte case e molti edifici pubblici passarono da divoratori a fornitori di energia.

Così l’acqua calda e quella fredda, la corrente nei fiumi e quella nei fili, contribuirono a migliorare la qualità dell’aria. Così (canticchiando) il pomeriggio tornò ad essere azzurro, azzurro per noi… anche quando non c’erano i venti (ma perché i 20 erano diventati migliaia).

Pulita l’aria, sgombra la via

dimmi la tua che ho detto la mia.

Ti è piaciuta la fiaba nonna?

Nonna. Ma è una favola! Così, da voi, il cielo è tornato blu, salvo qui nella Bassa.

Nipote. E allora datevi da fare se non volete che i vostri paesi diventino ghost-villages, come sta succedendo in Cina.

Bilancio comunale: serve una svolta, liberare Roma dai vincoli

Bilancio comunale: serve una svolta, liberare Roma dai vincoli

Pubblicato il 21 dic 2016

di SINISTRA PER ROMA

La bocciatura del bilancio preventivo del Comune di Roma da parte dell’Oref testimonia come non sia possibile garantire a Roma i servizi essenziali rispettando le prescrizioni del piano di rientro, senza incidere sul debito pregresso ed in particolare sui pesantissimi interessi che la città paga alle banche e senza incrementare le entrate con una seria lotta alla evasione fiscale.
Il ripristino del fondo passività – che era stato ridotto da 306 a 8 milioni – ai livelli pregressi, che sembra essere la richiesta principale dell’Oref, comporterebbe necessariamente un ulteriore taglio dei servizi che Roma non si può permettere.
E’ quindi sbagliata la risposta che ha dato l’assessore al bilancio Mazzillo che raccoglie “la sfida del rigore” e si fa carico dei rilievi dell’Oref invece di aprire una vertenza politica con il governo sui vincoli di bilancio che sono stati imposti a Roma e rimettendo in discussione il Piano di rientro.
Nella giornata di ieri c’è stata una importantissima sentenza della Corte Costituzionale che ha riconosciuto che la garanzia dei servizi essenziali da parte dei comuni viene prima del pareggio di bilancio. Su questa base occorre ripensare un bilancio che garantisca i servizi anche forzando i vincoli e chiamando la città alla mobilitazione per riconquistare sovranità sulle proprie finanze.
Ripetiamo quanto abbiamo già detto: o si svolta o è meglio tornare a votare.
Del tutto fuori luogo è invece lo starnazzare della destra e del Partito Democratico che hanno accettato, firmando il piano di rientro imposto dal MEF, il commissariamento della città che l’ha ridotta nello stato miserevole in cui si trova oggi.

Coordinamento cittadino Sinistra X Roma

Approvato l’accordo per Torino Lione? Ne abbiamo viste tante e non ci demoralizziamo, tranquilli

Approvato l’accordo per Torino Lione? Ne abbiamo viste tante e non ci demoralizziamo, tranquilli

Con 285 voti favorevoli, 103 contrari e 3 astenuti la Camera ha ratificato l’accordo di Parigi 2015 e Venezia 2016 relativi al progetto Torino-Lione, ovvero il via libera a progettare e realizzare il tunnel trasfrontaliero di 57 km, quello che non esiste e per molto tempo, politica e informazione, hanno spacciato al posto del tunnel esplorativo esistente oggi.

Hanno votato a favore Pd, Forza Italia, Ap-Ncd, Lega Nord, Civici e Innovatori, Ala-Scelta Civica, Democrazia Solidale-Cd, Fdi-An. Contrari M5s, Sinistra Italiana-Sel, Alternativa Libera.

Ci teniamo a ribadire i voti e nei prossimi giorni non mancheremo di pubblicare i nomi dei votanti perchè, su di loro gravano enormi responsabilità del presente e del futuro del nostro Paese. Bisognerà ricordarsi di loro ogni volta che ci sarà un terremoto, un alluvione, un tetto di una scuola che crolla o semplicemente un esame all’ospedale che non si potrà prenotare prima di un anno; tutte le volte che ci chiameranno a fare dei sacrifici perchè “non ci sono i soldi”.

Perchè con questa scelta il sistema dei partiti e i politici che campano di questo ha determinato quali siano le priorità, secondo loro, del paese: indebitare ulteriormente l’Italia per un’opera dimostrata inutile, costosa e  dannosa (al territorio e alle casse pubbliche). La politica del palazzo ha determinato le priorità, ma per chi dovremmo chieder loro? Perchè quest’opera garantisce continuità con il sistema delle grandi opere che ha da sempre foraggiato non solo mafie e malaffare, ma interi ceti politici e industriali, che con disinvoltura e facendosi le leggi, le hanno usate come bancomat per prelevare denaro pubblico (anche quello europeo lo è) per autofinanziarsi e finanziare ditte amiche.

Il progetto del corridoio 5, quello che alcuni hanno citato in aula oggi, è naufragato da molto tempo: Lisbona, Kiev e i vari angoli del corridoio sono falliti da tempo e una ferrovia internazionale collega già l’Italia e la Francia, solo che non ci sono merci che devono viaggiare (nemmeno sui tir).

Inoltre, quelli che oggi si riempiono la bocca del “bene dell’Italia” dovranno poi spiegare a tutti perchè hanno finanziato un progetto che non ha ancora un costo certo e come mai l’Italia paga buona parte della tratta di competenza della Francia e come mai ogni km della galleria di base costa quasi 5 volte più della Francia.

Ora, sono 25 anni che spieghiamo con scrupolo (e siamo sempre pronti a farlo) tutte le ragioni tecniche, economiche, ambientali e sociali sul perchè ci opponiamo a questa grande inutile opera dannosa. Lo continuiamo a fare anche dopo tutti i modi messi in campo per fermarci, mandando la magistratura avanti a fare il lavoro sporco che la politica ha sempre rifiutato di fare perchè perso in partenza.

Abbiamo visto passare apporre di firme, presidenti del consiglio, presidenti della Repubblica, politici e giornalisti eppure siamo ancora in splendida forma e pronti a studiare i nuovi scenari di conflitto che si apriranno sul nostro territorio, ci siamo già portati avanti da tempo!

Il tempo è dalla nostra parte del resto non ci saremmo mai aspettati che la città di Torino uscisse dall’Osservatorio tempo fa; non avremmo pensato di vincere un referendum e far traballare il trono di Renzi e quindi siamo fiduciosi e diciamo di avere calma e pazienza, le cose che non sono così definitive come vorrebbero farci credere.

Detto questo, lasciamo sbraitare chi oggi ha da festeggiare, ma vogliamo dirlo a tutti: ricordatevene perchè festeggiano sulla nostra pelle, sulle nostre pensioni, sul futuro di tutti perchè ogni euro speso per il Tav è un euro rubato a qualcosa di utile per tutti e tutte.

Ci fanno pena quei giornalisti che finalmente sono riusciti a scrivere l’articolo della vita, e parlano della Torino Lione come se fosse la scoperta di una cura alla malattia del secolo.

Detto questo, come sempre, ci si vede sulle barricate.

Ora e sempre notav!

http://www.notav.info/post/approvato-laccordo-per-la-torino-lione-ne-abbiamo-viste-tante-e-non-ci-demoralizziamo-tranquilli/

“Gli operai sono stati uccisi due volte, dai padroni e dai giudici”

“Gli operai sono stati uccisi due volte, dai padroni e dai giudici”
Tutti assolti con formula piena i nove ex manager di Pirelli accusati a Milano di omicidio colposo e lesioni gravissime, per i 28 casi di operai morti o ammalati a causa dell’amianto, dopo aver lavorato negli stabilimenti milanesi dell’azienda tra gli anni ’70 e’80.
Lo ha deciso il giudice della quinta sezione penale del Tribunale, Annamaria Gatto.
In tribunale uno striscione: “Gli operai sono stati uccisi due volte, dai padroni e dai giudici”.
Molto duro il commento della Cgil: “La sentenza Pirelli Bis è un vero e proprio calcio al diritto alla salute, un brutto messaggio al mondo del lavoro. Mentre altrove si pone il problema amianto, vedi l’ultima decisione del governo canadese, in Italia si torna indietro e passa il principio per cui, in nome del capitale, è permesso fare tutto, persino mettere in pericolo vite umane e provocare la loro morte rimanendo impuniti. Noi non ci fermeremo, intendiamo continuare a lottare per la giustizia, nel rispetto di chi subisce i danni provocati e di chi per amianto è morto”, commenta Claudio Iannilli, responsabile amianto della Cgil
Fonte: controlacrisi.org

Tav, Ferrero: «Gli scialacquatori hanno deciso: i soldi per la Tav ci sono, quelli per il reddito ai disoccupati no!»

Tav, Ferrero: «Gli scialacquatori hanno deciso: i soldi per la Tav ci sono, quelli per il reddito ai disoccupati no!»

15589751_1380788181945761_4793670940265925850_nPubblicato il 20 dic 2016

Paolo Ferrero –

Oggi, con una determinazione degna di miglior causa, è stata colpevolmente votata la ratifica dell’accordo tra Francia e Italia sulla Torino-Lione: una pagina vergognosa per questo paese, una “grande” opera inutile e dannosa, contestata da vent’anni dalla popolazione del territorio. Una spesa di miliardi che vanno anche a coprire parte dei costi francesi, evidenziando così come questa opera sia voluta solo dal governo italiano e non da quello francese. I parlamentari che hanno votato a favore si assumono una responsabilità, gravissima, di aver deciso che i soldi ci sono per la TAV ma non ci sono per il reddito minimo per i disoccupati. La battaglia però non è per nulla chiusa da questo voto di scialacquatori del denaro pubblico: continuiamo a sostenere le mobilitazioni contro questo progetto assurdo, pagato dai cittadini e voluto solo dai poteri forti.

L’Europa… tedesca minaccia Tsipras perché ha ripristinato la 13esima!

L’Europa… tedesca minaccia Tsipras perché ha ripristinato la 13esima!

Pubblicato il 15 dic 2016

Schäuble rispetta i patti, giù le mani dai nostri pensionati, dice il primo ministro greco.
di Argiris Panagopoulos

“Dovete rispettare gli accordi”. Questo è la risposta del primo ministro greco all’Europa neoliberista e specialmente al ministro delle Finanze tedesco e al presidente dell’Eurogruppo sottolineando che “i sacrifici del popolo greco devono essere rispettati. Tutto quello che facciamo rientra negli accordi e i nostri partner devono rispettare questi accordi”.
L’Europa neoliberista blocca per il momento le misure di breve periodo per alleggerire il debito greco per punire Tsipras perchè ha ripristinato la tredicesima ai pensionai con pensioni basse!
Il portavoce dell’ufficio stampa dell’Eurogruppo Michel Reijns ha scritto sul suo conto di Twitter che “le istituzioni hanno concluso che le azioni del governo greco non sono nel quadro degli accordi. Questa visione hanno anche alcuni Stati membri, con il risultato che non c’è il consenso unanime per l’applicazione delle misure per il debito”.
Secondo Reijns l’Eurogruppo aspetterà il rapporto delle istituzioni per la questione.. in gennaio.

 

Atene ricattata dall’Eurogruppo: congelato l’accordo sul debito

I falchi dell’austerity . Nel mirino i provvedimenti del governo Tsipras: aumento delle pensioni e sgravi alle isole per l’accoglienza ai migranti

La notizia è di quelle che lascia, praticamente, senza parole. L’Eurogruppo ha deciso di rimangiarsi la parola data il 5 dicembre, quando è stato raggiunto l’accordo sul parziale alleggerimento del debito greco, con l’allungamento delle scadenze e tassi di interesse più bassi. Ora, questa decisione viene congelata, praticamente per punire la Grecia e il governo di Alexis Tsipras, che ha annunciato un aumento delle pensioni più basse.

Una settimana fa, infatti il leader di Syriza aveva annunciato che più di 600 milioni di euro dell’avanzo primario verranno redistribuiti a 1 milione e 600 mila pensionati con reddito inferiore a 800 euro al mese. Una misura resa possibile dal superamento degli obiettivi fissati assieme ai creditori: l’avanzo primario dello Stato greco, per quest’ anno, si sarebbe dovuto attestare allo 0,5%, mentre, alla fine, si è riusciti ad arrivare all’1,9%. E quindi Tsipras ha deciso di usarne una parte per sostenere chi è a rischio di esclusione sociale o è di fatto sotto la soglia della povertà, dopo sette anni di durissima crisi.

Nonostante questo, i ministri delle finanze dell’Euro, hanno deciso di mettersi di traverso, intervenendo pesantemente e limitando – ancora una volta – l’autonomia di iniziativa politica del governo di Atene. Michel Reijns, portavoce del presidente dell’Eurogruppo, ha reso noto tramite twitter che «le istituzioni creditrici sono arrivate alla conclusione che le azioni del governo greco sembrano non essere in linea con gli accordi». Ha aggiunto, inoltre, che anche alcuni Stati membri vedono la questione in questo modo e quindi, al momento, non c’è unanimità per applicare le misure a breve termine sul debito». Il tutto viene congelato sino a gennaio, «in attesa di un rapporto dettagliato delle istituzioni creditrici».

Si tratta, praticamente, dell’ennesimo ricatto politico. Nel momento in cui la Grecia cerca di ripartire, con previsioni di crescita del Pil del 2,7% per il 2017, i falchi provano a bloccare qualunque misura concreta che possa rafforzare le politiche sociali. Tsipras ha sempre ripetuto, negli ultimi giorni, che nessuno può dire alla Grecia come usare i soldi delle sue casse pubbliche, dal momento che gli obiettivi pattuiti con i creditori sono stati rispettati e ampiamente superati. Ci si aspetta, tra l’altro, che affronti l’argomento nei colloqui che avrà con molti leader europei nel vertice dei capi di Stato e di governo oggi a Bruxelles e ovviamente domani, nell’incontro bilaterale che avrà a Berlino con Angela Merkel.

Oltre agli aiuti ai pensionati più poveri, il primo ministro greco si è anche impegnato a rimandare l’aumento dell’Iva nelle isole dell’Egeo che più hanno contribuito, in questi mesi, ad affrontare l’emergenza profughi. Molti esponenti del centrodestra greco, tuttavia, avevano criticato, nei giorni scorsi, le misure del governo, lasciando intendere che avrebbero potuto innervosire i partner. Una posizione fortemente condannata da Tsipras, ma che potrebbe spiegare, alla luce delle alleanze europee in campo conservatore, la reazione – ai limiti dell’intromissione – di alcuni governi formati da partiti che appartengono all’area del Partito popolare europeo.

In tutto ciò, c’è in ballo anche la conclusione della seconda valutazione, da parte dei creditori, su come la Grecia ha applicato le misure pattuite nell’estate del 2015. Come mezzo di ulteriore pressione, potrebbe slittare, per non permettere ad Atene di usufruire del Quantitative Easing, di tornare sui mercati e stabilizzare la ripresa. Il fronte dell’austerity, continua a cercare di andare all’offensiva, incurante degli enormi danni già causati.

Teodoro Andreadis Synghellakis, Fabio Veronica Forcella

fonte: il manifesto 15 dicembre 2016

PRESIDIO PERMANENTE di CASTELNUOVO SCRIVIA IMPEDISCE DI NUOVO LO SFRATTO DI AICHA E DEL SUO BAMBINO

PRESIDIO PERMANENTE di CASTELNUOVO SCRIVIA IMPEDISCE DI NUOVO LO SFRATTO DI AICHA E DEL SUO BAMBINO

Anche oggi, giovedì 15 dicembre 2016, il Presidio Permanente di Castelnuovo Scrivia ha impedito lo sfratto di Aicha e del suo bambino (Sale, via A. Costa) : grazie alla nostra opposizione, lo sfratto è stato rinviato al 23 febbraio.

Ora attendiamo soluzioni concrete ( se le Istituzioni le vorranno trovare ) sull’assegnazione di alloggio per emergenza abitativa: come già detto da noi in conferenza stampa lo scorso lunedì 12 dicembre, a Sale vi sono almeno due alloggi popolari sfitti, in via Don Goggi, per non parlare delle case confiscate-in via definitiva- alle mafie, in via Giacomini ed in via Gramsci ( come segnalato di recente ).
Attualmente Aicha e suo figlio vivono al freddo (solo una stufetta portata qui dall’Associazione Verso il Kurdistan ) ed inoltre proprio ieri le è stato negato il sostegno per il pagamento della luce (quindi ora rischia le venga tagliata) con tale motivazione:  “Tanto domani ti sfrattano”.
Tutto ciò contrasta con quanto dichiarato dal Comune sui giornali locali nei giorni scorsi, dopo la nostra presa di posizione.
Il Presidio Permanente, consapevole che un rinvio non è la soluzione ma permette almeno alla donna e al bambino di non trovarsi in mezzo alla strada, continuerà ad attivarsi per sostenere la lotta di Aicha (e di tutti coloro che si trovano in situazioni simili, indipendentemente dalla nazionalità: la differenza la fan il reddito ed il bisogno, non la provenienza geografica di chi è sotto sfratto!
Respingiamo con fermezza la guerra tra poveri a cui qualcuno lavora e cerca di ricondurre il diritto alla casa, che è DI TUTTI ).
Andremo avanti fino a quando non si troverà una soluzione reale che garantisca a lei e a suo figlio una vita dignitosa.
No all’assistenzalismo e alla carità pelosa, sì al diritto alla casa!
Presidio Permanente Castelnuovo Scrivia

No Tav – Locatelli (Prc-Se): otto mesi a Nicoletta vittima di una macchinazione politica. Le sia ridata al più presto piena libertà

No Tav – Locatelli (Prc-Se): otto mesi a Nicoletta vittima di una macchinazione politica. Le sia ridata al più presto piena libertà

Pubblicato il 14 dic 2016

di Ezio Locatelli*

Il Tribunale di Torino ha inflitto otto mesi di condanna a Nicoletta Dosio, storica esponente No Tav, per non aver ottemperato alla misura cautelare degli arresti domiciliari.

In attesa del pronunciamento in secondo grado Nicoletta è stata riaccompagnata in Valsusa, di nuovo agli arresti domiciliari.

Una misura vessatoria, palesemente ingiustificata, rivolta unicamente ad interdire il diritto di manifestare contro la realizzazione di un’opera distruttiva e inutile, alla quale Nicoletta continuerà a disobbedire.

Che la misura restrittiva sia smaccatamente politica e giuridicamente infondata è dimostrato dalla stessa istanza  presentata dalla Procura della Repubblica – istanza che sarà vagliata il 20 dicembre – di revoca degli arresti domiciliari.

L’istanza oltre che essere basata “sull’insussistenza di eccezionali ragioni cautelari … sulla insussistenza di ragioni cautelari tout court” è motivata dalla necessità di “interrompere una ritualità mediatica finalizzata alla propaganda delle ragioni della “militanza anti-Tav”.

Più chiaro di così! Nicoletta è stata vittima di una operazione smaccatamente politica, nonché giuridicamente infondata nel contesto di una più generale strategia repressiva che punta a ridurre il conflitto sociale in Valsusa a mera questione di ordine pubblico.

La sua disobbedienza civile è un atto di dignità e di denuncia dell’insostenibilità del  clima di stato d’assedio e di repressione che si respira da anni in Valsusa. Non c’è altra via possibile: a Nicoletta deve essere ridata piena libertà e data assoluzione piena rispetto a ipotesi di reato, frutto di una macchinazione politica. A lei e a tutto il movimento No Tav, in lotta contro un’opera affaristica e contro la repressione, va tutta la solidarietà di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea.

Torino 14 dicembre 2016

* segretario provinciale di Torino e responsabile organizzazione della segreteria nazionale di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea

100 giorni di governo illegittimo in Brasile

100 giorni di governo illegittimo in Brasile

Pubblicato il 12 dic 2016

di José Luiz Del Roio

La prima cosa da prendere in considerazione è che il 30 agosto 2016  c’è stato il colpo di Stato illegittimo che ha deposto la presidente costituzionale Dilma Rousseff. Ma non si può dimenticare che già da tre mesi Temer governava, sebbene ancora come sostituto, ma con un governo da lui (illegalmente) costituito. Quindi la disgrazia, la distruzione sociale ed economica dello Stato brasiliano dura già da più di sei mesi. Questo  spiega l’accelerato franare della situazione. In poco più di un anno e mezzo, da quando è cominciata la grande confusione con il sabotaggio  del governo Dilma in particolare da parte della Camera dei deputati,  siamo passati dal 5% di disoccupazione a quasi 12%. Cosa rara in un paese che non sia in guerra totale. E’ un dato feroce. Altro dato feroce riguarda la politica estera. Oggi è abbastanza chiaro, in base ai dati che sono emersi, che si è trattato di un’operazione realizzata da settori giudiziari brasiliani (sia il Procuratore generale della Repubblica che un gruppo di magistrati) in collaborazione con settori degli Stati Uniti. Tanto è vero che i magistrati, cosa assurda, stanno fornendo, e già hanno fornito,  tutti i possibili dati perché imprese americane processino negli Usa la Petrobras. Forniscono anche dati concreti per processi contro la Nucleobras. È un comportamento che non si conosce nel pianeta. Non si conosce. Dunque questa parte della giustizia brasiliana è responsabile di alto tradimento nazionale. E tali considerazioni  impongono di ritornare alla questione di base, cioè che sul piano strategico il golpe è contro il Brics. Una cosa che non era chiara, adesso lo è.

Altro punto è la disarticolazione della politica estera brasiliana in poche settimana. Cominciando con l’isolamento del Brasile all’interno del Brics, che è l’area più dinamica del pianeta, anche tecnologicamente, cioè è dove si deve stare, continuando con  la distruzione  del Mercosul nel tentativo di espellere il Venezuela, e proseguendo col blocco della Unasur. E tutto questo senza nessuna prospettiva, senza nessuna proposta di progetti. Si raggiunge addirittura  il ridicolo in una questione di immagine, ma di  un’ immagine pesante: al funerale di Fidel Castro chi ha rappresentato il Brasile con onori di capo di Stato sono stati la presidente Dilma e Lula. Con gli altri capi si Stato che non sono rimasti imbarazzati per questo, al contrario. Tutto ciò rivela la distruzione di un grande paese e della politica di un grande paese. Il gruppo golpista tifava per l’elezione della Clinton, pensando di potere fare grandi accordi di sottomissione agli Usa. L’ elezione di Trump lascia una incognita enorme. Tanto è che Trump per adesso non parla, ha parlato con vari presidenti latinoamericani per telefono, ma non parla con il Brasile. Sarebbe stato normale che il Brasile fosse contattato fra i quattro/cinque primi  paesi del mondo, non dell’America Latina. Sono questioni assolutamente gravi per la politica nazionale.

Nella politica interna siamo in una vera follia. Soprattutto il progetto chiamato PEC 55 (Projeto de emenda costitucional), che è stato duramente condannato dalla presidente del Consiglio economico e sociale  dell’ONU e dall’OEA/OSA (Organizzazione degli Stati Americani), è qualche cosa fuori dal mondo. Sospende gli investimenti per salute e educazione per 20 anni  e anche gli interventi complessivi in campo sociale. Il Brasile non solo è un paese che ha immense carenze a livello educativo e sanitario, ma in cui la popolazione ancora cresce, c’è una crescita demografica. Come si fa con un  blocco  totale per 20 anni? Anche nelle politiche recessive e neoliberali estreme non si prendono misure di questo tipo. E’ evidente che sta crescendo una perplessità enorme. Si dice che bisogna ridurre il debito. Si noti che il debito brasiliano è il 60% del PIB, l’Italia supera il 120% e nessuno pensa (o se lo pensa non lo può fare) di finire con il sistema sanitario, con la scuola pubblica. Non esiste. Questo crea un malessere poderoso che porterà all’ esplosione sociale.

Altra cosa è l’allungamento del periodo lavorativo fino ad  almeno 65 anni. Questo vale per uomini e donne in modo indiscriminato. Ma ci sono tipi di lavoro e tipi di lavoro. In Brasile esistono  lavori molto primitivi, logoranti, esaustivi. Abbiamo ampie zone del Nord e del Nordeste in cui la durata media della  vita è di 67 anni, non 80 come in Europa. Praticamente tutta la vita diventa lavoro. E senza un adeguamento legato al salario, quindi con una riduzione molto forte e costante del valore della pensione. Tutto ciò può senza dubbio essere fatto per le pensioni alte, ma per le pensioni minime, quelle  del 90% dei pensionati, è fame sicura. Questi sono solo alcuni esempi, ce ne sarebbero altri, della violenza. Altra proposta infatti è la terziarizzazione del lavoro, porre fine al lavoro fisso. In un sistema violento come il Brasile la terziarizzazione significa semi schiavitù perché le leggi sul lavoro sono quelle che garantiscono ancora un minimo di civiltà nelle relazioni  fra il capitale e il lavoro in Brasile. Senza questo …

Tutto ciò  è possibile con il crescente venire meno del controllo sulla violenza poliziesca. Non direi che si tratta di una politica precisa. E’ una situazione di fatto. Le manifestazioni si susseguono in continuazione, grandi e piccole, e vengono sempre represse. L’ultima è stata quella dei funzionari pubblici di Rio de Janeiro, ai quali sono stati ridotti i salari, i salari bassi, ovviamente. La violenza poliziesca è stata qualche cosa di sproporzionato e senza controllo perché la stessa polizia si è scontrata con la polizia: infatti   anche i poliziotti hanno avuto i salari ridotti. Drappelli abbandonavano il posto, altri invadevano il palazzo del governo dei deputati regionali. Stiamo cioè entrando in una fase di squilibrio con le forze che dispongono di  armi (non le forze armate), cioè le polizie militari.

E il governo? La situazione è strana, perché il governo non è in grado di gestire il potere che ha usurpato. Si manifesta il cosiddetto lawfare, quell’abuso degli strumenti giudiziari, da parte del potere giudiziario stesso,  che attacca gli ipotetici imputati come nemici da annientare.  E in Brasile esso attacca in modo disperato  la sinistra partendo da accuse di corruzione, deviazione di fondi ecc. Una azione sistematica e continuativa. E tutto ciò è fatto ( e non potrebbe essere fatto senza)  con la connivenza assoluta al 100% della grande stampa televisiva e cartacea  che è nelle mani di quattro famiglie. Quattro famiglie controllano tutti i mass media. Ma ad un certo momento, anche in un paese che sta vivendo uno stato di eccezione, i processi devono essere presentati. E quando le delazioni premiate vengono rese pubbliche risulta che ciò che  è uscito sulla stampa per tre anni di seguito non esiste. Eppure  gli stessi procuratori che conducevano le indagini dicevano che esistevano. Sistematicamente accusarono, solo per citare i casi più famosi, Lula e Dilma di essere corrotti. Quando  si presentano i primi processi curiosamente ci sono i nomi di una miriade di golpisti, quasi tutto il governo Temer è coinvolto nella corruzione. Non  ci sono  citazioni di Lula o Dilma. Quindi è un mondo di follia, si sono passati tre anni con copertine di riviste, giornali, Tv annunciando  che Lula e Dilma sarebbero stati arrestati domani, ancora domani e dopodomani perché  le delazioni erano terribili. Quando  diventano  pubbliche  le delazioni, quelle accuse non esistono.  Quindi siamo in un momento in cui lo Stato si sta disfacendo.

Il momento è molto difficile per le forze democratiche, ancora non si sono riprese dal tipo di golpe per il quale non erano preparate, non erano assolutamente preparate per questo tipo di colpo di Stato. E’ molto probabile che la crisi si approfondisca, è probabile la caduta di questo governo e la promozione di una qualche elezione tampone. La sinistra deve puntare con decisione a elezioni dirette del presidente della Repubblica per concludere il periodo del mandato fino al 2018 e per avere elezioni regolari del presidente e del Parlamento alla scadenza del 2018. Bisogna scegliere in fretta un candidato per l’elezione tampone, sostenendo un fronte il più ampio possibile delle forze democratiche. Urge anche spiegare a 150 milioni di elettori brasiliani che cosa è successo. Non è facile,  senza stampa, sotto l’incalzare  di chiese neopentecostali fanatiche, sotto la pressione di  immensi interessi internazionali. Dobbiamo peraltro  aspettarci  una lentissima, ma costante, mobilitazione della chiesa cattolica, che in Brasile ha peso anche  se è molto intorpidita  con l’immobilismo di 35 anni degli ultimi pontefici. Ma che ha recuperato forza con la scelta di Francesco. Tutto indica che la sua maggiore preoccupazione politica in America Latina è il Brasile insieme all’Argentina che formano un insieme comune, come hanno anche detto Cristina e Dilma pochi giorni fa.

Non è facile, ma possibile. E in Brasile non poche sono le forze politiche e sindacali, le reti di base, il complesso mondo sociale disposto a lottare.

12 dicembre 2016

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VOGHERA – Il Comitato vogherese per il NO al referendum costituzionale, dopo l’esito positivo del voto del 4 dicembre con la conferma della Costituzione vigente, intende proseguire l’esperienza avviata in questi lunghi mesi di campagna elettorale.

VOGHERA – Il Comitato vogherese per il NO al referendum costituzionale, dopo l’esito positivo del voto del 4 dicembre con la conferma della Costituzione vigente, intende proseguire l’esperienza avviata in questi lunghi mesi di campagna elettorale.

VOGHERA – Il Comitato vogherese per il NO al referendum costituzionale, dopo l’esito positivo del voto del 4 dicembre con la conferma della Costituzione vigente, intende proseguire l’esperienza avviata in questi lunghi mesi di campagna elettorale.

Spiega il Comitato. “Anche dal voto cittadino – che vede il NO attestarsi sul 57,6%, con una percentuale di votanti del 71,6% – viene una conferma che “la Costituzione non è affatto lontana dall’attenzione dei cittadini, che invece si sono dimostrati ben consapevoli della sua importanza a garanzia della convivenza civile nel nostro paese, della qualità della nostra democrazia, dell’attuazione effettiva di diritti fondamentali (lavoro, salute, istruzione, ecc.) in essa ben descritti e per la cui attuazione occorrono assetto istituzionale e modalità decisionali coerenti con gli obiettivi…”come indicato dal Coordinamento nazionale dei Comitati per il NO.

Abbiamo sempre chiesto, in questi lunghi mesi di iniziative pubbliche e tavoli informativi, alle cittadine ed ai cittadini di informarsi, conoscere i contenuti della modifica costituzionale proposta e di andare a votare. Lo abbiamo fatto nel sostanziale silenzio dei media locali (stesso atteggiamento di quelli nazionali) che hanno ignorato la campagna del Comitato, tentando durante e dopo l’esito del voto, di schiacciare il dato del NO alle logiche di partito, senza comprendere il dato plurale e trasversale di chi ha ritenuto di difendere l’impianto democratico della nostra Carta fondamentale.

Per la seconda volta in dieci anni una modifica costituzionale viene bocciata dalle elettrici e dagli elettori. Senza ombra di dubbio. Sarebbe pertanto auspicabile che non si torni a riproporre forzature o percorsi di revisione incoerenti con lo spirito della Costituzione.”

Prosegue i Comitato. “Il voto afferma che la Costituzione, per milioni di cittadine e cittadini, è garanzia della convivenza civile e della qualità della nostra democrazia. Quindi la questione fondamentale è l’attuazione effettiva dei diritti fondamentali (lavoro, salute, istruzione, ecc.) in essa ben descritti e per la cui attuazione occorrono assetto istituzionale e modalità decisionali coerenti con gli obiettivi.

Su questi temi – compreso quello della futura legge elettorale (che deve essere sostanzialmente diversa dal porcellum e dall’Italicum, di cui abbiamo promosso l’abolizione per incostituzionalità) che deve vedere il rispetto dei principi fondamentali della Costituzione, scelta degli eletti da parte degli elettori, voto uguale per tutti i cittadini senza premi di maggioranza tali da contraddire il principio di parità – il Comitato intende proseguire la propria attività sul terreno culturale, informativo e di promozione di occasioni di riflessione sull’attuale condizione della democrazia nel nostro paese. “Costituzione bene comune”: questo il titolo della pagina facebook che sintetizza lo spirito ed il cammino del Comitato vogherese.”

Ricominciamo dal No(i): affollata assemblea a Roma. Il documento conclusivo

Ricominciamo dal No(i): affollata assemblea a Roma. Il documento conclusivo

Ricominciamo dal No(i): affollata assemblea a Roma. Il documento conclusivo

Pubblicato il 12 dic 2016

Molto partecipata l’assemblea domenica 11 dicembre a Roma “Ricominciamo dal
NO(i)”. Pubblichiamo il documento conclusivo.

Come promotori e partecipanti agli incontri di “politica in comune”, in
occasione dell’assemblea nazionale dell’11 dicembre a Roma, riaffermiamo la
necessità di far dialogare e unire tutte le forze che a sinistra hanno
contribuito alla straordinaria vittoria del No alla revisione costituzionale
proposta dal governo Renzi.
Questa vittoria deve spingerci a far maturare nel nostro paese un profondo
cambiamento politico, economico e sociale, che dia rappresentanza alle tante
domande presenti nella società per la giustizia, la democrazia, il lavoro, i
diritti sociali, la salvaguardia dell’ambiente, un’economica sostenibile. La
Costituzione ora deve essere attuata compiutamente; e anzi il suo
orientamento ideale rappresenta per noi l’indirizzo politico-programmatico
di una nuova stagione della sinistra.
Dopo anni di separazione tra paese e istituzioni, società e politica
riteniamo si debba andare alle elezioni generali con una legge elettorale
che non può non avere un impianto proporzionale, in grado di dare effettiva
rappresentanza a tutti gli orientamenti e sensibilità presenti nella società
italiana, oltreché in contrasto con lo schiacciamento maggioritario del
sistema politico, di cui sono evidenti i danni prodotti. Starà poi a noi
lavorare a costruire, con il metodo della “politica in comune”,
un’alternativa politica a tutte le forze neo-liberiste, Partito democratico
compreso.
Serve una politica capace di valorizzare la dimensione
democratico-partecipativa nelle comunità locali, attraverso il sostegno alle
tante liste civiche che si sono misurate nelle diverse elezioni
amministrative che si sono succedute, e il protagonismo sociale e culturale
che si esprime in associazioni, movimenti, civismo, nei loro conflitti,
nelle loro campagne. Il tutto con il decisivo contributo di una rinnovata e
non autoreferenziale sinistra politica, capace di superare la frammentarietà
organizzativa, la subalternità politica, le chiusure ideologiche.
Noi vogliamo dare un contributo alla costruzione di uno spazio aperto e
inclusivo, plurale e cooperativo, dove ciascuno, ciascuna possano fare la
propria parte per costruire una nuova stagione di cambiamento.
E per questo c’impegniamo a lavorare per realizzare tre obiettivi:

*   La costruzione di una proposta legata al “metodo” che deve essere alla
base di quello spazio politico che intendiamo offrire. La forma è importante
quanto il contenuto, le pratiche significative quanto i programmi, i
comportamenti quanto i documenti. Bisogna mettere al bando derive
autoreferenziali e politiciste per dar vita a forme e procedure
partecipative, che incidano in modo radicalmente nuovo sul come si sta
insieme, su come si decide, su come si formano nuove soggettività dal basso
verso l’alto, forme e procedure non schiacciate su schieramenti,
posizionamenti, assetti. Ciò significa inoltre riconoscere e valorizzare la
pari dignità delle diverse forme della politica presenti a sinistra, che
insieme si sono impegnate, ciascuna con un proprio ruolo, nella battaglia
referendaria, e che possono allo stesso modo costruire una sinistra larga e
plurale, un campo della trasformazione, in grado di misurarsi in modo
innovativo con le prossime scadenze elettorali. E su questi temi
c’impegniamo infine a promuovere un’assemblea nazionale entro gennaio,
invitando le realtà locali a organizzare iniziative in preparazione di
quest’appuntamento centrale.

*   Il contributo alla vittoria nei prossimi appuntamenti politici e sociali
contro le politiche neo-liberiste attuate in questi anni. Proprio perché per
noi la sinistra o è sociale o non è e la politica o è cambiamento sociale o
non è, si svolgano o meno nel 2017 le elezioni politiche, chiediamo che si
possano celebrare i referendum sul lavoro, su cui la Cgil ha raccolto più di
tre milioni di firme. Ci impegniamo altresì a contribuire alla costituzione
di Comitati per il Sì per sostenere la prossima campagna referendaria.

*   Il prosieguo del nostro percorso di “politica in comune”, attraverso un
rafforzamento della comunicazione e della collaborazione tra le nostre
realtà e allargando l’ambito del lavoro e delle iniziative fin qui svolte,
attraverso un collegamento organico con le esperienze che si ritroveranno il
prossimo 18 dicembre a Bologna, con le quali condividiamo il percorso
politico e culturale, i temi del confronto e la domanda di un cambiamento
radicale. Rivolgiamo pertanto ai promotori dell’iniziativa bolognese
l’invito a incontrarci e continuare il nostro lavoro insieme.

Governo, Ferrero: «Il governo Renzi bis é uno schiaffo alla sovranità del popolo italiano. Il Parlamento faccia il reddito minimo e non si occupi di legge elettorale»

Governo, Ferrero: «Il governo Renzi bis é uno schiaffo alla sovranità del popolo italiano. Il Parlamento faccia il reddito minimo e non si occupi di legge elettorale»

Pubblicato il 12 dic 2016

COMUNICATO
Governo – Ferrero (Prc-Sinistra Europea): «Il governo Renzi bis é uno schiaffo alla sovranità del popolo italiano. Il Parlamento faccia il reddito minimo e non si occupi di legge elettorale»
Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, dichiara:
«La nascita del governo Renzi bis con il mandato di rifare la legge elettorale é uno schiaffo alla sovranità del popolo italiano. Noi chiediamo che si vada al voto appena la Consulta si sarà pronunciata sulla costituzionalità dell’italicum, senza che il parlamento metta nuovamente le mani sulla legge elettorale. É un parlamento eletto sulla base di una legge elettorale incostituzionale e che ha varato a sua volta una legge elettorale che sara certamente dichiarata incostituzionale. Il parlamento non è legittimato a scrivere nuove regole per ingabbiare la volontà del popolo italiano e tantomeno lo è il governo Renzi bis. Il governo, invece della legge elettorale, si occupi di povertà e faccia il reddito minimo, in modo che si vada a votare rapidamente e che l’elettorato non ci debba andare con la pancia vuota».

12 dicembre 2016

Sabato 10 dicembre CPN di Rifondazione. Ferrero: “Unire la sinistra alternativa al Pd”

Sabato 10 dicembre CPN di Rifondazione. Ferrero: “Unire la sinistra alternativa al Pd”

Pubblicato il 9 dic 2016

COMUNICATO STAMPA
SABATO 10 DICEMBRE COMITATO POLITICO NAZIONALE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

CONFERENZA STAMPA ALLE 12 CON PAOLO FERREROSINISTRA – FERRERO (PRC-SINISTRA EUROPEA): «CON IL NO ABBIAMO DIFESO LA COSTITUZIONE, ADESSO SI TRATTA DI APPLICARLA: PER QUESTO SERVE UNIRE LA SINISTRA ALTERNATIVA AL PD»

Domani, sabato 10 dicembre 2016 si terrà a Roma, in via Dancalia 9, il Comitato Politico Nazionale (CPN) di Rifondazione Comunista.

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, incontrerà i giornalisti a margine del CPN alle ore 12, e dichiara:

«Con la grande vittoria del NO nel referendum, abbiamo difeso la Costituzione nata dalla Resistenza. Adesso si tratta di applicarla e per questo è necessario unire la sinistra, l’alternativa al Pd. Renzi e le sue politiche liberiste sono state sconfitte dal voto popolare ma ora occorre costruire una alternativa concreta e questo lo si può fare unicamente dando vita ad un soggetto politico unitario della sinistra antiliberista, al fine di avere la forza per imporre un radicale cambio di politiche: cancellare la riforma Fornero e il Jobs act, istituire il reddito minimo per i disoccupati. I soldi ci sono, vanno presi dalle tasche di chi ne ha troppi. Per questo domenica parteciperemo all’assemblea “Ricominciamo da NO(i) Per una politica comune” che rappresenta un primo passo per costruire un percorso unitario a sinistra».

9 dicembre 2016

Comitato per il No nel referendum costituzionale

Comitato per il No nel referendum costituzionale

Comitato per il No nel referendum costituzionale

Straordinario risultato nel referendum del 4 dicembre che ha bocciato la deformazione della Costituzione proposta dalla Renzi- Boschi e insieme ha reso inservibile la legge elettorale ipermaggioritaria per la Camera (Italicum), che per di più è in attesa del giudizio della Corte costituzionale.
Il primo grande risultato è l’affluenza al voto. Hanno votato i 2/3 degli aventi diritto, in controtendenza con le recenti consultazioni, confermando che gli elettori quando sanno di poter contribuire a decidere partecipano e votano.
Grazie alle elettrici e agli elettori italiani per questa prova di maturità e di impegno.
Per di più questo conferma che la Costituzione non è affatto lontana dall’attenzione dei cittadini, che invece si sono dimostrati ben consapevoli della sua importanza a garanzia della convivenza civile nel nostro paese, della qualità della nostra democrazia, dell’attuazione effettiva di diritti fondamentali (lavoro, salute, istruzione, ecc.) in essa ben descritti e per la cui attuazione occorrono assetto istituzionale e modalità decisionali coerenti con gli obiettivi.
Chi pensava che aumentando il numero dei votanti avrebbe vinto il Si ha sbagliato i suoi conti. Gli elettori hanno votato in tanti, anzi hanno fatto le code per votare e per bocciare a stragrande maggioranza la deformazione della Costituzione voluta dalla Renzi- Boschi. Noi non abbiamo mai creduto a questa predizione, che in sostanza giudicava gli elettori immaturi. Noi abbiamo sempre chiesto anzitutto agli elettori di andare a votare, ritenendo che il voto sia una prova di maturità e di democrazia. Per questo la nostra iniziativa referendaria ha sempre avuto fiducia negli elettori, nella convinzione che convincere astenuti ed indecisi a votare è in sé un contributo importante alla partecipazione democratica. Questo lo rivendichiamo con orgoglio.
Il voto non lascia dubbi, il No ha stravinto. Dal 4 dicembre scorso chiunque proporrà modifiche della Costituzione dovrà prestare grande attenzione alla loro coerenza con lo spirito e l’impianto della nostra Carta fondamentale, che non può e non deve essere stravolta nei principi fondamentali. Inoltre in futuro dovranno essere sottoposte solo proposte chiare agli elettori mettendoli in grado di scegliere, senza i confusi imbrogli della deformazione Renzi- Boschi.
Ora occorre continuare non solo con la vigilanza sul rispetto dell’esito del voto, ma pretenderemo che mai più ci siano provvedimenti come jobs act, trivelle a gogò, buona (pessima) scuola, acqua non più pubblica. Rivendichiamo il diritto di Comitati come il nostro, che sono rappresentanti dei cittadini e da essi partecipati (oggi sono circa 750 i nostri comitati territoriali) di essere ascoltati e messi in condizione di fare circolare le loro opinioni. Mentre tuttora è in atto un tentativo mediatico strumentale, presente durante tutta la campagna elettorale di ignorare i Comitati di cittadini, di schiacciare il No sui partiti, perfino quando la loro presenza è stata irrilevante o tardiva nella campagna referendaria. E’ una lettura del referendum e della vittoria del No sbagliata e strumentale che vuole nascondere il ruolo dei cittadini protagonisti del risultato, che ignora il grande ruolo non solo dei Comitati ma anche dell’Anpi, della Cgil e dell’Arci e che vuole oscurare la loro rappresentanza, come del resto è già stato fatto per mesi, con una vera e propria discriminazione , in assenza di una reazione vera dell’Agcom.
Per questo faremo sentire in tutti i modi possibili la nostra opinione sul futuro della legge elettorale, che deve essere una svolta di sostanza rispetto non solo al porcellum ma anche all’Italicum che ne è l’erede. Italicum di cui abbiamo promosso l’abolizione e l’incostituzionalità. La nuova legge elettorale deve avere questi capisaldi: rispetto dei principi fondamentali della Costituzione, scelta degli eletti da parte degli elettori, voto uguale per tutti i cittadini e quindi senza premi di maggioranza tali da contraddire il principio di parità.
Una legge elettorale coerente per Camera e Senato deve essere approvata rapidamente dal parlamento, che si deve assumere la responsabilità politica di consentire alle italiane e agli italiani di andare a votare appena possibile, per dare vita ad una rappresentanza parlamentare rinnovata e credibile.
Per approfondire questo ed altri aspetti sono convocati i direttivi del Comitato per il No e quello contro l’Italicum il 14 alle 10 per definire il progetto di rilancio dell’attività dei comitati nelle nuove condizioni create dal risultato del voto. L’attività dei Comitati che si sono mobilitati per il referendum proseguirà. La richiesta corale che viene dai territori è di proseguire e siamo intenzionati ad accettare questa sfida e di rilanciare la nostra iniziativa, forti di 750 comitati territoriali. Quindi non ci sarà nessun rompete le righe dei nostri Comitati nazionali e territoriali ma il proseguimento vigile, attento e combattivo dell’iniziativa nei prossimi mesi, per questo verrà convocata l’assemblea nazionale dei comitati entro la metà di gennaio 2017.

 

La lezione di Standing Rock: organizzarsi e resistere può far vincere

La lezione di Standing Rock: organizzarsi e resistere può far vincere

Pubblicato il 6 dic 2016

di Naomi Klein

Vittoria dei Sioux di Standing Rock: bloccata la costruzione dell’oleodotto in North Dakota. Anche se la lotta non è finita. Trump ha già annunciato che interverrà a favore dei petrolieri.

Il movimento per la giustizia climatica già sapeva che l’organizzazione di massa può ottenere risultati. Lo abbiamo imparato, recentemente, nella lotta Keystone XL e la resistenza alla Shell Arctic Drilling. Le vittorie arrivano pian piano in modo progressivo, però dopo azioni di massa.

Standing Rock è diverso. Questa volta il movimento era in piena azione quando è arrivata notizia del blocco dei lavori. Il nesso tra resistenza e risultati è luminosa e innegabile. Questo tipo di vittoria è raro proprio perché è contagiosa, perché dimostra alla gente in tutto il mondo che l’organizzazione e la resistenza non è inutile. E mentre Donald Trump si muove sempre più verso la Casa Bianca, il messaggio è davvero molto importante …. Ognuno qui è consapevole del fatto che la lotta non è finita. La compagnia cercherà di cambiare la decisione. Trump cercherà di invertire la tendenza. “Il percorso legale non è ancora chiaro. La necessità di fare pressione sulle banche che hanno investito sull’oleodotto è più cruciale che mai”, dice Chase Iron Eyes, Standing Rock Sioux Tribe avvocato (recente candidato al Congresso).

La vittoria di oggi non cancella il bisogno di giustizia e il risarcimento per la serie di violazioni scioccanti dei diritti umani contro i protettori dell’acqua, colpiti dagli idranti, gli attacchi di cani, le centinaia arrestati, le lesioni gravi inflitte da armi in teoria non letali.

Tuttavia, c’è sollievo fisico e psichico in questa stanza. più di quanto non abbia mai visto nella mia vita. Come dice il padre di Cody, Don Due Orsi, quando arriva a casa, “Non è finita, ma è una buona giornata.”

La posta in gioco è più alta che mai.

Per suo figlio, oggi tutto questo significa che il vero lavoro può iniziare: costruire la vita e creare alternative all’inquinamento delle acque e alla destabilizzazione del clima dovuta ai combustibili fossili. Appoggiandosi alla sua poltrona di pelle, vestito con una felpa rossa con la parola “Warrior” blasonate in lettere nere, Cody Due Orsi riflette sul l’inizio della colonizzazione, quando i suoi antenati hanno insegnato agli europei a sopravvivere in un clima rigido e poco familiare.

“Abbiamo insegnato loro come coltivare il cibo, mantenere il caldo, costruire longhouses”. Ma la conquista della Terra e delle popolazioni indigene non ha mai avuto termine. E ora, Due Orsi dice: “le cose stanno peggiorando. Così i primi abitanti di queste terre hanno da insegnare a questo paese come vivere di nuovo. Costruendo alternative verdi, rinnovabili, utilizzando le benedizioni che il Creatore ci ha dato: il sole e il vento.

“Stiamo iniziando nelle terre dei nativi.E stiamo per mostrare al resto del paese come vivere “.

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A settembre avevamo pubblicato sul nostro sito la traduzione di un reportage di Rebecca Solnit sulla lotta dei Lakota Sioux.

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Alle compagne e ai compagni di Rifondazione Comunista

Alle compagne e ai compagni di Rifondazione Comunista

Pubblicato il 6 dic 2016

In queste ore di gioia immensa per la vittoria del NO nel referendum sentiamo il dovere di rivolgere a tutte le compagne e i compagni di Rifondazione Comunista un grandissimo ringraziamento per l’impegno profuso in questa lunghissima campagna.

La vittoria referendaria ha una portata storica. Siamo riusciti a mettere in salvo la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza che i comunisti hanno sempre considerato “la più grande conquista che la classe operaia e il nostro popolo abbiano realizzato”. E’ una vittoria della democrazia contro il neoliberismo. E’ una vittoria popolare contro una svolta autoritaria che avrebbe segnato negativamente i prossimi decenni. E’ stato respinto il tentativo di indirizzare verso la Costituzione il malessere suscitato dall’austerity neoliberista nella società italiana e in particolare tra i ceti popolari.

Alcuni mesi fa la gran parte della stampa e dei commentatori politici pensavano che il referendum sarebbe stato il plebiscito per una leadership politica sostenuta dal capitalismo italiano, dalla finanza internazionale, dalla troika, praticamente da tutti i poteri forti, e da un coro mediatico che non si era mai visto. E’ accaduto quello che pochi pensavano possibile. Possiamo essere orgogliose/i di aver contribuito a questa lotta e a questa vittoria.

Abbiamo fin dall’inizio individuato nella difesa della Costituzione il terreno centrale di impegno su cui concentrare tutte le nostre energie e intelligenze. Lo abbiamo fatto con la consapevolezza che l’operazione renziana aveva un netto segno di classe e che la campagna per contrastarla poteva risultare vincente solo se assumeva un carattere sociale connettendo il discorso costituzionale ai diritti delle persone in carne e ossa.

In tutta Italia siamo stati presenti e attivi in centinaia di comitati locali, abbiamo dato un contributo nelle organizzazioni di massa e nei movimenti, abbiamo promosso ovunque iniziative di partito. Abbiamo contribuito in maniera determinante a garantire la presenza di migliaia di rappresentanti del NO ai seggi, permettendo a circa 60.000 giovani fuori sede di votare. Un lavoro militante che conferma che il nostro partito rappresenta un patrimonio di passione civile, di saper fare organizzativo, di cultura politica vitale e utile. Ancora una volta il terreno unitario si è dimostrato per i comunisti indispensabile e naturale. Lo dimostra il ruolo svolto nei comitati per il NO, nel coordinamento per il NO sociale, con L’Altra Europa. L’impegno di tante/i nell’ANPI e nei sindacati che hanno appoggiato il NO.

La lunga campagna referendaria e lo stesso risultato dimostrano che nel nostro paese vi è un’ampia disponibilità a ritrovarsi su una piattaforma di difesa e allargamento della democrazia e di opposizione al neoliberismo saldamente piantata nei principi costituzionali e nella memoria dell’antifascismo e del movimento operaio. I fatti danno sempre più ragione alle posizioni che abbiamo tenuto spesso in isolamento e circondati da incomprensione. Altre opzioni politiche sono evaporate o si rivelano inconsistenti.

Senza pretendere di essere depositari di verità irrefutabili, possiamo affermare che se le nostre proposte per unire in forme democratiche la sinistra sociale e politica in una soggettività alternativa al PD avessero incontrato maggiore ascolto oggi saremmo nelle condizioni anche in Italia di proporre a milioni di persone che hanno espresso un NO democratico, popolare, di sinistra un progetto su cui ritrovarsi. La vittoria del NO dimostra che questo paese non è normalizzato e che il nostro progetto politico deve essere riproposto con rinnovata determinazione. Per le comuniste e i comunisti c’è un gran lavoro da fare in questa direzione, a partire dall’assemblea che a Roma si terrà domenica 11 ed a cui dobbiamo partecipare attivamente.

Abbiamo percorso una lunga e faticosa strada, con enorme pazienza e grandi perdite. I prossimi mesi saranno decisivi e il contributo del nostro partito sarà determinante per valorizzare e non disperdere le potenzialità del risultato di domenica.

Teniamo duro e rilanciamo: facciamo tesoro della vittoria per continuare la lotta.

 

Grazie a tutte e tutti!

W la Costituzione nata dalla Resistenza!

 

La segreteria nazionale di Rifondazione Comunista