Archivio for marzo, 2017

Anpi Voghera: cordoglio per la scomparsa di Luchino dal Verme

Anpi Voghera: cordoglio per la scomparsa di Luchino dal Verme

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No tubo

No tubo

Maurizio Acerbo

Ho passato alcune delle più belle estati della mia vita nel Salento con fratelli come Antonio Djwar Conte e un mare e un territorio bellissimi. Solo una casta governativa asservita a interessi privati poteva autorizzare un’opera contro quelle popolazioni. Il Salento è uno dei luoghi che tutta Europa ci invidia per radici, natura, cultura e l’aggressione che sta subendo è l’emblema del carattere predatorio che ormai ha assunto il capitalismo intrecciato con la politica. I salentini che stanno prendendo manganellate in queste ore e stanno subendo la violenza di un apparato repressivo statale messo al servizio di interessi privati stanno lottando per tutta Italia non solo perchè difendono una delle zone più belle del paese.
1)quel tubo attraverserà tutta Italia e in Molise, Abruzzo, Umbria e Marche attraverserà zone di bellezza paesaggistica notevole che andavano e vanno salvaguardate
2) in molti tratti il mega-tubo sarà collocato in zone ad alto rischio sismico come la Valle Peligna
3) quel tubo non serve agli italiani ma il gas finirà in un gigantesco deposito sotterraneo per servire il nord Europa.
Questo è lo sviluppo che una classe dirigente di venduti a interessi economici privati immagina per l’Italia in declino: fare da bombolone del gas per la Germania e altri paesi.
4) quando aggiungono poi che serve per renderci autonomi dalla Russia dicono una balla ma se fosse vera vorrebbe dire che stiamo procedendo verso un’inasprimento dell’escalation da guerra fredda in Europa invece di puntare su pace e cooperazione come sarebbe interesse comune. In tal caso difendendo gli ulivi i salentini difendono anche la pace!
Un abbraccio fortissimo al Salento che resiste.
#NoTubo

Da venerdì 31 marzo a domenica 2 aprile a Spoleto il X Congresso di Rifondazione Comunista: «C’è bisogno di rivoluzione!»

Da venerdì 31 marzo a domenica 2 aprile a Spoleto il X Congresso di Rifondazione Comunista: «C’è bisogno di rivoluzione!»

Da venerdì 31 marzo a domenica 2 aprile a Spoleto il X Congresso di Rifondazione Comunista: «C’è bisogno di rivoluzione!»

COMUNICATO STAMPA

SINISTRA – DAL 31 MARZO AL 2 APRILE A SPOLETO IL X CONGRESSO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA “C’E’ BISOGNO DI RIVOLUZIONE”

IL SEGRETARIO USCENTE PAOLO FERRERO: «TRE NODI AL CENTRO DEL CONGRESSO: L’ATTUALITA’ DEL SOCIALISMO COME ALTERNATIVA ALLA BARBARIE CAPITALISTA, LA NOSTRA PROPOSTA PER USCIRE DALLA CRISI E LA COSTRUZIONE DI UN SOGGETTO UNITARIO DELLA SINISTRA DI ALTERNATIVA»

Si terrà da venerdì 31 marzo a domenica 2 aprile a Spoleto, in provincia di Perugia, presso l’Albornoz Palace Hotel (viale Matteotti 16), il decimo congresso nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, presentato oggi a Spoleto nel corso di una conferenza stampa.

«I nodi politici di questo decimo congresso saranno in sintesi tre – dichiara Paolo Ferrero, segretario uscente di Rifondazione Comunista – . In primo luogo la presa d’atto della fine della spinta propulsiva del capitalismo, la sua tendenza alla stagnazione e alla guerra e il conseguente rilancio del tema del socialismo come alternativa alla barbarie. In secondo luogo la nostra proposta per l’uscita dalla crisi. Abbiamo intitolato il congresso 2017 «C’è bisogno di rivoluzione» perché occorre rovesciare le politiche economiche neoliberiste che sono all’origine della crisi. Serve un forte intervento pubblico in economia finalizzato alla drastica riduzione dell’orario di lavoro, alla redistribuzione della ricchezza, alla riconversione ambientale delle produzioni, allo sviluppo del welfare. In terzo luogo, la proposta di dar vita ad un soggetto unitario della sinistra di alternativa, quella che si oppone alle politiche europee come a quelle del governo Gentiloni, per costruire un’alternativa ai partiti amici di banchieri, speculatori e razzisti».

Il programma del congresso prevede:

 

venerdì 31 marzo
ore 10 incontro con le Brigate di solidarietà attiva impegnate ad aiutare le popolazioni colpite dal sisma
ore 13.30 accoglienza delegate/i
ore 15 relazione del segretario Paolo Ferrero

ore 18 saluti degli ospiti internazionali e nazionali

 

sabato 1 aprile
dibattito, commissioni, votazioni modifiche statuto

domenica 2 aprile
ore 9 – 11.30 dibattito

ore 11.30 conclusioni

ore 13 votazioni

ore 16 chiusura del congresso

 

I lavori del congresso saranno trasmessi in streaming su rifondazione.it

29 marzo 2017

Il pacchetto di Minniti è liberticida, copia le peggiori destre. E sbaglia

Il pacchetto di Minniti è liberticida, copia le peggiori destre. E sbaglia

Pubblicato il 28 mar 2017

di Giacomo Russo Spena

La sinistra, o presunta tale, che copia la destra populista su temi fondamentali come sicurezza e immigrazione. Una storia che viene da lontano. Una storia perdente. Eppure una storia che continua a ripetersi. Questa volta ad assumere tale paradigma è il ministro degli Interni, Marco Minniti. L’uomo che lo scorso sabato avrebbe sventato, insieme al questore Marino, un ipotetico piano dei black bloc per distruggere Roma, di cui ancora oggi non esiste traccia né prova al di là delle campagne allarmistiche dei media.

L’unica certezza resta il fermo preventivo – in stile Minority Report – di 122 persone che volevano andare in piazza a manifestare. Condotti negli uffici di polizia di Tor Cervara per l’orientamento ideologico (come recita un articolo della Costituzione ai più sconosciuto). Per Minniti “è stata una bella giornata per l’Italia e l’Europa”.

Mentre il Giornale si compiaceva, il giorno dopo, del suo operato, finalmente un uomo col pugno duro contro gli attivisti (e la libertà di manifestare): “C’è finalmente un ministro, al Viminale, e ieri se ne sono accorti tutti. Roma non è stata messa a ferro e fuoco da no global o black bloc, il vertice europeo non è stato devastato dal temuto attentato terroristico, cani sciolti e kamikaze si sono tenuti alla larga, ad antagonisti e facinorosi di qualche centri sociale è stata messa la museruola”. Qui, in questo caso, Voltaire non va più di moda. Ma chi è Minniti, questo ministro che prende i complimenti della stampa destrorsa e populista per la sua gestione di piazza?

Storico dalemiano, tra la cerchia dei fedelissimi, poi veltroniano, ora è renziano doc. Negli ultimi anni, per il Pd, è diventato l’uomo dei servizi. Marco Minniti ha alle spalle una vita nella politica e nelle istituzioni. Classe 1956, da giovanissimo si iscrive alla Figc per compiere il consueto percorso dei postcomunisti: Pds, Ds e Partito democratico. Eletto deputato per la prima volta alle elezioni del 2001, nel 2006 entra a far parte del governo Prodi che lo nomina viceministro dell’Interno.

Nel 2009 diventa presidente e animatore della Fondazione Icsa (Intelligence culture and strategic analysis) mentre alle elezioni politiche del 2013 viene eletto al Senato e nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega proprio ai servizi segreti nel governo Letta e successivamente Renzi. Adesso è il nuovo inquilino del Viminale. Aneddoto vuole che, nei ritagli di tempo libero, scappi appena possibile al Circolo Montecitorio, con le sue racchette, per giocare a tennis con la propria scorta. Un giocatore tosto. Così ha scelto la linea dura anche da ministro.

Da poco ha presentato il suo piano, pensato insieme al ministro Orlando, che si muoverà in due direzioni: il primo pacchetto di misure sull’immigrazione, il secondo sulla sicurezza urbana.

Provvedimenti che, tra i molteplici aspetti, prevedono la riapertura di nuovi Cie; lo stanziamento di 19 milioni di euro per il potenziamento dei rimpatri, attraverso accordi con Sudan, Libia, Mali e Nigeria; l’eliminazione del secondo grado di giudizio in caso di diniego dell’istanza di domanda; l’introduzione dei lavori socialmente utili per i richiedenti asilo. Poi la parte sul decoro urbano, dove si apre ai Daspi e a ordinanze che mirano a colpire più i poveri che la povertà, nell’era delle enormi disuguaglianze sociali.

Sembra essere tornati nella fase dei sindaci sceriffo: sanzioni contro coloro che praticano accattonaggio, che rovistano tra i rifiuti (a Roma, tra l’altro, l’unico modo per praticare la raccolta differenziata), sequestro di merci e attrezzature, e in più la confisca amministrativa, per i venditori ambulanti. Poi hanno tratti discutibili l’arresto “in flagranza” dopo 48 ore (ossimoro) e, infine, la reintroduzione di alcuni aspetti della Fini/Giovanardi dichiarati incostituzionali che ritornano nell’art. 13 di questo pacchetto sicurezza. Più una guerra ai tossicodipendenti che alle tossicodipendenze.

In un’intervista al Corriere Minniti ha spiegato come questo provvedimento serva per non regalare l’Ue alle destre xenofobe e razziste: “Bisogna essere decisi e severi in materia di gestione dei flussi migratori, per non lasciare spazio alle destre e ai populismi che altrimenti vincerebbero ovunque e distruggerebbero l’Europa”.

Siamo alle solite. Minniti parla come se non ci fossero stati gli ultimi 20 anni. Come se tali principi non avessero poi portato allo snaturamento delle socialdemocrazie europee. Come dimenticarsi, per esempio, che i dirigenti del centrosinistra italiano sono stati i primi a precarizzare il mondo del lavoro o a proporre le detenzioni come risposta agli esodi massicci e inarrestabili di migranti? Come dimenticarsi del pacchetto Treu? Come dimenticarsi delle guerre umanitarie in Kosovo?

Dopo il trentennio glorioso per le ragioni del lavoro e dell’avanzamento dei diritti, dopo le prime avvisaglie liberiste con il tatcherismo e il reaganismo, dal 2000 sono stati proprio i socialisti europei ad attaccare e smantellare i diversi sistemi di Stato sociale. La destra ha continuato su un terreno già ben concimato. La sinistra ha fatto da apripista per misure che, oltre a non funzionare in termini elettoralistici perché hanno spianato la vittoria delle destre, sono anche del tutto inefficaci. Difficili, se non impossibili, da applicare.

Il pacchetto sicurezza prevedrebbe sanzioni amministrative per chi dorme sulle panchine della stazione. Bene, quella persona che per dormire per strada è evidentemente povera e disperata, veramente avrà la possibilità di pagare una multa? Non credo. “Sicurezza è libertà”, dice Minniti sottovalutando che il suo piano rischierà di essere invece liberticida e che non porterà a nessuna sicurezza per i cittadini. Quale differenza sostanziale tra il suo provvedimento e quello di un ipotetico populista?

Se si accetta il piano delle peggiori destre, si ha già perso da un punto di vista socio-culturale. Su quel piano non si può competere. Su Repubblica sorprendeva un commento molto quotato, sotto l’articolo che esplicitava il piano Minniti-Orlando: “Questi sono degli incapaci, i clandestini vanno rispediti al volo a casa e chi commette reato venga punito come si deve! Lo Stato italiano è alla frutta! Finirà male!”.

Finirà male, le avvisaglie ci sono tutte. E Minniti, l’uomo forte del Viminale, ha imboccato la strada sbagliata: dice di voler fermare le destre populiste, senza rendersi conto che così le avvantaggia e basta. La sicurezza, che tutti i cittadini pretendono, è in un’altra direzione: ci vuole più politica – per gestire alcuni delicati fenomeni – e meno misure liberticide.

fonte: Huffington Post

Ezio Locatelli (Prc-Se): continua l’attività persecutoria nei confronti dei disobbedienti Notav. Solidarietà ai 12 nuovi condannati

Ezio Locatelli (Prc-Se): continua l’attività persecutoria nei confronti dei disobbedienti Notav. Solidarietà ai 12 nuovi condannati

Pubblicato il 28 mar 2017

Contro il movimento Notav della Valsusa è sempre più repressione allo stato puro, una repressione degna dei peggiori Stati autoritari liberistici. Oggi dodici attivisti, tra cui Nicoletta Dosio, sono stati condannati in primo grado ad una pena detentiva di due anni ciascuno, oltre a una richiesta di risarcimento danni, per una protesta di cinque anni fa svoltasi in maniera del tutto pacifica nei pressi di casello autostradale della A32 in Valsusa. Anche se non c’è stato alcun blocco stradale, ma solo rallentamento del traffico e un invito agli automobilisti a far pagare il pedaggio autostradale al governo Monti in carica a quel tempo, questo non ha impedito al Tribunale di Torino di usare la mano pesante. Per i disobbedienti Notav questo e altro. L’attività persecutoria è spinta al massimo fino a sfiorare il senso del ridicolo. Rifondazione Comunista nell’esprimere solidarietà ai Notav condannati conferma il proprio impegno, oggi più che mai, nella lotta contro  la realizzazione di una delle opere più insensate e dispendiose del nostro Paese.

Torino, 28 marzo 2017

Contro i vecchi e i nuovi fascismi

Contro i vecchi e i nuovi fascismi

Relatori: SAVERIO FERRARI, scrittore ed esperto dei movimenti dell’estrema destra italiana ed europea
MARINELLA MANDELLI, studiosa dell’Osservatorio Democratico sulle nuove destre
Introduce Piero Rusconi, Presidente Anpi Mortara

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Lombardia- nuovo attacco della giunta Maroni al diritto a una maternità libera e consapevole

Lombardia- nuovo attacco della giunta Maroni al diritto a una maternità libera e consapevole

Antonello Patta – Segretario Regionale Prc/SE Lombardia ha dichiarato: 

«Con la delibera 6131 La Regione Lombardia aggiorna il tariffario delle prestazioni nei consultori introducendo due novità gravissime.

Viene cancellato per le giovani donne, a partire dal primo di aprile, il diritto di accedere gratuitamente alle visite ginecologiche nei consultori

Negli stessi consultori tutte le visite post interruzione volontaria di gravidanza e post parto  non saranno più esenti da ticket.

Dopo il ticket pieno sull’eterologa, l’abnorme diffusione dell’obiezione di coscienza nei confronti dell’interruzione di gravidanza, la chiusura dei consultori pubblici, La giunta del leghista Maroni prosegue nell’attacco ai diritti, alla libera sessualità e alla salute delle donne.

La vocazione sessista e antipopolare del centrodestra lombardo non arretra neanche di fronte alla ripresa del triste fenomeno degli aborti clandestini, specie fra le giovani, rischiosi per le donne e vantaggiosi per strutture che li praticano in condizioni sanitarie spesso poco sicure.

Chiediamo il ripristino immediato dell’accesso libero e gratuito ai consultori per le visite ginecologiche delle giovani donne e per le visite specialistiche dopo l’interruzione volontaria di gravidanza e post parto. Invitiamo tutti a mobilitarsi per la riapertura e il potenziamento dei consultori pubblici tramite il rilancio della loro funzione originaria di promozione del benessere psicofisico delle persone e dello sviluppo di sessualità, affettività e maternità consapevoli  anche attraverso la ripresa degli interventi sul territorio».

Milano, 28 Marzo 2017
Partito della Rifondazione Comunista/Sinistra Europea_Lombardia
Milano, Via Benaco n°16
www.rifondazionelombardia.it
prclombardia@gmail.com

2 x 1.000

2 x 1.000

Cari compagni e care compagne,
in questo periodo siamo tutti impegnati a produrre le nostre denuncie dei redditi, come compagni/e della sezione territoriale di Rifondazione Comunista ti offriamo l’opportunità di sostenere il lavoro del partito senza nessun costo aggiuntivo.
Nell’allegato puoi trovare le semplici modalità per aderire al 2 x mille indicando il codice di riferimento L19 , per noi è un contributo importante che ci permette di continuare il lavoro intrapreso per rialzare le sorti della Sinistra, a fianco dei movimenti, per costruire una vera alternativa al capitalismo.
In questi anni siamo stati determinanti nella costruzione dell’Altra Europa con Tsipras, nella battaglia per difendere la Costituzione e da sempre per la sua piena attuazione.
Negli ultimi anni abbiamo registrato un progressivo aumento del contributo, questo ci ha permesso di sanare alcune situazioni, sostenere le sezioni e le federazioni per l’uso delle sedi.
Nel salutare vi ringrazio anticipatamente e ci prendiamo l’impegno di fornire i dati della raccolta e la sua destinazione.
Un abbraccio
Gianni Radici

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http://www.rifondazione.it/primapagina/?page_id=17405

Eurostop, gli «scontri» erano una fake news. Sospeso il diritto di manifestare

Eurostop, gli «scontri» erano una fake news. Sospeso il diritto di manifestare

di Roberto Ciccarelli

Contro il vertice Ue. Sfila da Testaccio a Bocca della verità il corteo “Eurostop”. Lo spezzone più stigmatizzato circondato a Bocca della Verità in una città militarizzata e deserta. 122 manifestanti provenienti da Piemonte, Nord Est e Marche trattenuti per ore a Tor Cervara. Gli è stato negato il diritto di manifestare

La sospensione del diritto di manifestare è stata dichiarata ieri a Roma, dentro e fuori il raccordo anulare. Una fortezza ampia decine di chilometri quadrati ha inglobato la Capitale per proteggere capi di stati e primi ministri europei asserragliati nel Campidoglio, dietro le grate e una quarantina di mezzi anti-sommossa schierati in massa in via Petroselli. Duemila persone sono state controllate, trenta i fogli di via che hanno colpito altrettanti manifestanti, sia al corteo del mattino «La nostra Europa», sia a quello del pomeriggio «Eurostop». In possesso dei manifestanti sarebbero stati trovati pericolose felpe con il cappuccio, kway, fumogeni.

Centoventidue persone sono state bloccate ai varchi di Roma Nord a bordo di pullman e auto e sono state trasferite alla questura di Tor Cervara con motivazioni pretestuose. Provenivano da Torino, dal Nord Est, dalla Toscana e dalle Marche e sono state trattenute per almeno sei ore. I manifestanti bloccati hanno organizzato un corteo di protesta in un parcheggio vuoto e assolato. In diretta telefonica con lo spezzone del corteo «Eurostop», aperto da una gigantesca bandiera con lo slogan «Generazione ingovernabile», uno degli attivisti ha denunciato la detenzione preventiva e selettiva, quello che nel decreto Minniti è stato definito «Daspo urbano». Dopo un’attesa di tre ore, solo grazie a una telefonata con il prefetto Mario Morcone, l’europarlamentare Eleonora Forenza è riuscita a entrare in un ufficio che è sembrato essere usato per l’identificazione dei migranti insieme a Nicoletta Dosio e al giornalista Checchino Antonini. Dopo le 19 erano trattenute ancora 24 persone, cinque rinchiuse dietro una vetrata chiusa per accertamenti. Avevano precedenti, ma nessuna condanna. A un manifestante è stato trovato un coltellino per tagliare il formaggio.

Sono questi gli elementi che hanno causato una sospensione dello stato di diritto e il divieto preventivo a manifestare, in una giornata che ha confermato la rappresentazione oligarchica di un’Unione Europea separata dai cittadini e che tratta il dissenso schierando 5 mila agenti e mezzi come in una guerra civile.

Il corteo «Eurostop», circa 5 mila persone, è partito da piazzale Ostiense con un paio d’ore di ritardo a causa del blocco preventivo dei manifestanti. Ha sfilato dentro Testaccio in un clima surreale, serrande abbassate, vetrine di banche sigillate, mentre qualcuno faceva capolino dalle persiane socchiuse. È questo il frutto della più clamorosa, e infondata, narrazione tossica degli ultimi tempi: quella su «scontri» animati da «black block» che, com’era prevedibile, non ci sono stati. Una manifestazione eterogenea, con posizioni che andavano dalla richiesta di uscita dell’Italia dall’Ue e dall’euro alla lotta contro sovranismi, populismi e nazionalismi, è riuscita a non scrivere la sceneggiatura già pronta condita da un allarmismo apocalittico criticato anche dal questore di Roma Guido Marino.

Il corteo si è snodato velocemente tra le stradine di Testaccio e, giunto sul lungo Tevere ha incontrato il primo schieramento di Carabinieri sul ponte Sublicio. Tre file di camionette e di uomini rivestiti di armature, caschi calati sul volto. Una volta defluita la testa del corteo, tra bandiere del sindacato di base Usb e quelle dei movimenti per la casa, in coda al corteo lo spezzone «generazione ingovernabile» ha indugiato per qualche minuto sul lungotevere Aventino. A quel punto si è creata una distanza di almeno cinque-seicento metri con il resto del corteo che già svoltava per Bocca della Verità verso il Circo Massimo. Lo spezzone di un migliaio di persone era immobile, non aveva alcuna intenzione offensiva, nessuno indossava caschi o foulard, e non ha tentato alcuna deviazione. Dietro i carabinieri del ponte Sublicio ostruivano la via di fuga.

All’improvviso, dalla curva del Circo Massimo, è spuntato un camion idrante seguito da due camionette e agenti in piena carica. Sul lungotevere si è avvicinato minaccioso un camion idrante e altri agenti con i manganelli. Un’operazione immotivata che ha circondato lo spezzone più stigmatizzato. La foga della carica ha spaventato manifestanti inermi che hanno provato a scappare per la salita di Vicolo di Rocca Savella inseguiti da agenti con caschi e manganelli. Un’operazione che ai presenti, e in diretta Tv, è sembrata del tutto gratuita. «Una provocazione» l’hanno definita i manifestanti. Che, invece, sono rimasti lucidi e fermi, mentre alcune persone – tra cui uno dei promotori di «Eurostop», Giorgio Cremaschi – si sedevano tra i mezzi blindati e i poliziotti per impedire le violenze contro i manifestanti. Alla fine i mezzi sono arretrati per centinaia di metri e lo spezzone è riuscito a entrare in piazza della Bocca della Verità presidiata centinaia di agenti in attesa dello scontro finale. Per la questura di Roma è stato «sventato un chiaro progetto di devastazione della città». Più probabilmente è stata sdoganata la presunzione di colpevolezza basata su suggestioni mediatiche e non fatti.

Roggia Regola, lavori e campagna elettorale

Roggia Regola, lavori e campagna elettorale

Roggia Regola, lavori e campagna elettorale

Finalmente il Comune di Mortara ha deciso di mettere mano alla sponda della Roggia Regola nel tratto tra Via Belvedere e Via Albonese.

Ricordo che ciò avviene dopo che, per anni ed anni, le proteste dei residenti sono rimaste inascoltate.

Innumerevoli sono state anche le nostre prese di posizione, corredate da proposte precise.

Ad esempio, proponemmo a suo tempo, che i soldi dati al Comune per la compensazione dell’elettrodotto destinati alla viabilità fossero utilizzati in via prioritaria, per la sistemazione della sponda della Roggia Regola.

L’Amministrazione Comunale, come usa fare di solito, ha sempre evitato di risponderci direttamente, preferendo, ogni tanto, parlare di “competenze non chiarite con l’Est Sesia”, sostenere che “non c’erano i soldi”, eccetera, lasciando, così, marcire il problema.

Adesso, poiché le elezioni comunali sono imminenti, si provvede.

Tuttavia, come al solito, sarebbe stato possibile, visto che si metteva mano ai lavori, agire diversamente: ad esempio riteniamo che sarebbe stato molto più efficace coprire il tratto di roggia tra la fine di Via Belvedere e la vecchia strada per la Madonna del Campo.

Ciò avrebbe permesso di allargare le strade in questione che, al momento risultano essere oltre che molto strette, anche pericolose poiché la strada per la Madonna del Campo che costeggia la  Roggia Regola è priva di guard-rail.

Quando ho fatto presente questo aspetto al Direttore dei lavori, questi mi rispose che “mancavano i soldi”.

La solita scusa!

Mi rendo conto che i Comuni sono stati sottoposti a tagli consistenti da parte dei vari Governi nazionali (compreso quello di cui, a suo tempo, faceva parte la Lega Nord), ma l’Amministrazione Comunale ha speso ben 100 mila euro per la cosiddetta “sicurezza” (senza ottenere alcun risultato apprezzabile neppure su tale versante).

In campagna elettorale si parla spesso di “attenzione alle periferie”, ma l’Amministrazione Comunale dimostra con i fatti di tenere in alcun conto.

TERESIO FORTI

Circolo di Mortara del Partito della Rifondazione Comunista


Articolo tratto da L’Informatore

Tratto da: l’INFORMATORE del 31/03/2016

MORTARA SULLA ROGGIA REGOLA

Strada ristretta dal cedimento.

L’intervento di Rifondazione

Mortara – La sponda della Roggia Regola, tra Via Albonese e Via Beldiporto quando tra pochi giorni tornerà l’acqua per l’irrigazione dei campi, continuerà ad erodersi, con grave pericolo per la circolazione dei mezzi.

L’esponente mortarese di Rifondazione Comunista TERESIO FORTI su questo tema osserva:

“Rimango trasecolato dalle affermazioni dell’assessore ai lavori pubblici Marco Vecchio, il quale afferma che “non di è ancora capito chi paga”, che “ci sarebbero lungaggini burocratiche”, che “costerebbe 100.000 euro”.

Insomma si esibisce in un perfetto scaricabarile”. Il problema è annoso. “Ricordo che ci capitò di sollevare parecchie volte il problema – dice Forti – con proposte precise. Più di un anno fa, l’8 marzo 2015, proponemmo di destinare i soldi per la viabilità, invece che alla rotonda del campo sportivo, alla riparazione della strada franata a causa della Roggia Regola”.

Sempre Forti il 5 ottobre 2014 chiese “un interessamento particolare per riparare la strada”. “Potremmo ricordare altri nostri interventi sulla questione Roggia Regola – strada, ma credo che i due sopra ricordati dimostrino che il problema esiste ormai da troppo tempo, senza che l’Amministrazione Comunale intervenga.

E’ questa l’attenzione alle periferie promessa dall’Amministrazione al tempo delle elezioni?”.

 

Crisi del sistema idrico italiano: l’unica soluzione è una gestione pubblica, partecipativa ed eco-compatibile dell’acqua

Crisi del sistema idrico italiano: l’unica soluzione è una gestione pubblica, partecipativa ed eco-compatibile dell’acqua

Comunicato stampa

Giornata Mondiale dell’Acqua 2017

Crisi del sistema idrico italiano: l’unica soluzione è una gestione pubblica, partecipativa ed eco-compatibile dell’acqua

Istituita nel 1992 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, la Giornata Mondiale dell’Acqua dovrebbe costituire un importante occasione di riflessione a livello nazionale e internazionale. Purtroppo, sempre più spesso, tale riflessione viene piegata agli interessi delle grandi lobby economico-finanziarie che perseverano nella strategia volta alla definitiva mercificazione del bene acqua.

Per queste ragioni, come movimento per l’acqua, ci sembra opportuno prendere parola provando ad individuare gli elementi critici e i nodi da sciogliere per giungere finalmente ad una reale tutela di questo bene e ad una sua gestione pubblica e partecipativa.

A distanza di quasi sei anni dai referendum del 2011 appare evidente come l’esito sia stato prima disconosciuto, poi disatteso e infine sia stata messa in campo, da parte di tutti i Governi che si sono succeduti alla guida del paese, compreso l’attuale, una strategia volta a rilanciare i processi di privatizzazione del servizio idrico e degli altri servizi pubblici locali, oltre a reinserire, tramite il nuovo metodo tariffario elaborato dell’AEEGSI, la voce che garantisce il profitto ai gestori.

Il combinato disposto di diversi provvedimenti approvati negli ultimi anni costruisce un meccanismo per cui, attraverso processi di aggregazione e fusione, i quattro colossi multiutility attuali – A2A, Iren, Hera e Acea – già collocati in Borsa, potranno inglobare tutte le società di gestione dei servizi idrici, ambientali ed energetici, divenendo i “campioni” nazionali in grado di competere sul mercato globale. Senza contare i tentativi in atto di privatizzare l’Acquedotto Pugliese, il più grande d’Europa.

Altro passaggio significativo rispetto alla pervicacia con cui si sta contraddicendo la volontà popolare è quanto avvenuto alla Camera ad aprile scorso quando il PD e la maggioranza hanno stravolto la legge sulla gestione pubblica del servizio idrico, svuotandone l’impianto generale e travisandone i principi essenziali.

Come movimento per l’acqua continuiamo a ribadire la necessità di una radicale inversione di rotta. Infatti, l’analisi dello stato dell’arte del sistema idrico italiano è impietosa e continuano ad emergere dati sconcertanti: bassi investimenti, reti vecchie con dispersione elevatissima e ritardi nella depurazione, delineando così un sistema gravemente malato.

Sul tema degli investimenti e della tariffa va ricordato che il finanziamento del servizio idrico integrato ha dimostrato il suo fallimento dal momento in cui al principio del “full cost recovery”, ossia il costo totale del servizio deve essere interamente coperto dalla tariffa, si è associato l’affidamento a soggetti privati.
I dati in tal senso parlano chiaro: aumenti delle tariffe (+ 100 % tra il 2000 e il 2016 – dati Federconsumatori Ottobre 2016) e calo degli investimenti di circa il 50 % rispetto agli anni novanta.

D’altra parte il quadro che emerge rispetto alla distribuzione dei dividendi e degli utili realizzati in 5 anni tra il 2010 e il 2014 dalle 4 grandi multiutility (A2A, Iren, Hera e Acea), ossia i modelli che si vorrebbe esportare su tutto il territorio nazionale, è assolutamente esplicito e chiarisce ogni dubbio rispetto a quella che è la vera finalità di queste aziende. La loro vocazione non è produrre servizi pubblici, ma distribuire dividendi ai soci. Queste aziende, cumulativamente, nel periodo indicato hanno prodotto utili netti per circa 1 miliardo e 800 milioni di € e hanno distribuito ancora di più, oltre 2 miliardi di € di dividendi. Un dato più che eclatante da cui si evince che, per garantire una quota significativa di dividendi, queste aziende si indebitano scaricando sulle generazioni future i risultati di oggi.

Di fronte a questi dati eloquenti allora la soluzione non può essere ancora una volta quella dell’ulteriore rilancio dell’attuale sistema di gestione. Infatti, è proprio la scelta, insita nel sistema, di mettere in capo ai soggetti gestori di natura privatistica la responsabilità dell’effettuazione degli investimenti che determina, stante il loro obiettivo di massimizzazione dei profitti, un’oggettiva subordinazione della decisione di investimento a quella priorità. Ciò, ovviamente, ha anche una ricaduta nefasta sulle perdite delle reti che rimangono a percentuali insostenibili (oltre il 35% di media).

A nostro avviso non si sfugge al fatto che, per avviare un ciclo di investimenti significativo con l’obiettivo di realizzare l’ammodernamento del servizio idrico, occorre progettare un nuovo sistema di finanziamento che sia basato sul ruolo fondamentale, oltre che della leva tariffaria, della finanza pubblica e della fiscalità generale. Ovvero il servizio idrico deve tornare ad essere una delle priorità nel bilancio statale. E che, dunque, non può essere concepito se non dentro ad un quadro di nuova gestione pubblica del servizio che preveda anche la partecipazione delle comunità locali.

Gli elementi sopra esposti dovrebbero a nostro avviso essere il fulcro della riflessione sul tema dell’acqua, a maggior ragione in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, affinché una nuova cultura dell’acqua e dei beni comuni diventi politica concreta ed esperienza consolidata, per giungere finalmente ad una svolta radicale rispetto alle politiche, trasversalmente condivise negli ultimi vent’anni, che hanno fatto dell’acqua una merce e del mercato il punto di riferimento per la sua gestione provocando una peggiore qualità del servizio, minore economicità e minori investimenti.

Roma, 21 Marzo 2017.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

 

Francia: il nostro compagno Melenchon è dato nei sondaggi al 10-15%.

Francia: il nostro compagno Melenchon è dato nei sondaggi al 10-15%.
  1. MAURIZIO ACERBO

    Anche se nessuna tv ve lo ha raccontato il candidato della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon ha tenuto un comizio a #Parigi davanti a 130.000 persone. La data scelta non era casuale: 18 marzo, l’anniversario della Comune di Parigi del 1871. Il comizio si è concluso cantando L’Internazionale, cosa normale in Francia anche nei congressi e nella manifestazioni sindacali.
    E infatti la piazza solleva il pugno chiuso e la canta come accaduto spesso durante le lotte contro la loi travail nei mesi scorsi.
    Il nostro compagno Melenchon è dato nei sondaggi al 10-15%.
    L’Internazionale è il più noto canto socialista e comunista, tradotto in tutte le lingue del mondo. Il testo originale francese fu scritto da Eugene Pottier nel giugno 1871 per celebrare la Comune appena soffocata nel sangue col massacro di decine di migliaia di lavoratori parigini. Se non sai da dove vieni non vai da nessuna parte.

    In piedi, dannati della terra,
    In piedi, forzati della fame!
    La ragione tuona nel suo cratere,
    È l’eruzione finale.
    Del passato facciamo tabula rasa,
    Folle, schiavi, in piedi! In piedi!
    Il mondo sta cambiando radicalmente,
    Non siamo niente, saremo tutto!

    È la lotta finale, Uniamoci, e domani (bis)
    L’Internazionale sarà il genere umano.

    Non ci son supremi salvatori,
    Né Dio, né Cesare, né tribuno,
    Produttori, salviamoci noi stessi,
    Decretiamo la salute comune.
    Affinché il ladro renda il maltolto
    E respiri l’aria della galera
    Soffiamo nella forgia, noi stessi
    Battiamo il ferro quando è caldo!

    È la lotta finale, Uniamoci, e domani (bis)
    L’Internazionale sarà il genere umano.

    Lo stato opprime e la legge imbroglia,
    Le tasse dissanguano lo sventurato;
    Nessun dovere è imposto al ricco,
    Il diritto per i poveri è una parola vuota.
    Basta languir nella tutela!
    L’uguaglianza chiede altre leggi,
    Niente diritti senza doveri, dice,
    Uguali, nessun dovere senza diritti!

    È la lotta finale, Uniamoci, e domani (bis)
    L’Internazionale sarà il genere umano.

    Orrendi nella loro apoteosi
    I re della miniera e della ferrovia
    Mai hanno fatto altra cosa
    Che derubare il lavoro.
    Nelle casseforti della banda
    È stato fuso quel che s’è creato
    Decretando che gli si renda
    Il popolo non vuole che il dovuto.

    È la lotta finale, Uniamoci, e domani (bis)
    L’Internazionale sarà il genere umano.

    I re ci hanno ubriacato di fumo!
    Pace tra noi, guerra ai tiranni!
    Applichiamo lo sciopero alle armate,
    Cannone puntato in aria e rompiamo i ranghi!
    Se si ostinano, questi cannibali
    A far di noi degli eroi
    Sapranno presto che le nostre pallottole
    Son per i nostri generali!

    È la lotta finale, Uniamoci, e domani (bis)
    L’Internazionale sarà il genere umano.

    Operai contadini, noi siamo
    Il gran partito dei lavoratori,
    La terra non appartiene che agli uomini,
    Il fannullone sloggerà!
    Quanto si nutrono della nostra carne,
    Ma se i corvi e gli avvoltoi
    Un mattino scompariranno
    Il sole brillerà per sempre!

    È la lotta finale, Uniamoci, e domani (bis)
    L’Internazionale sarà il genere umano

     

     

Sabato 25 in piazza contro l’Europa di Maastricht

Sabato 25 in piazza contro l’Europa di Maastricht

Sabato 25 in piazza contro l’Europa di Maastricht

La celebrazione del 60° dei Trattati di Roma coincide con il momento di massima crisi dell’Europa come disegnata a Maastricht.
Rifondazione Comunista rivendica di aver fin da allora contrastato quell’impostazione che in Italia godeva di consenso unanime, in nome di un’idea radicalmente alternativa di cosa dovesse essere la costruzione europea. Un’idea che avesse al centro lo sviluppo del “modello sociale europeo”, del welfare e dei diritti del lavoro, e non ne costituisse invece la negazione.
Il neoliberismo che è stato costituzionalizzato nei Trattati mette invece in pericolo la democrazia e lo stesso obiettivo dell’integrazione europea. I principali nemici dell’Europa sono coloro che stanno strangolando la Grecia e hanno costruito l’UE come dispositivo per imporre politiche di austerità antipopolari e “riforme” neoliberiste che aggrediscono i diritti dei lavoratori e smantellano il welfare. Neoliberismo e xenofobia sono due facce della stessa medaglia, quella di un’Europa che si disgrega allontanandosi dai principi e valori che erano diventati egemoni dopo la sconfitta del nazifascismo e che sono alla base delle Costituzioni più avanzate come la nostra.
La nostra Europa non è quella della troika, della BCE e della commissione. Non si combattono Orban, Salvini e Le Pen senza combattere le politiche di Draghi, Junker e Merkel, condivise a livello europeo dalla grande coalizione di centrodestra, “socialisti” e liberali. Rottamare Maastricht e tutta la costruzione che ne è seguita da Lisbona fino al Fiscal Compact è l’unico modo per restituire credibilità al progetto europeo.
I principali nemici dell’Europa e dei popoli europei sono proprio i governi di centrodestra e centrosinistra che si riuniscono a Roma.
Per questo abbiamo co-promosso con convinzione la grande manifestazione unitaria che si terrà sabato 25 insieme a sindacati, movimenti, associazioni con concentramento in piazza Vittorio alle ore 11, luogo simbolo dell’identità meticcia dell’Europa aperta e solidale che vogliamo. La nostra Europa non è quella che chiude le porte e criminalizza migranti e richiedenti asilo!
Siamo convinti che sia necessario costruire l’unità di tutte le forze e i movimenti che contrastano il neoliberismo in nome dell’uguaglianza e abbiamo lavorato perché questo fosse possibile anche nel concreto svolgersi della giornata di sabato, con la convergenza in un’unica manifestazione.
Per questo auspichiamo una grande partecipazione a tutte le manifestazioni e iniziative di sinistra che sabato attraverseranno Roma per contestare le politiche dell’Unione Europea.
CONTRO LA GUERRA TRA I POVERI, UNIFICHIAMO QUELLO CHE IL NEOLIBERISMO DIVIDE!

La segreteria nazionale del Partito della Rifondazione Comunista

Tango incanto

Tango incanto
17309735_1877682125850244_1709943369355254193_nCOMUNE DI CASSOLNOVO PV
TEATRO VERDI Via Oberdan 6
Domenica 26 marzo
ORE 21.00
T A N G O I N C A N T O
La seducción, la pasión. poesía, y … las historias di casulat de Argentina
Nei tanghi ballati, suonati ,cantati dalla Compagnia Tango Incanto di Carmen Bollati
con la partecipazione di Renzo Cavalleri,Raul Noielli, AnalÍa Claudia Gόmez e Alessandro BorginiENTRATA AD OFFERTA
prenotazioni al 3335740348
in caso di superamento posti disponibili
si replicherà
lunedì 27 Marzo ore 21.30
Ultimo appuntamento per la rassegna IL TEATRO AL VERDI che domenica 26 Marzo ( ma in caso di tutto esaurito si replicherà anche il giorno dopo lunedì 27 Marzo) a Cassolnovo alle ore 21 vedrà Il Teatro Verdi in Via Oberdan 6 chiudere col botto la prima rassegna teatrale cassolese dopo oltre 10 anni .Lo spettacolo in programma è di quelli da non perdere TANGO INCANTO una coproduzione Teatro Verdi e Compagnia Tango Incanto di Cilavegna .
Un equilibrato mix di musica e canzoni dal vivo e poi poesie, racconti di migrazione, persino giochi di carte e naturalmente e soprattutto tanghi di diversa natura , ben dosati .
Uno spettacolo sul Tango che non ricalca i soliti clichè di moda oggi dove si sono moltiplicate le rappresentazioni , spesso megaproduzioni, dedicate al Tango.
Qui c’è una particolare attenzione sugli italiani d’argentina anzi sui cassolesi (e non sono pochi), che sono emigrati fin dai primi del 900’ e proseguito poi nel dopoguerra a Buenos Aires , Cordoba, Rosario…
Le loro storie, fatte di fatica ,lavoro, lontananza ma anche di amori passionali , tradimenti e scontri spesso cruenti con i”padroni di casa”; storie di “ cuore e coltello” saranno raccontate con la consueta passione ed enfasi da Renzo Cavalleri a sua volta raffinato fisarmonicista cassolese che suonerà anche il tango nuevo di Piazzolla e il musette di Galliano.Le atmosfere dei cafè ,dei barrios,delle cantinas , dei bordelli saranno rievocate anche dalle gare di “truco” , gioco tipicamente argentino ,che su tavolini a margine del palco vedranno impegnate in contemporanea ai balli ,giovani e vecchi incalliti giocatores cassolesi che aggiungeranno colore anche con improvvise suggestive tipiche chiamate in “lingua”:Chiero-Fal t’invido-De mano- Cantar la flor!!!.”..
Non poteva mancare questo richiamo perchè proprio Cassolnovo insieme a Gambolò e Gropello Cairoli sono gli unici luoghi dove si gioca il truco al di fuori dei confini argentini, addirittura in modo diverso da contrada e contrada .
Un legame di sangue italoargentino che verrà sottolineato dalle poesie e dai pensieri sul tango dei grandi scrittori ( Borges,Artl, Cortazar Yupanqui )letti e recitati dagli allievi dei corsi di spagnolo tenuti e promossi dalla biblioteca cassolese guidati dall’insegnante Guantay Ester
Tra i protagonisti della serata non mancheranno anche gli argentini trapiantati in Lomellina,in un percorso inverso di emigrazione , come la fascinosa passionale cantante AnalÍa Claudia Gόmez, il potente cantante Roul Noielli, il chitarrista Alessandro Borgini
Il corpo e anima dello spettacolo sono del gruppo TANGO INCANTO di Carmen Bollati alla quale va il merito della scrittura mentre la regia è in collaborazione con la Biblioteca cassolese.
Da anni la cilavegnese porta in scena il tango nelle sue varie forme, nella sua evoluzione. Dalla milonga al canyengue, al tango salon, tango vals, per arrivare al tango scenario, e nello spettacolo non mancherà il folklore argentino con la chacarera.
La sua scuola fatta di maestri anche argentini e soprattutto di allievi provenienti un po’ da tutta la Lomellina portera’ in scena l’essenza del tango in tutte le sue sfaccettature.
Una tavolozza di mille colori in chiaro scuro che viene mostrata nella sua evoluzione svelandone i diversi momenti e dando il giusto risalto ai grandi interpreti da Carlos Gardel a Osvaldo Pugliese fino a Susanna Rinaldi. Una grande storia di quello che a pieno titolo è considerato patrimonio dell’umanità e non può essere considerata solo e semplicemente un genere musicale o un ballo.
Il Tango come spaccato interiore, fatto di sentimenti eterni come passione, lotta, speranza, rancore per il tradimento che come per “incanto” si fondono in passi sinuosi, dalla esplicita gestualità, di grande fascino, sensualità. Un Ballo tramandato da un tempo lontano ma sempre molto attuale, perché è l’eterno viaggio dentro se stessi.Si conclude così con un bilancio più che positivo sia per partecipazione di pubblico sia per qualità dei numerosi spettacoli presentati la rassegna cassolese partita da ottobre scorso promossa dall’Amministrazione Comunale di Cassolnovo dall’assessorato alla cultura e spettacolo . La diversa natura delle proposte, dal teatro di figura al cabaret dai bambini all’operetta alla commedia dialettale al teatro sociale e la scelta di mantenere l’entrata ad offerta hanno permesso a gran parte dei cassolesi l’approccio al teatro. Per domenica la prenotazione è obbligatoria telefonando al 0381 910150 o 3335740348 pur essendo ad offerta libera per poter prevedere l’eventuale replica il lunedì 27.

 

CHIUSURA DELLA STAZIONE DI PORTA GENOVA: INTERROGAZIONE DI BASILIO RIZZO PER GARANTIRE ALLA LOMELLINA UN SERVIZIO FERROVIARIO EFFICIENTE

CHIUSURA DELLA STAZIONE DI PORTA GENOVA: INTERROGAZIONE DI BASILIO RIZZO PER GARANTIRE ALLA LOMELLINA UN SERVIZIO FERROVIARIO EFFICIENTE

Comunicato stampa

CHIUSURA DELLA STAZIONE DI PORTA GENOVA: INTERROGAZIONE DI BASILIO RIZZO PER GARANTIRE ALLA LOMELLINA UN SERVIZIO FERROVIARIO EFFICIENTE

Intervenire «presso la Regione Lombardia e le istituzioni competenti perché siano ascoltati i rappresentanti istituzionali e delle associazioni presenti nei territori interessati, al fine di garantire ai pendolari del territorio lomellino un servizio ferroviario verso la città di Milano efficiente e adeguato e che non comporti ulteriore allungamento del tempo da spendere per il tragitto casa-lavoro».
E’ questa la richiesta contenuta nell’interrogazione presentata al Sindaco di Milano nei giorni scorsi da Basilio Rizzo, consigliere comunale del gruppo “Milano in Comune”, dopo che l’Amministrazione del capoluogo lombardo ha avviato la fase preparatoria per l’eventuale stipula di un “Accordo di programma” per il recupero delle aree ferroviarie presenti in città, che tra l’altro prevede la chiusura della stazione di Porta Genova dove arrivano i treni che partono da Mortara e transitano a Vigevano in direzione di Milano.
Il circolo di Vigevano del Partito della Rifondazione Comunista ha da subito criticato con forza questa scelta, e nelle scorse settimane ha preso contatti con l’esponente della sinistra alternativa milanese per chiedere il suo intervento su una decisione che penalizza fortemente i pendolari della linea ferroviaria Mortara-Milano.
Da questi contatti è scaturita l’interrogazione presentata dal consigliere Basilio Rizzo, in cui si sottolinea che la futura chiusura della stazione ferroviaria di Porta Genova preoccupa «comprensibilmente» i numerosissimi pendolari vigevanesi e lomellini che si recano a Milano quotidianamente.
L’esponente del gruppo “Milano in Comune” chiede quindi l’intervento dell’Amministrazione Comunale milanese per ottenere che la Regione Lombardia e le istituzioni competenti si facciano carico dei problemi derivanti da questa situazione.
Il circolo di Vigevano del Prc, nel comunicato diffuso alla stampa in cui viene data notizia dell’interrogazione firmata da Rizzo, afferma: «esprimiamo il nostro apprezzamento per l’attenzione dimostrata dalla sinistra alternativa di Milano su questo tema, e confermiamo il nostro impegno per evitare che la nostra zona, già oggi molto isolata dal resto della regione, finisca per essere del tutto messa “ai confini” della Lombardia con gravissimo danno per la collettività».
Secondo Rifondazione Comunista di Vigevano è necessario che «il Governatore Maroni, invece di spendere i soldi della collettività pensando di asfaltare tutto il territorio (come ha previsto con il recente Programma Regionale della Mobilità e dei Trasporti), si impegni pubblicamente a trovare una soluzione a questo grave problema e a mettere a disposizione le risorse necessarie per impedire che Vigevano sia ancora più penalizzata dalla sua politica per le infrastrutture che devasta l’ambiente e non tiene conto delle vere esigenze dei lombardi. L’obiettivo deve essere quello di garantire ai cittadini lomellini il servizio di trasporto pubblico locale verso Milano e la possibilità di utilizzare poi comodamente la rete di trasporti interna di Milano».

Torino – Sabato 18 Marzo Rifondazione Comunista, insieme ai movimenti di lotta, in piazza per il diritto alla casa, al lavoro, al reddito.

Torino – Sabato 18 Marzo Rifondazione Comunista, insieme ai movimenti di lotta, in piazza per il diritto alla casa, al lavoro, al reddito.

Rifondazione Comunista aderisce e partecipa alla manifestazione di sabato 18 marzo “contro i padroni della città, casa, reddito, dignità” indetto dai movimenti di lotta per l’abitare. Il ritrovo è previsto in Piazza Carlo Felice, fronte Porta Nuova alle ore 15.

La manifestazione, giustamente, mette a tema la necessità di rilanciare la lotta contro tutti quei poteri forti – banche, fondazioni, grandi imprese, palazzinari – che gestiscono in termini speculativi vaste porzioni di territorio e di patrimonio abitativo della città. Torino oltre ad essere una delle città con più alto indice di sfratti  è  anche la città con un altissimo numero di alloggi sfitti (50 mia circa) la maggior parte dei quali di proprietà di grandi società immobiliari. Ezio Locatelli, segretario provinciale di Rifondazione Comunista, dichiara: ”in passato abbiamo denunciato l’assenza di proposte per la moratoria degli sfratti, per la requisizione delle case sfitte, per la riduzione dei canoni di locazione, per l’aumento di offerta di alloggi oltre che di altre proposte concrete per affrontare l’emergenza abitativa. Al contrario, il Comune è fautore della politica degli sgomberi, come è accaduto recentemente nel quartiere Falchera ai danni di un comitato per il diritto alla casa. Con l’amministrazione a guida M5S nulla è cambiato. Siamo nel solco di politiche volte a favorire il mercato dei grandi interessi immobiliari, le concessioni per nuovi insediamenti immobiliari e dei grandi centri distribuzione”. Sempre per Locatelli ”la lotta per il diritto al lavoro e alla casa, unitamente alla lotta contro il malgoverno passato e presente della città, rimane per noi un impegno centrale, in specie  nella realtà impoverita di Torino. In questi mesi, a livello di politiche comunali, si è detto di volere cambiare tutto per non cambiare niente. Ecco perché la nostra lotta oltre che essere contro i padroni della città è anche contro le chiacchiere a vuoto né di destra né di sinistra che contraddistinguono l’attuale amministrazione comunale in materia di emergenza abitativa”

Torino, 16 marzo 2017

Rosa vive

Rosa vive

ROSA VIVE

Il pensiero rivoluzionario di Rosa Luxemberg continua a ispirare i movimenti anticapitalisti di oggi e certamente è un riferimento fondamentale per Rifondazione Comunista. Dalla rivista americana Jacobin un’intervista allo storico Paul Buhle curatore di una graphic novel dedicata a Rosa Luxemburg che speriamo esca presto anche in edizione italiana.

Rosa Luxemberg è un’anomalia nella sinistra marxista. Leader rivoluzionaria il cui pensiero è stato abbracciato da marxisti-leninisti, da anarchici e persino da socialisti democratici anticomunisti, la sua influenza sul pensiero politico è aumentata nell’era post guerra fredda. Nata a Zamosc da una famiglia borghese ebrea si fece strada tra i ranghi del nascente movimento socialdemocratico in Germania.

Dopo aver assistito ai moti rivoluzionari del 1905-7  nell’impero russo (di cui la Polonia era parte in quel periodo),  sviluppò una visione del socialismo fortemente antiparlamentare, sostenendo che solo attraverso l’autorganizzazione democratica rivoluzionaria di massa della classe operaia si poteva trascendere il capitalismo.

Le sue visioni rivoluzionarie antiparlamentari la portarono non solo a lasciare il partito socialdemocratico tedesco per fondare la Lega Spartachista ma anche al suo omicidio per mano dei paramilitari di destra che lavoravano al servizio del governo socialdemocratico eletto nel gennaio del 1919.

Con la sua morte la Luxemburg divenne una delle più iconiche e venerate figure della sinistra europea, una rivoluzionaria il cui pensiero anticipava i tempi e che continua a guidare i movimenti per l’abolizione del capitalismo.

La nuova biografia grafica “Red Rosa” scritta da Kate Evans e edita da Paul Buhle, esplora il modo in cui la Luxemburg sviluppò i suoi ideali rivoluzionari mentre lottava contro la leadership tedesca del partito Socialdemocratico che disprezzava il suo zelo rivoluzionario ed il suo rifiuto del percorso parlamentare verso il socialismo.

L’attivista, con base a  Chicago,  Alec Hudson ha parlato con Buhle, per la rivista “Jacobin”, per capire la formazione della Luxemburg, come il suo lavoro si sia diffuso nel mondo e perchè lei rimane una delle più importanti marxiste del XX secolo.

 

Anche se la Luxemburg al giorno d’oggi è ricordata come marxista rivoluzionaria, trascorse la maggior parte della sua vita politica nel Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD). Quale era la struttura ideologica del SPD, perchè il partito si orientò verso quell’ideologia più riformista che la Luxemburg rifiutò e perchè votò a favore dell’entrata in guerra nel 1914?

L’SPD, partito storico del socialismo, nel 1914 alla vigilia della guerra era il partito più grande del parlamento tedesco ed il più grande partito di sinistra al mondo. Il successo elettorale più o meno costante dalla legalizzazione generava un senso di ineluttabilità ed anche di profonda ansietà per il timore che gli equilibri si rompessero, anche se il successo era considerato più o meno assicurato, nel lungo termine.

Parlare di rivoluzione in termini che non fossero di paziente educazione e di elezioni era considerato pericoloso. Per i socialisti votare contro i crediti di guerra significava veramente rompere gli equilibri, una cosa quasi impensabile, anche per coloro che si sapeva essere cocciutamente contrari alla guerra.

In “Red Rosa” si presta molta attenzione a come la Luxemburg avesse sviluppato il suo concetto di sciopero rivoluzionario di massa dopo aver osservato gli operai in sciopero a Varsavia all’indomani dell’ondata rivoluzionaria del 1905-7. Che cosa la distingueva dagli altri pensatori socialdemocratici dell’epoca?

Il mio vecchio mentore C.L.R.James (autore de I giacobini neri) ha cercato di chiarire soprattutto un punto. La rivoluzione poteva nascere solo dal basso e avrebbe attinto le forze dall’inferiore più inferiore, l’operaio massa.

Insisteva anche, come Lenin, che lo stato esistente non poteva portare al socialismo, al contrario, doveva essere sostituito.

L’ondata di scioperi di massa, 1905-7, persuase Rosa Luxemburg a rivedere l’intero processo rivoluzionario ed in questo senso si dice che abbia portato avanti il punto di vista di Marx sulla trasformazione sociale come questione di dinamiche della classe operaia piuttosto che di successo elettorale circoscritto o iscrizione al sindacato. Lei anticipò di molto la minaccia di Lenin nel 1917 di unirsi ai Soviet anzichè al partito bolscevico, se necessario.

 

In Red Rosa Evans enfatizza particolarmente l’importanza dell’opera della Luxemburg del 1913 “L’accumulazione di capitale” che, lei dice, presagiva la globalizzazione analizzando il potere economico in un sistema politico imperialistico. Perchè questa analisi è cosi eccezionale per l’epoca?

L’idea di “oppressione nazionale” era praticamente proibitaa nella Seconda Internazionale anche se ribellioni di un tipo o di un altro continuavano ad aver luogo nelle colonie. Rosa non capiva o, piuttosto, scacciava la “questione nazionale” ma aveva una bruciante visione delle cause del crescente conflitto.

Insieme a pochi altri preziosi teorici di vario tipo, Rosa calcolò in termini marxisti le implicazioni dell’espansione capitalista sulla terra (colonizzata). Come spiega in modo appropriato Kate Evans , e che i lettori più interessati troveranno largamente articolata nella nuova traduzione di “L’accumulazione di capitale“, l’analisi economica più straordinaria di Rosa fu che il capitalismo non era diretto verso una crisi senza speranza come predicavano tanti marxisti contemporanei.

Piuttosto, se scarsamente o per niente combattuto, avrebbe devastato tutto il pianeta, programmando il “sottosviluppo” attraverso il saccheggio delle risorse naturali, trasformando l’ecologia esistente in luoghi commercializzabili, e schiacciando completamente le popolazioni nel processo. Proprio come avviene adesso.

I leader della Seconda internazionale, convinti che industria e proletariato sarebbero sorti sicuramente nelle colonie, non capirono questo discorso e, con la loro mentalità, forse non potevano adottarlo concettualmente senza dover rinunciare troppo alla loro visione del mondo.

Lenin, cosi come alcuni dei precedentemente discepoli del socialista americano Daniel DeLeon – l’ebreo sefardita nato a Curacao che, per un breve periodo, aveva insegnato storia anti-imperialista latino americana alla Columbia durante gli anni ‘80 dell’Ottocento – si aggrappavano ad un punto di vista più largo, sostenendo vigorosamente le rivolte. Lo stesso fece uno sparuto gruppo di socialisti olandesi, influenzati dal comportamento dei colonizzatori olandesi ma anche dalle loro visioni anarco-socialiste eterodosse.

E’ affascinante notare, nel 2016 nel centenario della Rivolta di Pasqua in Irlanda, che anche  il martire dell’epoca  James Connolly avesse elaborato nel suo scritto “Il lavoro nella storia irlandese”, una teoria sull’arretratezza dell’economia, della cultura e della classe operaia irlandese, senza alcuna formazione ufficiale. L’idea di ciò che sarebbe stato chiamato “sottosviluppo” era nell’aria ma non era vista bene.

Il collasso della Seconda Internazionale, l’attenzione che si sposta sulle agitazioni del mondo coloniale crearono, quasi inevitabilmente, nuove intuizioni. Lasciate che aggiunga che, nella mia gioventù generazionale negli anni ’60, non solo i conservatori ed i liberali ma anche i socialdemocratici orientati verso la Guerra fredda dall’Europa agli USA continuarono a sostenere le idee della Seconda Internazionale. Rimasero ostinatamente affezionati all’eredità del colonialismo quando, almeno fino al 1970, condannavano il ritiro statunitense dal Vietnam.

Si sa che la Luxemburg criticò il trattato riformista di Eduard Bernstein “I presupposti del socialismo e i compiti della socialdemocrazia” nel suo lavoro “Riforma sociale o Rivoluzione” che proponeva la classica nozione marxista di rifiutare un’evoluzione verso il socialismo attraverso politiche elettorali. Comunque recentemente il teorico socialista Erik Olin Wright ha sostenuto che le alternative al capitalismo sono più varie che non semplicemente riformare e rovesciare il capitalismo, ad esempio  l’idea di erodere il capitalismo con nuove istituzioni.

Queste sono veramente nuove tattiche anticapitaliste o sono semplicemente la prosecuzione del sistema riformista?

Lasciami rispondere in un modo che si collega alla storia urbana radicale di Madison, Wisconsin,  luogo che sia io che il Professor Wright chiamiamo casa. Negli anni ’70 c’erano migliaia di attivisti là quando il movimento si stava esaurendo sull’onda della fine della guerra in Vietanam. Essi organizzarono dozzine di cooperative, si iscrissero in migliaia (specialmente nelle coop alimentari) e predicavano il vangelo di cercare di vivere in modo diverso in attesa di un cambiamento sociale più vasto.

Entro il 1980, però, il potere del capitale spazzò via la municipalità di sinistra ed anche il giornale gestito dagli operai creato dagli scioperanti un paio di anni prima. Rimase un forte sentimento riformatore nella città ma di fatto era stato  addomesticato dai limiti della contro-cultura economica e dall’arrivo del reaganismo.

Sforzi di vario tipo per impedire il controllo delle grandi imprese, resuscitati dal movimento “Rivolta del Wisconsin” del 2011, hanno valore e rimangono importanti. Affrontano veramente il capitale? Non più di tanto.

 

La Luxemburg è diventata una figura internazionale della sinistra anticapitalista ma la sua influenza si è espansa globalmente anche in nazioni occupate da poteri imperiali, in particolare a Ceylon (prima che diventasse Sri Lanka). Come mai lei, una teorica europea, diventò un’importante figura globale dello standard marxista?

Innanzitutto Ceylon fu un po’ un colpo di fortuna. I trozkisti giocarono un ruolo importante nella lotta per la liberazione nazionale, una cosa insolita se non sconosciuta nel terzo mondo, nelle generazioni precedenti l’indipendenza.

Inoltre l’impatto di Rosa probabilmente divenne più forte dopo che fu raggiunta  l’indipendenza nazionale e, in tutto il mondo, i limiti degli antiquati progetti socialisti e comunisti diventarono più evidenti. Nella postfazione a “Red Rosa” faccio notare che gli scioperi di massa politici negli anni ’80 in Sudafrica spinsero alcuni della sinistra a leggere attentamente i suoi scritti ma l’influenza del partito comunista sudafricano era cosi forte che solo dopo la divisione del potere e la caduta del blocco orientale il leader di lunga data comunista Joe Slovo iniziò a parlare dell’importanza del contributo di Rosa. I limiti del partito e della visione antiquata degli “stadi” erano ormai chiari.

E’ problematico parlare in generale dei movimenti di tutto il mondo, ma nella mia esperienza, gli studenti nel corso degli anni 1960-’80, più delle organizzazioni dei lavoratori o dei membri di particolari partiti di sinistra, hanno posto Rosa in una più ampia comprensione della storia del socialismo e della sua importanza persistente. Occupy e i movimenti associati sono parsi portare la sua opera più vicino all’ attenzione del pubblico nuovamente. L’interesse continua a crescere, con i movimenti anti-austerità in testa.

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In che modo l’eredità della Luxemburg è riuscita ad evolversi fino ad essere rivendicata dalle persone e dai gruppi di sinistra dai socialdemocratici ai comunisti agli anarchici?

Come suggerito nella postfazione a “Red Rosa“, in Germania negli anni ’20 si discusse del suo lascito per essere poi scartato, per ordine di Stalin, nel 1931. Dopodiché divenne quasi una provincia speciale del trozkismo i cui leader guardavano con indispettita possessività alle rivendicazioni rivali (per lo più di anarchici e socialisti di sinistra). Bisogna dunque essere riconoscenti ai trozkisti per aver continuato a far circolare i suoi opuscoli.

Stranamente negli anni ’60 una cerchia di socialdemocratici rivendicava Marxism vs Leninism come testo totemico anticomunista, e, nemmeno troppo indirettamente, una difesa del loro supporto alla guerra del Vietnam. Questo gesto cinico rispecchiava le pretese su Rosa della Germania orientale, con gli arresti, durante le celebrazioni di gennaio per gli omicidi di  Rosa e Karl Leibknecht, di chiunque mostrasse poster non approvati.

Una riflessione più approfondita merita la complessità dell’adozione  di lunga data da parte del movimento giovanile del partito socialdemocratico tedesco di Rosa come santa. Ma sono certamente il partito Die Linke e la Fondazione Rosa Luxemburg di oggi che hanno le credenziali appropriate per poterla rivendicare come propria (non che desiderino monopolizzarne la memoria o il significato).

 

Cosa credi lei penserebbe della situazione odierna della sinistra americana  e delle sfide dei socialisti e delle loro organizzazioni?

A quasi cento anni dalla sua morte molto è cambiato, il senso di sicurezza di un futuro socialista è diminuito cosi tanto a causa della crisi ecologica  che sarebbe meglio per noi non riflettere troppo sul fatto che, per esempio, avrebbe considerato Bernie Sanders o persino Jeremy Corbyn come tè annacquati ed i loro movimenti troppo timorosi e tolleranti nei confronti del capitalismo. D’altra parte Rosa credeva nell’organizzazione di massa e le piacevano poco i gesti divisivi settari.

Il femminismo socialista? Gli ideali sarebbero stati allettanti ma l’idea di un movimento separato, no. E cosi via. La sua fede nella classe operaia occidentale sarebbe stata scossa man mano che le sue speranze per i popoli delle ex colonie aumentavano.

Mi piace pensare che, durante la mia vita, C.L.R.James abbia rimodernato al meglio Rosa anche quando non si è reso conto di farlo. Cosi come le analogie tra le idee di Rosa e la visione degli Industrial Workers of The World questo è, probabilmente, il soggetto di cui parlare un’altra volta.

articolo originale:

https://www.jacobinmag.com/2016/01/rosa-luxemburg-paul-buhle-clr-james-reform-revolution-german-spd/

traduzione di Stefania Martini – brigata traduttori

……………………….

Nella nostra biblioteca on line trovate vari testi di e su Rosa Luxemburg: http://www.rifondazione.it/formazione/?p=149

 

SINISTRA – DAL 31 MARZO AL 2 APRILE A SPOLETO IL X CONGRESSO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA “C’E’ BISOGNO DI RIVOLUZIONE”

SINISTRA – DAL 31 MARZO AL 2 APRILE A SPOLETO IL X CONGRESSO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA “C’E’ BISOGNO DI RIVOLUZIONE”

SINISTRA – DAL 31 MARZO AL 2 APRILE A SPOLETO IL X CONGRESSO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA “C’E’ BISOGNO DI RIVOLUZIONE”

COMUNICATO STAMPA

SINISTRA – DAL 31 MARZO AL 2 APRILE A SPOLETO IL X CONGRESSO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA “C’E’ BISOGNO DI RIVOLUZIONE”

FERRERO: «RIPARTIAMO DALLE ZONE COLPITE DAL TERREMOTO PER DARE UN SEGNALE PRECISO: RIFONDAZIONE NON LASCIA SOLO CHI SOFFRE. PER QUESTO CI CHIAMIAMO COMPAGNI E COMPAGNE»

Si terrà da venerdì 31 marzo a domenica 2 aprile a Spoleto, in provincia di Perugia, presso l’Albornoz Palace Hotel (viale Matteotti 16), il decimo congresso nazionale del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea.

«Terremo il nostro decimo Congresso a Spoleto, in una zona pesantemente colpita dal sisma. Si tratta di una scelta precisa, quella di decidere il nostro futuro nelle zone colpite dal terremoto, dove con le Brigate di solidarietà attiva il nostro partito è presente ogni giorno – dichiara Paolo Ferrero, segretario uscente di Rifondazione Comunista – . Di fronte ai tanti sepolcri imbiancati che fanno le passerelle televisive ma non si fanno carico dei veri problemi della ricostruzione, vogliamo dare un segnale preciso: Rifondazione non lascia solo chi soffre, a partire dai terremotati. Rifondazione Comunista pensa che per cambiare lo stato di cose presente servano le lotte ma prima di tutto serva la condivisione con chi soffre, serve spartire il pane, per questo ci chiamiamo compagni e compagne».

In allegato il volantino del congresso, al termine del quale, domenica 2 aprile, sarà eletto/a il/la nuovo/a segretario/a nazionale e la segreteria del PRC, con il programma di massima della tre giorni.
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Info e accrediti stampa:

NAPOLI, FORENZA (ALTRA EUROPA-GUE/NGL): “GRAZIE ALLE COMPAGNE E AI COMPAGNI DI NAPOLI, CONTRO CHI PROPAGANDA XENOFOBIA E RAZZISMO”

NAPOLI, FORENZA (ALTRA EUROPA-GUE/NGL): “GRAZIE ALLE COMPAGNE E AI COMPAGNI DI NAPOLI, CONTRO CHI PROPAGANDA XENOFOBIA E RAZZISMO”

COMUNICATO STAMPA

NAPOLI, FORENZA (ALTRA EUROPA-GUE/NGL): “GRAZIE ALLE COMPAGNE E AI COMPAGNI DI NAPOLI, CONTRO CHI PROPAGANDA XENOFOBIA E RAZZISMO”

Eleonora Forenza, eurodeputata de L’Altra Europa-gruppo GUE/NGL, dichiara:

“Grazie alle compagne e ai compagni di #Napoli che oggi stanno mantenendo la loro città libera da chi propaganda xenofobia e razzismo.
Il creatore del disordine è Salvini con le sue posizioni razziste e la provocazione di venire a Napoli. Gravissimo il commissariamento operato da Minniti a smentire le autorità locali.
Salvini si pone fuori dalla Costituzione e grazie a chi si mobilita per respingerlo dovunque vada.
Cacciamo chi propaganda l’odio verso i più deboli da tutta Europa”.

#grazieNapoli #maiconSalvini

Chiarimento di De Magistris su Salvini

Chiarimento di De Magistris su Salvini